martedì 18 settembre 2018

Come un gatto in tangenziale (Riccardo Milani, Italia, 2017, 98')




- Considerata l'avversione che di norma nutro per il Cinema italiano recente, è curioso non solo che una commedia di questo tipo arrivi al Saloon, ma anche che finisca per piacermi non poco, risultando una delle più brillanti, malgrado qualche concessione di troppo nel finale, degli ultimi anni, in barba ad altri titoli made in Terra dei cachi più celebrati.

- La coppia Albanese/Cortellesi funziona a meraviglia, e i due, per quanto macchiettistici, si trovano alla perfezione nei loro ruoli che, risate a parte, svolgono anche una funzione sociale, e stimolano riflessioni certamente attuali ed importanti.

- Non potrà certo eguagliare i tempi d'oro della Commedia all'italiana, ma Come un gatto in tangenziale si adatta a quella che è la realtà attuale sia a livello umano che sociale, senza dimenticare classici senza tempo come il rapporto tra genitori e figli, le esperienze formative e la capacità di superare i propri pregiudizi.

- Esilaranti quasi tutti i siparietti che vedono il milanese trapiantato a Roma composto, colto e preciso di fronte alla vita "da strada" di Bastogi, quartiere al limite della periferia romana: nel corso delle disavventure di Albanese alla scoperta del mondo verace del fidanzatino della figlia non ho smesso un secondo di ridere.

- La piccola parte di Claudio Amendola, tamarro oltremisura e molto fordiano nel look che questo vecchio cowboy sfoggia in estate tra tatuaggi, canotta, pantaloncini e ciabatte, è un vero spasso, e culmina con una delle battute più folgoranti della stagione: al "Sono astemio" di Albanese risponde "Suca". Già cult.

- Personalmente, ho parteggiato per tutto il film per la parte sguaiata figlia dei bassifondi, annoiandomi a morte nei salotti radical pur riconoscendo che, alla fine, ed è questo il bello del film, tutti noi abbiamo difetti sociali e culturali, a prescindere dalle origini e dalla preparazione, e come per tutto il resto, sta a noi decidere se pilotarli o farci guidare da loro.

- La dose di retorica del finale abbassa di poco la resa del film, che comunque funziona, sensibilizza, diverte e tocca corde che a tutti i livelli, dai fighetti pieni di soldi ai tamarri di periferia, fanno parte delle emozioni umane più comuni.

- Potremo pensare di essere troppo avanti o troppo indietro, invidiare o essere invidiati, pensare che è meglio lottare per come si è che avere il culo parato o viceversa, ma che in fondo la cosa migliore è sempre vivere ed avere esperienza delle cose sulla propria pelle. Anche e soprattutto di difetti e differenze. Anche se una storia può durare quanto un gatto in tangenziale.



MrFord



lunedì 17 settembre 2018

Sulla mia pelle (Alessio Cremonini, Italia, 2018, 100')





- Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, tratto dalla storia di Stefano Cucchi, uno dei casi giudiziari più sconvolgenti della storia italiana recente, è stato il primo film da mesi a questa parte che mi abbia fatto venire voglia di scrivere un post fordiano come quelli dei bei tempi.

- Cremonini, partendo da una delle più nere vicende della Giustizia italiana, è riuscito nella non facile impresa di evitare la retorica e mostrare luci ed ombre sia da una parte che dall'altra, portando sullo schermo gli errori di un ragazzo problematico, le assurdità della macchina burocratica e la crudeltà umana.

- Per molti aspetti la vicenda di Cucchi mi ha ricordato un'altra pagina amara del Nostro Paese, quella di Carlo Giuliani, che ha incontrato un destino ingiusto lastricato da scelte sbagliate anche e soprattutto sue. Ma non per questo in grado di giustificare quello che è tristemente accaduto.

- Strepitoso Alessandro Borghi, che si conferma uno dei talenti più importanti del panorama attoriale italiano, e che mi piacerebbe vedere, ora, al di fuori del contesto romano che l'ha consacrato: se una prova come questa l'avesse fornita un attore hollywoodiano, saremmo già a parlare di nomination all'Oscar.

- Mi prudono le mani, all'idea ed al pensiero di lanciarmi in un post fiume dedicato a questa storia, al dramma di una famiglia che aveva già avuto il suo bagaglio di sofferenza da portare in spalla gentilmente offerto dalla vita, all'assurdità di certi atteggiamenti e regole, ma fortunatamente questo film riesce a parlare ampiamente da solo.

- Sono più che felice che Netflix, una delle realtà ormai più importanti del piccolo e anche grande schermo, si sia presa in carico la distribuzione parallela alle sale di quest'opera, testimonianza di quanto importante stia diventando la rete rispetto al Cinema come alla Musica. Peccato che questo avvenga in un periodo di morte lenta di un organo importante come la blogosfera.

- A prescindere dalle mie parole, scritte o solo pensate, a proposito di Sulla mia pelle, il consiglio è di guardare, sentire, vivere questo film sulla pelle: è una vicenda che riguarda tutti noi - e i nostri figli -, di grande importanza sociale, raccontata con equilibrio e maturità: dove finisce il controllo ed inizia l'ingiustizia?



MrFord



venerdì 14 settembre 2018

Criminal Minds - Stagione 13 (CBS, USA, 2018)




- Ci sono alcuni titoli, come Grey's Anatomy e Criminal Minds, che fanno così parte dei ricordi di Casa Ford dai tempi dei primi giorni di convivenza miei e di Julez, che penso non potremo mai lasciarli alle nostre spalle neppure volendo fino alla loro chiusura definitiva.

- La passione per il profiling, i serial killers e la parte oscura della natura umana, benchè decisamente meglio rappresentata da produzioni come True Detective, Mind Hunter, Manhunt: Unabomber, esercita sempre un fascino irresistibile per questo vecchio cowboy.

- Criminal Minds, che fino a qualche stagione fa poteva essere considerata la migliore produzione "pop" legata a tematiche come la caccia agli assassini seriali, in barba ai vari CSI, si è da tempo seduta sul suo format standard e, benchè si continui a cercare di trovare nuovi spunti, attraversa senza dubbio una fase di stanca molto, molto pesante.

- Tra i ventidue episodi di questa stagione tredici solo una manciata sono parsi davvero al livello di quelli dei tempi d'oro, e benchè l'arrivo nella squadra della BAU dell'agente Simmons, ottimo sostituto dell'indimenticato Derek Morgan di Shemar Moore, che ricompare brevemente come ospite, porti un pò di aria fresca, il poco approfondimento dei protagonisti e le indagini decisamente lontane in termini di atmosfera dal thrilling dei primi anni non aiutano di certo.

- Gli appassionati continueranno a volere bene alla proposta, seguiranno i profiler FBI alla ricerca di squilibrati, santoni, assassini e chi più ne ha, più ne metta, ma continueranno principalmente per affezione e abitudine che non per reali meriti. L'ideale, in questo senso, sarebbe una svolta più decisa ed oscura oppure una stagione di chiusura che saluti in modo degno i protagonisti.

- A favore dell'annata vanno il ciclo di episodi dedicati al confronto tra la squadra capitanata da Prentiss e dell'agente pronta a fare da supervisore e regolatore della squadra - per quanto molto pilotata e forzata nel finale - e la buona tradizione di far dirigere a quasi tutti i protagonisti almeno un episodio, spesso dedicato proprio al loro charachter.



MrFord



 

giovedì 13 settembre 2018

Thusday's child



Ed eccoci tutti tornati alla consueta rubrica a tre dedicata alle uscite cinematografiche che ci attendono nel weekend: questa volta a fare compagnia ai rivali ormai all'acqua di rose - un pò come la blogosfera - che rispondono ai nomi del qui presente Ford e di Cannibal Kid nientemeno che Patalice, una veterana - ma non ditele che è vecchia - di questa piattaforma.
Come si sarà comportata al cospetto di due scriteriati del nostro stampo?

"Dici che così conciati da apparire finto giovani come Cannibal?" "Non so, ma di sicuro saremo abbastanza alternativi per essere criticati da Patalice!"

Intro di Patalice: C'era una volta una giovan(issim)a blogger rossa, fica, e con luuuuunghe ciglia (finte) che davano spessore ai suoi occhioni da principessa.
C'erano una volta due blogger buongustai come pochi, che in un caldo pomeriggio di fine estate le chiesero di partecipare alla loro rubrica di "Ultime Uscite al Cinema".
La giovan(issim)a blogger se l'era dovuta tirare un po', simulando una serie di impegni degli della Ferragnez, per confermare il suo status di fichissima, ma in realtà non vedeva l'ora arrivasse questo momento, che attendeva da tempi immemori.
...peccato che i film in uscita questa settimana siano...
discretamente BLEAH!
Okay, premessa fatta, continuiamo dicendo che io, al pari se non di più dei due facinorosi amici Fritz detentori e possessori della rubrica, A D O R O il cinema, ma raramente ne parlo, perché sono di un'acidità pazzesca!
Ergo, analizzando un film dopo l'altro sarò dissacrante a dire poco...
sapevatelo!


