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venerdì 29 dicembre 2017

Ford Awards 2017: i film (N°30-21)



Ed eccoci giunti alla classifica più importante, quella dedicata ai film che più hanno conquistato i favori del sottoscritto tra quelli usciti in sala nel corso dell'anno: ovviamente, come di consueto, mancano all'appello alcuni titoli più o meno importanti, e considerato che nonostante un inizio anno notevole la qualità si sia abbassata a questo giro ho deciso di diminuire il numero dei titoli in classifica dai consueti quaranta a trenta.
Scopriamo dunque quali sono gli apripista della classifica.


N°30: L'INGANNO di SOFIA COPPOLA


Apre la classifica Sofia Coppola, regista discontinua ma di talento, che riporta sullo schermo un classico di Don Siegel, La notte brava del soldato Jonathan, riuscendo comunque a non sfigurare troppo nel confronto. Nell'anno della rivincita delle donne, una pellicola che pare quantomai attuale.

N°29: DUNKIRK di CHRISTOPHER NOLAN

 

L'illusionista del Cinema, Christopher Nolan, torna sul grande schermo con un film bellico celebratissimo - forse troppo - alla sua uscita, considerato dal primo giorno uno dei favoriti per la prossima corsa agli Oscar. Peccato che, nonostante l'indubbia ed incredibile tecnica, al cuore non resti nulla se non una bella confezione.
N°28: CARS 3 di BRIAN FEE

 

Alle spalle la delusione cocente di Cars 2, Saetta McQueen torna sullo schermo con un terzo capitolo decisamente nelle corde del primo, grazie al quale assistiamo al passaggio di ruolo del protagonista da allievo a maestro. Parabola sul rapporto tra vecchie e nuove generazioni che conserverò tra i ricordi più vivi in quanto primo film visto in solitaria al Cinema con il Fordino.
N°27: THOR - RAGNAROK di TAIKA WAITITI


Irrompe nella classificona il Dio del Tuono in versione Taika Waititi, fracassonata divertentissima che pare uscita dritta dritta dagli anni ottanta e che rilancia alla grande lo spirito più guascone dei film Marvel del Cinematic Universe sul modello di Guardiani della Galassia - ma avremo modo di riparlarne -. Ci si diverte, ci si intrattiene, si spacca. 

N°26: DETROIT di KATHRYN BIGELOW

 

La cazzutissima Bigelow, più che attesa alla vigilia, è una delle delusioni di questa classifica: avrei voluto che Detroit irrompesse come una tempesta piazzandosi decisamente più in alto, ma benchè la confezione sia ineccepibile, questo lavoro comunque importante ha lo stesso difetto di Dunkirk. Si ammira, ma non si ricorda.

N°25: IL DIRITTO DI CONTARE di THEODORE MELFI


Il The Help del duemiladiciassette. Forse confezionato per le candidature ai passati Oscar, ma genuino, piacevole e scorrevole da guardare. Inoltre, parliamo di una storia vera che non ha perso in termini di attualità ed è in grado di mettere d'accordo spettatori con gusti profondamente diversi tra loro. 

N°24: T2 - TRAINSPOTTING 2 di DANNY BOYLE

 

I ragazzacci di Welsh e Boyle tornano sullo schermo a un ventennio di distanza dal cult che li aveva consacrati, e spazzano via i sospetti di una bieca operazione commerciale con un perfetto mix di nostalgia ed ironia. Tornare da Bagby e soci è stato come rivedere gli amici del quartiere che si sono persi con la vita, e continuare, con loro, a scegliere a vita stessa.
N°23: BORG MCENROE di JANUS METZ

 
 
Una delle sorprese di fine anno. Senza strafare in termini di tecnica ed originalità, Metz porta sullo schermo con grande tensione e partecipazione uno dei match più belli della storia del tennis, e lo fa riuscendo nella non facile impresa di rendere al meglio lo spirito che c'è dietro la pratica sportiva, a qualsiasi livello sia praticata.

N°22: GIFTED - IL DONO DEL TALENTO di MARC WEBB

 

Alle spalle l'ottimo 500 giorni insieme e i decisamente meno interessanti Spider Man, Marc Webb torna in un territorio che gli è più congeniale, e regala al pubblico uno di quei film dei quali innamorarsi senza chiedere troppe spiegazioni, ma seguendo la pancia ed il cuore.
Immedesimazione o età, ho trovato vivo e sentito il racconto di questo rapporto che mette i sentimenti prima del talento, e ricorda a tutti che non esiste un genio senza qualcuno che lo sostenga.

N°21: SCAPPA - GET OUT di JORDAN PEELE


Una delle sorprese più piacevoli della stagione: in bilico tra tensione e spavento, critica sociale ed ironia, Jordan Peele regala al pubblico una piccola chicca che, con un finale meno consolatorio, avrebbe conquistato una posizione ben più alta di questa.
Un paio di scene sono instant cult, gli interpreti funzionano, il messaggio è chiaro. Avercene.


