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lunedì 14 gennaio 2019

White Russian's Bulletin


Seconda puntata del Bulletin dedicata, di fatto, a quelle che sono state le visioni - e le letture - accumulate durante le vacanze natalizie che hanno permesso a questo vecchio cowboy un recupero come non si sognava da mesi.
A questo giro, a conti fatti, ci si concentra principalmente su lavori più "autoriali", visioni che sono state protagoniste - o lo sarebbero state - delle classifiche dei Ford Awards.


NARCOS - MESSICO (Netflix, USA, 2018)

Narcos: Messico Poster

Il fatto che su Narcos avrebbe sempre aleggiato il fantasma del Pablo Escobar di Wagner Moura era evidente fin dalla prima stagione del serial legato ai grandi cartelli della droga di Netflix: quello che non sapevamo, però, era che gli autori sarebbero riusciti a mantenere uno standard qualitativo da grande crime novel, appassionando anche quando l'attenzione si sarebbe spostata al cartello di Cali prima e dunque al Messico, con gli stessi protagonisti che ispirarono Don Winslow per i due Capolavori Il potere del cane e Il cartello.
In barba a quanto letto in giro, ho trovato la quarta stagione di Narcos serrata, tesissima, perfetta nel raccontare i lati positivi e negativi - perchè ci sono entrambi, siamo umani - di chi sta da una parte e dall'altra della barricata: l'ascesa di Gallardo e dei suoi luogotenenti da una parte e la storia di Kiki Camarena dall'altra sono ancora più intense se pensate vere, come del resto sono state, seppur romanzate. 
Emozioni, tensione, valore ed un'apparizione inaspettata e già mitica dello stesso Pablo.




ROMA (Alfonso Cuaron, Messico/USA, 2018, 135')

Roma Poster


Approcciato con tutte le riserve del caso - Cuaron, strepitoso con la macchina da presa, non sempre ha centrato l'obiettivo dell'emozione - e pronto a combatterlo con tutto il pane e salame possibile, sono rimasto travolto e conquistato da ROMA, pellicola vincitrice dell'ultimo Festival di Venezia che mi ha fatto restare in Messico un pò di più oltre a Narcos e ricordato nel contempo il grande Cinema neorealista italiano così come le carrellate laterali di un Maestro come Ozu.
Sarà costruito a tavolino e anche compiaciuto - il buon Alfonso sa davvero dove mettere le mani -, racconterà la "semplice" storia di una famiglia e della sua domestica, potrà far patire alcuni per la durata, ma se non è espressione della settima arte un lavoro come questo, non so davvero cos'altro potrebbe esserlo: in un'annata di disamore come il duemiladiciotto, ROMA è stata una delle poche pellicole che mi ha permesso di emozionarmi ancora all'idea di scoprire un nuovo, grande film.




L'ULTIMA AVVENTURA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER (Bjorn Larsson, Svezia, 2018)

Risultati immagini per l'ultima avventura del pirata long john silver

Come i più vecchi frequentatori del Saloon ben sanno, La vera storia del pirata Long John Silver, oltre ad essere un Capolavoro assoluto della Letteratura d'avventura, è uno dei romanzi preferiti di tutti i tempi di questo vecchio cowboy: la vicenda del leggendario Barbecue, uno dei charachters nei quali mi ritrovo di più in assoluto, mi aveva colpito, commosso, emozionato, esaltato a dismisura.
Questo brevissimo racconto - che altro non è che un capitolo tagliato ai tempi dalla prima edizione del romanzo, giudicata troppo lunga dall'editore -, giunto per caso tra le mie mani grazie a Julez, è una chicca per appassionati, che non aggiunge nulla al valore assoluto del protagonista e del titolo dal quale è stato originato, ma che per me è stato come un tuffo al cuore.
Hold fast, Barbecue. Io sono con te.




