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giovedì 8 novembre 2018

Thursday's child finally in the right time






Per la prima volta dopo settimane, incredibilmente, riesco a pubblicare il post legato alla rubrica delle uscite in orario. Già questo potrebbe essere un grande avvenimento. Un altro potrebbe essere l'abbandono della blogosfera e del Cinema da parte del mio rivale Cannibal Kid, ma purtroppo pare essere intenzionato a rimanere da queste parti ancora. Fortunatamente - più o meno - questa settimana a fare da cuscinetto giunge addirittura un suo contatto diretto, Federico Vascotto, pronto a commentare con noi quello che ci attende in sala nel weekend imminente.


"Non guardare, cara: c'è Cannibal Kid."

Notti magiche

"Cannibal, mi meraviglio di te! Perfino io, il vecchio professor Ford, ho smesso di usare il cartaceo!"

Federico: Innanzitutto permettemi di dire quale onore sia essere stato invitato in queste pagine virtuali... comincerò col ringraziare Cannibal Kid... dalla regia mi dicono che abbiamo i minuti contati come alle premiazioni degli Oscar, quindi come direbbe Carlo Cracco “Veloce!”
Virzì fa un film su tre sceneggiatori spiantati che vorrebbero realizzare il proprio sogno artistico, il tutto sullo sfondo dei mondiali di calcio Italia '90. Paolino a me emoziona sempre coi suoi film, la scrittura in simbiosi con la Archibugi ne La Pazza Gioia mi era piaciuta, il poster sembra “Ovosodo” quasi ad omaggiare i suoi esordi nel cinema... tutto mi fa ben sperare, ma il rischio porcata è dietro l'angolo dati i rimaneggiamenti di sceneggiatore e produzioni subiti. Il risultato saranno notti magiche o notti tragicamente inguardabili?
Cannibal Kid: A mia volta faccio che ringraziare Federico per aver accettato l'ospitata e poi la finisco qui, perché se no Ford si ingelosisce, ahahah!
Pure io ho un buon rapporto con Paolo Virzì, a parte la tremenda recente incursione in terra americana, con Ella & John, uno di quei film sulla senilità buoni giusto per i nonnetti ultracentenari come Mr. Ford. In questo caso però, oltre al ritorno in Italia, si respira pure aria di ritorno ai suoi primi lavori e agli anni '90, il decennio più amato da me e più odiato dal mio rivale, quindi io sto già cantando come un pazzo: “Notti magicheee, inseguendo un Ford!”.
Ford: come purtroppo il mio rivale ed il suo compagno di merende Federico che non mi ha neppure ringraziato e verrà bottigliato, anch'io ho sempre avuto un buon rapporto con Virzì, e considerato che il Mondiale del '90 lo ricordo molto bene, spero che questo film mi faccia rivivere quelle emozioni e atmosfere, e si riveli un gioiellino come Ovosodo o La prima cosa bella. In quel caso, sarei perfino disposto a sotterrare per il momento l'ascia di guerra con Peppa Kid.

Tutti lo sanno

L'espressione di chi sale in macchina con Ford.

Federico: Ha aperto Cannes 2018, è diretto dal Premio Oscar iraniano Asghar Farhadi e ha come protagonisti la coppia anche nella vita Javier Bardem e Penelope Cruz. Tutti elementi per renderlo un film d'elite e di conseguenza di nicchia e per una ristretta cerchia di appassionati. O forse no? Io ancora non ho deciso.
Cannibal Kid: Sono un radical-chic, tutti lo sanno. Quindi attendo con grande curiosità questa pellicola, che tra l'altro tratta pure uno dei miei argomenti preferiti, quello del ritorno a casa, di recente proposto pure nel pregevole Disobedience. Stranamente poi l'iraniano Asghar Farhadi è un regista che piace pure a Ford... Stranamente mica tanto, visto che lui è il vero re dei radical-chic, tutti lo sanno anche questo.
Ford: Fahradi mi è sempre piaciuto, e di norma è garanzia di grande qualità. In questo caso, però, i protagonisti e la produzione più "globale" non mi fanno sperare bene come in altre occasioni. Spero di essere smentito, ovviamente. Non può essere smentita, invece, la posizione di radical chic di Cannibal.


La scuola serale

"Continua così e sarai costretto a ripetere l'anno accanto a quei tre presunti esperti cinefili!"

