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lunedì 13 gennaio 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue la carrellata di titoli da grande e piccolo schermo passati dalle parti del Saloon nel corso delle vacanze natalizie, occasione buona per rilassarsi - almeno sulla carta - per qualche ora in più rispetto alla routine quotidiana ed evitare di addormentarsi secchi sul divano ad ogni visione.
A giocare un ruolo da protagonista è sempre Netflix, che come le realtà che ha generato sta occupando uno spazio sempre più rilevante nell'economia delle visioni domestiche, segnale che il futuro - anche del Cinema - passa sempre più da questo tipo di canale.


MrFord


NELLA MENTE CRIMINALE (Netflix, USA, 2017)

Risultati immagini per inside the criminal mind netflix

Da sempre in casa Ford ci si è interessati, in termini di letture e visioni, del lato oscuro - o quantomeno di uno dei tanti - dell'Uomo, in particolare quello che porta alcuni tra noi a percorrere strade che parrebbero agghiaccianti perfino se paragonate a horror o thriller mozzafiato: questa miniserie in quattro puntate analizza fenomeni ben definiti - serial killers, rapimenti, leader di sette e boss criminali - sfruttando esempi noti per sottolinearne le caratteristiche principali.
Nulla di trascendentale o rivoluzionario, quanto più un'infarinatura utile per chi non conoscesse questo tipo di crimini approfonditamente e volesse compiere un primo passo all'interno della zona d'ombra che inesorabilmente portano con loro.
Non fondamentale, ma comunque utile per un ripasso.




6 UNDERGROUND (Michael Bay, USA, 2019, 128')

6 Underground Poster


Giunto dalle parti di Casa Ford con tutte le aspettative della tamarrata buona per alleggerirsi la mente e superare le "fatiche" delle Feste, il lavoro di Michael Bay che tanto pare una strizzatona d'occhio al filone che originò con Pulp Fiction Tarantino negli anni novanta e con il tempo portò a cose interessanti - The Snatch, a loro modo i due Crank - e molte altre decisamente meno si rivela essere una baracconata non così esaltante, decisamente troppo lunga e priva di quel minimo spessore che determina il confine tra il divertissement ed il giocattolone realizzato solo per mostrare effetti speciali ed affini.
Un peccato, perchè le possibilità di portare a casa qualcosa di davvero divertente c'erano tutte, mentre a conti fatti le poco più di due ore in questione, passati i primi momenti di ambientamento, finiscono per apparire una sequela troppo lunga di macchine ribaltate e momenti action montati troppo velocemente.




GIU' LE MANI DAI GATTI: CACCIA A UN KILLER ONLINE (Netflix, USA, 2019)

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online Poster


La vera chicca del periodo di visioni delle Feste: consigliato da mio fratello e sua moglie, questo inquietante documentario ricostruisce la vera vicenda di uno psicopatico che, non troppi anni fa, postò online un video che lo ritraeva togliere la vita a due gattini, scatenando la rabbia ed il desiderio che la giustizia facesse il suo corso di un gruppo di appassionati della rete che si attivarono in modo da identificarlo e consegnarlo alle autorità.
Questo portò a due anni di indagini e alla scoperta che quello stesso individuo non si sarebbe fermato agli animali, ma avrebbe tolto la vita - ed in modo agghiacciante - anche ad una persona: un viaggio da brividi nella mente di un killer e negli occhi di chi si dedicò alla sua ricerca che colpisce e lascia sconvolti come i migliori episodi della serie Blu Notte, raccontando una storia vera più incredibile di qualsiasi film e perdendo punti soltanto con la chiusa finale, un pò troppo furbetta e a suo modo moralista.
Nonostante quel piccolo scivolone, però, un prodotto consigliatissimo e senza dubbio da recuperare.




JUMANJI - THE NEXT LEVEL (Jake Kasdan, USA, 2019, 123')

Jumanji - The Next Level Poster


Attesissimo dai Fordini - ma anche da me, inutile prenderci in giro - il secondo capitolo del nuovo franchise di Jumanji con protagonista The Rock si è rivelato un altro ottimo esperimento di Jake Kasdan, che pur senza strafare - nonostante i numerosi cambi e le divertenti evoluzioni degli avatar passati da un charachter all'altro la vicenda scorre abbastanza prevedibile, ed il villain della storia appare poco caratterizzato - porta a casa la pagnotta con un giocattolone godibilissimo e piacevole, pronto a strappare ben più di qualche risata ed intrattenere grandi e piccini sfruttando il meccanismo del videogioco applicato al concetto del vecchio film d'avventura anni ottanta.
Oltre al sempre più convincente in questo tipo di ruoli Dwayne Johnson, un plauso va ai vecchietti Danny DeVito e Danny Glover, così come a tutti gli interpreti degli avatar del gioco, bravissimi nel replicare anche fisicamente i loro alter ego al di fuori dello stesso.
Sarà pop e decisamente poco autoriale, ma una proposta del genere, a mio parere, fa respirare tutti e funziona sempre.




INSTANT FAMILY (Sean Anders, USA, 2018, 118')

Instant Family Poster

Chiude la carrellata un recupero di quelli buoni per le serate da divano e pieno relax legato al regista di Daddy's Home - un guilty pleasure assoluto per il sottoscritto -, forse un pochino troppo politically correct e buonista ma comunque piacevole da guardare, in particolare per chi ha voluto e dovuto confrontarsi con la durissima realtà dell'essere genitore - in questo caso amplificata, considerato che parliamo di famiglie affidatarie -: Mark Wahlberg è sempre una certezza in quanto a fordianità e pane e salame, la storia è giusta per questo tipo di produzione, la visione scorre senza intoppi.
Anche in questo caso non si è certo di fronte al titolo della vita, ma ad una di quelle visioni che, di tanto in tanto, comunque fanno bene, se non altro per farsi quattro risate insieme e, magari, per i più sensibili, anche un paio di lacrime di quelle buone.


lunedì 29 luglio 2019

White Russian's Bulletin



Settimana di ripresa per le visioni, qui al Saloon, complice l'avvicinarsi delle ferie estive, delle serate da ventilatore puntato e cocktail ghiacciato e della voglia di staccare tipica del periodo: grande o piccolo schermo, a questo giro ce n'è per tutti, anche se, come stagione impone, la leggerezza viene orgogliosamente prima di profondità e autorialità.


