venerdì 23 giugno 2017

House of cards - Stagione 3 (Netflix, USA, 2015)





Esistono alcuni titoli che, in un modo o nell'altro, a prescindere dal fatto che possano oppure no essere vicini per interessi ed approccio alla vita a chi ne usufruisce, finiscono per catturare quasi avessero la capacità di ipnotizzare: uno di questi è senza dubbio House of cards, o "L'altro Frank" - con riferimento a Frank Gallagher - come lo ribattezza il Fordino.
Personalmente ho sempre detestato la politica, e tutto quello che ne consegue: certo, nel corso della vita ho mentito, tradito e combinato casini come molti dei rappresentanti di governo di tutto il mondo, eppure ho sempre pensato che un certo tipo di attività palesemente e fallibilmente umane fossero e dovessero rimanere personali, più che legate alla carriera di chiunque, sulla carta, dovrebbe dedicarsi al benessere della gente, nel senso più generale e sociale possibile.
Eppure, nonostante il mio disgusto verso un certo tipo di dinamiche in generale, non sono ancora riuscito a volere male a quel gran figlio di puttana di Frank Underwood.
Neppure e soprattutto quando, come in questo caso, passa un'intera stagione a giocare in difesa mostrando quanto sia difficile, una volta arrivati in cima, mantenere la posizione ed evitare che qualcuno predatorio quanto noi possa minacciare il posto, il prestigio il quello che volete guadagnato con il sudore della fronte ed una vagonata di ombre da fare invidia al peggiore dei villains dei fumetti.
Dai conflitti con il leader russo a quelli con l'inseparabile compagna e fautrice di successi Claire, passando per il duello con il Congresso e la candidata Dunbar, fino alla gestione degli uomini di fiducia come Remy e Doug, questo terzo giro di giostra si dimostra il più duro, per Underwood, passato dalla sua condizione ideale - quella dell'attacco - ad una decisamente più scomoda - la difesa forzata -: ma l'evoluzione è legata anche e soprattutto all'apprendimento, e la sopravvivenza ancora di più.
Dunque, assistiamo nel corso di questa terza stagione ad un'ulteriore evoluzione del Frank Underwood avido di potere che avevamo imparato al contempo a detestare ed amare nel corso delle prime due, e ad un trampolino di lancio per una quarta che si preannuncia da fuochi d'artificio, considerati gli eventi del season finale.
Quello che è certo, ad ogni modo, a prescindere da come si percepisca il main charachter, è che House of cards resta una delle proposte attualmente più avvincenti che il piccolo schermo possa offrire, dalle interpretazioni pazzesche di Spacey e della Wright alla tensione costante e continua: potrebbe essere definito un thriller, un political drama, un saggio critico sulle ombre dei corridoi del potere, una black comedy, e via discorrendo.
Ma il fatto è che House of cards è House of cards.
Ovvero una delle cose migliori che vi possano capitare per le mani parlando di piccolo schermo.
E se non volete ritrovarvi a fare i conti con "l'altro Frank", vi converrebbe davvero darmi ascolto.




MrFord




 

giovedì 22 giugno 2017

Thursday's child




L'estate è alle porte, e come di consueto, quando arriva la bella stagione, il Cinema finisce per prendersi una lunga vacanza. Alle spalle una settimana decisamente cannibalesca, a questo giro toccherà tenere duro facendo fronte ad una serie di pellicole certo non memorabili, fatta eccezione per un potenziale cult fordiano.
In attesa delle recensioni, godetevi nel frattempo gli illuminati pareri del sottoscritto e quelli decisamente più discutibili del mio rivale e co-conduttore Cannibal Kid, paladino dei pollici più brutti del mondo: e voi tutti sapete di quali pollici sto parlando.



"Te l'avevo detto, di non ascoltare i consigli di viaggio di Ford. Ma tu niente!"



Transformers – L'ultimo cavaliere

"Hey Ford, vieni fuori! Prometto che guarderemo un action, e non la solita porcata consigliata da Cannibal!"

Cannibal dice: Quella dei Transforders era una saga partita in maniera simpatica. Il primo tempo della prima pellicola se non altro non era malaccio. Da lì in poi il declino, con una serie di guerre robotiche senza senso che hanno toccato il loro punto più basso nel terzo inguardabile film, in cui a salvare la baracca, o meglio la baracconata non c'era più manco Megan Fox con i suoi bellissimi pollici. Il quarto capitolo segnava una piccola ripresa, anche perché peggio del terzo non si poteva fare, ma le premesse per questo quarto, in cui non si sa come o perché c'hanno infilato dentro pure la leggenda di Re Artù, sono catastrofiche. Potrebbe essere lo scult dell'anno su Pensieri Cannibali e di conseguenza il capolavorone trash 2017 su White Russian.
Ford dice: la saga cinematografica dei Transformers mi ha sempre fatto assolutamente cagare. Tutti film vuoti ed inutili, resi ancora più tremendi dai pollici di Megan Fox, e che neppure Marc Wahlberg è riuscito a salvare.
Eviterò quest'ennesimo capitolo come se l'avesse consigliato Cannibal.


Civiltà perduta

"Dannazione, sei più pusillanime del Cannibale!"

Cannibal dice: Se la scorsa settimana era stata spettacolarmente cannibale, questa si preannuncia orribilmente fordiana. Civiltà perduta è il classico film d'altri tempi arrivato fuori tempo massimo con un'ambientazione esotica (l'Amazzonia) e un regista (James Gray) che non mi ha mai esaltato. Prevedo tra i tre e i tre bicchieri e mezzo su White Russian (tra i voti massimi), e tra il 3/10 e il 3,5/10 su Pensieri Cannibali (tra i voti minimi).
Ford dice: James Gray è uno dei registi più autoriali del panorama americano, e fin dai suoi esordi l'ho amato moltissimo. Sono molto curioso di scoprire come se la caverà in un contesto che non pare il suo, e soprattutto quanto potrà infastidire Cannibal un film come questo.