Federico: Commedia all black su un gruppo di adulti costretti a frequentare le scuole serali per ottenere un diploma. A parte che Immaturi e mille altre storie hanno già proposto questo soggetto, non è che se lo condiamo di spirito black siamo fedeli ai tempi che corrono. Siamo solo dimenticabili tra le fila delle fin troppe commedie che si realizzano oggi, in Italia come all'estero.
Cannibal Kid: La scuola serale saprà sì di minchiatina tardo-adolescenziale in stile Immaturi, e quindi già solo per questo è il tipo di commedia che fa al caso mio e che fa irritare Ford. Se a ciò aggiungiamo che la protagonista femminile è Tiffany Haddish, idola dalla comicità esplosiva del recente Il viaggio delle ragazze, potrei aver trovato uno dei miei titoli guilty pleasure dell'anno!



Ford: in questo periodo, e il Bulletin lo dimostra, sto seguendo il Cinema davvero poco, e la mia lista di arretrati si ingigantisce sempre di più. Inutile dire che non faccio certo sforzi a scartare questa commediola apparentemente inutile, un po' come a non considerare le scelte assurde del sempre assurdo Cucciolo Eroico.

Senza lasciare traccia

"Hai visto quanto si sta bene a passare un bel weekend fordiano?" "Vuoi scherzare, papà? Io sono una giovane cannibale!"

Federico: Un thriller che potrebbe essere innovativo così come piatto e noioso. Ma mi sento di dare fiducia al cast semi-sconosciuto e allo sguardo femminile della regista perché potrebbe essere uno di quei film che stupisce e sorprende e si ricava un posticino fra le piccole perle che ancora il grande schermo sa regalare.
Cannibal Kid: Speravo proprio fosse “uno di quei film che stupisce e sorprende e si ricava un posticino fra le piccole perle che ancora il grande schermo sa regalare” [Federico Vascotto cit.]. E invece l'ho già visto, spinto dal fatto che fosse il nuovo lavoro della regista dello splendido Un gelido inverno, Debra Granik, e purtroppo devo dire che personalmente è una visione che è proceduta un po' noiosetta e alla fine si è chiusa... senza lasciare traccia. Nomen omen.
Ford: Un gelido inverno, qualche anno fa, non solo aveva avuto il merito di lanciare Jennifer Lawrence, ma si era rivelata una di quelle visioni in grado di stupire, o una "piccola perla" per citare anche io Federico. Non l'ho ancora visto, ma sinceramente spero di non trovarmi per nulla d'accordo con Cannibal.


Hunter Killer - Caccia negli abissi

"Ford è alla guida del sottomarino? Tutti ai moduli di salvataggio!"

Federico: Un Caccia a ottobre rosso dei giorni nostri, una Guerra Fredda che potrebbe causare la Terza Guerra Mondiale, protagonisti l'oramai fedele al genere Gerard Butler e il trasformista Gary Oldman, al centro un sottomarino in un thriller che promette di essere claustrofobico. Ci sentiremo sul filo dell'alta tensione oppure moriremo asfissiati per la noia? Temo che sarà più la seconda.
Cannibal Kid: Ford probabilmente si sentirà sul filo dell'alta tensione, e pianterà pure qualche gridolino da groupie alla vista di Gerard Butler. Io di certo sprofonderò giù nei più profondi abissi della noia.
Ford: ho visto il trailer sperando di trovarmi di fronte un bell'action fordiano old school. Mi è parso, purtroppo, solo una gran baracconata. Neanche fossi il più radical dei Cannibal.

Overlord

"La caccia al Cucciolo Eroico è davvero un gran bello sport."

Federico: J.J.Abrams produce un film. Molti oramai lo odiano e quindi al solo nome divengono istintivamente detrattori. Io tutto il contrario. Seconda Guerra Mondiale. Sicuramente misteri, colpi di scena e giochi con l'attenzione dello spettatore. Nel cast c'è pure Iain De Castecker, ovvero l'adorabile Fitz di Agents of S.H.I.E.L.D. Già così sono curioso di vederlo... se poi Felicity... ehm Keri Russell fa un cameo a sorpresa ciliegina sulla torta!
Cannibal Kid: J.J. Abrams di cose ne produce parecchie. Qualche serie porcatona, o semplicemente evitabile, nel suo curriculum la “vanta” anche. In linea di massima comunque sono più le sue cose che mi piacciono di quelle che mi fanno schifo come un film consigliato da Ford, quindi una possibilità a questo Overlord la potrei anche dare e potrei pure restare positivamente sorpreso.

Ford: ad Abrams sarò per sempre grato per Lost, e continuo a pensare che il vecchio J. J. sia tuttora ancora troppo sottovalutato. Una visione ci potrebbe stare, senza però fare conto su aspettative troppo alte. La delusione, del resto, è sempre dietro l'angolo. O di fronte a noi, se si tratta dell'opinione di un certo Marco Goi.


