martedì 22 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Torna il Bulletin con uno dei suoi - o meglio, miei - classici ritardi di pubblicazione per una settimana che ha visto mescolarsi un nuovo tassello della revisione tarantiniana, un classico della mia infanzia che ha inaugurato i "sabati sera Cinema" con i Fordini ed una visione sorprendente di una novità dalla quale non mi aspettavo nulla, e invece ha finito per conquistarmi.
Un buon mix, dunque, in attesa che il piccolo schermo torni a fare capolino anche da queste parti, insieme ad almeno una parte dei numerosissimi recuperi che mi attendono.


MrFord



A PROVA DI MORTE (Quentin Tarantino, USA, 2007, 113')

Grindhouse - A prova di morte Poster

Non è affatto un mistero, soprattutto per gli avventori del Saloon, che io abbia sempre considerato A prova di morte il film più debole del ragazzaccio di Knoxville Quentin Tarantino.
In un periodo in cui, probabilmente, il Nostro si stava godendo appieno di tutto il successo raccolto con Kill Bill e le schiere di fan adoranti, non si preoccupava come all'inizio della sua carriera di quanto rivoluzionarie e potenti potessero essere le sue opere: può capitare, del resto, di sedersi.
E la sua seduta è stata, per l'appunto, A prova di morte. 
Un film supercool, divertente, crudele, piacione, con un antagonista super fordiano, eppure troppo "omaggio a se stessi" per portare sullo schermo lo spessore mantenuto dalle opere precedenti del regista - Kill Bill compreso -.
Rivedendolo ancora una volta, nel pieno relax di una serata post palestra con birrone e kebabbazzo, ho riflettuto sul fatto che questo sia un film equivalente agli stessi, la cena zozza da una volta la settimana, lo shot a fine serata che è la goccia che fa traboccare il vaso, il pompino nel bagno di un locale regalato da una ragazza che non vedrai mai più.
Potrà essere godurioso nell'immediato, ma sarà sempre sterile a lungo termine.




GHOSTBUSTERS (Ivan Reitman, USA, 1984, 105')

Ghostbusters (Acchiappafantasmi) Poster

Da qualche tempo, ormai, ho iniziato un percorso con i Fordini che possa portarli a vivere sulla pelle le prime esperienze da spettatori "grandi" grazie ai film che, ormai qualche anno fa, hanno formato questo vecchio cowboy: nelle ultime settimane sono passati su questi schermi, dopo il successo del primo Jumanji, I Goonies, La storia fantastica e, in attesa di nuovi capitoli di questo viaggio, Ghostbusters.
Il lavoro di Reitman, che con mio fratello ho visto e rivisto fino allo sfinimento, è ancora oggi un concentrato di divertimento, ironia, avventura e magia del Cinema come solo nella magica fabbrica degli anni ottanta se ne facevano: fantastico il cast - Murray già mattatore con Aykroyd come sempre ottima spalla -, ottime gag perfette per grandi e piccoli, una divinità distruttrice che assume la forma di un innocuo pupazzone, battute a profusione ed uno spirito che rappresenta ancora oggi quell'innocenza magica che negli eighties permise a tanti autori di portare sullo schermo veri e propri miracoli.
E dal "non incrociare i flussi" al "sei tu un dio?" sfilano momenti esilaranti e per nulla invecchiati, che fanno perdonare gli effetti naif e regalano ancora la magia che spero possa trasmettersi dai miei occhi a quelli dei Fordini quando guardiamo insieme titoli come questo.




YESTERDAY (Danny Boyle, UK/Russia/Cina, 2019, 116')

Yesterday Poster

Danny Boyle è un tipo tosto, secondo me. E' arrivato ad una bella età spaziando di genere in genere, senza mai avere paura di rischiare, sporcarsi le mani, passare dalla nicchia al pop: da Trainspotting a The Millionaire, passando per Sunshine e 28 giorni dopo, non si può dire che non abbia percorso strade diverse.
Non mi ero fatto alcuna aspettativa o pregiudizio, rispetto a Yesterday, un film che racconta la "scomparsa" del gruppo pop per eccellenza attraverso una pellicola che porta in dono tutti gli stilemi del pop: o forse solo il pensiero che sarebbe stata una visione leggerina buona per una serata di decompressione.
E invece, come gli spettatori di Jack Malik alle sue esibizioni post-blackout, sono rimasto colpito: perchè Yesterday, con tutti i suoi aspetti da canzone pop, è riuscito ad arrivarmi dritto al cuore, raccontando la storia di un dilemma che probabilmente colpisce molte più persone di quante non lo facciano davvero credere.
Il successo porta la felicità? E l'amore? Cosa comporta una strada, e cosa l'altra?
Fino a dove siamo disposti ad arrivare, da una parte o dall'altra?
Happyness is a warm gun, qualcuno cantava.
Ma anche All you need is love.
Non è facile capire quale strada prendere.
Di sicuro, nel suo piccolo, questa canzone pop è riuscita a regalarmi una scena che non dimenticherò.
E questo la rende senza dubbio più speciale di tanta roba d'autore tanto figa ma altrettanto frigida.
Quindi non ho potuto fare altro che viverla. Let it be.


lunedì 14 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Settimana ai minimi storici al Saloon, considerati gli impegni sociali - non ricordavo quanto fossero fisicamente devastanti i matrimoni -, la palestra, l'appuntamento mensile con il pay per view di wrestling, la clamorosa stanchezza che si accumula per poi esplodere come una bomba il venerdì sera, ormai noto per essere l'alimentatore del coma profondo da divano: solo un titolo, infatti, è passato su questi schermi, di quelli che in questi giorni hanno fatto il giro del web principalmente per l'opera incredibile dalla quale è stato originato.


