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lunedì 16 marzo 2020

White Russian's Bulletin



In diretta dalla quarantena - anche se il lodigiano non è più l'epicentro della pandemia in Italia -, il Saloon continua a lottare contro una condizione che non gli è propria - quella della forzata condizione casalinga - sfruttando il momento per accelerare i tempi dei Sabati Sera Cinema dei Fordini ormai moltiplicati e recuperare visioni e letture neanche si fosse tornati indietro di qualche anno, quando da casalingo - per scelta - mi godevo un altro tipo di libertà.
Ad ogni modo, tra piccolo e "grande" schermo, titoli vecchi e nuovi, gli spunti, per fortuna, non mancano.


MrFord



HOTEL ARTEMIS (Drew Pearce, UK/USA, 2018, 94')

Hotel Artemis Poster


Giunto in casa Ford in una di quelle serate da divano senza pretese che nelle normali condizioni di routine lavorativa avrebbe significato una dormita galattica, Hotel Artemis è stato, principalmente, un intrattenimento derivativo senza troppe pretese che non potrà mai competere con la magia degli action anni ottanta e prima parte dei novanta ma che, quantomeno, finisce per risultare meno indigesto di alcuni dei prodotti troppo seriosi figli degli anni zero. 
Molto sfortunato al botteghino - probabilmente la produzione sperava nell'inizio di un franchise -, pronto a pescare a piene mani dall'immaginario di titoli simili dal buon successo - John Wick in primis - Hotel Artemis è giusto un diversivo buono per gli appassionati del genere e per chiunque non abbia troppe pretese, arricchito da un cast comunque interessante considerata la tipologia di prodotto e quantomeno non noioso da vedere.
Un giocattolino.




SEMPRE AMICI (Neil Burger, USA, 2017, 126')

Sempre amici Poster


Ai tempi della sua uscita, avevo adorato Quasi amici. Uno di quei film che, per quanto a loro modo un pò ruffiani, fanno sempre bene ed è sempre un gran piacere guardare.
Avevo completamente ignorato l'esistenza di questo remake made in USA fin troppo a ridosso della pellicola transalpina fino a quando, considerato il massiccio sfruttamento di Prime dell'ultimo periodo, non è capitato anche da queste parti: a prescindere dal fatto che, senza dubbio, avendo visto l'originale ed essendo da questo punto di vista "fresco" dell'esperienza, l'operazione, il cast e la gestione non mi sono apparsi neppure troppo malvagi, anzi. Sotto molti aspetti funzionano.
La pecca più grande resta quella di non aggiungere nulla rispetto ad un titolo divenuto un instant cult che, forse, necessitava di qualche anno in più prima di essere non solo considerato per un remake, ma tendenzialmente rifatto con variazioni minime.
Una visione ci può stare, ma forse varrebbe quasi più la pena nel caso in cui Quasi amici, incredibilmente, mancasse ancora alla lista delle vostre visioni.




SANGUE E LIMONATA (Joe Lansdale, USA, 2017)

Risultato immagini per sangue e limonata

Joe Lansdale è uno dei fordiani più ad honorem che esistano, un pò come i suoi due protagonisti principi, Hap e Leonard. Scoperti ormai una buona decina di anni fa e recuperati in tutta la loro serie di romanzi, i due improvvisati detectives sono ancora oggi una delle fonti di divertimento letterario più importanti per questo vecchio cowboy, anche se l'accelerazione della produzione dello scrittore texano dedicata loro - conseguenza, probabilmente, della serie televisiva - non ha certo giovato alla freschezza e alla qualità della proposta: passato, infatti, Honky Tonk Samurai, il buon Joe pare essersi messo comodo, e dopo aver sfornato nuove avventure dei due ragazzacci texani ad una velocità mai avuta prima è uscito con un "romanzo a mosaico" che racconta alcuni episodi del loro passato, dall'infanzia all'adolescenza. 
Molto piacevole per i fan di vecchia data, forse troppo "morbido" per chi dovesse approcciarsi al loro mondo ora. Spero solo che con l'ultima fatica, Elefante a sorpresa, prossimo della lista, le cose possano tornare un pò come ai vecchi tempi.




INDIANA JONES E IL TEMPIO MALEDETTO (S. Spielberg, USA, 1984, 118')

Indiana Jones e il tempio maledetto Poster

Le "serate Cinema" dei Fordini proseguono con la riscoperta di uno dei più grandi miti degli anni ottanta e non solo, quell'Indiana Jones che fece la fortuna di Harrison Ford e consegnò al pubblico uno degli eroi più noti ed apprezzati anche al di fuori della cerchia degli appassionati di settima arte.
Spinti dalla curiosità per il ribattezzato "stregone pazzo", i Fordini hanno approcciato questa seconda avventura del vecchio Indy - paradossalmente a livello qualitativo inferiore alla precedente - con un entusiasmo maggiore, lo stesso che ai tempi avevo avuto io.
Del resto, Il tempio maledetto è un vero e proprio circo di inseguimenti, trappole, situazioni ben oltre la fantascienza che resero il franchise dell'archeologo più famoso del grande schermo un vero e proprio cult del genere e non solo, tra cuori estirpati a mani nude e cene a base di serpenti e cervelli di scimmia. 
Il ritmo è serratissimo, il divertimento assicurato, e il Tempo pare non pesare troppo. Almeno a giudicare dalla partecipazione dei Fordini, che non immaginano neppure lontanamente com'era l'epoca in cui il loro vecchio si entusiasmava per le gesta di Indy impegnato contro lo "stregone pazzo".




