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lunedì 25 maggio 2020

White Russian's Bulletin



Settimana particolare, questa del Saloon, che rappresenta anche quella che, per motivi organizzativi legati ai cambiamenti che hanno travolto il sottoscritto negli ultimi mesi, sarà momentaneamente l'ultima del Bulletin per qualche giorno, o settimana, o il tempo che ci vorrà per arrivare a sistemare parecchie cose: è particolare anche perchè legata principalmente alle visioni delle serate Cinema con i Fordini trasformatesi in pranzi e cene, fatta eccezione per quella che è, senza dubbio, una delle serie più chiacchierate di quest'anno così strano, The Last Dance.
Proprio ad essa devo uno degli entusiasmi da appassionato più forti del VentiVenti, per uno dei titoli che rivedremo, senza dubbio, nelle classifiche di fine anno.


MrFord


THE LAST DANCE (Netflix, USA, 2020)

The Last Dance Poster


L'avrete letto e riletto in tutte le salse, ma quando una verità è sentita e inconfutabile, è impossibile che resti nascosta a lungo: The last dance è una macchina del tempo, per chi ha vissuto di persona l'incredibile periodo che vide quello che probabilmente è il più grande cestista di sempre - l'equivalente di Maradona per il calcio o Alì per il pugilato - regalare ai suoi Bulls il sesto e ultimo titolo NBA. 
Per quanto mi riguarda, dopo aver passato i cinque anni del liceo a detestare il basket, tra il novantasette e il duemila iniziai, spinto dalla lettura dello splendido manga Slam Dunk - il cui autore è un fan accanito dei Bulls di Jordan -, a frequentare quotidianamente il campetto del parco dove, fino a quel momento, avevo dedicato quasi tutte le mie energie al calcio e alle ragazze. 
Furono anni di gran divertimento, grazie ai quali riscoprii la pallacanestro e la sua bellezza da ultimo secondo, considerato che non esiste uno sport in cui il concetto stesso di ultimo secondo valga allo stesso modo.
Personalmente non sono mai stato un fan sfegatato dei Bulls - i Lakers restano i miei favoriti -, ma indubbiamente quella che rese famoso il franchise di Chicago in tutto il mondo - come giustamente viene sottolineato, in un'epoca in cui non esistevano social di nessun genere - fu una delle formazioni più incredibili della Storia degli sport di squadra: attorno al fuoriclasse per eccellenza Jordan si trovarono atleti e giocatori incredibili ma anche gregari che seppero tirare fuori il meglio di loro stimolati, probabilmente, dalla presenza del migliore al loro fianco.
Non farò spoiler perchè questa incredibile miniserie non ne ha bisogno, considerato che, nonostante sapessi già come sarebbe andata a finire, ricordassi le azioni più memorabili ed i tiri più incredibili, ho vissuto l'adrenalina di The last dance dal primo all'ultimo secondo, in quella che è una lezione di passione prima che per lo sport, per la vita: neanche il migliore, se vuole restare il migliore, può sedersi e aspettare, ma deve rimboccarsi le maniche e farsi il culo come e forse anche più degli altri. La differenza, a prescindere dal talento, è tutta lì. Non me ne voglia il Drugo, ma la fatica e l'allenamento e la determinazione faranno sempre la differenza a parità di talento.
Poi, Michael Jordan resterà sempre "Dio travestito da Michael Jordan", e su questo non c'è dubbio.
Ma se lui si fa il culo a strisce, ed è Michael Jordan, per quale motivo non dovremmo farcelo noi?




TESORO, MI SI SONO RISTRETTI I RAGAZZI (Joe Johnston, USA/Messico, 1989, 93')

Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi Poster


Con l'avvento al Saloon di Disney+, ho approfittato per rispolverare un classicone dell'infanzia fordiana - visto, se non ricordo male, addirittura in sala - in una delle serate Cinema con i Fordini, consapevole del fatto che l'avventura dei quattro protagonisti nel giardino di casa divenuto una vera e propria giungla avrebbe colpito nel segno: infatti, paradossalmente, le avventure dei ragazzini rimpiccioliti alle dimensioni di una pulce, hanno finito per conquistare i più piccoli tra i Ford più de La maledizione della prima luna - abbastanza snobbato, a dirla tutta - e della seconda trilogia di Star Wars. Dalla sequenza cult con la morte della formica a causa dell'attacco dello scorpione - presa malissimo dalla Fordina - ai siparietti di Rick Moranis, l'esperimento è risultato decisamente riuscito, e nonostante si tratti solo ed esclusivamente di un giocattolo ad uso e consumo delle visioni per famiglie, devo ammettere che ha resistito bene anche alla prova del Tempo, considerato che dovevano essere più di vent'anni che non lo rivedevo.




