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lunedì 2 aprile 2018

Bleed - Più forte del destino (Ben Younger, USA, 2016, 117')





Da sportivo, e a dir la verità fin da bambino grazie ai racconti da sportivo di mio padre, ho sempre avuto un debole per le imprese che, con il tempo, alcuni atleti hanno consegnato non solo alla loro disciplina, ma anche e soprattutto all'immaginario collettivo, pronte ad ispirare spettatori, ascoltatori, futuri nuovi sportivi ed atleti.
Ho inseguito in quest'ottica Bleed - adattato in maniera pessima nella versione italiana -, biopic dedicata al pazzesco comeback del pugile Vinnie Pazienza, che tra gli anni ottanta e novanta fece parlare di sè per lo straordinario recupero dopo un terribile incidente automobilistico che mise in dubbio non tanto il suo ritorno sul ring, quanto la possibilità che potesse camminare di nuovo, per diverso tempo, sperando di poter incontrare un buon prodotto solido e di pancia che rispettasse la tradizione dei grandi film pugilistici che al Saloon sono divenuti colonne portanti della mia formazione cinematografica, da Toro scatenato a Rocky, passando per Alì: pur non arrivando alle vette raggiunte dai Capolavori del genere, il lavoro di Ben Younger si può dire più che degno di rappresentare la categoria, riuscendo a mantenere un buon equilibrio tra la realtà ed il grande schermo - la vicenda di Pazienza è stata sforbiciata e romanzata ad arte considerato quello che voleva essere raccontato -, potendo contare su un cast decisamente in parte - Hinds e Eckart riescono nell'impresa di rubare la scena a Miles Teller - e sull'emozione che questo genere di imprese inevitabilmente suscita nel pubblico.
La grande prova di volontà e determinazione che portò Pazienza a vincere il suo terribile infortunio attraverso il duro lavoro e la grinta fu - ed è, osservando la pellicola - specchio del carattere indomito di questo pugile - unico nel suo genere anche per aver passato tre categorie di peso nel corso della carriera, una cosa davvero incredibile, considerate le difficoltà che negli sport di combattimento sono legate proprio al peso degli atleti - è un esempio di disciplina e decisione che fanno da contraltare ad un personaggio sopra le righe e controverso, una sorta di antesignano di volti notissimi attuali come Floyd Mayweather o Connor McGregor.
Per quanto riguarda l'approccio si guarda senza alcun dubbio al lavoro svolto su pellicole come The Fighter o, ancora di più, sulla saga di Rocky, e quanto lo stesso abbia fatto rispetto all'immaginario collettivo, nonostante la punta di diamante a livello tecnico per questo Bleed è l'uso del sonoro, montato davvero alla grande e con un approccio quasi "jazzistico", per usare un termine sicuramente noto al protagonista, che salì alla ribalta con Whiplash qualche anno fa.
Bleed, oggettivamente, non farà la storia del suo genere o del Cinema in generale, ma ha il grande merito di fare parte della categoria di pellicole in grado di toccare il cuore dell'audience, di coinvolgere anche chi con il pugilato c'entra poco o nulla, o addirittura - come Julez - se ne tiene assolutamente alla larga: questo perchè, principalmente, le imprese umane non possono che stimolare chi, nel suo piccolo, cerca di vivere il più possibile, e dunque osservare un uomo con il collo spezzato incerto perfino di poter camminare tornare a combattere a livello professionale su un ring nello spazio di pochi mesi è ben più che magico, oserei scrivere ispiratore.
E' il bello di vivere. Il bello dello sport. Il bello delle storie, specie se vere, pur se romanzate.
In fondo, siamo fatti per cadere.
E ancora di più per rialzarci.
E ce la facciamo, quando ce la facciamo, proprio perchè profondamente vivi ed imperfetti.
Come Paz-Man.



MrFord



 

lunedì 8 gennaio 2018

Justice League (Zack Snyder, USA/UK/Canada, 2017, 120')




I frequentatori abituali del Saloon ormai conoscono bene la predilezione del sottoscritto per la Marvel rispetto alla DC Comics, così come il complicato rapporto che lega questo vecchio cowboy a Zack Snyder, autore discontinuo che nel corso degli anni è riuscito a regalare discrete soddisfazioni e ciofeche immonde: con il tentativo orchestrato proprio da quest'ultimo di organizzare una sorta di risposta cinematografica made in DC per contrastare il sempre notevole successo del Cinematic Universe della Marvel ho avuto la conferma di tutti i limiti non solo dei seriosi e troppo statici charachters della concorrente principe di Mamma M, ma anche dello stesso Snyder, complici produzioni decisamente soporifere e poco incisive legate a Superman e Batman, i due portabandiera di questo universo.
Proprio in questo senso mi aspettavo che Justice League potesse esplodere come una bomba e guadagnarsi un posto d'onore nella Top Ten dedicata al peggio dell'anno degli appena assegnati Ford Awards: una previsione che, come accaduto di recente con Madre! di Aronofsky, non ha trovato riscontro nella realtà.
Justice League è ben lungi dal poter essere considerato un bel film - o anche solo discreto -, eppure si è presentato decisamente meno peggio di quanto potessi aspettarmi, complici senza dubbio la Wonder Woman di Gal Gagot - di gran lunga il charachter più interessante di questo "universo" - ed un ritmo che, nonostante le lungaggini tipiche di Snyder e la pesantezza devastante di Superman e del Batman di Ben Affleck - che pare aver cancellato tutto il bene fatto da Nolan e Bale con l'Uomo Pipistrello - non è risultato così lento: due sorprese che sono valse alla pellicola la mancata presenza nella già citata Top Ten del peggio del duemiladiciassette ma che non alimentano certo l'hype per un eventuale secondo capitolo del "supergruppo" della DC, che oltre alla noia di Supes e Batman presenta un Aquaman totalmente inutile - portato sullo schermo solo per contare sulla presenza accalappia donne di Momoa -, un Flash acerbo nonchè copia sbiadita di Spider Man per spirito ed un charachter impresentabile anche a livello di effetti come Cyborg.
Per quanto, dunque, il lavoro di Snyder e Whedon abbia scampato il peggio qui al Saloon - ma non al botteghino, che a quanto pare ha avuto poca pietà - penso basti riflettere sul fatto che, una volta esclusa la sua presenza ai Ford Awards, abbia clamorosamente dimenticato di doverne scrivere il post per due settimane buone è la prova di quanto poco consistente possa risultare per lo spettatore e la sua memoria: fossi nei produttori della risposta DC al Cinematic Universe, ripenserei ad una strategia diversa e valida così come ad un alleggerimento complessivo dei charachters, nonchè ad uno spazio sempre maggiore concesso all'unico volto che, in questa galleria, pare avere senso e spessore, quello di Wonder Woman.
Un segnale importante, considerati gli eventi dell'anno appena trascorso, per un regista fortemente "macho" come Snyder.



MrFord



 
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