INDIANA JONES E L'ULTIMA CROCIATA (S. Spielberg, USA, 1989, 127')

Indiana Jones e l'ultima crociata Poster


L'ultima tappa - per ora Il teschio di cristallo resta in stand by - del percorso dei Fordini nel mondo di Indiana Jones è stata L'ultima crociata, probabilmente il titolo più amato e divertente della saga, grazie anche al fondamentale contributo di uno degli Sean Connery più in forma di sempre.
Nonostante il tracollo della Fordina - che aveva insistito a tutti i costi per vederlo, ma era visibilmente provata dalla giornata - la cosa più bella è stata la partecipazione del Fordino, che non solo ha dichiarato di sentirsi a suo agio immedesimandosi con la figura di Jones Senior, ma ha chiesto delucidazioni sui nazisti, il graal, l'esistenza oppure no di alcuni riferimenti.
A prescindere dalle valutazioni e dalla critica cinematografica vera e propria, queste sono le cose che rendono il passaggio di testimone un vero piacere, e lasciano il gusto unico dell'esperienza e dell'emozione trasportate a chi viene dopo di noi.
Un pò come i Jones, anche se, effettivamente, a conti fatti, io e il Fordino la viviamo un pò alla rovescia.




HUNTERS - STAGIONE 1 (Prime Video, USA, 2020)

Hunters Poster


Alle spalle Narcos, che aveva riportato un entusiasmo da piccolo schermo nel sottoscritto che quest'anno ho potuto vivere prima solo grazie a The Witcher, in casa Ford si è cercato, in questo periodo di quarantena, un titolo che potesse venire buono per i momenti "da aperitivo" in cui i Fordini si dilettano con il loro film o cartone animato. 
Hunters, produzione Prime di grande impatto dal sapore tarantiniano, ha colmato abbastanza bene il vuoto, portando in scena dramma, pulp e ironia con il giusto tocco, forse un pò prevedibile ma ben orchestrato e gestito: l'epopea del giovane Jonah, che si ritrova dall'essere outsider di quartiere a pedina fondamentale nella caccia ai nazisti ospitati segretamente dal governo USA è coinvolgente e ricca di situazioni e personaggi interessanti, a tratti commovente e a tratti furba.
Sarà interessante, considerate le evoluzioni della trama, come verrà deciso di gestire la seconda stagione, se preferendo una svolta completamente fuori dai binari della Storia o una gestione più realistica: a prescindere dalla scelta, gli ingredienti per tirare fuori qualcosa di valido ci sono in una direzione o nell'altra.




SCRUBS - STAGIONE 8 (ABC, USA, 2009)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster

La cavalcata di Scrubs, serie amatissima dai Fordini e compagnia per pranzi e cene degli ultimi mesi, giunge ormai quasi al termine con quella che è stata la sua vera stagione conclusiva - bellissimo il finale, assurdo pensare di prolungare con un altro anno, ma se ne parlerà quando scriverò della nove - salutando un cast che è riuscito a fare il verso e ad un tempo fare amare il cosiddetto "medical drama" da un punto di vista più leggero - ma non sempre - e confidenziale, sfornando idoli assoluti come Cox e Kelso ed una galleria di personaggi nei quali chiunque ha la possibilità di trovare un favorito, o quantomeno qualcuno in cui immedesimarsi.
L'inventiva ovviamente non è più quella delle prime stagioni, ma il crescendo che conduce al commiato porta questa ottava stagione ad essere una delle meglio riuscite della produzione, carica dello spirito che, probabilmente, aveva spinto Bill Lawrence a crearla.


lunedì 9 marzo 2020

White Russian's Bulletin



Se la scorsa settimana mi pareva assurdo stare a scrivere dal quasi epicentro italiano della psicosi collettiva del Coronavirus, a questo giro mi sembra di essere precipitato in una sorta di fiera dell'assurdo: metri di distanza, attività chiuse, zone rosse e regioni rosse, casini all'italiana per qualcosa che, a conti fatti, ci danneggerà a livello economico e sociale alla stregua di una guerra. Ma tant'è. Spero solo di non impazzire troppo, considerato il livello da "animale in gabbia" che mi pare di stare raggiungendo.
Intanto, ecco quello che è passato da queste parti in settimana.


MrFord



BRITTANY RUNS A MARATHON (Paul Downs Colaizzo, USA, 2019, 104')

Brittany non si ferma più Poster

Pescato quasi a caso dal bacino di Prime memore delle buone parole spese da Ink, Brittany runs a marathon - inascoltabile il titolo italiano - è stato una vera e propria sorpresa in una di quelle serate in cui il rischio di crollo da divano è altissimo: la storia della protagonista e della sua rinascita - fisica e mentale - attraverso la passione per la corsa con l'obiettivo di correre la Maratona di New York, oltre a rendere bene come commedia indie, centra perfettamente lo spirito di sacrificio e la passione di chiunque pratichi sport con dedizione e costanza, finendo addirittura per commuovere proprio nel passaggio più importante della suddetta Maratona.
Quando a Brittany la prima mentore del running dice che "non si corre per arrivare primi, ma per arrivare alla fine" c'è il succo dei sacrifici piccoli e grandi che si compiono quando una disciplina - a prescindere da quale sia - ci conquista: in tutta la fatica espressa dalla protagonista ho rivisto ogni singola goccia di sudore che, negli ultimi quasi tre anni, ho sentito scendermi sulla pelle con il crossfit, e la gioia che si prova quando si sente dentro di aver dato tutto quello che si poteva per portare se stessi al traguardo, a prescindere da quale sia o da quanto ci sia voluto per arrivarci.




I PREDATORI DELL'ARCA PERDUTA (Steven Spielberg, USA, 1981, 115')

I predatori dell'arca perduta Poster

Le serate Cinema dei Fordini si moltiplicano in questo periodo di chiusura forzata delle scuole, e nel corso di questa settimana, oltre a Predator - che non ho ripostato considerato quante volte è stato citato da queste parti -, hanno portato i piccoli del Saloon a conoscere un altro personaggio cult per la mia generazione e non solo, Indiana Jones.
Attratti dall'ambientazione che a loro ha ricordato i due Jumanji con The Rock e dalle gag che il vecchio Indy regala - la più famosa, quella del colpo di pistola al nemico pronto ad esibirsi nelle sue evoluzioni con la spada, ancora oggi funziona alla grande -, I predatori dell'Arca Perduta, oltre a rimanere un fantastico film d'avventura, ha permesso anche di iniziare ad illustrare ai Fordini la Storia della Seconda Guerra Mondiale e del nazismo, che a scuola ancora, per ovvi motivi, non hanno affrontato. 
Una visione che ha confermato il valore di uno dei prodotti più pop e meglio realizzati degli anni ottanta.




