mercoledì 20 settembre 2017

La torre nera (Nikolaj Arcel, USA, 2017, 95')




Il Re del brivido della Letteratura, Stephen King, ha finito, nel corso della sua lunga carriera, per essere secondo solo a Shakespeare per numero di opere adattate per il grande e piccolo schermo, dalle ciofeche inguardabili ai cult generazionali, passando per vere e proprie pietre miliari - impossibile dimenticare lo Shining di Kubrick, ma anche il Misery di Rob Reiner -: da lettore, soltanto una parte della sua immensa produzione ha finito per arricchire la mia biblioteca, e senza dubbio almeno un paio dei suoi lavori sono tra i miei favoriti - La lunga marcia e Cujo, in particolare -, mentre ricordo che La torre nera, con il suo primo capitolo, osannata come qualcosa di imperdibile da schiere di fan, mi risultò non tanto poco valido, quanto spento e un pò noioso.
Dunque, già in partenza, il destino di un film come questo, massacrato in lungo e in largo, si faceva davvero infausto: certo, Matthew McConaughey nel ruolo dell'Uomo in nero e la Lagertha di Vikings nel cast alzavano almeno in parte l'asticella, ma le aspettative restavano molto basse.
Non mi sarei mai aspettato, però, che il risultato sarebbe stato addirittura inferiore - e di molto - alle aspettative stesse.
Purtroppo Arcel - autore, qualche anno fa, dell'ottimo A royal affair -, importato dalla Danimarca, ha finito per rinfoltire i ranghi delle schiere di registi di belle speranze sputtanati completamente da Hollywood e dai meccanismi delle majors asservite al botteghino: perchè La torre nera è un film come se ne sono già visti - e non di belli - a decine negli ultimi anni, un goffo tentativo di unire l'avventura per ragazzi in stile Divergent, Hunger Games e compagnia al fantasy apocalittico sulla scia di Mad Max, un prodotto sbrigativo, noioso, che io ricordi decisamente lontano dall'atmosfera che si respirava tra le pagine del romanzo, risollevato solo a tratti dal già già citato McConaughey che imperversa in lungo e in largo impartendo ordini ai malcapitati di turno che sono costretti ad obbedire al suo volere.
Ma è troppo poco perfino per uno come il sottoscritto cui il vecchio Matthew ha regalato un sacco di soddisfazioni in questi ultimi anni, da True Detective a Mud, passando per Killer Joe: e mi pare ridicolo che King possa da sempre essersi schierato contro la versione kubrickiana di Shining e rimanere impassibile di fronte a cose davvero di livello infimo come questa, emblema di quel Cinema di cassetta che, come troppo spesso accade ultimamente, è distante anni luce da quello di ben altra caratura targato anni ottanta.
La speranza, ora, è che critiche ed incassi - piuttosto bassi - interrompano sul nascere quella che avrebbe dovuto essere una serie, e che in tutta onestà mi risparmio ben volentieri, con buona pace dei Re del brivido e degli Uomini in nero.
Questo Pistolero ha tutta un'altra strada da compiere.




MrFord




 

martedì 19 settembre 2017

Cars 3 (Brian Fee, USA, 2017, 102')




