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lunedì 9 luglio 2018

Saloon Mundial: dai quarti alle quattro





E così, neanche il tempo di dedicarmi ad un weekend in trasferta a Torino con il clan dei Ford, ed ecco che i quarti di finale hanno consegnato alla Storia le quattro squadre che si contenderanno i Mondiali di questo duemiladiciotto.
Mondiali che saranno ricordati per le sorprese - del resto, credo che in pochi, alla vigilia della competizione, avrebbero ipotizzato che, a questo punto, gli idoli Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar, nonchè la corazzata tedesca, sarebbero stati tutti a casa -, per i gol figli della "zona Cesarini", per la mancata partecipazione dell'Italia.
Ma cominciamo dall'inizio: l'Uruguay privo di Cavani responsabile dell'eliminazione dei Campioni d'Europa di Cristiano Ronaldo viene facilmente cancellato dalla Francia di Griezmann, che non sarà "fenomeno" come Mbappè ma difficilmente manca agli appuntamenti, e finisce per rappresentare l'ostacolo più grande verso la finale che personamente sogno, quella tra Belgio e Croazia.
Intanto il Belgio, in grado di incassare le sfuriate tecniche brasiliane, spezza i sogni dei carioca - con merito e qualche rischio - spezzando l'ultimo dei miti di quest'epoca, il sopravvalutato e simulatore Neymar, che si vede perfino respinto un tiro magico da un intervento da sogno di Courtois poco prima della fine. Sarà pure casualità, ma ormai è dal duemiladue che il Brasile non arriva ad una finale, e resta solo una promessa non mantenuta.
E' dunque giunto il turno dell'Inghilterra, altro grande classico del calcio che dai tempi di Italia '90 non guadagnava una semifinale, pronta a liberare diverse tifoserie dal fantasma svedese: personalmente approvo completamente una Nazionale rifondata e giovane, anche se questa Inghilterra è totalmente priva del fascino di quella di Lineker e Gascoigne che giunse terza nel corso delle "Notti Magiche".
A chiudere la carrellata, a seguito di un match fatto di botta e risposta, la Croazia, che dopo la Danimarca finisce per fare fuori sempre ai rigori la Russia padrone di casa, senza ombra di dubbio protagonista di un Mondiale che valorizzerà tutti i suoi giocatori.
A questo punto della cavalcata, è curioso notare come la rassegna iridata si concluda come un Europeo, e che le quattro squadre rimaste siano relativamente "nuove" in materia: la Francia ha in bacheca il titolo portato a casa in casa nel novantotto da Zidane e soci, l'Inghilterra lo stesso per il sessantasei, mentre Belgio e Croazia giungono vergini al confronto.
Io continuo a sperare che il Mondiale delle sorprese sorprenda fino alla fine, e che ogni match sia teso e combattuto come lo sono stati anche i quarti.
Chissà, magari pronti ad entrare nella Storia grazie ad un qualche momento epico che, ovviamente, sarò ben lieto di ricordare, trasmettere e raccontare.



