giovedì 30 ottobre 2014

Thursday's child

La trama (con parole mie): nuova settimana di uscite in sala, vecchi conduttori di rubrica. Da una parte la solida certezza del vecchio cowboy, dall'altra l'inquietante presenza dello sbandato Cannibale. Se non altro, alle spalle settimane quasi completamente inutili, a questo giro di giostra potremmo trovarci di fronte ad un buon numero di titoli potenzialmente interessanti, almeno sulla carta.
Non temete, ad ogni modo: troverete le consuete schifezze - italiane, ovviamente, ma non solo - a rendere il weekend cinematografico degno della distribuzione nostrana.

"Chris Martin mi fa una pippa! Anzi, meglio che me la faccia Jennifer Lawrence!"


Una folle passione

"Peppa, è inutile mandare avanti i tuoi compagni di classe per cercare di intimorirmi: Ford è mio e resta mio!"

Cannibal dice: Un film con Jennifer Lawrence va visto e basta. Questo melodrammone storico rischia però di essere tra le mosse meno brillanti della sua carriera. Peggio di quella di aver deciso di mettersi con Chris Martin, anche se per fortuna tra loro pare sia già finita. Quanto al film spero di sbagliarmi, ma ho l'impressione che l'accoppiata J-Law + Bradley Cooper questa volta non riuscirà a ripetere i fasti de Il lato positivo e nemmeno avvicinarsi al non troppo riuscito American Hustle. La folle (anzi, la più che ragionevole) passione per Jennifer Lawrence mi spingerà a guardarlo comunque e a cercare di non stroncarlo. Tanto per quello c'è sempre la mia altra passione: massacrare i film consigliati da Ford.

Ford dice: Jennifer Lawrence è una delle poche certezze della vita in grado di mettere d'accordo perfino me e Peppa Kid. Penso ci metterebbe d'accordo al punto di lavorare in tag team per scassare di legnate Chris Martin e chiunque a parte noi osi avvicinarsi alla signorina in questione.
Detto questo, il film non mi ispira neanche per sbaglio, ma penso mi sacrificherò per dovere di Lawrence.



Frank
 
"Vorrei dedicare questo pezzo alla groupie numero uno della blogosfera: Katniss Kid!"

Cannibal dice: Il folle tizio mascherato Frank è già passato a trovarmi. No, non mi riferisco al coniglione di Donnie Darko, né a un wrestler mandato da Ford, bensì al nuovo misterioso personaggio interpretato da Michael Fassbender.
Presto verrà a trovare anche voi...
Ford dice: onestamente non so cosa aspettarmi, da questa nuova incarnazione di Fassbender. Il film, però, è in rampa di lancio, e presto arriverà al Saloon.
Saranno bottigliate o brindisi?



Dracula Untold

 
"Dobbiamo darci da fare, Peppa: altrimenti ce lo scordiamo, di essere scritturati per Game of thrones!"
Cannibal dice: Dracula Untold? Sento già il sapore non del sangue, bensì dell'ennesimo fantasy-action vampiresco cui infilare un paletto nel cuore così, per precauzione, senza manco vederlo. Come a Ford appena cerca di avvicinarsi.
Ford dice: questo Dracula untold mi pare perfino meno interessante di Cannibal untold, la vera storia del coniglione numero uno della blogosfera. Fate voi.



#ScrivimiAncora

"Dici che siamo più romantici di Ford e Cannibal?" "Impossibile."

Cannibal dice: Nonostante il titolo italiano ggiovane e tecnologico quanto il mio blogger rivale, questa pellicola irlandese con protagonisti i due teen idols Lily Collins e Sam Claflin mi pare piuttosto promettente. Quando si tratta di romcom, il Regno Unito sa stupire e in genere in positivo, come dimostrato di recente con Questione di tempo. Persino quel finto duro di Ford dovrà ammetterlo.
P.S. Ford #NonScrivere+
Ford dice: secondo film della settimana dal quale non so cosa aspettarmi. Sulla carta potrebbe essere anche interessante, o almeno fornire un punto di vista diverso sulla romcom rispetto ai soliti blockbuster, ma so già che il mio rivale avrà l'hype a mille, e questo mi spaventa non poco.
Staremo a vedere.



