lunedì 17 dicembre 2018

White Russian's Bulletin



Ci stiamo avvicinando alla fine dell'anno e alle consuete classifiche che, a questo giro, risulteranno particolarmente difficili da compilare considerato che nel corso degli ultimi dodici mesi le visioni sono state clamorosamente più contenute numericamente rispetto alle edizioni precedenti dei Ford Awards e che il duemiladiciotto non sarà certo ricordato come il migliore della Storia del Cinema. Ad ogni modo qui al Saloon si cerca di riprendere un certo ritmo, tra ripescaggi, esperimenti e rispolverate di vecchi classici.


MrFord


LA BALLATA DI BUSTER SCRUGGS (Joel&Ethan Coen, USA, 2018, 133')

La ballata di Buster Scruggs Poster


I Coen sono da sempre una garanzia, qui al Saloon, e nel corso della loro carriera le delusioni sono state poche e di poco conto se confrontate a tutti i cult che hanno sfornato e che ancora oggi fanno parte del mio personale "greatest hits" della settima arte: questo La ballata di Buster Scruggs, antologia di sei storie che rievocano i miti del West e della Frontiera, nato per Netflix - destinato a mio parere come tutti i network di questo genere a prendere progressivamente il posto dei distributori da sala - è una conferma di quella garanzia.
Con ironia, violenza, poesia ed il tocco grottesco che è sempre stato la loro firma, i Coen portano sullo schermo un vero e proprio gioiellino che parte con il fantastico La ballata di Buster Scruggs e cavalca poi attraverso polvere, sangue, amori mai consumati, solitudine, oro inseguito, perso e ritrovato, in una vera e propria antologia di un mondo, quello del vecchio West, che era più spesso crudele che non luminoso e mitico come si è portati a pensare.
L'ombra della Morte aleggia, più o meno pesantemente, su tutti i personaggi, e l'impressione è che, anche nelle storie più tristi, ci sia sempre il pensiero che, per dirla come lo Straniero, "a volte sei tu che mangi l'orso, e a volte è l'orso che mangia te": sta a noi, almeno in una certa misura, decidere come affrontare anche la parte peggiore e inevitabile.




BEVERLY HILLS COP (Martin Brest, USA, 1984, 105')

Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills Poster


Nel pieno di un sabato pomeriggio da famiglia, giochi con i Fordini e voglia di relax a mille non c'è niente di meglio di un recupero d'annata - anche se, lo ammetto, clamorosamente fuori stagione -: Eddie Murphy ai tempi della mia infanzia era uno degli idoli indiscussi dell'allora casa Ford - insieme a Bill Murray -, complice la faccia da culo e la sfrontatezza che da bambino sognavo di arrivare a sfoggiare al posto della timidezza.
Beverly Hills Cop, a trentaquattro anni dalla sua uscita, ancora regala perle a profusione, e benchè risulti assolutamente lineare nello svolgimento - quasi scolastico, direi - risulta uno degli esempi più riusciti dell'action pop anni ottanta, funziona dall'inizio alla fine e diverte ad ogni visione, sia essa la prima - come nel caso dei Fordini - o la chissàquantesima - come nel caso del sottoscritto -.




MOWGLI - IL FIGLIO DELLA GIUNGLA (Andy Serkis, UK/USA, 2018, 104')

Mowgli - Il figlio della giungla Poster


Sempre restando nell'ambito "weekend prenatalizio passato in casa cercando di rilassarsi il più possibile e farsi prendere in ostaggio dai piccoli della tribù" Netflix ha fornito un'altra visione perfetta per i pomeriggi di gioco sul tappeto, nonchè la sua risposta alla versione live action de Il libro della giungla diretta non troppo tempo fa da Jon Favreau: in questo caso dietro la macchina da presa ritroviamo l'ex Gollum Andy Serkis, che sarà pure un buon caratterista ma che non riesce a dare il piglio di Favreau alla vicenda, forse più in linea con l'originale scritto di Kipling rispetto alla controparte disneyana ma in qualche modo un pò troppo rapida nell'evoluzione e nello svolgimento.
L'impressione, a prescindere dal fascino dei luoghi e degli animali - che come al solito hanno ipnotizzato i Fordini -, è che si sia trattato di una "compressione", quasi come se una stagione di una serie fosse compattata in un film da poco più di un'ora e mezza.
Peccato, perchè i temi trattati sono evergreen, così come i personaggi, eppure la sensazione è che manchi davvero qualcosa, prima fra tutte la meraviglia che stava dietro ai vecchi cartoni animati ma anche alle nuove frontiere dei vari "Vita di Pi".



giovedì 13 dicembre 2018

Thursday's child





Bentornati nella più longeva tra le rubriche dedicate alle uscite cinematografiche della blogosfera, o quantomeno quella più diretta da due acerrimi rivali: questo vecchio cowboy e Cannibal Kid.
A fare gli onori per il penultimo appuntamento dell'anno, prima di lasciare spazio a festività e classifiche di vario genere, Obsidian Mirror, un altro nome illustre della vecchia guardia di questo format ormai semi fantasma.


