venerdì 20 aprile 2018

All'inseguimento della pietra verde (Robert Zemeckis, USA/Messico, 1984, 106')




Considerata la trasferta fordiana a Copenaghen per questo weekend, ho deciso di riesumare un cult anni ottanta ed un vecchio post risalente allo scorso settembre, nientemeno.
L'estate e le vacanze - per quanto il rientro in Italia abbia bruscamente trasportato tutti i Ford nell'autunno pieno della Pianura Padana - sono da sempre un'ottima occasione per le visioni disimpegnate ed i recuperi di vecchi cult da godersi sempre con piacere: durante la trasferta spagnola, in una delle serate in cui si finiva senza forze tra oceano e Fordini, è tornato sugli schermi del Saloon uno di quei titoli amati quando ero bambino - insieme al suo sequel, forse apprezzato anche di più -, uno Zemeckis considerato minore ma ancora decisamente divertente, All'inseguimento della pietra verde.
Negli anni d'oro del Cinema d'avventura e di Indiana Jones il regista ed il protagonista e produttore Michael Douglas tentarono la strada del romance nascosto proprio dall'Indy style, riuscendo nell'impresa e costruendo una pellicola ritmata e divertente che, seppur un pò invecchiata, riesce a farsi apprezzare ancora oggi - e che ho associato in più di un passaggio ad un altro cult del periodo, Mr. Crocodile Dundee -, allietando lo spettatore con i siparietti tra i due protagonisti ed una serie di eventi che mescolano una cornice che pare quasi a metà tra l'esplorazione selvaggia, il fascino criminale dell'America Latina contrapposto all'approccio newyorkese di Kathleen Turner ed un giocattolo costruito per divertire e divertirsi come sarà qualche anno dopo qui in Terra dei cachi Puerto Escondido.
Una riscoperta dal sapore decisamente estivo che è stata come una rimpatriata - con bevuta, ovviamente - con qualche vecchio amico, e che ha riproposto - come spesso accade - la nostalgia per un decennio in cui le produzioni leggere ma clamorosamente riuscite abbondavano e non c'erano pretese pseudo autoriali o esagerazioni da marketing di quelle che si incontrano facilmente oggi: non resta che, come un ex Presidente che vuole vivere un'estate senza fine, concedersi, di tanto in tanto, una bella scappata lungo il viale dei ricordi alla ricerca di pietre verdi tra scambi serrati che nascondono una tensione sessuale crescente, passeggiate su ponti decisamente instabili e fughe rocambolesche pronte ad accontentare l'uomo alla ricerca di adrenalina e la donna in attesa dell'avventuriero pronto, un giorno, a passare a prenderla in piena Grande Mela con una barca che aspetta solo di fare il giro del mondo.




MrFord




 

giovedì 19 aprile 2018

Thursday's child








Nuovo appuntamento con il triangolo cinematografico più bollente della blogosfera e con una delle attrici in grado di mettere d'accordo non solo per le doti recitative questo vecchio cowboy ed il suo rivale per antonomasia, Cannibal Kid: per l'occasione, a tentare di arbitrare gli ormoni dei due vetusti bloggers penserà la fruttata Fragola, pronta a regalare perle come solo nelle migliori edizioni di questo appuntamento settimanale.



"Quei due bloggers pensano di essere duri e cattivi, ma io me li mangio in un boccone."



Molly's Game

"Ma tu sul serio vuoi avvicinarti a quei due? Io ti consiglierei un'ordinanza restrittiva."

Fragola: Prima di tutto ringrazio il Cannibale e Ford per avermi invitata a prendere parte come guest della loro mitica rubrica. Quando il Cannibale mi ha proposto la cosa, ero agitata quasi come se mi avessero chiesto di partecipare al tavolo verde di Molly Bloom. E a tal proposito, questo film dedicato alla “Principessa del Poker” mi pare decisamente interessante, sarà che a me quest’anno le storie di sportive “alternative” alla canonica immagine proposta dalla società (vedi “Tonya”) mi garbano parecchio, ma la pellicola sembra avere del gran potenziale, se si aggiunge che il film è scritto e diretto da Aaron Sorkin, che di biographical drama ne sa qualcosa, e la presenza di una fichissima Jessica Chastain, la quale probabilmente agiterà i fervori post adolescenziali del Cannibale. Peccato Kevin Costner che ha la stessa verve del mio comodino al mattino, ma per il resto direi che è il mio film prefe della settimana!
Cannibal Kid: Quando ho iniziato a vedere Molly's Game ero agitato quasi come se Fragola mi avesse chiesto di contribuire al suo blog Una fragola al giorno, che io avrei trasformato per l'occasione in Un cannibale al giorno toglie il Ford di torno. Quando Jessica Chastain fa un nuovo film per me è sempre un evento e vado in agitazione. Nemmeno questa volta la rossa più fragolosa di Hollywood comunque ha deluso le aspettative e ci ha regalato una pellicola recitata alla grande, of course, e ottimamente scritta e diretta da Aaron Sorkin, che io ho già recensito (http://www.pensiericannibali.com/2018/02/kiss-kiss-mollys-game.html) e che consiglio di vedere a Sabina e persino al mio blogger rivale.
Ford: questo dev'essere l'anno dei biopic sportivi alternativi. Dopo Tonya, infatti, giunge finalmente in Italia Molly's game, scritto ed interpretato ottimamente - Fragola, inizi male con quelle sparate su Kevin Costner -, che ho già visto e ho atteso a pubblicare in vista proprio di questo approdo nelle nostrane sale. Unica nota dolente, il fatto di essere d'accordo con Cannibal.

Escobar - Il fascino del male

"Una volta là c'era Casale Monferrato. Ora ho costruito il mio nuovo zoo personale."

