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lunedì 25 febbraio 2019

White Russian's Bulletin - Oscars Edition



Edizione particolare per il Bulletin, che approfittando della Notte degli Oscar come ogni anno porta il Saloon alla più nota ed importante manifestazione cinematografica che si ricordi e conosca anche al di fuori di quella che è la cerchia più o meno ristretta degli amanti della settima arte.
Chi vincerà? Dalla parte di chi il vecchio cowboy si schiererà in quella che fino ad ora è una delle più criticate e discusse edizioni della kermesse di sempre? E soprattutto, l'Academy riuscirà ad indispettirmi come lo scorso anno con la vittoria del sopravvalutatissimo La forma dell'acqua?


Risultati immagini per oscars 2019


Partiamo dal Miglior Film, una delle categorie più discusse di questa Edizione 2019, con titoli che probabilmente in altre annate più ricche non si sarebbero neppure avvicinati a fare da spalla a pellicole davvero degne di nota: mi manca ancora La favorita, e nonostante tra gli altri abbia davvero apprezzato molto ROMA, che probabilmente vincerà - a meno che non sorprenda Bohemian Rhapsody -, mi piacerebbe che a trionfare fosse Green Book, che per molti sarà stato anche un film "da Oscar" ma che a conti fatti è una pellicola davvero in grado di toccare qualsiasi fetta di pubblico, che si fa voler bene e fa stare bene, interpretata davvero alla grande.
Come Migliore Attore facilmente Rami Malek, ottimo nel ruolo di Freddy Mercury, si porterà a casa la statuetta, anche se meriterebbero considerazione Christian Bale e Viggo Mortensen, strepitoso nel già citato Green Book e mio personale preferito.
Rispetto alla controparte femminile della Migliore Attrice, invece, nonostante i pronostici della vigilia puntino tutti sulla Close, penso l'Academy sorprenderà con Lady Gaga, mentre io propenderei per Melissa McCarthy, ma questa è un'altra storia.
Per quanto riguarda l'Attore non protagonista resto fedele a Green Book e a Mahershala Ali, ma ammetto che non mi dispiacerebbe neppure veder premiato Richard E. Grant. L'importante, e non me ne voglia da lebowskiano, è che non si porti a casa la statuetta Sam Elliot.
La categoria Attrice non protagonista si porta una bella fetta de La favorita in dote, dunque mi trova abbastanza impreparato: per quello che ho visto, punterei - come credo farà l'Academy - su Regina King, ottima in Se la strada potesse parlare.
Alfonso Cuaron vincerà facile la statuetta come Migliore regista, anche se non sfigurerebbero affatto Pawlikowski e Lee, per quella che forse è la cinquina più "tecnica" degli Oscar di quest'anno, decisamente lontani dalle migliori annate.
ROMA probabilmente scriverà il suo nome anche nella categoria della Migliore sceneggiatura originale, anche se, in questo caso, per me il riconoscimento dovrebbe andare a Vice, davvero notevole in questo senso.
Copia originale, invece, nonostante il curioso gioco di parole con il suo titolo, è il mio favorito per la statuetta della Migliore sceneggiatura non originale, categoria per la quale mi basta non vinca il sopravvalutatissimo A star is born.
La Fotografia vedrà il testa a testa tra ROMA e Cold War, con il primo favorito sul secondo, mentre il Montaggio - rientrato con la suddetta Fotografia tra i premi a furor di popolo - potrebbe premiare Bohemian Rhapsody, mentre anche in questo caso la mia preferenza sarebbe per Vice.
Production Design, Trucco e Costumi, invece, da premi tecnici, fungeranno da consolazione per pellicole inserite per motivi sociali e non cinematografici come Black Panther, mentre per quanto mi riguarda dovrebbero rispettivamente andare a ROMA, La favorita e Vice.
La Musica, purtroppo, rischia di veder vincere Il ritorno di Mary Poppins, quando invece preferirei che ad essere premiati fossero Blackkklansman o, ancora meglio, Se la strada potesse parlare.
Sulla Canzone, invece, pochi dubbi: trionferà Shallow, con tanto di live performance di Lady Gaga e Bradley Cooper.
Sonoro e Montaggio sonoro, lo spero, saranno tutti per Bohemian Rhapsody, anche se in questo caso potrebbero risultare outsiders insidiosi sia Black Panther che Il primo uomo.
Gli Effetti speciali dovrebbero veder premiato l'altro grande blockbuster Marvel, Infinity War, mentre l'Animazione confermerà il Globe a Spider Man: Un nuovo universo, che non ho ancora visto e dunque non posso ancora pensare di mettere sopra o sotto gli altri titoli.
Su Documentari e Corti non mi pronuncio se non per la speranza che Bao, bellissimo opener de Gli incredibili 2, possa celebrare la nottata con la statuetta.
Non resta ora che armarsi di alcool e vettovaglie di vario genere e buttarsi nella notte cinematograficamente più lunga dell'anno, sperando che le aspettative basse e le polemiche possano portare, contrariamente alle previsioni, ad un evento da ricordare.