DOGMAN (Matteo Garrone, Italia/Francia, 2018, 103')

Dogman Poster

Un pò come ROMA, anche Dogman di Matteo Garrone è giunto sugli schermi del Saloon con un misto di aspettativa e prudente circospezione, la stessa che circonda i titoli giudicati un pò ovunque - e nei grandi Festival - come imperdibili: al contrario, però, del grande affresco di Cuaron, Dogman è stato ridimensionato minuto dopo minuto, rivelando di fatto l'incompiutezza di quello che è considerato uno dei registi più "cult" degli ultimi quindici anni in Italia, Matteo Garrone.
Al contrario del suo "rivale" Sorrentino, infatti, trovo che l'autore di Gomorra non sia mai davvero riuscito a sfornare un vero e proprio Capolavoro, e abbia anzi al contrario più spesso mostrato la mancanza di quella scintilla che trasforma una buona pellicola in qualcosa di indimenticabile: Dogman è un ottimo prodotto, la sua cornice di disperazione è impressionante, Marcello Fonte bravissimo, eppure soprattutto nella seconda parte perde mordente, diventa quasi prevedibile, perfino esagerato, e ricorda molto un altro lavoro di Garrone, L'imbalsamatore, lo stesso che l'aveva fatto conoscere al grande pubblico. Peccato solo che si parli dell'ormai lontano duemiladue.


giovedì 17 maggio 2018

Thursday's child




Nuovo episodio della rubrica a tre per questa settimana quasi più radical chic della blogosfera, non solo a causa della presenza di Cannibal Kid, ma anche e soprattutto per quella di Jean-Luc Godard, promettente blogger che ha ottime possibilità di fare le scarpe proprio al mio rivale.


Intro (breve) di Jean-Luc Godard: Frutto di un travaglio interno durato addirittura un quarto d'ora, ecco il mio giudizio critico sui film (ma per alcuni di questi è termine troppo generoso) in uscita.


"Prova a fare il furbo, Godard, e finisci come Cannibal quando ha accettato di fare un incontro di wrestling contro Ford."


Deadpool 2

"Questo Godard non sa nulla del mio primo film? Dev'essere davvero un testa di birdman!"

Jean-Luc Godard: Ma perchè c'era pure un Deadpool 1 ? La vita non cessa mai di stupirmi. Ancora un supereroe. Tipo anni (ma direi decenni) che non vado a vedere un film su un supereroe. Birdman, ovviamente non conta (oh, sebbene ricordi ancora le due che nelle poltrone dietro chiaccherarono per tutto il film...)
Cannibal Kid: Incredibile ma vero, per una volta sono proprio io, il nemico numero 1 dei cinecomics, a difendere un cinecomics. Ci voleva proprio uno come Jean-Luc Godard per risultare più radical-chic di me, ahahah
Deadpool 1 è uno dei pochi, pochissimi cinefumetti che mi abbiano davvero esaltato e divertito, anche se vabbé quel Capolavoro di Birdman vola ad altezze ben superiori checché ne dica Ford, quindi Deadpool 2 me lo vedrò (spero) con piacere, sperando che l'acquisizione di Disney della 20th Century Fox non abbia reso innocuo e buonista persino un personaggione del genere.
Ford: ci voleva giusto l'unico blogger più radical del Cannibale per non considerare l'hype pazzesco per l'uscita del secondo capitolo del film di supereroi definitivo, Deadpool, che era riuscito a conquistare perfino il mio antagonista. Ovviamente qui in casa Ford siamo in grande fibrillazione per quello che potrebbe essere il titolo della primavera, e non solo della settimana. In Wade we trust. Facci sognare.

Dogman

"Prova a fare il furbo, Cannibal, e finisci come Godard a inizio post."

Jean-Luc Godard: Er canaro per noi romani è stato un mito (ovviamente negativo). Come Jack Lametta, Johnny Lo Zingaro e altri tristi figuri. Mi sa che i registi italiani (vedasi Sorrentino con "Loro") stanno prendendo il vizio di fare Cinema con storie ovvie, ma ancorate alla realtà. Berlusca, Er Canaro..a quando una bio su Ford e Cincinnati Kid...:)?
Cannibal Kid: Criminale per criminale, anche un film su noi due in effetti a questo punto ci starebbe bene. Personalmente preferirei che a girarlo ci fosse Paolo Sorrentino, ma in mancanza di altri può andare bene pure Matteo Garrone, un regista secondo me dal potenzialmente notevole, che però finora mi ha convinto parecchio solo in un'occasione (Gomorra), così così con Reality e per niente con Il racconto dei racconti - Tale of Tales.
Ford: ho sempre trovato Garrone un regista dal grande talento un pò troppo soffocato dalla sua voglia di stupire, e rispetto al suo "rivale" Sorrentino non mi pare sia ancora riuscito a trovare una vera e propria dimensione. Che sia la volta buona? Speriamo. Intanto farei fare un giro con l'uomo dei cani a Cannibal l'amante dei gatti.
Ford: ho sempre trovato Garrone un regista dal grande talento un pò troppo soffocato dalla sua voglia di stupire, e rispetto al suo "rivale" Sorrentino non mi pare sia ancora riuscito a trovare una vera e propria dimensione. Che sia la volta buona? Speriamo. Intanto farei fare un giro con l'uomo dei cani a Cannibal l'amante dei gatti.