Fragola: L’interesse per la figura di Pablo Escobar sembra non accennare a diminuire o perlomeno ne sono convinti i realizzatori di questo film, il terzo dedicato al Patrón dopo “Escobar” con Benicio del Toro e la stupenda serie “Narcos” di Netflix, che chevelodicoafare ho amato alla follia.
La domanda che sorge spontanea è cosa può dirci di più sulla figura di Pablito il film di Fernando León de Aranoa con Javier Bardem e Penélope Cruz e pare che la risposta sia tutta nel racconto della relazione extraconiugale tra Escobar e Virginia Vallejo, giornalista di quei turbolenti anni in Colombia e autrice del libro da cui è tratto il film. Sinceramente non sentivo la necessità di un altro film sul narcotrafficante e, forse, l’aspetto più interessante (probabilmente l’unico) sarà vedere Bardem alle prese con una figura imponente come quella di Escobar e se l’attore sarà in grado di eguagliare la grandissima interpretazione di Wagner Moura. Per il resto, lascio il giudizio ai due caballeros.
Cannibal Kid: Io mi sono appassionato a Narcos fintanto che c'era lui, Pablo, poi quando è sparito è sparita anche la mia attenzione. Per quanto non sentissi particolarmente il bisogno di un altro film su di lui, dopo il già poco fenomenale Escobar con Guillermo... excusa, con Benicio del Toro, questa pellicola incentrata sul rapporto tra il narcotrafficante e la giornalista Virginia Vallejo potrebbe comunque rivelarsi se non muy guapa, se non altro mucho mejor di un WrestleMania.
Ford: chevelodicoafare su Narcos, un pò meno su Escobar, decisamente meno rispetto a questo ennesimo film dedicato alla figura del trafficante colombiano, che pare realizzato giusto per mettere in vetrina due divi che sopporto meno di Cannibal nelle sue giornate peggiori. Per quanto mi riguarda, Pablito resterà per sempre quello portato sullo schermo da Wagner Moura.

Ghost Stories

"Il primo di quei bloggers che mette il muso fuori dovrà prenotarsi una bella serie di sedute dal dentista."

Fragola: Questo film deve fare una paura da matti, ma deve essere una figata. E questo è quasi tutto quello che so su “Ghost Stories”, visto che sono talmente fifona che gli horror non li guardo, e infatti non sono riuscita a guardare neanche il trailer e a leggere per intero le notizie a riguardo, saltando i pezzi che mi parevano più spaventosi (mi basta poco, anche solo le parole “strani fenomeni sovrannaturali” ricreano nella mia mente scenari di puro terrore, più spaventosi dell’immaginare Cannibale e Ford andare d’accordo su tutto!) Ma non volevo fare brutta figura con i miei ospiti, quindi ho cercato di informarmi al meglio e devo dire che “Ghost Stories” ha un background niente male, che lo rende una delle uscite più interessanti della settimana: il film, infatti, oltre a rifarsi a una lunga tradizione di horror d’oltremanica, è l’adattamento di una pièce teatrale dallo stesso nome molto nota per essere terrificante (nel senso che fa paura, non brutta che “nun se po’ guardà”). Pare che lo spettacolo fosse vivamente sconsigliato ai minori di 15 anni, che per pubblicizzarlo venissero utilizzare le immagini del pubblico terrorizzato e che, alla fine dello spettacolo, un messaggio registrato invitasse gli spettatori a mantenere il segreto sulla rappresentazione. Insomma, ci sono tutti i presupposti per un film in grado di spaventare persino un “duro” come Ford.
Cannibal Kid: Da quando conosco Ford, faccio fatica a trovare spaventosa qualsiasi altra cosa all'infuori di lui e dei suoi gusti. Figuriamoci un film che riesca a farmi paura. Visto che io e Ford gli horror li guardiamo, e in genere li critichiamo pure parecchio, a tremare possono essere gli autori di questa pellicola già pronta a far gridare dall'entusiasmo, oltre che dal terrore, molti blogger, ma che con noi due avrà vita parecchio più dura.
Ford: la cosa che mi fa più paura di questo film è che potrei essere clamorosamente d'accordo con l'analisi "pre partita" del mio rivale, che giustamente afferma quanto l'horror abbia vita difficile quando incontra i nostri due pareri. Lieto di essere smentito, ma ho come l'impressione che questo Ghost stories finirà per essere l'ennesimo fenomeno mediatico e pubblicitario pronto ad essere stroncato in stereo dai due bloggers più cattivi della blogosfera. E spaventosi, ovviamente.

Doppio amore

"Fragola, nessun rancore, ma voglio essere io l'unica donna tra Cannibal e Ford. Prima di te ho già fatto fuori la Chastain e J-Law."

Fragola: Quando sento odore di cinema francese divento sempre diffidente e circospetta. Non so perché, ma ho sempre il timore che dietro tutta l’eleganza, la sofisticatezza e le rifiniture di pregio del cinema d’oltralpe, voilà le truc: un vuoto esistenziale e non, in cui morire di noia al suon di “Meh!”. Certo non è sempre così, ma capita, e questo film di François Ozon, un thriller psicologico tutto giocato sul tema del doppio, dell’ambiguità e del sesso come mezzo per dipanare la matassa, mi sembra possa appartenere alla categoria. Sicuramente Cannibale non sarà d’accordo, ma lui ha il debole per i film francesi e quindi lo lascerò parlare.
Cannibal Kid: Siamo sicuri che il commento qui sopra l'abbia scritto tu, Sabina?
Ford, esci subito da questa Fragola!
Io quando sento odore di cinema francese, sento profumo di Chanel Nº 5 e vado subito in estasi. Con un thrillerino psicologico soft-erotico come questo poi, non potevo che cadere nella trappola di Ozon con tutti e due i piedi. Anche questo film come Molly's Game l'ho già visto e già recensito (http://www.pensiericannibali.com/2017/12/loroscopo-di-pensieri-cannibali.html). Più che doppio amore, una doppia recensione. Alla faccia di Ford che probabilmente non ha ancora visto nessuno dei due.
Ford: Ozon, nonostante il Cinema francese e il radicalchicchismo, mi piace, e ho apprezzato in passato molti dei suoi lavori. Questo Doppio amore non è ancora transitato dal Saloon, ma potrebbe perfino stupirmi e consegnare ai lettori una settimana miracolosa all'interno della quale mi trovo più d'accordo con il mio nemico giurato che con la nostra ospite fruttata. Una cosa davvero al limite della fantascienza.