Obsidian: Concedetemi due parole introduttive per ringraziare i miei ospiti di questo inaspettato invito a partecipare alla loro esclusiva rubrica di anticipazioni cinematografiche. Grazie mille! Ecco fatto. Erano giusto due parole. Me la sarei potuta cavare anche con una ma, ve ne sarete accorti, sono uno a cui piace complicare le cose. Da qualche parte qui attorno dovrebbe esserci anche un link al mio blog per cui non serve dire altro e vengo subito al tema di oggi: “Sette validi motivi per non andare al cinema”.

"Si avvicina Cannibal: meglio fuggire prima che mi stalkeri."

Un piccolo favore

Ford e Cannibal discutono a proposito della scelta dell'ospite settimanale.

Obsidian: Vi faccio subito un piccolo favore: provo a indovinare la trama del film senza averlo visto, che tanto ne ho visti altri cento tutti uguali. È la mia maniera di salvarvi tutti quanti dal pantano dei luoghi comuni, filo conduttore di questo cinepanettone travestito da film. Allora… ci sono due tizie fighe, una delle due faceva Twilight (ma non ho capito bene quale e comunque non c’entra niente) l’altra è una vlogger (poteva banalmente essere una blogger, ma il regista è troppo avanti), e l’altra scompare (nel senso che un attimo prima c’era e poi… puff). No, non avete contato male. Sono io che ho fatto casino: le tizie sono solo due. Ad ogni modo la tizia che non è scomparsa si getta alla ricerca dell’amica con l’aiuto del marito di quest’ultima. Oddio come l’ho detto male! Insomma, avete già capito che, praticamente da qui in avanti, i due iniziano gradualmente a sbattersene i coglioni dell’amica/moglie scomparsa e partono a trombare come dannati… Beh, magari iniziano con qualche bacetto, non dico di no, ma alla fine vedrete che si tromba.
Cannibal Kid: Vedo che Obsidian in quanto a deliri non è da meno rispetto a me in un giorno qualunque, o a Ford dopo che ha bevuto mezzo sorso di White Russian analcolico. Se la trama è davvero così, io sono attirato parecchio da questo film. E non solo dalle sue due protagoniste. Inoltre, sosteniamo le pellicole che parlano dei colleghi, vlogger o blogger che siano. A meno che non si tratti di Mr. Ford e nei suoi confronti l'unica cosa da fare è il boicottaggio.
Ford: quando ho visto il trailer di questo film mi sono venuti in mente immediatamente i thriller da sabato sera su Italia Uno che trasmettono tensione sono a Katniss Kid e quei filmacci anni novanta che vorrebbero essere pruriginosi ma sono solo fuori tempo massimo. Un piccolo favore che potrei farmi se dovessi decidere di guardarlo sarebbe senz'altro quello di bere molto White Russian molto alcolico.

Macchine mortali

"Ford dev'essere passato di qui con il suo quad."

Obsidian: Cosa succede se le città hanno delle ruote e possono spostarsi per il mondo? Vi prego, no. Non lo voglio nemmeno sapere. Non bastavano queste dannate automobili a dannarmi l’esistenza nel mio quotidiano tragitto casa-lavoro-casa? Servivano proprio altri mezzi di trasporto, questa volta grandi come metropoli, a intasare le nostre strade? Beh, forse la trama non sarà proprio così come l’ho dipinta, ma siamo di fronte a un fantasy, ragazzi, quindi corriamo a sospendere la nostra incredulità e aspettiamoci di tutto, anche le città semoventi. Ma dove sono finiti gli elfi pasticcioni e le damigelle in pericolo? Si direbbe che negli ultimi anni, complice la mia distrazione, il genere si sia evoluto parecchio, e non necessariamente in meglio. O più probabilmente chi ha scritto il romanzo che ha generato tutto questo (tale Philip Reeve, ndr) è un puro megalomane. Un brivido mi scorre lungo la schiena mentre leggo che “Macchine Mortali” in origine è un ciclo (e te pareva) di sette romanzi! State quindi in campana e, se decidete di correre tutti al cinema, avrete presto tanti altri bei sequel.
Cannibal Kid: Se le città hanno delle ruote e possono spostarsi per il mondo, io prego soltanto una cosa, che al volante non ci sia Mr. Ford. Uno che, come tutti sanno, pure lui stesso, è un disastro sulle 4 ruote (e non solo sulle 4 ruote). Ford al volante, pericolo costante. Così com'è un pericolo costante ogni filmetto fantasy dalla trama distopica e assurda. A meno che non sia interpretato da Jennifer Lawrence.
Ford: nonostante l'entusiasmo provocato dal trailer di questo film in Julez, ho il dubbio enorme che si tratti dell'ennesima robetta fantasy teen che a suon di proclami da locandina spera di portare in sala quanti più spettatori da weekend possibili a prescindere da quanti sequel siano previsti o da quanto l'eroina di tutti i mondi immaginabili, la già citata Katniss Kid, possa invocare in suo soccorso Jennifer Lawrence. Me ne terrò ben alla larga. Dal film, non da Jennifer Lawrence.