L'OCCHIO DEL MALE (Bjorn Larsson, Svezia, 1999)

L'occhio del male

Da queste parti Bjorn Larsson avrà sempre un posto d'onore grazie a quello che, ad oggi, è uno dei miei romanzi preferiti di tutti i tempi, La vera storia del pirata Long John Silver. Anni prima che regalasse a noi tutti quel Capolavoro ed in anticipo su eventi storici come l'11 settembre, Larsson raccontò una storia di razzismo e terrorismo ambientata nella Parigi multietnica legata a doppio filo alla memoria storica della guerra in Algeria ed alla realizzazione di un progetto che avrebbe portato nuove stazioni della metropolitana effettivamente esistenti.
I destini di Ahmed, Rachid e Alain, tutti e tre segnati dal conflitto in Algeria ma figli di posizioni ed esperienze diverse - il primo ateo, sposato con una francese e disilluso rispetto all'essere umano, il secondo fondamentalista guidato dalla fede cieca, il terzo codardo e razzista, mosso dall'odio e dall'ignoranza - si incrociano coinvolgendo le persone a loro più vicine.
Un romanzo teso e sicuramente molto avanti con i tempi, impreziosito da lampi di grande stile ma anche, a suo modo, forse incompleto. Senza dubbio, però, una lettura da non perdere per chi ama il genere.


lunedì 16 dicembre 2019

White Russian's Bulletin



Altra settimana di transizione, per il Bulletin, figlio dell'ormai stanchezza da divano che mi coglie inesorabilmente la sera, degli impegni in famiglia, al lavoro e con la palestra che portano via gran parte delle energie mentali e fisiche: prima, però, di avventurarci nelle classifiche di fine anno, sono riuscito comunque a portare a casa un altro sabato sera Cinema con i Fordini, una serie e una novità da sala. Di questi tempi, direi un bottino abbastanza importante.


MrFord



LE MANS '66 - LA GRANDE SFIDA (James Mangold, USA/Francia, 2019, 152')

Le Mans '66 - La grande sfida Poster


Come chi mi conosce o frequenta il Saloon da un pò di tempo ben sa, il mio rapporto con i motori non è esattamente idilliaco: anzi, per usare un eufemismo, direi che meno sto con le mani su un volante e meglio sto. Eppure, paradossalmente, fin da bambino sono sempre stato affascinato dalle storie legate ai grandi piloti - soprattutto di Formula Uno -, associando le stesse alle imprese sportive che, probabilmente per merito della passione di mio padre per lo sport in genere, sono state parte di una mitologia domestica importante negli anni della mia formazione.
James Mangold, ottimo artigiano del Cinema che negli anni mi ha regalato piccole gioie come Identità o Walk the line, porta sullo schermo una vicenda che non conoscevo, quella della storica edizione del sessantasei della ventiquattro ore di Le Mans, una delle gare automobilistiche con maggior fama e memoria storica di sempre: in particolare, quell'edizione portò a confronto i due colossi Ford e Ferrari, e a collaborare l'ex asso del volante Carroll Shelby ed il meccanico e spigoloso pilota Ken Miles. Mangold, sfruttando una struttura molto classica ed appoggiandosi a due certezze come Damon e Bale - e devo ammettere che, nonostante il talento, in questo caso ho apprezzato di più il primo -, porta in scena il classico racconto in pieno stile Oscar che coinvolge ed emoziona, una sorta di versione old school di Rush cui manca forse l'impatto di una rivalità effettiva - di fatto, è la storia di un'amicizia - ma riesce comunque a raccontare una storia e ad emozionare.
Curiosa l'interpretazione macchiettistica del team Ferrari, sempre "troppo italiano", o quantomeno italiano visto da occhi a stelle e strisce, ma è un peccato veniale all'interno di un lavoro sicuramente ben strutturato.




JACK RYAN - STAGIONE 1 (Prime Video, USA, 2018)

Jack Ryan Poster

Pescato dal catalogo Prime, che ultimamente in casa Ford sta facendo da concorrente a Netflix, e giunto più in sordina del previsto da queste parti - in fondo si parla di territori molto fordiani -, la versione da piccolo schermo di Jack Ryan, eroe nato dalla penna di Tom Clancy, ha portato una ventata di action spionistica quasi più cinematografica che seriale, convincendo episodio dopo episodio portando in scena una vicenda dal sapore di primi Anni Zero senza per questo sembrare datata o fuori tempo massimo, risultando solida sia per quanto riguarda il comparto tecnico che per il cast - e pensare che non sono un fan di John Krasinski e Abbie Cornish - ed alimentando una tensione che con gli ultimi episodi cresce con buona intensità.
Un prodotto dunque interessante che potrebbe raccogliere il testimone dell'ormai classico 24 regalandone però al pubblico una versione più realistica e meno da fumetto, legata a tematiche importanti come la guerra al terrorismo e rappresentata da un main charachter che unisce la componente fisica dell'eroe di genere ad una mentale che, in questi casi, non ci si aspetta proprio.




STAR WARS EPISODIO IV - UNA NUOVA SPERANZA (George Lucas, USA, 1977, 121')

Guerre stellari Poster

Il sabato sera Cinema dei Fordini questa settimana ha iniziato uno dei percorsi più importanti per un cinefilo, anticipato rispetto a quanto pensassi dall'esaltazione mostrata soprattutto dalla Fordina per il trailer del nono e ultimo capitolo della Saga, motivata principalmente da Chewbacca, diventato l'idolo della più piccola del Saloon.
A fronte, dunque, degli oltre quarant'anni dall'uscita e della stanchezza, sono rimasto sorpreso di quanto bene abbiano preso questo cult i ragazzi, incuriositi da particolari e personaggi differenti - uno tutto per i droidi, l'altra tutta per Chewbacca, uniti contro un Darth Vader che ancora vedono come il Male assoluto - ed ora curiosi di proseguire nel cammino delle avventure di Luke Skywalker e soci: senza ombra di dubbio Una nuova speranza resta una pietra miliare del genere e non solo, capace di raccontare una storia universale trasformandola in un giocattolone magico che colpisce ad ogni età e a prescindere dai propri gusti in fatto di strade da percorrere.
E' forse il film simbolo ed il più completo della Saga, quello che giustamente viene preso come modello e riferimento, è sempre una pacchia da guardare e nonostante gli anni invecchia alla grandissima: non è il mio favorito - e sono curioso di scoprire come prenderanno i Fordini L'impero colpisce ancora, a questo proposito -, ma indubbiamente è un titolo che non può mancare nella formazione di un amante della settima arte.
Che la Forza sia con noi.

