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sabato 18 luglio 2015

Marvel's Daredevil - Stagione 1

Produzione: Netflix
Origine: USA
Anno: 2015
Episodi: 13




La trama (con parole mie): Matt Murdock è un avvocato di belle speranze fresco di apertura di un proprio studio in compagnia del compagno di studi, socio e migliore amico Foggy Nelson. Matt è figlio del problematico quartiere newyorkese di Hell's Kitchen e di Battlin' Jack Murdock - un pugile indomito ma perdente che chiuse nel dramma la sua carriera dopo aver rifiutato di vendere un incontro - divenuto cieco a seguito di un incidente che lo vide acquisire, a causa del contatto con agenti chimici, sensi ipersviluppati.
Forte di questo vantaggio e dell'addestramento fornito dal ninja Stick, Matt combatte il crimine di giorno in tribunale e di notte per le strade, cercando disperatamente di fermare l'ascesa di Wilson Fisk, che pare controllare in egual misura il quartiere, il crimine, la politica e la polizia.
Quando la vicenda di Karen Page apre una falla nel sistema perfetto di Fisk, Matt ed il suo alter ego si troveranno all'inizio non di una battaglia, ma di una guerra.








Da appassionato di fumetti, fin dai tempi dell'uscita del primo Spider Man firmato Sam Raimi non posso negare di essermi goduto l'ascesa della Marvel in termini di qualità nella resa cinematografica dei suoi prodotti, e nonostante la parziale delusione del secondo Avengers ed il progressivo inflazionarsi delle proposte legate ai supereroi sul grande schermo, continuo ad essere fiducioso rispetto ad un vero e proprio genere divenuto una certezza in termini di mezzi, guadagni ed impatto: non avrei mai pensato, però, che al primo colpo - soprattutto rispetto alla rivale DC Comics, che si contenta di prodotti di qualità decisamente bassa e da sabato sera su Italia Uno come Arrow e Flash - la grande M avrebbe potuto calare non propriamente un asso, ma certamente un calibro non da poco sul tavolo dei serial televisivi, puntando, come se non bastasse, su uno dei suoi personaggi "minori", quel Daredevil che è sempre stato considerato la risposta Marvel a Batman, nonostante, di fatto, Matt Murdock non abbia la fortuna sociale e "per destino" di Bruce Wayne.
E proprio a Batman - specialmente a quello nolaniano -, a mio parere, si ispira questa prima, sorprendente stagione dedicata alle gesta del vigilante ed avvocato, impreziosita dalla gigantesca presenza - in termini fisici e di carisma - di Vincent D'Onofrio nel ruolo della nemesi per eccellenza del Diavolo Rosso, Wilson Fisk alias Kingpin, protagonista dell'episodio migliore tra i tredici - quello dedicato alla sua infanzia - e perfetto esempio di villain quasi più affascinante del protagonista positivo, combattuto tra il desiderio di essere un vero e proprio salvatore per il suo quartiere e la sua città e, di fatto, la realtà di esserne una sorta di despota.
In un certo senso, così come nel fumetto - che in molti aspetti si discosta, per lo svolgimento delle vicende, dal prodotto di Drew Goddard, che qui al Saloon ricordiamo per l'ottimo Quella casa nel bosco - la duplice natura di Devil/Matt e Wilson/Kingpin è al centro di qualcosa in grado di andare oltre ogni maschera o identità, e che trova nella fragilità tutta umana del primo sia nella lotta per affermarsi nella professione sia in campo aperto, esposto alle ferite ed ai colpi dei nemici - bellissima la progressione che porta al costume definitivo -, sia nella placida, terrificante sicurezza del secondo alternata a scoppi d'ira praticamente incontrollabili fondamenta solide per costruire charachters credibili ed umani, in grado di mostrare il fianco affinchè ci si possa, in una certa misura, confrontare sempre con loro.
Dalla storia con Vanessa di Wilson Fisk al passato di Matt e Stick, passando per i complicati rapporti di entrambi con i loro padri, probabilmente responsabili delle scelte che, adulti, i due hanno finito per compiere, si assiste ad un'escalation notevole, resa ancora più efficace dalle spalle perfette che risultano essere Foggy, Karen, Ben Urich e Wesley.
Senza dubbio, il prodotto finale non è esente da difetti, e l'eccessivo entusiasmo che è sorto attorno a questo titolo pare più frutto della sorpresa che un prodotto legato ai fumetti ed ai supereroi possa assestarsi su livelli decisamente buoni che non il riconoscimento ad una bomba pronta a sconvolgere le fondamenta dell'universo delle serie tv, ma qui al Saloon siamo molto ottimisti: i margini di miglioramento ulteriore per la seconda stagione già annunciata ci sono tutti, ed è un bene, a mio parere, pensare che Matt Murdock, il suo alter ego ed i personaggi di questa serie siano soltanto all'inizio del loro percorso, e che abbiano ancora molto da dire, raccontare, trasmettere al pubblico.
In fondo, Devil è un outsider, un Goonie, uno che ha costruito la sua forza e la sua fortuna sulle ossa rotte e le ferite profonde.
E di nuovo torna in gioco Batman Begins: "Sai perchè cadiamo? Per imparare a rialzarci."
Per questo non servono sensi sviluppati, addestramenti ninja o corazze speciali.
Solo una grande anima, un grande cuore, la voglia di lottare.
E Daredevil è l'emblema di tutto questo.




MrFord




"And I know how it should be
there is nothing more for you and I
some are young and some are free
but I think I'm goin' blind."
Kiss - "Goin' blind" - 




martedì 6 gennaio 2015

Big Hero 6

Regia: Don Hall, Chris Williams
Origine: USA
Anno:
2014
Durata:
102'


La trama (con parole mie): Hiro, un giovane genio di robotica che si dedica ai combattimenti clandestini di automi costruiti in casa, viene convinto dal fratello maggiore ad elaborare un progetto che possa permettergli di studiare nella sua università, coordinata dal pioniere del campo Robert Callaghan.
Ideati dei microscopici robot in grado di interagire direttamente con il cervello del loro controllore ed ammesso alle classi, Hiro resta sconvolto quando proprio il fratello, Tadashi, muore in un incendio per salvare il professor Callaghan stesso: ritrovate le motivazioni dopo un periodo di lutto grazie a Baymax, ultima invenzione di Tadashi, Hiro scoprirà che dietro la morte del fratello c'è ben più di una casualità.
E inizierà un'avventura che potrebbe cambiare il suo destino.