Parliamo delle mie donne

"Ford dice di avere la nostra età!? Ma non farmi ridere!"

Cannibal dice: Eh, se dovessi parlare io delle mie donne, andrei avanti per minuti, ma che dico? Per secondi interi! Ford invece non lasciatelo nemmeno cominciare, che se no vi racconta qualche aneddoto strappalacrime su moglie e/o figlia. Claude Lelouch poi c'ha fatto un film di due ore che promette di essere troppo radical-chic persino per me.
Ford dice: Lelouch non è neanche male, ma l'idea di un film di questo genere potrebbe essere molto più adatta a Hank Moody, che non al Cinema francese. Piuttosto, dunque, andrò a rinfrescarmi Californication.

 


The Habit of Beauty

"Katniss Kid, mi dispiace: di colpo sei invecchiata neanche fossi Ford."

Cannibal dice: Francesca Neri vuò fa l'ammeregana-meregana? No, vuò fa l'inglesana-nglesana. The Habit of Beauty è una pellicola italo-britannica che potrebbe risultare una scommessa curiosa, ma su cui io preferisco non puntare i miei soldi. Così come non li punterei mai su Ford, a meno che non si tratti di un incontro di wrestling contro di me, e almeno in quel caso vincerebbe facile.
Ford dice: questo connubio italo britannico mi pare destinato al fallimento più di un tentativo di alleanza mio e di Peppa Kid, dunque credo che mi butterò su qualche recupero, piuttosto che tentare la strada di questa bellezza che, sinceramente, non vedo.

 

Girotondo

"Ford e Cannibal hanno distrutto il nostro film. Che facciamo?" "Niente: quei due sono troppo pericolosi."

Cannibal dice: Ho guardato il trailer di Codice criminale, il film con Michael Fassbender in uscita settimana prossima, che annunciava musiche originali composte dai Chemical Brothers, e subito dopo hanno dato quello di Girotondo, filmetto amatoriale recitato peggio delle soap che guarda Ford e accompagnato da una canzonaccia di Emma Marrone... indovinate quale dei due film mi è venuto voglia di guardare e quale no?
Ford dice: Emma Marrone sarà anche interessante per alcuni argomenti, ma certo non per altri. Questo film, invece, non è interessante neanche per sbaglio.

 

mercoledì 21 giugno 2017

Channel Zero - Stagione 1 (Syfy, USA, 2016)




Di norma, nonostante la blogosfera non stia vivendo certo il suo periodo migliore o più fulgido, cerco sempre, leggendo i vari blog, di stare attento alle segnalazioni di tutti i "colleghi" a proposito di titoli che potrebbero, noti oppure no, rivelarsi come delle vere e proprie sorprese e regalare qualche spunto per il futuro.
Tempo fa, grazie alla sempre bravissima Lucia, recuperai la prima stagione di Channel Zero, produzione dal sapore anni settanta - nonostante debba le sue "origini" sullo schermo a vicende ambientate nella decade successiva - dall'atmosfera inquietante e molto interessante, non perfetta ma senza dubbio una delle cose migliori che il piccolo schermo abbia conosciuto in tempi recenti rispetto al genere: ambientata su due piani temporali in una piccola comunità della provincia americana - il presente e l'ottantotto -, la serie propone in questa prima stagione le vicende di Candle Cove, sconvolta dall'uccisione di cinque bambini per l'appunto sul finire degli eighties, l'interruzione degli stessi omicidi ed il ritorno del male accanto ad uno dei bambini scampati ai tempi dei delitti, divenuto uno psicologo infantile.
L'incedere, che mi ha ricordato veri e propri cult come Lo spirito dell'alveare e l'evoluzione della trama risultano credibili e regalano momenti decisamente inquietanti - anche se, onestamente, non mi sono mai sentito turbato neppure in quelle che sono state le sequenze più creepy -, la cura di alcuni personaggi ed il loro charachter design è ottimo - il piccolo "dentista" è da antologia -, eppure, forse anche per le aspettative, attendevo perfino di più.
Questo perchè, a parte alcune scelte di cast non perfette - a partire dallo stesso main charachter, piuttosto scialbo e "normale", nel senso non positivo del termine -, il ritmo non è certo serrato, ed in alcuni punti pare che il fatto che lo stesso sia dilatato sconfini quasi nella noia, rendendo i quaranta minuti di ogni episodio più simili ad un'ora abbondante che non scorrevoli come ci si aspetterebbe da una serie dalla durata "standard".
Niente per cui scoraggiarsi, comunque, considerato che le produzioni horror - specie seriali - di norma risultano porcate galattiche, ed un buon segnale per questo duemiladiciassette che oltre a Channel Zero mi ha già regalato soddisfazioni con The Exorcist e American Horror Story: più che altro, immergetevi nella storia di Candle Cove e dei suoi bambini come se voleste rivivere in modo più sotterraneo l'orrore di It, che come una piaga si insinua tra le pieghe del tempo pronto a tornare a galla quando meno ce lo si aspetterebbe, e che per essere superato e messo a tacere richiede sacrifici che, compiuti in nome dell'amore o della necessità di liberarsi, sono destinati comunque a segnare per sempre i protagonisti della storia.
E, senza dubbio, anche chi li ha seguiti dall'altra parte dello schermo.




