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lunedì 2 marzo 2020

White Russian's Bulletin



Nel pieno del quasi epicentro della psicosi da Coronavirus il Saloon torna, per vincere l'assurdità dell'antisocialità della situazione che stiamo vivendo, con un Bulletin abbastanza ricco - considerati gli ultimi tempi -, ed una serie di recuperi da piccolo schermo che, insieme ai "sabati sera Cinema" con i Fordini moltiplicatesi a causa della chiusura delle scuole, hanno caratterizzato gli ultimi giorni da queste parti: novità e vecchi titoli che, in qualche modo, possono legare le generazioni e distrarci da una situazione surreale come quella che stiamo vivendo.


MrFord



I DOMINATORI DELL'UNIVERSO (Gary Goddard, USA/Israele, 1987, 106')

I dominatori dell'universo Poster


Tratto dalla notissima linea di giocattoli, Masters of the universe è una delle tamarrate più cheap e clamorose degli anni ottanta, figlia delle produzioni Golan/Globus che resero la mia infanzia decisamente felice: ovviamente non potevo che inserirla nella lista dei "sabati sera Cinema" con i Fordini, che dopo Conan il distruttore - che non ho recensito la scorsa settimana, mea culpa - hanno avuto modo di sperimentare anche l'He Man di Dolph Lundgren prima ancora di aver avuto l'esperienza illuminante della maratona di tutti i Rocky, per la quale aspetterò ancora qualche anno.
Oggettivamente si tratta di un film clamorosamente brutto, ma per chi, come me, è cresciuto con i pupazzetti di He Man e Skeletor ed il Castello di Greyskull, resta una chicca senza precedenti, un cult del trash che non si può dimenticare.




SCRUBS - STAGIONE 7 (ABC, USA, 2008)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster

Prosegue, volgendo ormai alle sue ultime stagioni, il recupero al Saloon di Scrubs, divenuta una delle serie preferite in particolare del Fordino, che incappa con l'annata numero sette nel punto più basso della sua cavalcata - almeno per ora -, complice, se non ricordo male, il famigerato sciopero degli sceneggiatori che mise in ginocchio la maggior parte delle produzioni da piccolo schermo quell'anno. Meno episodi del solito, pochi picchi, molte giocate sul sicuro.
Resta comunque un titolo che fa bene al cuore e si guarda volentieri in qualsiasi momento e condizione, reso ancora più funzionale da un cast ispirato e perfettamente all'interno dei suoi personaggi: talmente tanto che, Scrubs alle spalle, molti di loro sono letteralmente spariti. O quasi.




DOOM PATROL - STAGIONE 1 (AMAZON PRIME, USA, 2019)

Doom Patrol Poster

Non sono mai stato un fan della DC Comics. Anche ai tempi in cui leggevo fumetti come se non ci fosse un domani e scrivevo sceneggiature sperando di poter, un giorno, trasformarlo in un lavoro, la Marvel è sempre stata il mio riferimento assoluto o quasi per il mercato americano.
Prima della visione di Titans lo scorso anno, non avevo mai sentito parlare della Doom Patrol, e riscoprirla in questa serie iniziata praticamente per caso grazie alla piattaforma di Amazon Prime è stato un vero piacere: innanzitutto perchè questa serie - e chi l'ha scritta - è assolutamente delirante, piena zeppa di trovate così assurde da farmi tornare alla mente cose come Spongebob o BoJack Horseman - dall'esercito delle chiappe a Danny la strada gender free -, poi perchè l'atmosfera da Stranger Things versione fifties è una bomba, così come i personaggi, losers di prima categoria come piacciono da queste parti.
Un lavoro da non sottovalutare, che potrà risultare strambo e scombinato - ma attenzione, il "cattivo" Mr. Nobody è uno dei charachters più geniali che abbia visto di recente - ma che si fa volere più che bene, e che rappresenta una delle scoperte migliori del passato recente del piccolo schermo.
Avrei osato con una valutazione più alta, ma spero che con la seconda stagione questi scombinati possano regalarmi gioie ancora più grandi.




NARCOS: MEXICO - STAGIONE 2 (Netflix, USA, 2020)

Narcos: Messico Poster

Da sempre, per genere, stile, narrazione e qualità, sono un fan dell'ormai franchise di Narcos. Alle spalle le prime due, spettacolari stagioni con protagonista Pablo Escobar e la terza, dedicata al Cartello di Cali - avversario storico di Pablo - e passaggio agli orizzonti messicani, ho ritrovato, con il nuovo setting, le atmosfere e le vicende già romanzate da Don Winslow nella sua trilogia formata da Il potere del cane, Il cartello e Il confine.
Lo scorso anno gli autori si erano concentrati sulla vicenda - che fu fondamentale soprattutto in termini simbolici - che portò alla morte dell'agente Kiki Camarena, mentre con questa season two i riflettori si spostano sugli effetti che quella stessa morte ebbe rispetto agli affari non solo del patron messicano Gallardo e sui suoi associati, ma anche sui loro rapporti con la Colombia - principale fornitrice del prodotto che i messicani, ai tempi, di fatto traghettavano negli States - e gli USA, sempre pronti a dare un colpo al cerchio e uno alla botte per fare la figura dei buoni samaritani e contemporaneamente arricchirsi senza alcuno scrupolo.
La tensione è sempre alta, i personaggi funzionano, le sfumature delle miserie umane vengono mostrate pienamente dal nero al grigio: unico limite, forse, il fatto che resti un'opera di genere, lontana dai gusti di chi con il crime ha poca confidenza. Ma cazzo, che botta. E che botta, cazzo.




