venerdì 25 luglio 2014

Banshee - Stagione 1

Produzione: Cinemax
Origine: USA
Anno: 2013
Episodi: 10




La trama (con parole mie): un ladro professionista tradito dalla donna che amava, nonchè sua complice, tornato in libertà dopo quindici anni di carcere, finisce nella piccola città di provincia di Banshee, dove la sua bella ha ricostruito la propria vita lontana dal crimine, da lui e dal padre, boss di origini russe della mala newyorkese. A seguito di una serie di casualità, l'ex detenuto finisce per ricoprire il ruolo dello sceriffo Lucas Hood, pronto a prendere servizio sul posto: il suo arrivo agiterà non poco le acque nel piccolo centro, dagli affari interni - che passano dallo spietato uomo di potere della zona Kai Proctor ai nativi americani a capo del casinò locale - a quelli di cuore, senza dimenticare la vendetta che incombe e che il padre della donna coltiva ancora nel cuore.






Onestamente, non so proprio come un titolo come Banshee sia riuscito ad eludere i radar fordiani per un intero anno: raramente, nel panorama del piccolo schermo, si è vista una proposta così clamorosamente affine ai gusti del sottoscritto, tamarra, sopra le righe, strabordante botte e sesso, assolutamente imperfetta in fase di logica e scrittura eppure godibile come poche altre, perfetta nell'approcciare le tematiche della provincia americana profonda e della Frontiera nel loro senso più profondo e privo di confini effettivi.
L'importante, comunque, è che sia alla fine giunta - grazie al mio fratellino Dembo - dalle parti del Saloon, regalando agli occupanti di casa Ford momenti di profondo divertimento, tra una scazzottata epica - clamorosa quella tra lo sceriffo Hood ed il lottatore di MMA, tesissima come non ne capitavano da queste parti dai tempi di The Raid e Ip Man - ed una scopata da urlo - a quanto pare, il buon main charachter, seppur fisicamente a mio parere non reso alla perfezione da Anthony Starr, riscuote il tipico successo del bad guy presso le signorine della contea -, per non parlare del tipico crescendo da serie crime che non fa mai male.
Senza dubbio non mancano i difetti, ed in più di un'occasione si ha la netta percezione che si sfoci nella vera e propria fantascienza neanche fossimo tornati ai buoni, vecchi, film action anni ottanta, eppure i dieci episodi di questa prima stagione filano via ad una velocità invidiabile, e pongono discretamente bene le basi per una seconda che promette un ulteriore salto di qualità in termini di scontri, incasinamenti e caos generato dal buon Hood, uno che pare nato per trovarsi al centro di qualche casino con i fiocchi un giorno sì e l'altro anche.
Per un amante della Frontiera e del suo concetto, del pane e salame e dei casinisti come il sottoscritto, dunque, una serie come questa è praticamente un regalo di natale, impreziosita da un impegno non eccessivo in termini di contenuti e senza mezzi termini come un diretto alla mascella, alcool che scorre a fiumi, personaggi forse tagliati con l'accetta ma ugualmente affascinanti, dal vecchio barman ex pugile al già mitico Job, passando per lo sfaccettato Proctor, interpretato dalla vecchia conoscenza del Cinema d'autore europeo Ulrich Thomsen, che il sottoscritto continuerà ad amare incondizionatamente per la sua interpretazione nel cultissimo Le mele di Adamo.
Un fumettone, dunque, che riporta sullo schermo tutta la ruvidità di proposte come Sons of anarchy senza che il dramma possa essere una componente determinante, da seguire con stuzzichini vari e rutto libero e dal primo all'ultimo pugno: non servono, dunque, troppe spiegazioni, se non quella di una sorta di versione campagnola del vecchio adagio homo homini lupus, reso alla grande dai personaggi oscuri - dal già citato Proctor a Rabbit, senza dimenticare Hood e la sua ex compagna - così come da quelli "positivi" - la squadra di poliziotti al servizio dello sceriffo, la giovane Deva, il procuratore Gordon -.
Se non avete paura, dunque, di sporcarvi un pò le mani e godervi qualche sana rissa da bar - e qualcosa in più -, un pò di sesso selvaggio e qualche sbronza, Banshee è il posto che fa per voi.
Da par mio, ci sono stato benissimo.