MrFord




 

martedì 20 giugno 2017

Grey's Anatomy - Stagione 13 (ABC, USA, 2016)





Fin dai primi tempi della convivenza con Julez, nonostante sulla carta non fosse certo materia da vecchio cowboy, Grey's Anatomy è divenuto uno dei guilty pleasures da piccolo schermo più goduriosi di casa Ford, una sorta di simbolo dell'estate incombente - l'abbiamo sempre visto "in differita" rispetto alla programmazione americana e di Sky qui da noi - che, a prescindere dalla qualità o dalle stagioni più o meno riuscite, viene divorato a colpi di quattro o cinque episodi al giorno.
Certo, la creatura principe di Shonda Rhimes è poco plausibile, eccessiva ed eccessivamente sentimentale, eppure qui al Saloon non si riesce davvero a non volerle bene, anche quando, come nel caso di questa season numero tredici, le cose non vanno affatto come si sarebbe sperato: troppa carne al fuoco per essere gestita bene dagli sceneggiatori - le due storylines principali, quella che vede protagonista il mio favorito Karev ed i suoi guai professionali e giudiziari dopo aver aggredito lo specializzando DeLuca e quella della "ristrutturazione aziendale" passata attraverso l'inserimento della Minnick, uno dei personaggi più insopportabili che ricordi, si mangiano moltissimo spazio per poi essere risolte come bolle di sapone, e le secondarie appaiono tutte inconsistenti, da quella legata alla pessima coppia Hunt/Sheperd all'episodio conclusivo, sprecato considerato il passato di drama di questo titolo -, tensione sentimentale a zero - ma questa è una lamentela principalmente della signora Ford, che adora il mitico "struggio" -, charachters non all'altezza e poche certezze a portare avanti quello che è ormai uno dei titoli storici della grande stagione del rilancio delle serie televisive che fece seguito all'esplosione del fenomeno di Lost ormai tredici anni fa.
Un vero peccato, perchè l'impressione con quest'annata è decisamente quella dell'occasione sprecata sia per consolidare situazioni e personaggi cardine della serie, sia per inserire o valorizzarne di nuovi - uno scempio, a livello di scrittura, quello che è stato fatto con DeLuca, o l'idea di buttare nel calderone idee e situazioni poi accantonate strada facendo, soprattutto riguardo agli specializzandi che dovrebbero rappresentare la "nuova generazione" del titolo -, e più in generale dare una scossa ad un serial che, senza dubbio, può contare su un consolidato zoccolo duro di fan della prima ora, ma che a distanza di così tanti anni, privo dell'attrattiva che forniva il personaggio di Derek Sheperd e della sua storia con Meredith, di molti dei protagonisti che avevano reso questa serie quello che è diventata e sempre sul filo per quanto riguarda lo spingere sull'acceleratore con morti, ritorni, catastrofi e simili rischia di diventare uno di quelli che si guardano per affezione, ma quasi stancamente.
Qui in casa Ford non siamo ovviamente ancora giunti a quel punto, ed ogni anno il ritorno al Grey Sloane Memorial è un vero piacere, ma onestamente vorrei che si potesse ingranare una marcia in grado se non altro di ricordare annate magiche come la seconda o la quinta, che nel genere non dovevano davvero temere rivali.
Anche perchè da questi medici così sopra le righe, io mi aspetto sempre l'intervento miracoloso.
E non la visita di routine da certificato e due o tre giorni di riposo.



MrFord



lunedì 19 giugno 2017

Nerve (Henry Joost/Ariel Schulman, USA, 2016, 96')




Dovevo saperlo, nonostante gli ultimi mesi siano stati funestati da una sorta di non belligeranza costruita da insospettabili posizioni di accordo rispetto a numerosi titoli usciti nel corso di questo duemiladiciassette, che la cannibalata sarebbe tornata a funestare qualche mia serata di visioni: perchè, a conti fatti, Nerve è praticamente il film perfetto del mio rivale ai suoi tempi d'oro.
Implausibilità, attori cagnacci che pensano di essere bravi ma sono cool, atmosfera da supergiovani, tematiche d'attualità - forse la cosa migliore della pellicola, pur se molto di moda in quest'ultimo periodo, la sensibilizzazione sui rischi cui ci si espone in rete ed in questo mondo "social" - ed uno stile videoclipparo che vorrebbe strizzare l'occhio a certe cose considerate rivoluzionarie negli anni novanta ma risulta oggettivamente a metà tra il pretenzioso e l'inutile.
In un periodo di magra totale come questa primavera cinematograficamente - per non parlare della blogosfera - spentissima, speravo sinceramente qualcosa in più da un thriller che promette ma non mantiene, come canterebbe l'Ambra targata nineties, tanto per rimanere in tema - internet a parte -, e che si è rivelato una visione parzialmente molto meh e parzialmente molto soporifera - un paio di penniche me le sono fatte, lo ammetto - nonostante alcuni passaggi impressionanti considerato il mio rapporto con le altezze ed un piglio che dovrebbe tenere incollati alla poltrona dall'inizio alla fine.
Anche il cast, giovane e in rampa di lancio tra grande e piccolo schermo, non brilla particolarmente se non per gli evidenti limiti del piccolo Franco e di Emma Roberts, catapultati in un flipper che gestiscono come se stessero recitando per il peggiore dei film da Italia Uno del pomeriggio nel weekend: una produzione, dunque, pronta a finire nel dimenticatoio come molti dei titoli passati su questi schermi nel corso delle ultime settimane, segno che, passata la "tormenta" degli Oscar, sul fronte delle uscite in sala e delle nuove proposte si sia latitato davvero parecchio.
L'unica ragione per la quale affrontare comunque un'esperienza da spettatori certo non esaltante resta l'importanza dell'argomento di fondo, che probabilmente per le generazioni future avrà un ruolo sempre più pesante ed invasivo: l'influenza dei like, della rete e di alcune dinamiche distorte da una realtà che non è realtà potrebbero - e possono, casi ce ne sono a mazzi - diventare uno dei pericoli maggiori per i giovani del futuro.
O per i futuri giovani.
Un vecchio cowboy come me, invece, malgrado le intenzioni, continuerà a considerare robetta da ragazzini titoli come questo.




