venerdì 29 maggio 2015

A girl walks home alone at night

Regia: Ana Lily Amirpour
Origine: USA, Iran
Anno:
2014
Durata:
101'






La trama (con parole mie): per le strade desolate e certo non sicure di Bad City, in Iran, una comunità di disadattati, criminali, senzatetto, dipendenti dalle droghe e vagabondi cerca, giorno dopo giorno, di trovare la propria dimensione e sfidare la sopravvivenza.
Quando una ragazza decide di scoprire quali saranno i suoi passi proprio in quei luoghi, si troverà ad affrontare ed incrociare le vicende degli abitanti, senza che gli stessi sappiano, se non troppo tardi, della sua natura vampirica: ed in bilico tra la morte, il castigo, la libertà, l'amore e la scoperta - di se stessi e degli altri - tutto finirà per cambiare ad ogni incontro.
Dove porterà, dunque, il suo peregrinare?
Cosa nascondono le ombre della ricerca, del desiderio di trovare la persona in grado di cambiare il percorso del viaggio?
Neppure il sangue e la notte pare possano conoscere la verità.










Dai tempi in cui il Saloon ha aperto i battenti, spesso e volentieri è capitato che alcuni titoli, purtroppo non distribuiti in Italia, assurgessero a cult a seguito del tam tam che proprio la rete garantiva, un blog dopo l'altro, ed una recensione dopo l'altra: da Enter the void a Dogtooth, passando per Mud, spesso e volentieri mi sono trovato a sperimentare sulla pelle il fascino di titoli che, se non avessi avuto un blog o una finestra sul mondo del Cinema filtrato dalla realtà che qui costruiamo ogni giorno, non avrei mai potuto apprezzare e vivere.
Uno degli ultimi in ordine di tempo è stato questo interessante A girl walks home alone at night, prodotto dal sapore molto americano - pur se alternativo - per quanto realizzato da una regista espressione della nuova gioventù mediorientale in fermento, che con il suo carattere forte e le influenze mostra i lati positivi e negativi che una volontà ed un desiderio come questi portano in dote.
Perchè questo affascinante film, che mostra pregi come inventiva, una fotografia mozzafiato, una colonna sonora da urlo, il farsi sfruttato non come una lingua antica, bensì come una parte del mosaico moderno della condivisione culturale, risulta anche estremamente derivativo - fin troppo -: da Tarantino a Sergio Leone e lo Spaghetti Western - bellissimi i titoli di testa, a tal proposito -, passando per riferimenti a The Addiction di Abel Ferrara, Point Break, il Cinema espressionista, tutto pare frutto del lavoro di una studentessa brillante ancora incapace, però, di trovare una propria personalità all'interno dell'oceano di ispirazioni ed informazioni che rappresenta la settima arte.
Come se non bastasse, e nonostante gli spunti notevoli, le sequenze memorabili ed il setting senza dubbio ipnotico, A girl walks home alone at night mi è parso difettare notevolmente in termini di ritmo, portando a tratti sullo schermo quella pesantezza tipica dei prodotti autoriali privi di spessore che finiscono per risultare indigesti e decisamente sopravvalutati - un esempio su tutti, il terribile Under the skin -, finendo, in termini di pellicole ad ispirazione vampirica, per essere associato più al mediocre Solo gli amanti sopravvivono che non al già citato - e notevole - The addiction.
Eppure, a differenza di molti lavori che nel corso degli anni mi è capitato di bottigliare in questa sede, quello di Ana Lily Amirpour risulta animato dallo spirito e dalla passione di una regista che dimostra di avere gusto, carattere ed idee, oltre ad una visione ben precisa ed assolutamente critica di quello che accade nella sua terra d'origine, sfruttando l'insieme di questi fattori per confezionare un racconto profondamente di genere in grado, comunque, di portare a galla critiche sociali importanti ed attuali.
Senza dubbio non si tratta di un prodotto in grado di giungere ad ogni tipo di pubblico, o di superare la barriera a volte limitante del Cinema d'essai, eppure ho avuto l'impressione - o forse, più l'idea di una scommessa - che sentiremo ancora parlare di questa ragazzaccia che, con ogni probabilità, si vede come una nomade per le strade del mondo e della settima arte almeno quanto la sua vampira, e che, potrebbe essere, una volta o l'altra potrà davvero trovare quello che cerca.
Sempre come la protagonista.
Quello che possiamo sperare, come spettatori e "critici", o meglio ancora come viaggiatori che ogni giorno possono incrociare il cammino di un gatto o di una succhiasangue, di vite invisibili o buttate ed altre profondamente godute, è sperare che tutto vada per il meglio, e che Ana Lily non si perda per le strade di un mondo che ha appena iniziato ad esplorare oltre una realtà che, senza dubbio, le stava troppo stretta.




