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venerdì 27 dicembre 2019

Ford Awards 2019: del peggio del nostro peggio




Come ogni anno, l'appuntamento con il Ford Award dedicato ai film peggiori passati su questi schermi nel corso degli ultimi dodici mesi diventa un momento utile per riflettere non solo sulle pellicole clamorosamente brutte o malriuscite, ma anche su quelle che, per aspettative o potenzialità, hanno tradito clamorosamente le attese. Quale sarà il vincitore di quest'anno di questa decisamente poco ambita classifica?


MrFord



N°10: US di JORDAN PEELE

Noi Poster

Apre la carrellata proprio una pellicola dal sapore di delusione profonda: Jordan Peele, alle spalle il successo di Get out, porta sullo schermo una riflessione sulla società e le differenze legate ad essa di grande impatto visivo e tecnicamente molto valida. Peccato che compia uno dei passi falsi peggiori che un autore possa compiere: pecca di grandissima presunzione, e proprio quando potrebbe diventare un nuovo cult, finisce per avvitarsi su se stesso perdendo gran parte della potenza accumulata nel corso dei minuti. E quel "noi", all'improvviso, diventa "loro", e Peele appare più parte del Sistema che non della Ribellione.


N°9: TERMINATOR - DESTINO OSCURO di TIM MILLER

Terminator - Destino oscuro Poster

Altra clamorosa delusione - nonchè occasione sprecata - legata ad una pellicola che personalmente attendevo con trepidazione rivelatasi la fotocopia sbiadita del mitico Terminator 2 - Il giorno del giudizio. L'idea di portare sullo schermo il vero e potente sequel dei primi due film di una saga che negli anni ha avuto molti bassi e pochi alti non ha portato ad altro se non ad un'operazione nostalgia nata e finita male. Un vero peccato, soprattutto per i vecchi fan.


N°8: WOUNDS di BABAK ANVARI

Wounds Poster

Altro giro, altra delusione per un titolo della scuderia Netflix finito al Saloon spinto dai commenti positivi di alcuni colleghi bloggers e dalle atmosfere cronenberghiane partito in modo intrigante e finito con il peggiore dei finali finto autoriali/pessimisti/finti incomprensibili.
Un pasticcio che inghiotte un attore sempre interessante costretto, con la cornice di New Orleans, a tenere il peso dell'intero lavoro sulle spalle, fumo negli occhi di quelli che, come a conti fatti è stato, paradossalmente finiscono per stregare, non si sa come, i cinefili più radical.


N°7: X-MEN DARK PHOENIX di SIMON KIMBERG

X-Men: Dark Phoenix Poster

E anche la saga dei nuovi X-Men, iniziata qualche anno fa come prequel della precedente, non sfrutta la spinta dei due ottimi capitoli iniziali e si chiude con una delusione cocente, una pellicola che stravolge le vicende narrate negli albi a fumetti e diventa un baraccone poco emozionante e coinvolgente in grado di far risultare scialbi o mettere in disparte anche personaggi clamorosamente azzeccati come il Quicksilver di Evan Peters.
Un peccato, perchè i mutanti di casa Marvel, in realtà, avrebbero potenzialità perfino più grandi dei loro cinematograficamente più illustri colleghi Avengers. E invece finiscono qui.


N°6: HELLBOY di NEIL MARSHALL

Hellboy Poster

Altro regista amatissimo in casa Ford, altro titolo che portava grandi aspettative, altre clamorosa delusione. Con l'ingrato compito di riproporre un personaggio reso molto bene sul grande schermo qualche anno fa da Del Toro, Neil Marshall toppa in modo sconvolgente regalando, si fa per dire, al pubblico una pellicola pasticciata, dozzinale, troppo pane e salame - e non in senso buono, questa volta - perfino per uno come il sottoscritto, che del pane e salame ha fatto negli anni una bandiera.
Più concentrati sull'idea di dare inizio ad una nuova saga e ad un brand, gli autori perdono la strada presto e male, confezionando un lavoro spento e senz'anima. 


N°5: DOMINO di BRIAN DE PALMA

Domino Poster

Nel corso degli anni anche i grandi registi, purtroppo per me, di tanto in tanto hanno finito per popolare la classifica del peggio, senza sconti quando la delusione era troppo grande o il risultato del loro lavoro decisamente lontano dagli standard che gli stessi avevano negli anni contribuito a settare: a questo giro tocca a Brian De Palma, storico nome del thriller che, sfruttando - spero insieme ai suoi produttori - la scia di notorietà del protagonista legata al ruolo giocato in Game of thrones finisce per compiere uno degli scivoloni più clamorosi della sua carriera, ed invece di una riflessione profonda sul ruolo del terrorismo oggi - specialmente in Europa - finisce imprigionato in una vera e propria fiera del pacchiano e delle banalità da Studio Aperto.