MrFord


BALLERS - STAGIONE 4 (HBO, USA, 2019)

Ballers Poster

Se qualcuno, ai tempi in cui approcciai Ballers la prima volta, mi avesse detto che il serial legato a doppio filo al mondo del football professionistico con Dwayne Johnson - The Rock per gli amici e appassionati di wrestling - come protagonista nel ruolo di una sorta di versione un pò più stronza di Jerry Maguire sarebbe arrivato alla quarta stagione, avrei riso forte.
E invece eccoci qui, di fronte ad un prodotto che, pur non toccando vertici altissimi, continua a consegnare al pubblico una base solida e ottimi spunti, dalle luci ed ombre del suo main charachter al ruolo ormai consolidato di nuovo Charlie Runkle della sua "spalla" Joe, dai capricci degli atleti alle riflessioni sempre attuali sulle differenze razziali e sulla lotta di classe.
Una quarta stagione partita in sordina che decolla con due episodi conclusivi degni dei momenti migliori di un titolo che, per quanto di nicchia, continua a testa alta e spalle larghe in barba agli ambienti più o meno altolocati in cui si trova a doversi districare: in pieno stile Spencer Strasmore.




LA CASA DI CARTA - STAGIONE 3 (Netflix, Spagna, 2019)

La casa di carta Poster

Alle spalle due stagioni che hanno segnato l'immaginario collettivo, tornano il Professore e i rapinatori de La casa di carta, come di consueto eccessivi, ribelli, contro il Sistema o, forse, al servizio di loro stessi: le regole non sono cambiate, si recupera Berlino per alimentare il fuoco sacro dei fan, si inseriscono nuovi charachters potenzialmente molto interessanti - si è scritto tanto di Palermo, ma Bogotà è il mio personale nuovo favorito -, si costruisce su basi apparentemente instabili per generare desiderio del prossimo episodio - o della prossima stagione - e finire per coinvolgere anche i più scettici, quasi tutto fosse un "bum bum ciao" che si trasforma nella cotta della vita grazie a due cliffhanger che in modo decisamente bastardo incollano già allo schermo per il quarto giro di giostra.
La perfezione sta da tutt'altra parte, ma senza dubbio il cuore e l'istinto, con un pò di furberia, ci sono tutti, e per uno come me è una partita già vinta: gli si potrebbe fare le pulci, ma non sarebbe il caso, e certo non è il luogo. Anche perchè non c'è dubbio che è sempre più facile, in questo gioco di ribaltamento, scegliere da che parte stare.




X-MEN: DARK PHOENIX (Simon Kinberg, USA, 2019, 113')

X-Men: Dark Phoenix Poster

Alle spalle la buona partenza de L'inizio e l'ottimo Giorni di un futuro passato, ma anche la mezza delusione di Apocalypse, i nuovi X-Men che in realtà dovrebbero precedere in linea temporale i vecchi giungono ad un probabile ultimo capitolo dedicato ad uno dei loro personaggi cardine, Jean Grey: le premesse potrebbero anche essere interessanti, peccato che vengano commessi errori a catena in grado di limitare la portata di quello che avrebbe potuto essere una buona alternativa ai più mainstream figli dell'MCU. Dal discostarsi netto e poco sensato dalla linea temporale che pareva portare ai suddetti titoli "vecchi" dedicati agli Uomini X all'esclusione troppo rapida dei due charachters più importanti e di spessore, la Raven di Jennifer Lawrence e il Quicksilver di Evan Peters, un gruppo di villains senza arte né parte, i soliti litigi da vecchia coppia di Xavier e Magneto, una confusione di fondo che pone interrogativi a proposito del perchè sia stato realizzato questo capitolo, budget a parte - missione fallita, considerati gli incassi -, questo Dark Phoenix funziona ed avvince davvero pochino, e rappresenta senza dubbio un'occasione sprecata.
Certo, si può guardare. Ma difficilmente se ne ricorderà qualcosa.




L'ANGELO DEL MALE - BRIGHTBURN (David Yarovesky, USA, 2019, 90')

L'angelo del male - Brightburn Poster

Scelto quasi a caso in una serata da relax estivo e neuroni zero, per quanto logicamente criticabile sotto molti punti di vista - ma abbiamo già visto con La casa di carta che non è questo il momento della logica - Brightburn è stato una sorpresa: prodotto dal James Gunn che sta facendo un gran bene all'MCU, questo horror supereroistico ha finito per ricordarmi i primi lavori di Shyamalan prima che si bevesse il cervello, con un piccolo Paul Dano alieno nel ruolo di Superman psicopatico che prima regala la felicità ai suoi genitori terrestri e dunque diviene il loro - ma non solo - incubo peggiore.
Gestione del tempo e della consequenzialità a parte - alcune situazioni sono veramente al limite -, ho trovato diverse buone idee all'interno del lavoro di Yarovesky, la giusta dose di violenza ed una sorta di rappresentazione estremizzata della spaccatura che, tra pubertà e adolescenza, si crea tra genitori e figli, condita da un finale inaspettato e davvero interessante, specie in prospettiva di un ipotetico aggancio per sequel o spin off.
Non saremo di fronte ad una pietra miliare - tutt'altro -, ma se le idee sono la benzina del Cinema e dell'Arte in generale, in Brightburn c'è materiale per fare ancora un pò di strada.