MrFord

lunedì 4 febbraio 2019

White Russian's Bulletin



Nuova settimana e, stranamente rispetto agli ultimi mesi, un Saloon sintonizzato quasi in tempo reale con le uscite in sala. Sarà la Notte degli Oscar che si avvicina, saranno titoli che finalmente dopo settimane di quasi nulla cominciano a stuzzicare le corde giuste, ma è stato un piacere, pur centellinandolo, dedicare il tempo alla cara, vecchia, settima arte.


MrFord



VICE - L'UOMO NELL'OMBRA (Adam McKay, USA, 2018, 132')

Vice - L'uomo nell'ombra Poster

L'avevo già intuito ai tempi dell'ottimo La grande scommessa. Adam McKay, incensato da una gran parte della critica - a dire il vero, più in Europa che negli USA -, non mi sta particolarmente simpatico. Non trovo i suoi film così freschi e veloci come alcuni dicono, e penso che il suo approccio sia solo superficialmente "pane e salame".
Eppure, come per La grande scommessa, a dispetto dell'antipatia confeziona una pellicola notevole, recitata alla grande - Christian Bale è all'ennesima conferma delle sue doti - ed in grado di portare sullo schermo un personaggio grigio e poco appassionante come Dick Cheney, eminenza grigia dei mandati di George W. Bush: la cosa sconvolgente è che, a dispetto delle critiche e delle posizioni politiche, il risultato sia stato una comprensione umana, nel grigiore stesso dell'umanità e delle sue sfumature, della figura di una persona disposta a qualsiasi cosa pur di gestire il potere - pur senza manifestarlo "pubblicamente" - e portare - pur senza clamori mediatici - il potere stesso alla sua Famiglia. Un ritratto tanto inquietante quanto clamorosamente reale, inquietante soprattutto per mostrare Dick Cheney esattamente come uno qualsiasi di noi.




DRAGON TRAINER - IL MONDO NASCOSTO (Dean DeBlois, USA, 2019, 104')

Dragon Trainer - Il mondo nascosto Poster

Preso al volo sfruttando la passione sviluppata dai Fordini per uno dei brand extra-Pixar meglio realizzati degli ultimi dieci anni, Dragon Trainer - Il mondo nascosto ha confermato la validità di una storia e di un prodotto che non ha fatto altro che consolidare e rendere sempre più vivi i suoi protagonisti: visivamente splendido - la scoperta del Mondo Nascosto è una meraviglia per gli occhi, e patisce solo il fatto di essere giunta un anno in ritardo rispetto al mondo dei morti di Coco -, divertente quanto emozionante, introduce un tema già trattato anche nell'animazione - quello della separazione come parte integrante dell'amore - in modo intelligente e sentito, chiudendo di fatto il franchise grazie ad un finale in grado di toccare grandi e piccini. 
E dalla Fordina che applaude a scena aperta al primo "incontro amoroso" di Sdentato con la Furia Chiara alla presa di coscienza di Hiccup, passando attraverso gli abbracci dei figli ai genitori in sala e ai perfettamente riusciti charachters di supporto, tutto trova la collocazione giusta.
Perchè la verità è che, pur crescendo, restiamo bambini. E quando guardiamo un film con i nostri figli, siamo sempre più emozionati di loro. Soprattutto perchè loro lo scopriranno in tempi non sospetti, e noi lo sappiamo già da ora.




GREEN BOOK (Peter Farrelly, USA, 2018, 130')

Green Book Poster


Ammettiamolo, sulla carta Green Book è il classico film da periodo di Notte degli Oscar.
Per scelte stilistiche, vicende narrate, tematiche, interpretazioni.
Con ogni probabilità, potrebbe essere la tipica produzione invisa ai radical chic di qualsiasi genere.
Per quanto mi riguarda, Oscar oppure no, è uno di quei film con il potere di incollarti al divano quando capita di incrociarlo alla tv, o che non ti stancheresti mai di rivedere, fosse la seconda o la centesima volta. Mortensen e Ali sono fenomenali nel portare in scena due personaggi scritti alla grande ed estremamente reali e definiti, a prescindere dal fatto che possano essere stati ispirati da storie vere.
Green Book non è tanto un film a tematica razziale, quanto umana: allo stesso modo del "grigio Cheney" di Vice, Tony e Don sono espressioni agli antipodi - e non parlo di differenze di pigmentazione - di come si possa intendere la vita: da una parte il genio inarrivabile e solitario, dall'altra l'uomo del popolo che vive al massimo e non si preoccupa troppo della propria ignoranza. Due punti di vista, due direzioni, due volontà che scoprono di avere in comune un desiderio che, a conti fatti, è il più giusto che si possa pensare di portare nel proprio bagaglio: vivere.
Questo film racconta con il cuore cosa significhi vivere, sia che lo si faccia bevendo una bottiglia a sera da soli, per dimenticare la tristezza, sia condividendo i brindisi con parenti, amici, chiunque si trovi lungo la strada. Sia che lo si faccia per dignità, sia per volontà. Sia mostrando le proprie ragioni a parole, sia con i pugni.
Perchè il linguaggio di certi sentimenti va oltre qualsiasi estremo. E anche oltre il grigio.


giovedì 31 gennaio 2019

Thursday's child


Nuova settimana di uscite e nuovo ospite per il triangolo più richiesto - o almeno così piace credere a me e al mio rivale Cannibal Kid - della blogosfera: Nico Donvito, vecchia conoscenza di tutti i frequentatori della blogosfera sin dai tempi degli esordi del Saloon.
In una settimana con poche ma potenzialmente interessanti uscite, cosa avrà prodotto il cocktail servito dai tre bartender della settimana?


