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lunedì 30 dicembre 2019

Ford Awards 2019: i film (N°20-11)



E giungiamo così alla classifica più importante dei Ford Awards e di ogni blog che si leghi alla settima arte: quella dedicata ai film usciti in sala nel corso del duemiladiciannove.
Personalmente, è stato uno degli anni passati più lontano dal Cinema che ricordi, con pochissimi - rispetto ai tempi in cui aprì il Saloon - film visti e la maggior parte del tempo dedicato, più che allo schermo, a famiglia, lavoro e palestra. Non sono però fortunatamente mancate le pellicole interessanti, di generi e tagli diversi, che si sono date appuntamento in questa Top 20 pronta oggi a cominciare la scalata alla vetta che consacrerà domani il film migliore dell'anno che sta per finire a detta di questo vecchio cowboy.


MrFord


N°20: CREED II di STEVEN CAPLE JR

Creed II Poster

Non potevo che aprire questa classifica con, come la definirebbe Cannibal, la classica fordianata: pur se inferiore al capitolo precedente, Creed II alimenta il mito - per quanto, si dice, ne abbia scritto la parola fine - di Rocky Balboa, riuscendo anche a rendere tridimensionali ed umane le figure del vecchio rivale del mitico Stallone Italiano Ivan Drago e quella di suo figlio, emarginati e cresciuti nell'odio in patria in tempi in cui ancora la Cortina di ferro la faceva da padrona.
Un film solido e pane e salame, di quelli che non posso non amare.


N°19: LE MANS '66 - LA GRANDE SFIDA di JAMES MANGOLD

Le Mans '66 - La grande sfida Poster

Entrato in classifica all'ultimo secondo, in modo totalmente inaspettato - pensavo si sarebbe inserito l'ultimo Star Wars, rivelatosi invece più anonimo - l'ultimo lavoro di James Mangold si rivela, per quanto molto, molto classico, un prodotto solido ed emozionante, il film perfetto per la corsa all'Oscar, il prodotto americano nella migliore accezione del termine.
Ottimo comparto tecnico, il fratellino minore di Rush si impone come un ritratto sentito di una figura - anzi, due -, almeno per i non addetti ai lavori quasi sconosciuta, e per un finale molto emozionante.


N°18: JOKER di TODD PHILLIPS

Joker Poster

In molti, probabilmente, piazzeranno Joker decisamente più in alto nelle classifiche di fine anno, spinti dai facili entusiasmi dopo la vittoria a Venezia della pellicola di Todd Phillips e dall'interpretazione indubbiamente notevole di Joaquin Phoenix: eppure, nonostante le intenzioni ed il lavoro decisamente importante svolto, continuo a pensare che Joker sia "soltanto" un buon film, attraverso il quale autori ed interprete si siano preoccupati più di mostrare quanto fossero in gamba che non di raccontare una storia che sentivano nel profondo di raccontare.
In qualunque modo la si voglia vedere, comunque, almeno un paio di sequenze restano da incorniciare.


N°17: YESTERDAY di DANNY BOYLE

Yesterday Poster

Al contrario di Joker, ci saranno molti che considereranno Yesterday una delusione, o una ruffianata di un autore un tempo di rottura come Danny Boyle: per quanto mi riguarda, questo film, per quanto pop e facile possa apparire, ha piazzato almeno un paio di sequenze che sono riuscite a toccarmi nel profondo e quasi a commuovermi per quanto mi hanno sentito coinvolto.
Una di esse - quella legata a John Lennon -, resterà impressa nei miei ricordi da spettatore ma soprattutto per aver raccontato una verità assoluta che mai come nel corso degli ultimi mesi ho sentito sulla pelle e nel cuore.


N°16: ROCKETMAN di DEXTER FLETCHER

Rocketman Poster

Ancora Musica protagonista e, dopo l'exploit di Bohemian Rhapsody dello scorso anno, un altro biopic su un mostro sacro del pop ben portato sullo schermo, con la giusta dose di passione, furberia ed intensità, dai suoi autori ed interpreti.
Costruito quasi come fosse un musical, Rocketman coinvolge, trascina, diverte e non rende troppo pesanti neppure le parti drammatiche, rendendo giustizia ad un artista che ha fatto la Storia della Musica come Elton John.