Evidentemente il numero tre deve avere una certa importanza, quando associo il Cinema al Fordino.
Ricordo come fosse ieri quando, con Julez, lo accompagnammo per la prima volta in sala, in occasione dell'uscita di Kung Fu Panda 3, pochi giorni prima che nascesse la Fordina, e l'idolo dell'allora più piccolo del Saloon lasciò tutti quanti a bocca aperta.
A questo giro, con gli impegni domestici, i primi malanni di stagione e le incombenze, per l'uscita in sala del terzo capitolo della saga di Saetta McQueen io e il Fordino abbiamo avuto la nostra prima volta al Cinema da padre e figlio in solitaria: e penso che nessun film d'animazione, quest'anno, sarebbe stato azzeccato quanto Cars 3.
Personalmente, ai tempi adorai il primo capitolo di questo brand, forse non originalissimo ma perfetto nel ricreare l'atmosfera da grande film classico da riscatto made in USA, uno dei miei preferiti "del cuore" quando si parla di Pixar: peccato che, all'uscita del numero due, rimasi deluso per quello che, al contrario, ad oggi è il punto più basso della produzione dello Studio nato da Mamma Disney, una pellicola nata ad uso e consumo del merchandising e delle marchette da titolo per famiglie.
Con questo numero tre l'atmosfera e lo spirito, fortunatamente, tornano ad essere quelli degli esordi, tanto da solleticare emozioni forti in chi, come me, ha vissuto una vita alla massima velocità che la stessa permetteva e ad un certo punto si è ritrovato ad avere di fronte qualcuno che potrebbe andare ancora oltre, e non riuscire ad essere altro che felice per lui.
Il percorso di maturazione di Saetta, iniziato nel primo capitolo e messo in stand by a favore del successo commerciale nel secondo, esplode e raggiunge il suo senso più compiuto in questo terzo, che con saggezza, pancia ed onestà racconta l'adattarsi al Tempo e descrive in modo sincero il ruolo migliore di chi si ritrova, da promessa, ad essere insegnante, cambiando la propria prospettiva e scoprendo grazie ad essa il bello di avere qualcuno pronto ad entrare nella corsia di sorpasso, e fare meglio di quanto abbia mai fatto.
Questioni tecniche a parte - ormai è indiscutibile la maestria raggiunta dalla Pixar in termini di messa in scena - e corto antecedente la visione come sempre splendido ed educativo - per il Fordino, alle prese con le prime relazioni sociali da percorso scolastico, è stato perfetto -, dunque, non posso che togliermi il cappello di fronte al ritorno di un brand che pareva destinato alla commercializzazione spietata ed ora, piccole concessioni a parte - il doppiaggio, comunque divertente, da parte di Sebastian Vettel del navigatore di una delle protagoniste e la presenza di grandi brand come Bose - finisce per veicolare un messaggio positivo prima per il pubblico adulto e, di conseguenza, per i più piccoli, e raccontare il trascorrere del Tempo e la naturale evoluzione che ognuno di noi - chi più, chi meno, ovviamente - subisce nel corso della vita, specialmente quando ha l'occasione di "nascere un'altra volta", per godermi come al solito la citazione di Stallone in Rocky V.
Poi, certo, probabilmente il Fordino comprenderà le sfumature di titoli come questo soltanto quando, tra una trentina d'anni, si troverà nella mia stessa situazione oggi, ma poco importa: in fondo ogni pilota ha bisogno dei suoi tempi, per trovare lo stile che gli - o le - si addice, ed il modo giusto per affrontare circuiti ed avversari.
La cosa importante sarà avere qualcuno che possa guardare le spalle ed indicare la via in base a quello che ha vissuto, e sperare sempre e comunque che per il nuovo pilota ci sia un pezzo di strada in più: tutti, in fondo, siamo figli del Tempo.
Tutti cresciamo, superiamo chi è venuto prima di noi e veniamo superati da chi è giunto dopo.
E' facile correre, non altrettanto viaggiare ad un'altra velocità.
Eppure, quando quella velocità si trova, non si hanno davvero rivali.



MrFord



 

lunedì 18 settembre 2017

Baby driver - Il genio della fuga (Edgar Wright, UK/USA, 2017, 112')