GREMLINS (Joe Dante, USA, 1984, 106')

Gremlins Poster


Altro giro e altro regalo per i "sabati sera Cinema" moltiplicatisi al Saloon a causa della chiusura forzata di scuole, luoghi di lavoro e chi più ne ha, più ne metta.
Gremlins è stata una delle prime pellicole che, ai tempi delle elementari e della mitica videoteca del mitico Paolo, ha contribuito a formare la mia passione per il Cinema: spaventosa, ironica, con quel gusto un pò nostalgico tipico delle pellicole anni ottanta, questa piccola chicca firmata da Joe Dante ha visitato gli schermi dell'allora casa Ford decine di volte, cominciando a formare il mio concetto "stagionale" di settima arte - anche se, in questo caso, sono andato un pò troppo lungo, considerata l'ambientazione natalizia - da sempre radicata in questo vecchio cowboy.
Non lo rivedevo da anni, e oggi mi pare più una commedia nera che non quel piccolo horror che sembrava ai tempi: i Fordini - entrambi - si sono vantati di non essersi spaventati -, hanno manifestato il desiderio di volere anche loro un Gizmo - e come non capirli - e mi hanno tempestato di domande per tutto il tempo, segno che il film riesce ancora a fare il suo lavoro nonostante l'età.
Considerato, dunque, che il Saloon è passato indenne, comincio ad accarezzare seriamente l'idea di passare a calibri più grossi come Predator, per cercare di far salire un pò la tensione: in questo caso, valuteremo con il ritorno del caldo, sempre per parlare di Cinema stagionale.
Intanto, archivio volentieri questo sempre piacevole tuffo nel passato.


lunedì 3 febbraio 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue, nonostante la marcia di avvicinamento agli Oscar, uno dei periodi di entusiasmo più bassi di questo vecchio cowboy per il grande e piccolo schermo, fatta eccezione per le revisioni - la consueta maratona dei Rocky è stata una bomba - ed i sabati sera Cinema con i Fordini, complice l'assenza effettiva di titoli in grado di solleticare quello che, fino a qualche anno fa, era dato per scontato. 
Nell'attesa che questo momento di transizione mi riveli cosa sarà del mio futuro, il Bulletin continua la sua strada, pur con pochi titoli tra le cartucce.


MrFord



LE RAGAZZE DI WALL STREET (Lorene Scafaria, USA, 2019, 110')

La ragazze di Wall Street Poster


Tratto da una storia vera, Hustlers - decisamente meglio del terribile titolo italiano - rappresenta, per certi versi, la visione di un certo mondo apparentemente dorato da un punto di vista femminile e femminista in barba alle convinzioni - errate - che lo stesso sia in mano agli uomini, una sorta di rivelazione sulla realtà effettiva che gli stessi uomini rifiutano di ammettere per ego o limitazioni di testa.
Giunto sugli schermi del Saloon spinto da ottime recensioni e tiepidino almeno per una buona metà, trova nella seconda parte la sua reale dimensione, ed uno spessore che non ha davvero nulla da invidiare a produzioni come Molly's Game o Tonya che nel passato recente hanno mostrato più palle di tante altre ad esclusivo focus maschile.
Una buona sorpresa, dunque, ed un prodotto che, seppur non clamoroso per inventiva o evoluzione, porta a casa il risultato solido e diretto come solo una donna cazzuta può essere.




LEGEND (Ridley Scott, USA, 1985, 94')

Legend Poster


Scelto dal Fordino per la più recente serata Cinema, Legend torna sugli schermi del Saloon per la prima volta dopo almeno dieci anni, confermandosi uno dei cult anni ottanta meno amati dal sottoscritto: nonostante lo splendido trucco di Tim Curry - che dimostra e dimostrava di essere un vero fuoriclasse del travestimento -, la presenza di Tom Cruise e l'ambientazione fantasy, il lavoro di Scott risulta posticcio e noioso, chiaro risultato di problemi in fase di produzione e troppo serioso.
Un'ora e mezza che ha il sapore delle tre, incapace di avvincere grandi e piccini se non per il contributo del Signore delle Tenebre già citato, e che ha rappresentato il primo revival tra quelli che ho vissuto con i piccoli di casa Ford in grado di mettermi in difficoltà da divano.
Almeno, l'abbiamo archiviato. Con buona pace del Tommasone, che avrà modo di riscattarsi nei prossimi anni anche agli occhi dei più piccoli del Saloon.


lunedì 6 gennaio 2020

White Russian's Bulletin


Alle spalle i Ford Awards ed i festeggiamenti di fine anno, torna il Bulletin portando in dono tutto quello che, nel periodo delle vacanze natalizie, è passato sugli schermi del Saloon, dalle novità in sala alle serie, dai recuperi ai titoli appena usciti.
In alcuni casi ci sono state ottime sorprese che potrebbero essere protagoniste dei Ford Awards il prossimo anno, in altri, purtroppo, anche delusioni.


MrFord



SCRUBS - STAGIONE 4 (ABC, USA, 2004)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster

Prosegue il recupero di casa Ford dell'ormai classicissima Scrubs, che nonostante il tempo che passa continua a risultare divertente e fresca, pronta ad allietare pranzi e cene facendo impazzire perfino i Fordini. Nel corso della quarta stagione, oltre alle vicissitudini sentimentali sia della solidissima coppia Turk/Carla, si assiste al passaggio professionale dei ragazzi una volta terminato il periodo di praticantato, senza che questo però limiti le pressioni ricevute dal mitico Kelso e dall'ancor più mitico Cox, che resta uno dei charachters più azzeccati di sempre.




STAR WARS EPISODIO IX - L'ASCESA DI SKYWALKER (J.J. Abrams, USA, 2019, 142')

Star Wars: L'ascesa di Skywalker Poster

Ricordo bene l'esaltazione che provai quando vidi per la prima volta il trailer di quello che, almeno sulla carta, dovrebbe o avrebbe dovuto essere l'ultimo capitolo della saga di Star Wars: considerata la qualità dell'Episodio VII e, seppur con un calo, dell'VIII, speravo in una chiusura davvero col botto per la terza trilogia, in barba all'altalenante seconda.
Purtroppo, però, le aspettative sono state deluse a seguito di un film davvero poco memorabile, che alterna poche buone idee e momenti da pathos figlio di un ultimo capitolo a lunghi minuti di ordinaria amministrazione e scelte discutibili - era davvero necessario il ritorno di Palpatine? -: un vero peccato, perchè se, con tutti i suoi punti deboli, la già citata seconda trilogia era partita malissimo per chiudersi molto bene - La vendetta dei Sith è un gran film che andrebbe rivalutato - questa ha imboccato il percorso inverso, e considerato come era iniziata, non può che essere una perdita per tutti i fan di questo universo così ricco e mitico.