TO BE CONTINUED...

lunedì 18 dicembre 2017

Detroit (Kathryn Bigelow, USA, 2017, 143')




Che Kathryn Bigelow avesse attributi che pochi uomini si sognano, in termini professionali, era cosa già nota dagli esordi della sua carriera: personalmente, almeno nella Storia recente della settima arte, ricordo soltanto un'altra regista in grado di lavorare con la stessa intensità e consegnare al pubblico pellicole destinate ad essere ricordate anche dalle future generazioni, Jane Campion.
Ma se l'autrice di Lezioni di piano ha da sempre tenuto un approccio romantico e quasi magico rispetto al Cinema, la Bigelow con i suoi lavori ha messo ben volentieri le mani nel fango, esaltando come pochi altri registi uomini il pubblico, per l'appunto, di sesso maschile: quest'ultimo Detroit, scritto in collaborazione con l'ormai braccio destro Mark Boal, è l'ennesimo step di un percorso che definisce la donna cui dovrò per sempre gratitudine quantomeno per Point Break all'interno di territori muscolosi ed oscuri, adrenalinici e controversi.
E senza dubbio, parlando quantomeno di esecuzione, la Bigelow si conferma un vero e proprio cecchino: il suo lavoro è preciso, minuzioso, tagliente, dirompente. Tiene botta dall'inizio alla fine, neanche i centoquarantatre minuti di durata fossero quarantatre, come un episodio qualsiasi da serie televisiva. Una cosa davvero non comune.
Il comparto tecnico è eccellente, la ricostruzione perfetta, la decisione di riportare alla luce un fatto increscioso e ad oggi ancora poco chiaro legato alle rivolte razziali di Detroit datate millenovecentosessantasette molto interessante - anche perchè, a ben guardare, un certo tipo di tensioni ha solo assunto una forma differente, senza per questo scomparire -, il crescendo, in termini di rabbia e documentazione, giostrato in modo da non risultare retorico o eccessivo - personalmente non condivido alcune opinioni lette in giro rispetto ad una sorta di compiacimento della violenza: pellicole come Diaz o Garage Olimpo sono senza dubbio distanti anni luce, in termini di disturbo causato nello spettatore -: eppure Detroit, pubblicizzato e presentato come uno dei film più importanti di quest'inverno e destinato ad un ruolo da protagonista nella corsa ai grandi premi di inizio anno, ha finito per risultare, ai miei occhi, affetto dallo stesso problema che afflisse, anni fa, il pur convincente The Hurt Locker.
Quello che lo spettatore si trova di fronte, a conti fatti, risulta un ibrido che non tocca abbastanza il cuore perchè troppo soffocato dalla tecnica ed il cervello perchè indiscutibilmente patinato rispetto a quello che si aspetterebbe un pubblico in cerca della chicca autoriale pronta a rompere gli schemi: non parliamo, dunque, di un brutto film, o di qualcosa che non faccia incazzare in diversi passaggi legati alle terribili vicende avvenute all'Algiers in quel luglio del sessantasette, quanto di un prodotto privo di una vera anima, della necessità dei suoi autori di raccontarne la storia.
Da spettatore ed appassionato, mi basta tornare ai già citati - e per una volta, produzioni nostrane prese ad esempio - Diaz e Garage Olimpo per avere la pelle d'oca rispetto all'orrore provocato dalla violenza che si scatena, a partire da scintille che accendono gli animi più oscuri, nell'Uomo, e considerare Detroit decisamente più didascalico di quanto vorrebbe apparire, nonostante il risultato sia oggettivamente eccellente e sia eticamente assurdo pensare di criticare una produzione di questo tipo, che mostra senza schierarsi apertamente, e anzi sottolinea quanto in situazioni estreme anche la più piccola delle stronzate possa innescare eventi drammatici e terrificanti.
In fin dei conti, forse è anche colpa mia, che da questo Detroit mi aspettavo la classica sorpresa di fine anno in grado di sconvolgere le classifiche per poi trovarmi di fronte ad un buon film che comunque non avrà alcuna possibilità di avvicinarsi alla top ten: o forse, semplicemente, a volte la denuncia e la perizia non bastano.
Per raccontare una storia, soprattutto triste come questa, ci vuole partecipazione.
Del resto, come cantava Gaber, "Libertà non è uno spazio libero, Libertà è partecipazione".
Detroit è una storia raccontata da cronisti.
Ben descritta. Ma non raccontata.