SULLA MIA PELLE

"E' meglio se te ne vai: quando c'è in giro Cannibal tira sempre una brutta aria."


Patalice: Filmone italiano degno del cinema più intellettual chic che si possa annoverare, è pressoché certo che la mia profondità figlia degli anni 90, in un mix perfetto tra Material e Barbie Girl, si troverebbe a farsi un selfie dopo 8 minuti e mezzo dall'inizio... Non vorrei risultare (ancor più) superficiale, ma il racconto delle ultime ore di Stefano Cucchi, francamente non mi elettrizza più di tanto. La presenza di quella mono-espressione/pessima dialettica della Trinca, fa si che le chance che io veda questo dramma italico si riducano sotto lo zero. Però, se siete quel tipo di persona che va al cinema da sola con un taccuino in mano, ed un finto paio di occhialetti tondi, probabilmente questa è manna dal cielo per voi... che Dio non voglia che il cowboy ed il ragazzino siano adepti...
Cannibal Kid: Mi immagino Patalice di fronte a questo film un po' come io di fronte a un film action consigliato da Ford, con lo sguardo del tutto smarrito. Io che di solito guardo le pellicole pronto ad annotarmi le cavolate da scrivere sul blog che se no poi me le dimentico, e con tanto di occhialetti rettangolari da hipster, che quelli tondi fanno troppo nerd, questo Sulla mia pelle lo guarderò sicuramente. Chiaro che non è una di quelle visioni ideali per svagare la mente, ma una visione è doverosa. Per rivivere sulla nostra pelle una delle pagine più nere della cronaca italica degli ultimi anni e per ammirare le prove attoriali di due ottimi interpreti come Alessandro Borghi e Jasmine Trinca. Al termine della visione però tutti a cantare: “Life in plastic, it's fantastic” insieme a Patalice, che ci avrà aspettati dall'estetista, o al nuovo Starbucks di Milano.
Ford: sinceramente la mia voglia di tornare all'autunno e alle visioni più impegnate dei miei adorati action estivi e più o meno la stessa di rientrare al lavoro dopo le ferie, ma mi tocca concordare con Cannibal sia rispetto alla questione dell'importanza del ricordo di una vicenda nerissima sia rispetto al non dimenticare la nostra parte leggera, dimenticando ogni pesantezza con una bella sbronza. Detto questo, io non prendo appunti durante i film e non porto occhiali se non quelli da sole in stile Top Gun.


LA PROFEZIA DELL'ARMADILLO

"Ma invece di bere la tisanina di Patalice la prossima volta ci facessimo un White Russian!?"
 
Patalice: Io sono di Brescia.
...e se qualcuno, a partire dai 2 maschioni che mi affiancano nel post, si azzarda ad esclamare E CHI SE NE FREGA, dico a Smithers di liberare i cani...
Comunque, dicevamo che sono di Brescia, e chi conosce Brescia sa che le sale che vanno oltre le mega multi-sala, non arrivano nemmeno al medio tra le dita di una mano, ergo vedo dura durissima durissimissima che questa commedia tratta dalle storie urbane di quel genio meraviglioso di ZeroCalcare, possa essere distribuito... e la cosa mi addolora alquanto, perché i fumetti di quel ragazzaccio sono occhi a cuore che, Sailor Moon spostati proprio!
Secondo me sarà più materiale da Goi, perché il Ford è anagraficamente vetusto... ma essere stupita è il mio gioco prediletto... ergo sto tuned!
Cannibal Kid: Echisssssssss...
Ok, non lo dico, ma lo penso. Comunque io sono di Casale Monferrato, e quindi sono messo ancora peggio. Fortuna che, laddove non arrivano le sale, arriva il web e quindi questa profezia dell'armadillo prima o poi la si gusterà. Devo comunque ammettere di non aver letto la graphic novel da cui il film è tratto, però conosco e apprezzo Zerocalcare per le sue vignette, a volte su film e serie TV, che circolano in rete e quindi sono incuriosito da questa trasposizione. Ford invece è rimasto ancora a Tex e a Dylan Dog... anzi no, Dylan Dog è troppo nuovo.
Ford: Zerocalcare è diventato negli ultimi anni un fenomeno da cultura di nicchia e finto alternativa pazzesco, seguitissimo ed amatissimo. Io ho letto la graphic novel, molto carina, ma sinceramente trovo si stia sopravvalutando molto un autore che, rispetto ad alcuni vetusti mostri sacri come Pazienza, è un pò come un qualsiasi action hero di oggi paragonato a Sly e Schwarzy. Detto questo, dovesse capitare, uno sguardo a questo La profezia dell'armadillo potrei darlo, se non altro per il divertimento nello stroncarlo. Cosa che, facilmente, accadrà.



DOG DAYS

"So che sei invidioso del mio Cucciolo Eroico. Ma ti puoi scordare che te lo dia!"

Patalice: Ci fu un tempo in cui la Patalice era una vera dura, roba da Christina Yong e Blair Waldorf style, poi successero la vecchitudine ed un ribaltamento ormonale, e qualsiasi cosa iniziò a farmi piagnucolare come una perfetta mammola!
Premessa per dire che, mentre l'altro giorno aspettavo che Tom Cruise mi ispirasse pensieri osceni calandosi dalle finestre nell'ultimo "Mission Impossible", è uscito questo trailer di commediola tenerina tenerella con protagonisti cucciolotti pelosotti a 4 zampe, ed io mi sono detta NO, questo film non lo vedo perché piango di fisso.
...dai tempi di "Pets" mi sono resa conto che per me i film con protagonisti che abbaiano, sono da lacrima; fatto certo, come che Ford porterà la prole a vedere stà commediola da zero a zero, per slinguazzare con la Jules nel buio della sala...
Cannibal Kid: Ci fu un tempo in cui Cannibal Kid era un vero duro...
ok, non è vero e tanto non ci credeva nessuno.
Ci fu un tempo in cui Ford era un vero duro, e questo è davvero successo, ma ormai parliamo di un trilione di anni fa. Bisogna risalire fino al Mesozoico o giù di lì per averne traccia. Ford ormai è il più tenero dei papà cucciolosi e ormai – ahimé – anche il suo odio nei miei confronti è quasi del tutto svanito.
Riguardo al filmetto, come ho già detto in più di un'occasione io e i cani non andiamo certo d'accordo. Se però tutte le settimane tengo una rubrica con il mio nemico Ford, qualche quattrozampe sullo schermo potrei anche sforzarmi di sopportarlo. Perché il film promette di essere anche solo minimamente decente?
Assolutamente no. Solo per quelle due belle pollastrelle di Vanessa Hudgens e Nina Dobrev.
Ford: questa roba mi pare la tipica trappola da pusillanimi come Peppa Kid o famiglie allo sbando nel multisala, dunque attenderò ancora poco per portare i Fordini a godersi l'ultimo Pixar, piuttosto che una cosa che, probabilmente, non arriverebbero a guardare fino alla fine. Neanche l'avesse consigliata Cannibal.


THE EQUALIZER 2
 
"Amico, se non mi servi subito da bere passerai un brutto quarto d'ora neanche fossi Kid nelle mani di Ford."

Patalice: Il Denzel è sempre il Denzel. Okay non avrà i fasti figosi di Will Smith, che più invecchia più da soddisfazione al sudombelicale degli amatori del color ebano (IO IO IO), però ha sempre quel suo fascino dannato, che nei film d'azione esplode senza ritegno!
Il primo capitolo partiva bene, ma un po' si arenava nella noia e nel banalotto, ma vista la moria di titoli in uscita questa settimana, l'americanata d'azione potrebbe salvare i mediocri spettatori alla ricerca del brivido facile, come la sottoscritta...
Certo, Tip e Tap qui intorno probabilmente non faranno salti di gioia, e recupereranno il film per altre vie...
...e poi la snob sarebbi io...
Cannibal Kid: Ford immagino che avrà già prenotato il suo biglietto al cinema. Quanto a me, ancora non ho visto il primo The Equalizer e il pensiero di recuperarmi quello per poi guardare pure questo non mi sfiora nemmeno da lontano. Il trono di snob radical-chic è di nuovo mio, sì!!!
Ford: fordianata e figata della settimana e forse del mese! Nonostante quello che dicono gli ormoni di Patalice Denzellone si mangia un paio di Will Smith a colazione ogni giorno, e considerato quanto esaltate fu il primo The Equalizer, sono già in prima linea in qualsiasi modo per gustarmi il numero due, sperando che possa essere anche meglio.
Alla facciazza del re dei Cannibal Chic.