N°4: ALADDIN di GUY RITCHIE

Aladdin Poster

Se qualche anno fa qualcuno mi avesse detto che Guy Ritchie, autore di cose come Lock and stock e The Snatch, sarebbe finito a dirigere l'ennesimo, inutile reboot/remake di un Classico Disney - che peraltro amo moltissimo - giusto per fare cassa, avrei riso, e anche forte.
E invece ecco che l'autore anglosassone finisce schiavo delle manie di protagonismo di Will Smith e di una revisione di Aladdin che mescola parkour e presunta "modernizzazione" ed una povertà di idee che ha del clamoroso: perfino i Fordini, che conoscono il cartone animato a menadito - e forse proprio per quello - hanno attraversato la visione totalmente indifferenti.


N°3: ESCAPE ROOM di ADAM ROBITEL

Escape Room Poster

I teen horror di sopravvivenza sono un vero e proprio campo minato all'interno del quale avventurarsi, cinematograficamente parlando: il rischio di trash senza ritegno e pellicole pronte a "totalizzare zero sul grafico Pritchard" è elevatissimo, e le possibilità di incontrare qualcosa di davvero interessante sempre troppo basse.
Appartiene pienamente al novero Escape Room, filmetto dimenticato in fretta perfetto nell'incarnare la pochezza di questo tipo di Cinema. Che, forse, potrebbe non essere neppure considerato Cinema a tutti gli effetti.


N°2: PEPPERMINT - L'ANGELO DELLA VENDETTA di PIERRE MOREL

Peppermint - L'angelo della vendetta Poster

Firmato dallo stesso autore del tanto detestato - qui al Saloon - primo Taken, Peppermint entra a piedi uniti nel filone del revenge movie di grana grossa, propinando al pubblico una vicenda assolutamente implausibile raccontata con l'arroganza di chi, al contrario, pensa di stare realizzando qualcosa di profondo ed interessante. In realtà, tutto suona come una versione al femminile del suddetto Taken, giusto per arruffianarsi l'opinione pubblica sfruttando tutto quello che è accaduto ed è diventato, purtroppo, una sorta di "moda" nell'ultimo paio d'anni.
Una vera e propria schifezzona che si contrappone alle delusioni d'autore di questa classifica.


N°1: LA LLORONA - LE LACRIME DEL MALE di MICHAEL CHAVES

La Llorona - Le lacrime del male Poster

E a proposito di schifezzone, ecco quella che vince a mani basse il Ford Award per il peggio del duemiladiciannove: un horror totalmente illogico, prevedibile, noioso, realizzato come peggio non si poteva e nato da una costola della più fortunata serie The Conjuring.
Una produzione buona per le peggiori distribuzioni da agosto inoltrato e sale deserte che qui al Saloon abbiamo avuto la sfortuna di incrociare in una di quelle serate di stanca in cui un horror - o un film di genere - potrebbe avere il potere di migliorare l'umore e distrarre come un massaggio rilassante, e che in questo caso ha finito per rivelarsi peggiore di qualsiasi incubo.



I PREMI

Peggior regista: Pierre Morel per Peppermint - L'angelo della vendetta
Peggior attore: Nicolaj Coster Waldau per Domino
Peggior attrice: Jennifer Garner per Peppermint - L'angelo della vendetta
Premio "parrucchino di Nicholas Cage" per il personaggio trash: la Llorona, La Llorona - Le lacrime del male
Effetti "discount": Wounds
Premio "dolcetto o scherzetto" per il costume più agghiacciante: le incarnazioni del Genio in Aladdin, Aladdin
Stile de paura: Linda Hamilton per Terminator - Destino Oscuro
Premio "veline": Mackenzie Davis per Terminator - Destino Oscuro
Peggior scena d'amore: un qualsiasi siparietto sentimentale legato a Jean Grey, X-Men Dark Phoenix
Premio "pizza, spaghetti e mandolino": la trasformazione da moglie modello ad assassina sterminatrice di Jennifer Garner, Peppermint - L'angelo della vendetta

mercoledì 12 giugno 2019

White Russian's Bulletin



L'estensione del ritardo della rubrica dedicata alle uscite in sala al Bulletin è ormai una nuova e favolosa tradizione del Saloon, sempre più schiavo degli orari ballerini del lavoro e delle sessioni in palestra del vecchio cowboy. Questa settimana, però, non porta in dono solo il misero titolo rosicato resistendo alle penniche da divano, ma almeno un paio di interessanti visioni - una in particolare - pronte a scuotere lo spettatore nel profondo.