martedì 29 maggio 2018

Ballers - Stagione 3 (HBO, USA, 2017)







Orfano - o quasi, considerato quanto ancora influiscono sulla cultura pop - dei mitici action heroes figli degli anni ottanta, un vecchio tamarro come me non può che essere felice e grato dell'esistenza di Dwayne Johnson, ormai ex The Rock che per una decina d'anni buona fece sognare - accanto al suo rivale più importante in WWE Stone Cold Steve Austin - i fan di wrestling di tutto il pianeta: il ragazzone di origini samoane, infatti, dai tempi in cui decise di lasciare il quadrato e tentare una carriera a tempo pieno sul grande e piccolo schermo, ha fatto passi da gigante, collezionato successi e gran soldi, arrivando perfino a tornare sul ring di tanto in tanto giusto per soddisfare i desideri dei fan - lo dimostra il doppio scontro avvenuto in due edizioni consecutive di Wrestlemania con John Cena, uno degli atleti che ne raccolse il testimone -.
Film tamarri a parte, sono stato fin dal principio fan dell'esperimento di Ballers, nato da una produzione HBO che vedeva tra i produttori protetti fordiani quali Peter Berg e Mark Wahlberg, incentrata sulla carriera post campo da football di un giocatore reinventatosi consulente finanziario ed agente: nel corso delle prime due annate, infatti, avevo visto in questa serie una sorta di sorellina minore di Californication, tra capricci di star, richiami a Jerry McGuire, toni da commedia ed una spruzzata di malinconia.
Non che le cose siano cambiate, o che non mi sia piaciuto seguire le gesta di Spencer e del suo fidato sidekick Joe anche a questo giro, ma l'impressione è stata quella di un "vorrei ma non posso", di un prodotto che pare voler prendere una strada nuova e coraggiosa per poi tornare sui suoi passi per evitare di spiazzare troppo gli spettatori o chissà chi altro.
In qualche modo, ho trovato la gestione dei dieci episodi decisamente schizofrenica, pronta a palleggiarsi tra puntate che parevano riempitivi ed altre pronte a far spalancare gli occhi per la soddisfazione, passaggi che hanno fatto sognare - il discorso di Spencer ai rappresentanti della Lega - ed altri figli del "tutto cambia per non cambiare" tipico delle serie che, e mi dispiace dirlo, arrivano al punto in cui cominciano a mancare le idee - l'anticlimatica chiusura che pare riportare indietro le lancette alla prima stagione -: un'annata, dunque, tra luci ed ombre per Strasmore e soci, che essendo stati confermati per un quarto giro di giostra dovranno rimboccarsi le maniche e cercare di recuperare il terreno soprattutto in termini di direzione di scrittura, considerato che è decisamente più facile per una produzione che non racconti una vera e propria storia ma pezzi di vite che si incrociano - e non parliamo di chissà quali personaggi realmente esistiti, o di fantasia, destinati a cambiare il mondo, ma solo di sportivi con un sacco di soldi e problemi da gente comune amplificati a dismisura - perdere originalità e pubblico, piuttosto che rinnovarsi al meglio e catturarne sempre di più.
Personalmente resto convinto delle potenzialità di Ballers, e credo che con un pò più di decisione ed attenzione questa serie potrebbe continuare a rivelarsi una sorpresa: gli autori devono soltanto non fossilizzarsi sul vecchio Dwayne e le sfanculate che spara a raffica in ogni dove, quanto più decidere cosa fare dei protagonisti e come gestirli permettendo loro di evolversi, invece di fare grandi giri per poi tornare al punto di partenza.
Altrimenti finiranno per fare la fine di Spencer, con le sue ambizioni da pezzo grosso ed il desiderio di paternità, e proprio come lui si troveranno esattamente con quello che ci si ritrova quando si vuole troppo: si finisce per non stringere nulla.




MrFord




 

lunedì 21 maggio 2018

Rampage - Furia animale (Brad Peyton, USA, 2017, 107')