martedì 10 ottobre 2017

Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve, USA/UK/Canada, 2017, 164')





Ho sempre pensato che, in barba al Tempo che ci condanna inesorabilmente e alle azioni che mostrano tutti i limiti dell'essere Umani, sia importante, fondamentale, cruciale per la vita venire a patti con se stessi e trovare un equilibrio nella strada che si decide di seguire, a prescindere da quale sia.
Potrebbe non essere la via più semplice, o quella che ci rende migliori, ma nel momento in cui la stessa contribuisce a renderci noi stessi, allora per quanto mi riguarda non ha bisogno di altre spiegazioni.
Blade Runner 2049, a prescindere dalla sue nobili origini e derivazioni, non ha bisogno di altre spiegazioni.
Così come Denis Villeneuve.
Racconta una storia vecchia quanto il mondo, legata al bisogno di identità, di affermazione, di pienezza, di indipendenza, di lasciare qualcosa in questo strano posto in cui siamo capitati e ci muoviamo, e lo fa attraverso immagini e mezzi tecnici clamorosamente superiori ed affascinanti, un ritmo che mette alla prova ma che nasconde la capacità di ammaliare, un Pifferaio magico della settima arte, un incedere che mette a confronto con una ricerca che esula dalla propria origine o Natura, e che porta ad inseguire la strada che condurrà al futuro, a prescindere da quale futuro ci attenda.
"Non hai mai assistito ad un miracolo", afferma Dave Bautista in apertura di pellicola.
Sinceramente, da ateo miscredente, mi sono sentito chiamato in causa.
Eppure, fotogramma dopo fotogramma, bellezza su bellezza, sogno su sogno, l'impressione è davvero stata quella di un miracolo legato - come fu per Arrival - al concetto di creazione, a quelle probabilità sfavorevoli che divengono metro di paragone per una nuova speranza, per qualcosa che non sarebbe dovuto neppure accadere e invece, contro ogni previsione, porta una mano appoggiata ad un vetro a cercare quello che riempie il significato della vita di qualsiasi uomo, replicante o chiunque vogliate o sognate di essere.
La fantascienza dell'epoca di Dick e quella della conquista dello spazio sono ormai tramontate per cedere il passo ad un nuovo sistema ed approccio, dalla rete ai social, dalla vita in condivisione al completamento di se stessi attraverso i mezzi di comunicazione: Villeneuve si adatta a questa nuova realtà portando sullo schermo qualcosa che ha il sapore ancestrale della creazione, dell'esplorazione - di noi e del mondo che ci circorda -, del tentativo di seguire lo schema solo fino a quando lo stesso non diviene una condanna, qualcosa che ci impedirà di vivere non solo un sogno, ma anche, e paradossalmente torniamo al discorso dell'ateo miscredente, l'idea del sogno che vorremmo vivere.
E nonostante l'atmosfera cupa ed opprimente, la sensazione di ineluttabilità, l'impressione che ho avuto di Blade Runner 2049 è stata quella di un inno al desiderio di vivere la propria vita, trovare la strada che permetta di farlo, a prescindere dai sacrifici e dai rischi, dai ruoli e da quello che ci si potrebbe aspettare da noi che stiamo vivendo, replicanti o umani.
Ed è proprio in quello, che io vedo il miracolo.
La lotta è ancora presente, sanguinosa e pronta a chiedere un tributo pesante in termini di vite e sacrifici, eppure mi pare, attraverso le immagini, di aver assaporato l'idea di una consapevolezza maggiore di quello cui è possibile aspirare, o cambiare, della ricerca che porta a confrontarsi con se stessi anche quando l'idea che finiamo per avere di noi è decisamente sopravvalutata rispetto a quanto il mondo richieda: lo stesso fatto che si possa anche solo immaginare che sia così finisce per essere confortante, a prescindere da quello che riservano imposizioni, missioni, compiti, ordini venuti dall'alto impossibili da ignorare.
Se non fosse per il suo passato ingombrante - che torna, comunque, più per aiutare ed essere aiutato che non per ostacolare -, Blade Runner 2049 sarebbe un film "contro", pronto a seguire un impianto classico - soprattutto in termini di svolgimento - e da un ritmo certo non sostenuto: ma le cose non sono mai semplici quanto potremmo sperare o credere, e dunque si finisce sempre a rimboccarsi le maniche e farsi il culo, nella speranza che, prima o poi, anche per noi, o qualsiasi altro ateo miscredente, venga dritto il giorno del miracolo.
Perchè sarà quello che cambierà ogni cosa.




MrFord




 

lunedì 21 dicembre 2015

Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza

Regia: J. J. Abrams
Origine: USA
Anno:
2015
Durata:
135'







La trama (con parole mie): sono passati più di trent'anni dalla sconfitta dell'Impero, e parallelamente alla stabilità formata dalla Repubblica, si è progressivamente formato e costituito un nuovo gruppo pronto a seguire le orme del fu Imperatore e di Darth Vader, il Primo Ordine, guidato dal misterioso Supremo Leader Snoke e dai suoi luogotenenti Kylo Ren e Hux.
Proprio il Primo Ordine, così come i leader della Resistenza, sono alla ricerca dello scomparso Luke Skywalker, ultimo dei Jedi, che anni prima ha deciso, a seguito della ribellione di uno dei suoi allievi, di abbandonare il mondo conosciuto: quando parte della mappa legata alla posizione di Skywalker, contenuta nella memoria di un piccolo droide denominato BB-8 di proprietà del miglior pilota della Resistenza, Poe Dameron, diviene il premio più ambito per ogni membro del Primo Ordine e mercenario disposto a venderlo, l'intervento involontario di una mercante di rottami chiamata Rey e di un assaltatore ribelle ribattezzato Finn finisce per diventare l'ago della bilancia per una lotta che si prospetta sempre più fondamentale per la pace nella Galassia.
Proprio per aiutare i due improvvisati eroi, scenderanno in campo i paladini di decenni prima, Han Solo e Chewbacca, pronti a tornare in campo e a svelare i segreti dietro la sparizione di Luke ed il sorgere del Primo Ordine.













