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venerdì 23 dicembre 2016

Ford Awards 2016: del peggio del nostro peggio






La seconda giornata ufficiale dedicata ai Ford Awards passa attraverso una delle classifiche più combattute dei premi, quella dedicata ai dieci titoli peggiori usciti in sala nel corso dell'anno.
Quest'anno si sono dati battaglia prodotti d'autore risultati assolutamente inguardabili e deludenti e schifezze atomiche mainstream degne di essere estromesse dalle sale: una lotta all'ultimo fotogramma che mi ha visto combattuto fino alla fine.
Chi l'avrà spuntata?




N°10: THE VATICAN TAPES di MARK NEVELDINE

 

Quando è stato il momento di redigere la classifica dedicata al peggio dell'anno, il terribile lavoro del pur interessante e tamarrissimo Mark Neveldine è stato fin da subito tra i nomi prescelti per la decina del non ritorno: a rendere meno pesante la sua presenza e, dunque, propiziare la decima posizione, il fatto che, a prescindere dal valore, non ricordi assolutamente nulla della visione.
Il che, a volte, è un gran bene.

N°9: LIGHTS OUT - TERRORE NEL BUIO di DAVID F. SANDBERG

 

Preceduto da un corto dal grande effetto fenomeno di Youtube, Lights out rappresenta il tipico horror privo di logica e totalmente inutile che ad un vecchio fan del genere come il sottoscritto finisce per far incazzare non poco.
A parte il minutaggio user friendly, una pellicola inutile ed inesorabilmente brutta, che si guadagna il titolo di peggior film "di paura" dell'anno: l'unica cosa che può vantare, è di trovarsi alle spalle di produzioni che, per un motivo o per un altro, hanno finito per farmi decisamente più cagare.

N°8: TROLLS di WALT DOHRN e MIKE MITCHELL

 

Bambinata buonista, colorata e caramellosa della peggior specie, tipico esempio di produzione Dreamworks che si esaurisce con il trailer, colonna sonora inflazionatissima ed un plot che, a prescindere dai protagonisti, è già visto e rivisto.
L'animazione, a conti fatti, che da queste parti, visto l'amore per Pixar e Studio Ghibli, non ci si augura mai e poi mai di affrontare, anche quando si tratta del blockbuster per tutta la famiglia.
Pessimo.

N°7: POINT BREAK di ERICSON CORE


Basterebbe pensare all'originale che ha ispirato questo abominevole remake, per dire tutto.
Ma purtroppo, la visione finisce per essere addirittura più agghiacciante del previsto.
Se, malauguratamente per lei, la Bigelow - autrice del supercult con Keanu Reeves e Patrick Swayze - dovesse incrociarne il cammino, finirebbe per desiderare di essere morta per rivoltarsi nella tomba.


N°6: ZOOLANDER 2 di BEN STILLER

 

Ho sempre voluto un gran bene al primo, mitico Zoolander.
Peccato che questo sequel fosse assolutamente inutile.
Stiller, forse attratto da un portafoglio più gonfio, porta infatti in scena uno spettacolo triste e volgare, che ribattezzai ai tempi del post il Mortdecai di questa stagione.
Fatta eccezione per le geniali apparizioni di Sting e Kiefer Sutherland, un ritorno completamente da buttare.


N°5: KNIGHT OF CUPS di TERRENCE MALICK

 

L'ex grande guru del sottoscritto per quanto riguarda il Cinema americano Terrence Malick aveva già dato segni di cedimento con The tree of life, che qualche anno fa vinse questo Ford Award sbaragliando ogni concorrenza.
Vennero poi To the wonder e dunque Knight of cups, fratellini minori di quel primo, assurdo, inconcepibile delirio di onnipotenza. E' dunque normale che si vada ad occupare una posizione meno alta in classifica.


N°4: THE NEON DEMON di NICOLAS WINDING REFN

 

Refn è sempre stato uno dei favoriti del Saloon dai tempi della mitica trilogia di Pusher.
Anche a fronte delle critiche, ho sempre difeso, infatti, il cineasta danese, una delle certezze del panorama mondiale che si parlasse di tecnica o di potenza.
Con quest'ultimo The neon demon, purtroppo, il buon Nicolas pare essersi perso negli stessi meandri di autoreferenzialità di Malick, finendo per sfornare una specie di pallida, orrenda imitazione - per quanto esteticamente bella - di Lynch.
Una tortura. Specie considerato che vidi questo film lo stesso giorno di Knight of cups.


N°3: WARCRAFT di DUNCAN JONES
 


L'ex bambino prodigio Duncan Jones - che anni fa stupì con il bellissimo Moon -, ostacolato da una produzione soffocante, confeziona uno dei blockbuster più brutti che abbia mai visto, ispirandosi ad un noto videogioco e cercando di portare in sala tutti i nerd orfani de Il signore degli anelli pronti a passare le loro nottate in campagne online nel tentativo di sostituire i vecchi, cari, giochi di ruolo.
Una vera merda galattica che ho faticato, malgrado la sua natura totalmente ludica, a terminare.