MrFord



giovedì 23 novembre 2017

Thursday's child




Ed eccoci giunti ad una nuova edizione della rubrica dedicata alle uscite in sala più imprevedibile della blogosfera, con il sottoscritto e Cannibal Kid pronti ad accogliere ogni settimana un ospite differente per tenere alte tensione, rivalità ed un'atmosfera frizzante.
Questa volta a darci manforte è giunta Alma, blogger artistica di lungo corso che tiene compagnia come lettrice sia a me che al mio rivale fin dai nostri esordi o quasi: quali saranno state le sue posizioni? Avrà mantenuto un approccio da mediatrice, o avrà palesemente preso le parti di uno dei due nemici più agguerriti della rete?



"Cosa sta succedendo? Perchè hanno chiamato l'esercito?" "Cannibal e Ford preparano un nuovo numero della rubrica."



Flatliners – Linea mortale

"Solo così posso sciropparmi i film consigliati da Cannibal!"

Alma: E cominciamo subito con una botta di vita, con i protagonisti che vogliono ritornare dalla morte. Perché? Rimanere vivi dopo la visione di alcuni film non è più valido? Dite che vedere questo film equivale a ritornare dalla morte? Forse Cannibal è più disposto a rischiare visto che ci sono Ellen Page e Nina Dobrev, ma ricorda: i benefici iniziali li dovrai pagare poi con gli interessi.
Cannibal Kid: Alma va subito a segno e dimostra di conoscermi bene. Guarderò questo film principalmente per Ellen Page e soprattutto per Nina Dobrev, ma non solo. Sono anche incuriosito dal confronto tra questo sequel/reboot e il film originale, un semi-cult anni '90, e in quanto semi-cult anni '90 probabilmente detestato da Ford che in quel periodo ha subito ingenti traumi. Peccato solo che, oltre al film nuovo, devo ancora recuperare quello vecchio e il tempo stringe!

Ford: non ho mai amato particolarmente il sopravvalutato originale anni novanta - il decennio cult di Cannibal del resto è il più sopravvalutato del Novecento - e questo remake pare riuscire nell'impresa di essere di gran lunga peggiore. Passo volentieri la palla al mio antagonista, mentre consiglio Alma di evitarlo come la peste.

Detroit

"Per quale motivo sono in arresto, agente?" "Sei accusato di Cannibalismo, amico. Roba davvero grave."

Alma: E qui passiamo alle storie vere: scontri tra la comunità afroamericana e la polizia. All'inizio ho subito pensato a fatti recenti e invece no, siamo nel 1967. Non saprei dire se ne vale la pena. Amo i film basati su storie vere, ma molto spesso o cercano di suscitare facile pietà oppure non arrivano. Però la regia è di Kathryn Bigelow quindi potrebbe essere valido. Non dimentichiamo poi che da quando ha sconfitto Avatar di James Cameron, è diventata santa per Cannibal Kid.
Cannibal Kid: Goal numero 2 di Alma! Kathryn Bigelow per me Santa Subito dopo la notte degli Oscar 2010 in cui il suo The Hurt Locker, per quanto non un capolavoro, ha impedito che si commettesse uno dei peggiori crimini nella storia del cinema assegnando la statuetta di miglior film ad Evitar. Crimine di cui uno come Ford sarebbe stato più che volentieri complice. Se poi aggiungiamo che con il successivo Zero Dark Thirty la regista ha regalato a Jessica Chastain uno dei ruoli migliori della sua carriera, è quasi inutile aggiungere che questo suo nuovo Detroit arriva al giudizio di Pensieri Cannibali in maniera imparziale quanto la Juve al cospetto di un arbitro nel campionato italiano.
Ford: la Bigelow è una delle registe più cazzute della Storia di Hollywood, così tanto cazzuta che se dovesse incontrare Cannibal lo riempirebbe di cazzotti senza fatica. Avendo poi piazzato colpi nella sua carriera come Point Break o Zero Dark Thirty, direi che questo Detroit rischia di essere il mio film della settimana, del mese e forse dell'ultima parte dell'anno.

American Assassin

"Cosa ci fai vestito in quel modo? Il chiodo è passato di moda da un pezzo!" "Sto adottando uno stile visibilmente fordiano!"

Alma: A giudicar dal trailer, questo film grida: "Vendetta!!!" Essenzialmente non mi attira, passo la palla al balzo a Ford. Credo che tra i due, sia lui quello più interessato.
Cannibal Kid: Il giovane Dylan O'Brien addestrato dal vecchio Michael Keaton? Cos'è, la versione cinematografica di un sogno di Mr. Ford, che da sempre desidera addestrare me, senza successo?
Le storie di vendetta, Kill Bill a parte, non è che mi facciano impazzire, però quelle di arruolamento nella CIA o nell'FBI, stile le serie Alias e Quantico o il sottovalutato film con Colin Farrell e Al Pacino La regola del sospetto, stranamente le gradisco molto quindi questo American Assassin direi che mi attira. Anche se probabilmente meno rispetto all'American Sniper James Ford.
Ford: come giustamente scrive Alma, questa dovrebbe essere la mia materia, eppure già dal trailer questo film mi pare davvero una bolla di sapone di quelle buone per Cannibal, che continua ad esaltare filmetti trascurabili ed ignorare o criticare titoli invece meritevoli.
Potrei concedere una visione a tempo perso, anche se l'inconsistenza della maggior parte delle uscite dell'ultimo periodo mi ha portato a dedicarmi più alle serie televisive che altro, nelle ultime settimane.

