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martedì 14 luglio 2020

Notte Horror 2020 - Lidris cuadrade di tre

Radice quadrata di tre - Lidris Cuadrade di tre


L'occasione del mio ritorno nella Blogosfera è stata piacevolmente accompagnata da una delle iniziative più apprezzate e longeve passate dal Saloon nel passato recente, la rassegna Notte Horror: pur in clamoroso ritardo rispetto ai miei colleghi e nonostante le vicissitudini che in questo periodo mi portano ad essere ben poco presente da queste parti, ho approfittato dell'iniziativa per rispolverare un piccolo cult italiano che non rivedevo da almeno una dozzina d'anni, e che ai tempi rappresentò una vera e propria sorpresa, ed una rivelazione per gli appassionati di genere.
Lorenzo Bianchini, con questo suo lavoro decisamente artigianale ma ricco di spunti e idee - per quanto derivative -, fece ben sperare gli appassionati di horror nostrani sfruttando quello che molte produzioni decisamente più imponenti continuano ad ignorare: i film di paura devono sfruttare la suggestione per poter fare paura.
E' risaputo, infatti, che una volta svelati arcani e mostri, o rivelata l'immagine dietro un suono, sia molto più facile esorcizzare - per usare un termine adatto al genere - l'inquietudine: da questo punto di vista Lidris cuadrade di tre tiene discretamente bene per quasi tutta la sua durata, anche se ammetto che, visto a distanza di anni e in una serata dalla risata facile - il ridoppiaggio della parte conclusiva è stato da antologia, ma questa è un'altra storia - l'atmosfera che avevo riscontrato ai tempi mi è parsa appannata, o quantomeno dalla potenza ridotta.
Resta il fatto che, considerata la produzione e la realizzazione tutte italiane, il lavoro di Bianchini resta una delle sorprese underground più interessanti degli Anni Zero, consigliatissima per qualunque appassionato non sia ancora entrato accanto ai protagonisti all'interno di uno dei teatri più horror che ognuno di noi ha la possibilità di vivere - la propria scuola superiore - per vivere il delirio pronto a scatenarsi tra labirinti reali e mentali.


MrFord


lunedì 23 marzo 2020

White Russian's Bulletin



In questi giorni e scenari assurdi da quarantena forzata, nonostante le difficoltà - che sono più da imposizione che altro - il Saloon continua nel suo viaggio attraverso la lotta verso il ritorno alla normalità, alternando le serate Cinema con i Fordini alla scoperta di titoli che normalmente, con ogni probabilità, sarebbero passati sotto silenzio.
Ecco dunque cos'ha offerto il bancone negli ultimi sette giorni.


MrFord



SCRUBS - STAGIONE 9 (ABC, USA, 2010)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster


Alla fine, anche la cavalcata di Scrubs, voluta fortemente dai Fordini, è giunta al termine.
Purtroppo, e non mi spiego davvero per quale motivo sia accaduto, Bill Lawrence decise, ai tempi, di non salutare il pubblico con il bellissimo ultimo episodio dell'ottava stagione e di tornare con una nona inutile e poco interessante, sconclusionata a livello di scrittura e con un finale assurdo degno dell'annata dello sciopero degli sceneggiatori.
Un vero peccato considerata l'affezione che questa proposta ha generato non solo in casa Ford nel corso delle stagioni, ed un vero spreco che, almeno dall'esterno, vedo legato solo ad un tentativo fallito di monetizzare su un titolo che aveva sempre funzionato. 
Peccato davvero.




THE VALHALLA MURDERS (Netflix, Islanda, 2020)

The Valhalla Murders Poster


Pescato quasi per caso nel grande bacino di Netflix al termine della cavalcata di Hunters, The Valhalla Murders, produzione islandese dal sapore che ricorda quello dei romanzi di Nesbo e della trilogia di Millennium, è stato una scoperta decisamente piacevole, per quanto imperfetta, che in condizioni di normalità lavorativa e quotidiana probabilmente non avrebbe avuto spazio all'interno della routine da crollo sul divano della sera. 
Nell'innevata Reykjiavik, alle prese con il primo serial killer della sua storia, la poliziotta veterana Kata e l'islandese Arnar, richiamato da Oslo per lavorare sul caso, si trovano invischiati in una vicenda che risulterà essere molto più grande di quanto non ci si potesse aspettare.
Alcune ingenuità di scrittura, altre parti trattate troppo superficialmente, ma nel complesso un prodotto che intrattiene decisamente bene che in questo periodo di quarantena, se si è appassionati del genere, potrebbe fornire una buona alternativa per qualche giorno di visioni.




