lunedì 25 luglio 2016

Saloon's Bullettin #2



Le prime due settimane da "part-time" della blogosfera, lo ammetto, sono state un vero piacere.
Nessuna pressione rispetto al vedere film o serie e scriverne, completo relax, approccio easy neanche fossi precipitato nella pigrizia alcolica lebowskiana: una manna dal cielo, senza contare che, rispetto alla scorsa tornata, a questo giro mi pare sia andata ancora meglio, in termini di visioni.
Dunque, giusto per togliermi il sassolino, parto con la nota "dolente" della settimana, legata alla lettura: ho terminato da un paio di giorni La ragazza dal cuore d'acciaio, uno dei pochi Lansdale che ancora mancavano alla mia lista, e devo ammettere con rammarico di essermi trovato di fronte al romanzo più debole del vecchio Joe. Nonostante, infatti, un protagonista sulla carta perfetto per il sottoscritto - reduce di guerra, tendenzialmente alcolizzato, donnaiolo e casinista -, Cason Statler - già visto in un paio di occasioni come ospite nella saga di Hap e Leonard - e la presenza dello squilibrato Booger - anch'egli coprotagonista del recente Honky Tonk Samurai -, ho trovato La ragazza dal cuore d'acciaio spento e lento, rispetto allo standard ironico, fresco e rapido del romanziere texano, a tratti perfino moralista per bocca del suo main charachter. Niente di abbastanza grave da incrinare il rapporto con uno dei favoriti del Saloon, ma senza dubbio una parziale delusione (due bicchieri).
Il Cinema, invece, ha finito per regalarmi una settimana di discrete soddisfazioni: considerato che il suo precedente era il decisamente sopravvalutato Oculus, il nuovo lavoro di Flanagan, Hush, home invasion arricchito dall'idea di una protagonista sordomuta in perenne necessità di un contatto visivo con il suo potenziale assassino, si è rivelato una sorpresa davvero niente male.
Grazie ad un ottimo ritmo, una violenza decisa ma non eccessiva - la sequenza della mano e della porta scorrevole è stata davvero un bel pugno nello stomaco -, soluzioni interessanti - le ipotesi della protagonista a proposito delle differenti vie di fuga - ed un minutaggio adeguato la visione scorre davvero alla grande, incassando solo qualche colpo nel finale a causa delle concessioni che, di norma, in questo tipo di pellicole vengono autorizzate rispetto alla distribuzione ed al grande pubblico: peccati veniali, comunque, per un lavoro che si propone come uno dei riferimenti dell'horror/thriller di questo inizio estate (due bicchieri e mezzo).
Pur cambiando l'ordine degli addendi ed accelerando su ironia e splatter, la sorpresa resta la costante anche per Manuale scout per l'apocalisse zombie, recuperato quasi per caso con il sospetto che si potesse trattare di una merda fumante buona per la visione in sala del weekend di Ferragosto e rivelatosi, invece, un ibrido divertentissimo e spassoso di Shaun of the dead, Zombieland e I Goonies, con un Tye Sheridan a farla da padrone ed una Sarah Dumont a rompere qualsiasi indugio nel pubblico maschile: nonostante il lavoro di Landon sia clamorosamente derivativo, passaggi come quello della citazione a Britney Spears o del "si sta rompendo il cazzo" assurgono senza colpo ferire a potenziali scene cult dell'anno, pronti ad andare a braccetto con un elogio degli outsiders adolescenti degno degli anni ottanta, un ritmo veloce ed una colonna sonora assolutamente perfetta.
Un film perfetto per la stagione, per i ragazzini in cerca di conferme e per gli adulti che ricordano con affetto il loro periodo di lotta adolescenziale per emergere rispetto a tutti quelli che si trovavano, per un motivo o per un altro, con la pappa pronta e che poi, di fronte alla vita vissuta, hanno finito per soccombere, o diventare zombies (due bicchieri e mezzo).
Chiudo in bellezza, sempre nello spirito eighties, con Midnight Special, nuovo film dell'amatissimo da queste parti Jeff Nichols, che riprende il discorso iniziato con lo splendido Take Shelter mescolando fantascienza, famiglia e road movie appoggiandosi alle garanzie Michael Shannon e Kirsten Dunst e ad un eccezionalmente in parte Joel Edgerton per raccontare la metafora del superamento di una perdita devastante come quella di un figlio: un film che, probabilmente, ad una prima visione - o ad una superficiale - rischia di apparire meno potente di quanto non sia in realtà, e che non solo conferma il talento del suo autore - colpevole, forse, soltanto di un paio di passaggi di sceneggiatura un pò troppo tagliati con l'accetta -, ma grazie ad una fotografia pazzesca e a riprese splendide porta lo spettatore all'interno di un dramma affrontato con determinazione, coraggio ed una dose di Fede da fare invidia perfino ad un miscredente convinto come questo vecchio cowboy.
In questo caso il mio consiglio è montare senza troppi pensieri sui sedili della vettura condotta in modo forse a tratti sconsiderato da Nichols, gettare ogni pregiudizio ed aprire il cuore ad una vera e propria rivelazione (tre bicchieri).
Non c'entra invece nulla con il resto, ma data la perfezione tecnica e lo script non potevo esimermi: in questi giorni, con Julez, abbiamo completato Uncharted 4, conferma clamorosa del valore cinematografico che i videogiochi stanno acquistando titolo dopo titolo: la saga di Nathan Drake non ha nulla da invidiare a quella di Indiana Jones, e pur non avendo un corrispettivo su grande schermo, andrebbe gustata dal primo all'ultimo secondo.