La spia – A Most Wanted Man

"Andiamocene dalla sala prima che quel Ford ci prenda a bottigliate!"
Cannibal dice: Film visto da pochissimo e recensione in dirittura d'arrivo.
Cosa dirà?
Sono mica scemo che faccio la spia su me stesso. In compenso posso fare la spia sul mio blogger nemico Ford, anticipandovi cosa dirà la sua recensione: delle gran cacchiate come al solito.
Ford dice: ultimo film del compianto Philiph Seymour Hoffman, come sta ampiamente ricordando la campagna pubblicitaria, e a mio parere non proprio il modo migliore per andarsene in bellezza. Non l'ho ancora visto, ma sento puzza di film di spionaggio da salotto noioso e bolso.



Annie Parker
 
"Cannibal Kid? Le prescrivo un paio di film fordiani al giorno, sperando che possa riprendersi dall'incompetenza cinematografica."

Cannibal dice: Indie movie americano con un bel cast (Helen Hunt, Samantha Morton e Aaron “Jesse Pinkman” Paul) che racconta la vera storia di Annie Parker e della sua lotta contro il cancro al seno. Una battaglia più dura della mia contro Ford. Una vicenda interessante, ma sarà anche una pellicola cinematograficamente interessante?
Ford dice: cerco sempre di prendere con le molle i film legati a grandi tragedie, malattie ed affini, considerato il sempre alto rischio di retorica.
Cerco anche di prendere sempre con le molle le discutibili opinioni del mio antagonista, dunque credo attenderò di leggere la sua recensione per capire se questo film varrà una visione, oppure no. E come avrete già intuito, ho intenzione di orientarmi al contrario rispetto a quello che penserà lui.



Ritorno a l'Avana
 
"Ecco la scorta di rum per festeggiare il compleanno di Ford!"

Cannibal dice: Il regista Laurent Cantet è una incognita gigantesca. Dopo aver girato con classe il notevole film Palma d'Oro La classe, ha realizzato il noioso e dimenticabile Foxfire – Ragazze cattive e adesso pure questo Ritorno a l'Avana, una specie di Grande freddo ambientato a Cuba, non sembra così imperdibile, ma anzi pare più una visione da nostalgici fordiani. Chissà però che il cinema francese non torni a regalarci una piacevole sorpresa.
Ford dice: Cantet è un regista incostante, eppure di grande talento. Onestamente questo Ritorno a l'Avana mi pare una mattonata che neppure io potrei sopportare, specie in un periodo decisamente impegnativo a livello di quotidianità come quello dell'inserimento al nido del Fordino. Dunque, almeno per il momento, lascerò in standby.



Pelo Malo

"Peppa, ti ho detto che fino a quando non sarai maggiorenne il rum di Ford potrai proprio scordartelo!"

Cannibal dice: Un film venezuelano che dal trailer non sembra nemmeno malaccio.
Sarà la rivelazione della settimana?
E soprattutto mi chiedo: ma Ford ancora una volta si confermerà il pirla della settimana?
Ford dice: se non altro, dopo una serie di settimane a dir poco agghiaccianti, cominciamo quantomeno ad avere proposte in sala che potrebbero perfino avere una buona possibilità di rivelarsi sorprese piacevoli.
Cannibale, invece, resterà sempre la solita, terrificante certezza.



Confusi e felici
 
"Interessante questo nuovo sport: tiro al Cannibale!"

Cannibal dice: Solita commediola italiana da evitare?
Su questo sia Ford che io non siamo confusi e rispondiamo con un sì in coro. Inoltre, entrambi non siamo felici. Di avere una rubrica in co-abitazione.
Ford dice: oltre a Jennifer Lawrence, esiste un'altra cosa al mondo in grado di mettere d'accordo il sottoscritto e Cannibal. Il Cinema italiano di bassa qualità.
Qui ne trovate un perfetto esempio.



Last Summer

"Le proposte di Cannibal sono così terribili che non posso fare a meno di buttarmi di sotto."
Cannibal dice: L'astuzia dei distributori italiani è sempre più palese. Roba da far invidia al Ford dei tempi peggiori, cioè quello attuale. Nel weekend di Halloween si è infatti deciso di non fare uscire manco un horror, che sarebbe stata una mossa commercialmente troppo furba, per dare invece in pasto al pubblico questo piccolo film italiano intitolato Last Summer. Che poi magari non è nemmeno troppo male, ma con 'sto tempo da castagne chi c'ha voglia di andarsi a vedere un film con un titolo del genere?
Ford dice: ormai, i nostri distributori, oltre ad adattare titoli con un criterio alquanto discutibile, distribuiscono con un approccio anche peggiore.
E dopo C'era una volta in estate, ecco Last summer arrivare in tempo per le prime castagnate. Geniale.