Il ragazzo più felice del mondo

Cannibal, Ford e Federico nel corso della realizzazione di questa puntata della rubrica.

Federico: Questo film l'ho visto a Venezia e, per quanto un po' ripetitivo e ridondante sul meta-cinema che racconta, è dolcissimo e con un gran bel messaggio di fondo, ovvero quello dello storytelling con cui a GIPI piace giocare anche nei suoi fumetti. Se siete nerd lo adorerete, ma in ogni caso non potrà non strapparvi un pizzico di incredibile scioglievolezza... altrimenti vuol dire che siete pronti per far compagnia alla Regina di Ghiaccio!
Cannibal Kid: Regina di Ghiaccio è il mio secondo nome... intendevo dire: Re di Ghiaccio. Re. Gipi personalmente non lo conosco come fumettista. In compenso avevo visto il suo film d'esordio, L'ultimo terrestre, e mi era decisamente piaciuto. Al punto che si era conquistato un posticino persino nella mia Top 40 dei migliori film del 2011 (http://www.pensiericannibali.com/2012/01/oscar-cannibali-2011.html). Se questa sua opera seconda non è troppo melensa, ruffiana e quindi fordiana, potrebbe conquistarmi di nuovo.
Ford: conosco Gipi solo di fama e non ho ancora visto il suo primo film, ma di certo posso dire che, nel caso di delusione, potrei derubare Katniss Kid dello scettro di regina di ghiaccio e scagliare la furia delle mie bottigliate sull'ennesimo film d'autore ruffiano. Ovviamente, spero di sbagliare. Al contrario del mio rivale, che convinto dal suo ego pensa di non essere avvezzo all'errore. Ahahahahahaha!

mercoledì 5 settembre 2018

Giù le mani dalle nostre figlie (Kay Cannon, USA, 2018, 102')




- La scorsa primavera, all'uscita in sala di Giù le mani dalle nostre figlie, commedia a stelle e strisce pop da weekend al multisala, snobbai l'intera operazione nonostante nel cast figurasse John Cena, figura di spicco degli Anni Zero del wrestling intento da qualche tempo e sopraggiunti e superati i quaranta a cercare di costruirsi una carriera nel Cinema come il suo collega The Rock.

- Il rientro dalle vacanze, la voglia di esserci ancora, il tentativo di ristabilire per gradi il contatto con il divano ed il film della sera hanno portato ad un ripescaggio senza impegno che ha avuto risvolti sorprendenti: Giù le mani dalle nostre figlie, nonostante l'orrido titolo italiano, è una commedia divertente, sguaiata e volgare al punto giusto per garantire sane risate, una sorta di versione "per genitori" di Una notte da leoni.

- Proprio John Cena, che dal primo all'ultimo minuto si fa beffe della sua aura da "supermacho", è stato il mattatore della produzione, e benchè non si tratti certo di un grande attore - ma neppure di un attore medio - il wrestler getta il cuore oltre l'ostacolo e fornisce una rappresentazione abbastanza veritiera di quello che sarà questo vecchio cowboy per la Fordina tra una quindicina d'anni - soprattutto rispetto alla sequenza in cui scaraventa il fidanzatino dall'altro lato della stanza -.

- Il rapporto tra genitori e figlie - a prescindere dal fatto che si tratti di madri o padri -, nonostante le numerose sequenze sguaiate da risata di grana grossa, fa riflettere su quanto la società veda ancora una minaccia il momento di ingresso nel mondo del sesso per le ragazze rispetto ai ragazzi, spesso al contrario di sorelle o amiche incoraggiati e festeggiati soprattutto dai padri alla perdita della virginità. Nonostante io rientri effettivamente nel novero dei genitori già preoccupati per la propria figlia da quel punto di vista e con largo anticipo, ammetto che l'approccio al tema dovrebbe trovare una nuova direzione.

- Ottima la scelta dei tre protagonisti "adulti" e delle loro differenze, spassose le interazioni tra i personaggi e sopra le righe, volgari e clamorosamente divertenti le sequenze di questa sorta di lotta a distanza tra due generazioni, pronta a mostrare attraverso un occhio divertito il legame che resta sempre e comunque tra un genitore ed un figlio.

- Come per Shark, non parliamo anche in questo caso di nulla più di un riempitivo estivo da mente leggera, ma sprofondati nel divano con la finestra spalancata, qualcosa da bere tra le mani ed il pensiero del ritorno al lavoro momentaneamente come allontanato, le risate che ha procurato sono state proprio godute fino in fondo. E va benissimo così.



