lunedì 20 gennaio 2020

White Russian's Bulletin



Alle spalle le Feste, al Saloon si è ripresa con la consueta, e purtroppo ormai piuttosto scarna, programmazione limitata dagli impegni in famiglia, di lavoro, al lungo weekend di festeggiamenti per il compleanno del Fordino e alla stanchezza che, dopo cena, coglie inesorabilmente e spesso e volentieri il sottoscritto.
Ad ogni modo, per limitare i danni, a questo giro di giostra ne ho per tutti i gusti: un romanzo, una serie e un film. Quantomeno, posso dire di aver spaziato.


MrFord



I AM A KILLER (Netflix, UK, 2018)

I Am a Killer Poster

Proseguendo sull'onda che ha visto gli occupanti di casa Ford percorrere le strade del documentario offerte da Netflix in ambito serial killers e affini, si è inserita quasi a chiudere la parentesi I am a killer, una miniserie in dieci episodi che propone interviste ad occupanti del braccio della morte in alcune delle strutture detentive degli States.
Dieci storie diverse per dieci assassini diversi che, purtroppo, paiono avere un solo denominatore comune, l'infanzia difficile e legata a doppio filo ad ambienti a rischio, che fosse per contesto sociale, inclinazioni dei genitori, difficoltà economiche o dipendenze.
In questo caso non assistiamo a ritratti di serial killers, bensì a quelli - molto più disperati - di una miseria umana che finisce per non trovare altro sfogo se non quello della violenza: senza dubbio, nel corso degli episodi, si trovano spunti e trame che verrebbero buone per produzioni cinematografiche, ma non si ha troppo tempo per pensare. Resta ad aleggiare un alone di tristezza per tutte le vite spezzate, da una parte all'altra delle sbarre di un carcere.
In termini tecnici, interessanti i racconti, decisamente meno le ricostruzioni.




CASINO TOTALE (Jean Claude Izzo, Francia, 1995)

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Come già preannunciato nel corso dei Ford Awards dedicati alle letture del duemiladiciannove, Casino totale è stato una vera e propria sorpresa: regalatomi qualche anno fa da una vecchia amica, è un noir dai toni tristi e malinconici che racconta più sconfitte che vittorie, eppure è anche uno dei romanzi più traboccanti di passione per la vita che ricordi, un ritratto stupendo di Marsiglia ed una riflessione splendida e pulsante dell'amicizia e dell'amore.
Il legame tra i tre protagonisti, cresciuti insieme e poi separatisi, si può dire, proprio a causa del loro eccesso di voglia di vivere, e quello di Fabio, pronto a scoprire la verità e cercare di rimettere a posto i cocci delle loro vite, con le donne che ha amato e che forse potrà amare, è descritto come solo qualcuno che ha vissuto davvero nel senso più profondo del termine potrebbe fare. 
Dovessi pensare di paragonare Casino totale a qualcosa, direi che è sesso selvaggio fatto in estate, quando il sudore di due corpi si mescola fino a farli diventare uno, una sbronza presa con il vento in faccia e il rumore del mare in sottofondo, un disco dei Manonegra che rapisce come una danza tribale, e fa salire tutto quello che di selvaggio portiamo dentro.
Roba forte, insomma. Come piace viverla anche a me.




RICHARD JEWELL (Clint Eastwood, USA, 2019, 131')

Richard Jewell Poster


Clint, si sa, da queste parti gioca sempre in casa.
Eppure, in passato, quando c'è stato bisogno di essere più equilibrato nei giudizi - come nel recente The Mule - non mi sono tirato indietro.
Con Richard Jewell, Eastwood prosegue nella decostruzione made in USA iniziata qualche anno fa con American Sniper e proseguita con Sully e Attacco al treno, mostrando di fatto il fianco di quel Grande Paese che in tanti ancora sono convinti che difenda a spada tratta neanche fosse il primo dei trumpisti.
Ed è curioso, perchè la sequenza più decantata della pellicola, l'arringa in difesa del figlio dell'ottima Kathy Bates, mi ha lasciato quasi indifferente. Anzi, ha finito per indispettirmi. Perchè questo Clint, questo film, non ne aveva bisogno.
Perchè Richard Jewell è un gioiellino se si pensa ai legal thriller, è un film profondamente sentito, è una protesta accesa di un repubblicano convinto all'indirizzo di un Governo sì democratico, ma sempre e comunque di un Paese che adora visceralmente.
Io non sono americano, e a prescindere dall'ingiustizia - pur se a posteriori - percepita, sono stato investito dalla pellicola principalmente per aver rivisto molti tratti del Fordino in Richard Jewell: ho visto un essere umano sensibile, profondo, forse ingenuo nell'essere troppo scoperto rispetto ad un mondo che, per chi è troppo scoperto, non ha alcuna pietà.
Spesso si parla, giustamente, di vittime collaterali. Si potrebbe pensare che Richard Jewell sia un film che tratta della principale vittima collaterale di un attentato che avrebbe potuto contare molti più morti. E non li ha contati principalmente per quella vittima.
In barba al fatto che le vittime, storicamente, sono la parte più debole.