MrFord



ALADDIN (Guy Ritchie, USA, 2019, 128')

Aladdin Poster

Il primo dei titoli a passare dal bancone del Saloon, nonostante quello che ho scritto poco sopra, non rientra nel novero di quelli destinati a scuotere lo spettatore: consueto sfoggio di denaro, effetti e poche idee della Disney legata alle rivisitazioni live action dei suoi più classici film d'animazione - rivisitazioni che non sto amando per nulla -, il lavoro di Guy Ritchie - sono lontani i tempi di Lock&Stock - è tecnico ma da emozioni zero, il genio di Will Smith - che pure mi è sempre stato simpatico - troppo gigioneggiante per risultare simpatico quanto l'originale, la riproposizione della storia, per chi ha amato il cartoon, poco incisiva.
Perfino i Fordini, che per settimane avevano chiesto di guardarlo, hanno prestato scarsa attenzione se non nei momenti destinati alle nuove versioni delle canzoni più famose: nulla di particolarmente brutto, dunque, ma davvero incapace di rimanere davvero impresso nella memoria. Che forse è anche peggio.




UNICORN STORE (Brie Larson, USA, 2017, 92')

Unicorn Store Poster

L'esordio dietro la macchina da presa di Brie Larson, attrice molto amata sia dal grande pubblico che da quello radical, è passato attraverso Netflix e la blogosfera come una piccola tormenta, lasciando incantati molti dei miei colleghi da queste parti: approcciato quasi per caso nel corso di una cena in solitaria post palestra, si è rivelato un esperimento interessante e a tratti magico, coraggioso nel raccontare il disagio e anche la ricostruzione di se stessi attraverso una storia d'amore - perfetto il personaggio di Virgil, il migliore della pellicola -, in grado senza dubbio di incantare o, comunque, tornando al discorso a proposito di Aladdin e Guy Ritchie, di rimanere comunque nella memoria e nel cuore.
Di contro, si tratta senza dubbio di un'opera molto naif - in alcuni passaggi pure troppo, per usare un vecchio adagio -, rischiosa nell'utilizzo di personaggi come quello interpretato da Samuel Jackson - decisamemente caricaturale e forzato, a mio parere - e ostica per chi, di norma, lascia che i sogni e un certo tipo di approccio alla vita restino ben chiusi in un cassetto. 
Problemi loro, normalmente mi verrebbe da dire, e forse è così: ma se anche a chi quel cassetto lo tiene ben aperto la sensazione della sbronza da eccesso di "unicornità" viene, significa forse che la buona Brie si sia lasciata almeno in parte fuggire il controllo della sua creatura. 
Che comunque, difetti compresi, ha davvero dei signori colori.




CHERNOBYL (HBO, USA/UK, 2019)

Chernobyl Poster


Ricordo solo vagamente la primavera dell'ottantasei, quando anche in Italia giunse la paura della nube tossica figlia del terrificante incidente di Chernobyl, quando consigliarono di evitare insalate, latticini, prodotti freschi: la tragedia legata all'esplosione del reattore numero quattro della centrale, considerata - con quella di Fukujima del duemilaundici - la più grave della Storia dell'umanità nell'ambito del nucleare, ha generato nel tempo polemiche, sospetti, opinioni e ogni sorta di punto di vista nato e sviluppato prima e dopo la disgregazione dell'URSS.
Craig Mazin, a partire dalla cronaca dell'incidente, regala cinque episodi di quello che più volte mi è apparso come un vero e proprio horror, portato in scena dagli errori umani e dalle bugie che provocarono un disastro di proporzioni clamorose che, senza il sacrificio di uomini e donne impegnatisi per mesi per contenerlo avrebbe potuto essere addirittura biblico: dalle strade di Pripyat - la città più colpita dalle radiazioni, oggi fantasma - alla centrale stessa, per finire attraverso i corridoi del potere più o meno occulto dell'Unione Sovietica al principio della sua disgregazione, assistiamo ad una lotta di cui si fanno simbolo i personaggi - scritti alla perfezione - di Legasov e Shcherbina, i due responsabili delle operazioni di contenimento dell'incidente, interpretati ottimamente da Jared Harris e Stellan Skarsgaard.
Una storia terribile raccontata con la tensione del thriller ma che riesce, al contempo, a far riflettere sui ruoli della politica e della Scienza, e sull'indefessa ricerca della verità insita in quest'ultima, pronta a muovere i cuori e le vite di chi nella stessa ha deciso di credere.
Un lavoro monumentale e da brividi, che tiene inchiodati allo schermo e si presenta come uno dei titoli più importanti che il piccolo schermo abbia regalato al pubblico non solo quest'anno, ma dai tempi della prima stagione di True Detective.
Se non l'avete fatto, dunque, abituate le orecchie al raggelante ronzio dei contatori geiger, indossate le giuste protezioni ed avventuratevi in un viaggio dal quale sarà impossibile uscire come si era prima.


giovedì 23 maggio 2019

Thursday's child


Nuova, incredibile, geniale - a parte per quanto riguarda Cannibal Kid - puntata della rubrica delle uscite condotta a tre più formidabile - più o meno - e seguita - ancora più o meno - della blogosfera, che vede come ospite di questa settimana Federica Gentili alias Fexxonji, pronta a rimbalzare tra il finto giovane di cui sopra ed il vero vecchio qui presente.


