martedì 26 novembre 2019

White Russian's Bulletin



Settimana di ritardo e di grande magra al Saloon, complici due serate wrestling ed i crolli da divano sempre più frequenti in casa Ford. Proseguono, invece, i sabati sera Cinema con i Fordini, che paiono apprezzare molto l'iniziativa manifestando curiosità rispetto ai titoli scelti per l'inizio del loro percorso nel fantastico mondo della settima arte: a prescindere dalle novità in sala o sul piccolo schermo, direi che questa è la notizia migliore che questa passione potesse portarmi in dono.


MrFord



THE WAVE (Roar Utahug, Norvegia/Svezia, 2015, 105')


The Wave Poster


Ispirato ad eventi realmente accaduti e pescato a caso dal bacino di Prime in una di quelle serate da rischio tracollo da divano - come ben sottolineato poco sopra -, The Wave è l'interpretazione nordeuropea del disaster movie, la storia di una famiglia legata ai propri luoghi d'origine messa di fronte alla minaccia naturale più pericolosa degli stessi.
Potrebbe essere visto come un lavoro che sfrutta la cornice del disastro per raccontare i rapporti umani e gli equilibri all'interno di un nucleo famigliare, oppure come una versione Vecchio Continente dei tanto gettonati - al botteghino - film fracassoni a stelle e strisce.
In realtà, a mio parere, funziona meglio nella prima veste che nella seconda - che lo rende più prevedibile e retorico -, non rimarrà impresso a vita nella memoria di chi lo guarda e senza dubbio non diverrà un cult per i decenni a venire, ma svolge degnamente il suo lavoro di intrattenimento ed accompagna con una certa scioltezza lo spettatore anche attraverso le minacciose acque di una serata con rischio di tracollo da stanchezza.
Interessante, dal punto di vista culturale e scientifico, l'analisi di un fenomeno che non avevo mai preso in considerazione come quello degli tsunami originati da fenomeni di smottamento delle montagne che rendono così belli i fiordi per i turisti di tutto il mondo.




WILLOW (Ron Howard, USA, 1988, 126')


Willow Poster


I sabati sera Cinema dei Fordini questa settimana sono proseguiti con il recupero di un'altra delle pellicole cult della mia infanzia, Willow, che ai tempi delle elementari divenne fin dalla prima visione un'epopea divertente e coinvolgente condita da citazioni cult - "I topi! I topi! Tu e il tuo stupido incubo dei topi!" -, sequenze che avrei voluto vivere in prima persona - la discesa con lo scudo come slitta dalla montagna -, personaggi temibili ma a livello visivo affascinanti - il generale Kael - ed altri che ai tempi sognavo di diventare - il tamarrissimo Madmartigan -.
Ancora una volta, i piccoli del Saloon hanno manifestato interesse per tutti gli aspetti della vicenda, dall'ormai di moda questione dei "buoni contro cattivi" al gioco - che, ricordo bene, facevo ai tempi anche con mio fratello - del chi sono io e chi sei tu, passando attraverso due ore vissute con curiosità e partecipazione pronte a stimolarmi per la scelta dei prossimi titoli di questa rassegna particolare.
Willow, dal canto suo, con tutto il suo essere naif e semplice se confrontato con molti altri titoli e con il Cinema come lo si intende oggi, resta una piccola gemma, ed un passo che ogni bimbo che si approcci alla settima arte e alla meraviglia che può regalare è quasi tenuto a compiere.
Non sarà il Ron Howard delle grandi occasioni, ma resta una piccola magia.


lunedì 18 novembre 2019

White Russian's Bulletin



Nuova settimana per il Bullettin e, pur a fronte di un numero non altissimo di visioni, settimana di ottimi passaggi, che si tratti di piccolo o grande schermo, di novità o di recuperi legati ai sabati sera "Cinema" con i Fordini. Fosse sempre così, ci sarebbe da mettere la firma.
Perchè quando una serie, o un film, ti incolla allo schermo o finisce per essere presente per ore - o giorni - una volta terminata la visione nella testa e nel cuore, significa che il senso di essere qui ad amare la settima arte - all'interno della quale vanno ormai inserite anche le serie - trova il suo compimento.


MrFord



BILLIONS - STAGIONE 4 (Showtime, USA, 2019)

Billions Poster


Nel panorama delle serie televisive, anche tra i titoli che più ho amato negli anni, sono pochi quelli che sono riusciti a mantenere il loro standard qualitativo praticamente immutato stagione dopo stagione, risultando intriganti anche quando l'effetto novità si era affievolito. 
Fatta eccezione per il miracoloso Breaking Bad - a oggi, l'unico ad aver addirittura incrementato lo standard già elevato dalla prima alla quinta stagione -, si contano sulle dita di una mano le produzioni in grado di tenere botta: una di queste, ed una delle più solide degli ultimi anni, è senza dubbio Billions, shakespeariana storia della rivalità tra il procuratore Chuck Rhoades ed il miliardario e genio della finanza Bobby Axelrod portata sulle spalle, tra le altre cose, dalle ottime interpretazioni dei suoi protagonisti.
Giunta al quarto giro di boa, Billions mostra l'ennesima evoluzione del rapporto di questi due antagonisti, dapprima uniti per sconfiggere i rispettivi nuovi nemici e dunque, inesorabilmente, di nuovo dai due lati opposti di una barricata che, ormai, pare esistere più che altro nelle loro anime.
Un prodotto intenso, adulto, realizzato alla grande - dalla scrittura alla fotografia passando per una colonna sonora sempre pazzesca -, che tiene incollati dal primo all'ultimo episodio.
Ed alimenta l'hype per la stagione cinque neanche si fosse agenti di cambio in attesa dell'apertura dei mercati.