L'amore secondo Isabelle

"Certo che Cannibal e Ford fanno proprio ridere: non importa chi ospitino, sparano sempre stronzate a raffica!"

Fragola: Potrei copiare e incollare la prima parte del mio commento sopra. E aggiungo che personalmente non amo molto i film in cui le donne si parlano addosso delle proprie pene d’amore e dell’incapacità di comunicare tra uomo e donna e sentimento e ragione. Abbiamo già avuto sei stagioni di Sex and the City per dilungarci meravigliosamente sul tema, va bene così grazie, e nel caso servisse una rinfrescata, mi metto a leggere Pensieri Cannibali che va bene uguale.
Cannibal Kid: Ahahah, colpito e affondato!
Giusto per rimanere in tema francese: chapeau, Fragola, chapeau.
Riguardo alla pellicola, è diretta da Claire Denis (da non confondere con l'attrice Claire Danes), regista nota per il film Cannibal Love, che colpevolmente e clamorosamente non ho mai visto, così come nessuno dei suoi altri lavori. Questo film con la sempre brava Juliette Binoche potrebbe rappresentare l'occasione per rimediare e potrebbe piacere pure a Ford, che di recente ha esaltato molto più di me una pellicola in apparenza simile come quella radical-chiccata de L'avenir.
Ford: Finalmente qualcuno che riesce a vedere Cannibal ed il suo blog come lo vedo io! Brava Fragola, ti sei riscattata di quanto scritto fino ad ora! E per il resto, appurato questo, poco importa del film!

Wajib - Invito al matrimonio

"Piuttosto che parlare di Cinema con Cannibal, mi confronto con voi pappagalli."

Fragola: Qui invece sento odore di “cannibalata” e devo dire che non mi dispiace affatto. Film premiato in diverse manifestazioni, selezionato per rappresentare la Palestina agli Oscar 2018 per poi non entrare nella lista finale, si tratta di una pellicola impegnata, che cerca di raccontare un tema piuttosto complesso come quello della condizione palestinese nei territori israeliani in modo leggero ed emozionale. A questo tipo di proiezioni solitamente siamo più o meno in 10 in sala, ma sono una persona positiva e spero sempre nell’arrivo dell’undicesimo. Sarà questa la volta buona?
Cannibal Kid: Mi sa che l'undicesimo non sarà io, ma potrebbe essere Ford. Sempre che nel frattempo non esca qualche altro film con The Rock...
Ford: se questa settimana non dovesse esserci nulla in programma con The Rock, Fragola, contami pure come l'undicesimo!

Il tuttofare

"Vostro onore, tenere in libertà Cannibal Kid è più che comico!"

Fragola: Io non sono una di quelli che demonizza il cinema italiano tutto, ci sono casi in cui riconosco il valore della produzione e pellicole che salvo volentieri. Ecco, il film con Castellitto non è uno di quei casi.
Cannibal Kid: Sergio Castellitto non mi è mai stato particolarmente simpatico, ma i suoi film devo dire che non mi dispiacciono. Quelli da regista, almeno. Ricordo ad esempio ancora con piacere quel sottovalutato gioiellino de La bellezza del somaro. E se lo ricordo io che ho una pessima memoria, un motivo ci sarà. In questo caso il tuttofare Castellitto si limita al solo ruolo da attore e, se ha deciso di partecipare a un progetto non suo o dell'onnipresente moglie Margaret Mazzantini, un motivo ci sarà. Anche se non ho tutta 'sta voglia di scoprire quale sia.
Ford: io, in questo momento, ho voglia di fare una cosa sola. Evitare film italiani inutili neanche fossero commenti di Cannibal.

Parlami di Lucy

"Questo posto desolato dev'essere quello che Escobar ha lasciato di Casale."

Fragola: Per riallacciarmi al discorso di sopra, questo è proprio quel genere di film italiano che invece potrei salvare volentieri. Con un film così, possono parlarmi di chiunque, persino di Cannibale e Ford!
Cannibal Kid: Non capisco da dove arrivi tutto questo entusiasmo da parte di Fragola nei confronti di un film che, almeno dal trailer, sa di tipico mattonazzo finto autoriale e vero amatoriale italiano, oltre che di notevole pesantezza. Altroché il leggero cinema francese. Credo, anzi temo, che Ford in questo caso possa essere d'accordo con me.
Ford: temi bene, Peppa. Non so cosa possa essersi bevuta Fragola per diventare una versione ancora più radical di te.

Il mio nome è Thomas

"Terence, non aver paura! Guidi senza dubbio meglio di Ford!"

Fragola: Raga ma questa è la ciliegina sulla torta! A parte che sono devastata dall’aver appreso che “Don Matteo” è arrivato al season finale che ciao proprio, un crollo delle certezze di queste dimensioni che Ford, che c’ha persino la serie salvata su Netflix come qualsiasi agée che si rispetti, ancora non si è ripreso. Ma poi scopri che in realtà Don Matteo si è solo trasformato in uno che se fa chiamare Thomas e tutto ciò è stupendo! Mi rimangio quello che ho detto all’inizio, il mio film prefe della settimana è questo!
Cannibal Kid: Oh, finalmente Fragola prende un po' di mira anche Ford e fa un centro pieno!
Io la popolarità di Terence Hill non l'ho mai capita già ai tempi degli speghetti western, figuriamoci poi con Don Matteo e ora con questo suo ritorno cinematografico da attore e pure da regista e pure da sceneggiatore. Se questo è il meglio che il “nuovo” cinema italiano oggi può offrire, il mio nome è James Ford.
Ford: io voglio bene a Terence Hill. Ma solo rispetto ai film con Bud Spencer. Don Matteo, Thomas e chiunque altro, li lascio volentieri al grande bacino del trash che di tanto in tanto Cannibal celebra ignorando le critiche che spesso e volentieri riserva alle tamarrate adorate dal sottoscritto.

