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domenica 1 luglio 2018

Saloon Mundial: ottavi di finale, parte prima








I Mondiali di calcio sono entrati nel vivo, e lo hanno fatto presentando i due ottavi di finale iniziali che, almeno sulla carta, avrebbero potuto tranquillamente essere almeno semifinali.
Due partite diverse ma giocate fino all'ultimo, tese e molto belle, che hanno emesso un verdetto importante: Leo Messi e Cristiano Ronaldo, le due superstar dominatrici degli ultimi dieci anni di calcio, tornano a casa.
Al loro posto, raccolgono il testimone per la competizione Mbappe - giovanissima star francese che pare anche essere un tipo piuttosto schivo, che a diciannove anni porta agevolmente il dieci che fu di Zidane sulle spalle - e Cavani - che toglie le castagne dal fuoco ad un Uruguay che nel secondo tempo è parso una sorta di Rocky Balboa, pronto a prenderne tante senza mai andare al tappeto, e che spero possa tornare in campo nonostante l'infortunio subito -.
Per quanto pronosticassi esattamente l'opposto, è stata comunque una giornata di grande calcio, con match combattuti, divertenti ed emozionanti, dallo spettacolare quattro a tre del pomeriggio - i gol di Di Maria e Pavard sono due perle - al serrato due a uno della sera, entrambi in grado di esprimere il bello di uno sport mediaticamente ed economicamente sempre troppo esposto ma che continua ad emozionare chiunque riesca a viverlo senza considerarne gli interessi.
Messi e Ronaldo, dunque, protagonisti di un Mondiale a conti fatti fallimentare, tornano a casa nello stesso giorno, il primo restando silenzioso ed anonimo ed il secondo reagendo stizzito e rabbioso, ma chiaramente in calo rispetto alle prime, diropenti due partite disputate - e qui si potrebbe pensare ad un errore nella preparazione atletica che l'ha visto arrivare all'esordio troppo carico per poi spegnersi progressivamente -: a questo punto la competizione dovrà trovare nuovi volti da copertina e nuovi protagonisti, cosa che, personalmente, apprezzo molto, specialmente nell'ottica di una finale inedita e, chissà, in grado di regalare la coppa ad un Paese mai premiato prima.
Curioso che i due rivali per eccellenza del pallone, con le loro differenze di approccio, di gioco, caratteriali, si ritrovino sconfitti insieme, neanche il Destino avesse deciso di riservare, con questo Mondiale, un cambio della guardia: per quanto mi riguarda, è giusto che il rinnovamento ci sia, considerato che tra quattro anni probabilmente nessuno dei due mostri sacri suddetti sarà parte della competizione, e che le rivoluzioni sono sempre ben accette.
Ora occorrerà capire se il quarto di finale che ci attende vedrà prevalere la spinta della "giovane Francia" multietnica, atletica e sprezzante - meno antipatica delle sue controparti passate, ma ugualmente per questioni storiche invisa a questo vecchio cowboy - o l'esperienza dell'Uruguay del mitico Tabarez - vederlo alzarsi con la stampella dalla panchina provoca un misto di tenerezza ed ammirazione - e di Cavani e Suarez - due che non ho mai particolarmente sopportato, ma che senza dubbio rappresentano una tipologia di giocatori di talento e combattenti ad un tempo -.
Domani, invece, vedremo se la Croazia potrà effettivamente candidarsi ad outsider da battere e se prevarrà il vantaggio di essere la squadra di casa o quella più blasonata - Russia e Spagna potrebbero riservare sorprese -: per oggi, e per quanto mi riguarda, più che Messi, Ronaldo, le rivalità e le superstar, vince il calcio.
Quello bello e ben giocato.
Quello che non lascia respiro fino all'ultimo secondo.
E metterei la firma perchè il Mondiale fosse così fino alla fine.