Il domani tra di noi

"Te l'avevo detto, cara, di non seguire le indicazioni di quel Ford per il nostro weekend romantico!"

Alma: "Il domani tra di noi"?!? Da "La montagna tra di noi" (traduzione del titolo originale) a "Il domani tra di noi"? Cannibal c'è per caso il tuo zampino nella scelta del titolo? Comunque, non è che Kate Winslet sia rimasta invidiosa delle prodezze di Leonardo DiCaprio in Revenant e avrà pensato "So fare di meglio"? No dai, che Kate e Leonardo stanno così bene assieme che tutti si chiedono "Ma quand'è che si sposano?". Un po' come con Ford e Cannibal.
Cannibal Kid: Se il titolo di questo survival romantico che non mi ispira per niente l'avessi deciso io, penso che sarei riuscito a trovare di meglio, tipo “Li mortacci tra di noi”, o qualcosa del genere. Riguardo al matrimonio tra me e Ford, aspetto che divorzi da Julez. Nel frattempo mi consolo con Jennifer Lawrence. Sempre che Darren Aronofsky non la porti all'altare prima. O pure lui è in attesa di Ford?
Ford: titolo italiano assurdo a parte, sono piuttosto indeciso rispetto a questo film. Da un lato, l'atmosfera rustica un po' fordiana e Kate Winslet potrebbero convincermi a fare un tentativo, dall'altro il pericolo di sòla appare importante nonostante non sia presente nel cast Cannibal Kid. E a proposito del mio antagonista, faccio uno scoop: in realtà noi siamo già convolati a nozze a Las Vegas, qualche anno fa.
E questo episodio della rubrica rivela questo incredibile retroscena!

Il libro di Henry

"Ford dice che questa macchina fotografica è di ultima generazione: sarà vero?"

Alma: Qui abbiamo il piccolo genio che, per salvare la sua amica, cerca di incastrare uno stimato ma pericoloso commissario di polizia. No, non sto parlando di Cannibal Kid e di Ford anche perché non credo che Cannibal sia un genio così come non credo che Ford sia così bastardo come quello del film.
Cannibal Kid: Film già visto e a breve arriverà la recensione, perché qui su Pensieri Cannibali i film si guardano anche, mica se ne parla solo a sproposito e per pregiudizi come fa Ford, o si perde tempo a guardare in continuazione video su YouTube come fa Alma...
Ford: Alma, se di mezzo c'è Cannibal, che come giustamente scrivi non è certo un genio, posso essere bastardo molto più del commissario qui presente. Ahahahahahah!
Per quanto riguarda il film direi che siamo di fronte alla seconda incognita della settimana: potenziale chicca o sòla conclamata? Solo il post di Cannibal - e soprattutto il mio - potrà fare luce su questo mistero.

Gli sdraiati

"Di nuovo Cannibal? Quello non ha proprio nient'altro da fare che messaggiarmi!"

Alma: Ma quanti film stanno uscendo questa settimana? Ah, è un film italiano. E per di più con Claudio Bisio. Ripeto: ma quanti film stanno uscendo questa settimana?
Cannibal Kid: Claudio Bisio è una persona intelligente. Sullo scandalo molestie sessuali ad esempio la pensa come me e ha invitato a distinguere tra molestie e avance, così come le persone dalle opere (http://www.corriere.it/video-articoli/2017/11/17/claudio-bisio-fausto-brizzi-provarci-umano-molestie-sono-cosa-diversa-invito-vittime-rivolgersi-polizia/02d55e28-cba6-11e7-8d18-939169878a8f.shtml).
Quanto a Bisio come attore e come comico, non mi è mai piaciuto. D'altra parte lo dice pure lui di separare le persone dalle opere.
Quanto al film, è tratto da un fortunato libro di Michele Serra che non sembra male e, in quanto lavoro incentrato sul rapporto tra padri e teen, sembra mettere pure questo in scena il confronto tra Ford e me.
Ford: probabilmente, se questo film avesse visto protagonisti me e Cannibal, sarebbe venuta fuori perfino una discreta figata fuori dagli schemi. Purtroppo sarà soltanto l'ennesima commedia dolceamara italiana.

Caccia al tesoro

"Scattiamoci un bel selfie da mandare a Cannibal Kid!"