MrFord






martedì 3 luglio 2018

Saloon Mundial: è finita si dice alla fine




La giornata di calcio mondiale di oggi è stata senza dubbio meno poetica e magica di quella di ieri, nonostante i due match in programma siano stati a conti fatti più belli di quelli che hanno portato Russia, Spagna, Croazia e Danimarca alla lotteria dei rigori: nel pomeriggio il Brasile ha stroncato i sogni messicani - e i miei di vedere un'altra sorpresa materializzarsi sul tabellone - mostrando la differenza di tasso prettamente tecnico con gli avversari.
Personalmente, così come nel duemilaquattordici, il Brasile non mi piace: è una squadra leziosa, a mio parere meno incisiva e potente delle formazioni dell'illustre passato di questa Nazionale, ed ha il suo simbolo nel fastidioso Neymar, che per quanto bravo continua ad essere uno di quei calciatori dalla scena facile che difficilmente sopporto. E così come nel duemilaquattordici, spero che il loro cammino si possa interrompere prima della finale del quindici luglio, anche fosse per mano di squadra che non mi sono mai state particolarmente simpatiche - leggasi la Francia di Mbappè -.
In serata, invece, è andato in scena un match al cardiopalma: quando, all'inizio del secondo tempo, con un uno-due a dir poco incredibile - e splendido nella sua esecuzione - il Giappone si è portato sul due a zero contro il favoritissimo Belgio, ho pensato come prima cosa che l'analisi che avevo fatto dei Diavoli Rossi fosse esatta - ovvero che si sarebbero sciolti al primo ostacolo - e come seconda che nell'ironia di chi in questi giorni diceva, stando a tutte le sorprese, che forse era la volta buona per i nipponici di imitare gli eroi dei cartoni animati e vincere la competizione poteva addirittura nascondersi un'incredibile verità.
Ma come più volte ho sentito al Cinema, "è finita si dice alla fine", e la squadra belga con grandissima tenacia - ed una qualità complessiva decisamente alta - non solo è riuscita a rimontare, ma anche ad evitare i supplementari con un gol in pieno recupero: curioso solo che, in una serata così thrilling e giocata all'ultimo secondo, le tre reti siano arrivate da elementi tecnicamente non eccelsi - Vertonghen e Fellaini - o subentrati dalla panchina - Chadli - piuttosto che dai più blasonati, pagati e celebrati Mertens, Lukaku e Hazard.
Ora occorrerà capire se, nell'incrocio ai quarti, il Belgio sarà in grado di mostrare lo stesso carattere contro i funanboli - anche nelle cadute - brasiliani, o se si ripeterà l'eliminazione degli europei come quattro anni fa contro l'Argentina di Messi.
Per quanto mi riguarda, e nonostante li ritenga fondamentalmente degli incompiuti, come allora sarò al loro fianco. E come allora continuerò a sperare che a vincere possa essere il meno celebrato e favorito.
Anche se, come è accaduto oggi - ed in particolare stasera - è finita si dice alla fine, e non è detto che sia proprio la fine che avevamo sognato.



MrFord





martedì 15 luglio 2014

Saloon Mundial: Brasile 2014

La trama (con parole mie): avendolo seguito così da vicino, non potevo salutare il Mondiale appena conclusosi con la vittoria della Germania senza un post che ripercorresse le sue tappe più importanti - o almeno, quelle fondamentali per il sottoscritto -.
E' stata senza dubbio una kermesse combattuta, ricca di sorprese e delusioni, forse la migliore - insieme, per ragioni affettive, a quella del duemilasei - dal novantaquattro a questa parte.
L'appuntamento ora è tra due estati per gli Europei, e in Russia, nel duemiladiciotto.
Nel frattempo, come se fosse un film, ripercorro quello che è stato un mese all'insegna del pallone.







Non posso non cominciare, in questo senso, dalla partita inaugurale, giunta in un giorno lavorativamente molto pesante per il sottoscritto, arrivato a sera con la voglia di rivalsa di ogni outsider che si rispetti.
Purtroppo, i sogni di gloria sono rimasti inespressi - complice anche un arbitraggio più che scandaloso -, e Brasile - Croazia ha rappresentato una delle incazzature più feroci del Mondiale.






Fortunatamente la sofferenza è stata quasi immediatamente mitigata grazie alla debacle della Spagna Campione uscente - in tutti i sensi, di cui parlerò a breve -, in una partita già cult simboleggiata da un gol in pieno stile Holly&Benji di Van Persie, tra i più belli del Mondiale.






Questo torneo, però, è stato senza dubbio quello dei portieri: le emozioni più grandi ed i personaggi più incredibili sono stati quelli tra i pali.
Ochoa, istintivo e decisamente improvvisatore, attualmente senza contratto, è diventato da subito - con il suo Messico - uno degli eroi di casa Ford.
Peccato solo che il cammino dei Sombreros si sia interrotto brutalmente agli ottavi di finale.