mercoledì 18 aprile 2018

Wonder (Stephen Chbosky, USA/Hong Kong, 2017, 113')





Anno dopo anno, da appassionato e spettatore ho senza dubbio - anche se il Cannibale obietterà - migliorato il mio gusto e la capacità di analisi critica rispetto ai film che vedo, nonostante a braccetto con queste due caratteristiche stia al calduccio e confortevole uno dei più grandi nemici dell'umanità: il pregiudizio.
Quando Wonder uscì in sala, mesi fa, bollai l'operazione come la solita, bieca, buonista favoletta all'ammeregana strappalacrime in grado di scatenare le bottigliate delle grandi occasioni perfino in uno spettatore pane e stelle e strisce come il sottoscritto, complici il bimbo protagonista e la sua malformazione ed una storia che ricordava molte, d'autore e non, portate alla ribalta nel corso degli anni e molto spesso di successo.
Tenuto nel cassetto per settimane e rispolverato in occasione di un pomeriggio da solo in casa con la Fordina, il lavoro di Stephen Chbosky - regista dell'amatissimo, da queste parti, Noi siamo infinito - si è rivelato una piacevole sorpresa, una piccola favola per famiglie per nulla ruffiana, attuale - analizza problematiche legate al mondo scolastico negli ultimi anni divenute materia sociale chiacchierata ed analizzata - e nonostante l'inevitabile stuzzicare di corde da lacrima facile intelligente ed in grado di toccare perfino uno stronzo in attesa del pretesto buono per distruggerlo come il sottoscritto.
Merito, forse, di una struttura "a capitoli" che permette a tutti i personaggi principali di emergere senza rubare spazio agli altri, incastrandosi quasi fossero tessere di un unico puzzle, o schegge più o meno impazzite di una famiglia che si poggia sul protagonista Auggie e si evolve a seconda delle individuali inclinazioni e caratteri, di un cast azzeccato che porta sullo schermo vicende perfettamente normali - il desiderio della felicità dei figli, l'amicizia, l'amore, l'instabilità adolescenziale, il rapporto con il mondo esterno che inizia a costruirsi dal complicato ecosistema della scuola - senza che appaiano lontane o hollywoodiane nel senso più dorato ed irrealizzabile del termine: il fatto che il catalizzatore sia un bambino come Auggie con i suoi problemi è in realtà solo un pretesto, un mezzo per portare in scena le fragilità ed i punti di forza di un'intera famiglia e delle persone che sono legate ai suoi membri, senza lungaggini o ricatti morali rivolti all'audience.
E perfino con il crescendo finale, che strizza l'occhio a tutti i grandi film dall'alto potenziale retorico eppure entrati nell'immaginario collettivo e nella cultura popolare come L'attimo fuggente o Scent of a woman, tutto scorre con naturalezza senza apparire forzato o ruffiano, alimentato addirittura da una sequenza che, da padre e da spettatore di questo film in compagnia della sua bambina, mi ha quasi commosso - lo spettacolo teatrale di Via, sorella maggiore di Auggie - pensando a quando e se dovesse capitare al sottoscritto di vedere la stessa bimba che ora si aggrappa al mio petto come se fosse il posto più sicuro del mondo muovere i primi passi nella sua giovinezza e al di fuori della propria casa.
Una sorpresa su tutta la linea, dunque, che seppur lontana dai fasti del già citato Noi siamo infinito conferma il talento di Chblosky come narratore delle inquietudini della crescita, ed un potenziale ottimo prospetto per il futuro rispetto al Cinema di formazione e da ragazzi: dalla progressiva esplosione di Auggie rispetto al mondo esterno alla bellissima sequenza della rissa al campeggio - che mi ha riportato alla mente Stand by me -, Wonder riesce nell'intento di sorprendere un pò come quando incontrate qualcuno che pensate di poter sottovalutare e prima che possiate rendervene conto quello stesso qualcuno è diventato la persona più importante della vostra vita.
Una "meraviglia" decisamente non da poco.




MrFord




 

martedì 17 aprile 2018

La verità, vi spiego, sull'amore (Max Croci, Italia, 2017, 92')





L'amore è una delle cose più complicate del mondo.
O quantomeno, i sentimenti che lo guidano rendono ogni rapporto che gestiamo, viviamo, instauriamo o tronchiamo nella vita incredibilmente più complicato di quanto non sarebbe se non ci fossero. E che, in quel caso, sarebbe incredibilmente meno interessante.
Da quando sono nati i Fordini, spesso mi capita di pensare ed affermare che l'amore più puro ed intenso che potremo mai provare è legato proprio ai figli, perchè depositari di tutto quel cumulo di sentimenti che, rispetto ad una compagna o un compagno, viene inesorabilmente viziato e reso più complesso dal sesso e da tutto quello che ne consegue, e anche se nessuno potrà mai avere la risposta definitiva a questo interrogativo, continuerò a pensare sia proprio così.
Tratto da un libro a sua volta tratto da un blog molto amato da Julez, La verità, vi spiego, sull'amore, è entrato al Saloon spinto dalla curiosità della signora Ford ed ha finito per aggiungersi all'elenco di quelle proposte made in Terra dei cachi senza dubbio non destinate a fare la Storia del Cinema o rilanciare la nostrana settima arte ma in grado di proporre qualcosa di fresco e piacevole al pubblico, legato ad un racconto di vita e proprio per questo genuino e, seppur romanzato, pane e salame.
Le vicende incrociate dei protagonisti, tra genitori, figli, nonni - momento magico il siparietto delle due nonne andate a prendere il nipote - con rapporti che si consolidano, altri che finiscono, altri ancora che nascono, ricordano senza dubbio il mosaico caotico eppure clamorosamente semplice che compone la quotidianità di ognuno di noi, che nel corso della vita si è trovato almeno una volta lasciato, a lasciare, a sperare che potesse durare per sempre e provare a ricostruire quando è finita.
Mantenendo un ritmo veloce e toni leggeri, il lavoro di Max Croci - passato da queste parti qualche mese fa con Al posto suo - scivola via piacevolmente, entrando nel novero di quelle proposte italiane che digerisco senza fatica e risultano perfette per il weekend o le serate non troppo impegnate ed impegnative: la cornice di Torino, poi, città molto amata dai Ford per ovvie ragioni di origini - e parlo di Julez - e di un amore sbocciato ai tempi in cui con la stessa Julez eravamo solo amici per il sottoscritto, aiuta molto e permette di godersi le disavventure della protagonista e della sua famiglia per quest'ora e mezza neanche si fosse già all'inizio dell'estate ed il clima conciliasse un relax da aperitivo con qualche spunto buono da portarsi dentro nel corso della serata.
Certo, per quanto ispirato alle reali esperienze della blogger Enrica Tesio, il film pare a tratti un pò troppo facile, o quantomeno semplificato ad uso e consumo di un certo tipo di produzione, ma poco importa: l'operazione è simpatica e per nulla pretenziosa, il messaggio - o i messaggi - sono chiari, la volontà di mostrare anche quelle che di norma sono considerate "sconfitte" come la fine di un matrimonio dalla prospettiva di potenziali momenti di rivoluzione che potrebbero anche ridefinire in positivo le nostre vite è apprezzabile ed interessante, e poco importa se il tutto risulta a suo modo artigianale.
A parità di qualità, se il lavoro di Max Croci arrivasse dalla Francia, saremmo tutti qui ad esaltarlo.
Dunque, per una volta, ben venga la leggerezza di una commedia italiana che non sarà "per sempre", ma che comunque resterà un bel ricordo.