Alma: Forse non avete capito bene la domanda di prima e la riformulo in altra maniera. È proprio necessario che escano questi film? Una commedia di Carlo Vanzina (stavolta è da solo) con Vincenzo Salemme e Max Tortora. Già con questi dati basta a tramortire. Non è neanche necessario sapere quale sia la trama. Forse inizio a capire perché la blog war si sia spenta in questi anni.
Alma: Alma dimostra di non avere una conoscenza approfondita dei Vanzina. Questo film è diretto da Carlo, ma la sceneggiatura è scritta come al solito insieme al fratello Enrico, che ha sempre fatto lo sceneggiatore e mai il regista. Forse Alma dovrebbe smetterla di leggere libri seri e fare attività culturali da radical-chic alla Ford, e avvicinarsi al vero grande cinema italiano!
Detto questo, non credo proprio che vedrò mai questo film, complice anche la presenza dell'insopportabile Vincenzo Salemme.
Ford: detesto Salemme e questo tipo di filmetti anche più di Cannibal. Quindi lascio la patata bollente ad Alma, che pare voglia farsi una cultura in proposito, e proseguo senza voltarmi.

Il figlio sospeso

"E così Cannibal ha cercato di rifilare un'altra delle sue croste ad Alma, eh!?"

Alma: Un altro film italiano ma questa volta dalla parte opposta dei due precedenti. Se prima avevamo castronerie a tutto andare, qui abbiamo impegno ed emozioni. Ma sarà poi così?
Cannibal Kid: Io preferisco le castonerei a tutto andare. Soprattutto se l'alternativa è una pellicola di pseudo impegno fordiano e molto amatoriale come questa.
Ford: radicalchicchismo italiano? Me ne tengo ben bene alla larga.

Gramigna

"Merda, quella Alma pesta quasi più forte di Ford!"

Alma: Un altro film dai toni impegnati, almeno a giudicare dal trailer. Non so, forse si vuol ristabilire l'equilibrio con le due commedie, si fa per dire commedia. Il punto è che sono scettica perché molte volte il risultato è "Sì, ti sei impegnato ma nel voler dimostrare troppo, non hai colto l'obiettivo. Rimandato." La gramigna poi non morirà mai, ma anche la speranza di trovare un film che mi attiri in questa settimana.
Cannibal Kid: Ford è come la gramigna. Ha 320 anni, ma non muore mai, ahahah!
E questo biopic a lui dedicato sembra essere altrettanto infestante.
Ford: Cannibal è come la gramigna. Anche quando si spera di averlo estirpato, torna sempre a sbucare fuori.

La mano invisibile

"E io che pensavo di essere in Dogville!"

Alma: A prima vista mi sembrava in qualche maniera un documentario sul precariato. Leggo la trama e scopro che i lavoratori accettano di partecipare a un reality sul precariato. In più sta cercando di convincermi con la sua impostazione scenografica che sa di teatro. Passo anche stavolta. Sentite Cannibal e Ford, intanto vi va un po' di piadina con squacquerone e rucola? Lo squacquerone è un formaggio delle mie parti, più morbido dello stracchino.
Cannibal Kid: Ford, ma come parla 'sta qua? Cus'è che l'è lo squacquerone? Una roba che fa venire lo squaraus?
Mi sa che se non lo fa venire la piadina di Alma, lo fa venire 'sto film.
Ford: questo film lo fa venire di sicuro. Di piadine, invece, me ne mangio volentieri un paio.

Nut Job - Tutto molto divertente

"Grrrrrrr! Sono il Cucciolo Eroico! Vi faccio paura?"

Alma: Tutto molto divertente?!? TUTTO MOLTO DIVERTENTE?!? Cut venja un azident! Sono un'amante dei film di animazione e qui mi si presenta l'ennesimo film animato che non è adatto neanche ai feti e in più c'è anche la canzone "Andiamo a comandare" St’atent ch’at’atac in t’la muràia. Prego solo per l'anima di Ford che molto probabilmente sarà costretto a vederlo. E intanto altri film animati, come per esempio "La forma della voce" sono distribuiti solo per due o tre giorni. Ma boia d'un patàca!
Cannibal Kid: Ford, non so te, ma io ho smesso da un pezzo di comprendere quello che dice Alma, finita in evidente stato di delirio dopo questo confronto con noi due. Lascio comunque a te la visione di questa bambinata, per giunta il sequel di un film che ovviamente non ho visto, The Nut Job, anche se avrei pronto un bel titoletto per l'eventuale post...
Non ho capito perché nel trailer italiano hanno usato Andiamo a comandare quando, a voler fare la trashata a tutti i costi, avrebbero se non altro potuto realizzare la variante “Tutto molto divertente” dell'altra hit” di Fabio Rovazzi, “Tutto molto interessante”. Forse chi vedrà il film, come il Ford, lo scoprirà...
Ford: se non ho capito male Alma viene dalle parti di mio nonno, quindi mi sa tanto che sei tu a rischiare il delirio dopo questo confronto con noi due! Ahahahaha! Ad ogni modo, vidi all'epoca il primo Nut Job, assolutamente inutile, e non mi sogno neppure di consegnare al Fordino la possibilità di essere curioso di questo inutile sequel o qualunque cosa sia.

