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mercoledì 5 agosto 2020

White Russian's Bulletin



Torno al bancone per un nuovo episodio del Bulletin di questo periodo della vita così unico per il vecchio cowboy, in termini di visioni spesso e volentieri dedicato a recuperi di film che conosco a memoria e già recensiti e strarecensiti da queste parti, a vivere il più possibile e scoprire, di tanto in tanto, produzioni curiose sulle varie piattaforme di streaming, Netflix in primis.
A farla da padroni a questo giro di bevute uno dei titoli più chiacchierati dell'ultimo periodo ed alcune proposte che, probabilmente, in altri tempi non avrei neppure pensato esistessero, ma che hanno solleticato la parte più sportiva e viaggiatrice del vecchio Ford.


MrFord



IL CERCHIO CELTICO (Bjorn Larsson, Svezia, 1992)


Larsson, dai tempi del mitico La vera storia del pirata Long John Silver, è entrato nel mio cuore di lettore per restarci, anche se è sempre difficile quando si incrocia il cammino di un nuovo autore a partire dal suo lavoro migliore: Il cerchio celtico, primo titolo a farlo conoscere al grande pubblico, è un solido romanzo d'avventura che starebbe un gran bene anche al Cinema, con un incedere inizialmente lento ed un crescendo finale davvero notevole, legato a doppio filo alla passione per la vela dello scrittore e ad alcuni luoghi affascinanti non solo per i marinai navigati.
La Scozia dipinta da Larsson è un luogo che, come il mare e come l'Uomo, sa essere affascinante e spietato, placido e furioso, senza dimenticare tutte le sfumature nel mezzo: e il Rustica, quasi più protagonista dei protagonisti, ne attraversa le correnti trasportando il lettore come se vi fosse imbarcato. Il cerchio celtico ha il limite dei numerosi riferimenti nautici che rischiano di appesantire lo scorrimento della lettura, e di essere molto classico, ma per chi è disposto ad affrontare anche questo tipo di difficoltà, offrirà una cavalcata degna della tradizione migliore.




DARK - STAGIONE 3 (Netflix, Germania/USA, 2020)

Dark Poster


Una delle serie più chiacchierate dell'anno torna al Saloon con la terza stagione, affrontata dopo i cambiamenti avvenuti nel corso di quest'anno così particolare: negli ultimi giorni mi è capitato di leggere opinioni qui nella blogosfera che, forse, tendono a fare di Dark un fenomeno più grande di quello che, in realtà, non sia stato, ma questo non nega che si tratti di una produzione solida e convincente, chiusa forse troppo in fretta - in termini di stagioni - ma in modo coerente, pur se, a mio parere, troppo ricca di carne al fuoco a questo giro di giostra per riuscire davvero a stimolare un trasporto emotivo in un pubblico concentrato al massimo nel comprendere i passaggi tra mondi paralleli ed epoche differenti.
Del resto, i viaggi nel tempo sono una cosa molto difficile da gestire, piccolo o grande schermo che sia. Resta il ricordo di un'esperienza interessante e ricca di spunti di riflessione, che voi siate come il sottoscritto degli aspiranti ribelli al concetto di Tempo ed al fatto di doversi inevitabilmente arrendere ad esso, o una sorta di surfisti che non vedono l'ora di cavalcarne le onde.




DARK TOURIST - STAGIONE 1 (Netflix, Nuova Zelanda, 2018)

Dark Tourist Poster


Uno dei guilty pleasures di questa nuova fase della mia vita è senza dubbio la scoperta delle serie a sfondo documentaristico offerte dalla piattaforma di Netflix, pronte a stimolare passioni - come quella per i viaggi - momentaneamente costretta allo standby da Covid.
Dark Tourist, produzione neozelandese di un paio d'anni fa, vede il giornalista David Ferrier - dal sardonico approccio inglese - recarsi in luoghi considerati mete di culto per i cosiddetti "turisti dell'orrore", persone attratte da catastrofi, pericoli, psicopatici ed affini: una serie che spero veda realizzarsi una seconda stagione pronta a mostrare le stranezze che l'Uomo è capace di coltivare dentro e fuori la sua testa ma anche utile a mostrare alcune situazioni talmente assurde da andare anche oltre il Cinema: in particolare, l'episodio legato al tour nei luoghi che furono teatro della catastrofe di Fukushima - impressionante vedere la paura crescere anche tra i protagonisti del viaggio, sconvolti dal livello di radiazioni dei contatori geiger portatili - e quello in Turkmenistan - dominato da un dittatore che rende il Paese uno dei più chiusi al mondo insieme alla Corea del Nord - restano impressi per quanto la realtà riesca a superare la finzione. E di gran lunga.