La Spagna spocchiosa e radical chic del tiki-taka, invece, con la sua clamorosa eliminazione è stata una delle più grandi gioie del Mondiale. Conferma della maledizione che, dopo Francia '98, ha cominciato a colpire l'edizione successiva tutte le compagini detentrici del titolo.
Cinque pere dall'Olanda, due dal Cile, un'inutile vittoria contro l'Australia.
Roja quasi peggio dell'Italia, che è tutto dire.






Proprio l'Italia, dopo un'incoraggiante vittoria con l'Inghilterra al debutto - e, forse, una fiducia eccessiva nei propri mezzi maturata proprio a seguito di quel risultato - finisce praticamente peggio che nel duemiladieci, per la seconda volta successiva eliminata nella fase a gironi, tra polemiche e poco carattere.
Unico ricordo, il siparietto del morso di Suarez a Chiellini.






Chiuso il discorso gironi, ecco che la Colombia - una delle squadre ad aver espresso il calcio migliore - stende il tappeto rosso della ribalta al suo astro, il mio omonimo James Rodriguez, capocannoniere del torneo ed autore di una delle reti più spettacolari della rassegna, negli ottavi di finale contro l'Uruguay.
Peccato per come sia andata ai quarti, perchè la mia finale da sogno avrebbe avuto da una parte senza dubbio i Cafeteros.






Gli ottavi hanno rappresentato anche la seconda grande incazzatura del sottoscritto rispetto all'evoluzione di quello che pareva il Mondiale delle sorprese che, al contrario, si divertì a ridefinire una geografia molto più consona ai luoghi comuni del calcio. Il Brasile - che pagherà con gli interessi in seguito - supera ai rigori il combattivo Cile che, sul finire del secondo tempo supplementare, colpisce una traversa clamorosa con Pinilla, che finirà per tatuarsi anche l'immagine di quello stesso momento.






Allo stesso modo viene beffata la Svizzera, che vede infrangersi sul palo e con una carambola da fantascienza il sogno di portare ai rigori nientemeno che la celebrata Argentina di Messi - che sconterà anch'ella, pur se in misura minore rispetto al Brasile -.
Va detto che anche l'Algeria, indomita e combattiva, non avrebbe meritato l'uscita. Peccato.
Sogno ancora un Mondiale tutto di outsiders.






Con i quarti, però, la musica cambia, e il dio del calcio pare riconoscere il suo debito rispetto al Saloon e alle maledizioni lanciate nel corso della prima parte del torneo.
Neymar, uno dei giocatori che più detesto nel panorama calcistico, finisce anzitempo la sua avventura a seguito di una frattura ad una vertebra rimediata dopo una ginocchiata del colombiano Zuniga.
Avrei preferito vederlo uscire in lacrime dal campo con le sue gambe dopo una sconfitta, ma me lo sono fatto bastare.














Scrivevo poco sopra che questo è stato, senza dubbio, il Mondiale dei portieri: da Neuer, strepitoso estremo difensore con ambizioni offensive tedesco premiato come il migliore della competizione alla sorpresa felina Navas, capace di portare il Costa Rica quasi in semifinale, fino al personaggio Krul, entrato proprio per l'occasione dei rigori contro gli appena citati centroamericani e protagonista di un duello con i tiratori avversari da urlo.
Spocchioso e con il fare da duro di periferia, il suo incedere verso i malcapitati rigoristi con la mimica che pareva dire "Ma tu davvero vuoi segnare a me?" neanche fossimo in Taxi driver rappresenta una delle immagini più cult del Mondiale.






Con la Colombia, ricorderò anche il Belgio, tra le protagoniste di Brasile 2014: la squadra di Wilmots - grande ex giocatore - ha mostrato bel gioco, talento da vendere, grinta ed un potenziale futuro enorme. Peccato che abbiano pagato - sempre come la Colombia - il prezzo dell'inesperienza nei quarti di finale contro l'Argentina.
Spero davvero si possano rifare tra due anni, all'appuntamento con l'Europeo.










