mercoledì 4 luglio 2012

Last friday night - The amazing 4th of July edition

La trama (con parole mie): sfruttando l'onda lunga dell'uscita in sala di The amazing Spider Man, primo grande kolossal dell'estate, la consueta rubrica dedicata alle uscite settimanali che riesce nell'impresa di far coesistere i due antagonisti per eccellenza della blogosfera come le anime di Real Madrid - il giovane Cannibale - e Barcellona - il vecchio Ford - nella Spagna del triplete anticipa la sua presenza di un paio di giorni, sfoderando i consigli per le visioni di questo weekend e le consuete scaramucce dei suoi autori.
In attesa di una nuova Blog War e di tornate di proposte più interessanti, cavalchiamo coraggiosamente i cavalloni di quest'oceano non sempre limpido che è la distribuzione italiana neanche fossimo gli ex-presidenti, almeno fino a quando il mio antagonista non finirà casualmente sul fondo trascinato da fantastiche ciabattine di cemento. Ahahahahahahah!


"Che disdetta! Anticipando l'uscita al mercoledì speravo di evitarmi quei due cialtroni di Ford e Cannibale, e invece mi hanno beccato lo stesso!"
The Amazing Spider-Man di Marc Webb

Il consiglio di Cannibal: di certo è meglio di Ford-Man, ma sarà meglio anche dell’Amazing Cannibal-Man? 
Mi dichiaro ufficialmente stufo di varie cose: delle canzoni estive latino-americane, di Mr. Ford (fin troppo scontato), del tiki-taka della puerca Espana che se la canta e se la suona più dei due acerrimi rivali della blogosfera, e dei film di supereroi. 
Questo reboot di Spider-Man mi sembra poi arrivare a troppa poca distanza dai due ottimi film di Sam Raimi (sul terzo, meglio calare un velo pietoso). 
D’altro canto, però, la coppia Andrew Garfield ed Emma Stone promette molto bene e sarà interessante vedere cosa combinerà Marc Webb dopo aver debuttato con la perla indie (500) giorni insieme ora alle prese con una mega produzione. A me comunque i film sui supereroi hanno stufato. Mi sono persino stufato di dirlo!

Il consiglio di Ford: andate a togliere le ragnatele di dosso al Cannibale sempre chiuso nella sua cameretta da Cucciolo eroico. 

Onestamente non nutrivo - e non nutro - particolari speranze rispetto ad un reboot che pare completamente irrispettoso della storia fumettistica del buon, vecchio Spidey e che arriva - come dice perfino il mio odioso rivale - a distanza fin troppo ravvicinata rispetto alla trilogia di Raimi - ottimi i primi due film, orripilante il terzo, e anche qui ci troviamo clamorosamente d'accordo -. Eppure il trailer non mi è sembrato affatto male, il cast mi pare azzeccato e Webb ha dalla sua il buon trascorso di (500) giorni insieme, dunque chissà che non ne esca qualcosa di decente. Se, in ogni caso, dovesse andare male, tenete presente che si tratta, di fatto, solo di un aperitivo in attesa del piatto forte: il Batman di Nolan.
 

"Non ti preoccupare, Spidey! Ti difendo io da quei due bruti di Ford e Cannibal!"
Quell’idiota di nostro fratello di Jesse Peretz

 
Il consiglio di quell’idiota del vostro Cannibal: guardabile, ma non vi cambierà la vita.
Commedia dal sapore più country che indie con un buon cast che ho già visto, con discreto piacere, e ho già abbastanza dimenticato, con discreto dispiacere. La vicenda di questo tizio un po’ tonto (non mi sto riferendo a Ford) e del rapporto con le sue sorelle strappa qualche sorriso, ma non vere risate, e alla fine è un filmetto modesto che non lascia grossi segni. Per un’ora e mezzo di disimpegno estivo ci può anche stare: sempre meglio di un’ora e mezzo su WhiteRussian a leggere le elucubrazioni mentali del mio yo, fratello degenere Ford (no, per fortuna non è mio fratello e no, nonostante la ghiotta occasione, non gli ho nemmeno dato dell’idiota: troppo facile). 
 Recensione prossimamente.

Il consiglio di quell'idiota del vostro Ford: è estate, siate country e provateci. 