GOTTI - IL PRIMO PADRINO

"Che ve lo dico a fare!? Per quei bloggers servono delle belle scarpe di cemento!"

Patalice: Dopo la nomination agli Emmy, per il ruolo di Robert Shapiro, nella serie su O.J. Simpson, John Travolta ha ripreso credito ad Hollywood, che gli ha affidato un ruolo di primissimo piano nel film biografico sul criminale John Gotti, capo della famiglia Gambino, famigerata organizzazione criminosa che portò orrore e scompiglio negli Stati Uniti. Io amo le storie biografiche, e per il faccione di Travolta ho un tenero debito di riconoscenza, perché "Grease" e "Pulp Fiction" sono 2 tra i miei film del cuore; tuttavia 9,20 euro sono forse un tantinello troppi perché io li spenda per lui... il vecchio mandriano mi da dello spettatore tipo, Kid invece lo vedo poco sul pezzo... ma anche qui chissà se c'ho ragione o se no... vedremo che ci diranno i post che verranno!
Cannibal Kid: Questo film negli Usa ha fatto parlare di sé unicamente per un motivo. Il suo successo?
Tutt'altro. Ha ricevuto le peggiori critiche piovute addosso a un film negli ultimi anni e su Rotten Tomatoes, l'aggregatore delle recensioni dei siti più importanti del mondo che però sorprendentemente non tiene conto degli autorevoli giudizi di Pensieri Cannibali e di White Russian, ha ottenuto l'invidiabile punteggio dello 0%. In pratica, a nessuno, almeno tra giornalisti e recensori, è piaciuto anche solo minimamente. Sarà davvero la più grande merdaccia nella storia del cinema dai tempi di... [aggiungere un film con Stallone a caso]?
Ford: Travolta mi è sempre stato simpatico, i mafia movie mi sono sempre piaciuti, eppure, sarà per le terrificanti recensioni ricevute oltreoceano, la mia voglia di imbarcarmi in questa visione è più o meno la stessa che avrei di passare un pomeriggio a fare shopping con Patalice o a stare seduto in silenzio in cameretta con una maschera da coniglio con Cannibal.


SEPARATI MA NON TROPPO

"Che ne dite!? Posso fare concorrenza a Shailene Woodley?"

Patalice: Cazzarola... i film francesi sono un bel terno al lotto... 50% cacate pazzesche, 50% piccole perle.
La commedia ultimamente non ha dato ai cugino oltralpe particolare credito, ed i registi tendono ad essere di un banale che la presenza delle Donatella in qualunque reality di qualsiasi canale pare una sorpresona pazzesca, però c'è anche da dire che la trama pare smentire questo trend...
marito e moglie si separano, ma la situazione economica avversa li costringe a convivere ancora,
e sarà proprio nella folle situazione di obbligato quieto vivere che i due si renderanno conto della bellezza delle piccole cose...
...SPOILER: era una battutaccia il fatto che ci fosse originalità...
Cannibal Kid: Allora, non attaccatemi i francesi che se no mi incazzo. Intanto siamo campioni del mondo... Volevo dire sono campioni del mondo. E poi il cinema l'abbiamo inventato noi... volevo dire che l'hanno inventato loro.
La mia percentuale di apprezzamento nei confronti dei prodotti transalpini direi che è di un buon 80% e so che le commedie francesi di recente non sono schifate nemmeno da quel diffidente di Ford. Quindi, in questo caso, au revoir Patalice!
Ford: i francesi non mi sono mai stati simpatici, un pò come il loro calcio, una bella fetta del loro Cinema o come Cannibal Kid. Eppure, di tanto in tanto azzeccano cose decisamente interessanti. Sarà questo il caso? Se ne avrò l'occasione, darò volentieri l'opinione fordiana in merito.

UN AFFARE DI FAMIGLIA

"Non saprei: noi, intanto, facciamo concorrenza ai Ford."

Patalice: Oh cavolo... mi tocca nuovamente fare la parte della cretina... e non sono manco bionda!
...che scusa posso inventarmi?
Fooooordinoooooo, Goieeeeeetto, venitemi in soccorso!
Va beh, trattasi di un film giappo, diretto da un maestrone della cinematografia, che tocca il tema delle diseguaglianze sociali, con un linguaggio amarissimo, dove c'è una piccola comunità che non è imparentata ma è unitissima, una bimba apparentemente abbandonata accolta da una coppia ed una saggia nonna che incarna uno spirito orientale tipicissimo. Ne parlano come di potenziale capolavoro, ed io vorrei fortissimamente vorrei dirmi interessata partecipe e qualsiasi altra cosa, ma non è così...
No proprio non me ne potrebbe fregare meno dei giapponesi... a meno che non mi si prometta una cena sushi all you can eat post.
...in quel caso potrei fare un'eccezione...
Cannibal Kid: Io non mangio pesce, quindi il sushi figuriamoci, ma un chinese all you can eat posso accettarlo. Meglio se accompagnato dalla visione del film vincitore della Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes che ok, così sulla carta non è che sembri proprio entusiasmante, ma so già che se lo vedo potrebbe emozionarmi quanto Ford di fronte a un nuovo WrestleMania. O Patalice di fronte alla nuova collezione di Louboutin.
Ford: non ho mai visto, per quanto ami il Cinema jappo, un film di Koreda, ma considerate le premesse questo potrebbe essere non sono un buon modo per iniziare a recuperare il suo lavoro, ma anche per poter trovare uno dei titoli più interessanti di un anno certo non indimenticabile per il Cinema. Se poi si considerano tematiche che ricordano la parte sociale del lavoro di Kurosawa, il gioco è fatto. Poi, certo, lo spazio per un all you can eat sia cinese che giapponese ed un bel pay per view di wrestling si trova sempre!


NEW YORK ACADEMY FREEDANCE

"Sono più aggraziata del casalese più famoso del mondo. Bolle? No, Katniss Kid!"

Patalice: Accompagnata dai miei due Roberto Bolle, eccomi indossare il tutù e le scarpette a punta, e lanciarmi in un twerk di quelli scatenati!
L'ennesima commedia a passo di danza ha possibilità pari a zero che io vada al cinema a vedermi un polpettone tra sfide di crew ammattite, storie d'amore scontate come i colori fluo ai saldi, ed un finale prevedibile dalla prima scena.
...a meno che il Kid non venga con me, perché siamo appena diventati amici su facebook, e con la calzamaglia, outfit necessario alla visione del suddetto film, deve stare dadddddio!
Cannibal Kid: Saremo anche diventati amici su Facebook però ouh, cos'è tutta questa confidenza? In genere non mi mostro in calzamaglia prima del terzo appuntamento.
Quanto al filmaccio, ammetto di avere un debole per Save the Last Dance, uno dei miei sommi guilty pleasure, ma tutti i lavori che in seguito hanno cercato di scopiazzarlo mi hanno fatto pena e questo New York Academy Freedance rischia di far passare persino Step Up per il Quarto potere dei film sulla danza. Pazienza, una scusa buona per evitare di andare al cinema in calzamaglia. Che comunque mi starebbe DI-VI-NA-MEN-TE! Altroché Roberto Bolle, il secondo casalese più famoso nel mondo.
Ford: la calzamaglia io la indosso solo per un incontro di wrestling, e certo non per partecipare alla visione di qualcosa che mi pare lontano da questo vecchio cowboy almeno quanto una serata fuori solo ad acqua naturale. Dunque, lascio lo spero ingrato compito a Calzamaglia Kid.


Outro di Patalice: ...cioè tutto questo è già finito?
I film sono già finiti?
Io ho già finito?
I need Nutella, botox ed un limone di un Hemswoth qualsiasi...
Chris sarebbe preferibile!

mercoledì 12 settembre 2018

Resta con me (Baltasar Kormakur, USA/ Hong Kong/Islanda, 2018, 96')




- Personalmente, adoro i film che ricostruiscono e raccontano imprese memorabili compiute dall'Uomo, a prescindere dalla loro fattura: da Alive a Kon Tiki, passando per La morte sospesa, sono molte le storie di sopravvivenza ben oltre i confini della realtà che la settima arte ha portato sullo schermo negli anni.

- Kormakur, mestierante efficace cui ho voluto bene fin dai tempi del sottovalutato Contraband, mi ha sempre piacevolmente intrattenuto perfino con i suoi lavori a mio parere meno riusciti, come l'ultimo e sempre ascritto a questo genere Everest.

- Nonostante i film che l'hanno vista protagonista mi abbiano spesso fatto cagare, ho da sempre un debole per la Woodley, che porta sullo schermo argomenti molto interessanti e in questo film, capezzoli a parte, mette spesso e volentieri in primo piano forse la mia sua parte preferita: le mani.

