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lunedì 25 maggio 2020

White Russian's Bulletin



Settimana particolare, questa del Saloon, che rappresenta anche quella che, per motivi organizzativi legati ai cambiamenti che hanno travolto il sottoscritto negli ultimi mesi, sarà momentaneamente l'ultima del Bulletin per qualche giorno, o settimana, o il tempo che ci vorrà per arrivare a sistemare parecchie cose: è particolare anche perchè legata principalmente alle visioni delle serate Cinema con i Fordini trasformatesi in pranzi e cene, fatta eccezione per quella che è, senza dubbio, una delle serie più chiacchierate di quest'anno così strano, The Last Dance.
Proprio ad essa devo uno degli entusiasmi da appassionato più forti del VentiVenti, per uno dei titoli che rivedremo, senza dubbio, nelle classifiche di fine anno.


MrFord


THE LAST DANCE (Netflix, USA, 2020)

The Last Dance Poster


L'avrete letto e riletto in tutte le salse, ma quando una verità è sentita e inconfutabile, è impossibile che resti nascosta a lungo: The last dance è una macchina del tempo, per chi ha vissuto di persona l'incredibile periodo che vide quello che probabilmente è il più grande cestista di sempre - l'equivalente di Maradona per il calcio o Alì per il pugilato - regalare ai suoi Bulls il sesto e ultimo titolo NBA. 
Per quanto mi riguarda, dopo aver passato i cinque anni del liceo a detestare il basket, tra il novantasette e il duemila iniziai, spinto dalla lettura dello splendido manga Slam Dunk - il cui autore è un fan accanito dei Bulls di Jordan -, a frequentare quotidianamente il campetto del parco dove, fino a quel momento, avevo dedicato quasi tutte le mie energie al calcio e alle ragazze. 
Furono anni di gran divertimento, grazie ai quali riscoprii la pallacanestro e la sua bellezza da ultimo secondo, considerato che non esiste uno sport in cui il concetto stesso di ultimo secondo valga allo stesso modo.
Personalmente non sono mai stato un fan sfegatato dei Bulls - i Lakers restano i miei favoriti -, ma indubbiamente quella che rese famoso il franchise di Chicago in tutto il mondo - come giustamente viene sottolineato, in un'epoca in cui non esistevano social di nessun genere - fu una delle formazioni più incredibili della Storia degli sport di squadra: attorno al fuoriclasse per eccellenza Jordan si trovarono atleti e giocatori incredibili ma anche gregari che seppero tirare fuori il meglio di loro stimolati, probabilmente, dalla presenza del migliore al loro fianco.
Non farò spoiler perchè questa incredibile miniserie non ne ha bisogno, considerato che, nonostante sapessi già come sarebbe andata a finire, ricordassi le azioni più memorabili ed i tiri più incredibili, ho vissuto l'adrenalina di The last dance dal primo all'ultimo secondo, in quella che è una lezione di passione prima che per lo sport, per la vita: neanche il migliore, se vuole restare il migliore, può sedersi e aspettare, ma deve rimboccarsi le maniche e farsi il culo come e forse anche più degli altri. La differenza, a prescindere dal talento, è tutta lì. Non me ne voglia il Drugo, ma la fatica e l'allenamento e la determinazione faranno sempre la differenza a parità di talento.
Poi, Michael Jordan resterà sempre "Dio travestito da Michael Jordan", e su questo non c'è dubbio.
Ma se lui si fa il culo a strisce, ed è Michael Jordan, per quale motivo non dovremmo farcelo noi?




TESORO, MI SI SONO RISTRETTI I RAGAZZI (Joe Johnston, USA/Messico, 1989, 93')

Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi Poster


Con l'avvento al Saloon di Disney+, ho approfittato per rispolverare un classicone dell'infanzia fordiana - visto, se non ricordo male, addirittura in sala - in una delle serate Cinema con i Fordini, consapevole del fatto che l'avventura dei quattro protagonisti nel giardino di casa divenuto una vera e propria giungla avrebbe colpito nel segno: infatti, paradossalmente, le avventure dei ragazzini rimpiccioliti alle dimensioni di una pulce, hanno finito per conquistare i più piccoli tra i Ford più de La maledizione della prima luna - abbastanza snobbato, a dirla tutta - e della seconda trilogia di Star Wars. Dalla sequenza cult con la morte della formica a causa dell'attacco dello scorpione - presa malissimo dalla Fordina - ai siparietti di Rick Moranis, l'esperimento è risultato decisamente riuscito, e nonostante si tratti solo ed esclusivamente di un giocattolo ad uso e consumo delle visioni per famiglie, devo ammettere che ha resistito bene anche alla prova del Tempo, considerato che dovevano essere più di vent'anni che non lo rivedevo.




LA PRINCIPESSA E IL RANOCCHIO (Ron Clements&John Musker, USA, 2009, 97')

La principessa e il ranocchio Poster


Richiesto a gran voce dalla Fordina - in pieno periodo principesse, con una delle rappresentanti della categoria che ancora le mancava -, La principessa e il ranocchio è tornato sugli schermi del Saloon per la prima volta dai tempi della sua uscita, confermando la solidità della coppia Clements/Musker, un'affascinante ambientazione ed una colonna sonora jazz davvero efficace.
Gli autori di Oceania, La sirenetta e Il pianeta del tesoro confermano la loro ottima alchimia e portano sullo schermo un lavoro solido e piacevole, non clamoroso per originalità ma che conquista e diverte, e regala una delle scene più toste che la Disney abbia mai proposto nei suoi prodotti - la morte della lucciola Ray, forse il charachter più emozionante -: promosso dalla Fordina e anche dal Fordino - che inizialmente aveva protestato -, è stato davvero un piacere rivederlo, conferma della validità della struttura che Mamma Disney mette a disposizione dei suoi utenti.





martedì 10 dicembre 2019

White Russian's Bulletin



Tra gare di crossfit, impegni di famiglia, lavoro e stanchezza cronica che finisce, weekend escluso, per abbattermi sul divano ogni santa sera, il Bulletin torna dopo due settimane di silenzio portando in dono recuperi e nuove proposte da piccolo schermo, novità da grande, Maestri e registi alla prima esperienza dietro la macchina da presa, cult dei tempi che furono riproposti per i sabati sera Cinema con i Fordini. Insomma, un pò di carne al fuoco.