MrFord




"Don't wanna wait 'til you know me better
let's just be glad for the time together
life's such a treat and it's time you taste it
there ain't a reason on earth to waste it
it ain't a crime to be good to yourself."
Kiss - "Lick it up" - 





giovedì 28 maggio 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): alle spalle una settimana con poche uscite - dunque meno probabilità di rimanere in qualche modo scottati dalle delusioni o dalle castronerie del mio rivale Cannibal Kid, torniamo a pieno regime con un weekend che si preannuncia ricco di uscite per tutti i gusti, dal filo autoriale al tamarro senza pietà.
Ricco di uscite, però, non significa necessariamente ricco in termini di qualità.
Quantomeno, speriamo di divertirci.


"Che giornata infame: mi tocca perfino andare a salvare quel pusillanime di Peppa Kid!"

Pitch Perfect 2

"Andiamo a trovare la nostra reginetta: Katniss Kid."
Cannibal dice: Il primo Pitch Perfect, uscito in Italia con il titolo Voices, era una commedia adolescenzial-musicale super gradevolissima. Pur non essendosi trasformato in un mio cult assoluto e pur non sopportando la pratica dei sequel, mi sa che questo Pitch Perfect 2 rientrerà tra le mie future visioni. Quanto al vecchio Ford, avrà saputo dell'esistenza di questo film giusto scoprendo che al botteghino americano Pitch Perfect 2 ha fatto un culo tanto al suo amato Mad Max: Fury Road.
Ford dice: il primo Pitch Perfect, uscito qualche anno fa, riuscì ad intrattenermi e sorprendermi in positivo generando, tra l'altro, in casa Ford, il tormentone della cup song che vide Julez esercitarsi di continuo per realizzarne una versione più perfetta possibile.
Ovviamente sempre Julez non vede l'ora di affrontare il sequel, e penso che quattro risate riuscirà a strapparle anche al sottoscritto, nonostante non si possa certo parlare del film dell'anno.



San Andreas

"Eccolo laggiù, quel pusillanime. Ora scendo, e prima di salvarlo gli sparo due cartoni."
Cannibal dice: Un film catastrofico con protagonista The Rock? Ma cos'è 'sta merdata? Più che un film sembra un sogno ad occhi aperti di Ford.
Come dite?
Nel cast c'è anche la splendida Alexandra Daddario?
Ma allora corro subito a prenotare il biglietto del cinema!
Ford dice: onestamente, non ho mai amato particolarmente questo tipo di film catastrofici, preferendo sempre e comunque l'action pura. Devo ammettere, però, che con l'avvicinarsi dell'estate il bisogno di mandare in vacanza i neuroni cresce, dunque penso che darò volentieri una chance sia a The Rock che alla bravissima - e sottolineo bravissima - Alexandra Daddario.
Tutto questo nella speranza che un terremoto di proporzioni bibliche colpisca in breve tempo la cameretta di Peppa Kid.