Ricordo benissimo la prima volta in cui il mio cammino incrociò quello di Edgar Wright: per puro caso, sul retro della copertina del dvd - perchè uscì direttamente per l'home video, cosa a dir poco scandalosa - de L'alba dei morti dementi, terribile adattamento di Shaun of the dead, lessi di pareri entusiastici dell'esordio "da grande" del regista inglese giunti da Peter Jackson, Quentin Tarantino e nientemeno che George Romero, il Maestro indiscusso del genere zombie, che rimase così colpito da invitare poco tempo dopo lo stesso Wright ed il suo protagonista Simon Pegg per un'apparizione in La terra dei morti viventi.
Ricordo anche lo scetticismo spazzato via scena dopo scena da quello che è ancora oggi - e ancor più - un supercult, nonchè forse il miglior film di questo cineasta talentuoso ed originale, che potrebbe non avere i numeri - almeno per ora - di un suo quasi coetaneo ormai considerato una realtà mondiale - Christopher Nolan - ma che rappresenta ad ogni visione una ventata d'aria fresca: dalla strepitosa Trilogia del Cornetto - che non posso che amare in blocco - a Scott Pilgrim, Wright ha fatto del ritmo, della musica e del montaggio i suoi punti di forza, e Baby driver, osannato negli States da pubblico e critica, non è assolutamente da meno rispetto ai lavori precedenti del Nostro.
Senza dubbio, oltre ai punti di forza appena segnalati, questo heist movie andrebbe ricordato per le ottime scelte di casting - spassoso il charachter di Jamie Foxx, grande invece il lavoro svolto dal giovane Ansel Elgort -, la soundtrack variegata e da urlo, il crescendo che conduce lo spettatore come se fosse un guidatore "da rapina" ed una mescolanza di generi che passa dal pulp anni novanta all'heist movie classico - anche se, va detto, come Inside man ancora non ne ho visti -, passando per il film di formazione e quello romantico: si sente forse la mancanza dell'ironia spinta e selvaggia del già citato Shaun e di Hot fuzz, o della maggiore freschezza degli stessi, ma occorre anche ammettere che, ai tempi, un film di Edgar Wright rappresentava un'assoluta novità, qualcosa che nessuno aveva mai portato sullo schermo, quantomeno in quel modo.
Resta però una visione assolutamente meritevole, che intrattiene alla grande e riesce perfino ad emozionare in un paio di passaggi, forse non clamorosa come le voci della vigilia affermavano fosse ma senza dubbio pronta a confermare il valore del regista e sceneggiatore, che oltre ad essere un vero e proprio "batterista" della settima arte per la sua cura del ritmo, dimostra - proprio come Nolan - di non sbagliare film neppure quando di fronte ci si ritrova "soltanto" ad un'opera discreta o buona, e non semplicemente strepitosa.
Baby driver, dunque, apre decisamente bene questo autunno cinematografico, con tanta musica, corse in macchina a velocità folli, amori da melò d'altri tempi, una trama noir e personaggi scombinati come neppure i Coen si immaginerebbero - la coppia Hamm/Gonzalez fa scintille -, un protagonista per il quale è impossibile non fare il tifo e perfino quella speranza che pare ormai fantascienza che, prima o poi, anche i bravi ragazzi avranno la loro gloria.
Questo è senza dubbio uno dei grandi meriti di Wright: quello di credere in una positività che, anche tra sangue e proiettili, è in grado di regalarci un sogno.
Neanche fosse la canzone della nostra vita.




MrFord




venerdì 15 settembre 2017

Quindici19 - Serata conclusiva

 


Qualche mese fa, qui al Saloon, pubblicizzai una di quelle iniziative che dovrebbero fornire linfa vitale al futuro del Cinema in tutto il mondo, il Quindici19 Short Film Festival, che unisce e permette un confronto - ed una gara - tra gli adolescenti italiani e non solo di mettere in mostra le proprie doti dietro la macchina da presa.
Avendo preso parte alle votazioni della giuria ed avendo avuto l'occasione di visionare i titoli finalisti - con tanto di personale classifica - alla vigilia della cerimonia finale porto sugli schermi del Saloon il trailer che presenta la serata, alzo i calici ed auguro a tutti questi ragazzi fortuna nel difficile mondo della settima arte.



MrFord




 

giovedì 14 settembre 2017

Thursday's child







Il rientro dalle vacanze ed il ritorno alla quotidianità quasi normale non sono mai facili da digerire, specie quando quella stessa quotidianità è fatta di collaborazioni come quella con il mio compare di rubrica nonchè rivale di sempre, Cannibal Kid: ora di cambiare aria, o di cercare rifugio in qualche novità in sala?


"Il dossier fornitomi dalla CIA dice che Cannibal Kid è fuggito qui in Colombia per scappare da Ford: voglio conoscere immediatamente la sua posizione."



Cars 3

Gli effetti della guida di Ford ora anche in un film d'animazione.

Cannibal dice: La saga di Cars è la preferita di mio nipote, che però a 9 anni sta già diventando troppo grande per Saetta McQueen. Quando lo diventerà anche Ford, l'eterno esaltatore delle eterne disneyate?
Ford dice: il primo Cars è ancora oggi uno dei Pixar che amo di più, sarà per il suo sapore di Classico o per quell'atmosfera da film USA on the road, mentre il secondo è indubbiamente il peggior marchettone mai portato in sala dalla costola di Mamma Disney. Dal trailer - spettacolare - questo terzo capitolo parrebbe più simile al primo, dunque non vedo l'ora di poterlo esaltare alla facciazza di Cannibal Finto Giovane Kid.





Barry Seal – Una storia americana

"Prima che a Ford venga in mente di pilotare qualche altro mezzo, me la do a gambe levate."