"Certo che Ford li fa proprio forti, questi cocktail da viaggio!"
Dragon Trainer: Il mondo nascosto

"Che cosa sarebbe questo?" "Un White Russian. Ford dice che con questo puoi combattere qualsiasi battaglia."
Nico: Film d'animazione della Dreamworks, terzo capitolo della saga di Dragon Trainer, dunque consigliatissimo a chi ha visto i primi due; per chi come me non ne ha visti neanche uno urge un recupero per capire se vale la pena spendere o meno dei soldini per questo film. Il modo in cui procurarvi i primi due film non ve lo dico, cercateli nel mondo nascosto del web; io nel frattempo mi sono un attimino nascosto nel mondo della blogosfera postando un po' meno, data la mia assenza e leggendo la trama di Dragon Trainer che ci racconta dell'amicizia tra Hiccup e Sdentato mi sono chiesto: ma Cannibal Kid e Mr Ford sono diventati finalmente amici? O sono sempre nemici? E chi fra loro è Hiccup e chi Sdentato?
Cannibal Kid: Finalmente ho trovato qualcuno che di bambinate d'animazione ne guarda ancora meno di me. Tra tutte le varie bambinate d'animazione, comunque, il primo Dragon Trainer m'era sembrata una delle migliori. Un filmino molto caruccio, che però non m'aveva fatto venire voglia di vedere il sequel. Non ho mica 8 anni come Ford. O ne ha 80? Mi confondo sempre...
Nico, per rispondere a tutte le tue domande in un colpo solo, ti dico che io e Sdentato non siamo diventati amici e ci odiamo sempre tantissimo.
Ford: i due Dragon Trainer sono tra i film più belli che l'animazione extra Pixar a grande diffusione abbia regalato al pubblico negli ultimi anni, dunque l'hype per questo capitolo tre è molto alto in casa Ford. Ovviamente consiglio a Nico un bel recupero e a Hiccup Kid di stare attento, perchè dovrebbe sapere che quando si ha un legame così forte con un bestione, si finisce per diventare ovviamente un po' bestioni.



Green Book

"Dici che è il caso di far salire in macchina quei tre bloggers? Mi paiono brutti ceffi." "Al massimo due. Peppa è di sicuro inoffensivo."
Nico: Ennesimo film sul tema razziale forse a parti invertite, in quanto il ricco in questo caso è un jazzista nero interpretato da Mareshala Ali, mentre il "sottomesso" è un'autista bianco. L'originalità del film sta forse in questo, ed in una settimana con poche uscite perché non dargli una chance?!
Tra l'altro secondo voi in un viaggio in auto chi condurrebbe chi tra Mr Ford e Cannibal Kid e soprattutto dove lo porterebbe?
Cannibal Kid: Green Book sarà l'ennesimo film sul tema razziale, o qualcosa di diverso e di più?
Lo scoprirete, o forse anche no, leggendo la mia recensione prossimamente in arrivo.
Quanto alla domanda, la risposta è semplice: Ford a guidare è negato quanto io lo sono a fare wrestling, quindi al volante ci sarei io. Dove lo porterei?
A una bella cinemaratona di film teen, naturalmente!
Ford: Nico, questa volta devo dare ragione al mio rivale. Detestando guidare, lascerei volentieri la conduzione a lui e mi accomoderei con un bel white russian sul sedile posteriore. Per quanto riguarda il film, non brillerà per originalità, ma penso possa rivelarsi una visione interessante, senza contare che i suoi protagonisti sono entrambi molto ben visti al Saloon. Dunque, altra visione che consiglierei!

Il primo re

"Malick, aiutami tu!"
Nico: Un film storico fatto in Italia con un budget altissimo e con il grande Alessandro Borghi. Un film che parla di Romolo e Remo e di una lotta alla sopravvivenza. Strana coincidenza della settimana anche in questo caso siamo in presenza di un film che mette insieme due "amici"; non sarà per caso un segno del destino per Mr Ford e Cannibal Kid?
Ma soprattutto il prossimo film in uscita non è che parla proprio di loro?
Il Primo Re credo sia il primo film da vedere tra questi in uscita questa settimana...
Cannibal Kid: Prima grande sorpresa italiana del 2019, o disastro di proporzioni colossali?
Il primo re è un film rischiosissimo, considerando che il genere storico in genere non è che mi entusiasmi troppo e che le produzioni italiane che vogliono sembrare internazionali non sempre si rivelano vincenti. La Storia de Roma però me intriga, così come il rapporto tra Romolo e Remo, nemiciamici come me e Ford. Io e lui però non siamo fratelli gemelli. Grazie a Dio e grazie alla Lupa!
Ford: il trailer di questa superproduzione italiana non mi fa sperare in nulla di buono, se non che finisca a fare da apripista ad un ipotetico lungometraggio ispirato alla rivalità tra questo vecchio cowboy ed il finto giovane Peppa. Per il resto, potrei vederlo con le aspettative sotto lo zero sperando di poter essere sorpreso in positivo. Anche se, sinceramente, non penso accadrà. Nonostante Borghi.