martedì 31 dicembre 2013

Ford Awards 2013: i film (N°10-1)

La trama (con parole mie): finalmente ci siamo. La top 10 del Saloon riferita ai titoli usciti in sala nel corso di questo ormai agli sgoccioli duemilatredici è qui, pronta a fare bella mostra di sè: come di consueto mancano alcuni film che purtroppo non sono ancora riuscito a recuperare - Blue Jasmine e La vita di Adele su tutti -, e la scelta è stata decisamente più ardua rispetto agli anni scorsi, considerato che il mio vero favorito, Mud, non è uscito dalle parti della Terra dei cachi, limitandosi dunque a vincere il premio come miglior film non distribuito.
Ma ora bando alle ciance e via all'ultima decina, che rivelerà l'erede di Killer Joe, Drive ed Inception, i vincitori degli ultimi anni.


N°10: SEARCHING FOR SUGAR MAN di MALIK BENJELLOUL


Il documentario numero uno del duemilatredici ed il primo film della top ten fordiana è un viaggio nel cuore e nella musica di uno dei più incredibili songwriters che gli USA abbiano regalato al rock, nonchè uno dei meno conosciuti: leggenda o realtà, la vicenda di Sixto Rodriguez è qualcosa che va oltre la Frontiera, il Tempo ed il Cinema, e rappresenta al meglio la più grande sfida di sempre.
Quella della vita.

N°9: LA FINE DEL MONDO di EDGAR WRIGHT


La spettacolare chiusura dell'altrettanto spettacolare Trilogia del Cornetto è un cocktail esplosivo di ironia, azione, ritmo ed una malinconia da fine delle vacanze e tempo che passa al limite dello struggente.
Edgar Wright ed i suoi fidi Simon Pegg e Nick Frost non potevano confezionare un addio migliore, lasciando un vuoto forse incolmabile nel cuore dei fan che continueranno a volerli insieme come fu per questi tre film uno più straordinario dell'altro.

N°8: RUSH di RON HOWARD


Come Moneyball lo scorso anno, anche a questo giro di giostra una pellicola a sfondo sportivo giunge fino alla top ten: firmato dall'artigiano Ron Howard, Rush riesce nella non facile impresa di trasformare la Formula Uno - uno degli sporti più amati ed al contempo detestati di sempre - in un'epica sfida tra uomini pronti a correre sul sottile filo che passa tra la vita e la morte ispirandosi ad una delle sue sfide più intense, che vide contrapposti il calcolatore Lauda e l'arrembante Hunt.
Riprese da manuale, un crescendo tesissimo ed un finale da fare invidia a Michael Mann.
Dritto al massimo senza voltarsi indietro.
 
N°7: PRISONERS di DENIS VILLENEUVE


Villeneuve, che nel corso delle ultime stagioni era riuscito a stupirmi in più di un'occasione, non perde il suo smalto neppure con la prima volta tra le fauci di una produzione da grandi studios ed attori più che noti: trasformando Wolverine Jackman in un cavallo di razza e stimolando Jake Gyllenhaal a compiere un'ulteriore evoluzione il regista canadese confeziona il thriller dell'anno ed una delle pellicole più toste dai tempi di Mystic river, un concentrato di violenza, amarezza e, paradossalmente, speranza, come raramente il Cinema ha saputo raccontare.

N°6: IL LATO POSITIVO di DAVID O. RUSSELL


Giunto in sordina sugli schermi del Saloon, l'ultimo lavoro di David O. Russell si è rivelato, di fatto, il titolo indie del duemilatredici, nonchè definitivo trampolino di lancio per la splendida e bravissima Jennifer Lawrence, sempre più la numero uno tra le preferite fordiane.
La storia d'amore scombinata e disfunzionale tra i due protagonisti, in bilico tra scontri e passione, cervello e pancia, è senza dubbio la più interessante che abbia potuto vivere su uno schermo nel passato recente, e le cicatrici di questi due ragazzi feriti dalla vita pronti a curarsi l'un l'altro senza risparmiarsi un colpo hanno riportato alla mente del sottoscritto le origini della storia con Julez.
Che vuol dire aver fatto centro.