Un fantasma per amico

"Ciao, sono Peppa, il fantasma buono. Mi raccomando: non rivelate a Ford della mia esistenza!
Cannibal dice: Sempre meglio un fantasma, che un Ford per amico. Okay, su questo credo non ci siano dubbi. Così come non ci sono più dubbi sulla schizofrenia di chi decide le uscite nelle nostra sale, in cui nella settimana di Halloween l'unico film vagamente in tema è 'sta robetta fantasy tedesca che si preannuncia più infantile dei filmini di solito adorati dal mio Ford per nemico. Auf wiedersehen!
Ford dice: purtroppo mi sono già sorbito allo sfinimento il trailer di questa robetta dalla qualità simile a quella dei telefilm tedeschi - del resto, l'origine è quella -, martellato a tutta caldara sui canali come Boing e K2, e certo non ho alcuna intenzione di gettarmi a capofitto in una visione praticamente suicida.
I fantasmi, per festeggiare Halloween, dovrebbero fare una visitina agli autori di questa roba.
A Peppa Kid, invece, penserò io.


mercoledì 29 ottobre 2014

35 times to be Ford

La trama (con parole mie): oggi è il mio trentacinquesimo compleanno. Normalmente, e seguendo la tradizione del Saloon, farei il consueto punto della situazione tramite flusso di coscienza prima di abbandonarmi alla ormai classica dissertazione a proposito de Gli spietati, che ogni anno decido di rivedere proprio in questo giorno. Per questo giro di giostra, però, ho pensato a qualcosa di diverso che potesse raccogliere il testimone di un tentativo fatto qualche tempo fa che aveva finito per divertirmi parecchio: ho deciso dunque di pubblicare il secondo test fordiano della storia di White Russian, al quale mi piacerebbe vedervi tutti sottoposti - perfino, e forse soprattutto, il Cannibale -.
La cosa è semplice come dovrebbero essere tutte quelle pane e salame: dieci domande a risposta multipla che, a seconda della maggioranza di risposte che darete, definiranno a quale tipologia di eroe fordiano appartenete.
Non ci sono scelte giuste o sbagliate, solo quelle cui vi sentirete più vicini.
In alto i calici e bando alle ciance, dunque.
Fatevi sotto e stupitemi.







Prima di ogni altra cosa, però, ringrazio Julez per lo splendido artwork sull'immagine che apre il post e, ovviamente, per tutto il resto. Quello che si vede e quello che non si vede.
E poi il Fordino. Per dirla "alla Balboa", averti è stato come nascere un'altra volta.



1) Da bravi ed impavidi fordiani, vi apprestate a fare il vostro ingresso in un locale per la consueta e robusta serata alcolica con i fiocchi, conquistando immediatamente il bancone: cosa ordinate?

A) Bourbon. Liscio.
B) La cosa più forte che possano servire.
C) Whisky di malto almeno dodici anni. Con un bicchiere di acqua gelata a parte.
D) Un White Russian.


2) Essendo dei predatori amanti della caccia, vi ritrovate attratti da una fanciulla. E lei da voi. La location potrebbe essere sempre quella del locale, o immaginate il setting che volete. Il succo è: come approcciate?

A) Non mi muovo da dove sono. Lo sguardo resta fisso su di lei, e se lei vorrà, verrà da me.
B) A grandi passi colmo la distanza, mi siedo accanto a lei e vado dritto al punto.
C) E' solo l'inizio della serata. Arriveranno il tempo e l'occasione giusti.
D) Sfoggiando il più scaltro dei sorrisi avanzo a passo lento, senza consumare energie in eccesso: un paio di perle alcoliche e la mia innata stronzaggine faranno il resto.


3) La Musica è una componente importante, della vita al Saloon. Almeno quanto il Cinema. Per tenere alto il morale e scuotere un pò l'anima, scegliete:

A) The man in black di Johnny Cash.
B) Thunderstruck degli AC/DC.
C) Born to run di Bruce Springsteen.
D) Mr. Bad Example di Warren Zevon.


4) Una volta superato lo scoglio della rottura del ghiaccio, quale risorsa è la vostra arma migliore per giungere con successo alla conquista della serata?

A) Il fascino della sicurezza in se stessi.
B) I muscoli resi gonfi dall'allenamento quotidiano.
C) Lo sguardo un pò triste del viaggiatore solitario.
D) Una volta rotto il ghiaccio, è tutto in discesa. Praticamente siamo già a letto.