MrFord



IL METODO KOMINSKY - STAGIONE 2 (Netflix, USA, 2019)

Il metodo Kominsky Poster


La commedia "da terza età" è da decenni una solida sicurezza su piccolo e grande schermo, quando è ben scritta e condotta: Il metodo Kominsky, che pare la versione da casa di riposo di Californication, cavalca quest'onda alla grande anche con questa seconda stagione, prendendo con un sorriso sornione per il culo quel Tempo e quel decadimento fisico che prima o poi colpiranno anche i più forti e i più fortunati tra noi. 
L'alchimia tra Douglas e Arkin, ottimi protagonisti, è perfetta, i dialoghi brillanti, l'equilibrio tra commedia e dramma ben dosato: senza dubbio non saremo di fronte al titolo destinato a rivoluzionare il mondo del piccolo schermo, ma Il metodo Kominsky rappresenta una di quelle piccole certezze che, arrivati a fine giornata, possono garantirvi di addormentarvi sul divano soddisfatti di non aver perso tempo di fronte a qualcosa che non è valso la pena.




SCRUBS - STAGIONE 3 (ABC, USA, 2003)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster


Dopo anni di "silenzio", è tornato a fare capolino sugli schermi del Saloon uno dei Classici da piccolo schermo dei primi Anni Zero, Scrubs, perfetto per alleggerire ogni giornata pesante e, nonostante i quasi vent'anni di età, ancora spassoso nonchè nuovo mito dei Fordini, che adorano le avventure "del dottore giovane che fa arrabbiare il dottore pazzo", chiara allusione a Perry Cox, uno dei miei personaggi preferiti di sempre quando si tratta di piccolo schermo.
Una proposta sempre fresca e perfetta per le cene in famiglia, ormai diventate una specie di circo all'interno del quale i Fordini impazzano impedendo una visione impegnativa o anche solo vagamente tale: meglio, allora, fare un giro sulla macchina del tempo e tornare ai tempi in cui il buon J.D. veniva vessato continuamente da Cox, perfetto nel trovare sempre il nomignolo giusto per il suo protetto, nonchè per la sua vittima preferita.




THE IRISHMAN (Martin Scorsese, USA, 2019, 209')

The Irishman Poster


Scorsese, inutile dirlo, è un Maestro. Nel corso della sua carriera dagli anni settanta ad oggi ha regalato al pubblico titoli che hanno fatto scuola, e che sono diventate le basi del Cinema americano: Mean Streets, Taxi Driver, Toro scatenato, Fuori orario, Quei bravi ragazzi, L'età dell'innocenza, Casinò, The Aviator, fino al più recente The wolf of Wall Street sono esempi fulgidi della grandissima capacità di raccontare di un grandissimo autore che raramente ha deluso il suo pubblico - nel mio caso, porto ancora nel cuore la ferita dell'inutile Hugo Cabret - e solo di recente ha finito per lasciarsi andare a dichiarazioni buone più per la pubblicità ed il marketing che non per la settima arte vera e propria.
Assodato tutto questo, ho approcciato The irishman con il rispetto e la pazienza del caso - duecentonove minuti di film non sono proprio pochi -, considerati il livello indiscutibile dei talenti scesi in campo da una parte e dall'altra della macchina da presa: e per due terzi della sua impegnativa durata, ho pensato che il vecchio Marty si fosse fatto seppellire dalla nostalgia realizzando la versione amarcord del già citato Quei bravi ragazzi sfruttando le nuove tecnologie per ringiovanire i protagonisti - scelta pessima, per quanto mi riguarda: quando sei vecchio ti muovi come un vecchio, per quanto bravo tu possa essere in qualità di attore - e perdendosi in dialoghi e rimembranze di un'epoca che fu, forse addirittura anche per lui come narratore.
Poi, di colpo, nell'ultima ora il senso di tutto questo lavoro prende forma, e The Irishman diventa una riflessione profonda e commovente sul Tempo che ci porta via tutto, dalla salute a chi amiamo, dagli amici ai nemici, dai ricordi al mondo in cui abbiamo vissuto, progressivamente lasciato alle spalle dalle nuove generazioni. E anche il più glaciale degli assassini si ritrova a fare i conti con qualcosa che ha meno remore di lui.




FROZEN 2 - IL SEGRETO DI ARENDELLE (Chris Buck&Jennifer Lee, USA, 2019, 103')

Frozen 2 Poster


Attesissimo dalla Fordina, accanita fan di Elsa e Anna, Frozen 2 era la visione "obbligata" da sala del Natale incombente, ennesima produzione monstre di Mamma Disney, colosso sempre più grande e sempre più potente, dentro e fuori dalle sale: morto di stanchezza al termine di una settimana impegnativa su più fronti e affrontato dopo una cena al ristorante greco, Frozen 2 mi ha messo duramente alla prova nonostante la durata, dandomi l'impressione di essere più un'accuratissima operazione di marketing globale che non una storia che gli autori avevano davvero l'esigenza di raccontare.
Certo, la realizzazione è perfetta, almeno due o tre dei pezzi della colonna sonora sono notevoli, le tematiche profonde ed interessanti - come giustamente Julez faceva notare al termine della visione, per molti versi ricorda la saga, comunque superiore, di Dragon Trainer -, le trovate visive funzionali, ma l'impressione è che manchi in una certa misura l'anima di un lavoro che è più figlio del mercato che non della narrativa, sia essa scritta o portata sullo schermo.
In un certo senso, Frozen 2 è come il Natale quando si scopre che quel vecchio signore che scende dal camino in realtà non esiste. Non si perdono la gioia e la curiosità per i regali che arriveranno, ma senza dubbio una buona parte della magia.




GROSSO GUAIO A CHINATOWN (John Carpenter, USA, 1986, 99')

Grosso guaio a Chinatown Poster


A fare visita ai Fordini per il loro più recente "sabato sera Cinema" è giunto nientemeno che Grosso guaio a Chinatown, cult totale che ha cresciuto con grande soddisfazione questo vecchio cowboy, portando gioia e grande godimento ad ogni nuova visione: divertissement tamarro firmato da John Carpenter ed interpretato da un bulgarissimo Kurt Russell, è un giocattolone costruito su scene cult che si susseguono una dopo l'altra, e che, come per i più recenti film con protagonista The Rock, ha colpito molto più la Fordina che non il Fordino, innescando una reazione contraria a quella di Frozen 2, visto la sera precedente. Curioso come, a volte, questi scambi portino i due piccoli del Saloon in direzioni opposte, alimentando il bello delle loro differenze. 
Per il resto, il bambino più grande della casa si è goduto l'ennesima visione delle peripezie di Jack Burton, con i combattimenti cinesi, le botte, le battute, le esplosioni verdi, i mostri e chi più ne ha, più ne metta: per quanto possa dirne Cannibal, di tamarrate di questo tipo, purtroppo, non ne esistono più, ed è una vera fortuna non solo averle vissute, ma permettere di viverle anche alle nuove generazioni.




