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lunedì 9 marzo 2020

White Russian's Bulletin



Se la scorsa settimana mi pareva assurdo stare a scrivere dal quasi epicentro italiano della psicosi collettiva del Coronavirus, a questo giro mi sembra di essere precipitato in una sorta di fiera dell'assurdo: metri di distanza, attività chiuse, zone rosse e regioni rosse, casini all'italiana per qualcosa che, a conti fatti, ci danneggerà a livello economico e sociale alla stregua di una guerra. Ma tant'è. Spero solo di non impazzire troppo, considerato il livello da "animale in gabbia" che mi pare di stare raggiungendo.
Intanto, ecco quello che è passato da queste parti in settimana.


MrFord



BRITTANY RUNS A MARATHON (Paul Downs Colaizzo, USA, 2019, 104')

Brittany non si ferma più Poster

Pescato quasi a caso dal bacino di Prime memore delle buone parole spese da Ink, Brittany runs a marathon - inascoltabile il titolo italiano - è stato una vera e propria sorpresa in una di quelle serate in cui il rischio di crollo da divano è altissimo: la storia della protagonista e della sua rinascita - fisica e mentale - attraverso la passione per la corsa con l'obiettivo di correre la Maratona di New York, oltre a rendere bene come commedia indie, centra perfettamente lo spirito di sacrificio e la passione di chiunque pratichi sport con dedizione e costanza, finendo addirittura per commuovere proprio nel passaggio più importante della suddetta Maratona.
Quando a Brittany la prima mentore del running dice che "non si corre per arrivare primi, ma per arrivare alla fine" c'è il succo dei sacrifici piccoli e grandi che si compiono quando una disciplina - a prescindere da quale sia - ci conquista: in tutta la fatica espressa dalla protagonista ho rivisto ogni singola goccia di sudore che, negli ultimi quasi tre anni, ho sentito scendermi sulla pelle con il crossfit, e la gioia che si prova quando si sente dentro di aver dato tutto quello che si poteva per portare se stessi al traguardo, a prescindere da quale sia o da quanto ci sia voluto per arrivarci.




I PREDATORI DELL'ARCA PERDUTA (Steven Spielberg, USA, 1981, 115')

I predatori dell'arca perduta Poster

Le serate Cinema dei Fordini si moltiplicano in questo periodo di chiusura forzata delle scuole, e nel corso di questa settimana, oltre a Predator - che non ho ripostato considerato quante volte è stato citato da queste parti -, hanno portato i piccoli del Saloon a conoscere un altro personaggio cult per la mia generazione e non solo, Indiana Jones.
Attratti dall'ambientazione che a loro ha ricordato i due Jumanji con The Rock e dalle gag che il vecchio Indy regala - la più famosa, quella del colpo di pistola al nemico pronto ad esibirsi nelle sue evoluzioni con la spada, ancora oggi funziona alla grande -, I predatori dell'Arca Perduta, oltre a rimanere un fantastico film d'avventura, ha permesso anche di iniziare ad illustrare ai Fordini la Storia della Seconda Guerra Mondiale e del nazismo, che a scuola ancora, per ovvi motivi, non hanno affrontato. 
Una visione che ha confermato il valore di uno dei prodotti più pop e meglio realizzati degli anni ottanta.




L'OCCHIO DEL MALE (Bjorn Larsson, Svezia, 1999)

L'occhio del male

Da queste parti Bjorn Larsson avrà sempre un posto d'onore grazie a quello che, ad oggi, è uno dei miei romanzi preferiti di tutti i tempi, La vera storia del pirata Long John Silver. Anni prima che regalasse a noi tutti quel Capolavoro ed in anticipo su eventi storici come l'11 settembre, Larsson raccontò una storia di razzismo e terrorismo ambientata nella Parigi multietnica legata a doppio filo alla memoria storica della guerra in Algeria ed alla realizzazione di un progetto che avrebbe portato nuove stazioni della metropolitana effettivamente esistenti.
I destini di Ahmed, Rachid e Alain, tutti e tre segnati dal conflitto in Algeria ma figli di posizioni ed esperienze diverse - il primo ateo, sposato con una francese e disilluso rispetto all'essere umano, il secondo fondamentalista guidato dalla fede cieca, il terzo codardo e razzista, mosso dall'odio e dall'ignoranza - si incrociano coinvolgendo le persone a loro più vicine.
Un romanzo teso e sicuramente molto avanti con i tempi, impreziosito da lampi di grande stile ma anche, a suo modo, forse incompleto. Senza dubbio, però, una lettura da non perdere per chi ama il genere.


lunedì 13 gennaio 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue la carrellata di titoli da grande e piccolo schermo passati dalle parti del Saloon nel corso delle vacanze natalizie, occasione buona per rilassarsi - almeno sulla carta - per qualche ora in più rispetto alla routine quotidiana ed evitare di addormentarsi secchi sul divano ad ogni visione.
A giocare un ruolo da protagonista è sempre Netflix, che come le realtà che ha generato sta occupando uno spazio sempre più rilevante nell'economia delle visioni domestiche, segnale che il futuro - anche del Cinema - passa sempre più da questo tipo di canale.


MrFord


NELLA MENTE CRIMINALE (Netflix, USA, 2017)

Risultati immagini per inside the criminal mind netflix

Da sempre in casa Ford ci si è interessati, in termini di letture e visioni, del lato oscuro - o quantomeno di uno dei tanti - dell'Uomo, in particolare quello che porta alcuni tra noi a percorrere strade che parrebbero agghiaccianti perfino se paragonate a horror o thriller mozzafiato: questa miniserie in quattro puntate analizza fenomeni ben definiti - serial killers, rapimenti, leader di sette e boss criminali - sfruttando esempi noti per sottolinearne le caratteristiche principali.
Nulla di trascendentale o rivoluzionario, quanto più un'infarinatura utile per chi non conoscesse questo tipo di crimini approfonditamente e volesse compiere un primo passo all'interno della zona d'ombra che inesorabilmente portano con loro.
Non fondamentale, ma comunque utile per un ripasso.