MrFord



lunedì 16 aprile 2018

Ready Player One (Steven Spielberg, USA, 2018, 140')





Non è mai facile, per un film, partire dalla base data da un romanzo. Soprattutto quando il romanzo è scritto incredibilmente bene e alla lettura risulta incredibilmente esaltante.
Ho letto Ready Player One di Ernest Cline qualche anno fa, rimanendo incollato alle pagine dall'inizio alla fine. E da mesi, all'idea che Spielberg, nonostante gli ultimi, decisamente discutibili, lavori, potesse metterci mano, alimentava un hype davvero pazzesco.
E senza dubbio, Ready Player One è un gran bel vedere, frutto di una produzione e di mezzi tecnici ineccepibili.
Eppure, soprattutto pensando a quegli anni ottanta che tanto omaggia, e a Spielberg stesso, e alla meraviglia di un Cinema - anche quando nasce dalla Letteratura - che si gioca tutto sulle bocche spalancate del pubblico, questo film scorre senza lasciare il segno in modo piuttosto disarmante: non voglio fare il purista che si schiera a favore della pagina scritta contro l'adattamento cinematografico a tutti i costi, ma anche Julez, che non ha letto il romanzo, ha finito per dover resistere al sonno senza emozionarsi neppure per sbaglio di fronte ad una storia che, letta sulla pagina ed immaginata, aveva qualcosa di davvero magico, quasi come se avessero shakerato un cocktail con tutte le pellicole più significative per il Cinema d'avventura degli anni ottanta, i Fumetti, i giochi di ruolo e tutto quello che, ai tempi, era pane per qualunque ragazzino volesse sognare forte.
Dovendo ammetterlo, a tratti questo giocattolone studiato in tutto e per tutto - e votato al fan service, considerate le innumerevoli citazioni presenti nella pellicola legate alla cultura pop - mi ha addirittura annoiato, edulcorando parti decisamente forti del romanzo e finendo per risultare qualcosa di più simile ad un tentativo da Nuovo Millennio di ripercorrere le orme di un momento magico per il Cinema e non solo che poche opere recenti sono riuscite davvero a replicare.
Curioso, infatti, che uno dei romanzi che più ho amato negli ultimi anni mi abbia portato a questo momento, quando a fatica cerco di abbozzare un post che renda l'idea di qualcosa di divertente e piacevole da guardare ma assolutamente vuoto, o comunque lontano da quello che noi figli degli anni ottanta ci saremmo aspettati da quello che è, in tutto e per tutto, un omaggio a quell'epoca scritto da un autore che fa parte della nostra stessa generazione.
Ed è un dispiacere, anche perchè Spielberg ha significato una fetta importante della mia infanzia, ed affrontare una visione come questa - riuscita a tratti, ma emotivamente equivalente ad un ghiacciolo - potrebbe essere paragonabile al tentativo di giocare alla versione riadattata per Playstation 4 di un titolo amato quando ero bambino, da Double Dragon a Shinobi, passando per Cadillacs&Dinosaurs, e scoprire che la sua versione Nuovo Millennio è in realtà saporita e tosta quanto un cocktail annacquato.
Mi rendo anche conto che questo post sta diventando una sorta di versione da bottigliate di una recensione, quando a conti fatti il film non merita troppa severità, nonostante senza ombra di dubbio si sia decisamente lontani dal cult che in molti si aspettavano di trovare di fronte ai propri occhi quando al romanzo di Cline è stato associato per la prima volta il nome del padre di cose incredibili come E. T. o Incontri ravvicinati del terzo tipo: Ready Player One è semplicemente un prodotto ottimamente realizzato figlio di quest'epoca nonostante i rimandi a Gundam, alla DeLorean e compagnia danzante, e proprio per questo uguale, a conti fatti, a tanti altri che, in un certo senso, risultano più attuali ed emozionanti per chi tutti i dettagli raccontati da questa storia non li ha vissuti sulla pelle rispetto a coloro i quali, al contrario, ne hanno fatta quasi una questione di esperienza e di Fede.
E di fronte a qualcosa in cui è difficile riconoscersi, è meno stimolante cercare nuovi sentieri che partano dai vecchi.
O sperare di trovarsi, a sorpresa, in cima alla classifica.