MrFord



"The problem with society's been how do we teach
and if they'll believe.
we'll fight this battle for years to come
'til we all accept that we can stand on our own."
Avenged Sevenfold - "The fight" -




giovedì 24 luglio 2014

Thursday's child

La trama (con parole mie): prosegue una delle estati più povere - cinematograficamente parlando - della Storia recente, con un week end che si prospetta, sorpresa sorpresa, leggermente migliore - almeno sulla carta - di quelli appena trascorsi.
Certo, occorrerà puntare tutto su rischiosi sequel e sui pareri come sempre scombinati miei e del Cannibale - soprattutto del Cannibale, se si parla di pareri scombinati - ma non si può certo cavare il sangue da una rapa.
Accontentiamoci, non si sa mai che possano arrivare tempi anche peggiori.


"Ciao a tutti, mi chiamo Cannibal Kid e il mio ego è appena percettibile."
Anarchia – La notte del giudizio

"Quel pazzo di Ford mi ha travolto: uno come lui non può avere la patente!"
Cannibal dice: La notte del giudizio è quella serata che cade una volta all’anno in cui tutti i cannibali possono andare in giro a punire i cowboy fordiani per i loro pessimi gusti cinematografici. Nel corso di questa meravigliosa nottata, tutte le vecchie VHS contenenti filmetti con Van Damme, Schwarzy e compagnia brutta vengono bruciate e i loro proprietari sono legati alle poltrone, costretti a maratone di pellicole teen.
Al di là di questo (più o meno) simpatico aneddoto, parliamo del film. Nonostante la prima Notte del giudizio mi sia piaciuta, non sentivo un enorme bisogno di un sequel, che comunque prima o poi mi vedrò, giusto per avere conferma dell’inutilità dei seguiti. Se poi verrò smentito, ma non credo, tanto meglio.
Ford dice: un giorno o l'altro giungerà una notte del giudizio per Peppa Kid, che sarà costretto ad uscire con il sottoscritto ed ubriacarsi fino a sboccare l'anima. Ma questa è un'altra storia.
Il film in questione pare invece essere un inutile sequel del discreto La notte del giudizio - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2013/08/the-purge-la-notte-del-giudizio.html - che non credo aggiungerà nulla a quanto visto nella prima pellicola. Un po’ come i commenti cannibaleschi non aggiungono nulla alla critica cinematografica della blogosfera. Ahahahah!



22 Jump Street

"Maledetto Tatum, guidi peggio di Ford!"
Cannibal dice: Altro film, altro seguito di una pellicola che avevo gradito decisamente. 21 Jump Street era un filmetto action-comedy-teen parecchio divertente, a tratti persino esaltante e, per quanto la mia diffidenza nei confronti dei sequel permanga, in questo caso dovrebbe aspettarci un buon prodotto d’intrattenimento perfetto per l’estate. Sempre non si riveli una porcatona come i seguiti di Una notte da leoni…
Ford dice: secondo film della settimana e secondo secondo episodio. Questa volta, però, nutro speranze maggiori rispetto ad Anarchia, anche perchè 21 jump street - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2012/07/21-jump-street.html - si era rivelato un ottimo intrattenimento da risate facili e neuroni spenti perfetto per la stagione. Speriamo di non venire smentiti troppo.



