lunedì 14 gennaio 2019

White Russian's Bulletin


Seconda puntata del Bulletin dedicata, di fatto, a quelle che sono state le visioni - e le letture - accumulate durante le vacanze natalizie che hanno permesso a questo vecchio cowboy un recupero come non si sognava da mesi.
A questo giro, a conti fatti, ci si concentra principalmente su lavori più "autoriali", visioni che sono state protagoniste - o lo sarebbero state - delle classifiche dei Ford Awards.


NARCOS - MESSICO (Netflix, USA, 2018)

Narcos: Messico Poster

Il fatto che su Narcos avrebbe sempre aleggiato il fantasma del Pablo Escobar di Wagner Moura era evidente fin dalla prima stagione del serial legato ai grandi cartelli della droga di Netflix: quello che non sapevamo, però, era che gli autori sarebbero riusciti a mantenere uno standard qualitativo da grande crime novel, appassionando anche quando l'attenzione si sarebbe spostata al cartello di Cali prima e dunque al Messico, con gli stessi protagonisti che ispirarono Don Winslow per i due Capolavori Il potere del cane e Il cartello.
In barba a quanto letto in giro, ho trovato la quarta stagione di Narcos serrata, tesissima, perfetta nel raccontare i lati positivi e negativi - perchè ci sono entrambi, siamo umani - di chi sta da una parte e dall'altra della barricata: l'ascesa di Gallardo e dei suoi luogotenenti da una parte e la storia di Kiki Camarena dall'altra sono ancora più intense se pensate vere, come del resto sono state, seppur romanzate. 
Emozioni, tensione, valore ed un'apparizione inaspettata e già mitica dello stesso Pablo.




ROMA (Alfonso Cuaron, Messico/USA, 2018, 135')

Roma Poster


Approcciato con tutte le riserve del caso - Cuaron, strepitoso con la macchina da presa, non sempre ha centrato l'obiettivo dell'emozione - e pronto a combatterlo con tutto il pane e salame possibile, sono rimasto travolto e conquistato da ROMA, pellicola vincitrice dell'ultimo Festival di Venezia che mi ha fatto restare in Messico un pò di più oltre a Narcos e ricordato nel contempo il grande Cinema neorealista italiano così come le carrellate laterali di un Maestro come Ozu.
Sarà costruito a tavolino e anche compiaciuto - il buon Alfonso sa davvero dove mettere le mani -, racconterà la "semplice" storia di una famiglia e della sua domestica, potrà far patire alcuni per la durata, ma se non è espressione della settima arte un lavoro come questo, non so davvero cos'altro potrebbe esserlo: in un'annata di disamore come il duemiladiciotto, ROMA è stata una delle poche pellicole che mi ha permesso di emozionarmi ancora all'idea di scoprire un nuovo, grande film.




L'ULTIMA AVVENTURA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER (Bjorn Larsson, Svezia, 2018)

Risultati immagini per l'ultima avventura del pirata long john silver

Come i più vecchi frequentatori del Saloon ben sanno, La vera storia del pirata Long John Silver, oltre ad essere un Capolavoro assoluto della Letteratura d'avventura, è uno dei romanzi preferiti di tutti i tempi di questo vecchio cowboy: la vicenda del leggendario Barbecue, uno dei charachters nei quali mi ritrovo di più in assoluto, mi aveva colpito, commosso, emozionato, esaltato a dismisura.
Questo brevissimo racconto - che altro non è che un capitolo tagliato ai tempi dalla prima edizione del romanzo, giudicata troppo lunga dall'editore -, giunto per caso tra le mie mani grazie a Julez, è una chicca per appassionati, che non aggiunge nulla al valore assoluto del protagonista e del titolo dal quale è stato originato, ma che per me è stato come un tuffo al cuore.
Hold fast, Barbecue. Io sono con te.