LA PRINCIPESSA E IL RANOCCHIO (Ron Clements&John Musker, USA, 2009, 97')

La principessa e il ranocchio Poster


Richiesto a gran voce dalla Fordina - in pieno periodo principesse, con una delle rappresentanti della categoria che ancora le mancava -, La principessa e il ranocchio è tornato sugli schermi del Saloon per la prima volta dai tempi della sua uscita, confermando la solidità della coppia Clements/Musker, un'affascinante ambientazione ed una colonna sonora jazz davvero efficace.
Gli autori di Oceania, La sirenetta e Il pianeta del tesoro confermano la loro ottima alchimia e portano sullo schermo un lavoro solido e piacevole, non clamoroso per originalità ma che conquista e diverte, e regala una delle scene più toste che la Disney abbia mai proposto nei suoi prodotti - la morte della lucciola Ray, forse il charachter più emozionante -: promosso dalla Fordina e anche dal Fordino - che inizialmente aveva protestato -, è stato davvero un piacere rivederlo, conferma della validità della struttura che Mamma Disney mette a disposizione dei suoi utenti.





lunedì 18 maggio 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue il percorso che, un passo dopo l'altro, dovrebbe portarci oltre questi mesi così "cinematografici" data la loro peculiarità, e con esso appuntamenti con grande e piccolo schermo, recuperi e titoli proposti dai network dello streaming, così come le ormai mitiche Serate Cinema con i Fordini, che a questo giro non vedranno i due titoli passati questa settimana nel Bulletin - Indiana Jones e il mistero del teschio di cristallo e Piccoli brividi - semplicemente perchè entrambi già recensiti da queste parti.
Nel frattempo ci prepariamo ad un progressivo ritorno - si spera - alla normalità, con tutti i cambiamenti che questa prima metà del VentiVenti avrà portato.


MrFord



AFTERMATH - LA VENDETTA (Elliot Lester, UK/USA, 2017, 94')

Aftermath - La vendetta Poster


Pensare a Schwarzy come figura centrale di un film drammatico, per chi, come me, è cresciuto negli anni ottanta, è quasi fantascienza: l'ex Conan e Terminator, nel ruolo del nonno distrutto dal dolore, risulta effettivamente strana anche oggi, nonostante l'Arnold di noi tutti abbia superato bellamente la settantina. Eppure, qualche anno fa, aveva già dato buona prova di essere in grado di reggere il ruolo in Contagious, e si conferma, nonostante i suoi oggettivi limiti, ancora una volta in parte.
Peccato che, per il resto, Aftermath manchi di carattere, e che un progetto di questo genere non sia finito tra le mani di Clint, che considerata la materia avrebbe probabilmente sfornato l'ennesimo filmone: senso di colpa, vendetta, tragedia, il pane quotidiano per l'ex Dirty Harry.
Dietro la macchina da presa, però, troviamo Elliot Lester, e non me ne voglia, la differenza si vede tutta: gli spunti ci sono, ma lo spessore è davvero di un'altra categoria.




WACO (USA, Paramount, 2018)

Waco Poster

A volte, non si sa bene perchè, titoli interessanti e potenzialmente nelle corde di chi li "mette in lista", finiscono nel dimenticatoio senza essere recuperati nei tempi che meriterebbero: Waco è, senza ombra di dubbio, uno di essi, quantomeno per me ed il Saloon.
Uscita negli States quasi due anni fa, ispirato ad una controversa storia vera che ricordavo vagamente, con un ottimo cast - bravissimi sia Michael Shannon che Taylor Kitsch - e figlia di un genere da sempre tra i miei favoriti, Waco è rimasta nel cassetto per oltre un anno prima di essere rispolverata in questa parte iniziale di Fase 2: e per fortuna, direi.
Ricordavo John Erick e Drew Dowdle per alcuni prodotti non perfetti ma con spunti interessanti usciti nel corso degli ultimi anni - No escape, The poughkeepsie tapes -, e devo ammettere che i due sono riusciti a confezionare un prodotto teso, pungente rispetto alla gestione di situazioni critiche da parte delle forze dell'ordine - alcuni passaggi di Waco mi hanno riportato alla mente la scellerata gestione di Genova nel duemilauno - e molto toccante: sapete bene quanto lontano dalla religione sia, eppure nel corso delle sei puntate della miniserie ho provato empatia e comprensione per i Davidiani, criticabili concettualmente per un sacco di cose ma oggettivamente colpevoli, in quella situazione, di aver esercitato i loro diritti ed aver reagito ad un vero e proprio attacco motivato soltanto da decisioni politiche. 
Restano negli occhi, senza alcun dubbio, la chiusura dell'episodio quattro con Koresh/Kitsch che suona la chitarra alla finestra per rispondere alle torture psicologiche dell'FBI e l'ultimo, drammatico episodio che, purtroppo, segna una delle pagine più tristi della storia recente degli States. Notevole.


lunedì 13 aprile 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue la quarantena, e con lei uno dei periodi senza dubbio più strani, densi e clamorosamente "cinematografici", in più di un senso, della mia vita. Essendo abituato a vivere parecchio ed avendo oggettivamente patito molto il momento, devo ammettere di dover ringraziare le serate Cinema con i Fordini, che sono una fonte inesauribile di soddisfazione, e la definitiva consacrazione delle piattaforme come Netflix, fondamentali in una condizione come quella che coinvolge il mondo in queste settimane. 
Probabilmente avrò dimenticato qualcosa, avendo bellamente trascurato il blog nelle ultime due settimane, ma più o meno questo è quello che ricordo delle visioni passate al Saloon in questi tempi da virus.


