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lunedì 6 gennaio 2020

White Russian's Bulletin


Alle spalle i Ford Awards ed i festeggiamenti di fine anno, torna il Bulletin portando in dono tutto quello che, nel periodo delle vacanze natalizie, è passato sugli schermi del Saloon, dalle novità in sala alle serie, dai recuperi ai titoli appena usciti.
In alcuni casi ci sono state ottime sorprese che potrebbero essere protagoniste dei Ford Awards il prossimo anno, in altri, purtroppo, anche delusioni.


MrFord



SCRUBS - STAGIONE 4 (ABC, USA, 2004)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster

Prosegue il recupero di casa Ford dell'ormai classicissima Scrubs, che nonostante il tempo che passa continua a risultare divertente e fresca, pronta ad allietare pranzi e cene facendo impazzire perfino i Fordini. Nel corso della quarta stagione, oltre alle vicissitudini sentimentali sia della solidissima coppia Turk/Carla, si assiste al passaggio professionale dei ragazzi una volta terminato il periodo di praticantato, senza che questo però limiti le pressioni ricevute dal mitico Kelso e dall'ancor più mitico Cox, che resta uno dei charachters più azzeccati di sempre.




STAR WARS EPISODIO IX - L'ASCESA DI SKYWALKER (J.J. Abrams, USA, 2019, 142')

Star Wars: L'ascesa di Skywalker Poster

Ricordo bene l'esaltazione che provai quando vidi per la prima volta il trailer di quello che, almeno sulla carta, dovrebbe o avrebbe dovuto essere l'ultimo capitolo della saga di Star Wars: considerata la qualità dell'Episodio VII e, seppur con un calo, dell'VIII, speravo in una chiusura davvero col botto per la terza trilogia, in barba all'altalenante seconda.
Purtroppo, però, le aspettative sono state deluse a seguito di un film davvero poco memorabile, che alterna poche buone idee e momenti da pathos figlio di un ultimo capitolo a lunghi minuti di ordinaria amministrazione e scelte discutibili - era davvero necessario il ritorno di Palpatine? -: un vero peccato, perchè se, con tutti i suoi punti deboli, la già citata seconda trilogia era partita malissimo per chiudersi molto bene - La vendetta dei Sith è un gran film che andrebbe rivalutato - questa ha imboccato il percorso inverso, e considerato come era iniziata, non può che essere una perdita per tutti i fan di questo universo così ricco e mitico.




THE WITCHER - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2019)

The Witcher Poster

Tanto Star Wars è stata la sorpresa in negativo delle Feste, quanto The Witcher è stata quella in positivo: tratta da un popolare videogioco ed interpretata da Henry Cavill - che non mi aveva mai convinto -, pensavo che si sarebbe rivelata una mezza porcata da abbandonare dopo il primo episodio. Al contrario, invece, non solo il protagonista funziona molto meglio da Geralt di Rivia che da Superman, ma gli autori sono riusciti a trovare il giusto mezzo tra la tamarrata, l'opera pulp violenta ed ironica, l'iconografia nerd da giocatori di ruolo e l'atmosfera giusta per conquistare il pubblico a più livelli - si pensi solo alla coppia formata dal Witcher e il bardo, perfetto nel diventare la sua spalla comica - costruendo un giocattolone piacevole e divertente, che mi ha fatto venire una gran voglia di provare la versione videoludica ed alimentato l'hype per la seconda stagione, prevista per il duemilaventuno.
Sinceramente, dono molto volentieri il soldo al mio Witcher.


lunedì 10 settembre 2018

Mission Impossible: Fallout (Christopher McQuarrie, USA/Cina, 2018, 147')








- Nonostante gli anni passino e perfino su un eterno Peter Pan come lui comincino a vedersi i segni dell'età, nonostante la follia e l'ego smisurato, continuo ad adorare senza ritegno Tom Cruise, che non ricordo avermi mai deluso neppure nelle produzioni peggiori cui ha preso parte.

- Il brand di Mission Impossible, dai tempi dell'esordio nel novantasei con De Palma in regia, rappresenta forse il più curato e meglio realizzato che l'action d'avventura classica abbia proposto negli ultimi vent'anni, in barba ai più pubblicizzati 007.