Il testimone invisibile

"Ecco quello che succede a lasciar guidare Ford!"


Obsidian: Ci sono due modi per usare quei dieci euro che avete in tasca: 1) consegnarli alla cassiera di un cinema dove proiettano “Il testimone invisibile” oppure 2) usarli per pulirvi il naso. Se avete scelto la prima opzione, beh, allora vi siete persi una buona occasione per liberarvi dal muco in eccesso, cosa che la rigidità dell’inverno rende particolarmente fastidiosa (per voi) e disgustosa (per chi vi stava seduto accanto al cinema).
Ma perché farsi dei problemi? Se avete masochisticamente deciso di assistere all’ennesimo “legal drama” della vostra vita sarete certamente crollati di schianto dopo un minuto e non vi sarete accorti di nulla. Quella strana sensazione di appiciccaticcio sulla guancia, quando le luci in sala vi inviteranno a proseguire il vostro riposo a casa vostra, vi insegnerà a considerare meglio il valore del denaro.
Cannibal Kid: Nonostante le avvertenze di Obsidian, questo thriller con Riccardo Scamarcio e la sempre più splendida e brava Miriam Leone potrebbe essere la sorpresa della settimana. Non sono sicuro che valga 10 euro, anche perché io sono avaro economicamente quasi quanto Ford è avaro di parole buone nei confronti del bel cinema, però una visione gratuita più o meno legale sponsorizzata dal generoso web credo ci possa stare.
Ford: stranamente in questo caso mi trovo più d'accordo con la visione di Cannibal che non con quella di Obsidian. Il testimone invisibile, per quanto all'apparenza "troppo italiano", potrebbe inaspettatamente rivelarsi quantomeno una cosa discretamente guardabile con una Miriam Leone decisamente guardabile. Posso solo sperare di non trovarmi troppo d'accordo con il mio rivale, quanto piuttosto con l'economo Obsidian.

Lontano da qui

"Caro Cucciolo, non puoi assistere a questa proiezione, sei troppo giovane." "Maggie, sei quasi peggio di Ford!"

Obsidian: Una storia di speranza e disperazione, che nasce dalla disillusione dell'età adulta. Ecco, questo è un film che potrei anche decidere di guardarmi, a dispetto di quanto dichiarato nella premessa. Chi più di me può infatti dirsi disilluso, che neanche faccio più l’albero di Natale che poi altrimenti ce l’ho in mezzo alle balle per un mese...? Magari non al cinema, visto che ormai raramente mi prendo la briga di vestirmi, mettermi le scarpe e affrontare l’inferno del multisala, ma guardarmelo un giorno in streaming su qualche piattaforma magari sì. Rimane un margine d’incertezza dovuto al fatto che la protagonista pare sia una maestra d’asilo, un particolare che evoca la presenza di bambini urlanti come Goonies.
Cannibal Kid: Faccio una confessione a sorpresa e spero che suo fratello Jake possa un giorno perdonarmi: io Maggie Gyllenhaal proprio non la sopporto. E l'idea di assisterla in una pellicola ad alto tasso buonista in cui fa la maestrina mi attira quanto una lezione di cinema tenuta da quel professorino so-tutto-io di Mr. Ford. Io giro lontano da lui e da questo film.
Ford: io cerco sempre di fare il possibile per stare lontano da Cannibal, ma ancora dopo anni di lotte, insulti e battaglie lui continua a tornare settimana dopo settimana. Sto valutando seriamente la possibilità di pagare The Rock per trasformarlo nel nuovo albero di natale di casa Obsidian, senza che si disturbi troppo a rimetterlo in cantina una volta finite le festività.

La donna elettrica

"Questo tiro al Cannibale è proprio un gran bello sport!"


Obsidian: Una donna lotta contro un'industria locale che sta compromettendo la vita degli abitanti. Ma l'arrivo di un bimbo orfano metterà in discussione tutte le sue battaglie… Quale miglior cocktail si può ottenere mescolando a cazzo tanti buoni sentimenti? Film con un sottobosco ambientalista ne hanno già fatti migliaia, specie da quando i primi reattori nucleari del mondo reale hanno iniziato a dare tanti meravigliosi spunti ai produttori hollywoodiani… e quest’ennesimo tentativo arriva con decenni di ritardo, fingendo di ignorare che al grande pubblico oggi non serve altro che Facebook per indignarsi. Ho il sospetto che gli orfanelli siano stati aggiunti alla ricetta all’ultimo, come quando assaggi la minestra e ti accorgi che manca di sale.
Cannibal Kid: Pellicola islandese ecologista che dalla tematica potrebbe sembrare una mazzata mortale. Quasi quanto le politiche ambientali di Donald Trump nei confronti del mondo. O l'opinione di Ford su un teen movie da me adorato. Invece pare che sia un “feel good movie” più leggero di quanto possa sembrare ed è notizia delle ultime ore che Jodie Foster ne realizzerà un remake americano. Ci troviamo quindi al cospetto di un piccolo grande film rivelazione da tenere d'occhio?
Ford: un film che è una scommessa. Da un lato potrebbe rivelarsi la finta roba d'autore radical in realtà super buonista come molte di quelle che piacciono al Cucciolo Eroico, dall'altro una di quelle pellicole profonde ma anche divertenti tipiche di alcune proposte Sundance e di quasi tutte quelle fordiane. Personalmente, spero rientri nella seconda categoria.