L'esorcismo di Hannah Grace

Effetti collaterali di un appuntamento con Cannibal Kid su una giovane donna.
Nico: Mmm non mi sembra proprio un film che parla dei due blogger più attivi della blogosfera, a meno che uno non sia il diavolo e l'altro l'acqua santa. Sicuramente questo è il film più attinente ai miei gusti, nonostante il tema esorcismo ormai sia stato sfruttato all'infinito con una nuova pellicola ogni anno. Una visione, almeno il mercoledì a prezzo ridotto, gliela darei...
Cannibal Kid: E invece, caro Nico, pure questo film mi sa che parla in qualche modo di me e di Ford, visto che io quello lì lo esorcizzerei volentieri!
Ford: l'importante è che sia il Cucciolo Eroico l'acqua santa, perchè io e la Chiesa andiamo proprio in direzioni differenti. Per quanto riguarda il film, una visione ci può anche stare: peggio de Il primo re non rischierà di essere.

mercoledì 7 dicembre 2016

Wednesday's Child



Si avvicina la fine dell'anno con i suoi bilanci e le sue classifiche: riusciranno queste ultime settimane di uscite a piazzare qualche zampata memorabile che possa sconvolgere le graduatorie?
Speriamo davvero di sì, così come speriamo che con il nuovo anno il mio collega, nemico e co-conduttore di rubrica Cannibal Kid cominci a capire qualcosa di Cinema.



"Dunque Cannibal è il co-conduttore di questa rubrica? Questa sì che è una notizia ferale!"


Captain Fantastic

Viggo Mortensen nel ruolo di James Ford nel film in uscita "Captain Fordastic".

Cannibal dice: Film che ho già visto, ma di cui non ho ancora parlato. Considerando che tra poco sarà tempo di concentrarsi sulle classifiche di fine 2016, potrei anche non riuscire a scrivere mai un post al riguardo. Dopo che il poco fantastic Ford ne ha già parlato molto bene, inoltre, mi è passata del tutto la voglia di prepararlo, visto che è piaciuto pure a me. Purtroppo.

Ford dice: film che ho già visto e postato, molto fordiano e molto indie - nel senso buono del termine - che è stato anche ospitato come header del Saloon il mese scorso. Inutile dire che, oltre a mettere d'accordo il sottoscritto e Cannibal - cosa più unica che rara -, si tratta di uno dei film più belli dell'anno, dunque va visto e rivisto.




È solo la fine del mondo

"Cannibal Kid il co-conduttore della rubrica? Ma è una tragedia!"

Cannibal dice: Xavier Dolan è il giovane regista più interessante oggi in circolazione e ha firmato un paio di miei cult personali assoluti come Mommy e Les amours imaginaires. Va anche detto che è un po' discontinuo e forse persino troppo prolifico, però il suo nuovo film promette parecchio bene. Giusto uno zozzone del cinema come Ford può ancora ignorare un autore del genere. Ma d'altra parte dove ci sono dei giovani, e per di più di talento, è normale che lui sia assente.
Ford dice: Dolan, celebrato in tutto il mondo ed in tutta la blogosfera, è a detta di chiunque il giovane fenomeno del Cinema mondiale. Un po' per timore di rimanere deluso, un pò per caso, non ho ancora visto neanche un film del ragazzo. Che sia questa la prima volta? Staremo a vedere.



Una vita da gatto

"Smettila di protestare: ora fili dritto a Casale, a casa Goi!"

Cannibal dice: Film che da bravo gattaro che si rispetti, mica come quel finto animalista e in realtà solo animale di Ford, ho già visto. A breve il miao... volevo dire il mio parere.
Ford dice: nonostante viva ogni giorno con quelle due bestie dei miei gatti, quasi più rompipalle di Cannibal Kid, la voglia di buttarmi in questa visione è assolutamente sotto zero, considerati gli ultimi recuperi che vorrei fare in vista delle classifiche di fine anno. Salto agile e felino e senza voltarmi indietro.



Babbo bastardo 2

"Prova di nuovo a consigliarmi un film che è piaciuto a Cannibal, e ti faccio saltare la testa!"
Cannibal dice: Pur essendo un fan delle pellicole poco politically correct, il primo Babbo bastardo, anche se mi aveva strappato qualche risata, non si era trasformato in un mio cult come avrei sperato. Chissà se questo sequel era davvero necessario, soprattutto ora che, dopo la doppia paternità, c'è in giro un altro e ben più temibile Babbo bastardo, ovvero Babbo Ford?
Ford dice: stranamente, nonostante avesse tutte le carte in tavola per conquistarmi, il primo Babbo Bastardo non mi aveva particolarmente colpito. La mia necessità, dunque, di un sequel è la stessa che ho di leggere ogni giorno un nuovo sproloquio del mio rivale. Molto, molto bassa.