- Christopher McQuarrie, già regista del buonissimo Rogue Nation, si supera portando sullo schermo un film serrato, tecnicamente ottimo, ricco di twists e colpi di scena, che si regge sulle spalle di Cruise ma non alimenta il suo divismo sfrenato come in altre occasioni - Ghost Protocol o Mission Impossible 2, ad esempio - e porta il pubblico ad appassionarsi e restare inchiodato allo schermo dal primo all'ultimo minuto.

- La produzione è sicuramente ricca di livello, così come lo sono tutti i passaggi legati agli effetti speciali, ma un plauso particolare va, a mio parere, alle coreografie dei combattimenti e delle parti più fisiche, adrenaliniche e tiratissime neanche fossimo catapultati all'interno di un titolo made in Hong Kong o qualcosa come The Raid. Nello specifico, la sequenza della lotta nella toilette degli uomini a Parigi di Cruise, Cavill e del loro bersaglio è da antologia.

- La squadra dell'IMS, malgrado la perdita di un elemento e, come scritto poco sopra, dell'età che avanza, continua a convincere, grazie anche alle spalle Ving Rhames e Simon Pegg, perfetti nel ruolo di comprimari.

- Sempre a proposito di personaggi, la Vedova Bianca di Vanessa Kirby rappresenta forse uno dei migliori charachters femminili dai tempi della migliore tradizione, anche in questo caso, della serie con protagonista un certo James Bond. Speriamo che venga di nuovo considerata.

- L'entusiasmo che ha accolto la critica anche illustre soprattutto oltreoceano è forse eccessivo, ma se non è questo l'action dell'anno, non vedo proprio quale altro potrebbe essere. Senza contare che parliamo di uno dei titoli più solidi dell'intera saga di Ethan Hunt.

- Gli incassi parlano chiaramente, e indicherebbero la strada per un ulteriore capitolo: non so se il buon Tom riuscirà fisicamente ad essere sempre ai livelli cui ci ha abituati, ma senza dubbio se deciderà di vestire ancora una volta i panni dell'agente Hunt, i Ford saranno pronti a gettarsi a capofitto in una qualsiasi missione impossibile. E senza aspettare che il messaggio che la preannuncia si autodistrugga.



MrFord



lunedì 8 gennaio 2018

Justice League (Zack Snyder, USA/UK/Canada, 2017, 120')




I frequentatori abituali del Saloon ormai conoscono bene la predilezione del sottoscritto per la Marvel rispetto alla DC Comics, così come il complicato rapporto che lega questo vecchio cowboy a Zack Snyder, autore discontinuo che nel corso degli anni è riuscito a regalare discrete soddisfazioni e ciofeche immonde: con il tentativo orchestrato proprio da quest'ultimo di organizzare una sorta di risposta cinematografica made in DC per contrastare il sempre notevole successo del Cinematic Universe della Marvel ho avuto la conferma di tutti i limiti non solo dei seriosi e troppo statici charachters della concorrente principe di Mamma M, ma anche dello stesso Snyder, complici produzioni decisamente soporifere e poco incisive legate a Superman e Batman, i due portabandiera di questo universo.
Proprio in questo senso mi aspettavo che Justice League potesse esplodere come una bomba e guadagnarsi un posto d'onore nella Top Ten dedicata al peggio dell'anno degli appena assegnati Ford Awards: una previsione che, come accaduto di recente con Madre! di Aronofsky, non ha trovato riscontro nella realtà.
Justice League è ben lungi dal poter essere considerato un bel film - o anche solo discreto -, eppure si è presentato decisamente meno peggio di quanto potessi aspettarmi, complici senza dubbio la Wonder Woman di Gal Gagot - di gran lunga il charachter più interessante di questo "universo" - ed un ritmo che, nonostante le lungaggini tipiche di Snyder e la pesantezza devastante di Superman e del Batman di Ben Affleck - che pare aver cancellato tutto il bene fatto da Nolan e Bale con l'Uomo Pipistrello - non è risultato così lento: due sorprese che sono valse alla pellicola la mancata presenza nella già citata Top Ten del peggio del duemiladiciassette ma che non alimentano certo l'hype per un eventuale secondo capitolo del "supergruppo" della DC, che oltre alla noia di Supes e Batman presenta un Aquaman totalmente inutile - portato sullo schermo solo per contare sulla presenza accalappia donne di Momoa -, un Flash acerbo nonchè copia sbiadita di Spider Man per spirito ed un charachter impresentabile anche a livello di effetti come Cyborg.
Per quanto, dunque, il lavoro di Snyder e Whedon abbia scampato il peggio qui al Saloon - ma non al botteghino, che a quanto pare ha avuto poca pietà - penso basti riflettere sul fatto che, una volta esclusa la sua presenza ai Ford Awards, abbia clamorosamente dimenticato di doverne scrivere il post per due settimane buone è la prova di quanto poco consistente possa risultare per lo spettatore e la sua memoria: fossi nei produttori della risposta DC al Cinematic Universe, ripenserei ad una strategia diversa e valida così come ad un alleggerimento complessivo dei charachters, nonchè ad uno spazio sempre maggiore concesso all'unico volto che, in questa galleria, pare avere senso e spessore, quello di Wonder Woman.
Un segnale importante, considerati gli eventi dell'anno appena trascorso, per un regista fortemente "macho" come Snyder.



