giovedì 5 novembre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): l'autunno ormai impazza, al contrario di una blogosfera sempre più spenta, e come ogni settimana io ed il mio purtroppo socio e co-conduttore di questa rubrica Cannibal Kid ci ritroviamo a combattere tra noi e soprattutto per rivitalizzare un pò queste lande sempre più desolate scrivendo la nostra a proposito delle uscite in sala di questo weekend.
Grande spazio alla scommessa del nuovo 007 di Sam Mendes, ma anche un occhio puntato su titoli che potrebbero rivelarsi gran fordianate - dunque imperdibili - o terrificanti cannibalate - dunque evitabili -: quale visione la spunterà?


"Hey, Ford, tu si che sei proprio forte!"
Spectre

"Ford e Cannibal si avvicinano: sarà meglio preparare l'artiglieria pesante."
Cannibal dice: Il mio nome non è Ford, James Ford.
E meno male!
Il mio nome non è nemmeno bondiano, jamesbondiano, visto che l'unico film della serie che ho visto è stato l'ultimo, Skyfall, che a sorpresa non m'è manco dispiaciuto. In occasione dell'arrivo di questo nuovo capitolo m'era venuta la tentazione di recuperare anche gli episodi precedenti, ma poi ho pensato: “Sto già sprecando la mia vita, perché sprecarla ancora di più?”. E così per il momento ho accantonato l'idea.
Quanto a Spectre, preannunciato da un'operazione di marketing sfiancante e dal pezzo di Sam Smith che è probabilmente la peggior canzone bondiana di sempre, potrebbe essere un ricalco più o meno spento di Skyfall. Prima o poi magari lo guarderò per curiosità, e per vedere Lea Seydoux più che la MILF Bellucci, ma senza fretta.
Ford dice: il suo nome è Kid. Peppa Kid. E di Cinema non capisce una fava.
Per quanto abbia sempre stimato il personaggio di James Bond, non ho mai completato la visione di tutti i film che l'hanno visto protagonista: ho adorato fin da piccolo le versioni di Connery e Moore, ignorato fondamentalmente le altre fino a riavvicinarmi grazie all'incarnazione di Craig.
Peccato che, dopo un primo episodio bomba - Casinò royale - ed un secondo guardabile - Quantum of solace - sia seguito il tanto osannato ma mortalmente noioso Skyfall, che quasi mi costò una sonora ronfata in sala.
Speriamo che Spectre, in questo senso, tiri fuori un po' di più l'anima action di Bond. Considerata la presenza dell'ex wrestler Batista, posso quantomeno essere positivo.




Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts

"Quei due blogger spara-cazzate sono molto più divertenti del nostro film!"
Cannibal dice: Sarà che sono cresciuto in un periodo in cui i Peanuts erano un po' passati di moda, ma non mi sono mai particolarmente avvicinato al loro mondo. Sarà questa la volta buona per farlo?
Ne dubito e lascerò la visione a Mr. Ford, che probabilmente con le prime strisce di Charlie Brown, Linus e Snoopy pubblicate negli anni '50 c'è cresciuto.
Ford dice: per quanto mitiche, le strisce dei Peanuts non sono mai state tra le mie letture preferite neppure nei miei anni da fumettofilo incallito, dunque penso che girerò al largo da quella che mi pare un'operazione di marketing di quelle abominevoli.
Perfino più abominevoli delle opinioni cinematografiche di Cannibal.


Freeheld: Amore, giustizia, uguaglianza

"Siamo la coppia del momento: altro che Ford e Peppa Kid!"
Cannibal dice: Drammone che affronta le tematiche del cancro e dell'amore lesbico con Ellen Page e Julianne Moore, qui su Pensieri Cannibali potrebbe anche essere il filmone della settimana. Non so perché, però, temo nel rischio fregatura. Così come quando vedo un film esaltato su WhiteRussian.
Ford dice: tipico film finto impegnato che probabilmente spera di sfruttare proprio l'apparente impegno per guadagnarsi un posticino alla prossima notte degli Oscar. Personalmente, non ci casco.

Un po' come quando il mio rivale finisce per consigliare caldamente qualche teenata delle sue.



Rock the Kasbah

"Bill, lo sai che sta guidando Ford!?" "Non ci trovo proprio un cazzo da ridere, amico."