MrFord




mercoledì 27 giugno 2018

Saloon Mundial: being human, part 2








Il fatto che la sorpresa, dopo due turni a dir poco da incubo, sia il parziale risveglio di Messi, è quasi un simbolo di quello che è stato più volte definito il Mondiale delle sorprese, anche se, a conti fatti, con la metà del tabellone per gli ottavi di finale completato, non c'è poi così tanto da restare stupiti.
Forse il vero colpaccio è rappresentato non dalla decantata Pulce - che pur gioca la sua partita migliore e con più carattere fino ad ora -, ma da Rojo, che a cinque minuti dalla fine toglie le valigie dei suoi compagni dall'aereo e le tiene ancorate al suolo russo.
D'altra parte, la favola islandese che aveva animato l'Europeo di due anni fa e le speranze degli italiani delusi pronti a tifare per l'outsider per eccellenza, finisce miseramente sotto i colpi della Croazia, che si candida ad un ruolo da protagonista nella competizione: e così, al termine di un girone tesissimo e combattuto, possiamo tirare un sospiro di sollievo e proseguire nell'eterna lotta tra Messi e Cristiano Ronaldo anche al prossimo turno, quando i due simboli di squadre, approcci e filosofie agli antipodi si troveranno di fronte due sfide decisamente importanti, con il Portogallo ad affrontare l'Uruguay e l'Argentina la Francia.
Ci sarà tempo, comunque, di analizzare - e pronosticare - gli ottavi tra qualche giorno, e intanto, a partita ed emozioni archiviate, posso affermare che, nonostante tutto, l'Argentina alla fine ce l'ha fatta più per demeriti dell'avversaria che per meriti propri, almeno nel secondo tempo: con qualcuno di più sicuro dietro e spietato davanti, credo che difficilmente ora Messi e soci potrebbero essere a festeggiare la permanenza nel Mondiale.
Nulla da ridire rispetto alla Nigeria, che si è battuta ed ha combattuto fino alla fine, ma senza dubbio offrire le stesse occasioni ad una squadra come la Francia - giusto per fare un esempio realistico di cosa aspetta l'Albiceleste - significa essere pronti a prendersi una bella batosta e tornare a casa con la coda tra le gambe.
Certo, la Storia ci ha insegnato che a volte le protagoniste che iniziano con il freno a mano tirato esplodono poi a competizione iniziata - in fondo l'Italia delle magie di Baggio nel novantaquattro si qualificò per il rotto della cuffia ai gironi e proprio contro la Nigeria agli ottavi ringraziò il Codino che la condusse in finale, e il Portogallo di Cristiano Ronaldo agli ultimi Europei trionfò dopo aver collezionato se non ricordo male cinque pareggi consecutivi entro i novanta minuti -, ma farsi scudo con tradizioni, almanacchi e scaramanzie varie funziona solo come palliativo, perchè per vincere una competizione come un Mondiale occorrono sì fortuna e Destino, ma anche una sonora dose di palle e di carattere.
Se penso all'Italia, infatti, credo che quella che sollevò la Coppa nel duemilasei non fosse la migliore - quelle che vidi nel novanta e novantaquattro erano senza dubbio superiori -, ma aveva un grande cuore, un gruppo affiatato ed una solidissima tenuta fisica e mentale: tutte caratteristiche fondamentali in manifestazioni così lunghe e potenzialmente imprevedibili.
Parallelamente, nel girone pomeridiano, Francia e Danimarca si accontentano di non farsi male, passano insieme il turno e regalano al Mondiale il primo zero a zero - decisamente noioso -, mentre il Perù salva l'onore a scapito dell'Australia, che chiude all'ultimo posto nonostante i proclami della vigilia di voler tentare il miracolo per qualificarsi agli ottavi.
Domani lo spettacolo riprende, con altre due grandi a giocarsi il tutto per tutto in match che possono voler significare rilancio o sprofondo: chissà cosa riserverà il Mondiale delle sorprese?



MrFord

martedì 26 giugno 2018

Saloon Mundial: being human








E così, il Mondiale delle sorprese chiude i primi due gironi regalando al pubblico due ottavi di finale che, a conti fatti, sorprese non sono ma che promettono scintille, riporta sulla Terra - ma il bello dello sport è anche questo - l'alieno Cristiano Ronaldo e regala tensione fino all'ultimo secondo: alle spalle l'ottimo e spettacolare pareggio tra Giappone e Senegal - le partite dovrebbero essere sempre così - e l'eliminazione della Polonia di Lewandowski, che doveva essere una delle outsider più temibili della competizione, il Girone A si è chiuso lasciando come fanalino di coda l'Egitto di Salah - altro grande deluso - e regalando a sorpresa il primato all'Uruguay, che strapazza i padroni di casa della Russia e si prepara ad affrontare il Portogallo.
Proprio la Russia affronterà nella prossima fase ad eliminazione diretta la Spagna, che a fatica passa come prima nel Girone B dopo aver agguantato nel recupero il pareggio contro il certo non irresistibile Marocco: sarà interessante vedere se avranno la meglio la tecnica e la classe degli iberici o la forza che essere padrona di casa in un Mondiale regala sempre ad una squadra.
L'incertezza alimenta curiosità e potenziali match da ricordare, quindi ben venga.
Dall'altra parte, contro la Celeste guidata da un indomito Tabarez - che dimostra davvero una grande forza d'animo a continuare ad allenare una squadra in una competizione così importante e stressante nonostante la malattia - assisteremo alla caduta o alla risalita di Cristiano Ronaldo, che dopo un avvio da cartone animato nel Mondiale questa sera è parso nervoso e stanco, ha finito per fallire un calcio di rigore e rischiato un'espulsione che sarebbe stata pesantissima per i suoi: eppure, il risultato dei suoi errori risulta essere differente da quello della sua controparte Messi.
Nel momento in cui sbaglia il tiro dal dischetto Ronaldo appare stizzito, come un ragazzino che vuole sempre vincere e che non si aspetta altro che vincere nel momento in cui fallisce un'occasione clamorosa: non c'è una chiusura, una disperazione, il terrore di avere le spalle al muro.
Si intravede, nei suoi occhi, quasi una rabbia da maniaco del controllo che viene messo alle strette dal Destino e non ci sta, non ci sta neanche per scherzo: il suo problema, la sua umanità, pare trovare spazio agli antipodi di quella di Messi, quasi il portoghese fosse un fiume che prende a testate la diga che cerca di arginarlo e l'argentino un fiume che chiede, quasi supplica, di essere rinchiuso da una diga.
E anche se so che questo sarà uno dei temi ricorrenti di questo Mondiale visto dal Saloon, anche quando sbaglia e si rivela umano - che poi è la cosa migliore che ci sia - CR7 si rivela più interessante della Pulce, perchè riesce a trasmettere comunque più emozioni.
In tutto questo circo di divinità del Pallone che mostrano il fianco neanche fossero i grandi nomi dell'Olimpo ai tempi dell'Antica Grecia, senza dubbio merita un applauso l'Iran, che lotta fino all'ultimo rischiando di mandare a casa prima la Spagna e dunque proprio il Portogallo, e soprattutto per la prima volta porta finalmente le donne del proprio Paese allo stadio, aprendo uno spiraglio ad un'evoluzione culturale e sociale sacrosanta, giusta e considerato tutto rivoluzionaria: in questo senso la loro vittoria, i giocatori iraniani l'hanno ottenuta.
E se avrà ripercussioni dal punto di vista della vita entro i confini della loro terra, sarà senza dubbio più importante di una qualificazione.