MrFord



HARRY POTTER

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2 Poster

Nuova passione del Fordino, che ormai snocciola incantesimi come se non ci fosse un domani agitando le bacchette dei take away in giro per casa, la saga di Harry Potter è stata rispolverata e conclusa rispetto all'ultima puntata del Bulletin. 
Dopo Il calice di fuoco - che resta, cinematograficamente, il titolo migliore della serie -, siamo passati attraverso le morti illustri de L'ordine della fenice, Il principe mezzosangue e le due parti de I doni della morte, tutti inferiori al lavoro di Mike Newell ma comunque in grado di intrattenere come si conviene i Fordini, regalando emozioni principalmente grazie al personaggio più profondo, sfaccettato e riuscito nato dalla penna della Rowling, Severus Piton.
Probabilmente delle serate Cinema i Fordini ricorderanno più Harry Potter che non I Goonies o Predator, ma resta la grande soddisfazione di stare trasmettendo la passione per un mezzo di comunicazione unico e fantastico, il Cinema.


JACK RYAN - STAGIONE 2 (Prime Video, USA, 2019)

Jack Ryan Poster


Compagno di viaggio di Netflix in questo periodo di quarantena è Prime Video, che, pur se in misura minore rispetto alla piattaforma "mamma" di Stranger Things e affini, riesce a fornire alternative buone per i momenti pranzo e cena di casa Ford, da sempre dedicati ad un episodio di serie. Jack Ryan, che si era candidato come l'erede di prodotti come Alias e 24 già alla prima stagione, conferma la sua solidità con la seconda, forse più semplice in termini di scrittura ma ugualmente efficace nello stile, ottima nelle parti action ed impreziosita da una sigla davvero geniale, degna dei bei tempi dell'opening di Dexter.
Resta un prodotto per appassionati del genere, ma anche qualcosa di solido e ben gestito, che rende giustizia sia alla parte legata allo spionaggio che a quella delle botte e delle esplosioni.




HAWAII FIVE-O - STAGIONE 6 (USA, CBS, 2016)

Hawaii Five-0 Poster

Il periodo della quarantena ha riportato sugli schermi del Saloon anche la Five-O, da anni lasciata nel dimenticatoio ed usata come riempitivo - del resto, è la tipica serie ottima per questo scopo - per pranzi e cene, pronta a conquistare anche i Fordini grazie alla theme song della sigla ed alla netta divisione tra buoni e cattivi, in questo periodo di gran voga tra i due piccoli eredi del vecchio cowboy. Niente di davvero memorabile, sia in termini di scrittura che di realizzazione, ma i paesaggi mozzafiato delle Hawaii e le non troppe pretese, uniti all'atmosfera da pranzo della domenica, fanno in modo che i difetti e la superficialità passino in secondo piano, per una serie conclusasi soltanto quest'anno innocua e piacevole da piazzare quando si vuole davvero rilassare il cervello.





DARK - STAGIONE 1 e 2 (Netflix, USA/Germania, 2017/2019)

Dark Poster


Una delle sorprese più interessanti della quarantena, diventata l'appuntamento fisso dell'orario dell'aperitivo mentre i Fordini si dilettano con la loro "ora del cartone": questa serie tedesca targata Netflix, che riprende il tema sempre interessante ed affascinante dei viaggi nel Tempo, incrocia le vicende di quattro famiglie che toccano, in un modo o nell'altro, quattro scenari differenti, dal millenovecentoventuno al duemilacinquantatre, passando attraverso gli anni cinquanta e ottanta.
Mescolando teorie scientifiche già utilizzate in Lost e Interstellar, dramma adolescenziale, thriller e sci-fi, gli autori portano sullo schermo una gran bella proposta, che avvince e smuove tutte quelle domande che in questi casi viene quasi naturale farsi: saremmo disposti a viaggiare attraverso il Tempo, e per curiosità da spettatori o con l'intenzione di cambiare le cose?
Non solo, ma il Tempo stesso, considerato come un'entità, è davvero considerabile come l'abbiamo sempre considerato, o è qualcosa di troppo stratificato e complesso perchè la nostra scienza possa allo stato attuale darne una definizione?
Un ottimo prodotto, dunque, che patisce solo una leggera flessione nella seconda stagione chiusa con quello che è, a mio parere, un rischio enorme preso dal team creativo dietro la serie: speriamo che, con la terza in arrivo, sappiano sfruttare la cosa al meglio.




LA CASA DI CARTA - STAGIONE 4 (Netflix, Spagna, 2020)

La casa di carta Poster

Con ogni probabilità Netflix e le serie televisive sono state una delle ancore di salvezza di questo periodo di quarantena, con tutti chiusi in casa costretti in qualche modo a riscoprire o a sopravvivere la convivenza forzata: fortunatamente per tutti i fan raccolti negli ultimi anni in tutto il mondo, il Professore e la banda dei Dalì sono tornati alla ribalta con il loro quarto giro di giostra.
Come sempre le evoluzioni di trama ed accadimenti sono quantomeno improbabili, ma la forza di questa serie sempre splendida da vedere - e da consumare un episodio dietro l'altro - è quella di aver azzeccato ritmo e personaggi, ed essere riuscita ad inserire elementi cari al pubblico maschile come femminile così come momenti pronti a diventare immediatamente cult - la sequenza su Ti amo di Tozzi al matrimonio del fu Berlino è un colpo di genio -. 
Prosegue, dunque, il colpo alla Zecca di Stato ed il braccio di ferro tra il Professore e la sua nuova nemesi, Alicia Sierra, mentre la banda deve far fronte a dissidi interni, tentativi di ribellione, vecchie e nuove ferite e soprattutto alla presenza di Gandìa, capo della sicurezza del Governatore, che si rivelerà una spina nel fianco davvero difficile da affrontare.
Un rollercoaster dal quale è sempre un piacere farsi trasportare lungo i binari degli articolati piani del mitico Professore.