MrFord



 

giovedì 26 luglio 2018

Modern Family - Stagione 9 (ABC, USA, 2017/2018)







Non ho mai amato, come più volte mi è capitato di scrivere, le sit-com, e allo stesso modo, ho amato fin dal primo episodio Modern Family.
Fresca, sincera, divertente, frizzante, in grado di parlare a diverse generazioni e tipologie di famiglie, leggera ma in grado di emozionare, sempre piacevole da vedere episodio dopo episodio, stagione dopo stagione.
Con il tempo, anche i Fordini hanno cominciato ad apprezzarla, probabilmente riconoscendosi nei più piccoli o per la sigla orecchiabile, l'idea di famiglia o le stranezze della famiglia stessa, rendendola un appuntamento tra i più amati e goduriosi delle cene di casa Ford.
Anche a questo giro di giostra, ovviamente, le gesta dei Pritchett e dei Dunphy hanno allietato ed accompagnato quelle dei Ford nei loro sempre più turbolenti pasti, con il Fordino che non da respiro un secondo tra domande, racconti e semplice azione di disturbo e la Fordina sempre più presa a cercare di imitare il fratello o a farsi notare quanto lui.
Certo, la sensazione che un pò di stanca si avverta rimane, come per molti titoli di riferimento del piccolo schermo affrontati di recente, ma non è ancora nulla di preoccupante o terribile, quanto forse solamente fisiologico per un prodotto che prosegue praticamente senza battute d'arresto o cali di qualità da nove anni, un traguardo che pochi serial raggiungono in questo stato di salute, e le speranze che il futuro possa regalare nuove perle per i protagonisti di questo curioso ritratto di famiglia sono a mio parere ben riposte, anche per l'ottima caratterizzazione compiuta dagli sceneggiatori nel corso degli anni e resa alla grande dagli interpreti, come sempre, in termini di preferenza personale, capitanati da Jay e Phil, assolutamente impagabili.
Un titolo, dunque, sempre perfetto come scarico per i neuroni, piacere da famiglia, compagnia per single e chi più ne ha, più ne metta: in fondo le mura domestiche restano, senza dubbio, il luogo più strano ed incasinato che possiamo pensare di eleggere a nostro rifugio, ma allo stesso tempo il porto più sicuro cui potremmo ambire quando il mare si fa grosso e occorre cominciare a correre ai ripari.
La cosa più confortante e confortevole, in questo, è data dal fatto che in famiglia nessuno è perfetto, e così a stretto contatto si finisce per amare, prima ancora dei pregi, i difetti di chi ci cresce, chi ci sostiene, chi cresciamo: e proprio da quei difetti si finisce per costruire qualcosa di più forte di quanto ci saremmo mai potuti immaginare.
Qualcosa che ci permetta di ridere o di piangere, di desiderare di stare da soli ed avere un attimo di pace o di non separarsi mai, neppure per sbaglio, di diventare furiosi o pensare che non ci si è mai divertiti così tanto.
La famiglia, per l'appunto.
In questo senso, quando si torna dalle parti dei Dunphy e dei Pritchett, il suo spirito non potrebbe essere reso meglio.



MrFord




 

martedì 5 giugno 2018

Proprio lui? (John Hamburg, USA/Cambogia, 2016, 111')







