venerdì 17 novembre 2017

BoJack Horseman - Stagione 2 (Netflix, USA, 2015)





Avvicinarsi ad un personaggio come BoJack Horseman è stato come arrivare al momento, il giorno dopo una sbronza epocale, in cui giuri a te stesso che una situazione come quella non si verificherà mai più, che non starai più così male da avere la nausea solo a pensare di portare un bicchiere alla bocca, che non dovrai più pentirti di avere inviato messaggi a tappeto a tutta quella parte di rubrica telefonica alla quale non dovresti mai più mandare messaggi in generale, che l'alcool non ti avrà, perchè tu sei nel pieno controllo delle tue facoltà fisiche e mentali.
Fino alla sbronza successiva.
Questo, in sostanza, è il vecchio BoJack.
Un vero stronzo, uno più adatto a distruggere e distruggersi che non a costruire qualcosa, incapace perfino di godersi davvero lo sforzo e la soddisfazione di prendere esclusivamente per il proprio piacere personale, un loser appartenente alla schiera dei famosi e dei vincenti, una sorta di cancro neppure troppo piccolo dell'anima.
Eppure, cazzo se si vuole bene, a quel bastardo quadrupede.
E se la prima stagione aveva impiegato qualche episodio ad entrare davvero nel cuore di questo vecchio cowboy, con la seconda è stato in qualche modo come tornare a casa, in bilico tra momenti clamorosamente divertenti - i due poliziotti che discutono a proposito del crossfit mi hanno fatto sbellicare - ed altri malinconici, struggenti e palesemente tristi, che rendono questa proposta targata Netflix il miglior drama mascherato da comedy grottesco che al momento si possa trovare sul piccolo schermo, pronto a dare una rappresentazione dei lati in grigio della vita reale quanto e più della maggior parte dei titoli "realistici" presenti in sala o identificabili nel vasto panorama delle serie televisive.
Merito, senza dubbio, di una scrittura profonda e sagace e di un protagonista perfetto nel suo essere la cosa più lontana dalla perfezione che possa esistere - splendido, in questo senso, l'ultimo episodio -, di comprimari indimenticabili - da Peanutbutter a Diane, passando per il mitico Todd e Princess Caroline, ma siamo solo alla punta dell'iceberg di un cast che vede addirittura comparire Salinger - e di uno spirito che è quello della Letteratura americana di rottura che passa da Bukowski e porta dritti al cantautorato di gente che amo incondizionatamente come Warren Zevon: artisti che hanno conosciuto più la sconfitta che non la vittoria, spigolosi e difficili da affrontare, eppure traboccanti passione come pochi altri, e come quasi nessun "vincente" per la società è in grado di portare a chi lo ascolta, o legge, o segue.
BoJack è proprio così. Che lo si voglia o no.
E' il cocktail o lo shot di troppo quando si è già pieni oltre i propri limiti, il passo oltre che rovina completamente la potenziale conquista data per certa, la sconfitta all'ultimo minuto di una partita già vinta, e se dovessi pensare agli anni novanta che lo videro protagonista con Horsin' Around, direi quel famoso Ironic che è il fulcro di un pezzo storico e splendido del periodo.
Peccato solo che, quando BoJack entra in azione, l'ironia sia solo una cornice, e resti una tristezza difficile da mandare giù anche per gli stronzi più resistenti in circolazione.
E' roba forte, questa.
E non capirlo al volo può finire per essere decisamente più pericoloso di capirlo.





MrFord




 

giovedì 16 novembre 2017

Thursday's child



Prosegue con il nuovo trend "a tre" la rubrica dedicata alle uscite in sala più caotica della blogosfera, con questo vecchio cowboy ed il suo arcinemico Cannibal Kid pronti ad accogliere a modo loro, per quest'oggi, il quasi fu giovane Giacomo Festi, che ormai da anni si confronta con i due vecchi a proposito di radicalchicchismo e panesalamismo.
Chi l'avrà vinta questa volta?



"Dichiaro ufficialmente di non essere sick come quel Cannibal."

Justice League

"Batman, hai già fatto entrare nella Justice League Ford e Cannibal, ti pare il caso di aggiungere pure il Festi!?"