Cannibal dice: Il sempre criticato Tom Cruise ormai è difeso da sempre meno gente, tra cui a sorpresa ci siamo sia io che il mio blogger rivale. Considerando però che il suo ultimo La mummia manco io ce l'ho fatta a vederlo, mi sa che a difenderlo potrebbe restare il solo e unico Ford. Anche se questo film sembra abbastanza nelle mie corde. Più de La mummia, se non altro.
Ford dice: io ho sempre adorato quel pazzo scatenato di Tom Cruise. Anche nelle sue peggiori cagate. Non riesco davvero a non volergli bene. Ed è curioso che un altro che l'ha sempre difeso sia il mio rivale. Che sia lui il segreto di una davvero improbabile pace tra noi?








Leatherface

Ford conduce Katniss Kid al suo chalet in montagna.

Cannibal dice: Prequel non richiesto di Non aprite quella porta, una saga che non mi ha mai esaltato. Nemmeno con il film originale di Tobe Hooper. E nemmeno con Non aprite quella porta 3D con Alexandra Daddario, e ciò è grave!
Ford dice: inutile prequel di un cult più che sacro che, dalla scomparsa recente di Tobe Hooper, dovrebbe essere considerato ancora più sacro, e dunque non vituperato da operazioni di questo tipo.








Gatta Cenerentola

"Chissà se quei due gattacci di Cannibal e Ford saranno ancora in giro a quest'ora!?"

Cannibal dice: Musical animato italiano che ha incantato Venezia. Io dubito che gli farò le fusa altrettanto volentieri, ma spero di restare sorpreso. Così come sarei sorpreso se Ford la smettesse di partire per una nuova vacanza ogni giorno...
Ford dice: sulla carta non avrei dato neppure una mezza lisca di pesce a questo film, e invece pare che potrebbe essere una delle sorprese della settimana. I gatti, del resto, sono un'altra delle poche cose al mondo che uniscono me e Cannibal.









Appuntamento al parco

"Qui c'è scritto che dovrei essere più vecchio di Ford, ma è assolutamente impossibile!"

Cannibal dice: Ford, ti do appuntamento al parco. Sarò poi più che felice di darti buca, uahahah!
Così come darò buca a questo film, l'ennesima pellicola su vecchini destinata a un pubblico di soli gerontofili.
Ford dice: Cannibal, ti do appuntamento al parco per gonfiarti di cazzotti.
E poi ti costringo anche a vedere questa roba.


Veleno

"Non pensavo che il panorama di Casale Monferrato fosse così triste."

Cannibal dice: Film definito un “western campano” che passo volentieri a quel patito di western di Ford, insieme a una bella dose di veleno.
Ford dice: è vero che qui il Western è di casa, ma non vorrei esagerare. Per il momento passo, e mi bevo un bel whisky ammazza veleno. In fondo, per neautralizzare quello del Cucciolo Eroico non occorre neanche sbronzarsi.








Fuori c'è un mondo

"Fuori c'è un mondo bellissimo, non perdete le vostre vite a leggere Pensieri Cannibali!"

Cannibal dice: Fuori c'è un mondo... di film che sembrano più interessanti di questo. E di sicuro c'è anche un mondo di blog più interessanti di White Russian.


Ford dice: fuori c'è un mondo, ma Peppa ha da sempre paura di vederlo. Perché sa che in giro c'è un Ford ad aspettarlo.

 

mercoledì 13 settembre 2017

Se dio vuole (Edoardo Falcone, Italia, 2015, 87')




