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domenica 3 marzo 2019

Sunday's child



Nuova settimana di uscite in sala e ritardo sempre più incredibile nella pubblicazione della rubrica, per l'occasione condotta da me e dal sempre sgradito Cannibal Kid, affiancati da Carlo Cerofolini, pronto ancora una volta a cimentarsi in questo scomodo ruolo al nostro fianco.
Per l'occasione, il ritorno di Lars Von Trier promette una nuova battaglia tra i due nemici per eccellenza della blogosfera. E speriamo sia così.

"Meno male che ci sei tu, altrimenti mi toccherebbe avere il Cucciolo Eroico come animale di compagnia."

La casa di Jack

"Si avvicina Ford: speriamo non mi chieda di farlo guidare."
Carlo: Dopo le malaugurate dichiarazioni al festival di Cannes Lars von Trier si è scavato la fossa, nel senso che la riabilitazione nell’olimpo del cinema voluta a furor di popolo da artisti e colleghi non lo ha riportato agli antichi consensi. Così se prima era un genio, oggi è solo un regista bollito e depresso, Per me resta comunque il film della settimana e che Dio ce la mandi buona…
Cannibal Kid: Lars von Trier regista bollito e depresso? Portatemi dei sali, che mi sento male.
Depresso sicuramente sì, e non fa nulla per nasconderlo, ma bollito proprio no. Forse solo Ford potrebbe pronunciare una bestemmia cinematografica del genere. In ogni caso, dopo lavori clamorosi come Melancholia e Nymphomaniac, il danese avrà realizzato l'ennesimo capolavoro della sua stratosferica carriera?
A breve il mio verdetto, che sarà quasi certamente opposto a quello di Ford. E a questo punto, credo anche a quello di Carlo.
Ford: una volta Von Trier mi piaceva. E parecchio. Poi ha finito per montarsi la testa come un Cannibal qualsiasi e ha cominciato a girare e sparare cose a caso e provocatorie solo per far parlare di sé. Che sia anche questo film una di queste? Spero di sì, perchè mi piacerebbe proprio bottigliarlo ancora una volta alla facciazza di Peppa Kid.



Domani è un altro giorno

"Ordiniamo un White Russian?" "Scherzi!? Guarda come si riduce Ford tutte le sere!"
Carlo: Al suo secondo film Simone Spada gira già un remake: mancanza di idee o film su commissione che sia, il film ha due attori che sembrano recitare nella parte di se stessi. Senza dimenticare che la coppia Giallini/Mastandrea era quella de L’odore della notte, film culto diretto dal compianto Claudio Caligari…
Cannibal Kid: Io un film, o anche una serie TV, brutti con Valerio Mastandrea non li ho mai visti. Non sarà il migliore attore del mondo, ma tutti i progetti che lo vedono coinvolto mi piacciono sempre tra l'abbastanza e il moltissimo. In questo Domani è un altro giorno c'è pure il pure lui sempre valido Marco Giallini, quindi direi che è un'accoppiata vincente quanto quella formata da me e da Ford. Anzi, spero anche meglio.
Ford: il trailer non mi ispira, ma la coppia Mastandrea/Giallini sì, neanche fosse una rivisitazione di quella ben più esplosiva Cannibal Kid/MrFord. Spero solo che non mi deluda troppo, perchè considerato il recente riavvicinamento ad una certa commedia italiana, potrei anche recuperarlo.

Ancora auguri per la tua morte

Comune reazione ad una nuova settimana di commenti sulle uscite di Ford e Cannibal.
Carlo: Seguito di Auguri per la tua morte, prevedo un film fotocopia dell’originale: se date un’occhiata al primo capitolo il vero orrore è il pensiero che la sua trama si presti a infinite reiterazioni.
Cannibal Kid: Ho adorato il primo Auguri per la tua morte. Uno degli horror più divertenti degli ultimi tempi. Certo, l'idea del loop temporale in stile Ricomincio da capo ormai è stata sfruttata in qualunque modo, ma la recente serie TV Russian Doll è la dimostrazione che si può utilizzare ancora in un modo un pochino originale. Spero riesca a farlo anche questo Ancora auguri per la tua morte. Mentre a Ford auguro tanto di trovarsi bloccato all'interno di infinite visioni di teen horror come questi.
Ford: ho evitato come la peste il primo, eviterò ancora come la peste il secondo. Roba da Cannibal Teen.

The Vanishing - Il mistero del faro

"La vita da fordiani è davvero una pacchia." "Già, su un'isola come questa uno come Cannibal non approderà mai."
Carlo: Qui invece c’è proprio odore di sola. Mi domando perché un attore bravo come Peter Mullan continui a sprecare il proprio talento in film del genere.
Cannibal Kid: Oltre a Peter Mullan, c'è un altro attore fordianissimo, Gerard Butler, autentico sinonimo di ciofeca. Non ne faccio quindi mistero: io da 'sto faro girerò al largo.
Ford: non mi ispira per nulla, ma per Mullan e Butler posso fare tranquillamente un sacrificio. Anche perchè il faro, come concetto, mi da l'idea di tranquillità e grandi sbronze in solitaria.