Sono sempre stato un grande appassionato degli underdogs.
Dai Goonies a Rocky, passando per la mia prima, grande passione da fumettaro, l'Uomo Ragno, più che i supereroi o i personaggi praticamente infallibili ed invincibili - i vari Superman, Thor e soci -, le mie preferenze sono sempre andate a quei charachters pronti a sudarsi anche la più piccola conferma - e non ho scritto vittoria, badate bene -, "buoni" o "cattivi" che fossero.
La questione legata, inoltre, ai dolori della crescita ed al percorso che ognuno di noi deve compiere per diventare adulto, o quantomeno per giungere al momento in cui si ha una maggiore consapevolezza della propria persona, ha rappresentato uno dei temi ricorrenti più importanti che mi è capitato di ricercare nelle letture, nella Musica o nel Cinema, tanto quanto mi capita, oggi, con la questione legata ai rapporti tra padri e figli.
Negli ultimi anni - ormai una ventina, a dirla tutta - il mondo dell'animazione, oltre che del Fumetto e dell'intrattenimento per ragazzi tutto, ha subito una vera e propria evoluzione che ha portato dai classici Classici stile Disney - che comunque ancora oggi apprezzo nella loro quasi totalità - alla poesia del Sensei Miyazaki e dell'animazione nipponica, al gusto adulto di prodotti come Persepolis o Valzer con Bashir, a quello magico di Kirikù ed al trionfo della Pixar, nata proprio da una costola di Mamma Disney e divenuta, con il tempo, una sua colonna portante.
Ma perchè tutto questo pippone d'introduzione, vi chiederete!?
Perchè Big Hero 6, ultimo lungometraggio d'animazione firmato, di fatto, a quattro mani dalla stessa Disney e dalla Marvel e tratto da un albo a fumetti uscito sotto l'egida di quest'ultima, è probabilmente il cartone animato che, se avessi visto ai tempi della prima adolescenza, avrebbe segnato in maniera indelebile la mia crescita: così come è stato, infatti, lo scorso anno con l'ottimo Frozen e quello precedente con Ralph Spaccatutto, la grande D centra ancora una volta il bersaglio con un prodotto forse piuttosto semplice e molto veloce - anche nei passaggi chiave della sceneggiatura -, che non inventa nulla di nuovo ma che, di fatto, rappresenta una delle visioni più interessanti che il genere abbia proposto negli ultimi mesi, personaggi colorati ed accattivanti, bellissime animazioni, un rapporto tra i due protagonisti che spinge - ma senza esagerare - sul pedale dell'amicizia pronta a rimbalzare tra il divertimento, la voglia di crescere insieme e la commozione, senza dimenticare in tutto questo pensieri decisamente più adulti come il dilemma dell'affrontare il dolore di una perdita senza, di fatto, perdere se stessi.
Il personaggio di Hiro, piccolo genietto di robotica che vive con il fratello e la zia nel cuore di una futuribile metropoli che mixa abilmente San Francisco e Tokyo, e soprattutto quello del paffuto Baymax - ottima l'idea di sfruttare, come viene ammesso all'interno della stessa pellicola, un aspetto morbido del robot in modo che venga suggerito il suo essere sempre d'aiuto - riescono nella non facile impresa di convincere sia il pubblico più giovane - cosa facile, del resto, con i costumi sgargianti e le sequenze d'azione - così come quello adulto - le prime uscite dell'apparentemente male assortita coppia, liberazioni d'aria comprese, sono un vero spasso -, aggiungendo al cocktail che portano in sala anche un cattivo quantomeno mosso da motivazioni interessanti ed umane - nonchè dal look fantastico, almeno nella versione in costume - ed il classico finale disneyano che farà storcere il naso a molti ma che, secondo me, continua a funzionare nel momento in cui viene distribuito un prodotto a largo consumo come questo, specie se proposto con una certa onestà e senza particolari colpi bassi.
Non siamo certo di fronte al film d'animazione del secolo, eppure Big Hero 6 conferma l'ottima tendenza Disney delle ultime stagioni di cercare di guardare al futuro con una rinnovata energia, è un piacere per gli occhi e, in una certa misura, anche per il cuore - sfido qualunque piccolo spettatore ad uscire dalla sala senza il desiderio di possedere un suo Baymax, e potrei scommettere anche su molti di quelli grandi, sottoscritto compreso - e riesce a far dimenticare i grigi della realtà grazie ai colori pastello di una fantasia che, al contrario, della realtà stessa non si dimentica.
Dunque gettate il cuore oltre l'ostacolo, fidatevi degli underdogs ed indossate il costume più sgargiante possibile - personalmente, opto per quello da mostro con tre occhi, splendido -: il volo che vi aspetta sarà una vera goduria.



MrFord



"There goes my hero
watch him as he goes
there goes my hero
he's ordinary."
Foo Fighters - "My hero" - 



martedì 4 novembre 2014

Guardiani della Galassia

Regia: James Gunn
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 121'




La trama (con parole mie): Peter Quill, rapito da un'astronave aliena ancora bambino e cresciuto nello spazio profondo, è un avventuriero con un rapporto non propriamente risolto con la Legge autoribattezzatosi Starlord. Quando mette le mani su un antico manufatto con l'intenzione di venderlo e diventare spaventosamente ricco, viene a contatto con Gamora, letale emissaria dell'impero Kree e di Ronan l'accusatore, che ha promesso in cambio della distruzione di un pianeta avversario a Thanos di recuperare per lui l'oggetto.
Finito in carcere proprio con Gamora ed una coppia curiosa di cacciatori di taglie sulle sue tracce - Rocket e Groot -, Peter finirà per improvvisarsi eroe quando il male assortito gruppo - al quale in carcere si unisce Drax il distruttore, assetato di vendetta rispetto a Ronan - dovrà mettere una pezza affinchè Thanos non entri in possesso di qualcosa di molto più potente di quanto ci si potesse aspettare.







