lunedì 18 giugno 2018

Saloon Mundial: the curse of the winners




Dopo Francia '98, vincere un Mondiale non è mai stato presagio di buona sorte, per i detentori del titolo, all'edizione successiva.
La squadra trascinata da Zidane che vinse in casa in quell'anno uscì malamente come ultima del girone nel duemiladue, il Brasile trionfatore in Corea venne superato proprio dalla Francia ai quarti nel duemilasei, l'Italia che alzò la Coppa a Berlino tornò a casa in Sudafrica come i cugini d'oltralpe dopo i gironi, destino identico per la Spagna vincitrice nel duemiladieci in Brasile quattro anni fa.
Oggi, questa maledizione che pare non risparmiare nessuno ha colpito anche i teutonici, tra i favoriti di questo torneo: a seguito di una partita bella e combattuta, che gli stessi tedeschi paiono aver sottovalutato almeno quanto i colleghi argentini contro l'Islanda ieri, il Messico si è imposto meritatamente, facendo iniziare il cammino in salita ai Campioni.
Certo, nel già citato duemiladieci la Spagna iniziò proprio con una sconfitta contro la Svizzera, e poi andò a vincere, ma pare che, in questo caso, le cose non vadano proprio in quella direzione.
Il fatto è che nel calcio di oggi, divenuto globale, non sempre basta essere i più tecnici, i più quotati, i più forti: a volte, quando la condizione fisica spinge una forte motivazione, anche compagini meno favorite possono riuscire in quello che appare come incredibile.
E sinceramente, non posso che esserne contento.
Perchè questo pare un Mondiale costruito sulle sorprese, che per una volta potrebbe davvero regalare una finale - ed una vittoria - ad una squadra nuova, che sorprenda e stupisca - un pò come era accaduto in Sudafrica, quando si giocarono la coppa Spagna e Olanda, che mai l'avevano sollevata prima -: e dunque, a seguito dei miracoli dell'Islanda, del Messico e della Svizzera - ancora una volta - stasera, pronta a fermare al pareggio il Brasile del divo Neymar, in questo momento comincio a coltivare davvero la speranza di una competizione diversa da tutte le altre, che potrebbe regalare al pubblico un'escalation diversa da tutte le altre, e dalle solite schermaglie tra i soliti noti.
Siamo appena all'inizio, e tutto potrebbe accadere o cambiare, considerato quanto questo tipo di competizioni siano imprevedibili, ma voglio continuare a sperare che il buongiorno si veda dal mattino e che il mattino abbia l'oro in bocca, e possano essere la fame e la passione, e non il divismo e le certezze, a farla da padrone sul campo da qui all'ultimo giorno.
Per ora, in questo Mondiale orfano dell'Italia - della quale, sinceramente, non sento così tanto il bisogno se non per trasporto - sento fermentare la voglia di ribaltamento rispetto ai "poteri forti" che stimola il mio animo da ribelle, e mi porta a sperare che quache rivoluzione calcististica sia già in atto, e pronta a sorprendere il mondo.
Nel frattempo, mi godo le vittorie e le sorprese giorno per giorno.
Sperando non siano certo le ultime.



MrFord

domenica 17 giugno 2018

Saloon Mundial: and Messi...





