martedì 28 giugno 2016

Bud Spencer (1929 - 2016)


Se penso a mio nonno, quello che mi ha cresciuto ed insegnato ad amare il Western, il ricordo corre subito a te, vecchio Bud.
Ricordo le serate nel suo salotto, pronto a fare molto più tardi di quanto non facessi quando dormivo a casa mia, solo due piani sopra, guardando un film dopo l'altro, appoggiato sulle sue gambe con un cuscino, pronto a tornare a chiamarlo una volta messo a letto proprio come fa il Fordino oggi con me e Julez.
Ricordo Trinità, le gag a ripetizione con Terence Hill, il ruolo del gigante invincibile e burbero, lo sceriffo poco extra e molto terrestre, e soprattutto Bomber: a quei tempi, per il piccolo Ford alle scuole elementari, Rocky era già diventato un mito, e quella versione all'italiana della favola dell'outsider e dell'allenatore saggio e spaccaculi fece breccia dalla prima visione.
Imparai solo anni più tardi, ben dopo la morte di mio nonno, delle esperienze con Olmi e della vita decisamente da film che hai vissuto, vecchio Bud.
Come Bud Spencer e come Carlo Pedersoli.
Hai vissuto, mi pare il modo migliore per descriverti.
Hai vissuto il Mondo, lo Sport, la Famiglia, il Cinema, la fama e la fame.
Hai vissuto e portato sullo schermo molti dei valori in cui credo, e molti dei modi in cui mi piacerebbe difenderli e rappresentarli.
Sei stato uno di quei personaggi che pensavo immuni al destino beffardo che accomuna tutti gli uomini.
Sei un pezzo della mia infanzia che se ne va.
Un pezzo di mio nonno che se ne va.
Un altro.
E mi pare di cominciare a vivere di ricordi, e di prendere coscienza del fatto che, per quanto anch'io ami la vita e voglia vivere fino a centrotre anni almeno, un giorno o l'altro dovrò deporre le armi.
E di quanta poca voglia abbia di farlo.
Voglio approfittare di questo momento per raccontarti un aneddoto che per tanti anni, nella mia famiglia, è rimasto sotto silenzio: il nonno Gianni cui ti associo, al quale devo una parte del mio nome, che ha avuto senza dubbio una vita cinematografica e che ancora oggi è tanto di quello che sono, non aveva legami di sangue con me.
Il padre di mia madre, infatti, morì in un incidente d'auto quando ancora lei era ancora più piccola del Fordino adesso: fu soltanto dopo qualche anno che mio nonno entrò nella vita di mia nonna, e di fatto nella mia.
Non aveva un carattere facile, lo ricordo agguerrito contro la gente per strada, quasi dispotico con mia madre - in alcuni casi -, pronto a far uscire dal seminato perfino mio padre, una delle persone più calme che conosca: soltanto un anno dopo la sua morte, quando finii il liceo, mia madre mi raccontò tutta la storia.
Ed è curioso come la reazione fu quella di farci quasi una risata: in fondo, per me non sarebbe cambiato - e non cambia ora - nulla.
Mio nonno è stato, è e resterà sempre lui. Il vecchio Gianni, come il vecchio Bud.
Anche lui era burbero, e anche lui era buono.
Almeno con me.
Io non sono un credente, quindi in questo momento mi sento più privato di qualcuno, che confortato dal fatto che possa essere da qualche altra parte.
Ma tutti quei ricordi, quelle emozioni, quella magia resteranno con me.
Fino a quando arriverà anche il mio ultimo round, Bomber.
E per allora, più che di una vita da film, spero di aver avuto la possibilità di lasciare quello che tu e il nonno Gianni avete lasciato dentro di me.
Grazie, Bud.
So long.