Croce e delizia

"Avete invitato a cena Ford e Cannibal? Facciamo ancora in tempo ad andarcene?"
Carlo: Nei film di Godano l’identità sessuale è sempre fonte di problemi. Moglie e Marito, suo film d’esordio, me lo ricordo come una delle commedie italiane più interessanti e riuscite. Sapete della maledizione dell’opera seconda vero? Se non siete superstiziosi andate a vederlo, altrimenti andate a vedere von Trier.
Cannibal Kid: La mia croce è Mr. Ford. Questo film sarà invece la mia delizia?
Difficile, ma non impossibile, visto che le commedie italiane negli ultimi tempi ogni tanto sanno regalare delle sorprese in positivo. Anche se io Alessandro Gassmann, almeno per ora, lo considero un sopravvalutato figlio di papà.
Ford: le commedie italiane di questo tipo ultimamente sanno regalare qualcosa di positivo, ma questa mi lascia perplesso. Sarà che manca Giallini accanto a Gassman. Comunque, una possibilità potrei anche darla. Mentre alla mia croce, Cannibal, continuerò a non dare neppure il beneficio del dubbio.

giovedì 12 aprile 2018

Thursday's child



Prosegue la corsa della rubrica a tre più nota della rete, nonostante la crescente penuria della blogosfera e l'altrettanto crescente fancazzismo di Cannibal Kid, che mi ha costretto ad impaginare come solo io so fare questo post.
Per fortuna, a rendere tutto più interessante ed inserirsi nel mezzo delle ormai note Blog Wars, giunge Michele "Mick" Paolino, che trovate tra le pagine di Pulp Standoff.


"Pronto, parlo con The Rock? Dovresti fare un salto da queste parti per dare una ripassata a Cannibal."


Rampage - Furia Animale

"Cannibal, io ti spiezzo in due!"

Mick: Mostri, distruzione e The Rock. Ispirato a un videogioco. Di solito su di me è il fattore revival che fa la differenza, ma in questo caso devo dire che già sopportavo poco il videogame e va bene per la trama semplice, però magari sarebbe stato meglio inserire qualcosa che non sembri un gioco inventato da un ragazzino con la playstation guasta.
Cannibal Kid: Mostri, distruzione, The Rock e videogame. Sembra la ricetta ideale per una cena fordiana. Si astengano i palati fini. O chiunque cerchi un film anche solo vagamente decente. Qui si preannuncia il lato peggiore di Dwayne Johnson, quello più buonista e catastrofico, già mostrato nel pessimo San Andreas. Solo che qui non c'è manco Alexandra Daddario a rendere consigliabile la visione a chiunque non sia un gorillone cinematografico come il mio blogger rivale.

Ford: da bambino adoravo giocare a Rampage, forse inconsciamente già sulla strada che mi avrebbe portato all'essere un tamarro fan del wrestling e di The Rock, dunque anche se questo film promette di essere una porcata totale ovviamente non vedo l'ora di vederlo, anche perchè so che è il tipo di prodotto che infastidisce tantissimo il mio pusillanime rivale.


Io sono Tempesta

"Se non vuoi fare la fine di quei bloggers poveracci fidati di me, non metterti a scrivere di Cinema."

Mick: Marco Giallini ed Elio Germano per me sono tra i migliori attori italiani in circolazione. Ci sono i ricchi che sono cattivi (dal luglio del 1789 è così) e i poveri che sono….cattivi uguale o forse di più. E i buoni? Finalmente un film senza i noiosissimi buoni.
Cannibal Kid: Marco Giallini ultimamente rischia di ripetersi un po' sempre nella stessa parte, però lo si vede comunque. Se poi recita in un film ad alto tasso di cattiveria, meglio ancora. Alla faccia del buonismo imperante dei finti duri dal vero cuore tenero come The Rock e The Ford.
Ford: Giallini mi piace - anche se trovo sia "solo" un buon caratterista che ha trovato la parte della vita -, e i film cattivi pure. Che sia una proposta italiana tra le poche pronte ad essere promossa al Saloon? O mi toccherà essere cattivo neanche mi trovassi per le mani Cannibal?
 
 
The Happy Prince

"Quelle, caro Mick, sono le bianche scogliere di Dover dalla cima delle quali The Rock ha scagliato nell'acqua Cannibal Kid."