BLOODRIDE (Netflix, Norvegia, 2020)

Bloodride Poster


Restando in Nord Europa, terra ormai molto ben voluta al Saloon, sempre cercando proposte che possano intrattenere in questo periodo di isolamento forzato, è stato pescato Bloodride, antologico norvegese di soli sei episodi che richiama, con venature più horror, il celebratissimo Black Mirror.
Non parliamo, ovviamente, di qualcosa che possa eguagliare o anche pensare di farlo il titolone britannico ormai divenuto cult, ma in termini puramente di svago i sei racconti hanno un sapore interessante e portano a casa la pagnotta, in particolare, per quanto mi riguarda, il quinto, per quanto sicuramente derivativo. Ad ogni modo, un titolo interessante per passare un paio di serate senza troppi patemi e senza avere la sensazione di essere stati fregati.
Le tematiche ci sono, gli spunti anche. Sempre per appassionati di genere, come per The Valhalla Murders, ma comunque da non sottovalutare.




CHI HA INCASTRATO ROGER RABBIT? (R. Zemeckis, USA, 1988, 104')

Chi ha incastrato Roger Rabbit Poster


Alle spalle l'avventura della trilogia di Indiana Jones, con i Fordini abbiamo approcciato un altro dei grandi classici della mia infanzia, quel Chi ha incastrato Roger Rabbit che lasciò a bocca aperta ai tempi divenendo un instant cult leggendario: un'antologia di sequenze memorabili, una tecnica spettacolare - per i tempi ma, a ben guardare, anche per oggi -, una storia noir degna dei migliori Chandler, personaggi rimasti nella Storia.
Certo, comincia a sembrare più un vecchio film di quelli che guardano i genitori o i nonni, e rispetto ad altri del periodo - mi vengono in mente La storia fantastica e Labyrinth, tra i più amati dai Fordini - ha fatto meno breccia nel cuore dei piccoli del Saloon, ma in fondo, a ben vedere, di fatto parliamo di un film assolutamente da adulti.
Ad ogni modo, Eddie Valiant e lo spassosissimo Roger sono una coppia cinematografica tra le più riuscite di sempre.




HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO (M. Newell, UK/USA, 2005, 157')

Harry Potter e il calice di fuoco Poster

Dovete sapere che il Fordino, senza ombra di dubbio, ha l'animo del nerd. 
Con tutti i pro e i contro, il quasi più giovane di casa Ford ha infatti ereditato dal suo vecchio la capacità di appassionarsi senza limiti alle cose, portandole in una certa misura alla maniacalità: a differenza di me, però, lui tende a cercare di far partecipare tutti alle stesse, finendo spesso e volentieri per stremarci a suon di domande e racconti.
La più recente di queste passioni è la saga di Harry Potter, che abbiamo deciso, dopo avergli visto concludere i primi due romanzi, di fargli assaporare anche cinematograficamente, considerato che non stava più nella pelle di scoprire cosa sarebbe accaduto ai protagonisti: in questo senso devo ammettere che il primo titolo inserito nel percorso delle serate Cinema - gli altri li avevano visti per conto loro -, Il calice di fuoco, non solo è il mio preferito per quanto riguarda il grande schermo, ma anche rispetto ai romanzi stessi.
Rivederlo, considerata anche la firma autorevole di Mike Newell, è stato un vero piacere, i piccoli Ford hanno tenuto botta nonostante la durata e già ora tempestano di domande rispetto alle evoluzioni della trama: senza dubbio passaggi come la prima apparizione di Voldemort o i turbamenti adolescenziali dei protagonisti rimangono ben impressi, e la macchina spettacolare che fu nei primi Anni Zero questa saga non è mai apparsa così ben oliata.




ELEFANTE A SORPRESA (Joe R. Lansdale, USA, 2019)

Risultato immagini per elefante a sorpresa


Per la seconda volta in due settimane, fiero di essere tornato a ritmi di lettura come quelli che avevo qualche anno fa, torna da queste parti Joe Lansdale con i suoi due più amati protagonisti, Hap e Leonard, impegnati in una nuova avventura nel pieno rispetto di quello che, ormai, è il loro stile.
Certo, la brillantezza dei bei tempi se n'è andata così come l'età per i due main charachters, ma devo ammettere che, da poliziesco action senza troppe pretese, Elefante a sorpresa è il migliore degli ultimi tre romanzi della serie, usciti a distanza molto ravvicinata l'uno dall'altro e decisamente di un livello più basso rispetto ai capitoli che hanno costituito la base del mito dei due improvvisati detectives.
In un certo senso, Elefante a sorpresa ricorda il fu Rumble Tumble, che paradossalmente fu forse il meno amato tra i primi romanzi della serie da queste parti ma che ora, considerato tutto, appare quasi come un miracolo, considerata la stanchezza che, per certi versi comprensibilmente, ha colto con il tempo lo scrittore e i suoi due personaggi principe.
Da questo punto di vista, dunque, questa sorpresa è stata più che piacevole.


martedì 12 novembre 2019

White Russian's Bulletin



Nuova settimana di visioni e nuovo ritardo ormai standardizzato per la pubblicazione del Bulletin, che alterna recuperi da piccolo schermo a novità sul grande, passando per la consueta tappa che prevede una certa dose di Prime o Netflix settimanali.
Nulla che fosse clamoroso, ma visioni oneste e a loro modo solide che hanno accompagnato le sempre più difficili - in termini di capacità di restare svegli - serate da divano in casa Ford: considerate le aspettative della vigilia legate alla maggior parte dei titoli in questione, direi che è andata anche più che bene.


