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domenica 9 dicembre 2012

Lourdes

Regia: Jessica Hausner
Origine: Austria, Francia, Germania
Anno: 2009
Durata: 96'




La trama (con parole mie): Christine è malata di una particolare forma di sclerosi che la costringe su una sedia a rotelle, completamente paralizzata. Per ovviare alla solitudine di una vita praticamente da reclusa, di tanto in tanto si concede viaggi organizzati o pellegrinaggi che possano rompere la sua routine.
Giunta a Lourdes, visita con i volontari e gli altri pellegrini - in condizioni più o meno gravi della sua - tutti i luoghi resi celebri dalle presunte apparizioni della Vergine e luogo di miracoli che Chiesa e dalla Scienza si riservano di volta in volta di accertare ed approvare.
Alla vigilia della ritorno a casa, la ragazza si trova proprio protagonista di uno di essi: durante la notte, infatti, riesce ad alzarsi dal letto, camminare, pettinarsi, mangiare e vestirsi da sola.
Un cambio di prospettiva che suscita ammirazione, stupore, invidia, manifestazioni di fede rinnovata, ma soprattutto, che porta Christine a pensare che da quel momento in avanti potrà finalmente vivere una vita come l'avrebbe voluta, magari costruendosi una realtà affettiva, o una famiglia.
Ma sarà davvero quella, la Felicità?




Credo che un film come questo avrebbe fatto impazzire quella vecchia volpe di Bunuel.
E non solo.
Ripensando alla visione - sicuramente non semplice, almeno per chi è abituato ad un Cinema di fatti ed azioni -, alla lentezza che ricorda quasi il Kaurismaki solo apparentemente fiabesco e agli elementi portati sul piatto rispetto ai concetti di Fede e, perchè no, Scienza, mi è tornato alla mente il ricordo di uno dei passaggi del Capolavoro orwelliano 1984: parlando dell'utilizzo delle lotterie nazionali - l'equivalente di quello che da noi potrebbe essere il Superenalotto -, l'autore inglese rivelava candidamente che le stesse non sussistessero effettivamente, ma fossero spacciate per vere dal famigerato Grande Fratello in modo da illudere i cittadini che, chissà, una volta o l'altra avrebbero potuto anche vincere.
La stessa, disarmante impressione che ho avuto osservando i pellegrini alla ricerca del miracolo in Lourdes.
Che la Chiesa - e la Religione, con lei - sia una lotteria in cui non ci sono vincitori, o vinti, ma solo un sacco di mendicanti di speranze pronti a credere a qualsiasi cosa?
Opinioni personali a parte, quello che Jessica Hausner mostra è uno spaccato agghiacciante di uno dei parchi giochi di maggior successo nel mondo, che pare popolato da individui pronti a chiedere conto a Dio della loro condizione o di eventuali miracoli caduti sulle teste - e sulle vite - altrui: un luogo che pare così finto e posticcio da trovare la sua dimensione migliore nella barzelletta raccontata da uno degli accompagnatori della comitiva al tavolo, la sera, con lo Spirito Santo, Gesù e Maria intenti a scegliere la meta delle loro vacanze.
Quando viene nominata Lourdes, Maria salta in piedi felicissima gridando: "Che bello! Non ci sono mai stata!"
Nonostante il tono di pacata e beffarda ironia, comunque, non viene mai negato lo spazio al disagio interiore della protagonista - bravissima Sylvie Testud -, che continua a preferire Roma a Lourdes perchè più "culturale", e sogna una vita insieme a quell'accompagnatore che, chissà, forse è gentile soltanto perchè lei è su una sedia a rotelle: una cosa non da poco, che sottolinea il valore di un film difficile ed assolutamente delicato da trattare, perennemente in bilico tra il rischio di trash e l'insorgere di polemiche sterili quanto le credenze a proposito di benedizioni in più lingue miracolose.
Proprio pensando a questo, perfetto il parallelo tra la vicenda della suora Cecile e la protagonista, e di riflesso il rapporto di distanza - si potrebbe definire invidia? - che Christine instaura con la sua personale volontaria Maria, ragazza giovane e piacente che ha deciso di andare alla ricerca di un proprio scopo e posto nel mondo anche grazie alle opere di bene invece che passare le vacanze, come al solito, andando a sciare.
La calma che Lourdes si prende per entrare dentro l'audience è tutta negli occhi della sua "eroina", dapprima applaudita come miracolata, dunque guardata con sospetto perchè "non abbastanza credente" da meritarsi l'intercessione divina, rimandata dai medici preposti al controllo dei suddetti miracoli in attesa di scoprire se la sua malattia tornerà a schiacciarla sulla sedia dove ha trascorso la sua vita.
Senza fretta, il lavoro della regista prende spazio sottovoce, ed esplode dirompente in una delle sequenze finali più incredibili dell'anno per il sottoscritto, tanto da scomodare paragoni con quella meraviglia che fu Take shelter: lo sguardo di Christine, lasciata sola dal suo accompagnatore dopo il passo falso in pista, che dapprima nega e dunque accoglie una volta ancora la sua compagna di viaggio su ruote mentre Maria canta sul palco Felicità - ebbene sì, proprio quella, anche nella versione originale della pellicola - è un colpo da maestri della settima arte, uno schiaffo che lascia inebetiti e strabiliati rispetto alla forza di un lavoro che pare uno scricciolo debole ed indifeso, proprio come Christine.
Ma non è così, per fortuna di noi spettatori.
Noi possiamo ancora credere in qualcosa che è davanti ai nostri occhi, e in casi come questo ci illumina.
Il Cinema.


