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martedì 12 novembre 2019

White Russian's Bulletin



Nuova settimana di visioni e nuovo ritardo ormai standardizzato per la pubblicazione del Bulletin, che alterna recuperi da piccolo schermo a novità sul grande, passando per la consueta tappa che prevede una certa dose di Prime o Netflix settimanali.
Nulla che fosse clamoroso, ma visioni oneste e a loro modo solide che hanno accompagnato le sempre più difficili - in termini di capacità di restare svegli - serate da divano in casa Ford: considerate le aspettative della vigilia legate alla maggior parte dei titoli in questione, direi che è andata anche più che bene.


MrFord




THE WALL (Doug Liman, USA, 2017, 88')

The Wall Poster


Pescato praticamente per caso dalla piattaforma di Prime - ultimamente utilizzata come alternativa a Netflix -, firmato dal Doug Liman di Edge of tomorrow e The Bourne Identity, legato a doppio filo al filone dei film di guerra made in USA ispirati ai fatti dell'ultimo decennio figli dell'Undici Settembre e legati a Iraq e Afganisthan nella migliore tradizione di Peter Berg - pur senza essere così spiccatamente patriottico -, The Wall è stata una piacevole sorpresa nonostante sulla carta si presentasse come la più clamorosa delle tamarrate a stelle e strisce.
Strutturato come un thriller di stampo teatrale - due personaggi e la voce di un terzo, uno spazio ristretto -, il lavoro di Liman sfiora, volontariamente o no, tutte le possibili sequenze da retorica a stelle e strisce con cammino già indirizzato verso il più ovvio dei finali per poi diventare una coraggiosa parabola discendente rispetto alla crudeltà della guerra, all'impossibilità ad uscirne davvero, alla sensazione di dover e voler prevalere necessariamente sull'avversario pensando di avere sempre le ragioni e le giustificazioni per farlo.
Con questo non voglio caricarlo di un peso e di un valore forse troppo grande, ma penso si tratti di uno di quei titoli che, erroneamente, finiscono per essere sottovalutati per partito preso.
Un pò come quando, in guerra, credi di essere inevitabilmente dalla parte giusta.





SCARY STORIES TO TELL IN THE DARK (Andre Ovredal, USA/Canada, 2019, 108')

Scary Stories to Tell in the Dark Poster


L'horror ad Halloween, o nel periodo della Notte delle streghe, è più o meno una tradizione almeno quanto quello da visione estiva, con risultati spesso - purtroppo, per un appassionato del genere come questo vecchio cowboy - ben lontani dai fasti dei cult che hanno popolato gli incubi dei fan negli anni settanta e ottanta.
Per quanto abbia sempre discretamente stimato il lavoro di Andre Ovredal - interessante Autopsy, molto bello The troll hunter -, credevo che, con questo Scary stories to tell in the dark, sarei andato incontro all'ennesimo titolo usa e getta buono per il periodo e per le bottigliate di rito, senza pensare che potesse in qualche modo risultare interessante: al contrario, però, complici una cornice dal sapore vintage ben realizzata ed una struttura che mi ha riportato alla mente quella che fece la fortuna, insieme al suo protagonista, del franchise di Nightmare, ho trovato Scary stories to tell in the dark un valido intrattenimento per il periodo ed i film che si vanno cercando di conseguenza, con la giusta dose di "teen", una parte horror che pare più simile al gusto di Del Toro che non allo scare jump ed un paio di buone idee.
Forse, in alcuni punti, un pò troppo facile in termini di scrittura e legato probabilmente per esigenze di produzione ad un finale che potrebbe essere facilmente agganciato ad un secondo capitolo, ma sono leggerezze che si perdonano ad un titolo che ha più da sorprendere che non da essere bottigliato.
Considerato il genere, è già un successo così.





24: LIVE ANOTHER DAY (FOX, USA, 2014)

24: Live Another Day Poster


Jack Bauer è sempre stato uno degli idoli action di casa Ford fin dai primi tempi della convivenza con Julez: e nonostante 24 fosse un prodotto prettamente action e tagliato con l'accetta come il suo protagonista, nel corso della sua lunga permanenza in televisione è riuscita a regalare alcune stagioni davvero notevoli per intensità, gestione del tempo, colpi di scena e twist narrativi.
A distanza di non so neppure io quanto dalla visione dell'ultima stagione regolare, abbiamo deciso di recuperare la mini che nel duemilaquattordici riportò lo spigolosissimo - per usare un eufemismo - agente segreto sugli schermi, chiudendone in qualche modo la saga senza per questo negarsi lo sfizio di lasciare un'eventuale porta aperta ad un ritorno.
Solo dodici episodi, questa volta, ma la stessa azione di sempre portata in dono dallo stesso Bauer di sempre: reazionario, violento, pronto a fare quello che vuole e quando vuole, additato come un pazzo o un traditore un pò da chiunque e puntualmente portato a sbugiardare chiunque non gli dia credito, se necessario con mezzi non propriamente ortodossi.
Anche in questo caso, tra le vie di una Londra non proprio pronta ad ospitare il furioso agente americano, troviamo colpi di scena, tradimenti, morti, attentati e scontri a fuoco come se piovessero, a dimostrazione che, nonostante un certo appannamento narrativo, il charachter di Bauer era qualcosa di davvero notevole e funzionale per il suo genere e forse non solo, che anche in questo caso, nonostante il tempo si faccia sentire, ricorda a tutti quanti quanto sul piccolo schermo sia difficile - se non impossibile - trovare uno spaccaculi del suo calibro.