PARASITE (Bong Joon Ho, Corea del Sud, 2019, 132')

Parasite Poster

Sarebbe quasi superfluo andare ad analizzare l'etimologia del termine parassita. E, forse, anche riduttivo. Forse anche perchè, a conti fatti, noi esseri umani potremmo essere considerati i più grandi parassiti del pianeta in cui viviamo, essendo quelli che, almeno sulla carta, hanno più coscienza delle proprie capacità, dei difetti e delle zone d'ombra dove si nasconde tutto quello che non possiamo o non vogliamo che venga alla luce.
Bong Joon Ho, tornato in patria dopo le due produzioni internazionali che, almeno per quanto mi riguarda, avevano ridimensionato l'entusiasmo nei confronti del suo Cinema, dimostra che forse le stesse non fanno troppo bene ai cineasti di valore, e consegna al pubblico una delle chicche più toste dell'anno, un film che è giusto vivere più che raccontare, che sorprende, sconvolge, coinvolge, unisce l'eleganza dell'autorialità, una scrittura chirurgica, una recitazione di spessore, sequenze da antologia ed un finale che racconta tutta la poesia dell'imperfezione umana.
E in mezzo, come in un piatto dagli equilibri perfetti, troviamo la commedia nera, le risate, la critica sociale - Jordan Peele ed il suo Noi dovrebbero prendere più di qualche lezione da questo lavoro -, la violenza, il thriller, l'erotismo, l'orrore: in campo ci sono gli estremi, ma è nelle loro sfumature che si trova tutta la potenza di questo film clamoroso vincitore dell'ultimo Festival di Cannes.
Del resto, il bello dell'essere umani - e parassiti - sta proprio nell'intensità di quelle sfumature, che come all'interno di una famiglia, permettono di vivere intensamente sia con uno che con dieci: Mannarino in Maddalena canta "Lascia stare Giuda e guarda altrove, ecco, guarda la mia scollatura; e io mi guarderò dalla tua invidia, perchè Dio non gode come una creatura".
Parasite parla di creature. E di sfumature. E lo fa con cervello e cuore tutti umani.




LA STORIA FANTASTICA (Rob Reiner, USA, 1987, 98')

La storia fantastica Poster


Proseguono i sabati sera Cinema con i Fordini, e con loro il recupero dei titoli che hanno costruito una parte della mia infanzia e gran parte del mio amore per la settima arte: a questo giro è toccato a La storia fantastica, che l'anno scorso avevo rispolverato nel corso di un pomeriggio da solo con la Fordina - che ricordava ancora Andre The Giant e i roditori taglie forti della Palude del fuoco - e che anche il Fordino aveva richiesto dopo il successo della visione de La storia infinita.
E se non è stata ancora colta la portata di alcune frasi supercult come "ai tuoi ordini" di Westley o il famoso monologo di Inigo Montoya, lo spirito del lavoro di Rob Reiner è stato colto in pieno, e vedere i due piccoli scalmanati del Saloon oggi giocare tra loro dicendo "io sono il gigante e tu la principessa" mi ha riempito il cuore di gioia perchè è l'ennesima conferma che la magia di alcuni film non è legata a effetti speciali, epoche o generazioni, ma tocca lo spirito di ognuno di noi, come il bimbo che, pagina dopo pagina, viene catturato dalla magia del libro che il nonno è andato apposta a leggere per lui, così come faceva con suo padre anni e anni prima.
La magia delle Storie, quelle che sono destinate a restare e continuare a far sognare a qualsiasi età, e a prescindere dal Tempo. 
Un pò come a me, che ancora ho i brividi a sentire "Ola, mi nombre es Inigo Montoya, tu hai ucciso mi padre, preparate a morir", oppure vedere Westley alzarsi da un letto per difendere il suo vero amore anche quando si pensava che fosse "quasi" morto.