Mick: Se un giorno istituissero il reato di maltrattamento di artista e lo rendessero retroattivo nella storia allora non si potrebbe non risarcire i discendenti di Oscar Wilde (se ce ne sono) per come è stato trattato negli ultimi anni della sua vita. Per fortuna che qualcuno scrive dei film così per rendergli onore.
Cannibal Kid: Rupert Everett esordisce alla regia e recita la parte di Oscar Wilde in quello che si preannuncia come un omaggio sentitissimo. Il rischio è quello di non avere il distacco oggettivo sufficiente nei confronti del personaggio. Considerando però che a me dell'oggettività importa un fico secco, un'occhiata a questo promettente biopic penso la darò. A pensarci bene comunque qualcosa di oggettivo c'è: l'incompetenza di Ford è sotto gli occhi di tutti, uahahah.
Ford: anche Rupert Everett mi piace, così come Oscar Wilde, uno che ha lottato tutta la vita, artisticamente e socialmente parlando, per affermare la bellezza della diversità e dell'apertura mentale. Se le premesse sono quelle che sono, questa potrebbe essere un'altra bella sorpresa. Un pò come il ritiro di Cannibale dalla rete.


The Silent Man
"Cannibal, ti stalkererò come tu fai con Jennifer Lawrence e Ford!"
Mick: Si intitola The Silent Man ma è un film su Gola Profonda. No, non è quello che pensate voi! Gola Profonda è il nome in codice di Mark Felt, vicedirettore dell’FBI che all’inizio degli anni 70 rese noti i fatti dello scandalo Watergate che provocarono la fine dell’era Nixon. Ah, questi americani e la loro limpida storia….
Cannibal Kid: Ma se Mark Felt era Gola Profonda, The Silent Man chi ca**o è? E soprattutto, Liam Neeson cosa c'entra con il cinema? E Ford? Ford che c'azzecca con questa rubrica che questa settimana sfoggia non uno, bensì due grandi intenditori come me e Michele Paolino?
Ford: sarebbe proprio bello se, accanto a me e a Michele, a condurre questa rubrica fosse The Silent Man al posto di Liam Neeson o Cannibal Kid. Così non saremmo costretti ad ascoltare un sacco di cazzate.


Il viaggio delle ragazze

"Sono davvero felice che non ci sia Ford alla guida del nostro aereo!"

Mick: Film su stile rimpatriata: ci sono quattro amiche che si sono allontanate a causa delle vicissitudini della vita. Per riallacciare i rapporti decidono di partecipare a un festival musicale. Ci sono black music e buoni sentimenti. Il regista è il cugino di Spike Lee. Appeal non pervenuto.
Cannibal Kid: Tra tutti i poco fenomenali film di questa settimana, questa americanata mi sa che è l'uscita che mi guarderei più volentieri. Negli Usa è uscita quasi un anno fa ed è stata un successone, ma da noi quando il protagonista non è l'uomo biango certe pellicole preferiscono non farle arrivare, se non con un ritardo clamoroso. Io sono in curioso in particolare di vedere all'opera Tiffany Haddish, che a quanto pare è la nuova fenomena della comicità d'Oltreoceano.
Ford: ai tempi non mi sarebbe affatto dispiaciuto fare un bel viaggio da solo con quattro ragazze. Purtroppo non è mai accaduto ed ora mi ritrovo vecchio e costretto a condividere una rubrica a tre con Michele e il Cucciolo Eroico. Neanche Spike Lee ci farebbe un film sopra.


Il prigioniero coreano

"Preferisco tornare in Corea del Nord piuttosto che stare qui in compagnia di quei cosiddetti esperti di Cinema!"
Mick: Il buon Kannibal Kid non poteva saperlo ma Kim Ki-Duk è il regista che mi ha fatto innamorare della regia e del cinema fatto bene in generale. In questo film affronta il tema del regime totalitario e lo ridicolizza. Ha vinto.
Cannibal Kid: Mi spiace per Mikele, e molto meno per un altro suo fan kome Mr. Ford, ma konsidero Kim Ki-duk uno dei registi più noiosi e sopravvalutati di tutti i tempi. Se ripenso a Ferro 3 ancora kiedo Pietà! Per kostringermi a vedere questo suo nuovo Il prigioniero coreano, Mikele e Ford mi dovranno trasformare nel loro prigioniero italiano.
Ford: mi dispiace per Mikele, che skopre kosì l'ignoranza abissale di Kannibal Kid, pronto a rifiutare un regista certamente a tratti perso in se stesso come Kim Ki-Duk, ma incredibilmente talentuoso e magiko. Pekkato per lui.


La casa sul mare

"Mi può mettere anche la panna!? Senza White Russian non posso vivere!"