domenica 15 gennaio 2017

24 - Stagione 8




In questi primi quasi sette anni di Saloon, accanto a novità e scoperte, si è dato ampio spazio, che si parli di Cinema come di piccolo schermo, ai recuperi di titoli divenuti cult per un motivo o per un altro, ai tempi della loro uscita, snobbati dal sottoscritto: uno di quelli più goduriosi è stato senza ombra di dubbio quello di 24, celebratissima da tutti gli amanti dell'action e non solo ai tempi di Lost e giunta al Saloon quando negli States quasi si avviava alla sua (prima) conclusione proprio con questa season numero otto.
La corsa del mitico Jack Bauer, dunque, al termine di otto anni costruiti da momenti memorabili, innumerevoli uccisioni, terroristi neutralizzati e governi - anche statunitensi - rovesciati, giunge al termine nel modo più onorevole, lontana dai fasti del momento migliore della serie - direi senza dubbio le stagioni dalla tre alla cinque - ma sempre in grado di intrattenere qualsiasi pubblico, dai poco avvezzi all'action ai tamarri, dai vecchi fan come il sottoscritto ai nuovi come il Fordino, che non vedeva l'ora di vedere il sempre leggermente reazionario Bauer arrabbiarsi per "spaccare tutto".
A rendere ancora più divertente un'ottava stagione che, ai tempi, segnò il commiato dell'agente speciale americano, un ritmo ed una serie di twists ben orchestrati - nonchè il ritorno di vecchi nemici come Logan - pronti a recuperare terreno su una settima che, indubbiamente, segnava il passo rispetto ad una proposta, come scrissi ai tempi, decisamente figlia degli anni del "bushismo" che, nel pieno dell'era di Obama, trovava poco terreno fertile.
Interessante, comunque, vedere Jack dapprima coinvolto suo malgrado nel tipico intrigo da potenziale attentato che l'aveva visto protagonista in diverse occasioni nel corso di questa cavalcata dunque al centro di un gioco delle parti da infiltrato con la mafia russa e la sua vecchia fiamma Renee Walker, prima di dedicarsi al testa a testa con i potenziali terroristi ed agli intrighi politici pronti a coinvolgere le più alte cariche dello Stato: in questo senso, ottima la scelta di rendere più fragile il personaggio del Presidente Taylor - il primo a non risultare, almeno finora, profetico, rispetto a quanto mostrato da questa serie - e di permettere il rientro di Logan, così come di spostare l'azione dalla strada della prima parte ai corridoi del potere della seconda, sfruttando come collante l'interessante charachter di Dana Walsh, partita in sordina e finita alla grande regalando una delle scene più clamorose pensate per Jack Bauer, forse il protagonista da "sconti a nessuno" più tosto dai tempi del Dirty Harry di Eastwood.
Certo, non si potrà mai pretendere di trovarsi di fronte il titolo che cambia la vita come per i già citati Lost o Breaking Bad, così come l'atmosfera assolutamente ludica di chicche del calibro di Alias, ma 24 è e resta parte integrante della storia delle serie televisive, una sorta di risposta del piccolo schermo al Die Hard figlio della settima arte, con un protagonista che difficilmente i fan dimenticheranno, e che non vedo l'ora di tornare a vedere in azione nel sequel andato in onda un paio d'anni or sono che, almeno per ora, chiude il discorso con il franchise mantenendo inalterata la squadra vincente Bauer/O'Brien in attesa del reboot atteso per febbraio, che cambiando protagonista potrebbe, purtroppo, non avere la stessa fortuna dell'originale.
A prescindere da tutto, da come sono andate o come andranno le cose, senza dubbio Jack Bauer avrà sempre un posto speciale, nel cuore del sottoscritto e degli spettatori: fosse anche solo per essere uno dei migliori scacciapensieri in un'epoca in cui, purtroppo, alcuni avvenimenti incredibili - e non in senso buono - hanno finito per trovare più spazio nella realtà che non nella fiction.



MrFord



 

sabato 11 luglio 2015

24 - Stagione 7

Produzione: Fox
Origine: USA
Anno: 2009
Episodi: 24





La trama (con parole mie): Jack Bauer, dopo aver fatto ritorno negli States dall'Africa, sta per essere processato a causa dei crimini che avrebbe commesso nel corso delle missioni portate a termine negli anni precedenti. Accusato di abuso di potere e brutalità, è messo sotto la custodia dell'FBI e, come tutti gli USA, assiste ad un nuovo tentativo di attacco terroristico.
L'ex dittatore del Sangala, deposto proprio da Bauer, infatti, pare aver orchestrato l'intera operazione facendo affidamento su Tony Almeyda, ex amico e collega di Bauer che dopo la morte in azione della moglie ha giurato vendetta al governo statunitense.
La verità, però, è più complessa di quanto si possa pensare, ed il piano rivela le sue radici proprio all'interno degli Stati Uniti, ai vertici delle società private che gestiscono le forniture militari all'Esercito.