MrFord



EL CAMINO: IL FILM DI BREAKING BAD (Vince Gilligan, USA, 2019, 122')

El Camino: Il film di Breaking Bad Poster


Breaking Bad è, parlando di piccolo schermo, una delle vette più alte che siano state mai raggiunte, nonchè una delle mie tre serie televisive preferite di tutti i tempi insieme a Lost e Twin Peaks.
Il lavoro che fece Vince Gilligan con Walter White e Jesse Pinkman resta ancora oggi insuperato anche e soprattutto per essere andato in crescendo, senza perdere un colpo ed aggiungendo anzi carichi sempre più importanti fino allo splendido finale.
A distanza di qualche anno e già da prima della sua "pubblicazione" chiacchierato in tutta la rete attraverso Netflix El Camino, vero e proprio film che riprende le fila a partire dagli ultimi episodi della serie per poi rivelarci cosa ne è stato di Pinkman, e dove lo porterà il futuro.
Il fan service è molto - anche se resta un'arma a doppio taglio -, la fotografia ottima, la scrittura ben strutturata - del resto Gilligan ha ampiamente dimostrato di essere uno sceneggiatore fenomenale -, la tensione a tratti in grado di bucare lo schermo - strepitosa la sequenza del "duello" in pieno stile western -: resta, come principale limite di questo lavoro, il fatto che a meno che non si sia finito ieri di guardare l'ultimo episodio dell'ultima stagione si rischia di restare spiazzati da situazioni e charachters che, nel frattempo, si erano dimenticati o quantomeno messi in secondo piano, tanto da dover correre ai ripari ricorrendo a riassunti e simili.
Da questo punto di vista, El Camino resta una pellicola ben realizzata ad uso e consumo dei soli fan di Breaking Bad più che dello spettatore occasionale - che probabilmente non capirebbe una beata mazza di molti degli scambi temporali di narrazione -, e che proprio per questo permette che il dubbio si potesse fare decisamente di più si faccia strada come, ai bei tempi, gli improbabili soci Walter White e Jesse Pinkman nel mondo del traffico della metanfetamina.


lunedì 7 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Settimana di pausa nel recupero tarantiniano - comunque in cima alla lista delle mie priorità di visione - che ha portato al Saloon due nuove uscite e un paio di serie che erano da parecchio nel menù di casa Ford: e in bilico tra pellicole premiate, supereroi e vecchie glorie fordiane, non c'è stato davvero modo di annoiarsi.
Anche se i punti di vista potrebbero essere diversi da quelli raccolti in rete e sui social.


MrFord



THE BOYS - STAGIONE 1 (Amazon Original, USA, 2019)

The Boys Poster


Tratto da una serie firmata dal Garth Ennis di Preacher e legato per ispirazione a Watchmen, The Boys è giunto sugli schermi del Saloon quasi a sorpresa, nonostante il passato legato a doppio filo al mondo del Fumetto del sottoscritto: acclamata e ben accolta, la produzione Amazon centra il bersaglio grazie ad una serie di personaggi e trovate di grande efficacia, oltre ad una manciata di episodi - quelli iniziali - davvero notevoli.
Si spegne un pò alla distanza, ma senza dubbio presenta materiale che, se ben trattato, potrebbe trasformare The Boys in una delle realtà da supereroi più interessanti del passato recente, grazie principalmente al gruppo di outsiders protagonisti/antagonisti e ad un villain d'eccezione - il Patriota di Anthony Starr, che in barba al passato tagliato con l'accetta di Banshee ha svolto un lavoro d'interpretazione notevole -, oltre ad una visione che porta il mondo del superpotere strettamente a contatto con i difetti che tutti noi portiamo dentro da esseri umani.
E cosa accade quando un essere umano in grado di sfondare muri o volare o correre a velocità supersonica non è in grado di mantenere il controllo?
Who watch the Watchmen?, recitava la graphic novel cult di Alan Moore. Ci sarebbe da chiederselo.




WU ASSASSINS - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2019)

Wu Assassins Poster


Giunta sugli schermi di casa Ford principalmente grazie alla presenza nel cast di Iko Uwais e alla promessa di un sacco di calci rotanti, Wu Assassins ha finito per non rispettare appieno le attese: la produzione Netflix, ambientata in una San Francisco splendidamente ripresa, ha vissuto nel corso dei suoi dieci episodi una sorta di lotta tra la componente action e botte da orbi e quella fantasy, legata a doppio filo alla trama principale che vede il protagonista ritrovarsi ricettacolo del potere di Assassino dei Wu, esseri una volta umani divenuti sovrannaturali grazie al ritrovamento di reliquie in grado di donare loro caratteristiche uniche ma anche una propensione al "lato oscuro" non indifferente.
Personalmente, ho di gran lunga preferito la prima, legata agli stilemi classici del "buono contro cattivo" in ambiente metropolitano con tante mazzate e dose di pane e salame elevata rispetto alla seconda, più dispersiva, senza particolari idee e confusa, purtroppo pronta a prevalere nel ciclo di episodi che concludono la stagione, ancora senza una conferma a proposito di una seconda.
Faccio giusto tesoro delle evoluzioni di Uwais - uno dei migliori interpreti attuali del "Cinema di botte" - e di Katheryn Winnick, la Lagertha di Vikings.