Una notte in giallo

"Dici che in due riusciremo a bere più di Ford?" "Ne dubito, ma almeno al primo bicchiere avremo bevuto più di Cannibal!"
Cannibal dice: Una notte in giallo è sicuramente meglio di una notte con Ford, ma avrà convinto il severo giudizio cannibale?
Il film l’ho già visto, a breve arriverà la sentenza. Nel frattempo condanno Ford alla reclusione a vita per reiterate bestemmie contro il cinema mondiale e già che ci sono assolvo Berlusconi da tutti i reati passati, presenti e futuri.
Silvio, il bonifico però non scordarti di farmelo.
Ford dice: commediola leggera leggera che nonostante gli interpreti non pessimi mi attira quanto il rientro dalle ferie. Per il momento rimando, in attesa del parere del mio antagonista. In caso di recensione positiva, girerò alla larga.



Provetta d’amore

"Tieniti forte, tesoro: tuo figlio è Peppa Kid!"
Cannibal dice: Un’altra commediola estiva che promette di essere parecchio scarsa, ma cui difficilmente riuscirò a sottrarmi. Non ci posso fare niente. Questo genere di filmetti mi attira tanto quanto Ford mi repelle.
Ford dice: seconda commediola, probabilmente peggiore della prima. Mi sa tanto che mi rifugerò in un revival action, per affrontare l'estate.



2047 – Sights of Death

"Sai Rutger, insieme non facciamo neppure la metà degli anni di Ford!"
Cannibal dice: Filmaccio action con cast internazionale di vecchie glorie e con produzione italiana che non vedrò nemmeno per sbaglio, lasciando tutto il piacere al mio nemico Ford che, da Maestro del genere, non potrà lasciarselo sfuggire.
Ford dice: filmaccio trashissimo che promette di essere uno dei più brutti della stagione, ma che in quanto action ed in quanto contenitore di un cast piuttosto assurdo - da Rutger Hauer a Michael Madsen - finirò per vedere. Non fosse altro per oppormi alle commedie all'acqua di rose made in Cucciololandia.



Io rom romantica
 
"Inutile insistere: non ti raccomando per il sequel di Romanzo Criminale. E neanche per Gomorra!"
Cannibal dice: Film da Giffoni Film Festival con in più una tematica etnica sulla carta promettente che potrebbe risultare una commediola carina. Il fatto che nel cast ci sia Marco Bocci fa però avanzare dei dubbi in proposito, come la presenza di Ford mette in dubbio la serietà di questa rubrica altrimenti condotta con grande classe e modestia dall’illustre Cannibal Kid.
Ford dice: film spinto tantissimo dai media proprio per l'importanza - almeno sulla carta - sociale, come tutti i film spinti tantissimo dai media per l'importanza - almeno sulla carta - sociale mi fa sentire puzza di sòla lontano un miglio.
Un po’ come Cannibal Kid, che viene preceduto di parecchie centinaia di chilometri dal suo ego.


mercoledì 23 luglio 2014

Una vita fa, con quei fumetti lì dove tutto è cominciato (e non è mai finito)

La trama (con parole mie): grazie al gentile invito arrivato da La firma cangiante e legato ad un'idea di Luigi, anche il vecchio Ford si ritrova a pescare dai ricordi del suo passato, prima ancora che di sceneggiatore, di lettore di fumetti.
Dall'estate del novantuno - e qualcuna prima, a dirla tutta - a quella del duemilasei, infatti, le nuvole parlanti sono state mie compagne inseparabili, pronte a fornire evasioni, sogni, illusioni e magia quasi quanto il Cinema stesso.
Ecco dunque una carrellata di titoli, albi e personaggi che hanno fatto la storia di un percorso a dir poco fantastico.


TOPOLINO


Per quanto abbia sempre detestato l'orecchiuto numero uno Disney ed adorato Paperino con le sue sfighe inenarrabili, gli albi del settimanale della grande D hanno rappresentato, di fatto, il primo approccio del sottoscritto con le storie a fumetti: saranno vent'anni che non ne leggo uno, ma ricordo ancora con enorme affetto le storie a bivi - le mie preferite in assoluto -, le avventure di Paperinik, Topomouche - forse una delle pietre miliari della testata - e Paperino marinaio per caso.
La memoria corre anche agli episodi dedicati alle Olimpiadi di Seoul 1988, e alle estati passate a leggere e rileggere i numeri preferiti. Indimenticabile.