MrFord

venerdì 22 luglio 2016

Bomber (Michele Lupo, Italia, 1982, 101')

 


E' davvero curioso che il mio primo post "lungo" dopo l'interruzione di programmazione estiva sia legato ad uno dei film che ho più amato da bambino e cui sono legato maggiormente rispetto alla mitica figura di Bud Spencer, protagonista di decine e decine di visioni sul divano di casa di mio nonno: la scomparsa dell'atleta ed attore che ha rappresentato l'immagine perfetta del "gigante buono" per il Cinema popolare italiano è stata un'occasione speciale anche per tanti di noi nella blogosfera, legati indissolubilmente alla sua figura ed alla portata dei cazzotti che sferrava tra una mangiata epocale e l'altra.
Bomber, nato nel periodo d'oro della saga di Rocky e, di fatto, versione di serie molto b della stessa, in bilico tra l'umorismo da scuola media - che ancora oggi mi fa sbellicare - di Jerry Calà, sequenze mitiche come quella del ballo tirolese ed una malinconia di fondo legata al passato del protagonista interpretato dal vecchio Bud - ricordo il magone delle prime visioni al pensiero delle mani fatte spezzare per garantire la sconfitta a chiunque si ponesse sul cammino del poco sopportabile Rosco Dunn -, è uno di quei film cui non potrò mai non voler bene a prescindere dal suo valore tecnico - bassino, occorre ammetterlo -, di quelli che sei i voti si misurassero con il cuore rischierebbe i quattro bicchieri e tutti a casa, andando fiero di ogni suo aspetto, dalla colonna sonora ai piatti preparati dalla Gegia, dalla parabola del giovane Giorgio, protetto di Bud, al finalone in trionfo con vendetta menata a suon di pugni.
 
 
In un certo senso, cullarsi in visioni di questo tipo è un pò come azionare una macchina del tempo in grado di riportarci ad un'epoca in cui non c'erano troppe domande o sfumature, e le cose apparivano - forse anche per l'età che avevo allora - infinitamente più semplici.
Peccato che, così come per Bud Spencer, anche di Bomber, purtroppo, non se ne fanno più, e per quanto naif ed ingenuo possa apparire agli occhi smaliziati dei figli del Nuovo Millennio, sarò fiero di mostrarlo, un giorno, ai Fordini, sperando che l'esempio del fu Carlo Pedersoli possa essere per loro quello che è stato anche per il loro vecchio.
Un esempio di genuina semplicità, burbera bontà, tanto cuore ed una forza sovrumana data non tanto dalla stazza - comunque notevole -, quanto dalla capacità di raccontare storie d'altri tempi, in cui a vincere erano i buoni e tutti i torti potevano essere raddrizzati a tavola o, al massimo, con una bella scazzottata digestiva.
Altri tempi, altri eroi.
Ma eterno Bud.