lunedì 13 gennaio 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue la carrellata di titoli da grande e piccolo schermo passati dalle parti del Saloon nel corso delle vacanze natalizie, occasione buona per rilassarsi - almeno sulla carta - per qualche ora in più rispetto alla routine quotidiana ed evitare di addormentarsi secchi sul divano ad ogni visione.
A giocare un ruolo da protagonista è sempre Netflix, che come le realtà che ha generato sta occupando uno spazio sempre più rilevante nell'economia delle visioni domestiche, segnale che il futuro - anche del Cinema - passa sempre più da questo tipo di canale.


MrFord


NELLA MENTE CRIMINALE (Netflix, USA, 2017)

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Da sempre in casa Ford ci si è interessati, in termini di letture e visioni, del lato oscuro - o quantomeno di uno dei tanti - dell'Uomo, in particolare quello che porta alcuni tra noi a percorrere strade che parrebbero agghiaccianti perfino se paragonate a horror o thriller mozzafiato: questa miniserie in quattro puntate analizza fenomeni ben definiti - serial killers, rapimenti, leader di sette e boss criminali - sfruttando esempi noti per sottolinearne le caratteristiche principali.
Nulla di trascendentale o rivoluzionario, quanto più un'infarinatura utile per chi non conoscesse questo tipo di crimini approfonditamente e volesse compiere un primo passo all'interno della zona d'ombra che inesorabilmente portano con loro.
Non fondamentale, ma comunque utile per un ripasso.




6 UNDERGROUND (Michael Bay, USA, 2019, 128')

6 Underground Poster


Giunto dalle parti di Casa Ford con tutte le aspettative della tamarrata buona per alleggerirsi la mente e superare le "fatiche" delle Feste, il lavoro di Michael Bay che tanto pare una strizzatona d'occhio al filone che originò con Pulp Fiction Tarantino negli anni novanta e con il tempo portò a cose interessanti - The Snatch, a loro modo i due Crank - e molte altre decisamente meno si rivela essere una baracconata non così esaltante, decisamente troppo lunga e priva di quel minimo spessore che determina il confine tra il divertissement ed il giocattolone realizzato solo per mostrare effetti speciali ed affini.
Un peccato, perchè le possibilità di portare a casa qualcosa di davvero divertente c'erano tutte, mentre a conti fatti le poco più di due ore in questione, passati i primi momenti di ambientamento, finiscono per apparire una sequela troppo lunga di macchine ribaltate e momenti action montati troppo velocemente.




GIU' LE MANI DAI GATTI: CACCIA A UN KILLER ONLINE (Netflix, USA, 2019)

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online Poster


La vera chicca del periodo di visioni delle Feste: consigliato da mio fratello e sua moglie, questo inquietante documentario ricostruisce la vera vicenda di uno psicopatico che, non troppi anni fa, postò online un video che lo ritraeva togliere la vita a due gattini, scatenando la rabbia ed il desiderio che la giustizia facesse il suo corso di un gruppo di appassionati della rete che si attivarono in modo da identificarlo e consegnarlo alle autorità.
Questo portò a due anni di indagini e alla scoperta che quello stesso individuo non si sarebbe fermato agli animali, ma avrebbe tolto la vita - ed in modo agghiacciante - anche ad una persona: un viaggio da brividi nella mente di un killer e negli occhi di chi si dedicò alla sua ricerca che colpisce e lascia sconvolti come i migliori episodi della serie Blu Notte, raccontando una storia vera più incredibile di qualsiasi film e perdendo punti soltanto con la chiusa finale, un pò troppo furbetta e a suo modo moralista.
Nonostante quel piccolo scivolone, però, un prodotto consigliatissimo e senza dubbio da recuperare.