MrFord


"Felicità
è un bicchiere di vino con un panino
la felicità
è lasciarti un biglietto dentro al cassetto
la felicità
è cantare a due voci quanto mi piaci
la felicità, felicità."
Albano Carrisi - "Felicità" -



lunedì 18 giugno 2012

Euro Blog War - Primo tempo

La trama (con parole mie): so che le Blog Wars tra il sottoscritto ed il sempre fastidioso Cannibale vi mancano da morire - forse - quando passa un pò di tempo dall'ultima battaglia.
Così, per mantenerci in un clima adatto agli Europei di calcio in procinto di entrare nella loro fase decisiva, abbiamo deciso di schierare due formazioni che potessero assegnare il titolo continentale anche ad un team della blogosfera.
L'idea originale - sempre del Cucciolo Eroico, occorre ammetterlo - prevedeva che ognuno scegliesse un film e un attore o regista per ogni ruolo, in modo da scatenare le nostre forze fino all'ultimo minuto: oggi tocca a me e alla mia stellare formazione, domani ai ciabattari cannibalos.
A voi - e al campo - l'ultima risposta sulla squadra più fortissima.


I supporters del Team Ford festeggiano la vittoria.

1 - Christopher Nolan (Inghilterra) - Il cavaliere oscuro


Mr. James Ford Per custodire il risultato tra i pali, niente di meglio dell'uomo pipistrello e del regista che è stato in grado di riportarlo ai fasti che solo Tim Burton prima di lui era riuscito a dipingergli sulle ali.
Un maestro dell'illusione in grado di ipnotizzare i troppo leggiadri attaccanti cannibali anche in caso di calci di rigore, sbeffeggiandoli neanche fosse quello sciamannato del Joker prima di serrare i ranghi e chiudere ogni porta della sua Bat-caverna.
Nolan mormorò, non passano i Cannibali.
Cannibal Kid Vedo che Ford pensa già ai rigori, puntando su un soporifero 0 - 0. È davvero un maestro del calcio catenacciaro, l’equivalente sportivo del cinema soporifero che tanto predilige.
Christopher Nolan è uno dei pochi talenti veri messi in campo dal Ford, che astutamente si è premunito mettendo il suo top player in porta, temendo i fuoriclasse cannibali. Ma nemmeno i suoi supereroi riusciranno a fermarlo da una inevitabile e travolgente goleada!