In casa Ford, nel corso degli ultimi dieci anni, e nello specifico dall'arrivo di Lost, l'importanza delle visioni da piccolo schermo ha subito un incremento esponenziale, rivelando titoli in grado di pareggiare - se non superare - in termini di qualità i cugini cinematografici, da sempre considerati un gradino più in alto di loro.
Uno dei compagni di questo viaggio è stato senza dubbio Jack Bauer, antieroe protagonista di 24, una delle serie più longeve e di successo del panorama action e non solo, figlio degli USA del bushismo e del terrore del terrorismo, repubblicano oltre ogni misura e talmente tagliato con l'accetta da suscitare una quasi tenera simpatia nella sua assoluta crudeltà da spaccaculi che non guarda in faccia a nessuno, amici compresi.
Tra le più grandi qualità di 24 c'è stata senza dubbio la costanza, unita alla professionalità degli autori nel fornire al pubblico un prodotto sempre efficace, appassionante e tesissimo, reso unico dalla narrazione in tempo reale che, alla settima stagione, risulta ancora più che funzionale.
Eppure, per la prima volta, mi è parso di notare una flessione nel risultato finale ottenuto da Bauer e soci: alle spalle gli anni di Bush e di un certo tipo di approccio portato avanti dagli States, così come attentati di ogni genere sventati con il solito piglio deciso - per usare un eufemismo - da un protagonista sempre più scatenato - come giustamente faceva notare Julez, questa settima stagione potrebbe essere stata quella che l'ha visto uccidere più avversari -, la vicenda che ha visto alternarsi nel ruolo di minacce l'ex dittatore del fittizio stato africano del Sandala che Bauer aveva già incrociato nel film 24: Redemption, l'ex collega Tony Almeyda - uno dei charachters storici della serie - ed una sorta di gruppo a capo delle grandi industrie private di armamenti non è riuscita a convincermi completamente, complice la troppa carne al fuoco - intrighi alla Casa Bianca, attentati, rapimenti, armi batteriologiche, cambi di fronte che, più che alimentare la tensione, appiattiscono alcuni comprimari che avrebbero potuto dare molto di più, a mio parere, alla season - ed alcune soluzioni che mi sono parse frettolose e poco incisive - soprattutto nel finale, che chiude con troppi punti interrogativi ancora senza risposta rispetto alle annate precedenti -.
La stessa soluzione del primo Presidente donna, avanti con i tempi almeno come quella di proporre, nella prima stagione, l'afroamericano Palmer, non risulta particolarmente incisiva, e la Numero Uno del Paese acquista spessore soltanto nella scelta conclusiva di condannare pubblicamente le scelte sbagliate della figlia nonchè Capo dello staff: troppo poco, però, a fronte di un passato della serie in cui, di fatto, il Presidente è stato il migliore alleato o il peggior nemico - penso allo stesso Palmer e a Logan - dell'indomabile Bauer.
Dal canto suo, Kiefer Sutherland porta a casa la pagnotta come sempre, riuscendo, nonostante le sue limitate capacità attoriali, a convincere in un ruolo che più di ogni altro è riuscito a dargli spessore e notorietà: una menzione va anche a John Voight, che come sempre presta presenza e carisma d'altri tempi a qualsiasi personaggio gli venga richiesto d'interpretare.
Non voglio, però, maltrattare troppo una delle proposte che ha fatto la storia di casa Ford, quanto più che altro sperare in una ripresa in vista di quella che è stata - almeno ai tempi - l'ultima stagione a narrare le gesta di uno dei più controversi, irascibili, reazionari, spietati eppure irrinunciabili protagonisti del piccolo - e grande - schermo.



MrFord



"Seed, gotta let it grow, why ya gotta watch when I let it feed?
better look into the mirror for the face you hide away, everyday
but I don't give a fuck; I let it roll - I smoke the old 
gotta run, gotta rend, gotta maim, gotta make it through another maze."
Stone Sour - "Get inside" - 




sabato 14 marzo 2015

Il fondamentalista riluttante

Regia: Mira Nair
Origine: USA, UK, Qatar
Anno:
2012
Durata:
131'





La trama (con parole mie): Khan è un giovane pakistano alla ricerca della realizzazione di se stesso. Guadagnata una borsa di studio a Princeton, negli States, e divenuto uno dei giovani volti più importanti di una società specializzata nello smaltimento e nella rivitalizzazione delle imprese in crisi, l'analista finanziario vive sulla sua pelle l'american dream fino a quando l'undici settembre non cambia le regole. Messo alle strette dai pregiudizi e toccato nel profondo dalla reazione della sua famiglia al suo lavoro nel cuore di New York, l'uomo decide di abbandonare tutto e tornare nella sua terra d'origine diventando docente universitario e, a parere dei servizi segreti USA, uno dei più influenti uomini della ribellione locale.
Il giornalista e scrittore Bobby Lincoln, segretamente al lavoro per gli uomini del governo americano, cerca di comprendere dall'interno se il professore effettivamente sia quello che loro pensano.









Personalmente, ho sempre trovato i film di Mira Nair abbastanza inconcludenti: mai interessanti abbastanza per diventare piccoli cult, mai troppo brutti da fare incazzare.
Una buona via di mezzo, da artigiana e mestierante della settima arte che, qui al Saloon, finisce per avere minor fortuna rispetto anche a prodotti che finisco per bottigliare senza ritegno.
Dunque, forse proprio per questo, Il fondamentalista riluttante ha finito per giacere, nonostante più di un parere positivo, nei meandri dell'hard disk fordiano per un paio d'anni, prima che mi decidessi ad affrontarne la visione senza troppi pensieri: superato questo ostacolo posso dire di aver, di fatto, forse per gusto o tipologia di pellicola, affrontato quella che mi è parsa l'opera più interessante della regista, un lavoro non perfetto eppure in grado di rievocare le atmosfere di prodotti come Homeland, che negli ultimi anni hanno conquistato senza alcuna riserva il favore degli occupanti di casa Ford.
L'intervista di Lincoln a Khan, a tratti duello e a tratti una sorta di alienata versione di rispettosa amicizia, prese le dimensioni di un flashback a più riprese pronto a mostrare la vita ed i sogni distrutti del professore pakistano finisce per avvincere il pubblico neanche ci si trovasse nel pieno di un cliffhanger da season finale di una serie tv, curiosi di sapere come potrà mai sciogliersi la tensione, e dove porteranno le decisioni prese dai protagonisti o quelle volute dal Destino.
In questo senso le vicissitudini del giovane ed arrivista main charachter divengono lo specchio di tempi che non lasciano - anche se ormai l'undici settembre duemilauno comincia ad apparire lontano - spazio alle speranze nel momento in cui all'interno di una società "evoluta" la paura e la sicurezza - vera o presunta - divengono priorità assolute: d'altro canto è altrettanto interessante notare quanto la regista lavori affinchè il suo stesso protagonista non finisca per risultare come la semplice vittima delle circostanze, fornendo di fatto all'audience un personaggio complesso e non privo di ombre, così come per il suo interlocutore, un Liev Schrieber fisicamente meno impegnato del solito ma non per questo poco efficace.
Personalmente, nel corso della visione, mi sono ritrovato a comprendere le posizioni del protagonista - ottimo il finale, in questo senso - ed ugualmente a prendere le distanze dal piglio sempre e comunque da piedistallo che finisce per mostrare all'esterno e con i suoi interlocutori: e nel crescendo che porta, di fatto, ad una situazione senza vincitori o vinti, si trova tutta l'intelligenza di regia e sceneggiatura, che invece di offrire al pubblico una soluzione, finiscono per mostrare quanto violenza, pregiudizi e chiusura mentale - problemi che affliggono l'intera società dall'alba dei tempi - portino, di fatto, ad una sorta di amplificazione degli stessi.
Interessante, inoltre, la scelta di proporre un titolo che avrebbe fatto senza dubbio scalpore ai tempi degli USA bushisti post-undici settembre a dieci anni di distanza dagli eventi sotto la bandiera dei democratici e di Obama, con Bin Laden ormai archiviato ed i sospesi con il Medio Oriente tramutati in appena accennate scaramucce: paradossalmente, osservare Khan e Lincoln confrontarsi finisce per apparire quasi più importante ora, che non ai tempi in cui le ferite erano aperte e dolenti, e per qualcuno poteva apparire doveroso muoversi in una certa direzione - difficile non indignarsi rispetto ad alcuni trattamenti riservati a Khan negli States nei giorni appena successivi l'attentato al World Trade Center -, anche perchè le stesse paure in grado di surriscaldare gli animi allora finiscono per essere quelle di oggi, semplicemente mutate a seconda di quelle che sono le richieste dei media e della società.
Del resto, dove iniziano e finiscono le nostre libertà?
Concedono davvero quello che dovrebbero sulla carta a quelle dei nostri vicini? Oppure no?
Sono domande che non avranno mai risposta.
Come non le avranno, se non a caro prezzo, Khan e Lincoln.