Se dovessi scegliere tra una persona di carattere pronta a starmi profondamente sul cazzo o una totalmente anonima dalla mia parte, credo sceglierei senza troppi patemi d'animo la prima.
Questo perchè amo il confronto, la sfida, la passione che emerge e bussa alla porta.
Nel corso della mia vita di amante del calcio ci sono stati giocatori in grado di emozionarmi come un grande film, o un romanzo, o una canzone: penso soprattutto a Roberto Baggio, uno che il Mondiale o la Champions non li ha mai vinti, che ha dovuto lottare per ogni successo, superare conflitti, fugare ad ogni partita dubbi, quasi fosse sempre il primo match, il debutto, il momento della conferma.
E che praticamente ogni volta mi ha regalato quella magia di chi è in grado di prendere per mano chi sta al suo fianco e portarlo dove non avrebbe neppure immaginato.
Personalmente trovo che i due giocatori considerati i più grandi di quest'epoca, Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, non siano all'altezza di Roberto Baggio. O di Van Basten. O di Maradona. E via discorrendo.
Eppure, tra loro c'è un abisso.
Il primo, nel suo divismo quasi tomcruiseiano, è come un bambino che vuole sempre tutto e anche di più. Il secondo, circondato da un'aura che non gli corrisponde neppure per scherzo - quella del mitico Diego -, scompare ogni volta in cui gli si chiede di tirare fuori le palle.
Ancora negli occhi la tripletta di Ronaldo di ieri contro la Spagna, e la punizione che ha siglato il pareggio finale, oggi ho visto il suo più grande rivale - questioni "caprine" a parte - avvicinarsi al dischetto in una partita che a mio parere l'Argentina ha sottovalutato contro la rivelazione degli ultimi Europei, l'Islanda divenuta il vero simbolo dei Goonies del calcio, con il terrore e la rassegnazione negli occhi.
E neanche l'avessi gufato, prima ancora di sbagliare un calcio di rigore - non è mica da questo particolare che si giudica un giocatore, canterebbe De Gregori - ha in qualche modo e ancora una volta tarpato le ali alla sua squadra mostrandosi la cosa più lontana da un trascinatore si potesse immaginare: e così nasce una nuova favola islandese, e per l'ennesima volta mi trovo a confermare quello che penso di questo indubbio, inutile talento.
Inutile perchè forte solo nei momenti in cui chi è pronto a coprirgli le spalle è forte, a dare il meglio solo quando la vittoria è sicura, o già in cassaforte.
Troppo facile, caro Leo. Troppo scontato.
Mi viene da pensare che se fosse stato islandese, o un giocatore di una qualsiasi squadra di un qualsiasi campionato di serie b, e non il pupillo ed il predestinato del Barcellona, uno dei club più ricchi e potenti al mondo, ricettacolo di campioni, Messi non sarebbe stato dov'è ora, considerato com'è ora.
In un certo senso, Messi è come un figlio di papà che ha trovato la pappa pronta e che non è mai stato davvero pronto a guadagnarsela. E sinceramente, ritengo sia giusto che all'ennesimo Mondiale questo limite venga finalmente riconosciuto, a meno che lui non sia davvero pronto a superarlo.
Come lo sport insegna, come lo sport permette di sognare di fare.
Perchè se uno dei calciatori più talentuosi al mondo si permette di tirarsi indietro quando squadre certo non fenomenali come Danimarca e Perù si danno battaglia dal primo all'ultimo minuto emozionando e sbagliando e continuando a lottare come se fosse il giorno più importante delle vite dei loro giocatori, allora qualcosa in quello stesso calciatore non funziona.
Forse non ama quello che fa. O non lo ama abbastanza.
Di certo, per uno cresciuto a guardare partite come questo vecchio cowboy, non è abbastanza.
E allora è giusto che fallisca. Che veda la sua casa di carta crollare su fondamenta che non reggono.
Ed il suo rivale fare quello che dovrebbe fare anche lui, e sbeffeggiarlo.
Perchè da un grande talento - o potere - derivano grandi responsabilità.
La prima fra tutte, far sognare chi ti guarda.
E Messi non fa sognare proprio nessuno.
O almeno, non fa sognare me.



