giovedì 4 luglio 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): l'estate cinematografica prosegue, accumulando un weekend cinematograficamente inutile dopo l'altro. Fortunatamente, per festeggiare questo quattro luglio, non avremo esclusivamente sòle in agguato, ma anche un paio di titoli interessanti ed un altro pronto a scaldare le bottigliate del sottoscritto - qualcuno ha detto Malick!? -.
Almeno, in mancanza di qualcosa di davvero clamoroso, potrete sempre godervi le consuete schermaglie tra il vecchio Ford ed il finto giovane Cannibal Kid, pronti a guerreggiare anche in periodi normalmente dedicati alla tregua delle ferie.

 
Lone Ford con il suo aiutante, Cannibal Tont.

 
The Lone Ranger di Gore Verbinski


Il consiglio di Cannibal: sarà anche meglio di Walker Texas Ranger, però basta con ‘sti ranger!
Un film western d’avventura prodotto dalla Disney?
Cos’è, un sogno fordiano di una notte di mezza estate che diventa realtà?
Per me trattasi invece di autentico incubo. Johnny Depp ha dimenticato i tempi in cui era un paladino del cinema alternativo e ormai ha fatto l’abbonamento a queste pessime mega operazioni commerciali. Se già I pirati dei Caraibi a me facevano venire il mal di mare, figuriamoci ora cosa capiterà con questa pellicola perfetta per il blogger rivale. L’unico western degno di essere visto quest’anno (e forse negli ultimi decenni) resta Django Unchained. Tutto il resto è noia. Anzi, tutto il resto è Ford.
Il consiglio di Ford: The Lone Ford
Ed ecco una delle uscite commerciali più attese dell'estate, che purtroppo non è la trasposizione della vicenda del ranger Ford intento a sopportare il suo Tonto assistente Peppa Kid, bensì una baracconata supercommerciale che non mi attrae per nulla, ma che andrò a vedere giusto perchè al Saloon sono arrivati dei biglietti omaggio.
Certo, considerato il nulla di questo periodo, potrebbe anche venire buono per intrattenere una sera senza pretese, ma non mi aspetterei niente di più: un po’ quello che succede quando apro Pensieri cannibali.

"Caro Cannibal Tont, è inutile che continui a cercare di attaccarmi la pezza: non sono mica il tuo amico Coniglione!"

To the Wonder di Pippone Terrence Malick


Il consiglio di Cannibal: questa sì che è una meraviglia
Appassionati di grande cinema date retta a me, non a quel pazzo ubriacone di Mr. James Ford. To the Wonder non sarà ai livelli del capolavoro assoluto The Tree of Life, uno dei vertici del cinema mondiale di sempre, ma è comunque una visione meravigliosa, intensissima, piena di poesia. Non ascoltate le critiche e immergetevi totalmente in un film che è pura meraviglia. Come già dissi anche nel mio post
affidatevi a Dio Malick. E fate sprofondare Ford all’Inferno cinematografico, insieme ai suoi ridicoli Fan Damme, Gatto Silvestro Stallone e Schwarzyno.
Il consiglio di Ford: to the pippa
C'era una volta Terrence Malick, regista rivoluzionario in grado di sfornare Capolavori pronti a sconvolgere l'intera comunità cinematografica una volta ogni cinque, dieci, quindici o vent'anni.
Poi, un disgraziato giorno, il suddetto Terrence ha finito per ammalarsi di woodyallenite, ed ha cominciato a sfornare un progetto dietro l'altro per la gioia dei radical chic, delle giurie dei grandi Festival e per i poveri nerd della settima arte come il mio antagonista: la prova assoluta della malattia è stato The tree of life, uno dei pipponi più clamorosi mai creati da un regista, nonchè titolo che ha di fatto ribaltato la mia opinione sull'ex eremita del Cinema USA.
Ho pronto da vedere questo To the wonder, che già a Venezia è stato accolto in maniera tiepidina anche dai suoi fan, e ammetto di non vedere l'ora di bottigliarlo come si conviene.

"Benedicimi, Padre, perchè ho peccato: mi è piaciuto The tree of life!"