E' con le semifinali, che cominciano ad arrivare le vere soddisfazioni, ripagando tutte le delusioni precedenti: il Brasile, privo di Neymar e Thiago Silva - ma non sarebbe cambiato l'esito dell'incontro, se non nel risultato - subisce un clamoroso sette a uno dalla Germania in semifinale, un evento mai verificatosi nella Storia del Mondiale.
Una debacle clamorosa, che lascia di stucco perfino gli spettatori - come i Ford - che tifavano spudoratamente contro i verdeoro.
Come se non bastasse, nella finalina per il terzo e quarto posto, l'Olanda - eliminata ai rigori dall'Argentina nell'altra semifinale in una delle partite più brutte della rassegna iridata - regala una seconda pettinata a Neymar e soci, chiudendo, di fatto, la loro epoca prima ancora che possa considerarsi iniziata.






La finale è storia recente.
La Germania agguanta il suo quarto titolo raggiungendo l'Italia - che pare, ormai, in un'altra epoca e su un altro pianeta calcistico - grazie ad un progetto tecnico a lungo termine tra i migliori al mondo, con una rosa giovanissima e pronta a dare ancora tantissimo a questo sport, al termine di una delle finali più combattute ed intense tra quelle delle edizioni recenti.
Per quanto mi riguarda, e nonostante l'uscita di scena delle mie favorite - parlo di Algeria, Colombia e Belgio, ma anche dell'Olanda, a conti fatti - questo è stato un Mondiale molto divertente ed emozionante, che mi sono goduto dall'inizio alla fine e che, nonostante il ritorno al grande amore per il Cinema, mancherà davvero al bancone del Saloon.
Ma come tutte le cose, è giusto che si scriva la parola fine e si vada avanti.
In fondo, quattro anni passano più in fretta di quanto si possa pensare.



MrFord


domenica 13 luglio 2014

Saloon Mundial: samba orange

La trama (con parole mie): ieri sera si è tenuta la "finalina" dei Mondiali, l'inutile consolazione che decide il terzo e quarto posto del torneo. Onestamente sono tra quelli che ritengono questa sfida inutile, buona giusto per giocare una partita in più ed incassare con sponsor e pubblicità, ma in questo caso non posso che essere felice di essermela gustata dal primo all'ultimo minuto.
Perchè ancora una volta, il dio del pallone ha deciso che i carioca padroni di casa dovevano pagare un dazio forse addirittura eccessivo perfino per loro.








Pronti via e subito non ci si crede: complice un clamoroso doppio errore arbitrale -  la punizione con espulsione di Thiago Silva è diventata un rigore con ammonizione dello stesso - l'Olanda piazza il primo gol dopo neppure due minuti, con Van Persie che zittisce le polemiche che hanno circondato gli Orange e la loro unità di squadra dopo la sconfitta ai rigori con l'Argentina.
L'impressione è che si prospetti, per i verdeoro, un'altra ripassata come quella subita contro la Germania in semifinale.
Il mojito che stringo nella destra preparato da Julez - che, per essere praticamente astemia, è un'ottima barwoman - di colpo diventa ancora più buono.







Neanche il tempo di constatare la pochezza del Brasile cui neppure il simbolo Neymar trascinato zoppicante in panchina come un amuleto pare servire, ed ecco che gli arancioni infilano la seconda pera, complice un inguardabile pasticcio della difesa avversaria. Ora, più che un'impressione, arriva la certezza che sarà un match a senso unico e che Thiago Silva e soci dovranno rimboccarsi le maniche per evitare un altro punteggio tennistico.







Vedere l'Olanda dominare la gara quasi completamente - se si esclude Oscar, i carioca praticamente non si vedono - rischiando di andare a segno almeno due o tre altre volte nel corso del primo tempo aumenta purtroppo il rammarico di non aver visto Robben e compagni giocare in questo modo anche contro l'Albiceleste, regalando al sottoscritto la finale europea che sperava di vedere stasera.