L'IMMORTALE (Marco D'Amore, Italia/Germania, 2019, 116')

L'immortale Poster


L'ultima immagine che gli spettatori di Gomorra avevano di Ciro Di Marzio detto l'Immortale, il personaggio cardine dell'intera serie - ancora più della sua nemesi nonchè fraterno amico Genny Savastano - era quella del cadavere del solitario criminale che sprofondava nelle acque del Golfo di Napoli, preludio ad una lotta che Gennaro avrebbe dovuto compiere da solo da quel momento in avanti. Marco D'Amore, che a Ciro ha prestato carattere e volto fin dal principio, prese a quel punto in mano il charachter che gli aveva dato la notorietà approfittando di un film da lui stesso diretto per realizzare una sorta di spin off di Gomorra che raccontasse l'infanzia dell'Immortale, cui più volte si era fatto riferimento nel corso delle stagioni del serial.
Il risultato è senza dubbio qualitativamente buono per essere di produzione nostrana - e per essere un titolo "di nicchia" e di genere -, ha dalla sua una certa energia, l'ottima trovata di tenere nascosto il dettaglio più importante per la pellicola stessa e la serie intera dalla campagna di lancio e di marketing, un finale che manderà in visibilio i fan di Gomorra ed un Ciro finalmente raccontato fin dai tempi della sua infanzia: d'altro canto, però, occorre ammettere che per chi non venisse direttamente dalla produzione Sky legata alla saga dei Savastano L'immortale risulterebbe godibile e fruibile solo in parte, e che lo stesso, in fondo, altro non è se non una "puntatona" della stessa riadattata al grande schermo per introdurre quelli che, senza dubbio, saranno i cardini della storia della quinta stagione. 
Per chi, come il sottoscritto, era legato alla figura di "Ciruzzo", è stato un ottimo antipasto per la stessa. Che, a questo punto, non vedo l'ora di affrontare.


giovedì 1 agosto 2019

Thursday's child



Benvenuti ad una nuova puntata della rubrica a tre un tempo a due più combattiva della blogosfera, dedicata alle uscite cinematografiche di agosto e caratterizzata da due grandi rivelazioni: la prima è che l'ospite della settimana è nientemeno che MrInk, primo ospite della versione "triangolare" di questo format, e la seconda è che con questa puntata io ed il mio rivale Cannibal Kid abbiamo deciso, dopo anni di onorata carriera, di chiudere questo spazio.
Una decisione che, considerati gli ultimi mesi di stanca, la situazione della blogosfera e chi più ne ha, più ne metta, ci stava tutta: questo non significa, ovviamente, che la nostra rivalità avrà fine, ma che si rinnoverà attraverso nuovi confronti, e chissà, magari in un ritorno a sorpresa - più o meno - delle care, vecchie Blog Wars.


MrFord

"Hey, Jodie, io volevo essere in quell'altro film che parla di wrestling, perchè diavolo sono finito qui!?"
Una famiglia al tappeto
(1 agosto)

"Finalmente abbiamo messo al tappeto Cannibal. Ora la rubrica la conduciamo insieme a Ford."
Mr. Ink: Per anni e anni, da ragazzino, sono stato un patito di wrestling. Non sono più aggiornato da un po’. Accanto a The Rock, Triple H e John Cena, però, ricordo loro: le Divas. Bionde e sexy come le conigliette di Playboy. Qualcuna se le dava di santa ragione. Qualcuna – per esempio Stacy Keibler, ex fiamma di George Clooney – era più interessata alle paparazzate che al ring. Fare un film sulla giovane Paige, lottatrice atipica con il look da rocker e il nome di una delle sorelle Halliwell, poteva essere interessante: mio fratello mi parla di uno scandalo sessuale che l’ha vista coinvolta e di un infortunio, purtroppo, che l’ha costretta presto al ritiro. Restando su toni più superficiali, invece, il film è un’innocua favoletta femminista sulla scia di Glow con la prezzemolina Florence Pugh. Già visto, se ne scriverà a breve.
Cannibal Kid: Mr. Ink era un patito di wrestling?!?
Questa non me l'aspettavo. Questo sì che è un colpo basso! Che Mr. Ink e Mr. Ford in realtà siano la stessa persona? Se non altro, come chiunque abbia superato gli 8 anni di età, Ink ha smesso di seguire questo “sport”.
Anche io comunque ho già visto questo film e devo dire che... mi è piaciuto un sacco. Sorpresa! Dopo Glow, il wrestling femminile mi ha messo di nuovo al tappeto. Quello maschile invece continua a sembrarmi una fordianata pazzesca.
Ford: sapevo della passione di Ink, che ovviamente sostengo e che anzi, sul buon esempio del fratello, gli consiglio di rispolverare. Non ho ancora visto il film - ma è tra le visioni obbligate delle vacanze -, ma quello che posso dire è che la figura di Paige è stata senza dubbio una delle più importanti per il cambiamento avvenuto nel wrestling femminile degli ultimi anni: la ragazza è sempre stata parecchio turbolenta - le sue relazioni sentimentali ed i gossip conseguenti ne sono la prova -, ma sul ring era un vero talento, e l'infortunio che l'ha costretta al ritiro giovanissima è stato uno dei più grandi torti al wrestling che il destino abbia giocato nel passato recente. Ad ogni modo, aspetto di essere messo al tappeto.

Hotel Artemis
(1 agosto)

"Io sono venuto per soccorrere Cannibal, mica questo qui! Pare che Ford l'abbia conciato davvero male!"
Mr. Ink: Un trafficante, un assassino, due ladri e un poliziotto s’incontrano in un ospedale privato. Sembrerebbe proprio l’inizio di una barzelletta triste, di quelle che raccontano gli zii alticci (o Ford, anticipando la battuta del Cannibale) alle cene di Natale. Si tratta, in realtà, di un thriller futuristico con un cast decisamente popoloso, che medie disastrose e un poster italiano realizzato con gli scart di Paint hanno reso a malapena adatto per una timida distribuzione estiva. Neanche il piacere di rivedere Jody Foster, di recente regista di film e serie TV tutt’altro che memorabili, può spingermi a fare il check-in all’Artemis.
Cannibal Kid: Film che latita nell'hard-disk da mesi, la sua uscita italiana mi ha ricordato della sua esistenza. E ora che me ne sono ricordato, posso dimenticarmene di nuovo. Di cosa stavamo parlando?
Ford: altro film che mi pare sinceramente scarso e che non intendo recuperare neppure alla vigilia delle ferie, quando la serata film diventa una vera e propria goduria, specie sapendo che il giorno dopo ci attende il mare invece che il lavoro. Passo oltre senza troppi patemi.