MrFord




venerdì 13 aprile 2018

Until death (Simon Fellows, UK/Bulgaria/Germania/USA, 2007, 101')




Non avrei davvero mai pensato di scrivere queste righe.
Ho visto un film con Jean Claude Van Damme che mi è parso inesorabilmente, totalmente, clamorosamente inutile e noioso.
Un film che pensa e spera di essere un noir o un hard boiled, e non fa che provocare sonno e nostalgia per i calci rotanti dell'attore belga.
Un vero peccato per un appassionato della mia risma, che sperava in una bella serata da rutto libero e neuroni in vacanza e si è trovato narcotizzato sul divano.
Poco altro ho da dire su un film così fuori tempo massimo da farmi quasi sentire il Cannibale che stronca un action fordiano.



MrFord



 

giovedì 12 aprile 2018

Thursday's child



Prosegue la corsa della rubrica a tre più nota della rete, nonostante la crescente penuria della blogosfera e l'altrettanto crescente fancazzismo di Cannibal Kid, che mi ha costretto ad impaginare come solo io so fare questo post.
Per fortuna, a rendere tutto più interessante ed inserirsi nel mezzo delle ormai note Blog Wars, giunge Michele "Mick" Paolino, che trovate tra le pagine di Pulp Standoff.


"Pronto, parlo con The Rock? Dovresti fare un salto da queste parti per dare una ripassata a Cannibal."


Rampage - Furia Animale

"Cannibal, io ti spiezzo in due!"

Mick: Mostri, distruzione e The Rock. Ispirato a un videogioco. Di solito su di me è il fattore revival che fa la differenza, ma in questo caso devo dire che già sopportavo poco il videogame e va bene per la trama semplice, però magari sarebbe stato meglio inserire qualcosa che non sembri un gioco inventato da un ragazzino con la playstation guasta.
Cannibal Kid: Mostri, distruzione, The Rock e videogame. Sembra la ricetta ideale per una cena fordiana. Si astengano i palati fini. O chiunque cerchi un film anche solo vagamente decente. Qui si preannuncia il lato peggiore di Dwayne Johnson, quello più buonista e catastrofico, già mostrato nel pessimo San Andreas. Solo che qui non c'è manco Alexandra Daddario a rendere consigliabile la visione a chiunque non sia un gorillone cinematografico come il mio blogger rivale.

Ford: da bambino adoravo giocare a Rampage, forse inconsciamente già sulla strada che mi avrebbe portato all'essere un tamarro fan del wrestling e di The Rock, dunque anche se questo film promette di essere una porcata totale ovviamente non vedo l'ora di vederlo, anche perchè so che è il tipo di prodotto che infastidisce tantissimo il mio pusillanime rivale.


Io sono Tempesta

"Se non vuoi fare la fine di quei bloggers poveracci fidati di me, non metterti a scrivere di Cinema."

Mick: Marco Giallini ed Elio Germano per me sono tra i migliori attori italiani in circolazione. Ci sono i ricchi che sono cattivi (dal luglio del 1789 è così) e i poveri che sono….cattivi uguale o forse di più. E i buoni? Finalmente un film senza i noiosissimi buoni.
Cannibal Kid: Marco Giallini ultimamente rischia di ripetersi un po' sempre nella stessa parte, però lo si vede comunque. Se poi recita in un film ad alto tasso di cattiveria, meglio ancora. Alla faccia del buonismo imperante dei finti duri dal vero cuore tenero come The Rock e The Ford.
Ford: Giallini mi piace - anche se trovo sia "solo" un buon caratterista che ha trovato la parte della vita -, e i film cattivi pure. Che sia una proposta italiana tra le poche pronte ad essere promossa al Saloon? O mi toccherà essere cattivo neanche mi trovassi per le mani Cannibal?
 
 
The Happy Prince

"Quelle, caro Mick, sono le bianche scogliere di Dover dalla cima delle quali The Rock ha scagliato nell'acqua Cannibal Kid."

Mick: Se un giorno istituissero il reato di maltrattamento di artista e lo rendessero retroattivo nella storia allora non si potrebbe non risarcire i discendenti di Oscar Wilde (se ce ne sono) per come è stato trattato negli ultimi anni della sua vita. Per fortuna che qualcuno scrive dei film così per rendergli onore.
Cannibal Kid: Rupert Everett esordisce alla regia e recita la parte di Oscar Wilde in quello che si preannuncia come un omaggio sentitissimo. Il rischio è quello di non avere il distacco oggettivo sufficiente nei confronti del personaggio. Considerando però che a me dell'oggettività importa un fico secco, un'occhiata a questo promettente biopic penso la darò. A pensarci bene comunque qualcosa di oggettivo c'è: l'incompetenza di Ford è sotto gli occhi di tutti, uahahah.
Ford: anche Rupert Everett mi piace, così come Oscar Wilde, uno che ha lottato tutta la vita, artisticamente e socialmente parlando, per affermare la bellezza della diversità e dell'apertura mentale. Se le premesse sono quelle che sono, questa potrebbe essere un'altra bella sorpresa. Un pò come il ritiro di Cannibale dalla rete.


The Silent Man
"Cannibal, ti stalkererò come tu fai con Jennifer Lawrence e Ford!"
Mick: Si intitola The Silent Man ma è un film su Gola Profonda. No, non è quello che pensate voi! Gola Profonda è il nome in codice di Mark Felt, vicedirettore dell’FBI che all’inizio degli anni 70 rese noti i fatti dello scandalo Watergate che provocarono la fine dell’era Nixon. Ah, questi americani e la loro limpida storia….
Cannibal Kid: Ma se Mark Felt era Gola Profonda, The Silent Man chi ca**o è? E soprattutto, Liam Neeson cosa c'entra con il cinema? E Ford? Ford che c'azzecca con questa rubrica che questa settimana sfoggia non uno, bensì due grandi intenditori come me e Michele Paolino?
Ford: sarebbe proprio bello se, accanto a me e a Michele, a condurre questa rubrica fosse The Silent Man al posto di Liam Neeson o Cannibal Kid. Così non saremmo costretti ad ascoltare un sacco di cazzate.


