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sabato 3 novembre 2018

Saturday's child almost Sunday in fuckin' late since Halloween



In sempre più clamoroso ritardo, ecco i commenti alle uscite settimanali orchestrati dalla consueta e scombinata accoppiata formata da questo vecchio cowboy ed il suo rivale Cannibal Kid, per l'occasioni spalleggiati da Marcello. Halloween ed i festeggiamenti prolungati per il mio compleanno hanno portato ad un ritardo "spaziale".


"Finalmente ho distrutto il rifugio segreto del Cucciolo Eroico. Ora la mia missione è conclusa."


First Man - Il primo uomo

"Speriamo che spedendolo sulla Luna, Cannibal sia al sicuro da Ford."

Marcello: Il ritorno di Chazelle dopo La La Land (che ho amato e canticchiato) è una storia che cerca forse di allontanarsi dalla rutilante musica del film che l’ha preceduto. Lo andrò a vedere, nonostante Gosling (che a me continua a non convincere e vedo sempre nei panni del giovane Hercules). La storia del primo uomo sulla luna, nonostante ciò che pensino i complottisti, è un punto altissimo della nostra storia.
Cannibal Kid: Anche io ho amato La La Land, ma per rispetto nei confronti dell'opera ho preferito non canticchiare le sue canzoni. Spero non l'abbia fatto nemmeno Ford. Non so quale sia la sua voce, ma se è direttamente proporzionale ai suoi pareri cinematografici, allora dev'essere più fastidiosa di quella di Giusy Ferreri in calore. Quanto a First Man, confesso di temerlo molto. La storia – vera o presunta – del primo uomo sulla Luna sarà anche un punto altissimo della nostra Storia, ma temo che per Damien Chazelle e Ryan Gosling possa rappresentare un passo indietro nella loro carriera. Un po' perché le storie degli astronauti per me di solito non sono poi così spaziali, e poi soprattutto perché più in alto di La La Land è impossibile andare.
Ford: La La Land è stato senza dubbio uno dei filmoni dello scorso anno, e Chazelle e Gosling una coppia ormai rodata. Eppure nutro parecchi dubbi rispetto a questo First Man neanche fosse un titolo consigliato con fervore da Cannibal: la vicenda è affascinante ma ad altissimo rischio retorica, l'assenza dell'elemento musicale dei precedenti lavori del regista potrebbe risultare un "trauma", l'operazione pare più una strizzata d'occhio all'Academy.
Poi, ben lieto di essere smentito. Tranne che da Cannibal.

Millennium - Quello che non uccide

"Questa è un'immagine di Peppa Kid. E come puoi vedere, io sono messa molto meglio."

Marcello: I Reboot o remake o come diamine vogliono chiamarli a me hanno sempre fatto l’effetto che sono finito per ignorarli completamente. Riuscita la regina Elisabetta della famosa serie a farmi cambiare idea? Dubito.
Cannibal Kid: Ho seguito le vicende di Lisbeth Salander e della saga svedese di Millennium con un buon interesse iniziale ai tempi del primo Uomini che odiano le donne, diventato poi calante con i sequel e con il poco necessario remake ammeregano. Sono però piuttosto curioso di vedere questa nuova incarnazione del personaggio. Dopo le ottime Noomi Rapace e Rooney Mara, è il turno di una delle migliori attrici oggi in circolazione: Claire Foy, questa settimana nei cinema anche come moglie di Ryan Gosling in First Man. Due parti con cui farà dimenticare la Regina Elisabetta interpretata in The Crown?
Ford: la saga di Millennium mi ha sempre attratto, così come il personaggio di Lisbeth Salander, passato attraverso la trilogia nordica - interessante ma poco incisiva - ed il forse non necessario ma bellissimo Uomini che odiano le donne di Fincher. La Rapace e la Mara hanno reso in modo diverso un personaggio già cult, riuscirà nell'impresa Claire Foy? Personalmente spero di sì, razionalmente i dubbi sono tanti quanti quelli nutriti per First Man.



La diseducazione di Cameron Post

"Dici che è il caso di invitare Katniss Kid al nostro pigiama party?"

Marcello: Il film perfetto col quale invitare al cinema Giovanardi. Cameron Post è una ragazza omosessuale cresciuta da una zia convinta che questa sia una malattia. E quindi una volta scopertala la manda in un istituto rieducativo diretto da Maria De Filippi. Insomma potrebbe interessarmi.
Cannibal Kid: E se, in mezzo alle uscite più pompate, il vero filmone della settimana fosse questo? Atmosfera da Sundance, una storia potente, un ottimo cast di ggiovani star. Per La diseducazione di Cameron Post prevedo un'educata promozione nel mio Post. E prevedo anche che il Post di Ford farà... schifo. Se solo ne facesse ancora di Post veri, anziché limitarsi ai suoi striminziti bulletins.
Ford: questo è il tipico titolo in bilico. Potrebbe rivelarsi una chicca stile Sundance fordiana oppure un'inutile e pretenziosa supercazzola radical pronta per essere esaltata da Cannibal. Non so voi, ma io preferirei senza dubbio si rivelasse la prima.

Hell Fest

"Questi sono peggio di quei due bloggers che mi perseguitano!"