DOGMAN (Matteo Garrone, Italia/Francia, 2018, 103')

Dogman Poster

Un pò come ROMA, anche Dogman di Matteo Garrone è giunto sugli schermi del Saloon con un misto di aspettativa e prudente circospezione, la stessa che circonda i titoli giudicati un pò ovunque - e nei grandi Festival - come imperdibili: al contrario, però, del grande affresco di Cuaron, Dogman è stato ridimensionato minuto dopo minuto, rivelando di fatto l'incompiutezza di quello che è considerato uno dei registi più "cult" degli ultimi quindici anni in Italia, Matteo Garrone.
Al contrario del suo "rivale" Sorrentino, infatti, trovo che l'autore di Gomorra non sia mai davvero riuscito a sfornare un vero e proprio Capolavoro, e abbia anzi al contrario più spesso mostrato la mancanza di quella scintilla che trasforma una buona pellicola in qualcosa di indimenticabile: Dogman è un ottimo prodotto, la sua cornice di disperazione è impressionante, Marcello Fonte bravissimo, eppure soprattutto nella seconda parte perde mordente, diventa quasi prevedibile, perfino esagerato, e ricorda molto un altro lavoro di Garrone, L'imbalsamatore, lo stesso che l'aveva fatto conoscere al grande pubblico. Peccato solo che si parli dell'ormai lontano duemiladue.


giovedì 10 gennaio 2019

Thursday's child


Anno nuovo, rubrica a tre vecchia, con i soliti, vecchi rivali Ford e Cannibal pronti a darsi battaglia - più o meno - illustrando le uscite settimanali accanto ad un ospite giunto dal favoloso ed a me sconosciuto mondo di Facebook, Giuseppe.
L'inizio del duemiladiciannove avrà portato in dono titoli interessanti?

"Seeeee! Un'altra vittoria di Ford su Cannibal!"
Benvenuti a Marwen

"Questo modellino di Ford vestito tamarro piacerà senza dubbio a Cannibal."

Giuseppe: Quando già sei uno sfigato da urlo, di mezza età e lavori come illustratore specializzato nella seconda guerra mondiale e la vita decide che non è abbastanza, cosi una sera dei bifolchi, ti riempiono di botte, rendendoti infermo.
Questa è la storia del protagonista di Benvenuto a Marwen, interpretato dal bravo Steve Carrell, il quale però dopo un giusto periodo di depressione, con la fantasia ed un tocco di magia si inventa Marwen, un posto in cui può guarire e le sue amiche, tutte bone, con cui probabilmente avrebbe voluto fare qualcosa ma essendo fuori dalla sua portata lo hanno sempre friendzonato, sono delle supereroine che difendono la città. P.S. mi sa che me lo vado a vedere.
Cannibal Kid: Lo spunto iniziale pensavo fosse ispirato alla storia di Ford quando era giovane, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale appunto. Solo che lui allora non dev'essere stato menato da dei bifolchi, ma da un gruppo di radical-chic. Per quello li odia tanto. Per questo ci odia tanto.
Quest'idea di partenza comunque può dare vita tanto a una pellicola originale e intrigante, quanto alla solita robetta moralistica, così come la regia di Robert Zemeckis può oscillare tra capalavori (Ritorno al futuro), film ottimi e sottovalutati (La morte ti fa bella, Contact, Flight) e film sopravvalutati e buonisti (Forrest Gump). S'inizia quindi l'anno all'insegna della più completa incertezza. Bene così.
Ford: Zemeckis, nel corso della sua carriera, ha collezionato film memorabili ed altri decisamente dimenticabili, dunque potrebbe rivelarsi una sorpresa in negativo così come in positivo. La stessa trama fa un pò lo stesso effetto, passando dalla potenziale figata fordiana alla decisamente più certa cagata cannibalesca. Per iniziare bene l'anno, spero si tratti più della prima.