MrFord




THE WALL (Doug Liman, USA, 2017, 88')

The Wall Poster


Pescato praticamente per caso dalla piattaforma di Prime - ultimamente utilizzata come alternativa a Netflix -, firmato dal Doug Liman di Edge of tomorrow e The Bourne Identity, legato a doppio filo al filone dei film di guerra made in USA ispirati ai fatti dell'ultimo decennio figli dell'Undici Settembre e legati a Iraq e Afganisthan nella migliore tradizione di Peter Berg - pur senza essere così spiccatamente patriottico -, The Wall è stata una piacevole sorpresa nonostante sulla carta si presentasse come la più clamorosa delle tamarrate a stelle e strisce.
Strutturato come un thriller di stampo teatrale - due personaggi e la voce di un terzo, uno spazio ristretto -, il lavoro di Liman sfiora, volontariamente o no, tutte le possibili sequenze da retorica a stelle e strisce con cammino già indirizzato verso il più ovvio dei finali per poi diventare una coraggiosa parabola discendente rispetto alla crudeltà della guerra, all'impossibilità ad uscirne davvero, alla sensazione di dover e voler prevalere necessariamente sull'avversario pensando di avere sempre le ragioni e le giustificazioni per farlo.
Con questo non voglio caricarlo di un peso e di un valore forse troppo grande, ma penso si tratti di uno di quei titoli che, erroneamente, finiscono per essere sottovalutati per partito preso.
Un pò come quando, in guerra, credi di essere inevitabilmente dalla parte giusta.





SCARY STORIES TO TELL IN THE DARK (Andre Ovredal, USA/Canada, 2019, 108')

Scary Stories to Tell in the Dark Poster


L'horror ad Halloween, o nel periodo della Notte delle streghe, è più o meno una tradizione almeno quanto quello da visione estiva, con risultati spesso - purtroppo, per un appassionato del genere come questo vecchio cowboy - ben lontani dai fasti dei cult che hanno popolato gli incubi dei fan negli anni settanta e ottanta.
Per quanto abbia sempre discretamente stimato il lavoro di Andre Ovredal - interessante Autopsy, molto bello The troll hunter -, credevo che, con questo Scary stories to tell in the dark, sarei andato incontro all'ennesimo titolo usa e getta buono per il periodo e per le bottigliate di rito, senza pensare che potesse in qualche modo risultare interessante: al contrario, però, complici una cornice dal sapore vintage ben realizzata ed una struttura che mi ha riportato alla mente quella che fece la fortuna, insieme al suo protagonista, del franchise di Nightmare, ho trovato Scary stories to tell in the dark un valido intrattenimento per il periodo ed i film che si vanno cercando di conseguenza, con la giusta dose di "teen", una parte horror che pare più simile al gusto di Del Toro che non allo scare jump ed un paio di buone idee.
Forse, in alcuni punti, un pò troppo facile in termini di scrittura e legato probabilmente per esigenze di produzione ad un finale che potrebbe essere facilmente agganciato ad un secondo capitolo, ma sono leggerezze che si perdonano ad un titolo che ha più da sorprendere che non da essere bottigliato.
Considerato il genere, è già un successo così.





24: LIVE ANOTHER DAY (FOX, USA, 2014)

24: Live Another Day Poster


Jack Bauer è sempre stato uno degli idoli action di casa Ford fin dai primi tempi della convivenza con Julez: e nonostante 24 fosse un prodotto prettamente action e tagliato con l'accetta come il suo protagonista, nel corso della sua lunga permanenza in televisione è riuscita a regalare alcune stagioni davvero notevoli per intensità, gestione del tempo, colpi di scena e twist narrativi.
A distanza di non so neppure io quanto dalla visione dell'ultima stagione regolare, abbiamo deciso di recuperare la mini che nel duemilaquattordici riportò lo spigolosissimo - per usare un eufemismo - agente segreto sugli schermi, chiudendone in qualche modo la saga senza per questo negarsi lo sfizio di lasciare un'eventuale porta aperta ad un ritorno.
Solo dodici episodi, questa volta, ma la stessa azione di sempre portata in dono dallo stesso Bauer di sempre: reazionario, violento, pronto a fare quello che vuole e quando vuole, additato come un pazzo o un traditore un pò da chiunque e puntualmente portato a sbugiardare chiunque non gli dia credito, se necessario con mezzi non propriamente ortodossi.
Anche in questo caso, tra le vie di una Londra non proprio pronta ad ospitare il furioso agente americano, troviamo colpi di scena, tradimenti, morti, attentati e scontri a fuoco come se piovessero, a dimostrazione che, nonostante un certo appannamento narrativo, il charachter di Bauer era qualcosa di davvero notevole e funzionale per il suo genere e forse non solo, che anche in questo caso, nonostante il tempo si faccia sentire, ricorda a tutti quanti quanto sul piccolo schermo sia difficile - se non impossibile - trovare uno spaccaculi del suo calibro.