IL COLTELLO (Jo Nesbo, Einaudi, 2019)


Il coltello (Serie Harry Hole Vol. 12) di [Nesbø, Jo]


Sono passati diversi anni da quando per la prima volta ho incrociato il cammino di Harry Hole, il personaggio principe nato dalla penna di Jo Nesbo, l'illusionista del thriller, il Christopher Nolan della narrativa odierna: ormai conosco bene il detective alcolista cresciuto insieme al suo autore, appassionato di musica e sedotto dal Jim Beam, così come la straordinaria capacità del suo padre letterario di riuscire a scrivere romanzi quasi "al contrario", con architetture talmente incredibili da far supporre si possa davvero cominciare, in una storia, dalla fine e proseguire a ritroso.
Il coltello è la dodicesima avventura di Hole, ormai praticamente cinquantenne, pronta a raccontare l'ennesimo dramma, l'ennesima lotta nella vita di questo charachter oscuro e tormentato eppure ribollente di vita e passione: e nonostante alcune critiche negative lette in rete, nonostante potessi pensare di conoscere il suo approccio, nonostante le undici cavalcate precedenti, sono riuscito ancora una volta a rimanere sorpreso, stupito, rapito dal trucco portato in scena dal poliedrico Nesbo e dal suo protetto.
Perchè le ferite, le cadute, le colpe, "i fallimenti che per tua natura normalmente attirerai" come canterebbe Battiato, non possono nulla contro le radici che crescono, quelle che definiscono il viaggio, ci portano dal passato al futuro. 
Il coltello può ferire, il coltello può uccidere. Ma sono solo le radici quelle che permettono di lottare, resistere, provare ad immaginare un futuro. E viverlo.


martedì 12 novembre 2019

White Russian's Bulletin



Nuova settimana di visioni e nuovo ritardo ormai standardizzato per la pubblicazione del Bulletin, che alterna recuperi da piccolo schermo a novità sul grande, passando per la consueta tappa che prevede una certa dose di Prime o Netflix settimanali.
Nulla che fosse clamoroso, ma visioni oneste e a loro modo solide che hanno accompagnato le sempre più difficili - in termini di capacità di restare svegli - serate da divano in casa Ford: considerate le aspettative della vigilia legate alla maggior parte dei titoli in questione, direi che è andata anche più che bene.


MrFord




THE WALL (Doug Liman, USA, 2017, 88')

The Wall Poster


Pescato praticamente per caso dalla piattaforma di Prime - ultimamente utilizzata come alternativa a Netflix -, firmato dal Doug Liman di Edge of tomorrow e The Bourne Identity, legato a doppio filo al filone dei film di guerra made in USA ispirati ai fatti dell'ultimo decennio figli dell'Undici Settembre e legati a Iraq e Afganisthan nella migliore tradizione di Peter Berg - pur senza essere così spiccatamente patriottico -, The Wall è stata una piacevole sorpresa nonostante sulla carta si presentasse come la più clamorosa delle tamarrate a stelle e strisce.
Strutturato come un thriller di stampo teatrale - due personaggi e la voce di un terzo, uno spazio ristretto -, il lavoro di Liman sfiora, volontariamente o no, tutte le possibili sequenze da retorica a stelle e strisce con cammino già indirizzato verso il più ovvio dei finali per poi diventare una coraggiosa parabola discendente rispetto alla crudeltà della guerra, all'impossibilità ad uscirne davvero, alla sensazione di dover e voler prevalere necessariamente sull'avversario pensando di avere sempre le ragioni e le giustificazioni per farlo.
Con questo non voglio caricarlo di un peso e di un valore forse troppo grande, ma penso si tratti di uno di quei titoli che, erroneamente, finiscono per essere sottovalutati per partito preso.
Un pò come quando, in guerra, credi di essere inevitabilmente dalla parte giusta.





SCARY STORIES TO TELL IN THE DARK (Andre Ovredal, USA/Canada, 2019, 108')

Scary Stories to Tell in the Dark Poster


L'horror ad Halloween, o nel periodo della Notte delle streghe, è più o meno una tradizione almeno quanto quello da visione estiva, con risultati spesso - purtroppo, per un appassionato del genere come questo vecchio cowboy - ben lontani dai fasti dei cult che hanno popolato gli incubi dei fan negli anni settanta e ottanta.
Per quanto abbia sempre discretamente stimato il lavoro di Andre Ovredal - interessante Autopsy, molto bello The troll hunter -, credevo che, con questo Scary stories to tell in the dark, sarei andato incontro all'ennesimo titolo usa e getta buono per il periodo e per le bottigliate di rito, senza pensare che potesse in qualche modo risultare interessante: al contrario, però, complici una cornice dal sapore vintage ben realizzata ed una struttura che mi ha riportato alla mente quella che fece la fortuna, insieme al suo protagonista, del franchise di Nightmare, ho trovato Scary stories to tell in the dark un valido intrattenimento per il periodo ed i film che si vanno cercando di conseguenza, con la giusta dose di "teen", una parte horror che pare più simile al gusto di Del Toro che non allo scare jump ed un paio di buone idee.
Forse, in alcuni punti, un pò troppo facile in termini di scrittura e legato probabilmente per esigenze di produzione ad un finale che potrebbe essere facilmente agganciato ad un secondo capitolo, ma sono leggerezze che si perdonano ad un titolo che ha più da sorprendere che non da essere bottigliato.
Considerato il genere, è già un successo così.





