sabato 30 agosto 2014

Trappola sulle Montagne Rocciose

Regia: Geoff Murphy
Origine: USA
Anno: 1995
Durata: 100'




La trama (con parole mie): Casey Ryback, ex membro dei corpi speciali nonchè superspaccaculi spesso e volentieri celato dietro la sua passione per la cucina, è a bordo di un treno per un viaggio che dovrebbe ricongiungerlo con la nipote Sarah, figlia del fratello morto, che non vede da anni. Il loro momento di ritrovata serenità parentale viene però sconvolto dall'arrivo di un commando di terroristi a bordo del mezzo guidati dall'ex membro della CIA Travis Dane, licenziato per i suoi squilibri dopo aver progettato un satellite dal potenziale distruttivo ed intenzionato a riprendere il controllo dello stesso estorcendo i codici di sicurezza ad una coppia di ex colleghi presenti proprio sul treno prima di rivendere il tutto a potenze straniere.
Ovviamente, proprio quando la situazione parrà precipitare senza possibilità di scampo, Ryback rimetterà da par suo le cose a posto.






Ammetto di avere per troppi anni sottovalutato - e snobbato colpevolmente - il lavoro firmato da uno degli action heroes più sopra le righe di sempre, Steven Seagal, da sempre considerato come il portabandiera del trash anche all'interno di un genere che trash è, di fatto, per definizione.
Il recente recupero di Trappola in alto mare - seguito a ruota dal qui presente sequel Trappola sulle Montagne Rocciose - hanno invece aperto una breccia nel cuore del sottoscritto rispetto al corpulento parruccone esperto di arti marziali, tornando ad illuminarmi come solo i filmacci usciti tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta riuscivano - e riescono tuttora -, con tutto il loro bagaglio di ironia, botte da orbi, trame improbabili e dialoghi al limite del ridicolo: senza dubbio inferiore al precedente capitolo, questo Under siege 2 riesce comunque ad intrattenere come il pubblico pane e salame necessita, sfoderando un cast che tutti gli appassionati di serie televisive riconosceranno - si toccano Twin Peaks e Breaking bad, fino all'allora giovanissima Katherine Heigl di Grey's anatomy -, al pari di volti noti sul grande schermo come Peter Greene  - visto in The mask, I soliti sospetti e Pulp fiction, tra gli altri -, Eric Bogosian - Talk radio - e Patrick Kilpatrick - Minority report, Classe 1999 -.
Forse meno divertente del predecessore, ma ugualmente in grado di regalare chicche a profusione - specialmente quando l'attenzione si sposta sui siparietti tra Seagal/Ryback e la sua spalla Morris Chestnut, in pieno spirito Arma letale -, il lavoro di Geoff Murphy non appartiene e probabilmente mai ha sognato di farlo al Cinema nel vero senso della parola, eppure alza l'indice della malinconia per un'epoca in cui titoli di questo stampo erano all'ordine del giorno, fracassoni e senza pensieri come è giusto che fossero, lontani dalle proposte fighette e troppo pompose - oltre che dai minutaggi assurdi - di oggi.
Il successo fu clamoroso al botteghino, eppure non venne mai realizzato un terzo capitolo di quello che, di fatto, può essere considerato la versione di serie molto b del brand di Die Hard: e nonostante regia e montaggio decisamente artigianali, ed un plot quantomeno prevedibile, resta interessante osservare le evoluzioni di Seagal soprattutto con il coltello, esempio interessante dell'applicazione degli studi di Aikido del per così dire attore, che conferma di divertirsi parecchio a rendere la parte dell'invincibile eroe positivo che nessuno può e potrà mai contrastare - forse una manifestazione dell'ego messo in dubbio dalla cofana sulla testa -.
Dunque, se avete bisogno della classica pellicola sguaiata e priva di ogni umana logica, corredata da qualche sana e goduriosa scazzottata ed esplosione da gustare tra amici accompagnata da rigorosi alcool e rutto libero, allora avete trovato pane per i vostri denti, e senza dubbio uscirete più che soddisfatti dall'esperienza: per tutti i radical chic ed affini, invece, ci addentriamo in "dark territories" - tanto per citare sempre il titolo originale - che si adattano poco o niente a palati fini e più o meno intenditori della settima arte.
Anche se, con buona pace di tutti loro, il Cinema - con o senza maiuscola - è anche questo.