MrFord

"Per evitare quel radical di Cannibal, sono dovuto fuggire a Rio. E non me ne pento."
Aladdin

"Grazie Genio per aver realizzato il mio primo desiderio!" "Figurati, per me è stato un piacere trasformare Cannibal in un vero intenditore di Cinema!"
Federica: Non lo so, sono combattuta. Era veramente necessario fare un live action di uno dei cartoni più belli della Disney? Io avevo la videocassetta di Aladdin e l’ho letteralmente consumata a forza di riguardarla. Il trailer è ok, però com’è che l’attore che interpreta Jafar l’hanno scelto così bello e giovane? E perché a me l’ambientazione sembra più bollywoodiana che medio orientale? Non so se me la sento di rovinare il ricordo più che positivo che ho di Aladdin.
Cannibal Kid: Se avessi a disposizione 3 desideri per il genio della lampada chiederei:
#1 Una Margot Robbie.
#2 James Ford fuori da questo mondo, o se non altro da questa blogosfera.
#3 Basta con 'sti live-action Disney, tra l'altro di film come Aladdin che già in versione animata non è che m'avesse fatto impazzire.
Ford: i live action Disney mi lasciano ogni volta profondamente dubbioso. Se l'esperimento non è risultato malvagio con Il libro della giungla, infatti, si prospetta un vero disastro con Aladdin, che dovrò pure sorbirmi a seguito del desiderio espresso dai Fordini di vederlo per poi venire sbeffeggiato da Jafar Kid che come al solito dirà che sono stato io in realtà a volerlo vedere.

Il traditore

"Un bel brindisi a White Russian, e tutto andrà meglio."
Federica: Sono molto ignorante sulla filmografia di Marco Bellocchio, però questo film sembra interessante. L’unica perplessità che ho è sull’accento finto siculo del romano Pierfrancesco Favino. A sentirlo così non mi sembra super convincente ma ai siciliani l’ardua sentenza.
Cannibal Kid: Io non sono del tutto ignorante sulla filmografia di Marco Bellocchio, uno di quegli autori italiani troppo fordiani per essere cannibali, ma quasi. Tra i suoi che ho visto bene Buongiorno, notte, così così Vincere e malissimo Bella addormentata. I film sui mafiosi, e sui pentiti mafiosi, non è che mi entusiasmino molto, però questo per dovere di cronaca lo vedrò. Cercando di capire se Favino è l'attore più sopravvalutato d'Italia, o se è bravo veramente. E ora via alla noiosa lezione sul cinema di Bellocchio da parte del professorone Ford.
Ford: a dire il vero Bellocchio è molto più radical che fordiano, ma ha realizzato film così potenti da andare oltre perfino a questo al Saloon. Cose come Pugni chiusi, Buongiorno notte, Vincere e L'ora di religione non si dimenticano. Dunque direi che questo Il traditore, per quanto non mi faccia impazzire all'idea, andrebbe visto a scatola chiusa.

Brightburn

Una rara immagine di repertorio di Cannibal Kid.
Federica: Cos’è sto film? La versione poraccia di Superman? Dove non cresce nell’idillio della famiglia Kent ma con una madre adottiva iperprotettiva e un padre adottivo che preferirebbe abbandonarlo in autostrada? Odio gli horror con i bambini indemoniati come protagonisti per cui per me è un gigante NO.
Cannibal Kid: Da ex bambino indemoniato quale sono, i bambini indemoniati e gli horror con i bambini indemoniati mi piacciono. O forse dovrei dire che mi piacevano, visto che il sottogenere è diventato piuttosto abusato. Considerando che questo Brightburn già dal trailer mi sa di porcata assurda, anche per me è un gigante NO. Che poi è la stessa risposta a ogni pretesa di Ford di vedere qualche pellicola da lui consigliata.
Ford: ennesimo horrorino uguale a mille altri che Cannibal, da non più bambino ma sempre indemoniato quale sicuramente è finirà per vedere e magari anche esaltare, in barba ai suoi proclami attuali. Per quanto mi riguarda, più che un NO, è un fingo che non esista.

