martedì 8 dicembre 2015

Quel fantastico peggior anno della mia vita

Regia: Alfonso Gomez-Rejon
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 105'






La trama (con parole mie): Greg, liceale all'ultimo anno appassionato di Cinema deciso a mantenersi a distanza da qualsiasi gruppo inserito all'interno della complessa geografia scolastica, è fin dall'infanzia amico di Earl, suo coetaneo e quasi vicino, sempre pronto ad imbarcarsi con quest'ultimo nella realizzazione di film parodia dei grandi cult della settima arte.
Quando, spinto dalla madre, è costretto a rapportarsi con la compagna di scuola Rachel, alla quale è stata diagnosticata una forma di leucemia, l'esistenza semisolitaria di Greg cambia: il legame con la ragazza, infatti, scuote il mondo interiore dell'aspirante regista, modificandone aspettative ed atteggiamenti, inducendolo perfino ad entrare a far parte del grande mondo dei tavoli della mensa, ambiente da sempre evitato come la peste.
Quando il peggioramento del suo rendimento comincia a correre di pari passo con quello delle condizioni di salute di Rachel, Greg entra in crisi: come affrontare un dramma sentimentale che non avrebbe mai pensato di poter vivere sulla pelle?










Ho sempre avuto un debole, per il Sundance.
Per quanto, di fatto, si tratti del Festival più hipster del mondo del Cinema, ho sempre voluto bene alla maggior parte dei prodotti promossi dalla rassegna patrocinata da Robert Redford, che nel corso degli anni è riuscita a regalare al Saloon alcune delle sue più grandi soddisfazioni per quanto riguarda la settima arte alternativa statunitense: Quel fantastico peggior anno della mia vita - terribile adattamento dell'originale Me and Earl and the dying girl - appartiene a tutti gli effetti alla categoria, pur non raggiungendo i livelli di alcune ottime proposte di matrice teen passate su questi schermi di recente come The final girls o Dope - che presto farà capolino al Saloon -, e pare unire il gusto estetico da outsider chic di Wes Anderson alla passione che solo la voglia di riscatto di un'età tra le più complesse della vita può stimolare.
La storia di Greg, Earl e Rachel, sentita al punto giusto per quanto raccontata con il piglio supponente tipico dei teenagers mossi da aspirazioni e passioni vissute con tutto il trasporto possibile, è un ottimo esempio di film di formazione - soprattutto sentimentale - legato da un lato ai temi universali di amore ed amicizia e dall'altro alla sfida rappresentata dal confronto con la propria vulnerabilità ed il dolore, proprio e di chi ci sta accanto ed impariamo ad amare.
E se l'efficace rappresentazione di Greg ed Earl di alcuni tra i cult assoluti della Storia della settima arte - influenzata senza dubbio dal lavoro di Gondry Be kind rewind, superato anche agilmente da Alfonso Gomez Rejon - soddisferà i più accaniti tra i radical, pronti ad applaudire ad uno dei tentativi più riusciti legati all'evoluzione sentimentale dai tempi di Moonrise Kingdom, il percorso emotivo della seconda metà della pellicola ed il "twist" finale legato al destino di Rachel riuscirà a toccare anche il cuore del pubblico più abituato alle grandi storie d'amore ad ampio respiro.
Immagino, comunque, che presunti paladini del Cinema di nicchia come il mio rivale Cannibal Kid finiranno per essere stupiti della promozione - pur se non a pieni voti - guadagnata qui al Saloon da questo titolo, eppure credo che si tratti, a conti fatti, di un prodotto decisamente più pane e salame di quanto non si possa pensare, pronto a mostrare la complessa e selvaggia giungla che è il mondo del liceo e tutte le difficoltà che i ragazzini non propriamente convenzionali come Greg ed Earl sono costretti a qualsiasi latitudine ad affrontare per potersi fare le ossa ed affrontare il futuro: essendo sopravvissuto ad un percorso simile, arrivando ad essere un tipaccio come il loro insegnante tatuato dedito all'uso di droghe, ho sentito molto vicino il viaggio di maturazione soprattutto del protagonista, pronto a combattere fino a stare male il fiume in piena di sentimenti e sensazioni che, in determinate condizioni ed in un preciso momento delle nostre vite, neghiamo di sentire ribollire all'interno, ma che prima o poi, spesso per merito di una ragazza pronta a farci perdere la testa e spezzarci il cuore, romperanno gli argini permettendoci di crescere.





MrFord





"Trouble
oh trouble can't you see
you're eating my heart away
and there's nothing much left of me."
Cat Stevens - "Trouble" - 






15 commenti:

  1. strano l'adattamento del titolo italiano ... :-), cmq film curioso devo guardarlo anche io...

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    1. Strano è dir poco. E ce ne sono anche di peggiori.

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  2. Amo molto il Sundance, ma non quando è troppo Sundance. Non so se ha senso. Questo, troppo wesandersoniano, soprattutto dal punto di vista visivo, mi ha stufato in fretta. Oltretutto, il finale - anche se non vorrebbe - è inevitabilmente melenso. Gradisco i drammi di pancia, qui c'è troppo cervello, e ho preferito il romanzo, letto dopo avere visto la trasposizione, questa volta. Il nonsense abbonda e davvero non vuole essere la solita storia sulla leucemia. Il film, furbetto e ben fatto, non mi è sembrato invece molto convinto della cosa. O forse ha tutte le carte in regola è sono quei colori pastello, bleah, a disturbarmi. :)

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    1. Capisco le tue obiezioni, tutte più che legittime: invece a me è parso più di pancia di quanto non potessi pensare, ed anche se ho preferito Dope - ne parlerò tra un paio di giorni -, me lo sono gustato, devo ammettere.

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  3. L'ho visto un paio di mesi fa sottotitolato perché pensavo che in Italia non uscisse. Condivido il giudizio. In quello che ormai si può considerare un genere, è sopra la media.

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    1. Concordo: non strepitoso, ma piacevole ed interessante il giusto.

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  4. Non sono stupito dalla promozione anche perché l'avevi già abbondantemente anticipata... E adesso ti sei bruciato pure il tuo apprezzamento per Dope. Non sai proprio come si costruisce l'effetto sorpresa, Ford. :)

    Noto comunque con piacere il tuo processo di adolescenzizzazione (lo so che non è una vera parola, ma pazienza) e di radical-chicchizzazione (forse nemmeno questa è una vera parola), visto che questo film è piacevolmente hipster-teen fino al midollo. :)

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    1. Tranquillo, domani il livello di fordianità tornerà a livelli alti! ;)

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  5. Sei il primo che ne parla con toni così pacati. La curiosità aumenta...

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    1. Considerato che sulla carta con me c'entra ben poco, è già un successone così! :)

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  6. Se non sono troppo ruffiane, pellicole del genere riesco ad apprezzarle. ;)

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    1. Questa non è ruffiana, a mio parere: furba sì, ma non ruffiana. Fai un tentativo.

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  7. Mi puzza troppo di "Colpa delle stelle" e quelle menate là,mi sa che me lo risparmio ;)

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    1. Da assoluto detrattore di quella menata di Colpa delle stelle, ti assicuro che non è così.
      Anzi, secondo me per te son fazzoletti forti! ;)

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