Marcello: Oh ragazzi io ve lo dico, l’horror, a parte qualche episodio alto proprio non mi avvince. E questo film ambientato in un parco giochi horror a me ha ricordato i ragazzi che finivano nel paese dei balocchi. Sarò malato io. Che non si fa per non vedere un film che non ti attira, si tirano fuori pure citazioni colte.
Cannibal Kid: Io con l'horror ho un rapporto complicato. Come genere in sé mi piace, ma la maggior parte degli horror che guardo si rivelano o delle porcherie clamorose, o comunque delle mezze delusioni. Per questo Hell Fest le aspettative non sono altissime, ma un'occhiatina credo gliela darò comunque, che non si sa mai.
Ford: sempre amato l'horror - lo testimonia la collaborazione degli ultimi anni con Cannibal - e sempre stato un fan del genere, pur consapevole del fatto che, spesso e volentieri, produca schifezze atomiche. Speriamo non sia questo il caso.

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni

"Katniss Kid ti fa un baffo, piccola. Sarai la reginetta della blogosfera!"

Marcello: Una giovane ragazza viene trasportata in un mondo magico, dove incontra soldati fatti di pan di zenzero e un esercito di topi. Sembra la storia di Virginia Raggi ma è la trama del nuovo film fantastico che rivisita un classico della letteratura. Credo passerò.
Cannibal Kid: Ecco la disneyata buonista per fare contenti i Ford di turno. Io lo vedrei solo se ci fosse veramente la Raggi, nei cui confronti nutro un'insospettabile attrazione. Sessuale, non politica.
Ford: alla visione del trailer sono stato colto dal desiderio di vomitare. Tipica cartoonata buonista da weekend al multisala che snobbo volentieri e senza pensieri.



Il mistero della casa del tempo

"Se Lynch scopre che mi sono ridotto così, al prossimo Twin Peaks mi darà la parte del Cucciolo Eroico!"

Marcello: Il nuovo film di Eli Roth ha dalla sua almeno tre cose che mi porteranno a vederlo: 1. Jack Black. 2. Cate Blanchett. 3. Lo vuole vedere mio figlio Enea e quindi. Lo vedrò e mi lascerò conquistare come un bimbetto.
Cannibal Kid: Tra Marcello che ha un figlio e Ford che ne ha – se non ho perso il conto – credo 12, io sono ben felice di non averne. Perché odio i bambini? Ma no, ma che dite? È solo che in genere odio i loro gusti cinematografici. E in questo film l'unico mistero presente mi pare: perché uno come Eli Roth ha ceduto a girare una bambinata simile? Soltanto per amore dei soldi?
Ford: fortunatamente i Fordini sono entrati nel trip del "periodo The Rock", e dunque non vedono l'ora di vedere e rivedere Jumanji o A testa alta, ed io sono felice di accontentarli. Credo dunque eviterò per tempo questo mistero della casa del tempo, attendendo il momento in cui potrò mostrare ai piccoli Ford l'intera saga di Rocky.

Il presidente

"Non salirò mai più su un aereo guidato da Ford."

Marcello: Ricardo Darin ha una presenza scenica superiore a quella di molti presidenti, il film di Mitre è molto “attuale”. Un presidente del popolo che i suoi colleghi credono di poter manovrare senza troppi problemi. No, non è basato sulla storia del premier Conte, quello i fili li ha davvero. Lo potrei vedere perché il Sud America su di me ha sempre un ascendente importante.
Cannibal Kid: I film politici sulla carta non mi attirano per niente. Devo però riconoscere che la politica – per quanto la odi – sia uno degli argomenti maggiormente in grado di farmi incazzare e discutere. Quindi una bella discussione incazzosa con Ford, su questo film o su qualsiasi altra cosa, credo potrebbe farmi bene.
Ford: Darin grande spessore, film potenzialmente interessante in una settimana che, inspiegabilmente, pare dare una scossa alla noia accumulata negli ultimi mesi. Speriamo solo che non sia un fuoco di paglia.


Museo - Folle rapina a Città del Messico

"Se non sei Ford, non bere un White Russian di troppo."

Marcello: Basato su una storia vera, due studenti rubarono oltre un centinaio di opere dal museo di antropologia di Città del Messico, ha vinto premi a Berlino e vanta uno degli attori latini che più amo: Gael Garcia Bernal. Nsomma, anche stavolta Vuelvo al Sur!
Cannibal Kid: Va bene Ricardo Darin, va ancora meglio Gael Garcia Bernal, però, caro Marcello, se adesso la tua passione per il Sud America sfocia anche in una lode della musica reggaeton, qui abbiamo un serio problema.
Ford: ma questo titolo non era già dato in uscita il mese scorso!? Cannibal si sarà fatto un white russian di troppo prima di buttare giù i commenti alle uscite, o la distribuzione nostrana lavora senza capo ne coda proprio come il signor Goi?

Ti presento Sofia

"Quei tre bloggers ne dicono di stronzate, eh!?"