N°2: NOW YOU SEE ME 2 di JON M. CHU

 

Ai tempi della sua uscita, ero stato uno degli strenui difensori di Now you see me, che in casa Ford ci godemmo davvero parecchio nonostante le molte critiche estremamente negative.
Questo sequel è talmente brutto da avermi fatto rivalutare in peggio perfino il primo film.


N°1: BAD MOMS - MAMME MOLTO CATTIVE di JON LUCAS e SCOTT MOORE

 

Volgare, priva di idee, sessista.
Quella che, sulla carta, sarebbe dovuta diventare una delle commedie dell'anno, si è rivelata la visione indiscutibilmente peggiore dell'anno.
Dipendesse da me, roba come questa non verrebbe neanche distribuita.



 I PREMI

Peggior regista: Jon Lucas e Scott Moore per Bad Moms
Peggior attore: Jesse Eisenberg per Now you see me 2
Peggior attrice: Lizzy Caplan per Now you see me 2
Premio "parrucchino di Nicholas Cage" per il personaggio trash: Zoolander per Zoolander 2
Effetti "discount": Warcraft
Premio "dolcetto o scherzetto" per il costume più agghiacciante: i tattoos finti dei protagonisti di Point Break
Stile de paura: Terrence Malick per Knight of cups
Premio "veline": tutte le mamme di Bad moms
Peggior scena d'amore: uno qualsiasi dei pipponi di Knight of cups
Premio "pizza, spaghetti e mandolino": le sequenze girate in Italia di Zoolander 2



MrFord

domenica 20 marzo 2016

Zoolander 2

Regia: Ben Stiller
Origine: USA
Anno: 2016
Durata: 102'






La trama (con parole mie): sono passati più di dieci anni da quando Derek Zoolander ed il suo rivale Hansel si sfidavano a colpi di espressioni memorabili in passerella, e mentre il primo, dopo essere diventato padre, ha visto la tragedia del crollo del suo centro per giovani che vogliono imparare a leggere e la perdita della moglie che ha condotto all'affidamento del figlio, il secondo, rimasto sfigurato nello stesso incidente, si è ritirato per dedicarsi allo yoga ed al sesso libero con il suo entourage.
Quando, però, una misteriosa minaccia legata all'uccisione delle celebrità belle in modo assurdo riporta a galla il terribile Mugatu, la posta in gioco si alza, e chiama in causa anche il giovane Derek Jr: a quel punto, sia Zoolander che Hansel dovranno tornare alla ribalta per poter sistemare le cose.
Sempre che la loro stupidità non rovini tutto.










Sono davvero dispiaciuto.
Nonostante, infatti, gli anni da radical del Cinema che riuscirono a tenermi lontano perfino dai miei amatissimi action movies, agli inizi degli Anni Zero rimasi conquistato dalla demenziale comicità del primo Zoolander, un vero e proprio spasso che ancora oggi finisco per guardare con grande soddisfazione all'occorrenza: il sospetto, all'uscita di un sequel non richiesto giunto probabilmente fuori tempo massimo, che si potesse trattare solamente di una bieca operazione commerciale, era piuttosto importante, supportato da recensioni certo non lusinghiere su questo lavoro firmato da un Ben Stiller probabilmente a caccia di denaro per un qualche progetto più autoriale e meno supportato dai grandi produttori e distributori, ma devo ammettere di aver coltivato la speranza fino alla fine.
Anzi, di averla portata a braccia fino ai titoli di coda, facendo leva sugli unici momenti davvero divertenti del film - l'utilizzo di Sting e di Kiefer Sutherland, davvero impagabili -.
Peccato che, fatta eccezione per gli stessi involontari protagonisti appena citati, tutto si risolva in una fiera del riciclo di quelle che erano state le battute fulminanti dell'originale pronte solo ed esclusivamente a svilire le figure mitiche di Zoolander, Hansel e Mugatu, divenuti parodie - in negativo - di loro stessi.
Come se non bastasse - e di bene, a Derek e Hansel, in questi anni ne ho voluto parecchio -, le gag finiscono per risultare quasi volgari neanche fossimo precipitati in un film di Seth MacFarlane - una cosa pessima in stile Un milione di modi per morire nel West, per intenderci -, le idee poche e confuse - una commedia sgangherata sulla tematica padri/figli o una sorta di bonaria presa per il culo dei film spionistici in stile 007 o Mission Impossible? -, il mordente ed il ritmo davvero scarsi, nonostante il minutaggio limitato ed una solo apparente freschezza.
Certo, le risate scappano, ma hanno tutto il sapore di un'amara presa di coscienza da parte dei fan della Magnum e del suo mitico ideatore ed esecutore, che pare essere un dinosauro fuori tempo massimo neanche fossimo in un brutto film d'azione privo di ironia: e mi fa davvero male pensare di finire per trattare Zoolander 2 come se fosse un Mortdecai qualsiasi, pronto a portare sullo schermo momenti al limite dell'imbarazzo come il tuffo del nostro Derek ancorato alle tette di Penelope Cruz neanche fossimo in un film di Greggio, ma purtroppo ci sono momenti in cui anche i nostri favoriti vanno bastonati come si deve, nella speranza che possano imparare la lezione e ripagarci in positivo al prossimo giro di bevute.
E, in tutta onestà, dopo Zoolander 2, Ben Stiller, Owen Wilson e soci mi devono davvero una sbronza con i fiocchi.
Anzi, tre: perchè a bere al mio fianco voglio assolutamente Sting e Kiefer Sutherland.