6 UNDERGROUND (Michael Bay, USA, 2019, 128')

6 Underground Poster


Giunto dalle parti di Casa Ford con tutte le aspettative della tamarrata buona per alleggerirsi la mente e superare le "fatiche" delle Feste, il lavoro di Michael Bay che tanto pare una strizzatona d'occhio al filone che originò con Pulp Fiction Tarantino negli anni novanta e con il tempo portò a cose interessanti - The Snatch, a loro modo i due Crank - e molte altre decisamente meno si rivela essere una baracconata non così esaltante, decisamente troppo lunga e priva di quel minimo spessore che determina il confine tra il divertissement ed il giocattolone realizzato solo per mostrare effetti speciali ed affini.
Un peccato, perchè le possibilità di portare a casa qualcosa di davvero divertente c'erano tutte, mentre a conti fatti le poco più di due ore in questione, passati i primi momenti di ambientamento, finiscono per apparire una sequela troppo lunga di macchine ribaltate e momenti action montati troppo velocemente.




GIU' LE MANI DAI GATTI: CACCIA A UN KILLER ONLINE (Netflix, USA, 2019)

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online Poster


La vera chicca del periodo di visioni delle Feste: consigliato da mio fratello e sua moglie, questo inquietante documentario ricostruisce la vera vicenda di uno psicopatico che, non troppi anni fa, postò online un video che lo ritraeva togliere la vita a due gattini, scatenando la rabbia ed il desiderio che la giustizia facesse il suo corso di un gruppo di appassionati della rete che si attivarono in modo da identificarlo e consegnarlo alle autorità.
Questo portò a due anni di indagini e alla scoperta che quello stesso individuo non si sarebbe fermato agli animali, ma avrebbe tolto la vita - ed in modo agghiacciante - anche ad una persona: un viaggio da brividi nella mente di un killer e negli occhi di chi si dedicò alla sua ricerca che colpisce e lascia sconvolti come i migliori episodi della serie Blu Notte, raccontando una storia vera più incredibile di qualsiasi film e perdendo punti soltanto con la chiusa finale, un pò troppo furbetta e a suo modo moralista.
Nonostante quel piccolo scivolone, però, un prodotto consigliatissimo e senza dubbio da recuperare.




JUMANJI - THE NEXT LEVEL (Jake Kasdan, USA, 2019, 123')

Jumanji - The Next Level Poster


Attesissimo dai Fordini - ma anche da me, inutile prenderci in giro - il secondo capitolo del nuovo franchise di Jumanji con protagonista The Rock si è rivelato un altro ottimo esperimento di Jake Kasdan, che pur senza strafare - nonostante i numerosi cambi e le divertenti evoluzioni degli avatar passati da un charachter all'altro la vicenda scorre abbastanza prevedibile, ed il villain della storia appare poco caratterizzato - porta a casa la pagnotta con un giocattolone godibilissimo e piacevole, pronto a strappare ben più di qualche risata ed intrattenere grandi e piccini sfruttando il meccanismo del videogioco applicato al concetto del vecchio film d'avventura anni ottanta.
Oltre al sempre più convincente in questo tipo di ruoli Dwayne Johnson, un plauso va ai vecchietti Danny DeVito e Danny Glover, così come a tutti gli interpreti degli avatar del gioco, bravissimi nel replicare anche fisicamente i loro alter ego al di fuori dello stesso.
Sarà pop e decisamente poco autoriale, ma una proposta del genere, a mio parere, fa respirare tutti e funziona sempre.




INSTANT FAMILY (Sean Anders, USA, 2018, 118')

Instant Family Poster

Chiude la carrellata un recupero di quelli buoni per le serate da divano e pieno relax legato al regista di Daddy's Home - un guilty pleasure assoluto per il sottoscritto -, forse un pochino troppo politically correct e buonista ma comunque piacevole da guardare, in particolare per chi ha voluto e dovuto confrontarsi con la durissima realtà dell'essere genitore - in questo caso amplificata, considerato che parliamo di famiglie affidatarie -: Mark Wahlberg è sempre una certezza in quanto a fordianità e pane e salame, la storia è giusta per questo tipo di produzione, la visione scorre senza intoppi.
Anche in questo caso non si è certo di fronte al titolo della vita, ma ad una di quelle visioni che, di tanto in tanto, comunque fanno bene, se non altro per farsi quattro risate insieme e, magari, per i più sensibili, anche un paio di lacrime di quelle buone.


lunedì 17 dicembre 2018

White Russian's Bulletin



Ci stiamo avvicinando alla fine dell'anno e alle consuete classifiche che, a questo giro, risulteranno particolarmente difficili da compilare considerato che nel corso degli ultimi dodici mesi le visioni sono state clamorosamente più contenute numericamente rispetto alle edizioni precedenti dei Ford Awards e che il duemiladiciotto non sarà certo ricordato come il migliore della Storia del Cinema. Ad ogni modo qui al Saloon si cerca di riprendere un certo ritmo, tra ripescaggi, esperimenti e rispolverate di vecchi classici.


MrFord


LA BALLATA DI BUSTER SCRUGGS (Joel&Ethan Coen, USA, 2018, 133')

La ballata di Buster Scruggs Poster


I Coen sono da sempre una garanzia, qui al Saloon, e nel corso della loro carriera le delusioni sono state poche e di poco conto se confrontate a tutti i cult che hanno sfornato e che ancora oggi fanno parte del mio personale "greatest hits" della settima arte: questo La ballata di Buster Scruggs, antologia di sei storie che rievocano i miti del West e della Frontiera, nato per Netflix - destinato a mio parere come tutti i network di questo genere a prendere progressivamente il posto dei distributori da sala - è una conferma di quella garanzia.
Con ironia, violenza, poesia ed il tocco grottesco che è sempre stato la loro firma, i Coen portano sullo schermo un vero e proprio gioiellino che parte con il fantastico La ballata di Buster Scruggs e cavalca poi attraverso polvere, sangue, amori mai consumati, solitudine, oro inseguito, perso e ritrovato, in una vera e propria antologia di un mondo, quello del vecchio West, che era più spesso crudele che non luminoso e mitico come si è portati a pensare.
L'ombra della Morte aleggia, più o meno pesantemente, su tutti i personaggi, e l'impressione è che, anche nelle storie più tristi, ci sia sempre il pensiero che, per dirla come lo Straniero, "a volte sei tu che mangi l'orso, e a volte è l'orso che mangia te": sta a noi, almeno in una certa misura, decidere come affrontare anche la parte peggiore e inevitabile.