Non l'ho ancora visto, ma devo dire che in questa stagione così calda la spinta al relax e ai film da zero neuroni è più forte del solito, dunque un titolo come questo potrebbe quantomeno farmi passare una bella serata tranquillo e divertito lontano dalle solite sparate assurde del mio ben poco illustre collega di rubrica. Che, tanto per specificarlo, idiota non è affatto, visto che per gli appuntamenti fissi come le Blog War o le uscite settimanali continua ad affiancarsi al sottoscritto.
 
"Ma chi sono quei due sul palco, i soliti idioti!?" "Peggio, sono Ford e Cannibal!"


The Way Back di Peter Weir

 Il consiglio di Cannibal: a good way.
Già visto pure questo, d’altra parte è un film che in Italia esce con il solito ritardino di un paio d’anni. 
Sulla lunga e onorevole carriera di Peter Weir vi annoierà abbondantemente Mr. Ford, io mi limito a dire che è il regista de L’attimo fuggente e The Truman Show, e che qui non è ai suoi vertici ma comunque è alle prese con un film storico piuttosto interessante. The Way Back racconta una bella storia, il cast è di ottimo livello (ci sono la mia preferita Saoirse Ronan e un Colin Farrell parecchio bravo), come difetto c’è giusto che è un po’ lungo e noiosetto e per l’estate non è magari la migliore delle visioni. 
Prossimamente la mia recensione (che avevo già scritto tempo fa e mai pubblicato, in attesa dell’uscita nelle sale italiane finalmente giunta). 
Quando ho detto che è un po’ noiosetto, tranquilli comunque che parlo di livelli di noia accettabili e non fordiani uahahah.

Il consiglio di Ford: the way to send Cannibal back to sender. 

Peter Weir è un regista che ho sempre apprezzato, dai suoi esordi in terra d'Australia degli ottimi Picnic ad Hanging Rock e Gli anni spezzati alle grosse produzioni come The Truman Show e Master & Commander: non ho ancora visto questo The way back, ma devo ammettere che, considerati cast ed ambientazione, promette molto bene, e mi fa sperare di trovarmi di fronte ad un bel filmone d'avventura di quelli come si facevano una volta. Lo vedrò al più presto in modo che la mia recensione possa fare fronte a quella del Cannibale, e nel frattempo escogiterò un qualche stratagemma affinchè lo stesso venga spedito in Siberia.

"Se ti becco ancora una volta a leggere WhiteRussian o Pensieri Cannibali, ti faccio passare un brutto quarto d'ora."
Womb di Benedek Fliegauf

Il consiglio di Cannibal: a meno che non siate fan degli incesti, tenetevi pure alla larga.
L’insopportabile Cannibal fa triplete come l’insopportabile Spagna perché ha visto pure questo e vi dice: evitatelo tranquillamente. 
Sarà che è un film lento, uggioso, più adatto all’autunno che a questa carontica estata, ma la sua visione mi ha annoiato parecchio. Eva Green è brava, seppure meno nuda del solito, ed è l’unico motivo per vedere questo Womb. Per il resto, nonostante una bella idea che lo rende una pellicola quasi fantascientifica, è poca cosa e nel finale scade quasi nel ridicolo…Un po’ come quando capitate dalle parti di WhiteRussian del Fordando Torres e, anche quando l’inizio di un post sembra promettente, finisce inevitabilmente nell’involontariamente comico. Starò dicendo sul serio o vorrò solo essere volontariamente comico?

Il consiglio di Ford: tira più un pelo della Green che un carro di Womb.

Nonostante la presenza di una delle attrici di maggiore "presenza" del panorama internazionale, questo film non mi attrae per nulla, se non per il fatto che il mio acerrimo nemico Cannibalotelli pare averlo trovato molto noioso, cosa che, di norma, rende un film decisamente interessante. Ma il sapore autunnale e la prigrizia da goduria estiva potrebbero avere la meglio sulla voglia di sbeffeggiare ancora una volta le sue posizioni in ambito cinematografico, e far finire questo Womb nel dimenticatoio, dove pare stia proprio bene.