MrFord




"Her friends are so jealous
you know how bad girls get
sometimes it's not so easy
to be the teacher's pet
temptation, frustration
so bad it makes him cry
wet bus stop, she's waiting
his car is warm and dry."
The Police - "Don't stand so close to me" - 







martedì 14 luglio 2015

Giovani si diventa

Regia: Noah Baumbach
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 97'





La trama (con parole mie): Josh e Cornelia, coppia tra i quaranta e i cinquanta intellettuale ed all'apparenza realizzata, isolata dalla mancanza di figli rispetto agli amici più stretti, incontra per caso quella formata da Jamie e Darby, altrettanto intellettuali e poseur di vent'anni più giovani di loro, che da subito paiono essere ben disposti ad accoglierli nella loro vita influenzando, di fatto, i nuovi amici ed inducendoli ad un progressivo processo di "ringiovanimento".
Dunque, mentre Josh si ritrova ad emozionarsi all'idea di fare da mentore a Jamie nell'ambito del documentario, Cornelia viene travolta dalle sperimentazioni che si ritrovano ad affrontare accanto ai due ragazzi: ma sarà tutto davvero genuino e casuale, o dietro il legame si nasconderà un'altra esigenza, soprattutto dello stesso Jamie?
E riusciranno Josh e Cornelia ad accettare il fatto di non avere più vent'anni?








Evidentemente, uno dei leit motiv di questa torrida estate è il Tempo, che si parli di viaggi e paradossi, o, più semplicemente ed umanamente, di giorni ed anni che passano, ed inesorabilmente ci pongono di fronte ad una verità che, prima o poi, dovremo di fatto accettare.
Noah Baumbach, uno degli autori più radical chic del panorama americano capace, con l'equilibrio delle sue sceneggiature e la delicatezza della sua regia, di convincere perfino il sottoscritto, aggiunge la sua voce a questo coro grazie a Giovani si diventa, commedia dolceamara dal retrogusto alleniano che conferma il suo talento pur non attestandosi ai livelli di ottimi titoli come Frances Ha o Il calamaro e la balena: il confronto tra le due coppie protagoniste - gli pseudorealizzati di mezza età Josh e Cornelia e gli arrivisti Jamie e Darby, pronti ad aggredire una vita ancora al principio - e le riflessioni che ne scaturiscono riescono a colpire da entrambi i lati della barricata, raccontano bene la spaccatura che si crea tra le coppie con figli e quelle che, per scelta o destino, non ne hanno avuti, e descrivono con sensibilità sia la fragilità di chi si vede traghettare ad un'altra epoca della propria esistenza e chi, al contrario, è convinto di essere il centro del mondo, e di avere tutto tra le mani, incondizionatamente - l'irritante Jamie con la sua fastidiosa mimica e la sua idea di essere immortale è una fotografia chiara di questo stato d'animo -.
Si naviga, dunque, tra il dolce e l'amaro, di fatto ricordando dei tempi in cui si pensava di non avere punti deboli e che fosse tutto in un certo qual modo dovuto - sempre Jamie che finisce per farsi offrire ogni pranzo o cena che lo vede tra i commensali - e prendendo coscienza di quelli in cui si comincia non solo a pensare a quello che ci accade intorno, ma il bisogno di fare da guida a qualcuno diventa più importante che trovare una direzione per conto proprio: senza dubbio si tratta del film forse più sentimentale e mainstream di Baumbach, che mantiene il suo approccio indie ma strizza l'occhio - protagonista compreso - a titoli come I sogni segreti di Walter Mitty, di fatto creando una versione d'essai dello stesso, giocato su emozioni, ideali e confronto tra quello che speriamo possa essere e quello che, di fatto, è.
In questo senso una delle cose più interessanti della pellicola è il confronto tra il cuore di Josh ed il talento di Jamie, a prescindere dalle conseguenze che entrambi possano provocare in chi sta loro accanto ed intorno: lo stesso padre di Cornelia, trovatosi al centro della disputa tra i due cineasti comunque in erba a prescindere dall'età culminata con il confronto alla premiazione alla carriera del più vecchio e maturo tra i tre documentaristi rappresenta una stagione della vita ancora differente, in grado di cercare di osservare nel modo più obiettivo possibile tutto quello che è avvenuto prima.
Ma a prescindere dall'interessante visione, l'ottima coesione tra gli interpreti - se Adam Driver non è così insopportabile di persona, un plauso va a lui ed alla sua capacità di rendersi un tale bersaglio umano per tempeste e tempeste di bottigliate e pugni in piena faccia - e l'indubbia capacità del regista, la cosa che ha finito per colpirmi di più è stata l'affermazione in chiusura di Julez, che "per la prima volta si è ritrovata ad immedesimarsi nei vecchi".
Il Tempo pare essere il fulcro di questa torrida estate, scrivevo poco sopra.
Del resto, questa è la stagione che più rende l'idea, in questo senso: si passa dai mesi eterni lontani dalla scuola alle due settimane rosicate di ferie della crescita, dalle cotte al mare che ci paiono poter durare per sempre ai figli che corrono sulla spiaggia mentre cerchiamo di tenere il loro passo.
L'importante, in tutto questo, è trovare il proprio posto.
Quando questo passo sarà compiuto, parrà di essere più veloci perfino del Tempo.
E sarà sempre un'illusione estremamente confortante.