Cannibal Kid: Iniziamo la panoramica sulle uscite della settimana con una super porcheria e quindi probabilmente sarà esaltata tanto dalla critica americana, che già sogna la candidatura di Wonder Woman ai prossimi Oscar, quanto da Recensioni ribelli e White Russian, ovvero gli unici due siti al mondo che ne capiscono ancora meno della critica americana. Sento le voci in coro che dicono: “Un gigantesco passo in avanti rispetto a Batman v Superman”. E te credo. Quello è stato uno dei peggiori film della Storia recente. Già a me fanno pena gli Avengers, ma questa loro versione poraccia... volevo dire DC Comics mi fa proprio venire i brividi. Quasi quanto Giacomo e James che hanno una conversazione sul cinema. O sui massimi sistemi.
Ford: diciamo che la DC Comics con la sua Justice League stanno al Cinema figo e tamarro e divertente della Marvel e del Cinematic Universe un po' come Pensieri Cannibali sta a White Russian, dunque non saprei proprio cosa pensare di questo film, quanto più che altro sperare in qualcosa di più simile a Wonder Woman che non a robaccia come Batman VS Superman o i Superman assortiti.
Probabilmente farà comunque schifo a Peppa, e per una volta spero di essere dalla sua parte: quanto al giovane padawan Festi, chissà: in fondo a lui piace Zack Snyder, quindi potrebbe accadere di tutto.
Jean: una volta mi citavi la DC e pensavo a Watchmen, adesso invece penso a Democrazia Cristiana, che dati gli ultimi film che la Distinta Concorrenza ha proposto mi sembra il male minore, potendo scegliere. E per quanto mi piaccia Zack Snyder e la sua tamarreide assortita, ogni trailer mi ha dato l’impressione di vedere degli scolaretti delle medie che facevano una recita scolastica in cosplay. E qui capisci che o sei diventato davvero vecchio, o che le sale cominciano a essere parecchio sature di questo genere di film…

The Big Sick

"Vuoi sul serio assaggiare un pezzetto di Jean? Non mi starai diventando come il Cannibale!"

Cannibal Kid: Di gran lunga il film della settimana, nonché uno dei potenziali filmoni dell'anno. Non sto parlando ovviamente di una baracconata supereroistica qualsiasi, bensì di una romcom indie già osannata all'ultimo Sundance e da quell'ala di critici americani che ne capisce qualcosa e che non si fa comprare il giudizio in cambio di un'action figure di Flash e di una Wonder Woman versione bambola gonfiabile. Per una volta io e il Festi potremmo fare festa insieme, visto che anche lui (giustamente) è un fan di Zoe Kazan, bella e brava icona indie. Insieme ci possiamo coalizzare contro Ford, che appena si parla di cinema alternativo e radical-chic diventa un vero big sick, un grande malato.
Ford: in barba a quegli hipster fighetti di Cannibal e Giacomo, ho sempre trovato acuta ed interessante Zoe Kazan, che spero possa regalare un'alternativa indie non radical chic e menosa con questo Big Sick, che spero davvero possa rivelarsi più big che sick. Anche perchè di sick, qui, ce n'è già sicuramente uno, e non parlo del giovane Festi.
Jean: ragazzi, c’è Zoe Kazan. Non posso dare un parere lucido…

Ogni tuo respiro

"Perdonami, cara. E' venuto il momento che faccia guidare Ford. Addio."