La festa prima delle feste

"Ford scrive di non presentarsi a casa sua per il cenone senza un paio di damigiane di White Russian" "Perchè, Ford sa inviare messaggi con lo smartphone!?"

Cannibal dice: Commedia con Jennifer Aniston che dal trailer promette di essere una cacchiata enorme, per non dire di peggio, ma una cacchiata stupidamente divertente. Più che Babbo bastardo 2 o qualche smielato film bambinaro consigliato da White Russian, quest'anno la mia commedia natalizia, se proprio devo averne una, mi sa che potrebbe rivelarsi questa.
Ford dice: commediola da due soldi per le feste comunque preferibile ai nostri Cinepanettoni, che comunque non penso prenderò in considerazione, in vista dei già citati recuperi da classificoni. Lascio il pacco volentieri insieme al carbone a Bambino Kid.



Shut In

"Ebbene sì, piccolo Cannibal. Quello è il mostruoso Ford."

Cannibal dice: Thriller-horrorino con Naomi Watts e il giovanissimo Jacob Tremblay che pare più un fondo di magazzino, che un nuovo potenziale cult alla The Ring. Una visione comunque non mi sento di escluderla. A Ford invece, più che Shut In, consiglio: Shut Up!
Ford dice: horror che si rivelerà di fattura non proprio esaltante ripescato, a mio parere, grazie alla presenza di Jacob Tremblay, che ormai sta diventando il nuovo riferimento per i ruoli da bambino inquietante.
Cercherò di evitarlo, e come regalo di natale di rinchiudere Cannibal da qualche parte. Come in un baule da gettare sul fondo dell'oceano.



Robinù

"E così sto sul cazzo a questo Ford, eh!? Sarà senz'altro un eastwoodiano repubblicano reazionario!"

Cannibal dice: Ecco il docufilm diretto da Michele Santoro sui baby-boss della camorra. Potrebbe essere una specie di versione più documentaristica di Gomorra? E, nel caso Ford lo bocciasse, potrebbe essere una visione davvero interessante?
Ford dice: documentario che sulla carta potrebbe anche essere interessante, se solo non detestassi Santoro e non avessi l'impressione che si tratti solo di una cosa "troppo italiana". Settimana grama, questa. Pare quasi abbia messo mano alla distribuzione Cannibal.



Non c'è più religione

"Davvero in questo posto c'è ancora qualcuno che crede in Malick!? Ma dove siamo, a Casale Monferrato!?"

Cannibal dice: Purtroppo per Padre Ford, amante delle pellicole su preti & suore, non c'è più religione. Non sarebbe male se non ci fossero più anche film con Claudio Bisio sull'Italia di oggi, ma adesso non è che si possa chiedere troppo. A Dio, Babbo Natale, al genio della lampada o a chiunque altro esprimiate i vostri desideri.
Ford dice: e in tema di cose "troppo italiane", ecco l'ennesima pellicola che snobberò questa settimana. Deve esserci per forza lo zampino di Cannibal.


martedì 15 novembre 2016

Captain Fantastic (Matt Ross, USA, 2016, 118')