Questi sono i 40 di Judd Apatow


Il consiglio di Cannibal: guardatelo per prepararvi al sequel, Questi sono gli 80 con Mr. James Ford
Per quanto mi riguarda, per quanto non un capolavoro, è una della migliori commedie dell’anno e una visione se la merita tutta. Una pellicola divertente ma anche riflessiva. Questi sono i 40 e questo è il cinema di Judd Apatow, un grande della comedy americana con cui sono garantite risate, uno sguardo sul crescere e sull’invecchiare (non ho detto diventare vecchi decrepiti come Ford) e anche qualche bel momento di pura Megan Fox. Oh yes. Alla faccia di Ford!
Recensione cannibale in arrivo a breve.
Il consiglio di Ford: quando arriverà ai quaranta - ovvero a breve - il Cannibale continuerà a dire di averne venti.
Non imprescindibile, questo nuovo lavoro targato Apatow, eppure divertente e fresco come pochi se ne sono visti negli ultimi mesi, e senza dubbio nell'ambito della commedia una delle cose migliori del duemilatredici.
In questo periodo di vacche magre non potete considerare di farvelo scappare, anche perchè è una bella riflessione sul tempo che passa, la famiglia e le storie d'amore.
E si riesce perfino a non fare caso agli orribili pollici di Megan Fox.
Recensione fordiana a brevissimo.

"Megan, il seno potrà anche andare, ma con i pollici proprio non ci siamo!"

The East di Zal Batmanglij


Il consiglio di Cannibal: Kanye East
Attenzione, perché dopo varie settimane stitiche, ecco che questa potrebbe rivelare parecchie soddisfazioni e anche una bella sorpresa. Non sto parlando del blog WhiteRussian, che ormai sono mesi che non propone una recensione degna di vero interesse, ma delle uscite nei cinema italiani. A To The Wonder e Questi sono i 40, si aggiunge tra le pellicole degne di nota The East, nuovo film interpretato e sceneggiato dalla idola Brit Marling dopo i notevoli Another Earth
e Sound of My Voice
quest’ultimo diretto proprio dall’impronunciabile Zal Batmanglij. Se a ciò aggiungiamo la presenza di Ellen Page e Alexander Skarsgard, abbiamo di fronte uno dei filmoni dell’estate, altroché Ranger e Superman e Brad Pitt con gli zombie.
Il fatto che una pellicola indie come questa sia riuscita a trovare una distribuzione dalle nostre parti, per quanto probabilmente in un numero ridotto di sale, è sorprendente quanto vedere Ford parlare bene di un nuovo film di Terrence Malick. Ma quello non credo accadrà. Ford di sorprese ne riserva solo in negativo…
Il consiglio di Ford: Go West o Go East?
Il Cinema indie è sempre una scommessa, una camminata sulla corda in grado di regalare perle destinate a diventare piccoli cult o schifezzuole destinate a diventare bersaglio indiscutibile di bottigliate selvagge: questo The East parrebbe - e il condizionale è d'obbligo - porsi nel primo gruppo, ma considerati i tempi non vorrei sbilanciarmi troppo presto, che è un pò quello che succede quando leggo che Peppa Kid ha pubblicato la recensione di un film interessante: ogni volta spero che si sia risvegliato dal suo coma cinematografico e ne abbia parlato bene, ed inevitabilmente le mie speranze vengono disattese.

"Per un momento ho pensato di stare girando un film di Malick: poi, fortunatamente, mi sono accordo di aver solo esagerato con il Tru Blood!"

Italian Movies di Matteo Pellegrini


Il consiglio di Cannibal: girate alla larga dagli Italian Movies ma (forse) non da questo
In maniera un po’ ingenua, spero sempre che Ford possa mostrare qualche lampo di sanità mentale e, già che c’è, di buon gusto cinematografico. Puntualmente vengo deluso. Lo stesso vale per il cinema italiano. Ogni tanto provo a dargli una possibilità, lo incito: “Dai, che questa volta che la fai.” Ma poi non ce la fa. Questo Italian Movies con il redivivo Filippo Timi e un cast multietnico sembra poter essere qualcosa di diverso dalla solita commedia all’italiana e sembra meritare una chance. Anche se so già che, come con Ford, potrei pentirmene amaramente.
Il consiglio di Ford: di Italian movies, quest'anno, ne ho proprio abbastanza.
Non me ne voglia il buon Filippo Timi, ma dopo mesi come quelli cui abbiamo assistito da questa rubrica ed in sala rispetto alle proposte del Cinema nostrano, la mia voglia di sperimentare e scoprire di avere torto a mostrare pregiudizi sui prodotti italiani è sepolta accanto al sogno di scoprire, un giorno, che Cannibal Kid è soltanto un articolato scherzo e che in realtà Marco Goi se ne intenda almeno un poco di Cinema.

"Cannibal, è inutile che ti chiudi nella mia roulotte: non ci sono coniglioni, lì!"