5) Essere fordiani implica anche una grande passione per il viaggio. Quale sarà la vostra prossima meta?

A) Il Gran Canyon, con una Cadillac, la strada lunga e dritta, la chitarra e una bottiglia.
B) Ho sentito che c'è parecchio movimento in Medio Oriente con i ragazzi dell'Isis. Penso di fare un salto laggiù per calmare un pò le acque.
C) Australia: natura incontaminata e gente pronta a ricominciare a costruire quasi da zero.
D) Messico: tequila, oceano e senoritas.


6) Il vostro nemico si erge di fronte a voi - a meno che non sia quel pusillanime del Cucciolo Eroico -: quale arma userete per dargli una bella ripassata?

A) Ho un paio di pistole che non vedono l'ora di fare fuoco.
B) Due o tre calci rotanti ben assestati, e tutti a casa.
C) Prima valuto, e intanto ne incasso almeno un paio. Attraverso un momento di difficoltà e dunque, nel nome del riscatto, chiudo la pratica con un Ram Jam.
D) Non alzo un dito. Per sistemare l'ominide bastano cervello lesto e lingua lunga.


7) Quale rimane il vostro decennio preferito?

A) Gli anni ottanta. Dell'ottocento.
B) Gli anni ottanta. Unici e soli.
C) Gli anni settanta.
D) Gli anni zero. Ma non è detto che, con il carburante giusto, non si possa anche viaggiare nel Tempo.


8) Come finisce la vostra serata ideale?

A) Sul portico di casa, con un bicchiere e un sigaro.
B) Una bella rissa da bar.
C) Il tramonto, una canzone malinconica, il sogno di una vita piena e felice.
D) A letto con due donne. Magari sbronzo.


9) Da qui a una quarantina d'anni, come vi vedete?

A) Avete presente Walt Kowalski?
B) In forma almeno quanto sono ora. Giusto con qualche ruga in più.
C) Completamente preso dalla mia famiglia, che sarà numerosa e ricca di figli e nipoti.
D) "Il Drugo sa aspettare", amico. E saprà anche invecchiare.


10) Si chiude con i massimi sistemi: pregio e difetto in coppia. Quale tra queste vi caratterizza maggiormente?

A) La presenza e il distacco.
B) L'energia e il caos.
C) La sensibilità e la fragilità.
D) L'ironia e la dipendenza.



MrFord



Maggioranza di risposte A: IL COWBOY

Siete tipi tutti d'un pezzo, non amate girare attorno alle cose, date l'impressione di essere delle guide, ma nessuno ha davvero il coraggio di dirvelo per paura di essere scacciato in malo modo.
In un certo senso, siete i più pane e salame tra i pane e salame.
Fordiani appartenenti a questa categoria: Johnny Cash, John Wayne, John Ford, William Munny, Rylan Givens.




Maggioranza di risposte B: L'EXPENDABLE

Tamarri, residuati dei gloriosi eighties, casinisti, sempre sopra le righe. Voi, il basso profilo non sapete neppure dove sta di casa. Genuini quanto irruenti.
Per voi non esiste altro che l'azione, e quando non si tratta di pompare i muscoli il primo obiettivo è quello di passare il tempo a combinare guai con i vostri compagni di testosterone.
Fordiani appartenenti a questa categoria: Arnold Schwarzenegger, Jean Claude Van Damme, Barney Ross e gli Expendables, John McClane, tutti i gruppi hair metal anni ottanta.




Maggioranza di risposte C: L'OUTSIDER

Goonies cresciuti, voi siete quelli che, di norma, per arrivare al successo o ad una qualsiasi conquista si devono fare un culo da record, mangiando merda fino alla nausea per poter assaporare il successo. Siete gli uomini di fatica del Saloon, i suoi maratoneti, i veri viaggiatori della Frontiera.
Fordiani appartenenti a questa categoria: Bruce Springsteen, Rocky, Randy The Ram, Sylvester Stallone, Matthew McConaughey.