FIGHTWORLD - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2018)

Fightworld Poster


Sull'onda della scoperta di titoli come Dark Tourist, ed attratto dal concetto di viaggio e dallo sport, ho recuperato anche Fightworld, altra produzione Netflix che vede protagonista Frank Grillo - caratterista ed appassionato di sport di combattimento - girare il mondo raccontando la filosofia e l'universo dietro a discipline più o meno conosciute: dalla Thailandia a Israele passando per il Senegal, scopriamo quanto spesso lo sport, anche quello più duro ed apparentemente violento, sia un simbolo di riscatto e fuga da povertà, crimine e corruzione, un modo per ritrovare se stessi e provare che, una volta affrontati i demoni che ci portiamo dentro, prendere qualche cazzotto da qualcuno che soffre come noi non è poi tanto male.
Da sportivo, comprendo bene quale sia il valore della fatica e della soddisfazione che si prova in determinate situazioni, così come comprendo la valenza salvifica che la disciplina che lo stesso sport impone può avere in situazioni limite in cui l'alternativa può essere la strada o il crimine.
Un altro titolo nascosto e sottovalutato, che sinceramente meriterebbe una nuova stagione.


martedì 31 marzo 2020

White Russian's Bulletin - Decade Edition



La prima volta che ho pensato ai dieci anni del blog avevo in mente un sacco di progetti, tra sondaggi, classificone, post in serie e quant'altro: poi le cose sono cambiate, la blogsfera si è desertificata, le motivazioni sono scemate e ultimamente la vita vissuta ha preso direzioni nuove e complesse.
Ci tenevo, però, a presentare un Bulletin speciale, che partisse dalle liste dei dieci migliori di ogni categoria dei Ford Awards per indicare quelli che sono stati i miei personali film, serie e libri del decennio trascorso da queste parti, senza che comparissero anche le altre nove posizioni, ma celebrando i vincitori tra i vincitori, ringraziandoli per aver reso più speciale la mia permanenza qui ed alimentando la passione che da sempre ho per piccolo e grande schermo, così come per quei "piccoli oggetti rettangolari che si chiamano libri".
Ecco, dunque, il meglio del meglio del Saloon degli ultimi dieci anni. Sperando, ovviamente, di ritrovarci qui a brindare tra altri dieci.


MrFord


FORD AWARD DECADE EDITION - LIBRI

Iperborea - La vera storia del pirata Long John Silver - Björn Larsson

I Ford Awards dedicati ai libri sono stati, negli scorsi dieci anni, dominati in lungo e in largo da Don Winslow (due volte vincitore) e Jo Nesbo (quattro volte vincitore), percorsi da Joe Lansdale - che non si è mai piazzato sul gradino più alto del podio ma che continua ad essere uno dei fordiani ad honorem più fordiano ad honorem che ci sia - e spezzati da rivelazioni vecchie e nuove. Ma nessun romanzo è mio quanto La vera storia del pirata Long John Silver, che oltre ad essere un lavoro straordinario di scrittura, è il ritratto del personaggio in cui - alcool a parte - mi sono più ritrovato in tutta la mia Storia di lettore.
Come, se non ricordo male, scrissi nel post ai suoi tempi, io sono Long John Silver.
Il vecchio Barbecue vive ed è attaccato alla vita, è uno stronzo senza ritegno ma è anche profondamente se stesso, si è costruito sulla sua esperienza e sulla stessa ha dato e preso, senza lamentarsi dei giri di chiglia, delle frustate, dei tesori e delle vittorie.
Si è preso tutto, Long John Silver. Si è preso la vita.
Quello che cerco di fare sempre anche io.


FORD AWARD DECADE EDITION - SERIE TV

Breaking Bad: storia, successo e importanza della serie di Vince ...

La decina delle serie tv è stata forse la più difficile da prendere in esame per questo premio speciale, considerato che si partiva dall'ultima stagione di Lost, passando attraverso cose come True Detective, The Young Pope e Chernobyl, senza contare secondi posti d'eccezione come Sons of Anarchy e Spartacus. Eppure, se i naufraghi più noti del piccolo schermo hanno rappresentato una rivoluzione ed il decennio precedente, nulla può essere paragonato all'evoluzione di Breaking Bad, l'unica serie televisiva che ricordi aver incrementato, stagione dopo stagione, la sua qualità, l'intensità e la potenza, diventando un riferimento per chiunque voglia scoprire quello che, a tutti gli effetti, è ormai diventato il mondo gemello del Cinema.
L'epopea di Walter White e Jesse Pinkman è una lezione di scrittura, profondità, tensione, nonchè una delle tre serie fondamentali di sempre, insieme al già citato Lost e Twin Peaks.