MrFord



"Let me take you on a funky ride
all around the world
and ahh, if you let me get inside your mind
feel your spirits fly."

Outkast - "Funky ride" - 





venerdì 29 agosto 2014

22 Jump Street

Regia: Phil Lord, Christopher Miller
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 112'





La trama (con parole mie): i due partners d'azione Jenko e Schmidt, archiviato un fallimento in campo aperto, sono richiamati sotto copertura in modo da essere spediti al college e scoprire un traffico legato ad una nuova droga pronta ad invadere il mercato.
Il ritorno tra i banchi di scuola, però, riserverà più di una sorpresa ai due inseparabili amici: le loro diversità, una ragazza e soprattutto l'ingresso di Jenko nella squadra di football della facoltà mineranno il loro rapporto e la complicità che ne è sempre stata, di fatto, il fulcro.
Riusciranno i due a superare gli ostacoli, lo spring break e la "crisi" in modo da risolvere il caso?






Con un'estate drammatica in termini di qualità delle uscite - anche quando si parla di prodotti di puro e semplice intrattenimento da neuroni in vacanza - come quella che stiamo attraversando, recuperi e celebrazioni a parte, l'unica soluzione per i vecchi viaggiatori amanti del Cinema resta quella di rifugiarsi nelle poche certezze - ammesso che possano definirsi tali - che la settima arte può ancora regalarci: i buddy movies fracassoni e scombinati, tendenzialmente volgari e divertenti, da sbronza con gli amici o da divano come se non ci fosse un domani sono una di queste.
La premiata ditta Lord e Miller, che già quest'anno era stata in grado di confezionare il pregevole The Lego movie, torna riprendendo personaggi e situazioni del piacevole 21 Jump Street di un paio di stagioni or sono, portando i suoi due protagonisti dal liceo all'università - ed ironizzando parecchio anche sul tempo che passa in merito - ponendo al centro dell'attenzione più che il caso con il quale Jenko e Schmidt devono confrontarsi il loro rapporto come se, di fatto, si trattasse di una coppia effettiva, e non soltanto di partners di lavoro.
Un'idea azzeccata che ripaga non solo il pubblico - le sequenze più divertenti sono proprio quelle in cui sotto i riflettori vi è il legame in crisi dei protagonisti -, ma anche gli autori, che probabilmente consci di non avere per le mani chissà quale materiale confezionano un giocattolo d'intrattenimento di grana grossa perfetto per questo periodo dell'anno, che rimanda a supercult recenti - Spring breakers, tra i titoli più discussi del duemilatredici - e finisce per accontentare sia gli appassionati di questo tipo di proposte che il pubblico occasionale, che se pronto a digerire qualche battutaccia di troppo potrebbe finire per farsi coinvolgere almeno quanto i fan hardcore - che, invece, andranno in brodo di giuggiole per l'incredibile sequela di ipotetici sequel che arricchisce i titoli di coda e le continue sparate da filmaccio teen indirizzato ad un pubblico principalmente maschile -.
Il resto è tutto già scritto, dalle iniziali difficoltà degli eroi al loro grande trionfo, che non solo rinsalderà il legame che pareva definitivamente compromesso ma si attesterà su livelli di esplosioni e roboanti sequenze mozzafiato che non hanno nulla da invidiare ai film action: certo, l'originalità non abita neppure vicino al ventidue di Jump Street, ma a conti fatti a titoli di questo calibro non serve più di tanto.
Si giustifica, in questo senso, anche un calo complessivo di qualità rispetto al primo film, dovuto di fatto ad un'assenza di originalità che, a ben vedere, ci sta tutta per questo tipo di prodotti di cassetta: l'importante, di fatto, è che si diverta chi li produce e soprattutto chi si ritrova in sala a guardarli, perchè come di recente è stato provato da cose abominevoli come Transformers 4 o meno abominevoli ma comunque decisamente brutte come Hercules ormai non è più così scontato che le blockbusterate da neurone spento siano davvero soddisfacenti nella loro natura di "scappatella" dal Cinema impegnato.
Dunque, prima di affrontare 22 Jump Street è lasciare in un cassetto i pensieri sensati e prepararsi per una dose robusta di risate con la coscienza piena di essere un riempitivo buono per vincere la noia o le brutture della quotidianità lavorativa, magari in compagnia di un paio di compari accuratamente scelti, schifezze da ingurgitare e parecchio alcool: Jenko e Schmidt, in questo caso, approverebbero.
E approvo anch'io, che sono già pronto a spostarmi dall'altro lato della strada per il numero ventitre.