MrFord




 

venerdì 16 giugno 2017

Houdini (History Channel, USA/Canada, 2014)






Una delle figure senza dubbio più affascinanti e mitiche del primo Novecento, quantomeno secondo il sottoscritto, è quella di Harry Houdini, padre di tutti gli illusionisti ed esperti della fuga nonché fonte d’ispirazione per alcune pellicole che adoro alla follia come The Prestige.
Ebreo ungherese d’origine ed americano d’adozione, Harry Houdini lavorò prima ancora che sui trucchi sulla sua prestanza fisica, allenando duramente i muscoli in tutto il corpo ed in particolare nella fascia addominale, avvalendosi poi del contributo della moglie nonché assistente e di un tecnico in grado di fornire alcuni tra i numeri più incredibili del tempo – e non solo – come quello della tortura cinese dell’acqua o della scomparsa di un elefante.
Qualche anno fa, History Channel – e in Italia DMAX – portarono sul piccolo schermo un prodotto decisamente interessante con protagonista il notissimo Adrien Brody che raccontasse non solo l'esistenza – e la morte – di Houdini, ma anche e soprattutto la tentazione che il rischio della propria vita rappresentava per il popolarissimo artista, che passò dal vaudeville al Cinema, pilotò aerei e si gettò dai ponti dentro fiumi ghiacciati incatenato per apparire, ogni volta, miracolosamente, salvo di fronte al suo pubblico.
Curioso che, tra una grande impresa e l’altra, correndo sul filo per tutti i cinquantadue anni che visse, Houdini trovò la morte proprio a causa dei suoi leggendari addominali, quando un colpo dato di sorpresa – e dunque impossibile da affrontare preparato come spesso faceva, spavaldamente, l’illusionista, che invitava il suo pubblico a colpirlo con un pugno proprio sulla fascia muscolare tanto celebrata per provarne la forza – gli ruppe l’appendice causando un’infezione della quale ci si accorse troppo tardi proprio a causa della resistenza al dolore dell’illusionista, che non si rivolse immediatamente ad un medico finendo per aggravare oltre misura la sua condizione.
Ma prima che si giunga a questo, il lavoro di Uli Edel e di History Channel si concentra sul legame tra il grande artista e sua moglie, quello ancora più forte con la madre e soprattutto la necessità che lo stesso aveva di sfidare la morte, sia sul palcoscenico che nei panni di persecutore di medium e spiritisti – dopo la morte della genitrice, Houdini fu attivissimo nello smascherare quelli che lui considerava avvoltoi pronti a sfamarsi del dolore della gente -, descrivendo nel frattempo un uomo appassionato, un personaggio romanzesco che – e non ero al corrente di questo suo lato, benchè fan dell’Houdini illusionista – si cimentò anche nello spionaggio internazionale grazie proprio alla sua fama ed agli spettacoli che lo portarono a viaggiare in tutto il mondo.
Una produzione televisiva, dunque, perfetta per i fan del mago ma comunque di qualità più che discreta, in grado di ricordare produzioni ben più grandi come La vera storia di Jack lo Squartatore o lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie e, nonostante la presenza costante della voce
off del protagonista e narratore, scorrevole ed avvincente, pronta a mostrare uno spicchio di un’epoca a tratti oscura eppure ricca di fermenti e cambiamenti che furono nel bene e nel male mitici.
Interessante anche l’interpretazione di Brody, sorprendentemente simile – naso a parte – all’Houdini originale, così come la rivelazione di alcuni trucchi utilizzati dall’illusionista per compiere le sue straordinarie evasioni: l’utilizzo, in questo senso, della stessa tecnica di “vedo non vedo” sfruttata da Nolan nel già citato The Prestige, rende ancora più interessante un’arte ormai passata inevitabilmente di moda rispetto al Cinema ed alle nuove tecnologie ma straordinariamente affascinante, anche perché “quello che l’occhio crede, crede anche la mente”.
Se, a questo, si aggiunge la ricerca dell'evasione di Houdini, e la consapevolezza del fatto che, tentativi e bravura a parte, nessuno di noi sfuggirà mai alla prigione definitiva, il gioco è fatto.
In un certo senso, l’importante è che chi ci ama finisca per non liberarsi di noi neppure di fronte a quello.
Trucco oppure no.



MrFord



 

giovedì 15 giugno 2017

Thursday's child



Si avvicina il weekend, e con lui il consueto appuntamento in sala per tutti gli appassionati di Cinema e per chiunque voglia concedersi un paio d'ore al riparo dal caldo decisamente estivo di questi giorni: peccato che, nei prossimi giorni, ci aspetti una carrettata di novità decisamente cannibalesche, buone giusto per riportare la storica ed un pò spenta rivalità tra il sottoscritto ed il suo co-conduttore di rubrica, Cannibal Kid, agli antichi fasti.
Sarà davvero così, o nuove sorprese renderanno le vite dei due nemici della blogosfera ancora più difficili?


"Ecco, è là che Ford ha sparato Cannibal con un diretto degno di Rocky Balboa."



Nerve

"Ford ha visto il nostro film, Emma." "Dev'essere uno scherzo: qualcuno si sta prendendo gioco di Cannibal."

Cannibal dice: film teen con Emma Roberts che – naturalmente! – io ho già visto da tempo. La recensione non l'ho però scritta, per mancanza di tempo/ispirazione, ma potrei sempre recuperare, magari con qualche riferimento al fenomeno del Blue Whale che questa pellicola e il romanzo da cui è tratto hanno in qualche inquietante modo anticipato. Nel frattempo ne approfitto per lanciare una sfida potenzialmente mortale al mio mortale nemico: Ford, guardati questa pellicola adolescenziale e pure sulle nuove tecnologie, se hai il coraggio, e vediamo se riuscirai a sopravvivere!
Ford dice: film teen con Emma Roberts che - incredibilmente! - ho già visto da tempo, e anche recensito.
Come sarà andata? Lo scoprirete presto su White Russian.

 

Aspettando il re

"Tom, tutti i soldi del mondo non riusciranno a convincere Cannibal ad uscire a bere con te."