MANDY (Panos Cosmatos/Casper Kelly, UK/Belgio/USA, 2018, 121')

Mandy Poster

Non ricordo dove esattamente mi capitò di leggere bene di Mandy, thriller/horror psichedelico con Nicholas Cage di un paio d'anni fa incensato, a quanto pare, da qualche zoccolo duro di radical chic di nicchia: fatto sta che, pur se in ritardo, ho deciso di recuperarlo sperando in una di quelle rivelazioni in grado di sorprendere e lasciare senza parole.
In un certo senso, il lavoro di Cosmatos è stato così: ha lasciato il Saloon senza parole regalando ai suoi occupanti un sacco di grasse risate, considerato che non ricordo qualcosa di così trash - anche se, in questo caso, non voluto - dai tempi del primo Sharknado.
Dalla trama risibile alla fotografia da pieno trip d'acido passando per i tempi dilatatissimi, tutto mi ha ricordato gli ultimi, terrificanti - non nel senso horror, purtroppo - lavori di Rob Zombie, e ringrazio la visione soltanto per le chicche incredibili fornite da Nicholas Cage in due sequenze memorabili, l'epifania della vendetta nel bagno della sua casa con tanto di mutanda bianca e bottiglia nascosta nella credenza e lo scontro con i demoni motociclisti, apoteosi di un trash che neppure nei più tamarri film action anni ottanta avrebbero potuto immaginare.
Se non altro, Mandy è stato oggettivamente in grado di lasciare il segno. E' il film "autoriale" clamorosamente più brutto che abbia visto da molto tempo a questa parte.




TIGER KING (Netflix, USA, 2020)

Tiger King Poster


Gli States, si sa, sono un bel ricettacolo di larger than life e follia, che si tratti delle grandi città o della provincia profonda, almeno per quanto riguarda chi è abituato alla "vecchia Europa": ricordo ancora quando, ai tempi dei tempi, per la prima volta arrivai a New York. Era il lontano novantaquattro, e vissi quei giorni come un bambino portato in uno zoo di proporzioni gigantesche, nonostante, qui in Italia, arrivassi da una delle realtà più "globali" che potevano immaginarsi allora, la Milano da bere. Quando, lo scorso anno, tornai nella Grande Mela, lo stupore fu minore, ma la sensazione che da quelle parti le cose fossero sempre un pò sopra le righe rimase la stessa. 
Figurarsi in Oklahoma, dove per anni fu un'icona Joe Exotic, eccentrico - a dir poco - proprietario di uno zoo ed esperto di felini, che negli anni, per portare avanti la sua attività, si è circondato di disadattati, fuggitivi, ex detenuti e personaggi ai margini della società, alimentando il suo ego smisurato - arrivò a candidarsi Governatore sperando di poter correre per la Presidenza - fino a sconfinare in attività e tentativi maldestri che lo portarono alla sua attuale residenza, la prigione.
In realtà, a prescindere dalla vicenda di Exotic e dei suoi dipendenti, rivali o nemesi, la cosa più interessante che esce da questa vicenda decisamente sopra le righe, è che da qualunque prospettiva la si voglia vedere, l'animale più pericoloso resta sempre e soltanto l'uomo.


lunedì 3 febbraio 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue, nonostante la marcia di avvicinamento agli Oscar, uno dei periodi di entusiasmo più bassi di questo vecchio cowboy per il grande e piccolo schermo, fatta eccezione per le revisioni - la consueta maratona dei Rocky è stata una bomba - ed i sabati sera Cinema con i Fordini, complice l'assenza effettiva di titoli in grado di solleticare quello che, fino a qualche anno fa, era dato per scontato. 
Nell'attesa che questo momento di transizione mi riveli cosa sarà del mio futuro, il Bulletin continua la sua strada, pur con pochi titoli tra le cartucce.


MrFord



LE RAGAZZE DI WALL STREET (Lorene Scafaria, USA, 2019, 110')

La ragazze di Wall Street Poster


Tratto da una storia vera, Hustlers - decisamente meglio del terribile titolo italiano - rappresenta, per certi versi, la visione di un certo mondo apparentemente dorato da un punto di vista femminile e femminista in barba alle convinzioni - errate - che lo stesso sia in mano agli uomini, una sorta di rivelazione sulla realtà effettiva che gli stessi uomini rifiutano di ammettere per ego o limitazioni di testa.
Giunto sugli schermi del Saloon spinto da ottime recensioni e tiepidino almeno per una buona metà, trova nella seconda parte la sua reale dimensione, ed uno spessore che non ha davvero nulla da invidiare a produzioni come Molly's Game o Tonya che nel passato recente hanno mostrato più palle di tante altre ad esclusivo focus maschile.
Una buona sorpresa, dunque, ed un prodotto che, seppur non clamoroso per inventiva o evoluzione, porta a casa il risultato solido e diretto come solo una donna cazzuta può essere.