Ricordo più che bene - pur se velati da un alone misto di nostalgia, alcool ed età - i tempi in cui andavo in sala giochi con una scorta di monetine - che andavano dalle cinquanta alle duecento lire, a seconda della località - ed un amico - oppure mio fratello - per giocare a Rampage, divertendomi come un pazzo a distruggere palazzi ed ingoiare soldati utilizzando il gorilla in stile King Kong - a dire il vero il meno interessante dei tre personaggi a disposizione, per quanto mi riguarda -, il lupo gigante o il lucertolone.
Tempi semplici, lontani, in cui i videogiochi erano qualcosa di quasi incredibile e lontano dalla quotidianità e dalle case.
Tempi passati, ma che evidentemente sono rimasti nel cuore di chi, come me, li ha vissuti, ed ora si ritrova a tentare di riportarne i fasti in sala sfruttando la popolarità di quello che è l'action hero per definizione di questo secondo decennio degli Anni Zero - Dwayne Johnson, ovvero The Rock, uno dei wrestlers più importanti di sempre - e gli effettoni che, ai tempi, si sarebbero soltanto potuti sognare, sia sulle console da gioco che sul grande schermo.
Rampage - Furia animale, di fatto, non inventa assolutamente nulla di nuovo, pare una sorta di versione aggiornata di San Andreas che sostituisce l'impatto della Daddario con quello degli animali giganti - e non me ne vogliano i bestioni, non mi pare uno scambio equo - e presenta un The Rock come sempre in grado di fare tutto e anche di più, eppure, così come San Andreas, spassoso e divertente da vedere, in barba a prevedibilità e tamarraggine di questo tipo di proposte.
In effetti, quando questo tipo di titoli finiscono per non prendersi sul serio e fare il loro lavoro, è difficile non digerirli, soprattutto quando giunti alla conclusione di una giornata lavorativa - a casa e fuori - rimangono davvero poche energie per affrontare la visione del consueto film da divano: qui al Saloon, infatti, ci siamo goduti Rampage dal primo all'ultimo minuto e senza ritegno, indovinando tutte le scelte del suo protagonista e perfino quelle degli animaloni pronti a fargli da spalla - compreso il faccia a faccia finale con George il gorillone - ed apprezzando proprio questo tipo di prevedibilità neanche fossimo tornati i bambini che inserivano la moneta nel videogioco con nessun'altra aspettativa se non quella di distruggere più palazzi fosse possibile.
In questo senso il lavoro di Brad Peyton - già accanto al buon Dwayne nel già citato San Andreas e Viaggio nell'isola misteriosa - rende assolutamente onore al vecchio videogioco, portando sullo schermo il più classico dei popcorn movies da distruzione totale, senza pretese e logica, giocato scandalosamente a favore del main charachter ed incurante di qualsiasi regola anche in un contesto che regole non prevede: personalmente non avrei chiesto altro se non una Daddario in più ed un pedale premuto con decisione ancora maggiore sul trash volontario, ma ammetto di essermi piacevolmente accontentato e di essermi fatto intrattenere da questo giocattolone pronto a tenere lontano qualsiasi radical della blogosfera senza alcun pensiero neanche avessi deciso di farmi una sessione in più del solito in palestra, o quel cocktail pronto a regalare la sbronza durante un'uscita.
Anzi, personalmente avrei bisogno di un film come Rampage a settimana, che con The Rock, qualche esplosione e tanta implausibilità potrebbe portare allegria e spensieratezza e, chissà, anche convogliare il sonno dei giusti una volta terminata la visione.
Un pò come quando, da bambino, terminati i gettoni, si tornava a casa ridendo e ricordando le gesta più eclatanti della lotta tra gli animali giganti e l'esercito di piccoli umani che tentavano di fermarli.
Tempi semplici, lontani, che a volte - più spesso di quanto sembri - è davvero piacevole rievocare.




MrFord




giovedì 12 aprile 2018

Thursday's child



Prosegue la corsa della rubrica a tre più nota della rete, nonostante la crescente penuria della blogosfera e l'altrettanto crescente fancazzismo di Cannibal Kid, che mi ha costretto ad impaginare come solo io so fare questo post.
Per fortuna, a rendere tutto più interessante ed inserirsi nel mezzo delle ormai note Blog Wars, giunge Michele "Mick" Paolino, che trovate tra le pagine di Pulp Standoff.


"Pronto, parlo con The Rock? Dovresti fare un salto da queste parti per dare una ripassata a Cannibal."


Rampage - Furia Animale

"Cannibal, io ti spiezzo in due!"

Mick: Mostri, distruzione e The Rock. Ispirato a un videogioco. Di solito su di me è il fattore revival che fa la differenza, ma in questo caso devo dire che già sopportavo poco il videogame e va bene per la trama semplice, però magari sarebbe stato meglio inserire qualcosa che non sembri un gioco inventato da un ragazzino con la playstation guasta.
Cannibal Kid: Mostri, distruzione, The Rock e videogame. Sembra la ricetta ideale per una cena fordiana. Si astengano i palati fini. O chiunque cerchi un film anche solo vagamente decente. Qui si preannuncia il lato peggiore di Dwayne Johnson, quello più buonista e catastrofico, già mostrato nel pessimo San Andreas. Solo che qui non c'è manco Alexandra Daddario a rendere consigliabile la visione a chiunque non sia un gorillone cinematografico come il mio blogger rivale.

Ford: da bambino adoravo giocare a Rampage, forse inconsciamente già sulla strada che mi avrebbe portato all'essere un tamarro fan del wrestling e di The Rock, dunque anche se questo film promette di essere una porcata totale ovviamente non vedo l'ora di vederlo, anche perchè so che è il tipo di prodotto che infastidisce tantissimo il mio pusillanime rivale.


Io sono Tempesta

"Se non vuoi fare la fine di quei bloggers poveracci fidati di me, non metterti a scrivere di Cinema."

Mick: Marco Giallini ed Elio Germano per me sono tra i migliori attori italiani in circolazione. Ci sono i ricchi che sono cattivi (dal luglio del 1789 è così) e i poveri che sono….cattivi uguale o forse di più. E i buoni? Finalmente un film senza i noiosissimi buoni.
Cannibal Kid: Marco Giallini ultimamente rischia di ripetersi un po' sempre nella stessa parte, però lo si vede comunque. Se poi recita in un film ad alto tasso di cattiveria, meglio ancora. Alla faccia del buonismo imperante dei finti duri dal vero cuore tenero come The Rock e The Ford.
Ford: Giallini mi piace - anche se trovo sia "solo" un buon caratterista che ha trovato la parte della vita -, e i film cattivi pure. Che sia una proposta italiana tra le poche pronte ad essere promossa al Saloon? O mi toccherà essere cattivo neanche mi trovassi per le mani Cannibal?
 
 
The Happy Prince

"Quelle, caro Mick, sono le bianche scogliere di Dover dalla cima delle quali The Rock ha scagliato nell'acqua Cannibal Kid."

Mick: Se un giorno istituissero il reato di maltrattamento di artista e lo rendessero retroattivo nella storia allora non si potrebbe non risarcire i discendenti di Oscar Wilde (se ce ne sono) per come è stato trattato negli ultimi anni della sua vita. Per fortuna che qualcuno scrive dei film così per rendergli onore.
Cannibal Kid: Rupert Everett esordisce alla regia e recita la parte di Oscar Wilde in quello che si preannuncia come un omaggio sentitissimo. Il rischio è quello di non avere il distacco oggettivo sufficiente nei confronti del personaggio. Considerando però che a me dell'oggettività importa un fico secco, un'occhiata a questo promettente biopic penso la darò. A pensarci bene comunque qualcosa di oggettivo c'è: l'incompetenza di Ford è sotto gli occhi di tutti, uahahah.
Ford: anche Rupert Everett mi piace, così come Oscar Wilde, uno che ha lottato tutta la vita, artisticamente e socialmente parlando, per affermare la bellezza della diversità e dell'apertura mentale. Se le premesse sono quelle che sono, questa potrebbe essere un'altra bella sorpresa. Un pò come il ritiro di Cannibale dalla rete.