"E' inutile che speri nel rigore, Cannibale! Qui siamo ancora negli spogliatoi!"
2 - Costa Gavras (Grecia) - Missing


JF Terzino destro fluidificante l'espertissimo Costa Gavras, un giocatore navigato pronto a solcare le bassissime maree delle fasce ben poco eroiche del Cucciolo: un film che stupì Cannes e fu premiato con una giustissima Palma d'oro, e che ricordò il dramma e l'epoca terribile dei desaparecidos.
Quello che manca, però, in questa partita, è la squadra in campo ad opporsi alla furia del team fordiano.
Terreno fertile, dunque, per un veterano della fascia come Gavras, in grado di proporre cross su cross invitando al gol come ad un banchetto i compagni d'attacco: non per nulla, il titolo del secondo film in lista del regista greco era Cacciatore di teste.
CK Più che espertissimo, lo definirei bollitissimo visto che saranno almeno 30 anni che nessuno se lo fila più, ammesso e non concesso qualcuno se lo sia mai filato. Un giocatore non solo a fine carriera, ma ormai caduto ampiamente nel dimenticatoio. Azzeccato comunque il titolo del film: Missing, come il talento del tutto mancante alla squadra, vabbè per rispetto alle squadre vere chiamiamola squadretta, di Ford.
JF Solo un allenatore inesperto come Katniss Kid può cadere nella trappola più vecchia del mondo quando si tratta delle grandi competizioni calcistiche: l'esperienza in campo internazionale è uno degli ingredienti per un cocktail dirompente - e di successo -.
Continua a sottovalutare il buon Costa Gavras, che intanto zitto zitto ti infila sulla fascia!

3 - Ingmar Bergman (Svezia) - Il posto delle fragole


JF Il talento incontrastato del più grande Maestro del Cinema nordeuropeo si concretizza nel fluidificante sinistro dei mattatori del campo fordiani, un Bergman che mette d'accordo con il suo cristallino talento anche i due mister più rivali della blogosfera.
A rappresentarlo, un film che è un Capolavoro di tecnica, leggerezza, profondità, ironia e magia: la summa della poetica di uno dei più importanti artisti che la settima arte abbia mai conosciuto, nonchè un omaggio alla vecchiaia che pare quasi rappresentare l'ultima grande vittoria per uno degli ultimi, grandi fuoriclasse.
CK Grande Bergman e bellissimo Il posto delle fragole. L’allenatore Fordman sbaglia però clamorosamente la sua posizione, visto che lo svedese avrà tante doti, ma certo non la velocità richiesta a un terzino. Uno dei pochi giocatori buoni della tua squadra, sprecato così. Non ti smentisci proprio mai, Ford!
JF Non c'è bisogno di alcuna velocità, quando c'è classe. E i lanci di Bergman sono lampi millimetrici da una parte all'altra del campo.

"Ragazzi, date retta a nonno Ford. Non ci sono speranze per la squadra Cannibale!"
4 - Luis Bunuel (Spagna) - Il fascino discreto della borghesia


JF Davanti alla difesa, chi meglio di un beffardo regista come Bunuel poteva tenere a bada le avanzate a suon di punta di piedi degli attaccanti cannibaleschi imbastendo al contempo le geometrie per il contrattacco fordiano? E quale film meglio del manifesto anti radical chic per eccellenza, Il fascino discreto della borghesia, perfetto per ubriacare di dribbling i mediani egotici della squadra avversaria giusto in tempo per servire l'assist decisivo all'incisivo attacco blaufordiana?
CK Film recuperato di recente e su cui ci sarebbe parecchio da dire. Sicuramente una visione molto interessante e ricca di spunti. Eppure, nel suo giocare su una struttura di un sogno dentro un altro sogno dentro un altro sogno e così via finisce per incartarsi da solo. Va bene il surrealismo, ma a un certo punto è troppo.
Anche in questo caso, è sbagliatissima la posizione scelta dall’allenatore per un giorno (e si spera non di più) Ford. Bunuel sarebbe il jolly da mettere in campo nel secondo tempo, quello che può risolvere la partita nel bene e nel male. Ma in difesa è surreale, visto che tra un sogno e l’altro non sarebbe in grado di distinguere e quindi difendere nemmeno se stesso. Altra mossa fallita per il fascino inesistente della fordesia.
JF Ennesimo errore tattico dell'egotico Cucciolo Eroico: l'imprevedibile Bunuel è perfetto davanti alla difesa, quasi nascosto dal resto dei centrocampisti e pronto ad uscire dal letargo con una magia improvvisa.