Il viaggio delle ragazze

"Sono davvero felice che non ci sia Ford alla guida del nostro aereo!"

Mick: Film su stile rimpatriata: ci sono quattro amiche che si sono allontanate a causa delle vicissitudini della vita. Per riallacciare i rapporti decidono di partecipare a un festival musicale. Ci sono black music e buoni sentimenti. Il regista è il cugino di Spike Lee. Appeal non pervenuto.
Cannibal Kid: Tra tutti i poco fenomenali film di questa settimana, questa americanata mi sa che è l'uscita che mi guarderei più volentieri. Negli Usa è uscita quasi un anno fa ed è stata un successone, ma da noi quando il protagonista non è l'uomo biango certe pellicole preferiscono non farle arrivare, se non con un ritardo clamoroso. Io sono in curioso in particolare di vedere all'opera Tiffany Haddish, che a quanto pare è la nuova fenomena della comicità d'Oltreoceano.
Ford: ai tempi non mi sarebbe affatto dispiaciuto fare un bel viaggio da solo con quattro ragazze. Purtroppo non è mai accaduto ed ora mi ritrovo vecchio e costretto a condividere una rubrica a tre con Michele e il Cucciolo Eroico. Neanche Spike Lee ci farebbe un film sopra.


Il prigioniero coreano

"Preferisco tornare in Corea del Nord piuttosto che stare qui in compagnia di quei cosiddetti esperti di Cinema!"
Mick: Il buon Kannibal Kid non poteva saperlo ma Kim Ki-Duk è il regista che mi ha fatto innamorare della regia e del cinema fatto bene in generale. In questo film affronta il tema del regime totalitario e lo ridicolizza. Ha vinto.
Cannibal Kid: Mi spiace per Mikele, e molto meno per un altro suo fan kome Mr. Ford, ma konsidero Kim Ki-duk uno dei registi più noiosi e sopravvalutati di tutti i tempi. Se ripenso a Ferro 3 ancora kiedo Pietà! Per kostringermi a vedere questo suo nuovo Il prigioniero coreano, Mikele e Ford mi dovranno trasformare nel loro prigioniero italiano.
Ford: mi dispiace per Mikele, che skopre kosì l'ignoranza abissale di Kannibal Kid, pronto a rifiutare un regista certamente a tratti perso in se stesso come Kim Ki-Duk, ma incredibilmente talentuoso e magiko. Pekkato per lui.


La casa sul mare

"Mi può mettere anche la panna!? Senza White Russian non posso vivere!"

Mick: Crisi di coscienza, analisi introspettive, bilanci con il passato. La casa sul mare è uno di quei bei film francesi leggeri come il martello di Thor o la parmigiana di melenzane a ferragosto. Però il pretesto da cui la storia ha inizio sembra buono.
Cannibal Kid: Se parliamo di pesantezza, credo che questa settimana, e forse quest'anno in generale, niente possa superare Kim Kiii? Duk. Forse giusto Ford e i suoi commenti da finto esperto di Cinema, e più in generale di Vita. Io invece nel mare francese ci sguazzo leggiadro come un delfino e quindi un soggiorno in questa casa potrei anche farlo.
Ford: una casa sul mare non mi dispiacerebbe affatto, anche perchè potendo farlo, vivrei perennemente in estate come gli Ex-Presidenti. Ma la pesantezza la lascio volentieri sulle spalle di Cannibal Kid. Fino all'ultimo grammo.


Transfert

"Forse in questo modo mi prenderanno per un piccolo Keanu!"

Mick: Se devi lanciare la tua carriera da regista scegli un tema facile e scorrevole: la psicoterapia. Ecco, come non detto. Massimiliano Bruno ci fa confrontare con un tema delicato come quello del rapporto terapeuta – paziente. Anzi terapeuta – paziente saccente. Ne vedremo delle belle.
Cannibal Kid: Già solo il trailer (https://youtu.be/DevYw5DUehU) mi ha fatto venire un attacco epilettico. Se devo pensare di vedermi tutto il film, quasi quasi preferisco fare una sessione con il Dr. Ford come psicoterapeuta. Tanto la follia in entrambi i casi è garantita.
Ford: probabilmente si rischia di finire in terapia dopo aver visto questo film. Passo, e piuttosto vado a farmi un filetto dal vero Cannibal del Cinema, il Dottor Lecter.


Sherlock Gnomes

"Corriamo a metterci in salvo da questo film!"

Mick: Ma si, non bastasse la marea di film tratti da romanzi classici, perché non ne facciamo anche delle versioni animate? Ecco fatto. Prendiamo quello che è forse il lavoro più conosciuto di zio Bill da Straford-upon-avon e lo facciamo diventare un cartone animato dal nome ridicolo. Che dite? Esistono pure i sequel? Ecco l’idea: facciamo un secondo episodio con Sherlock Holmes, però cambiamogli il nome che questo è troppo serio. Mr. Ford ci salvi lei.
Cannibal Kid: Dopo Gnomeo & Giulietta, ecco Sherlock Gnomes. Manca solo Mr. James Gnomes, e poi la trilogia più assurda e inutile nella storia degli uomini, e pure degli gnomi, e bell'e che servita.
Ford: caro Michele, io ti salverei anche, ma considerato che hai deciso di condividere questo magico appuntamento con me e soprattutto con Cannibal, direi che hai propositi suicidi almeno quanto chiunque decida di vedere Sherlock Gnomes spontaneamente.

