Visualizzazione post con etichetta videogiochi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta videogiochi. Mostra tutti i post

lunedì 6 gennaio 2020

White Russian's Bulletin


Alle spalle i Ford Awards ed i festeggiamenti di fine anno, torna il Bulletin portando in dono tutto quello che, nel periodo delle vacanze natalizie, è passato sugli schermi del Saloon, dalle novità in sala alle serie, dai recuperi ai titoli appena usciti.
In alcuni casi ci sono state ottime sorprese che potrebbero essere protagoniste dei Ford Awards il prossimo anno, in altri, purtroppo, anche delusioni.


MrFord



SCRUBS - STAGIONE 4 (ABC, USA, 2004)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster

Prosegue il recupero di casa Ford dell'ormai classicissima Scrubs, che nonostante il tempo che passa continua a risultare divertente e fresca, pronta ad allietare pranzi e cene facendo impazzire perfino i Fordini. Nel corso della quarta stagione, oltre alle vicissitudini sentimentali sia della solidissima coppia Turk/Carla, si assiste al passaggio professionale dei ragazzi una volta terminato il periodo di praticantato, senza che questo però limiti le pressioni ricevute dal mitico Kelso e dall'ancor più mitico Cox, che resta uno dei charachters più azzeccati di sempre.




STAR WARS EPISODIO IX - L'ASCESA DI SKYWALKER (J.J. Abrams, USA, 2019, 142')

Star Wars: L'ascesa di Skywalker Poster

Ricordo bene l'esaltazione che provai quando vidi per la prima volta il trailer di quello che, almeno sulla carta, dovrebbe o avrebbe dovuto essere l'ultimo capitolo della saga di Star Wars: considerata la qualità dell'Episodio VII e, seppur con un calo, dell'VIII, speravo in una chiusura davvero col botto per la terza trilogia, in barba all'altalenante seconda.
Purtroppo, però, le aspettative sono state deluse a seguito di un film davvero poco memorabile, che alterna poche buone idee e momenti da pathos figlio di un ultimo capitolo a lunghi minuti di ordinaria amministrazione e scelte discutibili - era davvero necessario il ritorno di Palpatine? -: un vero peccato, perchè se, con tutti i suoi punti deboli, la già citata seconda trilogia era partita malissimo per chiudersi molto bene - La vendetta dei Sith è un gran film che andrebbe rivalutato - questa ha imboccato il percorso inverso, e considerato come era iniziata, non può che essere una perdita per tutti i fan di questo universo così ricco e mitico.




THE WITCHER - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2019)

The Witcher Poster

Tanto Star Wars è stata la sorpresa in negativo delle Feste, quanto The Witcher è stata quella in positivo: tratta da un popolare videogioco ed interpretata da Henry Cavill - che non mi aveva mai convinto -, pensavo che si sarebbe rivelata una mezza porcata da abbandonare dopo il primo episodio. Al contrario, invece, non solo il protagonista funziona molto meglio da Geralt di Rivia che da Superman, ma gli autori sono riusciti a trovare il giusto mezzo tra la tamarrata, l'opera pulp violenta ed ironica, l'iconografia nerd da giocatori di ruolo e l'atmosfera giusta per conquistare il pubblico a più livelli - si pensi solo alla coppia formata dal Witcher e il bardo, perfetto nel diventare la sua spalla comica - costruendo un giocattolone piacevole e divertente, che mi ha fatto venire una gran voglia di provare la versione videoludica ed alimentato l'hype per la seconda stagione, prevista per il duemilaventuno.
Sinceramente, dono molto volentieri il soldo al mio Witcher.


martedì 12 giugno 2018

Tomb Rider (Roar Uthaug, UK/USA, 2018, 118')








Ai tempi della sua prima uscita in videogioco, non ero un grande fan di Lara Croft. Nonostante e forme molto generose ed un look decisamente fuori dagli schemi per un charachter in stile Indiana Jones, le sue avventure su console mi parevano noiose e poco interessanti: occorsero quasi vent'anni e l'avvento della versione moderna del game originale - che strizza l'occhio a quel Capolavoro che è la saga di Uncharted - per farmi ricredere ed avvicinare ad un brand che avevo snobbato clamorosamente anche al Cinema ai tempi dell'apice della visibilità di Angelina Jolie.
Il suo ritorno sul grande schermo, ad ogni modo, lasciava diversi dubbi sia rispetto al tipo di operazione - e scegliere un regista norvegese semisconosciuto nonostante il nome da guerriero vichingo o canzone di Katy Perry - che sulla protagonista, una Alicia Vikander che, con la sua fisicità non proprio propompente e da cazzuta spaccaculi non mi dava l'idea di una Lara Croft come si sarebbe potuta immaginare: al contrario, invece, ho trovato la giovane star molto in parte, in grado di trasmettere bene la psicologia del personaggio e la sua intensità fisica.
Peccato che il resto del film, considerato il suo scopo - intrattenere selvaggiamente ed il più sguaiatamente possibile - ed i paragoni non proprio semplici legati a questo tipo di prodotti - il già citato Indiana Jones resta l'esempio più noto, netto ed inarrivabile - risulti poco più di una traversata noiosa dal sapore di già visto, se si escludono una certa vulnerabilità mostrata dalla protagonista - i main charachter cazzuti ma con fragilità sono sempre molto interessanti - ed i paesaggi decisamente pazzeschi per qualunque fordiano amante della Natura e della sua capacità di mozzare il fiato, resti davvero poco di originale: personalmente, anche se va calcolata la stanchezza combinata da crossfit, lavoro e Fordini, ho faticato a più riprese a tenere gli occhi aperti, e non ho trovato nessuno spunto da brivido o commozione nel tormentato rapporto tra Lara Croft e suo padre - quantomeno è stato interessante rivedere Dominic West -, o colpo di genio nel villain interpretato da Walton Goggins, uno di quei fordiani ad honorem dai quali mi aspetto sempre molto, forse troppo.
E dai cattivi che sono i classici cattivi ai sacrifici che sono i classici sacrifici, tutto procede stancamente verso un finale prevedibile che avrebbe dovuto aprire ad una nuova saga, ma che considerati gli incassi decisamente poco incoraggianti probabilmente resterà un sogno come una di quelle località mitiche segnate su mappe impossibili da trovare o leggere, e che richiedono colpi di genio e rischi altissimi come prezzo da pagare per essere condotte a termine.
Peccato che, in questo caso, a parte quello che ci si potrebbe aspettare dal più classico pop corn movie buono per essere dimenticato in qualche ora, non troviamo nulla di quanto si potrebbe immaginare di leggendario o destinato a sorprendere.