N°15: DRAGON TRAINER 3 - IL MONDO NASCOSTO di DEAN DEBLOIS

Dragon Trainer - Il mondo nascosto Poster

Nuovo capitolo del franchise dedicato alle gesta di Sdentato e Hiccup e nuovo successo per una serie profonda e coinvolgente, che non perde in qualità ed intensità capitolo dopo capitolo e riesce nella non facile impresa di far emozionare e riflettere gli spettatori a prescindere dalla loro età anagrafica.
Visto in sala con i Fordini, è stato un'esperienza visiva ed emotiva molto coinvolgente, in grado di raccontare passato e futuro, genitori e figli, alti e bassi della vita come non molti film "da grandi" sono in grado di fare.


N°14: AVENGERS - ENDGAME di ANTHONY E JOE RUSSO

Avengers: Endgame Poster

E con buona pace di Scorsese, entra in top 20 anche l'ultimo capitolo - per ora - della saga cinematografica degli Avengers, indubbiamente il migliore fino ad ora nonchè uno dei tre titoli meglio riusciti, emozionanti e coinvolgenti dell'intero Cinematic Universe.
In tre ore tre che in sala i Fordini hanno seguito con l'attenzione delle grandi occasioni si vedono sfilare tutti i protagonisti degli ultimi dieci anni di questo affresco realizzato dai Marvel Studios, pronti a darsi appuntamento in una battaglia epica come non se ne vedevano da Il ritorno del re, e che sfido chiunque sia stato bambino nel senso più profondamente peterpanesco a non guardare con gli occhi sgranati e la pelle d'oca per l'emozione.
Per non parlare di quel "ti amo tremila" che è già un cult totale.


N°13: SE LA STRADA POTESSE PARLARE di BARRY JENKINS

Se la strada potesse parlare Poster

Barry Jenkins, autore dell'emozionante Moonlight, già protagonista dei Ford Awards due anni or sono, torna sul grande schermo con una storia romantica di classe assoluta, che con mano delicata ma non priva di passione racconta non solo il legame tra due persone, ma un'epoca ed un contesto che sono alle spalle della società di oggi solo apparentemente.
Un film jazz fatto di atmosfere e stile, ma anche dal cuore pulsante che va ben oltre la vetrina per un autore che, con ogni probabilità, sa di essere talentuoso e di poter realizzare grandi cose.


N°12: COPIA ORIGINALE di MARIELLE HELLER

Copia originale Poster

Biopic insolito e dal taglio lontano dal format pop di questo tipo di pellicole, Copia originale è stata una delle sorprese più interessanti degli Oscar duemiladiciannove, sia in termini di scrittura che di interpretazione, guadagnando giustamente pareri quasi unanimi che si parli di critica radical o, come nel mio caso, no.
La storia di una truffa diventata cult neanche fosse uscita da Prova a prendermi che, purtroppo per lei, ha reso la giusta fama alla sua autrice quando ormai il Tempo aveva fatto il suo corso e richiesto il tributo che, inevitabilmente, trasforma tutti noi in un racconto, che sia vero o portato sulla pagina da qualcun'altro.
C'è solo da sperare, in questo caso, che il qualcun'altro sia bravo quanto Lee Israel.


N°11: COLD WAR di PAWEL PAWLIKOWSKI

Cold War Poster

Inserito con uno strappo alla regola - tecnicamente, uscì nelle sale italiane a fine dicembre duemiladiciotto -, il nuovo lavoro dell'autore dell'ottimo Ida è una storia d'amore profondamente autoriale che sulla carta avrebbe dovuto irritarmi almeno quanto un'esaltata recensione di una robetta teen firmata da Cannibal, e che al contrario si è rivelato un viaggio affascinante e magico all'interno di un mondo lontano e ad un tempo universale.
Un Casablanca da Cortina di ferro intepretato splendidamente, fotografato altrettanto, che ammalia ed ipnotizza, e regala un'ultima perla prima di entrare senza indugi nella top ten che ci aspetta domani...

martedì 22 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Torna il Bulletin con uno dei suoi - o meglio, miei - classici ritardi di pubblicazione per una settimana che ha visto mescolarsi un nuovo tassello della revisione tarantiniana, un classico della mia infanzia che ha inaugurato i "sabati sera Cinema" con i Fordini ed una visione sorprendente di una novità dalla quale non mi aspettavo nulla, e invece ha finito per conquistarmi.
Un buon mix, dunque, in attesa che il piccolo schermo torni a fare capolino anche da queste parti, insieme ad almeno una parte dei numerosissimi recuperi che mi attendono.