LEGEND (Ridley Scott, USA, 1985, 94')

Legend Poster


Scelto dal Fordino per la più recente serata Cinema, Legend torna sugli schermi del Saloon per la prima volta dopo almeno dieci anni, confermandosi uno dei cult anni ottanta meno amati dal sottoscritto: nonostante lo splendido trucco di Tim Curry - che dimostra e dimostrava di essere un vero fuoriclasse del travestimento -, la presenza di Tom Cruise e l'ambientazione fantasy, il lavoro di Scott risulta posticcio e noioso, chiaro risultato di problemi in fase di produzione e troppo serioso.
Un'ora e mezza che ha il sapore delle tre, incapace di avvincere grandi e piccini se non per il contributo del Signore delle Tenebre già citato, e che ha rappresentato il primo revival tra quelli che ho vissuto con i piccoli di casa Ford in grado di mettermi in difficoltà da divano.
Almeno, l'abbiamo archiviato. Con buona pace del Tommasone, che avrà modo di riscattarsi nei prossimi anni anche agli occhi dei più piccoli del Saloon.


lunedì 20 gennaio 2020

White Russian's Bulletin



Alle spalle le Feste, al Saloon si è ripresa con la consueta, e purtroppo ormai piuttosto scarna, programmazione limitata dagli impegni in famiglia, di lavoro, al lungo weekend di festeggiamenti per il compleanno del Fordino e alla stanchezza che, dopo cena, coglie inesorabilmente e spesso e volentieri il sottoscritto.
Ad ogni modo, per limitare i danni, a questo giro di giostra ne ho per tutti i gusti: un romanzo, una serie e un film. Quantomeno, posso dire di aver spaziato.


MrFord



I AM A KILLER (Netflix, UK, 2018)

I Am a Killer Poster

Proseguendo sull'onda che ha visto gli occupanti di casa Ford percorrere le strade del documentario offerte da Netflix in ambito serial killers e affini, si è inserita quasi a chiudere la parentesi I am a killer, una miniserie in dieci episodi che propone interviste ad occupanti del braccio della morte in alcune delle strutture detentive degli States.
Dieci storie diverse per dieci assassini diversi che, purtroppo, paiono avere un solo denominatore comune, l'infanzia difficile e legata a doppio filo ad ambienti a rischio, che fosse per contesto sociale, inclinazioni dei genitori, difficoltà economiche o dipendenze.
In questo caso non assistiamo a ritratti di serial killers, bensì a quelli - molto più disperati - di una miseria umana che finisce per non trovare altro sfogo se non quello della violenza: senza dubbio, nel corso degli episodi, si trovano spunti e trame che verrebbero buone per produzioni cinematografiche, ma non si ha troppo tempo per pensare. Resta ad aleggiare un alone di tristezza per tutte le vite spezzate, da una parte all'altra delle sbarre di un carcere.
In termini tecnici, interessanti i racconti, decisamente meno le ricostruzioni.




CASINO TOTALE (Jean Claude Izzo, Francia, 1995)

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Come già preannunciato nel corso dei Ford Awards dedicati alle letture del duemiladiciannove, Casino totale è stato una vera e propria sorpresa: regalatomi qualche anno fa da una vecchia amica, è un noir dai toni tristi e malinconici che racconta più sconfitte che vittorie, eppure è anche uno dei romanzi più traboccanti di passione per la vita che ricordi, un ritratto stupendo di Marsiglia ed una riflessione splendida e pulsante dell'amicizia e dell'amore.
Il legame tra i tre protagonisti, cresciuti insieme e poi separatisi, si può dire, proprio a causa del loro eccesso di voglia di vivere, e quello di Fabio, pronto a scoprire la verità e cercare di rimettere a posto i cocci delle loro vite, con le donne che ha amato e che forse potrà amare, è descritto come solo qualcuno che ha vissuto davvero nel senso più profondo del termine potrebbe fare. 
Dovessi pensare di paragonare Casino totale a qualcosa, direi che è sesso selvaggio fatto in estate, quando il sudore di due corpi si mescola fino a farli diventare uno, una sbronza presa con il vento in faccia e il rumore del mare in sottofondo, un disco dei Manonegra che rapisce come una danza tribale, e fa salire tutto quello che di selvaggio portiamo dentro.
Roba forte, insomma. Come piace viverla anche a me.




RICHARD JEWELL (Clint Eastwood, USA, 2019, 131')