MrFord




"Politics, it's a drag
they put one foot in the grave
and the other on the flag
systems rotten to the core
young and old deserve much more
than struggling every day until you're done."
Ben Harper - "Both sides of the gun" -




 

martedì 25 marzo 2014

Pompei

Regia: Paul W. S. Anderson
Origine: Canada, Germania, USA
Anno: 2014
Durata: 105'





La trama (con parole mie): Milo, scampato ad un massacro operato dai romani in territori celti e finito in schiavitù come gladiatore, spinto dalle sue vittorie nell'arena, è acquistato per rendere ancora più interessanti i giochi che dovrebbero rilanciare Pompei agli occhi di Roma, da poco tempo governata dal nuovo imperatore Tito.
Il senatore Corvus, inviato dallo stesso, ha il compito di trattare proprio affinchè vengano stanziati fondi per la costruzione di nuove terme e di un'area dedicata ai combattimenti che dovrebbero rendere la città alle pendici del Vesuvio uno dei centri più importanti dopo la Capitale.
Cassia, figlia di uno dei cittadini più influenti di Pompei, fa ritorno a casa dopo un anno di vita a Roma per evitare le attenzione di politici e squali come Corvus, sperando di ritrovare la gioia della terra natìa.
Atticus, gladiatore giunto alla vigilia del suo ultimo combattimento prima della libertà guadagnata scontro dopo scontro e fedele alla legge romana, attende soltanto di mietere l'ultima vittima prima di smettere i panni dello schiavo.
Le loro vite si incroceranno a seguito dei drammatici eventi legati all'eruzione del 79 D. C.








Quasi mi dispiace, massacrare un film come Pompei.
In fondo, potrebbe sembrare che nutra una sorta di curioso rancore verso Paul W. S. Anderson, che di norma è considerato da queste parti come una sorta di garanzia quasi assoluta di schifezza atomica.
Come se il pregiudizio ed il partire prevenuto possa, in qualche modo, minare l'effettiva efficacia dei lavori del suddetto.
Eppure, credetemi, io al buon Paul W. S. voglio proprio bene: perchè senza di lui, questi anni trascorsi dall'apertura del Saloon non sarebbero stati gli stessi, ed i Ford Awards dedicati al peggio si sarebbero visti privare di uno dei loro protagonisti indiscussi, un vero Maestro quando si tratta di proporre al pubblico qualcosa di assolutamente pacchiano ed inguardabile, eppure sempre in una certa misura divertente.
Pompei, ultima fatica del regista di cose "memorabili" come I tre moschettieri, mantiene alta la sua bandiera sotto tutti gli aspetti: prendendo spunto dall'eruzione che nel 79 D. C. distrusse completamente Pompei ed i comuni limitrofi e che ancora oggi è ricordata come una delle più spaventose avvenute in Europa, l'Anderson dei poveri cerca da par suo di creare un cocktail pescando a piene mani e senza ritegno da Il gladiatore, la serie di Spartacus, Titanic, The impossible - a quale degli spettatori di Pompei non è tornato in mente, grazie alla sequenza del porto distrutto dal maremoto, lo tsunami che colpì pochi anni or sono il Sud Est asiatico? - regalando di conseguenza una delle pellicole fin da ora candidate al "contropodio" di fine anno, concentrato di melassa hollywoodiana, effettoni da incontrollato 3D, script da fiction televisiva e chi più ne ha, più ne metta.
Eppure, e sempre per non apparire come il professore pronto ad accanirsi sempre e comunque sull'ultimo della classe, ammetto di non essere riuscito a considerare davvero nociva questa schifezza clamorosa: così come per il recente Hercules, Pompei mantiene in qualche modo un'aura naif capace di evitargli quantomeno le bottigliate più dolorose, ed il risentimento o l'incazzatura del sottoscritto.
Non so se questo sia stato possibile grazie ad un cast pescato in gran parte da serie tv che ho amato ed amo ancora alla follia - dal Kit Harington/Jon Snow di Game of thrones al Kiefer Sutherland/Jack Bauer di 24, passando dalle parti di Oz e Lost grazie a Adewale Akinnuoye-Agbaye e di Mad men e Fringe con Jared Harris - o al fascino che eventi naturali catastrofici riescono comunque ad esercitare sul pubblico ed il sottoscritto, ma il risultato ha consentito, malgrado il livello infimo, a questa robetta di passare più che altro per il puro e semplice intrattenimento a neuroni zero tipico delle serate in cui la stanchezza finisce per farla da padrona.
Forse ho finito per rammollirmi, negli ultimi tempi, eppure quando guardo z-movies di questa risma prodotti con tutti i limiti riconosciuti di chi ci lavora non ho neppure lontanamente la stessa voglia di menare fendenti con i vuoti delle bevute che avrei rispetto ad un lavoro più autoriale ma, di contro, spocchioso e deludente rispetto alle aspettative della vigilia: Pompei è quello che è, un film da poco.
Non c'è da aspettarsi altro, ed in questo senso le aspettative non sono per nulla tradite.
Ed in qualche modo è confortante.
Un pò come sapere che, fin dall'inizio del film, nessuno dei personaggi - dai più zuccherosi ai più irritanti - troverà scampo da quello che è stato uno dei disastri naturali più clamorosi della Storia antica.
E, per parafrasare Julez, anche essere sicuri che di questa pellicola non potranno mai - almeno si spera - produrre un sequel.