BEVERLY HILLS COP (Martin Brest, USA, 1984, 105')

Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills Poster


Nel pieno di un sabato pomeriggio da famiglia, giochi con i Fordini e voglia di relax a mille non c'è niente di meglio di un recupero d'annata - anche se, lo ammetto, clamorosamente fuori stagione -: Eddie Murphy ai tempi della mia infanzia era uno degli idoli indiscussi dell'allora casa Ford - insieme a Bill Murray -, complice la faccia da culo e la sfrontatezza che da bambino sognavo di arrivare a sfoggiare al posto della timidezza.
Beverly Hills Cop, a trentaquattro anni dalla sua uscita, ancora regala perle a profusione, e benchè risulti assolutamente lineare nello svolgimento - quasi scolastico, direi - risulta uno degli esempi più riusciti dell'action pop anni ottanta, funziona dall'inizio alla fine e diverte ad ogni visione, sia essa la prima - come nel caso dei Fordini - o la chissàquantesima - come nel caso del sottoscritto -.




MOWGLI - IL FIGLIO DELLA GIUNGLA (Andy Serkis, UK/USA, 2018, 104')

Mowgli - Il figlio della giungla Poster


Sempre restando nell'ambito "weekend prenatalizio passato in casa cercando di rilassarsi il più possibile e farsi prendere in ostaggio dai piccoli della tribù" Netflix ha fornito un'altra visione perfetta per i pomeriggi di gioco sul tappeto, nonchè la sua risposta alla versione live action de Il libro della giungla diretta non troppo tempo fa da Jon Favreau: in questo caso dietro la macchina da presa ritroviamo l'ex Gollum Andy Serkis, che sarà pure un buon caratterista ma che non riesce a dare il piglio di Favreau alla vicenda, forse più in linea con l'originale scritto di Kipling rispetto alla controparte disneyana ma in qualche modo un pò troppo rapida nell'evoluzione e nello svolgimento.
L'impressione, a prescindere dal fascino dei luoghi e degli animali - che come al solito hanno ipnotizzato i Fordini -, è che si sia trattato di una "compressione", quasi come se una stagione di una serie fosse compattata in un film da poco più di un'ora e mezza.
Peccato, perchè i temi trattati sono evergreen, così come i personaggi, eppure la sensazione è che manchi davvero qualcosa, prima fra tutte la meraviglia che stava dietro ai vecchi cartoni animati ma anche alle nuove frontiere dei vari "Vita di Pi".



giovedì 22 novembre 2018

Thursday's child



Questa settimana, già straordinaria per essere la seconda di seguito che centro in orario con la pubblicazione della rubrica dedicata alle uscite cinematografica, è resa ancora più scoppiettante dell'ospitata, accanto a me e al Cannibale, di IroNick, nuova scoperta della blogosfera ed autore di commenti pronti a rendere un pò più vibrante l'atmosfera dell'idillio dei due nemiciamici più nemiciamici della blogosfera: saranno interessanti anche le uscite?


"Quindi con questo posso centrare Cannibal alla nuca?" "Quello lo farebbe Ford. Tu puoi usare anche le frecce."





Troppa grazia

"Ma che ci fai conciato così?" "Volevo un look fordiano." "Invece sembri messo peggio del Coniglione."

iroNick: Prima di tutto voglio ringraziare Grazia e Graziella per avermi concesso le grazie di questa rubrica piena di grazia. Quando l'arcangelo Cannibale mi ha annunciato L'Inaspettata Concezione di avere me come ospite, ho pensato avesse sbagliato destinatario. Io, praticamente vergine sulle pietre miliari del Cinema ma di facili entusiasmi per bambinate come Trolls, sto alla Settima Arte come Ford al volante e Goi alla stesura di un articolo con divieto di tette e culi.
Ma come è noto questa rubrica di Ford e Cannibale fa rima con tutto è possibale. Ad esempio su White Russian potreste vederla in un Thursday del futuro, quando i film di oggi verranno trasmessi in chiaro su Rai Movie.
Anche al cinema tutto è possibile. Lo sa bene Alba Rollwafer, Rottermaier, Rossgeller... insomma, quell'Alba dal cognome impossibile che in questa commedia di Gianni Zanasi vede addirittura la Madonna. Dal trailer appare come una visione brillante. Non azzardo celestiale perché è sempre meglio volare terra terra. Cosa ne pensano a pelle le due Grazie? Per facilitare la risposta propongo 3 alternative: a) possibile stato di grazia b) grazioso, dai c) anche no, grazie.
Cannibal Kid: Fossi in iroNick direi grazie al mix di droghe & alcool che ha assunto per scrivere questi commenti. Ancora più deliranti di quanto siano di solito i miei. Per ritornare ai suoi livelli dovrei farmi anch'io, ma ormai comincio ad avere una certa età, anche se mai quanto Nonno Ford, e potrei rischiare l'overdose pure se mischio l'Aspirina con uno Shirley Temple che, tanto per la cronaca, è il cocktail preferito da Ford, altroché White Russian.
Riguardo al film, io sono pronto a rimanere graziato da questa visione, visto che è il nuovo di uno dei miei registi italiani preferiti, Gianni Zanasi. L'ho scoperto soltanto di recente con Non pensarci e La felicità è un sistema complesso, ma già lo adoro. Quanto ad Alba Rossgeller non sempre la sopporto, ma sono sinceramente curioso di vederla alla prova con una prova comedy. Potrebbe essere folgorante quasi quanto iroNick.
Ford: finalmente torna in questa rubrica qualcuno in grado di scrivere commenti folli e deliranti e farli apparire come la cosa più semplice, giusta e quasi magica del mondo. E non sto parlando di Cannibal, o tantomeno di me. Caro Nick, le grazie mi sa che ti graziano poco, se ti costringono a beccarti la Rottweiler, che infastidisce sia me che il Cucciolo Eroico, eppure il film, così a pelle, non dev'essere neppure troppo male. Considerati i miei tempi, però, può essere lo veda tra qualche stagione.