Maggioranza di risposte D: IL DEGENERATO
Siete l'anima della festa, il playboy impenitente, il tipo figo che le donne vogliono portarsi a letto e gli uomini avere sempre accanto per una serata divertente. Ma siete anche degli inguaribili stronzi egoisti. Il vostro fascino rischia di svanire la mattina dopo una notte da leoni, e voi che siete svegli e lo sapete per allora siete, di norma, già lontani parecchio, in cerca di un'altra preda.
Fordiani appartenenti a questa categoria: Warren Zevon, Charles Bukowski, Hank Moody, il Drugo, Barry Lyndon.


martedì 28 ottobre 2014

Tutto può cambiare

Regia: John Carney
Origine:
USA, Irlanda
Anno: 2013
Durata: 104'




La trama (con parole mie): Dan, produttore discografico di mezza età in crisi lavorativa, sentimentale, d'ispirazione, incontra per caso nel corso dell'ennesimo appuntamento con l'alcool una giovane cantautrice spinta ad esibirsi in una serata "open mic" da un amico, innamorandosi della musica di quest'ultima.
Convinta la giovane a seguirlo in un'improvvisata avventura discografica, i due si troveranno ad assemblare una band di outsiders e registrare per le strade di New York, pronti a cogliere lo spirito della città e fonderlo con i brani scritti da Gretta, questo il nome della fanciulla, ancora ferita dalla storia finita con la nuova star del cantautorato Dave Kohl.
Quali strade la musica porterà i protagonisti di questa storia a percorrere?



Nonostante sia, senza ombra di dubbio, un musicista assolutamente mediocre, devo ammettere che la Musica stessa è stata, nella mia vita, una compagna di viaggio per certi versi più importante del Cinema: nel corso dell'adolescenza ha contribuito ad aiutarmi nei momenti più bui, ed è stata la colonna sonora che ha riempito i momenti migliori e peggiori del viaggio intrapreso fino ad oggi.
Più che quello di musicista, comunque, ammetto di aver spesso sognato di ricoprire il ruolo di produttore discografico, di fatto "il regista" di un disco, a prescindere dalla bravura e dall'intensità dei suoi interpreti: gente come Rick Rubin, giusto per citare l'uomo responsabile della rinascita anche commerciale di Johnny Cash negli anni precedenti alla morte, ha segnato il mio immaginario almeno quanto gli artisti pronti a prendersi la gloria e le copertine di album e riviste.
Da questo punto di vista, Tutto può cambiare - adattamento italiano assolutamente non riuscito del decisamente più interessante Begin again originale - è uno dei film che più è stato in grado - insieme ad Almost famous e Alta fedeltà - di descrivere tutto quello che è il mondo dietro il cantante o il gruppo che sale sul palco e regala al pubblico emozioni uniche: eppure, nonostante una buona confezione, un decisamente efficace Mark Ruffalo, una vicenda romantica assolutamente non scontata da blockbuster hollywoodiano - almeno nella sua risoluzione - ed una struttura legata a doppio filo alla colonna sonora, sono uscito dalla visione completamente distaccato, per nulla coinvolto, quasi come se il fatto di assistere oppure no allo spettacolo non avesse cambiato nulla o quasi della mia vita di spettatore.
Per usare un paragone musicale, potrei affermare che l'esibizione cui ho assistito non sia di fatto riuscita "ad arrivarmi" quanto altri titoli almeno ad una prima occhiata anche inferiori a livello tecnico e produttivo: i primi a non convincermi sono stati i due veri protagonisti, Keira Knightley ed il frontman dei Maroon Five Adam Levine, la prima troppo british nell'accento per poter rendere al meglio il ruolo di cantautrice alla scoperta di New York - senza contare le ormai insopportabili smorfiette da ragazza acqua e sapone che porta in dote non richiesta - ed il secondo decisamente troppo "confident" - anche se, considerato il charachter, potrebbe starci - ed autore di una serie di brani incapaci di fare davvero breccia, senza dubbio inferiori a quelli proposti con la sua band - che, comunque, in linea di massima non mi fa gridare al miracolo -. 
Molto meglio la giovane Hailee Steinfeld, in un ruolo marginale ma in grado di proiettarmi, nel rapporto con suo padre, nel pieno delle atmosfere che di norma si respirano in Californication e tra Becca e Hank Moody.
Ma è troppo poco per una pellicola che ha finito per raccogliere consensi un pò ovunque nella blogosfera e non, firmata dall'autore dell'ottimo Once e che pur non essendo, di fatto, mal riuscita o più semplicemente brutta ha finito per attraversare il sottoscritto senza lasciare alcun segno: non so se sia una questione di età - se l'avessi vista una decina d'anni fa, forse, mi avrebbe toccato più in profondità -, di sensibilità o semplicemente di compatibilità, ma Tutto può cambiare è scivolato via senza lasciare alcuna traccia se non un interessante ritratto di una delle città più affascinanti del mondo - della quale conservo un ormai sbiadito ricordo di quell'ottobre millenovecentonovantaquattro, quando la visitai con gli occhi sgranati di fronte alla grandezza del mondo che iniziavo a provare sulla pelle - ritmata da una selezioni di canzoni decisamente troppo delicate per un palato come il mio.
Certo, considerato come sono andate le cose di recente, non ci troviamo di fronte alla peggiore delle uscite in sala, ma rimanendo in tema di classifiche, Musica e sensazioni, e per parafrasare il Rob del già citato Alta fedeltà, senza dubbio non mi sognerei neppure per sbaglio di considerare il lavoro di Carney degno di una qualsiasi "top five", positiva o negativa che sia.
E per un brano musicale, così come per un film, forse è una cosa addirittura peggiore rispetto ad una stroncatura adatta alle peggiori bottigliate.