Giù le mani dalle nostre figlie

"Aaaaaaaah! Ma guidi peggio di Ford!"

Jean-Luc Godard: Come dicono a Los Angeles: in quanto a Cinema, in tutti i generi, gli americani se la comandano. Ma non, almeno da vent'anni, nella commedia. Aridatece Adam Sandler, verrebbe da dir(gli).
Cannibal Kid: Come dicono a Los Angeles? Ma Jean-Luc, che ne sai? Tu non sei di Parigi?
Quanto a questo film, considerando che il protagonista è quel wrestler non-attore di John Cena, come tutti i wrestler non-attori idolo di Ford, mi unisco anch'io al grido: aridatece Adam Sandler. O persino Massimo Boldi. Il ruolo del padre che cerca di difendere la figlia dai corteggiatori sembra perfetto più per lui che per Cena.
Ford: non me ne voglia Cena, che sta progressivamente mollando il wrestling per cercare di seguire le orme di The Rock, ma di The Rock ce n'è solo uno. Anche se Giù le mani da mia figlia potrebbe essere un film con me protagonista quando la Fordina sarà in età da potenziali fidanzati.

They

"Bambini, posso venire da voi a guardare un film indie cannibale invece di stare al tavolo con gli adulti fordiani che bevono white russian come acqua fresca?"

Jean-Luc Godard: Quando scelgo io un film , di solito poi mi piace o comunque non mi annoia: ecco, They, prevedo, è un'opera sbadigliosa. Da evitare. (tanto qui è tutto MioFratelloèFiglioUnicoFansClub...un biglietto omaggio per They a chi non l'ha capita).
Cannibal Kid: Film che potrebbe essere un gioiellino indie, ma che almeno stando a vedere il trailer probabilmente si rivelerà come dice Godard: un'opera sbadigliosa, o anche fordiosa.
Ford: considerato che ultimamente la sera arrivo massacrato dalle incombenze e mi addormento anche sulle cose che mi piacciono, direi che lascerò They a them, ovvero Jean Luc e Cannibal.


(Interludio di Jean-Luc Godard:): azz...ma quanti film escono ogni giovedì..bei tempi, per il recensore, quando a metà maggio i Cinema erano chiusi..e non c'erano le multi..e ..ma questa è un'altra storia


Parigi a piedi nudi

"Pare quasi La forma dell'acqua fatto con i piedi. Come dite? Era già fatto con i piedi!? Allora non ho inventato nulla di nuovo!"

Jean-Luc Godard: La canadese che cerca la zia a Parigi... diceva Rossellini che si può fare un film su qualunque cosa...ma temo che Abel e Gordon non siano nè Rossellini nè Chaplin, a cui paiono strizzare l'occhio. Nuovo Cinema Deja Vu.
Cannibal Kid: Se persino uno come il franco-romanesco Godard non è interessato a questo film parigino, chi sono io per oppormi?
Sì, in genere sono uno strenuo difensore delle francesate, ma questa settimana che torna in scena Deadpool preferisco difendere i supereroi, o meglio gli antieroi.
Ford: da buon antieroe deadpooliano, questa merdina francesizzata la spalmo tutta sul panino della merendina del Cucciolo Eroico.

Famiglia allargata

"Non vuoi più vedere il Cucciolo Eroico!? Non sarai mica diventato fordiano!?"