"E' inutile insistere, Cucciolo Eroico: ho giurato di rimanere illibata per Ford."
Cena tra amici di Alexandre de La Patellière, Matthieu Delaporte

 

Il consiglio di Cannibal: sempre meglio di una (John) Cena tra nemici con Ford.

Come la Spagna (ribadisco odiosa) lo fa nel calcio, la Francia al cinema continua (e per quanto mi riguarda in maniera tutt’altro che odiosa) a dare soddisfazioni nell’ambito del cinema e pure della commedia, dove vi segnalo il piacevole L’amore dura tre anni, uscito la scorsa settimana. Questa Cena tra amici mi ispira assai meno, però non mi sento di escluderla nemmeno del tutto. Dopo l’esperienza negativa con lo Chef Ford della scorsa settimana, la mia presenza a una cena con qualcosa cucinata dalle sue manine invece la escludo del tutto!

Il consiglio di Ford: io mi farei una pizza davanti alla tv, godendomi un incontro tra Cena e Cannibal. 

Non faccio neppure in tempo a dimenticare il dimenticabile Chef che subito i cugini d'oltralpe tornano alla carica cercando di procurarmi una fastidiosa indigestione della loro settima arte: inutile dire che questo piatto tutt'altro che succulento verrà passato abilmente al Cannibale, che abituato ai suoi fegati umani con Chianti non dovrebbe avere troppi problemi a digerire questa robaccia.

"Hey Cannibale, il tavolo è pronto: manchi solo tu!"



Game of thrones - Stagione 2

Produzione: HBO
Origine: Usa
Anno: 2012
Episodi: 10



La trama (con parole mie): la guerra per conquistare il Trono di spade imperversa, e alla partita che vedeva coinvolti principalmente i Lannister e gli Stark si aggiungono eserciti e pretendenti da ogni parte del Continente. Mentre Robb Stark è impegnato nella sua marcia verso King's Landing, Jon Snow affronta un pericolosissimo viaggio oltre la Barriera, e Tyrion Lannister, nominato Primo Cavaliere, si ritrova a fronteggiare la minaccia di un assedio che potrebbe costare il potere alla sua famiglia: oltremare, nel frattempo, Daenerys Targaryen e i suoi draghi sono alla ricerca di una flotta di navi che possa condurre la giovane nelle sue terre d'origine, reclamando la corona che fu di suo padre.
Intrighi, morte, guerra e poteri sovrannaturali si mescolano nel sangue per un nuovo capitolo di un affresco sempre più impressionante.