Robin Hood - L'origine della leggenda

"E così questo sarebbe Cannibal Kid? Ma come hai fatto a fartele dare da quel pusillanime!?"

iroNick: Da squattrinato al verde e con il conto sempre vicino al rosso (due colori, un destino) nutro profonda stima per il leggendario principe dei ladri che ruba alla riccanza di merda in favore di noi poveri senza futuro. Ma, fra le tre leggende lesse qui presenti, l'unico a cui può calzare a pennello questo tripudio di frecce, fuoco e combattimenti è quel wrestler in calzamaglia di Ford.
Cannibal Kid: L'origine della leggenda? Finalmente hanno deciso di fare una pellicola biopic su di me?
Ah no, parla del solito Robin Hood. La voglia di vedermi un nuovo film su di lui dovrei rubarla a Ford, uno che è sempre ricco. Almeno di voglia di vedere porcatone avventurose e/o action che riciclano idee del passato spacciandole per nuove.
Ford: nonostante si tratti apparentemente della tipica fordianata, non ho alcuna voglia di schiaffarmi quest'ennesima rivisitazione di Robin Hood che pare la versione ipertrofica e millennial del mitico cult con Kevin Costner e Morgan Freeman, quello sì davvero giusto per il Saloon. Risparmio volentieri arco e frecciate.

A Private War

"Quel simpaticone di IroNick ha fatto guidare Ford, ed ecco il risultato: ci sbattono tutti in gattabuia."

iroNick: Avrei potuto documentarmi su Wikipedia e fingere di sapere vita, miracoli e purtroppo morte dell'inviata di guerra Marie Colvin. Invece sono onesto e al massimo posso dirvi tutto quello che so sulle prime Tre Marie che mi vengono in mente: Maria De Filippi, Maria di Un medico in famiglia, Mary Patti di Non è la Rai. Se anche voi siete impreparati sull'argomento, ecco il biopike con Rosamund Pic. Oppure possiamo prima aspettare il servizio DoReCiakGoi del nostro inviato di cinema in diretta da casa sua. Vista la sua ammirazione per la Pike, non dovrebbe saltare l'appuntamento. A Ford invece potremmo chiedere un ritorno ad un biopost dei suoi, quelli che di solito iniziavano così: Quando Julez mi ha salvato. Quella volta in cui mi sono sbronzato di brutto. Da ragazzo la passione per le meraviglie della Settima Arte...
Ma perché infliggerci un dolore simile che un giorno non ci sarà neanche utile?
Cannibal Kid: Grazie tante iroNick per avermi spoilerato che Marie Colvin è morta. Adesso so già come (presumibilmente) andrà a finire il film. Se alla regia ci fosse uno Shyamalan potrei aspettarmi qualche colpo di scena clamoroso, tipo una resurrezione, e invece alla regia di questo biopic comunque interessante – nonostante il tentativo di goigottaccio da parte di iroNick – c'è l'esordiente Matthew Heineman. Il vero colpo di scena mi sa quindi che l'ha tirato fuori proprio il citato nuovo blogger, con la sua parodia perfetta di Ford. Macché A Private War! iroNick sembra ormai pronto per una Blog War spin-off contro il mio ormai quasi ex rivale.
Ford: una Blog War spin off con Nick posso farla anche volentieri, ma solo se, per contrappasso, Cannibal dovesse intraprenderne una con The Rock, non necessariamente su un ring. I biopic sono sempre interessanti, resta da vedere se questo racconto di morte e guerra sia una di quelle cose retoriche finto alternative o un vero colpo fordiano. Solo il tempo - ritorni al futuro permettendo - potrà dircelo.


Il vizio della speranza

"Siamo qui da ore e non abbocca neanche un Goi!"

iroNick: Da ragazzino, accanto a titoli spensierati come I Goonies, Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi e Howard e il destino del mondo, uno dei miei cult personali era quell'antesignano del #mainagioia di Felipe ha gli occhi azzurri. Per non parlare di Bim Bum Bam che ospitava numerose storie di orfanelli. Oggi, invece, più invecchio meno mi trovo a mio agio con vicende tristi di esistenze disperate. In questo film di De Angelis, già applaudito da Roma fino a Tokyo (Baby K), abbiamo una ragazza sfregiata nel viso e nell'anima che, sotto le grinfie di una pappona, traghetta sul Volturno schiave incinte per la felicità di qualcun altro. Certo, c'è una speranza nel titolo che può far sperare in un lieto fine, ma per sicurezza mando in avanscoperta la madamin di Casale e la sua ciurma di arzille adorate del gruppo WhatsApp "cinemino alle 5 e bomboniere Algida". Io intanto mi riguardo I Goonies.
Cannibal Kid: In questo suo commento iroNick sta ancora facendo il verso a Ford, oppure ci ha volontariamente costretti a tuffarci dentro questo suo amarcord infantile personale costellato di ricordi traumatici, che almeno io credevo di aver rimosso, come Felice ha gli occhi azzurri?
La trama di questo film non fa venire molta speranza, è vero, però secondo la madamin di Casale è assolutamente da vedere. Il precedente di De Angelis Indivisibili non era la storia di me e di Ford come qualcuno potrebbe immaginare, ma era comunque un'ottima pellicola, dotata di una notevole originalità e personalità che non si trovano ovunque. Almeno, non a Casale e di sicuro nemmeno a Lodi. Chissà nella città di iroNick, che non so quale sia? Probabilmente Fantasilandia.
Ford: e dopo un tentativo di Blog War con il vecchio cowboy, Nick ne sfodera subito uno all'indirizzo del finto giovane radical. Non so se il film varrà la pena - francamente non credo -, ma quei ricordi niente male - anche se non so davvero cosa sia Felipe ha gli occhi azzurri - e la voglia di non ammorbarsi con la tristezza invecchiando mi trovano clamorosamente d'accordo.