The Silent Man
"Cannibal, ti stalkererò come tu fai con Jennifer Lawrence e Ford!"
Mick: Si intitola The Silent Man ma è un film su Gola Profonda. No, non è quello che pensate voi! Gola Profonda è il nome in codice di Mark Felt, vicedirettore dell’FBI che all’inizio degli anni 70 rese noti i fatti dello scandalo Watergate che provocarono la fine dell’era Nixon. Ah, questi americani e la loro limpida storia….
Cannibal Kid: Ma se Mark Felt era Gola Profonda, The Silent Man chi ca**o è? E soprattutto, Liam Neeson cosa c'entra con il cinema? E Ford? Ford che c'azzecca con questa rubrica che questa settimana sfoggia non uno, bensì due grandi intenditori come me e Michele Paolino?
Ford: sarebbe proprio bello se, accanto a me e a Michele, a condurre questa rubrica fosse The Silent Man al posto di Liam Neeson o Cannibal Kid. Così non saremmo costretti ad ascoltare un sacco di cazzate.


Il viaggio delle ragazze

"Sono davvero felice che non ci sia Ford alla guida del nostro aereo!"

Mick: Film su stile rimpatriata: ci sono quattro amiche che si sono allontanate a causa delle vicissitudini della vita. Per riallacciare i rapporti decidono di partecipare a un festival musicale. Ci sono black music e buoni sentimenti. Il regista è il cugino di Spike Lee. Appeal non pervenuto.
Cannibal Kid: Tra tutti i poco fenomenali film di questa settimana, questa americanata mi sa che è l'uscita che mi guarderei più volentieri. Negli Usa è uscita quasi un anno fa ed è stata un successone, ma da noi quando il protagonista non è l'uomo biango certe pellicole preferiscono non farle arrivare, se non con un ritardo clamoroso. Io sono in curioso in particolare di vedere all'opera Tiffany Haddish, che a quanto pare è la nuova fenomena della comicità d'Oltreoceano.
Ford: ai tempi non mi sarebbe affatto dispiaciuto fare un bel viaggio da solo con quattro ragazze. Purtroppo non è mai accaduto ed ora mi ritrovo vecchio e costretto a condividere una rubrica a tre con Michele e il Cucciolo Eroico. Neanche Spike Lee ci farebbe un film sopra.


Il prigioniero coreano

"Preferisco tornare in Corea del Nord piuttosto che stare qui in compagnia di quei cosiddetti esperti di Cinema!"
Mick: Il buon Kannibal Kid non poteva saperlo ma Kim Ki-Duk è il regista che mi ha fatto innamorare della regia e del cinema fatto bene in generale. In questo film affronta il tema del regime totalitario e lo ridicolizza. Ha vinto.
Cannibal Kid: Mi spiace per Mikele, e molto meno per un altro suo fan kome Mr. Ford, ma konsidero Kim Ki-duk uno dei registi più noiosi e sopravvalutati di tutti i tempi. Se ripenso a Ferro 3 ancora kiedo Pietà! Per kostringermi a vedere questo suo nuovo Il prigioniero coreano, Mikele e Ford mi dovranno trasformare nel loro prigioniero italiano.
Ford: mi dispiace per Mikele, che skopre kosì l'ignoranza abissale di Kannibal Kid, pronto a rifiutare un regista certamente a tratti perso in se stesso come Kim Ki-Duk, ma incredibilmente talentuoso e magiko. Pekkato per lui.


La casa sul mare

"Mi può mettere anche la panna!? Senza White Russian non posso vivere!"

Mick: Crisi di coscienza, analisi introspettive, bilanci con il passato. La casa sul mare è uno di quei bei film francesi leggeri come il martello di Thor o la parmigiana di melenzane a ferragosto. Però il pretesto da cui la storia ha inizio sembra buono.
Cannibal Kid: Se parliamo di pesantezza, credo che questa settimana, e forse quest'anno in generale, niente possa superare Kim Kiii? Duk. Forse giusto Ford e i suoi commenti da finto esperto di Cinema, e più in generale di Vita. Io invece nel mare francese ci sguazzo leggiadro come un delfino e quindi un soggiorno in questa casa potrei anche farlo.
Ford: una casa sul mare non mi dispiacerebbe affatto, anche perchè potendo farlo, vivrei perennemente in estate come gli Ex-Presidenti. Ma la pesantezza la lascio volentieri sulle spalle di Cannibal Kid. Fino all'ultimo grammo.


Transfert

"Forse in questo modo mi prenderanno per un piccolo Keanu!"

Mick: Se devi lanciare la tua carriera da regista scegli un tema facile e scorrevole: la psicoterapia. Ecco, come non detto. Massimiliano Bruno ci fa confrontare con un tema delicato come quello del rapporto terapeuta – paziente. Anzi terapeuta – paziente saccente. Ne vedremo delle belle.
Cannibal Kid: Già solo il trailer (https://youtu.be/DevYw5DUehU) mi ha fatto venire un attacco epilettico. Se devo pensare di vedermi tutto il film, quasi quasi preferisco fare una sessione con il Dr. Ford come psicoterapeuta. Tanto la follia in entrambi i casi è garantita.
Ford: probabilmente si rischia di finire in terapia dopo aver visto questo film. Passo, e piuttosto vado a farmi un filetto dal vero Cannibal del Cinema, il Dottor Lecter.