MrFord



A PROVA DI MORTE (Quentin Tarantino, USA, 2007, 113')

Grindhouse - A prova di morte Poster

Non è affatto un mistero, soprattutto per gli avventori del Saloon, che io abbia sempre considerato A prova di morte il film più debole del ragazzaccio di Knoxville Quentin Tarantino.
In un periodo in cui, probabilmente, il Nostro si stava godendo appieno di tutto il successo raccolto con Kill Bill e le schiere di fan adoranti, non si preoccupava come all'inizio della sua carriera di quanto rivoluzionarie e potenti potessero essere le sue opere: può capitare, del resto, di sedersi.
E la sua seduta è stata, per l'appunto, A prova di morte. 
Un film supercool, divertente, crudele, piacione, con un antagonista super fordiano, eppure troppo "omaggio a se stessi" per portare sullo schermo lo spessore mantenuto dalle opere precedenti del regista - Kill Bill compreso -.
Rivedendolo ancora una volta, nel pieno relax di una serata post palestra con birrone e kebabbazzo, ho riflettuto sul fatto che questo sia un film equivalente agli stessi, la cena zozza da una volta la settimana, lo shot a fine serata che è la goccia che fa traboccare il vaso, il pompino nel bagno di un locale regalato da una ragazza che non vedrai mai più.
Potrà essere godurioso nell'immediato, ma sarà sempre sterile a lungo termine.




GHOSTBUSTERS (Ivan Reitman, USA, 1984, 105')

Ghostbusters (Acchiappafantasmi) Poster

Da qualche tempo, ormai, ho iniziato un percorso con i Fordini che possa portarli a vivere sulla pelle le prime esperienze da spettatori "grandi" grazie ai film che, ormai qualche anno fa, hanno formato questo vecchio cowboy: nelle ultime settimane sono passati su questi schermi, dopo il successo del primo Jumanji, I Goonies, La storia fantastica e, in attesa di nuovi capitoli di questo viaggio, Ghostbusters.
Il lavoro di Reitman, che con mio fratello ho visto e rivisto fino allo sfinimento, è ancora oggi un concentrato di divertimento, ironia, avventura e magia del Cinema come solo nella magica fabbrica degli anni ottanta se ne facevano: fantastico il cast - Murray già mattatore con Aykroyd come sempre ottima spalla -, ottime gag perfette per grandi e piccoli, una divinità distruttrice che assume la forma di un innocuo pupazzone, battute a profusione ed uno spirito che rappresenta ancora oggi quell'innocenza magica che negli eighties permise a tanti autori di portare sullo schermo veri e propri miracoli.
E dal "non incrociare i flussi" al "sei tu un dio?" sfilano momenti esilaranti e per nulla invecchiati, che fanno perdonare gli effetti naif e regalano ancora la magia che spero possa trasmettersi dai miei occhi a quelli dei Fordini quando guardiamo insieme titoli come questo.




YESTERDAY (Danny Boyle, UK/Russia/Cina, 2019, 116')

Yesterday Poster

Danny Boyle è un tipo tosto, secondo me. E' arrivato ad una bella età spaziando di genere in genere, senza mai avere paura di rischiare, sporcarsi le mani, passare dalla nicchia al pop: da Trainspotting a The Millionaire, passando per Sunshine e 28 giorni dopo, non si può dire che non abbia percorso strade diverse.
Non mi ero fatto alcuna aspettativa o pregiudizio, rispetto a Yesterday, un film che racconta la "scomparsa" del gruppo pop per eccellenza attraverso una pellicola che porta in dono tutti gli stilemi del pop: o forse solo il pensiero che sarebbe stata una visione leggerina buona per una serata di decompressione.
E invece, come gli spettatori di Jack Malik alle sue esibizioni post-blackout, sono rimasto colpito: perchè Yesterday, con tutti i suoi aspetti da canzone pop, è riuscito ad arrivarmi dritto al cuore, raccontando la storia di un dilemma che probabilmente colpisce molte più persone di quante non lo facciano davvero credere.
Il successo porta la felicità? E l'amore? Cosa comporta una strada, e cosa l'altra?
Fino a dove siamo disposti ad arrivare, da una parte o dall'altra?
Happyness is a warm gun, qualcuno cantava.
Ma anche All you need is love.
Non è facile capire quale strada prendere.
Di sicuro, nel suo piccolo, questa canzone pop è riuscita a regalarmi una scena che non dimenticherò.
E questo la rende senza dubbio più speciale di tanta roba d'autore tanto figa ma altrettanto frigida.
Quindi non ho potuto fare altro che viverla. Let it be.