THE WITCHER - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2019)

The Witcher Poster

Tanto Star Wars è stata la sorpresa in negativo delle Feste, quanto The Witcher è stata quella in positivo: tratta da un popolare videogioco ed interpretata da Henry Cavill - che non mi aveva mai convinto -, pensavo che si sarebbe rivelata una mezza porcata da abbandonare dopo il primo episodio. Al contrario, invece, non solo il protagonista funziona molto meglio da Geralt di Rivia che da Superman, ma gli autori sono riusciti a trovare il giusto mezzo tra la tamarrata, l'opera pulp violenta ed ironica, l'iconografia nerd da giocatori di ruolo e l'atmosfera giusta per conquistare il pubblico a più livelli - si pensi solo alla coppia formata dal Witcher e il bardo, perfetto nel diventare la sua spalla comica - costruendo un giocattolone piacevole e divertente, che mi ha fatto venire una gran voglia di provare la versione videoludica ed alimentato l'hype per la seconda stagione, prevista per il duemilaventuno.
Sinceramente, dono molto volentieri il soldo al mio Witcher.


lunedì 24 giugno 2019

White Russian's Bulletin


Nuova settimana e nuovo Bulletin insolitamente in orario rispetto all'uscita e insolitamente variegato in termini di proposte: a causa della breve vacanza al mare, infatti, ho potuto chiudere i conti con un romanzo che giaceva sul comodino da troppo tempo, tentare la strada della sala e quella delle serie televisive. Non tutto, purtroppo, ha però regalato emozioni e gioie dalle parti del Saloon. Forse è l'ora, una volta festeggiata l'estate con l'ennesimo passaggio su questi schermi de Il grande Lebowski, trovare titoli che non richiedano particolare impegno: i neuroni saranno in vacanza anticipata e non si rischieranno delusioni.


MrFord



SLEEPING BEAUTIES (Stephen&Owen King, USA, 2017)

Risultati immagini per sleeping beauties wikipedia

Regalatomi da Julez più o meno all'inizio dello scorso anno e subito iniziato, il romanzo a quattro mani scritto dal Re del terrore e da suo figlio - un genere di nepotismo che non apprezzo particolarmente per quanto, forse, nella sua posizione farei esattamente lo stesso per i Fordini -, nato per essere venduto come base per una serie televisiva, ha praticamente tutte le carte in regola per essere una di quelle letture da divorare: una trama non originalissima ma interessante, un interrogativo attuale - cosa combinerebbero gli uomini in un mondo privo o quasi di donne? -, momenti onirici ed altri violenti e reali. 
Eppure.
Eppure Sleeping Beauties non riesce mai ad ingranare la marcia, non incolla alla pagina e, soprattutto, non stuzzica affatto la curiosità di scoprire come andrà a finire. Nella pratica, non crea quella dipendenza che prodotti del genere dovrebbero creare quasi per contratto.
E dunque le seicento e oltre pagine sono diventate una sorta di tappa obbligata intervallata da qualche romanzo di più veloce scorrimento nell'ultimo anno e mezzo, chiuse proprio nel viaggio in treno che mi ha portato dal resto dei Ford. Una liberazione, per quanto mi dispiaccia ammetterlo.




HELLBOY (Neil Marshall, USA/UK/Bulgaria, 2019, 120')

Hellboy Poster

Chi frequenta il Saloon da un pò ben conosce la stima che io nutra per Neil Marshall dai tempi dell'ottimo esordio Dog Soldiers e dello strepitoso The Descent, che ho mantenuto negli anni nonostante il calo nella resa dei suoi lavori sia risultato anno dopo anno evidente.
Il rilancio di Hellboy, charachter creato da Mike Mignola e portato benissimo sullo schermo qualche anno fa da Guillermo Del Toro, poteva essere l'occasione della vita per il regista scozzese di tornare a fare parlare di sé in positivo: peccato che questo Hellboy convinca poco, risulti confusionario e privo di spessore, troppo preoccupato di seminare in vista della creazione di un eventuale franchise ma davvero poco convincente sia se guardato dal punto di vista del cinecomic a largo consumo che da quello della proposta insolita e violenta di nicchia.
Un vero peccato, perchè il protagonista è un personaggio da homerun in termini di potenziale appeal, contrasti e scrittura, e in questa sede viene sfruttato davvero poco e male, finendo per risultare addirittura pesante, più che grottesco e magnetico.
Un'occasione sprecata che, purtroppo, segna e non poco il percorso di Marshall sul grande schermo, almeno per quanto riguarda il Saloon.




SUBURRA - STAGIONE 1 (Neftlix, Italia, 2017)

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Nata ispirandosi all'omonimo film e sull'onda lunga del successo di Gomorra, Suburra rappresentò, un paio d'anni or sono, la risposta di Netflix al successo targato Sky dei Savastano, poggiandosi sulle solide spalle, parlando di talento attoriale, di Alessandro Borghi, pronto con il sorprendente Giacomo Ferrara a prendere per mano un prodotto partito in sordina e forse artigianale rispetto al già citato Gomorra ma episodio dopo episodio divenuto sempre più interessante, principalmente grazie proprio al rapporto tra i personaggi di Aureliano e Spadino, interpretati rispettivamente dagli appena citati Borghi e Ferrara.
Il loro rapporto, nato nell'odio e sviluppatosi come un'amicizia che nasconde la situazione complicata di Spadino, è forse la cosa più interessante della stagione, a prescindere dalle sottotrame che vedono la Roma Capitale percorsa da intrighi che passano dalle sue strade ai salotti d'alto bordo, dal Vaticano fino alla Sicilia della Mafia: un quadro inquietante all'interno del quale i tre giovani protagonisti sono costretti a sopravvivere come pesci gettati dalla vasca di un acquario in un oceano popolato da squali.
Non parliamo di un titolo destinato a fare la storia del piccolo schermo, ma di un prodotto che, per chi ama il genere, rappresenta una buona alternativa made in Italy e, potenzialmente, potrebbe perfino fare "il grande salto". Un pò come i suoi protagonisti.


giovedì 13 dicembre 2018

Thursday's child





Bentornati nella più longeva tra le rubriche dedicate alle uscite cinematografiche della blogosfera, o quantomeno quella più diretta da due acerrimi rivali: questo vecchio cowboy e Cannibal Kid.
A fare gli onori per il penultimo appuntamento dell'anno, prima di lasciare spazio a festività e classifiche di vario genere, Obsidian Mirror, un altro nome illustre della vecchia guardia di questo format ormai semi fantasma.