The Last Exorcism - Liberaci dal male di Ed Gass-Donnelly


Il consiglio di Cannibal: liberaci dal Ford
Non mi piacciono i film sugli esorcismi e già il primo me l’ero risparmiato alla grande. Se volessi farmi del male, potrei recuperare quello e poi guardarmi pure questo secondo episodio, in una maratona esorcistica paurosa. Se volessi fare del bene all’umanità, potrei invece praticare un esorcismo, su Ford naturalmente, e liberarlo dal demone della tamarragine. Ma ho paura che possa rivelarsi una missione impossibile…
E comunque, speriamo che almeno questa volta tengano fede al titolo: The Last Exorcism, the last, l’ultimo, poi basta!
Il consiglio di Ford: liberateci da questi film!
Gli esorcismi al Cinema - se si esclude l'originale firmato William Friedkin - non hanno mai avuto troppa fortuna, e onestamente non penso proprio che questo inutile secondo capitolo di una "saga" decisamente perdibile possa invertire la tendenza.
Considerata, inoltre, l'agghiacciante esperienza che l'anno scorso vissi con L'altra faccia del diavolo e quella che sopporto ogni settimana con il Cucciolo Eroico, direi che ne ho abbastanza!

"Ebbene sì, ho adorato The tree of life, e allora!? Sono perfettamente sana, nel corpo e nello spirito!"

Dino e la macchina del tempo di John Kafka, Yook-suk Choi


Il consiglio di Cannibal: Ford e i suoi amici dinosauri
No, la fordianata bambinata nooo!
Pellicole d’animazione di serie B come queste dovrebbero ormai essersi estinte, insieme ai dinosauri, a Ford, a Forza Italia, a Napolitano e al wrestling.
Il consiglio di Ford: Cannibal e la macchina del tempo.
Sul suo diario segreto, nascosto in un cassetto segreto del comodino segreto della casa delle bambole segreta nella sua cameretta, Peppa Kid ha scritto che sogna di inventare una macchina del tempo per tornare al periodo della sua adolescenza, invece di continuare a spacciarsi per diciassettenne anche in piena età adulta.
Dovevo parlare di un film!? Quale film!?

"Peppa Kid, quante volte ti ho detto che non puoi entrare nel Jurassic Ford!?"

Il grande orso di Esben Toft Jacobsen


Il consiglio di Cannibal: il grande orso? Ma và, che Ford in fondo in fondo è un tenero orsacchiotto!
Visto che un film d’animazione evitabilissimo questa settimana non bastava, ecco che arriva anche il danese Il grande orso a fargli concorrenza. Da quale dei due stare più lontani?
Direi Dino e la macchina del tempo. Questo sembra un pochino meglio, ma me lo risparmio comunque volentieri, lasciando la visione al Fordino e soprattutto a quell’eterno bambinone del Fordone.
Il consiglio di Ford: il grande bolso...
... Che poi sarebbe il Cinema di quest'estate.
Avanti con i recuperi!

Il grande Ford fotografato (in parte) da Peppa Kid.

Violeta Parra - Went to Heaven di Andrés Wood


Il consiglio di Cannibal: James Ford - Went to Hell
Pellicola biografica su Violeta Parra, cantante, poetessa e artista a tutto tondo cilena di cui non sapevo nulla. Fino ad ora. Il merito di film come questo, al di là del valore cinematografico tutto da verificare, è quello di far conoscere delle figure degne di nota, in modo da poter ampliare le proprie conoscenze. Senza rimanere ancorati sempre agli stessi nomi, come Ford che è ancora fermo ai Kiss e ad Hulk Hogan uahahah.
Il consiglio di Ford: Marco Goi - Went from Casale
Ispirato da questo film costruito sulla figura di un'artista cilena sconosciuta, ho deciso di realizzare un documentario sulla vita di uno sconosciuto artista di Casale, tale Marco Goi.
Le riprese inizieranno a brevissimo ed includeranno sequenze di estremo realismo grazie alle quali potrete osservare Peppa Kid sbatacchiato come un pupazzone da Ford.

Uno scorcio di Casale, setting del prossimo documentario di Ford incentrato sulla figura mistica di Marco Goi.