MrFord
"You must remember this
a kiss is still a kiss
a sigh is still (just) a sigh
the fundamental things apply
as time goes by."
Frank Sinatra - "As time goes by" - 
 

lunedì 27 ottobre 2014

The equalizer - Il vendicatore

Regia: Antoine Fuqua
Origine: USA
Anno:
2014
Durata: 132'





La trama (con parole mie): Robert McCall è un uomo solitario con abitudini radicate e ben definite, dedito al ricordo della moglie ed alla riuscita nell'impresa di leggere i cento libri da "una volta nella vita" che l'amata non riuscì a portare a compimento, così come ad aiutare chiunque pensi ne abbia bisogno, fosse anche soltanto di una pacca sulla spalla.
Un uomo tutto d'un pezzo, protagonista di una vita goduta, ma all'apparenza anonima.
Peccato che, a dispetto dell'apparente normalità, Robert McCall abbia un passato da spaccaculi supremo dei servizi segreti che cerca con tutte le forze di non far tornare a galla, un pò come la sua incredibile capacità di fare fuori praticamente chiunque gli si ponga di fronte con l'idea di fermarlo ad una velocità da fare invidia agli Expendables tutti.
Quando una giovane prostituta nei guai con la Mafia russa conquista la sua simpatia, il buon Robert tornerà a rispolverare il suo io di un tempo, e per i malviventi ed il loro apparentemente intoccabile ed onnipotente boss inizierà un incubo senza fine.