Una vita violenta

"In mancanza, purtroppo, di White Russian, brinderemo come Cannibal con uno scialbo spumantino."
Federica: Giuro che non pensavo avrei mai pensato in vita mia di vedere il trailer di un film su dei nazionalisti corsi. Probabilmente il buon vecchio Napoleone ne andrebbe fiero ma io sono abbastanza perplessa su questo film che, a quanto pare, è stato definito a metà tra Gomorra e Il Padrino. Io ci andrei piano con questi paragoni.
Cannibal Kid: Vedi Federica, se non fossi stata ospite di questa bellissima e prestigiosissima rubrica, non ti sarebbe mai capitata una cosa del genere. Ok, magari potevi vivere bene anche senza vedere il trailer di un film su dei nazionalisti corsi, però almeno hai imparato qualcosa. Io ad esempio ho imparato che questa pellicola, più che una radical-chiccata cannibalesca di quelle che piacciono a me, sembra essere più una roba noiosa, politica e panesalame di quelle che piacciono a Ford.
Ford: sono rimasto sorpreso anch'io di vedere il trailer e scoprire l'esistenza di un film sui nazionalisti corsi, che potrebbe rivelarsi una discreta sorpresa o un riciclo poco utile - del resto è un film del duemiladiciassette -. Personalmente, spero possa colpirmi e rappresentare bene tutto quello che, nel Cinema d'autore, di norma irrita Cannibal.

Forse è solo mal di mare

E fu così che Marco Goi lasciò la blogosfera in mano a Ford per trasferirsi in una sperduta isola del Pacifico.
Federica: Mi sembra uno di quei film che posso tranquillamente evitare come la peste bubbonica. Smielato, recitato male, con musiche agghiaccianti e pieno di cliché. Passo.
Cannibal Kid: Forse è solo mal di mare, o forse è solo mal di cinema. Quello di cui sembrano soffire gli autori di questo titolo, nauseabondo fin dal trailer, e naturalmente anche Mister James Ford.
Ford: il mal di Cinema è la specialità del Cucciolo Eroico e degli autori di questa roba. Dunque li lascio volentieri da soli su un'isola deserta con la possibilità di rivedersi in loop perenne il titolo qui presente.

mercoledì 17 maggio 2017

King Arthur - Il potere della spada (Guy Ritchie, USA, 2017, 136')




Ricordo bene il periodo in cui Guy Ritchie fece il botto, quando tra Lock&Stock e The Snatch molti erano pronti a proclamarlo una sorta di nuovo Tarantino, nel rispetto dello spirito sopra le righe del ragazzaccio di Knoxville che scomponeva il tempo di narrazione e giocava con i diversi generi: purtroppo, però, a prescindere dalle decisamente più limitate capacità di scrittura ed approccio, il buon Guy, al contrario di Quentin, ha finito per imborghesirsi, negli anni, e giocare sempre in casa fornendo al pubblico quello che il pubblico si aspettava da lui.
Niente di più, niente di meno.
Penso ai due Sherlock Holmes, più fumo che arrosto - per quanto piacevoli da vedere -, o a questo recente King Arthur, che pare una sorta di Robin Hood caciarone più che il ritratto di uno dei personaggi più sfaccettati ed interessanti della Letteratura anglosassone: ricordo ancora l'effetto che mi fece, pensando ai personaggi trattati, fin dalla prima visione, Excalibur di John Boorman, che affascinò e stimolò nel Ford bambino la curiosità del recupero del ciclo arturiano, lontano anni luce da questo "moderno" cocktail che pare shakerare Il signore degli anelli - clamorosamente scopiazzato nella battaglia che apre il film -, un pò di musica tradizionale che stimola lo spirito dei maschi alfa in cerca di un confronto, una rissa o un modo per mostrare i muscoli ed uno sviluppo talmente noioso da far apparire una cosa come il tanto criticato Macbeth dello scorso anno una vera e propria passeggiata.
Ritchie, da par suo, cerca di affiancare lo stile scanzonato e sopra le righe all'epicità della materia, senza riuscirci, poggiandosi sulle spalle dei due - sempre bravi e sempre fordiani - Jude Law e Charlie Hunnam, che paiono due fuoriclasse di una squadra di calcio abbandonati in campo senza una direzione nel corso di una partita destinata a finire nel peggiore dei modi.
Un peccato, considerata l'ispirazione di base, molti dei caratteristi e la possibilità di andare oltre a quello che ci si aspetterebbe da Guy Ritchie ma in una versione più seriosa e pesante rispetto a quella di un film di Guy Ritchie.
Ed un peccato anche per il Saloon ed i suoi abitanti, che hanno aspettato questo film quasi quanto Covenant ed ora si trovano a sperare che l'operato di Ridley Scott non sia così pessimo come si legge in giro per evitare di vedere bruciata la prima settimana di uscite interessanti da un paio di mesi a questa parte.
In qualche modo, pare quasi che Ritchie non abbia saputo che direzione dare al suo lavoro: si tratta di un blockbuster tamarro e casinaro o di un tentativo autoriale di modernizzare un charachter ed una saga splendidi per conto loro?
Ha più importanza l'utilizzo della CGI o delle sequenze ad effetto oppure l'epicità del dramma in stile Shakespeariano?
Le risposte, purtroppo, latitano dall'inizio alla fine, ed il risultato, più che una battaglia da ricordare, è una lotta per restare svegli senza pensare di essere finiti su una giostra già provata e riprovata mille volte, semplicemente ridipinta per apparire diversa.