Cannibal Kid: Eccolo il film più ruffiano e spudoratamente a caccia di Oscar dell'anno, e forse del secolo. In questo film Andrew Gatto Garfield, reduce da un paio di pessime pellicole con Gibson e Scorsese, ha la parte di Robin Cavendish, attivista britannico costretto a vivere paralizzato su una sedia a rotelle e con un respiratore a causa della poliomielite. Questi biopic melodrammatici mi hanno fregato una volta, e pure alla grande, con La teoria del tutto, ma adesso basta. È arrivato il turno per James & Giacomo di piangere.
Ford: arriva con qualche mese d'anticipo rispetto al periodo degli Oscar il classico film con disabilità da Oscar che ormai, al sottoscritto, scatena più un effetto battutacce in pieno stile Randall di Clerks che altro. Considerato che questa è la parte di Cinema americano che non gradisco, lascio volentieri la palla ai miei due colleghi, che potrebbero pensare perfino ad una visione con fazzoletti condivisi.
Cannibal Kid: non per fare il precisetti della situazione, però un po' sì, comunque dear Ford questo non è un film americano, bensì britannico.
Jean: onestamente, non amo molto i biopic, tranne rarissimi casi, e trovo che il tema della disabilità sia molto difficile da trattare senza cadere in una retorica spicciola e davvero fastidiosa, quasi più offensiva di qualunque battuta politicamente scorretta. Comunque stavolta non ci sono ragni radioattivi di mezzo, quindi forse c’è da tirare un sospiro di sollievo, perché l’unica disabilità sembra essere data dai pareri cinematografici dei miei due colleghi.

La signora dello zoo di Varsavia

"Non c'è un singolo animale in tutto lo zoo che voglia stare in gabbia con Ford. Davvero incredibile."

Cannibal Kid: Jessica Chastain è una delle poche attrici e donne al mondo in grado di mettere d'accordo tutti, persino me e Ford. Festi, sarai mica l'unico tu a criticarla?
In tal caso meriteresti di essere rinchiuso con i leoni allo zoo. Di Varsavia, o anche di Lodi, dove risiede abitualmente Ford insieme ai suoi “colleghi” gorilloni.
Tutto questo per dire che il film non mi attira per niente ma, se mai lo vedrò, sarà solamente per la signora Chastain.
Ford: altro film che, Chastain a parte, non mi attira neppure per sbaglio. Ormai io, quando si parla di zoo, penso soltanto alle richieste del Fordino di andare a visitarne di nuovi o rivedere quelli che abbiamo già visto, considerato che, abituato al padre, non riesce davvero a stare lontano dagli animali.
Quello che, però, questa settimana mi piacerebbe vedere, è un bello steel cage match - considerato il titolo in questione, ci sta tutto - tra Cannibal e Giacomo. Potrei divertirmi non poco.
Jean: mi spiace deludervi, ma io e la Chastain siamo sposati da diverso tempo, non abbiamo divulgato la notizia perché voleva proteggermi dalla troppa sovraesposizione mediatica. Chissà perché quando lo dico non ci crede nessuno, che il film lo vedrò solo per lei sembra convincere più gente…

The Broken Key

"Voi tre bloggers da due soldi che pensate di intendervene di Cinema, sarete giudicati dal tribunale delle vecchie glorie!"

Cannibal Kid: Certo che The Broken Key dev'essere proprio una gran bella p...
Pellicola?
No, porcatona. E potevo anche essere meno gentile. Il cast pieno di reduci del cinema de 'na vorta, nonché glorie fordiane come Rutger Hauer, Christopher Lambert e Franco Nero (che però stranamente non sembra essere parente con il regista del film Louis Nero), così come il trailer, lasciano immaginare una produzione di serie B. Ma probabilmente non sarà così. Sarà di serie Z.
Ford: di rotto, all'idea di vedere una cosa del genere, ci sono solo due cose. E non sono chiavi.
Jean: un cast che, con tutte le “vecchie glorie” presenti, dovrebbe far sperare in qualcosa di buono, invece dà più l’effetto di “Antonio Banderas nel mulino con Rosita”. E dire che Louis Nero è la voce fuori dal coro del cinema indipendente italiano, quindi proverò a dargli qualche chance – a mio rischio e pericolo.

Lezione di pittura

"Questo dev'essere per forza un Goi originale. Infatti fa decisamente cagare."