Crew 2 Crew - A un passo dal sogno di Mark Bacci


Il consiglio di Cannibal: Ford 2 Ford - A un passo dall’incubo
Era già da un po’ che non arrivava un film sulla danza. Pensavo fossero passati di moda e in effetti è così. Peccato che in Italia arriviamo come al solito in ritardo su tutte le cose e quindi ecco il Save the Last Dance de’ noantri con giusto una decina d’anni di ritardo.
Il risultato? Sembra Paso adelante, la serie tv con cui è cresciuto Mr. Ford, ma forse è pure peggio…
Il consiglio di Ford: a un passo dall'oblìo.
Faccio finta di non aver letto o visto nulla di questo film.
Vi prego, fatelo anche voi.
Il Cucciolo non mi ha ascoltato, e ora vaga per le strade con un costumino attillato improvvisando balletti degni di Step up.

Una crew di groupies del Cannibale preparano la prossima coreografia.

A prova di morte

Regia: Quentin Tarantino
Origine: USA
Anno: 2007
Durata: 113'




La trama (con parole mie): Stuntman Mike, un tipo strano con una macchina da urlo costruita per resistere anche ai più mortali degli incidenti che vaga tra Texas e Tennessee alla ricerca di gruppi di ragazze pronte a diventare le sue prede. 
Perchè Stuntman Mike è un cacciatore di prima categoria, e quando la DJ Jungle Julia, accompagnata da un gruppo di amiche, ha la sfortuna di incontrarlo in un locale per lei si materializza passo dopo passo un incubo su strada che finirà in un massacro.
Scampato alle forze dell'ordine, Stuntman Mike tornerà sulla strada, ed il suo cammino incrocerà quello di Kim, Pam, Zoe ed Abernathy, ragazze abituate a lavorare nel Cinema e pronte a dare al folle guidatore un assaggio piuttosto consistente della loro forza: quel mattacchione di Stuntman Mike, praticamente senza saperlo, finirà per passare dal ruolo del cacciatore a quello della volpe protagonista della caccia grossa.





Non ho mai fatto mistero di non amare particolarmente il periodo solo autoreferenziale che visse Tarantino una volta consolidata la sua fama di regista supercult e supercool con Le iene, Pulp Fiction e Jackie Brown, e che portò alla realizzazione dei due Kill Bill - che continuo a considerare due splendidi giocattoloni con poca sostanza, per quanto indubbiamente affascinanti - e di questo A prova di morte, parte dell'ambizioso progetto grindhouse che il vecchio Quentin portò a termine con l'amicone Robert Rodriguez, che per l'occasione superò quello che, di fatto, è il suo maestro grazie all'ottimo Planet Terror.
Devo però ammettere che, nel corso di questa nuova visione, mi sono trovato a rivalutare, almeno in parte, il lavoro del regista di Knoxville, che non passava sugli schermi di casa Ford dai tempi della sua uscita, risalente al non più vicinissimo 2007 - ricordo che fu uno dei primi film che io e Julez vedemmo in sala dopo aver iniziato la nostra avventura insieme -: intendiamoci, continuo a considerarlo come il lavoro più fiacco e meno incisivo della sua filmografia, ma di fatto quelle che allora erano state bottigliate impietose si sono trasformate in una sorta di bonaria pacca sulla spalla legata alla comprensione di quella che doveva essere, ai tempi, la necessità dell'autore di divertirsi senza ritegno e come se non ci fosse un domani, senza preoccuparsi troppo di consegnare alla settima arte qualcosa che potesse davvero fare Storia.
Sicuramente questa mia riflessione è una conseguenza dei due titoli clamorosi che "la iena" ha regalato al pubblico negli ultimi anni, e che hanno riportato l'asticella della qualità del suo lavoro spropositatamente in alto - parlo delle meraviglie che sono state Bastardi senza gloria e Django unchained, ovviamente -, ma pur se influenzato dai suddetti titoli credo di aver intravisto, in A prova di morte, una sorta di versione personale ed allucinata del regista di quelli che potrebbero essere, per il sottoscritto, gli action anni ottanta che con clamorosa facilità riescono a svuotarmi il cervello quando ho bisogno di uno stacco consistente.
Dunque Tarantino si lascia andare ad una sequela di piedi, culi, fanciulle, alcool, citazioni e sbrodolate di parole come piace a lui, probabilmente divertendosi da impazzire nel farlo: il risultato è senza dubbio squilibrato, a tratti ridondante, efficace nella prima parte quanto lezioso nella seconda, che si ribaltano senza troppi problemi quando a farla da padrona è l'azione sfrenata e sopra le righe - in questo caso, indubbiamente il primato va assegnato alla metà del film dedicata a Zoe e alle sue compari -.
A prova di morte rappresenta il bicchiere della staffa di un autore ai tempi ancora in piena sbronza da successo e privo della saggezza necessaria per gestire talento e notorietà all'unisono, un giocattolo vintage all'interno del quale sfilano affascinanti donzelle oscurate dalla prima all'ultima da Stuntman Mike, unico e vero grande successo della proposta, dagli splendidi gadgets all'espressione gommosa e guascona di Kurt Russell, perfetto per il ruolo del predatore passato dalla padella alla brace e divenuto preda: lo scontro tra Mike e la banda di Zoe Bell - stunt di Uma Thurman in Kill Bill - è un vero spasso, dalle continue citazioni del supercult assoluto Punto zero - una meraviglia che tutti dovrebbero vedere e rivedere - alle evoluzioni sopra e sotto il cofano dei protagonisti della battaglia.
L'atmosfera, a metà tra un Hazzard d'alta scuola ed il kitsch sfrenato, può contare sull'apporto delle come di consueto perfette colonna sonora e fotografia, nonostante il risultato si fermi, per l'appunto, alla confezione: in un certo senso A prova di morte è come un appuntamento con una donna assolutamente attraente che già dal primo minuto sappiamo bene scaricheremo la mattina dopo, avendo ottenuto quello che volevamo e sicuri di non desiderare assolutamente nient'altro.
Ed è proprio così che, a suo modo, A prova di morte funziona: possiamo goderci ogni suo fotogramma, il simbolo sul cofano della vettura di Stuntman Mike, lo schianto di Jungle Julia e compagne, la vendetta di Zoe e della sua banda, l'auto simbolo del già citato Punto zero, la lap dance di Vanessa Ferlito, il formato volutamente imperfetto e chi più ne ha più ne metta.
Certo, non si potrà mai pensare che possa rimanere qualcosa di più di un ricordo stuzzicante, o di un mal di testa da hangover - e potete immaginare quanto possa aver apprezzato la presenza del Wild Turkey, uno dei bourbon più buoni che esistano, almeno tra quelli a larga diffusione -, ma in fondo a volte va bene così.
Solo non aspettatevi il Tarantino delle Palme d'oro, delle rivoluzioni e delle pietre miliari: considerate al contrario di passare una serata con un vecchio e pazzo amico pronto a raccontarvi una storia ancora più pazzesca, ingozzarvi di cibo piccante e saporito - messicano, per esempio - per poi darvi alla pazza gioia per le strade della città come se non ci fosse un domani.
In questo senso, A prova di morte è come vi sentirete.
In caso contrario, tutto apparirà soltanto come una sveltina neppure degna di un ricordo fugace.