Verso un altrove

Risultati immagini per verso un altrove film
"Mi alleno per battere il record di jogging di Marco Goi."

Obsidian: Una rapina in banca che finisce male, uno dei banditi che finisce in galera, gli altri banditi che non finiscono da nessuna parte perché il complice sfigato decide eroicamente di tacere. Dove l’ho già sentita questa storia? Forse succederà qualcosa di originale nel secondo tempo? Il bandito esce di galera e si trova di fronte, guarda un po’, a un mondo che gli chiude tutte le porte. Tutto sembra destinato a finire nel peggiore dei modi finché arriva una donna e… via che si tromba. In poche parole il secondo tempo di “Verso un altrove” è perfettamente intercambiabile con il secondo tempo di “Un piccolo favore”, il film che ha aperto questa piccola rassegna settimanale; i due sceneggiatori si sono inventati un pippone iniziale diverso, anche se entrambi egualmente privi di originalità, per arrivare al climax che lo spettatore medio attende con più ansia, quello che esplode sotto le lenzuola.
Cannibal Kid: Questi tentativi da parte di Obsidian di scoraggiare gli spettatori in realtà su di me sortiscono esattamente l'effetto opposto. Se Un piccolo favore ero già convinto di guardarlo, il blogger ospite questa settimana è riuscito a farmi venire una certa curiosità persino nei confronti di questo altrimenti poco promettente lavoro italiano. Meno male che non è guest star ogni settimana, se no mi farebbe venire voglia di vedermi tutti i film in uscita!
Ford: Cinema italiano, luoghi comuni e tentativi mal riusciti di risultare accattivanti. Pare quasi peggio della peggiore delle recensioni da groupie del Cannibale. Vado verso un altrove che, più che una delle sale in cui verrà proiettato, sarà un locale dove servano dei gran bei white russian.

lunedì 10 dicembre 2018

White Russian's Bulletin



Appuntamento con il Bulletin piuttosto ricco, considerati gli ultimi mesi, per questa settimana, con ben tre film portati all'attivo, un vero e proprio avvenimento rispetto alla media tenuta dalle vacanze estive in avanti: altra cosa interessante, il primo titolo in grado di mettere d'accordo questo vecchio cowboy con suo fratello, neanche fossimo tornati con la memoria ai tempi in cui guardavamo allo sfinimento e sempre insieme un film dietro l'altro.
In attesa delle classifiche di fine anno, un'iniezione di fiducia nel Cinema davvero niente male.


MrFord



ATERRADOS (Demian Rugna, Argentina, 2017, 87')

Aterrados Poster


Il tam tam della blogosfera, per quanto agonizzante, non smette di regalare possibilità e potenziali titoli interessanti: Aterrados, horror d'atmosfera realizzato in Argentina, rappresenta senza dubbio un esperimento da tenere in considerazione, soprattutto nella prima parte, d'effetto e coinvolgente.
Come molti titoli appartenenti allo stesso genere, patisce alla distanza la troppa carne messa sul fuoco a scapito delle sensazioni primarie - basate su suggestioni domestiche, di suono e sensazioni quasi fisiche - di partenza, ma resta in ogni caso un prodotto che per gli appassionati è in grado di regalare quantomeno spunti di cui tenere conto.
L'ineluttabilità della vicenda ed una manciata di sequenze ben piazzate fanno il resto, anche se prima di considerare Rugna come un nome da tenere d'occhio per il futuro del Cinema di paura, a mio parere, c'è ancora parecchio su cui riflettere.




LA PREDA PERFETTA (Scott Frank, USA, 2014, 114')

La preda perfetta Poster


Consigliato da mio fratello, questo noir d'altri tempi snobbato clamorosamente dal sottoscritto quando uscì qualche anno fa si è rivelato come una delle sorprese più interessanti dell'ultimo periodo: cupo, cinico, violento, con il miglior Liam Neeson - e sapete quanto lo detesti - di sempre o quasi, La preda perfetta, ispirato da uno dei romanzi dedicati al charachter del detective ex alcolista Matt Scudder, è un ritratto perfetto del passaggio tra gli Anni Novanta e gli Zero, un ritratto della Grande Mela nel suo lato notturno e spietato, tra trafficanti di droga e serial killers, dove nessuno viene risparmiato e nessuno esce davvero indenne. 
Ottime atmosfera e fotografia, splendida l'ultima sequenza che chiude con le Twin Towers sullo sfondo, neanche fossimo in piena riflessione in stile La 25ma Ora: da quel buio, da quella paura, da quella violenza potrebbe nascere comunque qualcosa di buono, nonostante la "camminata tra le lapidi" - titolo originale del lavoro di Scott Frank - lasci presagire decisamente il contrario.
Sottovalutato, e troppo, rappresenta senza dubbio uno dei titoli "pulp" più interessanti e tosti degli ultimi dieci anni.




