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lunedì 15 aprile 2019

White Russian's Bulletin



Agli archivi la trasferta newyorkese che, per la gioia del Cannibale, quest'anno risparmia agli avventori del Saloon il resoconto di Wrestlemania 35 - spettacolo pazzesco dal vivo un evento del genere vissuto sulla pelle negli States -, torna il Bulletin con il resoconto delle visioni che hanno accompagnato i viaggi di andata e ritorno dalla Grande Mela e quella che ci ha suggerito di salutarla dall'Italia.


MrFord


LA FAVORITA (Yorgos Lanthimos, Irlanda/UK/USA, 2018, 119')

La favorita Poster


Una delle pellicole più chiacchierate ed incensate dell'ultima Notte degli Oscar ha dovuto aspettare il volo di andata per New York per passare anche dalle parti del vecchio cowboy: avevo lasciato Lanthimos anni fa, con il geniale ma profondamente irritante Dogtooth, e lo ritrovo in una veste stilistica quasi kubrickiana - e per uno come me che adora il Maestro dei Maestri è un grande complimento - raccontare la Guerra come concetto andando ad incastrare in una storia in cui una Guerra fa da cornice la guerra tra due donne più una, o quantomeno per le attenzioni e la posizione che quell'una può garantire.
Strepitose le tre protagoniste, una linea sottile che passa tra la commedia nerissima ed il dramma leggero, la lotta selvaggia ed il soft porno: è preferibile un'amara verità o una piacevole menzogna? Questa è la domanda più difficile alla quale si può tentare di rispondere nel corso della visione rispetto all'amore. 
Perchè rispetto alla guerra, la risposta è una e praticamente certa: si perde sempre, e si perde tutti.




IL RAPPORTO PELICAN (ALAN J. PAKULA, USA, 1993, 141')

Il rapporto Pelican Poster


Di ritorno da New York, con una selezione di titoli decisamente più rosicata - Delta batte nettamente Alitalia sotto tutti i punti di vista -, ho ripiegato prima di dormire non troppo bene per la maggior parte del viaggio su un Classico degli anni novanta che ancora mi mancava, un legal thriller in cui il Denzellone di noi tutti unisce le forze con una Julia Roberts allora agli inizi della sua carriera senza neppure regalare l'emozione della consueta notte di passione tipica dei film del periodo.
La struttura è abbastanza classica, la cornice decisamente nineties ad oggi forse un pò ingenua e datata, la risoluzione forse un pò frettolosa rispetto a quanto potrebbe essere nel romanzo firmato da Grisham - che, però, non ho letto, dunque si rimane nel campo delle teorie -: il risultato, ad ogni modo, è un prodotto solido girato da un vecchio leone - del resto Pakula ci ha regalato quel gioiello di Tutti gli uomini del Presidente -, di quelli che, quando si incontrano in tv, una visione finiscono per assicurarsela sempre.




BOY ERASED - VITE CANCELLATE (Joel Edgerton, Australia/USA, 2018, 115')

Boy Erased - Vite cancellate Poster

Accolto con un certo scetticismo ed una sana dose di jetlag la sera successiva al rientro in Italia, il lavoro di Joel Edgerton come regista e attore legato ad una storia vera e alla riprogrammazione sessuale - raramente ho considerato talmente assurda un'idea quanto questa - è stato una vera e propria sorpresa: non è perfetto, la Kidman e Crowe sono un pò troppo imbrigliati in trucco e parrucco, la risoluzione piuttosto facile e in parte furbetta, eppure sono stato molto toccato come da tutte le pellicole che trattano, in un modo o nell'altro, il tema della paternità.
Ammetto, infatti, che il confronto tra il giovane Lucas Hedges ed il già citato Crowe nella parte finale alla ricerca di un modo per recuperare un rapporto che pare quasi definitivamente compromesso è valso tutta la visione, è riuscito ad emozionarmi e a pensare a quanto profondo è e resta il legame con i propri figli, che siano come li hai sognati, come vorresti o, come più probabile, simili a loro stessi e magari assolutamente diversi da te.




I GUERRIERI DELLA NOTTE (Walter Hill, USA, 1979, 92')

I guerrieri della notte Poster

Ne avevo già parlato, qui al Saloon, qualche anno fa, ma non ho resistito: anche perchè rivedere questo supercult totale firmato da Walter Hill ad un paio di giorni dal ritorno da New York, mappa della metro alla mano e ricordi freschi delle camminate tra Manhattan, Brooklyn e Coney Island è stato come assaporarlo una volta ancora dal principio.
Una lezione quasi senza pari di ritmo, tensione, gestione dei personaggi, irriverenza - per i tempi fu davvero "oltre", tanto da avere il bollino di vietato ai minori -, un mix tra il passato di Arancia meccanica ed il futuro di Tarantino: e la New York della strada e della metro, vissuta con il fiato corto e sempre in corsa, ha tutto il fascino che le luci della Manhattan bene, per quanto ipnotiche, possono solo immaginare di avere.
E' lo stomaco di una delle città più grandi, sognate, filmate e vissute al mondo, nonchè di un Cinema che, nonostante quarant'anni sulle spalle, è ancora pronto a dare lezione al futuro, e ad apparire sempre pronto a battersi: questi Guerrieri non mollano mai.
Neanche quando, finalmente, giungono all'alba della loro Coney.