Cannibal dice: Se c'è una cosa che non sto aspettando è di vedere un nuovo film con Tom Hanks.
O un film consigliato da Ford.
O, peggio ancora, un nuovo film con Tom Hanks consigliato dal re dei blogger incompetenti Ford, ARGH!
Ford dice: questo film, invece, l'ho in lista da mesi ma non ho mai trovato l'ispirazione o la voglia giuste per vederlo. Sarà un segnale premonitore? Di sicuro, so che irriterà il mio rivale. E questo non è che un punto a suo favore.

 

Io danzerò

"Vedrai, con un paio di White Russian ballerai ancora meglio di Katniss Kid."

Cannibal dice: Pellicola sul mondo della danza che potrebbe risultare una specie di versione autoriale, francese e radical-chic di film come Save the Last Dance e Step Up. Parecchio intrigante il cast che comprende la cantante-attrice Soko, Gaspard Ulliel, Melanie Thierry e la figlia di Johnny Depp, Lily-Rose Depp. Non vedo l'ora di vederlo e di danzare poi sulle macerie di quel che rimarrà di Ford dopo la sua eventuale visione.
Ford dice: film danzereccio che più che di tamarrata ha il sapore della finta radicalchiccata stile Cannibal, dunque lo eviterò come la peste lasciando la visione ai pretenziosi alternativi o presunti tali come il mio rivale.

 

Corniche Kennedy

"Ma Ford aveva detto a qualcuno che il pezzo forte della giornata era un tuffo da dieci metri?" "Di certo non l'ha detto a Cannibal. Altrimenti col cavolo che veniva!"
Cannibal dice: Un film adolescenziale e pure francese?

Questa è proprio la mia settimana. Prenditela in quel posto, Mister James Ford!
Ford dice: qualcuno ha messo in piedi la settimana cannibalesca al Cinema? Se è così, svegliatemi giovedì prossimo!

 

Parigi può attendere

"Quel buzzurro di Ford ordina il White Russian anche per cena, e in un ristorante di classe: la prossima volta devo invitare Cannibal Kid."

Cannibal dice: Parigi può attendere... e pure la visione di questa pellicola. Anche se il fatto che sia il debutto alla regia di Eleanor Coppola, la moglie di Francis Ford nonché madre di Sua Santità Sofia, mi incuriosisce non poco.
Ford dice: tipica rom-com all'americana in salsa europea che non promette nulla di buono se non banalità a profusione. Potrebbe giusto sorbirsela Cannibal, sperando gli resti molto, molto indigesta.

 

Una doppia verità

"Discutiamo del caso che vede il popolo della blogosfera contro Ford e Cannibal: quei due sono un pericolo per la rete, se messi insieme!"

Cannibal dice: Thrillerino con Keanu Reeves e Renée Zellweger che sa tanto di saldo estivo anticipato. Roba buona giusto per Ford.
Ford dice: ecco qui una bella doppia verità. Questo film si rivelerà una mezza schifezza da recupero estivo, e Cannibal Kid non capisce una fava secca di Cinema.

 

Lady Macbeth

"Ford, è vodka quella, vero!?"

Cannibal dice: Pellicola in costume non tratta dalla tragedia di William Shakespeare, ma dal romanzo russo della metà del XIX Secolo Lady Macbeth del Distretto di Mcensk di Nikolaj Leskov. Direi che mi attira quanto una lotta nel fango tra Mr. Ford e The Rock.
Ford dice: siamo a giugno. Il caldo comincia a farsi torrido. E la mia voglia di schiaffarmi film in costume è pressochè la stessa di sciropparmi un film consigliato da Cannibal. Sotto zero.


Il crimine non va in pensione

"Mi ci vuole un bel cannone di quelli forti, per reggere le stronzate che scrive Cannibal."

Cannibal dice: Il crimine non va in pensione... ma quel criminale cinematografico di Ford invece dovrebbe proprio.
Ford dice: il crimine non va in pensione, mentre prima o poi - forse - ci andrà Cannibal, ancora illuso di poter essere considerato giovane.

 

mercoledì 14 giugno 2017

Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar (Joachim Ronning/Espen Sandberg, USA, 2017, 129')




Ho sempre avuto un debole, per i pirati.
Quanto e quasi più che per i cowboys e l'ambientazione Western.
Del resto, adoro il caldo, il mare, l'alcool, le avventure e l'idea "romantica" - in realtà i pirati erano per la maggior parte dei bastardi di prima categoria - di questi avventurieri che, in barba alle regole ed alle leggi, sfidavano apertamente i governi e l'ordine costituito.
Non sono, comunque, un fan hardcore che schifa le produzioni pop legate all'argomento: tanto adoro i Classici come L'ammutinamento del Bounty o personaggi per me fondamentali come John Silver, quanto mi concedo visioni disimpegnate come quelle che ha sempre garantito la Disney con la sua fortunatissima saga dedicata alle avventure di Jack Sparrow, charachter partito dallo status di cult e divenuto una vera e propria prigione per Johnny Depp, ormai divenuto macchietta quanto il personaggio che interpreta tanto da far sorgere più di un dubbio a proposito del fatto che potrebbe non essere Depp che interpreta Sparrow, bensì Depp che porta in scena se stesso.
Considerazioni sulla condotta dell'ex Edward mani di forbice a parte, comunque, dopo una divertentissima partenza ed un ottimo secondo capitolo - quanto mi manca Davey Jones! - la saga ha finito per avvitarsi senza ritegno su se stessa neanche fosse il suo main charachter dopo una sbronza di rum, tenuta a galla soltanto dalla consueta bravura e dalla gigioneria del Barbossa di Geoffrey Rush, che in quest'ultimo capitolo regala anche uno dei momenti più emozionanti della pellicola perfetto - neanche a farlo apposta - per i padri.
Ma non bastano pochi, pochissimi elementi o una cornice sulla carta perfetta per il sottoscritto per salvare un film che è una vera e propria baracconata da parco divertimenti, incapace di aggiungere nulla non solo alla settima arte - intrattenimento compreso - ma anche e soprattutto ad un brand che, forse, considerata anche la chiusura dovrebbero considerare di mandare in pensione: nel corso della visione, dopo il crollo verticale di Julez nel mondo dei sogni in dieci minuti netti, l'unico divertimento inaspettato e di pancia è stato farsi quattro risate a proposito dell'involontariamente comico doppiaggio di Javier Bardem - un altro attore che ormai pare ripetere allo sfinimento sempre lo stesso ruolo - e del suo Salazar, caricaturale almeno quanto lo Sparrow di Depp, protagonista quantomeno di una sequenza interessante, ambientata nel passato e legata alle origini della carriera di Capitano del sempre bevutissimo pirata.
Troppo poco, comunque, per considerare La vendetta di Salazar un nuovo punto di partenza per questa macchina da soldi, tanto da scontentare non solo la critica, ma anche il pubblico, e registrare quello che, fino ad ora, è un flop neppure da poco al botteghino: segno, forse, che anche l'intrattenimento selvaggio debba trovare nuove idee o quantomeno presentarle in maniera coerente ed accattivante, per evitare di avere l'impressione di trovarsi intrappolati in un enorme deja-vù dimenticabile e fondamentalmente inutile, per quanto affascinante possa essere una cornice o un genere.
Si imbarca acqua, dunque non resta che scolarsi l'ultima botte di rum, alzare la testa e guardare con sfrontatezza l'orizzonte, fare un bel tuffo e sperare, in un modo o nell'altro, di raggiungere presto nuovi lidi.