MrFord






lunedì 27 giugno 2016

Euro 2016: gli ottavi di finale - Parte II






La seconda giornata dedicata agli ottavi di finale di questo Europeo si è consumata nel segno di quanto le aspettative avevano stabilito: Francia, Germania e Belgio erano le favorite e Francia, Germania e Belgio sono uscite vittoriose staccando il biglietto per i quarti di finale.
Curioso che nella giornata di ieri, più sorprendente in termini di risultati, le emozioni siano risultate molte meno rispetto a quelle regalate dai tre match di oggi, decisamente più spettacolari - per quanto possa essere accostato questo termine all'attuale torneo continentale - ed avvincenti.
Siamo partiti nel pomeriggio con una Francia fischiatissima dal suo pubblico e sorprendentemente sotto di un gol dal secondo minuto contro un'Irlanda che da queste parti si è tifata fino alla fine, emblema di una delle tifoserie più rispettose e sportive d'Europa e di un popolo che sa uscire a testa alta grazie ad un mix davvero strepitoso di umiltà, guasconeria e fierezza.
Paradossalmente, credo che essere andati in vantaggio così presto abbia fatto più male che bene, ai ragazzi dell'Isola di smeraldo, che hanno dovuto pensare a difendersi per il resto dell'incontro cedendo, alla fine, in soli quattro minuti ad un uno/due fulminante di Griezmann, punta di diamante dell'Atletico Madrid che non riesco a detestare come alcuni dei giocatori della Francia Campione d'Europa e del Mondo tra il novantotto ed il duemila ma che, comunque, manda a casa una delle mie squadre favorite.







Passeggia invece la Germania Campione del Mondo uscente sulla Slovacchia, dominata senza neppure troppa fatica con un punteggio netto nonostante un rigore sbagliato: eppure la macchina perfetta tedesca, sempre tosta e presente, non mi pare così infallibile.
Dovessimo battere la Spagna, ai quarti avremmo buone possibilità di battere i teutonici, giocando bene, ed altrettante ne avrebbe la Francia in semifinale: questo perchè, con ogni probabilità, i panzer approcciano il campo con una filosofia che non prevede intoppi, e che permette loro di superarli come se niente fossero.
A meno che non si presentino davvero.
A quel punto potrebbero rimanere senza una soluzione di cuore da presentare al loro fantastico cervello da chirurghi del pallone.







La giornata si è chiusa con la sfida tra due delle Nazionali preferite del sottoscritto, il Belgio - che dopo la sconfitta inaspettata con l'Italia ha cominciato a ritrovare se stesso partita dopo partita - e l'Ungheria di tutone Kiraly: nonostante il passivo pesantissimo - quattro a zero e tutti a casa - i magiari non hanno affatto demeritato contro i Diavoli Rossi, finendo principalmente per patire la differenza di tasso tecnico e poco altro.
Un grande Courtois ed un grandissimo Hazard hanno trascinato i ragazzi di Wilmots alla vittoria ed al quarto di finale - che stuzzica e non poco la mia curiosità calcistica - contro il Galles di Bale, ma vedere gli ungheresi correre e lottare su ogni pallone anche ad una manciata di minuti dal fischio finale e sotto di quattro gol è stato meraviglioso per un amante di questo sport, una lezione di umiltà e passione non da poco.
Per il momento, questa è stata senza dubbio la partita più bella della fase ad eliminazione diretta, che vedrà la sua conclusione domani con le ultime due partite, Italia-Spagna e Inghilterra-Islanda.
A prescindere dalle mie personali preferenze e da come potrebbe finire anche rispetto a quella che è la già citata "dura legge del gol", spero di poter vedere in campo la stessa carica emotiva ed agonistica vista oggi.
Se non di più.