Il fascino indiscreto dell'amore

"Questa posa è così radical chic che Ford starà già preparando le bottiglie."
Cannibal dice: Pellicola francese che si preannuncia super radical-chic ispirata a un romanzo di Amélie Nothomb, autrice di cui colpevolmente ammetto di non aver mai letto nulla, ma che mi ha sempre attratto parecchio. Questo film potrebbe finalmente spalancarmi le porte del suo mondo e potrebbe anche essere il mio film della settimana, del mese, forse della vita. Sperando non si riveli invece una delusione pazzesca.
Ford dice: radicalchiccata francese alla massima potenza. Inutile dire che, con la marea di recuperi che ho in ballo, non rientri nella lista del sottoscritto neanche per sbaglio.
Mi accontenterò di leggere le sbrodolate del mio rivale quando lo recensirà.



The Tribe

"E dopo questa, Ford starà preparando almeno il doppio delle bottiglie."
Cannibal dice: Uh, bene! Questo film ucraino rischia di essere uno di quei film estremi, provocatori e trasgressivi che tanto scandalizzano quel moralista benpensante repubblicano di Mr. Ford. Sento puzza di incrocio tra von Trier e Haneke, anche se potrebbe essere solo l'odore del mio blogger rivale che se l'è appena fatta addosso a dover affrontare una visione del genere.
Ford dice: secondo titolo sulla carta molto radical della settimana, che potrei recuperare giusto per l'incertezza che genera rispetto alla possibilità di sorprendermi in positivo o prendersi una valanga di bottigliate.
Per quanto riguarda Cannibal, invece, le speranze sono ormai morte e sepolte.



Louisiana (The Other Side)

Tipico momento di relax tamarro tipicamente fordiano.
Cannibal dice: Il quarto film italiano in concorso a Cannes, sebbene nella sezione “minore”, pardon “parallela” Un Certain Regard, rischia di essere piuttosto interessante. Sebbene la sua natura documentaristica lo porti più in territori fordiani e quindi lontani anni luce da me. Per vederlo rischierò il salto nell'other side?
Ford dice: ho letto discretamente bene del film "minore" in concorso a Cannes giunto dal Bel Paese, e devo ammettere che, a partire dal titolo e dall'ambientazione, l'idea mi ispira parecchio.
Certo, potrebbe sempre rivelarsi una cosa da Festival ed incorrere nelle mie ire, ma cercherò di sfogarmi con il Cucciolo Eroico in modo da non essere troppo carico il fatidico giorno della visione.



Il libro della vita

"E così quello è il famigerato Cannibal Kid: è ancora più mostruoso di quanto si dice in giro."
Cannibal dice: Pellicola di animazione prodotta da Guillermo Del Toro, un nome che per me di solito è sinonimo di fuffa sopravvalutata. Passo quindi volentieri questa bambinata/forsenontroppobambinata a quel bambinone/forsetroppobambinone di Ford.
Ford dice: è curioso come l'aumento delle proposte settimanali in sala abbassi - per non dire abbatta - la voglia di passare una serata in sala. Così come il fatto di passare da dietro la macchina da presa al cartellone - specie con la dicitura "Prodotto da" - finisce per non portare bene a nessun regista. Spero solo che Del Toro questo lo sappia.
Che il Cannibale, invece, non capisca nulla di Cinema, quella ormai è una cosa assodata.



Lo straordinario viaggio di T.S. Pivet

Perfino i genitori di Peppa, stanchi delle sue bislacche opinioni cinematografiche, hanno deciso di sbatterlo in mezzo alla strada.
Cannibal dice: Altra bambinata della settimana, per di più diretta da Jean-Pierre Jeunet, già autore di uno dei film più sopravvalutati di tutti i tempi: Il favoloso mondo dell'insopportabile Amélie.
E dicendo questo mi sa che ho attirato l'odio di un bel po' di lettori, ma tanto ormai le mie quotazioni sono più in ribasso di quelle di Mr. Ford, quindi pazienza.
Ford dice: il buon Jeunet, che conobbe la sua stagione d'oro all'inizio degli Anni Zero grazie al fenomeno Amelie - film carino, ma enormemente sopravvalutato - e che in seguito proseguì la carriera con alti e bassi, torna sul grande schermo con un titolo che mi ispira poco e niente come tutto quello che non sia sguaiato in questo periodo dell'anno.
Per il momento passo, un po' come quando mi tocca leggere certe opinioni del mio antagonista.