HELL FEST (Gregory Plotkin, USA, 2018, 89')

Hell Fest Poster


Nella migliore tradizione degli horror teen prevedibili e senza logica, per lo scorso Halloween era giunto sugli schermi italiani Hell Fest, omaggio agli slasher anni ottanta ed in parte settanta che avrebbe probabilmente voluto essere una sorta di nuova versione dei due - unici - film davvero degni di nota di Rob Zombie, La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo: peccato che non sia così, e che la visione risulti una minestra riscaldata di una serie di luoghi comuni da record, e che nonostante non si tratti del peggio che sia passato sugli schermi negli ultimi dodici mesi non solo non aggiunge nulla ad un genere già abbastanza bistrattato, ma alimenta alla perfezione tutti i pregiudizi che i detrattori dello stesso possono coltivare.
Dalla sua parte Plotkin ha solo il merito di aver ricordato al sottoscritto l'esperienza "live" del Circo de Los Horrores di qualche anno fa, e stimolato la tentazione di incontrare, una volta o l'altra, un gioco in stile escape room con interazioni fisiche e recitative il più coinvolgenti possibili.
A parte questo, poco resta di una pellicola che fa del luogo comune il suo punto forte. Che punto forte non è.



giovedì 6 dicembre 2018

Thursday's child


Si avvicina la fine dell'anno e con lei le classiche rubriche legate a classifiche, meglio e peggio, ma prima che il duemiladiciotto cinematografico e non ci saluti, ecco uno degli ultimi appuntamenti con le uscite in sala firmato da questo vecchio cowboy e dal finto giovane Cannibal Kid, per l'occasione affiancati da un nome storico della blogosfera, La Firma Cangiante.
Sarà riuscito quest'ultimo a districarsi nella foresta tropicale d'insulti e provocazioni che è la rivalità di lungo corso dei conduttori ed ideatori della rubrica?

"Caro Ford, credo che questo sia il metodo più congeniale per scriverti."
ROMA

"Proprio divertente questo Tiro al Cannibale: Ford ha avuto una grande idea!"

La firma cangiante: Dopo anni di onorata (?) carriera questa rubrica cogestita dal Ford e dal Cannibale arriva come prevedibile a raschiare il fondo del barile, e così... eccomi qui! Da dove si comincia? Ah sì... Roma di Alfonsino Cuarón. Beh, per alcuni contano le dimensioni, per me conta il nome del regista (per fortuna il titolo del film per me conta meno). Cuarón potrebbe non deludere, cast pressoché sconosciuto per una vicenda ambientata in un periodo non semplice per la popolazione messicana. Si, perché no? Potrebbe interessarmi, i presupposti per un buon film ci sono tutti. Tra l'altro il progetto che sta dietro al film Roma (quartiere di Città del Messico) rientra in uno scambio culturale Messico/Italia; a breve Sorrentino dirigerà Largo Messico, la storia di un homeless costretto a bivaccare sulle panche dell'omonima piazzetta di Roma. Bravi ragazzi, viva l'incrocio delle culture e delle idee! (che comunque non sempre porta buoni frutti, vedi questa rubrica ad esempio).
Cannibal Kid: Cuarón, nun fa' lo stupido stasera. E nemmeno tu, caro Dario... volevo dire Firma cangiante. Questa rubrica non porterà buoni frutti, questa settimana ad esempio ahahah, ma di solito sì. Più che altro per merito mio. Non certo di un Mr. Ford che ormai è più attapirato di una canzone di Adele. La pellicola Roma ha tutti i presupposti per essere maggica e per conquistarsi un posto d'onore in una classifica di fine anno. Sarà quella dei migliori film, o quella dei film più sopravvalutati?
Largo Messico di Sorrentino io comunque me lo vedrei volentieri!
Ford: Cuaron è un regista da sempre interessante, questa pellicola ha avuto un'ottima accoglienza e i presupposti perchè rappresenti uno degli ultimi acuti di un pessimo anno cinematografico - neanche l'avesse organizzato Cannibal - ci sono tutti. Speriamo dunque di non restare troppo delusi.
Nel frattempo caro Firma posso dirti che il fondo del barile era già stato raschiato in principio quando ho iniziato a collaborare con Peppa Kid. Ahahahahahh!

COLETTE

"Se non mi fai comparire subito davanti un White Russian, la mia firma cangiante sarà il segno dell'anello che porto sulla tua fronte."