Non ci resta che il crimine

"Tre ore con Ford a fare crossfit, e hanno dovuto portare Cannibal in reanimazione!"
Giuseppe: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi, Ilenia Pastorelli e Massimiliano Bruno, insomma il meglio, o forse il meno peggio del cinema nostrano, si riunisce per questa dark comedy con sfumature fantasy, in cui tre uomini piuttosto sfigati nel tentativo di sbarcare il lunario decidono di inventarsi un tour dei luoghi in cui la leggendaria banda della Magliana ha compiuto le sue imprese.
Hanno dunque trovato il modo di svoltare? Non esattamente. I tre si ritrovano improvvisamente nel 1982, roba che Sarah Lance e le altre leggende di domani, spostatevi che fate ombra, ma visto che sono tre deficienti, si metteranno in tanti casini tanto da arrivare a pestare i piedi alla banda stessa, riusciranno a sopravvivere e tornare nel presente, con tutte le ossa a posto, ai posteri o a chi vedrà il film l’ardua sentenza.
Cannibal Kid: Cos'è questa, la trama di Ritorno al futuro - Parte IV Edizione romanesca?
No, in questo caso Robert Zemeckis non c'entra niente. Dietro la macchina da presa c'è invece Massimiliano Bruno, regista di film abbastanza interessanti come Nessuno mi può giudicare e Gli ultimi saranno ultimi, ma anche di quel Beata ignoranza che aveva esaltato più Ford di me. Ho l'impressione che con questa comedy-crime le cose potrebbero andare allo stesso modo. In ogni caso una visione ci sta, daje!
Ford: nel corso degli anni del Saloon il Cinema italiano è stato un'antagonista agguerrito per il sottoscritto quasi quanto il Cannibale, eppure ultimamente ho mostrato un'apertura mentale che il mio rivale non possiede non solo mettendo al primo posto nei Ford Awards proprio un film made in Terra dei cachi, ma anche concedendomi qualche svago con commedie leggere ma piacevoli come Beata ignoranza. Sinceramente spero che questo Non ci resta che il crimine possa seguire quella scia, o non mi resterà che sfogarmi sulle produzioni italiane e ovviamente su Peppa Kid.

City of Lies

"Come ti sembra?" "Disegni peggio di quanto Cannibal capisca di Cinema."
Giuseppe: Jack Sparrow ha smesso di navigare i sette mari, si è tagliato i capelli e si è arruolato in polizia e con l’aiuto di un giornalista con il pizzetto e gli occhi strabici, investiga sugli omicidi di Tupac Shakur e di Notoriuos BIG. Contenti di vedere Jack in questa nuova veste? Creduloni, era una bugia, in questa storia piena di bugiardi che in confronto Pinocchio è la bocca della verità, mi sono fatto contagiare ed ho mentito anche io. In realtà è il solito Johnny Deep, bellissimo, bravissimo e tormentatissimo, alle prese con l’ennesissimo (che non si può dire ma suonerebbe bene in questo turbine di superlativi) film incentrato su un duplice omicidio irrisolto realmente accaduto, affiancato da Forest Whitaker, bravissimo anche più di Deep ma non bellissimo e tormentatissimo, quindi non può fare il protagonista.
Cannibal Kid: James Ford è bellissimo, bravissimo e tormentatissimo.
Come? Si è capito subito che stavo mentendo, anzi mentendissimo?
È vero, però non del tutto. Un po' tormentato lo è davvero. O se non altro è un tormento leggere le sue opinioni oscene. Quanto a Johnny Depp, lui bellissimo, bravissimo e tormentatissimo lo era per davvero, mentre ora è solo tormentatissimo (e a quanto sembra anche indebitatissimo) e i suoi film, un tempo spesso cult, oggi si rivelano più spesso scult. Spero faccia eccezione questa pellicola, che racconta del duplice caso di omicidio nel mondo del rap che ha segnato la mia adolescenza e che ancora oggi è avvolto da tanti misteri. Spero inoltre che possa portare a una nuova rap battle tra me, noto fan di Tupac, e Ford, big fan di Notorious.
Ford: Cannibal Kid è bellissimo, bravissimo e tormentatissimo.
Non penso potrei affermare le prime due cose neppure sbronzo marcio, mentre tormentato credo che un pò lo sia davvero, anche se ancora non ho capito se dal suo Coniglione da cameretta personale o dal contenuto altamente tossico del suo cervello.
Intanto posso dire, senza mentire, che questo film potrebbe essere una piacevole sorpresa e mi ritrovo d'accordo all'idea di una nuova rap battle tra me e Cannibal, rinnovando i tempi di Notorius e Tupac.