MrFord

venerdì 22 giugno 2018

Saloon Mundial: Messi non tanto bene








Al secondo giro di giostra - e di partite - i Mondiali cominciano ad emettere i loro verdetti.
Nel gruppo A la Russia e l'Uruguay accedono matematicamente agli ottavi - e si giocheranno il primo posto nell'ultima partita del raggruppamento -, nel B la Spagna e il Portogallo si avviano a conquistare la qualificazione - anche se Cristiano Ronaldo, sempre decisivo, e soci farebbero meglio a non sottovalutare lo scontro con l'Iran -, nel C pare ormai chiaro che saranno Francia e Danimarca ad accedere alla fase successiva - nonostante non brillino particolarmente per spettacolarità, ma del resto al Mondiale non sempre vince lo show -, ma è nel girone D che si sta consumando una delle sorprese più grandi della kermesse calcistica russa: l'Argentina di Leo Messi, erede sbandierato di Maradona, dopo il fiacco pareggio con l'Islanda, porta a casa una sonora batosta contro la Croazia di Modric e Rakitic - anche a causa di una papera da manuale del portiere Ceballos - candidandosi al ruolo che è stato dell'Italia negli ultimi due appuntamenti calcistici iridati in Sudafrica e Brasile.
Se domani, in quella che di colpo è diventata la partita più importante della giornata, la stessa Islanda dovesse superare la Nigeria, l'Albiceleste sarebbe matematicamente fuori dalla rassegna, protagonista di un'eliminazione che oltre a privare la competizione di una delle favorite della vigilia rappresenterebbe per l'Argentina lo stesso dramma sportivo vissuto dal Brasile quattro anni fa nella semifinale persa con punteggio tennistico contro la Germania.
Ma a prescindere dalle scarse possibilità che la squadra sudamericana abbia di passare il turno, la prova che mi aspettavo avrebbe fornito la competizione, ovvero che Messi, talento indiscusso a parte, non sia affatto quel Messia che tanti dipingono, è giunta sul campo: il buon Lionel, che al Barcellona fa faville con alle spalle una squadra di fuoriclasse che lavorano per lui - Rakitic compreso -, con la sua Nazionale - molto forte in attacco, ma dalle fondamenta tutt'altro che solide in difesa - stenta non solo a trovare spazio, gol e prestazioni, ma dimostra come se non fosse già chiaro di essere privo del carattere distintivo dei grandi campioni, lo stesso che il suo rivale Cristiano Ronaldo pare sfoderare in quasi tutti i match.
Il fatto, per quanto mi riguarda, ormai è questo: Messi è incapace di gestire la pressione, è come uno di quei bambini che dicono "la palla è mia" o di quei cattivi capi che al lavoro quando tutto va bene sono prodighi di pacche sulle spalle e grasse risate e poi, quando la musica cambia, trovano sempre qualcuno o qualcosa cui dare la colpa; il fatto è che il talento è un peso difficile da portare sulle spalle, a prescindere dalle responsabilità. E forse, a volte, è quasi meglio che se ne abusi e ci si mostri "cocky" e sbruffoni, quando lo si ha, piuttosto che coprirsi il viso con la mano e fare finta di non esistere anche quando è chiaro che sarebbe impossibile farlo.
La verità è che Lionel Messi è un insulto al suo stesso talento.
Perchè io, se l'avessi, scenderei in campo con lo spirito che animava gente come George Best, o Gascoigne, Cantona, lo stesso Maradona: avrei il coraggio di segnare anche di mano, quasi contando sul fatto che nessuno potrebbe contraddirmi, perchè a farlo sarebbe il migliore.
Lionel Messi è un insulto a tutti quelli che si devono fare il culo a capanna ogni giorno della loro vita, nello sport e nel lavoro, quando uno come lui dovrebbe solo scendere in campo e tirare fuori i coglioni buttando la palla nel sacco.
Lionel Messi ha paura di vincere, a meno che non ci sia qualcuno - o un gruppo di qualcuno - con le spalle abbastanza larghe da assicurarsi il peso della sconfitta, se dovesse arrivare.
E' così nel Barcellona. Non con l'Argentina.
E l'Argentina non è neanche la minima parte di quello che è la vita.
Quindi, caro Lionel, mi auguro che questo, per te, sia un brusco, pessimo, terribile risveglio.
Ma che ti dia il calcio in culo che ti serve per non fare incazzare chi deve sudare anche solo per sognare di avere le tue possibilità.



MrFord

domenica 17 giugno 2018

Saloon Mundial: and Messi...