Nel secondo tempo la musica non cambia, con il già citato Robben che si tuffa e simula neanche fosse l'altrettanto già citato Neymar ad ogni piè sospinto - forse voleva omaggiare il suo collega grande assente - e le occasioni che piovono addosso agli Orange - anche se, occorre ammetterlo, un paio piuttosto grandi capitano anche sui piedi purtroppo non così brasiliani di questo Brasile -, che concludono la pratica con un gol di Wijnaldum in pieno recupero, giusto per essere, se non spietati quanto i tedeschi, almeno altrettanto sicuri della propria imposizione sugli avversari.






Forse mi sono accanito troppo anch'io, alla fine, su questo Brasile: ho tirato fuori tutte le maledizioni possibili e le ho scagliate - a quanto pare con successo - su Neymar e compagnucci nel corso di tutto il Mondiale.
Ma onestamente, non riesco a non godermela.
Mi sento come la Germania che, anche sul sei o sette a zero, continuava a macinare gioco ed usare la porta di Julio Cesar come un tiro al bersaglio.
L'Olanda, intanto, porta a casa un terzo posto meritatissimo - esce imbattuta dal Mondiale, di fatto, essendo stata eliminata ai rigori in semifinale - e si candida ad essere una delle protagoniste del prossimo Europeo, tra due anni.
Stasera, invece, si giocheranno il tetto del mondo i tedesconi di Loew e gli argentini mosci di Messi.
Inutile aggiungere che la speranza del Saloon è quella di vedere ancora una volta la Vecchia Europa regolare da par suo l'altra scuola più importante del calcio: quella sudamericana.



MrFord




sabato 5 luglio 2014

Saloon Mundial: la grande illusione

La trama (con parole mie): oggi si sono tenuti i primi due quarti di finale, lasciando che il Mondiale con le sue emozioni tornasse prepotentemente a scuotere il Saloon.
Da una parte, una sfida tutta europea tra Germania e Francia, dall'altra le speranze degli appassionati di calcio e di outsiders pronti a tifare Colombia contro il favoritissimo Brasile.
Quali squadre saranno uscite vincitrici, garantendosi un posto tra le prime quattro del Mondiale?








Devo ammettere che quasi mi è dispiaciuto, vedere fuori dai giochi la giovane e mai doma Francia di Deschamps poggiata sulle spalle di Benzema e Pogba.
Una vittoria sofferta ma meritata, però, quella della Germania, che conferma un carattere enorme e di essere una vera e propria certezza del calcio globale - negli ultimi tre Mondiali, è sempre giunta alla semifinale, pur non vincendo mai la competizione: seconda nel 2002, terza nel 2006 e 2010, staremo a vedere quest'anno -.
Loew si dimostra un tecnico notevole, Neuer un portiere strepitoso, il collettivo forse non perfetto e quadrato come altri del passato teutonico ma senza dubbio in grado di affrontare ogni sfida con lo spirito di sacrificio e i coglioni della grande squadra.






Curioso che il gol decisivo giunga nelle fasi iniziali del match, su palla inattiva e ad opera di un difensore, Hummels, che già in tempi non sospetti il sottoscritto aveva ingaggiato anche giocando a PES. Il resto, forse, non è stato calcio champagne o d'altri tempi, ma una solida sfida tra due compagini pronte a dare il tutto e per tutto, in termini di energie, per poter raggiungere l'obiettivo.
La tenuta, dunque, e la capacità tenere duro hanno finito per fare la differenza e definire quello che, per ora, pare essere il leit-motiv dei quarti di finale.
Niente più supplementari, niente più rigori. Si punta al massimo risultato mettendo sul piatto il massimo sforzo concentrandosi sui novanta minuti.