venerdì 29 dicembre 2017

Ford Awards 2017: i film (N°30-21)



Ed eccoci giunti alla classifica più importante, quella dedicata ai film che più hanno conquistato i favori del sottoscritto tra quelli usciti in sala nel corso dell'anno: ovviamente, come di consueto, mancano all'appello alcuni titoli più o meno importanti, e considerato che nonostante un inizio anno notevole la qualità si sia abbassata a questo giro ho deciso di diminuire il numero dei titoli in classifica dai consueti quaranta a trenta.
Scopriamo dunque quali sono gli apripista della classifica.


N°30: L'INGANNO di SOFIA COPPOLA


Apre la classifica Sofia Coppola, regista discontinua ma di talento, che riporta sullo schermo un classico di Don Siegel, La notte brava del soldato Jonathan, riuscendo comunque a non sfigurare troppo nel confronto. Nell'anno della rivincita delle donne, una pellicola che pare quantomai attuale.

N°29: DUNKIRK di CHRISTOPHER NOLAN

 

L'illusionista del Cinema, Christopher Nolan, torna sul grande schermo con un film bellico celebratissimo - forse troppo - alla sua uscita, considerato dal primo giorno uno dei favoriti per la prossima corsa agli Oscar. Peccato che, nonostante l'indubbia ed incredibile tecnica, al cuore non resti nulla se non una bella confezione.
N°28: CARS 3 di BRIAN FEE

 

Alle spalle la delusione cocente di Cars 2, Saetta McQueen torna sullo schermo con un terzo capitolo decisamente nelle corde del primo, grazie al quale assistiamo al passaggio di ruolo del protagonista da allievo a maestro. Parabola sul rapporto tra vecchie e nuove generazioni che conserverò tra i ricordi più vivi in quanto primo film visto in solitaria al Cinema con il Fordino.
N°27: THOR - RAGNAROK di TAIKA WAITITI


Irrompe nella classificona il Dio del Tuono in versione Taika Waititi, fracassonata divertentissima che pare uscita dritta dritta dagli anni ottanta e che rilancia alla grande lo spirito più guascone dei film Marvel del Cinematic Universe sul modello di Guardiani della Galassia - ma avremo modo di riparlarne -. Ci si diverte, ci si intrattiene, si spacca. 

N°26: DETROIT di KATHRYN BIGELOW

 

La cazzutissima Bigelow, più che attesa alla vigilia, è una delle delusioni di questa classifica: avrei voluto che Detroit irrompesse come una tempesta piazzandosi decisamente più in alto, ma benchè la confezione sia ineccepibile, questo lavoro comunque importante ha lo stesso difetto di Dunkirk. Si ammira, ma non si ricorda.

N°25: IL DIRITTO DI CONTARE di THEODORE MELFI


Il The Help del duemiladiciassette. Forse confezionato per le candidature ai passati Oscar, ma genuino, piacevole e scorrevole da guardare. Inoltre, parliamo di una storia vera che non ha perso in termini di attualità ed è in grado di mettere d'accordo spettatori con gusti profondamente diversi tra loro. 

N°24: T2 - TRAINSPOTTING 2 di DANNY BOYLE

 

I ragazzacci di Welsh e Boyle tornano sullo schermo a un ventennio di distanza dal cult che li aveva consacrati, e spazzano via i sospetti di una bieca operazione commerciale con un perfetto mix di nostalgia ed ironia. Tornare da Bagby e soci è stato come rivedere gli amici del quartiere che si sono persi con la vita, e continuare, con loro, a scegliere a vita stessa.
N°23: BORG MCENROE di JANUS METZ

 
 
Una delle sorprese di fine anno. Senza strafare in termini di tecnica ed originalità, Metz porta sullo schermo con grande tensione e partecipazione uno dei match più belli della storia del tennis, e lo fa riuscendo nella non facile impresa di rendere al meglio lo spirito che c'è dietro la pratica sportiva, a qualsiasi livello sia praticata.