Mick: Crisi di coscienza, analisi introspettive, bilanci con il passato. La casa sul mare è uno di quei bei film francesi leggeri come il martello di Thor o la parmigiana di melenzane a ferragosto. Però il pretesto da cui la storia ha inizio sembra buono.
Cannibal Kid: Se parliamo di pesantezza, credo che questa settimana, e forse quest'anno in generale, niente possa superare Kim Kiii? Duk. Forse giusto Ford e i suoi commenti da finto esperto di Cinema, e più in generale di Vita. Io invece nel mare francese ci sguazzo leggiadro come un delfino e quindi un soggiorno in questa casa potrei anche farlo.
Ford: una casa sul mare non mi dispiacerebbe affatto, anche perchè potendo farlo, vivrei perennemente in estate come gli Ex-Presidenti. Ma la pesantezza la lascio volentieri sulle spalle di Cannibal Kid. Fino all'ultimo grammo.


Transfert

"Forse in questo modo mi prenderanno per un piccolo Keanu!"

Mick: Se devi lanciare la tua carriera da regista scegli un tema facile e scorrevole: la psicoterapia. Ecco, come non detto. Massimiliano Bruno ci fa confrontare con un tema delicato come quello del rapporto terapeuta – paziente. Anzi terapeuta – paziente saccente. Ne vedremo delle belle.
Cannibal Kid: Già solo il trailer (https://youtu.be/DevYw5DUehU) mi ha fatto venire un attacco epilettico. Se devo pensare di vedermi tutto il film, quasi quasi preferisco fare una sessione con il Dr. Ford come psicoterapeuta. Tanto la follia in entrambi i casi è garantita.
Ford: probabilmente si rischia di finire in terapia dopo aver visto questo film. Passo, e piuttosto vado a farmi un filetto dal vero Cannibal del Cinema, il Dottor Lecter.


Sherlock Gnomes

"Corriamo a metterci in salvo da questo film!"

Mick: Ma si, non bastasse la marea di film tratti da romanzi classici, perché non ne facciamo anche delle versioni animate? Ecco fatto. Prendiamo quello che è forse il lavoro più conosciuto di zio Bill da Straford-upon-avon e lo facciamo diventare un cartone animato dal nome ridicolo. Che dite? Esistono pure i sequel? Ecco l’idea: facciamo un secondo episodio con Sherlock Holmes, però cambiamogli il nome che questo è troppo serio. Mr. Ford ci salvi lei.
Cannibal Kid: Dopo Gnomeo & Giulietta, ecco Sherlock Gnomes. Manca solo Mr. James Gnomes, e poi la trilogia più assurda e inutile nella storia degli uomini, e pure degli gnomi, e bell'e che servita.
Ford: caro Michele, io ti salverei anche, ma considerato che hai deciso di condividere questo magico appuntamento con me e soprattutto con Cannibal, direi che hai propositi suicidi almeno quanto chiunque decida di vedere Sherlock Gnomes spontaneamente.

mercoledì 13 settembre 2017

Se dio vuole (Edoardo Falcone, Italia, 2015, 87')




Quando, non troppi mesi fa, ha fatto capolino in modo assolutamente casuale da queste parti Beata ignoranza, con protagonisti Marco Giallini - in grande spolvero da Rocco Schiavone e Perfetti sconosciuti in poi - ed Alessandro Gassman, ho finito per rivalutare almeno in parte il Cinema italiano che tanto ho osteggiato nel corso delle ultime stagioni, finendo per sdoganare, autori come Sorrentino a parte, quelle commedie leggere e piacevoli senza grandi pretese ma in grado di regalare serate easy e godibili come un massaggio o un cocktail con la giusta concentrazione alcolica: Se dio vuole, passato sugli schermi del Saloon durante la trasferta spagnola e sponsorizzato dalla mitica suocera Ford, si è rivelato parte del novero ed ha ulteriormente confermato una delle coppie più interessanti della commedia all'italiana divertente e non volgare, formata per l'appunto da Giallini e Gassman, che nel ruolo del preciso e spigoloso e del caciarone eterno Peter Pan funzionano alla grande, finendo, in casi come questo, addirittura per soddisfare perfino un ateo convinto come il sottoscritto trattando un tema spinoso come la Fede.
Il rapporto tra il medico affermato Tommaso ed il prete "redento" - ed ex carcerato - Don Pietro, con le certezze granitiche del primo messe in discussione ma mai appesantite dal concetto di religione funziona, diverte e coinvolge, e seppure a tratti un pò telefonato finisce per dare allo spettatore quello che si potrebbe chiedere ad una pellicola senza impegno come questa, resa ancora più interessante da un finale "a libera interpretazione" che regala uno spessore inatteso - almeno dal sottoscritto - al lavoro di Edoardo Falcone.
Per il resto, pur legato a situazioni e dinamiche differenti, un film pronto a raccontare da un punto di vista drammaticamente divertente del concetto di Famiglia che mi ha ricordato Tutta colpa di Freud - sempre con il buon Giallini protagonista -, senza particolari ambizioni alte ma funzionale e pronto a regalare momenti di riflessione e risate anche grasse: da esterofilo quale sono, non mi vergogno ad ammettere la genuina utilità di titoli come questo, pronti a dare respiro nelle serate di stanca e quantomeno a sostenere la speranza che in Italia si torni a lavorare bene anche quando si tratta di produzioni commerciali, riguadagnando il terreno rispetto, tra gli altri, ai nostri cugini francesi che in questo senso negli ultimi anni hanno davvero portato sugli schermi cose decisamente molto interessanti sia quando si è trattato di sbancare i più importanti Festival che di strappare qualche sana risata al pubblico occasionale.
E ben vengano anche attori vissuti "ai margini" per anni come Marco Giallini rilanciati da una seconda giovinezza, se riescono ad incarnare figure archetipiche e risultare credibili come qualcuno che si potrebbe incontrare per strada o tra le mura di casa, risate e lacrime comprese.
Per quanto riguarda la Fede, invece, io resto sulle mie posizioni.
Ma nonostante questo, quando capita di incrociare la strada di titoli come Se dio vuole, quasi quasi la voglia di dubitare in positivo finisce per farsi sentire: a prescindere da cosa potrebbe significare quel frutto caduto dall'albero.




