Visualizzazione post con etichetta Robert Pattinson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Robert Pattinson. Mostra tutti i post

mercoledì 3 ottobre 2018

Good time (Ben&Josh Safdie, USA, 2017, 101')




- Ho recuperato quasi per caso Good Time, produzione firmata da Benny e Josh Safdie, dopo averne letto - e molto bene - in rete grazie a Netflix, sempre più una realtà con la quale fare i conti per ogni appassionato di Cinema e serie televisive.

- La cornice da periferia alla deriva, la disperazione di fondo, l'atmosfera senza troppe speranze condita dalla fallibilità dei protagonisti sono riuscite a riportare alla memoria il modello del primo Scorsese, quello di Mean Streets e delle luci dei bar malfrequentati all'ombra della grande città.

- Più che discreto Robert Pattinson, un altro di quegli attori rovinati per sempre da un ruolo che difficilmente - Daniel Radcliffe docet - riusciranno mai davvero a scrollarsi di dosso.

- Nonostante il contesto abbia evocato memorie dei lavori del giovane e mitico Marty, Good time mostra il fianco come qualsiasi opera di artisti ancora acerbi, o forse semplicemente e solo "bravi" e non indimenticabili.

- Connie Nikas, charachter borderline, egoista e disperato, pare uscito da quei noir duri, sporchi e cattivi che hanno fatto la fortuna del genere, e riesce proprio nel suo essere in qualche modo viscido e scomodo a catturare l'attenzione dello spettatore.

- Dovendo sottolineare un difetto principale al lavoro dei Safdie direi che, disagio sociale a parte, non si ha ben chiaro - o quantomeno, io non l'ho percepito - quale direzione avrebbero voluto dare alla pellicola, e con quale spirito hanno deciso di portarla sullo schermo. Good time non presenta tanto una mancanza "caratteriale", quanto di intenti che hanno reso grandiosi titoli ascrivibili alla stessa categoria come il già citato Mean Streets o il più recente Victoria.

- Pur lasciandolo sedimentare per diversi giorni, emotivamente non pare essere rimasto granchè, e forse la stanchezza che ai tempi della visione mi suggerì di riprenderlo il giorno successivo non fu così determinante nel considerarlo in qualche modo incompleto.

- I Safdie, nonostante le incertezze, meritano comunque la possibilità di crescere e di farsi conoscere, considerato che, seppur non perfettamente riuscito, Good time è un film che in molti si sognano di portare sullo schermo anche all'apice della loro carriera: l'importante è che non si perdano come i loro protagonisti, o come registi usciti da background simili inesorabilmente smarritisi lungo la strada come Dito Montiel.



MrFord



 

giovedì 26 ottobre 2017

Thursday's child




Prosegue la nuova tradizione delle ospitate nella rubrica settimanale dedicata alle uscite in sala condotta da questo vecchio cowboy ed il suo finto giovane nemico Cannibal Kid: oggi, a fare compagnia con il suo modo un pò sofisticato da quasi radical, Lisa Costa, blogger ormai veterana che sta segretamente tramando per prendere il posto del mio rivale come critica più snob della blogosfera.
Come sarà andato questo incontro?



"FORD SPACCA!"

Thor: Ragnarok

"Merda! Con questa roba tecnologica sono messo peggio di Ford!"

Lisa: Credo che la mia ritrosia verso i film Marvel sia ormai risaputa. Non ne ho visto nemmeno uno. Nemmeno Cumberbatch con Doctor Strange o l’ironia di Deadpool mi hanno spinta in sala. Dubito lo possa fare questo vichingo di cui di sfuggita -a Vienna, un paio d’anni fa- sono incappata nel primo finale chiedendomi cosa diavolo stessi vedendo, come diavolo lavorano i doppiatori austriaci e cosa ci facesse lì in mezzo Natalie Portman.
Sono più snob e radical chic del Cannibale, che so non disdegnerà la visione di questo film, con la scusa di demolirlo.
Cannibal Kid: Io e Lisa potremmo dare vita ai Blogger Avengers uniti contro i film Marvel. Io prendo la parte di Cannibal America, quando è piccolo e rachitico, naturalmente. A lei tocca la parte di Vedova Nera, anche perché è l'unica donna. Ford invece può fare la parte del cattivone di turno, quello che difende a tutti i costi questi cinepanettoni ammeregani, più che cinecomics.
Lisa comunque ha ragione. I primi 2 me li ero visti per Natalie Portman e questo terzo, benché lei saggiamente si sia tirata fuori, lo guarderò per farlo a pezzi. E senza manco bisogno del martello di Thor.
Ford: nonostante la sovraesposizione degli ultimi anni, adoro i film Marvel e sono pronto a schiantare il martello di Ford in testa a Cannibal ed alla sua piccola allieva radical chic Lisa, anche e soprattutto perchè i primi due Thor sono tra i più convincenti prodotti del Cinematic Universe, e dunque da questo terzo capitolo non mi aspetto niente di meno che non una bella lezione a chi continua ad osteggiarli pubblicamente per poi goderseli nel silenzio della cameretta. Vero, Peppa?