Jean-Luc Godard: L'ennesima commediola su uno scapolo incallito. Aridatece Alberto Sordi. Ce lo meritavamo.
Cannibal Kid: Commedia francese con la splendida Louise Bourgoin, già vista in Travolti dalla cicogna e L'autre monde? Ritiro quanto detto sopra, viva il cinema francese sempre e comunque!
Ford: strano non sentire qualche battuta trita e ritrita di Cannibal a proposito della tribù dei Ford! Ahahahah! Comunque, vale quanto scritto per il film precedente.

Abracadabra

"Quei tre sono i conduttori della rubrica? Sono piuttosto inquietanti, direi."

Jean-Luc Godard: Un album dei Beatles si doveva chiamare così ma poi scoprirono che un disco con quel titolo già l'avevano fatto e ripiegarono su "Rubber Soul". Per la serie: sbanfo, miei cari, basta con 'ste commedie...
Cannibal Kid: Godard mi snobba il lavoro di un suo promettente collega spagnolo? Non si fa! Abracadabra è il nuovo film di Pablo Berger, il regista di Blancanieves, pellicola muta in B/N che non era deliziosa quanto The Artist di Michel Hazanavicius, ma era comunque decisamente interessante. Spero inoltre che, pronunciando la parola Abracadabra, Ford sparisca all'improvviso da questo post. E magari anche da questo mondo.
Ford: o sei privo di magia, o non hai una rubber abbastanza grande per cancellarmi, Peppa. E non solo sono qui, ma mi trovi perfino d'accordo.

Il codice del babbuino

"Se non mi fai subito scendere da quest'auto, Ford, ti faccio un buco in testa."

Jean-Luc Godard: Un film che già so- scommettiamo?- come finirà: i colpevoli non sono gli zingari- sempre vittime- ma qualche italiano strafatto di crack...staremo a vedere. Tra gatti in tangenziali e altro, la periferia della mia bella (nonostante tutto) città è assediata dal cinema...spero la liberino.
Un saluto a tutti e, in conclusione, un consiglio per capire se un figlio è bello: se Anselma Dell'Olio dice che è bello, sceglietene un altro.
Cannibal Kid: Pellicola amatoriale che dal trailer non sembra meritare di essere diffusa manco sul profilo Instagram di quel babbuino di Ford, figuriamoci in sala.
Quanto ad Anselma Dell'Olio, dico solo che è sposata con Giuliano Ferrara, quindi vedete un po' voi se è il caso di fidarsi dei gusti di una persona del genere.
Ford: da buon babbuino, direi che invece di battermi il petto come una scimmia qualsiasi, potrei battere qualche pugno sul grugno di tutta una serie di film ed individui poco raccomandabili. Cannibal su tutti.

lunedì 25 maggio 2015

Cannes 2015

La trama (con parole mie): si è concluso ieri sera il sessantottesimo Festival di Cannes, forse l'appuntamento più prestigioso tra i grandi rendez vous di ogni stagione cinematografica.
La Giuria presieduta dai Fratelli Coen si è trovata di fronte una selezione di autori e titoli sulla carta decisamente interessante, che vedeva tra le sue fila ben tre cineasti italiani, i celebrati Nanni Moretti, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone.
Come si sarà dunque conclusa la kermesse? Sarà riuscita la compagine italiota a portare a casa almeno uno dei premi?
Senza dubbio, e qualunque sia stata la decisione finale della Giuria, ci sarà, come sempre, da discutere.







E così, i giochi sono fatti anche quest'anno, per quel che riguarda la Palma d'oro.
I quotidiani italiani, online e non, portano già in prima pagina lo "scandalo" di una sconfitta del nostrano trio delle meraviglie composto da Moretti, Sorrentino e Garrone, lasciati completamente a secco di riconoscimenti - a meno che non si sfrutti come salvagente il premio della giuria ecumenica a Moretti -, come se la loro presenza bastasse a giustificare una vittoria, o quasi.
Non essendo ancora riuscito a confrontarmi con nessuno dei lavori portati dai nostri in concorso - personalmente, in ordine di preferenza, spero di confrontarmi al più presto con Youth, Mia madre e dunque Il racconto dei racconti - o tantomeno con gli altri - vincitori e non - scrivo sull'onda dell'impressione e dell'emozione, e non posso che essere soddisfatto - nonostante il campanilismo che in questi casi desta sempre qualche sospetto, quasi l'organizzazione faccia comunque pressioni sulla Giuria - della vittoria di Audiard, un regista con grandi palle che nel corso della sua carriera è andato in crescendo, che ricordo ai tempi in cui scoprii grazie a Sulle sue labbra così come allo strepitoso Il profeta ed al passionale Un sapore di ruggine e ossa.