Cannibal Kid: Direttamente dal 2011, un film cileno che arriva ora nelle nostre sale, a grande (???) richiesta. Complimenti alla distribuzione italiana per la sua rapidità, che rischia di competere con quella del Festi e del Ford, due blogger che, poche ore prima della pubblicazione di un post importante come questo, non hanno ancora scritto una sola riga. Ah, se non ci fossi io a impartire un po' di sana disciplina e organizzazione, dove andrebbe a finire questa rubrica?
Ford: più che a vedere Lezione di pittura, io spedirei dritto Cannibal Kid a lezione di Cinema, considerato quello che ne capisce. E chissà che non abbia bisogno di un pochino di ripasso anche il buon Giacomo, che ultimamente fa la bella vita dello scrittore e non entra più in una sala neanche per sbaglio!
Jean: Ford è da tempo che mi dice che vuole darmi lezioni di bevute, mentre certi commenti che esaltano Von Trier mi fanno voglia di dare lezioni di sberle al Cannibale. Insomma, ognuno ha la sua, così come la distribuzione italiana che scopre certi film dopo anni di distanza. Con quel tanto…

La casa di famiglia

"Sapevo che a dare retta a quel Festi finivo dietro le sbarre."

Cannibal Kid: Questa settimana se devo proprio scommettere su un film italiano, e voglio farlo visto che non sono un rigido esterofilo come quei due finti international di Giacomo & James, punto su questa commedia. Se non altro per il cast di volti che mi stanno abbastanza simpatici come Lino Guanciale, Stefano Fresi, Libero De Rienzo, Matilde Gioli e quella bella figliuola di Nicoletta Romanoff che è da un po' che non si vede in giro.
Ford: io, che sono un esterofilo ma ancor più un critico obiettivo pronto a riconoscere che il Cinema italiano degli ultimi anni - salvo piacevoli quanto rare eccezioni - mostra la stessa qualità della Nazionale di calcio, sento odore dell'ormai classica sòla made in Terra dei cachi dalla quale mi tengo volentieri alla larga, in attesa del post esaltato di Peppa Kid, che probabilmente riceve sovvenzioni per sostenere la settima arte nostrana. E beato lui.
Jean: l’unica concezione di famiglia che ho è nel seguire Ford e Julez su Instagram, mentre spero che il Cannibale non prolifichi mai una nuova generazione di radical-chic come lui. Il film in questione non mi fa né caldo né freddo, al massimo lo recupererò in un passaggio televisivo.
Cannibal: Ford e Julez su Instagram? Ford su un social qualunque??? Non ci credo!

I'm – Infinita come lo spazio

"Jean e Katniss Kid alla loro ultima festa di Halloween. Quello zuccone di Ford non si è presentato."

Cannibal Kid: Dal trailer non appare come una roba amatoriale, deppiù!
Nonostante questo, pare anche possedere un'anima dark e “loser” che sembra uscita da qualche storia di uomini invisibili o da vita da scarabocchio partorita dalla mente (malata) del celebre e celebrato (?) scrittore Giacomo Festi. Vedete voi se prendere quest'affermazione come una cosa positiva, o come un invito a scappare da questa pellicola il più lontano possibile.
Ford: potrebbe valere lo stesso discorso fatto per La casa di famiglia, solo amplificato.
Cedo volentieri il passo allo Scarabocchio ed allo Scarabocchiatore.
Jean: gente, un giorno mi direte come fate a scoprire queste robe. Vivevo bene anche senza sapere che esistesse…

Agadah

"Solo con un doppio White Russian posso affrontare la visione di questo film."

Cannibal Kid: Film in costume italiano fantasy che dal trailer promette sesso, avventure e magia. E forse anche una fetta di culo. Io lascio volentieri la visione a Ford e al Festi, due veri amanti del genere. Il fantasy?
No. Il genere spazzatura.
Ford: Agadah, ma va a cagà.
Cannibal Kid: Battuta cannibalesca di Ford, LOL! XD
Jean: wow, sembra un Game of thrones scritto da Ford e diretto dal Cannibale. Ma anche a parti invertite non ispirerebbe nulla di buono…

Pipì Pipù e Rosmarina in Il mistero delle note rapite

"Sto cercando il Cucciolo Eroico per scassarlo come si deve. E già che ci sono, se me lo trovo davanti do una bella ripassata anche a Giacomo Festi."