MrFord


"Andavo a cento all'ora
per trovar la bimba mia
ye ye ye ye
ye ye ye ye!
Andavo a cento all'ora
per cantar la serenata
blen blen blen blen
blen blen blen blen!"
Gianni Morandi - "Andavo a 100 all'ora" -



mercoledì 3 luglio 2013

L'uomo d'acciaio

Regia: Zack Snyder
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 143'




La trama (con parole mie): il nascituro Kal-El, figlio di Jor-El del pianeta Krypton, è lanciato dalla madre Lara nello spazio in direzione della Terra proprio mentre il suo mondo natale è sull'orlo del collasso, ed il temibile generale Zod minaccia una guerra civile che dovrebbe portare ad una sorta di selezione molto poco naturale.
Trentatre anni dopo, Clark Kent, cresciuto da due contadini del Kansas, vaga tenendo un profilo basso attraverso gli States cercando di aiutare il prossimo spostandosi sempre nel momento in cui i suoi straordinari poteri rischiano di portarlo allo scoperto.
Proprio quando, a seguito di un'indagine condotta dalla giornalista Lois Lane all'interno di quella che pare un'astronave aliena, il giovane Clark scopre le sue origini, Zod riemerge dall'abisso in cui era stato esiliato insieme ai suoi uomini per imporsi sulla Terra costruendo, di fatto, un nuovo Krypton.
Toccherà al ribattezzato Superman fermarlo.