MrFord




"All the young dudes (hey, dudes!)
carry the news (where are you?)
boogaloo dudes (stand up, come on!)
carry the news."
Mott the Hoople - "All the young dudes" - 





giovedì 29 gennaio 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): settimana dopo settimana, ci avviciniamo alla notte degli Oscar, ed uno dopo l'altro quelli che potrebbero essere i protagonisti della stessa cominciano a palesarsi nelle nostre sale. Ad oggi, quello che ho potuto vedere dei titoli più in vista della rassegna cinematografica più seguita dell'anno non mi hanno stupito granchè - Eastwood escluso -, e l'impressione, purtroppo, è che si prosegua su un tono certamente minore.
Un pò come quando si affronta questa rubrica: uno si potrebbe aspettare un sagace commento fordiano dietro l'altro, quand'ecco spuntare, come l'erba cattiva, Cannibal Kid.
Che poi, più che l'erba cattiva stessa, pare più che altro un infuso annacquato di quelli da correre in bagno: ma questo passa al Saloon, e questo ci dobbiamo tenere.


"Qui a Cannibalandia non si può ammettere di essere fordiani!"
Unbroken

"Impara a correre come si deve, Marco Goi!"
 Cannibal dice: Maccio Capatonda a parte, i protagonisti di questo weekend cinematografico sono loro, i Brangelina, la coppia più odiosa di Hollywood. Che io in realtà contro Brad Pitt una volta non avevo niente. Solo che da quando si è mezzo con la Scheletrina Jolie, non so se è un caso, il suo livello recitativo è crollato. In Fight Club e L'esercito delle 12 scimmie ad esempio se la cavava alla grande. Di recente, tralasciando robaccia come World War Z, persino quando ha lavorato con grandi registi come Tarantino o Iñárritu non è che lui personalmente abbia lasciato un grosso segno. La Jolie invece come attrice ha sempre fatto pena, quindi adesso c'è da chiedersi se come regista sarà ancora peggio, oppure se ha trovato la sua vera vocazione. La risposta arriverà nei prossimi giorni qui su Pensieri Cannibali. Riguardo invece a ciò che vi dirà WhiteRussian, quello potete fare come al solito e ignorarlo.
Ford dice: la Jolie non mi è mai stata particolarmente simpatica. Non è riuscita a convincermi neppure in Changeling, che malgrado la firma di Clint è uno dei film del buon Eastwood che ho meno apprezzato, tanto per intenderci. E negli anni non ha fatto che peggiorare.

Mi ero risparmiato il suo esordio dietro la macchina da presa, e penso che sfrutterò questo Unbroken solo per sfogare un po' di bottigliate.

Peccato che probabilmente questo film verrà massacrato anche dal Cannibale, altrimenti sarebbe stato perfetto.