Black Tide

"Di sicuro bevo più di Nick e del Cucciolo Eroico, ma non puoi accusarmi di bere quanto Ford!"

iroNick: Un adolescente scompare nel nulla, un detective sbronzo, sporco e cattivo indaga. Sembra un gioco di ruolo tra il Cannibale e Ford, invece è un thriller con Vincent Cassel. Sento odore di déjà-vu, una delle poche cose che so dire in francese insieme a Moi je m'appelle Lolita, L'amour toujours e Voulez-vous coucher avec moi, ma potrebbe anche rivelarsi un chapeaulavor.
Cannibal Kid: Per quanto sia il più radical-chic tra i blogger pseudo cinematografici, almeno secondo Ford, pure io so dire solo queste cose in francese. E di certo non con una pronuncia da perfetto parigino. Come quasi tutti i film transalpini, anche questo ha un non so che che mi intriga. E poi noto che alla regia c'è Érick Zonca, già autore del pregevole La vita sognata degli angeli, pellicola di 20 anni fa che solo noi radical-chic abbiamo visto e quindi sì, forse Ford c'ha ragione a considerarmi radical-chic. Hey, sto dando ragione a Ford? Che mi succede? iroNick ha versato qualcuna delle sue droghe nel mio bicchiere?
Ford: Cannibal che mi da ragione potrebbe già essere abbastanza per chiudere la rubrica per almeno sei mesi e volare a Los Angeles a sbronzarsi con il Drugo a colpi di White Russian.


Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi)

"Ma chi diavolo è quel tipo strano che ci segue?" "Nick, è un certo Marco Goi: mi stalkera da anni sperando che esca con lui!"

iroNick: Dark-comedy british miracolosamente non tradotta in Quasi Morto o Come farsi ammazzare e morire contenti. Letta la trama - giovane scrittore fallito e aspirante suicida assolda un killer perché non riesce manco a farsi fuori - stavo quasi per cascarci. Poi ho visto il trailer ed il mio entusiasmo è stato ucciso. Temo uno di quei film dove la stessa gag viene ripetuta fino allo sfinimento, intervallata giusto da quei tempi morti in cui gli inglesi di solito sono piuttosto bravi. Lo si vedrà più in là per evitare di gridare in sala: "Ridatemi i soldi!"
A proposito di soldi, mi rivolgo a te, Goi: qual è il compenso per questa ospitata? Un gettone d'oro di presenza? Un gettone da jukebox? Uno per le giostre, magari? Neanche un misero gettone di quelli che si infilano nei carrelli della spesa? Taccagnibale!
Cannibal Kid: Caro iroNick, forsei avrei dovuto dirtelo prima. Per questa ospitata sei tu che devi pagare me e, se proprio ti avanza qualcosa, anche Ford. A me va bene essere compensato in Goleador o meglio ancora in Dietorelle, ché ci tengo alla linea, mentre lui credo si accontenti di un action figure dell'Uomo Tigre o qualcosa del genere. Vedrai che ne varrà la pena. Dopo questa tua comparsata sui nostri seguitissimi blog, il numero dei tuoi followers potrebbe aumentare a livelli chiaraferragneschi. Potresti perfino guadagnare uno o, se proprio ti va di lusso, addirittura due lettori in più. Passando al film, sarà scontato dirlo, ma manco morto lo guardo.
Ford: non solo manco morto guarderò questo film, ma anche e soprattutto deciderò di pagare un'ospitata almeno fino a quando non verrà pagata un'ospitata anche a me. Ad ogni modo, non fosse altro per un paio di uscite degne di Blog War anti cannibalesca, potrei offrire a Nick una bella bevuta di benvenuto nel circolo dei bloggers che pensano di contare ma che, in realtà, sono quasi degli scappati di casa.

Upgrade

"E' impossibile hackerare il computer di Ford: quello usa ancora la macchina da scrivere!"

iroNick: Già vedo il panico accartocciare le vecchie facce di Cannibal e Ford mentre cercano il significato di upgrade su Salvatore Aranzulla. Uno che oltre a disimpallarci quella palla di Windows 10 può anche spiegarci che emozione si provi a vincere il Macchianera Internet Awards. Comunque prima che quei due tentino invano di aggiornare i loro Commodore 64, chiarisco che Upgrade è solo l'interessante svolta fanta-cibernetica del creatore di Saw e Insidious, con fiumi di sangue pronti a imbrattare lo schermo. L'Upgrade nostrano invece potrebbe narrare le vite di 3 vecchi blogger che, seguendo il detto aggiornato "Tira più una foto su Instagram che un carro di blog", decidono di chiudere baracca e blogghettini, migrare definitivamente nel regno dei ❤ e postare selfie all'impazzata. Gia ci vedo bene: io, rughe scartavetrate dal filtro Barbara D'Urso per sembrare giovane come nella mia prima ecografia. Fordez, tatuaggi in bella mostra e un Fordino a caso in braccio. Il fighetto CK-One, sguardi alla Donnie Darko e boxer griffati Calvin Klein che sbucano dai pantaloni. E se fosse questo il filmone (horror) della settimana?
Cannibal Kid: Nonostante la sua allergia alle nuove tecnologie, Ford l'upgrade l'ha già fatto: sul suo blog è sempre più latitante, mentre su Instagram posta più foto con le chiappe de fuora di Emily Ratajkowski. In questo senso quello old school mi sa che rimango io, che ancora preferisco il potere delle parole a quello dei selfie. Ora scappo. Vado a guardare il film Upgrade? Anche se sembra una potenziale fordianata clamorosa action-trash-fantascientifica, un'occhiata potrei dargliela. Prima però vado a mettere un ❤ al nuovo post di Emily. Per le splendide parole che scrive sempre nelle didascalie, mica per altro.
Ford: effettivamente Cannibal ha ragione, dato che mi stalkera sull'Instagram senza mai farsi vedere, ma posso pareggiare il conto essendo uno dei pochi esseri umani ancora privi di qualsiasi contatto con Facebook, al contrario suo. Una coppia ben assortita, insomma. E mi pare che il vecchio Nick - che potrebbe perfino essere uno della nostra generazione - non stia neppure male in questa situazione, figurando come pochi altri fino ad ora avevano figurato. Una cosa non da poco.
E poi c'è anche il film: che non mi dice granchè, ma per una visione da pennica sul divano ci può stare senza dubbio.


lunedì 23 luglio 2018

Jurassic World - Il regno distrutto (J. A. Bayona, USA, 2018, 127')