Negli ultimi anni - forse, ultimamente, finendo per abusare della visibilità guadagnata - il genere supereroistico ha, di fatto, invaso le sale conquistando uno spazio decisamente ampio nella fetta di mercato dei blockbuster, a partire dalla meravigliosa - con i suoi alti ed i suoi bassi - trilogia di Nolan con protagonista Batman fino a Watchmen per quanto riguarda il meglio della produzione DC Comics, e gli Spider Man di Raimi - cui sono seguiti due non eccezionali reboot - e l'universo degli eroi classici in casa Marvel.
Rispetto ai loro diretti concorrenti, però, gli adepti di Stan Lee - che continua ad essere in una forma invidiabile a più novant'anni, sempre pronto ad una fugace apparizione nelle pellicole con protagoniste molte delle creature nate dalla sua penna - hanno sviluppato l'idea di una sorta di universo anche cinematografico che permettesse di creare un mosaico di singole pellicole parte di un'epopea unica complessiva con al centro gli Avengers, protagonisti di un film spettacolare un paio d'anni or sono, di uno in arrivo il prossimo e di un terzo che dovrebbe portare a compimento l'intero progetto.
E in mezzo ai Captain America, agli Iron man e ai Thor, ha finito per trovare spazio anche un gruppo praticamente sconosciuto ai non appassionati di nuvole parlanti, tra i più curiosi ed interessanti del panorama cosmico made in Marvel: i Guardiani della Galassia.
Affidati a James Gunn - che già mi sorprese in positivo con l'ottimo Super - i cinque male assortiti antieroi finiscono per riesumare il gusto per il kitsch della seconda metà degli anni settanta - non a torto questo film ha richiamato alla mente di molti elementi della prima trilogia di Star Wars - e l'approccio tamarro e fracassone degli eighties, regalando al pubblico una pellicola forse meno intensa ed esaltante di quella dedicata agli Avengers stessi ma che, di fatto, non solo propone volti nuovi in questo affollato panorama, ma anche un piglio decisamente più sbarazzino già pronto a sputarci addosso un sequel che già attendo ansiosamente e, soprattutto, uno spin-off che noi residuati degli anni ottanta non vediamo davvero l'ora di vedere sullo schermo - la scena di chiusura oltre i titoli di coda mi ha letteralmente fatto saltare sulla sedia per l'hype -.
Il risultato di tutti questi elementi è un giocattolone roboante e vintage dagli effetti ottimi, trainato da un quintetto di protagonisti spassosi e resi molto bene - perfino da Bautista/Batista, ex wrestler che a stento riesce ad articolare, figuriamoci a recitare - capitanati da un Rocket splendido - doppiato nella versione originale da Bradley Cooper - e da un Firelord pronto a lanciare nell'Olimpo dei cool Chris Pratt, ottima argomentazione per convincere le proprie fidanzate o mogli a presenziare alla visione. Niente male davvero anche Zoe Saldana nuovamente in versione aliena e le rappresentazioni cinematografiche di Ronan l'Accusatore e Thanos - che dovrebbe fare ritorno in pompa magna con il terzo film dedicato ai Vendicatori, per l'appunto -, gli effetti speciali ed una colonna sonora spettacolare, pronta a pescare a piene mani dall'immaginario musicale corrispondente all'infanzia di Peter/Firelord, un appartenente fiero alla generazione del sottoscritto.
Per il resto non c'è nulla di particolarmente innovativo, dalla struttura che vede un gruppo che definire poco coeso di antieroi risulta quantomeno eufemistico dapprima battersi come avversari e dunque da alleati ed amici quasi fraterni pronti a contrastare un male comune prendendo coscienza delle proprie responsabilità ad un finale aperto e decisamente pompato - in termini di esaltazione e scelte fracassone, ma anche di un certo spirito goliardico, si vedano le citazioni di Footloose -, eppure la confezione è ben curata, il risultato eccellente ed alcune sequenze irresistibili - la prima apparizione di Firelord alla ricerca dell'Orb a ritmo di musica, l'evasione dal carcere -: tutti gli ingredienti giusti, insomma, per un film d'intrattenimento come si conviene, in grado di regalare colori, esplosioni, personaggi interessanti e due ore di divertimento senza ritegno a chiunque sia disposto a saltare su quest'astronave decisamente sopra le righe e lasciarsi trascinare a suon di botte nel cuore di un Universo così grande e variegato da far apparire "troppo terrestri" perfino tutte le meraviglie Avengers-style.



MrFord



"I can't stop this feeling
Deep inside of me
Girl, you just don't realize
What you do to me."
Blue Swede - "Hooked on a feeling" -



 

mercoledì 23 luglio 2014

Una vita fa, con quei fumetti lì dove tutto è cominciato (e non è mai finito)

La trama (con parole mie): grazie al gentile invito arrivato da La firma cangiante e legato ad un'idea di Luigi, anche il vecchio Ford si ritrova a pescare dai ricordi del suo passato, prima ancora che di sceneggiatore, di lettore di fumetti.
Dall'estate del novantuno - e qualcuna prima, a dirla tutta - a quella del duemilasei, infatti, le nuvole parlanti sono state mie compagne inseparabili, pronte a fornire evasioni, sogni, illusioni e magia quasi quanto il Cinema stesso.
Ecco dunque una carrellata di titoli, albi e personaggi che hanno fatto la storia di un percorso a dir poco fantastico.


TOPOLINO


Per quanto abbia sempre detestato l'orecchiuto numero uno Disney ed adorato Paperino con le sue sfighe inenarrabili, gli albi del settimanale della grande D hanno rappresentato, di fatto, il primo approccio del sottoscritto con le storie a fumetti: saranno vent'anni che non ne leggo uno, ma ricordo ancora con enorme affetto le storie a bivi - le mie preferite in assoluto -, le avventure di Paperinik, Topomouche - forse una delle pietre miliari della testata - e Paperino marinaio per caso.
La memoria corre anche agli episodi dedicati alle Olimpiadi di Seoul 1988, e alle estati passate a leggere e rileggere i numeri preferiti. Indimenticabile.


SLURP


Una rivista contenitore scombinata e grottesca, durata troppo poco perchè troppo avanti, ma che adorai incondizionatamente per quanto, allora,  non potessi comprendere tutte le sue sfumature.
Da qualche parte, a casa dei miei, devono esserci ancora i numeri di una pubblicazione che, esistesse ancora, non esiterei a tornare a recuperare.
Satira politica, giochi, fantasia stuzzicata e, almeno per quello che posso rievocare ora, un approccio assolutamente divertito e divertente.