MrFord




lunedì 21 maggio 2018

Rampage - Furia animale (Brad Peyton, USA, 2017, 107')







Ricordo più che bene - pur se velati da un alone misto di nostalgia, alcool ed età - i tempi in cui andavo in sala giochi con una scorta di monetine - che andavano dalle cinquanta alle duecento lire, a seconda della località - ed un amico - oppure mio fratello - per giocare a Rampage, divertendomi come un pazzo a distruggere palazzi ed ingoiare soldati utilizzando il gorilla in stile King Kong - a dire il vero il meno interessante dei tre personaggi a disposizione, per quanto mi riguarda -, il lupo gigante o il lucertolone.
Tempi semplici, lontani, in cui i videogiochi erano qualcosa di quasi incredibile e lontano dalla quotidianità e dalle case.
Tempi passati, ma che evidentemente sono rimasti nel cuore di chi, come me, li ha vissuti, ed ora si ritrova a tentare di riportarne i fasti in sala sfruttando la popolarità di quello che è l'action hero per definizione di questo secondo decennio degli Anni Zero - Dwayne Johnson, ovvero The Rock, uno dei wrestlers più importanti di sempre - e gli effettoni che, ai tempi, si sarebbero soltanto potuti sognare, sia sulle console da gioco che sul grande schermo.
Rampage - Furia animale, di fatto, non inventa assolutamente nulla di nuovo, pare una sorta di versione aggiornata di San Andreas che sostituisce l'impatto della Daddario con quello degli animali giganti - e non me ne vogliano i bestioni, non mi pare uno scambio equo - e presenta un The Rock come sempre in grado di fare tutto e anche di più, eppure, così come San Andreas, spassoso e divertente da vedere, in barba a prevedibilità e tamarraggine di questo tipo di proposte.
In effetti, quando questo tipo di titoli finiscono per non prendersi sul serio e fare il loro lavoro, è difficile non digerirli, soprattutto quando giunti alla conclusione di una giornata lavorativa - a casa e fuori - rimangono davvero poche energie per affrontare la visione del consueto film da divano: qui al Saloon, infatti, ci siamo goduti Rampage dal primo all'ultimo minuto e senza ritegno, indovinando tutte le scelte del suo protagonista e perfino quelle degli animaloni pronti a fargli da spalla - compreso il faccia a faccia finale con George il gorillone - ed apprezzando proprio questo tipo di prevedibilità neanche fossimo tornati i bambini che inserivano la moneta nel videogioco con nessun'altra aspettativa se non quella di distruggere più palazzi fosse possibile.
In questo senso il lavoro di Brad Peyton - già accanto al buon Dwayne nel già citato San Andreas e Viaggio nell'isola misteriosa - rende assolutamente onore al vecchio videogioco, portando sullo schermo il più classico dei popcorn movies da distruzione totale, senza pretese e logica, giocato scandalosamente a favore del main charachter ed incurante di qualsiasi regola anche in un contesto che regole non prevede: personalmente non avrei chiesto altro se non una Daddario in più ed un pedale premuto con decisione ancora maggiore sul trash volontario, ma ammetto di essermi piacevolmente accontentato e di essermi fatto intrattenere da questo giocattolone pronto a tenere lontano qualsiasi radical della blogosfera senza alcun pensiero neanche avessi deciso di farmi una sessione in più del solito in palestra, o quel cocktail pronto a regalare la sbronza durante un'uscita.
Anzi, personalmente avrei bisogno di un film come Rampage a settimana, che con The Rock, qualche esplosione e tanta implausibilità potrebbe portare allegria e spensieratezza e, chissà, anche convogliare il sonno dei giusti una volta terminata la visione.
Un pò come quando, da bambino, terminati i gettoni, si tornava a casa ridendo e ricordando le gesta più eclatanti della lotta tra gli animali giganti e l'esercito di piccoli umani che tentavano di fermarli.
Tempi semplici, lontani, che a volte - più spesso di quanto sembri - è davvero piacevole rievocare.




MrFord




lunedì 19 marzo 2018

Jumanji - Benvenuti nella giungla (Jake Kasdan, USA, 2017, 119')