Good Time

"Secondo te siamo vestiti più da finti giovani come Cannibal o da finti tamarri come Ford?" "Non saprei, ma mi sa che nessuna delle due cose piacerà a Lisa Costa!"

Lisa: Posso fare la saccentella? (Risposta: sì, che tanto lo so che questa nuova versione a tre della rubrica del giovedì è fatta per andar contro la MIA rubrica)
I fratelli Safdie li ho incrociati nello splendido Heaven Knows What (momento spam: http://incentralperk.blogspot.it/2017/09/heaven-knows-what.html), piccolo film dal sapore davvero indipendente. Ora voglio proprio vedere cos’hanno combinato con una produzione più grande, un attore più conosciuto –quel Robert Pattinson che in quanto a scelta di progetti per smarcarsi da certi ruoli teen è da applaudire- e soprattutto una storia diversa: quella di una rapina in banca finita male, e di un fratello in prigione da salvare e far evadere.
Io me lo segno.
Cannibal Kid: Lisa Costa che fa la saccentella me la immagino con la voce di Lisa Simpson, chissà perché...
Nonostante il suo consiglio di recuperare Heaven Knows What sia ancora rimasto inascoltato, cercherò di guardarlo. Approfittando magari per fare una doppietta di questi promettenti fratelli Safdie, insieme al loro nuovo film interpretato dal vampiro preferito di Ford. A parte forse giusto il Vampiretto del film di cui parliamo sotto.
Ford: questi fratelli Safdie mi puzzano di radical lontano un chilometro, ma dato che non voglio essere tacciato di essere un tipo prevenuto, potrei quasi quasi raccogliere il consiglio di Lisa e seguire i propositi del Cannibale, sfoderando una doppietta che potrebbe anche significare l'ennesimo massacro per titoli solo apparentemente cool di quelli che Lisa e Cannibal sono soliti consigliare.

Terapia di coppia per amanti

"Smettiamo di suonare queste cose da concerto indie lisacostiano, attacca con un pò di rock in stile Ford, per favore!"

Lisa: Ultimamente Pensieri Cannibali si è dato alla strenua difesa del cinema italiano. Io resto titubante, soprattutto di fronte a commedie degli equivoci, romantiche e “psicologiche” che sembrano aver creato un nuovo filone di cui son già stanca. Non me ne voglia Sermonti che sempre mi affascina, ma questa terapia preferisco incontrarla su carta, in quel romanzo omonimo che grida più leggerezza e meno Ambra Angiolini.
Cannibal Kid: La difesa del cinema italiano fa molto Pensieri Cannibali del 2016. Nel 2017 il mio rapporto con le nostre pellicole si è invece un po' incrinato, tanto che sta quasi andando meglio il mio rapporto con Ford...
Nah, non è vero. Volevo solo spaventarvi un po', visto che Halloween si avvicina.
Quanto ad Ambra, ai tempi in cui ero un bimbetto dell'età dei protagonisti di It, Stranger Things e Big Mouth mi piaceva decisamente. Adesso mi sta un po' sulle scatole, anche se mai quanto Ford.
Riguardo al film, mi sembra che c'è poco da stare Allegri... :D
Ford: filmetto italiano che nonostante il simpatico Sermonti si prospetta come una di quelle robette che Cannibal finisce non si sa come per esaltare, forse per l'effetto che hanno avuto su di lui le fiction Rai. Io me ne tengo alla larga, e prenoto una bella seduta di terapia di coppia per me e Peppa tenuta dalla dottoressa Costa.

La ragazza nella nebbia

"Vestito come Ford mi sento proprio a mio agio."

Lisa: Un thriller tutto italiano, tratto dal romanzo di Donato Carrisi e da lui diretto al suo esordio dietro la macchina da presa. L’aria rude dei paesi di montagna e l’aspetto cupo dell’agente interpretato da Toni Servillo è quella polverosa che mi fa gridare “film fordiano”. Ma visto il cast che promette bene e la mia vena crime ultimamente rispolverata, credo gli darò una chance.
Sì, per questa settimana il cinema italiano da difendere è proprio quello più “vecchio”.
Cannibal Kid: Lisa me la immagino un po' come una ragazza nella nebbia, misteriosa e affascinante...
Ci sto provando?
No, dai, è andata da un po' a convivere e non mi va di fare il rovinafamiglie. E poi non vorrei passare per l'Harvey Weinstein di turno.
Più che gridare al “film fordiano”, che sarebbe un grido di terrore, mi fa gridare al “film da Mr Ink”, visto che quel topo di biblioteca mi pare abbia già parlato in più di un'occasione di questo Donato Carrisi, che se devo essere sincero non mi ispira troppo, soprattutto come regista. Toni Servillo poi mi gusta solo quando lavora con Sorrentino, quindi mi sa che aspetto di vederlo nei panni del Berlusca. Mi consenta, Signorina Costa.
Ford: più che domandarmi se questo film si rivelerà la solita roba all'italiana wannabe film ammeregano - molto probabile -, mi chiedo se la ragazza nella nebbia sia Lisa circondata dall'atmosfera fumosa del bar in cui è cresciuta o Cannibal che decide di andare a correre nelle prime ore del mattino in barba alle manifestazioni autunnali. E ho paura di scoprire la risposta.