N°22: GIFTED - IL DONO DEL TALENTO di MARC WEBB

 

Alle spalle l'ottimo 500 giorni insieme e i decisamente meno interessanti Spider Man, Marc Webb torna in un territorio che gli è più congeniale, e regala al pubblico uno di quei film dei quali innamorarsi senza chiedere troppe spiegazioni, ma seguendo la pancia ed il cuore.
Immedesimazione o età, ho trovato vivo e sentito il racconto di questo rapporto che mette i sentimenti prima del talento, e ricorda a tutti che non esiste un genio senza qualcuno che lo sostenga.

N°21: SCAPPA - GET OUT di JORDAN PEELE


Una delle sorprese più piacevoli della stagione: in bilico tra tensione e spavento, critica sociale ed ironia, Jordan Peele regala al pubblico una piccola chicca che, con un finale meno consolatorio, avrebbe conquistato una posizione ben più alta di questa.
Un paio di scene sono instant cult, gli interpreti funzionano, il messaggio è chiaro. Avercene.


TO BE CONTINUED...

mercoledì 28 giugno 2017

T2 - Trainspotting (Danny Boyle, UK, 2017, 117')




Mi ci sono voluti dieci anni, ai tempi, per apprezzare davvero quello che è stato un cult generazionale per chi è stato adolescente nel corso dei nineties, Trainspotting.
Ai tempi dell'uscita in sala, infatti, stavo attraversando il mio periodo straight edge pseudo artistoide tutto stronzo contro il mondo, e l'idea di un film incentrato su un gruppo di amici tossici pseudo falliti non mi colpì per altro motivo se non la colonna sonora - assolutamente pazzesca - ed alcune trovate che ai tempi risultavano effettivamente fuori dagli schemi - la famosa scena del cesso, per dirne una, o quella delle lenzuola sporche -: non abbastanza, comunque, da pensare di preferirlo a cose come Pulp fiction, uscito nello stesso periodo ed adorato incondizionatamente dalla prima visione.
Con il tempo, la progressiva evoluzione personale, la crescita e la consapevolezza che bisogna spalare parecchia merda prima di poter pensare di uscire "a riveder le stelle" ho rivalutato e non poco quello stesso cult generazionale che probabilmente chi aveva esaltato solo per lo "sballo" aveva finito per perdersi per strada, considerandolo oggi come un importante manifesto ed uno dei film più riusciti mai realizzati sulla dipendenza dalle droghe.
A vent'anni di distanza, ammetto di aver nutrito lo stesso scetticismo di allora per il sequel, che pareva più una bieca operazione di amarcord commerciale che non il tentativo di raccontare una storia di cuore come quelle che vado inseguendo e cercando nel corso di questo duemiladiciassette, e sono felice, e più che felice, di riscontrare che ancora una volta avevo malriposto i dubbi rispetto a Danny Boyle ed alla sua allegra brigata.
Perchè certo, l'amarcord c'è e si sente, così come quel sapore di nostalgia legato a tutti i film - o libri, o dischi, o quello che volete - che hanno significato qualcosa di importante nel nostro passato e tornano a farsi sentire come vecchi amici che, una volta incontrati, paiono quei "migliori amici" alla Stand by me in grado di piegare il Tempo e ricominciare esattamente da dove si aveva smesso, non importa quando: eppure T2 è qualcosa in più, una riflessione sul Tempo - quello vero, che spazza via tutti senza guardare in faccia a nessuno - e sulle opportunità, sui rancori e i tradimenti, su quello che è stato e che occorre raccontare, prima che si perda tra le pieghe della memoria e non resti nulla da tramandare ai nostri figli, come un regalo - magari non richiesto - che farà da fondamenta per il futuro che costruiranno, si spera meglio di quanto possiamo avere fatto noi.
E' anche una colonna sonora nuovamente da urlo, lo stile pazzesco di un Danny Boyle che pare girare come un trentenne - e come dovrebbe fare l'ormai bollitissimo Malick -, un gruppo affiatato che tra George Best, le ruggini e la speranza che qualcuno di "troppo giovane" possa perdere la testa e ricominciare una vita al suo fianco trasmette tutta la genuinità di qualcosa che aveva davvero il bisogno di essere raccontato, vissuto, provato.
E' la testimonianza che "scegliere la vita" funziona, anche quando non è proprio come la si sarebbe sognata. E che non ci si deve dimenticare mai di spalare tanta merda.
Ed è una merda che funziona perchè a volte, anche se solo a volte, tira fuori qualcosa che neppure noi ci saremmo aspettati, e consegna agli annali uno Spud strepitoso, dai giochi di ombre neanche fosse Nosferatu di Murnau all'energia incanalata in una storia che sono tante storie, che sono la vita.
Scegli la vita, per l'appunto.
Io non ho amici stretti come questi, e la maggior parte di quelli con i quali sono cresciuto si sono persi, chissà dove.
Ma se ripenso ad alcuni di loro, a Max con il quale, che sia un giorno o qualche anno, quando ci si rivede è sempre come fosse passata un'ora, a Emiliano che sono convinto avrebbe amato questo film, a mio fratello, con il quale si continua a condividere anche a distanza, a Stefano che è arrivato dopo, ma è come se ci fosse stato anche prima, mi sento a casa, di fronte a storie come quella di Renton e soci.
Il Tempo ci ammazza tutti, cazzo. La vita, ci ammazza tutti.
Eppure è giusto, fottutamente giusto continuare a sceglierla.
Perchè altrimenti non potremmo mettere un disco, alzare il volume, e ricordarci di quanto è triste, intenso, fantastico, doloroso, terribile, liberatorio ballare.
E lasciarsi andare.