JOKER (Todd Phillips, USA/Canada, 2019, 122')

Joker Poster

Ho fatto di tutto, nonostante le recensioni entusiastiche lette in ogni dove in rete e sui social, per non farmi influenzare dall'hype rispetto al Joker fresco vincitore del Leone d'Oro a Venezia, in modo da evitare l'eventuale delusione. Oggettivamente, c'è da congraturarsi con Todd Phillips per la confezione e la realizzazione di una pellicola dal sapore di anni settanta disturbante e molto autoriale, considerato il genere, e con Joaquin Phoenix per un'interpretazione ottima, almeno tre scene cult - la discesa dalla scalinata una volta completata la "mutazione" in Joker, gli omicidi in metropolitana e quello nello studio televisivo - ed un lavoro di oppressione rispetto allo spettatore più che efficace, eppure devo ammettere di essere uscito dalla sala emotivamente distaccato, con la sensazione di aver assistito ad un grande spettacolo con la grande pecca di essere stato studiato clamorosamente a tavolino.
Anche se non è giusto - perché si tratta di pellicole diverse - fare paragoni, questo Joker è più simile a quello macchiettistico di Nicholson nel primo Batman di Tim Burton che non a quello distorto e caotico di Heath Ledger nel Cavaliere Oscuro di Nolan, e proprio per questo, forse, non sono riuscito a sentire tutta la carica emotiva che avrebbe dovuto avere.
Resta senza dubbio un lavoro con i fiocchi, ma non quelli che restano stampati nella memoria.




RAMBO: LAST BLOOD (Adrian Grunberg, USA/Spagna/Bulgaria, 2019, 89')

Rambo: Last Blood Poster


La settimana è stata chiusa dal più consueto festival della tamarrata fordiana, quel Rambo che, come Rocky ed in modo ancora più pane e salame continua a non voler mollare e continuare a combattere, in barba ad età, mondo che cambia ed essere fuori tempo massimo.
Riprendendo il canovaccio di Taken alimentando pessimismo e violenza, il buon Sly riesuma uno dei suoi charachters simbolo in un tributo che ha poco senso in termini di scrittura e di logica narrativa ma è una gioia per gli occhi ed il cuore di tutti i fan che, come il sottoscritto, l'hanno visto attraversare mezzo mondo e spaccare culi a prescindere dalla latitudine geografica ed ora tornano ad apprezzarlo tra le mura di casa sua, spinto come il passato vuole dalla vendetta e dal desiderio di raddrizzare i torti.
Con ogni probabilità i radical chic o i finti intenditori di Cinema come Cannibal Kid protesteranno di fronte a un titolo come questo, eppure messi da parte i pregiudizi ed accettata l'operazione per quello che è, resta un festival del gore versione action come solo il Rambo precedente era stato.
Segno che, per quanto fantasmi, certi personaggi hanno ancora il diritto ed il dovere di far sentire la loro presenza al pubblico.


martedì 1 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Alle spalle lo special organizzato con il mio rivale Cannibal Kid e spinto dall'uscita della sua ultima fatica, ho deciso di dedicare il poco tempo delle visioni settimanali all'inizio del recupero della filmografia tarantiniana, sulla scia dell'operazione che feci qualche anno fa con Kubrick.
Oltre, dunque, ad affrontare l'ultima fatica del ragazzaccio di Knoxville, ho deciso, archiviato la scorsa settimana il suo debutto con Le iene, di riportare al Saloon quelli che forse sono i suoi due lavori più noti e celebrati, Pulp Fiction e Kill Bill.


MrFord



KILL BILL - VOLUME 1 (Quentin Tarantino, USA, 2003, 111')

Kill Bill - Volume 1 Poster

Kill Bill fu il primo Tarantino che vidi in sala. Ai tempi dell'uscita de Le iene e Pulp fiction ero troppo piccolo, e quando arrivò Jackie Brown ancora non mi ero avvicinato al Cinema "d'autore" da appassionato: ricordo bene che le attese e l'hype erano davvero altissime, anche perchè fino a quel momento il buon Quentin non mi aveva mai deluso.
Ricordo anche che uscii dalla sala pervaso da una sensazione d'incompiutezza, come se il regista avesse voluto semplicemente divertirsi inserendo in una cornice realizzata come al solito alla grande tutte le sue passioni, le sue fisse, le sfumature dell'essere, in una buona misura, un nerd cinematografico fatto e finito, ma che mancassero sia la forza distruttiva che la profondità dei suoi lavori precedenti.
Certo, la Sposa è un personaggio indimenticabile, il film ha una colonna sonora incredibile, la parte tecnica ed alcune idee sono strepitose, eppure, nonostante potrebbe essere considerato il film forse più amato di Tarantino - almeno dal grande pubblico -, Kill Bill, e soprattutto questa prima parte, non è mai stato uno dei miei preferiti. Parlando, ovviamente, sempre del lavoro dell'autore.
Resta comunque un divertissement con i fiocchi, ma poco di più.




KILL BILL - VOLUME 2 (Quentin Tarantino, USA, 2004, 137')

Kill Bill - Volume 2 Poster


La saga della Sposa, che probabilmente andrebbe vista come un'unica pellicola, in sala e di conseguenza per l'home video fu spezzata in due, finendo per farmi rivalutare l'intera operazione grazie ad una seconda parte decisamente più efficace ed intensa della prima: merito dell'addestramento di Pai Mei, della parte dedicata a Budd, fordiano fino al midollo, e del destino del main charachter che si compie nel decisivo confronto con la sua nemesi nonchè ex amato Bill.
Certo, il lungo monologo di quest'ultimo legato alla "filosofia di Superman" è stato fin troppo sopravvalutato, ma è un peccato veniale all'interno di quella che è una vera e propria fiera dei peccati veniali, una pellicola bellissima e realizzata alla grande che, di contro, non manifesta, se non a sprazzi, un'anima vera.
Kill Bill, in un certo senso e per quanto popolare sia, è il lavoro più "fighetto" di Tarantino, quello in cui non ha voluto osare pur osando il più possibile, e se da un lato merita il successo che ha avuto, dall'altro continuo a trovare assurdo, da appassionato di Cinema, che abbia avuto più fortuna di lavori - come il già citato Jackie Brown - che gli sono decisamente superiori.
Kill Bill, del resto, è come la Sposa: da una parte un angelo sceso dal cielo, dall'altro una fastidiosa pertica succhiacazzi.