Manifesto

"Ero abituata ai party mosci del Cannibale, non ce la faccio proprio a reggere i ritmi di bevuta di Ford!"

Lisa: Chi glielo dice a Ford e al Cannibale che il film-evento in questione è uscito solo per tre giorni (23-24-25 ottobre) e non c’è già più in sala?
Che poi mi son sempre chiesta, quanto ci vanno loro in sala?
In ogni caso, già li avevo preceduti parlandone la scorsa settimana nella MIA rubrica, e questa installazione con Cate Blanchett protagonista assoluta in 13 monologhi diversi, già la sono andata a vedere e se ne parlerà presto dalle MIE parti.
Cannibal Kid: Io e Ford in sala ci andiamo solo a vedere i film che contano per davvero. Tipo quelli con Boldi e/o De Sica. Non abbiamo tutti 'sti soldi da spendere come Lisa la capitalista. Questo Manifesto del cinema radical-chic mi sa di esperimento sulla carta molto interessante, ma nella pratica potrebbe rivelarsi pesante quanto uno di quei mattonazzi russi che un tempo il Ford si sparava per passare una serata relax leggera leggera. In più Cate Blanchett è sì un'attrice bravissima, però personalmente non è mai stata tra le mie preferite. Con questo tour de force che mette alla prova le sue doti recitative, e pure la pazienza dello spettatore, riuscirà a farmi cambiare idea?
Ford: mi pare che la rubrica di questa settimana stia diventando un manifesto di quella wannabe radical di Lisa, che rischia davvero di dover subire un paio di mosse di wrestling che il sottoscritto di norma riserva a Cannibal. Solo, saranno eseguite per l'occasione da Cate Blanchett in tredici modi diversi.

La forma della voce

"Ciao, mi chiamo Lisa, e sono una giovane e timida studentessa: non farete i bulli con me, vero signori Ford e Cannibal?"

Lisa: Ma chi l’ha fatto il calendario di questa rubrica? Altro film evento già passato in sala, quei film evento che si fanno pagare il doppio rispetto al solito e che però tra fan dell’anime fan faville. Io lo sono in parte, e prima o poi potrei anche vedermelo, visto il tema del bullismo mai così attuale.
Cannibal Kid: C'è il tema del bullismo, c'è un alone di romanticismo teen tipo versione anime di Colpa delle stelle, e c'è pure aria di piccolo grande cult. Credo che questo film, in modi e per ragioni diverse, potrebbe piacere a tutti e tre. L'unico di questa settimana.
Ford: il film pare interessante. Meno interessante il fatto che sia Cannibal a curare il calendario di questa rubrica. E ancora meno che la piccola Lisa venga qui come ospite a bullizzarlo. L'unico che ha questo dovere, diritto e piacere resto io.

Vittoria e Abdul

La versione da film in costume delle chiacchierate da radical di Lisa e Cannibal.

Lisa: Li sento già lamentarsi entrambi: un altro film di e per vecchini secondo il Cannibale, un altro film di Frears uguale a se stesso e che ha perso lo smalto per Ford.
Arrivo prima di loro anche in questo caso –ve l’ho detto, io, che nemmeno in due mi battono- e visto a Venezia posso dire che sì è un film con e di vecchini e che è sempre lo stesso Frears ironico e leggero, ma è come sempre capace di commuovere e smuovere gli animi. E mica e poco. Se volete saperne di più spammo la mia recensione qui: http://incentralperk.blogspot.it/2017/09/venezia-74-victoria-e-abdul.html
Cannibal Kid: Ford, uniamo le forze contro Lisa e contro il suo tentativo, destinato a fallire miseramente, di convincerci a vedere questo classico film da “matinée fra carampane” [WhiteRussian cit.].
Ford: per una volta le unisco volentieri, anche perché occorre che Lisa abbassi un po' questa cresta da radical, prima che piovano su di lei bottigliate a cascata. Il ruolo da snob poco sopportabile di questa rubrica è già stato assegnato da tempo.

Vampiretto

"E' inutile che ti vesti come fossi un ragazzino, sei un vampiro, hai settecento anni: non vorrai mica fare la figura del Cannibale!"