MrFord
 
 
 
 
Partecipano alla scazzottata con il vecchio cowboy ed il vecchio Bud anche:
 
Combinazione Casuale - Lo chiamavano Buldozer
Non c'è paragone - Pari e dispari + Altrimenti ci arrabbiamo
Cuore di celluloide - Lo chiamavano Trinità
Director's Cult - Io sto con gli ippopotami
GiocoMagazzino - Il soldato di ventura
In Central Perk - Cantando dietro i paraventi
Solaris - I due superpiedi quasi piatti
Il Bollalmanacco - Non c'è due senza quattro

giovedì 21 luglio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): prosegue l'estate, ed entrati finalmente in periodo di vacanza, anche i film in sala diminuiscono di numero regalando un pò di riposo al sottoscritto - in totale clima lebowskiano - ed al suo rivale Cannibal Kid, che invece di pensare al mare, all'alcool e alle donne continua ad immaginarsi una sorta di bambino cresciuto.
Speriamo che, prima o poi, possa affrontare la realtà. Nel frattempo, speriamo anche che i film in questione non ci deludano troppo.


"Piuttosto che essere sostenuto da Cannibale, cambio lavoro!"
Star Trek Beyond

"Quella che vedi è la forma di vita aliena che chiamiamo Cannibal Kid." "Ammazza, quanto è terrificante!"
Cannibal dice: Nerdata sci-fi senza speranze per tutti i Ford là fuori nello spazio. Io mi sono visto giusto il primo capitolo del reboot di J.J. Abrams, che non era nemmeno malaccio, però poi non ce l'ho fatta ad andare beyond.
James Ford, tu comunque mi fai schi-fi, mi fai! :)
Ford dice: ficata spaziale tamarra e rispettosa della grande tradizione seventies ed eighties che prosegue il reboot avviato dai due ottimi episodi firmati J. J. Abrams e che, già lo so, sarà detestata da tutti i radical come Cannibal. Ovviamente cercherò di vederlo il prima possibile, nella speranza che possa, chissà, inaugurare il ritorno, alla fine dell'estate, ad un eventuale White Russian di nuovo quotidiano.



Mr. Cobbler e la bottega magica

"Caro Cannibal, sono pronto a farti le scarpe!"
Cannibal dice: Lo spernacchiatissimo Adam Sandler a me sta simpatico e i suoi film, belli o spesso brutti che siano, me li sparo sempre volentieri. Questo non mi ispira troppo, però sempre meglio che vedere l'imminente film “Mr. Ford e la bottega che sta per chiudere”, la storia del suo ormai quasi pensionato saloon WhiteRussian.
Ford dice: Sandler mi sta simpatico, nonostante tutto, eppure la mia voglia di vedere questo film è la stessa che di dare ascolto ai consigli cinematografici del mio rivale, che ad ogni anno che passa si fanno sempre più assurdi.



Quel venerdì 30 dicembre

"Forse truccandoti riesco a farti diventare orribile quanto Katniss Kid!"
Cannibal dice: Che succede venerdì 30 dicembre?
Non mi interessa scoprirlo mai, e di sicuro non in pieno luglio.
Ford dice: il titolo perfetto per un'uscita in piena estate.
Ne riparliamo in inverno.



Top Cat e i gatti combinaguai

"Cannibal, tu sì che mi capisci!"
Cannibal dice: Il sequel, o forse il prequel di Top Cat.
E che catzo è Top Cat?

Ford dice: un film che mi dice ancora meno di quello del trenta dicembre. O di uno qualsiasi tra quelli osannati da Cannibal.