Marcello: Lo vedrò, per motivi vari. Sono un papà single, come De Luigi confido di incontrare prima o poi una gnocca come Micaela Ramazzotti, ma a differenza del nostro le direi subito: bella de Marcello tuo, sai quei puzzle di Yokai Watch che ci sono per casa? Non sono evidenti manifestazioni della mia infantilità latente, appartengono ad un ometto che mi piacerebbe farti incontrare davanti ad una pizza ed un film coi Minions! Bananaaaaa
Cannibal Kid: Come mi hanno fatto notare di recente, quando in un film c'è Micaela Ramazzotti, tendo a esaltarlo oltre ogni misura. E pensare che a me la Ramazzotti non è che entusiasmi poi così tanto. Di solito la considero brava soprattutto a scegliere i film giusti. Ma questo non mi sembra proprio il caso.
Ford: devo ammettere che mi ha interessato più la storia personale di Marcello che non la trama di questo film, che sinceramente appare inutile. Donne, intanto, perchè non vi siete ancora messe a fare la fila per contendervelo?

domenica 13 marzo 2016

La quinta onda

Regia: J. Blakerson
Origine: USA
Anno: 2016
Durata: 112'







La trama (con parole mie): da un giorno all'altro, la Terra viene avvicinata e successivamente attaccata da una razza aliena che pare voler "purificare" il nostro mondo per poi occuparlo. Dunque, attraverso disastri naturali, epidemie e l'esclusione di qualsiasi forma di energia, gli invasori finiscono per ridurre la popolazione tanto da spezzarla in gruppi distinti raccoltisi per resistere e cercare di sopravvivere.
Cassie Sullivan, persi entrambi i genitori nel corso delle ondate di invasione degli alieni, lotta con le unghie e con i denti per proteggere ed accudire il fratellino Sam, che ora è sua responsabilità: quando il campo in cui vivono accoglie un gruppo di soldati che non solo paiono avere mezzi funzionanti ed energia a disposizione, ma anche armi, che propone di separare adulti e bambini prevedendo per questi ultimi il trasferimento al loro campo base, Cassie rimane separata dal fratello, ed inizia un viaggio in solitaria verso lo stesso campo che la porterà a fare un incontro che potrebbe cambiarle la vita.
Nel frattempo Sam scopre che l'esercito progetta di sfruttare i più giovani come nuova forza per contrastare gli alieni, finalmente decisi a scendere in campo.
Ma sarà davvero così?












Esistono film che nascono, di fatto, per essere compromessi validi su più fronti: con il proprio compagno o compagna, con il tempo, la stanchezza, il lavoro e gli impegni che la vita ci riserva.
In questa grande categoria si possono trovare tamarrate da divertimento sfrenato, prodotti clamorosamente brutti ed altri che, fondamentalmente, risultano inutili ed innocui: La quinta onda, tratto da una saga letteraria di stampo teen di quelle che paiono essere sbocciate un pò ovunque negli ultimi anni, appartiene senza ombra di dubbio all'ultima categoria.
Sfruttato come riempitivo durante un pomeriggio casalingo in una settimana in cui le malattie del periodo hanno colpito un pò tutti in casa Ford, si è rivelato giusto un accompagnamento un pò insipido buono da guardare senza troppa attenzione, un cocktail annacquato che mescola i ricordi di Independence Day ai più recenti Maze Runner e Hunger Games, dal sapore di già visto e rimaneggiato dal primo all'ultimo minuto, finale aperto da saga compreso.
Dai protagonisti agli antagonisti - spiccano Chloe Grace Moretz e Liev Schreiber - alla tematica dell'attacco alieno filtrata attraverso l'utilizzo dei giovani come nuova leva per poter andare verso il futuro, tutto pare tagliato con l'accetta e telefonato, eppure La quinta onda non risulta essere il tipico prodotto in grado di fare incazzare o sconvolgere per la sua bruttezza, quanto più portare ad una constatazione di inutilità di fondo del prodotto, che, tra le altre cose, pare non aver convinto neppure il grande pubblico, mettendo di fatto in dubbio anche la prosecuzione della saga di Cassie e soci.
L'unica cosa interessante da segnalare - e che nel corso delle ultime stagioni si sta facendo sentire sempre di più, parlando di settima arte - è l'influenza evidente che il mercato dei videogiochi pare avere avuto sull'intero progetto, in particolare gli sparatutto in stile Call of duty che ormai sono un vero e proprio must tra i giovanissimi, specializzati nel gioco online tanto da costruire non solo team, ma anche amicizie e rivalità proprio grazie a questi contatti virtuali.
Per il resto, tutto scorre abbastanza in fretta, entro un'oretta dalla visione avrete dimenticato tutto e l'esperienza sarà parsa tutto sommato indolore: forse sono troppo vecchio per queste stronzate, come si diceva ai miei tempi, ma l'impressione è che si sia trattato dell'ennesimo tentativo di portare in sala il pubblico occasionale dei giovanissimi, in special modo i gruppi di adolescenti o pre-adolescenti giocando su una protagonista femminile di richiamo ed una cornice di scontri tipicamente maschile, senza dimenticare la tematica della Famiglia e condendo il tutto con i più tipici alieni pronti a sostituirsi agli uomini noti fin dagli anni cinquanta.
In tutta onestà, a meno che non abbiate un paio d'ore da riempire a tutti i costi di notte o durante una sessione intensiva di pulizie, non mi sbilancerei consigliandovi la visione de La quinta onda, ma neppure di evitarlo neanche fosse la peggiore delle schifezze possibili ed immaginabili, perchè i film davvero pessimi, in fondo, sono altri.
La quinta onda è, più che altro, qualcosa che passa e va, senza aggiungere nulla ad un genere che, di suo, pare aver esaurito negli anni ottanta la sua vena migliore.