- Resta con me, benchè presentato dai distributori come un drammone romantico smielato e hollywoodiano, racconta in realtà un'impresa incredibile portata a termine da una giovane donna nei primi anni ottanta, quando condusse la barca che con il fidanzato stava traghettando in California travolta dall'uragano Raymond in salvo dopo una deriva di oltre due mesi.

- Non siamo di fronte di certo ad un film destinato a rimanere negli annali neppure del suo genere, o davvero in grado di stupire, eppure Resta con me, al contrario delle previsioni che io stesso avevo fatto alla vigilia, si lascia guardare senza troppi problemi, tiene bene la tensione e traghetta lo spettatore dal primo all'ultimo minuto con buon ritmo.

- Certo, il brodo è allungato di un buon quarto d'ora per evitare anche alla lontana l'effetto che un lavoro più autoriale come All is lost produsse in una buona fetta di pubblico, ed alcuni passaggi sono senza dubbio forzati ad uso e consumo dell'audience - così come la scelta dei protagonisti -, ma se approcciato come una produzione a largo consumo può perfino fare la sua onesta figura.

- La sequenza del naufragio a causa dell'uragano è di grande impatto, forse la migliore della pellicola, e probabilmente in grado di mettere profonda agitazione in tutti coloro i quali temono la navigazione in mare aperto che non sia a bordo di un'immensa nave da crociera: in questo senso la presenza schiacciante della forza della Natura ha saputo mescolare il realismo del Cinema d'essai e passaggi come l'incidente aereo di Cast away.

- Forse le donzelle attratte dall'aura da storia d'amore eterno resteranno, a conti fatti, un pò deluse, ma Resta con me resta un'alternativa romantica o quasi in grado di convincere l'altra metà del cielo ad affrontare l'uscita in sala sicure che l'ominide che accompagna ognuna di loro e siede nel sedile accanto avrà comunque pane per i suoi denti. O le aspirazioni da lupo di mare.



MrFord



martedì 11 settembre 2018

Revenge (Coralie Fargeat, Francia/Belgio, 2017, 108')




- Se c'è una cosa che ho amato dal primo momento e che amo ancora oggi a distanza di anni della blogosfera, è il tam tam che porta alla scoperta di titoli dimenticati o potenzialmente dimenticati dai distributori italiani.

- Coralie Fargeat, praticamente un'esordiente seppure "datata" - ha quarantadue anni -, confeziona un thriller perfetto per il contesto sociale che si è sviluppato negli ultimi anni, dal sapore molto nineties ma ugualmente adattato ai gusti attuali, una specie di remix di un dj di quelli di moda ora che ripesca qualcosa come All that she wants.

- La trama è assolutamente implausibile, così come lo svolgimento, eppure il gioco messo in scena dalla regista funziona, il messaggio è ben chiaro, la cornice fantastica. Montaggio e fotografia sono ottimi, e personalmente ho adorato i colori pastello affiancati ad una violenza che ha riportato alla mente Wolf Creek e The Descent.

- L'idea vincente, a prescindere da tutto, è l'assoluta onestà della Fargeat di portare in scena una metafora e uno spettacolo pop, una versione decisamente più riuscita di Alta tensione di Aja di una quindicina di anni fa: non ci sono pretese, e accanto alle possibili implicazioni impegnate, si regalano momenti ad alto tasso di goduriosa ignoranza.

- Scena sicuramente cult per il sottoscritto resterà il momento lisergico della protagonista nella grotta sotto l'effetto del peyote, così come mitico rimane il marchio del logo della birra sulla ferita cauterizzata: una tamarrata che neppure il più tamarro dei registi finto macho d'azione anni ottanta sarebbe riuscito ad immaginare. Chapeau.

- Altro passaggio notevole è il confronto finale nella villa - stupenda, tra l'altro - tra la protagonista ed il suo ormai ex amante, sanguinoso e giocato sul montaggio in pieno stile tarantiniano. E' chiaro a tutti fin dal principio come andranno a finire le cose, ma ce lo si gusta come se non lo si sapesse.

- Revenge, che tratta temi vecchi come il mondo - anche se fingiamo di no, certe dinamiche probabilmente esistono da sempre ed andrebbero combattute alla radice più che con moralismi o riscatti violenti -, rappresenta alla perfezione quella che è una proposta in grado di accontentare il pubblico occasionale e quello smaliziato, il sacro ed il profano, l'Uomo e la Donna. Merito, probabilmente, di una regista che è stata in grado di raccogliere idee e riflessioni e portarle sullo schermo senza pretese o pipponi. Piuttosto, con tanto sangue, colore e polvere.
Una specie di concessione ad un mondo a prevalenza maschile.



MrFord



 

lunedì 10 settembre 2018

Mission Impossible: Fallout (Christopher McQuarrie, USA/Cina, 2018, 147')








- Nonostante gli anni passino e perfino su un eterno Peter Pan come lui comincino a vedersi i segni dell'età, nonostante la follia e l'ego smisurato, continuo ad adorare senza ritegno Tom Cruise, che non ricordo avermi mai deluso neppure nelle produzioni peggiori cui ha preso parte.

- Il brand di Mission Impossible, dai tempi dell'esordio nel novantasei con De Palma in regia, rappresenta forse il più curato e meglio realizzato che l'action d'avventura classica abbia proposto negli ultimi vent'anni, in barba ai più pubblicizzati 007.

- Christopher McQuarrie, già regista del buonissimo Rogue Nation, si supera portando sullo schermo un film serrato, tecnicamente ottimo, ricco di twists e colpi di scena, che si regge sulle spalle di Cruise ma non alimenta il suo divismo sfrenato come in altre occasioni - Ghost Protocol o Mission Impossible 2, ad esempio - e porta il pubblico ad appassionarsi e restare inchiodato allo schermo dal primo all'ultimo minuto.

- La produzione è sicuramente ricca di livello, così come lo sono tutti i passaggi legati agli effetti speciali, ma un plauso particolare va, a mio parere, alle coreografie dei combattimenti e delle parti più fisiche, adrenaliniche e tiratissime neanche fossimo catapultati all'interno di un titolo made in Hong Kong o qualcosa come The Raid. Nello specifico, la sequenza della lotta nella toilette degli uomini a Parigi di Cruise, Cavill e del loro bersaglio è da antologia.

- La squadra dell'IMS, malgrado la perdita di un elemento e, come scritto poco sopra, dell'età che avanza, continua a convincere, grazie anche alle spalle Ving Rhames e Simon Pegg, perfetti nel ruolo di comprimari.

- Sempre a proposito di personaggi, la Vedova Bianca di Vanessa Kirby rappresenta forse uno dei migliori charachters femminili dai tempi della migliore tradizione, anche in questo caso, della serie con protagonista un certo James Bond. Speriamo che venga di nuovo considerata.

- L'entusiasmo che ha accolto la critica anche illustre soprattutto oltreoceano è forse eccessivo, ma se non è questo l'action dell'anno, non vedo proprio quale altro potrebbe essere. Senza contare che parliamo di uno dei titoli più solidi dell'intera saga di Ethan Hunt.

- Gli incassi parlano chiaramente, e indicherebbero la strada per un ulteriore capitolo: non so se il buon Tom riuscirà fisicamente ad essere sempre ai livelli cui ci ha abituati, ma senza dubbio se deciderà di vestire ancora una volta i panni dell'agente Hunt, i Ford saranno pronti a gettarsi a capofitto in una qualsiasi missione impossibile. E senza aspettare che il messaggio che la preannuncia si autodistrugga.



MrFord



venerdì 7 settembre 2018

Orange is the new black - Stagione 6 (Netflix, USA, 2018)





- Non è facile, per i serial di successo, riuscire a mantenere uno standard qualitativo medio/alto senza avere cali fisiologici di qualità, soprattutto nel corso di cavalcate che superano le quattro stagioni. Ed è ancora meno semplice riprendersi dopo uno di questi cali. Orange is the new black, produzione Netflix dedicata alla popolazione carceraria femminile di un carcere di minima sicurezza del Jersey pareva essere giunta proprio al punto del non ritorno: perchè se la quarta era stata una stagione notevole, la quinta aveva presentato il conto.

- Nonostante le premesse certo non buone che lasciavano presagire il lento spegnimento di uno dei titoli più amati negli ultimi anni dal popolo del piccolo schermo, Piper e compagne sono tornate in piedi e molto bene, regalando tredici episodi che cambiano molte carte in tavola rispetto alla geografia carceraria di Litchfield, presentano nuovi e riuscitissimi charachters - da Baddison alle sue sorelle folli - e ne ridefiniscono di vecchi - Daja, per citarne una -.

- Nonostante una partenza surreale con tanto di intro di Suzanne - che fatico sempre a reggere per lunghi periodi - il racconto corale funziona, e pur perdendosi di tanto in tanto le sfumature riesce a fotografare benissimo le ansie, i disagi, le lotte, le speranze e tutto quello che possiamo buttarci nel mezzo da umani attraverso i volti e le vicende di queste donne, diventando potenziale simbolo di un periodo in cui un passo dopo l'altro anche l'altra metà del cielo pare conquistare lo spazio che avrebbe sempre meritato nella società e non solo.