Ogni serial televisivo, anche quelli meglio riusciti, ha un compito clamorosamente difficile da svolgere ad ogni inizio stagione: mantenere il suo livello alto abbastanza perchè il pubblico e la produzione non rinneghino quello che soltanto l'anno precedente - e a volte anche meno - osannavano senza riserve.
Come visto a fine 2011, anche i prodotti migliori - Misfits e Dexter, giusto per citarne due - hanno subito battute d'arresto notevoli, perdendo terreno rispetto a nuove proposte come la fulminante prima stagione di Game of thrones, una vera e propria pietra miliare del fantasy e non solo sul piccolo schermo e non solo.
La scommessa degli autori, dunque, era proporre una nuova annata che fosse all'altezza della prima, lasciando di nuovo a bocca aperta il pubblico: per quanto mi riguarda, l'obiettivo è stato quasi completamente centrato, considerato che abbiamo assistito ad una fase di transizione della guerra per il Trono di spade, destinata a durare ancora per molto - in fondo, i romanzi da cui è tratta la serie devono ancora narrare la conclusione della vicenda - sulla pagina così come sullo schermo.
Certamente, rispetto alla stagione d'apertura, è mancato il pathos di un crescendo strepitoso così come l'apporto di quello che era uno dei suoi protagonisti assoluti, una Daenerys tenuta in disparte per la maggior parte di questa annata ed esplosa soltanto con l'ultimo episodio, quasi ad alimentare la speranza di una sua sempre più decisiva influenza sugli eventi che attendono i pretendenti alla corona: ma è davvero un cercare il pelo nell'uovo per uno dei prodotti al momento meglio realizzati della HBO - e non solo -, recitato, scritto e realizzato a livelli altissimi ed in grado di catturare l'audience e la sua attenzione nonostante il numero consistente di sottotrame e personaggi pronti a darsi battaglia in campo aperto così come nei corridoi delle corti.
In particolare, ho apprezzato - una volta ancora - la struttura "in crescendo" della stagione, partita con passi lenti e circospetti ed esplosa in una doppietta conclusiva spettacolare, con gli episodi Blacwater - diretto, tra l'altro, da Neil Marshall - e Valar Morghulis, season finale da urlo: proprio prendendo spunto da quest'ultimo titolo, posso dichiarare ufficialmente di aver trovato un sostituto a due dei miei favoriti dipartiti - ATTENZIONE SPOILER - al termine della prima stagione - Ned Stark e Khal Drogo - nel misterioso assassino Jaqen, che promette di essere uno dei charachters più interessanti della saga, nonchè mentore di un'altra delle mie beniamine, Arya Stark.
Come se questo non bastasse, il come di consueto bravissimo Peter Dinklage da volto al sempre mitico Tyrion Lannister, che al contrario della prima annata si troverà spesso e malvolentieri a fronteggiare le sue battaglie con la spada, invece che con il cervello, confermandosi il cuore pulsante della sua casata, Jon Snow aprirà scenari epici e al limite dell'horror oltre la Barriera e la coppia Brienne di Tarth - personaggio di spessore pazzesco -/Jaimie Lannister promette già scintille per la prossima stagione, così come la fino ad ora poco sfruttata sacerdotessa Melisandre, eminenza grigia alle spalle di Stannis Baratheon.
Ma descrivere in questo modo tutti gli avvenimenti che scuotono nel profondo i Sette Regni appare riduttivo, rispetto alla cavalcata selvaggia e all'ultimo respiro che è questa serie di fattura sopraffina, confezionata con mano d'autore e portata agli occhi e al cuore dello spettatore con tutta la forza delle martellate di un fabbro: l'unica alternativa è prepararsi alla battaglia e lanciarvisi senza guardare indietro.
Chissà che non ci sia qualche possibilità di uscirne tutti d'un pezzo.
Di sicuro, a prescindere da chi siederà sul Trono di spade quando tutto sarà finito, gli autori di questa meraviglia possono già dirsi vincitori. 


MrFord


"Running silent, running deep, we are your final prayer,
warriors in secret sleep, a merchantman's nightmare,
a silent death lies waiting, for all of you below,
running silent, running deep, sink into your final sleep."
Iron Maiden - "Running silent, running deep" -


martedì 3 luglio 2012

21 Jump Street

Regia: Phil Lord, Chris Miller
Origine: Usa
Anno: 2012
Durata: 109'




La trama (con parole mie): Schmidt e Jenko sono due ex compagni di liceo ritrovatisi all'Accademia di polizia. Ai tempi della scuola, il primo era il classico sfigato, mentre il secondo dominava i corridoi in lungo e in largo con i modi da bullo e la bella presenza.
Una volta realizzato di avere necessità l'uno dell'altro e diplomatisi i due ragazzi, divenuti amici inseparabili, riescono a combinare un casino tale con il loro primo arresto da essere riciclati e spediti nel distretto speciale di 21 Jump Street, che si occupa di infiltrare poliziotti sotto copertura tra gli studenti in modo da individuare spacciatori e fornitori di droga.
A seguito di un errore nell'interpretazione delle loro nuove identità, si ritroveranno a ruoli invertiti - Jenko il secchione, Schmidt l'atleta - in un liceo che non riconoscono più per geografia sociale degli studenti: confidando uno nell'altro, i due saranno costretti a maturare come poliziotti - si fa per dire - in modo da portare a termine la loro missione.