MrFord




giovedì 11 maggio 2017

Thursday's chid



Il risveglio primaverile del Cinema prosegue in una settimana ricca di potenziali blockbusteroni e sorprese di nicchia, nonchè di una delle più grandi certezze rispetto alla rivalità tra il sottoscritto e Cannibal Kid: Terrence Malick.
Riuscirà il guru dei pipponi a rimettere in carreggiata la rivalità tra noi colleghi di rubrica, oppure sarà l'ennesima conferma di un anno clamorosamente pacifico?



"Io l'avevo consigliato di non guardare il nuovo film di Malick, e lui niente: ed ecco il risultato!"



King Arthur – Il potere della spada

"E così sono questi, i giochi che si fanno in casa Ford? Sarà contento Cannibal!"

Cannibal dice: Mai stato appassionato delle vicende di Re Artù, o delle pellicole su Re Artù, o delle pellicole di Guy Ritchie, quindi questa fordianata suprema mi sa che potrebbe non fare al caso mio. La presenza degli ottimi Charlie Hunnam e Jude Law però potrebbe farmi cambiare idea... forse.
Ford dice: non mi sono mai strappato i capelli, per quanto interessante possa essere, per Guy Ritchie, ma ho sempre adorato il ciclo della Tavola Rotonda sui libri così come al Cinema fin dai tempi di Excalibur. Se a questo si aggiungono Charlie Hunnam e Jude Law, direi che questa bella tamarrata medievaleggiante ci sta tutta.

 

Alien: Covenant

La nuova versione di Gollum pasteggia con Cannibal Kid.

Cannibal dice: Mai stato appassionato nemmeno della saga di Alien, al contrario di Ford. Eppure il precedente prequel, Prometheus, anche se mi era sembrato parecchio mediocre, mi aveva schifato meno rispetto a diversi fan storici della serie. Questo sequel del prequel Alien: Covenant potrebbe quindi riuscire nella stessa impresa, cioè non schifarmi troppo. Se proprio va bene.
Ford dice: finalmente, dopo settimane di desolazione, un pò di movimento in sala. Ho sempre amato la saga di Alien, anche se i primi due film - in particolare quello meraviglioso di Scott - restano sempre decisamente al di sopra di tutti gli altri, e non vedo l'ora di scoprire se il ritorno dei terribili predatori spaziali sarà all'altezza degli antichi fasti o un'operazione riuscita solo in parte come il recente Prometheus.
Di sicuro, mi godrò il fatto che andrà di traverso a Cannibal.

 

Song to Song

"Cerchiamo di menarcela un pò di più, altrimenti Malick non ci prende per il suo prossimo film."

Cannibal dice: Terrence Malick è tornato... di nuovo! Per la gioia mia e per la disperazione di Ford. Per tutta onestà, c'è però da dire che con Knight of Cups era riuscito a far storcere il naso persino a me, quindi questo Song to Song un pochino mi preoccupa. Ambientazione musicale e cast più che all-star lo rendono comunque un potenziale nuovo cult cannibal-malickiano.
Ford dice: il movimento in sala di cui scrivevo sopra continua, nella speranza che la nuova fatica del bollitissimo Malick un tempo grande regista ed ora solo grande fuffa possa far tornare la lotta tra me ed il mio antagonista qui presente ai livelli dei tempi di Tree of life, quando l'ascia di guerra era decisamente sporca di sangue.

 

On the Milky Road – Sulla Via Lattea

"Ed eccoci finalmente arrivati a casa Ford: sarà già ubriaco a quest'ora del mattino?"

Cannibal dice: Il fordiano Emir Kusturica alle prese con un film autorialissimo e visionario, che ha già scatenato reazioni tra le più variegate all'ultimo Festival di Venezia. Il tutto impreziosito da un'interpretazione di una Monica Bellucci che pare tra le migliori della sua carriera. Non che ci volesse molto... Nella battaglia tra film pretenziosi e probabilmente senza senso della settimana, io punto decisamente su Malick.
Ford dice: ho sempre amato Kusturica, soprattutto quello della prima parte della sua carriera, mentre ammetto di averlo perso per strada tra escursioni in ambito musicale, documentari e libri degli ultimi anni.
Che questo film apparentemente molto radical possa essere un risveglio di una delle passioni cinematografiche che ricordo con maggiore affetto dei tempi in cui iniziai il mio viaggio attraverso la settima arte "d'autore"?