Per molti anni sono stato un avido lettore di fumetti, e per qualcuno meno uno tra i tanti sceneggiatori pronti a dibattersi nel sottobosco delle produzioni indipendenti per un posto al sole - che non è mai arrivato -.
E per molti anni ho sempre preferito gli eroi di casa Marvel a quelli targati DC Comics: troppa la differenza tra i primi - molti dei quali outsiders per definizione - ed i secondi - sgargianti, performanti, potenti -, da una squadra con Spider Man, Devil, Wolverine, gli X-Men, i Vendicatori, Hulk, Thor e chi più ne ha, più ne metta ad un'altra con Flash, Lanterna verde, Freccia verde, Batman - l'unico a salvarsi - e Superman.
Ed eccoci al punto focale: ho sempre detestato Superman.
Troppo buono, troppo forte, troppo perfetto per essere davvero un personaggio carismatico ed interessante: tolto il suo destino di orfano strappato al suo mondo d'origine allevato da una coppia di brave persone non più giovani e mai riuscite ad avere un figlio, il resto ha spesso e volentieri rasentato la noia, per il sottoscritto.
In fondo, è difficile immedesimarsi in una sorta di semidio quasi impossibilitato a sbagliare.
Sul grande schermo, il charachter dell'Uomo d'acciaio è passato dalle rappresentazioni praticamente fiabesche della saga interpretata da Christopher Reeves al pessimo e più recente Superman returns senza mai riuscire davvero a divenire un cult del genere: Zack Snyder, dopo aver affrontato con successo l'esperimento di Watchmen - Capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons -, ritenta cercando di modellare l'ascesa di Supes sulla scia di quello che fu l'inizio di una delle trilogie più entusiasmanti del blockbuster contemporaneo, il Batman targato Christopher Nolan.
Le similitudini tra Batman begins e questo Man of steel, infatti, sono molte, prima fra tutte la volontà di raccontare quello che è "l'uomo dietro la maschera", aprendo le porte ad una sorta di "origine" in grado di andare incontro agli appassionati così come agli spettatori occasionali: peccato che Zack Snyder non sia Christopher Nolan almeno quanto Superman non è Batman.
Il cast all stars, gli effettoni, le esplosioni e le evoluzioni della macchina da presa, infatti, non riescono a supplire ad una mancanza di carattere di fondo che non permette al film di decollare quanto il regista vorrebbe, quasi assegnando al giovane Kal-El una sorta di aura messianica che potrebbe essere facilmente contestabile e di cattivo gusto perfino per un anticlericale totalmente lontano dalla religione come il sottoscritto.
Fortunatamente, però, siamo in ben altri territori rispetto a roba agghiacciante come Sucker punch, e tutto sommato questo L'uomo d'acciaio altro non si rivela altro se non un giocattolone per bambini soprattutto grandi che nel cuore dell'estate traboccano di voglia di distrazione per una serata in sala con gli amici, di quelle che in genere restano impresse non tanto per il film visto, ma per la cornice e la compagnia.
I riferimenti sono molti, dal telefilm di Hulk con il suo Bruce Banner peregrino alla saga originale - si notano mescolanze tra il primo ed il secondo capitolo della stessa -, dalla fantascienza classica alle frontiere del Nuovo Millennio di Avatar e del 3D, eppure manca il carattere in grado di differenziare una visione qualsiasi dal titolo che piace sempre ricordare, o rivedere: niente zampata d'autore nel segno del già citato Nolan ma neppure ironia fracassona sulla scia del rinnovato e divertentissimo Marvel-style.
Grande, grosso, ciula e balosso, direbbe Julez.
Del resto, Superman è proprio così.


MrFord


"I remember how it used to be
making love to you all night long
I used to take you in my arms
and hold you there until all my strength was gone
I used to be a man of steel
I used to be a man of steel."
Meat Loaf - "Man of steel" - 


martedì 2 luglio 2013

Killer in viaggio

Regia: Ben Wheatley
Origine: UK
Anno: 2012
Durata: 88'




La trama (con parole mie): Tina è una donna di oltre trent'anni confinata in casa e soggiogata dalla madre finalmente in procinto di partire per una vacanza con il fidanzato Chris, tranquillo sostenitore dei viaggi in camper pronto a portare la sua amata a spasso per l'Inghilterra spezzando il giogo materno.
Quello che Tina non sa è che Chris è in realtà uno psicopatico pronto a fare fuori chiunque ritenga maleducato o contro i suoi schemi, nonchè rigidamente devoto agli stessi: la loro storia d'amore, tinta di sangue e certo non tranquilla, metterà a confronto il disagio di entrambi e permetterà loro di affrontare secondo il punto di vista che si sono costruiti il mondo, dai turisti incuranti del rispetto della pulizia alle scatenate ragazze degli addii al nubilato.
Fino ad un ultimo, grande, "salto della fede".