Rispetto alla seconda partita, mi sento in dovere di fare un'ammissione neppure troppo inaspettata: ho remato contro i carioca, spocchiosi, finti e superfavoriti, fin dal principio.
Li ho detestati e li detesto ancora, specie dopo aver assistito all'eliminazione di quella che era stata la squadra più interessante - insieme al Belgio - del Mondiale: la Colombia.
Eppure James Rodriguez e compagni cadono - sul più bello - contro, probabilmente, il Brasile migliore del torneo, forte non tanto nel gioco o nell'attacco, quanto nei suoi due straordinari baluardi difensivi - non a caso, gli unici a piacermi davvero -: sono proprio loro a segnare su due azioni da fermi - come Hummels, si scriveva poco sopra - reti in qualche modo casuali ma dal tempismo perfetto - la prima, dell'ex difensore del Milan - e clamorose per potenza e capacità d'esecuzione - la seconda, una punizione che lascia ammirati e a bocca aperta tutti quelli che amano il calcio -.
A poco serve il tardivo richiamo alla carica dello stesso Rodriguez su rigore, per i Cafeteros, che a mio parere tornano a casa colpevolmente dopo aver giocato un primo tempo assolutamente al di sotto delle loro possibilità, frenati dalla doccia fredda di Thiago Silva e da una presunzione di fondo che li ha visti godersi un pò troppo il ruolo di quasi favoriti ed il tifo che, probabilmente, tutto il mondo faceva sperando di vederli addirittura vittoriosi al Mondiale - me compreso -.
La verità, però, è che questa rassegna - equilibratissima e soprendente, decisamente più bella ed intensa sia di quella del duemiladieci che, malgrado la nostrana vittoria, del duemilasei - ha finito per illudere tutti i sognatori grazie alle prestazioni strepitose di squadre come la Colombia, l'Algeria, il Costa Rica, il Belgio, la Svizzera, per poi voltare le spalle alla meraviglia sul più bello, finendo per garantire una semifinale che è quanto di più classico e già visto si possa immaginare: Brasile contro Germania.
Se non altro, come avevo predetto e sperato Neymar finisce la partita in lacrime.
Peccato solo che non sia per questioni sportive, ma a seguito di un infortunio.
Razionalmente, spero non sia nulla di grave e che possa giocare la semifinale - che mi vedrà tifare spudoratamente per i tedeschi -: emotivamente, spero che sia presente per poter di nuovo piangere come un bambino dopo che i panzer di Loew avranno asfaltato i sogni del popolo verdeoro come la kermesse iridata pare continuare a voler fare con i miei.



MrFord




martedì 24 giugno 2014

Saloon Mundial: sotto i riflettori, dietro le quinte

La trama (con parole mie): agli archivi l'ultima sfida della seconda tornata di partite che ha visto opposti il Portogallo e gli States, è iniziata la lotteria del terzo e decisivo turno.
A partire da oggi, e per i prossimi giorni, conosceremo dunque quelle che saranno le sedici squadre pronte ad accedere alla fase finale, così come gli accoppiamenti degli ottavi.
Ad iniziare le danze i gironi A e B, con il Brasile da una parte e l'Olanda dall'altra a farla da padrone.









Nella notte, ed in attesa di concentrarci su quello che ci aspetta da qui in avanti al Mondiale, si è assistito a quello che potrebbe essere il capitolo conclusivo - almeno psicologicamente - di Cristiano Ronaldo e dei suoi compagni in Brasile.
Il pareggio agguantato al novantacinquesimo - e neppure così meritato - ed una flebile speranza non basteranno, probabilmente, ai lusitani per guadagnare gli ottavi, ormai materia principalmente di Germania e USA stessi: questi ultimi, guidati dal mitico Klinsmann, si uniscono alla già nutrita schiera di squadre sorpresa di questo Mondiale, pronti a giocarsi un posto al sole da questo momento in avanti.
Staremo a vedere.






Nel pomeriggio, e nel disinteresse quasi generale, si è giocata anche Spagna - Australia, partita di consolazione tra due formazioni già eliminate che ha purtroppo per il sottoscritto condotto ad una piena vittoria degli iberici, che in questo modo finiscono perfino per salvare la faccia a seguito di una prestazione iridata da dimenticare, considerato il loro ruolo di Campioni in carica.
Mi dispiace molto per i miei amici canguri, che escono con tre sconfitte su tre partite - passivo certamente immeritato - e tornano a casa con l'etichetta di squadra materasso. Peccato.
Prima o poi, spero di vederli agli ottavi - quantomeno - come nel duemilasei, che tanto ci portò bene.