Lisa: Sarò anche la più accanita fan dell’animazione fra i tre, ma certi filmetti di serie B fatico a mandarli giù.
La presenza di Max Gazzé e Carmen Consoli tra i doppiatori dovrebbe farmi pensare a un film più profondo di quello che sembra –ovvero l’inutile e ripetitivo film a tema mostri per Halloween. Lascio però il campo ai fordini.
Cannibal Kid: Lisa, tra te e Ford non so chi sia più fan dell'animazione. Quando si tratte di bambinate assurde, di certo lui. Se però questa roba che sta al dark come i Tokio Hotel stanno ai Cure non la vai a vedere manco te, io mi tengo al largo come i vampiretti dai crocifissi.
Ford: ho visto il trailer di questa roba. E ho pensato che non l'augurerei neanche a Lisa e Cannibal. Che è tutto dire.

Cure a domicilio

"La prossima volta a portare le scorte di bottiglie a Ford ci mando Lisa Costa!"

Lisa: Sarò anche votata allo snobismo, ma quando un film arriva dall’Europa dell’est alzo lo sguardo al cielo. Mi aspetta un mattonazzo o una sorpresa di quelle da vera radical-chic? In questo caso –visto il trailer- il dubbio è lecito, e mando in avanscoperta gli altri due.
Cannibal Kid: Dal trailer 'sto film sembra uno di quei lavori del Dogma 95 girati dall'amico di Ford Lars Von Trier. Solo che siamo nel 2017 e ciò non fa più nemmeno radical-chic. Fa solo schifo. Le cure a domicilio comunque le manderei a Ford. Cure a opera di un certo Pennywise.
Ford: Pennywise manda a dirvi che la prossima volta che lo mandate a casa di Ford ci pensa due volte. L'ho chiuso nello sgabuzzino e costretto a leggere entrambi i vostri blog. Non l'ha presa troppo bene.

Il Vangelo secondo Mattei

"Certo che questi Ford e Cannibal sono davvero due tipi inquietanti. E non oso neppure immaginare quella Lisa Costa."

Lisa: Va bene il cinema italiano leggero e divertente, va bene quello più serio e di genere, ma quello intellettualoide e serioso no. Proprio no. Nel trailer si citano in ordine sparso Pasolini, la parola iconoclasta, e si legge Il Quotidiano. Cos’altro aspettarsi se non la pesantezza da un film simile?
Cannibal Kid: Cos'è 'sta roba? L'adattamento di Secondo Matteo, il libro capolavoro “scritto” da Matteo Salvini, in realtà opera del suo ghost-writer Ford?
A quanto pare no. Questo potrebbe essere persino peggio.
Oddio, peggio no, dai.
Ford: questa roba da salottino finto ribelle e tanto radical se la schiaffino pure i miei due compari qui presenti. Penso potrebbe rendere il loro Halloween decisamente spaventoso.

lunedì 31 luglio 2017

Civiltà perduta (James Gray, USA, 2016, 141')




Il concetto di confine e di ignoto ha sempre esercitato un fascino quasi ancestrale, su di me.
Fin da piccolo, dai tempi in cui mi appassionai di astronomia, l'idea della grandezza che la Natura aveva concepito per il mondo e l'universo, così come quella di arrivare, per citare Star Trek, "dove nessun uomo era arrivato prima", hanno acceso scintille in ambito culturale, personale, letterario e cinematografico che hanno alimentato l'amore per moltissime opere, da Capolavori come Apocalypse Now o Aguirre furore di dio a cult indimenticabili come Fitzcarraldo, passando attraverso esperimenti come il recente El abrazo de la serpente.
Forse, come si dice in questi casi, in una vita precedente sono stato un esploratore, o il pensiero di essere il primo a provare il brivido di scoprire un territorio inesplorato ha finito per coinvolgermi ancor più del fatto che dietro questo Civiltà perduta - pessimo adattamento italiano dell'originale The lost city of Z - ci fosse James Gray, regista che non ha avuto la fortuna che avrebbe meritato ma che ho sempre amato fin dagli esordi, e che con titoli come I padroni della notte o Two lovers è da anni tra i favoriti del Saloon.
Quello che mi sono trovato di fronte, in barba alle critiche lette in rete nell'ultimo periodo, è stato un grande film decisamente classico - ed in questo caso, non è un'accezione negativa - in grado di trascinare lo spettatore all'interno di un concetto, un'idea, un'illusione che ha portato alla fama eterna o alla morte molti uomini nel corso dei secoli, girato con uno stile pazzesco e che avrei voluto durasse almeno un'oretta in più, considerata la carne al fuoco messa dal regista e sceneggiatore e nonostante i centoquaranta minuti di pellicola: un film in grado di far respirare la stessa magia di piccole perle come Kon Tiki o dei già citati drammi herzoghiani, in bilico tra la ricostruzione storica, la leggenda, il dramma da focolare domestico e la pellicola selvaggiamente - in tutti i sensi - d'avventura.
L'epopea di Percy Fawcett, dei suoi compagni di spedizione prima e di suo figlio poi - ispirata alla vita reale dell'esploratore britannico - avvince ed affascina principalmente per la determinazione del suo protagonista - interpretato direi ottimamente da un Hunnam insolitamente imbruttito ed invecchiato -, senza dubbio conquistato da un continente allora tutto da esplorare ma ugualmente in grado di approcciare la sua ossessione con una razionalità ed una tranquillità invidiabili anche a fronte di situazioni estreme e pericolose.
Poco importa, poi, se nel corso della visione l'impressione che si ha sia quella di un film pesantemente sforbiciato in fase di post produzione, considerato che il risultato finale finisce per essere ugualmente efficace, rimanendo in equilibrio tra vari generi - horror compreso, in alcune parti - e soprattutto cogliendo in pieno lo spirito indomabile del suo main charachter: Civiltà perduta è un inno non solo al grande Cinema di qualche decennio fa, o alla Letteratura da Cuore di tenebra, ma anche e soprattutto allo spirito inquieto dell'Uomo che, nonostante i suoi limiti e le colpe, gli errori e le mancanze, in alcune circostanze finisce per portare a termine l'impresa più difficile tra tutte, ammettendo i propri limiti e ripartendo dagli stessi per superarli, forte dell'idea di affrontare un eventuale fallimento o la propria fine senza pesi sul cuore.
In fondo, guardare l'ignoto in faccia espone a rischi che soltanto chi ha finito per guardarsi dentro ed accettare se stesso può sperare di affrontare.
E forse, ed è questo il bello del confine, neppure lui.
Almeno per ora.