I fasti di inizio anno rispetto alle uscite in sala sono ormai un ricordo cui rivolgo i miei pensieri con grande struggimento e malinconia: da troppe settimane a questa parte, infatti, perfino i titoli sulla carta interessanti finiscono troppo spesso e volentieri per rivelarsi ignobili schifezze o cose per le quali non vale la pena spendere il prezzo del biglietto o ancor peggio un'ora e mezza del nostro tempo.
Killer in viaggio, purtroppo, non fa eccezione: firmato da Ben Wheatley, che bottigliai a suo tempo per il poco riuscito Kill list, questo road trip allucinato che vorrebbe essere una sorta di favola nera sull'amore, l'isolamento, l'incomunicabilità ed il disagio mentale dagli alti contenuti di humour nero - o come il Cannibale ha tenuto a specificare, punk - è in realtà una di quelle tronfie robette da Festival che vorrebbero tanto tanto ergersi a nuove pietre miliari dell'autorialità ma che finiscono inesorabilmente per essere catalogate solo ed esclusivamente come pipponi pseudo intellettuali noiosi e spuntati, incapaci di fare breccia nel cuore così come nel cervello del pubblico - o almeno della parte di esso meno infarcita dalle stronzate radical chic -.
Il rapporto tra Chris e Tina, psicopatici neppure troppo in erba, appare come una sorta di versione europea di quelli tratteggiati oltreoceano - con maggior successo ed un'ironia decisamente più pungente - dai fratelli Coen: la loro gita alla scoperta del magico mondo della provincia anglosassone condita dal progressivo confronto - violento, sessuale e sentimentale - tra loro è una sorta di "vorrei ma non posso" del grottesco, dal primo all'ultimo minuto noioso e poco incisivo - raramente mi sono imbattuto in una pellicola di un'ora e venti così lenta - e per nulla empatico rispetto all'audience.
Tra i personaggi, infatti, non c'è nessuno che riesca davvero a comunicare con l'altro lato dello schermo, in positivo o in negativo, e la sensazione crescente sequenza dopo sequenza è quella di un malriuscito tentativo di fare il simpatico di un regista che continua a prendersi troppo sul serio pensando di meritare i posti occupati, oltre che dai già citati Coen, da gente come Haneke, McDonagh o Tarantino.
Neppure la violenza asservita all'estetica o il cane che fa da spalla ai due protagonisti - neanche si facesse il verso a The artist -, tra le altre cose, riescono a risollevare le sorti di un titolo assolutamente inconsistente, troppo poco divertente per essere considerato un intrattenimento da relax e lontano anni luce dalla qualità delle vere proposte d'autore per candidarsi al titolo di cult di nicchia dell'estate.
Perfino le situazioni che conducono l'agghiacciante coppia di protagonisti agli omicidi hanno il sapore del già visto - il turista che butta la carta a terra e risponde da lord ai rimproveri di Chris è una figura già abusata in più generi cinematografici -, e l'incapacità dello stesso Chris e Tina di riuscire a conquistare o spingere a parteggiare in qualche modo per loro appare evidente fin dai titoli di testa, interessante variante - per non dire scopiazzatura - di quello che potrebbe essere considerato un approccio in stile Wes Anderson.
Unica eccezione, anche se con molte riserve, il finale, frecciata all'amore e alle sue storie - malate o no che siano - che almeno in parte smussa gli angoli di una sequela di bottigliate che in casi come questo distribuisco con infinito piacere: titoli presuntuosi ed inconsistenti come questo, infatti, rubano solo spazio ad altre proposte decisamente più interessanti mai viste in sala dalle nostre parti.


MrFord


"Sometimes I feel I've got to
run away I've got to
get away
from the pain you drive into the heart of me
the love we share
seems to go nowhere
and I've lost my light
for I toss and turn I can't sleep at night."
Soft Cell - "Tainted love" - 


lunedì 1 luglio 2013

Blood

Regia: Nick Murphy
Origine: UK
Anno: 2012
Durata:
92'




La trama (con parole mie): siamo nella provincia inglese, sulla costa, dove una piccola comunità è sconvolta dall'omicidio brutale di una giovanissima ragazzina, Angela. Due fratelli, i Fairburn, entrambi poliziotti, sono incaricati delle indagini: su di loro pesa l'ombra del padre, leggenda del distretto ormai in pensione a seguito dell'Alzheimer, e l'idea dello stesso di forzare la mano alla Giustizia quando le prove non possano supportarla.
Quando Jason Buleigh, un balordo della zona, viene arrestato perchè sospettato dell'omicidio, il più aggressivo dei fratelli, Joe, si convince che sia il colpevole, e con la complicità del succube Chrissie finisce per ucciderlo: purtroppo per loro, però, la verità risulta essere un'altra, ed i veri colpevoli vengono arrestati.
Parte dunque un'indagine indirizzata a scoprire la verità sul destino di Buleigh, destinata a sconvolgere il mondo di questa famiglia costruita attorno al distintivo.