L'UOMO RAGNO N°78


L'alter ego di Peter Parker è stato il viatico principale della mia passione per i fumetti: ricordo ancora benissimo il giorno in cui acquistai questo albo, datato trenta agosto - compleanno, tra l'altro, di mio fratello - millenovecentonovantuno.
Ero in Abruzzo con i miei, e per la prima volta, essendo morta mia nonna il marzo precedente, mio nonno - quello dei Western che i lettori del Saloon conoscono ormai bene - finì per venire con noi: ero con lui, quella mattina, e fui incuriosito dal costume nero di Spidey così come dalla figura minacciosa di Sabretooth, che solo in seguito scoprii nemico di Wolverine e degli X-Men.
Fu amore a prima vista. Rilessi quella storia - non l'albo intero - decine di volte, e i più di duecento numeri successivi della testata che divorai furono legati indissolubilmente a quel momento.


CAP. AMERICA & I VENDICATORI N° 68


Non ho mai amato particolarmente il Vendicatore a stelle e strisce.
Anzi, con ogni probabilità si tratta di uno degli eroi Marvel che più ho osteggiato negli anni.
Eppure la prima storia di questo albo, con uno Steve Rogers privato della sua identità ed assunta quella di U. S. Agent, accompagnato per le strade dell'America da Nomad, Falcon e Demolition Man mi colpì per la sua semplicità, lontana dai clamori delle imprese cosmiche o spaziali cui gli Avengers mi avevano abituato: vedere D-Man rischiare l'infarto per portare un furgone fuori da un fosso solo per fare buona impressione sul Capitano mi commuove ancora oggi.
E quando sfoglio questo albo, la nostalgia sale sempre.


SPECIALE X-MEN & L'UOMO RAGNO: EVOLUTIONARY WAR


Gli X-Men, ai margini e perenni outsiders, hanno rappresentato nel corso degli anni da lettore l'esperimento più riuscito per quanto riguarda i cosiddetti "supergruppi", considerata la mia preferenza per gli eroi singoli e "solitari": questo special, divertentissimo e disegnato dall'allora astro nascente Jim Lee, è ancora oggi nel cuore del sottoscritto grazie principalmente alla presenza di uno dei fordiani più fordiani dell'universo mutante, purtroppo sparito dai radar dopo l'inizio degli anni novanta: Longshot.
Se dopo di lui non fosse giunto Gambit, probabilmente avrei abbandonato gli Uomini X senza farmi neppure troppi pensieri.


IMAGE N°1


Correva l'autunno novantatre, e mio padre - anima pia - a seguito di numerose insistenze del sottoscritto, acconsentì ad avventurarsi in un viaggio in giornata a Lucca per la kermesse italiana più importante del fumetto: oltre a La morte di Superman, quell'anno l'evento fu la pubblicazione italiana del primo numero di Image grazie alla Star Comics - che si sarebbe vista privare del parco testate Marvel dalla Panini/Marvel Italia -.
Negli States, la nascita della creatura di Rob Liefeld e soci era stata un vero e proprio terremoto, con i maggiori artisti della tavola uniti per contrastare le imposizioni delle majors come la suddetta Marvel e la DC. Gli anni sono passati, molti personaggi caduti nel dimenticatoio, alcuni autori spariti dalle scene ed altri diventati a tutti gli effetti imprenditori - come Todd McFarlane - ma l'idea fu assolutamente rivoluzionaria.  


DRAGONBALL


Era l'inizio del novantacinque, e fino ad allora, fatta eccezione per qualche sporadica puntata in territori italiani o europei, l'America dominava le letture del Ford adolescente, con il Giappone ancora ad interpretare un oggetto misterioso: Dragonball fu la prima esperienza con la lettura "al contrario" e con il Sol Levante a fumetti, che sarebbe diventato in breve una vera e propria certezza per le mie letture a fumetti.
Goku e soci, per quanto ormai inflazionati a dismisura, hanno fatto la Storia.


LAZARUS LEDD


Ai tempi in cui ancora non seguivo proposte di stampo bonelliano - avrei rimediato in seguito con Napoleone, Magico Vento e Julia -  le vicende del buon Larry e le chiacchierate alle fiere con il suo creatore Ade Capone furono ottime compagne di viaggi, naufragate con il tempo a causa di un'eccessiva aura retorico/militarista/filoammeregana affibbiata alla pubblicazione dal suo autore. Quando seppi della fine della sua corsa rimasi dispiaciuto: resta, di fatto, l'esperimento di questo formato più longevo e di successo mai creato nel nostro Paese fuori dal contesto bonelliano.
E non è affatto poco.
Senza contare che, almeno fino al numero cento, il livello è rimasto decisamente alto.


MONDO NAIF N°1/3


Con l'esplosione dell'adolescenza, questa miniserie - che sarebbe, poi, diventata una testata - contenitore di lavori di giovani autori italiani destinati - chi più, chi meno - al successo, fu un vero e proprio stravolgimento, quasi come la prima, vera cotta importante della vita.
Ricordo ancora l'emozione di leggere, nella rubrica che apriva l'ultimo albo, una citazione della lettera che inviai chiedendo di rimanere anonimo, ed i brividi di quel periodo da Noi siamo infinito.
Fu una specie di prima scopata, in termini più vissuti.


ALITA, BERSERK & SLAM DUNK


Il fumetto giapponese, entrato prepotentemente nel mio mondo di lettore, fu il dominatore assoluto della fine degli anni novanta,  principalmente grazie a tre titoli - e mi è dispiaciuto da morire non inserire anche le meraviglie di Adachi, Video Girl Ai, Ushio e Tora o JoJo - capaci di emozionarmi come pochi altri, di regalarmi lacrime amarissime - Alita all'apice del Motorball -, cazzotti in piena faccia - la saga della Squadra dei falchi in Berserk - e la passione per lo sport - i miei due anni di basket sono tutti merito di Mitsui e del team di Sakuragi-.
Un vero e proprio trionfo di brividi ed emozioni, come piacciono dalle parti del Saloon.