MrFord

domenica 26 giugno 2016

Euro 2016: ottavi di finale - Parte I


Prosegue il viaggio del Saloon attraverso questi anomali Europei di calcio, tornati dopo due giorni di pausa per iniziare la carrellata degli ottavi di finale che decreterà le ultime otto squadre a rimanere in lizza per il titolo fino a martedì.
Una prima giornata che non ha risparmiato emozioni: di Polonia-Svizzera rimarrà, più che del match o della vittoria ai rigori della prima - traguardo storico raggiunto da Lewandowski, ancora a secco di gol, e soci, mai giunti ai quarti di finale di questa competizione nella loro storia -, la strepitosa rovesciata di Shaquiri che ha portato al pareggio degli elvetici, uno di quei gol "cult" destinati ad entrare negli almanacchi di calcio di tutti i tempi.
Peccato che, bellezza a parte, il risultato finale non abbia arriso alla Svizzera, tra le due formazioni la favorita del sottoscritto.
Discorso differente, almeno per il risultato, per l'ottavo disputato da Galles ed Irlanda del Nord, già soprannominato da tutta la stampa "match del Brexit" cavalcando l'onda dell'attualità di questi giorni: Bale, uno degli strapagati fuoriclasse del Real Madrid nonchè volto simbolo dell'attuale generazione di superstar globali del pallone, sta guidando la sua Nazionale - anche propiziato da un percorso non proibitivo - verso traguardi alla vigilia neppure sognati.
Personalmente, non mi dispiacerebbe continuassero su questa strada, anche se la partita con l'Irlanda del Nord è stata tutto fuorchè bella, decisa da un autogol e lontana dalle sfide in grado di far battere davvero il cuore.
Ha chiuso la prima giornata di ottavi Portogallo-Croazia, una partita che, sulla carta, prometteva scintille: peccato che entrambe le formazioni abbiano giocato dal primo al centoquindicesimo minuto con il culo stretto dalla paura di essere eliminate, prima di svegliarsi appena prima che si potessero materializzare i rigori con una sequela quasi incredibile di occasioni da gol croate alle quali ha risposto nel modo più doloroso - un contropiede letale a due minuti dalla fine - il Portogallo, sfruttando anche un paio di clamorose sviste in termini di marcatura difensiva - puoi anche persare di lasciare libertà di movimento a Quaresma, in barba al gol partita, ma non a Cristiano Ronaldo, lasciato con un'autostrada diretta alla propria porta sulla fascia destra -.
Dispiace senza dubbio per la Croazia, una delle squadre più convincenti viste nel corso di questo Europeo, nonchè, considerato il tabellone, potenziale semifinalista, ma il calcio è crudele, e quando il destino lostiano non è dalla tua parte - si vedano il palo di Perisic o l'occasionissima di Vida proprio sul finale - finisce per esserci poco da recriminare, se non la mancanza di coraggio mostrata giocando una partita ad eliminazione diretta dimenticando completamente la sfrontatezza delle più "sicure" partite dei gironi eliminatori.
Ora si delineano un primo quarto che si giocheranno Polonia e Portogallo - leggermente favorita la prima, ma mai sottovalutare, come è stato per questa sera, il secondo - ed un secondo con il Galles ad attendere la vincente di Ungheria-Belgio di domani sera.
Nel frattempo, spero quantomeno che la paura non domini ogni partita di queste eliminatorie, considerato che delle tre che hanno inaugurato la serie una si è conclusa ai rigori, una si è decisa attraverso un autogol e l'ultima a due minuti dalla fine dei supplementari.
Per quanto mi riguarda, la titubanza porta solo guai.
Meglio, piuttosto, perdere attaccando a testa bassa.




MrFord





sabato 25 giugno 2016

Predator - Dark ages

Regia: James Bushe
Origine: UK
Anno: 2015
Durata:
25'







La trama (con parole mie): Thomas, un templare a comando di un manipolo di guerrieri d'elite, è richiamato dagli esponenti della Chiesa che lo costringono a collaborare con un saraceno affinchè la sua squadra si metta sulle tracce di una bestia che pare aver preso di mira i soldati.
Thomas, che vede decisamente male la collaborazione con lo straniero, apprende dallo stesso che, in realtà, la cosiddetta bestia che vanno cercando potrebbe essere un cacciatore venuto da chissà dove pronto a sterminare qualsiasi uomo per guadagnare nuovi trofei: i due uomini dovranno, nel corso della missione, mettere da parte le divergenze e lottare fino allo stremo delle forze per cercare di completare la loro missione.