MrFord







"So close your eyes, for thats a lovely way to be
aware of things your heart alone was meant to see
the fundamental loneliness goes whenever two can dream a dream together."
Frank Sinatra - "Wave" -






martedì 27 ottobre 2015

Dark places - Nei luoghi oscuri

Regia: Gilles Paquet-Brenner
Origine: UK, Francia, USA
Anno:
2015
Durata:
113'






La trama (con parole mie): Libby Day, quando aveva appena otto anni, scampò al massacro della sua famiglia nella casa di campagna dove viveva con la madre, le due sorelle ed il fratello Ben. Proprio quest'ultimo, già al centro di gravi problemi a scuola, socialmente poco inserito, apparentemente satanista e legato al losco Trey ed alla ricca ma poco equilibrata Diondra, che dovrebbe dare alla luce un figlio suo, è accusato degli omicidi e condannato.
Ventotto anni dopo, Libby è una donna vissuta nel rancore, isolatasi dal mondo grazie ai redditi delle donazioni a suo nome e di un libro pubblicato a proposito delle drammatiche vicende che l'hanno vista protagonista: quando Lyle, a capo di un'organizzazione di volontari specializzati in "cold cases" la contatta offrendole dei soldi per parlare della sua storia risolvendole in fretta problemi di liquidità, per Libby si riapre un capitolo creduto sepolto della sua vita.
Lyle e i suoi compagni, infatti, sono convinti che suo fratello Ben sia innocente, e pensano, attraverso lei, di poter trovare le prove necessarie per riaprire il caso prima che scadano i termini di legge.
Libby sarà disposta a rimettersi in gioco? A perdonare? A guardare nell'oscurità del suo passato per ritrovare la verità di quella notte di sangue?










E' ormai risaputo che, da queste parti, le storie da provincia americana profonda tanto quanto quelle legate ai morti ammazzati finiscono per sfondare praticamente sempre una porta aperta: quando, poi, le due cose vanno a braccetto, almeno sulla carta dovrebbero avere ancora più probabilità di guadagnarsi almeno un giro di bevute sul bancone del Saloon.
Prodotti come Killer Joe, Il cacciatore di donne, Joe o Mud hanno, del resto, segnato le visioni fordiane degli ultimi anni decisamente nel profondo, pur con le giuste differenze in termini qualitativi e di risultato: Dark Places - Nei luoghi oscuri, almeno in linea teorica, avrebbe avuto tutte le carte in regola per far parte del club.
Tratto da un romanzo della stessa autrice di Gone girl, però, il film che ha al centro l'indagine tardiva di Libby Day, che si vide privata dell'intera famiglia - o quasi - in una sola notte quando aveva otto anni, finisce per mancare il bersaglio clamorosamente: non che si tratti di un brutto film, o di qualcosa irritante da seguire, quanto più che altro di un prodotto che non aggiunge nulla alla storia del genere, sceneggiato - dallo stesso regista - in maniera piuttosto televisiva - e non lo scrivo in accezione positiva -, privo di particolari momenti di tensione, di sequenze memorabili e della scintilla in grado di far distinguere un prodotto artigianale che si guarda volentieri in tv o uno che, appena scorsi i titoli di coda, si desidera avere nella propria videoteca per poterlo non solo rivedere, ma mostrarlo ad amici, partners, familiari e chi più ne ha, più ne metta.
Di fatto il lavoro di Gilles Paquet-Brenner, che non è certo il nome più prestigioso cui si sarebbe potuto affidare il progetto, soffre della stessa mancanza di personalità del recente Black Mass, con l'aggravante rispetto a quest'ultimo di offrire pochi spunti anche in ambito tecnico: personalmente ho finito per gustarmelo in grande scioltezza, rendendomi però conto di essermi trovato di fronte ad una sorta di episodio pompato di Cold case, di quelli in cui tutto pare così facile e lineare per i protagonisti da far sembrare chiunque abbia messo mano al caso in precedenza come un povero stronzo incompetente.
E se le oscurità dei main charachters - in particolare di Libby e di suo fratello Ben, ma anche della loro defunta madre - risultano interessanti e ricche di potenziali spunti di riflessione, tutto il resto pare sbiadire e regalare soltanto un paio di twists interessanti - come quello che porterà alla risoluzione del caso - ma nessun vero momento di tensione in grado di mettere davvero alle strette ed inchiodare alla poltrona lo spettatore: onestamente non so se tutto sia originato dalla scarsa empatia che si finisce per provare con la Libby di Charlize Theron - sempre bellissima, ma in questo caso, a mio parere, poco in parte - o all'attenzione sommaria legata all'approfondimento delle motivazioni di ogni singolo personaggio, ma tutto pare ridursi ad una serie di facili e troppo veloci scoperte pronte a condurre dritte alla verità, e momenti come quelli che hanno visto, sul grande schermo, sconvolgere personaggi come Clarice Starling o Will Graham appaiono davvero fuori portata per quello che non sarà mai più che un onesto thriller da serata disimpegnata in televisione.
Non tutto il male viene per nuocere, comunque, considerato che la visione non finisce per essere nociva o irritante, ed alcuni spunti come quelli legati alla figura del giovane Ben - un sempre interessante Tye Sheridan, che ormai pare essersi specializzato in questo tipo di ruoli - ed alla verità sulla notte nella casa dei Day e sul loro massacro paiono regalare quantomeno una certa intensità e la promessa di non scomparire dalla memoria come la maggior parte del resto.
Non aspettatevi, dunque, da questo Dark Places il thriller dell'anno, quanto più che altro una semplice ma a suo modo solida opera di un mestierante del Cinema da destinare ad una di quelle serate autunnali nel corso delle quali avete bisogno soltanto di una scusa per stringere più forte chi sta accanto a voi sul divano.
E più per goderne, che per tensione o paura.