Obsidian: Concedetemi due parole introduttive per ringraziare i miei ospiti di questo inaspettato invito a partecipare alla loro esclusiva rubrica di anticipazioni cinematografiche. Grazie mille! Ecco fatto. Erano giusto due parole. Me la sarei potuta cavare anche con una ma, ve ne sarete accorti, sono uno a cui piace complicare le cose. Da qualche parte qui attorno dovrebbe esserci anche un link al mio blog per cui non serve dire altro e vengo subito al tema di oggi: “Sette validi motivi per non andare al cinema”.

"Si avvicina Cannibal: meglio fuggire prima che mi stalkeri."

Un piccolo favore

Ford e Cannibal discutono a proposito della scelta dell'ospite settimanale.

Obsidian: Vi faccio subito un piccolo favore: provo a indovinare la trama del film senza averlo visto, che tanto ne ho visti altri cento tutti uguali. È la mia maniera di salvarvi tutti quanti dal pantano dei luoghi comuni, filo conduttore di questo cinepanettone travestito da film. Allora… ci sono due tizie fighe, una delle due faceva Twilight (ma non ho capito bene quale e comunque non c’entra niente) l’altra è una vlogger (poteva banalmente essere una blogger, ma il regista è troppo avanti), e l’altra scompare (nel senso che un attimo prima c’era e poi… puff). No, non avete contato male. Sono io che ho fatto casino: le tizie sono solo due. Ad ogni modo la tizia che non è scomparsa si getta alla ricerca dell’amica con l’aiuto del marito di quest’ultima. Oddio come l’ho detto male! Insomma, avete già capito che, praticamente da qui in avanti, i due iniziano gradualmente a sbattersene i coglioni dell’amica/moglie scomparsa e partono a trombare come dannati… Beh, magari iniziano con qualche bacetto, non dico di no, ma alla fine vedrete che si tromba.
Cannibal Kid: Vedo che Obsidian in quanto a deliri non è da meno rispetto a me in un giorno qualunque, o a Ford dopo che ha bevuto mezzo sorso di White Russian analcolico. Se la trama è davvero così, io sono attirato parecchio da questo film. E non solo dalle sue due protagoniste. Inoltre, sosteniamo le pellicole che parlano dei colleghi, vlogger o blogger che siano. A meno che non si tratti di Mr. Ford e nei suoi confronti l'unica cosa da fare è il boicottaggio.
Ford: quando ho visto il trailer di questo film mi sono venuti in mente immediatamente i thriller da sabato sera su Italia Uno che trasmettono tensione sono a Katniss Kid e quei filmacci anni novanta che vorrebbero essere pruriginosi ma sono solo fuori tempo massimo. Un piccolo favore che potrei farmi se dovessi decidere di guardarlo sarebbe senz'altro quello di bere molto White Russian molto alcolico.

Macchine mortali

"Ford dev'essere passato di qui con il suo quad."

Obsidian: Cosa succede se le città hanno delle ruote e possono spostarsi per il mondo? Vi prego, no. Non lo voglio nemmeno sapere. Non bastavano queste dannate automobili a dannarmi l’esistenza nel mio quotidiano tragitto casa-lavoro-casa? Servivano proprio altri mezzi di trasporto, questa volta grandi come metropoli, a intasare le nostre strade? Beh, forse la trama non sarà proprio così come l’ho dipinta, ma siamo di fronte a un fantasy, ragazzi, quindi corriamo a sospendere la nostra incredulità e aspettiamoci di tutto, anche le città semoventi. Ma dove sono finiti gli elfi pasticcioni e le damigelle in pericolo? Si direbbe che negli ultimi anni, complice la mia distrazione, il genere si sia evoluto parecchio, e non necessariamente in meglio. O più probabilmente chi ha scritto il romanzo che ha generato tutto questo (tale Philip Reeve, ndr) è un puro megalomane. Un brivido mi scorre lungo la schiena mentre leggo che “Macchine Mortali” in origine è un ciclo (e te pareva) di sette romanzi! State quindi in campana e, se decidete di correre tutti al cinema, avrete presto tanti altri bei sequel.
Cannibal Kid: Se le città hanno delle ruote e possono spostarsi per il mondo, io prego soltanto una cosa, che al volante non ci sia Mr. Ford. Uno che, come tutti sanno, pure lui stesso, è un disastro sulle 4 ruote (e non solo sulle 4 ruote). Ford al volante, pericolo costante. Così com'è un pericolo costante ogni filmetto fantasy dalla trama distopica e assurda. A meno che non sia interpretato da Jennifer Lawrence.
Ford: nonostante l'entusiasmo provocato dal trailer di questo film in Julez, ho il dubbio enorme che si tratti dell'ennesima robetta fantasy teen che a suon di proclami da locandina spera di portare in sala quanti più spettatori da weekend possibili a prescindere da quanti sequel siano previsti o da quanto l'eroina di tutti i mondi immaginabili, la già citata Katniss Kid, possa invocare in suo soccorso Jennifer Lawrence. Me ne terrò ben alla larga. Dal film, non da Jennifer Lawrence.

Il testimone invisibile

"Ecco quello che succede a lasciar guidare Ford!"


Obsidian: Ci sono due modi per usare quei dieci euro che avete in tasca: 1) consegnarli alla cassiera di un cinema dove proiettano “Il testimone invisibile” oppure 2) usarli per pulirvi il naso. Se avete scelto la prima opzione, beh, allora vi siete persi una buona occasione per liberarvi dal muco in eccesso, cosa che la rigidità dell’inverno rende particolarmente fastidiosa (per voi) e disgustosa (per chi vi stava seduto accanto al cinema).
Ma perché farsi dei problemi? Se avete masochisticamente deciso di assistere all’ennesimo “legal drama” della vostra vita sarete certamente crollati di schianto dopo un minuto e non vi sarete accorti di nulla. Quella strana sensazione di appiciccaticcio sulla guancia, quando le luci in sala vi inviteranno a proseguire il vostro riposo a casa vostra, vi insegnerà a considerare meglio il valore del denaro.
Cannibal Kid: Nonostante le avvertenze di Obsidian, questo thriller con Riccardo Scamarcio e la sempre più splendida e brava Miriam Leone potrebbe essere la sorpresa della settimana. Non sono sicuro che valga 10 euro, anche perché io sono avaro economicamente quasi quanto Ford è avaro di parole buone nei confronti del bel cinema, però una visione gratuita più o meno legale sponsorizzata dal generoso web credo ci possa stare.
Ford: stranamente in questo caso mi trovo più d'accordo con la visione di Cannibal che non con quella di Obsidian. Il testimone invisibile, per quanto all'apparenza "troppo italiano", potrebbe inaspettatamente rivelarsi quantomeno una cosa discretamente guardabile con una Miriam Leone decisamente guardabile. Posso solo sperare di non trovarmi troppo d'accordo con il mio rivale, quanto piuttosto con l'economo Obsidian.