Proprio l'altro giorno parlavo al telefono con mio padre, raccontandogli del curioso modo di scambiarsi i ruoli dei Fordini, che quando uno fa il drittone notturno l'altra massacra di sveglie Julez e quando l'altra dorme fino a tardi l'uno decide di venire a svegliarci nel letto alle sei e mezza perchè "il suo pancino ha fame".
Il mio vecchio, che non è un tipo di molte parole, ha replicato ai racconti del sottoscritto semplicemente affermando "quando sono piccoli è perchè sono piccoli, e quando sono grandi è perchè sono grandi, ma in realtà quando si hanno dei figli, non si finisce mai".
Ed effettivamente, dev'essere proprio così.
Ho recuperato Captain Fantastic per caso, senza sapere neppure di cosa si trattasse, venendo a conoscenza soltanto in un secondo tempo delle ottime critiche avute negli States e dell'aura da Sundance positivo - in stile Little Miss Sunshine, per intenderci - che portava, e l'ho affrontato con aspettative piuttosto alte: e, devo ammetterlo, sono state tutte soddisfatte.
Io non sono uno che si fa troppe seghe mentali, o pensieri a proposito delle conseguenze dei gesti anche più piccoli: cerco semplicemente di fare molta attenzione a trovare l'equilibrio tra il mio lato istintivo ed animale ed il bisogno di proteggere chi amo.
Nessuno di noi è perfetto, e non ho mai neanche lontanamente sognato - anche perchè mi conosco bene - di esserlo io stesso.
In questo senso, l'educazione e l'influenza che abbiamo sui nostri figli finisce per essere una delle cose più importanti di una vita, considerato che gran parte di quello che saranno è definito anche da come i genitori sono entrati a far parte di loro - e ci entrano sempre, in un modo o nell'altro -: giusto per fare un esempio, i miei non sono mai stati appassionati di Cinema, o legati all'Arte o alla Letteratura o alla Musica, o al Fumetto, come lo siamo stati io e mio fratello.
Eppure, non ci hanno mai limitati.
E ho sempre pensato che la mia passione per la scrittura fosse nata dalle lettere che mio padre mi lasciava sulla scrivania quando pensava avessi fatto una stronzata che meritava qualche parola in più. Con lui non si arrivava mai allo scontro verbale, e non ha mai alzato neppure un dito su di noi, eppure quelle lettere, equilibrate e sagge, eppure pungenti, di un uomo che non era certo di Lettere, arrivavano sempre dritte al bersaglio.
Ho pensato tanto all'essere figlio, nel corso della visione di Captain Fantastic.
A quanto si può pensare possa essere facile essere un genitore, quasi si trattasse di una sorta di abuso di potere sponsorizzato dalla Natura.
Ed ho pensato tanto all'essere padre, guardando uno straordinario Viggo Mortensen portare sullo schermo un personaggio complesso ed imperfetto, che ha finito per commuovermi in quel saluto all'aeroporto, in quel dialogo tra me e Julez: "Cazzo, devo cercare di contenermi per quando vedrò questi film con loro" cui è seguito "E perchè dovresti contenerti?", parole sante di una santa donna.
E ad un certo punto, prima ancora della preoccupazione di proteggere i Fordini o di trasmettere loro la necessità di mantenersi sempre ricettivi e pronti ad imparare qualcosa di nuovo, elastici e liberi, ad una versione di Sweet child o'mine che mi ha ricordato quanto vorrei che il mio funerale fosse una festa neanche fossimo nel Messico del Dia de los muertos, è arrivata la folgorazione delle grandi occasioni, di quelle che ti toccano nel profondo e restano dove sono come un tatuaggio, piacere come dolore compresi.
Ma non sono uno che si fa troppe seghe mentali, quindi mi godo il fatto che Captain Fantastic sia un film commovente e bellissimo, che racconta alla grande il concetto di Famiglia, quello di Libertà - prima di tutto culturale e di pensiero -, di superamento del dolore, di voglia di mettersi in gioco, di viaggiare, di imparare, e che mi fa pensare che, con Rudderless e Little Miss Sunshine, sia uno di quelli che conserverò nel cuore per poterli rivedere con i Fordini quando saranno abbastanza grandi per poter pensare che per il loro vecchio sarà fantastico vederli diventare liberi, e capitani delle loro navi.




MrFord




 

mercoledì 15 ottobre 2014

I due volti di gennaio

Regia: Hossein Amini
Origine: UK, Francia, USA
Anno:
2014
Durata:
96'





La trama (con parole mie): siamo in Grecia, nel pieno degli anni sessanta, e Rydal, giovane americano in fuga dalla famiglia e dal padre, sbarca il lunario raggirando turisti troppo ammaliati dal suo approccio. Quando la strada del giovane incrocia quella di Chester e Colette McFarland, la furba guida pensa di essere di fronte all'ennesima coppia da circuire facilmente: quello che non sa è che Chester, molto più vecchio di Colette, è un uomo dal passato misterioso ed in pericolo per aver sottratto fondi a pericolosi personaggi pronti a sguinzagliare sulle tracce della coppia uomini pronti a tutto per recuperare il maltolto.
Testimone di uno scontro tra lo stesso Chester ed uno di questi, Rydal è costretto ad elaborare un piano di fuga dei coniugi dalla Grecia, e a riparare momentaneamente con loro a Creta: lungo le strade dell'isola ellenica la tensione salirà tra i tre fino a diventare insostenibile.