JUMANJI - THE NEXT LEVEL (Jake Kasdan, USA, 2019, 123')

Jumanji - The Next Level Poster


Attesissimo dai Fordini - ma anche da me, inutile prenderci in giro - il secondo capitolo del nuovo franchise di Jumanji con protagonista The Rock si è rivelato un altro ottimo esperimento di Jake Kasdan, che pur senza strafare - nonostante i numerosi cambi e le divertenti evoluzioni degli avatar passati da un charachter all'altro la vicenda scorre abbastanza prevedibile, ed il villain della storia appare poco caratterizzato - porta a casa la pagnotta con un giocattolone godibilissimo e piacevole, pronto a strappare ben più di qualche risata ed intrattenere grandi e piccini sfruttando il meccanismo del videogioco applicato al concetto del vecchio film d'avventura anni ottanta.
Oltre al sempre più convincente in questo tipo di ruoli Dwayne Johnson, un plauso va ai vecchietti Danny DeVito e Danny Glover, così come a tutti gli interpreti degli avatar del gioco, bravissimi nel replicare anche fisicamente i loro alter ego al di fuori dello stesso.
Sarà pop e decisamente poco autoriale, ma una proposta del genere, a mio parere, fa respirare tutti e funziona sempre.




INSTANT FAMILY (Sean Anders, USA, 2018, 118')

Instant Family Poster

Chiude la carrellata un recupero di quelli buoni per le serate da divano e pieno relax legato al regista di Daddy's Home - un guilty pleasure assoluto per il sottoscritto -, forse un pochino troppo politically correct e buonista ma comunque piacevole da guardare, in particolare per chi ha voluto e dovuto confrontarsi con la durissima realtà dell'essere genitore - in questo caso amplificata, considerato che parliamo di famiglie affidatarie -: Mark Wahlberg è sempre una certezza in quanto a fordianità e pane e salame, la storia è giusta per questo tipo di produzione, la visione scorre senza intoppi.
Anche in questo caso non si è certo di fronte al titolo della vita, ma ad una di quelle visioni che, di tanto in tanto, comunque fanno bene, se non altro per farsi quattro risate insieme e, magari, per i più sensibili, anche un paio di lacrime di quelle buone.


lunedì 6 gennaio 2020

White Russian's Bulletin


Alle spalle i Ford Awards ed i festeggiamenti di fine anno, torna il Bulletin portando in dono tutto quello che, nel periodo delle vacanze natalizie, è passato sugli schermi del Saloon, dalle novità in sala alle serie, dai recuperi ai titoli appena usciti.
In alcuni casi ci sono state ottime sorprese che potrebbero essere protagoniste dei Ford Awards il prossimo anno, in altri, purtroppo, anche delusioni.


MrFord



SCRUBS - STAGIONE 4 (ABC, USA, 2004)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster

Prosegue il recupero di casa Ford dell'ormai classicissima Scrubs, che nonostante il tempo che passa continua a risultare divertente e fresca, pronta ad allietare pranzi e cene facendo impazzire perfino i Fordini. Nel corso della quarta stagione, oltre alle vicissitudini sentimentali sia della solidissima coppia Turk/Carla, si assiste al passaggio professionale dei ragazzi una volta terminato il periodo di praticantato, senza che questo però limiti le pressioni ricevute dal mitico Kelso e dall'ancor più mitico Cox, che resta uno dei charachters più azzeccati di sempre.