WATCHMEN


Giunto all'età adulta - più o meno - il mio rapporto con il Fumetto cominciò a cambiare, preferendo le graphic novels con una conclusione ai prodotti seriali potenzialmente infiniti e soggetti alle regole più bieche di mercato.
Alan Moore divenne, in questo senso, un vero idolo, nonchè una delle ispirazioni principali per il tentativo che feci di trasformare la passione per la scrittura nel lavoro di sceneggiatore: il passato è passato - soprattutto per quanto riguarda le velleità artistiche del sottoscritto in questo campo -, ma alcune esperienze - come la lettura di Watchmen - restano.



PREACHER 


Concludo la carrellata con la creatura principe di Garth Ennis, uno dei titoli più irriverenti, bastardi e neri del Fumetto: Preacher.
Alan Moore - citato pocanzi - resta senza dubbio il miglior sceneggiatore di sempre, ma se dovessi scegliere un titolo tra quelli pubblicati negli ultimi trent'anni, non ci sarebbe gara per nessuno: le vicende raccontate nella saga firmata dall'allora giovanissimo autore irlandese pubblicate dalla Vertigo - costola autoriale della DC Comics - sono da urlo dalla prima all'ultima pagina, sboccate e romantiche, violentissime e profonde, anticlericali ed antisociali e piene di sentimento.
Un cocktail perfetto, e l'ultima vera esplosione che provai nel cuore da lettore.
Spero comunque, un giorno, magari complice il Fordino, di ricominciare a sentire gli stessi brividi.



MrFord

lunedì 5 maggio 2014

The Amazing Spider Man 2 - Il potere di Electro

Regia: Marc Webb
Origine: USA
Anno: 2014
Durata:
142'




La trama (con parole mie): Peter Parker, terminato il liceo ed iniziato il college, è alle prese con i problemi legati alla sua doppia vita di studente e vigilante mascherato, ai sospetti rispetto all'utilità di Spider Man fomentati dal suo editore J. Jonah Jameson, al rimorso legato alla morte del Capitano Stacy, padre della sua fidanzata Gwen, e a Gwen stessa. Il rapporto tra i due, infatti, subisce una battuta d'arresto proprio a causa dell'incapacità di Peter di accettare che le persone a lui vicine possano soffrire: nonostante la lontananza forzata, però, Gwen si troverà coinvolta nella lotta tra Spidey ed il neonato supercriminale Electro, manovrato da Harry Osborn, rampollo di una delle famiglie più potenti del pianeta deciso a non guardare in faccia a nessuno pur di trovare una cura per la malattia genetica che lo affligge.
Neppure giocare con la vita e la morte. Di Peter e di chi ama.








Il buon, vecchio, spiritoso ed agilissimo Testa di tela è stato il primo supereroe a fare breccia nel cuore del sottoscritto ai tempi della prima media, alimentando i sogni a fumetti che coltivai per una decina d'anni e più: in quel periodo, sognare film che riuscissero a rendere sul grande schermo la meraviglia di quei personaggi coloratissimi e spettacolari era praticamente utopia, e se qualcuno mi avesse detto che entro una ventina d'anni sarebbero passate sul grande schermo cose come Il cavaliere oscuro, The Avengers, Iron man o l'ultimo Captain America, avrei riso di cuore.
Il primo a convincermi del contrario fu Raimi, che con la sua spettacolare trilogia - malgrado l'ultimo episodio facesse davvero cagare - portò il Ragnetto a livelli mai visti - o immaginati - prima, innescando l'ormai tipico fenomeno del reboot affidato a Marc Webb: il primo capitolo, uscito un paio di stagioni or sono, pur non raggiungendo i livelli dei due Spider Man del papà del brand La casa, riuscì comunque nell'intento di intrattenere e - anche se solo in parte - convincere, rievocando il gusto e l'approccio del più moderno universo Ultimate che non i racconti classici dell'Arrampicamuri.
Questo tentativo numero due rispecchia molto il precedente, compresa una prima parte decisamente noiosetta ed una seconda ritmata e convincente, e risulta funzionale anche nella sua quasi totale dipendenza dal da me sempre detestatissimo 3D, finendo per coinvolgere appassionati e pubblico occasionale ripescando uno degli episodi più importanti e funesti della storia degli albi dedicati all'Uomo Ragno, con la morte più significativa della storia della Marvel - o almeno, una delle più significative - aprendo la strada ad un terzo capitolo legato a doppio filo ad un'altra saga amatissima da queste parti, quella dei Sinistri Sei.
Webb e Garfield - sicuramente uno Spidey migliore di Tobey Maguire - ce la mettono davvero tutta per portare a casa il risultato, sfruttando di rimando la luce del personaggio di Gwen Stacy/Emma Stone e due cattivi d'eccezione come Electro - rimaneggiato ampiamente rispetto alla sua versione originale, purtroppo - e Harry Osborn, migliore amico di Peter dei tempi dell'infanzia e sua nemesi insieme al padre Norman, qui relegato ad una parte marginale, ed il risultato è sicuramente piacevole e perfetto per l'intrattenimento senza pretese e dai grandi mezzi produttivi, pur non riuscendo a lasciare il segno come, al contrario, era stato per i già citatissimi due film firmati all'inizio degli anni zero dal già citato Raimi.
A pesare sul risultato complessivo, oltre ad una prima metà decisamente macchinosa e lenta, l'eccessiva durata - due ore e venti paiono assolutamente troppe - ed alcune parti di sceneggiatura incentrate su spiegoni degni dei migliori "cattivi" da fumetto: certo, rispetto a blockbuster in questo periodo in sala che affrontare porta gli stessi effetti di una maratona corsa con un centinaio di chili di pietre sulle spalle - qualcuno ha detto Noah!? - pare di stare su un vero e proprio ottovolante, e senza dubbio i più piccoli e gli appassionati Marvel - ai quali non sfuggirà neppure questa volta la comparsata dell'eterno Stan Lee - apprezzeranno l'energia messa al servizio di questa nuova saga dai suoi autori - il team di sceneggiatori è lo stesso che lavorò ad Alias e Lost, dunque non proprio mezze calzette -, finendo per fremere nell'attesa del terzo capitolo, specie a conclusione del drammatico crescendo cui si viene sottoposti nel corso della visione.
Da (ex) fumettaro e fan sfegatato di Mamma Marvel, ammetto di non aver provato chissà quale stupore o meraviglia, ma di essermi divertito quanto basta per una domenica pomeriggio: in fondo, a questo tipo di pellicole non si può chiedere altro.
Per la salvezza ed i miracoli, attendiamo fiduciosi il ritorno degli Avengers.