Un brindisi se lo guadagna anche il premio in ex aequo per l'interpretazione femminile, giunto a valorizzare il nuovo lavoro della regista Maiwenn, che non vedo l'ora di affrontare considerato l'ottimo Polisse di qualche anno fa, e nonostante la mia antipatia anche a Lanthimos, che pare essere riuscito a colpire con il suo The Lobster così come fece con Kynodontas.


Il premio alla regia di Hou Hsiao Hsien può essere una strizzata d'occhio agli spettatori più radical - anche se il mio ricordo di Millennium Mambo è ancora oggi ottimo -, mentre il riconoscimento a Vincent Lindon - che onestamente conosco poco e niente -, quello a Franco per la sceneggiatura ed il Gran Premio a Nemes mi lasciano tutto sommato indifferente.


Un Festival che accontenterà alcuni e lascerà l'amaro in bocca a molti, come del resto accade sempre in queste occasioni: per quanto mi riguarda, sono più che felice di avere, almeno sulla carta, ottimo materiale di visione per il resto di un'annata che, fino ad ora, ha riservato più delusioni che altro.




Ed ecco la lista dei vincitori:

Palma d’oro Dheepan, Jacques Audiard
Grand prix Saul fia (Il figlio di Saul), László Nemes
Premio della giuria The lobster, Yorgos Lanthimos
Miglior regia Nie Yinniang, Hou Hsiao-Hsien
Miglior attore Vincent Lindon, La loi du marché
Miglior attrice (premio ex aequo) Rooney Mara, Carol, e Emanuelle Bercot, Mon roi
Miglior sceneggiatura Chronic, Michel Franco
Miglior cortometraggio Wave 98, Ely Dagher



MrFord



 

giovedì 14 maggio 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): alle spalle settimane piuttosto mosce e scialbe, tempestate di proposte di bassa qualità o di stampo buono per il mio radical rivale Cannibal Kid, finalmente un weekend di uscite come piace a me. Pochi titoli - quindi meno fatica per noi -, danni limitati, e soprattutto quello che tutti noi che ci esaltiamo davvero al Cinema attendiamo come uno dei cult assoluti della stagione, il reboot di Mad Max firmato dallo stesso storico regista della trilogia originale.
Questo ritorno del medioevo post-atomico dello squilibrato antieroe sarà trionfale come le attese vorrebbero che fosse, o si rivelerà un buco nell'acqua come il recente secondo capitolo degli Avengers? A noi che davvero godiamo della settima arte l'ardua sentenza.
A Cannibale, invece, solo un sacco di bottigliate.


"Tu che dici? Lo facciamo giustiziare, Cannibal?"

Mad Max: Fury Road

"Ecco quello che succede a lasciar guidare Ford!"
Cannibal dice: Questa settimana arrivo davvero impreparatissimo sui film della settimana. Mi sento incompente e fuori dal tempo manco mi chiamassi James Ford.
In vista dell'uscita del nuovo reboot di Mad Max mi ero ripromesso di andare a vedermi la trilogia originale con protagonista l'orrido eroe fordiano Mel Gibson, ma ancora non ce l'ho fatta. Troverò tempo, forza e coraggio nei prossimi giorni?
Ford dice: Mad Max è uno dei personaggi di culto della mia infanzia, che ancora oggi associo, per ambientazioni, a Ken il Guerriero, storico charachter seguitissimo in casa Ford nella seconda metà degli anni ottanta.
Inutile dire che le aspettative rispetto a questo reboot sono altissime, anche perchè il regista è sempre George Miller e al timone troviamo l'ottimo Tom Hardy, accompagnato per l'occasione da Charlize Theron. Mica roba da poco.
Personalmente, correrò a vederlo.