Se dovessi scegliere tra una persona di carattere pronta a starmi profondamente sul cazzo o una totalmente anonima dalla mia parte, credo sceglierei senza troppi patemi d'animo la prima.
Questo perchè amo il confronto, la sfida, la passione che emerge e bussa alla porta.
Nel corso della mia vita di amante del calcio ci sono stati giocatori in grado di emozionarmi come un grande film, o un romanzo, o una canzone: penso soprattutto a Roberto Baggio, uno che il Mondiale o la Champions non li ha mai vinti, che ha dovuto lottare per ogni successo, superare conflitti, fugare ad ogni partita dubbi, quasi fosse sempre il primo match, il debutto, il momento della conferma.
E che praticamente ogni volta mi ha regalato quella magia di chi è in grado di prendere per mano chi sta al suo fianco e portarlo dove non avrebbe neppure immaginato.
Personalmente trovo che i due giocatori considerati i più grandi di quest'epoca, Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, non siano all'altezza di Roberto Baggio. O di Van Basten. O di Maradona. E via discorrendo.
Eppure, tra loro c'è un abisso.
Il primo, nel suo divismo quasi tomcruiseiano, è come un bambino che vuole sempre tutto e anche di più. Il secondo, circondato da un'aura che non gli corrisponde neppure per scherzo - quella del mitico Diego -, scompare ogni volta in cui gli si chiede di tirare fuori le palle.
Ancora negli occhi la tripletta di Ronaldo di ieri contro la Spagna, e la punizione che ha siglato il pareggio finale, oggi ho visto il suo più grande rivale - questioni "caprine" a parte - avvicinarsi al dischetto in una partita che a mio parere l'Argentina ha sottovalutato contro la rivelazione degli ultimi Europei, l'Islanda divenuta il vero simbolo dei Goonies del calcio, con il terrore e la rassegnazione negli occhi.
E neanche l'avessi gufato, prima ancora di sbagliare un calcio di rigore - non è mica da questo particolare che si giudica un giocatore, canterebbe De Gregori - ha in qualche modo e ancora una volta tarpato le ali alla sua squadra mostrandosi la cosa più lontana da un trascinatore si potesse immaginare: e così nasce una nuova favola islandese, e per l'ennesima volta mi trovo a confermare quello che penso di questo indubbio, inutile talento.
Inutile perchè forte solo nei momenti in cui chi è pronto a coprirgli le spalle è forte, a dare il meglio solo quando la vittoria è sicura, o già in cassaforte.
Troppo facile, caro Leo. Troppo scontato.
Mi viene da pensare che se fosse stato islandese, o un giocatore di una qualsiasi squadra di un qualsiasi campionato di serie b, e non il pupillo ed il predestinato del Barcellona, uno dei club più ricchi e potenti al mondo, ricettacolo di campioni, Messi non sarebbe stato dov'è ora, considerato com'è ora.
In un certo senso, Messi è come un figlio di papà che ha trovato la pappa pronta e che non è mai stato davvero pronto a guadagnarsela. E sinceramente, ritengo sia giusto che all'ennesimo Mondiale questo limite venga finalmente riconosciuto, a meno che lui non sia davvero pronto a superarlo.
Come lo sport insegna, come lo sport permette di sognare di fare.
Perchè se uno dei calciatori più talentuosi al mondo si permette di tirarsi indietro quando squadre certo non fenomenali come Danimarca e Perù si danno battaglia dal primo all'ultimo minuto emozionando e sbagliando e continuando a lottare come se fosse il giorno più importante delle vite dei loro giocatori, allora qualcosa in quello stesso calciatore non funziona.
Forse non ama quello che fa. O non lo ama abbastanza.
Di certo, per uno cresciuto a guardare partite come questo vecchio cowboy, non è abbastanza.
E allora è giusto che fallisca. Che veda la sua casa di carta crollare su fondamenta che non reggono.
Ed il suo rivale fare quello che dovrebbe fare anche lui, e sbeffeggiarlo.
Perchè da un grande talento - o potere - derivano grandi responsabilità.
La prima fra tutte, far sognare chi ti guarda.
E Messi non fa sognare proprio nessuno.
O almeno, non fa sognare me.



MrFord

lunedì 8 giugno 2015

Juventus - Barcellona

La trama (con parole mie): negli ultimi anni il Saloon ha seguito da vicino gli avvenimenti più importanti del mondo calcistico, dagli Europei ai Mondiali. Il percorso di questa ormai conclusa stagione della Juventus, squadra che ormai è di casa da queste parti considerata la fede bianconera di Julez e dell'insostituibile suocera Ford, ha finito per spingere il sottoscritto a dedicare un post a quella che è stata la tentata impresa di una squadra che ho sempre considerato più che una rivale, finita a giocarsi il più ambito dei trofei per i club con il simbolo della città che amo di più al mondo, e che calcisticamente ho sempre clamorosamente detestato.
Come sarà andata a finire, a prescindere dal risultato della partita?




Nonostante il male che se ne possa dire, a partire dal giro di denaro, sponsorizzazioni e chi più ne ha, più ne metta, ho sempre adorato il calcio: da Holly e Benji alle partite al campetto fino alle prime emozioni da spettatore, da quelle vissute in prima persona a quelle regalate dalla propria squadra del cuore, penso che il buon, vecchio pallone sia in grado di affascinare - come tutti gli sport, sia chiaro - a qualsiasi latitudine ed età, se preso con lo spirito giusto.
Un paio di sere fa si è giocata, a Berlino - teatro di quella che fino ad ora potrebbe essere stata la mia soddisfazione calcistica più grande, da tifoso, i Mondiali del duemilasei vinti a sorpresa dall'Italia - la finale della competizione più importante del calcio europeo per quanto riguarda i club: la Champions League.
Di fronte, due compagini che ho sempre detestato: la Juventus e il Barcellona.
Della seconda ho poco da dire: l'ho vissuta da avversaria in più occasioni da tifoso del Milan, e nonostante rappresenti una città che adoro ho sempre trovato il club espressione di una fighetteria e di una spocchia al limite dell'irritante, Messi e Neymar, campioni indiscutibili, sono tra gli sportivi che più detesto, privi del carattere e del piglio che piacciono da queste parti, perfino i colori della divisa ufficiale non mi fanno impazzire.
Della prima, invece, potrei raccontare parecchio: da ragazzino ho passato non so quanto tempo a dare contro a quella che è la squadra più amata ed odiata d'Italia, esultando come un forsennato in occasione delle due finali di Champions perse contro il Dortmund ed il Real Madrid, ed ovviamente per quella che vide la Vecchia Signora opposta al Milan, dodici anni fa.
Il tempo è passato, io sono cambiato, ed ho scoperto sulla mia pelle che la frustrazione è una cattiva consigliera, anche da tifoso, e mi sono ritrovato, pur non esaltandomi, a considerare le cose in maniera molto più oggettiva, sia che si tratti di squadre italiane o, semplicemente, di avversari dal valore che è giusto riconoscere: sabato sera, pur perdendo, la Juventus ha finito per giocarsi le carte e le energie che poteva contro una squadra obiettivamente di molto superiore per livello tecnico e di organizzazione, in grado di fare male ad ogni affondo - e, considerato tutto, è andata anche bene, nonostante sia stato da più parti dichiarato che il tre a uno conclusivo sia stato una punizione troppo severa -, capace di imporre un gioco che è ormai ben noto, e che raramente, negli ultimi anni, ha trovato rivali.