N°5: LA GRANDE BELLEZZA di PAOLO SORRENTINO


Il Cinema italiano, ormai è cosa risaputa, non gode affatto di buona salute. Le proposte davvero interessanti latitano, soffocate da un oceano di merda molto poco d'autore che invade le sale settimane dopo settimana.
Eppure, nel pieno di questa desolazione, assistiamo anche a miracoli come La grande bellezza, titolo che riporta Sorrentino non solo entro i confini nazionali, ma anche alla potenza delle sue opere migliori, nonchè ad una surreale atmosfera che soltanto i grandi riescono a non rendere ridicola.
La dolce vita incontra il nuovo millennio tra le rovine dell'impero che fu.

N°4: SPRING BREAKERS di HARMONY KORINE


Contestato, odiato, detestato, il film forse più controverso della blogosfera di questo duemilatredici arriva davvero ad un soffio dalla top three: l'opera di Korine, a metà tra la visionarietà del Malick buono e la voglia di osare del Van Sant di Drugstore cowboy è un ritratto delle generazioni che, una dopo l'altra, si succedono lottando inevitabilmente l'una contro l'altra, così come dei destini diversi che le diverse classi sociali riserveranno ai loro figli.
Un film assolutamente cult, che non mi stancherò mai e poi mai di difendere e del quale continuerò a ribadire la grandezza, a costo di schierarmi fianco a fianco con il Cannibale.

N°3: DJANGO UNCHAINED di QUENTIN TARANTINO


Tarantino è sempre Tarantino.
Non c'è verso, il ragazzaccio di Knoxville, forte del grandissimo lavoro fatto con Bastardi senza gloria, torna a mostrare tutto il suo citazionista, folle, ridondante fascino rileggendo da par suo il Western e la drammatica storia della schiavitù negli USA.
In un certo senso, Il colore viola in versione pulp.
Sangue, violenza, ironia, sequenze da antologia ed uno dei Di Caprio più grandi di tutta la carriera, sua e di numerosi altri attori.
Definitivo.

N°2: ZERO DARK THIRTY di KATHRYN BIGELOW


Kathryn Bigelow, la regista più cazzuta del panorama mondiale, confeziona la sua opera più complessa e matura, un saggio di tecnica, sangue freddo, capacità di narrazione e respiro ampio come se Robert Altman incontrasse Michael Mann.
Personaggi gestiti come pedine su una scacchiera, passaggi da bocca aperta - l'attentato all'abergo -, una protagonista memorabile ed un finale da fiato sospeso, quaranta minuti in apnea tra il verde incantesimo dei visori notturni e la pancia di una balena dell'aria rimasta vuota anche di fronte ad una "vittoria".

N°1: RE DELLA TERRA SELVAGGIA di BENH ZEITLIN


Ed eccolo, il trionfatore dei Ford Awards 2013.
Pur se di pochissimo su Zero Dark Thirty, Re della terra selvaggia guadagna il gradino più alto del podio grazie alla magia della sua piccola, incredibile protagonista, della poesia nascosta tra le pieghe della Realtà e nell'immaginario da favola che vede un mondo sull'orlo dell'inabissamento ritrovare se stesso - forse - nel coraggio di una bimba pronta ad affrontare le bestie più antiche del mondo.
Re della terra selvaggia è un incantesimo, ed il vecchio cowboy ci è caduto con tutti gli stivali.
Ed è stato davvero un meraviglioso precipitare. Neanche fossi una cometa tra le mani di Hushpuppy.


MrFord


I PREMI


Miglior regia: Kathryn Bigelow per Zero Dark Thirty

Miglior attore: Leonardo Di Caprio per Django Unchained

Miglior attrice: Jennifer Lawrence per Il lato positivo

Scena cult: Hushpuppy che fronteggia gli Aurochs, Re della terra selvaggia

Miglior colonna sonora: Searching for Sugar Man

Premio "leggenda fordiana": Sixto Rodriguez, Searching for Sugar Man

Oggetto di culto: il Cornetto, La fine del mondo

Premio metamorfosi: Hugh Jackman da Wolverine ad attore consumato, Prisoners

Premio "start the party": l'infarto del cinese, La grande bellezza

Premio "be there": i sogni estatici e dai colori saturi, Spring Breakers


venerdì 23 agosto 2013

Point break

Regia: Kathryn Bigelow
Origine: USA
Anno: 1991
Durata: 120'




La trama (con parole mie): Johnny Utah è un venticinquenne agente dell'FBI fresco fresco di Accademia che viene assegnato alla sezione rapine in banca di Los Angeles, capitale mondiale del "settore". Affidato all'esperto Agente Pappas, si mette sulle tracce di una banda di professionisti che opera ormai da tre anni, gli Ex-Presidenti, capaci di portare a termine i propri colpi in novanta secondi, ignorando i caveau e rispettando alla perfezione ruoli e regole.
Secondo le teorie di Pappas, gli sfuggenti criminali sono in realtà surfisti, dunque Utah si ritrova catapultato in un'operazione di infiltrazione che lo mette in contatto con la tosta Tyler e la sua vecchia fiamma Bodhi, leader di un gruppo di ragazzi "drogati di adrenalina" dediti alla ricerca dell'onda perfetta: e quelli che per Johnny cominciano a definirsi come due rapporti fondamentali per la vita finiranno per essere anche la chiave dell'indagine.