Pitza e datteri

"Stanno arrivando Ford e Cannibal!" "Corro a nascondermi, allora. Quei due mi fanno paura."
Cannibal dice: Pellicola multietnica nostrana da cui non so bene cosa attendermi. Considerando però il buono stato di salute di cui gode il cinema italiano attuale, checché ne dica quel pirla di Ford e quei pirloni dei Coen, mi sa che questa Pitza e datteri potrebbe anche non avere un gusto troppo malvagio.
Ford dice: la mia personale crociata di diffidenza rispetto al Cinema italiano non è certo finita con i mancati riconoscimenti a Moretti, Garrone e Sorrentino a Cannes, o la scelta di ignorare, di fatto, quasi tutte le proposte "alternative" prodotte nella Terra dei cachi e malamente distribuite in sala. Dunque questo titolo pseudo alternativo finirà con tutti i suoi colleghi nel dimenticatoio, dove probabilmente verrà scaricato senza neppure avere la chance di una copertura di sale recenti.



Hybris

"Ma che razza di film abbiamo girato!?"
Cannibal dice: Vedendo il trailer di questo thriller soprannaturale amatoriale italiano con un attorone come Guglielmo “Willwoosh” Scilla mi viene subito voglia di rimangiarmi quanto detto qui sopra sul cinema nostrano. Ma non lo farò, giusto per il gusto di non darla vinta al Ford.
Ford dice: come scrivevo sopra rispetto al "Cinema" italiano. Passiamo oltre.



Soundtrack - Oltre ogni ragionevole desiderio

E per la prima volta nella storia di questa rubrica, non è stato possibile reperire alcuna immagine riferita al film in questione. Neanche fosse lo sfuggente Peppa Kid.
Cannibal dice: Thriller italiano di cui non sono riuscito a trovare alcun trailer o immagine, ma che MYmovies indica in uscita questa settimana. Siamo sicuri?
E soprattutto, a qualcuno frega?
Il film comunque è in corsa per un premio: quello di peggior titolo dell'anno.
Ford dice: Passiamo oltre. Davvero e una volta per tutte.


mercoledì 27 maggio 2015

Generazione 1000 euro

Regia: Massimo Venier
Origine: Italia
Anno: 2009
Durata:
101'




La trama (con parole mie): Matteo, matematico riciclatosi nel marketing, e Francesco, proiezionista appassionato di Cinema e playstation, sono due trentenni prede dell'attuale situazione italiana, da sempre precari e costretti ad un compromesso dietro l'altro per arrivare a fine mese.
Quando il loro coinquilino abbandona la stanza facendosi sostituire dalla cugina Beatrice, che attende di diventare una supplente, e Matteo rompe con la storica fidanzata, gli affari si complicano: a rendere la formula ancora più instabile tocca poi ad Angelica, capo dello stesso Matteo e possibile svolta della vita lavorativa di quest'ultimo.
Cosa accadrà quando si tratterà di scegliere quale strada prendere?
Vinceranno il lavoro e l'affermazione o i sentimenti?