MrFord



"Can you take me Higher?
To a place where blind men see.
Can you take me Higher?
To a place with golden streets."
Creed - "Higher" -




giovedì 28 agosto 2014

Thursday's child

La trama (con parole mie): dopo mesi passati a piangere miseria in sala, pare che i primi segni dell'autunno - non metereologico, quello è già arrivato da un pezzo - pronto a fornire più alternative di scelta e perfino qualche titolo di qualità si comincino a notare.
Ne sappiamo qualcosa io e quello scellerato di Cannibal Kid, come sempre pronti a deliziarvi - si fa per dire - con i nostri commenti alle uscite che attendono tutti i cinefili e non in sala questo weekend: e questa volta, incredibile a dirsi, le alternative davvero non mancano.


"Ti ho lasciato Peppa Kid lì per terra, in un angolo. Ho dovuto dargli un paio di ceffoni, non stava zitto un secondo."

Under the Skin




Cannibal dice: L'ho già visto! L'ho già visto!
E com'è?
Come volete che sia un film con Scarlett Johansson in versione aliena nuda?
Pensate che possa essere deludente?
Vi siete per caso bevuti il cervello al saloon di Ford?
A breve la recensione cannibale.
Ford dice: under the skin mi pare che si annidi la classica cannibalata, ma dato che ancora non l'ho visto, attendo a pronunciarmi, pregustando però una possibile nuova battaglia con il mio rivale, troppo shakerato dalla Johansson per ragionare!

"Di nuovo quel Cannibal Koso!? Ma è proprio uno stalker!"

Mud


Cannibal dice: Mud l'ho già visto e mi è piaciuto (http://pensiericannibali.blogspot.it/2013/10/in-mood-for-mud.html). L'ha già visto pure Ford che l'ha eletto, in maniera come al solito esagerata, suo film del 2013. Se l'ha già visto lui, l'han già visto tutti, ma nei cinema italiani arriva solo ora con un “leggerissimo” ritardo. E se voi non l'avete ancora visto, non aspettate oltre. Non è un capolavoro come Ford vi vorrà far credere, però una visione se la merita tutta.
Ford dice: Mud è stato, senza se e senza ma, uno dei film che più sono riusciti a conquistarmi in questi ultimi anni. Una sorta di incontro tra Un mondo perfetto di Eastwood e Stand by me in salsa southern come piacerebbe a Lansdale. Insomma, un film fordiano al mille per mille talmente bello da aver conquistato perfino il Cannibale, che è dirla tutta.
Se non l'avete ancora visto e siete ritardatari come i nostri distributori, correte in sala, magari dopo aver letto la mia recensione - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2013/10/mud.html -.