Penso che chiunque sia stato adolescente o pre adolescente negli anni novanta conosca Jumanji, popcorn movie ludico che divenne, grazie anche al compianto Robin Williams, un piccolo cult generazionale: alla notizia di un recupero del brand in una sorta di reboot, ammetto che l'unica cosa in grado di tenere a galla le speranze per qualcosa che non si rivelasse uno spreco di tempo e di energie degli spettatori risultò essere Dwayne Johnson, al secolo The Rock, ex wrestler ormai lanciatissimo attore che da sempre è considerato uno dei fordiani più fordiani che si potrebbero incrociare al Saloon.
Lui e l'entusiasmo di Julez, che non vedeva l'ora di cimentarsi nella visione.
Pur se con colpevole ritardo rispetto all'uscita in sala - inaugurò il nuovo anno lo scorso primo gennaio -, era dunque un dovere per gli occupanti del Saloon affrontare la visione sperando in leggerezza, divertimento, neuroni in vacanza e via discorrendo: ebbene, il Jumanji versione millenial di Jake Kasdan ha rispettato in tutto e per tutto le attese, rivelandosi godurioso, divertente e senza pretese come un film anni ottanta conscio del tempo che è trascorso e pronto ad ironizzare sulle differenze evidenti che passano dai tempi della mia infanzia a quella di chi è nato e cresce nel Nuovo Millennio.
Senza darsi arie o alcuna pretesa, gli autori azzeccano un'idea dopo l'altra, dall'adattamento a videogame del Jumanji versione gioco da tavolo al ribaltamento dei ruoli dato dalla scelta dei personaggi, ben resi dai protagonisti pronti a prendersi in giro vestendo panni inconsueti - almeno al principio -, dal già citato Dwayne Johnson a Jack Black e Kevin Hart: in questo modo l'audience, che si tratti di vecchi nostalgici o di nuove leve, trova tutti gli elementi necessari per godersi una serata in gran scioltezza in grado di unire spiriti di epoche diverse prendendo il meglio da entrambe, forse non brillando per originalità di svolgimento - è ovvio fin dall'inizio che non si assisterà a colpi di scena inaspettati, e con il crescendo finale si perde una fetta della freschezza della prima parte di pellicola - ma affrontando le prove una dopo l'altra senza paura e con tutto l'entusiasmo di chi ha voglia di raccontare e vivere una storia, piuttosto che di proporla come fosse un compitino svolto per gonfiare il portafoglio dei produttori.
Questo Jumanji - Benvenuti nella giungla, dunque, un pò come fu qualche tempo fa per Piccoli brividi, riesce nella non facile impresa di portare l'innocenza che regnava sovrana all'interno delle proposte d'avventura dei tempi in cui ero bambino nel panorama attuale senza che questo possa far apparire il tutto come un'operazione nostalgia o una ruffianata, incontrando al contempo il gusto di chi visse i tempi dei controller con il cavo e le "cassette" e chi, oggi, non concepisce un'esistenza senza internet o lo smartphone, buttando nel calderone riflessioni divertenti ed interessanti a proposito del rapporto con se stessi ed il proprio aspetto ed elementi esotici come ambientazioni da Indiana Jones e animali a profusione - sono sicuro che, dovessi far vedere questo film al Fordino, potrebbe impazzire grazie a coccodrilli, ippopotami, rinoceronti e giaguari, in barba a tutte le sfumature che, per età, ancora non afferrerebbe -.
Un'operazione, dunque, promossa su tutta la linea, in grado di alimentare la voglia di spassarsela a qualsiasi età, e cogliere lo spirito di quelli che, ai tempi, erano i giochi da tavolo - o di ruolo -, e che ora sono i videogames e, in una certa misura, i social: in fondo, proiettare un'immagine ideale di se stessi - o forse, non così ideale - a volte aiuta a comprendere meglio quello che ci portiamo dentro.
E affrontare la bestia, in un certo senso, è un pò come guardare oltre l'immagine che osserviamo ogni giorno allo specchio, prima di uscire di casa ed avventurarci nella giungla.




MrFord




mercoledì 19 aprile 2017

Resident Evil - The final chapter (Paul W.S. Anderson, USA/Germania/Francia/UK/Giappone/Canada/Sud Africa/Australia, 2016, 106')




Fatta eccezione per uno dei suoi capitoli risalenti agli anni novanta - erano ancora i tempi della prima versione della Playstation - del quale ora non ricordo il nome, un survival tesissimo che faceva stringere il culo ad ogni partita e che riuscì a superare soltanto molto tempo dopo la saga di Dead Space in quanto a tensione, non ho mai amato il franchise di Resident Evil.
Questo quando si parlava di console e games, figurarsi in sala.
Eppure,  nel corso di questi anni, che fosse per staccare i neuroni o per dovere di cronaca rispetto al blog, ho finito per passare in rassegna tutti i prodotti legati alla Ombrella Corporation nati ad uso e consumo del grande schermo, finendo per stroncarli senza neppure troppo divertimento uno dopo l'altro.
A questo giro di giostra, considerato anche il titolo, ho finito per cascarci sperando di scrivere finalmente la parola fine al mio rapporto con le gesta dell'eroina ammazza zombies Alice, come di consueto portata sullo schermo con grande atletismo, occorre dirlo, da una delle cagne maledette più maledette del Cinema, Milla Jovovich: peccato che, neanche a dirlo, il titolo - SPOILER - sia assolutamente fuorviante rispetto al futuro del brand, che probabilmente sarà deciso dagli incassi di questo cosiddetto e presunto ultimo capitolo.
Per il resto, nulla di eccezionale da segnalare: prodotti come questo sono tanto innocui quanto inutili, finiscono per apparire lunghissimi nonostante il minutaggio e a presentare un modello perfetto di sceneggiatura tagliata con l'accetta, costruita neanche fossimo, per l'appunto, in un videogioco a livelli che tanto fanno anni ottanta e novanta, condito da un'atmosfera survival figlia di tutti gli horror all'interno dei quali i comprimari muoiono accanto al o alla protagonista come mosche uno dopo l'altro, roba che, se fossi uno di quei personaggi e vedessi arrivare la Jovovich di turno, eviterei accuratamente di imbarcarmi in una missione al suo fianco neanche fossi certo al cento per cento di una riuscita della stessa ed un montaggio così frenetico da far impallidire i videoclip più sfrenati, di norma indice di uno scarso livello di regia - e nel caso del mitico Paul W.S. Anderson, credo il regista con il maggior numero di Ford Awards dedicati al peggio nel palmares, ci sono pochi dubbi -.
Peccato, da fan di Game of Thrones, per il mitico Jorah Mormont, una spanna sopra tutti a livello recitativo - e lo dico contenendomi - e decisamente sprecato in una produzione come questa, se non si considera il giovamento che probabilmente ne avrà tratto il suo conto in banca, ma per il resto, davvero nient'altro da segnalare.
Se siete fan di Resident Evil - benchè faccia gran fatica a comprendere come sarebbe possibile esserlo, soprattutto a livello cinematografico - troverete esattamente quello che cercate e che questa serie ha sempre garantito - e su questo non mi pronuncio troppo -, mentre se al contrario, come me, speravate in una chiusura con o senza botto, mettetevi l'anima in pace.
Questa Alice pare davvero avere la scorza più dura di qualsiasi non morto.




MrFord




 

giovedì 16 febbraio 2017

Thursday's child



Nuova settimana di uscite, nuovi dubbi e nuovi potenziali titoli che potrebbero rendere ancora più interessante questo inizio anno particolarmente scoppiettante: riusciranno Moonlight e Manchester by the sea, tra i candidati agli Oscar più accreditati, a tornare a dividere finalmente i due rivali più agguerriti della blogosfera, MrFord e Cannibal Kid qui presenti?
O tutti dovranno con terrore continuare ad assistere ad una serie di clamorose convergenze di opinioni dei co-conduttori di questa rubrica?


"E così è qui che hanno ingabbiato quei due mostri, Ford e Cannibal."

Mamma o papà?

"Non posso ordinare un White Russian in questo posto!? E dove siamo finiti, su Pensieri Cannibali?"