Qualcosa di troppo

"Non pensavo che ristrutturare il vecchio campo di battaglia delle Blog Wars sarebbe stato così difficile!"

Cannibal dice: Possibile sorpresa settimanale numero 1. Una francesata con i fiocchi, leggera e allo stesso tempo chic, diretta e interpretata dalla promettente Audrey Dana. Diventerà la mia nuova idola, nonché la nuova nemica radical di Ford?
Ford dice: film francese che fino a poche settimane fa avrei evitato come la peste temendo una radicalchiccata con i fiocchi. Il recente successo al Saloon de L'avenir, però, ha cambiato le carte in tavola, tanto da mettermi la pulce nell'orecchio anche rispetto a questo Qualcosa di troppo. Sperando che questo qualcosa non si riveli una terrificante cannibalata.

 

This Beautiful Fantastic

"Sono vestito peggio di Ford e Cannibal, dici? Allora devo essere messo proprio male!"

Cannibal dice: Possibile sorpresa settimanale numero 2. Film britannico con protagonista Jessica Brown Findlay, attrice da me vista in un episodio di Black Mirror e non vista in Downton Abbey. Si preannuncia come una romcom fiabesca potenzialmente molto gradevole (come un post di Pensieri Cannibali) o molto fastidiosa (come un post di White Russian).
Ford dice: essendomi giocato tutti i bonus della settimana rispetto alle potenziali cannibalate, direi che questa rom com finisce dritta in fondo alla lista delle mie priorità, insieme al decisamente non beautiful ed ancor meno fantastic Cannibal Kid.

 

Tutto quello che vuoi

"Per quanto ancora dobbiamo far finta di essere Le iene?"

Cannibal dice: Commedia italiana diretta da Francesco Bruni, già regista del valido Scialla! (Stai sereno). Potrebbe sembrare il film giusto per me, ma potrei anche passare il compito della visione a Ford, che ultimamente nel tentativo di imitarmi si è incredibilmente avvicinato al magico mondo del cinema nostrano recente.
Ford dice: di recente ho mostrato un'apertura inaspettata anche per me verso il Cinema italiano e le sue proposte più o meno alternative. Potrebbe essere la volta buona per un altro recupero a sorpresa con potenziale promozione? Solo il tempo lo dirà.
Intanto, tutto quello che voglio è un Cannibal che finalmente cominci a capirne qualcosa di Cinema.

 

E se mi comprassi una sedia?

"E così quel tipo è Cannibal: sarò lieto di fracassargli una sedia sulla schiena!"

Cannibal dice: E compratela, ma non farci su un film, per favore!
Ford dice: per me non c'è problema. Puoi tranquillamente comprarla. Se poi ti serve per fracassarla nella schiena di Cannibal, ancora meglio!

 

Una settimana e un giorno

"Ma se Ford non ha intenzione di venire a vedere il nostro film, allora chi verrà?"

Cannibal dice: Commedia drammatica from Israele che potrebbe essere una radical-fordianata clamorosa. Ma togliamo anche il “potrebbe essere” e mettiamo al suo posto un “sarà sicuramente”.
Ford dice: film d'autore proveniente da Israele che ai tempi sarebbe stato in cima alla lista dei miei ripescaggi improbabili.
Dubito che questo accadrà oggi.

 

Richard – Missione Africa

Cannibal e Ford ai tempi della loro accesa rivalità.

Cannibal dice: Possibile che tutte le settimane debba per forza uscire (almeno) un filmino d'animazione? Ford, tu per caso c'entri qualcosa?
Ford dice: è curioso che ogni settimana venga buttato in sala un film d'animazione indipendentemente dal suo valore, un po' come accade per il Cinema italiano. Ma dato che so che questa cosa disturba il mio rivale, non mi lamento.

 

giovedì 15 ottobre 2015

Operazione U.N.C.L.E.

Regia: Guy Ritchie
Origine: USA, UK
Anno:
2015
Durata:
116'






La trama (con parole mie): siamo nei primi anni sessanta e nel pieno della Guerra Fredda quando Napoleon Solo, agente della CIA costretto a lavorare per l'Agenzia a causa dei suoi trascorsi come criminale e ladro incallito ed Illya Kuryakin, uomo d'acciaio dell'intelligence russa, finiscono a dover seppellire l'ascia di guerra costretti dai loro superiori ad unirsi alla giovane Gaby, che fa il meccanico a Berlino Est, per rintracciare il padre scomparso di quest'ultima, ex tecnico del Reich che pare avere trovato rifugio forzato in Italia presso una famiglia che pare mostrarsi troppo nostalgica a proposito dei tempi del Fuhrer.
Riusciranno i due riluttanti agenti a mettere da parte la loro rivalità per scrivere la parola fine ad un piano ideato da qualcuno peggiore perfino dei governi che li manovrano? 
La ragazza che dovranno custodire finirà per gettare benzina sul fuoco rispetto al loro confronto? 
E in un mondo di spie, cimici e voltafaccia, ci si potrà davvero fidare fino in fondo di chi ci sta accanto ed è incaricato di coprirci le spalle?










