Visualizzazione post con etichetta biopic. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta biopic. Mostra tutti i post

lunedì 30 dicembre 2019

Ford Awards 2019: i film (N°20-11)



E giungiamo così alla classifica più importante dei Ford Awards e di ogni blog che si leghi alla settima arte: quella dedicata ai film usciti in sala nel corso del duemiladiciannove.
Personalmente, è stato uno degli anni passati più lontano dal Cinema che ricordi, con pochissimi - rispetto ai tempi in cui aprì il Saloon - film visti e la maggior parte del tempo dedicato, più che allo schermo, a famiglia, lavoro e palestra. Non sono però fortunatamente mancate le pellicole interessanti, di generi e tagli diversi, che si sono date appuntamento in questa Top 20 pronta oggi a cominciare la scalata alla vetta che consacrerà domani il film migliore dell'anno che sta per finire a detta di questo vecchio cowboy.


MrFord


N°20: CREED II di STEVEN CAPLE JR

Creed II Poster

Non potevo che aprire questa classifica con, come la definirebbe Cannibal, la classica fordianata: pur se inferiore al capitolo precedente, Creed II alimenta il mito - per quanto, si dice, ne abbia scritto la parola fine - di Rocky Balboa, riuscendo anche a rendere tridimensionali ed umane le figure del vecchio rivale del mitico Stallone Italiano Ivan Drago e quella di suo figlio, emarginati e cresciuti nell'odio in patria in tempi in cui ancora la Cortina di ferro la faceva da padrona.
Un film solido e pane e salame, di quelli che non posso non amare.


N°19: LE MANS '66 - LA GRANDE SFIDA di JAMES MANGOLD

Le Mans '66 - La grande sfida Poster

Entrato in classifica all'ultimo secondo, in modo totalmente inaspettato - pensavo si sarebbe inserito l'ultimo Star Wars, rivelatosi invece più anonimo - l'ultimo lavoro di James Mangold si rivela, per quanto molto, molto classico, un prodotto solido ed emozionante, il film perfetto per la corsa all'Oscar, il prodotto americano nella migliore accezione del termine.
Ottimo comparto tecnico, il fratellino minore di Rush si impone come un ritratto sentito di una figura - anzi, due -, almeno per i non addetti ai lavori quasi sconosciuta, e per un finale molto emozionante.


N°18: JOKER di TODD PHILLIPS

Joker Poster

In molti, probabilmente, piazzeranno Joker decisamente più in alto nelle classifiche di fine anno, spinti dai facili entusiasmi dopo la vittoria a Venezia della pellicola di Todd Phillips e dall'interpretazione indubbiamente notevole di Joaquin Phoenix: eppure, nonostante le intenzioni ed il lavoro decisamente importante svolto, continuo a pensare che Joker sia "soltanto" un buon film, attraverso il quale autori ed interprete si siano preoccupati più di mostrare quanto fossero in gamba che non di raccontare una storia che sentivano nel profondo di raccontare.
In qualunque modo la si voglia vedere, comunque, almeno un paio di sequenze restano da incorniciare.


N°17: YESTERDAY di DANNY BOYLE

Yesterday Poster

Al contrario di Joker, ci saranno molti che considereranno Yesterday una delusione, o una ruffianata di un autore un tempo di rottura come Danny Boyle: per quanto mi riguarda, questo film, per quanto pop e facile possa apparire, ha piazzato almeno un paio di sequenze che sono riuscite a toccarmi nel profondo e quasi a commuovermi per quanto mi hanno sentito coinvolto.
Una di esse - quella legata a John Lennon -, resterà impressa nei miei ricordi da spettatore ma soprattutto per aver raccontato una verità assoluta che mai come nel corso degli ultimi mesi ho sentito sulla pelle e nel cuore.


N°16: ROCKETMAN di DEXTER FLETCHER

Rocketman Poster

Ancora Musica protagonista e, dopo l'exploit di Bohemian Rhapsody dello scorso anno, un altro biopic su un mostro sacro del pop ben portato sullo schermo, con la giusta dose di passione, furberia ed intensità, dai suoi autori ed interpreti.
Costruito quasi come fosse un musical, Rocketman coinvolge, trascina, diverte e non rende troppo pesanti neppure le parti drammatiche, rendendo giustizia ad un artista che ha fatto la Storia della Musica come Elton John.


N°15: DRAGON TRAINER 3 - IL MONDO NASCOSTO di DEAN DEBLOIS

Dragon Trainer - Il mondo nascosto Poster

Nuovo capitolo del franchise dedicato alle gesta di Sdentato e Hiccup e nuovo successo per una serie profonda e coinvolgente, che non perde in qualità ed intensità capitolo dopo capitolo e riesce nella non facile impresa di far emozionare e riflettere gli spettatori a prescindere dalla loro età anagrafica.
Visto in sala con i Fordini, è stato un'esperienza visiva ed emotiva molto coinvolgente, in grado di raccontare passato e futuro, genitori e figli, alti e bassi della vita come non molti film "da grandi" sono in grado di fare.


N°14: AVENGERS - ENDGAME di ANTHONY E JOE RUSSO

Avengers: Endgame Poster

E con buona pace di Scorsese, entra in top 20 anche l'ultimo capitolo - per ora - della saga cinematografica degli Avengers, indubbiamente il migliore fino ad ora nonchè uno dei tre titoli meglio riusciti, emozionanti e coinvolgenti dell'intero Cinematic Universe.
In tre ore tre che in sala i Fordini hanno seguito con l'attenzione delle grandi occasioni si vedono sfilare tutti i protagonisti degli ultimi dieci anni di questo affresco realizzato dai Marvel Studios, pronti a darsi appuntamento in una battaglia epica come non se ne vedevano da Il ritorno del re, e che sfido chiunque sia stato bambino nel senso più profondamente peterpanesco a non guardare con gli occhi sgranati e la pelle d'oca per l'emozione.
Per non parlare di quel "ti amo tremila" che è già un cult totale.