SLURP


Una rivista contenitore scombinata e grottesca, durata troppo poco perchè troppo avanti, ma che adorai incondizionatamente per quanto, allora,  non potessi comprendere tutte le sue sfumature.
Da qualche parte, a casa dei miei, devono esserci ancora i numeri di una pubblicazione che, esistesse ancora, non esiterei a tornare a recuperare.
Satira politica, giochi, fantasia stuzzicata e, almeno per quello che posso rievocare ora, un approccio assolutamente divertito e divertente.

L'UOMO RAGNO N°78


L'alter ego di Peter Parker è stato il viatico principale della mia passione per i fumetti: ricordo ancora benissimo il giorno in cui acquistai questo albo, datato trenta agosto - compleanno, tra l'altro, di mio fratello - millenovecentonovantuno.
Ero in Abruzzo con i miei, e per la prima volta, essendo morta mia nonna il marzo precedente, mio nonno - quello dei Western che i lettori del Saloon conoscono ormai bene - finì per venire con noi: ero con lui, quella mattina, e fui incuriosito dal costume nero di Spidey così come dalla figura minacciosa di Sabretooth, che solo in seguito scoprii nemico di Wolverine e degli X-Men.
Fu amore a prima vista. Rilessi quella storia - non l'albo intero - decine di volte, e i più di duecento numeri successivi della testata che divorai furono legati indissolubilmente a quel momento.


CAP. AMERICA & I VENDICATORI N° 68


Non ho mai amato particolarmente il Vendicatore a stelle e strisce.
Anzi, con ogni probabilità si tratta di uno degli eroi Marvel che più ho osteggiato negli anni.
Eppure la prima storia di questo albo, con uno Steve Rogers privato della sua identità ed assunta quella di U. S. Agent, accompagnato per le strade dell'America da Nomad, Falcon e Demolition Man mi colpì per la sua semplicità, lontana dai clamori delle imprese cosmiche o spaziali cui gli Avengers mi avevano abituato: vedere D-Man rischiare l'infarto per portare un furgone fuori da un fosso solo per fare buona impressione sul Capitano mi commuove ancora oggi.
E quando sfoglio questo albo, la nostalgia sale sempre.


SPECIALE X-MEN & L'UOMO RAGNO: EVOLUTIONARY WAR


Gli X-Men, ai margini e perenni outsiders, hanno rappresentato nel corso degli anni da lettore l'esperimento più riuscito per quanto riguarda i cosiddetti "supergruppi", considerata la mia preferenza per gli eroi singoli e "solitari": questo special, divertentissimo e disegnato dall'allora astro nascente Jim Lee, è ancora oggi nel cuore del sottoscritto grazie principalmente alla presenza di uno dei fordiani più fordiani dell'universo mutante, purtroppo sparito dai radar dopo l'inizio degli anni novanta: Longshot.
Se dopo di lui non fosse giunto Gambit, probabilmente avrei abbandonato gli Uomini X senza farmi neppure troppi pensieri.


IMAGE N°1


Correva l'autunno novantatre, e mio padre - anima pia - a seguito di numerose insistenze del sottoscritto, acconsentì ad avventurarsi in un viaggio in giornata a Lucca per la kermesse italiana più importante del fumetto: oltre a La morte di Superman, quell'anno l'evento fu la pubblicazione italiana del primo numero di Image grazie alla Star Comics - che si sarebbe vista privare del parco testate Marvel dalla Panini/Marvel Italia -.
Negli States, la nascita della creatura di Rob Liefeld e soci era stata un vero e proprio terremoto, con i maggiori artisti della tavola uniti per contrastare le imposizioni delle majors come la suddetta Marvel e la DC. Gli anni sono passati, molti personaggi caduti nel dimenticatoio, alcuni autori spariti dalle scene ed altri diventati a tutti gli effetti imprenditori - come Todd McFarlane - ma l'idea fu assolutamente rivoluzionaria.  