Fury

"Figliolo, qui di pusillanimi in stile Peppa non ne vogliamo: siamo fordiani repubblicani."
Cannibal dice: Di questo film ve ne ho già parlato il Giorno della Memoria. A sorpresa mi è piaciuto. Dopo una prima ora molto bellica e molto fordiana, la pellicola cresce di ritmo e ne esce quasi una storia adolescenziale ambientata su un campo da guerra. Quindi una roba perfettamente cannibale. Boom.
Ford dice: ho messo gli occhi su questo film già da tempo, e non soltanto perchè Brad Pitt mi sta molto più simpatico della sua consorte, ed ho atteso con fiducia la sua uscita italiana per potermici confrontare.
Verrò ripagato di questo tempo? Oppure sarebbe stato meglio sparare su Fury settimane fa?
Presto scoprirete l'ardua sentenza!


Italiano medio

"Scrivi un'altra parola buona su di me, Cannibal Kid, e ti infilo questa penna dove non batte il sole!"
Cannibal dice: Dico solo che questo film è diretto da James Camera.
E già così per me è abbastanza da consegnare alla pellicola che segna l'esordio cinematografico di Maccio Capatonda tutti gli Oscar di questo mondo. Questa sì che è genialità pura, altroché Amariocan Sniper.
Ford dice: non ho mai seguito la carriera di Maccio Capatonda, e anche se comprendo, da quel poco che ho visto, l'adorazione dei suoi fan, non mi pare roba per me.
Comunque, dovesse capitarmi, uno sguardo lo darò. Non fosse altro che per la speranza di schierarmi di nuovo contro Peppa Kid.


Notte al museo 3 – Il segreto del faraone

"Questi vestiti andranno bene, Ben?" "Certo che sì! Rispetto a Ford, sembrerai all'ultima moda!"
Cannibal dice: Non ho mai visto i primi due, figuriamoci se vado a guardarmi il 3. A me Ben Stiller sta simpatico e i suoi film, nonostante qualche schifezza galattica confezionata qua e là, di solito sono un buon guilty pleasure. Della prima notte al museo mi sono però bastati pochi minuti per capire che era un'inguardabile bambinata che non fa ridere manco per sbaglio. Senza volerlo ho descritto la commedia fordiana ideale, o sbaglio?
Ford dice: non ho mai visto i primi due film di questa serie, e benchè Ben Stiller mi stia simpatico, non credo proprio comincerò dal terzo.
E sappiate che quasi mi sono terrorizzato da solo a scrivere qualcosa di quasi identico rispetto al mio rivale.


Turner

"Quella faccia da scemo di Peppa Kid starebbe proprio bene qui in fondo al canale!"
Cannibal dice: Turner... un nome che mi fa venire in mente la cantante Tina Turner, quella che una volta mi aveva dedicato una canzone, “Simply the Best”, non so se l'avete mai sentita. E poi mi viene in mente anche Turner e il casinaro, una roba che non ce l'ho mai fatta a guardare, visto che odio sia i film con Tom Hanks, sia i i film recitati da cani. Che poi è un po' la stessa cosa. Il Turner di cui si parla adesso in ogni caso è la nuova pellicola di Mike Leigh, regista che non so perché confondo sempre con Ken Loach, ma che in realtà apprezzo più di Ken Loach. Tra i suoi film ho visto Segreti e bugie, piaciuto, e La felicità porta fortuna, piaciuto molto, quindi potrei dare un'opportunità anche a questo, lasciando a Ford una visione a lui più consona, quella di Turner e il casinaro.
Ford dice: Mike Leigh, per quanto non il mio preferito in terra anglosassone, ha sempre confezionato cose decisamente interessanti. Turner, inoltre, è un pittore che ricordo con grande piacere dai tempi della scuola, e che sono curioso di conoscere in misura maggiore soprattutto a livello "umano".
Forse il film della settimana, e senza dubbio uno dei migliori di questo periodo di spenti Oscar e deliri cannibali.


Gemma Bovery

"Cara Gemma, noto che hai un paio di argomenti interessanti sui quali disquisire!"
Cannibal dice: In una settimana ricca di uscite di un certo rilievo, se non altro per i nomi coinvolti, ecco che c'è anche Gemma Arterton in Gemma Bovery. Chi meglio di lei, in un film con un titolo del genere?
Tra gnocca, produzione francese e radical-chicchismo a manetta, questa pellicola potrebbe essere una bella cannibalata. E Ford può già tirare fuori dalla cantina sociale le sue bottigliate delle grandi occasioni.
Ford dice: la scorsa settimana è stato il turno del panesalamismo sfrenato di John Wick, per la legge del contrappasso a questo giro passa una roba che, se non fosse per la Arterton, sarebbe solo un polpettone radical dal quale stare alla larga.
Nonostante tutto, credo ne resterò lontano ugualmente.




mercoledì 29 gennaio 2014

I sogni segreti di Walter Mitty

Regia: Ben Stiller
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 114'





La trama (con parole mie): Walter Mitty è un timido archivista fotografico da sedici anni impiegato presso la rivista Life, prossima ad un'acquisizione che ne comporterà la chiusura. Quando Sean O'Connell, un fotografo da prima linea, gli invia il suo più recente reportage indicando uno scatto in particolare come il migliore della sua carriera nonchè quello adatto per l'ultima copertina, Walter è costretto a smettere i panni del sognatore ad occhi aperti per vivere l'avventura che lo condurrà da una parte all'altra del mondo proprio alla ricerca di O'Connell in modo da risolvere il mistero di quello stesso scatto, che pare misteriosamente scomparso.
L'evoluzione di Walter e le scelte che sarà costretto a compiere per ritrovare la foto mancante saranno un incentivo ad uscire dal guscio per l'uomo, cresciuto immaginando sempre e comunque un mondo in cui lui stesso è il primo ad essere più "straordinario".