lunedì 18 luglio 2016

Saloon's Bullettin #1


E' davvero curioso, oserei dire rilassante, iniziare a scrivere questa rubrica "corale" dopo anni di post quotidiani strutturati e precisi.
E devo ammettere anche di essermi goduto non poco questa prima settimana da "part time", libero dal quasi obbligo di vedere più film possibili per tenere il passo con il blog, o di scrivere la recensione prima che la memoria cominci ad impedire di andare oltre la decina di righe, soprattutto per i titoli che hanno finito per non coinvolgere particolarmente, prendendomi serate senza programmi, in famiglia o semplicemente passate rilassando il cervello tra PES ed Uncharted 4 - so che ormai sarà luglio, ma quando scrivo queste righe siamo ancora sul finire di maggio -.
Questo nuovo corso, però, non intacca la passione per il grande e piccolo schermo del sottoscritto, come sempre pronto a godersi una visione "sicura" o sperimentare in territori inesplorati: in questo senso ha esordito sugli schermi del Saloon House of cards, incensatissima produzione Netflix che seziona l'ambiente politico USA sorretta da una splendida coppia di protagonisti in forma smagliante, Kevin Spacey e Robin Wright, prodotta da David Fincher - che ne firma il pilota -, confezionata impeccabilmente e nonostante un argomento non propriamente popolare da queste parti in grado di catturare dal primo all'ultimo episodio. 
A stemperare il tono serioso e le ombre dei corridoi del potere, un main charachter sornione e figlio di puttana a mille al quale, però, è impossibile non affezionarsi, anche grazie all'ottima idea di renderlo parzialmente metacinematografico e pronto al dialogo con il pubblico attraverso l'occhio della macchina da presa (tre bicchieri).
Una certezza, invece, è stata il recupero di Assassins, pellicola che trasuda anni novanta firmata da Richard Donner entrata a far parte dell'operazione iniziata a cavallo tra i Globes e gli Oscar che sta vedendo il sottoscritto recuperare tutti i film con protagonista Stallone che ancora, per un misterioso motivo o per un altro, non avevo ancora visto: con Banderas a fare da spalla al mitico Sly ed un'insolita e giovane Julienne Moore nel ruolo della bella da salvare di turno, il film diverte e scorre, ma senza dubbio non è certo memorabile neppure per un fan hardcore di Sly come il sottoscritto, patendo tantissimo la cornice nineties e l'usura del tempo, oltre ad una mancanza generale di ironia che ingessa soprattutto il Silvestrone, che ai tempi non doveva aver ancora capito l'importanza delle risate anche negli action (un bicchiere e mezzo).
Una piacevole sorpresa, invece, è stata Daddy's Home, commedia da padri più o meno fighi e più o meno presenti per tutta la famiglia con protagonisti Marc Wahlberg e Will Ferrell, che in coppia, così come ne I poliziotti di riserva, funzionano e divertono sempre parecchio.
Il confronto tra il patrigno preciso e sempre pronto ad ascoltare ed aiutare ma impacciato e sfigatone ed il padre naturale supercool, palestrato, in grado di compiere qualsiasi impresa e dell'incontro tra i lati positivi e negativi degli stessi, per quanto ovviamente risibile da un punto di vista prettamente cinematografico, è piacevole e godibilissimo, pronto a regalare almeno tre o quattro passaggi già cult al Saloon ed un finale - che spero conduca ad un sequel - con apparizione di John Cena che vale da sola la visione.
Padri, figli, tamarrate e pane e salame. Non potrei chiedere di meglio (due bicchieri).