N°13: SE LA STRADA POTESSE PARLARE di BARRY JENKINS

Se la strada potesse parlare Poster

Barry Jenkins, autore dell'emozionante Moonlight, già protagonista dei Ford Awards due anni or sono, torna sul grande schermo con una storia romantica di classe assoluta, che con mano delicata ma non priva di passione racconta non solo il legame tra due persone, ma un'epoca ed un contesto che sono alle spalle della società di oggi solo apparentemente.
Un film jazz fatto di atmosfere e stile, ma anche dal cuore pulsante che va ben oltre la vetrina per un autore che, con ogni probabilità, sa di essere talentuoso e di poter realizzare grandi cose.


N°12: COPIA ORIGINALE di MARIELLE HELLER

Copia originale Poster

Biopic insolito e dal taglio lontano dal format pop di questo tipo di pellicole, Copia originale è stata una delle sorprese più interessanti degli Oscar duemiladiciannove, sia in termini di scrittura che di interpretazione, guadagnando giustamente pareri quasi unanimi che si parli di critica radical o, come nel mio caso, no.
La storia di una truffa diventata cult neanche fosse uscita da Prova a prendermi che, purtroppo per lei, ha reso la giusta fama alla sua autrice quando ormai il Tempo aveva fatto il suo corso e richiesto il tributo che, inevitabilmente, trasforma tutti noi in un racconto, che sia vero o portato sulla pagina da qualcun'altro.
C'è solo da sperare, in questo caso, che il qualcun'altro sia bravo quanto Lee Israel.


N°11: COLD WAR di PAWEL PAWLIKOWSKI

Cold War Poster

Inserito con uno strappo alla regola - tecnicamente, uscì nelle sale italiane a fine dicembre duemiladiciotto -, il nuovo lavoro dell'autore dell'ottimo Ida è una storia d'amore profondamente autoriale che sulla carta avrebbe dovuto irritarmi almeno quanto un'esaltata recensione di una robetta teen firmata da Cannibal, e che al contrario si è rivelato un viaggio affascinante e magico all'interno di un mondo lontano e ad un tempo universale.
Un Casablanca da Cortina di ferro intepretato splendidamente, fotografato altrettanto, che ammalia ed ipnotizza, e regala un'ultima perla prima di entrare senza indugi nella top ten che ci aspetta domani...

lunedì 16 dicembre 2019

White Russian's Bulletin



Altra settimana di transizione, per il Bulletin, figlio dell'ormai stanchezza da divano che mi coglie inesorabilmente la sera, degli impegni in famiglia, al lavoro e con la palestra che portano via gran parte delle energie mentali e fisiche: prima, però, di avventurarci nelle classifiche di fine anno, sono riuscito comunque a portare a casa un altro sabato sera Cinema con i Fordini, una serie e una novità da sala. Di questi tempi, direi un bottino abbastanza importante.


MrFord



LE MANS '66 - LA GRANDE SFIDA (James Mangold, USA/Francia, 2019, 152')

Le Mans '66 - La grande sfida Poster


Come chi mi conosce o frequenta il Saloon da un pò di tempo ben sa, il mio rapporto con i motori non è esattamente idilliaco: anzi, per usare un eufemismo, direi che meno sto con le mani su un volante e meglio sto. Eppure, paradossalmente, fin da bambino sono sempre stato affascinato dalle storie legate ai grandi piloti - soprattutto di Formula Uno -, associando le stesse alle imprese sportive che, probabilmente per merito della passione di mio padre per lo sport in genere, sono state parte di una mitologia domestica importante negli anni della mia formazione.
James Mangold, ottimo artigiano del Cinema che negli anni mi ha regalato piccole gioie come Identità o Walk the line, porta sullo schermo una vicenda che non conoscevo, quella della storica edizione del sessantasei della ventiquattro ore di Le Mans, una delle gare automobilistiche con maggior fama e memoria storica di sempre: in particolare, quell'edizione portò a confronto i due colossi Ford e Ferrari, e a collaborare l'ex asso del volante Carroll Shelby ed il meccanico e spigoloso pilota Ken Miles. Mangold, sfruttando una struttura molto classica ed appoggiandosi a due certezze come Damon e Bale - e devo ammettere che, nonostante il talento, in questo caso ho apprezzato di più il primo -, porta in scena il classico racconto in pieno stile Oscar che coinvolge ed emoziona, una sorta di versione old school di Rush cui manca forse l'impatto di una rivalità effettiva - di fatto, è la storia di un'amicizia - ma riesce comunque a raccontare una storia e ad emozionare.
Curiosa l'interpretazione macchiettistica del team Ferrari, sempre "troppo italiano", o quantomeno italiano visto da occhi a stelle e strisce, ma è un peccato veniale all'interno di un lavoro sicuramente ben strutturato.




JACK RYAN - STAGIONE 1 (Prime Video, USA, 2018)

Jack Ryan Poster

Pescato dal catalogo Prime, che ultimamente in casa Ford sta facendo da concorrente a Netflix, e giunto più in sordina del previsto da queste parti - in fondo si parla di territori molto fordiani -, la versione da piccolo schermo di Jack Ryan, eroe nato dalla penna di Tom Clancy, ha portato una ventata di action spionistica quasi più cinematografica che seriale, convincendo episodio dopo episodio portando in scena una vicenda dal sapore di primi Anni Zero senza per questo sembrare datata o fuori tempo massimo, risultando solida sia per quanto riguarda il comparto tecnico che per il cast - e pensare che non sono un fan di John Krasinski e Abbie Cornish - ed alimentando una tensione che con gli ultimi episodi cresce con buona intensità.
Un prodotto dunque interessante che potrebbe raccogliere il testimone dell'ormai classico 24 regalandone però al pubblico una versione più realistica e meno da fumetto, legata a tematiche importanti come la guerra al terrorismo e rappresentata da un main charachter che unisce la componente fisica dell'eroe di genere ad una mentale che, in questi casi, non ci si aspetta proprio.