Non sono mai stato un fan sfegatato del franchise di Jurassic Park, e fin dai tempi del pur cultissimo primo capitolo non ho mai capito tutto il clamore che suscitò e le schiere di fan che riuscì a raggruppare: tant'è che, se non in molto posteriori recuperi parziali in televisione, non mi preoccupai affatto dei vari sequel fino a Jurassic World, firmato qualche anno fa da Colin Trevorrow che riportò in auge il brand e si presentò come il classico, cazzaro e divertente giocattolone che fa felici i bambini troppo cresciuti come questo vecchio cowboy.
Capirete, dunque, che le aspettative rispetto a questo nuovo capitolo - non che ce ne fosse bisogno, sia chiaro - erano decisamente più alte rispetto a quelli sfornati nel corso degli anni novanta, complici il ben assortito duo composto da Chris Pratt e Bryce Dallas Howard e la speranza che potesse ripetersi l'esperienza ludica e senza pretese del film precedente: e invece, al termine della visione di The fallen kingdom, il bilancio è stato decisamente peggiorativo rispetto al titolo che l'aveva preceduto.
La scelta, infatti, di evitare l'ormai classica location esotica dell'isola che funge da parco per i bestioni preistorici con una villa di campagna dagli oscuri segreti neanche ci trovassimo in un thriller gotico inglese anni quaranta/cinquanta - del resto l'autore è Bayona, che ha costruito la sua carriera su questo tipo di atmosfere - non risulta particolarmente azzeccata, così come la questione etica che poteva senza dubbio essere sviluppata in modo più profondo piuttosto che spettacolare rispetto al legame con la "nuova estinzione" dei dinosauri; come se non bastasse, il passaggio da popcorn movie d'avventura neanche L'isola di fuoco - straordinario gioco da tavolo risalente ai tempi della mia infanzia - fosse stato portato sullo schermo ad action thriller che rimanda ad una versione di Cluedo - altro mitico intrattenimento degli stessi tempi - risulta poco consono a T-Rex, Velociraptor ed affini, ricco di caratteristi ma privo, purtroppo, di carattere - anche goliardico -.
Inoltre, cosa da non sottovalutare nonostante la stanchezza di questo vecchio cowboy dell'ultimo periodo da pennica serale sul divano, per essere un prodotto quale si prefigge di essere, questo Jurassic World - Il regno distrutto ha messo a dura prova la resistenza delle mie palpebre in ben più di un'occasione, un segno certo non incoraggiante per un titolo d'intrattenimento estivo con queste caratteristiche, che dovrebbe sulla carta scuotere anche i più morti dei morti e garantire una visione rapida, indolore e senza pensieri dall'inizio alla fine.
Non ho idea se il tutto sia dovuto al tentativo neppure troppo velato di dare uno spessore eccessivo all'intero lavoro - sfruttando un meccanismo simile a quello della trilogia di Planet of the Apes - in vista di un numero tre che, a questo punto, non attenderò con la stessa impazienza, o se il cambio in regia abbia in qualche modo intorpidito l'atmosfera rendendola cupa come la nuova location, o se l'estate non mi permette di essere collaborativo rispetto a proposte anche vagamente più pesanti della più leggera delle commediacce o del più tamarro degli action movies, ma tant'è.
Sarò troppo old school, ma se devo pensare ai dinosauri immediatamente immagino giungle selvagge, inseguimenti mozzafiato, battute a raffica ed effettoni più che filosofeggiamenti, esperimenti biologici ed aste da crime: per quelli ci sono un sacco di thrillers e spy stories più adatti a ricoprire il ruolo di tentativo dal sapore gotico di mascherare una semplice trama di inseguimenti, mostri, sparatorie e buoni contro cattivi nella migliore tradizione del "film di cassetta".
E anche in quel caso, riuscire nell'impresa non è mai così semplice.




MrFord




 

venerdì 20 aprile 2018

All'inseguimento della pietra verde (Robert Zemeckis, USA/Messico, 1984, 106')




Considerata la trasferta fordiana a Copenaghen per questo weekend, ho deciso di riesumare un cult anni ottanta ed un vecchio post risalente allo scorso settembre, nientemeno.
L'estate e le vacanze - per quanto il rientro in Italia abbia bruscamente trasportato tutti i Ford nell'autunno pieno della Pianura Padana - sono da sempre un'ottima occasione per le visioni disimpegnate ed i recuperi di vecchi cult da godersi sempre con piacere: durante la trasferta spagnola, in una delle serate in cui si finiva senza forze tra oceano e Fordini, è tornato sugli schermi del Saloon uno di quei titoli amati quando ero bambino - insieme al suo sequel, forse apprezzato anche di più -, uno Zemeckis considerato minore ma ancora decisamente divertente, All'inseguimento della pietra verde.
Negli anni d'oro del Cinema d'avventura e di Indiana Jones il regista ed il protagonista e produttore Michael Douglas tentarono la strada del romance nascosto proprio dall'Indy style, riuscendo nell'impresa e costruendo una pellicola ritmata e divertente che, seppur un pò invecchiata, riesce a farsi apprezzare ancora oggi - e che ho associato in più di un passaggio ad un altro cult del periodo, Mr. Crocodile Dundee -, allietando lo spettatore con i siparietti tra i due protagonisti ed una serie di eventi che mescolano una cornice che pare quasi a metà tra l'esplorazione selvaggia, il fascino criminale dell'America Latina contrapposto all'approccio newyorkese di Kathleen Turner ed un giocattolo costruito per divertire e divertirsi come sarà qualche anno dopo qui in Terra dei cachi Puerto Escondido.
Una riscoperta dal sapore decisamente estivo che è stata come una rimpatriata - con bevuta, ovviamente - con qualche vecchio amico, e che ha riproposto - come spesso accade - la nostalgia per un decennio in cui le produzioni leggere ma clamorosamente riuscite abbondavano e non c'erano pretese pseudo autoriali o esagerazioni da marketing di quelle che si incontrano facilmente oggi: non resta che, come un ex Presidente che vuole vivere un'estate senza fine, concedersi, di tanto in tanto, una bella scappata lungo il viale dei ricordi alla ricerca di pietre verdi tra scambi serrati che nascondono una tensione sessuale crescente, passeggiate su ponti decisamente instabili e fughe rocambolesche pronte ad accontentare l'uomo alla ricerca di adrenalina e la donna in attesa dell'avventuriero pronto, un giorno, a passare a prenderla in piena Grande Mela con una barca che aspetta solo di fare il giro del mondo.