MrFord



"Flash before my eyes
now it's time to die
burning in my brain
I can feel the flame."
Metallica - "Ride the lightning" - 



lunedì 14 aprile 2014

Captain America - Il soldato d'inverno

Regia: Joe Russo, Anthony Russo
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 136'





La trama (con parole mie): Steve Rogers, alle spalle gli eventi che hanno portato il suo ritorno e la lotta che coinvolse gli Avengers contro Loki, è occupato principalmente ad ambientarsi in un mondo che non riconosce come suo,  cercando di tenere botta rispetto all'approccio aggressivo e militaresco dello SHIELD capeggiato da Nick Fury, lontano dall'idea di lotta per la Libertà che caratterizzò i suoi scontri con i nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Quando una cellula dell'HYDRA infiltrata nello SHIELD elimina lo stesso Fury, il Capitano viene considerato fuorilegge ed è costretto ad agire nell'ombra spalleggiato dalla Vedova Nera e dal suo nuovo amico Sam Wilson: sfruttando le informazioni dell'ex spia russa e le sue abilità in combattimento i "ribelli" si troveranno a sventare un piano della stessa HYDRA volto a dominare il mondo grazie agli strumenti del controllo militare e della paura, trovando sulla loro strada il leggendario Soldato d'inverno, equivalente russo del Capitano.
L'identità di quest'ultimo si rivelerà un tuffo nel passato di Steve Rogers, e rischierà di scrivere la parola fine per il "Primo Vendicatore".






Da grande appassionato - almeno in passato - di fumetti e più o meno ex sceneggiatore degli stessi, devo ammettere che, se fossi nato una ventina d'anni dopo e mi trovassi ora di fronte i lavori tratti dai titoli più importanti che la Marvel abbia regalato ai suoi lettori nel corso dell'ultimo mezzo secolo, mi strofinerei gli occhi per la meraviglia, sconvolto dall'enormità dei mezzi e dall'approccio assolutamente all'altezza degli albi proposto fin dai tempi della nascita del "progetto Avengers".
Nonostante si tratti di uno dei supereroi che meno digerisco - troppo integerrimo, buono e chi più ne ha, più ne metta -, Captain America aveva ben figurato nel primo film a lui dedicato, in grado di mescolare action, Storia rivisitata e più di un momento quasi grottesco, finendo per apparire al livello dei vari Iron Man e Thor, sulla carta decisamente più favoriti: con il secondo capitolo della sua saga i registi Joe ed Anthony Russo riescono addirittura a fare di meglio, trasformando il buon Capitano in una sorta di action hero da film di spionaggio, incrociando gli 007 al Jack Bauer di 24, alternando sequenze ad alto tasso di adrenalina ed esaltazione - la fuga di Cap dallo SHIELD, con tanto di scontro con elivelivolo, è da antologia - ad un approfondimento del personaggio, dal difficile adattamento alla nostra epoca - divertente notare sulla lista del "da non perdere" dei nostri tempi i Rocky e Vasco Rossi (!?) - ai ricordi dell'amicizia con Bucky - spalla perduta del Capitano ai tempi del secondo conflitto mondiale -, passando al rapporto con Sam Wilson - che introduce uno dei personaggi più sottovalutati dell'universo dell'eroe a stelle e strisce, Falcon - e la Vedova Nera ed allo scetticismo rispetto all'approccio sempre molto USA di prevenzione "d'attacco", distante anni luce dall'ideale di Libertà e Giustizia per il quale Rogers finì per arruolarsi ai tempi dell'opposizione a Hitler.
Un lavoro sicuramente senza pretese "alte", ma funzionale, ben costruito, serratissimo e diretto alla grande, addirittura il migliore, per molti versi, tra quelli legati all'universo Avengers con il primo Iron Man e la pellicola dedicata ai Vendicatori stessi: ottimo il cast - perfino l'inespressivo Chris Evans, che pare nato per il ruolo di Steve Rogers -, impreziosito anche da una collaborazione illustre come quella di Robert Redford, interessanti come sempre gli spunti metacinematografici - la consueta apparizione del sempre arzillo Stan Lee, la tomba di Nick Fury/Samuel Jackson, che reca un'iscrizione con tanto di citazione da Ezechiele 25:17, lo spunto di chiusura al termine dei titoli di coda, diretto da Joss Whedon ed ormai marchio di fabbrica della famiglia Avengers - e tosto lo script, in bilico tra la produzione attuale - ed ironica, grazie al cielo - dei film di botte pronti a raccogliere l'eredità degli anni ottanta ed il tema del complotto tipico dei seventies, quasi si trattasse di una versione ipervitaminizzata e divertente di Jack Reacher.
La presenza dell'HYDRA e di Arnim Zola - una pacchia per gli appassionati degli albi -, la neonata alleanza tra il Capitano e Falcon, la ricerca del Soldato d'inverno - insieme all'introduzione di Sharon Carter, storica fiamma di Steve Rogers sulla pagina - pongono inoltre solide basi per un terzo capitolo ormai praticamente obbligato che, se realizzato con lo stesso piglio di questo secondo, finirà per arricchire - e alla grande - il già notevole affresco dipinto dalla Marvel rispetto ai suoi eroi più famosi nel corso delle ultime stagioni cinematografiche.
E se il vecchio Capitano riesce ancora a regalare emozioni di questo tipo, ben vengano gli Expendables come lui, anche quando sono integerrimi e troppo buoni per piacere ad un vecchio cowboy abituato ad antieroi decisamente più "sporchi".



MrFord



"There is no historical precedent
to put the words in the mouth of the President
there's no such thing as a winnable war
it's a lie that we don't believe anymore
Mr. Reagan says we will protect you
I don't subscribe to this point of view
believe me when I say to you
I hope the Russians love their children too."