E' sempre un piacere, per il sottoscritto, ospitare al Saloon cortometraggi e prodotti di nicchia di autori semisconosciuti pronti a cercare la loro strada ed il loro spazio nello sconfinato oceano delle produzioni cinematografiche.
Lo stesso piacere è ancora più grande se a sponsorizzare un'opera è il mio fratellino Dembo, e come protagonista della stessa ritroviamo un esponente della razza dei Predator, divenuta famosa nel Cinema come nei Fumetti e Videogiochi e dal sottoscritto amata nei secoli dei secoli grazie alla strepitosa pellicola firmata nel cuore degli anni ottanta da John McTiernan con protagonista l'inossidabile Arnold Schwarzenegger.
Il lavoro dell'anglosassone James Bushe è infatti, nonostante l'ambientazione medievaleggiante, un omaggio sentito e profondo alla pellicola originale dedicata alla razza di alieni cacciatori, un giocattolo di venticinque minuti che volano in un vero e proprio festival di effetti artigianali ma ottimamente studiati ed una trama che rispecchia abbastanza - per quello che i mezzi e la durata potevano concedere - quell'epico primo capitolo delle avventure del Predator.
La sensazione, osservando la squadra di guerrieri capeggiata da Thomas avventurarsi nelle foreste dei Secoli Bui alla ricerca di una belva assetata di sangue in compagnia del malvisto saraceno che è stato testimone delle imprese dell'alieno, è senza dubbio quella che, con i mezzi e la produzione adatti, Bushe potrebbe senza ombra di dubbio consegnare al pubblico un prodotto forse non all'altezza dell'originale ma superiore - e di gran lunga - allo spento numero due ed ai vari Alien VS Predator usciti più di recente: in questo senso, resta il rammarico legato a combattimenti risolti molto velocemente - del resto, i mezzi ed il minutaggio non potevano offrire niente più di quanto non sia stato portato sullo schermo - accanto alla speranza che, in qualche modo, possa essere affidato proprio a questo regista un eventuale nuovo titolo con protagonista uno dei mostri più affascinanti ed esteticamente efficaci della Storia del Cinema di genere.
Senza ombra di dubbio resta una visione adatta solo agli amanti di questo tipo di titoli ed ai cultori del già citato Predator, che esulteranno come hooligans memori dell'esaltazione che, fin da bambini, la visione di quel supercult provoca in tutti loro - e mi inserisco fieramente nel novero -, dalla quale schizzinosi, radical e presunti alternativi vari faranno bene a tenersi lontani per evitare i consueti, inutili e poco interessanti commenti negativi scritti con l'altezzosità dei critici di nicchia.
Dunque, se siete dei nostri, armatevi di birra e rutto libero e concedetevi una mezzora di puro, sanguinoso, predatorio divertimento.
Il successo, in quel caso, è garantito.




MrFord




"Dark Ages
shaking the dead
closed pages
better not read
cold rages
burn in your head."
Jethrotull - "Dark Ages" - 






venerdì 24 giugno 2016

Hawaii Five-O - Stagione 4

Produzione: CBS
Origine: USA
Anno: 2013/2014
Episodi:
22






La trama (con parole mie): proseguono le indagini e le avventure dei componenti dello speciale team della polizia hawaiana Five-O, momentaneamente orfani della loro compagna Kono, impegnata nella fuga con il fidanzato ed ex yakuza Adam, sostituita tra le loro fila da Catherine Rollins, fidanzata del leader McGarrett.
Ai casi di tutti i giorni si affiancano una rivalità pronta a diventare alleanza con il comandante della Swat Grover, la vicenda di Kono, i segreti che custodisce la madre di McGarrett, agente della CIA ancora operativa ed il destino di Wo Fat, nemesi della Five-O arrestata proprio dai componenti della stessa di recente evasa.
Riusciranno i membri di questa famiglia d'azione a mantenere saldo il legame tra loro ed affrontare al contempo la routine di polizia e le più complicate vicende che li riguardano da vicino?