STAR WARS EPISODIO IX - L'ASCESA DI SKYWALKER (J.J. Abrams, USA, 2019, 142')

Star Wars: L'ascesa di Skywalker Poster

Ricordo bene l'esaltazione che provai quando vidi per la prima volta il trailer di quello che, almeno sulla carta, dovrebbe o avrebbe dovuto essere l'ultimo capitolo della saga di Star Wars: considerata la qualità dell'Episodio VII e, seppur con un calo, dell'VIII, speravo in una chiusura davvero col botto per la terza trilogia, in barba all'altalenante seconda.
Purtroppo, però, le aspettative sono state deluse a seguito di un film davvero poco memorabile, che alterna poche buone idee e momenti da pathos figlio di un ultimo capitolo a lunghi minuti di ordinaria amministrazione e scelte discutibili - era davvero necessario il ritorno di Palpatine? -: un vero peccato, perchè se, con tutti i suoi punti deboli, la già citata seconda trilogia era partita malissimo per chiudersi molto bene - La vendetta dei Sith è un gran film che andrebbe rivalutato - questa ha imboccato il percorso inverso, e considerato come era iniziata, non può che essere una perdita per tutti i fan di questo universo così ricco e mitico.




THE WITCHER - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2019)

The Witcher Poster

Tanto Star Wars è stata la sorpresa in negativo delle Feste, quanto The Witcher è stata quella in positivo: tratta da un popolare videogioco ed interpretata da Henry Cavill - che non mi aveva mai convinto -, pensavo che si sarebbe rivelata una mezza porcata da abbandonare dopo il primo episodio. Al contrario, invece, non solo il protagonista funziona molto meglio da Geralt di Rivia che da Superman, ma gli autori sono riusciti a trovare il giusto mezzo tra la tamarrata, l'opera pulp violenta ed ironica, l'iconografia nerd da giocatori di ruolo e l'atmosfera giusta per conquistare il pubblico a più livelli - si pensi solo alla coppia formata dal Witcher e il bardo, perfetto nel diventare la sua spalla comica - costruendo un giocattolone piacevole e divertente, che mi ha fatto venire una gran voglia di provare la versione videoludica ed alimentato l'hype per la seconda stagione, prevista per il duemilaventuno.
Sinceramente, dono molto volentieri il soldo al mio Witcher.


mercoledì 1 gennaio 2020

2019 in music

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Ad aprire il nuovo anno, come ormai da tradizione, è il post dedicato ai pezzi che nel corso dei dodici mesi appena trascorsi sono stati i più ascoltati in termini di rotazione e "successo" in casa Ford, in barba a qualità effettiva o quantità di "pop" espressa.
In un certo senso, questo è il juke box pane e salame del Saloon dell'anno che abbiamo appena salutato.


GENNAIO: IL CIELO NELLA STANZA di SALMO


L'anno si è aperto così come si era chiuso il precedente, con il disco di Salmo a farla da padrone. E si apre con un pezzo splendido, che mescola sentimento e passione, produzione perfetta, pane e salamissimo e grande wild. E che ormai ho nel cuore e nei ricordi impresso a fuoco.


FEBBRAIO: SHALLOW di LADY GAGA&BRADLEY COOPER


Ho detestato il film A star is born, considerandolo uno dei più inutili degli ultimi anni, eppure il pezzo che ha trascinato lo stesso è una vera e propria bomba, che ho adorato e che ha rappresentato una colonna sonora fondamentale per il duemiladiciannove, scandendo i passi verso un futuro che costruisco ancora oggi giorno dopo giorno. 

MARZO: ROLLS ROYCE di ACHILLE LAURO


A seguito del Festival di Sanremo ho cominciato a riscoprire la Musica "giovane" che tanto avevo criticato nel corso degli ultimi anni, grazie anche e soprattutto al pezzo energico e pieno di riferimenti di Achille Lauro, uno cui non avrei dato un centesimo neanche se mi avesse pagato per farlo.
E invece eccolo lì, pronto a sorprendermi. Bene così.


APRILE: E' SEMPRE BELLO di COEZ


In un anno musicalmente "molto italiano", nel corso di un aprile vissuto "a metà", ho scoperto Coez, tamarrissimo eppure in grado di raccontare come pochi nel suo genere sanno fare, che con questo pezzo è entrato di prepotenza tra i miei preferiti, finendo per accompagnarmi anche quando ho sbandato, quasi volesse ricordarmi dove volevo andare davvero.


MAGGIO: AK77 dei LINEA 77 feat.  SALMO e SLAIT


Alle spalle un aprile in cui ho incassato colpi, ci sono voluti i Linea 77 e Salmo, pronti ad omaggiare un Capolavoro di Kubrick, per spingermi a trovare le energie per sollevarmi e combattere per non mollare, con un pezzo arrabbiato e molto anni novanta ma tosto e pieno di riferimenti in cui mi sono ritrovato alla grande. 