Sto cominciando ad accarezzare seriamente l'idea di dedicare una rubrica ai "reloaded" del Saloon: non è la prima volta, infatti, che Point break fa capolino da queste parti.
Correva l'estate del 2010, con Julez ci si accingeva a partire per la Croazia, il blog era aperto da pochi mesi e ancora non sapevo - ne pensavo, in tutta onestà - sarebbe diventato quello che è diventato: approfittai di quell'agosto per raccontare di quello che è senza dubbio uno dei film - se non IL film - per eccellenza di ogni mia estate che si rispetti, nonchè indiscusso cult personale visto e rivisto non so neppure esattamente quante volte.
A distanza di tre anni, ed approfittando dell'acquisto dell'edizione in bluray con tanto di contenuti extra buoni per scoprire alcuni retroscena della lavorazione del film - come il fatto che Swayze si cimentò spesso e volentieri con lo skydiving proprio per rendere al meglio sulla scena - ho deciso di riesumare il film simbolo della Bigelow per festeggiare quella che è, senza dubbio, una delle estati più spettacolari della mia vita - credo che mai più capiterà di ritrovarmi a casa per tre mesi ed oltre, neanche fossi tornato ai tempi della scuola, per godermi il Tempo, la Famiglia, il Fordino, Julez ed ogni attimo di quello che non è la quotidianità lavorativa -.
Onestamente non vorrei, però, che questo post diventasse una versione 2.0 della recensione che già feci ai tempi, con l'esaltazione del piano sequenza all'arrivo di Utah nella sede dell'FBI di Los Angeles o dell'inseguimento che porta al primo confronto tra il buon Johnny e la verità sul suo nuovo amico Bodhi - personaggio strepitoso, che acquista spessore ad ogni visione -: certo, i momenti cult si sprecano nei centoventi minuti serratissimi di quello che, con Heat - La sfida, considero come il più grande action degli anni novanta - e forse non solo -, così come le battute che puntualmente finisco per citare a menadito - quella del surfista che si incera i baffi è praticamente un tormentone -, le riprese delle evoluzioni sulla tavola o quelle di skydiving sono da brividi, e pur sapendo come si evolverà la situazione finisco sempre per restare incollato allo schermo come fosse la prima volta, ma vorrei dedicare queste righe all'estate ed al suo concetto di Libertà in movimento, come senza dubbio sarebbe apprezzata anche da charachters come Bodhi e Utah.
Giovani esploratori della vita che, pur dai lati opposti della medaglia, finiscono per incarnare ideali profondamente simili, legati al desiderio di scoprire i propri limiti per superarli, e se possibile, finire per andare ancora oltre: in uno scambio di commenti in coda al primo post pointbreakiano, ricordo che parlai di quanto uno come me finisca per sentirsi legato a Johnny e alla sua anima "da kamikaze" riuscendo al contempo a vedere in Bodhi una nemesi e l'attrazione fatale per la propria anima.
Il confronto tra i due in chiusura - una delle sequenze di amicizia virile più intense del Cinema - a Bells Beach, in Australia, è perfetto nel sintetizzare quello che è l'anelito che muove l'eroe dalla parte della Legge dall'anima ribelle ed il criminale che lotta contro il sistema e sfida Uomo e Natura fino a ritrovarsi a perdere se stesso.
Point break - termine surfistico che indica il punto in cui si rompe l'onda - è anche la frontiera che le anime di personaggi come Utah e Bodhi oltrepassano un pò per istinto, un pò per sfidare il destino e scoprire se saranno capaci di tornare a riva tutti interi, oppure lasciarsi andare al brivido della morte "facendo ciò che si ama".
E alla fine non sono riuscito ad evitare di parlare troppo del film e dei suoi personaggi per concentrarmi sull'estate, ma poco importa: non credo che la stessa possa prendersela davvero.
In fondo è come un'onda che arriva senza preavviso e attende soltanto di essere cavalcata: a questo punto sta a chi pagaia sulla tavola decidere se non sia il caso di lasciarla andare ed attendere - quella perfetta? Quella giusta? O più umanamente una più abbordabile? - o buttarsi con le chiappe strette in un tubo che potrebbe ridefinire la nostra anima quanto il nostro corpo.


MrFord


"It's been a long, long time
and too many miles
of handshaking strangers
parading their smiles
of all the faces that come and go
the only one I really wanna know
I want you
I want you."
Concrete Blonde - "I want you" -



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