Cannibal dice: Pellicola rockettara con un cast interessante, composto da Bill Murray, Zooey Deschanel, Kate Hudson e Bruce Willis. Eppure, anche in questo caso sento l'odore di fregatura e di possibile diludendo lontano un miglio. O sarà solo l'odore di Ford che, per solidarietà con i messinesi rimasti senz'acqua, ha deciso pure lui di non lavarsi?
Ford dice: commedia rock che riporta in auge l'incarnazione forse più amata di Bill Murray sul grande schermo che potrebbe essere la visione della settimana. Speriamo non si riveli una delusione come un disco che si attendeva da tempo della propria band preferita o l'ennesimo film sponsorizzato come un capolavorone su Pensieri Cannibali.


Alaska

"Lo sapevo che una maratona di teenate sarebbe stata troppo, per lui."
Cannibal dice: Elio Germano di rado sbaglia film. E il cinema italiano, checché se ne dica, attualmente è tra i più vitali in circolazione. Questa pellicola potrebbe quindi meritarsi una visione, mentre Ford si merita qualcos'altro: un biglietto di sola andata per l'Alaska.

Ford dice: Elio Germano è uno dei nostri attori più interessanti, eppure, considerato il mio rapporto con il Cinema italiano attuale, resto sempre piuttosto dubbioso, un po' come quando mi tocca leggere i commenti alle uscite settimanali del Cucciolo Eroico.



Malala

"Ford, Cannibal, mi dispiace: voi non vincerete mai un Nobel per la Pace."
Cannibal dice: Documentario dedicato alla giovane premio Nobel per la pace Malala Yousafzai che sembra piuttosto interessante, anche perché su di lei ne so poco e vorrei saperne di più. L'unica cosa che so adesso è che né io né Ford potremo mai vincere il Nobel per la pace. Abbiamo combattuto troppe Blog Wars, troppe.
Ford dice: documentario che potrebbe rivelarsi la sorpresa della settimana, se non fosse che probabilmente sarà distribuito in una sala e mezza per un giorno e che in rete risulterà introvabile. Peccato, perchè la figura, secondo me, merita approfondimento.


45 anni

"Dici che riusciremo a stare insieme più di Ford e Cannibal?" "Ne dubito, quelli non si scollano neanche una settimana."

Cannibal dice: Uno dei trend più incomprensibili degli ultimi tempi sono i film sui vecchi, ormai purtroppo molto più numerosi dei film teen. Questa pellicola sul 45esimo anniversario di una coppia di nonnini è persino troppo old e fordiana per essere vera. E per essere guardata, almeno da me.
Ford dice: il titolo mi fa pensare a quando io e Cannibal festeggeremo il quarantacinquesimo anniversario della prima Blog War.
E mi fa venire i brividi.


Il prezzo della gloria

Katniss Kid e Ford osservano la desolazione della blogosfera.

Cannibal dice: Film franco-belga-svizzero dal sapore radical-chic, ma non abbastanza da sperare in una visione gloriosa. Sarà la vicinanza con quel musone di Ford, ma questa settimana sono davvero sfiduciato e non mi ispira manco mezzo film.
Ford dice: pellicola shakerata radical chic europea che mi attira quanto l'idea di un'altra maratona di teen movies suggerita dal mio antagonista. Passo più che volentieri.


Corpi

Corpi: un film così allegro da far apparire una visione di Antichrist come una vera pacchia.

Cannibal dice: Film polacco che affronta temi leggeri quali morte e malattia. Al confronto, la lettura di WhiteRussian potrebbe quasi passare come un'esperienza divertente.
Ford dice: considerata la provenienza e le tematiche da party selvaggio, questo film potrebbe rappresentare una visione raccapricciante o una vera sorpresa.
L'ideale sarebbe che lo sperimentasse Peppa, in modo da avere un'idea precisa andando nella direzione opposta a quella del suo giudizio.

mercoledì 4 novembre 2015

Reversal - La fuga è solo l'inizio

Regia: Josè Manuel Cravioto
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 80'





La trama (con parole mie): Eve, una giovane ragazza dalla vita piena, felice e normale, si ritrova incatenata in uno scantinato, dopo aver subito violenze ed abusi ed aver trascorso non si sa neppure quanto tempo in quella prigione. Recuperata un'arma di fortuna e messo al tappeto il suo carceriere, tenta la fuga, ma resasi conto di essere in un luogo isolato decide di scoprire di più a proposito di chi l'ha rapita.
Venuta a conoscenza dell'esistenza di altre ragazze tenute prigioniere proprio come lei, decide di iniziare un percorso di salvataggio proprio accanto a quello che era il suo "custode", divenuto ora prigioniero, in modo da liberarle tutte: ma l'impresa si rivelerà più difficile del previsto, e finirà per condurre la ragazza ad una scoperta agghiacciante che la porterà a completare la missione principalmente per vendetta.