GIUGNO: BAD GUY di BILLIE EILISH


Ad inaugurare l'estate è giunta una delle sorprese più interessanti dell'anno, altra giovane che ha sancito l'ufficiale ricongiungimento del vecchio cowboy con la Musica di chi potrebbe essere suo figlio. Pezzo ipnotico e coinvolgente, prodotto benissimo, che in realtà ha finito per accompagnare tutta l'estate fino quasi all'autunno.


LUGLIO: OLD TOWN ROAD di LIL NAS X feat. BILLY RAY CYRUS


Bomba totale nonchè uno dei miei pezzi preferiti degli ultimi mesi, questo curioso mix tra hip hop classico e country tamarro oltre misura è irresistibile, ed ancora oggi quando parte nella playlist delle "hit" scatena un coinvolgimento da grande superclassico.
La contaminazione nel miglior senso del termine.

AGOSTO: LA HIT DELL'ESTATE di SHADE


Agosto, come è giusto, è storicamente il mese più leggero, tra hit, vacanze e voglia di sbattimenti zero: a questo giro di giostra a fare la parte del leone è stato Shade, con un pezzo che ancora oggi, nel pieno delle vacanze di Natale, i Fordini ballano e cantano scatenati pur non sapendo neppure per sbaglio cosa sia una caraffa di mojito. 


SETTEMBRE: DOMENICA di COEZ


Il rientro dalle vacanze è sempre più leggero e soffuso, anche se le emozioni diventano sempre più intense. Torna anche Coez, che ora accompagna in un viaggio sempre più intenso e magico, e schiaccia l'acceleratore per portarlo sempre più vicino, e renderlo sempre più vivo.


OTTOBRE: MEMORIES dei MAROON 5


Un mese strano, quello del passaggio ai quaranta, che riporta a galla i ricordi e scopre fragilità.
Ma anche un mese che apre un capitolo nuovo della vita, di quelli che valgono la pena di essere vissuti perchè non può che essere così, che grazie alla forza dell'esperienza e del passato permette di guardare verso il futuro. E le "memories" diventano un insegnamento, un massaggio, tappe fondamentali.


NOVEMBRE: ENFASI di LA SIERRA


Ogni anno, con l'edizione di X-Factor, scelgo sempre un "protetto", e a questo giro di giostra sono stati i bulgarissimi La Sierra, esponenti del linguaggio giovane che ho fatto fatica ad accettare e che ho ritrovato come quando fai la pace con un figlio dopo un litigio. Enfasi, il loro pezzo, è un gran bel concentrato di tamarraggine, scrittura interessante e voglia di raccontare. Tutte cose che ho sempre apprezzato. E poi dice il vero, "non devi darmi se poi devo darti".


DICEMBRE: BLUN7 A SWISHLAND di THA SUPREME


Scoperto grazie a X-Factor dove è stato ospite, con Tha Supreme ho finalmente compreso il fenomeno trap, che ho detestato con tutto il cuore fin dalla sua esplosione. Il ragazzo - che potrebbe essere comodamente mio figlio - ha portato qualcosa di nuovo sul panorama musicale, ha una produzione incredibile alle spalle e scrive, per quello che un vecchio come me può capire, seguendo una metrica ed una costruzione che hanno qualcosa di geniale. 
Ed è sempre bello, per dirla come Coez, riconoscere in qualcuno di più giovane qualcosa di nuovo che possa davvero scuotere le fondamenta del vecchio.


MrFord

martedì 31 dicembre 2019

Ford Awardss 2019: i film (N°10-1)


Come da tradizione, ormai, per l'ultimo dell'anno, arriva al Saloon la top ten dedicata ai dieci film migliori - tra quelli usciti in sala e, ovviamente, passati su questi schermi - del duemiladiciannove ormai più che agli sgoccioli: chi raccoglierà il testimone di Chiamami col tuo nome? E ci saranno sorprese in grado di far discutere, o quantomeno mettere il qui presente contro Cannibal come è giusto che sia? Speriamo proprio di sì.