MrFord



 

martedì 29 marzo 2016

Batman vs Superman - Dawn of justice

Regia: Zack Snyder
Origine: USA
Anno: 2016
Durata: 151'






La trama (con parole mie): a seguito della battaglia di Metropolis, che ha consacrato come un eroe planetario Superman e causato numerose vittime, tra le quali dipendenti di una delle proprietà del multimilionario Bruce Wayne, alias Batman, paladino oscuro di Gotham, quest'ultimo ed una parte dell'opinione pubblica guardano con sospetto il kryptoniano, inconsapevolmente guidato verso una rivalità non voluta dalle azioni del giovane e poco equilibrato Lex Luthor.
Quando, grazie alle macchinazioni del magnate, Superman e Batman si trovano in rotta di collisione e la battaglia tra i due pare favorire la Lex Corp, l'intervento di Lois Lane unito alle ricerche di Wayne cambiano le carte in tavola: stabilita una pur fragile alleanza, i due eroi affiancati da Wonder Woman si troveranno ad affrontare un ibrido chiamato Doomsday, scatenato proprio da Luthor.











Non avrei mai pensato, considerati i "nostri" trascorsi, di poter affermare che un film firmato da Zack Snyder potesse lasciarmi, di fatto, quasi completamente indifferente, o annoiato: in passato, dal riconoscimento di lavori come L'alba dei morti viventi o Watchmen fino alla completa bocciatura di porcatone come 300 o Sucker Punch, il tamarrissimo regista aveva quasi sempre suscitato una certa reazione, nel sottoscritto, tanto da alimentare, in un modo o nell'altro, la voglia di scrivere a proposito del suo lavoro.
Della serata che ha visto i Ford in "libera uscita" con il Fordino dai nonni, invece, mi resterà probabilmente soltanto il ricordo della monumentale cena al jappo all you can eat prima del film e dello spassoso gioco dell'Alfred e Bruce Wayne sfruttato nel parcheggio del Cinema a causa della recente installazione del seggiolino per la prossima nuova arrivata di casa Ford sul sedile del navigatore che pone di fatto il sottoscritto dietro accanto, per l'appunto, al Fordino, con tanto di portiera aperta e chiusa e gente a bocca aperta ad osservare la donna incinta che faceva scendere e salire un tamarro poco raccomandabile dalla macchina come se fosse la sua autista.
Del film, al contrario, se non due ore e mezza di pesantezza e grigiore abominevoli, resta davvero poco che possa rendere il titolo diverso da molti che l'hanno preceduto o far pensare che possa essere una base di partenza da urlo per l'imminente Justice League, risposta di casa DC agli Avengers targati Marvel: proprio rispetto al supergruppo della Casa delle Idee, le colonne Batman e Superman paiono privi dell'ironia necessaria per catturare anche il pubblico meno nerd o dei più piccoli - ho visto padri e figli giunti in sala giungere con grande fatica e molto sonno alla conclusione - ed allo stesso tempo anche della drammaticità autoriale della trilogia legata all'Uomo pipistrello firmata da Christopher Nolan - nonostante, occorre dirlo, Affleck non se la cavi affatto male nei panni di Wayne, e sia spalleggiato da un ottimo Alfred interpretato da Jeremy Irons -.
Usciti dalla sala, il pensiero - oltre al sollievo - era rivolto alla freschezza di una proposta pur diversa come Deadpool - che fa letteralmente polpette del lavoro di Snyder - ed ai paragoni impietosi di sequenze pur ben realizzate come quella della scazzottata tra Superman ed il Batman in versione "armatura pesante" - forse la migliore del film - e l'equivalente tra l'Iron Man "Hulkbuster" e, per l'appunto, Hulk del pur spento secondo Avengers, senza contare l'interpretazione fastidiosa e sempre priva di novità di Jesse Eisenberg, che pare aver esportato il suo Zuckerberg in qualsiasi altro film interpretato, oltre a tentare - fallendo miseramente - di ricordare l'indimenticabile Joker di Heath Ledger.
Poco importa, poi, della scarsa fedeltà a quelle che sono le vicende narrate sugli albi a fumetti - soprattutto riguardo al personaggio di Doomsday - o degli effettoni mirabolanti: Batman vs Superman resterà un videogiocone che avrebbe potuto regalare al suo pubblico tre quarti d'ora in meno - la storia ormai arcinota dell'infanzia di Bruce Wayne, gli inutili inserti onirici sempre legati all'Uomo Pipistrello - ed un tentativo di rendere, almeno in parte ed almeno in sala, cool anche eroi certamente meno interessanti di quelli Marvel i paladini della DC, che paiono divinità scese in terra incuranti della popolazione e degli effetti e conseguenze della loro presenza: in questo senso, il tentativo di sfida di Luthor ha quasi senso, così come la scelta del grande pubblico, che in sala come per le letture, ha sempre nettamente favorito i charachters creati da Stan Lee e soci, meno "divini" e pronti a portare in primo piano i loro problemi, e non i favolosi poteri.
Ma chissà, forse tutto nasce, per quanto mi riguarda, dal senso di appartenenza che provo rispetto all'essere Umani - in tutti i sensi, positivi e negativi, del termine - a fronte dell'algida distanza e spropositato ego dell'essere divini.