Esistono pellicole che, siano esse novità o ancor più recuperi, immagino sia davvero difficile immaginare sugli schermi del Saloon: una di queste è senza dubbio Generazione mille euro, commedia agrodolce di qualche anno fa che ai tempi dell'uscita in sala non mi sarei sognato di vedere neppure sotto tortura caduta nel dimenticatoio dove pensavo sarebbe rimasta.
Quando, però, il buon Davidone - uno dei piccoli aiutanti di Babbo Natale che qualche mese fa abbiamo avuto come sostegno al lavoro -, venuto a conoscenza dell'esistenza del blog ed insistito affinchè recuperassi questo ed un altro titolo che per ora non svelerò - ma che, di fatto, potrebbe risultare ancora più improbabile - si è presentato un giorno con il dvd alla mano, non ho potuto resistere, con l'idea in testa che, in un periodo di volume di lavoro decisamente importante, non mi sarebbe dispiaciuto massacrare un filmetto tanto per passare una serata: e nonostante il voto e la coscienza che si tratti, di fatto, di un filmetto derivativo ed in parte quasi amatoriale, devo ammettere che la visione non è stata certamente il massacro che mi sarei aspettato, finendo per strappare qualche risata e per ricordare i ben più interessanti Santa Maradona e L'appartamento spagnolo, titoli ai quali Venier pare essersi ispirato e non poco nel corso della realizzazione di questo film.
L'ambientazione milanese ed il cast - che ha riportato sugli schermi di casa Ford il mai dimenticato Seppietta di Boris ed è riuscito nell'intento di far risultare sopportabile anche Mandelli, così come di confermare la netta vittoria di Valentina Lodovini su Carolina Crescentini, colpevole anche di mostrare mani meno brutte soltanto di quelle di Megan Fox - hanno di fatto alleggerito una serata schiacciata dalla stanchezza come pochi altri titoli di quel periodo, convincendo anche Julez e riproponendo il vecchio tema dell'amicizia virile - più in versione studentesca che altro, ma va bene anche così - e quello dei dilemmi esistenziali/sentimentali che spesso e volentieri colpiscono nei momenti in cui non si sa quale direzione potrebbe prendere la propria vita.
Per quanto, inoltre, siano passati cinque anni buoni dall'uscita di questo film, la situazione che lo stesso critica a proposito della condizione dei giovani qui nel Bel Paese non pare proprio essere cambiata, come testimoniano prodotti più recenti ma associabili a Generazione mille euro come Smetto quando voglio: la situazione, per i ragazzi appena usciti dalle superiori o dall'università, così come per i trentenni che almeno sulla carta dovrebbero già essere "avviati" è decisamente allarmante, come testimonia l'altissimo numero di precari o disoccupati in attesa di un'occasione che potrebbe non arrivare mai, o di un riscatto che, a volte, pare possibile soltanto lontano dall'Italia.
Proprio legato a questi dilemmi è il protagonista Matteo, tipico outsider con il fascino del Goonie che finisce per cedere soltanto nel finale - così come il film - alle concessioni che la commedia sentimentale fornisce al grande pubblico, riuscendo a rovinare le cose migliori che Venier e soci erano riusciti a costruire nel corso dell'ora e mezza precedente all'epilogo: un peccato, perchè la sorpresa sarebbe stata sicuramente maggiore se si fosse manifestato il coraggio di portare sullo schermo un prodotto che andasse fuori dagli schemi, e che regalasse una chiusura magari proprio in una delle città che qui al Saloon amiamo di più, Barcellona.
Ma a prescindere dalle critiche, già il fatto che la visione non si sia trasformata in un massacro rende Generazione mille euro un piccolo successo - a modo suo, sia chiaro -, finendo per accontentare il buon Davidone - che si ritroverà ad accettare un voto comunque basso - così come il sottoscritto, che nel deserto rappresentato dal Cinema italiano attuale ogni tanto è contento di ritrovarsi, seppur a malincuore, felice di essere nato e cresciuto qui.




MrFord




"Un viaggio ha senso solo senza ritorno
se non in volo
senza fermate nè confini
solo orizzonti neanche troppo lontani
io mi prenderò il mio posto
e tu seduta lì al mio fianco
mi dirai destinazione paradiso
paradiso città."
Gianluca Grignani - "Destinazione paradiso" - 




martedì 26 maggio 2015

Cake

Regia: Daniel Barnz
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 102'