"Ragazzi, state lontani da quel Peppa Kid! E' molto meno giovane di quanto dice di essere!"
Quel momento imbarazzante


Cannibal dice: Ho già visto anche questo e, in attesa di maggiori approfondimenti, posso anticiparvi che non è una pellicola imbarazzante. L'unica cosa imbarazzante è la presenza qui sul meraviglioso Pensieri Cannibali di quel bruto di James Ford.
Ford dice: nonostante la presenza di Michael B. Jordan, promettente attore già visto in Friday Night Lights e Fruitvale station, questa commediola non mi pare davvero niente di che. Sarà che pare non essere dispiaciuta troppo al Cucciolo.
Vedrò a breve di recuperarla in modo da essere preparato a dare contro al parere fornito dal mio rivale.

"Ragazzi, so che è davvero imbarazzante, ma devo confessarvi una cosa: leggo Pensieri Cannibali!"

Il fuoco della vendetta


Cannibal dice: Questa settimana arrivo preparatissimo. Ho già visto e recensito pure questo Il fuoco della vendetta – Out of the Furnace (http://pensiericannibali.blogspot.it/2014/01/christian-bale-dayle.html). Purtroppo, nonostante il notevole cast capitanato da Christian Bale, si tratta di una cocente delusione, nonché di uno dei film più noiosi visti quest'anno. Non avevo quindi dubbi che a Ford sarebbe piaciuto...
Ford dice: altro ritardo clamoroso dei nostri distributori, Out of the furnace è firmato dal regista del fordianissimo Crazy heart ed è altrettanto fordiano. In rete non ha riscosso grande successo, eppure per me è un solido film interpretato alla grandissima dai suoi protagonisti che racconta i drammi della provincia americana estrema. Per me, da vedere. Sempre dopo aver letto la recensione fordiana - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2014/05/out-of-furnace.html -.

"Mi dispiace, Bale. Essere il preferito di Cannibal ti è costato il ruolo nella seconda stagione di True detective."

Planes 2 – Missione antincendio


Cannibal dice: Così come già Planes 1, lascio la visione del seguito a mio nipote, che ha 5 anni, e a Ford, che mentalmente ne ha ancora meno, e volo via.
Ford dice: perfino per un pixariano come me, il primo Planes - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2013/11/planes.html - risultava essere davvero una cagatina inutile. Immagino che il secondo non sarà troppo diverso.

"Se questo film ha abbattuto anche Ford, c'è poco da stare allegri!"

Pazza idea


Cannibal dice: Questo film greco credo possa essere la potenziale sorpresa della settimana. Si tratta solo di una mia pazza idea?
Ford dice: una pazza idea è stata quella di cominciare a collaborare con Cannibal. Per il resto, questo film mi dice poco o niente.

"Questo selfie farà morire d'invidia Peppa Kid!"

The Rover


Cannibal dice: Film australiano del regista di Animal Kingdom, pellicola altrove esaltata che a me invece non aveva convinto per niente, con protagonista l'idolo (o dovrei dire ex idolo?) delle teenagers Robert Pattinson. Si tratta insomma di una possibile fordianata bell'e pronta per una stroncatura cannibale, ma ho l'impressione non so perché che potrebbe stupirmi in positivo.
Ford dice: Animal Kingdom, dramma crime in famiglia australiano solido e tosto mi aveva ai tempi parzialmente deluso, considerati gli elogi che l'avevano ricoperto aumentando l'hype del sottoscritto per la visione. A questo secondo giro con il suo regista vorrei fare il contrario, tenere le aspettative ad un livello basso - considerata anche la presenza di Pattinson - e sperare di essere sorpreso in positivo.

"Non ti azzardare mai più a mandare a puttane un film di Cronenberg, capito!?"

The Stag – Se sopravvivo mi sposo


Cannibal dice: Commedia irlandese che in patria ha spopolato, o almeno così dice la campagna marketing, come i film precedenti potrebbe regalarci delle soddisfazioni. Se poi le risate non arriveranno, poco male. Per quelle basta fare un salto su WhiteRussian e lì sì che sono garantite!
Ford dice: gli irlandesi, si sa, sono uno dei popoli che al Saloon viene amato di più. Questa commedia, campione d'incassi in patria, però, mi attrae più o meno come uno qualsiasi dei film teen che esalta tanto il mio rivale. La lascerò, dunque, per il momento in secondo piano, almeno fino alla lettura di qualche recensione in più.