C'ERA UNA VOLTA A... HOLLYWOOD (Quentin Tarantino, USA, 2019, 161')

C'era una volta a... Hollywood Poster


Nel corso degli anni, ad ogni nuova uscita firmata dal vecchio Quentin, l'attesa ha sempre giocato un ruolo importante, quasi fondamentale. 
Del resto, quando sei un fenomeno, il pubblico si aspetta che sempre e comunque tu sarai un fenomeno, senza se e senza ma.
Una sorta di condanna, si potrebbe pensare.
E così C'era una volta a Hollywood si trasforma, per i non cinefili o per chi si aspetta il sangue di Kill Bill o la rivoluzione di Pulp Fiction, una sorta di "so tutto io" di un appassionato della settima arte che si diverte a mettersi un gradino - e forse di più - al di sopra dello spettatore medio, che probabilmente riconoscerà Bruce Lee e poco più per oltre due ore di vera e propria goduria da divoratori di film: eppure, nonostante l'apparente sterilità, anche questo C'era una volta a... Hollywood è una raccolta di scene cult - lo scontro tra Cliff e Bruce Lee, la visita di Cliff alla fattoria della Manson Family, la scena del western con protagonista Rick Dalton alle prese con il rapimento di una bambina -, il consueto stile, la colonna sonora sempre strepitosa, ottime interpretazioni ma soprattutto una mezzora finale da urlo, figlia della tendenza più recente di Tarantino di mostrare la potenza del Cinema nel riscrivere addirittura la Storia, cambiando le carte e andando oltre il Destino, il già scritto.
Probabilmente c'è chi non riesce a giustificare un film di quasi tre ore che assume la sua dimensione solo nel finale, ma per chi, come me, ama lo sport, sa bene che a volte basta anche un secondo per cambiare una partita, un incontro, una vita: ed è facile passare dal fallimento più completo alla gloria.
O viceversa. 
In questo senso, C'era una volta a... Hollywood è un film da Zona Cesarini, che allunga la zampata proprio quando tutti, seduti ai propri posti, aspettavano i supplementari o i calci di rigore, e lo fa con una rovesciata che neppure i cazzo di Holly e Benji si sarebbero potuti immaginare.
Un esecuzione così straordinaria da rendere impossibile il fatto di lasciare il culo poggiato alla sedia.
Occorre alzarsi ed applaudire. Fosse anche che questo Quentin vi sia stato sul cazzo almeno un pò.




PULP FICTION (Quentin Tarantino, USA, 1994, 154')

Pulp Fiction Poster


Nel corso della sua relativamente breve Storia, la settima arte ha regalato al suo pubblico alcuni titoli oggettivamente indiscutibili, film che hanno segnato intere generazioni di spettatori, appassionati, futuri registi o attori: mi vengono in mente cose come Apocalypse Now, La sottile linea rossa, 2001, Ran, Aurora, 8 e 1/2, tanto per citarne alcuni.
E in mezzo a tutti questi mostri sacri, c'è un titolo che di sacro non ha proprio nulla, ma che gode e costruisce la sua grandezza a partire, più che dal profano, da quello che si nasconde sotto il profano: Pulp Fiction.
Palma d'Oro a Cannes nel novantaquattro - non mi stancherò mai di ricordare che il Presidente della Giuria era un signore di nome Clint Eastwood -, cult assoluto per qualsiasi nuova generazione almeno fino a Kill Bill - ma in questo caso è un pò come paragonare Ghali a Frankie Hi NrG -, manuale di sceneggiatura, festival di scene cult, una delle colonne sonore migliori di tutti i tempi, dramma e grottesca comicità, massaggi ai piedi e colpi al cuore.
Personalmente, credo esistano pochi titoli che siano riusciti ad influenzare il mio amore per il Cinema come Pulp Fiction: lo vidi ai tempi dell'ultimo anno di superiori, in ritardo rispetto all'uscita, su una videocassetta di un compagno di classe che l'aveva registrato sull'allora TelePiù, e niente fu lo stesso, dopo quella volta.
Fu come comprendere in due ore e mezza la magia di tutti gli Scorsese e i Coppola che erano passati prima e trovare un ponte ideale per tutto quello che sarebbe venuto dopo.
E il bello è che Pulp Fiction è uno di quei titoli che non può essere recensito, raccontato, spiegato: va vissuto. Punto e basta. Perchè è venuto per risolvere problemi. E quanto cazzo è bravo nel farlo.
Perchè sono venticinque anni, eppure è ancora un "cazzo, che botta, che botta cazzo".


lunedì 23 settembre 2019

White Russian's Bulletin



Proseguono - incredibilmente - i post in anticipo e programmati del Saloon, guadagnati a partire dalle purtroppo ormai lontane vacanze estive e che finiranno per presentare titoli freschi d'uscita in differita di qualche settimana: a questo giro tocca a serie e film che hanno imperversato poco dopo il rientro e prima che Venezia dichiarasse i suoi vincitori, nell'attesa anche qui di scoprire se saranno davvero tali anche quando giungeranno al mio bancone.
Intanto, tra serial killers e mostri, la compagnia qui è ben assortita.