5 - Andreij Wajda (Polonia) – Katyn


JF In ogni difesa che si rispetti si trova uno stopper pronto ad allungare la gamba anche soltanto per fare capire all'attaccante avversario di che pasta si è fatti.
Wajda, nome simbolo della Polonia organizzatrice dell'Europeo, era l'uomo giusto per il team Ford: e Katyn, film potentissimo che rievoca il massacro operato dai russi - che incolparono i tedeschi occupanti - dei soldati polacchi in cui perse la vita anche il padre del regista è il muro perfetto per annichilire le spaesate e leggerine punte cucciole troppo azzardatamente mandate allo sbaraglio al suo cospetto.
Un'opera incredibile in grado di tagliare le gambe.
Un valico insormontabile per le forze del povero, piccolo, Kid.
CK E questo scarpone chi sarebbe? Un giocatore nemmeno degno di giocare nella serie F di Ford, figuriamoci se può competere contro i campionissimi cannibali.
Più che Katyn, una scelta cretyn uahahah!

"Arrestate questo facinoroso: è uno degli infiltrati del Cannibale in cerca dei nostri schemi di gioco."
6 - Federico Fellini (Italia) - I vitelloni


JF Il libero per antonomasia, l'unico leader possibile per una difesa impenetrabile.
Fantasia e concretezza, interventi decisi e colpi di genio in grado di spingerlo addirittura in attacco.
E come nella migliore scuola italiana, a rappresentarlo un film che è l'inno alla spensieratezza che non dimentica la malinconia, un pò come le lacrime che arrivano con la vittoria sui rivali più agguerriti.
I vitelloni fordiani, guasconi e sorprendenti, fanno polpette di tutti i pallidi "lavoratori" Cannibali.
Cannibali? Prrrrrrrrrrrrrr!
CK Questa scelta ci sta, però Ford come al solito si dimostra prevedibilissimo. La presenza di Fellini me l’aspettavo e quindi con un mio colpo di genio tattico gli ho messo subito addosso il mastino Von Trier a spaccargli le gambe.
Fellini fuori subito per infortunio al primo minuto, e il misero team del Mister rimane con i suoi soli scarponi in campo a guardarsi in faccia senza sapere cosa fare di quel misterioso oggetto rotondo che gravita loro davanti, palleggiato con una fitta rete di passaggi dai fenomeni cannibali.
E le lacrime sono solo quelle del coach Ford che, rimasto senza più carte da giocare, è già stato esonerato e pure radiato dalla F.I.C.A. Federazione Italiana Cannibale Antifordiana.

Un saluto più che Europeo, Mondiale per la squadra del Cannibale.
7 - Abdellatif Kechiche (Francia) - Cous cous


JF Ala destra il Best d'oltralpe, fenomeno di una Francia in grandissimo spolvero nelle ultime stagioni ed autore di una delle pellicole più incredibili, potenti e sentite degli ultimi dieci anni: sto parlando del meraviglioso Cous cous, un ritratto di famiglia al ritmo di danza del ventre e cucina, magico e profondo, in grado di scomodare paragoni con il respiro che solo Bergman riusciva a dare ai suoi film corali.
Il polmone del team Ford, infaticabile e pronto a sacrificarsi per il bene della squadra, come fosse un fratello maggiore.
E dato che il Cannibale faticherà a capire il concetto, lo semplifico in termini bianconeri: il "soldatino" degli anni migliori.
CK Non ho visto il suddetto Cous cous, anche perché già come cibo è per me ben poco appetitoso, ma dubito fortemente che questo Ke chi è? possa essere tra le cose migliori offerte dallo spettacolare cinema francese di ieri e di oggi. Più che ai paragoni con Best o con il già più modesto soldatino Di Livio, direi che è come scegliere Ibrahim Ba, tenendo a casa Platini e Zidane. Robe che solo un allenatore che vuole eliminare tutti i veri talenti per concentrare le attenzioni solo su di sé può fare. Ford, starai mica cercando di diventare più egocentrico di me?