Cannibal Kid: Direttamente da Rai YoYo e da Enzo D'Alò, il film d'animazione perfetto per quel cucciolone tenerone bambinone di Ford. I veri uomini duri e puri, come me e il Festi, possono invece passare virilmente oltre.
Ford: con i Fordini ormai sul pezzo rispetto ai canali dedicati ai bambini, non ho mai sentito nulla che facesse riferimento a Pipì e Pupù. Del resto, probabilmente loro non hanno mai sentito nulla che facesse riferimento a Cannibal o Festi. Mi sa tanto che restiamo io e Rosmarina, a tenere su la baracca.
Jean: non so se compatire il Ford perché forse i suoi pargoli vorranno vederlo, o il Cannibale, che ha il QI adatto per film di questo tipo. Io però salto bellamente, che sono abituato a cose più mature, tipo la maratona dei Transformers che mi aspetta stasera...

mercoledì 15 novembre 2017

Black Sails - Stagione 2 (Starz, Sud Africa/USA, 2015)




Il mondo dei pirati è da sempre una calamita per l'attenzione di questo vecchio cowboy, che pone galeoni, rum ed arrembaggi appena dietro le cavalcate nelle grandi pianure: da L'isola del tesoro a La vera storia del pirata Long John Silver, alcuni dei miei romanzi preferiti di sempre sono legati a questo tipo di cornice, ed anche su grande schermo le avventure marinare hanno sempre esercitato un fascino irresistibile.
Quando, anni fa, conobbi grazie al mio fratellino Dembo questa produzione Starz, incentrata proprio sui personaggi di John Silver e del suo capitano, Flint, non seppi resistere, incontrando una prima stagione molto interessante che, forse, venne penalizzata e non poco proprio dalla mia fresca lettura del già citato La vera storia del pirata Long John Silver, che si era rivelata troppo grande per non seppellire al confronto qualsiasi altra vicenda avesse come protagonista il mitico John.
Lasciate dunque calmare le acque, ho finito per tornare al timone e rimettermi sulle tracce di questi personaggi ad un tempo romantici e crudeli, attaccati alla vita e pronti ad aggredire ed aggredirla, e dal primo episodio di questa seconda stagione mi sono ritrovato immerso quanto e decisamente più rispetto alla season d'esordio, finendo travolto da un'escalation che non solo ha portato al racconto nella versione Black sails della perdita della gamba di John Silver - tratto distintivo del pirata nel già citato L'isola del tesoro -, ma anche ad una serie di colpi di scena dalla forza e dalle potenzialità per le due annate successive davvero enormi, in grado di mostrare senza eccessiva spettacolarizzazione le contraddizioni di questi uomini e donne che vissero ai margini e ben oltre della Legge e della Società per come veniva intesa allora - ed ancor di più oggi - ma che tra loro regolamentavano il tutto attraverso regole ancora più precise, per inseguire il miraggio di una società perfetta costruita sull'equilibrio di persone slegate da qualsiasi codice o regola per l'appunto sociale.
Una sconfitta in partenza che mantiene ed esercita un'attrazione difficilmente gestibile da persone inclini al caos come il sottoscritto, che nel modo di approcciare qualsiasi situazione in modo da trovare la soluzione migliore per sopravvivere ed avere il vantaggio migliore in pieno stile Ulisse di John Silver, nella determinazione furiosa di Flint, nella passionalità selvaggia di Charles Vane - il suo discorso di fronte alla gente della Carolina nel corso del processo a lui e Flint mi ha fatto quasi saltare in piedi sul divano -, trova un modo per assaporare la pelle d'oca scuotere fin nell'anima.
Segno, questo, pronto a dimostrare che proprio come Silver, in quel contesto avrei cercato di evitare con tutte le forze un'esistenza rischiosa e spesso grama come quella dei pirati ma mi ci sarei trovato dentro per indole, inclinazioni ed attitudine.
La proposta Starz, dunque, porta sullo schermo tutto lo sporco della vita dei predoni del mare dei tempi, la lotta per la sopravvivenza - anche se renderebbe decisamente meglio, in questo caso, l'inglese struggle -, il rispetto di alcune regole ed al contempo di nessuna, i richiami dell'ignoto, di sogni folli, di sbronze senza ritorno e sesso senza limiti, e lo fa con perizia nella realizzazione, ottime caratterizzazioni da parte dei protagonisti, scrittura molto interessante ed un'atmosfera che non cerca facili conquiste, ma punta i cannoni dritta al bersaglio grosso.
Una volta a bordo con gentaglia di questa risma, fidatevi, sarà davvero difficile pensare a fare vela verso la terraferma.
A meno che loro non vogliano offrirvi un viaggio senza ritorno nelle profondità dei mari.
O dei loro cuori.