MrFord



MINDHUNTER - STAGIONE 2 (Netflix, USA, 2019)

Mindhunter Poster


Chi frequenta il Saloon da qualche anno sa bene quanto abbia nel tempo sponsorizzato e caldeggiato la lettura di Mindhunter di John Douglas, autobiografia dell'omonimo agente FBI tra i fondatori dell'Unità di analisi comportamentale del Bureau: da quello stesso lavoro, oltre a numerosi romanzi e film di genere, due anni fa era stata tratta una serie molto interessante legata alla nascita della stessa unità, costruita su una serie di interviste svolte nelle carceri americane con protagoniste le superstar di questo decisamente inquietante mondo.
Gente come Manson, Kemper, Bergowitz e soci che, grazie alle chiacchierate con gli agenti, fornivano informazioni sempre più utili per comprendere - o tentare di farlo - cosa accade nella mente di un serial killer: alle spalle una prima stagione decisamente convincente, gli autori ed il cast tornano a confermare quanto di buono era stato fatto grazie all'incrocio di momenti cult - l'incontro con Manson -, indagini tese - gli omicidi di Atlanta - ed un lavoro ottimo sulla costruzione dei protagonisti, talmente buono da oscurare quello che, sulla carta, dovrebbe essere il main charachter in favore delle sue "spalle".
A questo si uniscono una regia che rispecchia in pieno lo stile di uno dei suoi "deus ex machina" David Fincher ed un'inquietudine diffusa ma mai gridata, più che altro suggerita e serpeggiante, quasi come quando tornando a casa in una notte tempestosa si ha il timore di essere seguiti.
Mindhunter è quel timore che diventa realtà.




IT - CAPITOLO DUE (Andy Muschietti, Canada/USA, 2019, 169')

It - Capitolo due Poster


It è stato - a prescindere dalla comunque dubbia qualità del film tv - uno dei supercult dell'infanzia di questo vecchio cowboy, grazie ad una storia di amicizia in pieno stile Goonies o Stand by me e all'interpretazione pazzesca di Tim Curry nel ruolo di Pennywise, charachter strepitoso creato da Stephen King che rappresentava e rappresenterà, fondamentalmente, la paura che il mondo può esercitare su ognuno di noi, con tutto il suo potere di celare mostri anche dietro il più innocuo degli angoli. Il primo capitolo di questa nuova versione firmata Muschietti mi aveva colpito molto favorevolmente, il lavoro di Bill Skarsgard era stato strepitoso e l'atmosfera in stile Stranger Things aveva rispolverato lo spirito di "quei tempi".
Con Julez abbiamo approfittato di una delle serate da "libera uscita di coppia" regalate dalla sempre preziosa suocera Ford per chiudere i conti con il Clown Danzante, portandoci a casa spunti notevoli e qualche dubbio: il prodotto è solido e ben realizzato, Skarsgard spacca ancora e in modo ancora diverso - la capacità del ragazzo di passare da patetico a inquietante spostando solo le sopracciglia è degna dei migliori trasformisti -, il "mostro" dietro Pennywise, chiaramente legato al bullismo e ai suoi surrogati, è ben portato sullo schermo, il vecchio Bowers - interpretato da Teach Grant - è perfetto, così come l'utilizzo di Stan non come esempio di vigliaccheria ma di coraggio e collante per i suoi amici.
Di contro, senza dubbio è mancato il coinvolgimento emotivo - del resto, anche io, come i Perdenti, sono invecchiato parecchio dal mio primo incontro con It -, alcuni passaggi non convincono pienamente e l'impressione è che Derry non sia stata calcolata a dovere - in alcuni momenti pare quasi che il gruppo di amici sia solo in tutta la città -, senza contare che, a proposito di giochi con il finale - mitica la comparsata di King, tanto per rimarcare le cose -, mi è mancato quello della tanto vituperata miniserie televisiva con Bill e Audra.
La visione, comunque, rende, e tra gli entusiasti e i criticoni mi metto nel mezzo, apprezzando un lavoro che, probabilmente, sarà sempre troppo stretto al materiale portato sulla pagina dal Re del brivido.





WHEN THEY SEE US (Netflix, USA, 2019)

When They See Us Poster


Proprio quando Chernobyl pareva già avere la strada spianata per conquistare il titolo di serie dell'anno del Saloon, ecco giungere su questi schermi When they see us, miniserie targata Netflix dedicata all'eclatante caso dei 5 di Central Park, accusati ingiustamente sul finire degli anni ottanta per questioni prevalentemente razziali di stupro e costretti a subire riformatorio e carcere per buona parte della loro giovinezza.
Ammetto che, per la durezza e la rabbia, al termine del primo episodio ho avuto il dubbio se proseguire nella visione, considerato che lavori come questo - o come Diaz, o Sulla mia pelle, o qualsiasi altro che tocchi il tasto dell'ingiustizia - finiscono per solleticare il mio lato ribelle, "da bombarolo", come canterebbe De Andrè e mi ricorderebbe Julez come monito: fortunatamente, ho proseguito.
E ho avuto la fortuna di incrociare il cammino con uno dei titoli più sentiti, potenti e vivi degli ultimi anni, che dovrebbe toccare chi è genitore, perchè un calvario del genere è inconcepibile da provare dall'altra parte, per chi è vivo, perchè farsi privare della giovinezza non è nulla rispetto a qualsiasi risarcimento, perchè questa è una ferita aperta nel cuore degli USA almeno quanto l'Undici Settembre, a prescindere dal numero delle vittime. E perchè gente come Trump, più che occupare posizioni di potere che influenzano il mondo, dovrebbe giusto scaldarsi il culo sulla poltrona del salotto senza rischiare di compromettere cose decisamente più grandi della loro limitata visione del mondo.
Per quanto mi riguarda, i 5 di Central Park, o di Harlem, o come li vogliamo chiamare, potrebbero essere Presidenti. Ma non credo gli interesserebbe.
Perchè, per quello che hanno dovuto subire e per quello che vogliono costruire, credo vogliano per prima cosa occuparsi davvero degli altri.
E che i loro figli possano non passare quello che hanno passato loro.