Entrando in campo da outsider con speranze di una vittoria insperata alla vigilia, probabilmente la Juve si è ritrovata stordita da un gol preso in pieno avvio, complice una manovra esemplare del Barca, che ha onestamente finito per dominare il primo tempo, rischiando in più di un'occasione di ingrassare il bottino per poi ritrovarsi rimontato proprio nel momento migliore.
A quel punto, per dieci minuti, la speranza del popolo bianconero è stata più che concreta: un ribaltone, una rivoluzione, la vecchia storia dello sfavorito che mette al tappeto il campione.
Ma non sempre le cose vanno così, a meno che non ci si trovi in un film: e così, basta la zampata di un fuoriclasse - per quanto sopravvalutato - come Messi, ed ecco che Suarez - altro che non gode delle simpatie del sottoscritto -, riporta le cose come stavano al principio.
E per i bianconeri è l'inizio della fine, sancita da un gol dell'altrettanto detestato Neymar proprio allo scadere.
Ma la questione non è tanto chi ha vinto, o che lo abbia fatto il più forte, o che abbia perso una storica rivale: la Juventus ha ceduto a testa alta, battendosi, pur con alti e bassi, dal primo all'ultimo minuto.
In questo senso, e nella sportività di Julez, che celebra il momento di gloria di Neymar, alla sua prima Champions con tanto di sigillo a sostenere la giovinezza ed una carriera appena all'inizio, trovo che i bianconeri abbiano dimostrato il loro grande valore, a prescindere dal risultato.
Perdere con dignità è ai miei occhi simbolo di un carattere maggiore che vincere senza.
E considerati i trascorsi della Juventus, questo traguardo raggiunto, in tutta la sua insperata, clamorosa, realistica umanità, è una vittoria ben più grande della "coppa dalle grandi orecchie".
Anche se, fossi un tifoso bianconero, preferirei certo barattare un pò di questa ammirazione per un trionfo che, l'altra sera, avrebbe fatto piacere anche a me.




MrFord






lunedì 1 giugno 2015

Monday's child

La trama (con parole mie): se pensate di aver fatto un balzo in avanti nel tempo di qualche giorno, state pure tranquilli. Non vi siete appena lasciati alle spalle una sbronza di prepotente calibro fordiano o la visione agghicciante di qualche radical film suggerito dal mio rivale Cannibal Kid. Semplicemente, il ponte del 2 giugno ha prodotto una settimana assolutamente anarchica per quanto riguarda le uscite in sala - tra l'altro, sempre troppe e non sempre di qualità -, dunque i due bloggers arcinemici della blogosfera si sono prodigati in modo da fornirvi una vera e propria guida a quello che vi aspetta da oggi al prossimo weekend.
Sempre a modo loro, ovviamente.

"Figliolo, lasciatelo dire: guidi il carro armato peggio di Ford!"
Messi - Storia di un campione
(nei cinema lunedì 1 e martedì 2 giugno)

"Cannibal, vieni qui: fatti dare un abbraccione!"
Cannibal dice: Io l'avrei intitolato Messi – Storia di un pirlone, giusto per non essere troppo volgare e usare un altro termine, come quel maleducato di Mr. James Pork. Addirittura Álex De la Iglesia ha firmato questo documentario di questo sopravvalutatissimo calciatore che sarà anche un fenomeno con i piedi, e questo nessuno lo mette in dubbio, ma quando le partite contano per davvero se la fa addosso. Anzi, si vomita addosso. In attesa di vedere cosa combinerà contro la “mia” Juve sabato nella finale di Champions, io comincio a gufare contro di lui. Sia in campo, che al cinema, sperando che questo filmetto dedicato a un personaggio tanto privo di carisma e spessore non lo vada a vedere nessuno. Manco Ford.
Ford dice: sono assolutamente stupefatto nello scoprire che tanto io e Peppa, sempre in disaccordo sul Cinema, sul calcio troviamo decisamente più spesso opinioni comuni. Personalmente, considero Messi uno dei calciatori più sopravvalutati e privi di carisma di sempre: indiscutibili le doti tecniche, eppure la mancanza di carattere ed un piglio assolutamente anonimo lo rendono uno dei più grigi atleti che il calcio abbia mai conosciuto.
Sono comunque curioso, principalmente per la regia di De La Iglesia, di dare un'occhiata a questo documentario, magari facendolo seguire da un recupero delle imprese di Roby Baggio, uno dei miei favoriti del pallone, per riprendermi.