Sherlock Gnomes

"Corriamo a metterci in salvo da questo film!"

Mick: Ma si, non bastasse la marea di film tratti da romanzi classici, perché non ne facciamo anche delle versioni animate? Ecco fatto. Prendiamo quello che è forse il lavoro più conosciuto di zio Bill da Straford-upon-avon e lo facciamo diventare un cartone animato dal nome ridicolo. Che dite? Esistono pure i sequel? Ecco l’idea: facciamo un secondo episodio con Sherlock Holmes, però cambiamogli il nome che questo è troppo serio. Mr. Ford ci salvi lei.
Cannibal Kid: Dopo Gnomeo & Giulietta, ecco Sherlock Gnomes. Manca solo Mr. James Gnomes, e poi la trilogia più assurda e inutile nella storia degli uomini, e pure degli gnomi, e bell'e che servita.
Ford: caro Michele, io ti salverei anche, ma considerato che hai deciso di condividere questo magico appuntamento con me e soprattutto con Cannibal, direi che hai propositi suicidi almeno quanto chiunque decida di vedere Sherlock Gnomes spontaneamente.

lunedì 19 marzo 2018

Jumanji - Benvenuti nella giungla (Jake Kasdan, USA, 2017, 119')




Penso che chiunque sia stato adolescente o pre adolescente negli anni novanta conosca Jumanji, popcorn movie ludico che divenne, grazie anche al compianto Robin Williams, un piccolo cult generazionale: alla notizia di un recupero del brand in una sorta di reboot, ammetto che l'unica cosa in grado di tenere a galla le speranze per qualcosa che non si rivelasse uno spreco di tempo e di energie degli spettatori risultò essere Dwayne Johnson, al secolo The Rock, ex wrestler ormai lanciatissimo attore che da sempre è considerato uno dei fordiani più fordiani che si potrebbero incrociare al Saloon.
Lui e l'entusiasmo di Julez, che non vedeva l'ora di cimentarsi nella visione.
Pur se con colpevole ritardo rispetto all'uscita in sala - inaugurò il nuovo anno lo scorso primo gennaio -, era dunque un dovere per gli occupanti del Saloon affrontare la visione sperando in leggerezza, divertimento, neuroni in vacanza e via discorrendo: ebbene, il Jumanji versione millenial di Jake Kasdan ha rispettato in tutto e per tutto le attese, rivelandosi godurioso, divertente e senza pretese come un film anni ottanta conscio del tempo che è trascorso e pronto ad ironizzare sulle differenze evidenti che passano dai tempi della mia infanzia a quella di chi è nato e cresce nel Nuovo Millennio.
Senza darsi arie o alcuna pretesa, gli autori azzeccano un'idea dopo l'altra, dall'adattamento a videogame del Jumanji versione gioco da tavolo al ribaltamento dei ruoli dato dalla scelta dei personaggi, ben resi dai protagonisti pronti a prendersi in giro vestendo panni inconsueti - almeno al principio -, dal già citato Dwayne Johnson a Jack Black e Kevin Hart: in questo modo l'audience, che si tratti di vecchi nostalgici o di nuove leve, trova tutti gli elementi necessari per godersi una serata in gran scioltezza in grado di unire spiriti di epoche diverse prendendo il meglio da entrambe, forse non brillando per originalità di svolgimento - è ovvio fin dall'inizio che non si assisterà a colpi di scena inaspettati, e con il crescendo finale si perde una fetta della freschezza della prima parte di pellicola - ma affrontando le prove una dopo l'altra senza paura e con tutto l'entusiasmo di chi ha voglia di raccontare e vivere una storia, piuttosto che di proporla come fosse un compitino svolto per gonfiare il portafoglio dei produttori.
Questo Jumanji - Benvenuti nella giungla, dunque, un pò come fu qualche tempo fa per Piccoli brividi, riesce nella non facile impresa di portare l'innocenza che regnava sovrana all'interno delle proposte d'avventura dei tempi in cui ero bambino nel panorama attuale senza che questo possa far apparire il tutto come un'operazione nostalgia o una ruffianata, incontrando al contempo il gusto di chi visse i tempi dei controller con il cavo e le "cassette" e chi, oggi, non concepisce un'esistenza senza internet o lo smartphone, buttando nel calderone riflessioni divertenti ed interessanti a proposito del rapporto con se stessi ed il proprio aspetto ed elementi esotici come ambientazioni da Indiana Jones e animali a profusione - sono sicuro che, dovessi far vedere questo film al Fordino, potrebbe impazzire grazie a coccodrilli, ippopotami, rinoceronti e giaguari, in barba a tutte le sfumature che, per età, ancora non afferrerebbe -.
Un'operazione, dunque, promossa su tutta la linea, in grado di alimentare la voglia di spassarsela a qualsiasi età, e cogliere lo spirito di quelli che, ai tempi, erano i giochi da tavolo - o di ruolo -, e che ora sono i videogames e, in una certa misura, i social: in fondo, proiettare un'immagine ideale di se stessi - o forse, non così ideale - a volte aiuta a comprendere meglio quello che ci portiamo dentro.
E affrontare la bestia, in un certo senso, è un pò come guardare oltre l'immagine che osserviamo ogni giorno allo specchio, prima di uscire di casa ed avventurarci nella giungla.