MrFord




martedì 13 giugno 2017

La mia vita da zucchina (Claude Barras, Svizzera/Francia, 2016, 66')





Il periodo dell'infanzia, è risaputo, rappresenta in qualche modo la nostra versione da spugne del mondo, curiosi di tutto ed esposti a tutto ad un tempo: ed è curioso quanto, nel momento in cui la si vive, non ci si renda neppure conto dell'importanza di ogni singolo gesto compiuto o ricevuto dall'esterno, ed uno dei miracoli più grande di avere dei figli è costituito dalla possibilità di rivivere in qualche modo da zero attraverso le esperienze di questi complessi, piccoli esseri umani.
La mia vita da zucchina, distribuito in sordina in Italia ma ottimamente recensito un pò ovunque, fotografa con drammaticità e leggerezza proprio quel periodo così importante e delicato, scegliendo di raccontare la terribile vicenda di Icare, ribattezzatosi Zucchina memore del nomigliolo affibbiatogli dalla madre, involontario responsabile della morte della stessa, dispotica ed alcolizzata genitrice, costretto a ricominciare la sua esistenza all'interno di una casa famiglia, realtà che vede altri bambini come lui fronteggiare la speranza di un'adozione e la realtà dell'improbabilità della stessa - parliamo di piccoli in età da scuola elementare e forse media, considerati di norma troppo grandi per trovare una nuova sistemazione rispetto ai neonati - e le ferite lasciate da vite troppo dure per esserini che dovrebbero pensare soltanto a giocare e godersi l'amore che ricevono.
Il lavoro di Claude Barras rappresenta, oserei dire senza dubbio, uno dei vertici della poesia espressa dal Cinema d'animazione nel passato recente, tratteggia personaggi splendidi - su tutti Simon, prepotente "capo" del gruppo di bambini della casa famiglia, una specie di Lucignolo arrabbiato con il mondo che nasconde il più possibile un cuore grande - e con delicatezza introduce la speranza soppiantando piano piano il dolore e l'oscurità, toccando corde che, figli oppure no, chiunque sia dotato di un minimo di sensibilità sentirà pizzicate e forse qualcosa in più, dagli aquiloni alle foto di gruppo passando per il futuro e quella chiusura splendida giocata sulla musica e le parole di Le vent nou portera, pezzo che poco più di una decina d'anni fa fu portato alla ribalta dai Noir Desir.
E da Arrivederci ragazzi di Malle a tutto il Cinema di formazione degli anni ottanta, Zucchina e i suoi compagni fanno sorridere e pensare, oltre che ragionare su quanto sia straordinario essere bambini, ed avere il potere di trasformare tutto in qualcosa di magico solo con la forza dell'immaginazione: la lotta, poi, che li unisce non solo nel superare il dolore ma anche nel cercare nuove strade - dalla gita sulla neve al piano per proteggere Camille affinchè non faccia ritorno dalla zia - che possano garantire loro l'inizio di un futuro ancora tutto da costruire è di quelle da godersi fotogramma per fotogramma, consapevoli di trovarsi di fronte ad un piccolo miracolo.
Oltre a tutto questo, all'ottima stop motion ed al minutaggio decisamente favorevole per grandi e piccini, La mia vita da zucchina riesce nell'intento di creare un legame tra le varie età degli spettatori, rappresentando quasi un'avventura a tratti spaventosa per il pubblico più giovane ed una poetica visione della rinascita e della speranza di questi "bimbi perduti" per quello più maturo: certo, parliamo di una produzione meno spettacolare e clamorosa di quelle cui ci hanno abituati i colossi Disney, Dreamworks o anche Ghibli, ma non per questo meno potente.
E se, pensando a quel vento, penseremo a tutte le "Zucchine" che ce l'hanno fatta nonostante il mondo, il male, le scelte sbagliate - dei genitori e degli adulti più in generale - e le scarse possibilità, allora troveremo forse una risposta anche a tutti i dubbi che l'odio diffonde giorno per giorno per le strade dove camminiamo insieme ai nostri figli.