A volte si incontrano film senza alcuna pretesa, totalmente estemporanei ed assolutamente dimenticabili che, contrariamente ad ogni previsione, finiscono per essere i titoli giusti, nel posto giusto, al momento giusto.
Così è stato per 21 Jump Street, buddy movie al limite del demenziale ispirato alla serie che vide protagonista un giovanissimo Johnny Depp una ventina e poco più d'anni fa: giunto sugli schermi di casa Ford la sera successiva la cocente delusione di Detachment, il lavoro di Lord e Miller - già autori di Piovono polpette, che non avevo amato particolarmente - è riuscito a guadagnarsi la fiducia necessaria già dalle prime battute grazie ad una dose consistente di (auto)ironia, uno spirito easy perfetto per l'estate ed il relax che, a volte, richiedono le serate infrasettimanali funestate dal loro destino di sandwich tra una giornata e l'altra di lavoro.
Nei giorni precedenti alla visione avevo letto peste e corna delle avventure del duo Hill/Tatum nelle recensioni della critica "di cartellone", quasi unanime nel considerare questo film un insieme di volgarità gratuite buone solo a divertire autori e cast, e più che positive opinioni, al contrario, in giro per la blogosfera - Bradipo escluso -, un pò come era accaduto con un supercult scoperto troppo tardi dal sottoscritto come Strafumati.
Con i titoli di coda alle spalle - anche se, a dire il vero, è stata l'opinione che già dopo il primo quarto d'ora andava per la maggiore sul divano del salotto -, mi sento libero e felice di dichiarare che 21 Jump Street è un vero spasso, una goliardata che mescola abilmente alcuni spunti quasi metacinematografici - il monologo del mitico Ice Cube a proposito delle idee riciclate, chiaro riferimento allo stesso film, la sorpresa sulla sparatoria nel finale - ai classici e più volgari elementi tipici dei lavori del clan di Apatow o di Kevin Smith.
Il ritorno al liceo dei due protagonisti - l'ormai fin troppo smagrito Jonah Hill e lo statuario Channing Tatum - risulta divertito e divertente a partire dal disagio del secondo, ex bullo fuori luogo di fronte ad una generazione tutta cibi macrobiotici, rispetto reciproco ed alternativismo sfrenato - niente male anche il perentorio "tutta colpa di Glee" - che lo confina - complice l'errore sulle identità di copertura - tra i nerd della scuola e trova il suo completamento nella nuova fama da supercool di Schmidt, il primo a rimpiangere di essere nato negli anni sbagliati.
Come se non bastasse, risulta chiaro fin dal principio che le volgarità e la comicità sboccata - clamorosamente esilarante, sia chiaro - della pellicola nascondono, in realtà, un'ossatura da buddy movie tutto incentrato sull'amicizia che, oltre al già citato strafumati, mi ha ricordato Role models ed il più recente Una spia non basta: certamente non è nulla che rimarrà negli annali della settima arte, o sarà un riferimento del suo genere, eppure la visione scorre liscia come l'olio, il divertimento è assicurato, le risate anche, e l'approccio perfetto per una visione all'insegna della distensione rende questa pellicola un piccolo minicult da zero neuroni in pieno stile summer hit.
Ed è uno spasso vedere la coppia di protagonisti inanellare una scena trash dietro l'altra a partire dal primo confronto con la gang di bikers e l'arresto che costa loro il trasferimento a Jump Street fino al delirante inseguimento in macchina nel pieno della recita scolastica, da una mancata esplosione da film action all'altra: autori e cast si saranno sicuramente divertiti come matti nel corso della lavorazione, ma anche per gli spettatori non si prospetta nulla di meno.
Basta approcciare il tutto con il giusto spirito da spanzata selvaggia e rutto libero, lontani dalle pretese e dalle pretenziosità.
E chissà che, presi nel vortice e sull'onda dell'entusiasmo, non vi ritroviate come il sottoscritto a sperare che il riferimento finale ad un'operazione sotto copertura al college si trasformi in un sequel ancora più sguaiato e volgare.
Magari bello pronto per l'estate prossima.


MrFord


"May I have your attention please?
May I have your attention please?
Will the real Slim Shady please stand up?
I repeat, will the real Slim Shady please stand up?
We're gonna have a problem here.."
Eminem - "The real Slim Shady" -


lunedì 2 luglio 2012

Euro 2012 - La finale

La trama (con parole mie): e così i sogni si sono infranti proprio sul più bello. 
Nella finalissima di questo Europeo l'Italia dei miracoli si infrange contro le Furie rosse spagnole, che centrano una storica triplete bissando il successo di quattro anni fa e ribadendo la vittoria ottenuta al Mondiale in Sudafrica.
Una partita che per gli Azzurri non è praticamente mai iniziata, che segna nel modo più amaro la fine di questo torneo ma che resta un punto di partenza importante per rialzarsi e cominciare a lavorare imparando dalla lezione subita.