MrFord




 

giovedì 21 settembre 2017

Thursday's child







Torna la rubrica dedicata alle uscite in sala condotta come sempre dal sottoscritto e dall'autoproclamatosi esperto di Cinema Cannibal Kid, da questa settimana in una nuova veste: cominceremo, infatti, a commentare i film che ci attendono per il weekend con una guest star diversa a settimana pescata dalla blogosfera.
Dunque, cari ragazzi, in caso abbiate il coraggio delle grandi occasioni, non esitate a contattare il mio rivale per essere inseriti in scaletta, sempre che siate pronti per un botta e risposta con i due nemici per antonomasia della blogosfera.
A dare inizio alle danze, il giovane padawan Mr. Ink, da anni uno dei giovani più in vista della blogosfera legata a Cinema e Letteratura.



"Mr.Ink, sei un pò troppo giovane per il mio spettacolo."

L'inganno

"Ink, Cannibal, venite subito! C'è un esercito di Ford alla porta!"

Cannibal Kid: Quale modo migliore per aprire la rinnovata rubrica sulle uscite settimanali, se non il nuovo film della migliore regista del mondo?
Sofia Coppola torna con un nuovo attesissimo lavoro e spero che Mr. Ink mi appoggi dagli attacchi del bruto Mr. Ford, che cercherà di convincere il mondo che la Coppola Jr. dopo Bling Ring sia un'Autrice finita, ma non è vero. Se proprio dobbiamo attaccarla, facciamolo per quella cacchiata natalizia di A Very Murray Christmas. L'inganno dovrebbe comunque segnare un ritorno alle sue origini, quelle del capolavoro assoluto Il giardino delle vergini suicide, nonostante il fatto che si tratti di un remake mi lasci un po' perplesso. Il film originale, La notte brava del soldato Jonathan, ho anche provato a guardarlo, ma devo ammettere di aver abbandonato la visione per noia dopo pochi minuti. Sarà che io già non sono un grande fan del Clint Eastwood regista, ma certo che come attore era (ed è) proprio una cagna maledetta, ahahah!
Il film è tratto inoltre da un romanzo, che però manco Mr. Ink ha letto. E se non l'ha fatto lui che legge 3 mila libri al giorno, mi sa che non l'ha fatto nessuno né in questo mondo, né sulla città dei mille pianeti.


Ford: Sofia Coppola è per me un'incognita. È riuscita, negli anni, a tirare fuori film sopravvalutati e radical chic - Lost in translation -, produzioni decisamente interessanti - Marie Antoinette e Il giardino delle vergini suicide - e schifezzine inutili - Bling ring -. La notte brava del soldato Jonathan è un classico totale ed un thriller pazzesco e semisconosciuto, che ovviamente io adoro - la coppiata Siegel/Eastwood garantisce -, dunque un remake potrebbe scavare la pietra tombale per la figlia d'arte qui al Saloon, ma chissà.
Quello che è certo è che la presenza di Mr. Ink potrebbe spostare gli equilibri di una rubrica troppo spesso rovinata dagli assurdi commenti di Cannibal Kid.
Mr. Ink: Riaprirò un’antica ferita del Cannibale, e chiedo perdono, ma a me Sofia Coppola non è mai piaciuta. Certo, ci sono Le vergini suicide e i fiumi di parole di Lost in Translation, che somiglia tanto a quelle commedie indie che dico io. Certo, dove lascio il buon gusto dell’irriverente Marie Antoinette? Sulla scia della noia di Everywhere, sotto gli zerbini dello stupidissimo Bling Ring. Vorrei dichiararmi scettico, ma L’inganno e il suo cast ispirano. Non abbastanza da recuperarsi quel romanzo troppo datato né da riscoprire il film con un giovane Eastwood che come attore no, non brillava di certo, ma tanto da fiondarsi al cinema.

Valerian e la città dei mille pianeti

"Cannibal, se non la smetti di messaggiarmi ti faccio saltare la testa con il mio raggio Ford."

Cannibal Kid: Non sono un patito di sci-fi come quel nerd di Ford e Luc Besson mi piace solo a tratti. Questo Valerian che qualcuno (stranamente non io) ha definito uno Star Wars sotto LSD mi attira però parecchio, complice un gran bel cast (Cara Delevingne + Dane DeHaan + Rihanna + Clive Owen + Ethan Hawke) e il fatto che sia una francesata e non un'americanata. Il rischio cacchiata è altissimo, però I want to believe.
Ford: ho sempre detestato Besson. Da prima che iniziassi a detestare Cannibal Kid. Cosa accadrà dopo questa settimana a Mr. Ink? Per scoprirlo non si dovranno girare mille pianeti, ma arrivare a leggere tutta la nuova versione della rubrica.
Mr. Ink: Correva l’anno 1994. Gli estimatori di Forrest Gump e Pulp Fiction guerreggiavano, in tempo di Oscar – scommetto che, almeno per quella volta, il Cannibale e Ford stavano dalla stessa parte della barricata. Da qualche parte, nascevo io. E, crescendo, mi sarei defilato dalla diatriba a modo mio: se penso a quell’annata, infatti, penso a Léon (mio fratello, sapete, non si è chiamato così per un soffio) e poi a tutto il resto del cinema. Ho un occhio di riguardo per Besson, e quanto amo il bianco e nero del suo Angel-A, ma gli effetti speciali a profusione e le due ore e venti di durata di Valerian non mi avranno facilmente. Con buona pace delle sopracciglia di Cara e del lanciatissimo DeHaan, che dal basso del suo metro e un po’ mi colpisce sempre con un carisma non da poco.

Kingsman – Il cerchio d'oro

Collezione Ford Winter. Is coming.