MrFord





"Justice is lost
Justice is raped
Justice is gone
pulling your strings
Justice is done
seeking no truth
winning is all
find it so grim
so true
so real."
Metallica - "And Justice for all" - 






giovedì 15 ottobre 2015

Operazione U.N.C.L.E.

Regia: Guy Ritchie
Origine: USA, UK
Anno:
2015
Durata:
116'






La trama (con parole mie): siamo nei primi anni sessanta e nel pieno della Guerra Fredda quando Napoleon Solo, agente della CIA costretto a lavorare per l'Agenzia a causa dei suoi trascorsi come criminale e ladro incallito ed Illya Kuryakin, uomo d'acciaio dell'intelligence russa, finiscono a dover seppellire l'ascia di guerra costretti dai loro superiori ad unirsi alla giovane Gaby, che fa il meccanico a Berlino Est, per rintracciare il padre scomparso di quest'ultima, ex tecnico del Reich che pare avere trovato rifugio forzato in Italia presso una famiglia che pare mostrarsi troppo nostalgica a proposito dei tempi del Fuhrer.
Riusciranno i due riluttanti agenti a mettere da parte la loro rivalità per scrivere la parola fine ad un piano ideato da qualcuno peggiore perfino dei governi che li manovrano? 
La ragazza che dovranno custodire finirà per gettare benzina sul fuoco rispetto al loro confronto? 
E in un mondo di spie, cimici e voltafaccia, ci si potrà davvero fidare fino in fondo di chi ci sta accanto ed è incaricato di coprirci le spalle?