Nella partita che contava del Girone B l'Olanda ha finito per regolare anche il Cile centrando tre vittorie su tre partite per giungere agli ottavi da favorita: gli Orange, che mi stanno molto simpatici, però, non hanno il Destino dalla loro.
Di norma, infatti, chi parte troppo forte in queste competizioni finisce per uscire miseramente decisamente prima della Finale, senza contare che la stessa non ha mai riservato soddisfazioni ai Tulipani - tre sconfitte su tre, nel 1974, 1978 e 2010 -.
Ora i ragazzi di Van Gaal se la vedranno con il Messico, mettendo di fatto a confronto uno degli attacchi più dirompenti del Mondiale con una delle difese migliori. Ne vedremo delle belle, spero.








Scrivevo poco sopra dei Sombreros, ed ecco che, nonostante la Croazia dovesse giocare per vincere e alla disperata - come dovrebbe fare l'Italia domani, anzi oggi -, la squadra centroamericana regola il conto con Mandzukic e soci nettamente volando dritta a sfidare l'Olanda agli ottavi, illudendo perfino il sottoscritto almeno per una decina di minuti di poter addirittura superare il Brasile nella differenza reti e dunque in classifica.
Peccato.
Ma anche così, sono contento.
Unica macchia il fatto che sia finita l'imbattibilità di Ochoa, idolo incontrastato di casa Ford dai tempi del match contro i verdeoro.









Ed eccoci al tasto dolente della serata. Probabilmente dovrei vietarmi, in questo Mondiale che sto seguendo così attentamente, di guardare le partite della Nazionale di casa.
In un modo o nell'altro, infatti, i giocatori, il tecnico, il pubblico, l'approccio solleticano la mia voglia di bottigliate e di schierarmi sempre e comunque dalla parte degli outsiders, scatenando al contempo il mio lato meno equilibrato: dal telecronista Rai ai siti specializzati, infatti, al momento sono tutti impegnati ad incensare il Brasile ritrovato, quello che ha annientato la bellezza del Camerun, probabilmente una delle squadre più scarse - soprattutto in difesa - dell'intero torneo.
Sono lontani i tempi, per i Leoni, di N'Kono e Milla.
E senza dubbio i carioca, quando vogliono e ci si mettono, fanno paura. Ma ancora non basta.
Questo Mondiale è davvero senza padroni, e sinceramente, ho come l'impressione che di fronte ad una compagine più serrata, il passivo non sarebbe certo così pesante, almeno a favore, per gli idoli locali.
Senza contare che, match dopo match, detesto sempre più la stella Neymar.
Il ragazzo ha talento da vendere, ed un grande acume tattico.
Eppure è assolutamente irritante sul campo.
Pronto a volare neanche fosse Superman al minimo buffetto e a rifilare colpi più o meno proibiti ad arbitro distratto, a recitare la parte dell'ex bambino povero baciato dal Destino anche quando è chiara la dimensione del suo ego, a rifiutare la mano ad un avversario una volta subito un intervento falloso e a darla quando è utile ad evitare un'ammonizione, l'attaccante del Barcellona è un concentrato di tutto quello che normalmente detesto: il talento con il culo pesantemente poggiato sul talento stesso.
Soltanto il fantasma Messi riesce a darmi più fastidio.
Spero, per quanto possa suonare antisportivo, che questo Mondiale, per Neymar, possa concludersi in due modi: l'incontro con un difensore che non ha paura delle conseguenze legate al fatto di privare il Brasile del suo asso o le lacrime per una sconfitta che la sua classe non meriterebbe, ma lui sì.
Senza alcun dubbio.
Del resto, le batoste rendono uomini.
E Neymar mi pare ancora un ragazzino tutto parrucchiere e Playstation.