MrFord




 

sabato 13 maggio 2017

L'odore della notte (Claudio Caligari, Italia, 1998, 101')





Quando, lo scorso anno, il mio cammino incrociò per la prima volta quello di Claudio Caligari grazie a Non essere cattivo - purtroppo, ultimo film del regista prima della scomparsa -, rimasi colpito al cuore: da tempo, nonostante discrete ma patinatissime produzioni come Suburra o ACAB, infatti, non mi capitava di finire catapultato nel cuore della Roma criminale neanche fossi tornato ai tempi della serie Romanzo Criminale, delle borgate raccontate da Pasolini o degli esempi di cinema noir rozzo e cattivo come quello di Cani arrabbiati di Bava.
L'odore della notte, lavoro precedente del regista - datato novantotto, giusto per dare un'idea delle difficoltà produttive cui Caligari andò incontro nel corso di tutta la carriera -, traccia in un certo senso il percorso proprio di Non essere cattivo, forse in modo meno incisivo e dirompente ma non per questo poco ispirato o funzionale.
Le vicende del piccolo gruppo di criminali "di quartiere" - all'interno del quale trova spazio un allora quasi mio coetaneo Marco Giallini, lontano dai fasti e dal successo attuali - guidati dall'ex poliziotto in cerca di adrenalina interpretato da Valerio Mastandrea definiscono ed alla grande lo status di outsiders - o losers, verrebbe da scrivere - della bassa manovalanza della strada, che vive rapine ed esistenze al di fuori della Legge quasi come una rivincita verso il Destino o tutta quella classe sociale e politica protetta da Potere e Denaro che complotta, organizza e progetta in modo che lo status quo del mondo possa non cambiare mai.
L'odore della notte è la storia della parabola discendente - che pare a tratti voluta, quasi autodistruttiva, a tratti inevitabile, quasi non ci fosse alternativa alla sconfitta - delle piccole realtà di quartiere, del crimine "operaio" e di tutti i disadattati che sguazzano in uno stagno neanche si trovassero nel più grande e ricco - in termini di prede - degli oceani.
Da questo punto di vista il lavoro del regista è ottimo soprattutto nell'umanizzazione dei main charachters, che perfino a fronte delle loro azioni peggiori paiono vulnerabili e figli di un disagio profondo ed intimo, di una società che li ha voluti lì dove si trovano quasi fin dalla nascita.
Non mancano una percentuale di grottesco - l'ultima rapina nella villa, l'incontro con Little Tony - ed un tocco artigianale che rendono il tutto quasi "grindhouse" - come la metterebbe Tarantino -, così come una partecipazione sentita da parte di tutti i protagonisti, che paiono usciti dritti dritti da quei luoghi popolari - nel senso buono del termine - ma degradati e lontani dalla città "vera" o dal sottobosco urbano descritto, tra gli altri e alla grande, dal già citato Pasolini.
E la riflessione sul moto che porta qualcuno sulla "cattiva strada" - e qui entra in campo un altro mostro sacro, De Andrè - oltre alla ricerca di un brivido che nient'altro, probabilmente, nel corso di una vita "normale", può dare, ovvero la volontà segreta - come pare sia per la maggior parte dei serial killers - di correre incontro al fallimento, sfiorarlo ogni volta con più decisione fino a finire mangiati dallo stesso per stanchezza, età, desiderio di andare davvero oltre.
Ma sarà davvero così?
Sarà paura di vincere, o di essere come quelli che additiamo come "cattivi"?
Non essere cattivo, avrebbe recitato il film segnalato in apertura di post.
E già, non dovremmo.
Ma a volte il richiamo della foresta è più forte di qualsiasi altro.