DRAGONBALL


Era l'inizio del novantacinque, e fino ad allora, fatta eccezione per qualche sporadica puntata in territori italiani o europei, l'America dominava le letture del Ford adolescente, con il Giappone ancora ad interpretare un oggetto misterioso: Dragonball fu la prima esperienza con la lettura "al contrario" e con il Sol Levante a fumetti, che sarebbe diventato in breve una vera e propria certezza per le mie letture a fumetti.
Goku e soci, per quanto ormai inflazionati a dismisura, hanno fatto la Storia.


LAZARUS LEDD


Ai tempi in cui ancora non seguivo proposte di stampo bonelliano - avrei rimediato in seguito con Napoleone, Magico Vento e Julia -  le vicende del buon Larry e le chiacchierate alle fiere con il suo creatore Ade Capone furono ottime compagne di viaggi, naufragate con il tempo a causa di un'eccessiva aura retorico/militarista/filoammeregana affibbiata alla pubblicazione dal suo autore. Quando seppi della fine della sua corsa rimasi dispiaciuto: resta, di fatto, l'esperimento di questo formato più longevo e di successo mai creato nel nostro Paese fuori dal contesto bonelliano.
E non è affatto poco.
Senza contare che, almeno fino al numero cento, il livello è rimasto decisamente alto.


MONDO NAIF N°1/3


Con l'esplosione dell'adolescenza, questa miniserie - che sarebbe, poi, diventata una testata - contenitore di lavori di giovani autori italiani destinati - chi più, chi meno - al successo, fu un vero e proprio stravolgimento, quasi come la prima, vera cotta importante della vita.
Ricordo ancora l'emozione di leggere, nella rubrica che apriva l'ultimo albo, una citazione della lettera che inviai chiedendo di rimanere anonimo, ed i brividi di quel periodo da Noi siamo infinito.
Fu una specie di prima scopata, in termini più vissuti.


ALITA, BERSERK & SLAM DUNK


Il fumetto giapponese, entrato prepotentemente nel mio mondo di lettore, fu il dominatore assoluto della fine degli anni novanta,  principalmente grazie a tre titoli - e mi è dispiaciuto da morire non inserire anche le meraviglie di Adachi, Video Girl Ai, Ushio e Tora o JoJo - capaci di emozionarmi come pochi altri, di regalarmi lacrime amarissime - Alita all'apice del Motorball -, cazzotti in piena faccia - la saga della Squadra dei falchi in Berserk - e la passione per lo sport - i miei due anni di basket sono tutti merito di Mitsui e del team di Sakuragi-.
Un vero e proprio trionfo di brividi ed emozioni, come piacciono dalle parti del Saloon.



WATCHMEN


Giunto all'età adulta - più o meno - il mio rapporto con il Fumetto cominciò a cambiare, preferendo le graphic novels con una conclusione ai prodotti seriali potenzialmente infiniti e soggetti alle regole più bieche di mercato.
Alan Moore divenne, in questo senso, un vero idolo, nonchè una delle ispirazioni principali per il tentativo che feci di trasformare la passione per la scrittura nel lavoro di sceneggiatore: il passato è passato - soprattutto per quanto riguarda le velleità artistiche del sottoscritto in questo campo -, ma alcune esperienze - come la lettura di Watchmen - restano.



PREACHER 


Concludo la carrellata con la creatura principe di Garth Ennis, uno dei titoli più irriverenti, bastardi e neri del Fumetto: Preacher.
Alan Moore - citato pocanzi - resta senza dubbio il miglior sceneggiatore di sempre, ma se dovessi scegliere un titolo tra quelli pubblicati negli ultimi trent'anni, non ci sarebbe gara per nessuno: le vicende raccontate nella saga firmata dall'allora giovanissimo autore irlandese pubblicate dalla Vertigo - costola autoriale della DC Comics - sono da urlo dalla prima all'ultima pagina, sboccate e romantiche, violentissime e profonde, anticlericali ed antisociali e piene di sentimento.
Un cocktail perfetto, e l'ultima vera esplosione che provai nel cuore da lettore.
Spero comunque, un giorno, magari complice il Fordino, di ricominciare a sentire gli stessi brividi.