L'ultima fatica di Ben Stiller come regista, erroneamente definita dalla distribuzione come la risposta del nuovo millennio a Forrest Gump - analogia che ho trovato quantomeno ridicola -, ai tempi della sua uscita in sala aveva seminato più di un dubbio nella mente del sottoscritto, considerati i rischi che titoli anche solo sulla carta "buonisti" comportano: rischi che, almeno nei primi venti minuti di I sogni segreti di Walter Mitty hanno finito per addensarsi lasciando presagire una tempesta di bottigliate da record, paradossalmente divenuta una giornata di sole quasi estivo con l'evolversi della vicenda e del protagonista stesso, cui presta volto alla perfezione un Ben Stiller - nella doppia veste di regista ed attore, come era già capitato con i suoi Zoolander e Tropic Thunder - decisamente in parte - nonostante non sia affatto un suo fan, almeno dal punto di vista interpretativo -, pronto a divenire sequenza dopo sequenza uno straordinario eroe ordinario e a farsi carico dell'incredibile voglia di vivere - a prescindere dalle avventure in cui ci si imbarca - che questo film trasmette.
La figura dolceamara di Mitty, da Space oddity al lancio dall'elicottero - splendido il tuffo nell'Atlantico, un vero gioiellino di comicità al limite dell'assurdo -, dall'incapacità di relazionarsi alzando la testa - divertente la gag sulla barba di Silente - alla sua conquista del mondo - soprattutto interiore -, finisce dunque per conquistare anche lo spettatore pronto a dare a lui ed alle sue avventure una sonora lezione: con un respiro che ricorda quello dei grandi Classici e sfruttando scenari letteralmente mozzafiato - l'Islanda e l'Hymalaya, eruzioni vulcaniche e lotte con gli squali -, Stiller trascina in un percorso iniziatico che tocca temi importanti quali il rapporto tra padre e figlio ed il senso della vita e del lavoro, sfruttando interpreti d'eccezione per parti marginali - Shirley McLaine e Sean Penn, entrambi perfetti per i loro charachters - e confezionando un piccolo gioiello cui si perdona anche più di un'ingenuità dal punto di vista dello script, che concede effettivamente troppo sul piano della realtà effettiva ma che trova il suo significato ed il suo valore proprio nell'oltrepassare i suoi confini.
Senza dubbio il furbo Ben sfrutta in più di un'occasione gli appigli che i sentimenti offrono in occasioni cinematografiche come questa, eppure l'operazione non ha il sapore posticcio dei blockbuster hollywoodiani o della grana grossa tipica dei titoli da centro commerciale, si fa strada lottando ed osando proprio come il suo protagonista e, dai bellissimi titoli di testa al confronto sul tetto del mondo Stiller/Penn - "A volte non scatto, perchè sento il bisogno di vivere il momento senza pensare all'obiettivo", sussurra il secondo di fronte ad uno spettacolo forse irripetibile che la Natura offre a lui ed al suo vecchio amico - il risultato è un'emozione sincera, quasi come se l'indole di Mitty fosse presente in ognuno di noi.
Di fatto, è in questo modo che spesso ci troviamo ad affrontare la quotidianità, e la vita intera: sognare o cogliere l'attimo, sedere in un angolo fino a dimenticare noi stessi o vivere la nostra comune esistenza rendendola, proprio assaporandola a fondo, davvero unica e, per l'appunto, straordinaria.
Del resto, siamo tutti come Major Tom, pronto a sfidare lo spazio profondo come noi affrontiamo ogni nuovo giorno da passare su questa Terra: ed indiscutibilmente è sempre meglio vivere il più possibile che sognare soltanto, per quanto grandi possano essere quegli stessi sogni.


MrFord


"For here
I'm I sitting in a tin can
far above the world
planet Earth is blue
and there's nothing I can do."