giovedì 27 dicembre 2018

Ford . Awards 2018: del peggio del nostro peggio



Come ogni anno, inizia nel pieno delle Feste la carrellata dei Ford Awards, che dai tempi dell'apertura del Saloon ha perso per strada un paio di categorie - videogiochi e libri, che per questioni di tempo purtroppo ora hanno molto meno spazio a causa degli impegni che si moltiplicano - e a questo giro di giostra si presenta in una versione sicuramente più ridotta, complice il fatto che, soprattutto negli ultimi sei mesi, tra famiglia, lavoro e palestra - ed uscite non proprio esaltanti - il Cinema ha subito una forte ridimensionata nelle gerarchie di casa Ford.
Non potevo comunque mancare un appuntamento cui tengo particolarmente, e sperando di essere più presente nel duemiladiciannove inizio come di consueto dalla categoria del peggio, quest'anno dedicata - per carenza di candidati particolarmente brutti - più alle delusioni che non a titoli effettivamente ed oggettivamente brutti. 
Con ogni probabilità, date le scelte, questa potrebbe essere la classifica potenzialmente più chiacchierata.


MrFord


N°10: HELL FEST

Hell Fest Poster

Apre la carrellata Hell Fest, visto in una serata relativamente di recente ed emblema di quelli che possono essere considerati film brutti ed inutili incapaci di lasciare il segno anche in termini di incazzatura. Di norma questa decina sarebbe infarcita di cosette come questa, ma quest'anno, complice anche il ristretto numero di visioni, sono mancate anche loro. E poco male.


N°9: JUSTICE LEAGUE

Justice League Poster

Ennesima dimostrazione che i tentativi cinematografici di casa DC non sono neppure lontanamente all'altezza di quelli Marvel e del suo Cinematic Universe giunge la risposta della scuderia di Superman agli Avengers, pessima praticamente sotto ogni punto di vista se non per la presenza della Wonder Woman di Gal Gadot, unica a salvarsi dal tracollo. 


N°8: THE GREATEST SHOWMAN

The Greatest Showman Poster

Presentato neanche fosse una sorta di novello Moulin Rouge!, la storia di Barnum e della nascita del suo circo è un "abile" mix di tutto il peggio che ci si possa aspettare da una produzione su larga scala: retorica, forzature, luoghi comuni e chi più ne ha, più ne metta. 
E meno male che, sulla carta, si dovrebbero esaltare la diversità ed il suo fascino.


N°7: JURASSIC WORLD - IL REGNO DISTRUTTO

Jurassic World - Il regno distrutto Poster

Tanto mi aveva sorpreso e divertito il rilancio del brand di Jurassic Park qualche anno fa, tanto è suonato inutile e deludente questo sequel: serioso e troppo poco fracassone, ambientato sulla terraferma e non sulla classica isola tropicale che ospita il parco dal quale inesorabilmente fuoriescono dinosauri come se piovesse, mi ha colpito in negativo soprattutto per la firma di Bayona, che usciva dal bellissimo Sette minuti dopo la mezzanotte dello scorso anno. Uno spreco.


N°6: END OF JUSTICE - NESSUNO E' INNOCENTE

End of Justice - Nessuno è innocente Poster

Altro titolo, altro regista promettente clamorosamente scivolato: Gilroy, autore dell'ottimo The Jackal, affronta un legal drama supportato dal mitico Denzellone risultando più che altro tronfio e freddo, presentando uno script che ha moltissime lacune ed un prodotto patinato ma assolutamente incapace di emozionare, far riflettere o, molto più banalmente, mostrarsi come un bel film.


N°5: IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE

Il giustiziere della notte Poster

Inutile, potenzialmente dannoso, prevedibile ed implausibile.
Il remake del classico con Charles Bronson firmato da Eli Roth ed interpretato da Bruce Willis - pure due fordiani ad honorem - delude sotto tutti i punti di vista, e rappresenta una delle visioni più dimenticabili dell'anno, oltre che pericolosa rispetto ad un certo tipo di pubblico influenzabile e sensibile - per così dire - a determinati temi "giustizialisti".