Il fatto che Guy Ritchie abbia un grande stile è risaputo fin dai tempi di Lock&Stock, e ancor più di The snatch: il fatto che molto del suo lavoro si debba alla generazione del pulp e all'esplosione di Tarantino negli anni novanta, in fondo, poco importa, perchè l'anglosassone in questione è sempre riuscito, di fatto, a prendere la grana grossa figlia delle stelle e strisce e a trasformarla in un ibrido rock di gran classe, un pò come quando Iggy Pop incontrò David Bowie.
Personalmente, non sempre ho amato i suoi lavori, e l'ho sempre considerato un più che onesto artigiano, lontano sempre e comunque anni luce dal ragazzaccio Quentin, eppure qualcosa ha finito, anche a fronte delle delusioni peggiori - Rocknrolla su tutti, ma anche il secondo Sherlock Holmes non ha scherzato - per riportarmi sempre alla sua corte all'uscita di qualche nuovo titolo.
Questo Operazione U.N.C.L.E., che pare - o vorrebbe diventare - una versione hipster di Mission Impossible, ha di fatto finito per esercitare la consueta, irrefrenabile curiosità del sottoscritto rispetto al lavoro dell'ex signor Madonna, e, devo ammetterlo, si è difeso molto, molto meglio dei due scivoloni appena citati, finendo per intrattenermi piacevolmente per un paio d'ore - comunque onestamente troppe per un prodotto leggero ma non abbastanza come questo - principalmente grazie ad una messa in scena curatissima e davvero impeccabile - in alcuni passaggi l'impressione è quella di trovarsi all'interno di una versione dopata di Mad Men - ed i continui battibecchi dei due protagonisti, che saranno anche considerati spesso e volentieri inespressivi ma che ho trovato molto calzanti per i ruoli cuciti loro addosso, dalla sbruffonaggine guascona del Napoleon Solo di Henry Cavill - che sta decisamente meglio in questi panni che non in quelli di Superman - e dell'Illya Kuryakin di Armie Hammer, che continuo a considerare ben più capace di quanto non lasci intendere, spalleggiati alla grande all'affascinante Alicia Vikander già vista di recente in Ex machina.
Il resto, per quando ben palleggiato tra sequenze action interessanti come l'inseguimento in apertura ed intermezzi comici ottimamente riusciti - i due agenti che discutono di moda rispetto all'abbigliamento della loro protetta Gaby all'interno del negozio, o lo spuntino all'interno del camion di Solo con in lontananza l'inseguimento in barca con protagonista Illya, forse il pezzo pregiato della pellicola - finisce sempre per ricordare qualcos'altro, da Ocean's Eleven agli heist movies in genere, passando per 007 ed i vecchi film dell'epoca dei grandi studios: certo, tutto di grande effetto, ottimo intrattenimento intelligente, strizzate d'occhio e colpi di gomito a profusione, eppure l'impressione di non essere di fronte ad un grande film è netta ed insindacabile fin dal principio, quasi Operazione U.N.C.L.E. fosse uno di quei titoli "belli senz'anima" che non sono riusciti a trovare una propria dimensione ed un carattere abbastanza forte per poter sperare di lasciare davvero il segno.
Come se non bastasse gli incassi, per il momento, non paiono dare ragione a Ritchie ed alla palese volontà della produzione di porre le basi per un sequel o addirittura una serie - si veda il finale in una certa misura aperto -: non che al sottoscritto importi qualcosa a proposito dei dollaroni o delle sterline che finiranno nel già abbastanza gonfio portafogli del buon Guy e dei suoi soci, ma anche il risultato al botteghino finisce per essere un indicatore dell'impressione che un titolo finisce per comunicare al pubblico.
Quella che lascia questo film, per quanto cool, spigliato, stiloso e ben congeniato, è quella, purtroppo per lui, del "vorrei ma non posso": quantomeno, pensando alla sagacia di Solo e all'orgoglio di Kuryakin, resto dell'idea che i suoi protagonisti non l'abbiano presa troppo male, ed in qualche modo abbiano già trovato la strada per arrivare a noi.
In fondo, le spie sono come gli illusionisti: ti fanno credere di aver visto qualcosa che volevi vedere, ed hanno finito per mostrarti quello che volevano che vedessi.




MrFord




"Oh, se
non m’avessero detto mai
che le fiabe son storie non vere,
ora là io sarei.
D’un regno
con un solo soldato,
che cercava le streghe
voleva cacciarle a sassate."
Luigi Tenco - "Il mio regno" -




mercoledì 3 luglio 2013

L'uomo d'acciaio

Regia: Zack Snyder
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 143'




La trama (con parole mie): il nascituro Kal-El, figlio di Jor-El del pianeta Krypton, è lanciato dalla madre Lara nello spazio in direzione della Terra proprio mentre il suo mondo natale è sull'orlo del collasso, ed il temibile generale Zod minaccia una guerra civile che dovrebbe portare ad una sorta di selezione molto poco naturale.
Trentatre anni dopo, Clark Kent, cresciuto da due contadini del Kansas, vaga tenendo un profilo basso attraverso gli States cercando di aiutare il prossimo spostandosi sempre nel momento in cui i suoi straordinari poteri rischiano di portarlo allo scoperto.
Proprio quando, a seguito di un'indagine condotta dalla giornalista Lois Lane all'interno di quella che pare un'astronave aliena, il giovane Clark scopre le sue origini, Zod riemerge dall'abisso in cui era stato esiliato insieme ai suoi uomini per imporsi sulla Terra costruendo, di fatto, un nuovo Krypton.
Toccherà al ribattezzato Superman fermarlo.