MrFord




 

martedì 14 novembre 2017

Security (Alain Desrochers, USA, 2017, 88')





Ho sempre provato una simpatia notevole, per Antonio Banderas.
Sarà che, dagli esordi come pupillo di Almodovar in pellicole decisamente impegnate alle chicche da neuroni zero come Two much, passando per gli action targati Rodriguez o le ultime scorribande accanto a Stallone e ai suoi Expendables, l'ho sempre trovato non solo credibile, ma decisamente easy e guascone quanto basta per evitare la sensazione di essere qualcuno pronto a menarsela: figuratevi, finisce per risultarmi divertente anche negli spot del Mulino Bianco.
Quando, credo agli inizi dell'estate, il mio fratellino Dembo mi parlò di questo film, decisi di dedicarmi al recupero nonchè alla visione nel corso di una serata di quelle da divano e rutto libero che di norma finiscono per ricaricarmi al termine di giornate particolarmente impegnative, e devo ammettere che ancora una volta l'attore spagnolo è riuscito nel suo intento.
Aiutato da un'atmosfera da assedio che ha riportato alla mente del sottoscritto gli echi del Carpenter di Distretto 13 o del sottovalutato - e fortissimo - Nido di vespe, questo Security finisce per diventare un piccolo miracolo dell'action dal budget ridotto dell'ultimo anno, una piccola chicca che gli appassionati del genere non dovrebbero perdersi, a prescindere da quanto telefonata possa essere: lo scontro tra Banderas reduce dell'esercito alla ricerca di un lavoro qualsiasi - una parentesi molto attuale quella della richiesta del protagonista di un impiego anche al "minimum wage" - ed i suoi colleghi abituati alla routine da centro commerciale ed un Ben Kingsley nella sua versione villain spalleggiato da un piccolo esercito di professionisti è pane per ogni appassionato della materia, ben gestita dal regista e pronta ad intrattenere come è giusto che questo tipo di proposte facciano, dalle evoluzioni del protagonista spaccaculi ai problemi dello stesso che divengono il motore per superare qualsiasi difficoltà.
Interessante anche lo sviluppo in pieno stile da horror survival dei comprimari del protagonista, nonchè la presentazione decisamente inquietante degli uomini del suo rivale, almeno in principio in grado di apparire quasi come dei veri e propri mostri anche grazie ad un look che riesce a farli sembrare, più che un gruppo di sicari militarmente addestrati, come una banda di selvaggi usciti dritti dal deserto australiano di Mad Max.
Pur se implausibile, molto divertente anche l'utilizzo in pieno stile McGiver degli oggetti a disposizione nei negozi del centro commerciale da parte dei guardiani capitanati da Banderas, così come i momenti più tamarri come quello legato all'utilizzo del mezzo messo in palio dal centro stesso, una sorta di incrocio tra una moto ed un quad.
Certo, i datori di lavoro di un gruppo di sicari pronti a farsi sgominare - pur con fatica - da cinque guardie disarmate - almeno al principio - non saranno certo contenti, ma il tutto funziona nel suo essere un bel giocattolone action, e consegna all'audience uno dei Banderas più cazzuti che ricordi, oltre ad un'ora e mezza di sano, puro intrattenimento a neuroni zero con assedio compreso nel prezzo, proiettili a profusione e botte da non fare invidia alcuna ai classici anni ottanta.
Finale positivo compreso.
Cosa volere di più, per una serata in pieno stile Saloon?