Fast & Furious – Hobbs & Shaw
(8 agosto)

"Questa rubrica chiude: non posso fare altro che perdermi in un trip per combattere il dispiacere."
Mr. Ink: The Rock e Jason Statham chi? Ospitato da due boss come Ford e Cannibal Kid, esperti in risse (verbali) da orbi, mi sembra una scortesia grande preferire la compagnia dei protagonisti dell’ennesimo Fast & Furious (reboot, prequel, boh: non so cosa sia) alla loro. Lo salterò per questo motivo perciò, e non perché non abbia mai visto in vita mia un capitolo della serie action.
Cannibal Kid: Mr. Ink, non hai mai visto manco un Fast & Furious? Devi recuperare il primo, un caposaldo della tamarraggine dei primi anni zero, mentre il resto della saga è più che altro trascurabile. Curiosamente, a introdurre Ford alla visione di questa serie cinematografica ero stato proprio io. Riuscirò a convincere pure il poco tamarro autore del blog letterario Diario di una dipendenza? Tutto può succedere, tranne che questo non necessario spin-off dedicato alla versione action-hero di Ford & Me, ovvero Hobbs & Shaw interpretati da Dwayne Johnson & Jason Statham, si riveli un capolavoro.
Ford: questo spin off di un franchise partito decisamente male e divenuto interessante con l'arrivo di The Rock e del suo livello oltre misura di tamarraggine promette di essere uno dei guilty pleasure fordiani dell'estate: botte, casino, The Rock, Statham, altre botte, esplosioni, altre botte. E, sempre in tema di wrestling, la comparsata di un parente dello stesso Dwayne Johnson, considerato da molti come il "nuovo John Cena", Roman Reigns. Direi che non posso perderlo.

Il sole è anche una stella
(8 agosto)

"Ho talmente paura di questo film che non vado oltre la locandina."
Mr. Ink: Lui, asiatico, incontra lei, giamaicana con il visto in scadenza. Hanno un giorno insieme, New York e pochissime speranze di lieto fine. Sembra tutto talmente teen e adorabile, ovviamente, che lo conosco già. Lo scorso anno ho letto infatti l’omonimo romanzo di Nicola Yoon, giù autrice del passabile Noi siamo tutti, con un coinvolgimento che non mi sarei aspettato. Un po’ Serendipity, un po’ Prima dell’alba, come risulterà in sala un genere che, di solito, preferisco leggere sotto l’ombrellone anziché guardare?
Cannibal Kid: Finalmente Mr. Ink rivela il suo lato più cannibale, e finalmente la programmazione cinematografica di agosto mi regala una youngadultata strappalacrime come si deve. A piangere mi sa però che sarà più che altro Ford. Dal terrore.
Ford: in effetti, questo promette di essere l'horror più terrificante dell'estate. E di fronte ad una cannibalata tale, giro bene al largo.

Crawl – Intrappolati
(15 agosto)

Risultati immagini per crawl intrappolati
Ford e Katniss Kid durante la stesura dell'ultima puntata della rubrica.
Mr. Ink: Gli animalisti devono essersi rotti i cosiddetti. Squali intrappolati negli uragani del trash, squali che nuotano nei supermercati sommersi, squali alle prese con le grazie di Blake Lively o Mandy Moore strizzate in drammatici bikini colorati. Insomma, non soltanto Steven Spielberg. E alla lobby dei coccodrilli giganti, invece, chi pensa? Il francese Alexandre Aja, dopo avermi divertito da morire con Alta tensione, Le colline hanno gli occhi e Piranha, ci porta in uno scantinato allagato. Una trappola mortale, in cui la suddetta belva assassina può tormentare Kaya Scodelario: piuttosto misera a livello di curve, vero, la fanciulla britannica di Skins è comunque una bellezza da non sottovalutare. Produce Sam Raimi.
Cannibal Kid: Una robaccia survival trash con i coccodrilli giganti? Ma questa è una fordianata gigante che non guarderò mai!
Ah, la protagonista è Kaya Scodelario? Corro subito a guardarlo!
Ford: Aja è piuttosto incostante, ma il suo livello di trash abbastanza elevato da farmi considerare questo survival con coccodrillo gigante annesso come un altro dei guilty pleasures da ombrellone che mi sa tanto dovrò cercare di recuperare, immaginando una delle future battaglie con il Cannibale con me nella parte del rettile mangiatutto e lui in quello della damigella in pericolo.

Il re leone
(21 agosto)

Cannibal Kid e Ford si salutano prima delle vacanze.
Mr. Ink: Margo Mengoni ed Elisa sono le versioni italiane di Donald Glover e Beyoncé. Doppieranno Simba e Nala, tanto nel cantato quanto nel parlato, nel’ennesimo live action non richiesto. Ripeto, signore e signori, Mengoni ed Elisa: e c’è chi, con anni d’anticipo, osa lamentarsi se la prossima Ariel sarà impersonata da un’attrice di colore? Di questo passo attendiamo Crudelia doppiata da Alessandra Amoroso: i dalmata, così, si ammazzeranno direttamente da sé, per la gioia delle pelliccerie di ogni dove.
Cannibal Kid: Considerando che già la versione originale a livello musicale non è niente di che, per quella italiana c'è proprio da aver paura. Anche se la scelta di Elisa non mi sembra così malvagia. Considerando inoltre che già ero stato tra i pochi al mondo a non aver sopportato la ruffianissima e fordianissima pellicola animata, questa “nuova” versione, non richiesta soprattutto da me, me la sbranerò. Se mai la guarderò.
Ford: la Disney, in evidente crisi di idee, continua a propinare al pubblico live action dei suoi film d'animazione più noti e amati. E, a meno di pressioni insostenibili dei Fordini, farò come ho già fatto con Dumbo e compagnia bella. Finta che non siano neppure usciti.

La rivincita delle sfigate
(21 agosto)

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"Ti senti davvero una sfigata?" "Mai quanto un blogger cinematografico!"
Mr. Ink: Inaspettato successo di critica in patria, Booksmart – esordio alla regia dell’attrice Olivia Wilde – arriva in Italia storpiato da un titolo a misura di Giffoni. Ritratto adolescenziale annunciato come fresco e divertente, per alcuni già iconico, potrebbe essere una delle maggiori sorprese di una stagione dichiaratamente fiacca. Dopo Eight Grade (se vi manca, recuperatelo!) ho lasciato un posto vuoto per un altro romanzo di formazione, sperando che quest’opera prima sia proprio il diamante grezzo di cui si legge in anteprima.
Cannibal Kid: Dai, dai, dai. Un film teen che si preannuncia come il Lady Bird di quest'anno e che si prenota un posto tra i miei nuovi cult personali. Alla faccia di quello sfigato di Ford, uahaha!
Ford: nonostante le apparenze cannibalesche - paurosamente cannibalesche - questo film potrebbe rivelarsi la sorpresa del mese e forse dell'estate, considerato che incuriosisce perfino un tamarro senza ritegno come il sottoscritto. Speriamo bene.