mercoledì 6 novembre 2019

White Russian's Bulletin



Alle spalle i festeggiamenti ed i bagordi legati al compleanno, torna con il giusto e standardizzato ritardo il Bulletin, che se non mi sono perso tra una sbronza e l'altra la memoria di qualche visione recupera due dei titoli dei sabati sera Cinema con i Fordini ed un paio di novità molto chiacchierate di recente, giunte una dal calderone di Netflix e l'altra direttamente dalla sala, prima di chiudere con un ripescaggio targato Prime Video, tanto per sottolineare l'importanza che, ormai, hanno le piattaforme streaming per il Cinema.


MrFord



LA STORIA INFINITA (Wolfgang Petersen, Germania, 1984, 102')

La storia infinita Poster

Nella carrellata di pellicole che attendono i Fordini nel programma "sabato sera Cinema" che con Julez abbiamo inagurato da qualche settimana non poteva mancare uno dei cult assoluti di tutti i nati tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli ottanta, La storia infinita.
Ricordo ancora quando lo vidi al Cinema all'aperto al mare con mio nonno, abbastanza inquietato dal Nulla e dallo scontro tra Atreyu e Gmork: come scritto nel post per il compleanno, allora mi rivedevo nel timido Bastian che riviveva nella fantasia le gesta tradotte in parole dagli scrittori, mentre ora sono più un ibrido tra lo stesso Atreyu e Falcor, altra creatura cinematografica divenuta mitica.
Nonostante oggi se ne vedano tutti i limiti e rispetto al romanzo perda ovviamente il confronto, il film funziona ancora come favola, e ai Fordini, cresciuti in tutt'altra generazione, è piaciuto molto, incuriositi dal confronto tra Bene e Male e dai "mostri": e la macchina del tempo che innescano i loro occhi nel corso della visione è una vera e propria magia.




WOUNDS (Babak Anvari, USA/UK, 2019, 95')

Wounds Poster


Circolato rapidamente nella blogosfera dopo il tam tam creatosi a seguito della distribuzione su Netflix, Wounds è stato forse il "film di Halloween" per molti degli avventori del Saloon, considerate le contrastanti recensioni lette praticamente in ogni dove: portato sulle spalle da un sempre ottimo Armie Hammer ed ambientato in una New Orleans sotto la quale pare pulsare un mondo di blatte, Wounds parte con un buono spunto e idee interessanti, pur senza inquietare o forzare lo spettatore al jump scare: peccato che, come spesso accade con i film di nicchia ed almeno parzialmente ambiziosi, lo sviluppo e lo scioglimento della trama con conseguenti rivelazioni finiscano per fare acqua - o blatte - da tutte le parti e conducano ad un finale che, in tutta onestà, mi ha lasciato davvero molto perplesso.
Un progetto, dunque, che poteva risultare particolare ed interessante che, invece, si sgonfia minuto dopo minuto fino a risultare perfino fastidioso: peccato, perchè mantenendo forse una maggiore semplicità e buttando meno ingredienti nel calderone qualcosa di abbastanza tosto sarebbe potuto uscire. Qualcosa, quantomeno, diverso da una blatta.
Che potrà essere imbellettata quanto si vuole, ma resterà sempre una blatta.




HOOK - CAPITAN UNCINO (Steven Spielberg, USA, 1991, 142')

Hook - Capitan Uncino Poster


Altro giro per i "sabati sera Cinema", ed altro film cult, questa volta per chi apparteneva alla generazione appena successiva alla mia, come il buon fratello Ford: ricordo che vidi Hook all'inizio dell'adolescenza, catturato dalla bellissima sequenza della gara di insulti alla tavola dei Bimbi Sperduti proprio durante una delle innumerevoli visioni del più giovane - ma non all'apparenza - dei Ford: il lavoro di Spielberg, baracconesco e per famiglie, era e resta un film sottovalutato e magico, che ai più vecchi tra noi ricorda il grandissimo Robin Williams in una delle sue tante interpretazioni, con personaggi cult - Rufio spacca! - e quel qualcosa che incolla allo schermo anche quando si incrocia il suo cammino dopo averlo imparato a memoria.
Prova del suo valore, il fatto che entrambi i Fordini abbiano retto alla grandissima le due ore e venti di visione senza battere ciglio, infilando domande a raffica sui rapporti tra i personaggi ed assaporando un nuovo elemento legato all'amore scoppiato di recente per "Il rock di Capitan Uncino" di Bennato.
E il Bangarang è finalmente arrivato anche ai più piccoli di casa Ford.