24: LIVE ANOTHER DAY (FOX, USA, 2014)

24: Live Another Day Poster


Jack Bauer è sempre stato uno degli idoli action di casa Ford fin dai primi tempi della convivenza con Julez: e nonostante 24 fosse un prodotto prettamente action e tagliato con l'accetta come il suo protagonista, nel corso della sua lunga permanenza in televisione è riuscita a regalare alcune stagioni davvero notevoli per intensità, gestione del tempo, colpi di scena e twist narrativi.
A distanza di non so neppure io quanto dalla visione dell'ultima stagione regolare, abbiamo deciso di recuperare la mini che nel duemilaquattordici riportò lo spigolosissimo - per usare un eufemismo - agente segreto sugli schermi, chiudendone in qualche modo la saga senza per questo negarsi lo sfizio di lasciare un'eventuale porta aperta ad un ritorno.
Solo dodici episodi, questa volta, ma la stessa azione di sempre portata in dono dallo stesso Bauer di sempre: reazionario, violento, pronto a fare quello che vuole e quando vuole, additato come un pazzo o un traditore un pò da chiunque e puntualmente portato a sbugiardare chiunque non gli dia credito, se necessario con mezzi non propriamente ortodossi.
Anche in questo caso, tra le vie di una Londra non proprio pronta ad ospitare il furioso agente americano, troviamo colpi di scena, tradimenti, morti, attentati e scontri a fuoco come se piovessero, a dimostrazione che, nonostante un certo appannamento narrativo, il charachter di Bauer era qualcosa di davvero notevole e funzionale per il suo genere e forse non solo, che anche in questo caso, nonostante il tempo si faccia sentire, ricorda a tutti quanti quanto sul piccolo schermo sia difficile - se non impossibile - trovare uno spaccaculi del suo calibro.


mercoledì 6 novembre 2019

White Russian's Bulletin



Alle spalle i festeggiamenti ed i bagordi legati al compleanno, torna con il giusto e standardizzato ritardo il Bulletin, che se non mi sono perso tra una sbronza e l'altra la memoria di qualche visione recupera due dei titoli dei sabati sera Cinema con i Fordini ed un paio di novità molto chiacchierate di recente, giunte una dal calderone di Netflix e l'altra direttamente dalla sala, prima di chiudere con un ripescaggio targato Prime Video, tanto per sottolineare l'importanza che, ormai, hanno le piattaforme streaming per il Cinema.


MrFord



LA STORIA INFINITA (Wolfgang Petersen, Germania, 1984, 102')

La storia infinita Poster

Nella carrellata di pellicole che attendono i Fordini nel programma "sabato sera Cinema" che con Julez abbiamo inagurato da qualche settimana non poteva mancare uno dei cult assoluti di tutti i nati tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli ottanta, La storia infinita.
Ricordo ancora quando lo vidi al Cinema all'aperto al mare con mio nonno, abbastanza inquietato dal Nulla e dallo scontro tra Atreyu e Gmork: come scritto nel post per il compleanno, allora mi rivedevo nel timido Bastian che riviveva nella fantasia le gesta tradotte in parole dagli scrittori, mentre ora sono più un ibrido tra lo stesso Atreyu e Falcor, altra creatura cinematografica divenuta mitica.
Nonostante oggi se ne vedano tutti i limiti e rispetto al romanzo perda ovviamente il confronto, il film funziona ancora come favola, e ai Fordini, cresciuti in tutt'altra generazione, è piaciuto molto, incuriositi dal confronto tra Bene e Male e dai "mostri": e la macchina del tempo che innescano i loro occhi nel corso della visione è una vera e propria magia.




WOUNDS (Babak Anvari, USA/UK, 2019, 95')

Wounds Poster


Circolato rapidamente nella blogosfera dopo il tam tam creatosi a seguito della distribuzione su Netflix, Wounds è stato forse il "film di Halloween" per molti degli avventori del Saloon, considerate le contrastanti recensioni lette praticamente in ogni dove: portato sulle spalle da un sempre ottimo Armie Hammer ed ambientato in una New Orleans sotto la quale pare pulsare un mondo di blatte, Wounds parte con un buono spunto e idee interessanti, pur senza inquietare o forzare lo spettatore al jump scare: peccato che, come spesso accade con i film di nicchia ed almeno parzialmente ambiziosi, lo sviluppo e lo scioglimento della trama con conseguenti rivelazioni finiscano per fare acqua - o blatte - da tutte le parti e conducano ad un finale che, in tutta onestà, mi ha lasciato davvero molto perplesso.
Un progetto, dunque, che poteva risultare particolare ed interessante che, invece, si sgonfia minuto dopo minuto fino a risultare perfino fastidioso: peccato, perchè mantenendo forse una maggiore semplicità e buttando meno ingredienti nel calderone qualcosa di abbastanza tosto sarebbe potuto uscire. Qualcosa, quantomeno, diverso da una blatta.
Che potrà essere imbellettata quanto si vuole, ma resterà sempre una blatta.