La trama (con parole mie): Claire Bennett, straziata nel corpo e nello spirito da anni a seguito di un incidente stradale che l'ha privata del figlio, si rifugia in un'esistenza costruita attorno agli antidepressivi e sulle spalle della salda Silvana, sua confidente, domestica e coscienza.
Quando la giovane Nina Collins, sua compagna in un gruppo di terapia, si suicida lasciando marito e figlio, per Claire inizia un percorso che la vede rapportarsi non solo con gli stessi Collins, ma anche e soprattutto con un mondo esterno contro il quale è stata in guerra dal giorno in cui tutto, nella sua realtà quotidiana, è apparentemente finito.
Riuscila donna a venire a patti con il passato e se stessa, le medicine e la rabbia, il dolore ed il futuro, in modo da poter ricominciare a guardare il mondo faccia a faccia, piuttosto che rintanata su un sedile reclinato?






  



Il tempismo, che si parli di Cinema, Musica, Arte in generale o della Vita, è sicuramente un fattore importante non solo per la riuscita di un progetto o di un'impresa, ma anche per la percezione dello stesso.
A volte capita, come per un appuntamento che non funziona, di uscire con una persona interessante, carina, piacevole, magari anche intensa, e di non trovare alcun motivo per rivederla.
Con la visione di Cake è andata proprio in questo modo: probabilmente, se Daniel Barnz avesse portato sugli schermi un prodotto di questo tipo una decina d'anni fa, quando ancora titoli legati al superamento del dolore non apparivano inflazionati come oggi, la vicenda di Claire Bennett sarebbe risultata molto più potente ed innovativa di quanto non appaia oggi, a pochi mesi di distanza dall'uscita di un film associabile a questo e decisamente più incisivo come Still Alice.
In realtà, però, non vorrei calcare troppo la mano su Cake, che ha come unica colpa il fatto di non incidere quanto avrebbe potuto pur raccontando una storia onesta ed emozionante, azzeccando un personaggio che da solo regge l'intera pellicola - la domestica Silvana, interpretata da un'ottima Adriana Barraza - e regalando un paio di sequenze decisamente interessanti - il viaggio in Messico alla ricerca degli antidepressivi su tutte -: di fatto, il problema è che, una volta terminata la visione, resta poco impresso nella memoria soprattutto emotiva, quasi come se non riuscisse a travolgere come vorrebbe neppure nei momenti in cui la commozione e l'empatia con i protagonisti prendono il sopravvento.
Eppure la vicenda di Claire ed il suo progressivo ritorno ad affacciarsi alla vita a seguito di un dramma tra i più difficili da affrontare per una persona - genitori o no che si sia - è raccontata con onestà e la pancia che servono, ed osservare l'inevitabile percorso compiuto per passare dall'apnea al respiro profondo, dal sedile reclinato completamente allo sguardo sulla strada - e sulla vita, e sul mondo -, dalla propria famiglia perduta a quelle della confidente in proiezione Nina e dell'uomo responsabile della sua perdita - il sempre apprezzato William Macy, presente giusto in una scena e probabilmente legato alla partecipazione della compagna Felicity Huffman - è interessante e coinvolgente.
Peccato che, a conti fatti, tutto torni alla situazione iniziale dell'appuntamento che va liscio come l'olio destinato ugualmente ad essere l'unico e l'ultimo con chi abbiamo di fronte: tutto funziona, ma solo uno sbiadito ricordo resta.
Una visione, comunque, che non mi sento di sconsigliare, che resta in grado di emozionare e perfino a convincere nelle sue componenti più deboli - Sam Worthington, spesso e volentieri massacrato dagli snob, mi è parso anche convincente, probabilmente aiutato da un charachter molto profondo -, scritto discretamente e decisamente più onesto rispetto sia a pellicole da radical Sundance che a sbrodolate retoriche da blockbuster con lacrima facile.
Nel frattempo, io spero di non avere mai modo di percorrere la strada in salita di Claire Bennett - una convincente ma non così miracolosa Jennifer Aniston, che mostra forse più di non avere il talento di altre sue colleghe, piuttosto che paghi il fatto di imbruttirsi per portare a casa premi certi - e che Barnz, in futuro, sappia essere più che un bell'appuntamento pronto per essere dimenticato.
In fondo, le potenzialità per fare un passo oltre le ha tutte.