MrFord


venerdì 15 luglio 2016

Nizza


Difficilmente, da queste parti, si parla di attualità.
Ho sempre preferito tenere politica, cronaca e vita di tutti i giorni fuori dal Saloon, quasi per imitare la magia operata dal Cinema quando, in sala, restano solo il potere dello schermo e delle sue storie a portarci via, in un altro mondo, da un'altra parte.
Eppure, ieri sera, ho sentito qualcosa, una pulsione che non era stata così forte rispetto ad alcuno degli attentati terroristici operati in Francia, Belgio e Turchia negli ultimi mesi.
Non riesco a spiegarmi se questa pulsione sia mossa dal fatto che, ormai, questi atti di follia si manifestino quasi come scene di film, quegli action che tanto amo all'interno dei quali arriva sempre l'eroe indistruttibile a fare il culo a strisce ai cattivi di turno e che sono un modo naif e molto semplice di filtrare la realtà ed i suoi problemi, oppure se è perchè sia avvenuto nel giorno che, storicamente - essere francesi oppure no conta relativamente - ricorda Libertà, Uguaglianza, Fraternità.
Non mi è mai capitato di avere paura di questo tipo di cose - forse ho sempre pensato che sarebbe stato come darla vinta a chi vuole vivere nel terrore -, e fin dai tempi dell'undici settembre duemilauno non ho mai sostenuto chi ha predicato la violenza e l'odio come risposte - in fondo, non possono che alimentare il succitato odio -: ho sempre cercato di andare oltre, di non pensare che l'arabo accanto a me in metropolitana fosse pronto a farsi saltare o ad aprire il fuoco con un'arma, o preferire restare a casa, piuttosto che prendere un aereo e scoprire un altro pezzo di mondo.
Ieri sera, invece, il primo pensiero è andato ad Alessandro Leone e Rebecca Demetra, che io sogno possano crescere e scoprire proprio il mondo, magari andare a studiare o lavorare all'estero in modo da avere una scusa per seguirli: i loro occhi sono pieni di curiosità e delle magia che solo i bambini regalano alle cose, occhi innocenti che non hanno ancora conosciuto le tonnellate di merda che la vita mette di fronte a tutti noi, a chi più e a chi meno.
E ho dovuto fare uno sforzo razionale sovrumano per non lasciarmi travolgere dall'istinto di voler combattere questa massa di stronzi e l'odio che riescono a scatenare in un'altra massa di stronzi - che ora alle presidenziali americane correrà a votare per Trump facendone un nuovo Bush, o darà voce ai LePen o ai Salvini qui nel Vecchio Continente - con le loro stesse armi, per non avere paura che un giorno i Fordini possano trovarsi da qualche parte sulla Terra, pronti a partire o a tornare, a festeggiare o semplicemente a godersi la vita, e qualche sacco di merda con in testa un pericoloso mix di follia ed ignoranza possa togliere loro tutto quello che hanno.
Al lavoro, uno dei ragazzi che si occupa della sicurezza è senegalese, musulmano osservante e praticante, una delle persone più fedeli - nel senso religioso del termine - che abbia mai conosciuto, sempre pronto a sorridere, a giocare con i bambini e a dichiarare che la violenza - verbale e fisica - sia una delle assurdità più grandi del mondo: non l'ho mai visto, effettivamente, in questi anni, una sola volta anche solo irritato.
Ricordo che, ai tempi degli attentati in Belgio, mi disse di essere sconcertato, perchè chi manovra questi killer e riempie loro la testa di bugie non solo non conosce il Corano, ma della religione e dei precetti che la stessa vorrebbe fossero seguiti non sa nulla: e lui per primo, che crede eccome, non rinuncerebbe mai alla sua vita per qualcosa che, detto sempre da credente, non sa neppure se esista davvero.
Dice sempre che ama vivere, proprio come me.
E forse, chissà, è questa la risposta.
Amare la vita come se si fosse bambini, spalancare gli occhi e la mente, scoprire il mondo, i suoi confini e le sue varietà, confrontarsi fieri con la paura e l'ignoranza e l'odio, e non distogliere mai lo sguardo: l'uomo è assurdo e crudele, ma anche capace di atti di coraggio, di fede e d'amore straordinari.
Io non credo debba esserci nulla di straordinario, nel vivere.
Perchè vivere è già straordinario.
Ed io voglio vivere. Voglio che i miei figli vivano.
Nessuno potrà prevedere nulla - del resto le casualità ed il destino sono sempre beffardi e "lostiani" -, nessuno può sapere nulla - ed in questo, sono felice di essere un ateo miscredente -, nessuno, da una parte o dall'altra delle barricate di questa guerra sempre più assurda, potrà costringermi con l'odio, la paura, l'ignoranza e la violenza,  di vivere e godere della vita quanto più mi sarà possibile.
E spero di poter insegnare questo, ai miei figli.
E quando avvenimenti come quelli di Nizza scuotono le coscienze, più che rifugiarsi in hashtag e catene su Facebook, pensare che negli occhi dei bambini, curiosi e vivi, e nell'esempio di chi ha trovato una risposta per affrontare queste domande - da Gandhi a Falcone e Borsellino - c'è già tutto quello di cui abbiamo bisogno per superare l'ennesima prova con la quale la parte peggiore della nostra umanità ci mette a confronto.
Qualche hanno fa, nella splendida serie Friday Night Lights, tutta americana, con Julez ci emozionammo ascoltando un motto che mai come oggi sento adatto alla situazione: "Clear eyes, full hearts, can't lose".
Gli occhi ed i cuori di chi vuole vivere.
Gli occhi di chi ha già vinto.
Nonostante il dolore, nonostante la paura, nonostante l'odio.




MrFord
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