LE IENE (Quentin Tarantino, USA, 1992, 99')

Le iene Poster


Spinto dalla curiosità per l'ultimo Tarantino, sono andato a rispolverare il primo.
E a distanza di ventisette anni - quasi non ci credo sia passato così tanto tempo -, Le iene sa ancora essere una bomba atomica pronta a prendere a calci in culo una marea di pellicole uscite dopo di lei, ed altre che ancora devono vedere la sala.
Il primo film del buon Quentin è un dramma shakespeariano che pare una versione hard boiled di Americani, un concentrato di dialoghi pazzeschi e tensione continua, interpretazioni e scene cult ed un vero e proprio manuale per lo sceneggiatore: dall'apertura da antologia nella caffetteria alle prove da infiltrato, passando per il taglio dell'orecchio ed il finale senza speranza, Tarantino mescola i Cani arrabbiati al Bardo, il classicismo con sangue e merda, le risate al dramma profondo.
E lo fa con uno stile impeccabile, unico, indimenticabile.
Le iene, come altri titoli firmati dal regista di Knoxville, va visto, rivisto, vissuto, più che recensito o spiegato. E' il colpo di genio, la rottura, quel qualcosa che qualsiasi fan aspetta, e prega di vivere sulla pelle nel momento in cui esplode.





ARMADA (Ernest Cline, USA, 2015)


Tornato agli standard di lettura di quasi cinque anni fa, subito dopo Winslow ed in attesa di Nesbo ho deciso di buttarmi su un altro fordiano acquisito, Ernest Cline, che qualche anno fa mi conquistò con Ready Player One. Purtroppo, però, questo Armada risulta patire la sindrome del "sequel" - anche se di sequel non si tratta -, rimanendo lontano anni luce - per usare un termine che piacerebbe all'autore - dal romanzo che lo portò alla ribalta: i riferimenti sono divertenti, si fa leggere, per chiunque sia nato o cresciuto negli anni ottanta regala senza dubbio qualche chicca, eppure pare la versione fan - e Hollywood - service del già citato lavoro portato sugli schermi - a mio parere senza successo - da Spielberg.
I tempi di narrazione lasciano più di un dubbio, alcuni passaggi vengono giustificati in poche righe, l'atmosfera vintage pare più nerd che non sincera, vissuta e amata, quasi come Armada fosse la versione da sfigato rancoroso di quello che era stata la "rivincita dei nerd" di Player One.
Un peccato, perchè finisce per far dubitare di un autore che prometteva davvero un gran bene, anche se, dall'altra parte, ha avuto il merito di alleggerire come un cuscinetto il passaggio tra due mostri come Winslow e Nesbo.


mercoledì 18 settembre 2019

Wednesday's child Special Edition - Quentin is back

Quentin Tarantino Picture

Avevamo promesso che saremmo tornati, ed infatti ecco il qui presente vecchio cowboy ed il suo acerrimo rivale Cannibal Kid pronti a presentare una speciale carrellata dedicata alla filmografia di Quentin Tarantino, pronto a fare capolino nelle sale con la sua nuova fatica, nonché uno dei pochissimi registi in grado di mettere d'accordo - più o meno - perfino i due nemici più nemici della blogosfera.
Pronti per un bel tuffo nei ricordi legati al ragazzaccio di Knoxville?


MrFord



Le iene (1992)

Le iene Poster

Cannibal Kid: Dirò un parere impopolare, giusto per iniziare bene, ma a me Le iene un pochino aveva deluso. Il fatto è che arrivavo dalla visione sconvolgente di Pulp Fiction, un film che mi aveva fatto saltare per aria la testa. Intendo in senso positivo, non come le opinioni di Ford che mi provocano solo un gran mal di testa. Dopo che Pulp Fiction era diventato il mio film preferito, titolo che ancora oggi si gioca, se non altro a pari merito con pochi altri titoli, sono andato a recuperarmi l'esordio di Quentin e mi era sembrato ancora un pochino acerbo. Una pellicola con dialoghi strepitosi, su tutti quello su Like a Virgin, e scene pazzesche, per carità. A livello emotivo e personale non mi aveva però sconvolto allo stesso modo di Pulp Fiction. Se avessi guardato prima Le iene e poi Pulp Fiction le cose sarebbero potute andare diversamente. Solo che all'epoca ero giovanissimo, avevo appena 10 anni, mica come Ford che faceva già domanda per la pensione, e allora guardavo Holly & Benji. Che comunque un certo tiro epico tarantiniano lo possedeva.
(voto 8/10)
Ford: anche io all'epoca vidi prima Pulp Fiction e qualcosa come il giorno successivo Le iene, ma trovo che l'esordio di Tarantino sia uno dei più strepitosi della Storia recente del Cinema. Dialoghi pazzeschi, personaggi e scene cult, risate e lacrime, battute e stronzate a raffica alternate a momenti di incredibile violenza, un finale degno di una tragedia shakespeariana ed un cast praticamente perfetto. Certo, non è Pulp Fiction, ma è il suo trampolino. Ancora oggi, rompe il culo a un sacco di roba che pensa di essere tosta.
(voto 9/10)


Pulp Fiction (1994)

Pulp Fiction Poster

Cannibal Kid: Il Capolavoro supremo. Di Tarantino, e del Cinema tutto. Quando l'ho visto per la prima volta in VHS avevo 13/14 anni e non ero ancora un patito cinematografico. Pulp Fiction mi ha (john) travolto in pieno, come probabilmente Ford la prima volta che ha visto Sylvester Stallone. È stato il film giusto al momento giusto. Senza Pulp Fiction, oggi forse non me ne fregherebbe un granché del cinema e forse nemmeno della scrittura e forse Pensieri Cannibali non esisterebbe proprio. Al termine della visione non ho potuto fare a meno di dire per tipo un'ora: “cazzo che botta!, che botta cazzo! Cazzo che botta!”.
(voto 10/10)
Ford: per una volta il Cucciolo Eroico sfodera un'opinione sensata - un vero miracolo, statisticamente parlando -. Pulp Fiction ha cambiato la sua e la mia vita di spettatore cinematografico, era qualcosa di mai visto prima e, in un certo senso, lo è ancora oggi. Un film esagerato, cultissimo dall'inizio alla fine, immenso pur essendo fatto, più che "della materia di cui sono fatti i sogni", di "sangue e merda".
Quello che si può scrivere e pensare a proposito di dialoghi, interpretazioni e situazioni da un estremo all'altro de Le iene qui è portato ad un livello ancora più alto, e rappresenta senza dubbio una visione che, la prima volta, ha il potere di sconvolgerti la vita: non a caso fu riconosciuto e premiato a Cannes con la Palma d'oro da una giuria presieduta da un Maestro che, probabilmente, ci vide ben più lungo di tanti altri. Un certo Clint Eastwood.
(voto 10/10)