MrFord




"I only wanted to be sure
that what it was was really pure.
I put my face down in the cake.
My feet were flailing in a lake."
Cake - "Up so close" - 




lunedì 25 maggio 2015

Cannes 2015

La trama (con parole mie): si è concluso ieri sera il sessantottesimo Festival di Cannes, forse l'appuntamento più prestigioso tra i grandi rendez vous di ogni stagione cinematografica.
La Giuria presieduta dai Fratelli Coen si è trovata di fronte una selezione di autori e titoli sulla carta decisamente interessante, che vedeva tra le sue fila ben tre cineasti italiani, i celebrati Nanni Moretti, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone.
Come si sarà dunque conclusa la kermesse? Sarà riuscita la compagine italiota a portare a casa almeno uno dei premi?
Senza dubbio, e qualunque sia stata la decisione finale della Giuria, ci sarà, come sempre, da discutere.







E così, i giochi sono fatti anche quest'anno, per quel che riguarda la Palma d'oro.
I quotidiani italiani, online e non, portano già in prima pagina lo "scandalo" di una sconfitta del nostrano trio delle meraviglie composto da Moretti, Sorrentino e Garrone, lasciati completamente a secco di riconoscimenti - a meno che non si sfrutti come salvagente il premio della giuria ecumenica a Moretti -, come se la loro presenza bastasse a giustificare una vittoria, o quasi.
Non essendo ancora riuscito a confrontarmi con nessuno dei lavori portati dai nostri in concorso - personalmente, in ordine di preferenza, spero di confrontarmi al più presto con Youth, Mia madre e dunque Il racconto dei racconti - o tantomeno con gli altri - vincitori e non - scrivo sull'onda dell'impressione e dell'emozione, e non posso che essere soddisfatto - nonostante il campanilismo che in questi casi desta sempre qualche sospetto, quasi l'organizzazione faccia comunque pressioni sulla Giuria - della vittoria di Audiard, un regista con grandi palle che nel corso della sua carriera è andato in crescendo, che ricordo ai tempi in cui scoprii grazie a Sulle sue labbra così come allo strepitoso Il profeta ed al passionale Un sapore di ruggine e ossa.


Un brindisi se lo guadagna anche il premio in ex aequo per l'interpretazione femminile, giunto a valorizzare il nuovo lavoro della regista Maiwenn, che non vedo l'ora di affrontare considerato l'ottimo Polisse di qualche anno fa, e nonostante la mia antipatia anche a Lanthimos, che pare essere riuscito a colpire con il suo The Lobster così come fece con Kynodontas.


Il premio alla regia di Hou Hsiao Hsien può essere una strizzata d'occhio agli spettatori più radical - anche se il mio ricordo di Millennium Mambo è ancora oggi ottimo -, mentre il riconoscimento a Vincent Lindon - che onestamente conosco poco e niente -, quello a Franco per la sceneggiatura ed il Gran Premio a Nemes mi lasciano tutto sommato indifferente.


Un Festival che accontenterà alcuni e lascerà l'amaro in bocca a molti, come del resto accade sempre in queste occasioni: per quanto mi riguarda, sono più che felice di avere, almeno sulla carta, ottimo materiale di visione per il resto di un'annata che, fino ad ora, ha riservato più delusioni che altro.




Ed ecco la lista dei vincitori:

Palma d’oro Dheepan, Jacques Audiard
Grand prix Saul fia (Il figlio di Saul), László Nemes
Premio della giuria The lobster, Yorgos Lanthimos
Miglior regia Nie Yinniang, Hou Hsiao-Hsien
Miglior attore Vincent Lindon, La loi du marché
Miglior attrice (premio ex aequo) Rooney Mara, Carol, e Emanuelle Bercot, Mon roi
Miglior sceneggiatura Chronic, Michel Franco
Miglior cortometraggio Wave 98, Ely Dagher



MrFord



 
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