HOOK - CAPITAN UNCINO (Steven Spielberg, USA, 1991, 142')

Hook - Capitan Uncino Poster


Altro giro per i "sabati sera Cinema", ed altro film cult, questa volta per chi apparteneva alla generazione appena successiva alla mia, come il buon fratello Ford: ricordo che vidi Hook all'inizio dell'adolescenza, catturato dalla bellissima sequenza della gara di insulti alla tavola dei Bimbi Sperduti proprio durante una delle innumerevoli visioni del più giovane - ma non all'apparenza - dei Ford: il lavoro di Spielberg, baracconesco e per famiglie, era e resta un film sottovalutato e magico, che ai più vecchi tra noi ricorda il grandissimo Robin Williams in una delle sue tante interpretazioni, con personaggi cult - Rufio spacca! - e quel qualcosa che incolla allo schermo anche quando si incrocia il suo cammino dopo averlo imparato a memoria.
Prova del suo valore, il fatto che entrambi i Fordini abbiano retto alla grandissima le due ore e venti di visione senza battere ciglio, infilando domande a raffica sui rapporti tra i personaggi ed assaporando un nuovo elemento legato all'amore scoppiato di recente per "Il rock di Capitan Uncino" di Bennato.
E il Bangarang è finalmente arrivato anche ai più piccoli di casa Ford.




TERMINATOR - DESTINO OSCURO (Tim Miller, USA/Spagna/Ungheria/Francia/Germania/Rep. Ceca/Cina/UK/Australia/Nuova Zelanda/Canada, 2019, 128')

Terminator - Destino oscuro Poster


Devo ammettere che l'hype per il nuovo Terminator firmato dal regista di Deadpool con protagonisti Linda Hamilton e Schwarzy era davvero alle stelle, quasi si potesse tornare ai fasti dei primi due episodi del franchise, maltrattato in anni recenti se non per l'ultimo Genysis, primo valido dai tempi del mitico T-1000: e proprio allo strepitoso Judgement Day strizza l'occhio - per usare un eufemismo - questo Destino Oscuro, che mescola apparentemente le carte solo per riportare in gioco trama e situazioni del lavoro di James Cameron, bruciando completamente un personaggio che poteva diventare decisamente interessante come quello dell'umana potenziata Grace catapultandolo in una copia smorta del secondo film della saga prima di immolarlo sull'altare dell'eccessivo carisma dei "vecchi", che per quanto sacrificabili - ma non troppo - diventano ancora una volta gli squali pronti a mangiarsi qualsiasi charachter o situazione anche potenzialmente affascinante.
Una grossa delusione, per gli occupanti di casa Ford e per chi come me vide l'ascesa del T-1000 in sala, cui questo nuovo Rev-9 può giusto giusto pulire le cromature.




AUGURI PER LA TUA MORTE (Christopher Landon, USA, 2017, 96')

Auguri per la tua morte Poster


Giunto in una sera di stanchissima sugli schermi del Saloon - credo di aver battuto ogni record precedente di abbiocchi nel corso di una visione, oltre a quello di essere andato a letto entro le ventitre senza essere malato -, Auguri per la tua morte, una sorta di versione slasher di Ricomincio da capo - apertamente citato a fine pellicola -, nonostante i tracolli da divano appena citati si è rivelato molto più divertente ed interessante di quanto non potesse suonare alla vigilia, finendo per fare fronte ad una certa scontatezza in fase di scrittura con una leggerezza di fondo che non guasta mai, e fa pensare che, in fondo, il regista non debba essere troppo spocchioso.
Interessante anche, pur se in qualche modo abbastanza telefonata, la ricerca dell'assassino da parte della protagonista e le varie modalità di omicidio portate in scena in questa versione "sanguinolenta" del Giorno della Marmotta, pronta a mostrare allo spettatore un pò di cara, vecchia, old school del genere priva di jump scares o trucchetti buoni giusti giusti per i due secondi del salto e poco altro.
Assolutamente imperfetto, ma decisamente meglio di quanto potessi pensare.


martedì 29 ottobre 2019

(Quasi) 40



Si dice spesso che ai cambi di decina corrisponda un bilancio, un pò come quando alla fine dell'estate si fanno i propositi per il "nuovo anno", usando il calendario che resta dentro dai tempi della scuola.
Ci si guarda indietro, prima ancora di guardare avanti, per capire o almeno cercare di farlo quale strada abbiamo preso, o stiamo percorrendo.
Oggi compio quaranta cazzo di anni, ma non ho voglia di fare bilanci, voltarmi indietro, pensare troppo ai ricordi: più realisticamente, nonostante il mio conclamato obiettivo sia quello di arrivare a vivere fino a centotre anni, sono giunto a quel "mezzo del cammin" di cui scriveva un signore piuttosto famoso qualche secolo fa, e quindi, da buon ingordo di tutto quello che ci fa battere il cuore, ho deciso che la mia estate non è ancora finita, neanche per sbaglio.
Un paio di giorni fa, nel percorso che in casa Ford si è deciso di far fare ai Fordini rispetto alla "serata Cinema", abbiamo affrontato per la prima volta La storia infinita, e ho potuto rivedere la scena cult per eccellenza di quella pellicola che nel corso dell'infanzia mi vedeva identificarmi con Bastian, timido e "goonie", e che ora, invece, mi ha portato da un'altra parte.
Quando, tra le rovine, si fronteggiano i due emissari dell'Imperatrice e del Nulla, il giovane guerriero recita guardando in faccia il suo nemico: "Se tanto dobbiamo morire, preferisco morire lottando. Attaccami, Gmork, io sono Atreyu!".
A prescindere da come vada a finire - immagino che chiunque passi di qui l'abbia visto almeno una volta -, questo è quello che sento ora. Prima o poi anche uno come me viene vinto dal Tempo, nonostante il fatto che, in alcuni momenti della nostra vita, ci sentiamo invincibili, al di sopra di tutto.
Ma sinceramente, non mi importa.
Quello che importa è che voglio vivere, il più a fondo possibile.
A volte non ci rendiamo neppure conto di quanto sia importante l'elastico che ci lega alla vita, oppure pensiamo non sia abbastanza forte, o pensiamo di non essere abbastanza forti noi stessi.
Per quanto mi riguarda, a prescindere dal passato, dai bilanci, dall'età, da tutto quello che posso o potete metterci, ho voglia di vivere come mai prima. 
E sono pronto a farlo con tutto me stesso, "bevendo finchè non avrò più sete", come canta Kid Rock, lottando, soffrendo, amando il più a fondo possibile.
E se per farlo dovrò fare il culo a qualche Gmork di troppo, lo farò senza farmi troppi problemi.
In alto i calici, ragazzi. 
Si dice che al cambio di decina si debba bere sempre un pò di più.