L'infanzia - a prescindere dall'età all'interno della quale la si vuole collocare - è davvero qualcosa di magico.
Ricordo ancora bene quando, ai tempi, mi capitava di vedere un film - a casa con mio fratello, al Cinema, con mio padre prima e con gli amici poi - e, visione alle spalle, rimanere in una sorta di stato di esaltazione che mi faceva pensare di trovarmi ancora all'interno del mondo magico ed incredibile che avevo appena visitato: pensandola oggi, potrei associare la sensazione a quella del primo stadio della sbronza, quando ti senti ad un metro da terra, quasi invincibile, pronto a compiere qualsiasi impresa.
E ricordo altrettanto bene quando, dopo aver visto e rivisto allo sfinimento la prima trilogia di Star Wars, sul finire dell'adolescenza, mi trovai con alcuni amici all'appuntamento con La minaccia fantasma, tra i film della Saga senza dubbio e di gran lunga il peggiore: era una delle prime volte in cui, tristemente, guardavo allo schermo con la consapevolezza e, in una qualche misura, la supponenza dell'adulto che abbandona la meraviglia. 
Certo, la delusione non mi impedì di gustarmi - ed apprezzare, soprattutto per quanto riguarda La vendetta dei Sith, davvero un ottimo prodotto - l'incarnazione moderna delle Guerre Stellari che avevano fatto impazzire prima i miei e dunque il sottoscritto, eppure sentivo che qualcosa mancava, all'equazione: quasi come se, alla suddetta meraviglia, fosse stato fatto un torto.
E neppure di quelli da poco.
Fortunatamente, insieme al creatore di questo meraviglioso circo George Lucas, ha finito per metterci lo zampino J. J. Abrams, uno degli idoli incontrastati del Saloon, considerati i suoi trascorsi sul piccolo - Lost, che altro aggiungere!? - e grande schermo - Super 8, la rivitalizzazione di Star Trek -: e all'uscita dalla sala, ieri, mi è parso proprio di tornare bambino.
A dire il vero, mi è parso fin dalla prima sequenza di questo tanto pubblicizzato quanto rischioso Il risveglio della forza.
Perchè Lucas, Abrams e soci non solo hanno aggiustato ed azzeccato alla grande il tiro rispetto alla seconda trilogia, ma anche ritmo - indiavolato, con due ore e un quarto che, letteralmente, volano lasciando inchiodati alla poltrona -, cast - perfetti i nuovi volti John Boyega e Daisy Ridley, che si condenderà il ruolo di eroina dell'anno con la Furiosa di Fury Road - e rispetto per lo spirito dei primi tre, indimenticabili film della Saga: dunque, accanto ad effetti speciali, momenti di grande epicità - si vedano il confronto tra Han Solo e Kylo Ren sulla passerella o il finale -, si colgono a piene mani ironia e voglia di divertirsi neanche fossimo nel cuore di una pellicola pronta a traghettarci dagli anni settanta agli ottanta, che mescola la Frontiera alla guasconeria, la lacrima al divertimento sfrenato, la coscienza di una Storia che non avrà mai fine - quella del confronto tra Bene e Male - all'incoscienza del buttarsi a capofitto, l'equilibrio della Forza alla passione incontrollata del Lato Oscuro.
Ed il bello è proprio questo: prendere qualcosa che tutti noi conosciamo nel profondo - il confronto ed il conflitto quasi naturale tra padri e figli, la lotta tra quello che è giusto e quello che, semplicemente, sentiamo di fare, per istinto o per volontà - e trasformarlo in uno spettacolo emozionante e meraviglioso, divertente - è già cult la sequenza del movimento del mento di Solo pronto a suscitare l'irritazione di Finn, charachter letteralmente perfetto nell'equilibrio tra outsider e potenziale paladino - e magico, pronto a tradurre in immagini quella che è la meraviglia della settima arte, nata per raccontare storie avvenute "tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana" in grado di adattarsi perfettamente a quello che viviamo ogni giorno, nella nostra vita e sul nostro mondo.
Questo perchè ognuno, o almeno tutti quelli che, tra noi, vivono a fondo le proprie passioni, conoscono o hanno conosciuto sulla pelle e nel cuore la Forza ed il Lato Oscuro, a prescindere da quale dei due abbiano scelto di seguire, o di come abbiano deciso, in egual misura, di rimanere a cavarsela nel mezzo, come Solo e Chewbacca - a tal proposito, un plauso alla produzione per aver inserito come comparsa Iko Uwais nel confronto con i due mitici contrabbandieri all'interno del loro mercantile, quasi a regalare un omaggio ai due The Raid -: non occorre troppa fantascienza, in fondo, per comprendere il cuore dell'Uomo.
Ma il bello della stessa, e delle storie, e della settima arte, è proprio pensare di stare assistendo ad uno spettacolo lontano lontano.
Per non pensare troppo alle battaglie che finiamo a combattere qui.
E questo Lucas l'aveva capito, ai tempi.
E Abrams pare averlo capito anche di più, oggi.