N°4: A BEAUTIFUL DAY 

A Beautiful Day - You Were Never Really Here Poster

"Ora cominciano gli incontri seri", si recitava in Senza esclusione di colpi.
A beautiful day, osannato dalla critica ed accolto come una sorta di manna dal cielo da molti appassionati, è stato per me uno dei film più sbagliati dell'anno: a partire dal titolo italiano - in inglese ed assolutamente inutile - fino ad un ritmo che definire soporifero è un eufemismo, si salva solo per la consueta ottima interpretazione di Joaquin Phoenix. 
Per il resto, un'accozzaglia di belle immagini che lo qualifica in tutto e per tutto come il Drive dei wannabe cult.


N°3: HEREDITARY - LE RADICI DEL MALE

Hereditary: Le radici del male Poster

Avrei potuto fare copia/incolla delle righe scritte per A beautiful day cambiando il nome di Joaquin Phoenix con quello di Toni Collette e non sarebbe cambiato praticamente nulla.
Ottimo prodotto, buone idee, un paio di sequenze notevoli, sulla carta un potenziale cult e poi tutto che scompare come una bolla di sapone minuto dopo minuto, vanificando speranze e aspettative: questo, probabilmente, passerà alla storia del Saloon come l'anno in cui mi sono trovato più contro all'opinione della critica dai tempi del mio massacro a The tree of life.


N°2: A STAR IS BORN

A Star Is Born Poster

Ecco un altro titolo che, potenzialmente, sulla carta avrebbe potuto dimostrarsi come uno dei più fordiani dell'anno: musica a partire dal country, alcool, storia d'amore tormentata, il testimone passato da Eastwood a Bradley Cooper. Insomma, un mix da cocktail indimenticabile.
E invece la versione di A star is born firmata dal Cooperone all'esordio in regia è un vero e proprio concentrato di drammi sparati ad alto volume neanche fossimo dentro a Studio Aperto, in un crescendo che rende il tutto fastidioso ed eccessivo.
Neppure Lady Gaga, tanto esaltata, mi è parsa così incredibile. E lo dico da fan del suo lavoro come cantante.


N°1: LA FORMA DELL'ACQUA

La forma dell'acqua Poster

Non poteva esserci altro titolo in cima alla classifica del mio personale peggio del duemiladiciotto: il film di Del Toro non è certo brutto, è ottimamente realizzato e portato in scena, e cattura l'attenzione dall'inizio alla fine. Peccato che sia smielato, derivativo, retorico, fastidioso: una sorta di versione fantasy di Amelie fuori tempo massimo.
Incredibile quanto, considerati tutti questi difetti, sia riuscito nell'impresa di raggirare un sacco di quei cinefili "duri e puri" che, di norma, con le storie d'amore strappalacrime sono sempre pronti a prodigarsi in fiumi di insulti: ogni volta che ripenso a quella visione, mi sento come Michael Shannon nel film, unico, peraltro, a rivelarsi interessante.


I PREMI

Peggior regista: J. A. Bayona per Jurassic World - Il regno distrutto
Peggior attore: uno qualsiasi dei protagonisti maschili, Hell Fest
Peggior attrice: Amy Forsyth per Hell Fest
Premio "parrucchino di Nicholas Cage" per il personaggio trash: il cyborg di Justice League
Effetti "discount": Hell Fest
Premio "dolcetto o scherzetto" per il costume più agghiacciante: il cyborg di Justice League
Stile de paura: Lynne Ramsey per A beautiful day
Premio "veline": Lady Gaga per A star is born
Peggior scena d'amore: una qualsiasi tra quelle de La forma dell'acqua
Premio "pizza, spaghetti e mandolino": la masturbazione nella vasca da bagno, La forma dell'acqua

giovedì 13 settembre 2018

Thusday's child



Ed eccoci tutti tornati alla consueta rubrica a tre dedicata alle uscite cinematografiche che ci attendono nel weekend: questa volta a fare compagnia ai rivali ormai all'acqua di rose - un pò come la blogosfera - che rispondono ai nomi del qui presente Ford e di Cannibal Kid nientemeno che Patalice, una veterana - ma non ditele che è vecchia - di questa piattaforma.
Come si sarà comportata al cospetto di due scriteriati del nostro stampo?

"Dici che così conciati da apparire finto giovani come Cannibal?" "Non so, ma di sicuro saremo abbastanza alternativi per essere criticati da Patalice!"

Intro di Patalice: C'era una volta una giovan(issim)a blogger rossa, fica, e con luuuuunghe ciglia (finte) che davano spessore ai suoi occhioni da principessa.
C'erano una volta due blogger buongustai come pochi, che in un caldo pomeriggio di fine estate le chiesero di partecipare alla loro rubrica di "Ultime Uscite al Cinema".
La giovan(issim)a blogger se l'era dovuta tirare un po', simulando una serie di impegni degli della Ferragnez, per confermare il suo status di fichissima, ma in realtà non vedeva l'ora arrivasse questo momento, che attendeva da tempi immemori.
...peccato che i film in uscita questa settimana siano...
discretamente BLEAH!
Okay, premessa fatta, continuiamo dicendo che io, al pari se non di più dei due facinorosi amici Fritz detentori e possessori della rubrica, A D O R O il cinema, ma raramente ne parlo, perché sono di un'acidità pazzesca!
Ergo, analizzando un film dopo l'altro sarò dissacrante a dire poco...
sapevatelo!