MrFord




 

giovedì 23 febbraio 2017

Thursday's child







Nuova settimana di uscite e nuova puntata della rivalità ultimamente non così accesa tra il sottoscritto e Cannibal Kid, nella speranza che alcuni titoli che arriveranno in sala questa settimana possano rinverdire i fasti delle Blog Wars e non il clima di quasi accordo delle ultime settimane.
A meno che questi imminenti Oscar non compiano la magia di cambiare una delle lotte all'ultimo sangue più all'ultimo sangue della rete.


"Evvai! Ford ha battuto ancora una volta Cannibal!"



T2 Trainspotting

"Ford e Cannibal d'accordo!? Adesso nessuno esce di qui fino a quando non abbiamo scoperto come cazzo è possibile!"

Cannibal dice: Attesa alle stelle per il sequel di Trainspotting, uno dei sommi cult degli anni '90, il decennio più amato su Pensieri Cannibali e più detestato su White Russian. A smorzare l'entusiasmo c'è la consapevolezza che potrebbe essere un diludendo clamoroso. Questo rischioso seguito allora creerà dipendenza come il primo film, oppure manderà in overdose come una brutta scorpacciata di filmacci consigliati da Ford?
Ford dice: ai tempi della sua uscita e dell'ascesa a cult generazionale, avevo snobbato Trainspotting, visto come una specie di Graal da molti miei amici finti o veri alternativi che fossero allora, ma lo apprezzai parecchio qualche anno dopo, quando riuscii a vederlo con gli occhi di chi è più cresciuto, paradossalmente.
Il rischio di questo sequel è che sputtani proprio quel ricordo. Quello che spero, è che non lo faccia, e sia cresciuto insieme a chi lo ricorda come me. O perfino come Cannibal.

 

Jackie

"Non prestare i tuoi giocattoli a Ford e Cannibal. Quelli sono due mostri, te li rompono tutti."

Cannibal dice: E dopo il sequel di Trainspotting, ecco il nuovo film con protagonista Natalie Portman. Che questa sia la settimana cinematografica più cannibale dell'anno, e forse del decennio, per la gioia mia e la disperazione di Ford?
Ford dice: Pablo Larraìn è un regista che ha saputo, dopo un inizio pessimo almeno agli occhi del sottoscritto - il sopravvalutatissimo Tony Manero -, guadagnarsi uno spazio di tutto rispetto al Saloon.
Riuscirà a confermare tutto il buono con questa sua prima produzione "all-american"? Stando alle recensioni, potrebbe essere.
Io spero solo di non essere ancora una volta d'accordo con Cannibal in questo inizio anno.

 

The Great Wall

"Ford avrebbe preferito Stallone!? Adesso gli faccio cambiare idea a suon di frecce!"

Cannibal dice: Kolossal storico-action cinese che sembra costruito apposta per far felice Ford e per abbattersi (im)pietosamente contro il mio muro. Anche se lui probabilmente avrebbe ingaggiato Stallone, ma gli toccherà accontentarsi di Matt Damon. Io invece mi sa che passo... alla grande.
Ford dice: film che ho già visto e che sulla carta potrebbe rappresentare una fordianata spaziale, considerate l'action medievaleggiante e Zhang Yimou in regia.
Sarà andata davvero così? A breve la risposta.