MrFord


N°10: LA FAVORITA di YORGOS LANTHIMOS

La favorita Poster

Lanthimos, che qualche anno fa mi lasciò a bocca aperta con Dogtooth, ormai da tempo approdato al grande circuito cinematografico, è uno dei pochi autori di nicchia a non aver perso la sua potenza alla corte della grande distribuzione: La favorita, con uno stile quasi kubrickiano, racconta quanto la Guerra, che si tratti di campo aperto o di letti e lenzuola, di duelli o sotterfugi, non lascia vincitori, ma solo vinti. Una parabola di passione e classe.


N°9: THE OLD MAN AND THE GUN di DAVID LOWERY

Old Man & the Gun Poster

Tratto da una storia vera ed interpretato dal fordiano ad honorem e vecchio leone Robert Redford, The old man and the gun è una di quelle storie semplici e dirette in pieno vecchio stile a stelle e strisce, che unisce la classicità ad una passione ed una voglia di libertà e ribellione quasi come se si fosse tornati alla rivoluzione cinematografica made in USA degli anni settanta.
Diretto e corposo come un bourbon d'annata, è un gioiellino di quelli che, una volta incontrati, non si dimenticano.


N°8: THE RIDER - IL SOGNO DI UN COWBOY di CHLOE' ZHAO

The Rider - Il sogno di un cowboy Poster

Con ogni probabilità, The Rider è uno dei film più clamorosamente fordiani mai girati, intriso della malinconia delle grandi occasioni perdute ed incorniciato dagli spazi sconfinati del cuore degli States. Ispirato alla storia vera di Brady Jandreau, anche protagonista, racconta la vita di una star del rodeo dopo un incidente che gli è quasi costato la vita.
Accanto a lui la desolazione di luoghi persi "tra il nulla e l'addio" e vite che, semplicemente, di fronte alle uniche strade - perdersi o rischiare tutto -, finiscono per essere schiacciate. Struggente.


N°7: VICE - L'UOMO NELL'OMBRA di ADAM MCKAY

Vice - L'uomo nell'ombra Poster

Alla spalle l'ottimo La grande scommessa, Adam McKay torna sul grande schermo per raccontare l'eminenza grigia che sostenne l'operato certo non memorabile - almeno in positivo - di George W. Bush, il Presidente degli anni che resteranno indissolubilmente legati al ricordo dell'Undici Settembre. Interpretazione pazzesca di Christian Bale, sceneggiatura ad orologeria, capacità di raccontare anche un personaggio di dubbia caratura morale mostrandone, comunque, l'umanità: e tra le infinite sfumature di grigio che la stessa porta in dote, si finisce addirittura per uscire affascinati da qualcuna di esse.


N°6: GREEN BOOK di PETER FARRELLY

Green Book Poster

Vincitore del Premio Oscar come miglior film e giunto su questi schermi con tutte le cautele che di solito uso quando affronto materiale, per l'appunto, "da Oscar", Green Book mi ha conquistato come uno di quei titoli che diventano Classici con il tempo, e che quando si incrociano per caso in televisione non si può fare a meno di guardarli e gustarseli come fosse la prima volta.
Un'altra storia vera legata ad un'insolita amicizia diventa un confronto profondo tra due uomini diversi eppure in grado di trovare una parte di se stessi nell'altro, interpretati straordinariamente da Viggo Mortensen e Mahershala Ali.


N°5: TOY STORY 4 di JOSH COOLEY

Toy Story 4 Poster

Cogliendomi di sorpresa - per una volta, rispetto ad un lavoro targato Pixar, ero molto scettico della necessità di un quarto episodio delle avventure di Woody e Buzz -, Toy Story 4 ha rappresentato una delle sorprese più belle ed emozionanti della stagione cinematografica, una storia legata ai concetti di amicizia, maturazione, crescita personale, passaggi di testimone che ha provocato un pianto ininterrotto di Julez praticamente dall'inizio alla fine, introdotto nuovi charachters a dir poco perfetti - Forky e i due pupazzi della giostra sono indimenticabili, così come l'antagonista Gabby Gabby, che per sfaccettature e profondità supera perfino l'orso Lotso del numero tre - e reso ancora grande una serie che pareva aver detto tutto, e invece ora mostra di avere ancora di più da dire e dare.