MrFord




 

sabato 22 aprile 2017

Tutta colpa di Freud (Paolo Genovese, Italia, 2014, 120')




E' davvero curioso come e quanto possa cambiare la percezione dei punti di vista quando si passa dall'essere uomini all'essere padri: personalmente, devo dire di essere stato quasi sempre un bello stronzo, dal punto di vista sentimentale.
Del resto, sono un ingordo di vita, un egoista, un predatore, e negli anni ho preso le mie mazzate ma senza ombra di dubbio le ho restituite nel modo peggiore, perchè non l'ho fatto per vendetta, ma per natura, e spesso e volentieri non l'ho fatto con chi se le meritava davvero, anzi.
Eppure, il lato oscuro di me è anche quello che definisce quello che invece vive in piena luce, e che tira fuori qualità che senza i difetti non ci sarebbero, e si perderebbero in un nulla che, sinceramente, non mi attrarrebbe neppure in una donna, per l'appunto.
Ma non sono giustificazioni, quanto ammissioni.
Di colpa e di presenza.
Ora che la Fordina è con noi, a volte, penso a quanto mi sarei preso a pugni se fossi stato il padre di una qualsiasi delle ragazze o donne che nel corso della mia vita ho trattato male, o deluso, o fatto incazzare, o qualsiasi cosa si possa combinare in amore: è difficile, da questo punto di vista, essere padre, e cercare di crescere la propria figlia sapendo bene a cosa andrà incontro, perchè in un modo o nell'altro ci andrà.
In un certo senso, pare quasi di consegnare quella che diviene la donna della nostra vita ad un branco di bestie pronta a masticarla e, in caso, risputarla fuori: una cosa che spaventa tantissimo anche me, credo dal giorno dell'ecografia in cui scoprimmo che era femmina.
Eppure, come in tutte le cose, esistono sfumature e punti di vista, così come i difetti che non solo ci definiscono anche per quanto riguarda il nostro meglio, ma che, soprattutto nei rapporti di coppia e quelli con i propri parenti, la propria Famiglia, creano quella magia, quel legame che permette ad alcune persone di legarsi per la vita, ed imparare a conoscersi sempre di più.
Tutto questo pippone, in realtà, viene tradotto dal film di Paolo Genovese in modo molto più naif e leggero, quasi come se di fronte ci trovassimo ad una commedia pseudo indie americana e non ad una pellicola pop tutta Roma, da Gassman a Giallini, per non parlare della città: una pellicola che, e ben sapete quale sia stato il mio rapporto con il Cinema nostrano negli ultimi anni, ho trovato piacevole e ruffiana al punto giusto, in grado di guardare da più angolazioni l'amore ed i rapporti e che, cosa curiosa, ho scoperto casualmente quando il suocero Ford, che non sempre ha rapporti semplici con Julez, l'ha lasciata probabilmente in modo che fosse sua figlia, a vederla.
Ed è curioso che, guardandola, ho pensato che forse avrebbe dovuto trovare il modo di chiederle di vederla insieme, così come al fatto che già adoro ci possa essere la possibilità che, tra una quindicina d'anni, possa vedere un film come questo insieme alla Fordina, e cominciare a condividere con lei le gioie ed i dolori che comporterà avere a che fare con gli ominidi, o con l'amore in generale.
E così come in un rapporto il bello, una volta passati il sesso, i sogni, i progetti e via discorrendo, è andare incontro ai pregi ed ai difetti dell'altro, e sapere bene ed in anticipo di cosa avrà bisogno, quando si tratta di figli pare quasi tutto spogliarsi del lato più incasinato dell'amore, in modo che resti a definirlo solo quello più puro.
Fortunatamente, è solo un'apparenza.
E, seppur diversi, casini sono e saranno sempre.
Ma del resto, senza quelli, gli occhi non sarebbero così belli.