TERMINATOR - DESTINO OSCURO (Tim Miller, USA/Spagna/Ungheria/Francia/Germania/Rep. Ceca/Cina/UK/Australia/Nuova Zelanda/Canada, 2019, 128')

Terminator - Destino oscuro Poster


Devo ammettere che l'hype per il nuovo Terminator firmato dal regista di Deadpool con protagonisti Linda Hamilton e Schwarzy era davvero alle stelle, quasi si potesse tornare ai fasti dei primi due episodi del franchise, maltrattato in anni recenti se non per l'ultimo Genysis, primo valido dai tempi del mitico T-1000: e proprio allo strepitoso Judgement Day strizza l'occhio - per usare un eufemismo - questo Destino Oscuro, che mescola apparentemente le carte solo per riportare in gioco trama e situazioni del lavoro di James Cameron, bruciando completamente un personaggio che poteva diventare decisamente interessante come quello dell'umana potenziata Grace catapultandolo in una copia smorta del secondo film della saga prima di immolarlo sull'altare dell'eccessivo carisma dei "vecchi", che per quanto sacrificabili - ma non troppo - diventano ancora una volta gli squali pronti a mangiarsi qualsiasi charachter o situazione anche potenzialmente affascinante.
Una grossa delusione, per gli occupanti di casa Ford e per chi come me vide l'ascesa del T-1000 in sala, cui questo nuovo Rev-9 può giusto giusto pulire le cromature.




AUGURI PER LA TUA MORTE (Christopher Landon, USA, 2017, 96')

Auguri per la tua morte Poster


Giunto in una sera di stanchissima sugli schermi del Saloon - credo di aver battuto ogni record precedente di abbiocchi nel corso di una visione, oltre a quello di essere andato a letto entro le ventitre senza essere malato -, Auguri per la tua morte, una sorta di versione slasher di Ricomincio da capo - apertamente citato a fine pellicola -, nonostante i tracolli da divano appena citati si è rivelato molto più divertente ed interessante di quanto non potesse suonare alla vigilia, finendo per fare fronte ad una certa scontatezza in fase di scrittura con una leggerezza di fondo che non guasta mai, e fa pensare che, in fondo, il regista non debba essere troppo spocchioso.
Interessante anche, pur se in qualche modo abbastanza telefonata, la ricerca dell'assassino da parte della protagonista e le varie modalità di omicidio portate in scena in questa versione "sanguinolenta" del Giorno della Marmotta, pronta a mostrare allo spettatore un pò di cara, vecchia, old school del genere priva di jump scares o trucchetti buoni giusti giusti per i due secondi del salto e poco altro.
Assolutamente imperfetto, ma decisamente meglio di quanto potessi pensare.


lunedì 23 settembre 2019

White Russian's Bulletin



Proseguono - incredibilmente - i post in anticipo e programmati del Saloon, guadagnati a partire dalle purtroppo ormai lontane vacanze estive e che finiranno per presentare titoli freschi d'uscita in differita di qualche settimana: a questo giro tocca a serie e film che hanno imperversato poco dopo il rientro e prima che Venezia dichiarasse i suoi vincitori, nell'attesa anche qui di scoprire se saranno davvero tali anche quando giungeranno al mio bancone.
Intanto, tra serial killers e mostri, la compagnia qui è ben assortita.


MrFord



MINDHUNTER - STAGIONE 2 (Netflix, USA, 2019)

Mindhunter Poster


Chi frequenta il Saloon da qualche anno sa bene quanto abbia nel tempo sponsorizzato e caldeggiato la lettura di Mindhunter di John Douglas, autobiografia dell'omonimo agente FBI tra i fondatori dell'Unità di analisi comportamentale del Bureau: da quello stesso lavoro, oltre a numerosi romanzi e film di genere, due anni fa era stata tratta una serie molto interessante legata alla nascita della stessa unità, costruita su una serie di interviste svolte nelle carceri americane con protagoniste le superstar di questo decisamente inquietante mondo.
Gente come Manson, Kemper, Bergowitz e soci che, grazie alle chiacchierate con gli agenti, fornivano informazioni sempre più utili per comprendere - o tentare di farlo - cosa accade nella mente di un serial killer: alle spalle una prima stagione decisamente convincente, gli autori ed il cast tornano a confermare quanto di buono era stato fatto grazie all'incrocio di momenti cult - l'incontro con Manson -, indagini tese - gli omicidi di Atlanta - ed un lavoro ottimo sulla costruzione dei protagonisti, talmente buono da oscurare quello che, sulla carta, dovrebbe essere il main charachter in favore delle sue "spalle".
A questo si uniscono una regia che rispecchia in pieno lo stile di uno dei suoi "deus ex machina" David Fincher ed un'inquietudine diffusa ma mai gridata, più che altro suggerita e serpeggiante, quasi come quando tornando a casa in una notte tempestosa si ha il timore di essere seguiti.
Mindhunter è quel timore che diventa realtà.