Submergence
(22 agosto)

"Questa rubrica chiude." "Sono distrutto dal dolore."
Mr. Ink: Nomen omen. Sumbergence, dramma romantico con a bordo una coppia di belli e bravi da paura (Michael Fassbender, nella fantasia di qualche fan, probabilmente si è spupazzato entrambi), è stato sommerso e superato dagli altri titoli girati nel mentre da Alicia Vikander e James McAvoy. Io stesso me l’ero procurato in lingua per poi dimenticarlo presto e senza rimpianti sul mio Hard Disk. C’è da aggiungere l’aggravante, poi, che il cielo non brilli da un po’ sulla filmografia ondivaga del regista Wim Wenders... Meriterà finalmente una rispolverata, e il recupero?
Cannibal Kid: Se manco a un fan di Alicia Vikander come me è mai venuta voglia di guardare questo potenziale polpettone che ha già due anni sul groppone, dubito che verrà a qualcun altro. Forse giusto a quel tenerone di Ford, uno dei pochi al mondo a cui quell'altro polpettone con la Vikander, alias La luce sugli oceani, era piaciuto ancora più che a me.
Ford: La luce sugli oceani era stato una grande e inaspettata sorpresa, ma c'è da dire che in quel periodo ero a casa per il mio anno sabbatico dal lavoro ed avevo le energie fisiche e mentali per affrontare polpettoni di ogni genere. Ora mi pare più difficile, dunque penso che lascerò Wenders ancora per un pò in standby.

Charlie Says
(22 agosto)

"Stasera White Russian per tutti, e poi si va a far visita a un certo Marco Goi!"
Mr. Ink: Il famigerato Charles Manson si contende il titolo di cattivo dell’anno con il nostro Matteo Salvini. Spunto prima per un orribile film di serie Z con la rediviva Hilary Duff nei panni di Sharon Tate, poi per l’ultimo attesissimo Quentin Tarantino, il carismatico sussurratore dallo sguardo infernale ha questa volta il volto di uno dei Doctor Who più noti nel ritorno in sala di Mary Harron. Sia per il passaggio in Laguna, sia per la regista che – a proposito di squinternati da manuale di psicologia – firmò il cult American Psycho, ci si fida.
Cannibal Kid: Come antipasto per il film di Tarantino ci potrebbe stare. Anche perché pure io di Mary Harron mi fido, così come non mi fido di James Ford, Charles Manson e Matteo Salvini. I tre cattivi dell'anno. E di sempre.
Ford: Manson è un personaggio che mi ha sempre infastidito, un pò come Cannibal, e parlando di psicopatici e serial killers non è mai stato tra i miei favoriti. Eppure, non fosse altro che per fare da anticamera a Tarantino, una visione ci potrebbe stare. Potrebbe.

Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen
(28 agosto)

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"Cannibal? Sto venendo a prenderti."
Mr. Ink: Perché, ne hanno fatto pure altri due? Gerard Butler, accusato del tentato omicidio del Presidente degli Stati Uniti (no, non Donald Trump: la storia allora sarebbe molto diversa), si vendica insieme a papà Nick Nolte. L’attore protagonista, per l’occasione, rispolvera in parte il canovaccio di Giustizia privata – thriller tamarro che, a sorpresa, mi era piaciuto parecchio ai tempi – e ruba il ruolo all’ormai intercambiabile Liam Neeson. Gerard, che mi combini: la precedenza agli anziani!
Cannibal Kid: La precedenza agli anziani non viene data nemmeno in questa rubrica. Ford infatti è sempre l'ultimo a commentare. Mentre sarà il primo (e unico) a guardare questo nuovo inutile capitolo di una saga che per me poteva tranquillamente finire già al trailer del primo film.
Ford: Gerardone Butler è uno dei fordiani più fordiani degli ultimi anni, anche se ammetto che la saga di Attacco al potere è quasi troppo perfino per me. Avendo visto gli altri due ed essendo in agosto potrebbe scapparci anche questo numero tre, ma non garantisco. A meno che il Gerardo non mi prometta di darle a Trump, Cannibal o entrambi.

The Rider – Il sogno di un cowboy
(29 agosto)

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"Questo sarebbe il sogno di Ford."
Cannibal Kid: Sono felice che i miei colpi di teatro siano apprezzati, almeno da qualcuno. Un altro colpo di teatro è l'annuncio che questa sarà l'ultima puntata della rubrica sulle uscite cinematografiche. Però se non altro si chiude alla grande. The Rider a me è piaciuto decisamente, ma credo che Ford potrebbe trovarlo addirittura uno dei più bei film del decennio. E una pellicola gradita da entrambi è un altro colpo di scena clamoroso.Mr. Ink: Tante cose possono dirsi del Cannibale, belle e brutte, ma non che non abbia un certo gusto per i colpi di teatro: me lo conceda a cuor leggero anche Ford. Chi non legge le sue classifiche di fine anno per sapere quale film di nicchia, all’ultimo momento, ha tirato fuori dal cilindro? Nel 2018, fra gli altri, è stato il turno di The Rider. Dramma western alla Kent Haruf, acclamatissimo nel circuito indie, che potrebbe regalare gioie e lacrime di commozione anche su White Russian. E quando un piccolo film mette d’accordo il Gatto e la Volpe, diciamolo, non può che essere grande.
Ford: non mi ricordavo di questo colpo di teatro del Cannibale, e dunque mi segno di recuperare questo The Rider - che promette benissimo - in modo da poterne parlare appena tornerò dalle vacanze, anche se sarà durissima farlo rischiando di essere d'accordo con il Cucciolo Eroico, così come è stata dura essere d'accordo con lui nel decidere di chiudere questa rubrica.