- Taystee, simbolo della "parte pulita" della rivolta della stagione precedente e ricordo vivente dell'indimenticabile Pussey, regala i momenti più toccanti e alti della stagione insieme al tesissimo season finale ed all'ennesima conferma della validità del personaggio di Joe Caputo, una sorta di Sam Sylvia di Glow in versione Goonie.

- Sempre nell'ottica della scrittura dei personaggi, interessanti, oltre all'evoluzione di Daja, quelle di Nichols e Pennsatucky: non è semplice riuscire a gestire, in spazi anche ridotti - del resto è giusto che tutte abbiano la loro vetrina - cambiamenti più o meno importanti, e rendere vivi charachters anche marginali. In questo senso, gli sceneggiatori hanno lavorato molto bene dal punto di vista empatico ed umano.

- Orange is the new black, che ha ridefinito il concetto di Cinema carcerario non solo riportandolo al piccolo schermo, ma consegnandolo anche alle mani dell'universo femminile, si conferma dunque uno dei più solidi attualmente prodotti da Netflix, in grado di emozionare, coinvolgere, fare incazzare e via discorrendo, ma soprattutto riprendersi da un piccolo passo falso per tornare a sorprendere fino all'ultimo episodio. Resta solo da sperare che la nuova libertà non dia troppo alla testa.



MrFord



 

giovedì 6 settembre 2018

Thursday's child




In occasione, si spera - Gmail e il copia/incolla permettendo -, del ritorno effettivo della rubrica delle uscite qui al Saloon, questo vecchio cowboy ed il suo sempre sgradito compare Cannibal Kid ospitano una superstar direttamente dai lidi veneziani, pronta a commentare le uscite della settimana accanto a due decrepiti bloggers sfigati del nostro calibro - o almeno di quello del mio rivale -: non è ovviamente Manhattan, bensì la più famosa, sveglia, simpatica e piacente Valentina Ariete, che proprio da qui è partita nella sua parabola ascendente verso lo stardom giornalistico cinematografico. Nel caso avesse due posti, uno da guardaspalle e l'altro da pupazzo mascotte, sappia che io e Peppa Kid siamo sempre disponibili.



"Signore e signori, annunciamo l'ingresso in campo per la rubrica di questa settimana di Valentina Ariete!"

Dark Crimes
 
Valentina: Un detective che indaga su un omicidio oscuro, uno scrittore dal sorriso sinistro, Charlotte Gainsbourg piena di cicatrici sulla schiena (evidentemente non si è ancora ripresa dalle frustate di Nymphomaniac): tutto molto bello, l’atmosfera, guardando il trailer, c’è, se non fosse che non si può non pensare alla sanità mentale di Jim Carrey, che interpreta il protagonista. Se avete visto il documentario Jim & Andy: The Great Beyond. The Story of Jim Carrey, Andy Kaufman and Tony Clifton (ma anche solo il primo episodio dello show Comedians in Cars Getting Coffee, dove ammutolisce perfino Jerry Seinfeld) sarete certamente preoccupati anche voi, visto il suo problema a immedesimarsi troppo nei ruoli: è un attimo che ce lo ritroviamo a farneticare sui vaccini nemmeno fosse un esponente dell’attuale governo italiano.
Cannibal Kid: Io sono preoccupato per la sanità mentale di Charlotte Gainsbourg. Se è l'unica attrice ad aver accettato di sua spontanea volontà di recitare per Lars von Trier più di una volta, ci dev'essere qualcosa in lei che non va. E sono preoccupato pure per quella di Mr. Ford... perché? Devo anche stare ancora a spiegarvi perché? Poi sono preoccupato per la mia, visto che sono stato contagiato dalla continua presenza in questa rubrica del mio blogger nemico. Sono inoltre preoccupato per la sanità mentale di Valentina, che ha ahilei accettato di partecipare a questa rubricaccia, mettendo a serio repentaglio la sua autorevolezza come giornalista cinematografica. Sono preoccupato pure per quella degli esponenti dell'attuale governo e di chi li ha votati. Insomma, la sanità mentale di Jim Carrey è l'ultimo dei miei pensieri. Così come questo thriller ad eleveto rischio scult.
Ford: avevo una mezza idea di tentare la visione non fosse altro che per Carrey, ma il trailer e più di un paio di recensioni mi hanno fatto venire i brividi non in senso positivo, neanche stessi per iniziare la visione di uno dei soliti filmacci finto provocatori di Von Trier.
Se non altro, la presenza di Valentina aumenta a dismisura lo star power di questa rubrica affossata da me e dal Cannibale nel corso degli anni.

"Se ti becco un'altra volta a guardare Pensieri Cannibali finisci dritto in pasto ai pesci."

La ragazza dei tulipani

Valentina: Dopo La ragazza con l’orecchino di perla, La ragazza dei tulipani: ancora un dipinto al centro del racconto, un’ammucchiata di premi Oscar, Alicia Vikander, Christoph Waltz e Judi Dench, che nemmeno al Dolby Theatre, un amore tormentato, una passione irrefrenabile, Waltz che fa i suoi sorrisetti satanici a tavola (non può mancare, ce l’avrà scritto nel contratto, ormai è chiaro). Quando il trailer ci ha quasi convinto, spunta Cara Delevingne con il consueto sguardo spiritato: no grazie. Ormai non ci caschiamo più. Cara come L’uomo del monte al contrario: garanzia di sola.
Valentina: Su questo film arrivo preparato perché l'ho già visto. D'altra parte, posso mica perdermi con un lavoro della mia beniamina Alicia Vikander?
Fatto sta che, pur non essendo certo un fan dei lavori in costume classicheggianti come questo, l'ho trovato una visione più leggera e gradevole di quanto mi aspettassi. In cui pure la mia cara Cara Delevingne riesce a fare la sua porca figura. Anche se Valentina non ci crederà mai.
Ford: film che non avevo alcuna intenzione di vedere a prescindere da Cara Delevingne, e che eviterò di bullarmi affermando sia meglio del previsto come il mio rivale che, travolto dal suo ego e dalla smania di potere, si è addirittura finto Valentina pur di apparire in tv.

"Caro, è proprio lui, quel Cannibal che da troppo tempo mi perseguita." "Non preoccuparti, mia adorata. Libero i Ford e tanti saluti."

Slender Man

Valentina: Slender Man, fenomeno nato su internet a seguito di un concorso fotografico lanciato nel 2009 (giuro!), ha ora un film tutto suo. Ombra affusolata e secca come nemmeno Jack Skeletron, vediamo “L’uomo snello” aggirarsi per i boschi mentre diverse ragazzine storcono le facce e si mettono in bocca soltanto larve. Se è una nuova dieta per dimagrire non ci ha molto convinto.
Cannibal Kid: Hanno realizzato un film su un mostro del web, e non è dedicato a Mr. James Ford?
Ma questo è un sacrilegio. Detto ciò, io questo horrorino teen mezzo scemo, o più probabilmente tutto scemo, non me lo lascio di certo sfuggire. Daje uomo snello, facce sognà, anzi facce avè incubi!
Ford: avrei bisogno davvero di horror veri, piuttosto che di ometti snelli che potrei lanciare da una parte all'altra della blogosfera neanche fossi The Rock o John Cena. Un pò come avrei bisogno del piglio dell'Ariete come co-conduttrice piuttosto che del finto teen Peppa Kid.

"La voce di quel Ford mette proprio i brividi."

Mamma mia! Ci risiamo
 
Valentina: Un film sul niente, senza storia, senza Meryl Streep, senza praticamente filo logico. Ma c’è Cher: basta solo la vista di un suo piede (traballante) per farci gridare. Lily James, bella e brava, ce la mette tutta e ci fa innamorare, ma Cher è tutto. Cher è Dio.
Cannibal Kid: Non ho mai visto il primo Mamma Mia!, nonostante gli ABBA non mi dispiacciano. Sarà forse per la mia congenita repulsione verso tutto ciò che ha a che fare con Meryl Streep. Adesso che dopo La La Land sono diventato un fan dei musical, o quasi, con l'arrivo del sequel sono tentato di fare un doppio recupero. Se poi Valentina dice che nel seguito la Streep praticamente non c'è, un motivo in più!
Ford: gli Abba non mi hanno mai fatto impazzire, il primo Mamma Mia! l'ho evitato come la peste, o come un film consigliato da Cannibal. Non penso certo di tornare sui miei passi con l'inutile sequel.

"Per convincermi a girare questo film mi sono dovuto fare più Montenegro di Ford!"