Tipico passatempo fordiano del weekend.

La ragazza del dipinto


Cannibal dice: Probabile polpettone biopic storico, sono comunque curioso di dare un'occhiata a La ragazza del dipinto più che altro per la protagonista Gugu Mbatha-Raw, attrice vista finora in cose mediocri ma che secondo me ha dell'ottimo potenziale. Chi invece di potenziale non ne ha mai avuto e ormai è troppo vecchio per averne, beh, sapete già di chi sto parlando...
Di me. Di chi altri?
Ford dice: polpettone totale alla visione del quale costringerei il non più ragazzo Cannibale giusto per torturarlo neanche stesse guardando un qualche film d'autore approvato da White Russian. Dal canto mio, passo molto volentieri.

"Ti hanno imbalsamata?" "No, ho solo visto questo film."
One on One


Cannibal dice: A completare questa ricca settimana di uscite arriva anche il nuovo film di Kim Ki-Duk, regista fordiano che non mi sono mai filato molto ma che, da quel poco che ho visto, mi pare sopravvalutatissimo. Per il momento, lo passo volentieri al mio rivale da cinema.
Ford dice: Kim Ki-Duk, fino ad una decina d'anni fa uno dei nomi più promettenti del Cinema orientale, dopo la crisi ascetica ed il ritorno alla vita "normale", pare essersi perso in se stesso peggio di un Malick qualsiasi. Questa potrebbe essere l'occasione del riscatto, o la definitiva conferma della sua debacle. Spero per me che lo vedrò che si tratti del primo.


"E ora prova a dire ancora che Cannibale ne capisce di Cinema!"

mercoledì 27 agosto 2014

Hercules - Il guerriero

 
La trama (con parole mie): nato da Zeus e da una semplice mortale, Hercules è stato circondato da un alone leggendario fin dalla sua nascita, quando ancora nella culla stritolò due serpenti inviati da
Era, madre degli dei, per ucciderlo. A quell'impresa seguirono le dodici fatiche, che resero il suo personaggio ancora più importante e venerato in tutta la Grecia: scacciato da Atene dopo essere
stato accusato ingiustamente dell'omicidio di sua moglie e delle sue due figlie, Hercules viaggia attraverso l'Ellade insieme ad un gruppo di inseparabili amici e guerrieri, accanto ai quali combatte come un mercenario.
Quando il gruppo si dirige in Tracia per aiutare il re a sedare una rivolta, finiscono per essere messe alla prova la fede stessa dell'eroe e la capacità di assumere il ruolo che suo padre - chiunque fosse, Zeus o no - avrebbe voluto per lui.