MrFord





"So keep me awake for every moment
give us more time to be this way
we can't stay like this forever
but I can have you next to me today."
Josh Groban - "Awake" - 






 

venerdì 24 luglio 2015

Indiana Jones e l'ultima crociata

Regia: Steven Spielberg
Origine: USA
Anno: 1989
Durata: 127'





La trama (con parole mie): mentre in Europa il dominio nazista prepara il terreno per quella che sarà la Seconda Guerra Mondiale, Indiana Jones riceve l'incarico di recuperare uno degli artefatti più leggendari della Storia, il Santo Graal, in quanto secondo esperto mondiale in materia.
Il primo, infatti, assoldato poco tempo prima di lui, pare sia misteriosamente scomparso proprio nel corso della stessa ricerca: come se le cose non fossero già abbastanza complicate, l'identità del predecessore del vecchio Indy è ben nota all'archeologo ed avventuriero.
Si tratta, infatti, di suo padre Henry, con il quale il dottor Jones ha un rapporto conflittuale fin dai tempi della giovinezza: ritrovato il genitore a Venezia e scoperto un indizio fondamentale per la ricerca, Indiana dovrà affrontare la minaccia nazista decisamente da vicino, e si troverà costretto a coesistere con Jones senior a partire dalle pagine dei libri fino alle rocambolesche fughe.
Riusciranno i due a sopravvivere l'uno all'altro in modo da completare la ricerca? 








Nel corso dell'infanzia, ai tempi in cui insieme a mio fratello consumavamo vhs una dietro l'altra, ricordo bene quello che identificai come uno dei miei primi "nonni" cinematografici, che avevo visto di sfuggita nella sua veste di James Bond ma, di fatto, avevo imparato ad amare con Gli intoccabili e Highlander: Sean Connery.
E ricordo anche la gioia di scoprire che avrebbe affiancato Harrison Ford nel terzo ed attesissimo - ai tempi - capitolo delle avventure di Indiana Jones, pronto ad aprire una parentesi sul passato dell'archeologo ed avventuriero e mostrare il complicato rapporto dello stesso con il padre, studioso sagace e pronto di spirito almeno quanto lui.
Dalla strepitosa sequenza d'apertura con un River Phoenix in grandissimo spolvero ai battibecchi tra i due protagonisti scopertisi addirittura rivali per la stessa donna - spassoso il momento "dell'addio" nel castello da parte della seducente nazista Elsa -, Indiana Jones e l'ultima crociata rappresentò - e rappresenta - uno dei migliori ritratti padre/figlio del Cinema d'intrattenimento, in grado di regalare parentesi cult che ho adorato dalla prima visione - l'emissario di Hitler lanciato dal dirigibile, con quel "Senza biglietto!" che ogni volta mi fa ridere come la prima - ed un ritmo elevatissimo, che conduce lo spettatore accanto ai due Jones a scoprire un'altra reliquia leggendaria dopo l'Arca dell'alleanza del primo film, il Santo Graal.
Il calice dal quale bevve Cristo nel corso dell'Ultima cena, che pare possa garantire l'immortalità a chiunque ne beva è lo spunto perfetto per unire leggenda, azione, confronto e lotta con gli emissari di Hitler - niente male anche il faccia a faccia con il dittatore pronto a regalare il suo autografo al Jones junior - che già si erano fatti sentire nel corso de I predatori dell'Arca perduta: dunque, passando da locations note - Venezia - al cuore dell'Europa per giungere nel pieno del deserto mediorientale, non mancano inseguimenti, lotte all'ultimo respiro, intrighi, battute ed una serie di prove per raggiungere il Graal che ricordano i grandi videogames d'avventura dei tempi - tra l'altro, la Lucas Arts in quel periodo sviluppò una serie di titoli legati proprio a Indiana Jones che fecero da traino ai successivi Il giorno del tentacolo, Sam e Max, The Dig, vere e proprie leggende del gaming -.
Un cocktail vincente che ha reso questo film uno tra i più godibili del decennio, ed un esempio per il Cinema di genere che ai giorni nostri raramente riesce ad essere così efficace, divertente e mai sguaiato: il legame, poi, tra i due Jones è uno di quelli cui guardo con maggiore interesse anche rispetto a quando queste tappe obbligate da spettatore toccheranno al Fordino, che potrà godere non solo di titoli che nel corso degli anni non hanno perso un grammo del loro fascino e che hanno cresciuto il suo vecchio, ma anche di charachters che i film d'avventura attuali difficilmente riescono a regalare al proprio pubblico se non attraverso remake o reboot spesso e volentieri di dubbio gusto.
In un periodo in cui paiono essere tornati di moda gli anni ottanta, recuperi come questo sono una vera e propria manna dal cielo: e poco importa cosa si cercherà, con chi si dovrà lottare, quale leggendario artefatto andrà recuperato.
L'importante sarà gettarsi a capofitto nel cuore dell'avventura accanto al Dottor Jones.
Anzi, ai Dottor Jones.



MrFord



"I was once like you are now, and I know that it's not easy,
to be calm when you've found something going on.
But take your time, think a lot,
why, think of everything you've got.
For you will still be here tomorrow, but your dreams may not."
Cat Stevens -  "Father and son" - 




giovedì 23 luglio 2015

Indiana Jones e il tempio maledetto

Regia: Steven Spielberg
Origine: USA
Anno: 1984
Durata: 118'





La trama (con parole mie): siamo nel 1935, e Indiana Jones, celebre archeologo, insegnante ed avventuriero, dopo una rocambolesca fuga dalla Cina, finisce in India, in un piccolo villaggio dal quale sono state trafugate pietre sacre per la popolazione.
Alla ricerca delle pietre stesse, Indy, il piccolo Shorty e la cantante Willie si troveranno a scoprire i segreti dietro il palazzo del maraja locale, dominato da una setta dedita al culto della dea Kali e legato ad un complesso sistema di tunnel, miniere ed un vero e proprio tempio all'interno del quale si compiono sacrifici umani.
Riuscirà il dottor Jones a mettere le mani sulle pietre per riportarle ai legittimi proprietari, avere la meglio sul leader della setta, sedurre Willie e portare a casa la pelle?