FORD AWARD DECADE EDITION - FILM NON DISTRIBUITI IN ITALIA

Swiss Army Man - Film (2016) - MYmovies.it

Come spesso accade, nel nostro Paese capita che titoli interessanti, premiati o anche solo potenzialmente accattivanti vengano ignorati dalla distribuzione, finendo per essere recuperati solo grazie al tam tam della blogosfera, una delle cose più belle che l'esperienza di avere un blog di Cinema riserva: tra le cinque categorie, questa è stata quella sulla quale sono stato più sicuro e veloce.
Swiss Army Man, per me, è uno dei più grandi film degli ultimi dieci anni, un Capolavoro vero, un'opera d'arte giocata e costruita sull'emozione e sulla vita, dalla profondità enorme, che ancora oggi, a distanza di anni, mi commuove solo al ricordo.
Potrei stare qui a scrivere per ore, ma non varrebbe neppure lontanamente l'emozione di una visione che, almeno per quanto mi riguarda, è stata un passaggio fondamentale di tutta la mia vita di appassionato. E non solo.
Swiss Army Man è pura magia. E come ogni magia che si rispetti, va vissuta sulla pelle.


FORD AWARD DECADE EDITION - IL PEGGIO

Detachment - Il distacco - Film (2011) - MYmovies.it

Per quanto riguarda il decisamente meno ambito dei premi, quello destinato al peggio, ho deciso di puntare su un film che, in realtà, non è certo il peggiore della decina di vincitori: se, però, di film brutti ne esistono e ne esisteranno sempre, portando a volte addirittura ad una certa ilarità, titoli che abusano del loro potere e potenzialità non riusciranno mai, almeno da queste parti, a pensare positivo.
Detachment, uno tra i primi grandi bottigliati illustri del Saloon - e ne sono passati, da The tree of life a La forma dell'acqua -, è un film che, a mio parere, abusa intellettualmente degli spettatori e degli strumenti che poteva avere, rappresentando, di fatto, una sorta di abuso sessuale spirituale.
Ricordo ancora bene quanto mi fece incazzare, e quanto continuo e continuerò a bottigliare tutti quei film e registi che vorranno giocare a fare finta di essere accanto al pubblico pur mettendosi un gradino - e oltre - sopra neanche fossero i peggiori tra i politici.


FORD AWARD DECADE EDITION - IL MEGLIO

The Wolf of Wall Street - Film (2013) - MYmovies.it

Anche la decina dedicata ai migliori film presentava numerosi grossi calibri, titoli che sono divenuti e diverranno i cult delle prossime generazioni di cinefili: ma dentro di me, sapevo quale sarebbe stato il nome che chiamava a gran voce. Anzi, ululava.
The Wolf of Wall Street è stato una vera e propria epifania, e ricordo ancora di averlo iniziato bello stravaccato sul divano e di averlo finito seduto per terra davanti alla televisione: Scorsese e Di Caprio allo stato puro, ritmo da lancio con il paracadute, scrittura esemplare, un crescendo che, parlando del mitico Marty, non vedevo dai tempi di Quei bravi ragazzi e Casinò. 
In dieci anni che hanno portato alla ribalta titoli e nomi nuovi, da Nolan a Refn passando per il più recente vincitore Bong, il film della decade per me è figlio di quella che ormai può essere considerata classicità: ma da buon vecchio, non posso che appoggiare e spalleggiare questo lupo che, nonostante la giungla intorno, sa ancora bene come farsi sentire.
E cazzo, quando lo fa, arriva dritto al cuore.



lunedì 9 marzo 2020

White Russian's Bulletin



Se la scorsa settimana mi pareva assurdo stare a scrivere dal quasi epicentro italiano della psicosi collettiva del Coronavirus, a questo giro mi sembra di essere precipitato in una sorta di fiera dell'assurdo: metri di distanza, attività chiuse, zone rosse e regioni rosse, casini all'italiana per qualcosa che, a conti fatti, ci danneggerà a livello economico e sociale alla stregua di una guerra. Ma tant'è. Spero solo di non impazzire troppo, considerato il livello da "animale in gabbia" che mi pare di stare raggiungendo.
Intanto, ecco quello che è passato da queste parti in settimana.


MrFord



BRITTANY RUNS A MARATHON (Paul Downs Colaizzo, USA, 2019, 104')

Brittany non si ferma più Poster

Pescato quasi a caso dal bacino di Prime memore delle buone parole spese da Ink, Brittany runs a marathon - inascoltabile il titolo italiano - è stato una vera e propria sorpresa in una di quelle serate in cui il rischio di crollo da divano è altissimo: la storia della protagonista e della sua rinascita - fisica e mentale - attraverso la passione per la corsa con l'obiettivo di correre la Maratona di New York, oltre a rendere bene come commedia indie, centra perfettamente lo spirito di sacrificio e la passione di chiunque pratichi sport con dedizione e costanza, finendo addirittura per commuovere proprio nel passaggio più importante della suddetta Maratona.
Quando a Brittany la prima mentore del running dice che "non si corre per arrivare primi, ma per arrivare alla fine" c'è il succo dei sacrifici piccoli e grandi che si compiono quando una disciplina - a prescindere da quale sia - ci conquista: in tutta la fatica espressa dalla protagonista ho rivisto ogni singola goccia di sudore che, negli ultimi quasi tre anni, ho sentito scendermi sulla pelle con il crossfit, e la gioia che si prova quando si sente dentro di aver dato tutto quello che si poteva per portare se stessi al traguardo, a prescindere da quale sia o da quanto ci sia voluto per arrivarci.