MrFord




"All of the things that I tried to explain,
how something inside of me started to break.
we were living proof, one by one we drifted away.
one by one we drifted away."
The Gaslight Anthem - "Dark places" - 





lunedì 27 ottobre 2014

The equalizer - Il vendicatore

Regia: Antoine Fuqua
Origine: USA
Anno:
2014
Durata: 132'





La trama (con parole mie): Robert McCall è un uomo solitario con abitudini radicate e ben definite, dedito al ricordo della moglie ed alla riuscita nell'impresa di leggere i cento libri da "una volta nella vita" che l'amata non riuscì a portare a compimento, così come ad aiutare chiunque pensi ne abbia bisogno, fosse anche soltanto di una pacca sulla spalla.
Un uomo tutto d'un pezzo, protagonista di una vita goduta, ma all'apparenza anonima.
Peccato che, a dispetto dell'apparente normalità, Robert McCall abbia un passato da spaccaculi supremo dei servizi segreti che cerca con tutte le forze di non far tornare a galla, un pò come la sua incredibile capacità di fare fuori praticamente chiunque gli si ponga di fronte con l'idea di fermarlo ad una velocità da fare invidia agli Expendables tutti.
Quando una giovane prostituta nei guai con la Mafia russa conquista la sua simpatia, il buon Robert tornerà a rispolverare il suo io di un tempo, e per i malviventi ed il loro apparentemente intoccabile ed onnipotente boss inizierà un incubo senza fine.







Avete presente quel vecchio adagio che recita "l'uomo giusto, nel posto giusto, al momento giusto"?
Probabilmente, e per il sottoscritto, in questo momento non esiste altra definizione che questa, se rapportata ai film, per The equalizer.
Quando, qualche settimana fa, con il mio eterno rivale Cannibale parlammo dei titoli in uscita per il weekend che ci attendeva, bollai il lavoro di Fuqua come una cosetta da poco dalla quale non aspettarsi troppo, incuriosito soltanto dalla partecipazione del Denzellone di noi tutti e dall'idea del mio fratellino Dembo che si sarebbe trattato di una di quelle bombe come piacciono a noi vecchi Expendables: un rischio, dunque, ed una vera e propria scommessa vinta dall'appena citato Fuqua, autore di cose molto interessanti come Training day - che regalò l'Oscar proprio a Washington - o il piacevolissimo Shooter e di altre assolutamente terrificanti come Olympus has fallen.
The equalizer, infatti, ed in barba proprio a Sly e soci, potrebbe essere considerato ampiamente come il miglior action movie dell'anno, spassoso come pochi, implausibile, fracassone, tamarro e tosto come si conviene al genere, forte di un protagonista in spolvero incredibile e molto legato ad un impianto narrativo in pieno stile anni ottanta, i tempi in cui gli Schwarzy ed i Bruce Willis di turno facevano a gara tra un Die Hard ed un Commando a chi finiva per massacrare più criminali dal primo all'ultimo minuto di pellicola.
In questo senso raramente ho visto un main charachter - ovviamente tutto d'un pezzo, cazzuto, dal sangue freddo ma dal cuore caldissimo rispetto al raddrizzare i torti subiti dagli innocenti - dominare in modo così netto e devastante i suoi avversari, praticamente senza patire il confronto con i criminali di turno convinti di riuscire a metterlo con le spalle al muro - e qui torna sempre la tipica domanda retorica di casa Ford: ma se tu sei un cattivo di serie b di una tamarrata di questo genere, cosa ti farà mai pensare di poter avere anche la benchè minima possibilità di sistemare il Denzellone del momento? -.
Ad ogni modo, il buon Denz - che è in forma ottima, considerato che anche lui non è propriamente più quello di vent'anni fa - si concede non solo il bello ed il cattivo tempo con tutti i suoi avversari, ma anche di non fare affidamento sul sorriso da mascalzone e la favella mostrata in cose come il fantastico Inside man o il divertentissimo - ed altrettanto ben riuscito film action - Cani sciolti: il suo Robert è una sorta di lupo solitario, un samurai all'americana con pistola ed addestramento da corpo speciale cui anche il Jack Bauer migliore parrebbe fare un baffo, pronto a prendere le difese dei deboli e degli oppressi e a non lasciarsi intimidire neppure dal peggiore dei malvagi pronto a minacciare gli uomini timorati.
Il suo confronto con la nemesi nonchè agnello sacrificale Teddy, problem solver in stile Mr. Wolf della Mafia russa, al tavolo del ristorante in quello che è, di fatto, il preludio allo scontro decisivo, è il riassunto perfetto di questo film piuttosto lungo - ma per nulla noioso, sia chiaro -, senza fronzoli e tagliato con l'accetta neanche fosse i capelli a spazzola di Schwarzenegger ai tempi d'oro: Bene e Male uno di fronte all'altro in un locale affollato, con il primo che ricorda al secondo a quale posto dovrebbe accomodarsi, appoggiando il suo culo pesante e godendosi la cena per evitare di uscire allo scoperto e farsi asfaltare senza neppure bisogno di un pò di straordinari per chiudere la pratica.
Forse sarà tagliato con l'accetta e privo dell'ironia che questo tipo di pellicole hanno sfruttato - in alcuni casi alla grande - in tempi recenti, e non farà sfacciatamente leva sull'effetto nostalgia dei vecchi residuati come il sottoscritto che, in mancanza di alternative, finiscono periodicamente per rispolverare i dvd con protagonisti i vari Van Damme, Russell, Stallone, Seagal e chi più ne ha, più ne metta dei tempi, eppure The equalizer si avvicina clamorosamente alle atmosfere ed alla profonda sensazione di goduria che, a quei tempi, si provava quando ci si poteva immedesimare nel John McLane della situazione.
E ad ogni colpo menato dal Denzello, o torto raddrizzato al ritmo delle mazzate che il risvegliato Bob si riserva di dare ai cattivi, uno spettatore come me non può che saltare sulla poltrona con la stessa esaltazione ed il traboccante entusiasmo di quando, sul finire degli anni ottanta, si imitavano al parco le mosse dei propri beniamini, passati dall'essere cartoni animati a figure in carne ed ossa agli occhi del mondo adulto assolutamente implausibili eppure mossi da uno spirito che resta ancora oggi una chimera per tutti - o quasi - i registi pronti a percorrere questa strada tamarra senza dubbio, ma non per questo semplice o semplicistica.
E per noi amanti di botte, esplosioni e tutto ciò che è semplice, diretto e pane salame, una vera manna dal cielo.