 

Barriere

"Certo che quel Cannibal Kid ne spara, di stronzate, vero cara?"

Cannibal dice: Tra le barriere di Matt Damon e quelle di Denzel Washington, direi che preferisco queste ultime. Tra i film nominati all'Oscar 2017 di miglior film è uno dei pochi che mi mancano, ma vedrò di rimediare entro la notte delle stelle e bagnare così il naso a Mr. James Ford.
Ford dice: tra i nominati per il miglior film di quest'anno, Barriere è uno dei due che ancora mancano al mio appello.
Viaggiando però nel tempo tra quando scrivo queste righe e quando saranno pubblicate, dovrei averlo già visto in tempo per affrontare preparato almeno rispetto alle categorie principali la Notte degli Oscar.
A Cannibal Kid, invece, auguro una lunga notte senza Cinema. Per una decina d'anni almeno.


Beata ignoranza
 


Cannibal dice: Dall'alto della sua beata ignoranza, Ford bollerà facilmente questa come l'ennesima commediola italiana da evitare come la peste. Io che sono molto più illuminato e di larghe vedute, so invece che Massimiliano Bruno è uno che sa girare film non male e poi c'è Marco Giallini, dopo Perfetti sconosciuti e Rocco Schiavone idolo totale di Pensieri Cannibali, quindi la visione scatta quasi obbligatoria.
Ford dice: il Cinema italiano recente, per non so neppure io bene quale motivo, pare cominciare ad essere fin troppo sopravvalutato. Nonostante Marco Giallini, dunque, uno dei pochi nostrani in grado di mettere d'accordo il sottoscritto ed il Cucciolo Eroico, penso che salterò in attesa, chissà, di un recupero tappabuchi.

 

La marcia dei pinguini – Il richiamo

I pinguini abbandonano l'Antartide. Cannibal e Ford hanno deciso di trasferirsi tra i ghiacci.

Cannibal dice: Anche i documentari possono essere vittime della mania di fare sequel a tutti i costi? A quanto pare sì e così ecco che arriva il secondo episodio de La marcia dei pinguini, osannato docu premio Oscar da cui io ho sempre marciato alla larga, così come è bene fare ogni volta che nell'aria si sente puzza di fordianata.
Ford dice: ai tempi della sua uscita in sala, nonostante le strizzate d'occhio al grande pubblico grandi come un iceberg, trovai molto ben realizzato La marcia dei pinguini.
Inutile dire che un sequel, se non per raschiare il fondo del barile, non pareva proprio necessario.
Così come non pare necessaria la presenza di Cannibal in rete.

 

Bandidos e balentes – Il codice non scritto

"Un altro finito male per i consigli cinematografici di Cannibal!"

Cannibal dice: Thriller ambientato nella Sardegna degli anni '50 che lascio volentieri a Ford, ajò!
Ford dice: quando si parla di banditi, io sono sempre in prima fila. Questa volta, però, complice la Notte degli Oscar imminente ed il bisogno di contraddire sempre e comunque il mio rivale, credo rinfodererò le pistole e mi dedicherò ad altro.

 

venerdì 30 dicembre 2016

Ford Awards 2016: i film (dal 20 all'11)


Siamo giunti quasi in vetta alla classifica, e seppur in un'annata non particolarmente pazzesca in termini di film usciti in sala - vincono, senza dubbio, a mani basse le serie tv - la lotta si fa più dura, anche grazie ad alcune visioni dell'ultimo minuto e rimaneggiamenti.
Ad ogni modo, ecco a voi i dieci titoli appena sotto i migliori dell'anno.
Sempre per il sottoscritto, ovviamente.







N°20: WHERE TO INVADE NEXT di MICHAEL MOORE

 

Michael Moore, da sempre sagace e brillante, confeziona una sorta di road movie all'interno del quale si riserva di "conquistare" tutti quei Paesi che hanno qualcosa che gli States dovrebbero imparare per migliorare le vite dei loro abitanti: interessante vedere qualcuno che guarda anche all'Italia - pare impossibile - come ad un esempio, ed estremamente toccanti - per diversi motivi - tutte le realtà scandinave mostrate. Una piccola chicca di intelligenza, civiltà e coscienza.