Ricordo ancora benissimo la sera in cui, tornato dal lavoro tardi, con i Fordini già a letto e Julez quasi, mangiai guardando Nonno scatenato, becerata all'americana di quelle buone per far venire la pelle d'oca a tutti i radical chic del mondo: le risate sguaiate e liberatorie di quell'occasione, in barba alla pochezza artistica del prodotto, furono un toccasana neanche avessi visto un filmone a cinque stelle - o quattro bicchieri, per usare il linguaggio del Saloon -.
Poco tempo fa, nel pieno della prima - e non positiva - esperienza lavorativa dopo il mio "anno sabbatico" da casalingo, in una serata da weekend zero impegni e zero neuroni, abbiamo ripescato casualmente dal bacino di Sky questo Proprio lui?, commediaccia di grana grossissima a tema "da famiglia" con Bryan Cranston e James Franco uscito nelle nostre sale all'inizio del duemiladiciassette e almeno da queste parti passato completamente in sordina: fortunatamente per me ed i miei neuroni alla ricerca di svago, il lavoro di Hamburg si è rivelato pienamente all'altezza del già citato Nonno scatenato così come dei più scombinati lavori della brigata Apatow, in particolare - considerato il protagonista - Strafumati, ancora oggi uno dei miei cult ignoranti più amati in assoluto.
Il confronto tra la famiglia dell'inquadrato piccolo imprenditore Ned, giunta in California dal Michigan per festeggiare il Natale accanto all'amata primogenita ed al suo nuovo fidanzato, un giovane multimilionario legato al mondo dei videogames e delle app, è uno spasso sopra le righe e spesso e volentieri decisamente volgare - ma non nel senso volgare del termine - che ha permesso non solo che mi sguaiassi sul divano cercando di non fare troppo casino ridendo rischiando in quel modo la sveglia dei Fordini, ma anche di ripetermi la sera successiva quando, complice la dormita fatta da Julez più o meno a metà pellicola, abbiamo replicato la visione accanto ai suoceri Ford, per mia fortuna decisamente più easy e meno inquadrati del rigido - almeno al principio - Ned.
Proprio sul personaggio interpretato da Cranston mi sono concentrato pensando al momento in cui la Fordina comincerà a presentarmi i fidanzati ufficiali, e sarò costretto non solo a cercare di non immaginare neppure quello che combineranno tra loro, ma anche a non colpire con una bottiglia il malcapitato di turno: e tra i riferimenti ai Kiss - non avrebbero potuto scegliere una band più cara al sottoscritto, con tanto di sorpresa finale -, gag davvero sopra le righe come piacciono qui al Saloon, un Franco talmente larger than life da risultare inesorabilmente spassoso, Proprio lui? ha rappresentato il punto più alto, per quanto strano possa suonare, che una commedia abbia toccato da queste parti negli ultimi mesi, in barba a tutto il radicalchicchismo ed alle proposte a denti stretti che spesso un certo Cinema d'autore forzato vuole propinare rispetto al genere.
La commediaccia, invece, è importante, vitale e sincera, quasi un simbolo perfetto - con l'action tamarra - del pane e salame che tanto amo e che sempre difenderò, si tratti di settima arte o di vita in generale: se, dunque, siete genitori di una bimba come il sottoscritto, godetevi questa parabola sguaiata per alleggerirvi dal pensiero di quando vi ritroverete dall'altro lato della barricata, mentre se siete fan hardcore del Cinema "alto", fate un favore ai vostri cervellini fumanti ed abbandonatevi a questo viaggio sulle montagne russe della volgarità, delle risate e della sguaiatezza.
Non si sa mai che possa aiutarvi a stringere un pò meno le chiappe.



MrFord




 

giovedì 31 maggio 2018

Thursday's child



Nuova settimana di uscite e nuova, o vecchia in diverse misure, versione della rubrica dedicata alle uscite cinematografiche più interessante che si possa immaginare qui nell'abbandonata blogosfera: questo giovedì, infatti, saremo soltanto io ed il mio arcinemico favorito a darci battaglia, una sorta di ritorno al passato che grida ai nostri compari di compattarsi e tornare a quelli che eravamo qualche anno fa.



"Inutile guardarmi così, Ford. Non ti lascio guidare."


Lazzaro felice

"E con questa, ne spariamo un paio in fronte a quei due bloggers degenerati."
Cannibal Kid: Lazzaro è felice, lo saremo anche noi spettatori?
Di sicuro più di quanto io sono felice di co-condurre questa rubrica, questa settimana “orfana” di ospiti, da solo soletto insieme al minaccioso Ford. Ora che non ha nessun altro con cui prendersela, può bullizzare solo me.
Quanto al film comunque sono decisamente fiducioso. Il mio rapporto con Alice Rohrwacher era partito male, con il pretenzioso e noioso Corpo celeste. Le cose erano invece andate molto meglio con il quasi meraviglioso Le meraviglie. E adesso come andrà?
Ford: iniziamo subito male con un film italiano super radical chic. Che sia una settimana troppo Cannibale con il solo Cannibale a farmi compagnia?

Tuo, Simon

"Posso suggerirvi di tornare alla matita, invece che continuare a pubblicare online?"