Jackie Brown (1997)

Jackie Brown Poster

Cannibal Kid: Dopo il clamore suscitato da Pulp Fiction, era inevitabile che Jackie Brown venisse accolto in maniera più tiepida. A lungo è però stato troppo ingiustamente sottovalutato. L'effetto che fa non è lo stesso del suo lavoro precedente, okay, eppure non delude. Mette in mostra un Tarantino più maturo, più consapevole dei suoi mezzi, e che comunque per fortuna rimane sempre un cazzone totale. Jackie Brown è un film stilosissimo, ma anche profondo e per la prima volta Quentin lascia intravedere di avere un animo un minimo sentimentale. Il mio consiglio è: riguardatelo e rivalutatelo.
(voto 9/10)
Ford: e per la seconda volta in poche righe Cannibal tira fuori un'opinione sensata. Un vero miracolo. Jackie Brown, all'epoca dell'uscita bersagliato da chi si aspettava un Pulp Fiction 2, è un film stiloso, profondo e drammatico, probabilmente il più sottovalutato di Tarantino.
Senza dubbio è il suo lavoro meno cazzone e più "serio", quello più intenso da gestire - non dev'essere un caso che si tratta del suo film che ho rivisto meno volte -, ma anche in questo caso parliamo di un'opera che fa mangiare la polvere a molte, molte altre venute prima e dopo e spacciate per chissà cosa.
(voto 8,5/10)


Kill Bill: Volume 1 (2003) + Kill Bill: Volume 2 (2004)

Kill Bill - Volume 1 Poster

Kill Bill - Volume 2 Poster


Cannibal Kid: La doppia visione dei due capitoli di Kill Bill uno dopo l'altro – per altro era la prima volta che mi gustavo il cinema di Tarantino al cinema – è stata una nuova esperienza mistica. Ai livelli di Pulp Fiction, o quasi. Dentro questi 10 capitoli c'ho trovato un sacco di inventiva, come se fossero 10 film differenti. Per carità, molte idee il buon Quentin le prende da altre pellicole, però come copia e ricicla il materiale altrui e lo fa suo lui, nessuno mai.
Non date quindi retta a quello che vi dirà Ford. Kill Bill è il (doppio) film action più figo ed esaltante che potrete mai vedere in vista vostra. Altroché le merde secche con Van Damme o Schwarzenegger che tanto piacciono a lui.
(voto 10/10)
Ford: anche per me la doppia visione di Kill Bill fu la prima in sala di Tarantino, che fino a quel tempo avevo assaporato esclusivamente in vhs. Senza dubbio ci troviamo di fronte ad un lavoro tecnicamente perfetto, stilosissimo e vario, con una colonna sonora pazzesca, un fumettone che porta sullo schermo tutta la passione del vecchio Quentin per Cinema, fumetti, sottocultura pop, arti marziali e un po' di nerditudine. Probabilmente è il suo film più divertente, e paradossalmente quello con Pulp Fiction che rivedo più volentieri, ma in un certo senso per me è stato come vedere Cristiano Ronaldo giocare in porta. Fare i cazzoni e divertirsi è fondamentale, e più invecchio più me ne accorgo, ma con un talento come il suo, solo questo non mi basta. Nonostante il charachter assolutamente fordiano del fratello di Bill.
(voto 7,5/10)


Grindhouse - A prova di morte (2007)

Grindhouse - A prova di morte Poster


Cannibal Kid: Il film più sottovalutato nella carriera di Tarantino, pure da lui stesso. Prima della svolta “storica” dei suoi progetti successivi, qui Quentin si è concesso un autentico divertissement. Una pellicola che non si prende sul serio, che gioca con lo spettatore in maniera fenomenale, e in cui il regista mostra tutta la sua passione per il cinema, anche e soprattutto per i B-movies, per le donne e in particolare per i piedi femminili. A pubblico e critica non è piaciuto un granché, io invece lo adoro incondizionatamente!
(voto 9/10)
Ford: l'unica vera delusione che Tarantino mi ha riservato negli anni. Dopo il divertissement che fu Kill Bill mi aspettavo un ritorno del Tarantino "vero", e invece il Quentin di noi tutti concede al suo cervello una vacanza e, pur portando sullo schermo un Kurt Russell mitico ed uno stile sempre unico, finisce per non dare assolutamente nulla al pubblico. Ricordo che, così come con Pulp Fiction uscii sconvolto dalla prima visione, al termine di A prova di morte non mi rimase nulla se non la voglia di farmi stampare una maglietta con il logo - bellissimo - della macchina del già citato Russell.
Ancora una volta, troppo poco per Quentin.
(Voto 6/10)


Bastardi senza gloria (2009)