MrFord



mercoledì 18 giugno 2014

Saloon Mundial: stelle e strisce, Belgio e sombreros

La trama (con parole mie): un'altra giornata di Mondiale è alle spalle, legata al primo giro di boa della competizione. Con lo scontro tra Brasile e Messico, infatti, si è dato inizio al secondo turno delle qualificazioni della fase a gironi. Probabilmente, entro la fine della settimana, avremo già i primi verdetti della competizione. Nel frattempo, mentre i favoritissimi carioca stentano, emergono alcune outsiders che potrebbero decisamente dire la loro nel corso della kermesse iridata.
Parliamo di Belgio e Stati Uniti, squadre apparentemente fuori da qualsiasi discorso titolato, ma che hanno tutto il potenziale per ricoprire il ruolo delle grandi sorprese.








Come è stato per l'Argentina, anche gli States, a seguito del vantaggio annunciato nel corso della stesura del mio post di ieri, sono riusciti ad imporsi - a sorpresa, a detta di molti e dei nomi in campo - sul Ghana, merito del gol lampo di Dempsey e di un botta e risposta nel finale di quelli da quasi cartone animato.
La squadra allenata da Klinsmann - uno degli ex interisti che più mi sono stati simpatici nella storia - ha carattere da vendere, e considerato l'approccio a stelle e strisce, potrebbe finire anche per qualificarsi a sopresa per gli ottavi a scapito dello spento Portogallo, con buona pace di Cristiano Ronaldo.
Staremo a vedere. In fondo, stando al tabellone, dubito che, anche nella migliore delle ipotesi, il cammino degli Azzurri e quello degli ammmeregani si incroceranno.






La partita tra Belgio e Algeria è stata curiosa.
Tutti - me compreso - si aspettavano fin da subito la conferma degli europei come di una delle realtà giovani più interessanti di questo Mondiale, eppure, al gol dell'Algeria, molti dei quotidiani nostrani si sono affrettati a titolare "tutto qui il Belgio?" e via dicendo, un pò come fecero nel duemiladieci in occasione della sconfitta della Spagna - poi laureatasi Campione - alla partita d'esordio con la Svizzera.
Peccato che, il tempo di un paio di aggiustamenti in corsa, e la squadra guidata dalla neppure troppo vecchia gloria Wilmots ha ribaltato il risultato grazie anche al contributo del partenopeo Mertens.
E pronti via, ecco gli stessi quotidiani buttarsi su titoli che quasi accreditano il merito del giovane talento fiammingo all'Italia e al Napoli.
Miracoli della Terra dei cachi.




Ma veniamo al piatto forte della giornata, il ritorno in campo del Brasile, padrone di casa e superfavorito.
La partita con il Messico inizia in sordina, con un primo quarto d'ora da noia mortale, per poi evolversi in un decisamente interessante scambio di colpi che ha portato ad un pareggio finale più che giusto. La formazione di Scolari, che dovrebbe fondamentalmente giocare sul velluto dato il divario tecnico, fatica e non poco, complici almeno cinque parate fondamentali del mio nuovo eroe Ochoa, portiere dai riflessi felini che mi stupisco sia finito a militare nell'Ajaccio, destinata il prossimo anno a militare nella Serie B francese.
Neymar dai biondi capelli, novella Georgie del Campionato del mondo accompagnata dal fratello bruto Dani Alves - davvero inguardabile in quella sorta di versione argentea - è sempre più irritante, pronto a cadere platealmente ad ogni sbuffo di vento tanto quanto a menare le mani sperando di non essere visto e commuoversi strizzando in qualche modo l'occhio ai giornalisti all'inno nazionale.
Quasi peggio dei tifosi carioca tutti pronti a mimare il cuore con le mani a favore di camera.
Pregiudizi a parte, comunque, questo Brasile mi pare tutto fuorchè temibile.
Dovesse incontrare ora Olanda o Germania, finirebbe spazzato via senza neppure troppa fatica.
A questo punto, considerato che agli ottavi il suo girone incrocerà proprio quello dei Tulipani, speriamo arrivi secondo e che Robben e soci riservino ai supponenti verdeoro un trattamento da ricordare.



MrFord




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