MrFord




 

venerdì 21 aprile 2017

Beata ignoranza (Massimiliano Bruno, Italia, 2017, 102')




I lettori più assidui di questo blog ben sanno quanto, soprattutto nel corso delle ultime stagioni, sia stato decisamente diffidente rispetto alle produzioni nostrane, complici annate pessime, scelte esclusivamente banali o troppo commerciali, e via discorrendo.
Come con quasi tutto quello che so che potrebbe piacermi, però, anche con il Cinema difficilmente non sperimento o faccio tentativi - alla peggio, possono andare male e tanti saluti -, dunque spinto da una serata di relax, un bel White Russian formato Ford e la curiosità di rivedere Marco Giallini dopo le buone prove di Rocco Schiavone e Perfetti sconosciuti, qui al Saloon è giunto Beata ignoranza, commedia decisamente popolare che tocca temi molto vicini al sottoscritto: la Famiglia, la paternità, l'insegnamento - se solo non fossi stato così stronzo da mollare l'università, mi sarebbe piaciuto diventare un professore di liceo - e l'importanza che, nel bene e nel male, hanno avuto internet e la cultura "social" rispetto al mondo.
In questo senso penso immediatamente alla mia generazione, nata con il walkman e le cassette riavvolte con la Bic, quando per invitare fuori una ragazza dovevi chiamarla sul fisso, a casa, e sperare non ti rispondesse il padre per non impappinarti, e nessuno sapeva dove fossi quando uscivi fino a quando rientravi: oggi tutte queste difficoltà non sono neppure immaginabili, e sulla mia pelle ho provato quanto sia diventato più semplice, negli anni, tra sms ed internet, per esempio rimorchiare.
Poi, certo, ho uno smartphone, un blog, Instagram, qualche giochino, uso il navigatore o cerco qualche recensione o dritta, ma difficilmente mi sentirei perso senza la tecnologia, per quanto ci si sia tutti abituati - altra cosa per la quale ricordo fatiche incredibili, lo sfruttamento del porno: ai tempi te li scordavi Pornhub o Youporn, era una battaglia fatta di registrazioni di film "da bollino rosso" ad orari improponibili -: da questo punto di vista Beata ignoranza centra il bersaglio con leggerezza e profondità ad un tempo, unendo elementi da commedia di grana grossa ad un messaggio di fondo per nulla scontato, con spazio a sentimenti non lacrimevoli ma sicuramente toccanti, soprattutto per un genitore.
E dunque, mentre con Julez ci si stuzzicava paragonandoci ai due protagonisti - io che uso il telefono solo nel momento in cui mi serve, e per lunghe ore della giornata giace in tasca o in un cassetto, e lei che ormai lo sfrutta con la velocità di una pistolera del vecchio West -, si è trovato spazio per risate grasse e sincere, simpatia per i personaggi, riflessioni su quanto sia importante non tanto l'assenza o la presenza di qualcosa, ma l'utilizzo che se ne fa ed un pò di vecchio e sano sentimentalismo che, quando viene presentato pane e salame, funziona sempre: una promozione su (quasi) tutta la linea, dunque.
Una cosa che non mi sarei mai aspettato da un prodotto nato per la grande distribuzione che, sulla carta o qualche anno fa nel mio periodo radical, avrei considerato meno di zero: e invece non solo Beata ignoranza si becca un giro gratis qui al Saloon, ma anche un consiglio a recuperarlo a chi non l'avesse visto da parte di questo vecchio cowboy sicuramente più avvezzo alle grandi frontiere a stelle e strisce che non alla periferia romana da Come te nessuno mai versione professori invece che studenti.
E anche in questo senso, ci si trova di fronte ad una lezione importante: genitori o professori, o semplicemente adulti, non si smette mai di imparare.
Che, forse, è la cosa più bella di questo nuovo mondo "social" in movimento.




MrFord




 

giovedì 23 febbraio 2017

Thursday's child







Nuova settimana di uscite e nuova puntata della rivalità ultimamente non così accesa tra il sottoscritto e Cannibal Kid, nella speranza che alcuni titoli che arriveranno in sala questa settimana possano rinverdire i fasti delle Blog Wars e non il clima di quasi accordo delle ultime settimane.
A meno che questi imminenti Oscar non compiano la magia di cambiare una delle lotte all'ultimo sangue più all'ultimo sangue della rete.


"Evvai! Ford ha battuto ancora una volta Cannibal!"



T2 Trainspotting

"Ford e Cannibal d'accordo!? Adesso nessuno esce di qui fino a quando non abbiamo scoperto come cazzo è possibile!"

Cannibal dice: Attesa alle stelle per il sequel di Trainspotting, uno dei sommi cult degli anni '90, il decennio più amato su Pensieri Cannibali e più detestato su White Russian. A smorzare l'entusiasmo c'è la consapevolezza che potrebbe essere un diludendo clamoroso. Questo rischioso seguito allora creerà dipendenza come il primo film, oppure manderà in overdose come una brutta scorpacciata di filmacci consigliati da Ford?
Ford dice: ai tempi della sua uscita e dell'ascesa a cult generazionale, avevo snobbato Trainspotting, visto come una specie di Graal da molti miei amici finti o veri alternativi che fossero allora, ma lo apprezzai parecchio qualche anno dopo, quando riuscii a vederlo con gli occhi di chi è più cresciuto, paradossalmente.
Il rischio di questo sequel è che sputtani proprio quel ricordo. Quello che spero, è che non lo faccia, e sia cresciuto insieme a chi lo ricorda come me. O perfino come Cannibal.