Lontano da qui

"Caro Cucciolo, non puoi assistere a questa proiezione, sei troppo giovane." "Maggie, sei quasi peggio di Ford!"

Obsidian: Una storia di speranza e disperazione, che nasce dalla disillusione dell'età adulta. Ecco, questo è un film che potrei anche decidere di guardarmi, a dispetto di quanto dichiarato nella premessa. Chi più di me può infatti dirsi disilluso, che neanche faccio più l’albero di Natale che poi altrimenti ce l’ho in mezzo alle balle per un mese...? Magari non al cinema, visto che ormai raramente mi prendo la briga di vestirmi, mettermi le scarpe e affrontare l’inferno del multisala, ma guardarmelo un giorno in streaming su qualche piattaforma magari sì. Rimane un margine d’incertezza dovuto al fatto che la protagonista pare sia una maestra d’asilo, un particolare che evoca la presenza di bambini urlanti come Goonies.
Cannibal Kid: Faccio una confessione a sorpresa e spero che suo fratello Jake possa un giorno perdonarmi: io Maggie Gyllenhaal proprio non la sopporto. E l'idea di assisterla in una pellicola ad alto tasso buonista in cui fa la maestrina mi attira quanto una lezione di cinema tenuta da quel professorino so-tutto-io di Mr. Ford. Io giro lontano da lui e da questo film.
Ford: io cerco sempre di fare il possibile per stare lontano da Cannibal, ma ancora dopo anni di lotte, insulti e battaglie lui continua a tornare settimana dopo settimana. Sto valutando seriamente la possibilità di pagare The Rock per trasformarlo nel nuovo albero di natale di casa Obsidian, senza che si disturbi troppo a rimetterlo in cantina una volta finite le festività.

La donna elettrica

"Questo tiro al Cannibale è proprio un gran bello sport!"


Obsidian: Una donna lotta contro un'industria locale che sta compromettendo la vita degli abitanti. Ma l'arrivo di un bimbo orfano metterà in discussione tutte le sue battaglie… Quale miglior cocktail si può ottenere mescolando a cazzo tanti buoni sentimenti? Film con un sottobosco ambientalista ne hanno già fatti migliaia, specie da quando i primi reattori nucleari del mondo reale hanno iniziato a dare tanti meravigliosi spunti ai produttori hollywoodiani… e quest’ennesimo tentativo arriva con decenni di ritardo, fingendo di ignorare che al grande pubblico oggi non serve altro che Facebook per indignarsi. Ho il sospetto che gli orfanelli siano stati aggiunti alla ricetta all’ultimo, come quando assaggi la minestra e ti accorgi che manca di sale.
Cannibal Kid: Pellicola islandese ecologista che dalla tematica potrebbe sembrare una mazzata mortale. Quasi quanto le politiche ambientali di Donald Trump nei confronti del mondo. O l'opinione di Ford su un teen movie da me adorato. Invece pare che sia un “feel good movie” più leggero di quanto possa sembrare ed è notizia delle ultime ore che Jodie Foster ne realizzerà un remake americano. Ci troviamo quindi al cospetto di un piccolo grande film rivelazione da tenere d'occhio?
Ford: un film che è una scommessa. Da un lato potrebbe rivelarsi la finta roba d'autore radical in realtà super buonista come molte di quelle che piacciono al Cucciolo Eroico, dall'altro una di quelle pellicole profonde ma anche divertenti tipiche di alcune proposte Sundance e di quasi tutte quelle fordiane. Personalmente, spero rientri nella seconda categoria.


Verso un altrove

Risultati immagini per verso un altrove film
"Mi alleno per battere il record di jogging di Marco Goi."

Obsidian: Una rapina in banca che finisce male, uno dei banditi che finisce in galera, gli altri banditi che non finiscono da nessuna parte perché il complice sfigato decide eroicamente di tacere. Dove l’ho già sentita questa storia? Forse succederà qualcosa di originale nel secondo tempo? Il bandito esce di galera e si trova di fronte, guarda un po’, a un mondo che gli chiude tutte le porte. Tutto sembra destinato a finire nel peggiore dei modi finché arriva una donna e… via che si tromba. In poche parole il secondo tempo di “Verso un altrove” è perfettamente intercambiabile con il secondo tempo di “Un piccolo favore”, il film che ha aperto questa piccola rassegna settimanale; i due sceneggiatori si sono inventati un pippone iniziale diverso, anche se entrambi egualmente privi di originalità, per arrivare al climax che lo spettatore medio attende con più ansia, quello che esplode sotto le lenzuola.
Cannibal Kid: Questi tentativi da parte di Obsidian di scoraggiare gli spettatori in realtà su di me sortiscono esattamente l'effetto opposto. Se Un piccolo favore ero già convinto di guardarlo, il blogger ospite questa settimana è riuscito a farmi venire una certa curiosità persino nei confronti di questo altrimenti poco promettente lavoro italiano. Meno male che non è guest star ogni settimana, se no mi farebbe venire voglia di vedermi tutti i film in uscita!
Ford: Cinema italiano, luoghi comuni e tentativi mal riusciti di risultare accattivanti. Pare quasi peggio della peggiore delle recensioni da groupie del Cannibale. Vado verso un altrove che, più che una delle sale in cui verrà proiettato, sarà un locale dove servano dei gran bei white russian.

martedì 4 settembre 2018

Shark - Il primo squalo (Jon Turteltaub, USA/Cina, 2018, 113')




- Considerato che l'estate è la stagione per eccellenza delle tamarrate al Cinema, sul divano e dovunque vogliate essere sopra le righe, Shark - Il primo squalo era il titolo perfetto per accogliere i Ford appena tornati dalle vacanze un paio di settimane fa, bisognosi di un ultima "notte da leoni" dei neuroni prima di tornare alla vita di tutti i giorni, al lavoro e, si spera, ad un autunno di film più interessanti ed impegnati.