Cannibal dice: Mamma o papà?
Dovendo scegliere in casa Ford, direi di puntare su Julez. Credo che lo stesso James Ford sia d'accordo.
Vedere o non vedere questo film?
Il prevedibile Ford sarà di certo per il no, ma io credo che questa commediola famigliare potrebbe piacere più a lui che a me. Io comunque una possibilità credo gliela darò.
Ford dice: senza dubbio anch'io punterei su Julez, ma mi pare una scelta da sanità mentale, nonostante sia stata fatta anche dal Cannibale.
Rispetto al film, invece, non saprei bene: ennesima robetta italiana dimenticabile o intrattenimento come si deve? Alla visione la risposta.


Moonlight

"Figliolo, io ti lavo dal peccato di aver seguito per anni Pensieri Cannibali."

Cannibal dice: Film che ha ottenuto 8 nomination ai prossimi premi Oscar. Meritate o meno?
La pellicola l'ho già vista e il mio parere arriverà credo a breve...
Ford dice: la marcia di avvicinamento agli Oscar si fa sentire, ed uno di quelli che potrebbero essere i protagonisti della Notte più Notte dell'anno per il Cinema bussa alla porta del Saloon come di quell'altro sito meno interessante che cura il mio antagonista. Quale responso daranno i due rivali per antonomasia della blogosfera? Saranno d'accordo come purtroppo è accaduto troppo spesso in questo inizio anno?

 

Manchester by the Sea

"Un altro piccolo Ford!? Ma quelli non vanno mai al Cinema!?"

Cannibal dice: Tra i film candidati agli Oscar è uno dei pochi che ancora mancano alle mie visioni, ma sono molto molto curioso e spero di riuscire a recuperarlo prima della notte delle stelle e prima di Ford.
Ford dice: film che attendo da tempo e che non sono ancora riuscito a vedere, ma che spero possa dividere in particolare il sottoscritto e Cannibal, più che i giurati dell'Academy.

 

Resident Evil – The Final Chapter

"Cannibal, Ford: siete giunti al capitolo finale."

Cannibal dice: Ma ancora?
Come videogame avevo giocato a Resident Evil 2 e l'avevo trovato molto fico e molto spaventoso, sebbene troppo difficile per le mie limitate capacità videoludiche. Quanto alla saga cinematografica, mi sono fermato al primo che mi è bastato e avanzato: una tipica fordianata più action che horror che fa paura soltanto per la sua qualità infima e che non mi ha fatto venire la minima voglia di proseguire con i vari sequel.
Ford dice: saga che non ho mai particolarmente amato, sia rispetto ai videogames che al Cinema. Non credo di aver visto neppure tutti i capitoli, e quelli passati da queste parti non hanno fatto una gran figura.
Lascerò l'eventuale recupero per riempire la classifica del peggio dell'anno.

 

Autobahn – Fuori controllo

"La missione prevede di lasciare la macchina a Cannibal Kid: quello che non sa è che Ford sarà il suo autista."

Cannibal dice: Filmetto action che ho già visto, soprattutto per via della presenza dei due protagonisti Nicholas Hoult e ancor più soprattutto Felicity Jones. Una visione che passa via veloce, più guardabile rispetto a un tipico action fordiano e meno guardabile rispetto a un film normale, ma senza lasciare traccia. Così dimenticabile che non ho ancora preparato un post e non credo lo farò.
Ford dice: lo ammetto, avevo recuperato questo film. Poi ho visto il trailer, ho letto la trama e qualche opinione in rete, e ho deciso che, per una volta, mi sarei risparmiato un'ora e mezza di nulla.
E sono molto felice della scelta.

 

Ballerina

Un'immagine raccolta in segreto di Katniss Kid nel pieno dei suoi allenamenti in vista del ritorno sulle scene.

Cannibal dice: A meno che non si riveli Il cigno nero dell'animazione, e non credo, direi che posso fare a meno di questa bambinata. La lascio volentieri a un James Ford che per l'occasione tirerà fuori dall'armadio in gran segreto il tutù che nasconde in mezzo ai costumi da wrestler.
Ford dice: altro film che non ho alcun desiderio di recuperare, considerato che, in vista della Notte degli Oscar, vorrei concentrarmi sui titoli che si contenderanno i premi più ambiti.
Lascio il tutto al mio rivale, che sicuramente in tutù sta meglio di me.

 

Absolutely Fabulous

"Con questo look potrò rivaleggiare con il costume da wrestler di Ford!"

Cannibal dice: Proseguimento cinematografico di una serie tv di cui nemmeno io avevo mai sentito parlare. E sì che le serie le guardo (o almeno le comincio) quasi tutte. In questo caso però si tratta di un telefilm trasmesso dalla BBC a partire dal 1992, quindi sul materiale vintage è meglio chiedere al vecchio Ford.
Ford dice: film ispirato da una serie tv della quale non conoscevo assolutamente nulla, che essendo figlia degli anni novanta probabilmente comunque da queste parti non sarebbe neppure passata.
E che di favoloso non pare abbia granchè, un po' come il mio rivale.

 

martedì 17 gennaio 2017

Assassin's Creed (Justin Kurzel, UK/USA/Francia/Hong Kong, 2016, 115')