Attenti al gorilla

Ford e Cannibal si confrontano a proposito delle uscite della settimana.
Giuseppe: Attenti al gorilla uh, attenti al gorilla uh, living together, ah non era il gorilla?
Va bene dettagli, il film ci mostra un Frank Matano leggermente meno stupidone rispetto al solito nei panni di un uomo di buon cuore, prossimo al divorzio da una sempre gnocca Cristiana Capotondi, il quale fa causa allo zoo, vince e gli danno un gorilla in affido, il quale, pur sfasciandogli casa ed intasandogli il bagno, lo aiuterà a salvare il suo matrimonio, dato che questa gorilla ha una lunga esperienza sentimentale ed ha alle spalle una tormenta relazione con Victoria Cabello, infatti spoiler alert, il gorilla è lo stesso della pubblicità della popolare marca di analcolici, che mollato dalla Cabello è finito in disgrazia allo zoo.
Ma non ha perso fiducia nell’amore e cosi prenderà a cuore la causa di Matano. Che tenerezza, amici!
Che tenerezza, del resto il gorilla è il migliore amico dell’uomo, ah non è cosi? Va bene dettagli.
Cannibal Kid: Attenti a quel gorillone di Ford! E attenti pure a questa pellicola! Siamo appena ai primi giorni di gennaio, ma abbiamo già un serio pretendente alla flop 10 dei peggio film del 2019. Tra trama assurda e Frank Matano, a salvarlo ci potrebbe essere solo la Capotondi. Attenti anche a lei!
Ford: se la mia riconciliazione con il Cinema italiano aveva qualche possibilità di concretizzarsi, una cosa come Attenti al gorilla rischia di compromettere qualsiasi buon proposito per il duemiladiciannove. E cominciare a farmi dubitare del Cinema in generale. Parola di gorillone.

Una notte di dodici anni

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"Fuori ci sono Ford e Cannibal. Col cazzo che esco da qui."
Giuseppe: Il film racconta la vera storia di alcuni detenuti ingiustamente rinchiusi in carcere per dodici anni dal regime militare uraguaiano, i quali subiranno ogni genere di tortura, tra le quali la visione delle terrificanti telenovele in onda nei paesi limitrofi. Va be, potrebbe anche essere successo, visto che i militari sono romantici, tanto che uno di loro chiederò ad uno dei detenuti di scrivere un’appassionata lettera d’amore ad una donna che vuole conquistare… in fondo tutti abbiamo piccoli problemi di cuore e siamo in cerca di un bacio rubato e qualcosa di più.
Cannibal Kid: Una vera tortura per me sarebbe una maratona di film action organizzata da Ford, ancora peggio delle telenovelas sudamericane. O della musica reggaeton sudamericana. Pure questa pellicola pseudo impegnata mi sa comunque di notevole tortura, quindi farò meglio a girare al largo per - almeno - i prossimi 12 anni.
Ford: questo è il tipico film sulla carta autoriale che una dozzina d'anni fa sarei corso a vedere in una sala semivuota dandomi il tono di grande intenditore. Oggi, invece, lo avvicino con circospezione, perchè potrebbe sempre rivelarsi la tipica ciucciatona buona giusto per una dozzina di radical chic in cerca di cibo per il proprio ego. Ne sai qualcosa, Cucciolo?

lunedì 7 gennaio 2019

White Russian's Bulletin



Finiscono le Feste, e si torna alla quotidianità anche qui al Saloon: fortunatamente i giorni passati tra mangiate, bevute e Fordini scatenati hanno anche permesso un recupero importante rispetto alla media delle settimane precedenti al Natale, tale da permettermi addirittura di "scomporre" le visioni e le letture in due puntate del Bulletin, concedendomi ancora questa settimana e la prossima per andare a tamponare rispetto ad alcuni dei titoli più attesi mancati clamorosamente sul finire del duemiladiciotto.


CARGO (Ben Howling&Yolanda Ramke, Australia, 2017, 105')

Cargo Poster

Recuperato dal bacino di Netflix, questo survival padre/figlia con un Martin Freeman inedito - personalmente non gli darei mezza possibilità di cavarsela in situazioni estreme - si lascia guardare senza infamia e senza lode, porta sullo schermo qualche idea interessante ed il paesaggio sempre emozionante dell'outback australiano, che porto sempre nel cuore.
Resta una pellicola ad uso e consumo quasi esclusivo degli appassionati del genere, ma porta onestamente la pagnotta a casa ed intrattiene il giusto, soprattutto se si è genitori.