MrFord




lunedì 26 giugno 2017

Baywatch (Seth Gordon, USA, 2017, 116')




Praticamente potrei dire di aver aspettato questo tamarro ed ignorantissimo reboot di Baywatch - storica serie che fu uno dei simboli delle generazioni che vissero gli anni novanta - quanto ogni anno, già dal pieno dell'inverno, aspetto l'estate per godermi il sole, il caldo, le canottiere, la luce fino a tardi e via discorrendo: del resto, quando mai sarebbe ricapitata una pellicola con lo stesso sapore di cose come Nonno scatenato o lo Starsky e Hutch con Stiller e Wilson di una decina d'anni fa con Dwayne "The Rock" Johnson come protagonista, spalleggiato da ragazze con tutti gli argomenti al loro posto come Alexandra Daddario e Kelly Rohrbach?
E devo ammettere che il pubblico e la critica americani e non solo ce l'hanno messa davvero tutta, per cercare di smontare l'hype alle stelle che coltivavo, stroncando il lavoro di Seth Gordon come la peggiore delle merde - e vi assicuro, nel duemiladiciassette ho visto cose decisamente più orribili di questa, artisticamente parlando - e soprattutto consegnando ad attori, produzione e regista un flop piuttosto pesante al botteghino, cosa davvero inspiegabile sempre considerato, al contrario, il successo di schifezze atomiche uscite nel corso degli anni.
Ma andiamo oltre.
Secondo me dietro a pareri così negativi il problema non è dato tanto dalla pellicola, quanto dall'approccio di chi la guarda, una specie di "fenomeno McDonald's" cinematografico: quando vado in un fast food, tendenzialmente lo faccio perchè voglio riempirmi come un porco di schifezze, e non pensare di ritrovarmi di fronte un piatto da ristorante stellato, un pò come quando, nel corso di un allenamento o nel pieno della stagione estiva della mente e del cuore più leggeri, preferisco ascoltarmi Despacito piuttosto che qualche pezzone strappacuore di Tom Waits o chi per lui.
E Baywatch è questo, puro e semplice.
E' il Despacito del Cinema, sopra le righe, sguaiato, tamarro all'inverosimile, ma anche guascone e simpatico, pronto a prendersi per il culo e ad uscire dal seminato sfruttando perfino qualche colpo da metacinema - dal riferimento ad High School Musical indirizzato a Zach Efron ai ralenti, passando per l'apparizione assolutamente geniale di David Hasselhoff, star della serie originale e personaggio cultissimo per almeno due o tre generazioni di spettatori del piccolo schermo -, pronto a soddisfare l'occhio del pubblico sia maschile che femminile, a scorrere senza danno e con leggerezza, a strappare qualche sana risata di pancia - ma non aspettatevi battute "alte" - e chiudere come si conviene ad un popcorn movie da estate piena e desiderio di un cocktail gelato, il rumore delle onde e qualche bella signorina a farvi compagnia.
Sinceramente, non potrei chiedere di più, ad una produzione che fa dell'ignoranza il suo punto forte, il suo vanto, l'arma perfetta per scardinare le difese dello spettatore nel momento in cui i suoi neuroni necessitano di una bella serata da libera uscita: dunque, ben vengano Baywatch, il suo sequel - che, considerati gli incassi, dubito verrà prodotto purtroppo -, le tamarrate, i muscoli tiratissimi del buon Dwayne e di Zac Efron e le tette in perenne movimento della Daddario e della Rohrbach, con il vento nei capelli e l'oceano ad incorniciare il tutto.
Questa è l'estate. E, con buona pace di tutti gli snob, anche questo è a suo modo Cinema.




MrFord




venerdì 9 giugno 2017

Empire State (Dito Montiel, USA, 2013, 94')




Dito Montiel è entrato nella mia vita di spettatore come un fulmine a ciel sereno con Guida per riconoscere i tuoi santi, nel corso della primavera del duemilasette, al culmine di uno dei periodi più wild della mia vita: nottate fuori, alcool, one night stand e via discorrendo, a fare da cornice all'operazione al cuore subita da quello che è, a tutti gli effetti, il mio migliore amico.
Rimasi folgorato da quel debutto, anche e soprattutto per la carica emotiva che aveva saputo trasmettere, e mi ripromisi di tenere d'occhio quel regista e scrittore allora poco più che quarantenne che prometteva gran bene: peccato che, già al film successivo, lo spompissimo Fighting, Montiel cominciò a mostrare lacune enormi in fase di script e realizzazione unite alla cosa peggiore per un qualsiasi artista: una certa spocchia non troppo simpatica.
Il risultato, da allora, è stato una lunga serie di flopponi mai più distribuiti in Italia e massacrati dalla critica negli States, cui è seguito un abbandono totale da parte del sottoscritto.
Quando, assolutamente per caso e grazie alla presenza di The Rock, con Julez abbiamo deciso di buttarci su questo Empire State come sottofondo per una cena dalla mitica suocera Ford, neppure sapevamo che l'uomo dietro la macchina da presa fosse proprio Montiel, tanto per intenderci.
Il risultato, rispetto agli altri clamorosi fallimenti che pare aver collezionato - Fighting compreso, che avevo bottigliato a dovere a suo tempo -, tutto sommato quasi funziona, pur essendo un ibrido tra film di formazione più o meno criminale come Bronx, rimembranze scorsesiane ed un action thriller di grana grossa, a patto di non avere pretese troppo alte, passare sopra le lacune della sceneggiatura e godersi una storia "di quartiere" ambientata negli anni ottanta con un The Rock sempre tosto, un fratellino Hemsworth abbastanza in parte ed un'ottima spalla come Michael Angarano, la vera sorpresa della pellicola.
Visto in quest'ottica, Empire State risulta essere un buon riempitivo ed un film innocuo, piacevole da vedere e godibile in un'ottica di relax, come se non bastasse abbastanza adatto, come collocazione, alla stagione in corso: certo, io avrei dato più spazio al buon Dwayne Johnson e gli avrei fatto menare un pò le mani, ma non si può pretendere troppo, dunque mi faccio bastare il consueto - per Montiel - approfondimento del rapporto tra padri e figli ed una sensazione di amarcord mista ai ricordi di una crescita turbolenta in quartieri newyorkesi all'interno dei quali occorreva imparare ad arrangiarsi, e tanto mi basta.
Se poi dovessi aver voglia di vedere una pellicola di spessore dello stesso genere, nulla mi vieterà di ripescare Quei bravi ragazzi o cose di quel genere: ma per affrontare i primi caldi, direi che anche cose decisamente minori come questa sanno fare il loro.
Che è poco, ma meglio di niente.