I videogiochi, fin dai tempi della mia infanzia, del Commodore 64, il Sega Master System e dunque Mega Drive, sono sempre stati parte della componente ludica e d'intrattenimento delle giornate in casa Ford giungendo fino alla Playstation 4 attuale, che se non fosse per gli impegni con i Fordini utilizzerei molto più spesso che non per i ritagli di serate quando, con tutti a letto, libero la mente grazie a sequele quasi infinite di partite a PES, e negli ultimi anni alcune produzioni - si vedano Last of us, Red dead redemption o le saghe di Uncharted e Dead space - hanno raggiunto livelli tali da scomodare addirittura paragoni con il Cinema.
Peccato che - vedasi l'orrido Warcraft - le trasposizioni su grande schermo di videogames di successo siano state nella loro quasi totalità fallimentari: non è da meno questo Assassin's creed, firmato ed interpretato dallo stesso trio che lo scorso anno in questo periodo consegnò al pubblico l'ottimo Macbeth - Justin Kurzel, Michael Fassbender, Marion Cotillard -.
Se, infatti, la pellicola tratta da Shakespeare spingeva l'acceleratore su interpretazioni pazzesche ed un'autorialità al confine con il rischio - in molti lo trovarono soporifero, senza dubbio si trattava di un lavoro ostico -, questa pare invece la tipica marchetta da portafoglio gonfio di regista ed attori, inutile ed assolutamente incapace di provocare qualsiasi emozione e portata qualche centimetro sopra l'abisso soltanto dall'indubbio talento del cineasta australiano, che dimostra, con una manciata di inquadrature e le dinamiche sequenze d'azione quantomeno di conoscere il suo mestiere.
Troppo poco, però, per quello che avrebbe dovuto - o voluto? - ambire a diventare un blockbuster e rivelatosi un buco nell'acqua fatto e finito, che si tratti di critica - è stato massacrato in lungo e in largo - o botteghino - al momento, la parola più ricorrente è flop, e neppure leggero -, una raccolta di sequenze adrenaliniche messe in fila una dopo l'altra in bilico tra presente di narrazione e passato - come fu per il primo capitolo del franchise videoludico, che, lo ammetto, non è riuscito mai a conquistarmi - all'interno della quale perfino gli attori più consumati paiono pesci fuor d'acqua pronti a recitare un copione che dice poco o nulla e del quale non pare capirsi tanto di più, da una parte o dall'altra della macchina da presa.
Un'operazione commerciale di quelle in grado di far incazzare oltre misura la critica più snob, e che finiscono per gettare ombre anche sui popcorn movies d'intrattenimento becero che, al contrario, fanno del pane e salame un vero e proprio vanto: peccato per Kurzel - che probabilmente ha deciso di accettare questo lavoro, oltre che per il compenso, proprio per poter completare il già citato Macbeth - così come per Fassbender e la Cotillard, che da queste parti sono sempre molto ben visti e, come il resto di cast e crew, sprofondano senza colpo ferire insieme alla pellicola, il primo impegnato solo a mostrare il suo stato di forma, la seconda a sfoderare una verve da "è il lunedì mattina del peggior lunedì dell'anno, ho il ciclo e poca voglia".
Non penso che, in fin dei conti, loro saranno così affranti - soprattutto osservando l'estratto conto -, ma spero che, la prossima volta, prima di imbarcarsi in un'operazione di questo tipo, valutino bene la credibilità che potrebbero perdere agli occhi dei fan ed ancor più dei detrattori accaniti: personalmente, comunque, io voglio crederci ancora.
Senza incappare, almeno spero, magari in un sequel, nelle gesta di questi misteriosi assassini incappucciati.
In quel caso, sarebbe davvero troppo anche per un cinefilo di bocca buona come il sottoscritto.




MrFord




sabato 1 ottobre 2016

Angry birds - Il film (Clay Kaytis&Fergal Reilly, USA/Finlandia, 2016, 97')





Confesso di non aver mai giocato ad Angry Birds, fenomeno videoludico "portatile" degli ultimi anni, e di non essermi mai interessato ad esso ed al circo di marketing costruito successo dopo successo tra pupazzi, borse, gadgets vari e via discorrendo: quando, qualche mese fa, il film ispirato proprio a questo stesso fenomeno giunse in sala in Italia, lo liquidai in fretta e furia senza preoccuparmi troppo, pensando che, al massimo, sarebbe tornato utile come recupero estivo o visione da accompagnare ad una delle ormai immancabili sessioni di gioco con il Fordino nei pomeriggi in cui sono di riposo dal lavoro.
E così, a conti fatti, è stato.
Quello che non mi sarei mai aspettato, però, pur ammettendo il valore prettamente commerciale dell'operazione, ad uso e consumo delle invasioni di sala del weekend di giovani e famiglie, grandi e piccini, era di passare un pomeriggio tutto sommato piacevole scoprendo, tra una citazione - bellissime quelle di Shining e Kevin Bacon - ed una battuta, il mondo di Red e soci, volatili incapaci di prendere quota alle prese con la gestione della rabbia ed un'invasione maialesca che porta in dono richiami anche profondi - il furto delle uova potrebbe assumere davvero molteplici sfumature -.
Come mi era capitato di leggere in giro, molto meglio la prima parte - quella, di fatto, più incentrata sulla connotazione dei personaggi principali e sul contrasto tra l'ordine costituito e la tranquillità, almeno apparente, ed il caos rappresentato dal main charachter e dalla sua instabilità - della seconda - al pieno servizio dei richiami al 3D, allo stesso videogioco ispiratore ed alle sue modalità "di lancio" ed alla risoluzione come i film "di famiglia" richiedono -, ma tutto sommato il lavoro di Kaytis e Reilly risulta innocuo e gradevole, niente di più e niente di meno da quanto ci si aspetterebbe da un prodotto d'animazione mainstream pensato per non scontentare nessuno, in una misura o nell'altra.
Probabilmente se si fosse osato maggiormente, Red e soci sarebbero divenuti una sorta di gruppo cult dell'animazione "dissacrante", ma anche così come sono funzionano finendo per divertire il pubblico più piccolo ed indirizzato al divertimento vero e proprio - il Fordino, dalla pronuncia di Angry birds alle domande a proposito del rapporto tra uccelli e maiali, che detta così pare quasi un porno - e non annoiare noi vegliardi dalle aspettative basse.
E dal già mitico Terence alla leggendaria Aquila, passando per gli scatti d'ira di Red - cultissima la sequenza della demolizione del cartello indicatore all'esterno del centro in cui si tiene il corso per il controllo della rabbia stessa -, una colonna sonora azzeccata ed una rivincita dell'outsider che da queste parti fa sempre bene, pur non strabiliando il film ottiene per quanto mi riguarda un risultato ben più convincente del previsto, risultando più gradevole di tanti esperimenti dalle ambizioni troppo alte o dalla qualità davvero troppo bassa che spesso e volentieri arrivano in sala sospinti da un hype decisamente maggiore di quello che era possibile coltivare rispetto ad una proposta come questa.
Dunque, dovesse capitarvi, gustatevelo senza troppi pregiudizi e pretese: al massimo, il peggio che potrà venirne sarà evitare la frittata per qualche tempo.




