lunedì 11 gennaio 2016

Carol

Regia: Todd Haynes
Origine: UK, USA
Anno:
2015
Durata:
118'







La trama (con parole mie): Therese, un'introversa aspirante fotografa che si barcamena tra un lavoro in un grande magazzino come commessa e la storia con un fidanzato che non ama nella New York degli anni cinquanta incontra proprio sul luogo di lavoro Carol, una donna più vecchia di lei, madre ed in procinto di divorziare, ricca ed affascinante.
Tra le due ha inizio un gioco di seduzione ed avvicinamento progressivo che le condurrà ad una vera e propria fuga alla scoperta di se stesse attraverso la provincia americana, verso Ovest, fino a quando Harge, marito di Carol, non metterà i bastoni tra le ruote alle due donne in modo da avere gli strumenti per ricattare la futura ex moglie rispetto alla custodia della figlia.
Cosa accadrà quando Carol e Therese dovranno scegliere quale strada prendere, e cosa sarà davvero meglio per il loro futuro?












Il Tempo, l'età e l'esperienza hanno un potere davvero enorme.
E' curioso quando si pensa a quanto si girava intorno alle cose quando si era ragazzini, e piuttosto che ammettere che una ragazza ci piaceva si negava all'inverosimile: ed è altrettanto curioso come una manciata di anni e di cicatrici possano cambiare radicalmente un approccio, un avvicinamento, un modo di intendersi.
Questione di prospettive, sempre e comunque.
Del resto, nessuno potrà mai percepire l'amore - o il sesso, ovviamente - a vent'anni come a quaranta, vivere una storia e raccontarla a se stesso e con il partner con un trasporto ed un modo di vedere le cose simile: noi stessi combattiamo una battaglia non solo contro il Tempo che inevitabilmente scorre, ma anche contro l'immagine che abbiamo avuto, abbiamo e speriamo di avere di noi.
Todd Haynes è nel pieno di un testa a testa di questo genere dai tempi di Velvet Goldmine, ed ha proseguito nella sua lotta anche con lo splendido Lontano dal Paradiso e l'ottimo I'm not here, giocando e non poco sull'estetica senza dimenticare una profondità decisamente passionale per prodotti sulla carta estremamente autoriali: non è da meno quest'ultimo Carol, accolto decisamente bene oltreoceano ma con molte riserve qui al Saloon, considerati i rischi concreti di polpettone d'essai buono giusto per Cannibal Kid.
Fortunatamente la vicenda di Therese e Carol ha finito per smentire ogni timore della vigilia, ed appoggiandosi a due splendide interpretazioni di due protagoniste impeccabili - Cate Blanchett e Rooney Mara, nonostante la prima mi stia sempre e comunque sul cazzo e la seconda abbia perso tutto il fascino della decisamente più fordiana Lisbeth Salander -, un comparto tecnico senza alcuna sbavatura - forse solo Steve McQueen riesce ad avvicinarsi alla classe delle pellicole di Haynes nel panorama mainstream mondiale - ma soprattutto ad un crescendo d'intensità che non solo inchioda alla poltrona a dispetto dell'apparente lentezza e delle quasi due ore di durata, ma smuove nel profondo proprio perchè in grado di raccontare con una passione smisurata una storia d'amore come ricordo quelle de I ponti di Madison County o I segreti di Brokeback Mountain, giusto per citare due tra i film romantici che ho più amato nella vita.
Ed il bello di questo magnifico affresco dipinto da Haynes sta proprio nelle differenze tra Therese e Carol, nella gioventù della timidezza, dello struggimento e dei sensi di colpa e nella maturità che pare sminuire l'amore ma che, di fatto, lo traduce in compromesso, rischio, dedizione verso i figli, che ad un certo punto della vita diventano la vera incarnazione del sentimento più forte che noi che calpestiamo questa terra possiamo provare - da questo punto di vista, il confronto legato all'affidamento della piccola Rindy di Carol e Harge è da brividi -: due realtà che possono sfiorarsi, ma forse non avranno mai la possibilità di vivere una accanto all'altra davvero, come tradotto in immagini dal perfetto ribaltamento della stessa sequenza girata da diverse angolazioni in apertura e chiusura della pellicola.
Così come il finale, volutamente sospeso, che quasi riporta alla mente l'altrettanto efficace Two lovers, pronto a lasciare nelle mani dell'audience una risposta che, a conti fatti, non sarà mai definitiva: Therese e Carol si guardano l'un l'altra come in uno specchio che porta la prima vent'anni nel futuro e la seconda altrettanti nel passato.
Se questo sguardo significherà qualcosa, non è dato saperlo, a meno di non immaginare un lieto fine.
Nel frattempo, resta la sensazione di un ricordo, una nostalgia, un momento che ha segnato il viaggio di due persone, che si è amato e odiato, e che, quando verrà l'istante in cui dovremo tirare le somme, senza dubbio tornerà, come un brivido, dalla pelle al cuore.