Cannibal Kid: Dopo Chiamami col tuo nome, è in arrivo il secondo cult gay – ma anche cult e basta – dell'anno? Le carte in regole ci sono tutte. Siamo dalle parti di quei teen young adult che spesso e volentieri fanno breccia nel mio cuore, il regista è Greg Berlanti nome noto soprattutto al pubblico telefilmico per aver sceneggiato serie come Dawson's Creek e creato Everwood, e più di recente purtroppo anche porcheruole supereroistiche come Arrow, The Flash e Legends of Tomorrow, e nel cast, oltre a Nick Robinson che in Jurassic World e Noi siamo tutto mi era sembrato un po' imbambolato, c'è anche Katherine Langford di Tredici. In altre parole: quanto potrò adorare questo film io, e quanto potrà odiarlo uno come Ford?
Ford: filmetto probabilmente adolescenziale che probabilmente esalterà Cannibal e che io eviterò come la peste. Eppure, se a qualche produttore venisse la malsana idea, un film a tematica gay sul rapporto tra i due rivali più rivali della blogosfera riscuoterebbe un successo clamoroso.

La truffa dei Logan

"Cannibal e Ford ci vogliono come ospiti della loro rubrica." "Stai scherzando!? Dì che non abbiamo tempo!"

Cannibal Kid: Film visto mesi fa. Parecchio gradevole. Per una visione senza troppe pretese ci sta, anche se i film migliori di Steven Soderbergh restano altri. Non mi ha ispirato abbastanza da scrivere una recensione, però mi sento di consigliarlo piuttosto che no. Anche a Ford, che credo potrebbe apprezzarlo pure più di me.
Ford: nonostante i consigli di Peppa Kid ed un trailer che potrebbe rivelarsi fordiano, non ho troppa voglia di affrontare questa visione. Ora che Cannibal si è esposto, però, lo farei soltanto per dimostrare di saperne tirare fuori un post, ovviamente in disaccordo con le sue opinioni.

The Strangers - Prey at Night

"E così Ford non potrà mai più guidare!"

Cannibal Kid: Del primo ho un vago ricordo. Mi era sembrato decente, ma non memorabile. Ford invece l'aveva detestato, quindi non doveva essere poi così male. La voglia di vedere questo sequel o remake o che ca**o che è comunque è a zero.
Ford: il primo The Strangers era un'inutile stronzata priva di logica. Neanche l'avesse consigliato Cannibal. Figuriamoci il secondo.

End of Justice - Nessuno è innocente

"Questi sono tutti gli scritti di Ford e Cannibal. Bruciali prima che sia troppo tardi. O che mi invitino come ospite alla loro rubrica."

Cannibal Kid: Nessuno è innocente e di sicuro non lo è Ford, reo di vari crimini contro il cinema e il buon gusto in generale. Il film in quanto legal non mi attira particolarmente, però potrei tentare una visione per vedere se la prova di Denzel Washington era davvero da nomination agli Oscar e perché dietro la macchina da presa c'è quel Dan Gilroy del cattivissimo Lo sciacallo – Nightcrawler.
Ford: questo film con il Denzellone candidato agli Oscar potrebbe essere la sorpresa della settimana, e spero vivamente sia in grado di far dimenticare a questo vecchio cowboy l'orribile esperienza di tornare a condividere questa rubrica dopo mesi solo con Cannibal. Neanche avessimo riesumato il fuggitivo Manhattan.

L'arte della fuga

"Ma cosa ti è venuto in mente di comprare? Per Ford questa gradazione è troppo bassa!"

Cannibal Kid: L'arte della fuga non è la storia di cosa faccio io quando vedo Ford avvicinarsi, come qualcuno potrebbe immaginare, bensì è una pellicola francese spero abbastanza radical-chic da convincermi a un recupero. Il fatto che sia del 2014 e che in Italia arrivi solo adesso mi fa venire un dubbio: i nostri distributori sono lenti quanto quella vecchia lumaca di Ford, o forse non meritava nemmeno di arrivare nei cinema? E comunque, altro dubbio che mi sorge: in epoca di Netflix e streaming selvaggio, che senso ha fare uscire dei film in 4 sale in croce con 4 anni di ritardo?
Ford: l'unica arte della fuga che mi viene in mente è quella degli illusionisti. Purtroppo già so che questo non sarà il nuovo The Prestige. Così come Cannibal non potrà mai essere il nuovo Ford.

Anna

"Non voglio essere per nulla meno tamarro di Ford!"

Cannibal Kid: Altro film che arriva in ritardo, ma questa volta solo di 3 anni, quindi perché non aspettare un altro po' per proporcelo? O magari aspettare anche tutta la vita...
Ford: comprendo i ripescaggi a distanza di anni quasi meno delle discutibili opinioni del mio rivale Cannibal. Che è tutto dire.

Resina

"Cannibal, accomodati pure su questo tavolo: ho avuto precise istruzioni di torturarti per il resto della giornata."