IT - CAPITOLO DUE (Andy Muschietti, Canada/USA, 2019, 169')

It - Capitolo due Poster


It è stato - a prescindere dalla comunque dubbia qualità del film tv - uno dei supercult dell'infanzia di questo vecchio cowboy, grazie ad una storia di amicizia in pieno stile Goonies o Stand by me e all'interpretazione pazzesca di Tim Curry nel ruolo di Pennywise, charachter strepitoso creato da Stephen King che rappresentava e rappresenterà, fondamentalmente, la paura che il mondo può esercitare su ognuno di noi, con tutto il suo potere di celare mostri anche dietro il più innocuo degli angoli. Il primo capitolo di questa nuova versione firmata Muschietti mi aveva colpito molto favorevolmente, il lavoro di Bill Skarsgard era stato strepitoso e l'atmosfera in stile Stranger Things aveva rispolverato lo spirito di "quei tempi".
Con Julez abbiamo approfittato di una delle serate da "libera uscita di coppia" regalate dalla sempre preziosa suocera Ford per chiudere i conti con il Clown Danzante, portandoci a casa spunti notevoli e qualche dubbio: il prodotto è solido e ben realizzato, Skarsgard spacca ancora e in modo ancora diverso - la capacità del ragazzo di passare da patetico a inquietante spostando solo le sopracciglia è degna dei migliori trasformisti -, il "mostro" dietro Pennywise, chiaramente legato al bullismo e ai suoi surrogati, è ben portato sullo schermo, il vecchio Bowers - interpretato da Teach Grant - è perfetto, così come l'utilizzo di Stan non come esempio di vigliaccheria ma di coraggio e collante per i suoi amici.
Di contro, senza dubbio è mancato il coinvolgimento emotivo - del resto, anche io, come i Perdenti, sono invecchiato parecchio dal mio primo incontro con It -, alcuni passaggi non convincono pienamente e l'impressione è che Derry non sia stata calcolata a dovere - in alcuni momenti pare quasi che il gruppo di amici sia solo in tutta la città -, senza contare che, a proposito di giochi con il finale - mitica la comparsata di King, tanto per rimarcare le cose -, mi è mancato quello della tanto vituperata miniserie televisiva con Bill e Audra.
La visione, comunque, rende, e tra gli entusiasti e i criticoni mi metto nel mezzo, apprezzando un lavoro che, probabilmente, sarà sempre troppo stretto al materiale portato sulla pagina dal Re del brivido.





WHEN THEY SEE US (Netflix, USA, 2019)

When They See Us Poster


Proprio quando Chernobyl pareva già avere la strada spianata per conquistare il titolo di serie dell'anno del Saloon, ecco giungere su questi schermi When they see us, miniserie targata Netflix dedicata all'eclatante caso dei 5 di Central Park, accusati ingiustamente sul finire degli anni ottanta per questioni prevalentemente razziali di stupro e costretti a subire riformatorio e carcere per buona parte della loro giovinezza.
Ammetto che, per la durezza e la rabbia, al termine del primo episodio ho avuto il dubbio se proseguire nella visione, considerato che lavori come questo - o come Diaz, o Sulla mia pelle, o qualsiasi altro che tocchi il tasto dell'ingiustizia - finiscono per solleticare il mio lato ribelle, "da bombarolo", come canterebbe De Andrè e mi ricorderebbe Julez come monito: fortunatamente, ho proseguito.
E ho avuto la fortuna di incrociare il cammino con uno dei titoli più sentiti, potenti e vivi degli ultimi anni, che dovrebbe toccare chi è genitore, perchè un calvario del genere è inconcepibile da provare dall'altra parte, per chi è vivo, perchè farsi privare della giovinezza non è nulla rispetto a qualsiasi risarcimento, perchè questa è una ferita aperta nel cuore degli USA almeno quanto l'Undici Settembre, a prescindere dal numero delle vittime. E perchè gente come Trump, più che occupare posizioni di potere che influenzano il mondo, dovrebbe giusto scaldarsi il culo sulla poltrona del salotto senza rischiare di compromettere cose decisamente più grandi della loro limitata visione del mondo.
Per quanto mi riguarda, i 5 di Central Park, o di Harlem, o come li vogliamo chiamare, potrebbero essere Presidenti. Ma non credo gli interesserebbe.
Perchè, per quello che hanno dovuto subire e per quello che vogliono costruire, credo vogliano per prima cosa occuparsi davvero degli altri.
E che i loro figli possano non passare quello che hanno passato loro.