MrFord




lunedì 12 giugno 2017

Alien - Covenant (Ridley Scott, USA/UK/Australia/Nuova Zelanda/Canada, 2017, 122')




In termini di esperienze d'impatto nella mia vita di spettatore, poche cose riescono a superare il primo, angoscioso, terrificante Alien firmato da Ridley Scott sul finire degli anni settanta: in particolare, ricordo benissimo - oltre alla cura dei dettagli, all'ambientazione, alla Nostromo ed alle sequenze divenute cult - il momento in cui a tentare di fermare il predatore cinematografico per eccellenza è il Capitano della nave, armato di lanciafiamme ed all'inseguimento della bestia nei condotti d'areazione: un passaggio al cardiopalma, degno di un film che resta uno dei vertici della fantascienza contaminata dall'horror di tutti i tempi.
Proprio quell'indimenticabile pellicola diede origine ad un brand che, negli anni, pur conservando il suo fascino, ha regalato pochi alti - l'Aliens di Cameron, sopra le righe e goduriosissimo - e molti bassi - per quanto mi riguarda, il massacrato dalla produzione Alien3 di Fincher -: quando, qualche anno fa, Scott decise di riprendere in mano la sua "creatura" con Prometheus, il livello di hype nei fan della prima guardia ebbe un picco da Guinness dei primati, complici le aspettative che il cult originale aveva contribuito a creare.
Aspettative che, almeno in parte, furono deluse, dando origine ad un ibrido che pareva mescolare gli effetti e la confezione con un tentativo di rendere filosofico il concetto della creatura creata dal geniale Giger: dunque, a conti fatti, un prodotto senza un'identità definita con alcuni momenti dal grande potenziale ed altri decisamente dimenticabili.
Proprio a causa di tutti questi precedenti, approcciare al post dedicato a Covenant è piuttosto difficile: questo perchè non si tratta, come fu anche per Prometheus, di un brutto film - Scott sa il fatto suo con la macchina da presa, e tutti i suoi collaboratori sono professionisti di altissimo livello -, o di qualcosa di poco interessante o coraggioso - la parte finale dedicata al personaggio di David, grazie anche ad un ottimo Fassbender, è notevole -, quanto privo non solo di un'anima vera e propria - nonostante i tentativi dell'autore -, ma anche di quella scintilla che rendeva il primo Alien qualcosa di unico e selvaggio come la creatura che ne era protagonista.
In questo senso, vedere Scott sforzarsi nel creare una mitologia quasi divina attorno al mostro, ed alla ricerca di David nell'indagine legata ai creati ed ai creatori, mi ha fatto tornare alla mente un passaggio da brividi del meraviglioso Grizzly Man di Werner Herzog, documentario che se non avete mai avuto modo di vedere dovreste recuperare al volo che racconta la triste vicenda di un uomo abituato a passare le estati a stretto contatto con i grizzly finito divorato da uno degli orsi davanti agli occhi della sua fidanzata: Herzog, a fronte delle immagini - splendide - di queste creature maestose, afferma di ammirare i tentativi del suo protagonista di mettersi in contatto con loro, ma anche di "non vedere nulla in quei vuoti occhi neri, se non la spietata predatorietà della Natura".
Alien è il predatore perfetto, una creatura che pare rappresentare gli istinti più selvaggi e pericolosi dei più selvaggi e pericolosi animali con i quali l'Uomo ha avuto a che fare nel corso dei secoli - Uomo escluso, ovviamente, ma questa è un'altra storia -: dunque perchè mai si dovrebbe andare alla ricerca di una spiegazione filosofica del suo essere com'è?
Uno degli aspetti che, a mio parere, rese così grande il primo film di questa serie fu senza dubbio quello del confronto tra gli umani disposti a tutto per lottare per la loro vita e sopravvivenza e questa creatura dispensatrice di morte che non guardava in faccia a niente e nessuno, perchè come la morte sarebbe giunta, inevitabile e senza troppi giri di parole.
Forse anche questa è filosofia.
O forse, certe cose non hanno bisogno di troppi castelli costruiti attorno a loro.
Perchè il castello sono loro stesse.




MrFord





 

venerdì 9 giugno 2017

Empire State (Dito Montiel, USA, 2013, 94')




Dito Montiel è entrato nella mia vita di spettatore come un fulmine a ciel sereno con Guida per riconoscere i tuoi santi, nel corso della primavera del duemilasette, al culmine di uno dei periodi più wild della mia vita: nottate fuori, alcool, one night stand e via discorrendo, a fare da cornice all'operazione al cuore subita da quello che è, a tutti gli effetti, il mio migliore amico.
Rimasi folgorato da quel debutto, anche e soprattutto per la carica emotiva che aveva saputo trasmettere, e mi ripromisi di tenere d'occhio quel regista e scrittore allora poco più che quarantenne che prometteva gran bene: peccato che, già al film successivo, lo spompissimo Fighting, Montiel cominciò a mostrare lacune enormi in fase di script e realizzazione unite alla cosa peggiore per un qualsiasi artista: una certa spocchia non troppo simpatica.
Il risultato, da allora, è stato una lunga serie di flopponi mai più distribuiti in Italia e massacrati dalla critica negli States, cui è seguito un abbandono totale da parte del sottoscritto.
Quando, assolutamente per caso e grazie alla presenza di The Rock, con Julez abbiamo deciso di buttarci su questo Empire State come sottofondo per una cena dalla mitica suocera Ford, neppure sapevamo che l'uomo dietro la macchina da presa fosse proprio Montiel, tanto per intenderci.
Il risultato, rispetto agli altri clamorosi fallimenti che pare aver collezionato - Fighting compreso, che avevo bottigliato a dovere a suo tempo -, tutto sommato quasi funziona, pur essendo un ibrido tra film di formazione più o meno criminale come Bronx, rimembranze scorsesiane ed un action thriller di grana grossa, a patto di non avere pretese troppo alte, passare sopra le lacune della sceneggiatura e godersi una storia "di quartiere" ambientata negli anni ottanta con un The Rock sempre tosto, un fratellino Hemsworth abbastanza in parte ed un'ottima spalla come Michael Angarano, la vera sorpresa della pellicola.
Visto in quest'ottica, Empire State risulta essere un buon riempitivo ed un film innocuo, piacevole da vedere e godibile in un'ottica di relax, come se non bastasse abbastanza adatto, come collocazione, alla stagione in corso: certo, io avrei dato più spazio al buon Dwayne Johnson e gli avrei fatto menare un pò le mani, ma non si può pretendere troppo, dunque mi faccio bastare il consueto - per Montiel - approfondimento del rapporto tra padri e figli ed una sensazione di amarcord mista ai ricordi di una crescita turbolenta in quartieri newyorkesi all'interno dei quali occorreva imparare ad arrangiarsi, e tanto mi basta.
Se poi dovessi aver voglia di vedere una pellicola di spessore dello stesso genere, nulla mi vieterà di ripescare Quei bravi ragazzi o cose di quel genere: ma per affrontare i primi caldi, direi che anche cose decisamente minori come questa sanno fare il loro.
Che è poco, ma meglio di niente.