N°4: C'ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD di QUENTIN TARANTINO

C'era una volta a... Hollywood Poster

Il duemiladiciannove ha segnato anche il ritorno del ragazzaccio di Knoxville, Quentin Tarantino, che prosegue nel suo personale progetto di riscrivere la Storia attraverso il Cinema portando il pubblico nella Hollywood di fine anni sessanta, sfruttando due personaggi di finzione inseriti in un contesto reale che prevede omaggi e riferimenti come da grande tradizione del padre di Kill Bill.
Forse è meno immediato o potente di altri lavori del regista, ma acquista spessore con il tempo, regala un Brad Pitt in grandissimo spolvero ed una manciata di sequenze da antologia, su tutte il fantastico finale, pronto ad entrare nell'Olimpo della produzione tarantiniana di sempre.
Il vecchio Quentin, insomma, è sempre lui. E a noi va benissimo così.


N°3: DOLOR Y GLORIA di PEDRO ALMODOVAR

Dolor y gloria Poster

Alle spalle anni di produzioni altalenanti, Almodovar torna alla ribalta con un lavoro come sempre legato a doppio filo alla sua storia personale che pare aver recuperato la verve e la potenza dei suoi tempi migliori, regalando lampi di grandissimo Cinema ed emozioni pulsanti.
Il Pedrone, intellettualmente ed emotivamente parlando, si mette a nudo regalando probabilmente la parte della vita ad un attore che lui stesso aveva lanciato quando era solo un giovane spagnolo di belle speranze, Antonio Banderas, che ripaga il suo regista con un'interpretazione pazzesca e sentita giustamente premiata a Cannes.
Se cercate un film, o un modo di fare film, che trasmetta passione ed emozione, Dolor y gloria potrebbe essere il titolo perfetto.


N°2: IL TRADITORE di MARCO BELLOCCHIO

Il traditore Poster

A sfiorare il gradino più alto del podio giunge in un film italiano, testimonianza del fatto che, dopo Chiamami col tuo nome dello scorso anno, forse la nostrana settima arte mostra segnali di ripresa dopo anni passati a vivacchiare - male - ed accontentarsi: Marco Bellocchio, del resto, è un Maestro, nonchè autore, almeno per quanto mi riguarda, di uno dei tre titoli più importanti del panorama del Bel Paese degli ultimi vent'anni - Vincere, nello specifico -, uno di quelli che vanno quasi sempre a botta sicura.
E Il traditore, che ripercorre la storia del pentito più noto alle cronache, Tommaso Buscetta, è l'ennesima conferma del valore del suo autore: prima che alle vicende e alla Storia, la pellicola si concentra sull'Uomo, e, come in Vice, sul fatto che anche il peggiore che possa incrociare il nostro cammino potrebbe nascondere qualche lato in grado perfino di affascinare.


N°1: PARASITE di BONG JOON HO

Parasite Poster

Ed ecco il trionfatore dei Ford Awards 2019.
Da quando fece la sua comparsa su questi schermi, spinto dalla Palma d'oro vinta a Cannes e da recensioni entusiastiche qui nella blogosfera, ho avuto da subito l'impressione che la vittoria di quest'anno sarebbe andata ad una vicenda che riporta al posto che merita Bong Joon Ho, che in Corea ha sempre realizzato pellicole splendide e che nella sua trasferta americana è incappato negli unici due passi falsi della sua carriera, Snowpiercer e Okja.
Il tema della Famiglia di nuovo centrale e trattato con profondità commovente, un uso della musica perfetto, una sceneggiatura che è un gioiello, un finale da brividi a completamento di un film che ha numerosi passaggi da brividi.
Ci fossero venti film come questo all'anno, decidere come assegnare un premio sarebbe un dilemma devastante. Una bomba totale.


I PREMI

Miglior regia: Bong Joon Ho, Parasite

Miglior attore: Antonio Banderas, Dolor y gloria

Miglior attrice: Olivia Colman, La favorita

Scena cult: la festa di compleanno, Parasite
 
Miglior colonna sonora: C'era una volta a Hollywood

Premio "leggenda fordiana": Forrest Tucker, The old man and the gun

Oggetto di culto: il forchetto, Toy Story 4

Premio metamorfosi: Christian Bale, Vice - L'uomo nell'ombra
 
Premio "start the party": le istruzioni date al padre per ottenere il lavoro, Parasite

Premio "be there": la Hollywood dei favolosi anni settanta, C'era una volta a Hollywood
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