Qui al Saloon, è cosa nota, ogni tamarrata che si rispetti è decisamente ben accolta dal sottoscritto, specialmente se porta in dono, oltre ad un bagaglio di botte e fracassonate, anche qualche interprete d'eccezione dell'action come il sempre più gonfio e gigantesco The Rock, eroe del wrestling fine anni novanta/inizio anni zero - con qualche comparsata in tempi più recenti - al quale un appassionato di sport entertaiment come il sottoscritto non può non voler bene.
Benchè mi aspettassi di incrociare il cammino di una vera e propria schifezzona record, da mesi attendevo l'uscita dell'Hercules targato Dwayne Johnson - vero nome del già citato The Rock -, sopportando il pur non così brutto come avrei pensato alla vigilia della visione Hercules - La leggenda ha inizio con Kellan Lutz di qualche mese fa e preparandomi agli sfracelli che l'ex wrestler avrebbe compiuto nei panni del leggendario semidio greco.
Per quanto la stanchezza l'abbia fatta da padrona e, di fatto, abbia comunque accettato bonariamente tutti i limiti del lavoro di Brett Ratner, devo ammettere che questo Hercules - Il guerriero finisce per
essere davvero, davvero trash, e seppur non in grado di raggiungere i bassissimi livelli del recente Transformers 4 - quantomeno nella durata - pronto a diventare uno dei bersagli preferiti di tutti i non
avvezzi al genere della stagione, tanto da finire per avvincere perfino il sottoscritto così poco da costringere gli occupanti di casa Ford a terminare la visione in due serate, e sempre con la palpebra
parecchio pesante.
Una cosa imperdonabile, questa, per un giocattolone action che ricorda i peplum dei tempi andati e dal minutaggio limitato, che finisce quasi per essere peggiore del parruccone sbattuto sulla testa pelata di The Rock neanche fosse un Nicholas Cage qualunque pronto a girare un nuovo Ghost Rider: trama esilissima, sceneggiatura e dialoghi al limite del ridicolo, personaggi cambiati da una scena all'altra - clamoroso il caso del re interpretato da John Hurt, passato dall'essere un vecchio inoffensivo difeso da Hercules ed i suoi ad un tiranno senza cuore pronto a fare secco perfino il suo stesso nipote ancora bambino -, combattimenti ed approccio senza una vera direzione: perfino l'unica idea interessante della pellicola, ovvero far passare Hercules per un guerriero di impareggiabile abilità che sfrutta con l'inganno la sua fama di semidio grazie ai racconti dei suoi compagni e a trucchi del mestiere viene accantonata e persa per strada liberando il più classico finale da supereroe spaccaculi senza ritegno alcuno che finisce per non tenere conto di quanto di buono poteva essere stato seminato nella prima parte del film.
Un peccato, perchè una sorta di "grande inganno" avrebbe regalato spessore al protagonista così come al suo gruppo, e forse avrebbe permesso al pubblico di dimenticare anche cose terribili come l'agghiacciante interpretazione di Joseph Fiennes, che si conferma la pecora nera della sua famiglia in termini di qualità artistiche - e non che ce ne fosse bisogno -.
In tutto questo, e tra un blackout da sonno da divano e l'altro, tutto sommato non sono comunque riuscito a volere male a questa roba, che almeno non mostra la spocchia che in altre occasioni - come fu per il terribile Scontro tra titani, per rimanere in tema Antica Grecia - avevano cercato di sfoderare blockbuster estivi più che dimenticabili di questa risma: in fondo, la durata non è un ostacolo - un'ora e mezza scarsa -, le scene di battaglia rendono la pillola meno amara - soprattutto quella che vede Hercules ed i suoi opposti agli uomini dal look zombie più o meno a metà pellicola - e il buon Dwayne resta sempre il buon Dwayne, nonostante il telo mare peloso che hanno deciso di lasciargli in testa - e non parlo della pelle di leone, sia chiaro -.
Se non siete della parrocchia action, comunque, risparmiatevi la visione senza troppi timori: rischiereste di assistere ad uno spettacolo che segnerebbe inevitabilmente la condanna del genere per i
non avvezzi.
In fondo, per quanto solo una, e non dodici, questo Hercules - Il guerriero, è stato una vera fatica perfino per un vero tamarro come me.



MrFord



"'Cos I'm strong enough
to live without you
strong enough and I quit crying
long enough now I'm strong enough
to know you gotta go."
Cher - "Strong enough" -



martedì 26 agosto 2014

Fordino Unchained: sapore di mare


La trama (con parole mie): a fare da salvagente alla mia estate infernale - lavorativamente parlando - sono giunti due periodi di ferie che hanno rappresentato, di fatto, oltre all'occasione per respirare grazie anche e soprattutto a Julez, il primo, vero contatto con il mondo della spiaggia e del mare per il Fordino, che lo scorso anno, durante il mese trascorso in vacanza, ancora non camminava e non poteva gettarsi a capofitto nelle avventure sotto l'ombrellone.
E devo dire che se le premesse sono queste, le sue future estati saranno parecchio movimentate, soprattutto in termini sentimentali.