La firma cangiante: Mi sarebbe sempre piaciuto fare il direttore del casting e provare a sostituire Keira Knightley con Rin Tin Tin per vedere di quanto (e non "se", badate bene) sarei riuscito a migliorare la qualità del film. Poi mi han detto che Rinty purtroppo è morto. Rex allora? Niente, pare che anche lui non se la passi troppo bene. Una sagoma di cartone di Rantanplan? Mi hanno detto di sì, con quella concorriamo all'Oscar nella categoria miglior attrice protagonista (la sagoma). Colette? Grazie, come se avessi accettato.
Cannibal Kid: Vedo che La firma ha la stessa considerazione di Keira Knightley che io ho di Sylvester Stallone. O di qualunque altro attorucolo esaltato da Ford. Fosse soltanto per la sua agghiacciante performance in The Dangerous Method gli darei anche ragione. Solo che Keira, pur non avendomi mai convinto al 100%, è pure capace di interpretazioni e di film se non altro dignitosi. Sarà questo il caso di Colette?
Bau bau!
Ehm... una voce nella mia testa mi dice di no.
Ford: per me la Knightley vale solo in ruoli come quello di qualche anno fa in Domino, quando è più action, maschiaccia e cazzuta. Per il resto, di Colette mi frega relativamente poco, mentre resto in attesa, ovviamente, di Creed 2.

LA CASA DELLE BAMBOLE - GHOSTLAND

"Ecco cosa succede ad accettare di entrare in casa Goi!"

La firma cangiante: No, no. Paura, l'horror in sala no! Questo poi già dal titolo evoca case e bambole, argomenti troppo perturbanti per me, no, no. A meno che per "bambole" non si intenda altro, il Kid qui potrebbe venirmi in aiuto? Kid, di che tipo di "bambole" si parla qui? Ah, non sono quelle "bambole"? Ok, allora niente cinema, si va da Ford a farsi una birra. L'horror in sala non fa per me, già a casa frequento poco il genere. Figuriamoci!
Cannibal Kid: Ancora una storia di case infestate? E questa volta addirittura da delle minacciose bambole?
Uh, che paura!
Sarei tentato di liquidare il tutto con uno sbadiglio, ma dopo The Haunting of Hill House potrei concedere un'altra opportunità a questo sottogenere dell'horror sottosviluppato, ma che può ancora riservare sorprese. Ford, tu invece puoi continuare a pettinare le bambole. Ah no, scusa. Tu le chiami “action figures”.
Ford: effettivamente, dopo Hill House una possibilità si potrebbe dare anche a questo, anche se ho come l'impressione che si potrebbe rivelare una cannibalata buona giusto a spaventare qualche pusillanime come il mio co-conduttore, e non sto parlando ovviamente di Firma, che è ovviamente invitato a farsi una birra - ma anche due o tre - a casa Ford. Senza bambole.

IL CASTELLO DI VETRO

"Lo vedi quel puntino nel cielo? E' Cannibal: Ford l'ha spedito in orbita con una mossa di wrestling."

La firma cangiante: Questo è un film che mi da l'impressione di poter crollare su sé stesso con facilità, come un castello di carte, anzi di vetro. La famiglia disfunzionale (lasciamole a Wes Anderson), il padre sui generis, il ritorno all'infanzia... rischioso. Però Woody Harrelson mi ispira molta simpatia, tutte quelle chiome rosse nelle immagini promozionali anche (ah, le chiome rosse!), c'è pure la Watts che è decisamente meglio della Knightley (e anche di Rin Tin Tin), magari me ne pentirò ma io una possibilità gliela darei.
Cannibal Kid: Film che ho visto circa un anno fa e che ora quando nessuno se lo aspettava raggiunge finalmente le sale italiane. Pur non essendo qualcosa di indimenticabile, infatti non è che lo ricordi benissimo, mi era sembrata una visione niente male, impreziosita da un ottimo cast in cui oltre a Woody Harrelson svetta anche il premio Oscar Brie Larson. È una pellicola che mi sento di consigliare persino a quell'adoratore del brutto cinema che risponde al nome di James Ford, visto che racconta una storia simile al suo adorato Captain Fantastic. Non raggiunge lo stesso livello, ma se non altro è decisamente superiore al recente noioso e sopravvalutato Senza lasciare traccia.
Ford: Woody Harrelson e Naomi Watts più famiglia disfunzionale? Una possibilità ci sta tutta, considerato anche che tra queste pagine portiamo avanti da anni una delle famiglie più disfunzionali della blogosfera, formata ovviamente da me, Cannibal e dall'ospite di turno. Tra l'altro, come Naomi Watts il buon Cannibal lo vedo proprio bene.

ALPHA: UN'AMICIZIA FORTE COME LA VITA

Una rara immagine del primo incontro tra Ford e il Cucciolo Eroico.