MrFord



"Don't hold yourself like that
cause You'll hurt your knees
well I kissed your mouth, and back
but that's all I need
don't build your world around
volcanoes melt you down."
Damien Rice - "Volcano" - 


         


sabato 12 ottobre 2013

24: redemption

Regia: Jon Cassar
Origine: USA
Anno: 2008
Durata: 84'




La trama (con parole mie): Jack Bauer, al termine delle vicende della sesta stagione di 24, si trova nel cuore dell'Africa presso la scuola amministrata da un ex agente delle Forze speciali suo vecchio amico, rifugio presso il quale ha trovato una sua dimensione da mesi dopo aver viaggiato praticamente in ogni continente.
Quando un sedicente generale pianifica un colpo di stato sfruttando bambini soldato e armamenti forniti da un misterioso finanziatore di Washington, il ruvido Jack si troverà di nuovo costretto ad imbracciare le armi in modo da salvare i giovani allievi della scuola, e garantire loro una via di fuga verso un futuro di speranza negli States, in procinto di salutare l'elezione di un nuovo Presidente.




I frequentatori più assidui del Saloon ben conoscono, ormai, la predilezione ed il profondo rispetto che suscitano nel sottoscritto gli action heroes, personaggi destinati ad entrare nell'Olimpo dei preferiti fordiani di sempre nonchè a costutuire l'ossatura di quelle che saranno le prime visioni del Fordino non appena comincerà a desiderare qualcosa di diverso dai cartoni animati.
Negli ultimi anni, complice la crisi "cinematografica" del genere, in soccorso a questo vecchio cowboy è giunto uno dei charachters più tosti del genere, il reazionario Jack Bauer, protagonista di una serie cult - 24, di ritorno nel 2014 con una nuova stagione - dal ritmo serratissimo e sempre in grado di divertire grazie ad una mancanza di ironia dal curioso potere di assumere una valenza positiva proprio perchè pronta a prestare il fianco a commenti e riflessioni a proposito di problematiche quali la stupidità dei terroristi di turno che, dopo aver constatato di aver a che fare con il suddetto Bauer, continuano a sperare che i loro piani possano andare a buon fine.
Avendo da non troppo tempo terminato la visione della sesta stagione, ed avendo appreso dell'esistenza di un film per la tv realizzato come raccordo con la settima - prossimamente su questi schermi -, ho recuperato in men che non si dica 24: redemption, che racconta una disavventura nel cuore dell'Africa dilaniata dalle guerre civili e dal problema dei bambini soldato vissuta dal vecchio Jack, convinto a non fare più ritorno negli States.
Badate, però: non siamo nei paraggi del bellissimo Rebelle, o di un titolo di genere come potrebbe confezionarlo Michael Mann.
A dire il vero non siamo neppure vicini a Michael Bay, o a Blood diamond.
Purtroppo, quello che pare una sorta di episodio tirato per le lunghe - seppur sempre narrato in tempo reale - della serie è un prodotto di qualità decisamente bassa, reso divertente solo dai commenti e che neppure le gesta come di consueto al limite dell'incredibile di Bauer riescono a rendere interessante.
Uniche segnalazioni degne di nota sono la partecipazione di Robert Carlyle e l'introduzione di un Presidente degli Stati Uniti donna, segno di quanto in qualche modo avveniristica è stata questa serie: dopo aver anticipato i tempi inserendo il charachter del Presidente afroamericano Palmer, infatti, è la volta dell'ex senatrice Allison Taylor segnare un'epoca che, dalla nostra parte dello schermo, non si è ancora trasformata in realtà - anche se sono convinto che non manchi poi molto, a quel momento -.
Per il resto parliamo di un action movie scontato e piuttosto bolso che senza dubbio non risultava necessario al brand di 24, e che ha il solo merito di preparare il terreno alla visione della già citata settima annata, attesissima dal sottoscritto e che, spero, si rivelerà all'altezza di quella che è stata la saga di Jack Bauer fino ad ora.
Redemption, ovviamente, escluso.


MrFord


"It's gonna take a lot to drag me away from you
there's nothing that a hundred men or more could ever do
I bless the rains down in Africa
gonna take some time to do the things we never had."
Toto - "Africa" - 


giovedì 13 giugno 2013

Thursday's child



La trama (con parole mie): l'estate è finalmente esplosa, e con lei, di norma, la voglia di chiudersi in sala scema a meno che non si tratta di cercare refrigerio dal caldo. Dev'essere per questo che gli arguti distributori italiani hanno atteso fino a questo punto per buttare nella mischia non uno, non due, bensì tre titoli potenzialmente interessanti, questa settimana. Film che potrebbero, in qualche modo sconosciuto ad ogni umano, mettere d'accordo perfino il sottoscritto ed il suo antagonista Peppa Kid.
Sarà davvero possibile? Solo le prossime recensioni lo diranno!

"Hey Ford, vieni a fare un giro in macchina con me? Guido io, però!"