STAR WARS EPISODIO IV - UNA NUOVA SPERANZA (George Lucas, USA, 1977, 121')

Guerre stellari Poster

Il sabato sera Cinema dei Fordini questa settimana ha iniziato uno dei percorsi più importanti per un cinefilo, anticipato rispetto a quanto pensassi dall'esaltazione mostrata soprattutto dalla Fordina per il trailer del nono e ultimo capitolo della Saga, motivata principalmente da Chewbacca, diventato l'idolo della più piccola del Saloon.
A fronte, dunque, degli oltre quarant'anni dall'uscita e della stanchezza, sono rimasto sorpreso di quanto bene abbiano preso questo cult i ragazzi, incuriositi da particolari e personaggi differenti - uno tutto per i droidi, l'altra tutta per Chewbacca, uniti contro un Darth Vader che ancora vedono come il Male assoluto - ed ora curiosi di proseguire nel cammino delle avventure di Luke Skywalker e soci: senza ombra di dubbio Una nuova speranza resta una pietra miliare del genere e non solo, capace di raccontare una storia universale trasformandola in un giocattolone magico che colpisce ad ogni età e a prescindere dai propri gusti in fatto di strade da percorrere.
E' forse il film simbolo ed il più completo della Saga, quello che giustamente viene preso come modello e riferimento, è sempre una pacchia da guardare e nonostante gli anni invecchia alla grandissima: non è il mio favorito - e sono curioso di scoprire come prenderanno i Fordini L'impero colpisce ancora, a questo proposito -, ma indubbiamente è un titolo che non può mancare nella formazione di un amante della settima arte.
Che la Forza sia con noi.

martedì 2 luglio 2019

White Russian's Bulletin



Nuova puntata - come al solito in ritardo - del Bulletin figlia di una settimana in cui lo spazio per il grande e piccolo schermo è stato decisamente ridotto, complici le vacanze al mare del Fordino con il nonno, gli appuntamenti di Julez legati alla scrittura - a proposito, è uscito il suo nuovo romanzo, non perdetevelo! - e quelli di questo vecchio cowboy con il lavoro e il crossfit: quando si è potuto, però, ci si è concessi volentieri una bella pausa sul divano, con il ventilatore puntato addosso.


MrFord



3% - STAGIONE 2 (Netflix, Brasile, 2018)

Risultati immagini per 3% stagione 2

Giunta alla mia attenzione qualche mese fa, consigliatissima da Julez, 3% si è rivelata da subito, per quanto non originalissima o clamorosamente memorabile, un buon divertissement buono per le pause pranzo che riesco a passare a casa, in attesa che questo recupero potesse diventare una visione condivisa della da poco uscita season three. 
Personalmente, fatta eccezione per un paio di twists ben orchestrati, ho trovato questo secondo gruppo di episodi più debole rispetto al precedente, nonostante sia evidente il lavoro che gli sceneggiatori hanno cercato di fare per fornire un'evoluzione degna di questo nome a quelli che ormai paiono sempre di più i quattro volti della serie: questo sforzo ha reso l'intera visione quantomeno meritevole di aver tentato una strada se non nuova quantomeno diretta e sincera, portando in scena tantissime sfumature grigie in grado di mostrare tutti i charachters, nessuno escluso, imperfetti e scombinati quanto solo noi esseri umani sappiamo essere.
Per il resto, non il prodotto del secolo, neppure lontanamente: eppure sento di volergli bene.




ROCKETMAN (Dexter Fletcher, UK/USA/Canada, 2019, 121')

Rocketman Poster


Evidentemente il duemiladiciannove sarà ricordato come l'anno che ha rilanciato il biopic musicale, considerati i successi che, pur in misura differente, sono stati Bohemian Rhapsody e The Dirt, passando - anche se in questo caso il genere è sicuramente meno inquadrabile - per Lords of Chaos: ultimo di questa serie è Rocketman, ibrido tra musical e biografia interpretato con grande trasporto da Taron Edgerton ed incetrato sulla figura di uno dei cantautori più importanti, apprezzati e di successo della Storia del Rock, Elton John.
Anche in questo caso, come per le pellicole dedicate a Queen e Motley Crue, la struttura è abbastanza tradizionale, con un'altalena ben strutturata di emozioni che passano dall'euforia alle lacrime della star di turno pronta a sfruttare i pezzi più noti, e anche in questo caso, l'esperimento si rivela azzeccato e funzionale: i brani di Elton sono delle bombe, le coreografie delle sequenze in stile musical ben orchestrate, alcuni passaggi sono addirittura emozionanti - l'esecuzione di Your Song arriva al cuore -, la solitudine dell'artista, l'importanza del rapporto con la famiglia, quello con le persone che si e ci scelgono - in particolare il legame con il collaboratore più stretto, Bernie Taupin - affrontati con profondità seppure in pieno stile mainstream.
In un certo senso, così come è stato per le gesta di Freddie Mercury, anche quelle di Elton John hanno finalmente trovato il loro degno spazio anche al Cinema, sperando che chi ancora - se possibile - non li conosce o anche il pubblico futuro possano magari partire da qui per imparare a conoscere e ad amare la loro Musica.


martedì 4 giugno 2019

White Russian's Bulletin


Con la nuova settimana giunge puntuale anche il ritardo del Bulletin dopo quello della rubrica dedicata alle uscite: con l'inizio dell'estate, ai recuperi dei mesi scorsi hanno cominciato ad aggiungersi le classiche visioni disimpegnate tipiche del periodo, perfette soprattutto perchè ormai, considerati impegni e stanchezza, difficilmente riesco a sfondare il tetto delle due visioni impegnate a settimana.
Ecco dunque cosa è passato dalle parti del Saloon a cavallo tra una primavera monsonica ed un'estate arrivata di fretta.