Quando, non troppi mesi fa, ha fatto capolino in modo assolutamente casuale da queste parti Beata ignoranza, con protagonisti Marco Giallini - in grande spolvero da Rocco Schiavone e Perfetti sconosciuti in poi - ed Alessandro Gassman, ho finito per rivalutare almeno in parte il Cinema italiano che tanto ho osteggiato nel corso delle ultime stagioni, finendo per sdoganare, autori come Sorrentino a parte, quelle commedie leggere e piacevoli senza grandi pretese ma in grado di regalare serate easy e godibili come un massaggio o un cocktail con la giusta concentrazione alcolica: Se dio vuole, passato sugli schermi del Saloon durante la trasferta spagnola e sponsorizzato dalla mitica suocera Ford, si è rivelato parte del novero ed ha ulteriormente confermato una delle coppie più interessanti della commedia all'italiana divertente e non volgare, formata per l'appunto da Giallini e Gassman, che nel ruolo del preciso e spigoloso e del caciarone eterno Peter Pan funzionano alla grande, finendo, in casi come questo, addirittura per soddisfare perfino un ateo convinto come il sottoscritto trattando un tema spinoso come la Fede.
Il rapporto tra il medico affermato Tommaso ed il prete "redento" - ed ex carcerato - Don Pietro, con le certezze granitiche del primo messe in discussione ma mai appesantite dal concetto di religione funziona, diverte e coinvolge, e seppure a tratti un pò telefonato finisce per dare allo spettatore quello che si potrebbe chiedere ad una pellicola senza impegno come questa, resa ancora più interessante da un finale "a libera interpretazione" che regala uno spessore inatteso - almeno dal sottoscritto - al lavoro di Edoardo Falcone.
Per il resto, pur legato a situazioni e dinamiche differenti, un film pronto a raccontare da un punto di vista drammaticamente divertente del concetto di Famiglia che mi ha ricordato Tutta colpa di Freud - sempre con il buon Giallini protagonista -, senza particolari ambizioni alte ma funzionale e pronto a regalare momenti di riflessione e risate anche grasse: da esterofilo quale sono, non mi vergogno ad ammettere la genuina utilità di titoli come questo, pronti a dare respiro nelle serate di stanca e quantomeno a sostenere la speranza che in Italia si torni a lavorare bene anche quando si tratta di produzioni commerciali, riguadagnando il terreno rispetto, tra gli altri, ai nostri cugini francesi che in questo senso negli ultimi anni hanno davvero portato sugli schermi cose decisamente molto interessanti sia quando si è trattato di sbancare i più importanti Festival che di strappare qualche sana risata al pubblico occasionale.
E ben vengano anche attori vissuti "ai margini" per anni come Marco Giallini rilanciati da una seconda giovinezza, se riescono ad incarnare figure archetipiche e risultare credibili come qualcuno che si potrebbe incontrare per strada o tra le mura di casa, risate e lacrime comprese.
Per quanto riguarda la Fede, invece, io resto sulle mie posizioni.
Ma nonostante questo, quando capita di incrociare la strada di titoli come Se dio vuole, quasi quasi la voglia di dubitare in positivo finisce per farsi sentire: a prescindere da cosa potrebbe significare quel frutto caduto dall'albero.




MrFord




 

martedì 12 settembre 2017

American Honey (Andrea Arnold, UK/USA, 2016, 163')




Nel corso di questi anni nella blogosfera, il tam tam legato ad alcuni titoli non distribuiti in Italia e considerati - a ragione o a torto - dei potenziali cult ha portato su questi schermi alcune delle visioni più stimolanti - che si trattasse di stroncature o promozioni - che ricordi, pronte a scatenare discussioni e confronti come dovrebbe sempre essere quando si parla di Cinema o di Arte in generale.
American Honey, produzione indie che pare un incontro tra Spring Breakers ed il Van Sant di Belli e dannati, ha bussato alla mia porta con insistenza per mesi prima che riuscissi a trovare il tempo - considerato il minutaggio - e le energie necessarie per affrontarlo, alimentando un hype che alcune critiche entusiastiche non avevano fatto altro che ingigantire: e come spesso accade in questi casi, il risultato è stato, purtroppo, una parziale delusione.
Con ogni probabilità, se avessi incrociato il lavoro di Andrea Arnold una ventina d'anni fa, sarei rimasto molto più colpito perchè più vicino per età ed inquietudine ai suoi protagonisti, mentre ora mi pare di aver assistito ad un tentativo di fotografare la crisi che qualche anno fa aveva colpito gli States e che continua a farsi sentire senza la profondità necessaria per poter toccare davvero il cuore, affidandosi invece spesso e volentieri alla bellezza selvaggia dei ragazzi capitanati da Shia LeBeouf senza riuscire a raggiungere i vertici del lavoro di Korine citato poco sopra.
Quantomeno non pesano durata e ritmo - che erano gli spauracchi maggiori della "vigilia" -, ed alcune immagini risultano incredibilmente potenti, eppure il tira e molla sentimentale tra Star e Jake finisce, più che permettere allo spettatore di empatizzare con i due ragazzi, per considerarli al contrario odiosi e supponenti, stuzzicando il desiderio di grandi calci in culo rifilati fino al sopraggiungere di un'agognata maturità: un vero peccato, perchè l'idea dell'on the road sfruttato per mostrare il benessere di alcune città o fasce di popolazione e l'estremo disagio e povertà di altre, o lo straniamento di chi vive in più di un senso "al confine" - come i lavoranti delle piattaforme - aveva potenzialità enormi che riescono ad esplodere davvero soltanto a sprazzi - si veda la sequenza da brividi del canto di gruppo di American Honey nel furgone, che per me avrebbe dovuto chiudere la pellicola - e finiscono per relegare il titolo in questione al grande bacino di tutti quei potenziali e chiacchierati cult che nel giro di una stagione finiranno per essere inevitabilmente dimenticati e sostituiti da altri pronti a percorrere le stesse orme.
Restano comunque un ottimo approccio da narratrice della regista, una fotografia spettacolare, un'ottima colonna sonora e senza dubbio la volontà di realizzare qualcosa che avrebbe voluto e potuto essere grandioso: il fatto che non ci sia riuscito è un'altra storia, ma del resto American Honey è come un adolescente che vuole tutto il mondo ma per orgoglio non ammetterebbe mai questo bisogno irrefrenabile, o che recita la parte del cattivo anche quando basterebbero uno sguardo ed un bacio, o tenta di stupire uscendo dal seminato anche se la sua bellezza sta nella semplicità dei piccoli gesti.
Chissà se, crescendo, le cose potranno cambiare.
Sinceramente lo spero, per tutti gli American Honey e le Star e i Jake ai quali, se non presi a calci in culo nel modo giusto o sostenuti o forti abbastanza, non resta alternativa se non il perdersi su una via senza ritorno.