Richard Jewell Poster


Clint, si sa, da queste parti gioca sempre in casa.
Eppure, in passato, quando c'è stato bisogno di essere più equilibrato nei giudizi - come nel recente The Mule - non mi sono tirato indietro.
Con Richard Jewell, Eastwood prosegue nella decostruzione made in USA iniziata qualche anno fa con American Sniper e proseguita con Sully e Attacco al treno, mostrando di fatto il fianco di quel Grande Paese che in tanti ancora sono convinti che difenda a spada tratta neanche fosse il primo dei trumpisti.
Ed è curioso, perchè la sequenza più decantata della pellicola, l'arringa in difesa del figlio dell'ottima Kathy Bates, mi ha lasciato quasi indifferente. Anzi, ha finito per indispettirmi. Perchè questo Clint, questo film, non ne aveva bisogno.
Perchè Richard Jewell è un gioiellino se si pensa ai legal thriller, è un film profondamente sentito, è una protesta accesa di un repubblicano convinto all'indirizzo di un Governo sì democratico, ma sempre e comunque di un Paese che adora visceralmente.
Io non sono americano, e a prescindere dall'ingiustizia - pur se a posteriori - percepita, sono stato investito dalla pellicola principalmente per aver rivisto molti tratti del Fordino in Richard Jewell: ho visto un essere umano sensibile, profondo, forse ingenuo nell'essere troppo scoperto rispetto ad un mondo che, per chi è troppo scoperto, non ha alcuna pietà.
Spesso si parla, giustamente, di vittime collaterali. Si potrebbe pensare che Richard Jewell sia un film che tratta della principale vittima collaterale di un attentato che avrebbe potuto contare molti più morti. E non li ha contati principalmente per quella vittima.
In barba al fatto che le vittime, storicamente, sono la parte più debole.


lunedì 13 gennaio 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue la carrellata di titoli da grande e piccolo schermo passati dalle parti del Saloon nel corso delle vacanze natalizie, occasione buona per rilassarsi - almeno sulla carta - per qualche ora in più rispetto alla routine quotidiana ed evitare di addormentarsi secchi sul divano ad ogni visione.
A giocare un ruolo da protagonista è sempre Netflix, che come le realtà che ha generato sta occupando uno spazio sempre più rilevante nell'economia delle visioni domestiche, segnale che il futuro - anche del Cinema - passa sempre più da questo tipo di canale.


MrFord


NELLA MENTE CRIMINALE (Netflix, USA, 2017)

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Da sempre in casa Ford ci si è interessati, in termini di letture e visioni, del lato oscuro - o quantomeno di uno dei tanti - dell'Uomo, in particolare quello che porta alcuni tra noi a percorrere strade che parrebbero agghiaccianti perfino se paragonate a horror o thriller mozzafiato: questa miniserie in quattro puntate analizza fenomeni ben definiti - serial killers, rapimenti, leader di sette e boss criminali - sfruttando esempi noti per sottolinearne le caratteristiche principali.
Nulla di trascendentale o rivoluzionario, quanto più un'infarinatura utile per chi non conoscesse questo tipo di crimini approfonditamente e volesse compiere un primo passo all'interno della zona d'ombra che inesorabilmente portano con loro.
Non fondamentale, ma comunque utile per un ripasso.




6 UNDERGROUND (Michael Bay, USA, 2019, 128')

6 Underground Poster


Giunto dalle parti di Casa Ford con tutte le aspettative della tamarrata buona per alleggerirsi la mente e superare le "fatiche" delle Feste, il lavoro di Michael Bay che tanto pare una strizzatona d'occhio al filone che originò con Pulp Fiction Tarantino negli anni novanta e con il tempo portò a cose interessanti - The Snatch, a loro modo i due Crank - e molte altre decisamente meno si rivela essere una baracconata non così esaltante, decisamente troppo lunga e priva di quel minimo spessore che determina il confine tra il divertissement ed il giocattolone realizzato solo per mostrare effetti speciali ed affini.
Un peccato, perchè le possibilità di portare a casa qualcosa di davvero divertente c'erano tutte, mentre a conti fatti le poco più di due ore in questione, passati i primi momenti di ambientamento, finiscono per apparire una sequela troppo lunga di macchine ribaltate e momenti action montati troppo velocemente.




GIU' LE MANI DAI GATTI: CACCIA A UN KILLER ONLINE (Netflix, USA, 2019)

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online Poster


La vera chicca del periodo di visioni delle Feste: consigliato da mio fratello e sua moglie, questo inquietante documentario ricostruisce la vera vicenda di uno psicopatico che, non troppi anni fa, postò online un video che lo ritraeva togliere la vita a due gattini, scatenando la rabbia ed il desiderio che la giustizia facesse il suo corso di un gruppo di appassionati della rete che si attivarono in modo da identificarlo e consegnarlo alle autorità.
Questo portò a due anni di indagini e alla scoperta che quello stesso individuo non si sarebbe fermato agli animali, ma avrebbe tolto la vita - ed in modo agghiacciante - anche ad una persona: un viaggio da brividi nella mente di un killer e negli occhi di chi si dedicò alla sua ricerca che colpisce e lascia sconvolti come i migliori episodi della serie Blu Notte, raccontando una storia vera più incredibile di qualsiasi film e perdendo punti soltanto con la chiusa finale, un pò troppo furbetta e a suo modo moralista.
Nonostante quel piccolo scivolone, però, un prodotto consigliatissimo e senza dubbio da recuperare.