I PREDATORI DELL'ARCA PERDUTA (Steven Spielberg, USA, 1981, 115')

I predatori dell'arca perduta Poster

Le serate Cinema dei Fordini si moltiplicano in questo periodo di chiusura forzata delle scuole, e nel corso di questa settimana, oltre a Predator - che non ho ripostato considerato quante volte è stato citato da queste parti -, hanno portato i piccoli del Saloon a conoscere un altro personaggio cult per la mia generazione e non solo, Indiana Jones.
Attratti dall'ambientazione che a loro ha ricordato i due Jumanji con The Rock e dalle gag che il vecchio Indy regala - la più famosa, quella del colpo di pistola al nemico pronto ad esibirsi nelle sue evoluzioni con la spada, ancora oggi funziona alla grande -, I predatori dell'Arca Perduta, oltre a rimanere un fantastico film d'avventura, ha permesso anche di iniziare ad illustrare ai Fordini la Storia della Seconda Guerra Mondiale e del nazismo, che a scuola ancora, per ovvi motivi, non hanno affrontato. 
Una visione che ha confermato il valore di uno dei prodotti più pop e meglio realizzati degli anni ottanta.




L'OCCHIO DEL MALE (Bjorn Larsson, Svezia, 1999)

L'occhio del male

Da queste parti Bjorn Larsson avrà sempre un posto d'onore grazie a quello che, ad oggi, è uno dei miei romanzi preferiti di tutti i tempi, La vera storia del pirata Long John Silver. Anni prima che regalasse a noi tutti quel Capolavoro ed in anticipo su eventi storici come l'11 settembre, Larsson raccontò una storia di razzismo e terrorismo ambientata nella Parigi multietnica legata a doppio filo alla memoria storica della guerra in Algeria ed alla realizzazione di un progetto che avrebbe portato nuove stazioni della metropolitana effettivamente esistenti.
I destini di Ahmed, Rachid e Alain, tutti e tre segnati dal conflitto in Algeria ma figli di posizioni ed esperienze diverse - il primo ateo, sposato con una francese e disilluso rispetto all'essere umano, il secondo fondamentalista guidato dalla fede cieca, il terzo codardo e razzista, mosso dall'odio e dall'ignoranza - si incrociano coinvolgendo le persone a loro più vicine.
Un romanzo teso e sicuramente molto avanti con i tempi, impreziosito da lampi di grande stile ma anche, a suo modo, forse incompleto. Senza dubbio, però, una lettura da non perdere per chi ama il genere.


giovedì 26 dicembre 2019

Ford Awards 2019: i libri






Per la prima volta dopo due anni di assenza, torna - complice la crescita dei Fordini, che cominciano a sviluppare una certa indipendenza ludica - la classifica dedicata ai romanzi passati dal Saloon nel corso degli ultimi dodici mesi: in realtà non è proprio una classifica, considerato che al contrario dei vecchi tempi dei cinque/sei libri al mese si tratta dei soli che sono passati tra le mie mani nell'ultimo anno, ma è decisamente già qualcosa.
Come se non bastasse, poi, con oggi iniziano ufficialmente i Ford Awards 2019.


MrFord


N°8: SLEEPING BEAUTIES di STEPHEN&OWEN KING

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Apre la classifica quella che, ad essere onesti, è stata una delusione. 
Il maestro del brivido, insieme al figlio Owen, porta su pagina quello che pare il copione fatto e finito di una serie televisiva, che nonostante alcune buone intuizioni si rivela poco sentito e a tratti noiosetto. Ne è dimostrazione il fatto che il tempo di lettura è stato decisamente lungo, occupando quasi quanto quello occorso per i restanti sette titoli. Non proprio il miglior titolo uscito dalla penna del buon, vecchio Steve.


N°7: ARMADA di ERNEST CLINE

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Altra posizione, altra delusione.
L'autore del mitico Player One torna al Saloon con un romanzo che ricalca l'attitudine nerd ed i riferimenti cult del precedente, ma lo fa senza lo stesso cuore, senza il trasporto che rese Player One così speciale: leggerlo è stato un pò come trovarsi di fronte la seconda stagione di una serie passata dall'essere una rivelazione ad un grosso punto di domanda, se non peggio.
Un vero peccato, perchè l'immaginario, le tematiche ed il guizzo non mancano al buon Ernest, che finisce, però, per peccare di quella presunzione da rivalsa tipica dei nerd: e questo è un male.