- Shark è un giocattolone ignorante e senza vergogna, che sfancula allegramente la logica facendo storcere il naso in alcuni punti perfino un tamarro del mio spessore - l'assalto del Megalodonte alla spiaggia prevederebbe, considerate le dimensioni dello squalo preistorico e per evitare allo stesso il destino di molte balene, una profondità di almeno una ventina di metri, che di norma non sono proprio lo standard degli stabilimenti balneari, giusto per citarne una -, ma che fa il suo lavoro sporco, ovvero intrattenere il cervello rimasto solo dopo la libera uscita di tutti i suoi inquilini.

- Statham è sempre Statham, anche se ammetto che nelle pellicole in cui non muove o muove poco le mani perde senza dubbio una parte del suo fascino. Gli va comunque, da sportivo, riconosciuta una forma fisica pazzesca considerato che parliamo di un over cinquanta.

- Nonostante sia stato presentato dalla distribuzione come una sorta di horror/thriller capitanato da un volto noto dell'action, Shark è senza dubbio un giocattolone per bimbi grandi e piccini, perfetto per una serata da rutto libero con gli amici o accompagnati da figli o fratelli e sorelle minori amanti degli animali selvaggi - penso che lo proporrò anche al Fordino, in pieno coinvolgimento con la serie "72 animali pericolosi" -.

- Nell'ambito, dunque, dei filmacci di stagione senza pretese, Shark ha tutte le caratteristiche per essere assaporato come un bel fritto misto vista mare in barba alle diete da prova costume destinate a finire nel cassetto con l'autunno alle porte. Considerate soltanto di vederlo per quello che è, e con gli occhi che un qualsiasi bambino in età da scuola elementare assiste alla rivelazione del Megalodonte.



MrFord



giovedì 23 agosto 2018

The Leftovers - Stagione 1 (HBO, USA, 2014)




A prescindere dalle polemiche legate al suo finale, Lost ha inesorabilmente segnato il panorama delle serie televisive e della cultura pop come solo Twin Peaks fece prima, segnando - soprattutto con le prime tre stagioni - indelebilmente la Storia del piccolo schermo: da quel momento moltissime produzioni hanno cercato di percorrerne le orme sfruttando un certo metodo di narrazione, mescolando i generi, portando sullo schermo storie di fantasia basate sulle inquietudini reali e quotidiane di ognuno di noi.
The Leftovers, che ebbe un ottimo successo al suo esordio - e che in casa Ford, perennemente in ritardo, ignorammo -, si può tranquillamente inserire nel novero dei figli dei sopravvissuti più noti della storia della televisione, a partire dal mistero alla base della proposta - la scomparsa di un terzo della popolazione della Terra e le reazioni ed i segni lasciati nei sopravvissuti a tre anni di distanza dall'evento - fino all'utilizzo del passato dei protagonisti per approfondirne caratteri e scelte nel presente di narrazione, passando per il conflitto tra Fede e praticità che fu l'anima proprio di Lost - del resto, uno dei creatori di The Leftovers è Damon Lindelof, tra gli sceneggiatori di punta delle avventure dei naufraghi -: nel corso di questa prima stagione sono molti i momenti da bocca aperta e le sequenze da ricordare, i personaggi dallo spessore importante - Nora su tutti - e le riflessioni scaturite dalle posizioni prese dai protagonisti, siano essi i bianchi e muti fumatori o Kevin, lo sceriffo che cerca a tutti i costi di lottare per rimanere ancorato ad una realtà che pare perdere sempre più senso, confini e significato, o i figli di quest'ultimo.
Del resto, la perdita improvvisa di qualcuno è uno degli eventi più traumatici che potremmo ritrovarci ad affrontare nella vita, e non è detto che le ferite lasciate dallo stesso possano essere gestite sempre e comunque in modo costruttivo e non distruttivo, solido o completamente folle: nessuno di noi, del resto, è totalmente impermeabile, o privo di un punto di rottura, e spesso, quando quel qualcosa che ci portiamo dentro si spezza, trovare la forza e la via per ricostruirlo, o un sentiero per reinventarci diviene così difficile da rendere insostenibile la vita stessa: in questo senso Leftovers descrive decisamente bene - anche quando lo fa attraverso scelte e personaggi discutibili - queste sensazioni, e pur non essendo una tempesta come lo fu Lost colpisce e lascia il segno nello spettatore disposto a lasciarsi andare e farsi domande a proposito di quello che potrebbe essere un mondo diverso, o quelli che diventeremmo noi se ci trovassimo a vivere per le sue strade.
Si prende il suo tempo, a volte abbaia ed altre morde, si accoccola ai nostri piedi o attende una distrazione per un agguato al buio, eppure Leftovers è lì, pronto ad insinuarsi sottopelle come il dubbio che dopo la perdita resti solo il dolore, o sia importante sperare e ricordare per poter continuare a vivere, e trovare la propria strada.
Una battaglia a volte silenziosa, a volte gridata, che è anticamera di una guerra che abbiamo già perso, perchè con la perdita dovremo sempre e comunque fare i conti: di chi amiamo, e di noi stessi.
Lost, del resto.
Pare quasi il Destino.



MrFord



 

lunedì 19 febbraio 2018

La forma dell'acqua - The shape of water (Guillermo Del Toro, USA, 2017, 123')