SULLA MIA PELLE

"E' meglio se te ne vai: quando c'è in giro Cannibal tira sempre una brutta aria."


Patalice: Filmone italiano degno del cinema più intellettual chic che si possa annoverare, è pressoché certo che la mia profondità figlia degli anni 90, in un mix perfetto tra Material e Barbie Girl, si troverebbe a farsi un selfie dopo 8 minuti e mezzo dall'inizio... Non vorrei risultare (ancor più) superficiale, ma il racconto delle ultime ore di Stefano Cucchi, francamente non mi elettrizza più di tanto. La presenza di quella mono-espressione/pessima dialettica della Trinca, fa si che le chance che io veda questo dramma italico si riducano sotto lo zero. Però, se siete quel tipo di persona che va al cinema da sola con un taccuino in mano, ed un finto paio di occhialetti tondi, probabilmente questa è manna dal cielo per voi... che Dio non voglia che il cowboy ed il ragazzino siano adepti...
Cannibal Kid: Mi immagino Patalice di fronte a questo film un po' come io di fronte a un film action consigliato da Ford, con lo sguardo del tutto smarrito. Io che di solito guardo le pellicole pronto ad annotarmi le cavolate da scrivere sul blog che se no poi me le dimentico, e con tanto di occhialetti rettangolari da hipster, che quelli tondi fanno troppo nerd, questo Sulla mia pelle lo guarderò sicuramente. Chiaro che non è una di quelle visioni ideali per svagare la mente, ma una visione è doverosa. Per rivivere sulla nostra pelle una delle pagine più nere della cronaca italica degli ultimi anni e per ammirare le prove attoriali di due ottimi interpreti come Alessandro Borghi e Jasmine Trinca. Al termine della visione però tutti a cantare: “Life in plastic, it's fantastic” insieme a Patalice, che ci avrà aspettati dall'estetista, o al nuovo Starbucks di Milano.
Ford: sinceramente la mia voglia di tornare all'autunno e alle visioni più impegnate dei miei adorati action estivi e più o meno la stessa di rientrare al lavoro dopo le ferie, ma mi tocca concordare con Cannibal sia rispetto alla questione dell'importanza del ricordo di una vicenda nerissima sia rispetto al non dimenticare la nostra parte leggera, dimenticando ogni pesantezza con una bella sbronza. Detto questo, io non prendo appunti durante i film e non porto occhiali se non quelli da sole in stile Top Gun.


LA PROFEZIA DELL'ARMADILLO

"Ma invece di bere la tisanina di Patalice la prossima volta ci facessimo un White Russian!?"
 
Patalice: Io sono di Brescia.
...e se qualcuno, a partire dai 2 maschioni che mi affiancano nel post, si azzarda ad esclamare E CHI SE NE FREGA, dico a Smithers di liberare i cani...
Comunque, dicevamo che sono di Brescia, e chi conosce Brescia sa che le sale che vanno oltre le mega multi-sala, non arrivano nemmeno al medio tra le dita di una mano, ergo vedo dura durissima durissimissima che questa commedia tratta dalle storie urbane di quel genio meraviglioso di ZeroCalcare, possa essere distribuito... e la cosa mi addolora alquanto, perché i fumetti di quel ragazzaccio sono occhi a cuore che, Sailor Moon spostati proprio!
Secondo me sarà più materiale da Goi, perché il Ford è anagraficamente vetusto... ma essere stupita è il mio gioco prediletto... ergo sto tuned!
Cannibal Kid: Echisssssssss...
Ok, non lo dico, ma lo penso. Comunque io sono di Casale Monferrato, e quindi sono messo ancora peggio. Fortuna che, laddove non arrivano le sale, arriva il web e quindi questa profezia dell'armadillo prima o poi la si gusterà. Devo comunque ammettere di non aver letto la graphic novel da cui il film è tratto, però conosco e apprezzo Zerocalcare per le sue vignette, a volte su film e serie TV, che circolano in rete e quindi sono incuriosito da questa trasposizione. Ford invece è rimasto ancora a Tex e a Dylan Dog... anzi no, Dylan Dog è troppo nuovo.
Ford: Zerocalcare è diventato negli ultimi anni un fenomeno da cultura di nicchia e finto alternativa pazzesco, seguitissimo ed amatissimo. Io ho letto la graphic novel, molto carina, ma sinceramente trovo si stia sopravvalutando molto un autore che, rispetto ad alcuni vetusti mostri sacri come Pazienza, è un pò come un qualsiasi action hero di oggi paragonato a Sly e Schwarzy. Detto questo, dovesse capitare, uno sguardo a questo La profezia dell'armadillo potrei darlo, se non altro per il divertimento nello stroncarlo. Cosa che, facilmente, accadrà.