Per molti anni sono stato un avido lettore di fumetti, e per qualcuno meno uno tra i tanti sceneggiatori pronti a dibattersi nel sottobosco delle produzioni indipendenti per un posto al sole - che non è mai arrivato -.
E per molti anni ho sempre preferito gli eroi di casa Marvel a quelli targati DC Comics: troppa la differenza tra i primi - molti dei quali outsiders per definizione - ed i secondi - sgargianti, performanti, potenti -, da una squadra con Spider Man, Devil, Wolverine, gli X-Men, i Vendicatori, Hulk, Thor e chi più ne ha, più ne metta ad un'altra con Flash, Lanterna verde, Freccia verde, Batman - l'unico a salvarsi - e Superman.
Ed eccoci al punto focale: ho sempre detestato Superman.
Troppo buono, troppo forte, troppo perfetto per essere davvero un personaggio carismatico ed interessante: tolto il suo destino di orfano strappato al suo mondo d'origine allevato da una coppia di brave persone non più giovani e mai riuscite ad avere un figlio, il resto ha spesso e volentieri rasentato la noia, per il sottoscritto.
In fondo, è difficile immedesimarsi in una sorta di semidio quasi impossibilitato a sbagliare.
Sul grande schermo, il charachter dell'Uomo d'acciaio è passato dalle rappresentazioni praticamente fiabesche della saga interpretata da Christopher Reeves al pessimo e più recente Superman returns senza mai riuscire davvero a divenire un cult del genere: Zack Snyder, dopo aver affrontato con successo l'esperimento di Watchmen - Capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons -, ritenta cercando di modellare l'ascesa di Supes sulla scia di quello che fu l'inizio di una delle trilogie più entusiasmanti del blockbuster contemporaneo, il Batman targato Christopher Nolan.
Le similitudini tra Batman begins e questo Man of steel, infatti, sono molte, prima fra tutte la volontà di raccontare quello che è "l'uomo dietro la maschera", aprendo le porte ad una sorta di "origine" in grado di andare incontro agli appassionati così come agli spettatori occasionali: peccato che Zack Snyder non sia Christopher Nolan almeno quanto Superman non è Batman.
Il cast all stars, gli effettoni, le esplosioni e le evoluzioni della macchina da presa, infatti, non riescono a supplire ad una mancanza di carattere di fondo che non permette al film di decollare quanto il regista vorrebbe, quasi assegnando al giovane Kal-El una sorta di aura messianica che potrebbe essere facilmente contestabile e di cattivo gusto perfino per un anticlericale totalmente lontano dalla religione come il sottoscritto.
Fortunatamente, però, siamo in ben altri territori rispetto a roba agghiacciante come Sucker punch, e tutto sommato questo L'uomo d'acciaio altro non si rivela altro se non un giocattolone per bambini soprattutto grandi che nel cuore dell'estate traboccano di voglia di distrazione per una serata in sala con gli amici, di quelle che in genere restano impresse non tanto per il film visto, ma per la cornice e la compagnia.
I riferimenti sono molti, dal telefilm di Hulk con il suo Bruce Banner peregrino alla saga originale - si notano mescolanze tra il primo ed il secondo capitolo della stessa -, dalla fantascienza classica alle frontiere del Nuovo Millennio di Avatar e del 3D, eppure manca il carattere in grado di differenziare una visione qualsiasi dal titolo che piace sempre ricordare, o rivedere: niente zampata d'autore nel segno del già citato Nolan ma neppure ironia fracassona sulla scia del rinnovato e divertentissimo Marvel-style.
Grande, grosso, ciula e balosso, direbbe Julez.
Del resto, Superman è proprio così.


MrFord


"I remember how it used to be
making love to you all night long
I used to take you in my arms
and hold you there until all my strength was gone
I used to be a man of steel
I used to be a man of steel."
Meat Loaf - "Man of steel" - 


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