Senza dubbio il tempo trascorso da quando AleLeo ha cominciato a camminare - un mesetto prima di compiere un anno, giorno più, giorno meno - è stato la mia ribalta personale rispetto all'evoluzione del rapporto con lui, passato dalla simbiosi con la mamma dei primi mesi e alla quiete delle ore di nanna ad una sorta di dinamica scheggia sempre carica a mille - almeno da sveglio, considerato che si fa, fortuna nostra, delle signore dormite - alla scoperta del mondo e dell'universo del gioco, all'interno del quale, di fatto, sono la sua guida ed il suo pupazzone formato famiglia.
Dalla palla - suo intrattenimento preferito in assoluto, che si tratti di lanciarla, usare le mani o i piedi - all'inseguimento dei gatti con tanto di stage diving dal divano - è recente un suo volo spettacolare con tanto di bozzo formato unicorno sulla fronte rimediato cercando di mettere le mani su Diego, il peloso cagasotto di sette chili abbondanti che ci ritroviamo in casa - fino al campionario di versi di animali - il mio preferito è senza dubbio l'elefante, che lui ripropone a richiesta mettendoci tanta più enfasi quanta è la soddisfazione che riscontra nel sottoscritto -, posso dire che il Fordino è un bambino decisamente fisico - cosa che, da ex timido, apprezzo molto -, sempre pronto a manifestare i suoi sentimenti attraverso gesti ed azioni.
I due periodi trascorsi al mare, in questo senso, sono stati un'ulteriore evoluzione del concetto: in particolare, le ferie d'agosto hanno portato il piccoletto alla scoperta non solo dei giochi per bambini presenti sulla spiaggia - anche quelli a continuo rischio di base jumping -, ma anche e soprattutto del gentil sesso: l'approccio attuale del Fordino con tutte le bambine dai tre anni in giù è stato assolutamente da manuale, con una combinazione clamorosa quanto diretta e molto pane e salame.
Nello specifico, questo era quello che accadeva quando il suddetto piccolo Ford si trovava di fronte una delle sue predilette: camminata decisa con mani protese in avanti, bacio a bocca aperta con tentativo di limonata dura, e dunque un loop a ripetere l'operazione più volte.
Al minimo accenno di reazione della "vittima" di turno, il passaggio alla combo spinta più morso era dietro l'angolo.
Combo che, con i maschi, giungeva spesso e volentieri - e senza mancato bacio in precedenza - a causa di dispute sul possesso della palla, che come ovvio diventava del bimbo che l'aveva in mano in quel momento come se fosse l'oggetto più prezioso del mondo.
Manifestazioni fisiche sopra le righe a parte, comunque, è stato decisamente divertente scoprire l'altro lato del mondo della spiaggia, quello dei genitori che si conoscono tra loro soltanto come "tu sei il padre/madre di", senza ricordare o scoprire nessun nome di adulto neanche per sbaglio, così come seguire gli orari spagnoli legati al riposino pomeridiano, che spesso ci vedeva arrivare in riva al mare non prima delle cinque del pomeriggio: e dalle prime nuotate e le imitazioni dello squalo fino ai complimenti degli anziani pronti ad augurare al Fordino un futuro da calciatore - alimentando i timori e le ire di Julez, che già deve patire le mie provocazioni a proposito della partecipazione ai Mondiali del 2030 del piccolo, che allora avrà 17 anni -, è un continuo imparare, così come ogni giorno vissuto da genitore.
Si parla tanto di educazione dei figli, e degli insegnamenti che, giusti o sbagliati che siano, diamo loro, quando in realtà sono questi piccoli uomini e donne ad insegnarci ogni giorno: cresciamo più noi con loro che loro con noi.
E non vedo già l'ora della prossima estate, con tutti i suoi "baci salati".
MrFord



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