Into Darkness - Star Trek di J.J. Abrams



Il consiglio di Cannibal: meglio stare lontani dalla darkness fordiana
Non ho mai retto la saga di Star Trek e i suoi fan maniaci di sci-fi come il mio blogger rivale Mr. Nerd.
Per amore di J.J. Abrams, con grande diffidenza ho voluto dare comunque una possibilità alla sua versione cinematografica e devo ammettere che non mi era dispiaciuta, si veda la mia vecchia (ma mai quanto Mr. Ford) recensione http://pensiericannibali.blogspot.it/2010/05/trekking.html.
Detto ciò, non sentivo alcun bisogno di un sequel e avrei preferito che J.J. si concentrasse su qualche progetto più interessante. Per il momento quindi passo e lascio la visione al Mr. Spock della blogofantasfera.
Il consiglio di Ford: meglio into Darkness che near Cannibal!
Ho sempre avuto un debole per lo Star Trek originale, che vedevo da bambino con mio nonno e il cui spirito J. J. Abrams era riuscito a catturare con uno dei film di fantascienza meglio realizzati degli ultimi anni.
Giunge ora il sequel, che si preannuncia interessante almeno quanto il primo capitolo: se gli impegni con il Fordino me lo permetteranno, correrò in sala a vederlo, altrimenti cercherò di recuperarlo al più presto, dato che promette di essere l'ennesimo successo centrato dal mitico creatore di Lost.

"Jennifer, scordati il tuo giro in macchina! Ford lo accompagno io!"

Killer in viaggio di Ben Wheatley


Il consiglio di Cannibal: preferisco un viaggio con un killer che uno con Ford (ammesso e non concesso che Ford non sia pure un killer)
Fantastico questo film. Davvero una bella sorpresa!
Per il momento vi dico solo di non perdervi questa dark comedy made in England, che potrebbe essere pane e salame abbastanza da piacere persino a Ford.
La recensione cannibale è in arrivo a breve.
Il consiglio di Ford: se Ford fosse un killer viaggerebbe volentieri con Cannibal Kid nel ruolo della vittima sacrificale.
Non ho ancora visto questo film, ma le premesse paiono buone e perfino in grado di mettere d'accordo i due nemici numero uno - anzi, a dire il vero un numero uno e la sua spalla - della blogosfera.
Spero che le aspettative non vengano deluse, e lo piazzo in cima alla lista della settimana.

Il Cucciolo Eroico portato a spasso dalla sua badante.

House at the End of the Street di Jennifer Lawrence Mark Tonderai


Il consiglio di Cannibal: Jennifer Lawrence! In canotta!
Film visto già un sacco di tempo fa, ma la recensione l’ho tenuta in caldo per voi tutti questi mesi. Il film infatti sarebbe dovuto uscire da parecchio, però l’arrivo in sala è stato sempre rimandato da quei perfidi distributori italiani e così anche la pubblicazione della rece ha dovuto aspettare. Ora finalmente ecco che arriva.
Come sarà?
Lo scoprirete leggendo il mio post, coming soon.
Dico solo di non aspettarvi grandi cose dal film, ma solo da una gran Jennifer Lawrence in canotta!
E quando c’è di mezzo Jennifer Lawrence, non c’ho manco voglia di perdere tempo ad attaccare Ford.
Il consiglio di Ford: Jennifer Lawrence! In canotta!
Ho visto questo film mesi fa, e in attesa dell'uscita italiana ho conservato gelosamente la recensione, che potrete leggere a breve qui al Saloon.
Purtroppo il film è una ciofeca totale, ma che importa.
Per tutta la seconda parte troverete Jennifer Lawrence in canotta.
E a volte basta solo questo.

"Dopo la mia serenata nessuna si porterà via Ford, neanche Katniss Kid!"

Una ragazza a Las Vegas di Stephen Frears


Il consiglio di Cannibal: meglio di un Ford a Las Vegas, o anche di un Ford in qualunque altro posto del mondo
Questo è un film che mi sa tanto di saldo estivo. Però oh, siamo in tempo di crisi e quindi ogni cosa in saldo può andare bene. Per una disimpegnatissima visione mi sa che potrebbe fare il suo dovere, anche se temo sia il classico film che si dimentica nel momento in cui scorrono i titoli di coda, un po’ come accade sempre con le pellicole più celebrate da Ford. Quando va bene. Quando va male, vorresti spedire Ford a Las Vegas. Per spassarsela? No, per fargli dilapidare tutto il suo gruzzolo e vederlo poi tornare in Italia con la coda tra le gambe.
A proposito di soldi, certo che Bruce Willis per pagare l’IMU ormai gira più filmetti di Nicolas Cage…
Il consiglio di Ford: il biopic di Katniss Kid? No. Purtroppo l'ennesimo filmetto inutile con il fu Brus Uillis.
Sinceramente, non mi sarei mai aspettato che un expendable come Brus Uillis facesse la fine del De Niro degli ultimi anni.
Attento, Brus. Perchè se continui così finisce che devo prendere a bottigliate anche te, e senza chiederti se in alto o in basso.
O peggio: potrei spedirti, invece che a Las Vegas, a Casale, per passare le vacanze insieme a Cannibal Kid: il che significa chiudersi in cameretta per due settimane senza mettere mai il naso fuori dalla porta, intenti a passarsi una serie teen dopo l'altra in streaming.

"Ford dice che dopo queste ultime tue parti al suo test hai totalizzato un punteggio inferiore a quello di Peppa Kid!"

La leggenda di Kasper Hauser di Davide Manuli


Il consiglio di Cannibal: io preferisco La leggenda di Cannibal Kid
Mentre Bruce Willis dice sì a qualunque pellicola gli venga proposta, ecco che Vincent Gallo è arrivato ad accettare persino di girare un film in Italia. È davvero messo così male, oppure si tratterà di una pellicola interessante?
Sospetto purtroppo per l’idolo Gallo e per noi suoi fans che sia più la prima ipotesi. Rispetto ad altre proposte italiane che ci piovono addosso ogni settimana, se non altro almeno questa mi suscita un minimo di curiosità. Una cosa che capita più raramente di quanto sia spinto a vedere un film superconsigliato da Ford.
Il consiglio di Ford: di Kaspar Hauser ce n'è solo uno. Quello di Herzog.
E per quanto possa voler bene a quello sciroccato di Vincent Gallo, questa roba dal sapore di radicalchicchismo non mi pare proprio all'altezza del capolavorone del Maestro tedesco.
Bocciato in partenza e senza passare dal via.
Un po’ come le bislacche idee di Peppa Kid.