Un gioco di fianchi come questo se lo sognano i centrocampisti del Cucciolo Eroico!
8 - Fatih Akin (Germania) - La sposa turca


JF L'Ozil del continente fordiano, il genio della lampada e perno del centrocampo pronto ad avanzare all'occorrenza divenendo quasi un fantasista aggiunto.
Passione ed esplosività, il regista di origini turche cresciuto ad Amburgo è l'uomo giusto per fare la differenza in mezzo al campo: capace di colpi ad effetto come di entrate decise, Akin ha dalla sua tutto il fascino del film che lo portò all'attenzione del mondo, quel La sposa turca vincitore a Berlino che stupì le platee per la sua forza tragica quasi almodovariana e per i suoi personaggi pieni di vita ed ubriachi di autodistruzione.
Il Best del Cinema. Quello che tutti vorrebbero avere in squadra.
Ma che trova la collocazione ideale solo nell'undici ideale. Quello di Ford.
CK Ed eccolo, il bidone del cinema tedesco. L’autore di Soul Kitchen, una delle commedie meno divertenti che mi sia capitato di vedere negli ultimi tempi. Sarà che i crucchi sono tra le poche persone al mondo ad avere un senso dell’umorismo (quasi) più discutibile di quello di Ford. Un regista talmente risibile che non mi preoccupo nemmeno di marcarlo, lasciandolo libero di autodistruggersi. E la sposa turca la abbandono sull’altare.
Fatih chiiii?
JF Non sto neanche a commentare il tuo parere sull'ottimo Soul Kitchen, e già mi pregusto la doppietta di Akin che, libero da marcature, impazzerà nella retroguardia Cannibale concentrata tutta sui temibili attaccanti fordiani!
CK Ma Fatih chiiiiiiiiiiiiiiii?

"Questo è il metodo migliore per spezzare le gambe agli attaccanti cannibali."
9 - Nicolas Winding Refn (Danimarca) - Valhalla rising


JF Punta centrale perfetta per una formazione destinata alla vittoria finale.
Imprevedibile come il più arrabbiato degli Ibrahimovic e pronto a pungere come uno scorpione, Refn porta alla carica il suo guerriero One Eye per fare piazza pulita dei difensori avversari ed incornare ogni pallone che arriva dalle fasce, castigando a più riprese una difesa che pare proprio non avere i numeri e la stazza per contrastarlo.
I suoi voli a cercare l'impatto con la sfera sui calci d'angolo saranno vere e proprie epopee visionarie, in grado di mandare in visibilio il pubblico, pronto alla standing ovation per il capocannoniere del torneo.
L'ariete per eccellenza, il guerriero vichingo pronto a conquistare terreno e reti sulle indifese praterie popolate solo da conigli dark spauriti.
CK Refn contro la difesona cannibale potrebbe andare a segno giusto con Drive, un filmone che si fa fatica a credere sia stato realizzato dallo stesso autore di questo misero Valhalla Rising, una delle visioni più noiose e soporifere della Storia.
Se la tua tecnica è quella di fare addormentare la mia difesa, Ford, il tuo obiettivo è centrato in pieno. Peccato che pure i tuoi tifosi si siano stufati della tua squadra e abbiano abbandonato le tribune, lasciando i supporter cannibali a fare la ola lungo tutto la Cannibal Arena.
JF Sono soltanto usciti per andare a prendere da bere: i festeggiamenti per la vittoria, qui a Fordlandia, dureranno almeno una settimana!
CK Sul fatto che i tuoi tifosi (ma quali?) abbiano bisogno di bere hai ragione. Sì, però per dimenticare…


"Ecco fatto, Nicolas. Questo era l'ultimo dei giocatori della squadra del Cannibale."
10 - Alexandr Sokurov (Russia) - Arca russa