MrFord




lunedì 25 luglio 2016

Saloon's Bullettin #2



Le prime due settimane da "part-time" della blogosfera, lo ammetto, sono state un vero piacere.
Nessuna pressione rispetto al vedere film o serie e scriverne, completo relax, approccio easy neanche fossi precipitato nella pigrizia alcolica lebowskiana: una manna dal cielo, senza contare che, rispetto alla scorsa tornata, a questo giro mi pare sia andata ancora meglio, in termini di visioni.
Dunque, giusto per togliermi il sassolino, parto con la nota "dolente" della settimana, legata alla lettura: ho terminato da un paio di giorni La ragazza dal cuore d'acciaio, uno dei pochi Lansdale che ancora mancavano alla mia lista, e devo ammettere con rammarico di essermi trovato di fronte al romanzo più debole del vecchio Joe. Nonostante, infatti, un protagonista sulla carta perfetto per il sottoscritto - reduce di guerra, tendenzialmente alcolizzato, donnaiolo e casinista -, Cason Statler - già visto in un paio di occasioni come ospite nella saga di Hap e Leonard - e la presenza dello squilibrato Booger - anch'egli coprotagonista del recente Honky Tonk Samurai -, ho trovato La ragazza dal cuore d'acciaio spento e lento, rispetto allo standard ironico, fresco e rapido del romanziere texano, a tratti perfino moralista per bocca del suo main charachter. Niente di abbastanza grave da incrinare il rapporto con uno dei favoriti del Saloon, ma senza dubbio una parziale delusione (due bicchieri).
Il Cinema, invece, ha finito per regalarmi una settimana di discrete soddisfazioni: considerato che il suo precedente era il decisamente sopravvalutato Oculus, il nuovo lavoro di Flanagan, Hush, home invasion arricchito dall'idea di una protagonista sordomuta in perenne necessità di un contatto visivo con il suo potenziale assassino, si è rivelato una sorpresa davvero niente male.
Grazie ad un ottimo ritmo, una violenza decisa ma non eccessiva - la sequenza della mano e della porta scorrevole è stata davvero un bel pugno nello stomaco -, soluzioni interessanti - le ipotesi della protagonista a proposito delle differenti vie di fuga - ed un minutaggio adeguato la visione scorre davvero alla grande, incassando solo qualche colpo nel finale a causa delle concessioni che, di norma, in questo tipo di pellicole vengono autorizzate rispetto alla distribuzione ed al grande pubblico: peccati veniali, comunque, per un lavoro che si propone come uno dei riferimenti dell'horror/thriller di questo inizio estate (due bicchieri e mezzo).
Pur cambiando l'ordine degli addendi ed accelerando su ironia e splatter, la sorpresa resta la costante anche per Manuale scout per l'apocalisse zombie, recuperato quasi per caso con il sospetto che si potesse trattare di una merda fumante buona per la visione in sala del weekend di Ferragosto e rivelatosi, invece, un ibrido divertentissimo e spassoso di Shaun of the dead, Zombieland e I Goonies, con un Tye Sheridan a farla da padrone ed una Sarah Dumont a rompere qualsiasi indugio nel pubblico maschile: nonostante il lavoro di Landon sia clamorosamente derivativo, passaggi come quello della citazione a Britney Spears o del "si sta rompendo il cazzo" assurgono senza colpo ferire a potenziali scene cult dell'anno, pronti ad andare a braccetto con un elogio degli outsiders adolescenti degno degli anni ottanta, un ritmo veloce ed una colonna sonora assolutamente perfetta.
Un film perfetto per la stagione, per i ragazzini in cerca di conferme e per gli adulti che ricordano con affetto il loro periodo di lotta adolescenziale per emergere rispetto a tutti quelli che si trovavano, per un motivo o per un altro, con la pappa pronta e che poi, di fronte alla vita vissuta, hanno finito per soccombere, o diventare zombies (due bicchieri e mezzo).
Chiudo in bellezza, sempre nello spirito eighties, con Midnight Special, nuovo film dell'amatissimo da queste parti Jeff Nichols, che riprende il discorso iniziato con lo splendido Take Shelter mescolando fantascienza, famiglia e road movie appoggiandosi alle garanzie Michael Shannon e Kirsten Dunst e ad un eccezionalmente in parte Joel Edgerton per raccontare la metafora del superamento di una perdita devastante come quella di un figlio: un film che, probabilmente, ad una prima visione - o ad una superficiale - rischia di apparire meno potente di quanto non sia in realtà, e che non solo conferma il talento del suo autore - colpevole, forse, soltanto di un paio di passaggi di sceneggiatura un pò troppo tagliati con l'accetta -, ma grazie ad una fotografia pazzesca e a riprese splendide porta lo spettatore all'interno di un dramma affrontato con determinazione, coraggio ed una dose di Fede da fare invidia perfino ad un miscredente convinto come questo vecchio cowboy.
In questo caso il mio consiglio è montare senza troppi pensieri sui sedili della vettura condotta in modo forse a tratti sconsiderato da Nichols, gettare ogni pregiudizio ed aprire il cuore ad una vera e propria rivelazione (tre bicchieri).
Non c'entra invece nulla con il resto, ma data la perfezione tecnica e lo script non potevo esimermi: in questi giorni, con Julez, abbiamo completato Uncharted 4, conferma clamorosa del valore cinematografico che i videogiochi stanno acquistando titolo dopo titolo: la saga di Nathan Drake non ha nulla da invidiare a quella di Indiana Jones, e pur non avendo un corrispettivo su grande schermo, andrebbe gustata dal primo all'ultimo secondo.





MrFord

mercoledì 23 settembre 2015

Pixels

Regia: Chris Columbus
Origine: USA, Cina, Canada
Anno: 2015
Durata: 106'





La trama (con parole mie): Brenner, Eddie e Ludlow sono tre bambini prodigio dei videogames protagonisti del primo campionato mondiale dedicato agli stessi svoltosi nell'estate dell'ottantadue. Più di trent'anni dopo, l'inseparabile amico di Brenner, finito nel frattempo a fare l'installatore di sistemi audio video, Cooper, divenuto Presidente degli Stati Uniti, è costretto a fronteggiare una crisi senza precedenti: una razza aliena, infatti, venuta a contatto con la videocassetta del campionato di cui furono protagonisti gli allora ragazzini, lanciata ai tempi nello spazio dalla NASA e ritenuta una dichiarazione di guerra, sfida la Terra ad una vera e propria lotta ispirata ai titoli più importanti che le sale giochi offrivano agli utenti, da Pac-Man a Donkey Kong.
Messi all'angolo dagli invasori, Cooper e gli alti papaveri dell'esercito dovranno tornare a rivolgersi a quegli ex bambini prodigio finiti tra i losers della società: riusciranno dunque i nerd a sconfiggere gli agguerritissimi alieni?