Cannibal Kid: Il primo Kingsman m'era sembrato un action spionistico decente, una specie di versione più simpatica e teen del vecchio e antipatico James Ford... volevo dire James Bond. Detto ciò, non sentivo per niente il bisogno di un secondo capitolo che si preannuncia guardabile, ma tutt'altro che imperdibile.
Ford: il primo Kingsman mi era parso una robetta uguale a mille altre assurdamente incensata da gente che non capisce nulla di Cinema come Cannibal Kid. Non sentivo affatto il bisogno di un secondo capitolo, ma neppure del mio socio, eppure sono ancora qui a sopportarlo dopo anni.
Mr. Ink: Questa volta scontento entrambi! Quel lato di me che, da bambino, voleva fare l’agente segreto – tra i miei cult di infanzia, accanto a classici grandi e piccoli, ha un posto tutto suo la videocassetta del primo Spy Kids – aveva scalpitato per Kingsman. E se è bene diffidare dai sequel, il villain interpretato dalla Moore, il ritorno a sorpresa di Colin Firth e le prime impressioni diffuse online mi dicono: sta’ un po’ zitto e goditela, ti divertirai da matti. Di nuovo.

Noi siamo tutto

"Avete presente Mr. Ink? Lui questi libri li ha letti tutti. In una settimana."

Cannibal Kid: Mr. Ink è un patito di young adult, sia romanzi che film, persino più di quanto lo sia io. Incredibile, ma vero. Ciò nonostante, non ha apprezzato un granché questo Noi siamo tutto. Perché, Mr. Ink, peeerché? Non è che ti stai trasformando in Mr. Ford?
La romantica storia di una tipa reclusa in casa che si innamora del suo vicino ha davvero tutto per essere detestato con tutto il suo cuore dal perfido blogger di Lodi. Come Colpa delle stelle, persino più di Colpa delle stelle!
Io l'ho già visto e a breve ne parlerò. Domanda retorica: secondo voi riuscirò a criticarlo?
Ford: lo young adult è un genere che ancora fatico a capire, a meno che non si tratti di uno young adult nello stile di Hank Moody. Lascio quindi al finto giovane di questa rubrica Cannibal Kid ed al giovane vero Mr. Ink il compito di dipanare la matassa a proposito di questo film.
Mr. Ink: Ammiccava a Noi siamo infinito, ma sperava di essere il nuovo Colpa delle stelle (in modo diverso, inutile dire, la mia anima teen aveva adorato entrambi). Purtroppo somiglia più a uno di quei filmini leggerissimi, estivi, che arrivano in sala col tempismo sbagliato. Male non gli si vuole, per carità, ma la fuga di Amandla Stenberg – Cannibale, le sue magliette attillate ti ispireranno forse il titolo “Noi siamo tette?” – non convince, neanche chi, in certi giorni, si fa rabbonire come me. Fatto sta, ho lasciato sfitti i miei dotti lacrimali per This is us.

Glory – Non c'è tempo per gli onesti

"Questa cosa del look fordiano va rivista."

Cannibal Kid: Per la serie “pellicola autoriale della settimana che solo il Ford de 'na vorta si sarebbe sorbito e ora manco più lui”, ecco Glory, una produzione bulgaro-greca che racconta di un uomo che trova un sacco di soldi su un binario del treno e invece di tenerseli decide di consegnargli alla polizia. Eroe o pirla?
Ford: pellicola che ai tempi avrei scovato in qualche sala deserta di Milano per darmi un certo tono da critico e cinefilo radical. Per fortuna questi tempi sono finiti, ed ora prendo le cose come vengono, in pieno Lebowski style. E spero prenderà non troppo male questa collaborazione anche Mr. Ink.
Mr. Ink: Sono uno spettatore semplice. Mi sono fermato a “produzione bulgaro-greca”.

L'equilibrio
 
"La prossima volta che lodi Cannibal Kid ti mando a fare un viaggetto nell'Inferno fordesco."

Cannibal Kid: L'equilibrio, il nuovo film di Vincenzo Marra. Chi è Vincenzo Marra?
E io che ne so?
Meglio chiederlo a Mr. Ink, che lui se ne intende di cinema italiano, al contrario di Ford che negli ultimi tempi se ne intende soltanto di vacanze.
Ford: l'arrivo di Ink a commentare le uscite in sala accanto al sottoscritto e a Cannibal darà equilibrio a questa rubrica? Non saprei davvero. Quello che è certo, è che questa rubrica potrebbe risultare più interessante del film.
Mr. Ink: Come può parlarvi di un film che si chiama L’equilibrio uno come me, che cade anche da seduto? Se Marra non vi attira, e chi vi dà torto, confidate di vedermi capitombolare dal vivo, un giorno di questi. Di sicuro vi divertite di più.

2 biglietti della lotteria

"Cannibal, adesso che siamo in tre non saremo più costretti a far guidare quel tamarro di Ford!"

Cannibal Kid: Una commedia on the road che così, a un primo sguardo, sembra una versione rom di Tre uomini e una gamba e Così è la vita. Potrebbe anche essere simpatico, ma ho le stesse probabilità di guardarlo di quelle che ho di vincere alla lotteria. Soprattutto considerando che io non gioco mai alla lotteria.
Ford: non sono un patito di lotterie e gioco d'azzardo, dunque difficilmente punterò su questo film. Un po' come su Cannibal. Per quanto riguarda Ink, staremo a vedere.
Mr. Ink: A proposito di gioco, ragazzi, punto su altro. Magari sulla conta delle mattonelle del bagno: cose così.

Tiro libero

"E ora, White Russian per tutti!"

Cannibal Kid: Una pellicola italiana sul basket, che affronta anche il tema della disabilità?
Pareva un film interessante e coraggioso. Poi ho visto il trailer, che trasuda amatorialità e retorica da tutti i pori. E ho visto che nel cast c'è Biagio Izzo, uno che sta al cinema come Ford sta al... cinema. Ho così capito che questo, più che un tiro libero, è un colpo basso.
Ford: produzione molto casereccia italiana legata ad un tema sociale. Se l'avessero chiamato autogol avrebbe avuto più senso.
Mr. Ink: Ne so poco di sport, figuriamoci di basket. Le mie lacune, sospetto, non le colmerà Alessandro Valori, con Izzo e Conticini in squadra. Non esattamente l’NBA del nostro cinema.
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