MrFord




"Feels like a close, it's coming to
fuck am I gonna do?
It's too late to start over
this is the only thing I, thing I know."
Eminem - "Guts over fear" - 




mercoledì 22 gennaio 2014

Lo sguardo di sangue - Carrie

Regia: Kimberly Peirce
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 100'




La trama (con parole mie): Carrie White è una ragazza introversa e timida, vessata da una madre ben oltre la devozione religiosa ed i limiti del fanatismo. Quando viene presa di mira da un gruppo di compagne e diviene lo zimbello della scuola, l'aspirante reginetta Sue Snell, pentitasi delle sue azioni rispetto alla ragazza, convince il fidanzato a chiedere a Carrie di partecipare al ballo di fine anno con lui: ma la vendetta delle altre compagne non è ancora giunta al termine, e proprio quando il successo pare arridere alla giovane, uno scherzo terribile e di cattivo gusto scatena la sua ira, solleticando i poteri mentali che Carrie ha cominciato a manifestare.
Sarà l'inizio di un vero e proprio massacro e della vendetta della timida outsider.




Nel corso delle ultime stagioni, probabilmente a causa di una crisi di idee che sta affossando - e non poco - il genere horror, il remake - o reboot - è diventato una moda tanto triste quanto poco fruttuosa, almeno per quanto riguarda la qualità dei prodotti: dal pessimo Nightmare all'agghiacciante Predators, infatti, non ho memoria di una sola rivisitazione riuscita.
Non è da meno in questa triste tradizione anche quest'ultimo Carrie, più che scialba copia del già non perfetto lavoro firmato da Brian De Palma sul finire degli anni settanta ispirato dal romanzo di Stephen King: edulcorato, poco interessante, assolutamente non credibile, abbruttito da un'apertura ed una chiusura davvero oltre i limiti dell'horror - inteso come gusto, e non come genere, in questo caso - che neppure due protagoniste di richiamo come Julianne Moore e Chloe Grace Moretz riescono a salvare.
In particolare la seconda, fino ad ora incensata per la maggior parte delle sue interpretazioni, mostra tutti i limiti di un'attrice assolutamente acerba e per nulla in grado di sostenere una prova davvero sopra le righe - i movimenti delle mani ad accompagnare i poteri mentali, oltre che ricordare più un supereroe che non una ragazza "maledetta", rasentano il ridicolo in ben più di un'occasione -, supportata nel tracollo generale da una Moore che riesce a far dimenticare, nel ruolo della devota folle, le buone prove offerte di recente in titoli come Don Jon.
La cosa davvero irritante, però, di questo nuovo Carrie, è il moralismo di fondo che neppure l'agguerrita Chris - nemesi della protagonista - con le sue azioni apparentemente "criminali" che ricordano più che altro le vendette da soap a basso costo riesce a limitare: la spettacolarizzazione della furia di Carrie neppure ci trovassimo in un blockbuster fracassone e la scintilla "romantica" che accende la stessa paiono un tentativo decisamente maldestro di rendere spaventosa la rivincita di una loser schiacciata dalla realtà scolastica - che può essere una delle più crudeli che nel corso della vita ci si ritrova ad affrontare - e da una madre dispotica e mentalmente disturbata, tra le cose al contrario meglio riuscite della versione originale.
Un fallimento su tutta la linea, dunque, che segna il definitivo tracollo anche di Kimberly Peirce, salita anni fa alla ribalta delle cronache grazie al suo Boys don't cry - pellicola interessante ma di sicuro molto sopravvalutata, interpretazione incredibile di Hilary Swank esclusa -, nonostante, a ben guardare, i suoi peccati non siano certo i più gravi di questa terribile operazione, per la maggior parte imputabili agli sceneggiatori, incapaci di trasmettere la stessa sensazione di disagio della protagonista del romanzo - e non soltanto perchè la Grace Moretz risulta indubbiamente più bella di Sissi Spacek - e di catturare l'attenzione del pubblico, sia esso navigato oppure no.
Senza dubbio potrei comunque essere contento di avere già un ottimo candidato per la decina dedicata al peggio del duemilaquattordici, nonostante si tratti di una magra consolazione per una visione dalla quale già non mi aspettavo assolutamente nulla di buono.
Resta da sperare che il finale "aperto" non porti ad un secondo capitolo, che finirebbe senza dubbio per risultare perfino più indigesto di questo: gli incassi paiono scongiurare questa possibilità, ma di fatto non si può mai sapere.
Al peggio, in fondo, non c'è mai fine.
Per l'horror, invece, pare avvicinarsi sempre di più.