Considerate bocciature clamorose rispetto a titoli di culto del piccolo schermo come Mr. Robot, risulterà più che curioso ai radical come Cannibal Kid che io perseveri ed insista nel seguire, al contrario, proposte di puro intrattenimento di grana grossa come Hawaii Five-O stagione dopo stagione, eppure continuo a pensare che prodotti di questo genere, a prescindere dalla resa finale - ed in questo caso, non parliamo certo della miglior stagione di McGarrett e soci, soprattutto in termini di scrittura -, siano una vera e propria manna dal cielo specie rispetto a chi, come gli occupanti di casa Ford, invece di dedicarsi alla tv durante i pasti si concede l'episodio di una serie per passare la serata.
In questo senso, le avventure della task force schiacciasassi targata Hawaii è una vera bomba a partire dalla sigla - ispirata all'originale anni settanta ed in grado di stimolare la tentazione del ballo anche nel sottoscritto - fino ai personaggi, che saranno anche stereotipati a mille ma che risultano di pancia, vivi ed onesti come si finisce per avere bisogno al ritorno dal lavoro o al termine di una giornata passata dietro le faccende quotidiane: e dai passaggi action da fare invidia alle migliori produzioni a stelle e strisce in termini di retorica e contenuti - nel corso di questa stagione, lo spaccaculi per eccellenza McGarrett ha almeno un paio di occasioni per esaltare i valori statunitensi senza ritegno - all'amicizia virile non solo tra il già citato McGarrett ed il mitico Danny Williams, ma anche tra i due e la new entry della squadra Grover, tutto contribuisce a rendere la visione scorrevole, spensierata e senza troppi pensieri, condita da una cornice meravigliosa - ad ogni stagione, con Julez, ci ripromettiamo non tanto un viaggio, quanto un trasferimento alle Hawaii - ed una serie di soluzioni in grado di fare contenti sia i maschietti del pubblico - dalle comparsate di Lili Simmons alle bellezze locali - che le femminucce - sempre McGarrett -, senza contare le numerose reminiscenze del cult Lost, rappresentato non più da Terry O'Quinn - a questo giro di giostra non pervenuto - ma dalla presenza fissa Daniel Dae Kim e da Jorge Garcia, che pare essere entrato in pianta quasi stabile nel cast.
La ricetta ideale, insomma, per una visione scacciapensieri orchestrata con sapienza dai creatori di uno dei capisaldi dell'action su piccolo schermo come Alias, che pur non raggiungendo i livelli delle vicissitudini di Sidney Bristow porta a casa la pagnotta, intrattenendo quanto basta unendo episodi autoconclusivi e sottotrame a lungo raggio - un pò come nei fumetti Bonelli, giusto per citare un esempio vicino a noi - e presentando una galleria di main charachters pronti a soddisfare qualsiasi esigenza, sempre che, a monte, sia presente la voglia di divertirsi senza pensare troppo alla costruzione o alla profondità del prodotto finale.
Tutto questo, nonostante pensi, più passa il tempo, che prodotti pur modesti come Hawaii Five-O siano comunque in grado di trasmettere sensazioni forti nel momento in cui decidono, senza troppi peli sulla lingua o sullo stomaco, di toccare tematiche come quelle della fratellanza, dell'amicizia e della famiglia: in fondo, a prescindere da quanto cinefili o esperti si possa essere, siamo tutti esseri umani.
E certe cose, nel bene o nel male, finiscono davvero per toccare tutti.
Un pò come quando si guarda un'onda perfetta scendere verso una spiaggia da sogno.
Difficile credere che esista qualcuno pronto a non desiderare di trovarsi lì, con una ragazza da sballo in bikini sulla sdraio accanto ed un cocktail saldamente in mano.





MrFord





"I'm slowly drifting away (drifting away)
wave after wave, wave after wave
I'm slowly drifting (drifting away)
and it feels like I'm drowning
pulling against the stream
pulling against the stream."
Mr. Probz - "Waves" - 






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