LE IENE (Quentin Tarantino, USA, 1992, 99')

Le iene Poster


Spinto dalla curiosità per l'ultimo Tarantino, sono andato a rispolverare il primo.
E a distanza di ventisette anni - quasi non ci credo sia passato così tanto tempo -, Le iene sa ancora essere una bomba atomica pronta a prendere a calci in culo una marea di pellicole uscite dopo di lei, ed altre che ancora devono vedere la sala.
Il primo film del buon Quentin è un dramma shakespeariano che pare una versione hard boiled di Americani, un concentrato di dialoghi pazzeschi e tensione continua, interpretazioni e scene cult ed un vero e proprio manuale per lo sceneggiatore: dall'apertura da antologia nella caffetteria alle prove da infiltrato, passando per il taglio dell'orecchio ed il finale senza speranza, Tarantino mescola i Cani arrabbiati al Bardo, il classicismo con sangue e merda, le risate al dramma profondo.
E lo fa con uno stile impeccabile, unico, indimenticabile.
Le iene, come altri titoli firmati dal regista di Knoxville, va visto, rivisto, vissuto, più che recensito o spiegato. E' il colpo di genio, la rottura, quel qualcosa che qualsiasi fan aspetta, e prega di vivere sulla pelle nel momento in cui esplode.





ARMADA (Ernest Cline, USA, 2015)


Tornato agli standard di lettura di quasi cinque anni fa, subito dopo Winslow ed in attesa di Nesbo ho deciso di buttarmi su un altro fordiano acquisito, Ernest Cline, che qualche anno fa mi conquistò con Ready Player One. Purtroppo, però, questo Armada risulta patire la sindrome del "sequel" - anche se di sequel non si tratta -, rimanendo lontano anni luce - per usare un termine che piacerebbe all'autore - dal romanzo che lo portò alla ribalta: i riferimenti sono divertenti, si fa leggere, per chiunque sia nato o cresciuto negli anni ottanta regala senza dubbio qualche chicca, eppure pare la versione fan - e Hollywood - service del già citato lavoro portato sugli schermi - a mio parere senza successo - da Spielberg.
I tempi di narrazione lasciano più di un dubbio, alcuni passaggi vengono giustificati in poche righe, l'atmosfera vintage pare più nerd che non sincera, vissuta e amata, quasi come Armada fosse la versione da sfigato rancoroso di quello che era stata la "rivincita dei nerd" di Player One.
Un peccato, perchè finisce per far dubitare di un autore che prometteva davvero un gran bene, anche se, dall'altra parte, ha avuto il merito di alleggerire come un cuscinetto il passaggio tra due mostri come Winslow e Nesbo.


lunedì 16 settembre 2019

White Russian's Bulletin



Era dai bei tempi della blogosfera affollata, ribollente e super commentata che non mi capitava di scrivere in anticipo i post da pubblicare sul Saloon, i tempi in cui ogni giorno passava una recensione - e a volte di più - ed ero comunque in anticipo di oltre un mese: grazie alle vacanze e ad un rinnovato fervore rispetto a visioni e letture, mi ritrovo a vivere quella sensazione anche oggi, nonostante i tempi siano cambiati. Ecco dunque una carrellata di recuperi, titoli da grande e piccolo schermo e da pagina che hanno accompagnato il Saloon al rientro nella quotidianità in attesa dell'autunno.


MrFord



BRONX (Robert De Niro, USA, 1993, 121')

Bronx Poster


A distanza di più di dieci anni, è tornato grazie ad un'amica di Julez su questi schermi Bronx, uno dei titoli di culto delle estati in cui mio fratello ed Emiliano si ammazzavano di visioni nella vecchia casa Ford: scritto dal protagonista Chazz Palminteri e diretto da Robert De Niro, Bronx è la tipica storia di formazione solida e ben costruita perfetta per tutti gli amanti della settima arte cresciuti a pane e Scorsese ma anche per il pubblico occasionale, un titolo appartenente alla categoria dei vari Forrest Gump, Le ali della libertà o il più recente Green Book. 
Visto a così tanto tempo dall'ultima volta, oltre a portare alla luce molte similitudini con uno dei miei preferiti indie degli ultimi anni, Guida per riconoscere i tuoi santi, Bronx mi ha ricordato il passato, la crescita, e con gli occhi di oggi ha portato a galla, ovviamente, il ruolo che un padre ha nella vita dei figli: una pellicola forse senza grandi picchi, ma cui non si può non voler bene, come se fosse il quartiere in cui si è cresciuti.