MrFord


"Raining blood
from a lacerated sky
bleeding its horror
creating my structure
now I shall reign in blood!"
Slayer - "Raining blood" -




domenica 3 novembre 2013

Let me in

Regia: Matt Reeves
Origine: USA
Anno: 2010
Durata: 116'




La trama (con parole mie): Owen è un ragazzino vittima dei bulli della scuola che vive solo con la madre, schiacciato dalle incertezze e dai timori tipici dell'adolescenza.
Un giorno, nell'appartamento accanto al suo, si trasferiscono la giovane Abby e suo padre: differente da chiunque altro Owen abbia mai incontrato in classe e fuori, Abby finisce per conquistarlo sotto ogni punto di vista, dagli stimoli a reagire con forza ai soprusi subiti al desiderio che, in qualche modo, quel suo strano atteggiamento risveglia.
Il rapporto tra i due si evolverà proprio mentre nella zona cominceranno a verificarsi efferati omicidi, e nel momento in cui il padre della ragazza si suiciderà dopo essere stato arrestato con l'accusa di aver commesso quegli stessi crimini ed il confronto con i persecutori di Owen avrà una fine, inizierà una storia destinata, forse, a durare ben più di una vita.







Avrei dovuto saperlo.
Nonostante Matt Reeves, pupillo di J. J. Abrams nonchè regista del giocattolone dal sottoscritto tanto adorato Cloverfield, avrei dovuto saperlo.
Let me in - remake del sopravvalutatissimo Lasciami entrare - nasceva sotto una cattivissima stella.
Ai tempi dell'uscita del lavoro di Alfredson, infatti, fui tra i pochi a giudicare la suddetta pellicola decisamente al di sotto delle entusiastiche recensioni raccolte dentro e fuori dalla blogosfera, un pippone lentissimo, bolso e tendenzialmente radical chic con due soli acuti, le splendide sequenze della bastonata rifilata dal protagonista al bullo sempre pronto a perseguitarlo - girata con un occhio in pieno stile Haneke - e quella del massacro in piscina conclusivo.
Ebbene, in questa versione americana si finisce per perdere perfino il valore di quei passaggi, e dunque per assistere ad una sorta di versione di grana decisamente più grossa di quella europea che, allo stesso modo, non riesce a sfruttare lo spunto comunque interessante del vampiro dall'età indefinita imprigionato nel corpo di una ragazzina: a questo proposito, neppure la di norma molto convincente Chloe Grace Moretz riesce a trasmettere l'intensità di Abby, risultando senza dubbio più scialba della sua controparte del Vecchio Continente.
Un vero peccato, perchè - come mi era già capitato di considerare rispetto all'originale - trovo che le basi per costruire un ottimo horror "sentimentale" ci fossero tutte, inevitabilmente schiacciate da un'eccessiva ambizione - il lavoro del già citato Alfredson - e da un'inadeguatezza di fondo che finisce per ridurre il potenziale dell'ambientazione - sarebbe stato più interessante provare a mescolare le carte in tavola evitando di riproporre la cornice innevata del film ispiratore - così come del cast - oltre alla Moretz, sparisce in un ruolo troppo marginale perfino il sempre ottimo caratterista Richard Jenkins, senza contare Elias Koteas, assolutamente sprecato per l'investigatore, quasi una comparsa -, senza contare l'amplificazione esponenziale della noia che già aveva attanagliato gli occupanti di casa Ford ai tempi della visione di Lasciami entrare.
Let me in perde dunque nettamente il confronto nonostante potesse contare sul vantaggio di poter difficilmente fare peggio, rivelandosi uno dei titoli meno interessanti e più velocemente destinati ad essere dimenticati che il genere mi abbia riservato nel corso delle ultime stagioni, finendo per entrare di diritto nella terrificante categoria di quei film non abbastanza brutti da farmi davvero incazzare o divertire nel corso della loro stroncatura, inutili al punto di rendere davvero difficile perfino arrivare decentemente alla fine di un post cercando di dare un senso allo stesso.
In qualche modo, si potrebbe parlare di titoli "succhiasangue" a tutti gli effetti.
Almeno da questo punto di vista, lo scialbo prodotto di Reeves ha reso onore al suo nome.