Senza dubbio, uno dei personaggi fondamentali per la mia formazione di cinefilo e di bambino di fronte alla meraviglia offerta dalla settima arte, che ha finito per accompagnare innumerevoli visioni in compagnia di mio fratello nel corso di tutti gli anni ottanta e nella prima parte dei novanta è stato Indiana Jones: l'alter ego di maggior successo di Harrison Ford, avventuriero spaccone e ciarliero, donnaiolo e decisamente umano, fisicamente, rispetto agli altri action heroes targati eighties, negli anni non ha perso ai miei occhi lo smalto di allora, eppure non ha avuto grande fortuna o spazio qui al Saloon, limitando le sue apparizioni ad un recupero de I predatori dell'Arca perduta quando ancora White Russian muoveva i suoi primi passi.
Dunque, spinto dalla leggerezza dell'estate, ho deciso di ripescare i due capitoli che seguirono proprio quella prima, fantastica avventura, e che, paradossalmente, nel corso della mia vita ho finito per vedere e rivedere un numero di volte decisamente superiore all'esordio sul grande schermo del Dottor Jones, che ad oggi risulta ancora essere l'episodio qualitativamente migliore della saga: in particolare, Indiana Jones e il tempio maledetto, con i suoi improbabili voli da aerei lasciati senza piloti, gli insetti delle catacombe, il rituale della setta dedita a Kali con tanto di cuore estirpato a mani nude, è stato - ed è - un guilty pleasure tra i più amati dal sottoscritto, perfettamente in grado di funzionare ancora oggi e di parlare ad un pubblico di tutte le età divertendo clamorosamente e senza ritegno.
Nonostante, infatti, sia a livello critico forse il capitolo meno interessante tra i quattro realizzati fino ad ora, tutto funziona a meraviglia, dall'incipit cinese all'ambientazione indiana dal sapore di film di genere anni cinquanta, passando per un villain d'eccezione - lo stregone a capo della setta - e comprimari perfetti per spalleggiare il sempre pungente Jones - dal giovane Shorty, il Data dei Goonies, alla cantante Willie, che regala un'ottima dose di schermaglie amorose con il nostro archeologo preferito nella grande tradizione di questo franchise -: se, a tutto questo, si aggiungono poi sequenze action perfette per ritmo e tensione - l'inseguimento nella miniera sui vagoni è uno dei passaggi più belli che ricordi della mia infanzia di spettatore -, le consuete battute di Indy ed il mestiere di Spielberg e soci, il cocktail servito è quanto di meglio si potrebbe chiedere al Cinema d'intrattenimento, lo stesso in grado di far sognare i bambini e far tornare bambini gli adulti, oltre a delineare situazioni e charachters che, in un modo o nell'altro, hanno finito per entrare nella Storia della settima arte così come nella memoria di generazioni di spettatori.
Personalmente, non vedo già l'ora che il Fordino sia abbastanza grande per potergli proporre cult dei tempi del suo vecchio come questo, sperando di trasmettergli la stessa passione per il Cinema e l'avventura che nutro e rinnovo ad ogni giorno e visione: e quando la quotidianità o film troppo scarsi non me lo permettono, posso sempre evocare ricordi dell'epopea indiana di Indiana o, ancora meglio, pescare dalla libreria il dvd e gettarmi a capofitto in qualche inseguimento mozzafiato come se fossi io a portare il cappello e la frusta.




MrFord




"In the temple of love you hide together
believing pain and fear outside
but someone near you rides the weather
and the tears he cried will rain on walls
as wide as lovers eyes
in the temple of love, shine like thunder
in the temple of love, cry like rain
in the temple of love, hear my calling
in the temple of love, hear my name."
The Sisters of mercy - "Temple of love" - 






mercoledì 22 aprile 2015

Wednesday's child - Avengers edition


La trama (con parole mie): con buona pace del mio acerrimo nemico nonchè sgradito co-conduttore di questa rubrica Cannibal Kid, in occasione dell'uscita dell'attesissimo Avengers - Age of Ultron, questa settimana le anticipazioni sulle novità in sala scalano di un giorno, portando in dono proposte in grado di soddisfare - cosa più unica che rara - entrambi i nostri diametralmente opposti punti di vista.
Il mio consiglio è quello di seguire la via fordiana, per evitare di impantanarsi nelle solite radicalchiccate sopravvalutate suggerite dal pusillanime Peppa Kid.


"Cannibal Kid un intenditore di Cinema!? Non farmi ridere!"

Avengers: Age of Ultron

"E così quello è Peppa Kid." "Già, neppure io pensavo fosse un pusillanime di tal fatta."
Cannibal dice: Uno dei film più attesi dell'anno dagli appassionati di cinecomics, dal pubblico di dodicenni e da Fordon, per quanto mi riguarda lo guarderò con la mia solita super diffidenza che accompagna queste operazioni di marketing, più che di cinema. Sperando si riveli divertente quanto il recente Guardiani della Galassia, che mi ha ridato speranza nei confronti della Marvel, o comunque più del primo sopravvalutato capitolo The Avengers.
Ford dice: direi che più o meno dal minuto in cui si è conclusa le sequenza aggiuntiva al termine dei titoli di testa del primo, cultissimo Avengers, tre anni fa, ero in trepidante attesa per il secondo film dedicato agli Eroi più potenti della Terra. Questa volta il protagonista sarà il terribile Ultron, androide senziente che anche tra le pagine del fumetto è stato uno dei più grandi antagonisti dei Vendicatori, in attesa del ritorno di Thanos e del legame che incrocerà le strade degli Avengers stessi e I Guardiani della galassia.
Inutile dire che potrebbe trattarsi a mani basse del blockbusterone dell'anno, e che il sottoscritto sarà in prima linea per gustarselo in sala.



Samba

"Ho appena visto un film suggerito da Pensieri Cannibali. Ho voglia di morire."
Cannibal dice: Date ascolto a un cretino.
No, non mi riferisco a Ford. Lui è sì cretino, ma non bisogna MAI dargli ascolto.
Il cretino cui dovete dare ascolto sono io e io vi dico che il vero film della settimana mi sa tanto che sarà questo Samba, il nuovo lavoro dei registi della rivelazione Quasi amici, Eric Toledano e Olivier Nakache, con un gran bel cast composto dal loro attore feticcio Omar Sy, dal profeta Tahar Rahim e dalla ninfomane Charlotte Gainsbourg.
Ford dice: se qualcuno - e non sto parlando del mio antagonista, che con il Cinema c'entra sempre meno - mi avesse venduto a scatola chiusa il nuovo film di Toledano e Nakache, autori dell'ottimo Quasi amici, l'avrei probabilmente pagato anche più di quanto non meritasse. Peccato mi sia capitato di vedere il trailer, che puzza di roba finto alternativa lontano un miglio, e come se non bastasse mi snocciola anche l'irritante Charlotte Gainsbourg.
Probabilmente lo vedrò comunque, ma con aspettative piuttosto basse.