MrFord

martedì 22 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Torna il Bulletin con uno dei suoi - o meglio, miei - classici ritardi di pubblicazione per una settimana che ha visto mescolarsi un nuovo tassello della revisione tarantiniana, un classico della mia infanzia che ha inaugurato i "sabati sera Cinema" con i Fordini ed una visione sorprendente di una novità dalla quale non mi aspettavo nulla, e invece ha finito per conquistarmi.
Un buon mix, dunque, in attesa che il piccolo schermo torni a fare capolino anche da queste parti, insieme ad almeno una parte dei numerosissimi recuperi che mi attendono.


MrFord



A PROVA DI MORTE (Quentin Tarantino, USA, 2007, 113')

Grindhouse - A prova di morte Poster

Non è affatto un mistero, soprattutto per gli avventori del Saloon, che io abbia sempre considerato A prova di morte il film più debole del ragazzaccio di Knoxville Quentin Tarantino.
In un periodo in cui, probabilmente, il Nostro si stava godendo appieno di tutto il successo raccolto con Kill Bill e le schiere di fan adoranti, non si preoccupava come all'inizio della sua carriera di quanto rivoluzionarie e potenti potessero essere le sue opere: può capitare, del resto, di sedersi.
E la sua seduta è stata, per l'appunto, A prova di morte. 
Un film supercool, divertente, crudele, piacione, con un antagonista super fordiano, eppure troppo "omaggio a se stessi" per portare sullo schermo lo spessore mantenuto dalle opere precedenti del regista - Kill Bill compreso -.
Rivedendolo ancora una volta, nel pieno relax di una serata post palestra con birrone e kebabbazzo, ho riflettuto sul fatto che questo sia un film equivalente agli stessi, la cena zozza da una volta la settimana, lo shot a fine serata che è la goccia che fa traboccare il vaso, il pompino nel bagno di un locale regalato da una ragazza che non vedrai mai più.
Potrà essere godurioso nell'immediato, ma sarà sempre sterile a lungo termine.




GHOSTBUSTERS (Ivan Reitman, USA, 1984, 105')

Ghostbusters (Acchiappafantasmi) Poster

Da qualche tempo, ormai, ho iniziato un percorso con i Fordini che possa portarli a vivere sulla pelle le prime esperienze da spettatori "grandi" grazie ai film che, ormai qualche anno fa, hanno formato questo vecchio cowboy: nelle ultime settimane sono passati su questi schermi, dopo il successo del primo Jumanji, I Goonies, La storia fantastica e, in attesa di nuovi capitoli di questo viaggio, Ghostbusters.
Il lavoro di Reitman, che con mio fratello ho visto e rivisto fino allo sfinimento, è ancora oggi un concentrato di divertimento, ironia, avventura e magia del Cinema come solo nella magica fabbrica degli anni ottanta se ne facevano: fantastico il cast - Murray già mattatore con Aykroyd come sempre ottima spalla -, ottime gag perfette per grandi e piccoli, una divinità distruttrice che assume la forma di un innocuo pupazzone, battute a profusione ed uno spirito che rappresenta ancora oggi quell'innocenza magica che negli eighties permise a tanti autori di portare sullo schermo veri e propri miracoli.
E dal "non incrociare i flussi" al "sei tu un dio?" sfilano momenti esilaranti e per nulla invecchiati, che fanno perdonare gli effetti naif e regalano ancora la magia che spero possa trasmettersi dai miei occhi a quelli dei Fordini quando guardiamo insieme titoli come questo.