JF Il fantasista immarcabile, il numero dieci più ambito del mondo, il Messi del Cinema attuale.
Sokurov, vincitore all'ultimo Festival di Venezia, è tutto questo e anche di più: per rappresentarlo, ho scelto un film che è il saggio perfetto della sua tecnica incredibile, novanta minuti di piano sequenza ininterrotti nei corridoi dell'Ermitage di San Pietroburgo, un viaggio incredibile nella storia russa e nella meraviglia della settima arte.
L'uomo che più di ogni altro, da ogni posizione e a seguito di ogni punizione procurata dai fallosissimi difensori avversari saprà infilare la porta lasciando che il pallone ipnotizzi come la più imprevedibile delle "foglie morte".
CK Ambito, ma da chi? A parte il radicalchicchissimo pubblico dei festival cinematografici, Sokurov non se lo sooka nessuno. Terrence Malick semmai può essere considerato il Messi del Cinema attuale, visto i cast della Madonna con cui sta lavorando per i suoi nuovi film.
Se la fantasia della tua squadra è affidata a un russo pretenzioso e noioso come pochi, stai messo proprio bene, stai messo…
JF Senza contare il fatto che Malick non c'entri un tubo con questa Blog War in quanto statunitense, resta bollito con il suo albero della noia, e certamente il suo genio passato non va valutato dalla consistenza del cast delle sue pellicole!
CK A parte il fatto che tu hai tirato fuori Messi, che è argentino, comunque era solo un esempio di regista davvero ambito. Sokurov invece se lavora è solo grazie ai soldi del suo unico sostenitore: il suo infausto amichetto Vladimir Putin.

"Ragazze, state pronte a festeggiare fino all'alba la vittoria del Team Ford!"
11 - Milos Forman (Rep. Ceca) - Qualcuno volò sul nido del cuculo


JF E a proposito di imprevedibilità, lungo l'out di sinistra a farla da padrone è Milos Forman, che vola dal nido del cuculo fino all'area Cannibale servendo un cross dopo l'altro ai suoi compagni senza dare il minimo segno di cedimento.
Folle come McMurphy e solido come il Capo Bromden, l'uomo di fascia più imprevedibile che la settima arte abbia mai concepito è pronto a lasciare sul posto tutte le infermiere pazze frutto delle fantasie irrefrenabili del coach più teen mai visto sui campi di calcio prima di affondare come un coltello nel burro - o come un lavandino in una parete di manicomio - liberando tutta la magia del Cinema vero.
E regalando il passaggio vincente alla squadra del Cowboy.
CK Milos Forman era un grande regista. Ormai però non ha più nulla da offrire e giusto un allenatore fuori di testa può ancora dargli un’occasione di giocare invece di lasciarlo al meritato riposo.
Ford, la partita è finita e non possiamo fare nemmeno scambio di maglie: gli inservienti infatti per te hanno già pronta una bella camicia di forza! uahahahah

"E' una depressione il ritiro della squadra di Cannibale, eh!? Roba da manicomio!"

giovedì 13 ottobre 2011

Habemus papam

Regia: Nanni Moretti
Origine: Italia
Anno: 2011
Durata: 102'




La trama (con parole mie): morto un Papa se ne fa un altro, recita il popolare detto. Così, giunto il fatidico momento, il Conclave si riunisce per votare il nuovo pontefice, e dopo alcuni giri di votazioni a vuoto, pare quasi che i favoriti per la carica - nessuno dei quali entusiasta di ricoprirla - decidano di indirizzare la scelta verso un personaggio di comodo, tranquillo e silenzioso, che possa occupare il vuoto come uno stato cuscinetto.
Ma proprio nel momento della benedizione alla folla, il nuovo Papa entra in una profonda crisi depressiva rifiutandosi di comparire alla famosa finestra su Piazza San Pietro, costringendo il Vaticano a rivolgersi ad uno strizzacervelli - il migliore nel suo campo -: i pesanti limiti posti sulle domande da rivolgere al Pontefice, però, inficiano il lavoro dello stesso, che si ritrova confinato con il Conclave fino a quando il Papa si deciderà a fare la sua comparsa in pubblico.
Quest'ultimo, però, non ha alcuna intenzione di rivelarsi, e fugge per le strade di Roma finendo per conoscere - lui, aspirante attore - i membri di una compagnia teatrale alle prese con Cechov.