Il fatto che Guy Ritchie abbia un grande stile è risaputo fin dai tempi di Lock&Stock, e ancor più di The snatch: il fatto che molto del suo lavoro si debba alla generazione del pulp e all'esplosione di Tarantino negli anni novanta, in fondo, poco importa, perchè l'anglosassone in questione è sempre riuscito, di fatto, a prendere la grana grossa figlia delle stelle e strisce e a trasformarla in un ibrido rock di gran classe, un pò come quando Iggy Pop incontrò David Bowie.
Personalmente, non sempre ho amato i suoi lavori, e l'ho sempre considerato un più che onesto artigiano, lontano sempre e comunque anni luce dal ragazzaccio Quentin, eppure qualcosa ha finito, anche a fronte delle delusioni peggiori - Rocknrolla su tutti, ma anche il secondo Sherlock Holmes non ha scherzato - per riportarmi sempre alla sua corte all'uscita di qualche nuovo titolo.
Questo Operazione U.N.C.L.E., che pare - o vorrebbe diventare - una versione hipster di Mission Impossible, ha di fatto finito per esercitare la consueta, irrefrenabile curiosità del sottoscritto rispetto al lavoro dell'ex signor Madonna, e, devo ammetterlo, si è difeso molto, molto meglio dei due scivoloni appena citati, finendo per intrattenermi piacevolmente per un paio d'ore - comunque onestamente troppe per un prodotto leggero ma non abbastanza come questo - principalmente grazie ad una messa in scena curatissima e davvero impeccabile - in alcuni passaggi l'impressione è quella di trovarsi all'interno di una versione dopata di Mad Men - ed i continui battibecchi dei due protagonisti, che saranno anche considerati spesso e volentieri inespressivi ma che ho trovato molto calzanti per i ruoli cuciti loro addosso, dalla sbruffonaggine guascona del Napoleon Solo di Henry Cavill - che sta decisamente meglio in questi panni che non in quelli di Superman - e dell'Illya Kuryakin di Armie Hammer, che continuo a considerare ben più capace di quanto non lasci intendere, spalleggiati alla grande all'affascinante Alicia Vikander già vista di recente in Ex machina.
Il resto, per quando ben palleggiato tra sequenze action interessanti come l'inseguimento in apertura ed intermezzi comici ottimamente riusciti - i due agenti che discutono di moda rispetto all'abbigliamento della loro protetta Gaby all'interno del negozio, o lo spuntino all'interno del camion di Solo con in lontananza l'inseguimento in barca con protagonista Illya, forse il pezzo pregiato della pellicola - finisce sempre per ricordare qualcos'altro, da Ocean's Eleven agli heist movies in genere, passando per 007 ed i vecchi film dell'epoca dei grandi studios: certo, tutto di grande effetto, ottimo intrattenimento intelligente, strizzate d'occhio e colpi di gomito a profusione, eppure l'impressione di non essere di fronte ad un grande film è netta ed insindacabile fin dal principio, quasi Operazione U.N.C.L.E. fosse uno di quei titoli "belli senz'anima" che non sono riusciti a trovare una propria dimensione ed un carattere abbastanza forte per poter sperare di lasciare davvero il segno.
Come se non bastasse gli incassi, per il momento, non paiono dare ragione a Ritchie ed alla palese volontà della produzione di porre le basi per un sequel o addirittura una serie - si veda il finale in una certa misura aperto -: non che al sottoscritto importi qualcosa a proposito dei dollaroni o delle sterline che finiranno nel già abbastanza gonfio portafogli del buon Guy e dei suoi soci, ma anche il risultato al botteghino finisce per essere un indicatore dell'impressione che un titolo finisce per comunicare al pubblico.
Quella che lascia questo film, per quanto cool, spigliato, stiloso e ben congeniato, è quella, purtroppo per lui, del "vorrei ma non posso": quantomeno, pensando alla sagacia di Solo e all'orgoglio di Kuryakin, resto dell'idea che i suoi protagonisti non l'abbiano presa troppo male, ed in qualche modo abbiano già trovato la strada per arrivare a noi.
In fondo, le spie sono come gli illusionisti: ti fanno credere di aver visto qualcosa che volevi vedere, ed hanno finito per mostrarti quello che volevano che vedessi.




MrFord




"Oh, se
non m’avessero detto mai
che le fiabe son storie non vere,
ora là io sarei.
D’un regno
con un solo soldato,
che cercava le streghe
voleva cacciarle a sassate."
Luigi Tenco - "Il mio regno" -




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