BIG LITTLE LIES - STAGIONE 2 (HBO, USA, 2019)

Big Little Lies - Piccole grandi bugie Poster


Giunta in ritardo rispetto al resto della blogosfera sugli schermi di casa Ford e anticipata da una serie di opinioni non troppo entusiastiche - specie rispetto alla prima stagione -, Big Little Lies si è riuscita, contro ogni probabilità, a ritagliare uno spazio che, al termine dei primi due/tre episodi, non avrei mai pensato si sarebbe riuscita a ritagliare: la vicenda delle madri ricche o quasi di questo piccolo centro della California che tanto aveva avvinto due anni fa era partito con il freno a mano tirato, troppa isteria e analisi, quasi come se autori e regista non sapessero dove andare a parare.
E invece, passo dopo passo, grazie a performance convincenti - ho sempre detestato la Streep, ma ha reso il suo personaggio uno dei più sottilmente odiosi che ricordi degli ultimi anni, grande o piccolo schermo che sia - e ad un ultimo episodio finalmente potente dal punto di vista emotivo, ha finito per convincere, pur rimanendo un gradino più in basso rispetto al primo ciclo.
Un prodotto probabilmente troppo a metà strada, ovvero in grado in qualche modo di scontentare gli intenditori più esigenti ed apparire troppo pesante per il pubblico occasionale, ma che comunque mantiene tutto il fascino di una donna, sfumature difficili comprese.




IL CONFINE (Don Winslow, USA, 2019)


Se da un lato devo ringraziare la crescita dei Fordini, che ora giocano ed interagiscono spesso e volentieri tra loro lasciando più tempo ai vecchi di casa, dall'altro non posso che togliermi il cappello per Don Winslow, che ha risvegliato il sacro fuoco della lettura nel sottoscritto dopo anni di sonnecchiamenti e romanzi portati avanti stancamente per mesi: del resto, dalla chiusura della storia dell'agende della DEA Art Keller dopo i Capolavori Il potere del cane e Il cartello non si poteva attendere di meno.
Novecento e oltre pagine che scorrono come acqua fresca, analizzano - con la consueta profondità, competenza e stile - la situazione del mercato della droga tra Stati Uniti e Messico - anticipando anche situazioni vissute nella cronaca italiana di recente, come l'utilizzo del fentanyl -, rimandano alla politica - chi non riconoscerà nel ruolo di Dennison l'attuale Presidente Trump, probabilmente, è vissuto su un'isola deserta negli ultimi anni - e scrivono una nuova, grandissima pagina per il crime letterario, del quale Winslow è probabilmente il più alto rappresentante statunitense e non solo.
Storie che si sfiorano, incrociano e collidono, personaggi del presente e del passato di questo affresco che a volte appare così grande da chiedersi se, forse, non sarebbe stato necessario un doppio volume, un passaggio dall'altra parte che ricorda quanto importante sia, in questo conflitto, anche il lato "buono", quello ricco, che acquista e sovvenziona il mercato non solo delle sostanze stupefacenti, ma anche della violenza che le circonda.
Winslow, attraverso Keller, lancia un monito rivoluzionario e profondamente democratico, che probabilmente, purtroppo, resterà più fiction della sua fiction ispirata alla realtà.
Forse manca l'intensità emotiva dei due capitoli precedenti, ma del resto io sono un uomo della strada, e quando mi avventuro nei corridoi del potere, sento i brividi di un freddo che rifuggo come il peggiore degli inverni.




CRAWL - INTRAPPOLATI (Alexandre Aja, Francia/Serbia/USA, 2019, 87')

Crawl - Intrappolati Poster


Il mio rapporto con Aja è sempre stato conflittuale: l'ho seguito fin dai suoi esordi con Alta tensione - visto in sala con mio fratello ai tempi dell'uscita -, me lo sono goduto con il remake de Le colline hanno gli occhi e Piranha 3D, l'ho detestato con Riflessi di paura.
Il regista francese, a mio parere, ha un'ottima cultura cinematografica ed un gusto interessante per la fisicità dell'horror senza per questo rinunciare alla tensione, eppure, a distanza di più di dieci anni dalla sua ribalta, non mi pare abbia ancora fatto il vero e proprio salto di qualità, anche nel suo piccolo: Crawl, in un certo senso, mi ha ricordato Alta tensione, con i coccodrilli al posto del killer psicopatico ed un finale che fa perdere molti punti al lavoro nel suo complesso.
L'idea del survival e del setting da tornado - molto attuale -, l'utilizzo di Barry Pepper - che ho sempre trovato solido - ed il confronto tra l'Uomo ed il coccodrillo, di fatto due dei predatori più letali e pericolosi della Terra, sono tutte cose interessanti, eppure pare sempre che la leggerezza, alla fine, la spunti, quasi come se il buon Alexandre fosse troppo pigro per osare quel tanto di più.
Peccato, perchè a prescindere dalla visione estiva senza pensieri, della visione di Crawl resta davvero poco o nulla già dal giorno dopo.


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