Teen Spirit – A un passo dal sogno
(29 agosto)

Risultati immagini per teen spirit a un passo dal sogno
"Questo sarebbe il sogno di Cannibal."
Mr. Ink: Ha il titolo che fa pendant con una canzone dei Nirvana ma, nella colonna sonora interamente cantata dalla protagonista, si scorgono a colpo d’occhio alcuni dei successi pop più trasmessi di questi anni. In attesa di vedere Natalie Portman in Vox Lux ed Elisabeth Moss in Your Smell, ci si godrà con gli occhi a cuoricino il talento e la bellezza della mia sorella Fanning preferita. Benché il sottotitolo suggerisca un musical in stile Disney Channel, meglio fidarsi della fotografia cupa alla Refn e della prova alla regia di Max Minghella, figlio d’arte conosciuto come attore (è Nick, l’autista innamorato) in The Handmaid’s Tale. Off topic: su YouTube, intanto, cercate il duetto fra Elle e Woodkid e alzate il volume a palla.
Cannibal Kid: Per chiudere alla grandissima per sempre questa rubrica, dopo il gioiellino The Rider ecco un altro potenziale nuovo cult assoluto. Per abbassare un po' le aspettative devo ricordarmi della cocente delusione provocata di recente da Vox Lux. Questa volta spero comunque che tutto vada per il verso giusto. Elle Fanning in versione popstar è già la mia nuova popstar preferita e un film del genere qui su Pensieri Cannibali già solo dal titolo è a un passo dal sogno. E a un passo dal cult.
Quanto alla fine della nostra rubrica sulle uscite cinematografiche, rappresenta invece la fine di un incubo. Almeno per un po' potrò starmene beato senza le opinioni spesso discutibili, e ancor più spesso detestabili, di Mr. James Ford. Tranquilli però che la nostra rivalità continuerà ancora. Cannibal VS Ford, la sfida prosegue. Coming soon su Pensieri Cannibali e WhiteRussian.
Ford: si chiude questa puntata - e la rubrica - con un potenziale cult cannibale che spero sinceramente di poter massacrare alla grande, più che altro perchè, ora che un capitolo è alle spalle, la rivalità più lunga della blogosfera ha bisogno di nuove sfide, e nuova benzina gettata sul fuoco. Non sia mai che si lasci questo spazio troppo vacante, del resto.


mercoledì 12 giugno 2019

White Russian's Bulletin



L'estensione del ritardo della rubrica dedicata alle uscite in sala al Bulletin è ormai una nuova e favolosa tradizione del Saloon, sempre più schiavo degli orari ballerini del lavoro e delle sessioni in palestra del vecchio cowboy. Questa settimana, però, non porta in dono solo il misero titolo rosicato resistendo alle penniche da divano, ma almeno un paio di interessanti visioni - una in particolare - pronte a scuotere lo spettatore nel profondo.


MrFord



ALADDIN (Guy Ritchie, USA, 2019, 128')

Aladdin Poster

Il primo dei titoli a passare dal bancone del Saloon, nonostante quello che ho scritto poco sopra, non rientra nel novero di quelli destinati a scuotere lo spettatore: consueto sfoggio di denaro, effetti e poche idee della Disney legata alle rivisitazioni live action dei suoi più classici film d'animazione - rivisitazioni che non sto amando per nulla -, il lavoro di Guy Ritchie - sono lontani i tempi di Lock&Stock - è tecnico ma da emozioni zero, il genio di Will Smith - che pure mi è sempre stato simpatico - troppo gigioneggiante per risultare simpatico quanto l'originale, la riproposizione della storia, per chi ha amato il cartoon, poco incisiva.
Perfino i Fordini, che per settimane avevano chiesto di guardarlo, hanno prestato scarsa attenzione se non nei momenti destinati alle nuove versioni delle canzoni più famose: nulla di particolarmente brutto, dunque, ma davvero incapace di rimanere davvero impresso nella memoria. Che forse è anche peggio.




UNICORN STORE (Brie Larson, USA, 2017, 92')

Unicorn Store Poster

L'esordio dietro la macchina da presa di Brie Larson, attrice molto amata sia dal grande pubblico che da quello radical, è passato attraverso Netflix e la blogosfera come una piccola tormenta, lasciando incantati molti dei miei colleghi da queste parti: approcciato quasi per caso nel corso di una cena in solitaria post palestra, si è rivelato un esperimento interessante e a tratti magico, coraggioso nel raccontare il disagio e anche la ricostruzione di se stessi attraverso una storia d'amore - perfetto il personaggio di Virgil, il migliore della pellicola -, in grado senza dubbio di incantare o, comunque, tornando al discorso a proposito di Aladdin e Guy Ritchie, di rimanere comunque nella memoria e nel cuore.
Di contro, si tratta senza dubbio di un'opera molto naif - in alcuni passaggi pure troppo, per usare un vecchio adagio -, rischiosa nell'utilizzo di personaggi come quello interpretato da Samuel Jackson - decisamemente caricaturale e forzato, a mio parere - e ostica per chi, di norma, lascia che i sogni e un certo tipo di approccio alla vita restino ben chiusi in un cassetto. 
Problemi loro, normalmente mi verrebbe da dire, e forse è così: ma se anche a chi quel cassetto lo tiene ben aperto la sensazione della sbronza da eccesso di "unicornità" viene, significa forse che la buona Brie si sia lasciata almeno in parte fuggire il controllo della sua creatura. 
Che comunque, difetti compresi, ha davvero dei signori colori.




CHERNOBYL (HBO, USA/UK, 2019)

Chernobyl Poster


Ricordo solo vagamente la primavera dell'ottantasei, quando anche in Italia giunse la paura della nube tossica figlia del terrificante incidente di Chernobyl, quando consigliarono di evitare insalate, latticini, prodotti freschi: la tragedia legata all'esplosione del reattore numero quattro della centrale, considerata - con quella di Fukujima del duemilaundici - la più grave della Storia dell'umanità nell'ambito del nucleare, ha generato nel tempo polemiche, sospetti, opinioni e ogni sorta di punto di vista nato e sviluppato prima e dopo la disgregazione dell'URSS.
Craig Mazin, a partire dalla cronaca dell'incidente, regala cinque episodi di quello che più volte mi è apparso come un vero e proprio horror, portato in scena dagli errori umani e dalle bugie che provocarono un disastro di proporzioni clamorose che, senza il sacrificio di uomini e donne impegnatisi per mesi per contenerlo avrebbe potuto essere addirittura biblico: dalle strade di Pripyat - la città più colpita dalle radiazioni, oggi fantasma - alla centrale stessa, per finire attraverso i corridoi del potere più o meno occulto dell'Unione Sovietica al principio della sua disgregazione, assistiamo ad una lotta di cui si fanno simbolo i personaggi - scritti alla perfezione - di Legasov e Shcherbina, i due responsabili delle operazioni di contenimento dell'incidente, interpretati ottimamente da Jared Harris e Stellan Skarsgaard.
Una storia terribile raccontata con la tensione del thriller ma che riesce, al contempo, a far riflettere sui ruoli della politica e della Scienza, e sull'indefessa ricerca della verità insita in quest'ultima, pronta a muovere i cuori e le vite di chi nella stessa ha deciso di credere.
Un lavoro monumentale e da brividi, che tiene inchiodati allo schermo e si presenta come uno dei titoli più importanti che il piccolo schermo abbia regalato al pubblico non solo quest'anno, ma dai tempi della prima stagione di True Detective.
Se non l'avete fatto, dunque, abituate le orecchie al raggelante ronzio dei contatori geiger, indossate le giuste protezioni ed avventuratevi in un viaggio dal quale sarà impossibile uscire come si era prima.