Il racconto dei racconti - Tale of Tales

"Ecco quello che succede quando si nomina Cannibal in presenza di Ford."
Cannibal dice: Non ho davvero la più pallida idea di cosa possa aver tirato fuori il buon Matteo Garrone con questo suo nuovo film in costume ambientato nel 1600, dal respiro internazionale e fiabesco. Potrebbe essere una piacevole sorpresa, oppure potrebbe essere la pretenziosa porcatona autoriale dell'anno, quella capace di esaltare la critica più snob capitanata da Mr. Ford?
Ford dice: quando ho visto il trailer del nuovo lavoro di Garrone, lo ammetto, più di un brivido ha percorso la mia schiena, neanche avessi letto una qualsiasi sparata assurda di Cannibal. Sinceramente ho molta, molta paura di questo tentativo fiabesco/fantasy/internazionale dell'autore di Gomorra, cui ho sempre e comunque preferito Sorrentino.
Staremo a vedere.



Calvario

"Perdonami, Signore: mi sono trovato d'accordo con una recensione di Peppa Kid."
Cannibal dice: Anche qui un dubbio amletico: sarà una gran pellicola britannica, oppure un autentico calvario in perfetto stile fordiano?
Nonostante la tematica religiosa non mi attiri più di tanto, l'origine UK e la presenza di Kelly Reilly potrebbero spingermi a guardarlo. Non fosse che per arrivare preparato a quel calvario che di sicuro si rivelerà la recensione fordiana.
Ford dice: questo Calvary giace nei meandri di casa Ford da parecchio tempo, essendo stato distribuito in Italia con la consueta rapidità, eppure qualcosa mi ha sempre frenato. Chissà, forse temevo qualche pippone new age radical in pieno stile Peppa Kid.
Ad ogni modo, a questo punto sarò costretto alla visione per dovere di cronaca.



Nomi e cognomi

"Il Giudice ha disposto che Ford James e Kid Cannibal siano immediatamente banditi dalla blogosfera."
Cannibal dice: Film italiano finto impegnato, o magari anche vero impegnato, che io però non ho voglia di impegnarmi a vedere. Faccio quindi nomi e cognomi di coloro che dovrebbero visionarlo al mio posto: James Ford.
Fine della lista.
Ford dice: film italiano finto impegnato, o magari anche vero impegnato, che io però non ho voglia di impegnarmi a vedere.
Faccio quindi nomi e cognomi di coloro che dovrebbero visionarlo al mio posto: Cannibal Kid.
Fine della lista.



One More Day

"Hey, Cannibal, ora ti schiaccio in faccia!"
Cannibal dice: One more day, one more movie amatorialeggiante italiano da evitare con cura. Insieme a WhiteRussian, lo dico one more time che non fa mai male.

Ford dice: da tempo rischio di chiudere con il Cinema italiano. Con il sotto Cinema italiano, invece, ho già chiuso da un pezzo. Quasi più che con il Cucciolo Eroico.


sabato 13 luglio 2013

Reality

Regia: Matteo Garrone
Origine: Italia
Anno: 2012
Durata: 116'



La trama (con parole mie): Luciano è il proprietario di una pescheria, ha una moglie, tre figli e si arrangia organizzando piccole truffe in un giro di robot da cucina. L'uomo ha anche un discreto talento nell'intrattenere i parenti alle feste ed ai matrimoni, tanto che molti degli stessi si chiedono per quale motivo nessuno, nel mondo della televisione, si sia mai potuto accorgere del suo valore.
Quando, spinto dalla famiglia, Luciano decide di tentare la strada dei provini per il Grande Fratello e passa la prima selezione per essere convocato a Roma per i colloqui successivi, si convince di essere ormai ad un passo dall'essere scelto per la trasmissione, sempre che gli emissari della tv non decidano di cambiare idea una volta osservata la sua vita quotidiana.
Venduta la pescheria e convintosi di essere sempre osservato, Luciano ribalterà il suo mondo finendo per rischiare di perdere perfino le persone che lo amano, spinto dal sogno ormai sempre più vicino di poter fare parte della trasmissione.