MrFord


"I've seen love go by my door
it's never been this close before
never been so easy or so slow
I've been shooting in the dark too long
when something not right it's wrong
you're gonna make me lonesome when you go."
Bob Dylan - "You're gonna make me lonesome when you go" -




martedì 10 settembre 2013

Kick-Ass 2

Regia: Jeff Wadlow
Origine: USA, UK
Anno: 2013
Durata:
103'




La trama (con parole mie): il giovane liceale Dave, che diede origine ad una vera e propria rivoluzione di supereroi da strada nei panni di Kick-Ass, è fuori dai giochi da parecchio tempo. Approfittando dell'amica ed ex "collega" Hit Girl, lo stesso adolescente vorrebbe tornare a pattugliare le strade come ai vecchi tempi: quando, però, una promessa fatta all'amico fraterno del padre nonchè suo tutore pone la ragazza fuori dai giochi, il Nostro finisce per legarsi ad un gruppo di privati cittadini nonchè improvvisati supereroi guidato dal Colonnello Stelle e Strisce.
Intanto Chris D'Amico, precedentemente noto come Red Mist, è impegnato ad organizzare un piano che lo porti di nuovo sulla cresta dell'onda come supercriminale e, nei panni di Motherfucker, a vendicarsi del responsabile della morte di suo padre: Kick-Ass stesso.




I sequel non sono affatto una cosa facile, quando si parla di settima arte.
Un pò come non lo sono più i film di e sui supereroi, fino ad una decina d'anni fa una sorta di oggetto misterioso ed ormai divenuti una sorta di gallina dalle uova d'oro che probabilmente Hollywood continuerà a sfruttare fino a quando i guadagni soddisferanno produttori e distributori.
Come se tutto questo non bastasse, avevo letto davvero maluccio di questo secondo capitolo delle avventure di Kick-Ass, eroe decisamente particolare nato - sulla carta - dalla penna di Mark Millar - uno degli sceneggiatori di fumetti più importanti del Nuovo Millennio - e dalla matita di John Romita Jr  - figlio d'arte nonchè colonna della Marvel per più di un ventennio - che qualche anno fa aveva aperto una nuova strada al genere sfruttando l'aspetto underground del fenomeno "uomini mascherati".
Accanto al primo Kick-Ass, infatti, riuscirono a trovare spazio anche pellicole decisamente buone come Defendor e Super, che ebbero il merito di esplorare da un'angolazione certamente differente rispetto a quella dei Batman nolaniani e degli Avengers il concetto di supereroe riportandolo, di fatto, alla dimensione che fece la fortuna delle creature made in Marvel legate alla fine degli anni sessanta e all'inizio dei settanta, dall'Uomo Ragno in avanti, ovvero quello del "supereroe con superproblemi".
Ma in tutto questo fiorire di citazioni di fumetti e film ispirati dagli stessi, cosa ha portato la visione del secondo capitolo di Kick-Ass al Saloon? Direi una sorpresa, rispetto quelle che erano le aspettative - molto basse - della vigilia: certo non una visione illuminante, o qualcosa di effettivamente innovativo e dirompente, eppure un divertente e sentito film d'intrattenimento che, seppur non scritto nel migliore dei modi, riesce a rimanere saldamente ancorato alla riflessione sul concetto che si cela dietro la maschera di un "super" - che sia eroe o criminale, poco importa - ed all'importanza del rapporto che ognuno di noi ha con la propria etica, così come la coesistenza della stessa con la realtà che ci sta attorno e che, quotidianamente, rischia di finire per soffocarci.
Ed è proprio il rapporto con la Realtà a divenire la benzina per questa macchina messa in moto da Matthew Vaughn - qui, purtroppo, presente solo nelle vesti di produttore -, che una volta dato fuoco alle polveri torna a lavorare sul concetto di crescita e di rapporto tra padri e figli regalando al prodotto finito una profondità niente male per quello che, di fatto, è un titolo molto pop, molto pulp e pure troppo, che passa dalla sempre mitica Hit Girl in bilico tra il suo passato accanto al genitore ed il presente legato alle promesse fatte al tutore per toccare lo stesso Kick-Ass nonchè la sua nemesi, l'ex Red Mist ora ribattezzatosi Motherfucker, senza contare quello che, di fatto, è il personaggio più interessante dell'intero lavoro, il Colonnello Stelle e Strisce interpretato da Jim Carrey.
Il resto è tutto un colorato calderone di trovate decisamente trash - dai costumi agli assurdi supercriminali messi insieme da Chris al "Merdomito" -, momenti tra il grottesco ed il comico e qualche scivolone nel cattivo gusto - le inutili aggiunte delle didascalie in stile fumetto -: senza dubbio non siamo di fronte al film dell'anno, e con discreta certezza posso affermare che il lavoro di Wadlow presta il fianco a numerose critiche, eppure resto convinto che, con una concreta dose di ingenuità - voluta o cercata - e la volontà di meravigliarsi ancora, si possa apprezzare Kick-Ass 2 come un piccolo pur se naif inno a quella follia positiva che, decenni or sono, portò un gruppo di autori a creare un genere che avrebbe incantato il mondo - o almeno una parte di esso - e che continua a farlo ancora oggi.
In fondo, una delle prerogative dei supereroi è rendere possibile l'impossibile.


MrFord


"I'm ok
you have that affect on me
but i need you desperatly
you know i need you desperatly
I halted that illusion
I'm not your average guy."
Jane's Addiction - "Superhero" - 


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