MrFord

sabato 16 giugno 2018

Saloon Mundial: Cristiano again




E' davvero curioso quanto il Destino giochi con noi.
Quattro anni fa, a cavallo tra il primo ed il secondo giorno del Mondiale brasiliano, scrissi un post furente ed arrabbiato contro i poteri forti ed i geni, spinto da un periodo non facile a livello personale e lavorativo, e dal fastidioso atteggiamento dei carioca che, sulla carta, partivano favoriti nella competizione.
Come tutti sappiamo, il Brasile ai tempi rimediò solo un quarto posto e due batoste clamorose in semifinale e nella "finalina" per il terzo posto, e ad oggi siedo alla tastiera con la mente decisamente più sgombra di allora. Certo, sono e resterò sempre un sostenitore degli outsiders, ma inizio la consueta cronaca dei Mondiali di calcio - ormai alla sua terza "edizione" qui al Saloon - dedicando la "copertina" a Cristiano Ronaldo, che qualche mese fa era già comparso da queste parti a seguito del gol fantascientifico segnato nell'andata dei quarti di finale della Champions - poi vinta dal suo Real Madrid - contro la Juventus.
Questa sera, infatti, si è tenuto il primo, vero big match della competizione, il duello tra Spagna - come sempre negli ultimi anni, tra le favorite - e Portogallo - Campione Europeo uscente, ma squadra decisamente inferiore alla Roja -, e Cristiano, a differenza della sua "nemesi" Messi, non ha voluto saperne di scomparire dai radar: anzi, con una tripletta che è un mix di furbizia - il rigore e la punizione conquistati sono quantomeno dubbi -, tecnica e quella meraviglia da cartone animato che è anche il bello del calcio e dello sport: quando un campione - perchè di campioni così, inutile negarlo, non ne nascono molti - decide di prendere in mano la propria squadra e, dopo essersi visto rimontare due volte e superare, a due minuti dalla fine inventa qualcosa come la punizione che ha siglato il tre a tre conclusivo, allora, per dirla come Ivan Drago in Rocky IV - tanto per restare in tema russo - "è un vero campione".
E dunque, a distanza di quattro anni, da sostenitore dei Goonies e degli outsiders, mi trovo a dover esultare per uno di quei geni afflitti da divismo che tanto criticavo nel post che inaugurò i Mondiali brasiliani: ma il bello dello sport è anche questo.
Riconoscere un gesto, qualcosa che colpisce e lascia senza parole.
Qualcosa che vada oltre il fatto che per la prima volta da quando sono nato assisto a questa competizione senza avere l'occasione di tifare per l'Italia - giustamente per molte ragioni eliminata ai playoff lo scorso autunno dalla Svezia -, oltre alle nazioni partecipanti, a chi scegliere di tifare, alle voci di mercato e a tutto il circo che gira attorno al mondo del pallone, tra i più ricchi e mediaticamente esposti di tutto lo sport: io voglio sentire l'emozione sulla pelle, dalla rabbia che provai ai tempi delle Notti Magiche alle lacrime di gioia per i miracoli di Roberto Baggio in USA, dalla rivisitazione di Seven Nation Army all'essere ancora qui, ad una tastiera, per raccontare quello che provo quando qualcosa mi coinvolge e conquista, che si tratti di Sport, Cinema o altro stuzzichi quel desiderio di magia e l'ingordigia che mi contraddistinguono.
E lo scrivo da outsider affamato come un genio.
Come il più anonimo e scombinato mediano possibile animato dallo stesso lampo visto negli occhi e nei gesti di Cristiano Ronaldo che, a due minuti dalla fine della partita, sposta l'arbitro che lo stava intralciando e calcia una punizione perfetta.
E la barriera, la tensione, il portiere, il pubblico, il tempo, per un attimo spariscono.
E resta solo la magia.
Quella che voglio. Quella che placa il mio appetito. Quella che cerco.
Cristiano Ronaldo pare avermi letto nella mente.
Ora, quello che chiedo a questo Mondiale, è di andare avanti così.



MrFord




giovedì 14 giugno 2018

Thursday's child







Nuova settimana di uscite e nuovo, incredibile ospite per il teatro delle schermaglie tra Ford e Cannibal: Vincenzo, che non solo ha scritto di suo pugno un intro ed un outro, ma si è proposto per la partecipazione ed ha manifestato uno spirito davvero in linea con lo spirito di questa rubrica.
Peccato che sia servito solo a farmi sentire più vicino al mio rivale. Una cosa da brividi.


Intro di Vincenzo: Me lo merito, perché del resto sono l’ultimo arrivato. La peggior settimana cinematografica dell’anno, con le peggiori uscite di sempre. Ragazzi statevene a casa, andate al mare, per i monti, per le campagne, tanto sta settimana non c’è veramente un c***o. Cioè, la settimana scorsa è uscito Jurassic World 37 e pure un film di cui avrei potuto vantare una parente nella crew (Al massimo ribasso)… e invece niente, mi è toccata la peggior settimana del 2018. Me la pagherete “CK & Ford”… che già con quei due nomi sembrate più due stilisti che due cinefili… Ma vabbè vediamo che schifezze film ci propone l’italica distribuzione questa settimana… 


"Cannibal e Ford? Non li posso proprio vedere, quei due!"



Pitch Perfect 3

"Cos'è questa roba annacquata!? Il cocktail preferito di Cannibal?"