N°6: IL SORRISO DI JACKRABBIT di JOE LANSDALE

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Pare uno scherzo, ma anche il terzo titolo del novero ha finito per essere una mezza delusione.
Tutti i frequentatori del Saloon sanno bene quanto adori Lansdale e le sue due creature più riuscite, Hap e Leonard: i due improvvisati detectives texani hanno popolato l'Olimpo letterario fordiano negli ultimi dieci anni, accompagnando il loro autore ed invecchiando con lui, ed è fantastico leggerli battibeccare, così come sarebbe fantastico leggere una loro storia assolutamente normale, priva di omicidi, casi misteriosi da risolvere, grane da sciogliere. Eppure pare di essere giunti, e torno ai paragoni con le serie televisive, al momento in cui per l'autore è preferibile chiudere in bellezza piuttosto che trascinarsi stancamente. Hap e Leonard non lo meriterebbero.


N°5: L'ULTIMA AVVENTURA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER di BJORN LARSSON

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Finalmente entriamo nel vivo di questa piccola classifica, e per me è un piacere farlo con una chicca nata per soddisfare gli appassionati di uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, La vera storia del pirata Long John Silver. Larsson, che pare avesse tagliato alcune parti dal romanzo, torna in pieno fan service con una sorta di racconto lungo che riporta sulla pagina il sempre mitico Barbecue alle prese con una disavventura nel suo eremo in Madagascar.
Per chi non ha letto e amato la storia dalla quale è stato estrapolato sarebbe sicuramente una lettura spiazzante, o quantomeno poco centrata, ma per i vecchi pirati del mio stampo è un modo, senza dubbio, di tornare ad incrociare la rotta di un amico, un antagonista, una versione alternativa di se stessi.


N°4: JOHN BARLEYCORN - MEMORIE ALCOLICHE di JACK LONDON

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Giunto al Saloon come prestito da parte del suocero Ford, che ormai ben conosce le escursioni alcoliche del vecchio cowboy, questo diario di memorie firmato da Jack London, uno degli autori di classici d'avventura più noti e famosi di tutti i tempi, è una riflessione a volte entusiasta e spesso più malinconica e triste del legame tra anime e menti e l'alcool, con tutti i suoi alti ed i suoi bassi, i momenti di entusiasmo sfrenato e quelli di buio totale.
Interessante come, a distanza di quasi un secolo, le dinamiche che coinvolgono chiunque sia in un certo modo legato al bere come atto sociale, intimo o di sfogo siano rimaste indicativamente le stesse, e con quanta razionalità - pur lasciandosi andare a ricordi e sentimenti - London riesca a portarle a galla: non viene suggerito o imposto nulla, quanto più che altro mostrato dall'interno.
Un viaggio di grande profondità condotto da un vero viaggiatore.


N°3: IL CONFINE di DON WINSLOW

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Uno degli autori più celebrati in questi anni al Saloon torna con l'ultimo (?) capitolo di una trilogia che ha fatto la Storia della Letteratura crime e Made in USA, iniziata con Il potere del cane e proseguita con Il cartello, entrambi vincitori del Ford Award. La vicenda di Art Keller, poliziotto della DEA che nel corso della sua carriera ha visto morire ed uccidere nel corso di una delle guerre più lunghe e sanguinose della Storia - quella ai cartelli della droga messicani -, giunge al termine tra le pagine di un romanzo più politico e riflessivo dei due precedenti ma non per questo meno potente o sentito: a prescindere dal genere, le vicende narrate - liberamente ispirate ai fatti reali, dalle evasioni del Chapo alla campagna presidenziale di Trump - tra queste pagine, così come quelle che qui hanno portato i lettori, andrebbero considerate una tappa fondamentale per ogni lettore.


N°2: CASINO TOTALE di JEAN CLAUDE IZZO

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Questo è un voto assolutamente sulla fiducia, dato che, nel momento in cui scrivo queste righe e preparo la classifica, sono giunto indicativamente a metà della lettura di questo romanzo caldo e passionale, una storia di ricordi, amicizie, amori e tradimenti che pulsa tra le vie di una Marsiglia assolata e problematica, legata a doppio filo alla natura di melting pot di una città di porto: Ugo, Manu e Fabio, figli di immigrati e cresciuti pescando, ascoltando vecchi dischi e sognando il grande salto, dopo aver passato la prima parte della loro vita percorrendo strade diverse - uno rimasto a fare il piccolo delinquente, uno a perdersi nell'ombra e per il mondo, l'altro finito a fare il poliziotto - si ritrovano nella loro città portando sulla pagina una storia malinconica, pulsante, traboccante di sensazioni forti e vive, come la pelle sudata quando si fa sesso o le risate di cuore ad una cena al tramonto in riva al mare. E' una storia tosta, che con ogni probabilità non finirà bene, ma fa sentire la vita come un bacio profondo o uno schiaffo in piena faccia. E queste storie sono sempre le mie preferite.