Avete presente quel vecchio adagio che recita "l'uomo giusto, nel posto giusto, al momento giusto"?
Probabilmente, e per il sottoscritto, in questo momento non esiste altra definizione che questa, se rapportata ai film, per The equalizer.
Quando, qualche settimana fa, con il mio eterno rivale Cannibale parlammo dei titoli in uscita per il weekend che ci attendeva, bollai il lavoro di Fuqua come una cosetta da poco dalla quale non aspettarsi troppo, incuriosito soltanto dalla partecipazione del Denzellone di noi tutti e dall'idea del mio fratellino Dembo che si sarebbe trattato di una di quelle bombe come piacciono a noi vecchi Expendables: un rischio, dunque, ed una vera e propria scommessa vinta dall'appena citato Fuqua, autore di cose molto interessanti come Training day - che regalò l'Oscar proprio a Washington - o il piacevolissimo Shooter e di altre assolutamente terrificanti come Olympus has fallen.
The equalizer, infatti, ed in barba proprio a Sly e soci, potrebbe essere considerato ampiamente come il miglior action movie dell'anno, spassoso come pochi, implausibile, fracassone, tamarro e tosto come si conviene al genere, forte di un protagonista in spolvero incredibile e molto legato ad un impianto narrativo in pieno stile anni ottanta, i tempi in cui gli Schwarzy ed i Bruce Willis di turno facevano a gara tra un Die Hard ed un Commando a chi finiva per massacrare più criminali dal primo all'ultimo minuto di pellicola.
In questo senso raramente ho visto un main charachter - ovviamente tutto d'un pezzo, cazzuto, dal sangue freddo ma dal cuore caldissimo rispetto al raddrizzare i torti subiti dagli innocenti - dominare in modo così netto e devastante i suoi avversari, praticamente senza patire il confronto con i criminali di turno convinti di riuscire a metterlo con le spalle al muro - e qui torna sempre la tipica domanda retorica di casa Ford: ma se tu sei un cattivo di serie b di una tamarrata di questo genere, cosa ti farà mai pensare di poter avere anche la benchè minima possibilità di sistemare il Denzellone del momento? -.
Ad ogni modo, il buon Denz - che è in forma ottima, considerato che anche lui non è propriamente più quello di vent'anni fa - si concede non solo il bello ed il cattivo tempo con tutti i suoi avversari, ma anche di non fare affidamento sul sorriso da mascalzone e la favella mostrata in cose come il fantastico Inside man o il divertentissimo - ed altrettanto ben riuscito film action - Cani sciolti: il suo Robert è una sorta di lupo solitario, un samurai all'americana con pistola ed addestramento da corpo speciale cui anche il Jack Bauer migliore parrebbe fare un baffo, pronto a prendere le difese dei deboli e degli oppressi e a non lasciarsi intimidire neppure dal peggiore dei malvagi pronto a minacciare gli uomini timorati.
Il suo confronto con la nemesi nonchè agnello sacrificale Teddy, problem solver in stile Mr. Wolf della Mafia russa, al tavolo del ristorante in quello che è, di fatto, il preludio allo scontro decisivo, è il riassunto perfetto di questo film piuttosto lungo - ma per nulla noioso, sia chiaro -, senza fronzoli e tagliato con l'accetta neanche fosse i capelli a spazzola di Schwarzenegger ai tempi d'oro: Bene e Male uno di fronte all'altro in un locale affollato, con il primo che ricorda al secondo a quale posto dovrebbe accomodarsi, appoggiando il suo culo pesante e godendosi la cena per evitare di uscire allo scoperto e farsi asfaltare senza neppure bisogno di un pò di straordinari per chiudere la pratica.
Forse sarà tagliato con l'accetta e privo dell'ironia che questo tipo di pellicole hanno sfruttato - in alcuni casi alla grande - in tempi recenti, e non farà sfacciatamente leva sull'effetto nostalgia dei vecchi residuati come il sottoscritto che, in mancanza di alternative, finiscono periodicamente per rispolverare i dvd con protagonisti i vari Van Damme, Russell, Stallone, Seagal e chi più ne ha, più ne metta dei tempi, eppure The equalizer si avvicina clamorosamente alle atmosfere ed alla profonda sensazione di goduria che, a quei tempi, si provava quando ci si poteva immedesimare nel John McLane della situazione.
E ad ogni colpo menato dal Denzello, o torto raddrizzato al ritmo delle mazzate che il risvegliato Bob si riserva di dare ai cattivi, uno spettatore come me non può che saltare sulla poltrona con la stessa esaltazione ed il traboccante entusiasmo di quando, sul finire degli anni ottanta, si imitavano al parco le mosse dei propri beniamini, passati dall'essere cartoni animati a figure in carne ed ossa agli occhi del mondo adulto assolutamente implausibili eppure mossi da uno spirito che resta ancora oggi una chimera per tutti - o quasi - i registi pronti a percorrere questa strada tamarra senza dubbio, ma non per questo semplice o semplicistica.
E per noi amanti di botte, esplosioni e tutto ciò che è semplice, diretto e pane salame, una vera manna dal cielo.




MrFord




"Feels like a close, it's coming to
fuck am I gonna do?
It's too late to start over
this is the only thing I, thing I know."
Eminem - "Guts over fear" - 




domenica 26 ottobre 2014

Justified - Stagione 2

Produzione: FX
Origine: USA
Anno:
2011
Episodi: 13





La trama (con parole mie): lo sceriffo federale Raylan Givens, chiusi i conti ed i sospesi con la mala di Miami che voleva la sua testa, decide di rimanere ad operare nella Contea di Harlan, in Kentucky, sua terra d'origine ed origine, di fatto, di molti dei suoi guai. Riconciliatosi con l'ex moglie Winona, l'uomo si trova ad affrontare non solo il ritorno della sua nemesi Boyd Crowder al crimine - e la nascita del legame tra quest'ultimo e la sua ex Ava -, ma anche l'ingombrante presenza della famiglia Bennett, da generazioni legata al commercio di erba e ad altre attività più o meno legali.
Vecchie ruggini e nuove sfide porteranno Raylan ben oltre i confini della Legge, sia che si parli di protezione di chi ama, sia che si tratti di portare a casa la pelle.
E quando si alzerà la polvere, solo un nome tra Bennett e Crowder potrà contare su un futuro.
Sempre che lo sceriffo Givens non dica la sua.