Bastardi senza gloria Poster

Cannibal Kid: Per alcuni è il Capolavoro di Tarantino. Forse per lui stesso, come lascia intuire la frase pronunciata verso la fine da Brad Pitt. Per me no. Intendiamoci: anche in questo caso Quentin è riuscito a mettere la zampata geniale. Ha letteralmente riscritto la Storia a suo piacimento. Tanto di cappello. Solo perché qui parla di nazismo e Seconda Guerra Mondiale, mentre i suoi altri film trattano in genere temi più leggeri e da cazzone, non significa comunque in automatico che sia il meglio che ha fatto. È il suo lavoro più impegnato e ambizioso, ma a mio avviso non il suo più riuscito. A tratti è un po' lento e macchinoso, volutamente, per far crescere la tensione con calma, però rispetto ad altre tarantinate ha fatto più fatica a conquistarmi. Cosa che comunque è riuscito a fare pure questa volta, grazie all'infuocata parte finale.
(voto 8/10)
Ford: Bastardi senza gloria, per quanto mi riguarda, è stato un bentornato al Tarantino che avevo amato alla follia fino a Jackie Brown. Con ironia e spietata cattiveria, il ragazzaccio di Knoxville riscrive la storia in modo beffardo e geniale, forse non realizzando "il suo Capolavoro", ma consegnando al pubblico una gemma che, almeno per quanto mi riguarda, lo ha riportato al posto che gli compete nella Storia del Cinema, americano e non solo.
Anche in questo caso, non si contano le scene cult, e Christoph Waltz dovrà ringraziare a vita per la parte che gli ha consegnato la gloria, la fama e la carriera.

Finale a parte, la sequenza delle carte nel pub resta una delle più potenti che Quentin abbia portato sullo schermo dai tempi de Le iene. Una bomba.
(Voto 9/10)


Django Unchained (2012)

Django Unchained Poster


Cannibal Kid: Temevo molto l'incursione di Tarantino nel western, un genere amato giusto da lui, da Mr. James Ford e da persone con più di 100 anni d'età. Eppure, anche questa volta m'ha fregato. Tarantino, intendo, mica Ford. Pur non rientrando tra i miei preferiti in assoluto, Django Unchained mi ha divertito, gasato, intrattenuto come nessun altro western prima. E credo mai più in futuro. Quando un regista riesce a farti adorare persino un'opera (almeno apparentemente) così lontana dai tuoi gusti, capisci che è davvero un fuoriclasse. Il tuo fuoriclasse.
(voto 8,5/10)
Ford: Tarantino e Western, direi che per me di meglio poteva esserci solo Clint Eastwood e Western. Django, che ricorderò per sempre perchè visto la sera precedente la nascita del Fordino, rivisita non solo la Frontiera, ma anche la Storia americana ed il conflitto razziale in pieno stile quentiniano. Anche in questo caso, un lavoro potente, sporco, cattivo, con un protagonista che attraversa il film come una spada ed un antagonista da antologia, per quella che, a mio parere, doveva essere la parte che avrebbe consegnato a Di Caprio l'Oscar.
Il tutto senza contare stile, omaggi, cult a profusione e la convinzione che, con Django, Tarantino sia stato più "black" di Spike Lee.
(Voto 9/10)


The Hateful Eight (2015)

The Hateful Eight Poster


Cannibal Kid: Prima o poi doveva succedere e – ahimé – alla fine è successo. C'è un film di Tarantino che non mi ha convinto. O se non altro che mi ha convinto solamente in piccola parte. The Hateful Eight per me è il suo titolo peggiore. Ok, all'interno della filmografia di registi tanto celebrati da Ford come James Cameron o Clint Eastwood figurerebbe ancora tra i migliori, ma in quella di Quentin appare come un'opera minore. Scritta, girata, interpretata e musicata alla grande, per carità, solo che mi ha fatto l'impressione di un esecizio di stile. E inoltre va bene una volta il western, caro Quentin, però poi basta! Un suggerimento di cui pure Ford dovrebbe far tesoro.
(voto 7-/10)
Ford: ancora Western, ancora Tarantino. Che porta nel vecchio West - e qui la Frontiera c'è tutta - in una dimensione teatrale simile a quella che lo aveva portato alla ribalta con Le iene. al contrario di quanto possa affermare il mio rivale, ho trovato assolutamente profondo un film che, a prescindere dalla violenza e dai fiumi di parole, analizza una volta ancora tutto il sangue versato nel nome di quello che dovrebbe essere il posto più libero, mitico e sognato al mondo, quel calderone incasinatissimo che sono gli USA.
Trovo che insegni più la Storia delle stelle e strisce un'opera come questa di mille Lincoln impolverati ed accademici.
(voto 9/10)


C'era una volta a... Hollywood (2019)

C'era una volta a... Hollywood Poster


Cannibal Kid: Aspettative alle stelle per un film con un cast stellare, ambientato a Hollywood e per di più negli anni '60. Un periodo che, a sentire le colonne sonore dei suoi precedenti lavori, credo stia particolarmente a cuore a Tarantino. Le premesse perché questo film possa rientrare nella mia Top 3 tarantiniana di tutti i tempi sembrano quindi esserci tutte. L'unico problema sembra essere quello di cui parlavo all'inizio: le aspettative alle stelle, talmente alle stelle che potrebbero portare a una delusione, totale o anche solo parziale. Ma spero non sia così. Nonostante il mezzo passo falso compiuto con The Hateful Eight, di Quentin mi fido ancora. Di Ford invece no. D'altra parte quella è una cosa non ho mai fatto.
Ford: aspettative alle stelle anche da queste parti, senza dubbio perchè Quentin negli ultimi anni pare tornato alla forma migliore, dunque per cast, musica, setting, voglia di raccontare una storia che affonda nel Cinema e sfocia nella follia - sono più che curioso di scoprire la versione tarantiniana di Manson e della sua famiglia -: le premesse per diventare l'ennesimo cult ci sono tutte, gli ingredienti anche. Speriamo solo che si tratti di una di quelle pellicole in grado di compiere il miracolo di mettere d'accordo perfino me e la mia controfigura Peppa Kid, piuttosto che una delusione anche solo per uno dei due.
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