Cannibal Kid: Film italiano su un coro polifonico che potrebbe essere una piccola sorpresa. Oppure potrebbe essere una di quelle pellicole campagnole e/o amatoriali buone giusto per quel bifolco d'un Ford.
Ford: una pellicola italiana in bilico tra potenziale sorpresa e potenziale schifezza? Nessun problema, una scusa in più per una serata fuori a bere godendosi l'estate incombente.

Prigioniero della mia libertà

"Dobbiamo esorcizzare Ford e Cannibal da questa rubrica. Ed inaugurare l'ospite unico. Che non siano loro."

Cannibal Kid: Storia di un giovane architetto che un giorno viene ingiustamente arrestato. L'inizio di un intrigante legal-thriller?
A vedere il trailer, si direbbe più una roba che fa rimpiangere La telenovela piemontese di Mai dire gol.
Ford: questo dovrebbe essere il titolo di un film sul vecchio Ford che insiste a collaborare con Cannibal. Certo non questa roba.

martedì 15 maggio 2018

Game night - Indovina chi muore stasera? (John Francis Daley/Jonathan Goldstein, USA, 2018, 100')








Nel corso degli anni sugli schermi di casa Ford sono passate decine - e forse centinaia - di pellicole da neuroni in vacanza perfette per la decompressione da stanchezza nel corso della settimana lavorativa, alcuni decisamente pessimi, altri completamente inutili ed altri ancora che certo non saranno destinati a fare la storia o costituire tasselli importanti della memoria ma che hanno finito per rendere al meglio il loro servizio: Game night - tralascio ogni commento a proposito dell'aggiunta voluta dalla distribuzione italiana - è senza ombra di dubbio parte di quest'ultimo gruppo.
Firmata - in parte - dallo stesso John Francis Daley del guilty pleasure trash personale di qualche anno fa Come ti rovino le vacanze, questa commedia finto nera pronta a ricongiungersi con tutti i voleri del Cinema a grande diffusione funziona nel suo genere dall'inizio alla fine, tiene un ritmo invidiabile e diverte non poco pur rimanendo nel totalmente implausibile e sopra le righe, sfrutta al meglio un gruppo di attori che senza ombra di dubbio si saranno divertiti un mondo a girarlo - è sempre un piacere vedere Rachel McAdams così come Kyle Chandler, indimenticato Coach Taylor di Friday Night Lights - e non porta sullo schermo alcuna pretesa di andare oltre quella che è la sua area di competenza.
In un certo senso, pare quasi di assistere ad una versione comedy di The Game - sopravvalutato film anni novanta per molti divenuto cult - zeppa di citazioni, momenti decisamente spassosi - l'estrazione del proiettile, tanto per citarne uno - ed una serie di situazioni perfette per adattarsi anche e soprattutto al pubblico delle coppie, unendo le speranze di norma maschili di confrontarsi con un pò di azione e quelle di norma femminili di un messaggio o un punto cui arrivare che non sia il semplice esibirsi in pirotecniche sequenze d'azione o gesti al limite dell'incredibile.
Fa il suo ritorno sullo schermo, inoltre, un altro ex grande protagonista del piccolo schermo, quel Michael C. Hall che prima del tracollo delle ultime due annate aveva fatto sognare i fan con Dexter, pronto a rendere ancora più vivace un finale giocato sui colpi di scena ed i continui cambi di prospettiva, degna conclusione di una pellicola senza pause che ha finito per sorprendermi in positivo soprattutto considerate le scarse aspettative che nutrivo fin dalla prima visione del trailer: certo, non aspettatevi qualcosa in grado di cambiare la vostra annata da cinefili, o che possa ispirare post di quelli che si scrivono con il cuore in mano, quanto più che altro uno di quei prodotti che pare una poltrona massaggiante o un piatto particolarmente buono al termine di una giornata non necessariamente andata male, ma che chiede il suo tributo in termini di stanchezza e voglia di staccare la spina da ogni responsabilità mentale.
In questo senso le vicende dei protagonisti fungono da catalizzatore d'attenzione, generatore di risate e antistress per chiunque si accomodi sul divano, aiutando l'audience a dimenticare - o quantomeno non fare troppo caso - a quello che li ha strapazzati durante tutto il giorno e farà lo stesso dalla mattina dopo: come spesso mi è capitato di sottolineare, il Cinema è anche questo, e quando l'idea del popcorn movie finisce per tradursi in intrattenimento senza pretese per quanto mi riguarda tutto fila liscio come l'olio, e pur senza grandi partecipazioni emotive, opere artistiche o colpi di genio, si finisce per crollare nel letto sereni.
E non è cosa da poco.
Anzi, direi che è proprio un bel gioco, come quelli che si fanno tra amici in quelle serate in cui ci si sente leggeri e liberi dai pensieri che si lasciano fuori dal tabellone.