Lo ammetto, mi sono rimangiato la parola.
Dopo aver letto quanto di peggio possibile a proposito dell'ennesimo horror o pseudo tale inutile, avevo promesso a me stesso e dichiarato in casa di più colleghi bloggers che avrei volentieri passato la mano, questa volta.
Ma credo di essere giustificato: tra i film che avevo in lista, Reversal - La fuga è solo l'inizio, adattato terribilmente in italiano, era quello dal minutaggio meno importante: e questo, alla fine di una giornata iniziata alle sei del mattino con l'allenamento quotidiano, continuata al lavoro e chiusa in bellezza con una sessione di gioco a cavallo della cena con il Fordino, conta più di qualsiasi pregiudizio, che sia sensato oppure no, come già sottolineavo ieri.
A ben guardare, poi, di fatto, il lavoro di Josè Manuel Cravioto non risulta essere neppure così tanto peggio di altri prodotti simili ed anche più blasonati, almeno per quanto riguarda la parte tecnica.
Peccato che, dalla seconda scena in poi, tutta l'ossatura del racconto si perda inesorabilmente nell'abisso più terribile che un prodotto di questo tipo può portare in dono per essere massacrato più felicemente da noi recensori: la mancanza di logica.
Qualche anno fa ricordo che una reazione simile a quella provocatami da Reversal fu scatenata dall'assolutamente assurdo ed inutile The Strangers, che ora pare una sorta di fratello maggiore di questa robetta che risulta, a conti fatti, essere una sorta di wannabe Big bad wolves senza avere, ovviamente, neppure per sbaglio lo spessore, il carattere e la profondità dello stesso.
Se, infatti, sulla carta il fatto che una prigioniera inizialmente definita solo da riprese video legate alla sua vita precedente al rapimento pronta a ribellarsi al suo carceriere ed invertire i ruoli può far pensare ad ottimi spunti, niente di tutto ciò che poteva essere fatto pare, in conclusione, essere stato fatto.
Non voglio tediarvi con una sorta di lista della spesa legata alle scelte quantomeno surreali della protagonista - per quanto mi riguarda, se dovessi liberarmi da una prigionia simile dopo aver subito abusi, le mie prime preoccupazioni potrebbero essere la vendetta verso il mio carceriere e la fuga, non una sorta di indagine che potrebbe essere lasciata benissimo alla polizia, tanto per fare un esempio -, sappiate soltanto che l'intero film - fortunatamente, come scrivevo poco sopra, molto breve - si trasforma ben presto in un campionario di assurdità talmente clamorose da risultare quasi incredibili, e che aggiunte al telefonatissimo "colpo di scena" finale pongono tranquillamente il lavoro del già citato Cravioto tra i peggiori degli ultimi mesi e, forse, dell'anno.
Dunque, a parte lasciarmi con l'interrogativo legato al perchè in Italia si debba addirittura cercare di sforzarsi - male - per vendere un titolo di questo genere mentre veri e propri cult restano non distribuiti, poco altro resta della visione, e neppure la violenza - che mi ha riportato alla mente Alta tensione firmato da Aja - e l'impatto "emotivo" riescono a fare la differenza rispetto ad un film forse non brutto nel senso più sguaiato nel termine, ma profondamente sbagliato.
Una cosa senza dubbio anche peggiore.