YESTERDAY (Danny Boyle, UK/Russia/Cina, 2019, 116')

Yesterday Poster

Danny Boyle è un tipo tosto, secondo me. E' arrivato ad una bella età spaziando di genere in genere, senza mai avere paura di rischiare, sporcarsi le mani, passare dalla nicchia al pop: da Trainspotting a The Millionaire, passando per Sunshine e 28 giorni dopo, non si può dire che non abbia percorso strade diverse.
Non mi ero fatto alcuna aspettativa o pregiudizio, rispetto a Yesterday, un film che racconta la "scomparsa" del gruppo pop per eccellenza attraverso una pellicola che porta in dono tutti gli stilemi del pop: o forse solo il pensiero che sarebbe stata una visione leggerina buona per una serata di decompressione.
E invece, come gli spettatori di Jack Malik alle sue esibizioni post-blackout, sono rimasto colpito: perchè Yesterday, con tutti i suoi aspetti da canzone pop, è riuscito ad arrivarmi dritto al cuore, raccontando la storia di un dilemma che probabilmente colpisce molte più persone di quante non lo facciano davvero credere.
Il successo porta la felicità? E l'amore? Cosa comporta una strada, e cosa l'altra?
Fino a dove siamo disposti ad arrivare, da una parte o dall'altra?
Happyness is a warm gun, qualcuno cantava.
Ma anche All you need is love.
Non è facile capire quale strada prendere.
Di sicuro, nel suo piccolo, questa canzone pop è riuscita a regalarmi una scena che non dimenticherò.
E questo la rende senza dubbio più speciale di tanta roba d'autore tanto figa ma altrettanto frigida.
Quindi non ho potuto fare altro che viverla. Let it be.


lunedì 14 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Settimana ai minimi storici al Saloon, considerati gli impegni sociali - non ricordavo quanto fossero fisicamente devastanti i matrimoni -, la palestra, l'appuntamento mensile con il pay per view di wrestling, la clamorosa stanchezza che si accumula per poi esplodere come una bomba il venerdì sera, ormai noto per essere l'alimentatore del coma profondo da divano: solo un titolo, infatti, è passato su questi schermi, di quelli che in questi giorni hanno fatto il giro del web principalmente per l'opera incredibile dalla quale è stato originato.


MrFord



EL CAMINO: IL FILM DI BREAKING BAD (Vince Gilligan, USA, 2019, 122')

El Camino: Il film di Breaking Bad Poster


Breaking Bad è, parlando di piccolo schermo, una delle vette più alte che siano state mai raggiunte, nonchè una delle mie tre serie televisive preferite di tutti i tempi insieme a Lost e Twin Peaks.
Il lavoro che fece Vince Gilligan con Walter White e Jesse Pinkman resta ancora oggi insuperato anche e soprattutto per essere andato in crescendo, senza perdere un colpo ed aggiungendo anzi carichi sempre più importanti fino allo splendido finale.
A distanza di qualche anno e già da prima della sua "pubblicazione" chiacchierato in tutta la rete attraverso Netflix El Camino, vero e proprio film che riprende le fila a partire dagli ultimi episodi della serie per poi rivelarci cosa ne è stato di Pinkman, e dove lo porterà il futuro.
Il fan service è molto - anche se resta un'arma a doppio taglio -, la fotografia ottima, la scrittura ben strutturata - del resto Gilligan ha ampiamente dimostrato di essere uno sceneggiatore fenomenale -, la tensione a tratti in grado di bucare lo schermo - strepitosa la sequenza del "duello" in pieno stile western -: resta, come principale limite di questo lavoro, il fatto che a meno che non si sia finito ieri di guardare l'ultimo episodio dell'ultima stagione si rischia di restare spiazzati da situazioni e charachters che, nel frattempo, si erano dimenticati o quantomeno messi in secondo piano, tanto da dover correre ai ripari ricorrendo a riassunti e simili.
Da questo punto di vista, El Camino resta una pellicola ben realizzata ad uso e consumo dei soli fan di Breaking Bad più che dello spettatore occasionale - che probabilmente non capirebbe una beata mazza di molti degli scambi temporali di narrazione -, e che proprio per questo permette che il dubbio si potesse fare decisamente di più si faccia strada come, ai bei tempi, gli improbabili soci Walter White e Jesse Pinkman nel mondo del traffico della metanfetamina.


lunedì 7 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Settimana di pausa nel recupero tarantiniano - comunque in cima alla lista delle mie priorità di visione - che ha portato al Saloon due nuove uscite e un paio di serie che erano da parecchio nel menù di casa Ford: e in bilico tra pellicole premiate, supereroi e vecchie glorie fordiane, non c'è stato davvero modo di annoiarsi.
Anche se i punti di vista potrebbero essere diversi da quelli raccolti in rete e sui social.