Nonostante sia uno dei padri nostrani del radicalchicchismo, devo dire di avere sempre avuto un ottimo rapporto con Nanni Moretti.
Dai tempi dei meravigliosi Bianca e La messa è finita ho sempre considerato ottimo il lavoro del cineasta romano, passando attraverso il mitico Caro diario per giungere al recente e per il sottoscritto subito cultissimo Il caimano.
Il tutto nonostante lo scivolone a metà de La stanza del figlio, che nonostante i premi ed il successo ho sempre considerato il più ruffiano e meno interessante tra i lavori del suddetto Nanni.
La mia aspettativa, dunque, per Habemus papam era piuttosto alta, considerati i pareri letti in rete e non solo in proposito: il risultato è stato una sorta di via di mezzo in bilico tra momenti assolutamente magici - la prima dichiarazione del Papa alla moglie, anch'ella psicoanalista, dello stesso protagonista, "io sono un attore", semplicemente straordinaria - altri più leziosi - la tanto decantata sequenza della pallavolo tra gli alti prelati - ed alcuni decisamente poco incisivi - la fuga del Papa, il suo rapporto con la compagnia di teatro, per quanto valida potesse essere l'idea sulla carta -.
Il risultato è sicuramente un buon prodotto, ma decisamente al di sotto delle potenzialità che un regista di questo tipo poteva esprimere con una materia come quella fornita dalla Chiesa: in particolare, nel corso dell'intera visione, ho accarezzato con il pensiero l'idea dello stesso film girato dal Maestro assoluto del grottesco, quel Luis Bunuel cui sicuramente Moretti ha fatto riferimento in ben più di un'occasione nel corso della sua carriera cinematografica, ed il risultato, purtroppo per il Nanni nazionale, abbassa - e non di poco - la valutazione finale di quello che, senza dubbio, sarebbe potuto diventare il suo film più rivoluzionario e rappresentativo.
Per usare paragoni calcistici, si potrebbe quasi pensare che l'autore abbia preferito rifugiarsi in una melina da pareggio piuttosto che lanciarsi in un attacco che, per quanto rischioso - stiamo pur sempre parlando della più grande organizzazione pseudo criminosa della Storia dell'Umanità -, poteva significare l'ingresso in un ideale Olimpo delle produzioni italiote recenti accanto ai meravigliosi Il divo, Vincere e L'uomo che verrà.
Le idee sono presenti, in misura ampia, ed il ritratto che Moretti porta sullo schermo dell'istituzione Chiesa è chiaro ed efficace, eppure i momenti migliori della pellicola appaiono quelli in cui della stessa non vi è traccia, e lo spazio principale viene occupato dall'Uomo, dalla persona scelta per occupare una carica potentissima ed al contempo carica di aspettative schiaccianti - la sequenza del conclave, quasi fantozziana, è un colpo magico - proprio quando una sorta di emancipazione dai propri compiti e dalla vita prende la forma dei sogni mai realizzati in gioventù, di un passato che pare quasi il futuro.
Interprete d'eccezione di questa sensazione di smarrimento e ricerca è Michel Piccoli, grandissimo personaggio che ha fatto epoca nel Cinema d'autore europeo e che anche in questo caso non tradisce le attese, riuscendo a convincere anche un ruvido bottigliatore come il sottoscritto facendolo addirittura passare oltre sue prove passate assolutamente irritanti come quella fornita con il borioso Belle toujours dell'altrettanto borioso Manoel De Oliveira: il vecchio ed appena eletto pontefice, in bilico tra depressione ed ansia, nella sua fuga e nel ricordo dei tempi in cui fu respinto dall'Accademia perchè attore dal talento non abbastanza spiccato è lo specchio di un Uomo che non trova una sua dimensione nell'annosa questione religiosa, e che nell'ottima chiusura afferma la sua incapacità di porsi a simbolo ed interprete di qualcosa che, obiettivamente, per Moretti, è in dubbio quanto per il sottoscritto, ed in un certo senso riprende il discorso - pur se con minore efficacia - del già citato La messa è finita, riuscendo anche a giustificare una minore intensità nel proporsi legata all'età e ad una crescita che difficilmente possiamo fermare, di quelle che ci rendono vulnerabili anno dopo anno rispetto all'idea di confrontarci con il grande salto.
Una sorta di tacito accordo a non esagerare, perchè non si sa mai cosa potremmo trovare.

MrFord

"Cerco un centro di gravità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
avrei bisogno di..."