MrFord



BETTER WATCH OUT (Chris Peckover, Australia/USA, 2016, 89')

Better Watch Out Poster

Se non fosse stato consigliato dal mio fratellino Dembo, a causa della sua ambientazione natalizia avrei atteso il prossimo inverno per effettuare il recupero di questo insolito home invasion che strizza l'occhio a Mamma ho perso l'aereo e, in parte, al Cinema di genere figlio degli anni ottanta - ho da sempre un'avversione per i recuperi fuori stagione -: forse, però, e non me ne voglia il mio suddetto grande amico, non avrei perso granchè ad aspettare, considerato che il lavoro di Peckover, nonostante alcune idee di fondo davvero molto valide ed alcune soluzioni di violenza creativa notevoli mostra diverse pecche sia in termini di sceneggiatura che di logica - problema in comune a molti horror, del resto - che rischiano di stancare o comunque limitare l'apprezzamento del pubblico prima dell'escalation della parte finale, forse la parte migliore del lavoro.
A conti fatti, Better watch out resta una curiosa alternativa all'intrattenimento thriller/horror senza impegno buono per una serata natalizia diversa dalle altre e soprattutto senza le aspettative della vigilia che hanno scottato gli occupanti del Saloon: se presa in quel modo, potrebbe anzi addirittura risultare sorprendente.




THE OA - STAGIONE 2 (Netflix, USA, 2019)

The OA Poster


Qualche anno fa The OA aveva travolto la blogosfera come un fenomeno accolto come un vero e proprio miracolo da buona parte del pubblico e dalla quasi totalità dei radical, e, anche se con riserva, aveva convinto perfino me. Con la seconda stagione la creatura scritta e pensata da Brit Marling e dal suo compagno dal nome poco pronunciabile mantiene gli stessi folli binari riuscendo a rimanere convincente neanche fosse una figlia dell'immaginario di Lynch, finendo per risultare magnetica anche quando, a conti fatti, di quello che racconta e porta sullo schermo si finisce per non capire un bel cazzo.
Visivamente impressionante, costruita con grande intelligenza, resa ancora più affascinante dalle variazioni sui suoi protagonisti e dall'inserimento della fordiana figura del detective, perfetta nella sua digressione metacinematografica finale. Un prodotto di quelli che si continuerebbero a guardare anche quando non si sa davvero perchè.



TED BUNDY - FASCINO CRIMINALE (Joe Berlinger, USA, 2019, 110')

Ted Bundy - Fascino criminale Poster


Ted Bundy è una delle figure più note, quando si parla di serial killers statunitensi: passato alla Storia per il suo fascino e le sue doti persuasive, per quanto non uno dei miei "favoriti" in quest'ambito, è senza dubbio uno dei profili criminali sui quali chi affronta questo argomento deve necessariamente considerare come d'esempio.
Portato sullo schermo ispirandosi al libro scritto dalla sua confidente, il lavoro di Joe Berlinger è interessante sulla carta e rispetto all'idea di non mostrare mai - o quasi - il lato oscuro di Bundy, dimenticandosi la strada del biopic tradizionale per concentrarsi sul punto di vista distorto di una persona che per anni non ha mai visto chi c'era davvero dietro la persona che frequentava e alla quale si era legata: peccato che, nonostante le premesse, il film risulti troppo spezzettato e freddo, privo di una scrittura davvero in grado di coinvolgere partendo dal lato apparentemente normale di questo serial killer che rese "l'apparenza inganna" il suo motto.
Di fatto, un'occasione sprecata, anche se non così "malvagia".



LA LLORONA - LE LACRIME DEL MALE (Michael Chaves, USA, 2019, 93')

La Llorona - Le lacrime del male Poster


E' vero, è scoppiata l'estate. E come si conviene, qualche serata immolata sull'altare dei filmetti horror ci sta tutta. Anche quando, con ogni probabilità, si sa già di andare incontro all'ennesima ciofeca che il purtroppo bistrattato genere "di paura" rischia di propinare.
Quando in casa Ford abbiamo scelto di affrontare la visione de La llorona eravamo ben coscienti dei rischi, ma non di quanta banalità fosse stata condensata in un'ora e mezza di luoghi comuni che il più classico - e non in senso buono - dei film d'orrore è in grado al suo peggio di regalare: situazioni ben oltre i limiti della logica - assistente sociale vedova che lascia i figli in età neppure da scuola media a casa da soli a prepararsi la cena, fare i compiti e secondo me anche a finire le pulizie prima che rientri a tarda sera, utilizzo delle forze dell'ordine quantomeno da fantascienza e così via -, classica storia di spiriti senza la benchè minima speranza non dico di spavantare, ma quantomeno di turbare in minima parte, finale con resa dei conti talmente teso da farmi crollare secco gli ultimi dieci minuti costringendo Julez all'inusuale ruolo di incaricata del riassunto del film dopo che l'altro ha deciso di abbracciare Morfeo.
Più che da piangere, qui, c'è da lottare per rimanere con gli occhi aperti. Peccato si chiudano per il sonno e non per la paura.


sabato 1 giugno 2019

Saturday's child back in late


Nuova settimana di uscite e grande ritorno del più classico dei ritardi made in Saloon, in compagnia del solito e fastidioso Cannibal Kid e di un ospite d'eccezione, Gabriele Russo, che per tenere fede al suo cognome per sopportare me e il mio rivale si è dovuto scolare tre o quattro white russian.
Una cosa che potrebbe inaugurare una nuova tradizione per gli ospiti di questa rubrica in modo da colmare il gap con gli squilibrati commenti dei "padroni di casa".