MrFord




"All of the sinners, they're playing their game
only the good people listen
over and over it's always the same
committing the crime, and yet no one's to blame."
Yngwie Malmsteen - "Vengeance" - 





martedì 3 novembre 2015

APPuntamento con l'@more

Regia: Max Nichols
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 86'





La trama (con parole mie): Megan è una giovane appena laureata traumatizzata dalla fine della storia con il suo ex storico, senza un lavoro ed una prospettiva futura, che l'amica e coinquilina Faiza vorrebbe sistemare per poter dividere l'appartamento con il fidanzato. Spinta proprio da Faiza a creare un profilo su un sito di incontri e dedicarsi alla ricerca di qualcuno con cui distrarsi grazie ad un pò di sano sesso occasionale, la ragazza finisce nell'appartamento del quasi coetaneo Alec, che lavora in banca ma, fondamentalmente, si preoccupa principalmente di vivere bene nel resto della sua vita.
Quando, però, la mattina dopo la loro avventura una tormenta di neve li costringe a passare quarantotto ore insieme nell'appartamento del ragazzo, il loro rapporto si evolve, passando dal disinteresse all'ostilità, finendo per trasformarsi in amicizia di letto e, forse, qualcosa in più.










Di norma, quando si tratta di scegliere un titolo disimpegnato per passare una serata a neuroni spenti nella speranza di non addormentarsi dopo una giornata spesa tra allenamenti, lavoro, sessioni di gioco intensivo con il Fordino, le scelte del sottoscritto si restringono all'action tamarro o all'horror: difficilmente, infatti, a meno che Julez non abbia resistito al sonno, le commedie romantiche leggere finiscono in cima alla lista, nonostante negli anni mi abbiano riservato diverse sorprese piacevoli - ricordo, su tutte, l'ottima Crazy, stupid love -.
Di tanto in tanto, però, vuoi per la mancanza di controproposte, vuoi per il minutaggio che rende più probabile una ritirata a letto ad orari umani, anche prodotti come questo APPuntamento con l'@more - agghiacciante l'adattamento italiano dell'originale e molto più interessante Two night stand - finiscono per ritagliarsi il loro spazio al Saloon: come se non bastasse, nonostante il genere, attori simpatici ma non particolarmente brillanti, soluzioni di sceneggiatura poco realistiche ed il voto bassino, ho trovato il lavoro di Max Nichols piuttosto scorrevole e divertente, perfettamente inserito nel filone "uomini che cercano di comprendere le donne e viceversa" che è sempre sociologicamente interessante riscoprire in coppia o da soli, passando dai momenti più divertenti a quelli così vicini alla realtà da essere quasi drammatici.
Inoltre, devo dare atto a questa commedia sostanzialmente leggerina - forse perfino troppo - che se l'avessi vista in uno dei periodi della vita di malinconia da lupo solitario dedito proprio agli one night stand la visione avrebbe suscitato quell'insana voglia di innamorarsi che a volte prende perfino i più stronzi ed apparentemente duri di noi.
L'evoluzione della storia tra Alec e Megan, con le loro imperfezioni e comprensibili umanità, risulta, seppur centrifugata in un'evoluzione rapidissima, decisamente credibile, ed in più di un caso mi ha riportato alla mente il periodo in cui conobbi Julez, quando a partire dall'amicizia quasi da buddies abbiamo cominciato a scoprirci l'un l'altra mantenendo una distanza di sicurezza che ci ha permesso di conoscere anche i lati peggiori di noi - è ancora memorabile la notte di una sbronza mortale presa dal sottoscritto con Julez al telefono che mi guida fino al suo appartamento di allora, ed io che mi sveglio la mattina dopo con addosso una sua tuta e una maglietta senza ricordarmi nulla, un biglietto e le chiavi di casa da riportarle quando sarei andato a prenderla in Accademia per il nostro consueto aperitivo del venerdì, e prima di uscire lasciai un ricordino praticamente tossico nel bagno cieco dove, subito dopo di me, entrò una delle sue coinquiline, un bulldog fatto donna che tra l'altro detestavo -.
Certo, tutto scorre quasi senza colpo ferire, e tolte un paio di idee carine - il ballo separati, l'irruzione nella casa dei vicini - non vi troverete certo di fronte ad un titolo capace di essere più di un one - o two, se proprio volete - night stand, ma in quel caso vi porterà in dono tutto quello che potrebbe piacervi: proprio come quella ragazza con la quale avete diviso una notte, della quale non ricordate bene il viso, o il nome, ma che avete impressa nella memoria per un momento, o qualche mossa che non avevate mai potuto sperimentare, o non avete più sperimentato dopo.
A volte, basta anche questo.