N°1: IL COLTELLO di JO NESBO

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Un altro degli idoli letterari indiscussi del Saloon torna in libreria con la sua creatura più nota e riuscita, il detective Harry Hole, alle prese con una vicenda che lo porterà non solo a sprofondare di nuovo sul fondo di una bottiglia di Jim Beam, ma anche al limite della follia, legata a doppio filo alla morte di uno dei personaggi cardine di tutta la sua storia. Accolto da recensioni tiepide, Il coltello è il perfetto gioco di prestigio del Nolan della pagina scritta Nesbo, che dopo aver disposto i pezzi sulla scacchiera ed aver ingannato e fuorviato il lettore almeno quattro o cinque volte rispetto alla verità sull'omicidio alla base di questo romanzo sfodera uno dei suoi colpi di genio con un paio di passaggi da brividi profondi, che parlano di radici, di amore e di futuro anche quando il futuro ci potrebbe sembrare lontano, oscuro e negato.
Il coltello forse non sarà il romanzo "migliore" della saga di Hole, ma batte talmente forte che senza ombra di dubbio dimostra di esserne il cuore. E che questo autore e questo personaggio hanno ancora tanto da dire, da vivere, da raccontare stupendoci.


MrFord


I PREMI
Miglior autore: Jo Nesbo
Miglior personaggio: Fabio Montale, Casino totale
Miglior antagonista: Svenn Finne, Il coltello
Scena cult: la riflessione di Rakel sulle radici, Il coltello
Premio "brutti, sporchi e cattivi": Long John Silver, L'ultima avventura del pirata Long John Silver
Premio stile: Jack London, John Barleycorn - Memorie alcoliche
Miglior personaggio femminile: Katrine Bratt, Il coltello
Miglior non protagonista: Nico, Il confine
Momento action: il viaggio sulla "Bestia", Il confine
Atmosfera magica: Marsiglia, Casino totale

lunedì 14 gennaio 2019

White Russian's Bulletin


Seconda puntata del Bulletin dedicata, di fatto, a quelle che sono state le visioni - e le letture - accumulate durante le vacanze natalizie che hanno permesso a questo vecchio cowboy un recupero come non si sognava da mesi.
A questo giro, a conti fatti, ci si concentra principalmente su lavori più "autoriali", visioni che sono state protagoniste - o lo sarebbero state - delle classifiche dei Ford Awards.


NARCOS - MESSICO (Netflix, USA, 2018)

Narcos: Messico Poster

Il fatto che su Narcos avrebbe sempre aleggiato il fantasma del Pablo Escobar di Wagner Moura era evidente fin dalla prima stagione del serial legato ai grandi cartelli della droga di Netflix: quello che non sapevamo, però, era che gli autori sarebbero riusciti a mantenere uno standard qualitativo da grande crime novel, appassionando anche quando l'attenzione si sarebbe spostata al cartello di Cali prima e dunque al Messico, con gli stessi protagonisti che ispirarono Don Winslow per i due Capolavori Il potere del cane e Il cartello.
In barba a quanto letto in giro, ho trovato la quarta stagione di Narcos serrata, tesissima, perfetta nel raccontare i lati positivi e negativi - perchè ci sono entrambi, siamo umani - di chi sta da una parte e dall'altra della barricata: l'ascesa di Gallardo e dei suoi luogotenenti da una parte e la storia di Kiki Camarena dall'altra sono ancora più intense se pensate vere, come del resto sono state, seppur romanzate. 
Emozioni, tensione, valore ed un'apparizione inaspettata e già mitica dello stesso Pablo.




ROMA (Alfonso Cuaron, Messico/USA, 2018, 135')

Roma Poster


Approcciato con tutte le riserve del caso - Cuaron, strepitoso con la macchina da presa, non sempre ha centrato l'obiettivo dell'emozione - e pronto a combatterlo con tutto il pane e salame possibile, sono rimasto travolto e conquistato da ROMA, pellicola vincitrice dell'ultimo Festival di Venezia che mi ha fatto restare in Messico un pò di più oltre a Narcos e ricordato nel contempo il grande Cinema neorealista italiano così come le carrellate laterali di un Maestro come Ozu.
Sarà costruito a tavolino e anche compiaciuto - il buon Alfonso sa davvero dove mettere le mani -, racconterà la "semplice" storia di una famiglia e della sua domestica, potrà far patire alcuni per la durata, ma se non è espressione della settima arte un lavoro come questo, non so davvero cos'altro potrebbe esserlo: in un'annata di disamore come il duemiladiciotto, ROMA è stata una delle poche pellicole che mi ha permesso di emozionarmi ancora all'idea di scoprire un nuovo, grande film.