DOG DAYS

"So che sei invidioso del mio Cucciolo Eroico. Ma ti puoi scordare che te lo dia!"

Patalice: Ci fu un tempo in cui la Patalice era una vera dura, roba da Christina Yong e Blair Waldorf style, poi successero la vecchitudine ed un ribaltamento ormonale, e qualsiasi cosa iniziò a farmi piagnucolare come una perfetta mammola!
Premessa per dire che, mentre l'altro giorno aspettavo che Tom Cruise mi ispirasse pensieri osceni calandosi dalle finestre nell'ultimo "Mission Impossible", è uscito questo trailer di commediola tenerina tenerella con protagonisti cucciolotti pelosotti a 4 zampe, ed io mi sono detta NO, questo film non lo vedo perché piango di fisso.
...dai tempi di "Pets" mi sono resa conto che per me i film con protagonisti che abbaiano, sono da lacrima; fatto certo, come che Ford porterà la prole a vedere stà commediola da zero a zero, per slinguazzare con la Jules nel buio della sala...
Cannibal Kid: Ci fu un tempo in cui Cannibal Kid era un vero duro...
ok, non è vero e tanto non ci credeva nessuno.
Ci fu un tempo in cui Ford era un vero duro, e questo è davvero successo, ma ormai parliamo di un trilione di anni fa. Bisogna risalire fino al Mesozoico o giù di lì per averne traccia. Ford ormai è il più tenero dei papà cucciolosi e ormai – ahimé – anche il suo odio nei miei confronti è quasi del tutto svanito.
Riguardo al filmetto, come ho già detto in più di un'occasione io e i cani non andiamo certo d'accordo. Se però tutte le settimane tengo una rubrica con il mio nemico Ford, qualche quattrozampe sullo schermo potrei anche sforzarmi di sopportarlo. Perché il film promette di essere anche solo minimamente decente?
Assolutamente no. Solo per quelle due belle pollastrelle di Vanessa Hudgens e Nina Dobrev.
Ford: questa roba mi pare la tipica trappola da pusillanimi come Peppa Kid o famiglie allo sbando nel multisala, dunque attenderò ancora poco per portare i Fordini a godersi l'ultimo Pixar, piuttosto che una cosa che, probabilmente, non arriverebbero a guardare fino alla fine. Neanche l'avesse consigliata Cannibal.


THE EQUALIZER 2
 
"Amico, se non mi servi subito da bere passerai un brutto quarto d'ora neanche fossi Kid nelle mani di Ford."

Patalice: Il Denzel è sempre il Denzel. Okay non avrà i fasti figosi di Will Smith, che più invecchia più da soddisfazione al sudombelicale degli amatori del color ebano (IO IO IO), però ha sempre quel suo fascino dannato, che nei film d'azione esplode senza ritegno!
Il primo capitolo partiva bene, ma un po' si arenava nella noia e nel banalotto, ma vista la moria di titoli in uscita questa settimana, l'americanata d'azione potrebbe salvare i mediocri spettatori alla ricerca del brivido facile, come la sottoscritta...
Certo, Tip e Tap qui intorno probabilmente non faranno salti di gioia, e recupereranno il film per altre vie...
...e poi la snob sarebbi io...
Cannibal Kid: Ford immagino che avrà già prenotato il suo biglietto al cinema. Quanto a me, ancora non ho visto il primo The Equalizer e il pensiero di recuperarmi quello per poi guardare pure questo non mi sfiora nemmeno da lontano. Il trono di snob radical-chic è di nuovo mio, sì!!!
Ford: fordianata e figata della settimana e forse del mese! Nonostante quello che dicono gli ormoni di Patalice Denzellone si mangia un paio di Will Smith a colazione ogni giorno, e considerato quanto esaltate fu il primo The Equalizer, sono già in prima linea in qualsiasi modo per gustarmi il numero due, sperando che possa essere anche meglio.
Alla facciazza del re dei Cannibal Chic.


GOTTI - IL PRIMO PADRINO

"Che ve lo dico a fare!? Per quei bloggers servono delle belle scarpe di cemento!"