MrFord



 

lunedì 8 dicembre 2014

The rover

Regia: David Michod
Origine: Australia
Anno: 2014
Durata:
93'





La trama (con parole mie): dieci anni dopo il collasso economico planetario, nel cuore dell'outback australiano il solitario Eric si getta all'inseguimento della banda di rapinatori in fuga responsabile del furto della sua auto. Ignorando qualsiasi ostacolo e difficoltà, lo stesso Eric si troverà, nella rincorsa alla gang, ad incrociare la strada con Rey, fratello del leader dei fuggitivi lasciato a morire ferito sul luogo della rapina.
I due uomini, mossi da motivazioni profondamente differenti, si troveranno a condividere uno strano, lungo viaggio uno accanto all'altro: cosa accadrà quando giungeranno a destinazione?
E soprattutto, riusciranno a trovare un equilibrio tra le loro differenti visioni in modo da poter raggiungere lo scopo senza intralciarsi - o uccidersi - l'un l'altro?
Quando la sabbia si sarà depositata, e resterà solo il vento a parlare, solo la Legge della giungla fornirà una risposta.








Ricordo bene il giorno in cui vidi Animal Kingdom, qualche anno fa: non tanto per il film, che nonostante alcune ottime recensioni ed una certa potenza mi parve solo discreto, quanto perchè mio padre fu ricoverato per un'improbabile peritonite a sessant'anni suonati da un pezzo.
Il ritorno sullo schermo dello stesso, ruvido regista australiano, però, mi incuriosiva non poco, in parte per l'amore incondizionato che nutro per la terra Down Under, in parte perchè il genere pareva proprio quello giusto per il sottoscritto: spazi sconfinati, inseguimento, sparatorie, poche parole.
Come direbbe il Cannibale, una fordianata.
E devo ammettere che The rover non è neppure così male, preso nel complesso: i due protagonisti - sì, perfino Pattinson - sono a loro modo convincenti, la colonna sonora interessante - pur se con le dovute proporzioni, è riuscita perfino a ricordarmi l'allucinato e splendido viaggio composto da Neil Young per Dead man -, i paesaggi mozzafiato - del resto, il deserto australiano è qualcosa di davvero spettacolare anche nei suoi scorci più spogli -, l'equilibrio tra tempi dilatati ed improvvise fiammate ben calibrato.
Eppure The rover non è neppure un buon film. Per niente.
Anzi, la cosa a cui somiglia di più è un piatto potenzialmente buono completamente privo di sale.
Il lavoro di Michod - che, a questo punto, forse non dev'essere proprio un fenomeno come molti avevano pensato ed io stesso avevo sperato ai tempi dell'uscita del già citato Animal Kingdom -, elaborato a partire da un soggetto scritto con l'attore Joel Edgerton, mostra lacune decisamente importanti dal punto di vista del carisma - se così si può scrivere a proposito di una pellicola - e della capacità di prendere il pubblico e trascinarlo all'interno di una storia violenta e priva di grandi speranze - come, del resto, aveva già mostrato di essere nel mood di raccontare - pronta, nel finale, a fare una sorta di passo indietro "morale" che vorrebbe colpire dritto al cuore ma che era riuscito decisamente meglio a Lucky McKee nello splendido Red: non ho pensato, nel corso della visione, che si trattasse di una questione di noia o incapacità di raccontare - esistono titoli decisamente più lenti, ed altri incredibilmente più brutti di questo -, quanto al fatto che l'impressione trasmessa dal viaggio grottesco e spietato di Eric e Rey sia quella di qualcosa che il regista poteva anche non raccontare, più o meno la stessa comunicata dalla differenza tra un post scritto con il cuore a proposito di un film che si è amato - o odiato - ed uno che, a conti fatti, aver visto oppure no finisce per non cambiare di una virgola la nostra visione del mondo.
Come se non bastasse, inoltre, le ore trascorse dalla visione hanno finito per ridimensionare le già non entusiasmanti impressioni iniziali, andando a gettare benzina sul fuoco rispetto all'idea che Michod non sia altro che un fuoco di paglia - per l'appunto - in attesa di approdare ad Hollywood e cominciare a girare blockbuster di serie b come capitò a giovani promesse del calibro di Matthew Kassovitz senza però aver mai raggiunto le vette che quest'ultimo toccò con L'odio.
Lo stesso cocktail proposto, frutto della combinazione di road movie, action, vendetta, disagio interiore ed esteriore e futuro prossimo distopico - attenzione, però, a non confonderlo con un altro prodotto australiano doc, Interceptor, che una cosetta come questa se la mangia a colazione - finisce per risultare incapace di prendere una via definitiva, così come per sprecare momenti decisamente interessanti come il confronto tra Rey e suo fratello nel finale - che deve molto sempre ad Animal Kingdom -: quello che resta passa tutto da Eric di fronte al nano trafficante d'armi e dal durissimo e meraviglioso outback australiano.
Ma è troppo poco perchè si possa credere di essere di fronte ad un grande film.
Così come è troppo poco perchè si possa pensare di essere in procinto di massacrarne uno pessimo.