Franco Battiato - "Centro di gravità permanente" - 





martedì 14 giugno 2011

Kill me please

La trama (con parole mie): perduta tra i monti di una vallata belga, isolata dalla civiltà che la rifiuta, esiste una clinica, tenuta dall'equilibrato Dr. Krueger, in cui è possibile alloggiare se e solo se lo stesso dottore accetta la richiesta del potenziale paziente di ricevere la "dolce morte".
Sia giustificata da malattia, disagio mentale o sociale, problemi economici o chissà cos'altro, la motivazione dovrà essere solida, e lo stesso titolare della clinica si impegnerà fino all'ultimo affinchè il paziente possa decidere di ripensarci, e tornare a vivere la sua vita.
Tutto scorre tranquillamente, e perfino l'agente della guardia di finanza inviata per controllare che Krueger non costringa i suoi pazienti a pagare per il servizio pare cominciare ad integrarsi nella geografia curiosa degli abitanti temporanei del luogo, fino a quando un commando di uomini che rifiutano l'idea di un luogo di questo genere non decide di assaltare la clinica in modo da non risparmiare nessuno: staff, direttore e pazienti.

L'eutanasia è un tema molto, molto difficile da affrontare.
O perlomeno, lo è affrontarlo nel modo giusto.
Che poi, probabilmente, un modo giusto non c'è, a meno che per giusto non s'intenda trattarlo con rispetto ed equilibrio, senza perbenismi, filippiche religiose o prese di posizione pretestuose da una parte o dall'altra.
Ricordo, ad esempio, la morale fin troppo pesante di Mare dentro rispetto allo struggente dramma di Million dollar baby, per citare due esempi più che noti usciti qualche anno fa praticamente in contemporanea.
Kill me please, questa curiosa, estremamente autoriale eppure clamorosamente leggera commedia nera, non si pone obiettivi alti come i due titoli appena citati, eppure analizza da un punto di vista tutto sommato nuovo uno dei grandi temi da dibattito degli ultimi anni, ed uno dei diritti che dovrebbe essere ufficializzato alla facciazza della sempre troppo ingombrante - almeno in Italia - chiesa cattolica.
Così come in Mammuth, assistiamo ad un crescendo non sempre - anzi, spesso affatto - giustificato razionalmente, eppure incredibilmente acuto e, a tratti, irresistibilmente geniale - la sequenza nel bosco che vede protagonisti Vidal, il canadese e l'ispettrice della guardia di finanza è a dir poco clamorosa -, divertito e divertente eppure velato da una profonda vena di malinconia, fotografato benissimo - mi ha ricordato addirittura le opere incredibili di Bela Tarr - ed in grado di suscitare riflessioni nate dal contrasto e dai comportamenti dei personaggi: il desiderio di farla finita che, di fronte alla minaccia del commando esterno, muta in alcuni casi in un rinnovato ardore per la vita, così come nel sogno di quella fine che si era desiderata - rappresentata dal personaggio di Virgile, tra i più controversi e profondi del curioso parterre degli ospiti della clinica -.
Lo stesso Krueger, controllato e razionale direttore, a fronte dell'assalto assume connotati completamente nuovi, e regala, nel suo monologo di chiusura, una delle sequenze più nere che il Cinema recente mi abbia regalato: l'interpretazione dell'eutanasia come risparmio di profitti perduti da parte dello Stato - motivo per il quale la clinica si scopre sovvenzionata dal governo -, con tanto di dati e numeri snocciolati neanche fossimo nel bel mezzo di una riunione di marketing è da brividi, nonchè in grado di mettere in ombra tutti i significati e gli atteggiamenti "illuminati" che prevedono i trattamenti della clinica.
Una pellicola forse non completa e risolta a fondo - tutto considerato, l'autore si sarebbe potuto concedere qualche minuto in più -, eppure sottilmente potente, in grado di parlare a differenti tipologie di pubblico, con più di un picco intriso di quell'imprevedibile visionarietà tipica del grottesco - scomodando paragoni importanti direi in pieno, irriverente stile Bunuel - in grado di lasciare senza parole, in bilico tra una lacrima e una risata.
Ma in fondo, la vita - e la sua fine - funzionano proprio così.


MrFord


"Strumming my pain with his fingers,
singing my life with his words,
killing me softly with his song,
killing me softly with his song,
telling my whole life with his words,
killing me softly with his song."
Fugees - "Killing me softly" -

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