giovedì 23 maggio 2019

Thursday's child


Nuova, incredibile, geniale - a parte per quanto riguarda Cannibal Kid - puntata della rubrica delle uscite condotta a tre più formidabile - più o meno - e seguita - ancora più o meno - della blogosfera, che vede come ospite di questa settimana Federica Gentili alias Fexxonji, pronta a rimbalzare tra il finto giovane di cui sopra ed il vero vecchio qui presente.


MrFord

"Per evitare quel radical di Cannibal, sono dovuto fuggire a Rio. E non me ne pento."
Aladdin

"Grazie Genio per aver realizzato il mio primo desiderio!" "Figurati, per me è stato un piacere trasformare Cannibal in un vero intenditore di Cinema!"
Federica: Non lo so, sono combattuta. Era veramente necessario fare un live action di uno dei cartoni più belli della Disney? Io avevo la videocassetta di Aladdin e l’ho letteralmente consumata a forza di riguardarla. Il trailer è ok, però com’è che l’attore che interpreta Jafar l’hanno scelto così bello e giovane? E perché a me l’ambientazione sembra più bollywoodiana che medio orientale? Non so se me la sento di rovinare il ricordo più che positivo che ho di Aladdin.
Cannibal Kid: Se avessi a disposizione 3 desideri per il genio della lampada chiederei:
#1 Una Margot Robbie.
#2 James Ford fuori da questo mondo, o se non altro da questa blogosfera.
#3 Basta con 'sti live-action Disney, tra l'altro di film come Aladdin che già in versione animata non è che m'avesse fatto impazzire.
Ford: i live action Disney mi lasciano ogni volta profondamente dubbioso. Se l'esperimento non è risultato malvagio con Il libro della giungla, infatti, si prospetta un vero disastro con Aladdin, che dovrò pure sorbirmi a seguito del desiderio espresso dai Fordini di vederlo per poi venire sbeffeggiato da Jafar Kid che come al solito dirà che sono stato io in realtà a volerlo vedere.

Il traditore

"Un bel brindisi a White Russian, e tutto andrà meglio."
Federica: Sono molto ignorante sulla filmografia di Marco Bellocchio, però questo film sembra interessante. L’unica perplessità che ho è sull’accento finto siculo del romano Pierfrancesco Favino. A sentirlo così non mi sembra super convincente ma ai siciliani l’ardua sentenza.
Cannibal Kid: Io non sono del tutto ignorante sulla filmografia di Marco Bellocchio, uno di quegli autori italiani troppo fordiani per essere cannibali, ma quasi. Tra i suoi che ho visto bene Buongiorno, notte, così così Vincere e malissimo Bella addormentata. I film sui mafiosi, e sui pentiti mafiosi, non è che mi entusiasmino molto, però questo per dovere di cronaca lo vedrò. Cercando di capire se Favino è l'attore più sopravvalutato d'Italia, o se è bravo veramente. E ora via alla noiosa lezione sul cinema di Bellocchio da parte del professorone Ford.
Ford: a dire il vero Bellocchio è molto più radical che fordiano, ma ha realizzato film così potenti da andare oltre perfino a questo al Saloon. Cose come Pugni chiusi, Buongiorno notte, Vincere e L'ora di religione non si dimenticano. Dunque direi che questo Il traditore, per quanto non mi faccia impazzire all'idea, andrebbe visto a scatola chiusa.

Brightburn

Una rara immagine di repertorio di Cannibal Kid.
Federica: Cos’è sto film? La versione poraccia di Superman? Dove non cresce nell’idillio della famiglia Kent ma con una madre adottiva iperprotettiva e un padre adottivo che preferirebbe abbandonarlo in autostrada? Odio gli horror con i bambini indemoniati come protagonisti per cui per me è un gigante NO.
Cannibal Kid: Da ex bambino indemoniato quale sono, i bambini indemoniati e gli horror con i bambini indemoniati mi piacciono. O forse dovrei dire che mi piacevano, visto che il sottogenere è diventato piuttosto abusato. Considerando che questo Brightburn già dal trailer mi sa di porcata assurda, anche per me è un gigante NO. Che poi è la stessa risposta a ogni pretesa di Ford di vedere qualche pellicola da lui consigliata.
Ford: ennesimo horrorino uguale a mille altri che Cannibal, da non più bambino ma sempre indemoniato quale sicuramente è finirà per vedere e magari anche esaltare, in barba ai suoi proclami attuali. Per quanto mi riguarda, più che un NO, è un fingo che non esista.

Una vita violenta

"In mancanza, purtroppo, di White Russian, brinderemo come Cannibal con uno scialbo spumantino."
Federica: Giuro che non pensavo avrei mai pensato in vita mia di vedere il trailer di un film su dei nazionalisti corsi. Probabilmente il buon vecchio Napoleone ne andrebbe fiero ma io sono abbastanza perplessa su questo film che, a quanto pare, è stato definito a metà tra Gomorra e Il Padrino. Io ci andrei piano con questi paragoni.
Cannibal Kid: Vedi Federica, se non fossi stata ospite di questa bellissima e prestigiosissima rubrica, non ti sarebbe mai capitata una cosa del genere. Ok, magari potevi vivere bene anche senza vedere il trailer di un film su dei nazionalisti corsi, però almeno hai imparato qualcosa. Io ad esempio ho imparato che questa pellicola, più che una radical-chiccata cannibalesca di quelle che piacciono a me, sembra essere più una roba noiosa, politica e panesalame di quelle che piacciono a Ford.
Ford: sono rimasto sorpreso anch'io di vedere il trailer e scoprire l'esistenza di un film sui nazionalisti corsi, che potrebbe rivelarsi una discreta sorpresa o un riciclo poco utile - del resto è un film del duemiladiciassette -. Personalmente, spero possa colpirmi e rappresentare bene tutto quello che, nel Cinema d'autore, di norma irrita Cannibal.