Vincenzo: Se volete un incrocio tra La La Land, Sister Act e Spring Breakers (ma senza pseudo-pornografia) questo film fa per voi. Aggiungo soltanto che questa roba qui è arrivata al secondo sequel, come Il padrino o come Il signore degli anelli. E ho detto tutto…
Cannibal Kid: Un incrocio tra La La Land e Spring Breakers? Ma hai appena descritto il mio film ideale!
Di Sister Act invece ne faccio anche a meno. Comunque, nonostante Pitch Perfect 2 non fosse certo fenomenale ed era meno riuscito rispetto al primo simpatico capitolo, alle Barden Bellas voglio sempre bene, e in particolare ad Anna Kendrick e Hailee Steinfeld, quindi questo terzo episodio europeo del loro tour come rinfrescante visione estiva mi sembra l'ideale. Alla faccia di tutti i radical-chic come Ford che, dopo aver gradito il primo film, hanno spernacchiato il sequel. O di quelli come Vincenzo che massacrano le povere belle Bellas a priori.
Ford: benchè La La Land sia stato grandioso, e Spring Breakers assolutamente sottovalutato, non ho mai amato particolarmente Sister Act. Il primo Pitch Perfect, a sorpresa, mi aveva piuttosto divertito, finendo purtroppo per essere demolito nel ricordo da un secondo capitolo pessimo ai livelli di un 50 sfumature. Con questa premessa, la mia voglia di recuperare la versione "Tour europeo" di questo numero tre è pari a molto meno di zero, dunque per l'estate credo mi diletterò con qualche visione tamarra dei miei cari, vecchi action anni ottanta.

Ogni giorno

"Ora mando un bel selfie della buonanotte a Vincenzo!"

Vincenzo: No vabbè Maria, io esco! Per fortuna da noi la moda di Federico Moccia è passata, e probabilmente il suddetto starà buttando nell’alcool tutti i soldi guadagnati spremendo i portafogli delle quindicenni. Un altro teen movie? Non so cosa ne pensate voi ragazzacci. Quest’anno credevo che avessero già dato abbastanza tra Midnight Sun con Schwarzy Junior e quel floppaccio di Succede…
Cannibal Kid: No vabbè Maria, io questa settimana ho troppe robe da vedere. Con due pellicole teen in un solo colpo potrei andare in overdose. Checché ne dica Vincenzo, questa a me sembra una delle migliori settimane cinematografiche da parecchio tempo a questa parte. Ci vorrebbero film come questo... ogni giorno.
Ford: ogni giorno mi chiedo come cazzo viene in mente ai distributori di propinarci roba di questo tipo. Neanche fossimo tutti come Cannibal.

La stanza delle meraviglie

"E ora bambini preghiamo insieme che quella rubrica chiuda i battenti."

Vincenzo: Qui entriamo nell’ambito dell’accettabilità, pur se siamo sempre nella fascia teen (almeno per i protagonisti). C’è il metacinema alla Hugo Cabret, c’è l’adattamento da una graphic novel, che fa molto contemporaneo. E c’è Todd Haynes che ha nei miei confronti una totale apertura di credito dai tempi di I’m Not There. Quindi sapete che vi dico? Non vado a vederlo per non rovinare la stima che ho per il suddetto.
Cannibal Kid: Vincenzo, fai bene a non vederlo. Todd Haynes era un grandissimo regista, almeno fin quando tirava fuori gioielli come Velvet Goldmine, Lontano dal paradiso e il recente Carol, quindi fino a poco tempo fa. Il da te citato e sopravvalutato I'm Not There invece non mi aveva fatto impazzire. Questo poco meraviglioso La stanza delle meraviglie rappresenta nettamente il punto più basso della sua carriera, nonché una delle più grandi delusioni cinematografiche di quest'anno. Per il tuo bene, continua a evitarlo, Vincenzo. Mentre a Ford, per via del suo zuccheroso buonismo infantile, potrebbe persino piacere.
Ford: ho sempre avuto un debole per Todd Haynes, da Velvet Goldmine a I'm not there, anche se, dovendo scegliere una sua pellicola, penso opterei per Lontano dal paradiso. Questo La stanza delle meraviglie mi ispira poco ed ha il sapore di potenziale delusione, ma quando il resto è come i titoli che abbiamo visto poco sopra, mi sa tanto che c'è poco da fare gli schizzinosi.