La firma cangiante: Mi sarebbe sempre piaciuto fare il direttore del casting e provare a sostituire un qualsiasi animale con Keira Knightley per vedere di quanto (e non "se", badate bene) sarei riuscito a peggiorare la qualità del film. Purtroppo tutti preferiscono i vari quadrupedi alla cara Keira (nome molto diffuso tra i cani tra l'altro) e non me lo lascerebbero fare. Peccato. Il binomio uomo/animale su grande schermo è per me motivo sufficiente per comprare birra e patatine e starmene a casa tranquillo sul mio divano nuovo.
Cannibal Kid: Alessandro Bianchi la settimana scorsa ha massacrato Pieraccioni. La firma in questa puntata sta distruggendo la povera Keira, che in effetti un nome un po' da cane ce l'ha... Forse dovrei trovarmi anch'io un nuovo nemico, visto che le battute su Mr. Ford ormai sono più scontate di quelle sui carabinieri. L'autore di questa porcheria buonista che racconta dell'amicizia tra un ragazzo e un lupo ai tempi del Paleolitico potrebbe essere un valido candidato.
Non ho fatto battute su Ford e il Paleolitico?
Hey, mi sa che sono già oltre la nostra rivalità, un po' come lui è oltre il buongusto e la pubblica decenza.
Ford: ho incrociato per caso il trailer di questa roba buonista che trovo strano Cannibal non abbia scritto a caso che mi esalterà, e ho immediatamente pensato al divano, la birra, le patatine e una bella serata di wrestling. In barba ai cani maledetti.

NON CI RESTA CHE VINCERE

"Amico, tiri peggio di quanto guidi Ford o di quanto possa fare Cannibal su un ring. Quanto a Firma, non saprei proprio."

La firma cangiante: Mah, un canovaccio già visto che rischia di cadere nel ricattatorio o peggio ancora nel pietismo. In linea di massima sono progetti nelle intenzioni anche lodevoli questi che coinvolgono i disabili, quando ben realizzati tanto di cappello, ma direi che me lo tengo al massimo per un futuro passaggio televisivo. Mi farò dire da Kid e Ford se ne vale la pena, leggerò le loro rece e i loro consigli e mi regolerò di conseguenza facendo il contrario. Sperando che siano concordi tra loro altrimenti non saprò cosa fare. Non ci avevo pensato. Userò la monetina.
Cannibal Kid: Un film spagnolo sui disabili che promette di essere meglio di quello recente di quel ruffiano di Ruffini, ma non è che ci vada molto. È un po' come battersi contro Ford: si vince facile in qualunque circostanza. Tranne che su un ring di wrestling. Lì mi sa che me le prenderei di brutto.
Ford: qui si vince facile. Basta evitare la visione neanche si trattasse del più radical dei film consigliato da Cannibal. Tutto in discesa.

SANTIAGO, ITALIA

"Questa Santiago, dalla distanza, non pare molto meglio di Lodi o Casale Monferrato."

La firma cangiante: Settimana di uscite buone come ripasso di storia e geografia. Lo zio Nanni può piacere e può non piacere, indubbiamente del rispetto lo merita. Questa uscita mi dà l'idea di potersi ritagliare un discreto spazio di interesse. Quasi, quasi...
Cannibal Kid: Di Nanni Moretti non ho mai guardato i film cult anni '70 e '80. Non ancora, almeno. Gli altri, da Caro diario in poi, li ho visti tutti e mi sono piaciuti tutti. Non me ne voglia, però questo suo documentario sul ruolo dell'ambasciata italiana nel Cile degli anni '70 mi interessa quasi meno dei racconti di Ford su come sia passato dall'essere un ribelle tormentato e maledetto a un padre di famiglia borghese e radical-chic.
Ford: sono sempre stato molto sensibile all'argomento Golpe in Cile, e potenzialmente questo documentario firmato dal magari poco simpatico ma sicuramente valido Moretti potrebbe essere un altro pezzo interessante da aggiungere a quel puzzle drammatico. Spero proprio di riuscire a recuperarlo.

LA PRIMA PIETRA

"La risposta è dentro di voi, però è sbagliata."

La firma cangiante: Commedia italiana, scontro di civiltà, c'è Guzzanti ma ho paura che in un progetto come questo ne uscirà un po' ridimensionato e imbavagliato. Non so, io a vederlo non ci vado, e mi giocherei quasi quasi 1 a 10 che non ci andranno nemmeno Ford e il Kid. Poi Ford non ci andrà e amen, il Kid invece non ci andrà ma dirà di esserci andato per fregarmi i soldi della giocata. E mi giocherei quasi quasi 10 a 1 che finirà proprio così. In ogni caso la prima pietra non sarò io a scagliarla.
Cannibal Kid: La storia di una complicata recita di Natale in una scuola elementare. Promette di essere una vicenda più tormentata dell'adolescenza tormentata di Ford ed è per questo motivo che sono già corso al cinema a vederlo in anteprima. Quindi cara Firma Cangiante, sgancia i soldi!
No, non è vero. Il film non l'ho visto e manco ho intenzione di farlo. Va beh, ho capito. Questa settimana è meglio risparmiare i soldi che non ho vinto dalla Firma, stare lontano dai cinema e aspettare che Roma esca su Netflix.
Ford: di Guzzanti ho tanti ricordi piacevoli, ma in questo caso non mi dispiace quasi per nulla dare forfait e godermi qualche altra serata dedicandomi al gioco più fordiano degli ultimi anni, Red Dead Redemption 2, da vero cowboy e in barba a Cannibal e a tutti i finti teen.

lunedì 3 dicembre 2018

White Russian's Bulletin



Nonostante gli impegni lavorativi, la desertificata blogosfera e Red Dead Redemption 2 che mi cattura sempre di più, anche a questo giro di giostra sono riuscito a portare a casa qualche visione nel corso della settimana: titoli criticati, non perfetti, lontani dal poter essere considerati tra i migliori dell'anno, eppure a loro modo di carattere e ottimi da gustarsi per serate da divano e White Russian - ovviamente - lontani dal freddo ormai quasi invernale.