David Bowie - "Space oddity" - 




giovedì 19 dicembre 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): e dunque siamo giunti ancora una volta alla fine dell'anno, con le classifiche dei Ford Awards ad incombere ed i bilanci del duemilatredici pronti ad essere redatti. Con loro giunge anche l'ultima tornata di uscite in sala prima del giro di boa del nuovo anno, quando ritroverete, botti permettendo, sia il vecchio cowboy che il finto giovane Cannibale alle prese con i titoli che inaugureranno - e speriamo bene - il duemilaquattordici.
Nel frattempo, buone feste anche dalla rubrica dei due nemici più acerrimi della blogosfera!


"Ammazza! Ford e Cannibal dal vivo sono anche peggio che virtuali!"

Frozen – Il regno di ghiaccio di Chris Buck, Jennifer Lee


Il consiglio di Cannibal: Forden – Il regno del tamarro
Il Natale va diventare tutti più buoni?
Ma col ca##o!
Frozen – Il regno di ghiaccio promette di essere la disneyata più disneyata nella storia della Disney. Ho dato un ascolto alla colonna sonora e m’è venuta voglia di chiamare Van Damme, Stallone, Chuck Norris e tutti gli altri amichetti di Ford e andare a casa di Topolino a fare una strage. Qualcosa di talmente zuccheroso e inascoltabile, da musical vecchissimo stile, che se vado a vedere un film del genere non so davvero quale potrebbe essere la mia reazione. Meglio evitare, che se no va a finire davvero che rivaluto gli eroi (?) action degli anni ’80.
Il consiglio di Ford: bastava anche solo l'Era glaciale.
Quest'anno si conferma davvero poco felice per il settore dell'animazione, e dopo il recente Planes ecco un altro "regalo" disneyano per la felicità di grandi e piccini: peccato solo che, invece di una cosa pixariana ed interessante, si tratti dell'ennesima robetta buonista sfruttata per cavalcare il periodo e piazzare la vendita di qualche milione di pupazzetti, astucci, videogiochi e chi più ne ha, più ne metta.
I vecchi cartoni animati paiono aver perso il cuore. O averlo messo dritto nel congelatore dove pensano si trovi anche il cervello degli spettatori.
E non so come è messo il Cannibale in questo senso, ma io non ci sto.


"Katniss Kid, mi concedi questo ballo?" "Neanche per sogno, Ford, sei un bruto!"

Colpi di fortuna di Neri Parenti


Il consiglio di Cannibal: un vero colpo di fortuna sarebbe se a Ford venisse un colpo uahahah
Non chiamatelo Cinepanettone, per favore. Questo non è un Cinepanettone. Questo è peggio. Questo è un Cinemerdone. Diretto da quel fenomeno di Neri Parenti, è un film a episodi sul tema della sfiga che fin dal trailer lascia sconvolti per la sua bruttezza e che se riesce a strappare 1 risata 1, quello sì sarebbe un colpo di fortuna.
Parafrasando gli Hunger Games: felice Natale, Ford, e possa la sfiga essere sempre a tuo favore.
Il consiglio di Ford: colpi di bottiglie, il regalo di Ford a Peppa Kid.
La settimana di natale è da sempre la peggiore per il Cinema, dunque non mi sforzo neppure di commentare questa merda gigante e spero che, almeno per quanto riguarda le uscite in sala, finiscano presto le feste in modo da ricominciare ad avere tra le mani almeno qualche titolo interessante.


"Ford e Cannibal la coppia di Natale!? Ma non fateci ridere!"
Indovina chi viene a Natale? di Fausto Brizzi


Il consiglio di Cannibal: indovina chi non viene al cinema a Natale?
Certo che c’è davvero una grande sfiga, volevo dire grande sfida quest’anno nei cinema italiani.
Sarà peggio Colpi di fortuna o Indovina chi viene a Natale?
Quasi quasi li vorrei guardare entrambi per scoprirlo.
Sì, certo, è una cosa molto probabile, che io li veda. E poi magari mi travesto da Babbo Natale e vado a trovare Ford portandogli un sacco di meravigliosi regali.
A Natale puoi…
Ma anche no.
Il consiglio di Ford: Certo non il sottoscritto!
Seconda merda galattica sfornata ancora calda e fumante per tutti noi dai distributori italiani, che continuano a sperare in incassi milionari di schifezze che, fortunatamente, paiono essere almeno in parte passate di moda.
Quello che invece non tramonta mai è il desiderio del sottoscritto di rivelarsi la versione del Grinch di Cannibal Kid, presentandomi felice la notte della vigilia nella sua cameretta seppellendolo sotto una montagna di carbone. Ardente.