Forse è solo mal di mare

E fu così che Marco Goi lasciò la blogosfera in mano a Ford per trasferirsi in una sperduta isola del Pacifico.
Federica: Mi sembra uno di quei film che posso tranquillamente evitare come la peste bubbonica. Smielato, recitato male, con musiche agghiaccianti e pieno di cliché. Passo.
Cannibal Kid: Forse è solo mal di mare, o forse è solo mal di cinema. Quello di cui sembrano soffire gli autori di questo titolo, nauseabondo fin dal trailer, e naturalmente anche Mister James Ford.
Ford: il mal di Cinema è la specialità del Cucciolo Eroico e degli autori di questa roba. Dunque li lascio volentieri da soli su un'isola deserta con la possibilità di rivedersi in loop perenne il titolo qui presente.

lunedì 18 febbraio 2019

White Russian's Bulletin



A questo giro di giostra il Bulletin si presenta incredibilmente più corposo in termini di numero di titoli passati al Saloon negli ultimi sette giorni, quasi l'avvicinarsi della Notte degli Oscar avesse stimolato una ripresa rispetto alla parte finale del duemiladiciotto, una delle più lontane dalla settima arte che possa ricordare di aver vissuto: recuperi, nuove visioni, come di consueto serie che accompagnano i pasti o le serate di stanca di casa Ford. Un pò di tutto, insomma. E, strano a scriversi, per la maggior parte anche valido.


MrFord


OLTRE LA NOTTE (Fatih Akin, Germania/Francia, 2017, 106')

Oltre la notte Poster


Fatih Akin è sempre stato un piccolo idolo, da queste parti, ed il recupero di Oltre la notte, accolto più che bene dalla blogosfera, era doveroso da tempo: il regista turco/tedesco racconta l'odio, l'amore, la vendetta, la passione con la stessa forza dei suoi primi lavori - La sposa turca e Ai confini del paradiso -, appoggiandosi ad un'interpretazione pazzesca di Diane Kruger, che vive il suo personaggio quanto e più di se stessa.
Tensione costante dal primo all'ultimo minuto - incredibile quanto ad ogni passaggio ci si aspetti accada qualcosa -, atmosfere che mi hanno ricordato Polanski, tematiche importanti ed attuali gestite ed affrontate da un punto di vista non solo diverso, ma anche coraggioso e legato a molteplici interpretazioni e punti di vista.
Un film a suo modo imperfetto e figlio dell'istinto, che lascia il segno anche e soprattutto per l'istinto stesso.




SE LA STRADA POTESSE PARLARE (Barry Jenkins, USA, 2018, 119')

Se la strada potesse parlare Poster


Barry Jenkins aveva già conquistato il mio cuore di spettatore con Moonlight, che forse ero stato tra i pochi a preferire al pur stupendo La La Land. Se la strada potesse parlare è un titolo più sommesso di quello che ha portato alla ribalta il regista, più canonico, meno visibile e vendibile. 
Ed è anche un titolo che può apparire meno di quanto non sia in realtà.
In fondo, si tratta di una storia d'amore, di qualcosa di semplice, fin troppo, che pare confezionato per una conferma nella notte delle statuette più ambite del Cinema.
Eppure, Se la strada potesse parlare è decisamente qualcosa in più: è una storia che contrasta l'odio raccontando la rabbia e l'indignazione dal punto di vista dell'amore, la fantasia di un libro o di un film con quello che sarebbe il compromesso della realtà - splendida l'evoluzione finale -, eleganza trasformata in semplicità da una Jenkins ispiratissimo che mi ha riportato alla mente i migliori James Gray e Wong Kar Wai, intensità pazzesca di tutto il cast.
Una storia che, se non fosse vera, lo diventerebbe grazie alle sue immagini.




RALPH SPACCA INTERNET (Phil Johnston&Rich Moore, USA, 2018, 111')

Ralph spacca Internet Poster


Approfittando - o cercando di sopravvivere - ad una giornata intera passata con i Fordini reduci dall'influenza chiusi in casa, ho approfittato per recuperare Ralph spacca Internet, sequel del piacevole Ralph spaccatutto di qualche anno fa e primo film visto dal Fordino ad una festa di una compagna di scuola in sala senza di noi, in linea con il periodo di pre-adolescenza che sta vivendo.
La Disney, ad ogni modo, continua a sapere quello che fa, e con questo secondo Ralph riesce a dare un colpo al cerchio e uno alla botte divertendo i piccoli e strizzando l'occhio ai grandi con l'introduzione di Internet come mondo da scoprire per Ralph e Vanellope ed una serie di trovate metacinematografiche davvero sfiziose - il passaggio nel mondo delle principesse Disney è forse la parte meglio riuscita della pellicola -: il ritmo c'è, il messaggio anche, ci si diverte e alla fine, come è giusto che sia, si trova anche il giusto spazio per i sentimenti. Bene così.




TITANS - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2018)

Titans Poster


In un periodo di stallo rispetto alle proposte da piccolo schermo da poter associare ai pasti senza turbare troppo i Fordini siamo incappati grazie al bacino di Netflix in Titans, una sorta di versione DC Comics degli X-Men marvelliani: conosco poco delle storie a fumetti di questi charachters essendo sempre stato un fan di Mamma Marvel - curioso che i due che conoscevo meglio, Batman e Robin esclusi, siano Hawk e Dove, praticamente sconosciuti -, dunque mi sono avventurato nella visione libero da confronti e pregiudizi vari. A prima stagione finita posso dire che il tentativo è stato fatto e a tratti è risultato anche apprezzabile, ma l'atmosfera decisamente televisiva ed un finale troppo aperto - tanto che con Julez pensavamo non fosse neppure l'ultimo episodio - hanno penalizzato il risultato. Dovessimo decidere di affrontare la season two, posso solo sperare in una ripresa.




NON CI RESTA CHE IL CRIMINE (Massimiliano Bruno, Italia, 2019, 102')

Non ci resta che il crimine Poster

Il Cinema italiano, si sa, da queste parti ha sempre vita difficile, a meno che non sia figlio delle grandi stagioni del passato. Di recente, però, complici un paio di attori ed una giusta dose di leggerezza, ho imparato ad apprezzare anche qualcosina di nostrano buona per accompagnare qualche serata senza pensieri. Non ci resta che il crimine può essere inteso in questo senso: senza troppe pretese, Massimiliano Bruno ed una squadra di caratteristi consolidata portano a casa una versione molto pane e salame di Ritorno al futuro in salsa Banda della Magliana che diverte ed intrattiene, non fa strappare i capelli ma conserva una sua dignità, tra il ricordo dei Mondiali dell'ottantadue ed un riscatto verso la vita di chi pensa di essere sconfitto dalla stessa.
Ennesima conferma della funzionalità della coppia Gassman/Giallini.


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