Patalice: Dopo la nomination agli Emmy, per il ruolo di Robert Shapiro, nella serie su O.J. Simpson, John Travolta ha ripreso credito ad Hollywood, che gli ha affidato un ruolo di primissimo piano nel film biografico sul criminale John Gotti, capo della famiglia Gambino, famigerata organizzazione criminosa che portò orrore e scompiglio negli Stati Uniti. Io amo le storie biografiche, e per il faccione di Travolta ho un tenero debito di riconoscenza, perché "Grease" e "Pulp Fiction" sono 2 tra i miei film del cuore; tuttavia 9,20 euro sono forse un tantinello troppi perché io li spenda per lui... il vecchio mandriano mi da dello spettatore tipo, Kid invece lo vedo poco sul pezzo... ma anche qui chissà se c'ho ragione o se no... vedremo che ci diranno i post che verranno!
Cannibal Kid: Questo film negli Usa ha fatto parlare di sé unicamente per un motivo. Il suo successo?
Tutt'altro. Ha ricevuto le peggiori critiche piovute addosso a un film negli ultimi anni e su Rotten Tomatoes, l'aggregatore delle recensioni dei siti più importanti del mondo che però sorprendentemente non tiene conto degli autorevoli giudizi di Pensieri Cannibali e di White Russian, ha ottenuto l'invidiabile punteggio dello 0%. In pratica, a nessuno, almeno tra giornalisti e recensori, è piaciuto anche solo minimamente. Sarà davvero la più grande merdaccia nella storia del cinema dai tempi di... [aggiungere un film con Stallone a caso]?
Ford: Travolta mi è sempre stato simpatico, i mafia movie mi sono sempre piaciuti, eppure, sarà per le terrificanti recensioni ricevute oltreoceano, la mia voglia di imbarcarmi in questa visione è più o meno la stessa che avrei di passare un pomeriggio a fare shopping con Patalice o a stare seduto in silenzio in cameretta con una maschera da coniglio con Cannibal.


SEPARATI MA NON TROPPO

"Che ne dite!? Posso fare concorrenza a Shailene Woodley?"

Patalice: Cazzarola... i film francesi sono un bel terno al lotto... 50% cacate pazzesche, 50% piccole perle.
La commedia ultimamente non ha dato ai cugino oltralpe particolare credito, ed i registi tendono ad essere di un banale che la presenza delle Donatella in qualunque reality di qualsiasi canale pare una sorpresona pazzesca, però c'è anche da dire che la trama pare smentire questo trend...
marito e moglie si separano, ma la situazione economica avversa li costringe a convivere ancora,
e sarà proprio nella folle situazione di obbligato quieto vivere che i due si renderanno conto della bellezza delle piccole cose...
...SPOILER: era una battutaccia il fatto che ci fosse originalità...
Cannibal Kid: Allora, non attaccatemi i francesi che se no mi incazzo. Intanto siamo campioni del mondo... Volevo dire sono campioni del mondo. E poi il cinema l'abbiamo inventato noi... volevo dire che l'hanno inventato loro.
La mia percentuale di apprezzamento nei confronti dei prodotti transalpini direi che è di un buon 80% e so che le commedie francesi di recente non sono schifate nemmeno da quel diffidente di Ford. Quindi, in questo caso, au revoir Patalice!
Ford: i francesi non mi sono mai stati simpatici, un pò come il loro calcio, una bella fetta del loro Cinema o come Cannibal Kid. Eppure, di tanto in tanto azzeccano cose decisamente interessanti. Sarà questo il caso? Se ne avrò l'occasione, darò volentieri l'opinione fordiana in merito.

UN AFFARE DI FAMIGLIA

"Non saprei: noi, intanto, facciamo concorrenza ai Ford."

Patalice: Oh cavolo... mi tocca nuovamente fare la parte della cretina... e non sono manco bionda!
...che scusa posso inventarmi?
Fooooordinoooooo, Goieeeeeetto, venitemi in soccorso!
Va beh, trattasi di un film giappo, diretto da un maestrone della cinematografia, che tocca il tema delle diseguaglianze sociali, con un linguaggio amarissimo, dove c'è una piccola comunità che non è imparentata ma è unitissima, una bimba apparentemente abbandonata accolta da una coppia ed una saggia nonna che incarna uno spirito orientale tipicissimo. Ne parlano come di potenziale capolavoro, ed io vorrei fortissimamente vorrei dirmi interessata partecipe e qualsiasi altra cosa, ma non è così...
No proprio non me ne potrebbe fregare meno dei giapponesi... a meno che non mi si prometta una cena sushi all you can eat post.
...in quel caso potrei fare un'eccezione...
Cannibal Kid: Io non mangio pesce, quindi il sushi figuriamoci, ma un chinese all you can eat posso accettarlo. Meglio se accompagnato dalla visione del film vincitore della Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes che ok, così sulla carta non è che sembri proprio entusiasmante, ma so già che se lo vedo potrebbe emozionarmi quanto Ford di fronte a un nuovo WrestleMania. O Patalice di fronte alla nuova collezione di Louboutin.
Ford: non ho mai visto, per quanto ami il Cinema jappo, un film di Koreda, ma considerate le premesse questo potrebbe essere non sono un buon modo per iniziare a recuperare il suo lavoro, ma anche per poter trovare uno dei titoli più interessanti di un anno certo non indimenticabile per il Cinema. Se poi si considerano tematiche che ricordano la parte sociale del lavoro di Kurosawa, il gioco è fatto. Poi, certo, lo spazio per un all you can eat sia cinese che giapponese ed un bel pay per view di wrestling si trova sempre!