MrFord




"Don't you know that you're nothin' more than a one night stand.
tomorrow I'll be on my way, an' you can catch me if you can.
honey, take me by the hand and play that game again, yeah."
Janis Joplin - "One night stand" - 






lunedì 2 novembre 2015

Città di carta

Regia: Jake Schreier
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 109'





La trama (con parole mie): Quentin, che fin da bambino ha avuto una cotta incontrollabile per la vicina di casa Margo, dedita all'avventura e all'improvvisazione, complice la diversità dalla stessa, ha finito negli anni per allontanarsi da lei concentrandosi sulle amicizie e lo studio, giungendo all'ultimo anno di liceo già convinto di quello che sarebbe stato il suo futuro.
Quando, nel cuore di una notte dell'ultima primavera alle superiori, Margo si introduce in camera sua per chiedergli aiuto in merito ad una vendetta contro l'ex fidanzato di quest'ultima ed i suoi amici, tra i due torna a stringersi il legame che avevano anni prima, quando scoprivano il quartiere in bicicletta, uno accanto all'altra.
Peccato che, il giorno successivo, Margo scompaia.
Quentin, scosso e deciso a trovare un significato al gesto della ragazza, convinto che, dando un senso agli indizi lasciati proprio da lei e raggiungendola ovunque sia darà inizio alla loro storia d'amore tanto sospirata, si mette alla ricerca di Margo aiutato dai suoi due migliori amici.
Riuscirà nell'impresa?








All'uscita di questo Città di carta, figlio cinematografico di un romanzo dello stesso autore del tanto bottigliato, buonista ed irritante Colpa delle stelle, il primo istinto è stato quello di girare al largo, complice anche la già ben nutrita schiera di titoli che lotteranno all'ultimo sangue per il titolo di peggior film dell'anno tra un paio di mesi: recuperato quasi per caso, devo ammettere, al contrario, di averlo trovato migliore dell'appena citato filmetto con protagonista Shailene Woodley.
Dunque perchè, qualcuno si starà chiedendo - e non intendo il Cannibale, che mi apostroferà come e più del solito scrivendo che sono prevedibile e prevenuto -, destinarlo alle stesse bottigliate che travolsero il suo "fratellino"?
Principalmente perchè, per quanto non brutto, o mal realizzato, Città di carta non aggiunge nulla, in termini di emozioni e ricordi generati nel pubblico, rispetto alle centinaia di film di formazione adolescenziali girati soprattutto dagli anni ottanta in avanti, incapace del carattere e della magia di titoli come Stand by me o I Goonies, tanto per citare i due che sono più vicini al mio cuore.
La vicenda di Quentin, per quanto interessante soprattutto nella seconda parte del suo svolgimento con il viaggio in macchina alla volta dello Stato di New York da Orlando accompagnato dai due inseparabili migliori amici e dalle loro fidanzate o quasi, non ha raccontato nulla che chiunque di noi non abbia vissuto almeno una volta nella vita - la cotta devastante che pensiamo possa essere quella definitiva ed inarrivabile e che invece si traduce in una inevitabile sofferenza legata alla perdita dell'equilibrio e dell'amor proprio -, e pur non presentandosi male sullo schermo, mi è parso più una storiella esilina che non qualcosa di destinato a diventare, anche per i teenagers attuali, un vero cult.
Se, ad una mancanza di carattere di fondo della materia e dell'opera nel suo complesso, aggiungiamo l'irritazione suscitata dal personaggio interpretato dalla trend setter - neologismo imparato di recente da Julez, e del quale non conoscevo l'esistenza - Cara Delevingne, la frittata è fatta: raramente, quantomeno nel corso di questa stagione, mi è capitato di detestare un charachter quanto Margo, la tipica figa di legno attizzacazzi finta alternativa che pensa di essere più speciale degli altri e per questo si permette di trattarli, di fatto, come sue appendici ed accessori.
Grandi schiaffi, dunque, per questa protagonista insipida ed irritante, totalmente priva di (auto)ironia e così gonfia di ego da rendere difficoltosa la visione ad ogni sua apparizione sullo schermo: fortunatamente le sue tanto finto drammatiche sparizioni rendono più scorrevole il film che, sicuramente non per caso, trova i suoi momenti migliori con lei lontana dallo schermo - il già citato viaggio in macchina -, che comunque non bastano per regalare la scintilla in grado di far rimanere impresso un titolo destinato ad essere dimenticato proprio come una delle città di carta che danno il titolo al lavoro di Jake Schreier.