ULTIMATE BEASTMASTER - STAGIONE 3 (Netflix, USA, 2018)

Ultimate Beastmaster: La legge del più forte Poster

Si è chiusa - spero solo per il momento - l'esperienza dei Ford con Ultimate Beastmaster, il programma che ha intrattenuto i grandi del Saloon ed ispirato ed esaltato i piccoli: con la terza stagione - nonostante la magrissima figura dei partecipanti italiani - si ha un'ulteriore evoluzione del sistema della gara ed il divertimento, se si è tamarri abbastanza, è sempre assicurato.
Personalmente, oltre a non vedere l'ora di confrontarmi con i Titan Games di The Rock, sarei molto curioso di testare un percorso di questo tipo, per quanto duro potrebbe essere.
Da segnalare, per me un valore aggiunto, la presenza al tavolo di commento statunitense per questa stagione l'ex wrestler ed idolo del sottoscritto CM Punk.



MARVEL'S DAREDEVIL - STAGIONE 3 (Netflix, USA, 2018)

Daredevil Poster

A fare capolino - purtroppo per l'ultima volta, data la cancellazione di tutto il progetto Marvel Knights firmato da Netflix - al Saloon in queste Feste è giunto anche il titolo meglio gestito e realizzato della costola metropolitana del Cinematic Universe, Daredevil.
Dopo due stagioni decisamente convincenti a questo terzo giro di giostra l'attenzione torna a portarsi sull'aspetto meno mistico e da "periferia" del Diavolo Rosso, con il ritorno di Kingpin - un sempre ottimo Vincent D'Onofrio -, l'abbandono del costume da "supereroe" e l'introduzione di quello che avrebbe avuto tutte le potenzialità per diventare una nemesi importante per l'alter ego di Matt Murdock, Bullseye.
Peccato davvero per la decisione "dall'alto" di interromperla, perchè senza dubbio questa serie avrebbe avuto ancora molto da dire.




SABRINA (Billy Wilder, USA, 1954, 113')

Sabrina Poster

Incrociato per caso in televisione la sera della Vigilia e rispolverato dopo anni dall'ultimo passaggio sugli schermi del Saloon, Sabrina di Billy Wilder mantiene e conserva la sua classe e quella di uno dei più grandi del Cinema made in USA di tutti i tempi.
Il triangolo amoroso costruito sulla leggiadra bellezza della Hepburn, sulla guasconeria di William Holden e sulla spigolosità di Humphrey Bogart è vincente sotto tutti i punti di vista, e riesce a mantenersi in equilibrio perfetto sia nei momenti più drammatici che in quelli più leggeri di un vero e proprio Classico che tutti dovrebbero godersi almeno una volta nella vita.
Certo, ora come ora potrà apparire come un film d'altri tempi, ma dal bianco e nero perfetto allo stile non c'è davvero nulla, in questa macchina, che non funzioni.




IL SORRISO DI JACKRABBIT (Joe R. Lansdale, USA, 2018)

Risultati immagini per il sorriso di jackrabbit

E dopo anni passati ad attendere spasmodicamente le loro avventure, nel giro di dodici mesi Hap e Leonard, due dei personaggi letterari che più ho amato nella vita, tornano nelle librerie per ben due volte: purtroppo, però, con l'età i due improvvisati detectives paiono avere perso molto dello smalto delle prime avventure, e se Bastardi in salsa rossa, lo scorso gennaio, mi aveva permesso di evadere il giorno dell'intervento di mio padre mentre attendevo in ospedale, questo Il sorriso di Jackrabbit pare uno di quei dischi in cui l'artista affermato non fa che riproporre vecchie versioni di se stesso con molto meno mordente. 
Un vero peccato, anche per chi, come me, amerà sempre leggere di Hap e Leonard e ad ogni avventura sarà sempre al loro fianco.


martedì 1 gennaio 2019

2018 in music

Risultati immagini per maneskin

Come ogni anno, ormai, prosegue la tradizione che vede chiudere, il primo gennaio, la galleria dei Ford Awards ripercorrendo quelle che sono state, per numero di ascolti casuali e non, le hit "commerciali" più ascoltate in casa Ford, dai viaggi in macchina per le vacanze ai balli scatenati dei Fordini, passando per gli allenamenti della domenica in casa o le pulizie.
Mese per mese, dunque, ecco il duemiladiciotto "da radio" del Saloon.


GENNAIO: CHE LOCO CHE MI SENTO!


Con la visione in sala di Coco, grande protagonista anche dei Ford Awards, è rimasta nel cuore dei Fordini una delle canzoni più belle e significative del film, ancora oggi tra le più gettonate dalla Fordina, che mima passi di danza e chitarra. Rimasta nella playlist di Spotify dedicata alle "più sentite" praticamente per tutto l'anno, sarà sempre il ricordo di una visione magica.