MrFord



"There can be no denyin' 
that the wind 'll shake 'em down
and the flat world's flyin'
there's a new plague on the land 
if we could just join hands
if we could just join hands."
Led Zeppelin - "The rover" - 




 

martedì 7 ottobre 2014

Maps to the stars

Regia: David Cronenberg
Origine: Canada, USA, Germania, Francia
Anno: 2014
Durata: 111'




La trama (con parole mie): Havana è una matura attrice figlia d'arte che vorrebbe esorcizzare i fantasmi di sua madre interpretandola in un film che dovrebbe rilanciarne la carriera; Jerome un giovane aspirante attore e sceneggiatore pronto a sbarcare il lunario come autista di limo; i Weiss una famiglia dilaniata dagli effetti della loro posizione e del mondo dorato di Hollywood in bilico tra i fantasmi del passato ed i desideri mai espressi ad alta voce dei genitori così come dei figli.
Quando le loro storie si intrecceranno ed i nodi verranno al pettine, il successo e tutto quello che comporta chiederanno un conto che segnerà per sempre le esistenze di ognuno di loro, alcune in modo inesorabile, altre soltanto come fossero ferite superficiali.
Chi sopravviverà e riuscirà a trovare un posto tra le stelle?








Io davvero non mi capacito, di quello che pare essere accaduto a David Cronenberg.
Il regista canadese, da sempre uno dei miei favoriti rispetto all'area Nordamericana della settima arte, tra i pochi a non aver, di fatto, mai sbagliato un film - almeno fino a qualche stagione or sono -, dopo aver regalato al pubblico due veri e propri Capolavori, A history of violence e La promessa dell'assassino, pare essere entrato in una nuova fase - totalmente involutiva - in grado di farlo mutare - per usare un termine che gli sarebbe caro - da paladino dell'esplorazione delle trasformazioni di corpi e menti in una sorta di imbolsito radical chic senza una direzione, dal farraginoso A dangerous method al pessimo Cosmopolis, per giungere a questo Maps to the stars.
Ibrido poco incisivo e terribilmente noioso dei due altrettanto terribili Stoker e The Canyons, l'ultimo lavoro dell'ex grandissimo David rappresenta una critica feroce allo star system hollywoodiano e alle trappole del successo e della società dell'apparenza che pare dominarlo, e che purtroppo, dopo un interessante primo quarto d'ora, finisce per avvitarsi su se stesso e cadere nelle tentazioni di superbia e vuoto cosmico - altro che mappa stellare - che vorrebbe mettere alla berlina.
Lo stesso cast, dal sempre insipido Robert Pattinson ad una Julianne Moore più nevrotica del solito - e badate bene, trovo che l'ex Maude Lebowski sia un'ottima attrice -, passando per un terribile John Cusack ed una sempre più slavata Mia Wasikowska, si ectoplasmizza portando sullo schermo tutta l'apatia criticata dalla pellicola - e forse, da un certo punto di vista, potrebbe essere anche un pregio - finendo per crederci talmente tanto da affossarsi completamente in una sceneggiatura al limite del ridicolo infarcita di inutili paroloni e discorsi pseudo filosofici del cazzo firmata da Bruce Wagner, uno che, dietro la macchina da scrivere, si è distinto, in carriera, solo per il male invecchiato - seppur valido, nel suo genere - Nightmare 3.
Ma di nuovo, gli interrogativi maggiori riguardano Cronenberg: dov'è finita la forza della sua ricerca, la voglia di sporcarsi le mani, di portare il pubblico al confine e spingerlo a superare lo stesso?
Dove sono finiti Crash, La mosca, La zona morta, Existenz, Spider, Videodrome?
Perchè darsi tanta pena per criticare società e star system quando, vedendo sfilare alcune immagini, l'impressione che si ha è quella che ormai il cineasta ed attore - lo ricorderò per sempre nella sua interpretazione dello psichiatra folle in Cabal - ne sia purtroppo parte integrante?
Onestamente io spero si tratti solo ed esclusivamente di una fase, una sorta di crisi creativa come ne sono capitate anche a Woody Allen o Martin Scorsese, per citare altri due grossi calibri coinvolti in scivoloni recenti cui in seguito è stato poi posto rimedio - per il primo, il terrificante Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni cui fece da contrappeso l'ottimo Midnight in Paris ed il secondo con lo scialbo Hugo Cabret annichilito dal meraviglioso The Wolf of Wall Street -, e che prima o poi Cronenberg torni a stupirmi come era solito fare un tempo: nel mentre non posso che scatenare le bottigliate delle grandi occasioni su un titolo che senza dubbio è superiore al precedente, pessimo e già citato Cosmopolis ma non per questo può pensare anche solo lontanamente di non essere punito per la delusione amplificata da quella parte iniziale promettente letteralmente annegata in un mare di stronzate di quelle di cui piace riempirsi la bocca agli pseudo intenditori di Cinema smaniosi di darsi un tono con i poveri stronzi che non fanno parte di un'elite come la loro.
Più che una mappa che conduca alle stelle - e non sto neppure a sottolineare quanto scult suoni il legame tra Cusack e consorte ed i due figli -, mi pare proprio di essermi trovato di fronte ad una che segnali tutte le sale d'essai più spocchiose ed insopportabili del mondo conosciuto.