JUMANJI - THE NEXT LEVEL (Jake Kasdan, USA, 2019, 123')

Jumanji - The Next Level Poster


Attesissimo dai Fordini - ma anche da me, inutile prenderci in giro - il secondo capitolo del nuovo franchise di Jumanji con protagonista The Rock si è rivelato un altro ottimo esperimento di Jake Kasdan, che pur senza strafare - nonostante i numerosi cambi e le divertenti evoluzioni degli avatar passati da un charachter all'altro la vicenda scorre abbastanza prevedibile, ed il villain della storia appare poco caratterizzato - porta a casa la pagnotta con un giocattolone godibilissimo e piacevole, pronto a strappare ben più di qualche risata ed intrattenere grandi e piccini sfruttando il meccanismo del videogioco applicato al concetto del vecchio film d'avventura anni ottanta.
Oltre al sempre più convincente in questo tipo di ruoli Dwayne Johnson, un plauso va ai vecchietti Danny DeVito e Danny Glover, così come a tutti gli interpreti degli avatar del gioco, bravissimi nel replicare anche fisicamente i loro alter ego al di fuori dello stesso.
Sarà pop e decisamente poco autoriale, ma una proposta del genere, a mio parere, fa respirare tutti e funziona sempre.




INSTANT FAMILY (Sean Anders, USA, 2018, 118')

Instant Family Poster

Chiude la carrellata un recupero di quelli buoni per le serate da divano e pieno relax legato al regista di Daddy's Home - un guilty pleasure assoluto per il sottoscritto -, forse un pochino troppo politically correct e buonista ma comunque piacevole da guardare, in particolare per chi ha voluto e dovuto confrontarsi con la durissima realtà dell'essere genitore - in questo caso amplificata, considerato che parliamo di famiglie affidatarie -: Mark Wahlberg è sempre una certezza in quanto a fordianità e pane e salame, la storia è giusta per questo tipo di produzione, la visione scorre senza intoppi.
Anche in questo caso non si è certo di fronte al titolo della vita, ma ad una di quelle visioni che, di tanto in tanto, comunque fanno bene, se non altro per farsi quattro risate insieme e, magari, per i più sensibili, anche un paio di lacrime di quelle buone.


domenica 29 dicembre 2019

Ford Awards 2019: le serie


Ed eccoci giunti al momento di uno dei premi che, nel corso dell'ultima decade, ha assunto un'importanza sempre maggiore: quello delle serie televisive.
Se ripenso a quando, ormai quasi sedici anni or sono, Lost cambiò radicalmente il modo di autori e pubblico di concepire i serial, il panorama è decisamente cambiato: l'offerta è numericamente impressionante, così come la varietà di generi e l'impegno profuso dalle case di produzione, e ogni anno ci si ritrova di fronte a conferme di prodotti importanti o alla nascita di nuovi, con in mezzo il consueto ventaglio di mancate conferme o delusioni.
Ma quali saranno stati i dieci protagonisti del duemiladiciannove da piccolo schermo del Saloon?


N°10: MINDHUNTER

Mindhunter Poster

Alla sua seconda stagione il serial fincheriano Mindhunter, tratto da una delle autobiografie di riferimento del genere - quella di John Douglas, uno dei primi profiler FBI -, conferma la validità del progetto e dei protagonisti, della scrittura e del percorso che pare si intenda fare.
Non sarà un titolo per tutti, o quello che ci si aspetterebbe da un thriller, ma resta un'alternativa importante ad un genere che, per anni, è caduto nel clichè e nell'abitudine.


N°9: THE OA

The OA Poster

A distanza di tre anni dalla prima stagione, torna il delirante - in senso positivo - viaggio di Prairie con una seconda che, a tratti, mi ha convinto addirittura più della precedente.
Nonostante passaggi che paiono scritti sotto acido pieno, The OA è stato uno dei prodotti più interessanti che Netflix abbia proposto nel corso delle ultime stagioni, ed è davvero un peccato che si sia deciso di chiuderla dopo sole due delle cinque stagioni previste. Una perdita davvero importante.


N°8: GOMORRA

Gomorra: La serie Poster

Prosegue dritta come un treno la corsa di Genny Savastano e di Gomorra, una delle certezze del panorama televisivo made in Italy degli ultimi anni, pur se orfana in questa stagione del personaggio cardine della serie fin dagli inizi, quello di Ciro Di Marzio detto l'Immortale, dirottato per l'occasione al Cinema in quello che dovrebbe essere il raccordo tra questa e la prossima stagione.
Nonostante quest'assenza, comunque, il buon Genny compie un ulteriore cambiamento su se stesso provando dapprima a ripulire il suo nome per poi capire che, una volta nato come è nato lui, è sempre difficile pensare di poter modificare destino e natura.


N°7: STRANGER THINGS

Stranger Things Poster

Altra produzione Netflix che scombinò le classifiche ai tempi della prima stagione, arrancò con la seconda e con questa terza pare aver trovato la quadratura perfetta per il suo equilibrio, finendo per risultare, almeno dal mio punto di vista, la migliore realizzata ad oggi.
Come se non bastasse, il finale e l'addio (?) di uno dei protagonisti condisce di emozioni forti per chiunque sia un padre una chiusura da brividi, e ne apre di nuove per una quarta annata che promette di essere protagonista anche nella classifica del duemilaventi.


N°6: BILLIONS

Billions Poster

Stagione dopo stagione, sono pochi i serial che riescono a mantenere uno standard qualitativo e di narrazione elevato, evitando la comune trappola del calo inevitabile che colpisce la maggior parte delle produzioni anno dopo anno: uno di questo è senza dubbio Billions, dramma shakespeariano mescolato al legal thriller condito da elementi che non sfigurerebbero in The wolf of Wall Street.
La rivalità in continua evoluzione tra Chuck Roades e Bobby Axelrod, che fagocita tutto quello che i due amicinemici hanno attorno, assume nuove sfumature e si prepara a raggiungere un altro livello, confermando Billions come uno dei titoli più interessanti e vivi degli ultimi anni.