MrFord

martedì 22 luglio 2014

Fordino Unchained: lo stretto indispensabile e altre storie

La trama (con parole mie): da troppo tempo non mi mettevo alla tastiera per dedicarmi alle gesta del vero padrone del Saloon, il Fordino. Complici gli impegni quotidiani e lavorativi, quello che ci è successo alla fine di maggio e via discorrendo, non sono riuscito a trovare il momento giusto per raccontare quanto incredibile sia osservare una piccola vita che cresce giorno per giorno, ad una velocità che noi adulti possiamo solo sognarci.
Questa volta è il turno dei primi contatti con la magia delle visioni e della musica.




Ricordo molto bene Lo stretto indispensabile, tratto dal meraviglioso Il libro della giungla, uno dei Classici Disney che ho più amato da bambino.
La imparai a memoria a furia di visioni - e la conosco a menadito anche ora -, benchè, di fatto, nella mia vita io sia stato senza dubbio più simile a Bagheera che non a Baloo: da qualche tempo, però, questa canzone decisamente lebowskiana - e dunque perfetta per il Saloon - rappresenta il must quando mi cimento nell'operazione nanna con AleLeo, compito che di norma spetta a Julez, pronta in questo campo a battermi clamorosamente in termini di metodo e tempistiche.
E proprio dall'esplorazione della dottrina dell'orso più simpatico del mondo del Cinema è nato l'impulso di parlare dell'approccio alla visione del Fordino, che dopo mesi passati a ballare qualsiasi musica abbastanza ritmata passasse su Spotify o dallo stereo o dalla tv ora esprime preferenze sui cartoni animati - Kung Fu Panda, Oggy e i maledetti scarafaggi, i Dalton, Peter Pan e Jules Verne sono i suoi preferiti quando si rimbalza tra Boing e K2 - e sulle canzoni, tanto da costringere soprattutto il sottoscritto a sessioni intensive di Youtube con i brani preferiti: da Il ballo del qua qua - usato anche come richiamo indicando il monitor o afferrando il mouse dopo essere salito sulla sedia - inizialmente sponsorizzato dalla nonna a Il coccodrillo come fa - sfruttato anche e soprattutto per esercitarsi nei versi degli animali, attività amatissima dal più piccolo di casa Ford -, passando per Volevo un gatto nero e Whiskey il ragnetto - al momento il mio personale favorito, vuoi per il nome del simpatico protagonista, vuoi per l'incedere immediato e semplice della melodia -.
Ma questo post non vuole essere una sbrodolata da lista della spesa delle scelte "cinematografiche" del Fordino, quanto un ritorno alla sensazione alla base della theme song del già citato Baloo: proprio oggi rientro dalle prime ferie estive, in una situazione lavorativa che mi sta sempre più stretta, eppure il pensiero di aver visto, in pochi giorni al mare, AleLeo diventare la mascotte della pensione, stringere amicizia con ragazzini di undici anni - cosa mai vista, considerata l'ovvia differenza di visioni delle due età -, cominciare con cognizione di causa a rispondere "NA!" con il sorriso quando gli si offre qualcosa che non vuole, nuotare con i braccioli e girarsi a trecentosessanta gradi in acqua come se fosse la cosa più istintiva e naturale al mondo rende il mio mondo decisamente più leggero e migliore.
E così, mi pare di essere catapultato nel cuore de Il libro della giungla.
A prescindere da quali siano le conquiste dei propri figli - che paiono sempre enormi e clamorose, vissute dall'interno -, essere genitori diventa anche questo: tutti noi ben sappiamo quanto la vita non sia, spesso e volentieri, quello che ci eravamo aspettati, o avremmo desiderato, che il tempo sfugge senza che ce ne si possa accorgere - come in Questione di tempo, per l'appunto, non si può più pensare di tornare indietro, una volta che nasce un figlio -, e ci si ritrova ad allargare le spalle più spesso di quanto non si voglia, o non si dovrebbe.
Eppure basta un loro gesto, l'entusiasmo negli occhi per qualcosa che scoprono, la manifestazione di curiosità, vedere con quanto istintivo trasporto ti corrano incontro per abbracciarti, e tutto il resto scompare. Non solo come se non esistesse, ma come se non fosse mai esistito.
E proprio come dicevo l'altro giorno a Julez, se lei è l'unica con la quale un egoista e caotico, scombinato ingordo come il sottoscritto condividerebbe il piatto, AleLeo è l'unico - almeno fino a quando non arriveranno fratellini o sorelline - che potrà sempre avere il mio cibo, anche a costo di restare a digiuno io stesso, senza neppure pensarci.
Perchè in fondo, "mi bastan poche briciole, lo stretto indispensabile, e i miei malanni posso dimenticar".
Ma lui, lui so che resterà. Sempre.