MrFord




 

lunedì 13 novembre 2017

Thor: Ragnarok (Taika Waititi, USA, 2017, 130')






Dai tempi delle scuole medie sono sempre stato un discreto appassionato di epica, da Omero alle leggende legate a tutte le grandi religioni pagane e politeiste dell'antichità, pantheon asgardiano compreso.
Il mito del Ragnarok - praticamente una versione dell'Apocalisse dei nostri cugini del Nord -, pronto ad incombere, inevitabile come la morte, perfino sugli Dei abitanti di Asgard, mi aveva sempre affascinato, prima da studente e dunque da lettore di fumetti, per quanto, lo ammetto, Thor non sia mai stato - come Superman e tutti gli eroi troppo potenti e troppo divini, per l'appunto - tra i miei preferiti: curioso dunque che, dopo un primo film discreto ed un secondo che mi aveva intrattenuto alla grande, con questo terzo capitolo delle avventure del figlio di Odino le aspettative della vigilia fossero quelle di un Ragnarok formato bottigliate, considerate le peste e corna lette in rete a proposito del lavoro di Taika Waititi - che, al contrario, è un regista interessante del quale andrebbero recuperati Hunt for the wilderpeople e What we do in the shadows -, probabilmente alimentate dai radical senza via di redenzione.
Fortunatamente, questo Ragnarok è stato decisamente meno tempestoso e molto più divertente di quanto potessi sognare, ed il regista neozelandese è riuscito nella non facile impresa di confezionare uno dei film Marvel figli del Cinematic Universe più divertenti e spassosi, in grado di pescare a piene mani dalla tradizione delle pellicole d'avventura anni ottanta, dalla sci-fi, dal fantasy - mi è quasi parso di schiaffarmi un cocktail di Star Wars, Il signore degli anelli e Howard e il destino del mondo in versione buddy movie Nuovo Millennio, per intenderci - e regalare al pubblico un'opera piacevolmente ignorante, che con ogni probabilità se fosse uscita nell'ottantacinque ora sarebbe considerata un piccolo cult, pronta a superare per gradevolezza molti dei Marvel movies recenti per piazzarsi subito dietro il secondo Guardiani della Galassia nella scala di gradimento del sottoscritto, confermando la grande chimica tra i charachters di Thor e Hulk - sfruttato a mio parere perfettamente nella sua chiave più comica -, portando avanti una trama tipica di questo genere con l'eroe sottoposto a prove e difficoltà fino alla "rinascita" finale e regalando anche uno spessore nuovo a Loki, nemesi e fratellastro di Thor, che si conferma come uno dei personaggi più profondi ed affascinanti di questo mosaico al quale si continuano ad aggiungere sempre nuovi pezzi.
Un plauso, dunque, a Taika Waititi, pronto a non farsi schiacciare dalla grande produzione, al piglio scanzonato dell'intera operazione - stupende le comparsate di Matt Damon e dell'ormai forse immortale Stan Lee, creatore di Thor e di quasi tutti i personaggi che hanno fatto la fortuna della Marvel e dei sogni di milioni di lettori di fumetti in tutto il mondo -, alle botte da orbi che partono da un pianeta chissà dove al limitare dell'Universo e finiscono ad Asgard, agli elementi che rimandano ai prossimi step dell'operazione che porterà ad Avengers - Infinity War la prossima primavera ed alla coesione di un cast che probabilmente ha finito per sentirsi così a proprio agio ed in gran scioltezza da regalare una perla dietro l'altra, che si tratti di ruoli principali o secondari.
Forse manca l'approfondimento - in particolare di Hela e del passato di Odino, nonchè del rapporto tra quest'ultimo ed i suoi figli -, ma sinceramente quando un giocattolone è così ben costruito, e soprattutto godibile nel suo sfruttamento, poco importano le introspezioni ed i tecnicismi, le posizioni radical e tutto quello che ne consegue: sinceramente, perdendomi tra le risate, in più di un momento ho desiderato, benchè certe battute mi sarebbero inesorabilmente sfuggite, di avere ancora dieci o dodici anni e ritrovarmi di fronte a questo spettacolo, sognando di spaccare accanto a Hulk o di avere un compagno di lotta potente e dalla battuta pronta come Thor - quel "figlio di" rifilato a Surtur in avvio di pellicola mi ha fatto tornare dritto dritto dalle parti di Deadpool, per intenderci - con il quale sbaragliare l'avanzata del supercattivo - o cattiva, come in questo caso - di turno, correndo incontro alla battaglia come se Grosso guaio a Chinatown ed Il ritorno del re avessero deciso di farsi un giro di giostra nel colorato mondo dei Fumetti.
Urlando, ovviamente, a squarciagola.




MrFord




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