"Voglio che Godzilla venga messo immediatamente a guardia di King's Landing."


Rocketman

"Questo look fordiano non mi convince a fondo. Il white russian un pò di più."
Gabriele: Dopo la “Still standing” del gorilla di Sing, Taron Egerton andò in fissa per Elton John e bisognava appaciarlo in qualche modo. Dopo le briciole per la regia di Bohemian Rhapsody, poi, bisognava far contento pure Dexter Fletcher. Lo sfrontato biopic/musical sul baronetto ha fatto felici attore e regista e, si spera, pure noi. Perché, a quanto pare, questi nuovi musicarelli faranno la fine dei cinecomic. C’è stata la benedizione di sir Elton, quindi, se non dovesse piacervi, sapete con chi prendervela. Il problema Cannibal e Ford manco se lo pongono: hanno snobbato Mamma mia! Perché scegliere questo?
Cannibal Kid: Mamma mia! continua a spaventarmi quasi quanto il wrestling, lo ammetto. In quel caso si tratta però di un vero musicarello con Meryl Streep che canta, quindi paura. I biopic musicali invece sono un genere che amo particolarmente. Sono riuscito ad apprezzare persino Bohemian Rhapsody sui da me tanto odiati (un tempo, dopo la pellicola un po' meno) Queen. Pure di Elton John non è che sia proprio un grande fan, ma il lavoro da quanto ho visto promette bene e Taron Egerton prenota già un posto alle nomination degli Oscar 2020. Quindi insomma sì, credo che quello sull'uomo razzo non sarà un film del cazzo.
Ford: mi tocca essere d'accordo con Peppa Kid su Mamma Mia, su Bohemian Rhapsody e anche su questo Rocket Man, anche perchè il buon Elton ha sfoderato nel corso della sua carriera dei pezzi davvero da paura. Fortunatamente non sono d'accordo con lui sul wrestling, che perfino il Baronetto, se non ricordo male, apprezza. Dunque spero che Gabriele entri a far parte del nostro circolo fordiano del Russo Bianco e snobbi quello del the delle cinque del mio rivale.

Godzilla II - King of the Monsters

Cannibal e Ford nel corso della preparazione della rubrica delle uscite in sala.
Gabriele: Vallo ad accontentare lo smaliziatissimo pubblico di nerd e cinefili che ci ritroviamo in sala sempre più agguerriti, con il ritorno del lucertolone stavolta più grasso, più arrabbiato e più confuso. Valli ad accontentare dopo avergli piazzato nel trailer una “Somewhere over the rainbow” che Dorothy Gale ancora si rivolta nella sua tomba in Kansas. Ebbè, almeno si è data l’opportunità a miss Undici di farla qualche altra espressione d’attrice.
Cannibal Kid: Stavo parlando di film del cazzo, ed ecco che arriva il nuovo Godzilla. Una coincidenza? Già il precedente mi era sembrato mostruoso, e non intendo in senso positivo. Mostruoso ai livelli delle sparate cinematografiche di Mr. James Ford, per intenderci. Ok, questa volta il cast è cambiato, ma il risultato mi sa che è rimasto lo stesso. Se non ancora peggiore.
Ford: sulla carta questo film sui mostri dovrebbe essere pane per i miei denti, e invece mi attrae più o meno come una delle pellicole consigliate dal mostruosamente incompetente cinematograficamente parlando Cannibal, che come ogni volta cerca di attirare l'attenzione su di me affinchè nessuno si accorga di tutto quello che è evidente.
Sinceramente, preferivo il King of monsters targato Neo Geo negli anni ottanta, e non sentivo la necessità di questa roba.

L’angelo del crimine

"Pur di non far guidare Ford, sono disposto a passare alla mano armata."
Gabriele: Ma la povera Dorothy può rifarsi con la struggente cover di Palito Ortega per il trailer di “El Angel”, azzeccatissima per questo film ispirato a una storia vera. Quella violenta, sexy e imprevedibile del killer argentino Robledo Puch, qui incarnato dalla faccia d’angelo di un ragazzetto che sembra uscito dal cast di Elite. Si chiama Lorenzo Ferro e diventerà famoso. E produce Almodóvar. Ma a voi stà cosa non impressiona manco un po’, vero colleghi?
Cannibal Kid: In pratica, raccontata così sembra la versione argentina di Ted Bundy. Dal trailer pare inoltre come la versione teen-rétro-vintage-hipster-radical-chic della solita vicenda di un killer panesalame di quelle che piacciono a Ford. Non so allora se finirà per piacere più a me che a lui, però io già adesso sono abbastanza impressionato, lo confesso.
Ford: potenzialmente la sorpresa della settimana, soprattutto perchè potrebbe essere una di quelle pellicole in grado - impresa non da poco - di mettere d'accordo perfino Peppa e il sottoscritto. Accadrà questo miracolo voluto dall'angelo?

Quel giorno d’estate

"Sei proprio brava a guidare: molto meglio di Ford!"
Gabriele: E qui siamo di fronte a roba che ti prende a schiaffi e ti riporta nel mondo fin troppo reale, dopo le prodezze di Stark cinematografici o televisivi. Storia di David, eterno adolescente costretto a farsi da padre per la nipotina che resta orfana. Lo hanno definito radioso, commovente, imperdibile. Ma a me la bimbetta che mi ricorda la mia di nipotina mi aveva già convinto al primo sguardo. Perché io un cuore ce l’ho. Io.
Cannibal Kid: Quando si parla di nipoti, quel briciolo di umanità che mi è rimasto dentro torna con prepotenza a farsi sentire. Quel giorno d'estate, per di più un film francese e con nel cast Stacy Martin già in miei cult personali come Nymphomanic e Il mio Godard, ha quindi tutte le carte in regola per “fregarmi” alla grande. Come un film action di merda con Stallone fa con Ford.
Ford: nonostante si tratti di un film francese potenziale radicalchiccata cannibalesca, questo giorno d'estate - sarà che tarda ad arrivare in questa primavera monsonica - pare un'altra potenziale sorpresa, e considerato che gli ultimi due anni non sono stati propriamente un tripudio dal punto di vista cinematografico, ben vengano potenziali titoli in grado di colpire e rimescolare già da ora le gerarchie delle classifiche di fine anno.