MrFord




lunedì 11 settembre 2017

Game of thrones - Stagione 7 (USA/UK, HBO, 2017)



Dai tempi dell'esplosione del fenomeno delle serie televisive all'inizio degli Anni Zero, pochi titoli sono divenuti, per motivi e meriti differenti, dei veri e propri punti di riferimento per il pubblico, dei fenomeni in grado di entrare a pieno titolo nella pop culture e finire nel mirino anche di chi dei suddetti titoli ha finito per sbattersene - apparentemente - sempre e comunque, come fu ai tempi per il primo Twin Peaks: Lost è uno degli esempi più clamorosi, in questo senso, tanto da essere quasi associabile ad un culto religioso, che lo si odi o lo si ami.
Fin dalla sua conclusione, per tutti gli addetti marketing delle grandi produzioni c'è stata una vera e propria corsa alla scoperta del prodotto che ne sarebbe stato l'erede: ci hanno provato in molti, ed altrettanti hanno fallito.
Almeno fino all'arrivo di Game of thrones.
Il serial partito dall'ispirazione data dai romanzi di George Martin, infatti, per mosaico di personaggi, isterie di massa, maniacalità esplosa in tutto il mondo è diventato a tutti gli effetti il Lost di questa generazione di spettatori, che da Cersei a Jon Snow, passando per Daenerys e tutte le morti illustri che ci hanno riservato le sette stagioni - e chissà quante altre l'ottava - ha creato fazioni tra il pubblico che ricordano i tifosi calcistici, o gli appartenenti alle casate che si danno battaglia per la conquista di Westeros.
Ora, di questa settima stagione ho già letto di tutto e di più: asservita al fanservice - assolutamente vero -, troppo frettolosa - assolutamente vero -, giocata sull'esaltazione - assolutamente vero -, completamente slegata ormai dalla linea di narrazione e dal mondo ideato da Martin - assolutamente vero -. Eppure, come fu per Lost, l'impressione che continuo ad avere è quella della serie di culto che una volta giunta al successo planetario finisce nel mirino delle critiche degli stessi che, in principio, l'avevano esaltata per poi tirarsi indietro nel momento in cui scoprono che il loro giocattolino è diventato il giocattolino di tutti: certo, questa settima non sarà stata, oggettivamente parlando, la miglior stagione della produzione, ma neppure la peggiore - la quinta fu decisamente poco avvincente e nel complesso quasi noiosa, ad esempio -, e proprio grazie al tanto criticato fan service ha finito per regalare momenti di godimento assoluto qui al Saloon, dal survival della squadra oltre la Barriera agli incontri che mi hanno ricordato i livelli di miticità - come direbbe Po - di Star Wars, fino agli sconvolgimenti dell'ultimo episodio che alimenta l'hype per la prossima - ed ultima - stagione a livelli davvero incredibili.
Ora starà agli autori cercare di cavalcare l'onda come un drago e cercare di mantenere un equilibrio giusto tra la fama raggiunta e l'essere ormai mainstream a tutti gli effetti e la qualità e la crudeltà che hanno da sempre contraddistinto questo titolo, probabilmente uno dei più importanti per la storia del piccolo schermo che noi figli di quest'epoca avremo modo di gustarci.
Ben vengano, dunque, tutte le discussioni, il fan service, i draghi, le morti, il sesso oltre i confini delle parentele e la tensione legata alla possibilità che ogni personaggio, soprattutto il tuo preferito, possa morire da un momento all'altro: se, alla fine di questa corsa, l'esaltazione sarà questa, qualsiasi imperfezione sarà giustificata.
Almeno qui.
Dove crediamo che proprio nelle imperfezioni stia il segreto di qualsiasi fascino.



