Fin dai primi giorni dell'apertura del Saloon, ricordo di aver rimpianto alcune recensioni che, per ovvie questioni di tempo, non avrei potuto proporre contemporaneamente all'uscita della pellicola: una di queste era quella legata a Il cavaliere oscuro, secondo capitolo della trilogia dedicata a Batman targata Christopher Nolan, che ancora ho negli occhi per la prima visione in sala, aspettative della vigilia rispettate in pieno ed ovazioni del pubblico di fronte a più di una sequenza.
L'iniziativa dell'ormai sempre più sparuto gruppo di bloggers cinefili di celebrare la ricorrenza dei dieci anni dalla scomparsa di Heath Ledger - incredibile che sia già passato così tanto tempo e quante cose siano cambiate, così come strano risulti pensare che l'attore australiano fosse mio coscritto - è riuscita a regalarmi la possibilità di portare tra queste pagine anche una delle pellicole a tema supereroistico più convincenti mai prodotte, sorretta da un impianto tecnico pazzesco, adrenalina a mille, una regia perfetta ed un'interpretazione, quella di Ledger, da once in a lifetime, che giustamente gli valse un Oscar purtroppo postumo.
Pur se filtrato attraverso la passione per gli illusionismi di Nolan, questo film finisce per rappresentare lo scontro tra un charachter granitico come Batman ed il suo caotico antagonista, Joker, che combatte l'Uomo Pipistrello non per la gloria, i soldi o la sete di potere, quanto per il desiderio di sovvertire le regole e seminare il caos: è nel loro confronto, nonostante l'evoluzione degna di un thriller poliziesco della trama, con la variabile fornita da Harvey Dent/Two Face, che si trova la spinta di un rollercoaster di due ore e mezza pronte a volare, un lavoro che a distanza, per l'appunto, di dieci anni, continua ad impressionare e a risultare superiore alla quasi totalità delle proposte nate dal mondo del Fumetto dopo di lui.
Il dispiacere di non averne potuto scrivere allora, ebbro dell'esaltazione che la prima visione mi trasmise, è ancora vivo, ma dalla matita "scomparsa" al camion ribaltato, passando per l'interrogatorio ed il trucco che porta alla genesi del già citato Two Face ed alla morte di uno dei personaggi cardine dell'universo di Bats riconosco di essere ancora oggi sorpreso, travolto, rapito dal lavoro pazzesco imbastito da Nolan e reso ancora più grande da Ledger, che non solo non fa rimpiangere l'indimenticabile Joker di Nicholson protagonista della pellicola di Tim Burton, ma finisce per superarlo proprio grazie alla carica data al personaggio, che pare totalmente fuori controllo ed allo stesso tempo perfettamente in sintonia con ogni sua azione e soprattutto con quello che rappresenta.
Perchè se Batman, che insegue l'ordine imponendolo come prima cosa a se stesso, forza la mano con la costrizione, Joker è l'emblema della rivoluzione pura, di tutto quello che, da esseri umani vitali ed appassionati, non può essere confinato dalla Legge, dalle regole e dal senso comune.
La visione del Joker potrà essere sconfitta - perchè insito nell'essere umano è anche il Bene - ma non cancellata, perchè figlia di una passionalità che è stata, è e sarà motore di tutto quello che sta agli estremi del nostro concetto di società e di vita: il Joker è un terrorista, un criminale, uno psicopatico, ma anche un uomo libero, che non meno di Batman si pone al di sopra di tutto e di tutti.
E nel farlo, non porta sulle spalle il peso del senso di colpa.
Il discorso potrebbe essere più lungo e complesso, così come questo post potrebbe concentrarsi maggiormente sul valore enorme di un film che è stato - ed è, e sarà - un esempio perfetto di blockbuster intelligente ed autoriale, potrei affermare di ammirare Joker e di essere simile a Batman, o il contrario: il fatto è che, da persona sensibile agli estremi, alle illusioni ed alla lotta, non posso dichiarare altro che, da una parte o dall'altra di questa barricata, è un piacere essere in prima linea.
I muscoli e la determinazione contro le risate e la voglia di stupire.
Ognuno di noi, potenzialmente, porta questo nel cuore.
Ed ognuno di noi, nel corso della vita, può scegliere quale strada prendere.
A prescindere dal momento, da chi si ha di fronte, da cosa si spera per il futuro.
Da cosa meritiamo noi, e da chi merita chi ci è accanto.
MrFord








