Le fidèle

Valentina: Matthias Schoenaerts e Adèle Exarchopoulos che ammiccano vogliosi e copulano selvaggiamente tra corse di automobili e sparatorie: VENDUTO! Certo nel film si chiamano Gigi e Bibi… vabbé, venduto comunque.
Cannibal Kid: Volevo scrivere esattamente la stessa cosa, ma Valentina mi ha anticipato. :)
Ford: Per me era venduto prima che lo acquistassero Val e Katniss Kid. Potenziale sorpresa della settimana.

"Vi dico che hanno finito tutta la birra: dev'essere passato Ford a fare l'aperitivo."

Revenge

Valentina: Bionda mozzafiato (Matilda Lutz è stupenda), circondata da tre loschi figuri che la guardano sbavando. Dal guardare si passa alla violenza, dalla violenza al (tentato) omicidio. Poi lei diventa un angelo sterminatore. Un po’ Buffy l’ammazzavampiri, un po’ Mad Max: Fury Road, il trailer più fomentante della settimana. Ah, voglio quell’orecchino a stella.
Cannibal Kid: Una pellicola decisamente consigliata, per quanto io in genere non sia un grande fan dei troppo fordiani thriller survival, di cui avevo già parlato (http://www.pensiericannibali.com/2018/06/revenge-la-vendetta-e-un-peyote-che-va.html)...
Ok, più che della pellicola avevo parlato di Matilda Lutz che sì, confermo, è davvero stupenda. E non a caso ora svetta nel nuovo header di Pensieri Cannibali.
Ford: film che ho visto qualche tempo fa e che ho trovato tamarro quanto funzionale, esagerato quanto interessante nello stimolare riflessioni, pop nel look e fighissimo e quasi tarantiniano nella resa. Insomma, direi che il suo l'ha fatto anche dalle mie parti, nonostante attendessi la sua uscita per pubblicare il post che arriverà a breve. E se io e il Cucciolo Eroico siamo d'accordo, cosa aspettate a correre a recuperarlo!?

"Cannibal, adesso ti impallino per bene, così impari a guardarmi il culo per tutto il film!"

Teen Titans Go! Il film

Valentina: Film d’animazione sui supereroi sfigati dell’universo DC che si prende in giro a suon di puzzette e battute di pancia: non si sa come, è già meglio di Justice League.
Cannibal Kid: Ahahah, mi sa che ho trovato qualcuno che ha sopportato Justice League ancora meno di me. E io non sono manco riuscito a superare lo scoglio della prima mezz'ora di film...
Ford: era facile fare meglio di Justice League. Mi sa che è ora che i Teen Titans soppiantino i più blasonati eroi "di serie A" della DC Comics.

"Hey Batman, prendiamo il Cucciolo Eroico nel gruppo?" "Col cavolo, Superman! Io voglio Valentina Ariete!"

Ride

Valentina: Una gara, un bosco, tre ragazzi che sfrecciano in bici, schermi che ricordano il monolite di 2001: Odissea nello spazio, tutto girato con GoPro, con millemila inquadrature e stacchi di montaggio. La cosa più vicina a un trip da MDMA vista al cinema da un po’ di tempo a questa parte.
Cannibal Kid: La trama del film sembra scritta in cinque minuti da Mr. Ford sotto effetto di MDMA. Se però Valentina, che per me è una delle massime autorità cinematografiche nazionali ormai anche al di sopra di Anna Praderio e Piera Detassis, dice queste cose, sono curiosissimo di mettermi in sella alla bici e partire per questo trip visivo. Sperando sia una versione action di Into the Void di Gaspar Noé, o qualcosa del genere.
Ford: Cannibal, è meglio se non esci dalla tua cameretta da Donnie Darko se non vuoi rischiare di sbucciarti le ginocchiette in bici. Questa mi pare più roba da trip fordiano. Almeno spero. Perchè se non sarà così, a Val toccherà una bella scarica di bottigliate.


"Tu sei proprio fuori di testa: guidi peggio di Ford!"

mercoledì 5 settembre 2018

Giù le mani dalle nostre figlie (Kay Cannon, USA, 2018, 102')




- La scorsa primavera, all'uscita in sala di Giù le mani dalle nostre figlie, commedia a stelle e strisce pop da weekend al multisala, snobbai l'intera operazione nonostante nel cast figurasse John Cena, figura di spicco degli Anni Zero del wrestling intento da qualche tempo e sopraggiunti e superati i quaranta a cercare di costruirsi una carriera nel Cinema come il suo collega The Rock.

- Il rientro dalle vacanze, la voglia di esserci ancora, il tentativo di ristabilire per gradi il contatto con il divano ed il film della sera hanno portato ad un ripescaggio senza impegno che ha avuto risvolti sorprendenti: Giù le mani dalle nostre figlie, nonostante l'orrido titolo italiano, è una commedia divertente, sguaiata e volgare al punto giusto per garantire sane risate, una sorta di versione "per genitori" di Una notte da leoni.

- Proprio John Cena, che dal primo all'ultimo minuto si fa beffe della sua aura da "supermacho", è stato il mattatore della produzione, e benchè non si tratti certo di un grande attore - ma neppure di un attore medio - il wrestler getta il cuore oltre l'ostacolo e fornisce una rappresentazione abbastanza veritiera di quello che sarà questo vecchio cowboy per la Fordina tra una quindicina d'anni - soprattutto rispetto alla sequenza in cui scaraventa il fidanzatino dall'altro lato della stanza -.

- Il rapporto tra genitori e figlie - a prescindere dal fatto che si tratti di madri o padri -, nonostante le numerose sequenze sguaiate da risata di grana grossa, fa riflettere su quanto la società veda ancora una minaccia il momento di ingresso nel mondo del sesso per le ragazze rispetto ai ragazzi, spesso al contrario di sorelle o amiche incoraggiati e festeggiati soprattutto dai padri alla perdita della virginità. Nonostante io rientri effettivamente nel novero dei genitori già preoccupati per la propria figlia da quel punto di vista e con largo anticipo, ammetto che l'approccio al tema dovrebbe trovare una nuova direzione.

- Ottima la scelta dei tre protagonisti "adulti" e delle loro differenze, spassose le interazioni tra i personaggi e sopra le righe, volgari e clamorosamente divertenti le sequenze di questa sorta di lotta a distanza tra due generazioni, pronta a mostrare attraverso un occhio divertito il legame che resta sempre e comunque tra un genitore ed un figlio.

- Come per Shark, non parliamo anche in questo caso di nulla più di un riempitivo estivo da mente leggera, ma sprofondati nel divano con la finestra spalancata, qualcosa da bere tra le mani ed il pensiero del ritorno al lavoro momentaneamente come allontanato, le risate che ha procurato sono state proprio godute fino in fondo. E va benissimo così.



MrFord



 

martedì 4 settembre 2018

Shark - Il primo squalo (Jon Turteltaub, USA/Cina, 2018, 113')




- Considerato che l'estate è la stagione per eccellenza delle tamarrate al Cinema, sul divano e dovunque vogliate essere sopra le righe, Shark - Il primo squalo era il titolo perfetto per accogliere i Ford appena tornati dalle vacanze un paio di settimane fa, bisognosi di un ultima "notte da leoni" dei neuroni prima di tornare alla vita di tutti i giorni, al lavoro e, si spera, ad un autunno di film più interessanti ed impegnati.

- Shark è un giocattolone ignorante e senza vergogna, che sfancula allegramente la logica facendo storcere il naso in alcuni punti perfino un tamarro del mio spessore - l'assalto del Megalodonte alla spiaggia prevederebbe, considerate le dimensioni dello squalo preistorico e per evitare allo stesso il destino di molte balene, una profondità di almeno una ventina di metri, che di norma non sono proprio lo standard degli stabilimenti balneari, giusto per citarne una -, ma che fa il suo lavoro sporco, ovvero intrattenere il cervello rimasto solo dopo la libera uscita di tutti i suoi inquilini.

- Statham è sempre Statham, anche se ammetto che nelle pellicole in cui non muove o muove poco le mani perde senza dubbio una parte del suo fascino. Gli va comunque, da sportivo, riconosciuta una forma fisica pazzesca considerato che parliamo di un over cinquanta.

- Nonostante sia stato presentato dalla distribuzione come una sorta di horror/thriller capitanato da un volto noto dell'action, Shark è senza dubbio un giocattolone per bimbi grandi e piccini, perfetto per una serata da rutto libero con gli amici o accompagnati da figli o fratelli e sorelle minori amanti degli animali selvaggi - penso che lo proporrò anche al Fordino, in pieno coinvolgimento con la serie "72 animali pericolosi" -.

