lunedì 4 dicembre 2017

Borg McEnroe (Janus Metz, Svezia/Danimarca/Finlandia, 2017, 107')




Fin da bambino, ho sempre amato lo sport, praticato o vissuto da spettatore.
Merito, senza dubbio, della grande passione - ancora coltivata - di mio padre per il ciclismo, dei suoi racconti dei grandi campioni che l'avevano appassionato in gioventù, da Alì a Gilles Villeneuve, passando per Merckx e Rivera: e fin da bambino, pur non eccellendo tanto da poter quantomeno sognare una possibile carriera, ho sempre trovato lo sport praticato una valvola di sfogo, un banco di prova, un modo per crescere ed imparare.
Ricordo i tempi del calcio alle elementari e medie, del ciclismo e della pallacanestro tra le superiori e l'università, la palestra prima ed il crossfit oggi: e poi le grandi emozioni da spettatore, dalle stagioni passate ogni domenica a San Siro alla morte di Senna, dagli Harlem Globe Trotters visti dal vivo nell'allora Palalido di Milano all'Italia di USA '94 trascinata da Roberto Baggio, le grandi imprese di Chiappucci o i Mondiali del duemilasei.
Lo sport è un campo di prova e di crescita personale, che mette di fronte ogni suo praticante con i propri limiti, la paura, la fatica, il desiderio di farcela e la coscienza che, a volte, non ce la si può fare.
Lo sport che, individuale o di squadra, ci mette soli contro noi stessi, soli nella celebrazione più profonda di una vittoria o nella delusione più cocente di una sconfitta.
Borg McEnroe, racconto senza dubbio noto agli amanti dello sport in sala per metodo di narrazione, ha la sua forza proprio nel saper raccontare questo: a prescindere dai punti di vista personali - e quasi mai se ne trovarono a confronto due tanto diversi come quelli di Borg e McEnroe, due tra i tennisti più forti di tutti i tempi, per la prima volta a confronto su un palcoscenico unico come quello di Wimbledon nell'ottanta, il primo algido e controllato, il secondo iroso e ribelle -, lo sport forma chi lo pratica e mette in competizione ma anche accanto chi si trova testa a testa in qualsiasi disciplina.
Ricordo quando, ai tempi dell'infanzia e di buona parte dell'adolescenza, per me fosse un problema pensare di emergere e vincere, quasi la paura di affermarsi fosse incredibilmente più grande di quella di uscire sconfitti, e quanto ora, quando ad ogni allenamento il mio avversario è principalmente il me stesso dell'allenamento precedente, la sensazione che ho sia quella dell'adrenalina, dell'emozione.
Lo sport mette alla prova, logora, costa sacrificio e fatica, dolore e sofferenza fisica e mentale, ma fa sentire bene, forti ed in grado di comprendere chi condivide quell'esperienza come poche altre cose al mondo: Borg McEnroe ha colto in pieno questo spirito, e seppur non originale, è riuscito nell'impresa di trasmettere sensazioni che chi ha praticato una qualsiasi disciplina "sul campo" riconoscerà come sue pur non essendo stato un campione, perchè proprie dello spirito che sorregge questo tipo di confronti e manifestazioni fin dall'antichità.
Come se non bastasse, al lavoro di Metz va aggiunto il merito di aver reso uno dei match più belli ed importanti della storia del tennis praticamente come un thriller, che perfino qualcuno come il sottoscritto - che già conosceva il risultato - ha vissuto con il fiato sospeso fino all'ultimo istante, ennesima conferma che lo sport finisca per essere il Cinema più emozionante possibile, perchè pronto a pescare nel bacino profondo delle emozioni umane - bellissima la citazione di Agassi in apertura di pellicola, che mi permette di consigliare a tutti Open, splendida biografia del tennista americano - tanto quanto ad essere cassa di risonanza per le stesse, in grado di parlare a chi lo vive o l'ha vissuto sulla pelle così come a tutti coloro che si sono ritrovati ad incitare, soffrire, sperare e sognare da spettatori, non per questo meno toccati da quanto accadeva in un qualsiasi campo o disciplina.
Perchè qualcuno di noi sarà apparentemente controllato, metodico, superstizioso, vulcanico come Borg, e qualcun'altro iroso, ribelle, fuori dagli schemi come McEnroe; qualcuno giocherà da fondo campo, con furia e a due mani, e qualcuno sotto rete, tagliente come un rasoio; qualcuno vincerà oggi, ma perderà domani.
Perchè il bello dello sport è che non esistono numeri uno. O almeno, esistono solo per un pò.
E se non somiglia alla vita questo, nient'altro.




MrFord




10 commenti:

  1. eh me lo devo vedere questo film, gli darò un occhiata, intanto beccati il boomstick quest'anno ;)

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  2. https://lafabricadeisogni.blogspot.it/2017/12/boomstick-awards-2017.html

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  3. Io -che poco capisco di tennis e che il risultato non lo conoscevo- ho tifato e trattenuto il respiro ad ogni tiro, ogni battuta, finendo per applaudire un film capace di emozionare così tanto. Un po' come con Creed, una vera sorpresa!

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    1. Quando succedono cose di questo genere anche ad una fanciulla con gusti come i tuoi, significa che il film ha centrato il bersaglio: bene così! :)

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  4. Devo trovare e vedere questo film; come te non resisto alle storie di sport ben raccontate.

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  5. A parte il calcio, abbandonato comunque già da tempo, non condivido certo il tuo entusiasmo per lo sport.
    Mi stupisce il fatto che tu non abbia menzionato il wrestling: anche tu ti sei finalmente reso conto che non è uno sport? ;)

    Del tennis non me ne frega nulla, però per questo film confido sulla parte thriller e sul ribelle Shia/McEnroe...

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    1. Ahahah il wrestling è sport-entertainment, ma potrei citarti parecchi momenti emozionanti anche lì! ;)

      Per il resto, questo film potrebbe a sorpresa piacere anche a te.

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  6. Ho come l'impressione che ti piacerà.
    In fondo, è molto "sportivo" in quel senso.

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