mercoledì 11 aprile 2018

Wrestlemania 34



Come ogni anno, arrivo al weekend dedicato a Wrestlemania, il Superbowl dello sport entertainment, esaltato come quando, da bambino, esattamente ventotto anni fa, con mio nonno guardai uno degli incontri più importanti di questo spettacolo, che vide contrapporsi il mio favorito di allora Ultimate Warrior a Hulk Hogan, che venne per la prima volta sconfitto in modo pulito in un match e fu protagonista di un "passaggio di consegne" che, di fatto, sappiamo bene che non avvenne a causa anche del pessimo carattere dell'uomo dietro la maschera del "Guerriero".
Negli anni ho assistito alle varie edizioni di questo evento da solo o in compagnia, di notte in diretta - quando non avevo figli e il giorno dopo non lavoravo - o in streaming il giorno seguente, in un'unica "tirata" o spezzettando le numerose ore di show nell'arco di una giornata: a questo giro, e sperando con il prossimo anno di poter anticipare i festeggiamenti per i miei quarant'anni assistendo di persona allo Showcase of the Immortals, il weekend di Wrestlemania cadeva in un momento particolare, proprio a cavallo dell'inizio di una nuova avventura lavorativa che, spero, possa essere positiva per me e chi mi sta vicino e accanto, partendo da NXT - Takeover fino a culminare con il Grandest Stage of them all.
E, devo ammetterlo, è stata una delle migliori edizioni degli ultimi otto o dieci anni.
Mi piacerebbe parlare nel dettaglio del fantastico - in termini di lottato e storie raccontate - Takeover, che dimostra la validità di un progetto - quello di NXT, che nacque come federazione di sviluppo della WWE ed ora rappresenta la sua versione "d'essai", dedicata ai fan del wrestling di nicchia, legato a figure di spicco delle federazioni indipendenti giunte alla corte di quella che è la regina del wrestling mondiale, la WWE per l'appunto - che ha portato in scena un ladder match pazzesco in apertura - con molti spot pericolosi ed un ritmo incredibile -, il turn heel a sorpresa di Roderick Strong, la consacrazione di uno dei miei nuovi favoriti, Aleister Black, come campione e l'intensissimo match che chiude la rivalità - forse - tra gli ex migliori amici Johnny Gargano e Tommaso Ciampa, ma già immagino il volto cianotico di Cannibal, e dunque passo a Wrestlemania, che a partire dal bellissimo Superdome di New Orleans e da uno stage splendido, ha regalato davvero sorprese ed emozioni.
Dagli ingressi in apertura di Seth Rollins in versione Game of thrones e Finn Balor sostenuto dal movimento LGBT di New Orleans all'ottimo esordio dell'ex campionessa di MMA Ronda Rousey, si è passati al forse leggermente deludente rispetto alle attese match tra AJ Styles e Nakamura - dato per favoritissimo - chiuso a sorpresa con la vittoria del primo ed un secondo turn heel - dopo quello di Roderick Strong citato poco sopra - inaspettato e pronto ad aprire nuovi scenari ed all'angle - perchè non è stato un vero incontro, a conti fatti, tra due leggende come Undertaker e John Cena: curioso, per chi negli ultimi dieci anni ha contestato il Cena invincibile vedere ora un wrestler part time che incassa le sconfitte e guarda ad un futuro che, probabilmente in tempi brevi, lo vedrà abbandonare il quadrato per tentare la strada del Cinema.
Le sorprese non sono finite, e la sconfitta di Roman Reigns contro Brock Lesnar nel main event lascia intravedere uno spiraglio e la speranza, per il ragazzone di origini samoane, di non ritrovarsi sulla stesa strada di Cena - osteggiato per la maggior parte della carriera dal pubblico più adulto - senza avere lo stesso carisma e la stessa determinazione nel proporsi come "l'eroe positivo" del bostoniano: un incontro tosto e pieno di botte - del resto Lesnar quello sa fare - che pare abbia addirittura indispettito il proprietario Vince MacMahon, scontento dell'eccessivo sanguinamento di Reigns a seguito dei colpi inferti dal suo avversario.
E' stata la Wrestlemania del ritorno sul ring di Daniel Bryan, costretto al ritiro a causa di problemi neurologici tre anni fa e fisicamente tornato in grado di disputare incontri, sostenuto dal pubblico e confermatosi come uno dei lottatori più amati di questa generazione.
Ma per il sottoscritto, il momento più bello di quest'ottima edizione di Wrestlemania va ricercato in un abbraccio simile a quello tra Warrior e Hogan ventotto anni fa, e che come allora ha avuto il potere di farmi pensare, rifacendomi ad un canto che spesso viene intonato nelle arene di fronte ad un grande spettacolo, "This is wrestling": Charlotte Flair, figlia del mitico Ric, forse l'atleta femminile migliore di questa generazione e tra le migliori di sempre, campionessa quasi inamovibile dal suo "trono" - di recente è stata definita proprio la versione "in rosa" di Hulk Hogan - affrontava Asuka, storico volto del wrestling giapponese imbattuta dal suo arrivo in WWE, quasi tre anni fa.
La maggior parte degli esperti pronosticavano un grande incontro - come è stato - con la vittoria di Asuka in attesa che la sua incredibile streak fosse interrotta proprio da Ronda Rousey per questioni di fama e pubblicità: e invece è stato dato un riconoscimento enorme al wrestling e a Charlotte Flair, che compiuta l'impresa - per quanto ovviamente già predeterminata - non è riuscita a trattenere le lacrime, esplose quando Asuka, nel suo inglese stentato, ha affermato di aver incontrato finalmente qualcuno "ready for Asuka" facendole le congraturazioni.
Queste due donne, al centro del ring, abbracciate e in lacrime, oltre a segnare un'epoca nuova del wrestling, mi hanno fatto tornare bambino, quando lo stesso gesto tra Ultimate Warrior e Hulk Hogan mi faceva pensare a due supereroi, o creature mitologiche che, al termine di una lotta fantastica, non possono fare altro che mostrare il reciproco rispetto e il lato migliore della sportività.
Ed è vero che il wrestling non è solo sport, o non lo è nell'accezione effettiva del termine.
E' uno spettacolo, una magia, qualcosa che crea un ponte tra l'innocenza, il divertimento, l'adrenalina e lo sfogo puro.
Un pò come il Cinema.
E non esiste niente come Wrestlemania in grado di mostrare tutto questo.



MrFord




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