Sarà il mio tipo?

"Guardare Ford che affoga Cannibal regala un senso di pace interiore." "Hai proprio ragione, caro."
Cannibal dice: Ford sarà il mio tipo?
Sì, il mio nemico tipo.
Questa francesata giunta in soccorso del pubblico radical-chic nella settimana degli Avengers può essere il mio film tipo?
Assolutamente sì. Vive la France, questa settimana più che mai!
Ford dice: Cannibal Kid non è affatto il mio tipo, a meno che non si parli di un nuovo sacco da boxe. E probabilmente neppure questo film.



SQuola di Babele

"So io la risposta: Cannibal Kid è un cretino. Ahahahahah!"
Cannibal dice: Terzo prodotto in arrivo dalla Francia. In questo caso è un docu che lascio volentieri al Ford e alla sua sQuola di brutto cinema.
Ford dice: documentario francese tipicamente troppo impegnato per il mio finto impegnato e vero radical rivale.
Se dovessi recuperarlo, una visione la concederò molto volentieri.



Short Skin - I dolori del giovane Edo

"Ti devo confessare una cosa: leggo Pensieri Cannibali." "Meno male: pensavo di essere l'unico stronzo a parte Ford a seguire quello squilibrato!"
Cannibal dice: Short Skin, film italiano passato all'ultimo Festival di Berlino, potrebbe essere una piacevole sorpresa. Magari non proprio quanto il divertentissimo Maicol Jecson, però anche questa sembra una cannibalata adolescenziale clamorosa. Quindi imperdibile.
Ford dice: io e il Cinema italiano non attraversiamo la fase migliore del nostro rapporto, dunque penso che attenderò di leggere qualche recensione di questo Short Skin prima di buttarmi nella visione. Se poi dovesse parlarne bene il mio rivale, ne starei felicemente alla larga.



Adaline - L'eterna giovinezza

"Ascoltami bene, io sono Daario Naharis: non ci vengo in giro con te che non sei una Khaleesi. E vestito come un damerino, per giunta!"
Cannibal dice: La storia di una donna che rimane sempre giovane e sempre figa. Per quanto il rischio puttanata sia altissimo, io un film con Blake Lively non me lo perdo di certo. E Ford James non se lo perderà perché c'è il suo amato e ormai rimbambito, così come tutti i suoi idoli, Ford Harrison.
Ford dice: l'eterna giovinezza è quella che si illude di avere quel pusillanime di Cannibal, sempre perso dietro alle stronzatine cinematografiche come questa.
Io preferisco pensare a roba seria. Anche quando si tratta di stronzate.



Il figlio di Hamas

"Ora confessa: quante volte al giorno vai su Pensieri Cannibali? La prossima volta almeno passa le ore su Youporn, è più divertente!"
Cannibal dice: Documentario pseudo impegnato e quindi pseudo fordiano della settimana e di conseguenza pseudo perdibile. Anzi, perdibilissimo!
Ford dice: secondo documentario potenzialmente interessante della settimana, che mi segnerò pur non sapendo quando riuscirò a recuperarlo. In fondo, con titoli di questo tipo sono sicuro di tenere sempre più lontano da me Peppa Kid.



In the Box

"Dopo l'ultimo film suggerito dal Cannibale ho un mal di testa lancinante da una settimana."
Cannibal dice: In the Box mi sa che al box office ce l'avra un tantino dura contro gli Avengers. Considerando poi che sembra una copia italiana di film claustrofobici come Cube, Saw - L'enigmista o Buried - Sepolto, a me viene l'angoscia al solo pensiero di vederlo. La pellicola comunque non sembra del tutto inutile. Mi ha infatti offerto uno spunto interessante: rinchiudere Ford in un box garage. O magari anche in uno zoo...
Ford dice: più che in the box, porterei il Cannibale in un ring con me, giusto per divertirmi un po'. Questo film, invece, lo butto volentieri nel cestino.




Le frise ignoranti


"Dunque quei due cheni di Ford e Cannibal criticano il mio film: saranno puniti con la reiterata visione di Fracchia la belva umana!"

Cannibal dice: Produzione amatoriale italiana della settimana, nel cast c'è però anche Lino Banfi, quindi chissà che Quentin Tarantino non lo esalti come un nuovo capolavoro cinematografico, così come Ford cerca di spacciarci il pur godibile Fast & Furious 7 come il 2001: Odissea nello spazio del cinema tamarro.
Ford dice: se il mio rapporto con il Cinema italiano attuale è burrascoso, le probabilità che mi sciroppi questa roba sono le stesse di acclamare pellicole sopravvalutate come The tree of life e Birdman neanche fossi l'ultimo dei coniglioni.




Road 47

"Trovate Ford e Cannibal. Li voglio morti prima del tramonto."
Cannibal dice: Un film bellico con Sergio Rubini?
Ma questo giusto Ford dopo una bella sbronza può considerare di vederlo.
Ford dice: neppure dopo una bella sbronza potrei considerare di vederlo. Così come di ascoltare i consigli cinematografici del mio rivale.




I bambini sanno

"Se non la smetti con questo buonismo, ti sparo una cinquina in faccia in nome di Ford."

Cannibal dice: Nuovo film documentario di Walter Veltroni. Già dal titolo sento puzza di buonismo, bambinismo, moralismo e pure di rottura di palle che manco Fabio Fazio e James Ford al lavoro insieme riuscirebbero a fare tanto.
Ford dice: se avete proprio voglia di farmi incazzare per bene, portatemi fuori e a sorpresa fatemi vedere merdina buonista come questa.
Neppure una bottiglia di single malt d'annata potrebbe rischiare di farvi guadagnare il perdono.




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