NEW YORK ACADEMY FREEDANCE

"Sono più aggraziata del casalese più famoso del mondo. Bolle? No, Katniss Kid!"

Patalice: Accompagnata dai miei due Roberto Bolle, eccomi indossare il tutù e le scarpette a punta, e lanciarmi in un twerk di quelli scatenati!
L'ennesima commedia a passo di danza ha possibilità pari a zero che io vada al cinema a vedermi un polpettone tra sfide di crew ammattite, storie d'amore scontate come i colori fluo ai saldi, ed un finale prevedibile dalla prima scena.
...a meno che il Kid non venga con me, perché siamo appena diventati amici su facebook, e con la calzamaglia, outfit necessario alla visione del suddetto film, deve stare dadddddio!
Cannibal Kid: Saremo anche diventati amici su Facebook però ouh, cos'è tutta questa confidenza? In genere non mi mostro in calzamaglia prima del terzo appuntamento.
Quanto al filmaccio, ammetto di avere un debole per Save the Last Dance, uno dei miei sommi guilty pleasure, ma tutti i lavori che in seguito hanno cercato di scopiazzarlo mi hanno fatto pena e questo New York Academy Freedance rischia di far passare persino Step Up per il Quarto potere dei film sulla danza. Pazienza, una scusa buona per evitare di andare al cinema in calzamaglia. Che comunque mi starebbe DI-VI-NA-MEN-TE! Altroché Roberto Bolle, il secondo casalese più famoso nel mondo.
Ford: la calzamaglia io la indosso solo per un incontro di wrestling, e certo non per partecipare alla visione di qualcosa che mi pare lontano da questo vecchio cowboy almeno quanto una serata fuori solo ad acqua naturale. Dunque, lascio lo spero ingrato compito a Calzamaglia Kid.


Outro di Patalice: ...cioè tutto questo è già finito?
I film sono già finiti?
Io ho già finito?
I need Nutella, botox ed un limone di un Hemswoth qualsiasi...
Chris sarebbe preferibile!

mercoledì 6 giugno 2018

End of justice - Nessuno è innocente (Dan Gilroy, Canada/Emirati Arabi/USA, 2017, 122')







Immagino sia capitato a tutti voi almeno una volta nella vita di ordinare un piatto - o un cocktail - che sulla carta avrebbe tutti gli ingredienti giusti per piacervi solo per scoprire che, al contrario, finirete per rimpiangere la scelta.
Giusto per farvi un esempio pratico: la maionese è una delle cose che più detesto al mondo, e la sua presenza - anche minima - compromette la possibilità per questo vecchio cowboy di assaggiare un piatto, un panino o qualsiasi altra cosa.
Eppure i suoi ingredienti, presi singolarmente, sono tutti più che apprezzati.
End of justice - terribile adattamento italiano dell'originale Roman J. Israel Esq. - potrebbe essere paragonato proprio alla "merda gialla", come direbbe Vincent Vega: non che mi abbia fatto così tanto schifo ma, se paragonato ai pezzi che compongono il suo puzzle, rappresenta senza dubbio una delle delusioni più clamorose di questa già decisamente spenta primavera cinematografica - anche se, lo ammetto, tra desertificazione della blogosfera, stanchezza da lavoro e crossfit e impegni con i Fordini, anch'io ultimamente sono più da serie tv -.
Questo perchè Dan Gilroy, con il suo Lo sciacallo, era stato una delle sorprese più interessanti di qualche stagione fa, il buon Denzellone è sempre un grande - anche quando, come in questo caso, gigioneggia a livelli fuori scala - ed il legal thriller ha da sempre esercitato un fascino particolare sugli occupanti del Saloon, specie se associato a questioni etiche o filosofiche, se così possiamo definirle.
Peccato che, nonostante protagonisti, autore e confezione, End of justice si perda in se stesso e soprattutto nella gestione del tempo narrato neanche fosse il peggiore dei prodotti da sabato sera su Italia Uno, raccontando il conflitto interiore di un protagonista sulla carta assolutamente interessante con una semplicità da taglio con l'accetta degna del più trash degli slasher movies: Roman J. Israel Esq, avvocato ombra del suo socio, genio quasi autistico del sistema legale, paladino dei diritti degli accusati con il sogno di intentare una sorta di "causa allo Stato" che potrebbe portare ad una rivoluzione del sistema legale, trovatosi privo del suo "scudo" e in un ambiente che non gli è consono, cade vittima del fascino del potere e delle scappatoie, finendo per commettere tutti gli errori che fino ad allora aveva tanto criticato, o lottato per cancellare.
Un'evoluzione sulla carta stimolante per sceneggiatori e pubblico resa troppo semplice e veloce, quasi si fosse deciso di condensare un'intera stagione di una serie in un film di un paio d'ore - o le tre settimane citate ad inizio pellicola neanche fossero mesi, o addirittura anni -: non che cambiamenti radicali siano da escludere completamente nella realtà, e senza dubbio eventi traumatici possono portare a compiere scelte che nella quotidianità finiscono per essere poco più di remote possibilità, eppure l'impressione, nel cambio di ruoli di Washington e Farrell, è che tutto appaia forzato e posticcio, neanche Gilroy avesse abbandonato i panni dello sciacallo per trasformarsi in una sorta di pavone e mostrarsi più appariscente di quanto in realtà non sia.
Un atteggiamento - ed un problema - che si riflettono anche sulla pellicola, assolutamente lontana dai classici del genere e neppure tanto pessima da stuzzicare una stroncatura di quelle buone per sfogarsi e divertirsi anche un pò: semplicemente il tentativo di "cambiare il mondo" di Roman J. Israel Esq risulta assurdo come tutti i sogni donchisciotteschi - e questo potrebbe essere anche positivo - quanto fastidioso come i bei voti di quei secchioni che ai tempi della scuola si lamentavano ogni volta di essere andati male ad un compito in classe per poi prendere i voti più alti.
Peccato non essere più a scuola, a volte.
Perchè per loro la vita sarebbe decisamente più semplice.
E chissà, certi piatti con ingredienti perfetti potrebbero perfino risultare perfetti a loro volta.
Peccato che la scuola sia finita da un pezzo.