"Ogni maledetta domenica si vince o si perde: l'importante è vincere o perdere da uomini", gracchia sornione il mitico coach D'Amato in Ogni maledetta domenica.
Ed è così che va, nello sport.
Questo Europeo dei miracoli, iniziato con una compagine azzurra tra le meno amate e supportate del passato recente, divenuto una sorta di metafora della rivalsa del nostro Paese rispetto alla crisi e alla situazione politica continentale, si è chiuso come molti di noi non avrebbero voluto: la sconfitta con la Spagna di Del Bosque - squadra impareggiabile, inutile girarci attorno - è stata netta, pulita, cristallina.
Le Furie rosse hanno dominato una sfida vinta prima di tutto con la testa e l'atteggiamento, mostrando ai nostri la differenza tra una squadra abituata a vincere e traboccante classe ed un gruppo di sognatori che paiono aver fatto il passo più lungo della gamba: si potrebbe parlare di molte cose, dall'esperienza in campo internazionale dei giocatori iberici alla serata no di quelli italiani, dai capelli tagliati di Balotelli allo scellerato cambio Montolivo/Motta - uscito, sfiga vuole, dopo cinque minuti per infortunio lasciando la squadra in dieci e sancendo, di fatto, la fine delle speranze di un'eventuale, remota rimonta -, dagli infortuni alla stanchezza, dal Pirlo ingabbiato al Fabregas indemoniato.
Ma questi sono argomenti da cronaca sportiva alla ricerca della discussione, e poco altro.
La Spagna ha vinto meritatamente.
E alla grande, mostrando ancora una volta di essere, al momento, la squadra più forte del mondo.
Questo, però, non deve sminuire il percorso fatto dai nostri ragazzi, che contro ogni pronostico sono giunti a questa sera e, soprattutto, sono riusciti a farsi voler bene nonostante tutti i loro limiti: in fondo, questa è una nuova Italia fatta di giovani figli di altre culture e latitudini nati e cresciuti accanto a noi, eredità di tutti quelli che saranno i visi degli Azzurri del futuro.
E' una nuova Italia fatta di tamarri senza ritegno, che rispondono mostrando i muscoli senza dire una parola, perchè quello non è propriamente il loro campo.
E' una nuova Italia che continua ad essere segnata dai soliti, vecchi scandali e dalle magagne che fanno parte del suo dna.
Io stesso non sono contento di molte cose del nostro Paese, e spesso e volentieri sono il primo a criticarlo: ma nonostante tutto, questa resterà sempre la mia casa, il posto in cui mi farebbe piacere tornare anche se finissi a stare all'altro capo del mondo - e credetemi, tornerei in Australia oggi stesso -.
E se è il calcio che ci deve unire, per superficiale che sia, ben venga.
Criticare l'unità che mossa per istinto dal pallone mi pare sempre un pò radical chic.
Perchè è vero, questa è la Terra dei cachi, ma è anche la Patria di Giovanni Falcone, Fabrizio De Andrè, Leonardo Da Vinci, Federico Fellini, Roberto Baggio.
E di Mario Balotelli.
E nostra.
E in qualche modo, andando oltre le preferenze calcistiche o personali, le inclinazioni e le aspirazioni, mi sento Mario Balotelli anche io.
Un ragazzo che vorrebbe spaccare il mondo, poi si guarda attorno e vede il suo Paese senza fiducia in lui.
Quanti di noi si sentono in questo modo?
Molti più di quanto non si crederebbe. O si è disposti ad ammettere.
La verità è una sola: siamo tutti Mario Balotelli.
Siamo l'Italia.
Quindi non possiamo che applaudire questi ragazzi per averci regalato l'emozione di Euro 2012, tornare ad alzarci in piedi come De Rossi con il suo ginocchio sbucciato, ricordarci che siamo gente con la scorza dura, che "tiene i cavalli" - come sono solito ribadire -, e andare avanti.
Nell'ultimo numero del suo Capolavoro - quello Slam Dunk che consiglio a tutti, appassionati di fumetti e non -, il mangaka Takehiko Inoue, sfruttando le parole dell'allenatore del liceo Sannoh, uscito perdente al termine di una sfida incredibile, afferma: "La sconfitta che abbiamo subito oggi costruirà la nostra fortuna di domani".
Coraggio, ragazzi.
Tra due anni, al Mondiale carioca, io sarò ancora qui.
E chissà, forse inizierò dicendomi sfiduciato, scriverò criticando un attaccante che non esulta per esortarlo a lasciarsi andare, farò ironia sugli Azzurri e poi mi ritroverò rapito dalle emozioni, e sarò con loro fino all'ultimo minuto. Al triplice fischio.
"Ancora un altro round", diceva sempre il mio caro, vecchio, Rocky Balboa.
Ancora un altro round, ragazzi.
Ancora un altro round, Italia.
In fondo, a Resistere siamo sempre stati bravi.