MrFord



THE BOYS - STAGIONE 1 (Amazon Original, USA, 2019)

The Boys Poster


Tratto da una serie firmata dal Garth Ennis di Preacher e legato per ispirazione a Watchmen, The Boys è giunto sugli schermi del Saloon quasi a sorpresa, nonostante il passato legato a doppio filo al mondo del Fumetto del sottoscritto: acclamata e ben accolta, la produzione Amazon centra il bersaglio grazie ad una serie di personaggi e trovate di grande efficacia, oltre ad una manciata di episodi - quelli iniziali - davvero notevoli.
Si spegne un pò alla distanza, ma senza dubbio presenta materiale che, se ben trattato, potrebbe trasformare The Boys in una delle realtà da supereroi più interessanti del passato recente, grazie principalmente al gruppo di outsiders protagonisti/antagonisti e ad un villain d'eccezione - il Patriota di Anthony Starr, che in barba al passato tagliato con l'accetta di Banshee ha svolto un lavoro d'interpretazione notevole -, oltre ad una visione che porta il mondo del superpotere strettamente a contatto con i difetti che tutti noi portiamo dentro da esseri umani.
E cosa accade quando un essere umano in grado di sfondare muri o volare o correre a velocità supersonica non è in grado di mantenere il controllo?
Who watch the Watchmen?, recitava la graphic novel cult di Alan Moore. Ci sarebbe da chiederselo.




WU ASSASSINS - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2019)

Wu Assassins Poster


Giunta sugli schermi di casa Ford principalmente grazie alla presenza nel cast di Iko Uwais e alla promessa di un sacco di calci rotanti, Wu Assassins ha finito per non rispettare appieno le attese: la produzione Netflix, ambientata in una San Francisco splendidamente ripresa, ha vissuto nel corso dei suoi dieci episodi una sorta di lotta tra la componente action e botte da orbi e quella fantasy, legata a doppio filo alla trama principale che vede il protagonista ritrovarsi ricettacolo del potere di Assassino dei Wu, esseri una volta umani divenuti sovrannaturali grazie al ritrovamento di reliquie in grado di donare loro caratteristiche uniche ma anche una propensione al "lato oscuro" non indifferente.
Personalmente, ho di gran lunga preferito la prima, legata agli stilemi classici del "buono contro cattivo" in ambiente metropolitano con tante mazzate e dose di pane e salame elevata rispetto alla seconda, più dispersiva, senza particolari idee e confusa, purtroppo pronta a prevalere nel ciclo di episodi che concludono la stagione, ancora senza una conferma a proposito di una seconda.
Faccio giusto tesoro delle evoluzioni di Uwais - uno dei migliori interpreti attuali del "Cinema di botte" - e di Katheryn Winnick, la Lagertha di Vikings.




JOKER (Todd Phillips, USA/Canada, 2019, 122')

Joker Poster

Ho fatto di tutto, nonostante le recensioni entusiastiche lette in ogni dove in rete e sui social, per non farmi influenzare dall'hype rispetto al Joker fresco vincitore del Leone d'Oro a Venezia, in modo da evitare l'eventuale delusione. Oggettivamente, c'è da congraturarsi con Todd Phillips per la confezione e la realizzazione di una pellicola dal sapore di anni settanta disturbante e molto autoriale, considerato il genere, e con Joaquin Phoenix per un'interpretazione ottima, almeno tre scene cult - la discesa dalla scalinata una volta completata la "mutazione" in Joker, gli omicidi in metropolitana e quello nello studio televisivo - ed un lavoro di oppressione rispetto allo spettatore più che efficace, eppure devo ammettere di essere uscito dalla sala emotivamente distaccato, con la sensazione di aver assistito ad un grande spettacolo con la grande pecca di essere stato studiato clamorosamente a tavolino.
Anche se non è giusto - perché si tratta di pellicole diverse - fare paragoni, questo Joker è più simile a quello macchiettistico di Nicholson nel primo Batman di Tim Burton che non a quello distorto e caotico di Heath Ledger nel Cavaliere Oscuro di Nolan, e proprio per questo, forse, non sono riuscito a sentire tutta la carica emotiva che avrebbe dovuto avere.
Resta senza dubbio un lavoro con i fiocchi, ma non quelli che restano stampati nella memoria.




RAMBO: LAST BLOOD (Adrian Grunberg, USA/Spagna/Bulgaria, 2019, 89')

Rambo: Last Blood Poster


La settimana è stata chiusa dal più consueto festival della tamarrata fordiana, quel Rambo che, come Rocky ed in modo ancora più pane e salame continua a non voler mollare e continuare a combattere, in barba ad età, mondo che cambia ed essere fuori tempo massimo.
Riprendendo il canovaccio di Taken alimentando pessimismo e violenza, il buon Sly riesuma uno dei suoi charachters simbolo in un tributo che ha poco senso in termini di scrittura e di logica narrativa ma è una gioia per gli occhi ed il cuore di tutti i fan che, come il sottoscritto, l'hanno visto attraversare mezzo mondo e spaccare culi a prescindere dalla latitudine geografica ed ora tornano ad apprezzarlo tra le mura di casa sua, spinto come il passato vuole dalla vendetta e dal desiderio di raddrizzare i torti.
Con ogni probabilità i radical chic o i finti intenditori di Cinema come Cannibal Kid protesteranno di fronte a un titolo come questo, eppure messi da parte i pregiudizi ed accettata l'operazione per quello che è, resta un festival del gore versione action come solo il Rambo precedente era stato.
Segno che, per quanto fantasmi, certi personaggi hanno ancora il diritto ed il dovere di far sentire la loro presenza al pubblico.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...