L'ULTIMA AVVENTURA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER (Bjorn Larsson, Svezia, 2018)

Risultati immagini per l'ultima avventura del pirata long john silver

Come i più vecchi frequentatori del Saloon ben sanno, La vera storia del pirata Long John Silver, oltre ad essere un Capolavoro assoluto della Letteratura d'avventura, è uno dei romanzi preferiti di tutti i tempi di questo vecchio cowboy: la vicenda del leggendario Barbecue, uno dei charachters nei quali mi ritrovo di più in assoluto, mi aveva colpito, commosso, emozionato, esaltato a dismisura.
Questo brevissimo racconto - che altro non è che un capitolo tagliato ai tempi dalla prima edizione del romanzo, giudicata troppo lunga dall'editore -, giunto per caso tra le mie mani grazie a Julez, è una chicca per appassionati, che non aggiunge nulla al valore assoluto del protagonista e del titolo dal quale è stato originato, ma che per me è stato come un tuffo al cuore.
Hold fast, Barbecue. Io sono con te.




DOGMAN (Matteo Garrone, Italia/Francia, 2018, 103')

Dogman Poster

Un pò come ROMA, anche Dogman di Matteo Garrone è giunto sugli schermi del Saloon con un misto di aspettativa e prudente circospezione, la stessa che circonda i titoli giudicati un pò ovunque - e nei grandi Festival - come imperdibili: al contrario, però, del grande affresco di Cuaron, Dogman è stato ridimensionato minuto dopo minuto, rivelando di fatto l'incompiutezza di quello che è considerato uno dei registi più "cult" degli ultimi quindici anni in Italia, Matteo Garrone.
Al contrario del suo "rivale" Sorrentino, infatti, trovo che l'autore di Gomorra non sia mai davvero riuscito a sfornare un vero e proprio Capolavoro, e abbia anzi al contrario più spesso mostrato la mancanza di quella scintilla che trasforma una buona pellicola in qualcosa di indimenticabile: Dogman è un ottimo prodotto, la sua cornice di disperazione è impressionante, Marcello Fonte bravissimo, eppure soprattutto nella seconda parte perde mordente, diventa quasi prevedibile, perfino esagerato, e ricorda molto un altro lavoro di Garrone, L'imbalsamatore, lo stesso che l'aveva fatto conoscere al grande pubblico. Peccato solo che si parli dell'ormai lontano duemiladue.


venerdì 15 maggio 2015

La vera storia del pirata Long John Silver

Autore: Bjorn Larsson
Origine:
Svezia
Anno:
1995
Edizione: Iperborea





La trama (con parole mie): il pirata John Silver, detto Long, detto Barbecue, tra i protagonisti de L'isola del tesoro, raccontato attraverso la "sua" penna per quelle che sono state le gesta dell'intera esistenza di uno dei fuorilegge del mare più noti della Letteratura, dalla giovinezza ed i primi incarichi sulle coste britanniche alla schiavitù, dal cervello affilato come un rasoio alle battaglie più cruente, dai viaggi per mare accanto al feroce capitano Flint alla famigerata Isola del tesoro, fino alla vecchiaia passata a ricordare i tempi che furono, e celebrare l'inno alla vita che ha caratterizzato l'intera sua esistenza.
Crimini contro l'umanità ed un'umanità fin troppo pronunciata per una delle epopee più ribollenti e vitali raccontate su pagina, dalle Indie ai Caraibi, passando per il Madagascar e l'Africa, in bilico tra Storia e Fiction.