Forse sto invecchiando, diventando insensibile rispetto a certe cose e troppo sensibile rispetto ad altre.
Forse comincio ad aver visto troppi film, o a trovarmi di fronte storie, sequenze, situazioni che mi pare di aver già vissuto, come un sogno ricorrente.
Forse chissà quali e quante cose, ma il tanto decantato, celebrato, premiato The shape of water di Guillermo Del Toro potrà vantarsi di essere la prima, grande, vera delusione di questo duemiladiciotto.
Leone d'oro a Venezia, applaudito, recensito entusiasticamente, definito commovente e magico, il lavoro del regista messicano mi è parso la versione sbiadita e buonista dell'ottimo Il labirinto del fauno, un cocktail già visto, sentito ed assaggiato di cose ormai fuori tempo massimo, che ripesca dalla mitologia del mostro a partire da Frankenstein per giungere ad Edward mani di forbice infarcendo il tutto con una cornice da Amelie - con una colonna sonora spudoratamente simile - ed una storia d'amore che mi avrebbe fatto massacrare uno qualsiasi degli ultimi Spielberg tenuto in piedi soltanto da una fotografia di ottimo livello e da un paio di interpretazioni che sono conferme di altrettanti ottimi attori - Richard Jenkins ed un gigantesco Michael Shannon -: un massacro su tutta la linea che sinceramente non mi aspettavo di compiere, nonostante le ultime prove non brillantissime del buon Guillermo, e che considerate le premesse speravo non avvenisse, considerate le critiche eccezionalmente positive piovute su una favoletta dark che mi ha fatto sentire come uno di quei vecchi cinefili che vede riproposte sullo schermo le versioni scialbe ed edulcorate dei cult con i quali è cresciuto e finisce per incazzarsi anche più del dovuto, in barba ai sentimenti, alla poesia e qualsiasi altra stronzata di questo genere vogliate ammettere.
Mi piacerebbe, in questo senso, avere la possibilità di confrontarmi con tutti i cinefili corsi ad acclamare questo film e pronti, in altre occasioni, ad usare come bersaglio i titoli Disney o cose come Avatar quando The shape of water ne è la versione vuota ed ancora più ipocrita: in questo caso abbiamo, infatti, un Autore che vorrebbe risultare alternativo pronto a dirigere e portare sullo schermo una storia che non aveva assolutamente esigenza di raccontare mascherata da grande melodramma romantico giocato su talmente tanti luoghi comuni da risultare a sua volta il prototipo del luogo comune stesso, che oltretutto strizza l'occhio in maniera vergognosa a produzioni di valore nettamente superiore - ho rischiato una vomitata a spruzzo in stile esorcista sulla sequenza da musical neanche si volesse ricordare La La Land -.
Prevedibilità, piattume, empatia pari a zero per un'opera confezionata ad uso e consumo della superficialità, che non ha nulla a che spartire con il Cinema d'autore in quanto ad originalità e con quello popolare per l'incapacità di trasmettere emozioni vere e non costruite: da sostenitore acceso degli outsiders, non mi era mai capitato di fare un tifo così spudorato per il personaggio del "cattivo" come in questo caso, l'unico a risultare vero e credibile dall'inizio alla fine, quasi simbolo di una rivolta - almeno per quanto mi riguarda - all'indirizzo di tutti gli autori o presunti tali pronti a sedersi sulla loro comoda formula o sulla possibilità che chi si troverà di fronte il loro lavoro non abbia mai visto altro, o avuto la curiosità di scoprirlo.
E dai richiami fin troppo evidenti all'Abe dei due Hellboy - ma è davvero possibile plagiare così clamorosamente se stessi? - all'irritante personaggio della pur brava Sally Hawkins, tutto gira nel verso più sbagliato possibile, e trasforma quella che doveva essere una favola emozionante e magica in qualcosa di vuoto e sterile a prescindere dal valore tecnico: un buonismo alternativo che pare perfino peggiore di quello di grana grossa che tanto criticano e criticheranno i fan sfegatati di Del Toro e di bolle di sapone come questa.
Bolle che, più che richiamare la forma dell'acqua, da queste parti ricordano altre geometrie decisamente meno piacevoli, magiche e profumate.




MrFord




 

venerdì 16 febbraio 2018

Gorchlach - The legend of Cordelia




Uno dei guilty pleasures maggiori del sottoscritto dai tempi dell'apertura del Saloon è rappresentato senza dubbio dall'occasione di confrontarsi con i lavori di giovani registi alla ricerca di un posto al sole nel vastissimo oceano che rappresenta la settima arte.
Negli anni, pur se meno di quanto avrei voluto, diversi cineasti si sono gettati tra le fauci del sottoscritto senza temere recensioni ed interviste: tra loro ricordo bene Fabio Cento, che sei anni fa portò da queste parti l'interessante - ma ancora acerbo - Mud lounges, e che ora fa il suo ritorno con il pilota di una serie che fin dalle prime sequenze mostra non solo l'evoluzione stilistica del suo autore ed una produzione decisamente più importante rispetto all'appena citato Mud lounges, ma anche l'importanza sempre crescente delle opere indirizzate al piccolo schermo dalla qualità che pare uscita dal grande, mescolando Game of thrones a Spartacus senza dimenticare lavori come il Centurion di Neil Marshall.
I quaranta minuti che introducono lo spettatore al mondo di Gorchlach - La leggenda di Cordelia sono serrati, discretamente violenti e ben gestiti dal suo autore, e lasciano ben sperare rispetto a quanto sta accadendo nel sottobosco delle produzioni seriali italiane - un pò quello che accadde con Quella sporca sacca nera -: l'unico appunto che mi sento di fare a Fabio è di avermi ingolosito con il pilota senza avere la possibilità di proseguire la cavalcata del prodotto, dato che ora, tra Ercole, il presente legato all'archeologia ed al fantasy ed un Medioevo perfetto per l'appellativo "Secoli bui", con personaggi folli e maledizioni incombenti, la curiosità cominciava a farla senza dubbio da padrona.
Resterò sintonizzato in attesa che la vicenda dell'amuleto maledetto - ma sarà davvero così? - possa tornare a dare speranza al piccolo schermo "indie" della Terra dei cachi, per quanto muscolosa e poco radical possa sembrare quest'opera.




MrFord



 

lunedì 15 gennaio 2018

Bright (David Ayer, USA, 2017, 117')