FEBBRAIO: VIVA LA LIBERTA'



Per la prima volta lo scorso febbraio ho assistito ad uno show di Jovanotti insieme a Julez, e ho scoperto una persona che importa energia per esportare una vera e propria bomba: serata pazzesca, grandissimo divertimento ed una canzone simbolo del momento in cui, da un giorno all'altro, ho deciso di abbandonare la prima avventura lavorativa dopo il mio anno sabbatico, conscio del fatto che non mi avrebbe portato nulla di buono. Viva la libertà, per l'appunto.


MARZO: THESE DAYS



Chi frequenta il Saloon da più tempo sa bene quanto Macklemore goda di ottimo credito da queste parti: la sua incarnazione da mood malinconico e romantico stile Adele in coppia con Jesse Glynne mi ha colpito fin dal primo ascolto, ed è stata uno dei primi, veri tormentoni da cuffia di questo vecchio cowboy all'inizio della primavera.

APRILE: MORIRO' DA RE



I Maneskin, vincitori morali dell'edizione duemiladiciassette di X-Factor, si prendono la ribalta sfoderando un talento ed un'attitudine da rockstar che in Italia non sono mai esistite, e regalano la seconda chicca dopo la splendida Chosen. Se continuano così, questi ragazzi faranno molto parlare di loro.


MAGGIO: NO ROOTS



In un'annata stranamente per il Saloon dominata dall'Italia attraversa la primavera il tormentone furbo ma impossibile da dimenticare di No Roots di Alice Merton, che imperversa anche nei primi tentativi di canto della Fordina, che si è scoperta fan di tutte le parole che finiscono con la esse.
Niente che sarà ricordato negli anni a venire, ma un tormentone vero e proprio.


GIUGNO: KASHMIR KASHMIR



Con l'inizio dell'estate si torna al made in Italy con un pezzo intelligente ed arguto di un cantautore che, agli esordi, avevo profondamente sottovalutato e che, al contrario, con gli anni si sta rivelando sempre più interessante ed in grado di sperimentare e muoversi attraverso i generi. Kashmir Kashmir tratta temi scomodi ed importanti con grande acume, senza contare che si tratta di un pezzo incredibilmente orecchiabile e piacevole.

LUGLIO: LA CINTURA



Con l'estate è naturale concedersi a brani più leggeri e poco impegnati, dunque Alvaro Soler torna a fare capolino con un brano da bar in spiaggia che resta in testa e rende bene la leggerezza della mia stagione preferita, facendo assaporare il mare prima delle vacanze.

AGOSTO: FELICITA' PUTTANA



Con le vacanze, il mare, la Famiglia e il tempo a respirare il riposo inseguito dopo i primi mesi con il nuovo impegno lavorativo, sono arrivati i TheGiornalisti a regalare leggerezza e profondità in un colpo solo, con un pezzo che è entrato subito nel cuore di tutti i Ford, e ha rivelato una band fino a quel momento abbastanza snobbata da queste parti.


SETTEMBRE: WE CAN DO BETTER



Il rientro dalle ferie e l'autunno che ha tardato parecchio ad arrivare hanno portato la leggerezza, a fronte di un testo non così felice, del ritmo di We can do better, ballad dal video che ha subito coinvolto i Fordini e che è diventata un piacevole tormentone in grado di rendere meno pesante il rientro.

OTTOBRE: TORNA A CASA



Esplode l'autunno e tornano protagonisti i Maneskin, ancora una volta autori di un pezzo notevole che arriva al cuore dal primo ascolto, e conferma il talento di questi ragazzi tanto giovani quanto predestinati: il panorama italiano, se continueranno in questo modo, sarà letteralmente sconvolto dai quattro poco più che adolescenti lanciati da X-Factor. Una bomba.


NOVEMBRE: 90 MIN


Fin dai tempi della maschera, ho sempre trovato potente e arrabbiato Salmo, un rapper old school attento alle nuove tendenze sempre pronto a mostrare l'istinto ed il desiderio di raccontare ed esternare qualcosa. Il suo nuovo disco, Playlist, è una bomba, e 90 min, il pezzo d'apertura, è uno degli apici dello stesso. Politica, necessità, voglia, furia. Salmo si mangia la trap e sputa fuori un pezzo che è uno schiacciasassi.