N°5: NARCOS - MEXICO

Narcos: Messico Poster

Abbandonati Pablo Escobar prima e la Colombia poi, Narcos approda in Messico per raccontare l'ascesa del Cartello di Guadalajara e la vicenda che vide la lotta al traffico di droga segnata dalla morte del primo agente della DEA fuori dal suolo statunitense, che scatenò, ai tempi, il dispiegamento di forze che caratterizzò una vera e propria guerra nel corso degli anni ottanta e novanta.
Per chi, come il sottoscritto, conosceva già le vicende e le aveva vissute nella trasposizione di Don Winslow grazie a Il potere del cane, è un ritorno a territori noti ma non per questo portati sullo schermo in modo meno drammatico e potente: gli ultimi episodi, che raccontano la fine dell'agente Camarena, sono da brividi e strette al cuore.


N°4: ORANGE IS THE NEW BLACK

Orange Is the New Black Poster

Un altro dei serial simbolo di questi ultimi anni, che ha visto protagoniste le ragazze della prigione di Litchfield, è giunto alla sua conclusione recuperando il terreno perduto nel corso delle due precedenti stagioni chiudendo davvero in bellezza, omaggiando non solo le protagoniste che negli anni hanno accompagnato il pubblico ma anche il concetto di donna in tutte le sue sfumature, alimentando inoltre una critica sociale molto aspra rispetto al sistema correzionale americano - e non solo - ed alla società occidentale, troppo spesso pronta a dimenticarsi di chi sta ai margini, per colpa o per destino.
Una chiusura come dovrebbero essere sempre quelle delle produzioni televisive, sensata e sentita.


N°3: TRUE DETECTIVE

True Detective Poster

La creatura di Nic Pizzolatto, alle spalle una prima stagione divenuta un instant cult ed una seconda ingiustamente sottovalutata, torna con una terza poggiata sulle spalle del Premio Oscar - e bravissimo - Mahershala Ali, che racconta un'indagine non solo investigativa, ma sociale, attraverso un arco di tempo di decenni.
Scrittura eccellente, una grandissima interpretazione del protagonista, un prodotto di altissimo livello sotto tutti i punti di vista: non avrà portato una rivoluzione, ma ci sarebbe da baciarsi i gomiti quando di fronte, accendendo la tv, ci si trova di fronte a cose di questo genere.


N°2: WHEN THEY SEE US

When They See Us Poster

Ricordo ancora benissimo quando affrontammo, la scorsa estate, il primo episodio di questa miniserie tratta da una storia vera che sconvolse New York ed ebbe una conclusione legale soltanto pochi anni fa: provai talmente tanto sconcerto e rabbia che dubitai di poter sostenere emotivamente l'intera produzione, da quanto mi sentii toccato.
Fatta scorta di coraggio, proseguimmo nella visione scoprendo uno dei tesori del piccolo schermo non solo di questo che volge alla conclusione, ma degli ultimi anni, un lavoro prezioso ed importante che racconta la cronaca senza risultare fazioso e che ad un tempo risulta essere una bomba emotiva pazzesca - sfido chiunque a non venire toccato dalla storia degli Harlem Five, e da un episodio conclusivo di fronte al quale trattenere le lacrime è un'impresa quasi impossibile.


N°1: CHERNOBYL

Chernobyl Poster

Altra miniserie, altra storia vera, altra produzione destinata a restare negli annali delle più potenti mai realizzate.
Per chi è in giro su questo pianeta da più di trent'anni l'evento che sconvolse il mondo nella primavera dell'ottantasei resta probabilmente un ricordo di risonanza globale quanto in seguito fu soltanto il crollo del World Trade Center: l'esplosione del reattore della centrale di Chernobyl provocò un disastro ecologico come pochi altri nella Storia dell'Umanità, costando la vita non solo a chi sfortunatamente si trovò sul posto, ma anche a tanti altri nel corso degli anni.
La vicenda, narrata e diretta splendidamente, passa, nonostante la cronaca, da atmosfere drammatiche ad altre quasi horror, e mette lo spettatore di fronte all'analisi del prezzo che l'Uomo debba considerare di dover pagare a fronte di determinate scelte, comportamenti, progressi.
Un affresco potente e dolente, ed uno dei punti più alti mai raggiunti dal piccolo schermo, di quelli che lo portano addirittura oltre il Cinema.


I PREMI

Preferito fordiano: Korey Wise, When they see us


Miglior personaggio: Bobby Axelrod, Billions

Miglior sigla: True Detective

Uomo dell'anno: Jared Harris, Chernobyl

Donna dell'anno: il cast di Orange is the new black, Orange is the new black

Scena cult: l'arrivo dei pompieri a Chernobyl dopo il disastro, Chernobyl

Migliore episodio: Vichnaya Pamyat, Chernobyl

Premio ammazzacristiani: il disastro nucleare, Chernobyl

Miglior coppia: Bobby Axelrod e Chuck Roades, Billions


Cazzone dell'anno: Wags, Billions

Cattivo dell'anno: Linda Fairstein, When they see us
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