- Nell'ambito, dunque, dei filmacci di stagione senza pretese, Shark ha tutte le caratteristiche per essere assaporato come un bel fritto misto vista mare in barba alle diete da prova costume destinate a finire nel cassetto con l'autunno alle porte. Considerate soltanto di vederlo per quello che è, e con gli occhi che un qualsiasi bambino in età da scuola elementare assiste alla rivelazione del Megalodonte.



MrFord



lunedì 3 settembre 2018

The devil and Father Amorth (William Friedkin, USA, 2017, 68')





- Friedkin, per quanto mi riguarda, è uno dei registi nordamericani più importanti, tosti e per certi versi sottovalutati della Storia del Cinema, e L'Esorcista, uno dei suoi film più noti - o forse il più noto - una bomba ancora oggi.

- Per quanto il sovrannaturale mi affascini e farei la firma per l'esistenza di una vita eterna ultraterrena alla fine di quella che stiamo vivendo, sono ormai da parecchio un ateo convinto.

- L'idea di un documentario che portasse sullo schermo la ripresa originale di un esorcismo "vero" e non cinematografico mi ha attratto fin da quando ne ho letto sulla trama dall'applicazione di Netflix.

- The Devil and Father Amorth resta sospeso, e senza che si possa davvero capire se si tratti di una cosa positiva oppure no, tra uno scherzo orchestrato alla grande dal regista o una sorta di richiesta di un atto di fede rispetto al pubblico.

- Gli spunti di riflessione non mancano, dal rapporto tra Fede e Scienza alle influenze che l'ambiente culturale in cui cresciamo finisce per dare ad ognuno di noi, soprattutto nella parte dedicata agli psichiatri e neurochirurghi interpellati a proposito del filmato dell'esorcismo.

- La sequenza del confronto tra la donna posseduta e Padre Amorth spoglia l'immaginario dagli effetti speciali e dalle teste che girano, ma, se non fosse un effetto sonoro studiato ad arte, stupisce per la voce con la quale la vittima si esprime e colloquia con il religioso, davvero inquietante.

- All'intero lavoro, oltre ovviamente alla questione religiosa che rende impermeabile questo vecchio cowboy, mancano una produzione degna di questo nome - appare tutto molto, molto amatoriale - e le prove che dovrebbero essere alla base di ogni documentario. A conti fatti, tolto il fascino esotico di certe materie e qualsiasi dibattito di natura teologica o scientifica, resta davvero poco, cinematograficamente parlando, nonostante si tratti di un vero e proprio mostro sacro in questo caso prestato ad una qualità indubbiamente televisiva, e non in senso buono.

- Un documentario, questo, che non trova la collocazione nel suo genere così come in quello della fiction, destinato ai fan di Friedkin - ripeto, un grandissimo -, de L'esorcista e dei dibattiti sul sovrannaturale, ma forse poco adatto ad un pubblico più smaliziato ed abituato, soprattutto, ad una qualità di un certo livello in termini di proposte cinematografiche.
Ad ogni modo, personalmente, come improvvisazione da serata estiva in vacanza - l'ho visto nel corso delle ferie dei Ford in Liguria -, penso abbia funzionato più che bene.




MrFord




 

venerdì 31 agosto 2018

Solo - A Star Wars story (Ron Howard, USA, 2018, 135')





- Dovessi considerare di scegliere il charachter dell'universo di Star Wars che preferisco e più simile a questo vecchio cowboy non ci sarebbero dubbi: Han Solo sarebbe "the man".

- Ho sempre amato il Cinema d'avventura old school, quello con l'antieroe positivo, gli inseguimenti, le lotte, le battute e via discorrendo: in questo senso Ron Howard, che ha esperienza da vendere e tra gli artigiani di Hollywood è uno dei più capaci, è riuscito a portare a casa un lavoro onesto e solido, molto pop ma anche perfetto per i nostalgici.

- Sarà ormai sempre un pò uguale a se stesso, ma Woody Harrelson, per quanto mi riguarda, è uno di quei fattori che contano se si deve innalzare la qualità media di una produzione: il suo Beckett è uno spasso dalla prima all'ultima scena.

- Per un vecchio appassionato del brand di Star Wars è stato senza dubbio godurioso scoprire l'origine dell'amicizia tra Solo e Chewbecca, suo storico compagno, nonchè tornare su un episodio mitico come quello del passaggio di consegne del Falcon tra Lando e Han.

- Sicuramente gli appassionati più radical troveranno questo film assolutamente disneyano nell'approccio e nello svolgimento, lontano dall'oscurità di filmoni come L'impero colpisce ancora, eppure ritengo non ci fosse bisogno di sovraccaricare la storia, perchè charachters come questi, nati come i primi di un genere, sono ormai a loro volta divenuti classici, e dunque cosa potrebbe esserci meglio di una bella avventura per l'appunto classica per definirli?

- Curioso come un lavoro forse non originalissimo ma ben confezionato e pensato come questo riesca a non far pesare minimamente una durata comunque importante rispetto ad altri titoli, e non parlo solo di roba pretenziosa o d'autore, che con una quarantina di minuti in meno riescono ad apparire mattonazzi di quattro ore e mezza.

- Qualcuno storcerà sempre e comunque il naso, ma non sono il tipo che si preoccupa troppo per queste cose: per me Solo è un film riuscito e divertente, pop come è giusto che questo tipo di proposte siano, con la dose di amarcord che conviene, un ritmo sostenuto ed il mix di emozioni in grado di toccare chiunque. Anche chi farà finta di no.



MrFord



giovedì 30 agosto 2018

Thursday's child




Archiviate, purtroppo, ferie e vacanze estive torna a far danni la rubrica a tre più a tre della blogosfera, dedicata alle uscite che ci aspettano in sala e come di consueto condotta dai due rivali per eccellenza del mondo del Cinema, questo vecchio cowboy ed il fintissimo giovane Cannibal Kid, per l'occasione arbitrati da un altro losco figuro della blogosfera, il Karda.
Come sarà andato questo rientro?


"Evviva! Sto per partire con il Capitano Ford!"

Per grande gioia del mio rivale, per incomprensibili questioni tecniche al momento non riesco a pubblicare il post integrale.
Vi rimando a lui e al Karda per la lettura, vedrò di rimediare al più presto all'inconveniente.


MrFord

mercoledì 29 agosto 2018

The Wailing (Hong-Jin Na, Corea del Sud/USA, 2016, 156')




- Per anni ho inseguito questo lavoro di Na, già apprezzatissimo da queste parti per il buon The yellow sea e lo strepitoso The Chaser, sponsorizzatissimo da mio fratello e da amici appassionati. Forse le aspettative sono una bestia più brutta di quanto abbia sempre pensato.

- Una premessa di questo tipo potrebbe far pensare che The Wailing non mi sia piaciuto, o si tratti di un'opera deludente: niente di più sbagliato. Questo film è una bomba che esplode progressivamente e si fa ripensare con il tempo, regala al pubblico almeno due sequenze pazzesche, quella del rito sciamanico che ricorda l'Herzog più visionario mescolato a Jodorowsky ed il confronto finale che ancora oggi mi fa venire la pelle d'oca, mescola alla grande terrore ed ironia. Eppure mi è parso sia giunto come "in ritardo".

- Considerato che sul mercato italiano e occidentale Na è praticamente un semisconosciuto rispetto a suoi conterranei più noti come Joon-ho Bong giunti qualche anno prima un'opera come questa, nonostante il suo innegabile valore, perde qualcosa per coinvolgimento ed originalità rispetto ad altre che trattano temi simili - come la Famiglia, la Paura, l'impossibilità di sapere quale sia davvero la verità -, su tutti The Host, che a più riprese mi è tornato alla mente nel corso della visione.
In un certo senso, e paradossalmente, mi pare che la stessa cosa che potrebbe far amare The Wailing, ovvero nascere per un pubblico che mastica di Cinema, sia la stessa che potrebbe penalizzarlo, perchè se si ha una certa familiarità con l'approccio coreano alla settima arte, risulterà certo poco "rivoluzionario".

- Nonostante l'apparente povertà della produzione, Na conferma comunque che la capacità di creare suggestione non è commisurata al denaro: il dialogo del detective protagonista con la figlia posseduta o passaggi come la comparsa della donna fuori dalla stazione di polizia sono degni di film horror in grado di far stringere le chiappe anche ai duri o presunti tali.

- Molto interessante in termini sociali e culturali è osservare la differenza incredibile tra la Corea che identifichiamo con Seoul, i treni ad alta velocità e la vita "all'occidentale" e quella delle realtà rurali che paiono lontane anni luce e decenni da tutto quanto appena elencato. Notevole anche la riflessione sul ruolo dello "straniero" e dello "sconosciuto", che si mescola alle sensazioni che la visione provoca rispetto ai concetti di sospetto e timore che serpeggiano minuto dopo minuto.