 

Ignorato ai tempi dell'uscita in sala a causa del suo regista e recuperato quasi per caso soltanto mesi più tardi, Eye in the sky si è rivelato non solo un thriller umano serratissimo e da apnea, ma una delle riflessioni sulla guerra ed il suo utilizzo più devastanti dai tempi di American Sniper e The hurt locker. 
Portato in scena da una squadra di attori perfetta - fu l'ultimo lavoro di Alan Rickman, tra i tanti scomparsi di questo duemilasedici - e scritto alla grande, è un esempio di quanto possa offrire il Cinema bellico anche privo di grandi spazi, battaglie o profumi da Oscar.


N°18: LA GRANDE SCOMMESSA di ADAM MCKAY


Di finanza io non capisco un beneamato cazzo.
Eppure, il film di Adam McKay ed il suo cast in grandissimo spolvero sono riusciti ugualmente a farmi percepire, in mezzo a tutta una serie di termini capiti poco e nulla perfino quando spiegati dalle star con parole loro, la grandezza di questo film.


N°17: EL ABRAZO DE LA SERPENTE di CIRO GUERRA

 

Alla ricerca di confini da superare come un lavoro di Herzog e mistico come un viaggio di Jodorowski, il lavoro di Ciro Guerra è quello che al Saloon viene considerato un vero film d'autore: ostico, difficile, magico e misterioso.
Un trip che non si dimentica.


N°16: IL CASO SPOTLIGHT di TOM MCCARTHY


Vincitore dell'Oscar come miglior film - non era, comunque, il mio favorito per la statuetta - il lavoro di Tom McCarthy rispolvera la grande tradizione dei film inchiesta figli della New Hollywood anni settanta, appoggiando una struttura classica sulle spalle di un cast in grandissima forma.
Forse non rivoluzionario, ma solido e necessario.


N°15: MACBETH di JUSTIN KURZEL

 
Che Shakespeare fosse il più grande sceneggiatore prestato dal Teatro al Cinema era indubbio, per quanto mi riguarda, da una ventina d'anni.
Il fatto che un regista praticamente esordiente potesse tirare fuori una pellicola visionaria e potentissima tanto quanto ostica ed imponente era molto meno probabile.
Un plauso a Kurzel, che confeziona un lavoro più che impegnativo per il pubblico - messo alla prova dall'inizio alla fine - ma emotivamente e visivamente straordinario.


N°14: SULLY di CLINT EASTWOOD

 

L'inossidabile Clint, a ottantasei anni suonati, continua a non sbagliare un colpo anche quando, di fatto, sforna un film "minore": Sully, ispirato alla vicenda del Capitano Sullenberger, che salvò centocinquantacinque vite effettuando un incredibile ammaraggio sull'Hudson, è un film rigoroso e solido come il suo regista, che tesse le lodi del lato più bello degli USA senza scadere nel patriottismo becero e nella retorica.
Come sempre, un esempio.


N°13: OCEANIA di RON CLEMENS e JOHN MUSKER



Visto il pomeriggio della vigilia di Natale con Julez e i Fordini in una sala praticamente deserta, Oceania è l'ennesima conferma della qualità tecnica ed emotiva altissima ormai caratteristica dei prodotti di grande distribuzione Disney: il lavoro di Clemens e Musker è un omaggio alle proprie radici, alla Natura, all'oceano e soprattutto alla figura della donna, che è ragazzina coraggiosa, guida dei popoli, vecchia saggia e lungimirante, creatrice, madre e dea.
Tutte cose che noi uomini dovremmo ricordare ogni giorno.


N°12: STEVE JOBS di DANNY BOYLE

Regia sorprendentemente asciutta di Boyle, sceneggiatura da antologia di Sorkin, interpretazione pazzesca di Fassbender.
Basterebbero questi tre fatti a rendere Steve Jobs un grande film.
Ma non c'è soltanto tecnica: siamo probabilmente di fronte al biopic più anomalo e strepitoso del passato recente. Una bomba.


N°11: THE REVENANT di ALEJANDRO GONZALES INARRITU


Inarritu, che avevo parzialmente bastonato per il troppo celebrato e sopravvalutato Birdman, torna a sorprendermi grazie ad una pellicola non priva di difetti ma tecnicamente strepitosa, con un paio di sequenze da Storia del Cinema e che sarà impressa nella memoria anche per aver permesso a DiCaprio di stringere il suo primo Oscar - pur se non grazie alla sua migliore interpretazione -.
Lacrime e sangue, qualche sogno di troppo, ed una vicenda all'interno della quale mi trovo a mio agio come un ape sul fiore.



TO BE CONTINUED...
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