MrFord



"Mi piace vagare,
ma ovunque io sia
mi sento di stare
a casa mia."
da "Lo stretto indispensabile" - Il libro della giungla (1967) -





lunedì 21 luglio 2014

The Raid 2 - Berandal

Regia: Gareth Evans
Origine: UK, Indonesia, USA
Anno: 2014
Durata:
150'





La trama (con parole mie): Rama, sopravvissuto a stento alla missione che lo vide affrontare uno dei boss locali di Jakarta e ritrovare suo fratello, viene reclutato da un ufficiale della polizia che lo vorrebbe come infiltrato per una missione ad altissimo rischio che ha come obiettivo quello di smascherare i dirigenti delle forze dell'ordine in accordo con i boss criminali della città ed assicurare alla Giustizia - in un modo o nell'altro - gli stessi boss.
Rama, inizialmente refrattario all'idea, accetta convinto dalla promessa di una protezione per sua moglie e suo figlio garantita dalla polizia e per vendicare il fratello, nel frattempo ucciso da uno degli astri nascenti della criminalità di Jakarta.
Incarcerato sotto falso nome, il combattivo tutore dell'ordine dovrà trovare il modo di guadagnarsi la fiducia di Uco, figlio di uno dei più importanti padrini della malavita, e partire proprio da lui per cominciare a costruire la vittoria ed il completamento della missione stessa: peccato che la strada sarà lastricata di cadaveri e continui cambi di prospettiva.