A volte è davvero curioso quanto i distributori finiscano per tirarsi da soli la zappa sui piedi: hai un materiale discreto per le mani, un cast ottimo - e peraltro in gran forma -, una vicenda torbida legata alla famiglia, alla fratellanza, al senso di colpa, alla Giustizia, tutte le carte in regola per guadagnarti un posto tra le proposte di genere buone per passare senza troppi patemi d'animo la stagione estiva, ed ecco giungere la rovina sotto forma di uno spot promozionale.
"Il nuovo Mystic river", recita la locandina del lavoro - il primo di una certa rilevanza - di Nick Murphy, quasi come se fosse possibile poter insidiare il trono di uno dei vertici del Cinema di Clint Eastwood, non proprio l'ultimo degli stronzi: prima che qualcuno di voi possa farsi quest'illusione in coda per entrare in sala, lasciate che dissipi ogni dubbio in merito.
Blood non è il nuovo Mystic river. Neanche per sbaglio.
Certo, i temi sono molto simili, dalla violenza sui minori ai rapporti di amicizia e parentela pronti a divenire un fardello, l'ambiente anche - nonostante il setting sia quello della costa britannica, la pellicola trasuda irishness -, eppure il carattere e soprattutto uno script decisamente troppo rapido ed esile rendono il confronto assolutamente impietoso: probabilmente non dovrei stare qui a sindacare a proposito di cavilli di questo genere, e valutare il film nella sua unicità, non basandomi su inutili paragoni, dunque lascio da parte il vecchio Clint e tengo le mani libere per l'opera di Murphy.
Dal punto di vista attoriale ammetto di non avere troppo da recriminare: Paul Bettany, partito fortissimo sul finire degli anni novanta ed afflosciatosi miseramente, pare essere tornato ai tempi d'oro, Stephen Graham, caratterista UK d'eccezione, funziona alla grande, Mark Strong - seppure in ombra - porta a casa la pagnotta, e soprattutto giganteggia Brian Cox, una vera e propria icona troppo spesso sottovalutata rispetto ad altri suoi colleghi ben meno dotati di lui.
Lo stesso discorso è applicabile all'ambientazione, decisamente azzeccata nei suoi toni autunnali e resa ancora più affascinante dalla costa, in bilico tra le maree ed un litorale pronto a celare i più terribili ed oscuri segreti di famiglia.
Il problema vero è che tutto finisce qui.
Perchè dietro la macchina da presa il buon Nick non pare possedere il tocco necessario al guizzo vincente, e lo script risulta frettoloso, quasi l'intera vicenda fosse un pilota per una serie - del resto, è proprio da un prodotto televisivo che è stato ispirato il film - all'interno del quale gli autori si preoccupano di inserire tutti gli elementi possibili per conquistare l'attenzione degli addetti ai lavori in modo da strappare una conferma: peccato che il metodo non si applichi al meglio, ed il risultato sia un thriller che pare viaggiare a velocità doppia per evitare di annoiare il pubblico e giungere subito alla conclusione finendo per provocare l'effetto contrario, ossia rompere l'incantesimo del grande schermo ed insinuare nell'audience il dubbio di essere di fronte a qualcosa di talmente preparato a tavolino da risultare posticcio.
Probabilmente, in mano ad un regista più esperto - non necessariamente il già citato Eastwood, ma anche Mann o Scorsese -  o talentuoso - per rimanere in ambito britannico, il giovane e molto promettente Paddy Considine o il suo compare Shane Meadows - Blood avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare un piccolo cult di questi mesi estivi: così com'è, resta soltanto in bocca il sapore amaro di una storia finita troppo presto, come quelle che nascono in riva al mare e promettono chissà quale futuro, anche quando ai protagonisti cova già nel cuore il dubbio che non potrà durare un solo giorno una volta conclusa la vacanza.


MrFord


"Me and you used to be like brothers
on the nights we got drunk to each other
you know me, I used to have some wit
it ended up in a shit-filled sandpit
we come from across the border
we drink the six mile water
this mongrel needs a new home
this mongrel needs a new home."
Therapy? - "Six mile water" - 


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