Pallottole in libertà

"Cannibal, in nome della Legge fordiana, ti dichiaro in arresto!"
Gabriele: A me Audrey Tautou da fastidio. Non come Nicholas Cage o Loredana Lecciso, intendiamoci, ma da fastidio. E in questo sgangherato thriller in cui una bella poliziotta cerca di tenere viva la memoria del marito (poi non così) eroico morto proprio da poliziotto, c’è pure lei. A me da fastidio, lasciatemi stà.
Cannibal Kid: A me Audrey Tautou dava fastidio ai tempi de Il favoloso mondo di Amélie, uno dei film più favolosamente sopravvalutati della storia. Una cosa che non mi ricordo è: anche a Ford ha fatto schifo quella pellicola?
Vedendola poi in altri film, devo però dire che Audrey Tautou l'ho rivalutata abbastanza. Inoltre, i veri protagonisti di Pallottole in libertà sono Adèle Haenel, giovane attrice fenomenale, e Pio Marmaï, già visto in quello sconosciuto capolavoro di Le Premier jour du reste de ta vie, ma anche negli adorabili Travolti dalla cicogna e Ritorno in Borgogna. Dal trailer sembra inoltre la tipica commedia indie francese di quelle che su Pensieri Cannibali partono già dal 7 in su come voto. Anche se nella mia penosa Casale probabilmente non lo daranno, io ho già il biglietto del cinema prenotato comunque.
Ford: stranamente, anche su Il favoloso mondo di Amelie - apprezzabile per certi aspetti - io e il Cucciolo Eroico andiamo d'accordo. Così come con Gabriele concordo a proposito della Tautou, che con quell'aria da finta brava ragazza hipster non me l'ha mai raccontata giusta. Detto questo, in una settimana posso concedere il beneficio del dubbio solo ad un titolo francese alla volta, ed essendomelo già giocato con Quel giorno d'estate, temo che non ci sarà spazio anche per questo.

martedì 30 aprile 2019

Tuesday's child


Settimana delle uscite che, come per la precedente, arriva in anticipo e rompe gli schemi a causa delle festività di questo periodo: a fare compagnia al vecchio cowboy e al finto giovane Cannibal Kid per commentare i titoli pronti a scaldare il weekend in sala neanche fossimo a ridosso di un finale di stagione calcistica incerto, Riccardo Giannini, che di pallone - ma non solo, a quanto pare - mastica eccome.


MrFord



"Certo che a vivere come Ford si sta proprio bene!"

NON SONO UN ASSASSINO

"Un White Russian mentre mangi? Stai diventando peggio di quel beone di Ford!"
Riccardo: "Non sono un cineblogger", parafrasando il titolo di questo film. Ringrazio entrambi per la "convocazione", usando un termine calcistico; spero non abbiate da pentirvene. Veniamo a questo legal thriller italiano, tratto dal libro omonimo di Francesco Caringella: poliziotto accusato di aver ucciso un giudice, suo caro amico, e difeso da un avvocato in crisi, legato all'indagato e all'assassinato da un rapporto d'amicizia (ma ha sofferto, pare, il ruolo di "terzo incomodo"). Il penale è materia interessante per il sottoscritto e mi incuriosisce soprattutto questo enigma della chiave e del relativo cassetto contenente degli "scomodi segreti". Diciamo che Scamarcio e Boni sono due "top player" tra i nostri attori, mentre la Gerini mi sembra fuori ruolo come Pubblico Ministero. Ho paura che sia il classico film dal finale che ammazza e delude tutte le attese.
Cannibal Kid: Nemmeno io sono un cineblogger. Io sono Il Cineblogger per eccellenza, ahahah
Di certo non è un cineblogger Ford, che semmai può essere considerato un cinehater. O se non altro uno che odia i bei film. Questo Non sono un assassino rientrerà nella categoria dei bei film?
Un tempo avrei detto di no, solo che di recente la mia fiducia in Scamarcio è aumentata. Parecchio. Non dico sia diventato il CR7 del nostro cinema. Dopo i suoi ruoli da amante della cocaina in Loro, Euforia e nel recente esaltante Lo spietato, lo accosterei piuttosto a Diego Armando Maradona. Nientepopodimeno che. Alessio Boni invece è un po' il Dybala della cinematografia italiana: discontinuo, ma a tratti capace di ottimi numeri. In più c'è Edoardo Pesce, rivelazione alla Kean in Dogman. La Gerini invece è come Montolivo: è partita bene (con Verdone) e poi si è rivelata una ciofeca.
Con una formazione così, questo legal-thriller non garantisce una vittoria certa, ma un discreto spettacolo quello sì.
Ford: non sono un radical chic come Cannibal, e nonostante le sorprese che può riservare Scamarcio - che io avevo già ben visto ai tempi dei tempi in Romanzo criminale, da ottimo osservatore - non credo che questo film finirà per rivelarsi l'ennesima produzione italiana esaltata dalla cricca di Peppa Kid neanche fosse destinata a chissà quali traguardi.
Più che altro, rischierà per vedersi svanire tra le mani un sogno che non sembrava neppure tanto più nel cassetto. Un po' me la Juventus con la Champions.