"Ragazzi, siamo più radical chic di Cannibal Kid!"

Il fondamentalista riluttante di Mira Nair


Il consiglio di Cannibal: Ford, il fondamentalista ruttante
Ahia, qui sento puzza di pellicola politicosa impegnata di quelle che piacciono tanto a Ford, per darsi un contegno intellettuale tra una qualche mossa di wrestling di cui al momento non mi viene in mente il nome (sarà perché - giustamente - non seguo il wrestling?) e una pellicoletta action trash anni ’80 vista rigorosamente su un vecchio VHS consumato.
La presenza di Kiefer Sutherland di nuovo alle prese con la tematica del terrorismo dopo 24 potrebbe però renderlo clamorosamente appetibile anche a noi spettatori radical-chic ma non finto intellettualoidi come Mr. James Snob.
Il consiglio di Ford: Cannibal, l'expendable riluttante
Mira Nair è uno dei nomi più sopravvalutati dell'intero panorama registico mondiale, e questo film non mi pare niente di che, specie perchè rispetto a Kiefer Sutherland ormai io attendo soltanto l'avvento della vociferata nuova stagione di 24, che oscura qualsiasi altra opera a tematica terrorismo che non sia quel gioiellino di Homeland.
Nell'attesa mi diletterò ad organizzare un attentato a Cannibal, che continua a trincerarsi in casa invece di accettare un bell'invito per una notte da leoni in mia compagnia.

"Tranquillo, al primo episodio della nuova stagione di 24 ti faccio torturare come si deve!"

Il caso Kerenes di Calin Netzer


Il consiglio di Cannibal: il caso Ke è sto film?
Film rumeno vincitore dell’Orso d’Oro all’ultimo Festival di Berlino.
Ovvero…
Mi è semlato di vedele un Fold.
Anche qui sento odore di radical-fordianata pseduo impegnata di quelle che tanto piacciono al mio blogger enemy. Nonostante questo dettaglio mica da ridere e nel caso non sia una completa mazzata sulle palle, potrebbe anche rivelarsi una visione quasi interessante. Ho detto potrebbe e ho detto quasi. E, soprattutto, prima ho detto radical-fordianata.
Il consiglio di Ford: Il caso del coraggio di Cannibal, ancora scomparso.
Negli ultimi anni non ho seguito molto il Festival di Berlino, che dopo cose pregevoli come La sposa turca non è riuscito a stupirmi negli ultimi anni come avrei voluto.
Di contro, però, c'è da dire che l'ultimo regista rumeno passato da queste parti - il mitico Mungiu - ha fatto sfracelli al Saloon, e dunque ho come l'impressione che darò a questo film una possibilità. Per la gioia di Julez - giuliapassionejulez.blogspot.it - così come del mio antagonista, che potrà darmi del radicalchic finto pane e salame.

"Brindiamo al compianto Cucciolo Eroico: nessuno ora potrà più deliziarci con quelle assurde opinioni in materia cinematografica!"

Niente può fermarci di Luigi Cecinelli


Il consiglio di Cannibal: niente può fermarci dallo sconsigliare questo film
Su questo film credo che io e Ford potremmo trovarci d’accordo. Niente può fermarci dallo snobbarlo clamorosamente. O, se proprio dovessimo per qualche oscura ragione finire per vederlo, dal bottigliarlo selvaggiamente.
Per quanto sia un film giovanilistico, dal ridicolo trailer promette male persino per me. E ho detto tutto.
Il consiglio di Ford: niente può fermarci dallo sconsigliare questo film
Ford e Cannibal insieme. Uniti.
Dovrebbe bastarvi questo per evitare questa roba.

"Ford, sei proprio sicuro che vuoi lasciarci a Cannibal mentre tu esci con Jennifer Lawrence!?"

Sugar Man di Malik Bendjelloul


Il consiglio di Cannibal: per fortuna, niente a che fare con Zucchero Sugar Fordaciari
Uscito lunedì 10 giugno, per uno di quei soliti inspiegabili misteri della nostra distr(ib)uzione, e probabilmente in un numero ridicolo di sale, segnalo l’arrivo in Italia del film vincitore quest’anno dell’Oscar per il miglior documentario. La pellicola racconta la storia di Sixto Rodriguez, musicista che proprio sul punto di farsi conoscere è sparito improvvisamente nel nulla. Ma non come Rick Springfield, o quei comici cantantucoli one hit wonder che tanto piacciono a Ford e che dopo una canzone di successo nessuno si fila più. Rodriguez è proprio scomparso del tutto. Cosa gli sarà successo?
Se c’è un docufilm da non perdere quest’anno, ho come l’impressione sia questo.
Il consiglio di Ford: Ford Man, che è un pò l'opposto di Cannibal Kid
Documentario caldeggiato da amici expendables fidati di Ford costruito attorno ad un musicista mitico che nel giro di poche ore è diventato una sorta di must see della settimana - se non addirittura del mese - qui al Saloon.
Se non fosse che voglio tanto bene ad Abrams, oserei dire che questa è l'uscita del week end.
E secondo me lo dice anche Rick Springfield.
E non solo: perfino Jessie's girl. Che in realtà è nientemeno che il Cannibale. Ahahahahahahah!

"Ebbene sì, lo ammetto: la vera Jessie's girl è il Cannibale!"

giovedì 30 maggio 2013

24 - Stagione 6

 Produzione: Fox
Origine: USA
Anno: 2007
Episodi: 24



La trama (con parole mie): gli Stati Uniti, sotto la guida di Wayne Palmer, fratello del compianto ex Presidente David, sono da settimane sotto attacco. Una misteriosa organizzazione terroristica, infatti, ha preso di mira le principali città del Paese seminando vittime e panico, ed una delle richieste del suo leader, Abu Fayed, è che Jack Bauer sia liberato dalla prigionia in Cina per essergli consegnato personalmente.
Il ritorno sul suolo americano dell'agente più spaccaculi del piccolo schermo innescherà una serie di vicende che porteranno all'esplosione di un ordigno nucleare nella periferia di Los Angeles, ad un avvicendamento alla guida degli USA e al confronto finale tra lo stesso Jack ed una serie di suoi vecchi nemici, dallo stesso Fayed al generale russo Gredenko, passando per i cinesi prima di finire con il suo stesso padre.
Ma non abbiate dubbi. Bauer sistemerà tutti come solo lui sa fare.