MrFord



 

giovedì 1 giugno 2017

Thursday's child



Oggi è il primo giugno, e come il caldone di questi giorni ci sta ricordando, inizia la marcia d'avvicinamento all'estate.
Una marcia che, in sala, comincia con il botto, grazie all'arrivo di una delle pellicole potenzialmente più trash ed ignoranti dell'anno, che in questo periodo calzano a pennello.
A presentare cosa ci attende in sala in questo weekend, la consueta coppia formata dal sottoscritto e dal suo acido aiutante Cannibal Kid.


"Forse abbigliata in questo modo riuscirò a far colpo su Ford. O alla peggio, a colpirlo!"



Baywatch

"Che dici, li salviamo noi, quei due bloggers?" "Certo che no, ho già mandato The Rock!"

Cannibal dice: Il film cannibal-fordiano dell'estate, e forse del secolo?
La versione cinematografica di Baywatch, serie tv qualitativamente pessima però piena di gnocca e che quindi Ford probabilmente schifava, si propone di unire l'azione ignorante di The Rock con la comicità teen ancora più ignorante di Zac Efron. Una versione che si preannuncia molto più ironica e volgare rispetto al telefilm, in cui per la mia gioia non mancherà un altro pieno di gnocca (Alexandra Daddario! Priyanka Chopra! Kelly Rohrbach!) e, per la gioia di Ford, ci saranno anche i due protagonisti maschili che mostrano i loro muscolacci.
Ford dice: trashata pazzesca stroncata negli USA da pubblico e critica che attendo con ansia assoluta. Ignoranza, divertimento, sapore d'estate, The Rock e la Daddario. Potenzialmente potrebbe diventare il mio guilty pleasure dell'anno!





Wonder Woman

"Belle, queste scampagnate fordiane all'aria aperta come si facevano una volta!"

Cannibal dice: E a proposito di gnocc... volevo dire di fascino femminile, Gal Gadot in versione Wonder Woman ne ha da vendere. Resta da capire se la DC avrà tirato fuori un film finalmente non dico bello ma se non altro decente, oppure sarà la solita porcatona da patiti di cinecomics di bocca buona come Ford.
Ford dice: purtroppo per la DC Comics, la differenza al Cinema tra il Cinematic Universe Marvel ed i tentativi della casa madre di Superman e soci è abissale almeno quanto quella degli albi a fumetti.
Prevedo dunque una porcata buona giusto per una stroncatura.

 
 
I figli della notte

"Io volevo ordinare un White Russian, ma qui al liceo cannibale non lo servono. Scellerati!"

Cannibal dice: Andrea De Sica, classe 1981, porta un cognome decisamente pesante sulle spalle, quello dello storico protagonista dei cinepanettoni. E pure quello del regista di Ladri di biciclette. Il nipotino di Vittorio De Sica dice che si è ispirato a Lynch, Kubrick e al nonno. Le ambizioni al ragazzo sicuramente non mancano, ora resta da capire se c'è anche del talento. Potremmo allora trovarci di fronte a un esordio bomba, così come a una ciofeca disastrosa.
Ford dice: cannibalata radical italiana della peggior specie o sorpresa interessante e fordiana? Questo sarà tutto da scoprire, magari leggendo le opinioni si spera discordanti di quei due figli non della notte di Cannibal e Ford.


Tavolo n. 19

"I party organizzati da Cannibal sono così noiosi che mi porto sempre da leggere."

Cannibal dice: Commediola matrimoniale che si preannuncia piuttosto divertente e perfetta per una visione estiva disimpegnata. Ford quindi girerà bene al largo, così come io dal suo tavolo.
Ford dice: mi piacerebbe stare al tavolo con Cannibal e farlo bere fino a vomitare. Fino a quando questo non accadrà, potrei anche concedermi una visione di questo tipo per veicolare l'estate.


Une vie

"Katniss Kid, posso chiedervi la mano?"

Cannibal dice: Co-produzione franco-belga ambientata nell'Ottocento, che a Ford ricorderà quando era giovane e bella [Jovanotti cit.], e che invece io, nonostante la puzza di radical-chicchismo, snobberò in maniera molto chic.
Ford dice: potrebbe anche interessarmi, sulla carta. Ma la bella stagione obbliga anche il sottoscritto a spegnere il cervello. E godermi Baywatch e simili.


Quello che so di lei

"Che ci fa lì Marco Goi?" "E' uscito a bere con Ford: si risveglierà nei boschi senza un rene, poveretto."

Cannibal dice: Francescata radical, oppure noiosa pellicola neorealista?
In entrambi i casi, soprattutto nel secondo, quello che so di questo film è che mi sa che lo passo.
Quello che so di Ford invece è che è un gran fetentone!


Ford dice: quello che so di Cannibal è che di Cinema comincia a capire un po' di più, soprattutto da quando ha finito per allinearsi con le posizioni del sottoscritto. Un'altra cosa che so è che non correrò a cercare una sala in cui proiettino questo film.

 

Nocedicocco – Il drago

"Ma avete sentito di quel Cucciolo chiamato Testadicazzo?"

Cannibal dice: Per l'appuntamento settimanale con la bambinata fordiana della settimana, direttamente dalla Germania ecco Nocedicocco – Il drago... Ma che davvero?
Ford dice: preferirei, per la bambinata della settimana, proporre un nuovo film sul Cucciolo Eroico intitolato Testadicazzo. Ahahahaha!

 
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