 

Jackie

"Non prestare i tuoi giocattoli a Ford e Cannibal. Quelli sono due mostri, te li rompono tutti."

Cannibal dice: E dopo il sequel di Trainspotting, ecco il nuovo film con protagonista Natalie Portman. Che questa sia la settimana cinematografica più cannibale dell'anno, e forse del decennio, per la gioia mia e la disperazione di Ford?
Ford dice: Pablo Larraìn è un regista che ha saputo, dopo un inizio pessimo almeno agli occhi del sottoscritto - il sopravvalutatissimo Tony Manero -, guadagnarsi uno spazio di tutto rispetto al Saloon.
Riuscirà a confermare tutto il buono con questa sua prima produzione "all-american"? Stando alle recensioni, potrebbe essere.
Io spero solo di non essere ancora una volta d'accordo con Cannibal in questo inizio anno.

 

The Great Wall

"Ford avrebbe preferito Stallone!? Adesso gli faccio cambiare idea a suon di frecce!"

Cannibal dice: Kolossal storico-action cinese che sembra costruito apposta per far felice Ford e per abbattersi (im)pietosamente contro il mio muro. Anche se lui probabilmente avrebbe ingaggiato Stallone, ma gli toccherà accontentarsi di Matt Damon. Io invece mi sa che passo... alla grande.
Ford dice: film che ho già visto e che sulla carta potrebbe rappresentare una fordianata spaziale, considerate l'action medievaleggiante e Zhang Yimou in regia.
Sarà andata davvero così? A breve la risposta.

 

Barriere

"Certo che quel Cannibal Kid ne spara, di stronzate, vero cara?"

Cannibal dice: Tra le barriere di Matt Damon e quelle di Denzel Washington, direi che preferisco queste ultime. Tra i film nominati all'Oscar 2017 di miglior film è uno dei pochi che mi mancano, ma vedrò di rimediare entro la notte delle stelle e bagnare così il naso a Mr. James Ford.
Ford dice: tra i nominati per il miglior film di quest'anno, Barriere è uno dei due che ancora mancano al mio appello.
Viaggiando però nel tempo tra quando scrivo queste righe e quando saranno pubblicate, dovrei averlo già visto in tempo per affrontare preparato almeno rispetto alle categorie principali la Notte degli Oscar.
A Cannibal Kid, invece, auguro una lunga notte senza Cinema. Per una decina d'anni almeno.


Beata ignoranza
 


Cannibal dice: Dall'alto della sua beata ignoranza, Ford bollerà facilmente questa come l'ennesima commediola italiana da evitare come la peste. Io che sono molto più illuminato e di larghe vedute, so invece che Massimiliano Bruno è uno che sa girare film non male e poi c'è Marco Giallini, dopo Perfetti sconosciuti e Rocco Schiavone idolo totale di Pensieri Cannibali, quindi la visione scatta quasi obbligatoria.
Ford dice: il Cinema italiano recente, per non so neppure io bene quale motivo, pare cominciare ad essere fin troppo sopravvalutato. Nonostante Marco Giallini, dunque, uno dei pochi nostrani in grado di mettere d'accordo il sottoscritto ed il Cucciolo Eroico, penso che salterò in attesa, chissà, di un recupero tappabuchi.

 

La marcia dei pinguini – Il richiamo

I pinguini abbandonano l'Antartide. Cannibal e Ford hanno deciso di trasferirsi tra i ghiacci.

Cannibal dice: Anche i documentari possono essere vittime della mania di fare sequel a tutti i costi? A quanto pare sì e così ecco che arriva il secondo episodio de La marcia dei pinguini, osannato docu premio Oscar da cui io ho sempre marciato alla larga, così come è bene fare ogni volta che nell'aria si sente puzza di fordianata.
Ford dice: ai tempi della sua uscita in sala, nonostante le strizzate d'occhio al grande pubblico grandi come un iceberg, trovai molto ben realizzato La marcia dei pinguini.
Inutile dire che un sequel, se non per raschiare il fondo del barile, non pareva proprio necessario.
Così come non pare necessaria la presenza di Cannibal in rete.

 

Bandidos e balentes – Il codice non scritto

"Un altro finito male per i consigli cinematografici di Cannibal!"

Cannibal dice: Thriller ambientato nella Sardegna degli anni '50 che lascio volentieri a Ford, ajò!
Ford dice: quando si parla di banditi, io sono sempre in prima fila. Questa volta, però, complice la Notte degli Oscar imminente ed il bisogno di contraddire sempre e comunque il mio rivale, credo rinfodererò le pistole e mi dedicherò ad altro.

 
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