Sting - "Russians" - 





giovedì 27 marzo 2014

Thursday's child


La trama (con parole mie): evidentemente la sbornia del periodo a cavallo degli Oscar deve essere stata smaltita molto alla svelta, perchè per l'ennesima settimana ci troviamo di fronte ad una serie di uscite che paiono di ripiego, tra le quali selezionare quelle che, di fatto, potrebbero essere le meno peggio. A questo giro, però, a tenermi lontano da quel pusillanime di Cannibal, si ergerà con tutta la sua fiera postura Capitan America, pronto a segnare un ulteriore passo avanti in direzione dell'attesissimo sequel di Avengers.

Il Soldato Ford si allena per prepararsi all'eliminazione di Capitan Cannibal.
Captain America – The Winter Soldier di Anthony Russo, Joe Russo


Il consiglio di Cannibal: non bastava Ford, pure Captain America! Uffa, captain tutte a me!
Il primo Captain America non sono riuscito a finirlo. Ho abbandonato la visione dopo appena una ventina di minuti. Visto che in questo secondo capitolo compare Scarlett Johansson, e dico Scarlett “Dio bona” Johansson, potrei fare lo sforzo di recuperare il primo solo per potere guardare pure questo, ma non ne sono affatto convinto. Dopotutto già non amo molto i film Marvel/Disney, e poi Captain America è il supereroe per me meno super dell’universo. A parte Ford, il supereroe che combatte in difesa del pessimo cinema.
Il consiglio di Ford: Captain Ford - The Peppa Soldier
Il vecchio Cap. è da sempre uno dei supereroi dal sottoscritto meno amati della scuderia Marvel, una sorta di Superman in versione molto meno potente. Troppo buono, troppo composto, troppo che stroppia.
Eppure il primo film a lui dedicato all'interno del progetto Avengers-centrico mi era parso discreto, e sono molto curioso di vedere questo Soldato d'inverno, tratto da una saga che a fumetti mi era piaciuta molto e che promette di essere decisamente più action rispetto al precedente capitolo.
Dunque siano accantonati i pregiudizi per quella che, probabilmente, sarà la mia visione della settimana.

"Se provi ad uscire con il Soldato Ford ti scateno contro tutti i miei amici conigli!"
Storia di una ladra di libri di Brian Percival


Il consiglio di Cannibal: Ford – Storia di un ladro di VHS di Van Damme
Dopo l’ennesimo film sui supereroi, ecco l’ennesimo film sulla Seconda Guerra Mondiale?
Può darsi di sì, o può darsi di no.
Io Storia di una ladra di libri l’ho già visto e ve ne parlerò presto. Prometto che il mio post sarà più divertente e meno soporifero rispetto alle storie di Ford sulla Seconda Guerra Mondiale…
Ah no, scusate, mi confondo sempre: lui ha combattuto la Prima Guerra Mondiale.
Il consiglio di Ford: Cannibal - Storia di un Cucciolo ben poco eroico.
E' da parecchio che ho in attesa di visione questo film, che pare quasi chiedermi per favore di essere visto e ricordato e che, allo stesso tempo, mi invoglia quanto un pomeriggio a casa Peppa guardando i cartoni e Buffy mangiando latte e biscotti.
Con il suo approdo in sala, temo però che dovrò mettere da parte anche in questo caso i dubbi e concedere una possibilità.
Tranne che al mio quasi ex rivale. Perchè devo pur sempre mantenere vive le speranze che il nostro conflitto mondiale si riaccenda.

"Questo libro è proprio robetta per ragazzini: si vede che l'ha scritto Cannibal Kid!"
Yves Saint Laurent di Jalil Lespert


Il consiglio di Cannibal: io vesto solo Kyd Saint Laurent
Ci sono vari motivi per dare una possibilità a questo film.
Il primo: è francese. E questo sarebbe già un motivo sufficiente, ma non è l’unico.
Il secondo: è un biopic sullo stilista Yves Saint Laurent e i biopic offrono quasi sempre almeno qualche spunto di interesse.
Il terzo: c’è un cast giovane e promettente capitanato da Pierre Niney, visto nella piacevole MILF-comedy 20 anni di meno.
Il quarto: di moda non ne capisco molto, però è un mondo che mi affascina abbastanza.
Il quinto: essendo un film sulla moda, Ford che è sempre fuori moda lo ignorerà alla grande. E questo è un enorme punto in favore della pellicola.
Il consiglio di Ford: io vesto come voglio. E non come mi dice qualche signorino francese.
Se c'è una cosa ben distante dal sottoscritto è il mondo della moda, troppo da damerini e radical chic per poter conquistare la semplice e rettile mente fordiana.
Un biopic, dunque, dedicato ad una delle sue icone è quanto di più lontano ci possa essere dal sottoscritto dopo Cannibal Kid.
Lascio dunque nelle delicate manine del mio antagonista la visione di Yves e compari, mentre io mi siederò a terra con i miei jeans aspettando gli Expendables.

"Katniss Kid con questo vestito starà benissimo!"

Lovelace di Rob Epstein, Jeffrey Friedman


Il consiglio di Cannibal: Hateford
Non solo Yves Saint Laurent. Questa settimana c’è un secondo biopic in uscita, dedicato alla pornostar Linda Lovelace, la protagonista del controverso Gola profonda. Quindi abbiamo un personaggio intrigante, abbiamo il dietro le quinte della lavorazione di una pellicola molto discussa e a suo modo storica e poi abbiamo un’atmosfera porno 70s alla Boogie Nights. Basteranno questi elementi per fare di Lovelace un bel film?
La risposta arriverà a breve, con la recensione di Pensieri Cannibali che sto tenendo in caldo già da un po’ di tempo per voi lettori sporcaccioni.
Il consiglio di Ford: bioporn.
Al contrario del mondo della moda, quello del sesso mi pare decisamente più affine al vecchio Ford.
Non sono un grande patito del porno - la mancanza di una storia solida l'ha sempre reso poco affascinante -, eppure conosco bene Gola profonda, supercult del genere che negli anni settanta fece letteralmente impazzire il pubblico appassionato e non. Il biopic di Linda Lovelace, protagonista assoluta del film in questione, mi incuriosisce non poco, ed essendo in lista da parecchio, penso sarà riesumato proprio in occasione di questa uscita.