DICEMBRE: LOS ANGELES



Negli ultimi anni a chiudere la carrellata è stato quasi sempre un inedito figlio di X-Factor, appuntamento fisso in casa Ford e realtà ormai fondamentale per la scoperta di potenziali nuovi talenti per la musica italiana - si vedano i Maneskin -: nonostante la vittoria dell'ottimo Anastasio, tra gli inediti usciti dalla trasmissione il mio preferito è Los Angeles, scritto per Luna, giovanissima concorrente dal carattere straripante, che se fosse uscito in estate avrebbe sbancato le classifiche, e che personalmente mi ricorda il carattere pepato della Fordina. Bang bang.


MrFord

lunedì 31 dicembre 2018

Ford Awards 2018: i film (N°10-1)


Ed eccoci giunti alla top ten più attesa di qualsiasi classifica e dei Ford Awards, quella dedicata al miglior film dell'anno: il duemiladiciotto è stato particolare per me ed il mio rapporto con il Cinema, che si è raffreddato ed ha toccato vette di allontanamento che posso ricordare solo a cavallo tra la fine degli anni novanta ed i primi duemila.
Fortunatamente, però, alcuni titoli sono riusciti ad accendere la scintilla che mi ha sempre fatto amare la settima arte, mantenendomi saldo e ancora qui: sono proprio loro a costruire questa decina, e tra loro c'è il vincitore del Ford Award più importante, pronto a raccogliere il testimone di Victoria lo scorso anno.


N°10: MOLLY'S GAME

Molly's Game Poster

Il duemiladiciotto che va a concludersi è stato l'anno della grande riscossa delle donne, e non è un caso che in questa decina compaiano due titoli legati a doppio filo al carattere e all'affermazione dell'altra metà del cielo.
Il primo è un gioiellino di sceneggiatura di Aaron Sorkin, in quest'occasione anche regista, interpretato alla grandissima da una Jessica Chastain da infarto - in molti sensi -: una vicenda che trascina, ipnotizza, aggancia allo schermo, ed una lezione importante per il Cinema.
A volte la vita può regalare vicende che neppure il più articolato degli script riesce a costruire.


N°9: BLACKKKLANSMAN

BlacKkKlansman Poster

Spike Lee, negli ultimi anni più avvezzo a polemiche sterili contro colleghi e addetti ai lavori che non alla macchina da presa, torna in grandissimo spolvero con una storia - anche questa ispirata da fatti reali - che mescola grottesco, crime, pulp e ironia prima di sfoderare un pugno nello stomaco di rabbia nel finale che lascia l'amaro in bocca e le lacrime agli occhi.
Spike l'arrabbiato è tornato a veicolare i suoi sentimenti nel modo migliore, ed il risultato è una bomba.


N°8: THE DISASTER ARTIST

The Disaster Artist Poster

Altro biopic, altro gioiellino.
Ingiustamente ignorato per vicende che non c'entrano nulla con il Cinema alla notte degli Oscar, James Franco mostra grandissima maturità come regista e talento come attore portando sullo schermo la misteriosa figura di Tommy Wiseau, autore di uno degli scult più assurdi mai girati.
Un film che tocca temi importanti come l'identità e l'amicizia e che viene portato in scena con grande sincerità dai suoi protagonisti, probabilmente i primi a credere nell'idea di Franco.


N°7: IL CLIENTE

Il cliente Poster

Fahradi è un regista che non ha bisogno di presentazioni, al Saloon, esponente di quel Cinema iraniano che da Kiarostami in poi ha regalato pellicole indimenticabili a tutti gli appassionati: Il cliente, dramma consumato nella banalità del Male umano, è un esempio del valore di quel Cinema.
Senza insistenze o spettacolarizzazioni, il regista porta in scena un vero e proprio pugno nello stomaco ed un turbinio di emozioni da pelle d'oca, e lo fa, come al solito, senza andare sopra le righe o alzare la voce. Ma con una potenza incredibile.