MrFord


RED ZONE - 22 MIGLIA DI FUOCO (Peter Berg, USA, 2018, 94')

Red Zone - 22 miglia di fuoco Poster


Peter Berg da queste parti è sempre ben accetto dai tempi di Friday Night Lights, e nonostante si tratti di uno dei registi action più americani - nel senso stelle, strisce e se metti piede nella mia proprietà ti pianto una palla in corpo - che si possano immaginare, è sempre riuscito a trasportare la tipica retorica bianca, rossa e blu in qualcosa di sanguigno e tosto.
Non è da meno il tanto vituperato - in patria - Mile 22, action di stampo orientale - in più occasioni mi ha ricordato The Raid - che vede un altro fordiano d'eccezione, Mark Wahlberg, capitanare una squadra di operativi paramilitari incaricati di accompagnare un prigioniero politico fino ad un recupero che pare distante anni luce nel tipico action survival che quasi ricorda un videogiocone sanguinoso.
Strepitosi i combattimenti, da quello con protagonista Lauren Cohan a tutti quelli che vedono al centro dell'azione Iko Uwais, già star di The Raid - per l'appunto -: e come se non bastassero botte, proiettili ed un ritmo incalzante, i twist continui del finale aggiungono pepe ad un titolo, a mio parere, sottovalutato ed incompreso. Roba tosta.



BOHEMIAN RHAPSODY (Bryan Singer, UK/USA, 2018, 134')

Bohemian Rhapsody Poster


Freddy Mercury e i Queen sono stati, ai tempi delle medie, una delle mie prime cotte musicali, con quel loro gusto kitsch e sopra le righe e pezzi che praticamente parevano nati per far parte di compilation e greatest hits vari: la storia di Mercury, legata a doppio filo all'AIDS e alle controversie sulla sua sessualità è da sempre materia di chiacchiere tra gli appassionati, e nonostante la critica illustre non veda la sua band come una delle più importanti del rock non ci sono dubbi rispetto al fatto che ne abbia fatto indubbiamente la Storia.
Il lungometraggio che ne racconta le gesta sul palco e non solo, firmato dal Bryan Singer de I soliti sospetti ed interpretato da un grandissimo Rami Malek, è a tratti troppo facile nel suo svolgimento, per certi versi clamorosamente hollywoodiano e pronto a fare leva nella seconda parte sul coinvolgimento emotivo ed ovviamente sui pezzi immortali scritti dalla band, eppure è, come Mile 22, pane e salame e di cuore anche nel mostrare quegli stessi limiti, esibiti al contrario orgogliosamente almeno quanto le modifiche "storiche" operate per alimentare la drammatizzazione del soggetto - come le tempistiche secondo le quali Freddy comunicò ai suoi tre compagni di aver contratto l'HIV -: in questo senso, probabilmente, sarebbe piaciuto ad un "eccessivo" come Mercury.
Ed il concerto del Live Aid replicato alla perfezione nel finale resta davvero da brividi.




MAKING A MURDERER - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2015)

Making a Murderer Poster


La Storia della Giustizia americana è senza dubbio ricca di casi eclatanti raccontati spesso e volentieri dal grande e dal piccolo schermo, da Hurricane a O. J. Simpson.
In questo caso a portare sullo schermo l'incredibile lavoro in termini di dedizione degli autori è ancora una volta Netflix, che qualche anno fa fece parlare di sé grazie a questa serie dedicata all'incredibile vicenda di Steven Avery, condannato a metà degli eighties per uno stupro che non ha commesso e scarcerato grazie alla prova del dna dopo diciotto anni, che, dopo due anni di libertà ed una causa milionaria intentata contro il dipartimento di polizia della sua regione viene accusato di un omicidio dai contorni orrorifici con il giovanissimo nipote in quello che pare, dall'esterno, essere un vero e proprio caso di "costruzione di reato".
Stilisticamente antispettacolare - le riprese furono tutte fatte seguendo i protagonisti delle vicende, senza alcun fronzolo -, agghiacciante da seguire se non altro come critica feroce al sistema di giudizio negli USA, non privo di domande da una parte o dall'altra della barricata lo si guardi - in questo caso ricorda lo splendido Capturing the Friedmans di Jarecki -, forse non avrà la potenza emotiva o visiva di altri titoli, ma senza dubbio tocca nel profondo e fa riflettere su quanto fallibile sia o possa essere l'Uomo.


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