Fury
(da martedì 2 giugno)

"Hey, Cucciolo: sei troppo pusillanime per venire in guerra. Torna pure a Casale."
Cannibal dice: Film bellico che a sorpresa mi era abbastanza piaciuto (http://www.pensiericannibali.com/2015/01/fury-carro-armato-del-west.html), finalmente esce anche in Italia. Il ritardo per una volta non è stato a causa di misteriose logiche nostrane, ma al fatto che la compagnia di distribuzione italiana era proprio fallita alla vigilia del lancio del film. In attesa che anche Ford fallisca, guardatevi la pellicola che merita.
Ford dice: è incredibile come in Italia un film riesca ad uscire in ritardo anche quando la colpa non è direttamente dei suoi distributori. Ad ogni modo, questo Fury, passato al Saloon qualche mese fa (http://whiterussiancinema.blogspot.it/2015/02/fury.html), è un solido drammone di guerra forse non perfetto ma decisamente intenso che mi sento, in accordo - sempre incredibilmente - con il Cannibale di consigliare. Immaginando, magari, di passargli sopra la macchina parcheggiata con un carro armato.



Insidious 3 - L'inizio
(da mercoledì 3 giugno)

"Peppa, mi hai fatto sorbire per l'ultima volta uno dei tuoi filmetti!"
Cannibal dice: Riassumendo in breve: il primo Insidious mi era piaciuto decisamente e mi aveva spaventato quasi quanto una recensione a caso di WhiteRussian. Pure il secondo Insidious mi aveva terrorizzato, ma non in un senso horror. Era così pessimo che mi aveva fatto scappare a gambe levate dalla visione, che avevo abbandonato dopo poco. Sempre in maniera analoga a un post random del mio blogger rivale. Questo terzo episodio quindi lo abbandono in maniera preventiva. Proprio come la prossima recensione pubblicata su WhiteRussian.
Ford dice: il primo Insidious, uscito qualche anno fa, era riuscito a spaventare - ma non che ci voglia molto - quel pusillanime del mio rivale e pochi altri, convincendomi poco o nulla soprattutto nella ridicola seconda parte. Il secondo giace da tempo immemore nel mio hard disk, in attesa di tempi che non matureranno mai.
Facile prevedere che sarà di questo numero tre.



La risposta è nelle stelle
(da giovedì 4 giugno)

"Cannibal vorrebbe essere al mio posto." "A te va peggio: Ford vorrebbe essere al mio!"
Cannibal dice: La risposta è nelle stelle è il nuovo film tratto da un romanzo del mio nemico pubblico numero 2 dopo Ford, Mr. Nicholas Sparks. Considerando che in più c'è quel raccomandato inespressivo di Scott Eastwood, figlio di quel repubblicano ormai bevutosi il cervello di Clint, questo film potrei detesterlo dal profondo del mio cuore ma, c'è un ma, e pure un MA grande come una casa: la mia amata Britt Robertson, che tra questo film e Tomorrowland rischia di diventare la stella del momento.
Ford dice: un film cui non darei un soldo bucato, la solita commediola romantica da fazzoletto per le bimbette come Katniss Kid che evito come la peste. Penso, però, che se mi ci dovessi trovare darei un'occhiata solo per la somiglianza incredibile con il mitico padre di Scott Eastwood, memore dei tempi in cui era il vecchio Clint a fare la parte del cowboy nel pieno delle forze. E un po' anche per celebrare il compleanno numero ottantacinque del coriaceo Dirty Harry.




Una storia sbagliata
(da giovedì 4 giugno)

"Speriamo non mi piovano addosso Ford e Cannibal: quei due portano sempre guai."
Cannibal dice: Negli ultimi tempi mi sono fatto paladino del cinema italiano. Bene, mi sa che per me è un ruolo sbagliato. Così come sembra sbagliata questa storia, che pare la versione nostrana di Nicholas Sparks, ancora lui, ed è sbagliato Ford come blogger di cinema e più in generale come blogger, visto che a malapena sa accendere un computer.
Ford dice: come ormai è noto, il Cinema italiano rischia di diventare il mio nuovo, vero rivale quanto e più di Cannibal Kid. E come è quasi inutile sottolineare, una roba come questa non la farei vedere neanche al mio acerrimo nemico.



Accidental Love
(da giovedì 4 giugno)

"Che incubo! Ero un ottimo attore di colpo tornato al blockbuster di grana grossa!"
Cannibal dice: Se c'è una cosa peggiore dei cinepanettoni italiani, sono i cinepanettoni americani. Spiace vedere coinvolto in una roba del genere anche il mio idolo Jake Gyllenhaal, ma mi sa che, nonostante la sua presenza, questo film non lo vedo manco in maniera accidentale.
Ford dice: non potrei resistere per più di due minuti neppure se accidentalmente dovessi rivedere il trailer di questo film di cassetta ammeregano di quelli che fanno odiare il Cinema ammeregano ai radical chic come Peppa Kid. Che invece bottiglierei in modo del tutto non accidentale.



Le regole del caos
(da giovedì 4 giugno)

"Ford e Cannibal? Tagliate loro la testa!"
Cannibal dice: Questo è il classico film inglese in costume perfetto per Alessia Carmicino (http://firstimpressions86.blogspot.it/). Io invece passo, sorry.
Ford dice: è giugno, si avvicina l'estate.
Voglio l'azione, il mare, il mojito, Point Break. Niente costumi, niente cose da sala da the. Per l'autunno abbiamo tempo qualche mese.