MrFord



 

giovedì 8 giugno 2017

Thursday's child







Nuova settimana in preparazione dell'estate e nuove, attesissime tamarrate da Cinema all'aperto pronte ad esaltare - si spera - il sottoscritto ed irritare - si spera altrettanto - il suo compare di rubrica Cannibal Kid.
Riusciranno i nostri "eroi" almeno per la stagione più calda a tornare rivali come si deve?


"Sai, figliolo? Voglio diventare un padre modello proprio come Ford!"


La mummia

"Ford dev'essere mio: dovrò levare di torno quel Cannibal Kid."

Cannibal dice: Ooh, finalmente hanno fatto un film su Mr. Ford: La mummia, uahahah!
A provare a sconfiggerlo ci proverà Tom Cruise, attore capace in genere di mettere d'accordo sia me che il mio mummificato blogger rivale, e che vale sempre una visione. Anche se qui si muove su territori decisamente più fordiani che cannibali.
Ford dice: fordianata totale arricchita dalla presenza del mitico Tom Cruise, che è così mitico da riuscire di norma a mettere d'accordo perfino me e Cannibal, anche se negli ultimi mesi non è che sia stato uno sforzo così clamoroso.
Speriamo, in questo caso, che torni a dividerci.


Quando un padre

"Certo che quel Marco Goi ne scrive, di stronzate!"

Cannibal dice: Il secondo film della settimana tutto dedicato all'autoproclamatosi papà migliore del mondo Ford, in questo caso un melodrammone strappalacrime con Gerard Butler?
Adesso però basta fare film sul mediocre autore di White Russian!
Ford dice: film che puzza di retorica lontano un miglio, ma che potrebbe, date le tematiche, diventare la fordianata della settimana, alla facciazza di Cannibal e di tutti i suoi pregiudizi. Vai Gerardone!


Sognare è vivere

"E' incredibile: Cannibal è riuscito a seguirmi anche qui. Scatterà la denuncia per stalking."

Cannibal dice: Esordio alla regia di una delle mie attrici preferite, Natalie Portman. Chissà perché ho però la sensazione che questo suo film possa essere uno di quei mattoni impegnati e pretenziosi che potrei demolire senza stare troppo a usare i guanti nei confronti della regista debuttante. D'altra parte non mi piace usare le maniere gentili, anche verso i miei idoli. Figuriamoci uno come Ford come lo posso trattare...
Ford dice: film che non ho alcuna voglia di vedere ma che mi gusterei per il piacere di demolirlo, considerato che probabilmente si tratterà di uno di quei presunti Capolavoroni che piacciono solo ai radical come Peppa.
Vedremo se il desiderio di bottigliate supererà quello di autoconservazione.


Sieranevada

"Quello stronzo di Ford è riuscito a tamponarmi anche da fermo. Ritirategli la patente!"

Cannibal dice: Co-produzione di Romania, Francia e Bosnia-Herzegovina della durata di 3 ore che sembra parecchio pesantuccia, giusto per usare un eufemismo, e che una volta avrebbe faticato a trovare spazio persino in un cineforum organizzato da Ford. Considerando però che si parla delle conseguenze dell'attentato a Charlie Hebdo, potrebbe rivelarsi più interessante di quanto appaia...
Ford dice: di mattonazzi europei di tre ore, al momento, non sento davvero la necessità. Ben venga la mummia, all'autorialità ripenserò in autunno!


Un appuntamento per la sposa

"Ci siamo vestiti eleganti per il matrimonio tra Ford e Cannibal."

Cannibal dice: Commedia israeliana dalle pretese impegnate e impegnative? Eh no, dai, smettiamola con queste proposte da rassegna cinematografica fordiana!
Ford dice: abbiamo passato una primavera a lesinare un film decente uno, ed ora che viene la bella stagione e a nessuno frega di stare in sala se non per l'aria condizionata, piovono proposte potenzialmente interessanti? Assurdità della distribuzione.


Maria per Roma

"Lo sapevo, che non dovevo guardare l'ultimo di Malick. Lo sapevo."

Cannibal dice: Film di e con Karen Di Porto. Non so chi sia, ma questo film non mi invoglia di certo a scoprirlo.
Ford dice: sarebbe più divertente un bel documentario che racconti un viaggio on the road di Ford e Cannibal diretti a Roma.


Due uomini, quattro donne e una mucca depressa

"Dici che questo look può andare per un incontro di wrestling contro Ford?"

Cannibal dice: Vi sembra sul serio il caso di far uscire un film con un titolo del genere?
E non si può manco dare la colpa a Ford o alla distribuzione italiana, visto che si tratta proprio di una produzione italiana.
Ford dice: e il Cucciolo Eroico, non vogliamo aggiungerlo?


Teen Star Academy

"Riusciremo a diventare i nuovi Benji e Fede?""Non saprei, al massimo possiamo ripiegare sul diventare i nuovi Ford e Cannibal."

Cannibal dice: In una settimana piena di fordianate clamorose, ecco una cannibalata teen assurda?
Purtroppo no. Pare una versione brutta di una roba brutta come Paso adelante, il telefilm preferito di Mr. Ford quando era un teen. Se lo è mai stato.
Ford dice: robetta che mi sa di cannibalata teen dei poveri. Roba che neppure sotto tortura. O dopo un trip di Malick.

 
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