Gli anni ottanta, senza alcuna ombra di dubbio, devono avere lo spirito dei maratoneti, nonostante un'apparenza da centometristi da una botta e via: di fatto, hanno vissuto alla grande il loro momento, come una partenza a razzo, prima di scomparire - apparentemente - inghiottiti dal buco nero della Grande Depressione dei novanta, riguadagnandosi poi, passo dopo passo, un posto in primo piano con il Nuovo Millennio.
Per chi, come il sottoscritto, di fatto si è formato in quel decennio - o ci è cresciuto -, ora che i nostri novanta e zero sono alle spalle e ci ritroviamo in prossimità o appena oltre la quarantina, spesso e volentieri con figli al seguito, finiamo per guardare a quel periodo con la nostalgia che si prova rispetto all'infanzia, simile a quella che ci prende gli ultimi giorni delle vacanze estive, togliendoci almeno un pò il respiro: Pixels, in un certo senso e seppur ben lontano dalla perfezione, incarna benissimo quella sensazione, lo spirito e la meraviglia che in quella che può tranquillamente essere definita un'altra vita ci contraddistinse nel corso degli eighties.
Personalmente ricordo bene la sensazione magica dell'ingresso in una sala giochi in tempi in cui nessuno o quasi aveva un computer a casa e non esisteva internet, gli smartphone con i loro giochini virali non abitavano i vagoni delle metropolitane e per i bambini l'unico modo per assaporare l'ebbrezza delle partite con i videogiochi era quello: ricordo il Commodore 64 con le cassette che impiegavano ore a caricarsi, l'Amiga, i primi Sega Master System e dunque Mega Drive, i giochi da Donkey Kong a Tetris, passando per titoli dei quali ho impresse in mente le immagini ma non i nomi, le prime partite con mio fratello accanto che doveva mettersi in piedi su una sedia chiesta in prestito ai gestori della sala giochi a quella volta ad Ascea, dove i gettoni costavano un quinto rispetto a Milano o alla Romagna, e dunque sessioni a Rampage da fantascienza rispetto a quelle cui ero abituato, o il gioco del calcio al bar in montagna, dove una volta presa la mano si cercava di vincere il Mondiale con qualsiasi squadra.
Pixels mi ha riportato alla mente con un eccezionale effetto amarcord queste sensazioni, che unite ad un'idea - quella di proporre un'invasione aliena originata da una videocassetta tratta da un torneo di videogames dell'ottantadue - decisamente originale ed a suo modo geniale ha reso la visione piacevole e simpatica, come quando si incontra un vecchio amico e si scopre che le cose ancora funzionano, e si finisce a ridere come pazzi in nome dei vecchi tempi e forse anche dei nuovi.
Certo, non tutto funziona, di fatto ci si trova di fronte al tipico giocattolone che si spera sempre possa sfondare al botteghino - e non è stato questo il caso - dal finale buonista e telefonato, il cast è tutto pesantemente sopra le righe, eppure la resa è piacevole, a suo modo genuina e senza pretese, pronta a fare breccia nei sentimenti e nei ricordi di chi ha potuto giocare Pac-Man o il già citato Donkey Kong almeno una volta dal vivo, ai tempi dei tempi.
Spassoso anche l'inserimento di icone anni ottanta sfruttate come mezzo di comunicazione con i terrestri da parte degli alieni - mitici Hall&Oates -, giustamente sfruttato il vecchio adagio dell'outsider che, a scapito delle difficoltà, finisce per dimostrarsi più efficace degli apparentemente invincibili - molto bella, e tendenzialmente vera, la battuta sul bacio: chi non ha mai dovuto farsi un pò di culo per rimorchiare difficilmente vi darà grandi soddisfazioni tra le lenzuola - e divertente trovarsi davanti ad uno schermo cercando di individuare e riconoscere vecchi eroi da sala giochi che credevamo sepolti nei meandri più oscuri della memoria.
Un'operazione nostalgia, dunque, che senza dubbio il pubblico più stagionato apprezzerà in misura maggiore rispetto a quello supergiovane, che pur non brillando per tecnica o resa complessiva rafforza la posizione di idolo degli anni ottanta di Chris Columbus e, a conti fatti, finisce per risultare come una sorta di fratellino minore - e non di poco - dell'ottimo The Lego Movie.
Se, dunque, almeno una volta vi è capitato di dover prendere fiato pensando a quelle apparentemente interminabili partite in sala giochi, ai sapori, agli odori, alle sensazioni di quell'epoca, lasciate da parte le velleità da Grande Cinema e godetevi questo divertissement per quello che è: un omaggio ad un periodo cui non saremo mai abbastanza grati.




MrFord




"With a thrill in my head and a pill on my tongue
dissolve the nerves that have just begun
listening to Marvin (All night long)
this is the sound of my soul
this is the sound."
Spandau Ballet - "True" - 





lunedì 22 dicembre 2014

Ford Awards 2014: videogames

La trama (con parole mie): con oggi inizia ufficialmente la consueta carrellata di fine anno dedicata ai Ford Awards, che esploreranno le categorie d'interesse del Saloon e come di consueto terranno compagnia a tutti gli avventori da qui al trentuno dicembre.
Tradizione vuole che ad aprire le danze siano i videogiochi, che quest'anno, complice la sempre più vivace presenza del Fordino hanno finito per occupare decisamente meno tempo nella vita degli occupanti del Saloon rispetto ai tempi passati: da un certo punto di vista, infatti, la classifica è molto rappezzata, con recuperi di vecchie glorie e titoli appena iniziati, ma senza dubbio nelle prime posizioni ha visto decollare prodotti che farebbero invidia al Cinema.

Prima di iniziare, vorrei ringraziare Julez dello splendido lavoro fatto con l'artwork dell'header, una magia inaspettata di quelle che solo lei riesce a regalarmi ogni giorno.




N°10: FIGHT NIGHT CHAMPION





Complice l'abbandono della WWE del mio favorito assoluto CM Punk, convertitosi alle MMA - che non ho mai amato - e all'UFC, ho riscoperto uno dei miei titoli di culto di un paio d'anni or sono, Fight night champion, forse il miglior gioco di boxe che abbia mai provato.
Niente che non conoscessi già, ovviamente: ma riscoprire un paio di pugili che avevo creato per l'occasione mi ha divertito non poco.