MrFord




"For you I gave my heart and turned my back against the world
'cause you were my girl, girl, girl
I done damn near lost my mama, I done been through so much drama
I done turned into the man that I never thought I'd be."
Usher - "Papers"  -






domenica 1 novembre 2015

Sinister 2

Regia: Ciaran Foy
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 97'






La trama (con parole mie): Courtney, madre single in fuga dal violento ex marito insieme ai suoi due gemelli Dylan e Zach, trova rifugio in una casa in campagna di proprietà di amici senza sapere che la stessa è legata alla scia di morte lasciata nel nostro mondo dal demone Bughuul, che si incarna ed è legato agli stermini di famiglie intere ed alla possessione di uno dei figli delle stesse.
Parallelamente, un ex sceriffo che aveva vissuto da vicino la vicenda raccontata nel primo film della saga che affianca al proprio lavoro da investigatore privato una missione che lo vede contrapporsi proprio al Bughuul giunge al rifugio di Courtney e dei suoi figli con l'intento di distruggerlo, e finisce per ritrovarsi coinvolto nella lotta per tenere lontano da loro proprio il temibile uomo nero.








Ai tempi della sua uscita, approcciai il primo Sinister come una potenziale e cocente delusione, e rimasi sorpreso dall'opera di Scott Derrickson, che appoggiandosi ad un ottimo Ethan Hawke, confezionò uno degli esperimenti più interessanti dell'horror mainstream degli ultimi anni sfruttando gli effetti sonori ed i filmini ritrovati dal protagonista, un ottimo crescendo conclusivo ed un personaggio, il Bughuul, da ricordare e perfino capace di inquietare un veterano del mio calibro in un paio di passaggi.
L'annuncio del sequel aveva provocato una sensazione di sfiducia simile, che associata ad un paio di inaspettate recensioni positive aveva finito per instillare il dubbio che mi sarei trovato di fronte ad una sorta di conferma, e finalmente ad un prodotto di genere almeno vagamente soddisfacente.
Niente di più sbagliato.
La visione di questo secondo capitolo delle avventure del buon Bughuul - sfruttato, purtroppo, troppo poco - si è infatti rivelato una delusione sotto tutta la linea: noia, nessun tipo di spavento o inquietudine nonostante l'utilizzo massiccio di bambini, una delle fonti di brividi garantite da sempre dall'horror, una trama decisamente telefonata ed un crescendo che, più che alimentare la tensione, finisce per indurre il pubblico a sperare che tutto possa chiudersi ben prima dell'ora e mezza scarsa di minutaggio a disposizione, anche quando, di fatto, dovrebbe essere il contrario.
Dopo il Cinema italiano, dunque, anche l'horror continua a riservare quasi esclusivamente delusioni per il sottoscritto, contribuendo a solleticare domande rispetto alla stesura di recensioni e post legati a titoli - come questo, ovviamente - che non meriterebbero neppure una decina di righe, considerato l'impatto che finiscono per avere sulla memoria dello spettatore, che si parli di intrattenimento, spaventi o ricordi effettivi.
Dall'utilizzo dei due attori - gemelli anche nella vita reale - all'evoluzione del rapporto di entrambi con il Bughuul ed i suoi emissari dalla giovane età fino al legame che porta la loro madre alla cotta per l'improbabile ex sceriffo protagonista - che diventa importante solo nel momento in cui viene definito faccia da topo dal poliziotto amico dell'ex marito della donna -, tutto ha il sapore del già sentito, non aggiunge nulla a questa tipologia di pellicole e finisce per essere più noioso che, quantomeno, divertente da bersagliare: un vero peccato, che non solo per affossa un potenziale brand ma che finisce per mettermi in difficoltà anche rispetto ai numerosi detrattori del primo capitolo, che avevo difeso strenuamente e che, a questo punto, se non cinematograficamente perde valore in termini di "simbologie", sacrificando uno dei babau più interessanti del passato recente sull'altare della speranza in un successo commerciale.
Troppo poco davvero.
Per il sottoscritto, ma anche per l'horror.




MrFord




"I listened outside I heard her. 
Alright. Oh I want to take you home. 
I want to give you children. You might be my girlfriend, yeah. 
When I saw you next day I really couldn't tell 'cos you might go 
and tell your mother."
Pulp - "Babies" - 





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