Fuorigioco
(da giovedì 4 giugno)

"Settimane di uscite come questa sono proprio una tristezza."
Cannibal dice: Film italiano impegnato che vedo meglio per Ford. Io mi considero fuorigioco.
Ford dice: film italiano impegnato. Quasi peggio di un film italiano non impegnato. Io mi chiamo fuori e vado a giocare da un'altra parte.



Fuori dal coro
(da giovedì 4 giugno)

"Questo è peggio di Peppa: tutto il tempo su internet, e non beve neanche un White Russian!"
Cannibal dice: Oltre che fuorigioco, mi considero anche fuori dal coro di coloro che vogliono vedere questo film.
Perché, esistono davvero persone che vogliono vedere questo film?

Ford dice: a volte mi chiedo perché ogni settimana escano venti titoli, tra i quali diciotto non dovrebbero neppure essere distribuiti.




Il colore verde della vita
(da giovedì 4 giugno)

"Voglio essere in un film di Malick, voglio essere in un film di Malick, voglio essere in un film di Malick..."
Cannibal dice: Solo perché negli ultimi tempi ho parlato bene del cinema italiano, adesso la distribuzione vuole punirmi facendo uscire tremila pellicole nostrane tutte nella stessa settimana?
A questo gioco al massacro, io non ci sto.
Ford dice: ma chi ha pianificato le uscite di questa settimana maledetta!? Fortunatamente sarò felicemente a Barcellona, così non dovrò assistere in prima persona a questo scempio!



È arrivata mia figlia
(da giovedì 4 giugno)

"Abbiamo visto l'elenco delle uscite di questa settimana. Ammazza che depressione!"
Cannibal dice: Pellicola brasiliana presentato al Sundance e al Festival di Berlino che dal trailer sembra una pellicola un po' buonista e ruffianotta, di quelle da facile applauso del Ford di turno, però sembra anche una visione simpatica, perfetta per l'estate. Non escludo di dargli una possibilità e questa è una cosa, come direbbe José Alfafini: incredibile, amisci!
Ford dice: considerata la sfilza di roba tossica in uscita in questi giorni, questo pur poco affidabile prodotto semi autoriale sudamericano pare praticamente una Palma d'oro. E arrivato a questo punto, potrei perfino concedere la visione, sperando che possa come di consueto provocare scambi al vetriolo tra il sottoscritto e il Cannibale.



Eisenstein in Messico
(da giovedì 4 giugno)

"Cannibal, finalmente ti ho ammutolito. Ford dovrà ringraziarmi."
Cannibal dice: Film curioso sul regista russo tanto amato da Ford e tanto odiato da Fantozzi Sergej Ėjzenštejn. Non so proprio come possa essere, l'unica cosa che so per certo è che per me WhiteRussian...
è una cagata pazzesca!
Ford dice: film per appassionati di un Cinema che - purtroppo - non c'è più e che se riuscissi a recuperare guarderei con una certa curiosità. Nel frattempo, spero che Cannibal Kid passi al blog muto.



Subsonica Day
(nei cinema solo venerdì 5 giugno)

"Cannibal Kid? Lo soffiamo via in men che non si dica!"

Cannibal dice: I Subsonica mi piaciucchiano abbastanza. Ma non abbastanza abbastanza da dedicar loro addirittura un intero Day. Non so, a 'sto punto tra un po' arriverà pure il WhiteRussian Day?

Ford dice: i Subsonica sono stati uno dei gruppi italiani rivelazione ormai una quindicina d'anni fa, e continuo a voler loro bene, nonostante non li segua da un pezzo. Potrei pensare, però, di lasciare che sia Julez, da torinese DOC, a guardare e recensire questo film. Staremo a vedere.


martedì 15 luglio 2014

Saloon Mundial: Brasile 2014

La trama (con parole mie): avendolo seguito così da vicino, non potevo salutare il Mondiale appena conclusosi con la vittoria della Germania senza un post che ripercorresse le sue tappe più importanti - o almeno, quelle fondamentali per il sottoscritto -.
E' stata senza dubbio una kermesse combattuta, ricca di sorprese e delusioni, forse la migliore - insieme, per ragioni affettive, a quella del duemilasei - dal novantaquattro a questa parte.
L'appuntamento ora è tra due estati per gli Europei, e in Russia, nel duemiladiciotto.
Nel frattempo, come se fosse un film, ripercorro quello che è stato un mese all'insegna del pallone.







Non posso non cominciare, in questo senso, dalla partita inaugurale, giunta in un giorno lavorativamente molto pesante per il sottoscritto, arrivato a sera con la voglia di rivalsa di ogni outsider che si rispetti.
Purtroppo, i sogni di gloria sono rimasti inespressi - complice anche un arbitraggio più che scandaloso -, e Brasile - Croazia ha rappresentato una delle incazzature più feroci del Mondiale.






Fortunatamente la sofferenza è stata quasi immediatamente mitigata grazie alla debacle della Spagna Campione uscente - in tutti i sensi, di cui parlerò a breve -, in una partita già cult simboleggiata da un gol in pieno stile Holly&Benji di Van Persie, tra i più belli del Mondiale.






Questo torneo, però, è stato senza dubbio quello dei portieri: le emozioni più grandi ed i personaggi più incredibili sono stati quelli tra i pali.
Ochoa, istintivo e decisamente improvvisatore, attualmente senza contratto, è diventato da subito - con il suo Messico - uno degli eroi di casa Ford.
Peccato solo che il cammino dei Sombreros si sia interrotto brutalmente agli ottavi di finale.