N°9: GUITAR HERO



Altro grande amore degli occupanti di casa Ford, un tempo abusatissimo tra chitarra e batteria, ormai relegato a qualche sporadica incursione da festività: ritrovarlo e ritrovarsi con gli "strumenti" tra le mani, comunque, è sempre una gran figata, anche perchè la selezione di brani resta da urlo e decisamente rock. Dunque, al Saloon, avrà in eterno un giro gratis.





N°8: WWE 2K15




Con ogni probabilità, il duemilaquattordici è stato l'anno in cui mi sono relazionato più freddamente al wrestling degli ultimi dieci: la già citata defezione del mio favorito CM Punk e la mancanza di empatia con le nuove leve non è riuscita a regalarmi grosse emozioni, ma non potevo non citare il gioco dedicato ai beniamini della WWE, quest'anno arricchito dalla presenza di Sting, vera e propria icona dello sport entertainment per la prima volta sotto contratto con la società di Stanford.




N°7: SKYLANDER SWAP FORCE





Da qualche anno, le avventure dei simpatici Skylanders sono un appuntamento annuale imperdibile per me e Julez, sempre pronti a lanciarsi in partite in doppio tra un mondo e l'altro di Skylands. Quest'anno, complici gli impegni lavorativi, non ci siamo ancora dedicati a dovere a questo terzo capitolo dedicato ai mostriciattoli che ormai nella loro versione "fisica" hanno conquistato anche il Fordino. Ma rimedieremo presto.

N°6: BATMAN ARKHAM ORIGINS




Approdato, come Skylanders Swap Force, per il terzo anno consecutivo in casa Ford spinto dalle ottime esperienze dei due capitoli precedenti, e dedicato alle prime imprese di Batman a Gotham, Arkham Origins ha "subito" lo stesso destino dei mostriciattoli di cui sopra: soltanto accennato, probabilmente prenoterà un posto nella classifica del prossimo anno, quando si sarà trovato il tempo di giocarlo a fondo e come si deve.





N°5: GRAND SLAM TENNIS 2




La scorsa estate, spinto dalla lettura dell'ottimo Open, decisi di dedicare qualche nottata di calura al divertimento tennistico, rispolverando l'antica passione che ai tempi della Playstation 2 mi prosciugò per diversi mesi come un player accanito.
Non mi ci sono applicato più di tanto, ma devo ammettere che calcare di nuovo i campi di gioco, seppur virtuali, è stato davvero molto, molto divertente: conferma di quanto i titoli sportivi siano il meglio per staccare il cervello e lasciarsi andare.


N°4: BEYOND - TWO SOULS



Presentato in pompa magna come il nuovo Heavy rain, girato come fosse un film con protagonisti Ellen Page e Willem Defoe, Beyond è stato senza dubbio uno dei titoli più importanti e discussi dell'anno. Personalmente, penso che si sarebbe potuto fare molto di più, dando libertà maggiore alle scelte del giocatore sfruttando l'esempio in stile storia a bivi del già citato - e quello sì, un gioco indimenticabile - Heavy rain, e che in casa Ford si sia rimasti almeno in parte delusi da questa mancanza.
Resta comunque un'esperienza visiva splendida ed un titolo che, almeno una volta, andrebbe provato: soprattutto in coppia.


N°3: DIABLO III




Produzione supercult per i giocatori muniti di PC approdato anche sulle console, Diablo III è stato una vera e propria rivelazione per gli occupanti di casa Ford: ambientazione fantasy tra Il signore degli anelli e Game of thrones, giocabilità in stile Marvel: La grande alleanza, che fece furore qualche anno fa in un Capodanno indimenticabile, una storia che promette di essere molto lunga ad accompagnare altre sessioni di gioco una volta messo a letto il Fordino.
Senza dubbio, uno dei titoli più divertenti cui si sia giocato da queste parti da tanto, tanto tempo.


N°2: PES 2015



E dopo stagioni passate all'ombra del rivale di sempre FIFA, PES ritorna all'antico splendore confezionando il suo capitolo migliore dai tempi dell'ormai lontano 2006/2007, che già dalle prime partite è riuscito a conquistarmi per dinamismo e realismo, nonchè per l'ottima reazione delle squadre avversarie a risultati e situazioni differenti.
Dopo essermi lanciato al volo sull'amatissimo Campionato Master, spero di poter trovare il tempo di continuare, tra un impegno e l'altro, la mia nuova avventura sui campi di calcio virtuali cui sono più affezionato.


N°1: THE LAST OF US



I geniacci della Naughty Dog colpiscono ancora.
Lo scorso anno, in occasione di questa stessa classifica, eravamo appena al principio di quello che, con Red Dead Redemption, probabilmente è stato il titolo che ho più amato negli ultimi dieci anni, e predissi che, nella classifica duemilaquattordici, sarebbe probabilmente stato nelle prime posizioni.
Ma non avrei mai pensato di trovarmi di fronte ad un vero Capolavoro di grafica, intensità emotiva, intelligenza artificiale della CPU, scrittura ed atmosfera: The Walking Dead incontra McCarthy in versione videoludica, ed il risultato è un'esperienza clamorosa e soddisfacente come poche.
Personalmente, non vedo l'ora di passare alla Playstation 4 per provare la versione aggiornata uscita per l'occasione.
Un titolo imperdibile.



I PREMI


Personaggio dell'anno: Joel, The last of us.
Miglior cattivo: Nathan Dawkins, Beyond. Anche se non è propriamente un cattivo.
Sequenza cult: il finale apocalittico di Beyond.
Premio stile: Conan e Deeva, personaggi creati ad hoc dai Ford per Diablo III.
Miglior storia: The last of us.
Colpo di scena mozzafiato: Joel ferito nel corso della fuga dagli infetti, The last of us.
Miglior cornice: il mondo fantasy di Diablo III.
Arma di culto: Aiden "in persona", Beyond.
Videogioco da provare almeno una volta nella vita: The last of us, senza pensarci due volte.
Spaccaculi per eccellenza: per quantità, sicuramente Joel. Per effetti speciali, Aiden. The last of us e Beyond.

MrFord
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...