211 - Rapina in corso

"Arrestate quest'uomo: ha un parrucchino più grande del mio!"

Vincenzo: Ecco il film che fa per la coppia CK & Ford. A voi che ve piace menarve e fare i bulli. E poi c’è Nicolas Cage, uno che io adoro. Lo adoro come adoro un dito chiuso nella portiera…
Cannibal Kid: Il film che fa per Ford, di sicuro non per me che detesto gli action. Cage invece non lo detesto, ma lo considero un grande attore di talento come considero Ford un giovane blogger di talento.
Ford: questo film sembra una merdaccia pura e fumante, anche per uno come me che adora gli action ignoranti e tamarri. Eppure voglio troppo bene a Nicholas Cage, dunque potrei anche tenerlo buono come guilty pleasure estivo, magari per una serata da sbronza.

Ulysses: A Dark Odyssey

"E a questa che è successo?" "Ha dato ascolto troppe volte ai consigli di Cannibal e Ford."

Vincenzo: Ho già capito. Questo è il The Broken Key di quest’anno. Il film che avevo definito “Il Codice Da Vinci in bagna cauda” (definizione brevettata™ e depositata®). Film italiano, diretto da ??? con protagonisti sconosciuti e alcuni pensionati celebri (Danny Glover, Udo Kier) ingaggiati solo per mettere in bella mostra il nome sulla locandina e attirare così qualche sprovveduto. Ci son cascato già l’anno scorso e stavolta non mi faccio fregare…
Cannibal Kid: Complimenti a Vincenzo per la definizione di The Broken Key. Meno complimenti a lui per esserselo visto. Cioè, mi snobba le gradevoli pellicolette teen per sorbirsi un mattonazzo con pensionati che manco Ford nell'ospizio a cinque stelle in cui sta passando gli ultimi anni della sua vita si sparerebbe?
Questo Ulysses: A Dark Odyssey in ogni caso mi incuriosisce per due ragioni: vedere come se la cava Skin degli Skunk Anansie come attrice e vedere se una trashata del genere è abbastanza una porcheria da finire nella flop 10 dei peggiori film dell'anno.
Ford: mi tengo alla larga da una robaccia epica come questa almeno quanto Cannibal dal buon Cinema. E sono ben felice così. Del resto, in estate si possono passare le serate fuori.

A Quiet Passion

"E così quello è Vincenzo?" "Sì, ha sostituito Peppa Kid nel nostro circolo del the delle cinque."

Vincenzo: Dai, questo sulla carta è l’unico che si salva. Biopic su Emily Dickinson, che è quella che diceva “Sono tutto e il contrario di tutto”. Un po’ come Ford che è il contrario di Cannibal e viceversa. Ma non è che poi siete come i poli opposti che si attraggono?
Cannibal Kid: Purtroppo siamo proprio come i poli opposti, infatti è da anni che io e Ford non riusciamo a fare a meno l'uno dell'altro...
Oddio, io ce la farei anche, però lui senza di me si sentirebbe come un cane senza padrone. O come una mosca senza merda. Ecco quest'ultimo paragone credo sia più calzante. :)
A Quiet Passion a me sembra nettamente la visione più noiosa della settimana e quindi posso affermare che Vincenzo si candida a mio nuovo opposto totale al posto del Ford. Anche perché su questo credo che lui sia d'accordo con me: è il classico film che le carampane accompagnano al tè delle 5.
Ford: ma cosa sta succedendo al mondo se mi tocca concordare con Cannibal a proposito di un film che una ventina d'anni fa avrei giudicato il più interessante di questa scialba settimana? Forse questa storia dei poli opposti ci sta facendo diventare come Daniel LaRusso e John Lawrence in Cobra Kai. Diversi, eppure uguali. E ho i brividi al pensiero.

Mary e il fiore della strega

Katniss Kid e Ford durante una lezione di giardinaggio.