Si può dire che fosse dai tempi del magnifico The Raid - Redemption, che i fan in tutto il mondo di Gareth Evans e del Cinema di botte ed action attendevano il secondo capitolo delle avventure di Rama: io stesso, dopo essere rimasto a bocca aperta di fronte al meraviglioso sfoggio di tecnica e di sprezzo del pericolo degli stuntmen nella prima pellicola, non vedevo l'ora di potermi mettere comodo e tuffarmi nell'allora solo annunciato The Raid 2.
In questi casi, la prima domanda è sempre la stessa: il regista sarà stato in grado di mantenere il livello della sua opera o la stessa sarà crollata miseramente sotto il suo stesso peso?
E subito dopo: il talento sarà all'altezza delle ambizioni?
Nel caso di questo titolo in particolare, la risposta è senza dubbio sì.
Non che il lavoro di Evans sia privo di difetti - soprattutto in fase di scrittura, considerato che le coreografie degli scontri, la fotografia, il montaggio e l'eleganza dei movimenti di macchina sono indiscutibili -, o che non si senta la mancanza della naturalezza del primo film, decisamente meno pretenzioso e più pane e salame, ma questo Berandal rappresenta, di fatto, uno di quei pugni nello stomaco in grado di trascendere un genere e renderlo oggetto di culto, mescolando la perizia di un Michael Mann al gusto per l'eccesso che le arti marziali e l'approccio orientale - benchè l'uomo dietro la macchina da presa sia un ragazzone gallese di nascita - hanno fatto loro fin dagli esordi, in Occidente e non.
Due ore e mezza di furia raccontata con un gusto estetico da fotografo d'elite, come se la pittura delle gallerie d'arte d'alto bordo incontrasse le nocche consumate a furia di pugni delle palestre di strada: la seconda impresa di Rama - un grandissimo Iko Uwais, già protagonista del capitolo precedente e dell'esordio del regista Merantau - riesce nell'impresa di ricordare ad un tempo le epopee di Bruce Lee e di tutti i suoi emuli - non solo orientali, si pensi a Van Damme - e la magia poetica di un Johnnie To, con quel gusto crepuscolare ripreso di recente anche da Refn in Solo dio perdona.
Lo script - certamente non il punto forte della pellicola - recupera a piene mani da tutta la mitologia dell'infiltrazione poliziesca, da Infernal affairs a I padroni della notte, mentre le parti dedicate alla lotta sono tra le migliori mai girate, dallo scontro a partire dal bagno del carcere con protagonista Rama all'inseguimento in macchina, senza contare il duello che precede l'epilogo - davvero degno di rivaleggiare con quello che chiuse Redemption - e soprattutto la prodigiosa sequenza con al centro la figura del sicario Prakoso, tradito dalla sua organizzazione e lasciato in balìa di un'orda di avversari decisi a fargli la pelle: il percorso che dal locale porta lo scatenato Yayan Ruhian - già interprete dell'indimenticabile Mad Dog nel film precedente - sulla strada è vera e propria poesia del Cinema di botte, una lezione indimenticabile con la quale tutti i titoli che usciranno da qui in avanti dovranno, volenti o nolenti, confrontarsi se vorranno assurgere al ruolo di cult.
Devo comunque ammettere che, personalmente e nonostante il livello di esaltazione assoluto provato nel corso di questa visione dal primo minuto alla strepitosa chiusura - non vedo già l'ora del terzo capitolo -, il mio cuore è e resta con The Raid - Redemption, un prodotto forse più grezzo eppure privo di quell'aura di autorialità a tutti i costi cercata - giustamente, considerato il talento visivo - da Evans per questo Berandal.
Senza dubbio, il buon Gareth è riuscito a rompere ogni schema e confine che divideva questo tipo di Cinema e proposte dall'Occidente tamarro e dozzinale all'Oriente esagerato e dalla profonda malinconia - si pensi a tutta la prima produzione di John Woo, o allo stesso e già citato Bruce Lee -: per un figlio della nostra cultura, già questo è sinonimo di un successo senza precedenti, reso ancora più clamoroso dalle evoluzioni che Uwais e tutti gli atleti, attori e comparse riescono a fornire per la gioa del pubblico in quest'occasione.
The Raid 2 è una nuova pietra miliare per il suo genere, e forse non solo.
Di fatto, è come se fosse iniziato un nuovo, strepitoso e senza confini geografici capitolo della Storia dell'action dalle ripercussioni enormi sulla settima arte intera: uno tsunami venuto dall'Estremo Oriente a suon di calci, pugni e colpi proibiti - con ogni tipo di arma ed oggetto - orchestrato da un direttore decisamente unico, venuto dalle brughiere di un Galles che con Jakarta pare non avere nulla a che fare.
Evidentamente, a volte, si sbaglia.
Qui non contano geografia o cultura.
Conta il Cinema.
E The Raid 2 - Berandal è senza dubbio grande Cinema.



MrFord



"Mother Nature's quite a Lady
but you're the one I need
flesh and blood need flesh and blood
and you're the one I need."
Johnny Cash - "Flesh and blood" - 



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