Esistono film innovativi, altri superati, altri ancora invecchiati male.
Ed alcuni giunti inesorabilmente fuori tempo massimo, un pò come una canzone degna di un tormentone estivo portata alla ribalta all'inizio dell'autunno.
I due volti di gennaio è senza dubbio un esponente di quest'ultima categoria.
Tratto da un romanzo di Patricia Highsmith diretto dall'esordiente dietro la macchina da presa Hossein Amini, interpretato con buona partecipazione da Viggo Mortensen, Kirsten Dunst e Oscar Isaac - che si è rivelato al grande pubblico non troppi mesi fa con A proposito di Davis -, questo thriller arroventato dal sole ellenico non avrebbe sfigurato in sala nei primi anni ottanta, l'epoca dei Polanski memori di cult come Il coltello nell'acqua e delle torbide vicende di coppia legate a doppio filo con misteri, crimine ed inevitabilmente morte: peccato che, con tutta calma, il lavoro del già citato Amini giunge in sala ad Anni Zero ampiamente suonati, presentando una struttura che, senza dubbio, risulterà priva del mordente necessario - alla stragrande maggioranza del pubblico sotto i trenta e probabilmente anche sotto i quaranta - per mantenere alto il livello dell'attenzione e rimanere incollati allo schermo fino alla risoluzione della vicenda.
Personalmente, e rispetto a quelle che erano le aspettative della vigilia, invece, ho trovato questo film decisamente in grado di portare a casa il suo - benchè minimo - risultato di decenza, di intrattenere con uno stile composto ed adulto - ma non per questo noioso - e di farsi apprezzare per l'atmosfera vintage ed ottimamente resa dalla fotografia e dalla cornice delle isole greche, che in passato ho imparato ad amare e conoscere percorrendole in lungo e in largo - pur facendomi scappare Creta, teatro delle vicende qui narrate -: un cast azzeccato ed una trama che mescola crime e thriller classico hanno fatto il resto insieme alle riflessioni legate ai rapporti tra padri e figli, una tematica che da sempre è in grado di toccare corde sensibili dell'animo di questo vecchio cowboy.
L'evoluzione del rapporto tra Chester/Mortensen e Rydal/Isaac, in questo senso, finisce per diventare decisamente più interessante di quello dei due personaggi maschili con Colette, ago della bilancia meno innocente ed incapace di influenzare i destini della fuga dell'insolito terzetto di quanto non possa apparire ad un'occhiata superficiale: i trascorsi irrisolti di Rydal con il padre e l'atteggiamento severo ed al contempo complice di Chester finiscono dunque per intrecciarsi in un gioco al massacro più mentale - o sentimentale - che non fisico - pur non risparmiandosi gli scontri -, pronto a colpire nel profondo entrambi i personaggi, dal giovane truffatore dal fascino intellettuale al maturo e deciso uomo d'affari che pare sempre sapere quello che vuole.
Riletto in questi termini pare dunque che I due volti di gennaio sia stata una sorpresa più che lieta, in casa Ford, ed un titolo che la penuria di questo scellerato periodo ha finito per innalzare al di sopra della media: e da un lato è inesorabilmente così, considerate le delusioni, i mattonazzi e le schifezze senza arte nè parte che mi sono dovuto sciroppare in questo inizio autunno.
Eppure, ed in tutta onestà, occorre anche ammettere di essere di fronte ad un titolo privo della scintilla e del mordente necessari per compiere il passo decisivo che porta una pellicola d'intrattenimento pomeridiano ad un cult - grande o piccolo che sia - da prima serata: l'opera di Amini è onesta ma patinata, avvincente quanto troppo dilatata, seducente eppure inesorabilmente fredda.
In un certo senso, perdersi tra le ombre e le luci de I due volti di gennaio è un pò come rimanere pericolosamente in bilico tra Chester e Rydal, entrambi a loro modo innamorati di Colette e decisi a superare un confine che potrebbe cambiare radicalmente - e per sempre - la loro vita.
Del resto, nella lotta tra padri e figli difficilmente si conosce un vincitore: questione di generazioni, tempi, errori e consigli dati e ricevuti - oppure no - da una parte e dall'altra.
Ma a volte, è troppo facile rifugiarsi nel mezzo: suona quasi come tentare una fuga disperata senza passaporto. Prima o poi, i nodi verranno al pettine.
E non ci saranno soldi, amori o sogni a portarci oltre la parola fine.



MrFord



"People try to put us d-down (talkin' 'bout my generation)
just because we g-g-get around (talkin' 'bout my generation)
things they do look awful c-c-cold (talkin' 'bout my generation)
yeah, I hope I die before I get old (talkin' 'bout my generation)".
The Who - "My generation" - 





sabato 15 marzo 2014

La promessa dell'assassino

Regia: David Cronenberg
Origine: Canada, USA, UK
Anno: 2007
Durata: 100'





La trama (con parole mie): Anna, un'ostetrica di origini russe nata e cresciuta a Londra, una notte assiste alla morte durante il parto che porta alla luce la piccola Christina della giovanissima prostituta Tatiana, e dal diario di quest'ultima viene in contatto con i segreti di una famiglia di spicco della Vory V Zakone, la mala sovietica legata ad una lunga tradizione costruita su onore, silenzio e lealtà assoluta tracciate sul corpo di ogni membro grazie a tatuaggi che ne raccontano la vita e le gesta.
Semyon, proprietario di un ristorante e capofamiglia, comincerà ad incombere, dunque, sulla donna, in modo da proteggere i suoi interessi e quelli del decisamente poco equilibrato figlio Kirill, spesso e volentieri tenuto al sicuro dall'autista e cane da guardia Nikolai, che attende le stelle pronte a renderlo un membro effettivo della Famiglia.
Quando il rapporto tra Anna e Nikolai si fa più profondo e le mosse di Semyon più avventate, le vite di tutti loro potrebbero di fatto cambiare, e proprio grazie alla piccola Christina.








Questo post partecipa, con inchiostro e sangue, al David Cronenberg Day.