I FRATELLI SISTERS

"Com'è che Ford abita così lontano?" "Non vuole che casa sua sia raggiunta da una qualsiasi automobile!"
Riccardo: Western bizzarro, non tanto per l'humor nero che lo contraddistingue: anche "100 modi per morire nel west" di Seth MacFarlane ne aveva a fiumi (fino a cadere nell'irresistibile demenzialità stile Griffin), ma quest'ultima pellicola rispettava comunque alcuni canoni del Western. Ecco, "I fratelli Sisters" mi sembra veramente uscire dai binari, per offrire una storia interessante (incentrata non solo su duelli e inseguimenti, ma anche sulla ricerca dell'oro). D'altro canto il Western è oramai un genere "defunto", quindi bisogna inventarsi qualcosa per fare un Western nel 2019. C'è Phoenix, nel momento in cui tutti attendono di vederlo nei panni del Joker. Nel complesso ciò che mi incuriosisce e questa assenza di distinzioni tra buoni e cattivi, niente bianco e nero, ma tante sfumature di grigio. Certo, l'epicità del "Grande Silenzio" (il grande spaghetti western senza buoni) è tutt'altra cosa, ma va benissimo così!
Cannibal Kid: Uno dei film più rischiosi dell'anno. Per la mia vita. Io il western non lo sopporto. Un genere troppo vecchio, troppo superato, troppo... fordiano. Anche se questo sembra essere diverso dal solito, anche se alla regia c'è un regista che apprezzo parecchio come Jacques Audiard, anche se nel cast ci sono due miei idoli come Joaquin Phoenix e Jake Gyllenhaal, anche se in rete si trova già da diverse settimane, ancora non ho trovato il coraggio di vederlo. E forse mai lo troverò.
Ford: nonostante sia in rete da parecchio non sono ancora riuscito, da buon ritardatario, a recuperare quello che potrebbe essere il film della settimana, ed uno dei più fordiani di questo periodo. Audiard è un regista che ho sempre apprezzato, così come Phoenix e Gyllenhaal e l'ottimo gregario John C. Reilly, il Western è una specie di seconda pelle, direi che gli ingredienti per un ottimo cocktail da Saloon ci sono proprio tutti.

STANLIO & OLLIO

"Solo un bianchino triste?" "Che vuoi che ti dica!? L'open bar l'ha organizzato Cannibal!"
Riccardo: Ritroviamo John C. Reilly, uno dei due fratelli Sisters, nei panni di Oliver "Ollio" Hardy. Devo dire che i due attori protagonisti (Stan "Stanlio" Laurel è Steve Coogan) sono perfetti nella parte! Ammetto però che da bambino non sono mai stato un fan del duo, uno spettatore assiduo; ricordo con piacere più che altro alcune loro "comparsate" in alcune bellissime storie di Topolino. Ho letto velocemente la loro biografa ed effettivamente ci sono tanti momenti tristi. Immagino quindi sia un film da guardare con una buona scorta di fazzoletti, una storia sull'amicizia e sugli ostacoli da essa affrontati. Mi piace porre il focus sulla difficile convivenza dei due personaggi comici con le vere persone (da quello che si evince sul trailer, mi sembra un tema principale): aspetto a me caro quello dello "sdoppiamento" della personalità.
Cannibal Kid: Altro titolo rischiosissimo, altro lavoro che mi spaventa parecchio, considerando che la comicità vecchio stile (quindi anch'essa fordiana) di Stanlio e Ollio non l'ho mai retta manco per sbaglio, altro lavoro interpretato dall'antidivo John C. Reilly, a sorpresa il grande protagonista di questa settimana cinematografica. Un attore che ho amato molto ai tempi di Magnolia, ma che da allora non mi ha più convinto un granché. Difficilmente con una doppietta di pellicole come questa ritornerà nelle mie grazie.
Ford: titolo potenzialmente interessante, che regala il giusto "spotlight" ad un attore capace e sottovalutato come Reilly, che non essendo esattamente un re del ballo di fine anno della scuola è ovviamente snobbato da quella divetta di Katniss Kid. Non sono mai stato un grande fan di Stanlio e Ollio, ma nutro discrete speranze affinchè questo film possa rivelarsi quantomeno interessante nel raccontare quello che c'era dietro "le maschere".

ATTACCO A MUMBAI - UNA VERA STORIA DI CORAGGIO

"Perdonami, non volevo consigliarti quel film consigliato da Cannibal!"
Riccardo: Il film ricostruisce gli attentati terroristici a Mumbai, in India, il 26 novembre 2008. I fari sono puntati su quanto accadde nell'hotel di lusso "Taj Mahal Palace". Ci sarà spazio, immagino, per diverse sotto-storie e personaggi. Ma decisamente un genere di film che non mi attrae affatto. Nel 2019 trovo sorpassato questo modo di fare cinema. Meglio un docu-film a tutti gli effetti sui fatti reali (tanto più a soli 10 anni dai loro avvenimenti).
Cannibal Kid: Anche io non amo molto i film ispirati alla cronaca, che spesso finiscono per essere troppo limitati dall'obbligo di aderire ai fatti realmente successi. Riccardo lo definisce un modo sorpassato di fare cinema e io, considerando che si tratta del tipo di film prediletto negli ultimi anni dall'idolo fordiano Clint Eastwood, non posso che essere d'accordo. Questa ennesima storia di eroismo non è girata da lui, ma mi attira allo stesso modo dei suoi ultimi spenti lavori. Ovvero pochissimo.
Ford: se fosse stato girato da Clint, o Michael Mann, o qualche altro vecchio leone del Cinema made in USA, probabilmente la mia curiosità sarebbe stata più consistente. Purtroppo non è così, dunque prevedo che questo Attacco a Mumbai sarà più che altro un attacco alla pazienza e a chi si aspetta una cronaca e si ritroverà la consueta storia retorica all'ammeregana. Peccato, perchè in questi casi mi tocca quasi dare ragione al mio rivale.