Negli ultimi anni, spesso mi sono chiesto, considerate le letture, i gusti, gli ascolti e chi più ne ha, più ne metta, come possa essere stato possibile per me nascere a Milano piuttosto che in qualsiasi paesino del Sud degli States, perso tra il nulla e l'addio, come direbbe Clint Eastwood, tra rednecks, sogni infranti, spazi apparentemente sconfinati, alcool e pistole.
Eppure, eccomi qui: dunque non resta che immaginare quello che sarebbe stato del sottoscritto attraverso le gesta di personaggi come Raylan Givens ed il suo rivale eterno Boyd Crowder, rispettivamente interpretati da Timothy Oliphant - perfetto per il ruolo - e Walton Goggins, vecchio idolo fordiano dei tempi di The Shield.
Iniziata decisamente in ritardo rispetto a quanto nelle mie corde sia e grazie ad un suggerimento del mio fratellino Dembo, Justified - nata da un racconto di Elmore Leonard, uno dei padri del racconto Western - è entrata subito nel cuore di casa Ford, con una prima stagione decisamente efficace ed una seconda che non solo ne raccoglie il testimone, ma che, di fatto, porta perfino più in alto il risultato - e le aspettative per la terza -: dai dialoghi che paiono scritti per il piacere del sottoscritto - "Hai una birra?" "Birra? In questa casa beviamo superalcolici!", impagabile - al crescendo finale da dramma di Frontiera tutto funziona alla grande, e finisce per non fare sconti a nessuno da una parte e dall'altra della barricata, come una guerra senza vincitori o vinti.
Del resto, in luoghi come la Contea di Harlan le alternative non sono poi molte: tutore della Legge, criminale o minatore, con aspettative di vita basse in uno qualunque dei tre casi.
In questo senso, l'immagine di Raylan che, durante il funerale della zia, lancia un'occhiata alla sua lapide, già pronta per il giorno in cui una pallottola verrà a chiedere il tributo che la sua professione richiede, la dice lunga rispetto a quello che può offrire un West che ha ben poco dei sogni di gloria e di conquista dei tempi d'oro, quanto più della disperazione operaia e sociale che soltanto le aree dimenticate dalla "civiltà" delle grandi città riservano ai loro abitanti: gli stessi Bennett - di fatto, gli antagonisti principali di questa seconda annata - mostrano tutta la drammaticità e l'ironia del Destino dei luoghi in cui sono cresciuti, dalla dispotica eppure a suo modo sensibile matriarca Mags ai tre figli, lo scatenato Coover, il viscido Dickie e l'arrogante Doyle, pronti a mostrare il peggio dell'umanità ma anche, seppur distorto, un meglio legato ai concetti di famiglia ed affezione alla propria terra, quasi come se Via col vento fosse stato deformato da secoli di lotte operaie, alcool e proiettili pronti a scacciare via gli incubi di una vita ai margini.
Personaggi biechi e discutibili, eppure non meno discutibili di quanto potrebbe essere Raylan con il suo grilletto facile, pronto a mettere l'ultima parola rispetto alla vita di un criminale: il confine tra la Legge e l'Uomo è molto labile, ed io stesso comprendo che, in situazioni di questo genere, non saprei quale strada prendere: in fondo, Raylan e Boyd sono due lati della stessa medaglia, e la loro rivalità altro non appare se non l'espressione di un quasi affetto profondo, ed una semplice scelta rispetto ad una vita che non offre troppe direzioni a chi la vive.
Se fossi nato in una contea come quella di Harlan, in fondo, non so se sarei stato un Raylan, un Boyd o un semplice minatore.
Senza dubbio non sarebbe stato facile, in nessuno dei tre casi: in fondo parliamo di lotta per la sopravvivenza, di luoghi che richiedono un tributo pesante ai loro figli.
Quello che so, però, è che tornare per le strade battute da questi due tostissimi charachters continuerà ad essere un piacere, per quanto doloroso come un tatuaggio, o una cicatrice che diventa fonte di ricordi: del resto, se l'esperienza e la vita sono come benzina, per quelli come me, Justified ne è un'ottima rappresentazione.
Per quanto violenta, di confine e "tra il nulla e l'addio" possa essere.



MrFord



"And be a simple kind of man.
be something you love and understand.
baby, be a simple kind of man.
oh won't you do this for me son,
if you can?"
Lynyrd Skynyrd - "Simple man" -



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