Lo ammetto, sono arrivato alla conclusione di Reality con il fiato corto.
Con i titoli di coda a scorrere di fronte ai miei occhi non ho saputo decidere se essere felice di aver finalmente, a distanza di mesi, visto un film italiano degno della nostra grande tradizione cinematografica, o triste per l'amarezza di una vicenda toccante e terribile narrata con grande sensibilità e tecnica sopraffina da un Matteo Garrone tornato a livelli altissimi, superando senza dubbio quelli di Gomorra, affresco potentissimo eppure tremendamente paraculo.
Se, infatti, guardandomi dentro posso perfino considerare di accettare l'idea che esistano un'etica criminale ed un crimine - senza per questo giustificarli, sia chiaro -, rimango decisamente più sconvolto dall'influenza che il disagio culturale espresso dalla tv e dai suoi prodotti è in grado di indurre rovistando nella terra di quest'Italia sempre più Terra dei cachi, rappresentata alla perfezione dal protagonista di una vicenda squallida e terribile, commovente quanto quasi spaventosa.
Luciano - un bravissimo Aniello Arena -, proprietario di una pescheria nel cuore della periferia partenopea, convinto dalla famiglia a partecipare alle selezioni per Il grande fratello e di fatto plagiato dalla stessa idea di essere ormai certo della partecipazione è il volto della sofferenza di questo Paese genuino ed ingenuo, naif ed arraffone, ormai povero di idee oltre che di mezzi: e se la prima sensazione è quella di una sorta di scherno prodotto dalla presunta superiorità intellettuale, con il passare dei minuti e lo sprofondare nell'abisso dell'antieroe della pellicola finiamo per trovarci tutti a sperare che la sua convinzione si riveli fondata, e che non esista alcun ostacolo pronto a frapporsi tra la sua vita di tutti i giorni e la realizzazione di un sogno, per quanto criticabile possa essere - rappresentato nella sua bieca pochezza dal partecipante di una precedente edizione Enzo, personaggio da brividi di terrore -.
E mentre attorno si assiste ad un progressivo passaggio dall'entusiasmo iniziale - il ragazzo del bar pronto a fondare un fan club, la ristrutturazione di casa per le interviste, i conoscenti pronti ad acclamare il successo - all'ossessione - il controllo della televisione, gli accattoni, l'agghiacciante quasi primo piano del grillo, il confessionale riprodotto nello sgabuzzino, fino a giungere alla sequenza ironica e da brividi legata alla paura che le truffe dei robot da cucina possano essere scoperte dal GF, che Enzo, amico di Luciano, traduce più sensatamente con Guardia di Finanza -, allo spettatore resta il dubbio se tutti noi abitanti di questo scombinato Paese non si sia, in qualche modo, pesci che nuotano contro corrente come quest'uomo semplice alla ricerca di un sogno da poco che possa cambiare la vita sua e della famiglia - "Io voglio avere il problema di spendere i soldi", afferma l'aspirante gieffino a controbattere le obiezioni della zia - che senza la spintarella di una qualche personalità di dubbia fama - il succitato Enzo - si finisca a dover lottare contro tutto e tutti, appoggiandosi solo ed esclusivamente alla propria determinazione per poter arrivare a compiere l'impresa divenuta impossibile, mulino a vento per un Don Chisciotte nostrano costretto a fingere di vendersi alla Chiesa per trovare la scorciatoia necessaria all'ingresso nella casa.
Ma cosa significa, quella casa?
E' il simbolo del successo dell'uomo qualunque, finalmente in grado di raggiungere, almeno per un pò, l'Olimpo degli uomini di talento, pur non avendolo?
E' il sogno di una sicurezza economica in tempi di profonda incertezza?
E' il potere della volontà, in grado di vincere perfino sull'obiettiva incapacità di realizzare qualcosa di davvero importante?
E' lo specchio di una società vuota e tragicomica, fotografato - e alla grandissima - da un film che riesce a trovare l'equilibrio perfetto tra la tecnica - piani sequenza perfetti, messa in scena splendida - e la satira, la pacca sulla spalla ed il sorriso ironico?
O è soltanto la risata di Luciano, che alla faccia della sua famiglia, della televisione, di chi lo criticava e chi lo sorvegliava, di chi lo sosteneva e chi l'aveva abbandonato, è finito per arrivare un passo avanti a tutti?
E' Luciano il regista di questo ritratto dell'Italia che siamo?
Chi guarda chi, dall'altra parte dello schermo?
A volte le domande finiscono per fare più paura delle risposte.


MrFord


"I still don't remember how this happened
I still don't get the wherefores and the whys
I look for sense but I get next to nothing
hey boy welcome to reality."
David Bowie - "Reality" -
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