NON CI RESTA CHE RIDERE

"Ford ci detesta, festeggiamo! Andiamo tutti a Casale da Cannibal!"
Riccardo: Alessandro Paci dirige e interpreta questo film, a fianco dell'amicone Massimo Ceccherini, praticamente un insieme di barzellette - credo e spero - legate da una trama (comunque risibile). Personalmente non sono un gran fan del filone della comicità\commedia toscana, nonostante la mia passione per uno dei film capostipiti del filone: "Berlinguer ti voglio bene". Nel caso di Ceccherini e Paci, sono due "mediani" che si sono fatti "fantasisti" mettendosi in proprio, per usare una metafora calcistica, ma i risultati sono sempre stati deludenti. Il Benigni irriverente e Carlo Monni erano di tutt'altra categoria. Di sicuro un film che eviterò senza esitazioni.
Cannibal Kid: Alessandro Paci sinceramente non so manco chi sia. E non ho particolarmente voglia di scoprirlo. Massimo Ceccherini invece (purtroppo) lo conosco e non mi è mai piaciuto per niente. Da quando so che Ford lo detesta ancora più di quanto detesti me, devo però ammettere che ha cominciato a starmi un pochino simpatico. Tranquilli, raga, non abbastanza da guardarmi un suo film, o da smettere di considerarlo uno scarpone totale, sia del cinema che della comicità.
Ford: mancava, in una settimana tutto sommato non malaccio, la classica poracciata italiana di quelle che, per usare un paragone calcistico, vengono in mente quando mettiamo il nostro catenaccio a confronto con un calcio totale. Un pò come se lo spento Milan uscito dalla Coppa Italia fosse sceso in campo contro l'Ajax sorpresa della Champions. Considerata, poi, la presenza di Ceccherini, forse il personaggio cinematografico italiano che più detesto in assoluto, la frittata è fatta. Non mi resta che ignorare l'esistenza di questo film e passare oltre.

lunedì 4 marzo 2019

White Russian's Bulletin



Alle spalle la parentesi degli Oscar, torna il Bulletin nel suo formato standard, e che prosegue con il recupero di serie e titoli che nell'ultimo periodo hanno fatto parlare di loro sempre in riferimento alla nottata principe della settima arte: ancora siamo lontani dai tempi d'oro del Saloon in cui passavano almeno una o due pellicole al giorno, ma è sempre meglio qualche piccolo passo di un nulla cosmico e radical, giusto?


MrFord



THE PUNISHER - STAGIONE 2 (Netflix, USA, 2019)

The Punisher Poster

L'ultimo dei Marvel Knights targati Netflix chiude una parentesi con luci ed ombre legata al mondo dei supereroi parallelo allo spettacolare Cinematic Universe visto sul grande schermo, mostrando ancora una volta le potenzialità di un charachter controverso come quello di Frank Castle, giustiziere hard boiled che ha rappresentato, tra le pagine delle sue storie, uno degli antieroi più oscuri di un mondo di norma colorato e magico. Ottimo come sempre Jon Bernthal, perfetto sia fisicamente che come impostazione, interessante l'evoluzione della vicenda, violenta e tosta la cornice, ben scandito il timing. Peccato che, come per Devil, questo titolo sia destinato ad essere dimenticato nell'ambito del passaggio da Netflix a Disney di tutto il grande calderone di Mamma Marvel. 
Personalmente, sarebbe stato un titolo che avrei continuato molto volentieri a seguire.




COPIA ORIGINALE (Marielle Heller, USA, 2018, 106')

Copia originale Poster


In uno degli anni meno affascinanti della Storia della settima arte, tra i titoli candidati agli Oscar Copia originale era senza dubbio uno dei più interessanti: una storia (vera) all'apparenza dai toni dimessi che in realtà tocca tematiche importanti con sensibilità e mestiere, dall'amore, all'amicizia, al ruolo dell'arte e dell'artista, senza mai dimenticare la cosa più importante tra tutte, la vita.
Attorno ai due protagonisti - splendidi sia Melissa McCarthy che Richard E. Grant -, emarginati dal mondo "comune" così come da quello "elitario", si costruisce una geografia dei sentimenti dalla voce bassa ma in grado di toccare nel profondo: e in bilico tra una New York malinconica come in un Allen d'annata, gatti che sono specchi dell'anima e bugie che sanno più che altro di grida d'aiuto, due losers mitici lottano con le unghie e con i denti per vedere riconosciuto un posto che spetta a tutti noi, in quanto semplicemente e caoticamente umani.




UN AFFARE DI FAMIGLIA (Hirokazu Koreeda, Giappone, 2018, 121')

Un affare di famiglia Poster


Nonostante abbia sempre amato il Cinema giapponese, non avevo ancora approcciato alcuna pellicola firmata da uno dei cineasti più celebrati del Sol Levante che il passato recente ricordi, Hirokazu Koreeda. Vincitore a Cannes ed idolo indiscusso del mio buddy Steve, è giunto finalmente da queste parti a prendersi tutti i complimenti che merita: Un affare di famiglia, storia di stampo neorealista che strizza l'occhio al Kurosawa di Una meravigliosa domenica e all'approccio del Kim Ki-Duk "di strada" dei primi tempi, riesce a mostrare allegria, malinconia, risate e lacrime con la stessa naturalezza dei giorni e delle stagioni che si susseguono per ognuno di noi quasi si trattasse di un ricordo, o di un film pensato e costruito per chi lo sta guardando.
Come se tutto questo non bastasse, Koreeda regala almeno due sequenze da brividi e pelle d'oca, di quelle che soltanto i grandi Capolavori sono in grado di consegnare al pubblico: ora, chi passa da queste parti ricorda quanto rimasi colpito da ROMA, ma tra le immagini di Un affare di famiglia c'è un cuore che è troppo grande per qualsiasi sfoggio di tecnica.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...