MrFord



 

giovedì 7 settembre 2017

Thursday's child







Il risveglio settembrino delle proposte in sala, dopo l'uscita del nuovo Nolan la scorsa settimana, prosegue con un altro weekend che potrebbe perfino risultare promettente, ed ancora rischiare di mettere d'accordo perfino i due nemici per antonomasia della blogosfera, il qui presente Ford ed il pusillanime Cannibal Kid.
Riuscirà un regista ormai cult come Edgar Wright nell'impresa?


"Se becco Cannibal gli sparo un ceffone in pieno viso."



Baby Driver – Il genio della fuga

"Hey, piccolo Kid: sono la tua nuova baby sitter."

Cannibal dice: Edgar Wright è un regista stranamente amato sia da me che da Ford. Anche se da me più per il teen Scott Pilgrim vs. The World e da lui più per la Trilogia del Cornetto. Il suo nuovo film, già osannato da pubblico e critica negli Usa, sembra avere tutte le carte in regole per essere uno dei grandi cult cannibalfordiani dell'anno. Sarà davvero così?
Ford dice: Edgar Wright è uno dei registi della nuova generazione che amo di più, soprattutto grazie alla favolosa Trilogia del Cornetto, una delle cose più esilaranti che abbia mai visto in sala. Stranamente, inoltre, questo regista di norma riesce perfino a mettere d'accordo i due bloggers più rivali della blogosfera. Che sia l'ennesima conferma del suo talento, e delle prime recensioni ammeregane che l'hanno osannato?



Miss Sloane – Giochi di potere

"E' inutile che piangi, bella: con Ford ci esco io."

Cannibal dice: Finalmente esce anche in Italia un film che era già stato annunciato negli scorsi mesi. Dico solo che c'è Jessica Chastain, che quindi io naturalmente l'ho già visto e che la mia rece è già pronta. Non sono mica uno sfaticato che vive in vacanza come il Señor Ford che, nel momento in cui state leggendo, dovrebbe trovarsi sulle ramblas di Barcellona...
Mmm... a pensarci bene non è che lo invidi poi così tanto.
Ford dice: film potenzialmente interessante con una delle attrici più interessanti - e non solo per il talento artistico - in circolazione, che potrebbe rivelarsi perfino una sorpresa. Senza dubbio, una volta tornato dalla mia ennesima vacanza, sarà tra i primi a finire nel mirino del vecchio cowboy.
Cannibal, invece, continuerà ad essere il mio bersaglio preferito.


Fottute!

"Siete sconvolte quanto Cannibal la prima volta che accettò di passare un weekend alla fordiana!"

Cannibal dice: Con un titolo italiano del genere, roba che non si vede manco dalle parti di Pensieri Cannibali nei suoi momenti più estremi, come si può perdere un film del genere? Per di più c'è Amy Schumer, l'idola comica di Un disastro di ragazza e Inside Amy Schumer e un regista indie come Jonathan Levine (50 e 50, Fa' la cosa sbagliata, All the Boys Love Mandy Lane e Sballati per le feste!). Per gli amanti come Ford delle tardone... volevo dire delle vecchie glorie c'è pure Goldie Hawn, quindi che sia fottuto e sfottuto chi non se lo vede.
Ford dice: il titolo è agghiacciante, il regista ed il cast interessanti, le opinioni oltreoceano non incoraggianti. Potrebbe rivelarsi una figata a sorpresa fordiana o la tipica robetta inutile cannibalesca. Io spero nella prima.


All Eyez on Me

"Ford sta con Notorious e Cannibal con me!? Ma questa è una barzelletta!"