La Spagna spocchiosa e radical chic del tiki-taka, invece, con la sua clamorosa eliminazione è stata una delle più grandi gioie del Mondiale. Conferma della maledizione che, dopo Francia '98, ha cominciato a colpire l'edizione successiva tutte le compagini detentrici del titolo.
Cinque pere dall'Olanda, due dal Cile, un'inutile vittoria contro l'Australia.
Roja quasi peggio dell'Italia, che è tutto dire.






Proprio l'Italia, dopo un'incoraggiante vittoria con l'Inghilterra al debutto - e, forse, una fiducia eccessiva nei propri mezzi maturata proprio a seguito di quel risultato - finisce praticamente peggio che nel duemiladieci, per la seconda volta successiva eliminata nella fase a gironi, tra polemiche e poco carattere.
Unico ricordo, il siparietto del morso di Suarez a Chiellini.






Chiuso il discorso gironi, ecco che la Colombia - una delle squadre ad aver espresso il calcio migliore - stende il tappeto rosso della ribalta al suo astro, il mio omonimo James Rodriguez, capocannoniere del torneo ed autore di una delle reti più spettacolari della rassegna, negli ottavi di finale contro l'Uruguay.
Peccato per come sia andata ai quarti, perchè la mia finale da sogno avrebbe avuto da una parte senza dubbio i Cafeteros.






Gli ottavi hanno rappresentato anche la seconda grande incazzatura del sottoscritto rispetto all'evoluzione di quello che pareva il Mondiale delle sorprese che, al contrario, si divertì a ridefinire una geografia molto più consona ai luoghi comuni del calcio. Il Brasile - che pagherà con gli interessi in seguito - supera ai rigori il combattivo Cile che, sul finire del secondo tempo supplementare, colpisce una traversa clamorosa con Pinilla, che finirà per tatuarsi anche l'immagine di quello stesso momento.






Allo stesso modo viene beffata la Svizzera, che vede infrangersi sul palo e con una carambola da fantascienza il sogno di portare ai rigori nientemeno che la celebrata Argentina di Messi - che sconterà anch'ella, pur se in misura minore rispetto al Brasile -.
Va detto che anche l'Algeria, indomita e combattiva, non avrebbe meritato l'uscita. Peccato.
Sogno ancora un Mondiale tutto di outsiders.






Con i quarti, però, la musica cambia, e il dio del calcio pare riconoscere il suo debito rispetto al Saloon e alle maledizioni lanciate nel corso della prima parte del torneo.
Neymar, uno dei giocatori che più detesto nel panorama calcistico, finisce anzitempo la sua avventura a seguito di una frattura ad una vertebra rimediata dopo una ginocchiata del colombiano Zuniga.
Avrei preferito vederlo uscire in lacrime dal campo con le sue gambe dopo una sconfitta, ma me lo sono fatto bastare.














Scrivevo poco sopra che questo è stato, senza dubbio, il Mondiale dei portieri: da Neuer, strepitoso estremo difensore con ambizioni offensive tedesco premiato come il migliore della competizione alla sorpresa felina Navas, capace di portare il Costa Rica quasi in semifinale, fino al personaggio Krul, entrato proprio per l'occasione dei rigori contro gli appena citati centroamericani e protagonista di un duello con i tiratori avversari da urlo.
Spocchioso e con il fare da duro di periferia, il suo incedere verso i malcapitati rigoristi con la mimica che pareva dire "Ma tu davvero vuoi segnare a me?" neanche fossimo in Taxi driver rappresenta una delle immagini più cult del Mondiale.






Con la Colombia, ricorderò anche il Belgio, tra le protagoniste di Brasile 2014: la squadra di Wilmots - grande ex giocatore - ha mostrato bel gioco, talento da vendere, grinta ed un potenziale futuro enorme. Peccato che abbiano pagato - sempre come la Colombia - il prezzo dell'inesperienza nei quarti di finale contro l'Argentina.
Spero davvero si possano rifare tra due anni, all'appuntamento con l'Europeo.










E' con le semifinali, che cominciano ad arrivare le vere soddisfazioni, ripagando tutte le delusioni precedenti: il Brasile, privo di Neymar e Thiago Silva - ma non sarebbe cambiato l'esito dell'incontro, se non nel risultato - subisce un clamoroso sette a uno dalla Germania in semifinale, un evento mai verificatosi nella Storia del Mondiale.
Una debacle clamorosa, che lascia di stucco perfino gli spettatori - come i Ford - che tifavano spudoratamente contro i verdeoro.
Come se non bastasse, nella finalina per il terzo e quarto posto, l'Olanda - eliminata ai rigori dall'Argentina nell'altra semifinale in una delle partite più brutte della rassegna iridata - regala una seconda pettinata a Neymar e soci, chiudendo, di fatto, la loro epoca prima ancora che possa considerarsi iniziata.






La finale è storia recente.
La Germania agguanta il suo quarto titolo raggiungendo l'Italia - che pare, ormai, in un'altra epoca e su un altro pianeta calcistico - grazie ad un progetto tecnico a lungo termine tra i migliori al mondo, con una rosa giovanissima e pronta a dare ancora tantissimo a questo sport, al termine di una delle finali più combattute ed intense tra quelle delle edizioni recenti.
Per quanto mi riguarda, e nonostante l'uscita di scena delle mie favorite - parlo di Algeria, Colombia e Belgio, ma anche dell'Olanda, a conti fatti - questo è stato un Mondiale molto divertente ed emozionante, che mi sono goduto dall'inizio alla fine e che, nonostante il ritorno al grande amore per il Cinema, mancherà davvero al bancone del Saloon.
Ma come tutte le cose, è giusto che si scriva la parola fine e si vada avanti.
In fondo, quattro anni passano più in fretta di quanto si possa pensare.



MrFord


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