MrFord



martedì 8 maggio 2018

The big sick (Michael Showalter, USA, 2017, 120')




Indubbiamente, l'amore è una delle cose più complicate che si possano incontrare nella vita.
Anzi, la più complicata, senza mezzi termini.
Di mezzo ci sono i sentimenti, il sesso, la fatica, gli sforzi, i tentativi, la comprensione, il perdono, e tutto quello che, di norma, non concediamo al mondo se non a chi, per l'appunto, decidiamo o scopriamo di amare.
L'amore ha anche diverse forme e incarnazioni, da quello che proviamo verso i genitori, fatto di gratitudine - a volte -, rancori e qualcosa che non si potrà spezzare mai davvero, ai fratelli, che condividono con noi la crescita, e ci conosceranno a fondo anche quando crederemo di no, alle compagne o ai compagni di vita, che sceglieremo perchè quella fatica la vogliamo vivere accanto a loro, indipendentemente da tutto, ai figli, che sono forse l'espressione più pura di quello stesso amore.
Complici la distribuzione - come al solito fuori luogo - italiana, il clan di Apatow alle spalle in fase di produzione e la prima parte, pensavo che The big sick si sarebbe rivelata la tipica commedia goliardica buona per rilassarsi in una serata senza impegno realizzata meglio dello standard del genere, ma davvero non pensavo si sarebbe rivelata una delle romcom più emozionanti e belle degli ultimi anni, un piccolo ed imperfetto - in termini temporali viene gestito non benissimo, soprattutto nella seconda parte - gioiellino che non sfigura accanto ad alcune delle migliori pellicole che il romanticismo indie abbia regalato al pubblico nel corso degli Anni Zero in cui grazie a tutti gli dei sono state sdoganate le risate nel sesso e nell'amore, l'ironia pungente, la sincerità, la cacca che fanno anche le donne, e via discorrendo.
Anzi, come se tutto questo non bastasse, ammetto senza alcun ritegno che, in alcuni passaggi, mi è quasi parso di ritrovarmi all'interno di un episodio da sala di This is us, quando le parti da genitori e da figli si mescolano, l'amore diviene la medicina peggiore ed il rimedio migliore per la vita, gli errori di chi amiamo il centro di gravità per il sentimento che proviamo per loro.
Non è facile, del resto, affrontare la vita e l'amore, così come non è facile affrontare un post come questo, con la stanchezza che incombe al termine di una giornata di impegni di lavoro, famiglia, palestra e chi più ne ha, più ne metta, o legati al desiderio di poter continuare a scrivere come l'opera meriterebbe ma sentirsi soli o quasi predicare nel deserto che è diventata la blogosfera: non è facile affrontare una cultura millenaria, e non è facile cercare di costruire la propria libertà.
Perchè a volte, combattere il "sistema" è una scappatoia, rispetto a crearne uno con le proprie mani.
E riderci sopra è senza dubbio più difficile che piangersi addosso.
The big sick racconta di tutto questo e molto altro, grazie ad una storia sentita e sincera, una Zoe Kazan che ancora una volta tira fuori il suo meglio, coppie di genitori agli antipodi eppure così vicine da fare quasi paura, il percorso ad ostacoli che è necessario percorrere se si vuole davvero provare l'emozione, la magia, l'unicità di una storia, di quelle vere.
Perchè le storie uniche, vere, d'amore, sono come un undici settembre: impediscono le battute, inibiscono il sonno e ci portano a compiere gesti inaspettati, istintivi, folli, scombinati.
Ma soprattutto, a dispetto delle ferite, dei massacri, delle sconfitte, della rabbia, della voglia di rialzarsi ad ogni colpo, c'è il desiderio di sentire cosa ci attende dall'altra parte, anche se non in termini di fede, o di lotta: c'è il desiderio di un barbarico YAWP che interrompa il monologo di un comico, spezzi l'incantesimo di una malattia, superi i pregiudizi interni ed esterni, compia il miracolo che ci aspettiamo dalla religione o dalla scienza, e dimostri non tanto che possa esistere altro oltre questa vita, ma che questa vita, da par suo, è miracolosa.
E che quel miracolo è tale perchè clamorosamente semplice e vero.
E a tratti banale.
Come un nome scritto su un tovagliolo in una lingua che non si conosce.
Ma che sappiamo già cosa porterà.



MrFord



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