"Ti prometto che non ti consiglierò più di andare dal parrucchiere di Cannibal!"
Quando c’era Berlinguer di Walter Veltroni


Il consiglio di Cannibal: quando c’era Ford, allora sì che si stava male
Dopo la presentazione di questo film, cui era presente persino il capo dello stato, che probabilmente non vedeva una pellicola in sala dai tempi dei corti dei Lumiere, c’è chi ha detto che Walter Veltroni è meglio come regista che come politico. C’è anche chi ha detto che non è che ci andasse molto…
Come sia o come non sia, questo documentario dedicato a Enrico Berlinguer, storico segretario del Partito Comunista Italiano, mi lascia già in partenza parecchio dubbioso. Veltroni è un grande appassionato di cinema, scrive per Ciak e potrà anche essere il regista più talentuoso del mondo, però niente mi toglie dalla testa che, se non fosse un politico, difficilmente gli avrebbero fatto girare un film e, se anche ci fosse riuscito, mooolto difficilmente avrebbe fatto delle anteprime con ospite il Presidente della Repubblica e la stampa nazionale al gran completo. Insomma, bravo o no, il solito privilegiato. Come Ford, che ha l’enorme privilegio di condurre una rubrica insieme a me.
Il consiglio di Ford: quando Peppa Kid faceva sul serio, era un piacere battersi con lui.
A volte mi chiedo se cose come vedere Veltroni presentato come il nuovo volto del Cinema italiano impegnato e radical chic accadano anche in altri paesi, in cui giovani registi - magari anche talentuosi - fanno la fame mentre un politico certo non memorabile usa i suoi agganci per spacciarsi da cineasta di un certo livello.
Ora, il film potrà anche essere interessante, dato l'argomento toccato, ma credo proprio non lo vedrò per partito preso - e pare quasi un gioco di parole -: il solo pensiero di quanto gli sia stato costruito attorno solo per il nome sulla locandina mi fa incazzare parecchio. Un po’ come Cannibal ai tempi d'oro.

"Veltroni!? Ma vaff..."
In grazia di Dio di Edoardo Winspeare


Il consiglio di Cannibal: state lontani da questo film, per amor di Dio!
I film precedenti di Edoardo Winspeare non mi avevano mai attirato manco per sbaglio e questo nuovo non fa eccezione. Si preannuncia come l’ennesimo film neo neorealista di cui io posso fare volentieri a meno, lasciando il gravoso compito di visionarlo al gran visir del cinema neorealista della blogosfera, ovvero MrJamesBoring.
Il consiglio di Ford: per amor di dio, lasciamo perdere!
Non sono mai stato un grande fan del finto Cinema impegnato italiano, e nonostante la parziale morìa di titoli interessanti di queste settimane, non penso cercherò conforto in un titolo che pare troppo perfino per me.
Eventualmente, potrei tenerlo come asso nella manica per una visione tortura all'indirizzo del Cucciolo.

"Così quella è Katniss Kid!? E' proprio una sciacquetta!"
La luna su Torino di Davide Ferrario


Il consiglio di Cannibal: la luna nera su Mr. Ford
Di Davide Ferrario ho visto Tutti giù per terra e Dopo mezzanotte, due film niente male, soprattutto per gli standard italiani. Una volta detto questo, non sento l’esigenza immediata di fiondarmi a vedere questa sua nuova fatica, La luna su Torino, così come non sento nemmeno l’esigenza di sconsigliarlo a priori. Potrebbe anzi rivelarsi una piacevole visione.
Prima che pensiate che stia diventando troppo buono, sventolo subito un bel dito medio in faccia a Ford. Così, per pura e sana cattiveria gratuita.
Il consiglio di Ford: la prossima volta che vado a Torino, prima passo a prendere Peppa Kid. E non sentirete più parlare di lui.
Di Ferrario vidi qualche anno fa Dopo mezzanotte, spinto dalla curiosità per una città che mi ha conquistato passo dopo passo anche grazie alla signora Ford, che è riuscita a farmela amare quasi quanto lei.
Non penso sarà una delle mie priorità della settimana, eppure potrebbe perfino rivelarsi una proposta interessante, al contrario di quello che, di norma, offre il nostro Cinema decisamente in decadenza.

"Ma in quale buco di culo del mondo sarà mai Casale!?"
I fratelli Karamazov di Petr Zelenka


Il consiglio di Cannibal: i fratelli karakosa?
Ed ecco la proposta radical-chic fordiana della settimana. Una pellicola della Repubblica Ceca tratta da Dostoevskij addirittura del 2008 che viene fatta uscire solo ora nelle sale italiane, non si sa bene perché. Ho l’impressione che avremmo potuto continuare a vivere benissimo anche senza questo film che si preannuncia come un bel mattonazzo. Buono giusto da tirare sulla capazza dura di Ford.
Il consiglio di Ford: Dostoevskij, aiutaci tu!
Invoco ufficialmente lo spirito del buon vecchio autore di Delitto e castigo nella speranza di capire - magari prima di imbarcarmi in una visione altrimenti da tortura - se questo ripescatissimo titolo proveniente dalla Repubblica Ceca sia una chicca d'essai da recuperare o una roba da martellamento dei cosiddetti.
In assenza di un'illuminazione dall'aldilà, spero intanto che qualche buon samaritano possa vederlo in tempi brevi e postare la recensione in modo da avere almeno un parziale margine.

"Ho letto che Ford e Cannibal stanno andando troppo d'accordo e ho deciso di farla finita."

Cuccioli – Il paese del vento di Sergio Manfio


Il consiglio di Cannibal: ma questo film cuccioloso è da non perdere!
Finalmente è arrivato il film dedicato alle gesta del sottoscritto, il Cucciolo eroico. La storia è semplice ma coinvolgente: riuscirà il coniglione indifeso Cannibal Kid armato della sua sola incoscienza a sconfiggere il perfido mostro James Ford?
Lo scoprirete non sui nostri blog, o almeno di certo non sul mio, ma solo se avrete il coraggio di andare nei cinema…
Il consiglio di Ford: Cuccioli - Il biopic di Cannibal Kid.
Finalmente approda in sala il film manifesto dedicato alla vita del mio rivale, Cannibal Kid.
Un'epopea cucciolosa che farà impazzire tutti gli amanti dei conigli e del radicalchicchismo.
Peccato davvero perderselo. Andate e godetene tutti.
Io, nel frattempo, resto a casa a vedere qualche vero film.

Foto di gruppo degli amici di Peppa Kid.

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