Cannibal dice: Il biopic su uno dei miei rapper preferiti, il grande 2Pac Shakur, sebbene negli Usa non sia stato accolto alla grande è una visione imperdibile per me, ma credo che se lo dovrebbe vedere pure Ford, estimatore più di Notorious B.I.G.. Così potremmo far rivivere sui nostri blog la faida tra East e West Coast.
Ford dice: non ho mai amato particolarmente 2Pac, essendo un grande estimatore di Notorious, ma sono molto curioso di questo biopic, anche perchè potrebbe rinverdire i fasti delle Blog Wars musicali tra me e Cannibal che qualche anno fa scossero le fondamenta della blogosfera tutta.


The Devil's Candy

La tipica turista al termine di una vacanza a Casale Monferrato.

Cannibal dice: Horror metal satanico che ho già visto e ho trovato caruccio, anche se non mi ha esaltato del tutto. Qui c'è la mia breve, brevissima Twitter-recensione: http://www.pensiericannibali.com/2017/08/le-recensioni-ai-tempi-di-twitter.html. Chissà se piacerà a un ex metallaro oggi fan del reggaeton come Ford...
Ford dice: horror metallico satanico che mi ispira non poco, e che spero, al rientro delle vacanze, possa spazzar via tutti gli horrorini per pusillanimi che la fanno fare sotto a gente come Peppa Kid.


In Dubious Battle – Il coraggio degli ultimi

"Sciopereremo fino a quando Cannibal continuerà a scrivere di Cinema!"

Cannibal dice: James Franco torna a lavorare con Selena Gomez dopo il capolavoro supremo Spring Breakers. Questa volta si preannuncia un film del tutto differente, con l'attore anche alla regia, un'ispirazione da John Steinbeck e un'ambientazione nell'America degli anni '30. La puzza di noiosa fordianata è quindi fortissima, però il profumo soave di Selena dovrebbe comunque sovrastarlo.
Ford dice: film potenzialmente interessante se visto dalla prospettiva fordiana dell'ambientazione, ma che potrebbe assumere una deriva cannibalesca rischiosa per la sua riuscita. Ad ogni modo, una visione potrebbe starci, considerata la pochezza che è stata l'estate in sala.


Il colore nascosto delle cose

"Tesoro, non bevi il tuo the?" "Devo incontrarmi con Cannibal, più tardi: mi serve un White Russian per farmi coraggio."



Cannibal dice: Non ho mai visto un film diretto da Silvio Soldini. Un po' perché i suoi lavori non mi hanno mai attirato e un po' perché è dal 2012 che non girava più niente e io ho cominciato a rivalutare il cinema nostrano soltanto negli ultimissimi anni. Questa potrebbe allora essere la volta buona. A meno che Ford non dica che Soldini è il miglior regista italiano in circolazione e in tal caso mi risparmio pure questo.
Ford dice: il Cinema italiano negli ultimi anni è riuscito a sorprendermi molto in positivo e confermarsi, a tratti, come la spenta caricatura di quello che era nella stagione d'oro degli anni sessanta e settanta. Soldini non mi ha mai attratto più di tanto, e considerate le potenziali bombe delle ultime settimane, non penso correrò a recuperarlo al mio ritorno. Al contrario potrei sempre recuperare Cannibal e sparargli un paio di mosse di wrestling.


La fratellanza

Prossimamente su questi schermi uno steel cage handicap match tra Peppa Kid e due tizi grossi, cattivi e tatuati.

Cannibal dice: Thriller con Nikolaj Coster-Waldau di Game of Thrones che si preannuncia come una visione per duri e puri. Gente come Mr. Ford, insomma...
Ma dai, ma chi ci crede? Ormai è diventato un tenerone come manco il Gianfranco D'Angelo degli anni '80.
Ford dice: a parte la curiosità di vedere Jamie Lannister in versione brutto, sporco e cattivo e l'ambientazione action, non mi pare gran roba. Ma dato che so che infastidirà Cannibal, potrei preparare una bella recensione da amante delle botte e delle cose da duri.


The Teacher

"Mi dispiace, ma l'ultimo posto nella compagnia è già stato preso da Katniss Kid."

Cannibal dice: Commedia ambientata nella Cecoslovacchia degli anni '80. Sarà un palloso mattonazzo dell'Est Europa di quelli che fanno (o forse facevano) impazzire l'autore di White Russian o, complice l'ambientazione scolastica, un sorprendente divertissement cannibalesco?
Ford dice: chiude la settimana un'altra pellicola in bilico tra White Russian e Pensieri Cannibali, ed ovviamente tutti speriamo anche in questo caso che la bilancia penda dalla parte del vecchio cowboy.

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