Chiunque mi abbia conosciuto una volta alle spalle la sbornia adolescenziale legata al mantra "meglio bruciare subito che spegnersi lentamente" sa bene che, quando si parla di esperienza e di esistenza, mi mostro più deciso che mai: non ho alcuna intenzione di morire prima dei centotre anni - almeno - e da qui dovranno venire a strapparmi mentre mi aggrapperò con le unghie e con i denti a qualsiasi cosa avrò davanti in quel momento.
Ho sempre amato vivere, più di ogni altra cosa e da prima ancora di saperlo.
E quanto incontro opere come La vera storia del pirata Long John Silver, non posso che tributare omaggio e rendermi conto di quanto nel profondo siano in grado di toccarmi.
Era dai tempi di Barry Lyndon, infatti, che non provavo una tale empatia per un personaggio di fiction.
Questo perchè, a prescindere dall'ambientazione piratesca - che comunque mi si conface -, dai crimini, dai luoghi geografici e qualunque cosa ci si possa mettere di mezzo - non ultimo il fatto che, senza ombra di dubbio, John Silver sia l'incredibile, straripante parto della fantasia di Robert Louis Stevenson riportato alla grandezza da Bjorn Larsson, autore di un romanzo che andrebbe assegnato nelle scuole come fratello di sangue del suo Classico predecessore, di cui parlerò domani - ho sentito questo romanzo d'avventura ed il suo spirito sotto la pelle, quanto e più che se l'avessi scritto, e ancora oltre, vissuto per essere raccontato su pagina.
In fondo, a prescindere dagli aneddoti e dalle cronache delle vicissitudini di quello che, forse, è il miglior pirata letterario di sempre, dalla gamba amputata e l'origine del soprannome Barbecue ai guanti indossati per evitare di essere riconosciuto come marinaio, la questione è che ho sentito Long John Silver così vicino da essere felice di leggere le "sue" righe come se fossi stato io a metterle su pagina, come se fosse quella la mia vita.
Ed è proprio la vita, il cardine dell'intesa che, fin dai primi capitoli, ha reso questa lettura la più straordinaria degli ultimi anni, a dispetto di Nesbo, Lansdale, McCarthy, Winslow e tutti gli autori che ho più amato: se dovessi pensare a qualcosa in grado di toccarmi allo stesso modo, dovrei tornare indietro al Capolavoro Il potere del cane, o a Meridiano di sangue, e non renderei ad ogni modo l'idea.
Questo è inequivocabilmente il mio romanzo.
John Silver, con la sua strenua volontà di rimanere in vita, sempre e comunque, e vivere il più possibile, è il ritratto dell'umanità che io stesso apprezzo di più, e cerco di applicare alla mia esistenza un giorno dopo l'altro: dagli uomini di saldi principi agli approfittatori, passando per tutti quelli che, purtroppo per loro, non si rendono neppure conto della fortuna occorsa capitando da queste parti per avere l'occasione di intraprendere un viaggio straordinario come quello che tutti noi abbiamo la possibilità di intraprendere, nessuno ha il potere di godersi ogni giorno come gli individui della risma di questo viaggiatore perenne.
John Silver è passione, energia, voglia incontrollata di non arrendersi neppure di fronte all'evidenza o alla sconfitta: una voce ed un approccio da inferi ed un sorriso sardonico ed irresistibile pronti ad essere sfoggiati all'occorrenza, una resistenza senza pari, la voglia di compiere sempre un passo oltre, come se ogni giorno fosse una preda da azzannare alla gola, e sfruttare dal primo all'ultimo secondo.
Ed io adoro John Silver.
Io sono John Silver, se non fosse che, se non all'occorrenza o all'ordine di qualche capitano, lui cerchi sempre di evitare l'alcool, e rimanere lucido abbastanza per cavarsi da qualsiasi impiccio.
Come lui, trovo che considerare la vita un peso sia un peccato mortale, così come annoiarsi o ritrovarsi imprigionati dal non fare nulla.
Sono un ingordo, un peccatore, uno che non ne ha mai abbastanza.
E John Silver è l'emblema di tutto questo.
John Silver che preferisce un cappio al collo ma le spalle libere, sempre.
Che non si farà mai eleggere capitano, perchè l'unica persona che potrà e dovrà avere il potere di destituirlo deve essere John Silver stesso, e non un consiglio, o un gruppo di possibili avversari assetati di potere e ricchezze, o anche di amici e compagni.
John Silver che, come il sottoscritto, si attaccherebbe alla vita con le unghie e con i denti, vendendo cara la pelle come spero un giorno di fare di fronte a me stesso, a chi amo e a chiunque possa o non possa esserci dall'altra parte.
Quello che è certo, è che vorrei davvero trovarmi in quello che molti sperano possa essere il paradiso per prendermi gioco di chi pensava che non ci sarei mai arrivato, e di esserci arrivato con tutta la fatica che quelli come questo vecchio cowboy ed il più vecchio e scaltro Long John possono aver compiuto in questo senso.
E salutare i beati con una risata beffarda, perchè si troverebbero tra le mani una bomba pronta ad esplodere, il catalizzatore degli istinti più bassi e non dichiarati di ognuno di loro.
Quando ho chiuso questo libro ho pensato immediatamente a quanto avrei assaporato ogni parola del post e della recensione, quanto sentita sarebbe stata, quanto incredibilmente importante avrei dichiarato fosse stato questo viaggio: eppure mi rendo conto che non ci sono possibilità di trasmettere quello che La vera storia del pirata Long John Silver mi ha regalato.
Perchè questo straordinario romanzo si può soltanto vivere sulla pelle.
E condividere e godere a fondo soltanto se, nello spirito, si nutre una sorta di comunione d'intenti con il vecchio Barbecue: che, a ben guardare, è la più semplice del mondo.
Vivere.
Sempre e comunque.
A qualsiasi prezzo.
Tranne la libertà.
Tranne l'essere se stessi.
Tranne godere della vita stessa.
Essere i capitani della propria anima, come diceva qualcuno.
E non c'è essere al mondo che possa esserlo della mia, se non me stesso.
Come di quella di Long John Silver.
E per questo, alzando il calice, propongo un urrà.
Anzi due.
Uno per lui, ed uno per me.




MrFord




"Long John Silver, ring in his ear,
he's the hero, make that clear.
Does the same thing his father did,
sailing around the Caribbean,
robbing kings with his talking parrot,
this time I think he's on the high side."
Jefferson Airplane - "Long John Silver" - 




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