MrFord



"The stars are bright tonight
a distance is between us
and I will be OK
the worst I've ever seen us."
The Cranberries - "Stars" -




lunedì 31 dicembre 2012

Ford Awards 2012: del peggio del nostro peggio


La trama (con parole mie): non può mancare, alla fine dell'anno, la consueta classifica dedicata al peggio del peggio, per certi versi quasi più attesa di quella al contrario destinata alle migliori pellicole passate su questi schermi negli ultimi dodici mesi - che monopolizzerà i primi giorni del 2013 -.
A questo giro ho deciso - al contrario di quanto fatto nelle scorse due edizioni - di non limitarmi a segnalare le schifezze clamorose fatte e finite, ma di includere nella classifica anche quei film d'autore tecnicamente non discutibili ma che, per contenuto, piglio o spocchia, hanno provocato nel sottoscritto accessi di rabbia tali da giustificare cascate di bottigliate come se piovesse.
Dunque aspettatevi titoli che non pensereste di scovare, in questa sede, accanto alle consuete, intramontabili, clamorose perle del trash che da sempre vengono celebrate in una decina tutta da massacrare.




N° 10: War horse di Steven Spielberg


Neanche il tempo di avvisarvi, e cominciamo subito con un nome illustre finito sotto i colpi delle mie ormai leggendarie bottigliate, il grande - perchè grande è indubbiamente - Steven Spielberg. Questo suo War horse, girato e confezionato da dio, è un inno alla retorica dalle proporzioni così gigantesche da far apparire Salvate il soldato Ryan come una sorta di opera ermetica bielorussa, talmente zuccheroso e tirato per la criniera in alcuni passaggi da far strabuzzare gli occhi anche ad uno che il fascino del Cinema made in USA lo subisce sempre e comunque come il sottoscritto. 
Steven, ridacci ET!



N° 9: Cosmopolis di David Cronenberg


Altro giro, altro autore che cade sotto i colpi del Saloon.
David Cronenberg, fino a qualche anno fa considerato dal sottoscritto un Maestro inarrivabile - oltre che intoccabile -, dopo il parziale fallimento di A dangerous method delude anche di più con la versione cinematografica del supercult letterario di De Lillo, una specie di manuale della spocchia che, come se non bastasse, fa davvero di tutto per risultare noioso fin dal primo istante.
Una pellicola inutile e vuota che non mi sarei mai aspettato dal regista canadese.


N° 8: Il dittatore di Larry Charles


Dopo Ali G, Borat e Bruno, torna alla ribalta Sacha Baron Cohen con i suoi personaggi volutamente grotteschi, politicamente scorretti e profondamente volgari: peccato che la freschezza di una proposta come questa si sia persa già da anni, ed il risultato sia l'equivalente di quello provocato nel sottoscritto dai nostrani cinepanettoni.
Robetta buona per far ridere solo ragazzini in preda agli ormoni che esplodono ad ogni parolaccia ma che ha davvero ben poco della satira polico/sociale che vorrebbe rappresentare.