Nel corso degli ultimi anni poche serie sono state in grado di incarnare l'idea di action meglio di 24: prodotto in bilico tra la tamarrata selvaggia e lo specchio delle paure figlie degli States negli anni del "bushismo", poggiato sulle spalle di un Kiefer Sutherland monoespressivo e di stagione in stagione sempre più reazionario, girato sempre "in tempo reale" ed ambientato nell'arco di una giornata, le soddisfazioni regalate dallo stesso agli occupanti di casa Ford sono state molteplici, in particolare con le stagioni quattro e cinque, vere e proprie chicche del genere e non solo.
La sesta annata, chiamata a mantenere un livello ugualmente alto, ha rappresentato al contrario il primo passo indietro qualitativo - e soprattutto di idee - della serie, con una catena di situazioni già affrontate da Jack Bauer - e dagli spettatori - nel corso delle stagioni precedenti riciclate o amplificate in modo da sopperire, di fatto, alla mancanza di un plot che fosse legato a doppio filo ad un unico villain di rilievo - come fu l'indimenticabile Abib Marwan della season four - o ad una situazione nuova che coinvolgesse il granitico protagonista: personalmente l'idea di vedere Jack alle prese con l'evasione dal carcere cinese all'interno del quale era stato rinchiuso nel finale del suo quinto giro di giostra avrebbe regalato un appeal decisamente più alto rispetto all'ennesimo gruppo terroristico di matrice islamica intento a complottare con i russi in modo da destabilizzare gli equilibri mondiali di potere minacciando gli States ed il loro Presidente destinato ad essere ovviamente sgominato dal buon Bauer, che pronti via, dopo essere stato scarcerato su richiesta proprio dei terroristi riprende in mano il suo (sporco) lavoro di agente come se non fosse passato un solo giorno dei due anni in cui i cinesi paiono essersi divertiti un mondo ad infliggergli una tortura dietro l'altra.
Sicuramente l'inserimento della vicenda legata al fratello e al padre di Jack dona un pò di spessore umano ad un personaggio certo non noto per i suoi sentimenti - per quanto ad ogni stagione continui ad essere presente ben più di una donna pronta a dare la vita, volente o nolente, per l'agente più tosto ed insubordinato del CTU -, ed il confronto finale con il vecchio, spietato genitore - un ottimo James Cromwell - funziona alla grande, eppure l'impressione è quella di un deja-vù di ventiquattro episodi, all'interno dei quali anche i tipici twist e colpi di scena cui gli spettatori della serie erano ormai abituati tendono a latitare.
Il risultato è e resta, comunque, profondamente godibile, e rimbalzando tra l'ormai storico suono del telefono del CTU e l'ironia a proposito delle scelte dei nemici di Bauer - in casa Ford ci si è chiesto, almeno un paio di volte a puntata, per quale misterioso motivo nessuno di quelli che potrebbero volere Jack morto non riesce a decidersi a piantargli una pallottola dritta nel cervello, invece che insistere per catturarlo, finendo ovviamente per essere ripagato con un trattamento spesso peggiore dal Nostro -, anche questa volta si è assistito al tiratissimo e consueto ripasso da parte del protagonista di tutti i potenziali nemici degli USA, da Abu Fayed al generale ribelle Gredenko, dai carcerieri cinesi fino al padre e al fratello - l'interrogatorio di Jack a quest'ultimo, ancora più duro del solito per gli standard già piuttosto convincenti dell'agente è senza dubbio uno dei pezzi cult dell'annata -, senza risparmiare anche colleghi incautamente disposti ad intralciare ordini - o insubordinazioni - del suddetto Bauer - è il caso di Curtis, uomo d'assalto che resisteva già da qualche anno accanto all'alter ego di Kiefer Sutherland, impresa davvero titanica, considerate le defezioni di ogni genere e le morti che puntualmente colpiscono tutti quelli che hanno a che fare con lui -.
Molto del divertimento del sottoscritto e di Julez è stato legato anche alla continua mancanza di fiducia che colleghi, superiori e Presidenti vari continuano a riporre nel protagonista, che per sei stagioni non ha fatto nient'altro che continuare a togliere le castagne dal fuoco a tutti agendo sempre e comunque come voleva, sbattendosene di regole, restrizioni e quant'altro quando queste gli impedivano di fare qualsiasi cosa desiderasse: fossi in un casuale direttore del CTU, infatti, lascerei fare a Bauer esattamente tutto quello che vuole, e senza dubbio troverei il tempo di uscire a cena, schiacciare un pisolino, farmi qualche robusto drink e forse anche prenotare un bel weekend alle terme senza avere il minimo dubbio che l'operazione, alla fine, possa riuscire.
L'ipotesi di Julez è che in realtà Jack Bauer, decisivo in un giorno su trecentosessantacinque, passi in realtà i restanti trecentosessantaquattro a collezionare fallimenti colossali e plateali figure di merda, e proprio per questo motivo tendenzialmente i suoi capi finiscono per non essere mai sicuri delle sue scelte: questo, purtroppo, resterà un mistero.
Quello che mistero, invece, non è, è che nonostante una stagione leggermente sottotono rispetto alle precedenti al Saloon attenderemo fiduciosi le ultime due annate - precedute da un film che ovviamente verrà recuperato - di quello che è stato uno dei titoli di riferimento del piccolo schermo in questo inizio di Nuovo Millennio, confidando che Jack Bauer possa regalarci numerose altre perle e che la prossima volta il cattivo di turno sia di nuovo di una sostanza adeguata a questo insolito, spigoloso eroe "buono".


MrFord


"China decorates our table
funny how the cracks don't seem to show
pour the wine dear
you say we'll take a holiday
but we never can agree on where to go."

Tori Amos - "China" -




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