N°6: TONYA

Tonya Poster

Come Molly's Game, più di Molly's Game.
La vicenda di Tonya Harding e la storia interpretata alla grandissima da Margot Robbie paiono una versione "di pancia" di quella orchestrata da Aaron Sorkin che ha aperto questa classifica, e sono una delle cose che mi ha emozionato di più in questi ultimi dodici mesi.
Tonya, per molti versi, a prescindere dalle discussioni tecniche, è senza dubbio uno dei titoli che ho amato di più quest'anno, e continuerò ad amare anche nei prossimi.


N°5: SULLA MIA PELLE

Sulla mia pelle Poster

Sulla mia pelle, al contrario di Tonya, non è un titolo che si ama.
E' scomodo, doloroso, incredibilmente equilibrato nel mostrare i lati oscuri da entrambe le parti di una tra le vicende più vergognose della Storia recente del Nostro Paese.
Dovendo pensare ad un titolo che me lo ricorda, torno con la memoria a Diaz.
Sulla mia pelle è un film necessario.
Come se non bastasse reso indimenticabile anche grazie ad una performance da Oscar di Alessandro Borghi.


N°4: IL FILO NASCOSTO

Il filo nascosto Poster

Paul Thomas Anderson è uno che non ha bisogno di presentazioni.
Boogie Nights, Magnolia, Vizio di forma sono solo alcuni dei suoi lavori, titoli che ho amato alla follia e che sono pezzi fondamentali della mia Storia come spettatore.
Il filo nascosto è stato il più difficile da affrontare, tra i suoi film: ho iniziato odiandolo, e il giorno dopo la visione, scrivendone, l'ho riscoperto grande, grandissimo.
Andrebbe visto, rivisto, gustato come un whisky invecchiato sorso dopo sorso, e continuando a coglierne nuove sfumature, senza essere spiegato troppo.


N°3: TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

Tre manifesti a Ebbing, Missouri Poster

Ad aprire il podio dei Ford Awards 2018 è uno dei film più fordiani usciti negli ultimi anni, che ha battagliato fino all'ultimo secondo con i prossimi due titoli: intenso, profondo, eastwoodiano, imperfetto anche lui - ma il bello è questo -, profondamente umano.
Un film che mostra odio ma che, in realtà, parla d'amore. O quantomeno della necessità di averne, portarne, usarlo per sopravvivere e per vivere.
Grandi brividi, grande film, grandi attori.


N°2: COCO

Coco Poster

Ancora una volta la Pixar arriva nelle parti alte di questa classifica, riuscendo quasi a replicare il successo di Inside Out un paio d'anni fa: Coco, più tradizionale del suo "compare" appena citato, resta comunque una meraviglia per gli occhi ed il cuore, e resterà impresso nella mia memoria perchè visto in sala con le lacrime agli occhi e con i Fordini accanto, estasiati dai colori, dalla magia e dalle canzoni che, ancora oggi, li fanno scattare come molle. 
Un film profondamente emozionante sul valore dei ricordi e della propria Famiglia, perfetta o imperfetta che sia.


N°1: CHIAMAMI COL TUO NOME

Chiamami col tuo nome Poster

E alla fine, se non ricordo male per la prima volta da quando esiste White Russian Cinema, è l'Italia a conquistarsi la vetta di questa classifica. Una vittoria all'ultimo secondo, che si è materializzata rileggendo il post che scrissi subito dopo la visione riportando a galla i ricordi e le emozioni di un film stilisticamente lontanissimo dalla mia sensibilità ma profondo, sentito, vero, pieno di passione.
I dolori della crescita ci formano, e fortunatamente, anche quando non lo sappiamo, ad ogni lacrima dell'inverno seguono sempre l'energia della primavera e la gioia dell'estate.
E come scrissi allora, questo film è l'estate.



MrFord



I PREMI

Miglior regia: Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome

Miglior attore: Alessandro Borghi, Sulla mia pelle

Miglior attrice: Margot Robbie, Tonya

Scena cult: l'esultanza di Tonya Harding dopo il 360°, Tonya e Mamà Coco si ricorda del padre, Coco
 
Miglior colonna sonora: Coco

Premio "leggenda fordiana": lo sceriffo Willoughby, Tre manifesti a Ebbing Missouri

Oggetto di culto: la pesca, Chiamami col tuo nome

Premio metamorfosi: Alessandro Borghi, Sulla mia pelle
 
Premio "start the party": l'introduzione di Miguel della sua Famiglia, Coco

Premio "be there": il mondo dei morti, Coco
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