- Se, dunque, nonostante i sentieri lastricati d'oro che mi hanno accompagnato alla visione The Wailing mi sia parso "solo" un gran bel film, avete voglia di conoscere l'approccio coreano alla settima arte o più semplicemente trovarvi di fronte ad una pellicola ironica ma anche terrificante non abbiate paura: quello di Na è "solo" un gran bel film.


MrFord



 

martedì 28 agosto 2018

Glow - Stagione 2 (Netflix, USA, 2018)




Essendo questo il primo post nel "nuovo formato", fa quasi strano anche a me scriverlo, ma da qualche parte dovrò pure iniziare, no? Dunque, diamoci dentro come se fossimo su un ring.


- Parto con una sorta di "nota dolente": come tutti i prodotti seriali che colpiscono positivamente, anche Glow in questa seconda stagione soffre per la perdita dell'effetto novità generato lo scorso anno.

- La confezione, la colonna sonora ed il gusto pop continuano a funzionare alla grande, lo spettacolo messo in piedi dalle ragazze è ben calibrato e riesce, quantomeno agli occhi di un appassionato di wrestling come questo vecchio cowboy, a raccontare tutto il lavoro svolto dietro le quinte dello "show entertainment" per eccellenza.

- Nonostante qualche episodio con poco mordente anche questa seconda annata si gusta molto piacevolmente, ed è conclusa con un season finale che non solo rilancia la storia in vista della già confermata stagione tre, ma rappresenta uno dei punti più alti dell'intera produzione, una cosa dal gusto malinconico ed elettrico ad un tempo che, nonostante non c'entri nulla se non per epoca, mi ha ricordato il ballo di fine anno di Stranger Things.

- Ottimo il gruppo delle ragazze, capaci come nello show di wrestling che portano sullo schermo di ritagliarsi il proprio spazio più o meno importante grazie a caratteri e caratteristiche differenti: come sempre, un plauso alla Zoya con sorella in dote di Alison Brie, punta di diamante di Glow.

- Se tutti ben sappiamo, per l'appunto, quale sia il grosso calibro di questa serie, come jolly e "show stealer" va considerato il Sam Sylvia di Marc Maron, un charachter scritto ed interpretato alla grande che acquista spessore e regala nuove sfumature episodio dopo episodio, e che nel corso di questa seconda stagione trova il suo meglio, inaspettatamente, nel ruolo di padre. Bravi gli sceneggiatori che l'hanno costruito e ancor più bravo Maron a renderlo fottutamente cool.

- Non sarà il titolo dell'anno o una di quelle serie destinate a rivoluzionare il panorama televisivo, ma Glow funziona, diverte e fa anche provare una certa malinconia, ricordando che anche il Wrestling, come il Cinema, è uno show che cerca di coinvolgere il suo pubblico facendo leva su emozioni vive e vere. L'anno prossimo i Ford saranno ancora in prima fila.



MrFord



lunedì 27 agosto 2018

White Russian's Shots







Questo duemiladiciotto, sarà per il mio rientro nel mondo del lavoro dopo il diciassette "sabbatico", sarà per la blogosfera sempre più desertificata, la scarsità di visite, commenti, vibrazioni che solo qualche anno fa animavano ogni giornata da queste parti, mi sono ritrovato a perdere molto entusiasmo per queste pagine e di conseguenza per il Cinema, che continuo ad amare ma che ho seguito certo in misura molto minore dando più spazio ai Fordini, alla palestra, o più banalmente alle serie televisive, che hanno trovato minutaggi decisamente maggiori su questi schermi rispetto ai lungometraggi. Certo, non mi pare che questo sia l'anno migliore possibile anche in termini di qualità offerta, ma forse è anche responsabilità di questo vecchio cowboy di non essere andato a cercare con convinzione proposte interessanti.
Non voglio, però, abbandonare un mezzo ed una realtà che ho amato da subito, e fare come i tanti che hanno mollato i loro blog ripromettendosi, chissà come e chissà quando, di riprendere prima di sparire nel nulla: ho deciso dunque di tentare un cambiamento, qualcosa che mi possa permettere di restare qui con voi e allo stesso tempo diminuire l'impegno che questo spazio è stato per anni rispetto alla pianificazione delle mie giornate.
Dunque, senza ridurre il numero dei post - che continueranno ad essere pubblicati dal lunedì al venerdì -, ho pensato ad un formato che passi dal classico post fiume fordiano ad una sorta di raccolta di impressioni rispetto a quello che la pellicola - o la serie - hanno lasciato su questo bancone, fermo restando che i voti e le indicazioni di contorno resteranno come sono ora.
E' un tentativo, e chissà che presto o tardi non torni al mio formato "abituale", ma per ora direi che preferisco evolvermi piuttosto che considerarmi "estinto": del resto, sono sempre stato molto legato alla vita. E allo stare sul campo.



MrFord

domenica 26 agosto 2018

Monolith (Ivan Silvestrini, Italia, 2016, 83')




Come ormai è noto ai più assidui o storici frequentatori del Saloon, questo vecchio cowboy sta alla guida quanto The Rock alla danza classica.
Non ho mai avuto urgenza, nel corso della mia vita, o desiderio, di prendere la patente e mettermi al volante: probabilmente ha influito in questo essere cresciuto in una città in cui praticamente ogni destinazione era raggiungibile con i mezzi pubblici, o non considerare l'auto come un mezzo per rimorchiare, o, più tardi, riprendermi dalle sbronze grazie a lunghe camminate da una parte all'altra di Milano nella notte in modo da ascoltare musica e prendere aria ed arrivare a casa più sano di quanto non avrei fatto al volante. O forse, semplicemente, non è roba per me.
Da quando ho preso la patente - ormai quasi sette anni fa - il mio rapporto con le quattroruote è rimasto piuttosto freddo, e credo attualmente di non aver messo piede al posto del guidatore negli ultimi due anni almeno - al momento in cui scrivevo questo post: per esigenze lavorative tra giugno ed oggi penso di aver guidato più che nei già citati ultimi sette anni -: i progressi tecnologici e il livello sempre più alto di sicurezza rispetto alla guida, però, mi fanno ben sperare in un futuro in cui ogni mezzo avrà il suo pilota automatico e la presenza all'interno di noi umani sarà solo ed esclusivamente di monitoraggio.
Da questo punto di vista, un film come Monolith - tratto da una graphic novel che non conoscevo e prodotto addirittura da Sergio Bonelli Editore, di norma lontano da questo tipo di operazioni - dovrebbe servire a riportarmi sulla retta via, fidarmi di più di noi ominidi e considerare che, come Sully insegna, non ci sono macchine o computer in grado di sostituire l'uomo che le gestisce: eppure, a conti fatti, la pellicola dell'italiano Ivan Silvestrini non ha fatto altro che alimentare i dubbi a proposito di tutte le sviste, piccole o grandi, che possiamo fare, incarnate alla perfezione da una protagonista che, pur se animata da buone intenzioni, concorre in questi appena ottanta minuti al record mondiale di stronzate che si possono compiere quando si viaggia con un bambino, dalle biglie comprate nel drugstore al costume da orso fatto indossare mentre si attraversa una zona desertica al piccolo, passando alla gestione dello smartphone e alla sigaretta in macchina con i finestrini chiusi - senza contare le patologie di natura asmatica del bambino -.
In questo senso non sono riuscito a capire, a fronte di un ritmo comunque ben sostenuto, cosa abbia animato gli autori della graphic novel già citata e dunque della sceneggiatura, e se la logica che muove questa madre comunque amorevole e legata al suo bimbo sia stata resa male o esasperata in modo che si sviluppassero tutti gli snodi dello script, che senza dubbio rappresenta, al contrario del timing e della qualità delle riprese - probabilmente effettuate ad altissima definizione direttamente in digitale - il punto debole dell'operazione.
Ad ogni modo, con il senno di poi ho trovato decisamente esagerate alcune stroncature lette in rete, almeno quanto le poche recensioni entusiastiche che dipingevano Monolith come un tentativo fuori dal coro e a suo modo geniale: in nessuno dei due casi, che la si veda in termini positivi o negativi, ci troviamo di fronte al nuovo Duel - quello sì che era un car movie pazzesco -, quanto più ad un tentativo piuttosto malriuscito - in termini di concetto e scrittura - di mostrare la fallibilità umana e quella artificiale, con la differenza che alla prima potremo sempre e comunque provare a trovare un rimedio.
Il fatto è che, per uno allergico alla guida come il sottoscritto, il desiderio di avere un mezzo come la Monolith è rimasto immutato: in fondo, con i Fordini sono sempre stato molto attento ed apprensivo, e non c'è alcun pericolo, da non tabagista, che decida di affumicare l'interno dell'auto.
Potrei, però, mettermi comodo e chiacchierare - magari di Cinema - con il computer di bordo lasciando che sia lui a portarmi a destinazione: il sogno di bambino anni ottanta fan di Supercar che si realizza.



MrFord



 
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