N° 7: Breaking dawn - Parte seconda di Bill Condon


Non esiste classifica del peggio di fine anno senza Twilight, ormai presenza fissa in questo particolare premio fin dalla sua istituzione, nel 2010.
Onestamente speravo che Bill "Condom" ed i suoi amici vampiretti potessero entrare quantomeno nella top five, ma evidentemente le aspettative hanno in qualche modo reso la visione meno terribile di quanto mi aspettassi, ed assolutamente ad un altro livello rispetto all'agghiacciante prima parte dello scorso anno.
Peccato, perchè la mia previsione iniziale era di un podio praticamente assicurato per Edward, Bella e tutti i loro simpatici amici.


N° 6: Knockout - Resa dei conti di Steven Soderbergh


A volte capita che, non si sa per quale preciso motivo, un regista tutto sommato discreto si beva il cervello portando in sala veri e propri abomini: è il caso di Soderbergh - poi rivalutatosi grazie a Magic Mike - e di questo Knockout, che se non fosse per la notevole ex lottatrice di MMA Gina Carano e per l'indubbia - e pessima - qualità delle altre proposte avrebbe senza dubbio scalato ancor di più questa classifica.
Un film inutile, scritto da cani e diretto distrattamente, che cestinai con gioia e senza alcun ripensamento.
 

N° 5: L'altra faccia del diavolo di William Brent Bell


L'esorcista, cultissimo firmato da quel geniaccio cattivo di William Friedkin, nel corso dei decenni ha causato più danni alla settima arte che altro: un esempio lampante è questo L'altra faccia del diavolo, film di infima serie sotto tutti gli aspetti che dall'inizio alla fine conferma la sua inutilità.
Qui non ci sono incazzature o porcate d'autore: solo un sano, vecchio, intramontabile film di merda.
Una vera schifezza.


N° 4: Biancaneve di Tarsem Singh


Ed eccoci giunti al limitare del podio con una delle pellicole più kitsch, terribili e clamorosamente inguardabili dell'anno: dal gusto per l'eccesso alle sopracciglia modello Elio della protagonista, una fiera del cattivo gusto senza limiti condita da un balletto conclusivo da far apparire quasi decente anche la Deliranza di Johnny Depp in Alice in wonderland.
Fate voi.
Una cagata colossale.


N° 3: Resident evil - Retribution di Paul W. S. Anderson


Paul W. S. Anderson è ormai una tradizione di questa classifica alla stregua della saga di Twilight.
Dovesse passare un anno senza vederlo fare capolino tra i peggiori, probabilmente sarei deluso ed anche un pochino triste.
Fatto sta che quest'ultimo Resident evil - erede, peraltro, di un franchise cinematograficamente pessimo - è qualcosa di davvero vomitevole.


N° 2: Taken 2 - La vendetta di Olivier Megaton


Reazionario, ridicolo, scritto e recitato da cani, troppo serioso e dal petto in fuori per far scattare la scintilla della simpatia per il trash di culto: questo è il secondo capitolo del già non entusiasmante Io vi troverò, diretto con un piglio degno di questa posizione del già tristemente noto per le sue qualità dietro la macchina da presa Olivier Megaton, regista venuto dritto dritto dal pianeta dei Transformers ed interpretato dall'unico essere vivente dalle mani più brutte di quelle di Megan Fox, Liam Neeson.
Avrebbe meritato per almeno un paio di sequenze il gradino più alto del podio, ma non ce l'ho proprio fatta a risparmiare il vincitore di quest'anno, neanche con tutta la buona volontà.


N° 1: Detachment di Tony Kaye


A volte capita che non contino l'abilità dietro la macchina da presa, l'occhio per le inquadrature, il piglio del regista che sa dove andare a sfruttare la potenza del mezzo cinematografico: perchè quando gli stessi nascondono in realtà un desiderio di esercitare il potere sul pubblico, una demagogia irritante, retorica travestita da alternativismo, allora non ci sono scuse.
Io mi incazzo e basta.
Nel post che gli dedicai definii l'ultimo lavoro di Tony Kaye il prodotto di una "pedofilia culturale", e più passa il tempo e più sento che la stessa definizione risulta più che calzante.
Escrementi, caro professor Kaye, direi citando il mitico Keating de L'attimo fuggente.
Escrementi.
E Detachment ne è, più che un esempio, una montagna.


I PREMI


Peggior regista: Tony Kaye per Detachment

Peggior attore: Robert Pattinson per Cosmopolis e Breaking dawn - Parte seconda

Peggior attrice: Milla Jovovich per Resident evil - Retribution

Premio "parrucchino di Nicholas Cage" per il personaggio trash: Biancaneve per Biancaneve

Effetti "discount": L'altra faccia del diavolo

Premio "dolcetto o scherzetto" per il costume più agghiacciante: i Volturi in Breaking dawn - Parte seconda

Stile de paura: la finta autorialità di Soderbergh in Knockout - Resa dei conti

Premio "veline": Maggie Grace in Taken 2

Peggior scena d'amore: Edward e Bella che distruggono il loro nido senza mostrare nulla di nulla, Breaking dawn - Parte seconda

Premio "pizza, spaghetti e mandolino": l'agghiacciante balletto finale, Biancaneve

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...