MrFord


P. S. In tutto questo, complimenti davvero ad una Spagna in grado di giocare una finale perfetta sotto tutti i punti di vista.
Non sarà la squadra con più cuore al mondo, e le vittorie - come spesso accade - l'hanno forse privata di un pò di simpatia, ma di sicuro, in questo momento resta il meglio del calcio mondiale.

domenica 1 luglio 2012

ACAB - All cops are bastards

Regia: Stefano Sollima
Origine: Italia
Anno: 2012
Durata: 112'




La trama (con parole mie): Cobra, Negro e Mazinga sono tre veterani della Celere, forza di polizia chiamata in causa spesso e volentieri per sedare scontri negli stadi o durante le manifestazioni.
Tutti e tre hanno grossi problemi personali e disciplinari, e mantengono tra loro un legame quasi simbiotico che trascende il ruolo, la legge, la giustizia, la famiglia.
O quasi.
Perchè la Famiglia sono loro stessi.
Quando una giovane recluta viene aggregata all'unità i tre si troveranno a fare da chioccia ad un ragazzo cresciuto sulla strada che li considera "bastardi" e mosso da un nuovo ideale pronto ad esplodere in seno al gruppo, orfano del vecchio commilitone Carletto, che ha lasciato per un più tranquillo posto come custode in una scuola privata ma che non dimentica i suoi "fratelli".