"Peppa Kid, sei proprio un pupazzo!"
I sogni segreti di Walter Mitty di Ben Stiller


Il consiglio di Cannibal: il mio sogno non tanto segreto è noto a tutti e ha a che fare con Ford e un martello, ma Miley Cyrus non c’entra niente.
I sogni segreti di Walter Mitty è il film più promettente di questo Natale cinematografico italiano. E ciò la dice lunga. Ben Stiller in veste di regista è sempre una grandissima incognita, visto che in passato ci ha regalato cult come Zoolander e Giovani, carini e disoccupati ma pure porcatone come Il rompiscatole e Tropic Thunder. Questo suo nuovo potrebbe essere una commedia un pochino indie molto piacevole, così come affondare nella melassa come la definizione nel trailer di “Nuovo Forrest Gump” lascia immaginare. E il mio sogno più o meno segreto, oltre all’eliminazione totale di Ford, è l’eliminazione di tutte le pellicolette buoniste che spero Walter Mitty non finisca per essere.
Il consiglio di Ford: il mio sogno non tanto segreto è di poter incontrare il Cannibale di persona almeno una volta. Anche perché dopo del Cannibale non resterà abbastanza per un secondo round.
Ben Stiller mi è sempre stato discretamente antipatico, eppure sia come attore che come regista è riuscito negli anni a regalarmi pellicole piacevoli ed ottimi cult: per quanto il trailer di questo Mitty non mi ispiri particolarmente, non è detto che possa rivelarsi la sorpresa della settimana, riuscendo a far salire l'interesse per un weekend molto lungo - dato che prima del nuovo anno in sala non arriverà nient'altro - per ogni spettatore degno di questo nome. Speriamo dunque che il buon Ben non si faccia prendere troppo dalla bontà e confezioni per noi qualcosa che possa mettere d'accordo tutti, pubblico e critica, chi capisce di Cinema e chi no, Ford e il Cannibale.


"Speriamo che non ci sia Ford alla guida dell'aereo!"
Philomena di Stephen Frears


Il consiglio di Cannibal: attenzione, Ford mena
Oltre a Walter Mitty, l’altra pellicola di queste feste che potrebbe salvarsi è Philomena, firmata da un altro regista piuttosto discontinuo come Stephen Frears. Il drammone interpretato da Judi Dench rischia però di essere una di quelle visioni da sala del tè che Ford finge tanto di disprezzare, ma in realtà adooooora tanto gustarsi. Potrebbe anche non essere malaccio, ma mi puzza di ruffianata bella e buona. Un film bello cattivo questo Natalie proprio non lo fanno uscire?
Il consiglio di Ford: in men che non si dica, cercherò di svicolare!
Questo mi pare proprio uno di quei film sopravvalutati e un po’ spocchiosi che tanto piacciono ai finti radical chic neppure degni di essere veri come il mio antagonista, e nonostante ne abbia sentito parlare discretamente bene la mia curiosità di vederlo è più o meno la stessa di sperimentare lo champagne al posto del bourbon.
Considerato, inoltre, quanto era stato bastonato il recente A late quartet da Julez ai tempi del suo passaggio al Saloon, direi che questo Philomena potrebbe venire buono solo per un ritorno della signora Ford al timone della recensione.

"Io più vecchia di Ford!? Ma che cazzo vai dicendo!?"
Piovono polpette 2 – La rivincita degli avanzi di Cody Cameron, Kris Pearn


(esce il 25 dicembre)
Il consiglio di Cannibal: piovono bottigliate sulla testa di Ford
Il primo Piovono polpette era un filmuccio carino caruccio che si lasciava vedere senza infastidire troppo, ma senza nemmeno lasciare un ricordo così indelebile. Anzi, chi se lo ricorda? Un sequel direi che non lo desideravano in molti, a parte forse i bimbetti più disperati come Ford, e quindi potevamo anche farne a meno. In confronto alle altre moltissime uscite disprezzabili del periodo, questa comunque la si può semplicemente ignorare. Dopo tutto si tratta pur sempre di avanzi.
E qui vi aspettate che faccia una battuta perfida contro Ford?
Ma no. È pur sempre quasi Natale e anch’io divento più buono, quindi colgo l’occasione per fare gli auguri al mio rivale: buone feste, dannatissimo Ford!
Il consiglio di Ford: piovono bottigliate sulla testa del Cannibale.
Piovono polpette è un film che, ai tempi della sua uscita, trovai enormemente sopravvalutato, scontrandomi anche con alcuni amici che lo paragonavano a cose ben più valide che ora non sono più qui per raccontarlo.
Onestamente, di un sequel mi fregava meno di zero, ma dato che in due settimane il tempo da dedicare alle visioni è molto, potrebbe anche passare da queste parti giusto per essere quasi immediatamente dimenticato, un po’ come un piatto non troppo soddisfacente del cenone.

E proprio quando poteva cadere alla perfezione una battuta sul coniglione arrosto, ecco che lo spirito natalizio ha finito per impadronirsi perfino del vecchio cowboy: dunque mi risparmio, e auguro buone feste perfino a quel pusillanime del Cannibale!

Katniss Kid fiera del suo cenone di Natale.

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