E' ormai chiaro quanto grande sia l'influenza di Netflix nel panorama non soltanto più circoscritto al piccolo schermo, ma anche, in una certa misura, al grande, pur se riferito al proprio portatile o al salotto di casa e non ad un multisala da weekend: il network che ha rivoluzionato il modo di approcciarsi all'universo dei serial si è ormai definitivamente lanciato anche nella produzione originale di lungometraggi, da Okja a 1922 o Il gioco di Gerald, per citarne tre che nel corso degli ultimi mesi hanno fatto parecchio parlare di loro.
Bright, giunto in rete a seguito di una campagna pubblicitaria piuttosto forte, diretto dal David Ayer di End of watch e Sabotage ed interpretato da Will Smith e Joel Edgerton, era senza dubbio una scommessa, un rischio, una di quelle cose in bilico tra l'essere una potenziale figata ed un potenziale fallimento, nonchè la produzione più costosa messa in piedi finora da Netflix: mescolando elementi che paiono usciti dritti dalla mitologia de Il Signore degli anelli con le tensioni razziali di District 9 e gli elementi urbani da sempre nel corredo artistico del regista, gli autori sono, a mio parere, riusciti a vincere la scommessa confezionando un prodotto assolutamente tamarro e sopra le righe, assolutamente imperfetto, eppure godibilissimo da guardare e pronto a solleticare il desiderio non solo di un sequel, ma anche di un'eventuale e reiterata visione, portandomi a riflessioni simili a quelle indotte dall'altrettanto imperfetto e recente Seven Sisters.
L'odissea da sbirri da strada di Ward e Jakoby, segnati da un destino che li ha visti essere messi in coppia a causa del carattere difficile del primo e della natura di orco del secondo, che porta a galla pregiudizi e razzismo - anche se parliamo di creature fantastiche, la metafora è evidente -, hard boiled nel senso più classico del termine, un'atmosfera da manga fantasy pronta a prendere il sopravvento soprattutto nella seconda parte, una dose consistente di violenza, un'interpretazione affascinante di una Los Angeles versione modern fantasy, per l'appunto, funziona ed intrattiene con l'irruenza tipica del film action anni ottanta con qualche deriva nel thriller soprannaturale e soprattutto nel prodotto da quartiere malfamato, musica alta - gran colonna sonora, senza dubbio - e proiettili che nel mio caso ha sempre esercitato un certo fascino.
Personalmente, avendolo approcciato senza alcuna pretesa se non scoprire cosa aveva progettato Netflix con un team che sapeva più di grande produzione hollywoodiana in cerca di risultati da fantascienza al botteghino, ho trovato piuttosto esagerato il tiro al bersaglio che è stato fatto rispetto ad un prodotto solido e piacevole, che non entrerà certo nella Storia del Cinema ma che svolge il suo compito nel migliore dei modi, neanche fosse un orco apparentemente non troppo sveglio e di sicuro ingenuo che affianca come meglio può un collega che non solo non si fida di lui, ma neppure lo vorrebbe al suo fianco, rinverdendo i fasti del buddy movie versione sbirro neanche fossimo tornati indietro ad Arma letale.
Avendo poi un background legato a doppio filo al mondo dei fumetti e dei giochi di ruolo, Bright ha rappresentato un divertissement perfetto, un pò come se Tolkien avesse deciso di ambientare una storia in mezzo ai casini di Strange Days: certo, il lavoro di Ayer non avrà pretese ed originalità, ma sfrutta il cocktail caotico e vario che si ritrova per le mani finendo per appoggiare sul bancone uno di quei beveroni dai colori sgargianti che pensi, da ottimo bevitore, che vada bene giusto per le feste degli adolescenti ed invece ti ritrovi a scolare a raffica con la sensazione di buttare nel motore benzina pronta soltanto ad essere data alle fiamme.
Per un vecchio cowboy come me, non ci si pone neppure il dubbio: anche perchè bere un cocktail in più non solo può significare scoprire sapori nuovi, ma anche che non si ha paura di tutta la diversità presente in qualsiasi mondo, reale o immaginario.
E conoscere, gustare, imparare da quella diversità può essere un ottimo modo per uscire anche dai più brutti guai vivi e più pieni.



MrFord



 

martedì 24 ottobre 2017

Siren (Gregg Bishop, USA, 2016, 82')





E' sempre difficile per il sottoscritto approcciarsi, dopo ormai quasi trent'anni di esperienza nel settore, ad un nuovo horror, a prescindere dalla tipologia, dal contesto o dalla cornice: la coscienza, poi, che negli ultimi dieci o quindici anni siano stati solo tre - quasi quattro - i film che hanno finito per farmi strizzare le chiappe sulla sedia, la situazione per qualsiasi nuova proposta finisce per essere decisamente difficile da gestire.
Questo Siren, giunto per caso sugli schermi del Saloon, ha finito quantomeno per tuffarsi senza infamia e senza lode nel grande oceano delle proposte che vanno come devono andare, mescolando tentativi di raccontare il genere da un'altra prospettiva - come fu per l'altrettanto non perfettamente riuscito Spring - ad un impianto più classico da survival poggiato sulle spalle, in questo caso, di un'idea abbastanza affascinante - che in qualche modo potrebbe riportare alla mente dei fan di vecchia data Cabal e la sua Midian - e dell'interpretazione di Justin Welborn, già apprezzato da queste parti per il suo contributo a Justified.
Non parliamo certo di tensione insopportabile o produzione da alti livelli, quanto più che altro di un lavoro da artigianato di nicchia del Cinema, che riempie senza problemi una serata in tranquillità pur non offrendo chissà quale meraviglia per gli occhi o il cuore - anche se, devo ammetterlo, l'associazione di alcune caratteristiche della "sirena" a quelle del gargoyle de "I racconti del gatto nero", film a episodi di secoli fa che ho sempre amato, mi ha lasciato quella piacevole sensazione da amarcord spietato - pronta a ribaltare anche il concetto di "mostro" rivolgendo lo stesso principalmente agli esseri umani, che nel bene e soprattutto nel male rappresentano le creature più pericolose che potrebbero mai popolare i nostri incubi - non a caso il mio spauracchio imperituro è e sempre sarà il Bob di Twin Peaks, che compariva terrificante proprio perchè privo di maschere, trucchi e look "da horror" -.
Ripensando proprio al ribaltamento di ruoli, la cosa più interessante risulta senza dubbio essere la storia d'amore che lega il protagonista alla sirena, che una volta scelto il compagno per la vita prosegue lungo la sua strada senza guardare in faccia a nessuno, e senza risparmiare chiunque decida di porsi tra lei e l'amato: una visione "romantica" del "mostro" che da respiro ad un genere che di norma ha schemi ben precisi e delineati, e fornisce un punto di vista femminile che, come per il recente The autopsy of Jane Doe finisce quantomeno per cambiare prospettiva, pur non diventando necessariamente un nuovo standard con il quale fare i conti.
Da rivedere - e non in senso positivo - gli effetti, mentre resta di grande efficacia il contesto da "notte da leoni" mescolato ad una sorta di versione horror e sovrannaturale della villa del piacere di Eyes Wide Shut - ovviamente paragone da prendere con le pinze e le più che dovute proporzioni - così come lo sguardo allucinato della sirena, pronta ad incantare con la voce pur mostrando un aspetto molto jappo nella sua rappresentazione mostruosa.
Un esperimento, dunque, certo non perfettamente riuscito ma che gli appassionati potranno quantomeno godersi in una serata off senza troppi pensieri.
In caso contrario, basterà procurarsi una sanguisuga.




MrFord




 
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