Considerato lo stato di salute in cui versa il Cinema italiano, mi sento di affermare a buon diritto che una cosa come ACAB sia paragonabile ad una ventata d'aria fresca, con tutte le imperfezioni che ugualmente si porta saldamente sulle spalle: a distanza siderale dai nostri cugini francesi, ultimamente toccati da una grazia quasi divina anche quando si tratta di andare a mettere le mani bene a fondo nel fango - leggasi Polisse -, il lavoro di Stefano Sollima - uno dei nomi di spicco del progetto di Romanzo criminale, una delle cose migliori prodotte dalle nostre parti negli ultimi dieci anni - esce dall'esame come una sorta di tentativo coraggioso - pur se non completamente riuscito - di fotografare una serie di disagi che percorrono ormai alla luce del sole la buona, vecchia, Terra dei cachi, tra un terremoto, una crisi e l'ennesima presa per il culo di una classe politica da tempo ben oltre ogni limite di decenza.
Le vicende di Mazinga, Cobra e Negro, esponenti totalmente disequilibrati della Celere, appaiono senza ombra di dubbio come lo specchio di un Paese che, ormai privo di identità, finisce per aggrapparsi ad un'etica spiccatamente criminale anche nel tentativo di dare un senso a termini come Legge e Famiglia: purtroppo, soprattutto in fase di script e di approfondimento dei personaggi il lavoro di Sollima si rivela troppo dozzinale e tagliato con l'accetta per riuscire a stabilire lo stesso standard della serie che vide tra i suoi protagonisti anche Andrea Sartoretti - che allora interpretò il mio favorito Bufalo, e qui si ritrova a dare volto all'ex commilitone dei protagonisti Carletto -, spesso e volentieri viziato da una voglia di andare sopra le righe decisamente eccessiva e poco realistica.
Azzeccate, al contrario, tutte le sequenze che vedono coinvolta la colonna sonora non originale, dall'incipit sulle note di Seven nation army - che noi italiani dovremmo ricordare bene, memori della vittoria ai Mondiali del 2006 - alla preparazione per la spedizione punitiva contro i responsabili del ferimento di Mazinga ritmata da Where is my mind? dei Pixies - che tutti i fan di Fight club dovrebbero avere ancora impressa nella mente e nel cuore - e soprattutto al passaggio a mio parere più riuscito dell'intera pellicola, il pogo di festeggiamento di Cobra a seguito della sua assoluzione per uno dei tanti capi d'imputazione legati all'eccessiva brutalità che paiono piovergli addosso con discreta facilità sulle note di Police on my back dei Clash, una sorta di distorto ed ironico grido liberatorio in grado di provocare un moto di partecipazione anche nel pubblico, pur risultando, a conti fatti razionalmente, una scena assolutamente agghiacciante.
E' proprio il disorientamento, la sensazione che ho provato con maggior prepotenza nel corso della visione: questi uomini, pronti a mettere a rischio le loro vite per un lavoro - quello del poliziotto - troppo spesso sfruttato dagli organi politici come "bersaglio grosso" per la rabbia della gente comune, non sono tanto diversi da quello che siamo anche noi.
In fondo, gli amici e la famiglia sono alla base delle scelte che molti fanno in ambito lavorativo e privato, e che spesso tendono ad influenzare anche il loro rapporto con il "pubblico": certo, l'esercizio del potere fisico delle forze dell'ordine imporrebbe un rigore morale ed una disciplina decisamente maggiori di quelli mostrati dai protagonisti di questa pellicola, eppure non passa minuto in cui non torni prepotentemente a galla l'interrogativo principale legato alle vicende narrate: ma davvero noi saremmo migliori di loro?
E ancora: avremmo noi le palle di dedicarci ad un mestiere così ingrato?
A prescindere dalle risposte a queste domande, l'opera di Sollima ha il grande merito di non lasciare indifferenti, andando a toccare molti nervi scoperti della nostra realtà di italiani e di uomini: i suoi "eroi" sono detestabili e quanto di più lontano possibile dal sottoscritto, eppure mostrano il fianco dell'essere padri, uomini immaturi incapaci di crescere davvero, fedeli alla loro pur distorta linea di condotta.
Lo stesso giovane nuovo aggregato al gruppo, vittima di una sorta di fidelizzazione forzata simile a quella che gli riserverebbe un clan criminale, unico a voler tentare una strada diversa, finisce per essere allontanato dall'empatia dell'audience nel momento della scelta di tradire, in una qualche pur giusta - in termini legali ed etici - misura, i compagni, insinuando il dubbio che sorge sempre nel momento in cui il concetto di "spia" vizia anche il più nobile degli intenti.
Cosa faremmo, noi?
Di certo, ci vuole un gran coraggio per scegliere di andare contro in nome di una Legge superiore.
Ma ce ne vuole anche per essere un politicante di bassa lega, e guardare in faccia qualcuno che può credere in te snocciolando false promesse.
Per essere in prima linea da una parte o dall'altra della barricata, mentre qualcuno, ai piani alti, si gode il paesaggio del massacro finendo per intervenire soltanto quando qualcuno decide di alzare troppo la voce.
O ci scappa il morto e si è costretti a dare giustificazione - terribili i riferimenti al massacro della Diaz, alle morti dell'ispettore Raciti e del tifoso laziale Gabriele Sandri -.
Ce ne vuole per essere un violento che cerca una scappatoia in un ideale come Cobra.
O per un padre alla deriva come Nigro.
O per uno "che è tutta la vita che ci è dentro", come Mazinga.
O per uno che non riesce a starne fuori, come Carletto.
Si può pensare tante cose, di questo film.
Ma di sicuro non guardarlo con indifferenza.
Perchè è un ritratto terribile e dolente dell'Italia com'è ora.
Perchè, in un modo o nell'altro, contro o accanto a loro, c'entriamo anche noi.
E solo quando ricambieremo lo sguardo dell'abisso che ci governa e decideremo di muoverci, capiremo di essere tutti nella stessa merda.
E fino al collo. 


MrFord


"Well I'm running, police on my back
I've been hiding, police on my back
there was a shooting, police on my back
and the victim well he wont come back."
The Clash - "Police on my back" -


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