Vincenzo: No vabbè ragazzi, non ci sta veramente un c***o sta settimana… potrei mettermi qui a dire che il tizio è il discepolo di Miyazaki e fingere che la cosa possa interessare a qualcuno. La verità è che questa è la settimana peggiore per le uscite cinematografiche dai tempi dell’attacco a Pearl Harbor…
Cannibal Kid: Non credo lo vedrò, ma questo anime nipponico mi sembra già più promettente di molti film d'animazione bambineschi che escono in continuazione. Insomma, a me questa settimana sembra piena di pellicole potenzialmente migliori rispetto a Pearl Harbor. Il film, intendo.
Ford: sono un'altra volta d'accordo con Cannibal!? Vincenzo, ma che combini!? Questa specie di Kiki's Delivery Service mi pare piuttosto interessante, anche se non sarà mai all'altezza dei lavori di Miyazaki. Ma la vera cosa sconvolgente continua ad essere la sintonia con Peppa Kid. Mi starò rammolendo!?

Conclusione di Vincenzo: Oh ragà non può finire così! Mi dovete reinvità (non so perché parlo in romanesco, sono di Torino). Nel frattempo me ne vado qualche giorno in Sardegna, altro che cinema :-D :-D

mercoledì 13 giugno 2018

Nella tana dei lupi (Christian Gudegast, USA, 2018, 140')












Uno dei generi più affascinanti dell'action e del crime è senza dubbio, almeno al Cinema, quello dell'heist movie.
Quando, poi, lo stesso si mescola con l'hard boiled, per quanto mi riguarda almeno metà del lavoro è fatto: il suddetto cocktail, infatti, permette ai suoi autori di mescolare storie di "buoni" e "cattivi" con talmente tante sfumature da mescolare continuamente le carte, di regalare passaggi da vecchi duelli da Far West e tenere inchiodato il pubblico dal primo all'ultimo minuto.
Nel corso degli anni ho avuto la fortuna di godermi vere e proprie pietre miliari del genere, dal mitico Rififi a Inside man, passando per cult personali come Heat - La sfida: posso dire, dunque, che è sempre difficile, per una nuova uscita che entri in questo campo da gioco, pensare di confrontarsi con quelle che l'hanno preceduta.
E' difficile anche per Nella tana dei lupi, firmato dallo sceneggiatore all'esordio dietro la macchina da presa Christian Gudegast, solido filmaccio con duri da entrambi i lati della barricata, proiettili come se piovesse ed un ritmo decisamente sostenuto.
Grazie al fordiano ad honorem Gerard Butler e a queste caratteristiche, il lavoro di Gudegast - che negli USA è stato un buon successo al botteghino, tanto da sollecitare la produzione ad avviare il processo che porterà ad un sequel - avrebbe sula carta tutte le caratteristiche per diventare uno dei guity pleasures di questa spentissima primavera: peccato che lo stesso sia in più di un senso frenato dal suo essere profondamente derivativo, cosa assolutamente dannosa se si pensa al pubblico più smaliziato ed appassionato al genere.
Nonostante, infatti, alcuni buoni passaggi, è possibile chiaramente notare le influenze di David Ayer, Michael Mann, Antoine Fuqua, il Ben Affleck di The Town con una spruzzata finale che sa di scopiazzata de I soliti sospetti talmente evidenti da insinuare il dubbio, nello spettatore, che il regista sia un derivato dei suoi più noti colleghi piuttosto che un giovane in grado di trasformare le influenze in qualcosa di nuovo.
Può essere che si tratti di peccati di "gioventù", per l'appunto, e che con i prossimi lavori il buon Gudegast impari a gestire meglio le sue fonti d'ispirazione, ma per il momento lui e Nella tana dei lupi restano solo interessanti divertissement da una sera di quasi estate assolutamente lontani dai cult che hanno caratterizzato un genere tra i più affascinanti della settima arte, in grado di consegnare al pubblico e alla cultura pop charachters e situazioni memorabili.
Senza dubbio la lunga sequenza dell'uscita dalla Federal Reserve e le sparatorie che ricordano la filosofia dietro a Capolavori come Il mucchio selvaggio o il già citato The Heat sono punti a favore di questo lavoro, ma è ancora troppo poco affinchè lo stesso si affranchi dalle ispirazioni e trovi un carattere ed una via unici: per il momento resta qualcosa destinato a scivolare piano piano dalla memoria, cancellato dalle stesse immagini che devono aver formato il loro autore.
Immagini che prendono il posto di quelle cui si è assistito per oltre due ore, pronte a svanire come un fuggitivo pieno di sorprese anche quando di fronte si ritrova una squadra di sceriffi da far impallidire i più tosti degli sbirri da grande schermo.



MrFord



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