MrFord





"Oh, Carol
don't let him steal your heart away
I'm gonna learn to dance
if it takes me all night and day."
The Rolling Stones - "Carol" - 






16 commenti:

  1. Bellissimo pezzo, che mi ha convinto molto più del film :) sulla "percezione" del sesso hai completamente ragione, è una parte di noi che tendiamo a nascondere (anche) a causa delle convenzioni sociali che ci opprimono. E che negli anni '50, nella puritanissima America, avevano un peso ancora più soffocante. Per questo non ho "digerito" molto il finale aperto del film, a mio avviso molto ruffiano e posticcio... fermo restando, naturalmente, la bravura delle due protagoniste.

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    1. Io mi aspettavo di avere una reazione come la tua, e invece il film mi ha colpito molto: intenso e passionale nonostante l'eleganza formale.
      Ma posso anche capire i dubbi.

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  2. Avevo una mezza idea di vederlo,ma adesso che mi hai detto che ha il finale aperto,non ce l'ho più.Io un film voglio sapere come finisce.

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    1. Più che aperto, è a libera interpretazione dello spettatore.
      Così si può scegliere se la storia finirà bene o male. ;)

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  3. Recensione che mi convince di vederlo anche se a naso appunto come avevi paura te, lo pensavo un polpettone noioso, ma i paragoni con quei due capolavori che sono I Ponti Di Madison County e I Segreti Di Brokeback Mountain (anche per me tra i migliori) e anche a Two Lovers me lo fanno salire quasi come imperdibile, poi le attrici qui devono essere in gran spolvero.

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    1. Revu, secondo me non è all'altezza di nessuno dei tre film che ho citato, nel complesso, ma resta davvero un gran lavoro sia tecnico, che attoriale, che emozionale.

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  4. È un regista che ho sempre apprezzato, spero che anche questo film riesca a convincermi, altre recensioni mi hanno fatto venire qualche dubbio.
    Il tuo parere positivo mi ridà fiducia.

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    1. Ho letto anch'io in giro recensioni negative, così come altre che lo definiscono un Capolavoro.
      Per quanto mi riguarda, è "solo" un ottimo film che va visto. :)

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  5. Io spero comunque che sia un polpettone d'essai buono per me. :)

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    1. Io credo, purtroppo, che potrebbe perfino metterci d'accordo.

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  6. Sono contenta che al saloon sia stato apprezzato. Bello il parallelo tra Haynes e McQueen, non ci avevo mai riflettuto. Ti dico una cosa nell'orecchio: anche a me la Blanchett di solito sta sul "naso", ma qui no.

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    1. Sono contento anch'io.
      E ti dirò, me lo sono proprio goduto.

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  7. Oddio, che la lentezza sia "apparente" non mi trova d'accordo, l'ho trovato lento, lento, lento, lento... Ma nonostante questo, nel complesso non mi è dispiaciuto.

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    1. Pensa che invece io non l'ho trovato lento per niente: paradossalmente, ho patito di più La grande scommessa.
      Curioso l'effetto del Cinema, a volte.

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  8. L'ho trovato straordinario, un melodramma di una delicatezza incredibile. Intenso, avvolgente. Volevo non finisse mai e quando è finito non volevo uscire dalla sala.

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    1. Anche io l'ho trovato molto intenso, nonostante la perfezione formale.
      Bravo Haynes.

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