"Non posso prendere il posto del re, se il re è ancora al suo posto": così Nikolai risponde laconicamente ad Anna, ostetrica sconfitta dalla vita e ritrovatasi al centro di un intrigo di sangue e morte tipico delle famiglie criminali al culmine di una delle sequenze più intense che il Cinema degli Anni Zero abbia fino ad ora regalato al suo pubblico, una Pietà moderna che stringe gli uni agli altri un assassino membro della Vory V Zakone, una bimba appena nata dallo stupro di una prostituta quattordicenne ed una donna piegata da una relazione naufragata proprio a seguito di un aborto.
E quella frase, tagliente e dura, pesante come un macigno, è un monito in grado di assumere connotati da visione quasi mistica, interpretazione della vita e dei suoi massimi sistemi, estremizzazione del contesto e del conflitto quasi naturale tra padri e figli, vissuto a più livelli da Semyon e Kirill, Kirill e Nikolai, Nikolai e Semyon.
Ed è anche una promessa, quella pronunciata dall'autista dai più volti giunto come un oscuro salvatore a cambiare la vita di Anna: una promessa diversa da quella che da il titolo ad uno dei vertici assoluti della carriera di David Cronenberg - nonchè l'ultimo suo lavoro davvero degno di nota -, gemello dell'altrettanto grande A history of violence, ad una sceneggiatura da manuale, un vero colpo di pistola, firmata Stephen Knight, regista dei recenti Redemption e Locke.
Una promessa che passa dalla violenza, ma conduce alla salvezza, al contrario di tutte quelle che la speranza strappa a ragazze figlie della campagna dell'ex URSS per condurle a quello che dovrebbe essere il sogno del benessere occidentale, spesso finito in qualche bordello più o meno di lusso, e consumato nello scorrere di giorni resi sopportabili soltanto grazie alla droga.
Raramente, e non solo nella Storia recente della settima arte, si è incontrato un tale concentrato di tensione, calor bianco e velocità all'interno di una vicenda in realtà complessa e stratificata, resa da regista e sceneggiatore all'osso, all'essenziale, all'assoluto delle questioni che porta come un pesante fardello sulle spalle e nel cuore dello spettatore: un Mystic river del crimine organizzato, una favola nerissima che percorre la strada di un protagonista tra i più incredibili del genere e non solo.
Nikolai, uomo d'acciaio forgiato da una vita di violenza, pare essere in grado di uno dei miracoli più incredibili che l'Uomo possa portare a compimento: mostrare, ad un tempo, la selvaggia ferocia del predatore e la pietà quasi religiosa del santo. 
Dallo sguardo spiritato e la sigaretta spenta sulla lingua a quel "resta viva" all'indirizzo della prostituta ucraina, passando attraverso due sequenze che da sole varrebbero il Capolavoro - il riconoscimento delle agognate stelle e la lotta senza quartiere con i ceceni nella sauna -, Nikolai - grazie ad uno straordinario Viggo Mortensen - conduce lo spettatore attraverso una vera e propria valle di lacrime ed una Londra fumosa e grigia come avrebbe potuto essere quella della Whitechapel di Jack lo squartatore, o dell'Elephant man di Lynch, lasciando che gli spicchi di luce e colore delle celebrazioni natalizie e dei costumi russi non siano altro che visionari lampi all'interno di questo determinante passo nella ricerca di Cronenberg rispetto alle mutazioni ed alle trasformazioni, fisiche e mentali, cui siamo sottoposti per necessità, istinto o volontà.
Dalle gole tagliate alle placente rotte sgorga dunque a fiotti il sangue, pronto a tramutarsi nell'inchiostro dei tatuaggi che segnano la storia di chi li porta come ricordi troppo ingombranti, o promesse che soltanto nel profondo sapremo se potremo davvero mantenere.
Ed anche mantenute, una volta rimasti soli con noi stessi, non è detto che non lascino dietro di loro cicatrici anche più profonde di quanto l'ago potrà mai celare con i suoi articolati disegni: perchè se Christina ed Anna sono la luce e la speranza, resta comunque un abisso pronto a ricambiare gli sguardi di chi lo sfida, e che richiederà sempre e comunque la sua eredità di buio profondo.
Lo stesso che porta, nel vestito e nell'anima, Nikolai.




MrFord




Partecipano alle celebrazioni i colleghi bloggers:
http://scrivenny-dennyb.blogspot.com/2014/03/david-cronenberg-day-history-of-violence.html
http://incentralperk.blogspot.com/2014/03/david-cronenberg-day-crash.html
http://pensiericannibali.blogspot.com/2014/03/viaggio-existenziale-nel-cinema-di.html
http://hovogliadicinema.blogspot.com/2014/03/david-cronenberg-day-cosmopolis.html
http://nonceparagone.blogspot.com/2014/03/david-cronenberg-day-rabid-sete-di.html
http://recensioniribelli.blogspot.com/2014/03/david-cronenberg-day-existenz.html
http://directorcult.blogspot.com/2014/03/david-cronenberg-day-inseparabili.html
http://combinazionecasuale.blogspot.com/2014/03/david-cronenberg-day-videodrome-1983.html
http://bollalmanacco.blogspot.com/2014/03/david-cronenberg-day-my-life-in.html


"Oh oh oh oh oh oh
all the promises we made
promises we made
all the meaningless and empty words I broke
broke broooke."
The Cranberries - "Promises" - 



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