MrFord




giovedì 31 maggio 2018

Thursday's child



Nuova settimana di uscite e nuova, o vecchia in diverse misure, versione della rubrica dedicata alle uscite cinematografiche più interessante che si possa immaginare qui nell'abbandonata blogosfera: questo giovedì, infatti, saremo soltanto io ed il mio arcinemico favorito a darci battaglia, una sorta di ritorno al passato che grida ai nostri compari di compattarsi e tornare a quelli che eravamo qualche anno fa.



"Inutile guardarmi così, Ford. Non ti lascio guidare."


Lazzaro felice

"E con questa, ne spariamo un paio in fronte a quei due bloggers degenerati."
Cannibal Kid: Lazzaro è felice, lo saremo anche noi spettatori?
Di sicuro più di quanto io sono felice di co-condurre questa rubrica, questa settimana “orfana” di ospiti, da solo soletto insieme al minaccioso Ford. Ora che non ha nessun altro con cui prendersela, può bullizzare solo me.
Quanto al film comunque sono decisamente fiducioso. Il mio rapporto con Alice Rohrwacher era partito male, con il pretenzioso e noioso Corpo celeste. Le cose erano invece andate molto meglio con il quasi meraviglioso Le meraviglie. E adesso come andrà?
Ford: iniziamo subito male con un film italiano super radical chic. Che sia una settimana troppo Cannibale con il solo Cannibale a farmi compagnia?

Tuo, Simon

"Posso suggerirvi di tornare alla matita, invece che continuare a pubblicare online?"

Cannibal Kid: Dopo Chiamami col tuo nome, è in arrivo il secondo cult gay – ma anche cult e basta – dell'anno? Le carte in regole ci sono tutte. Siamo dalle parti di quei teen young adult che spesso e volentieri fanno breccia nel mio cuore, il regista è Greg Berlanti nome noto soprattutto al pubblico telefilmico per aver sceneggiato serie come Dawson's Creek e creato Everwood, e più di recente purtroppo anche porcheruole supereroistiche come Arrow, The Flash e Legends of Tomorrow, e nel cast, oltre a Nick Robinson che in Jurassic World e Noi siamo tutto mi era sembrato un po' imbambolato, c'è anche Katherine Langford di Tredici. In altre parole: quanto potrò adorare questo film io, e quanto potrà odiarlo uno come Ford?
Ford: filmetto probabilmente adolescenziale che probabilmente esalterà Cannibal e che io eviterò come la peste. Eppure, se a qualche produttore venisse la malsana idea, un film a tematica gay sul rapporto tra i due rivali più rivali della blogosfera riscuoterebbe un successo clamoroso.

La truffa dei Logan

"Cannibal e Ford ci vogliono come ospiti della loro rubrica." "Stai scherzando!? Dì che non abbiamo tempo!"

Cannibal Kid: Film visto mesi fa. Parecchio gradevole. Per una visione senza troppe pretese ci sta, anche se i film migliori di Steven Soderbergh restano altri. Non mi ha ispirato abbastanza da scrivere una recensione, però mi sento di consigliarlo piuttosto che no. Anche a Ford, che credo potrebbe apprezzarlo pure più di me.
Ford: nonostante i consigli di Peppa Kid ed un trailer che potrebbe rivelarsi fordiano, non ho troppa voglia di affrontare questa visione. Ora che Cannibal si è esposto, però, lo farei soltanto per dimostrare di saperne tirare fuori un post, ovviamente in disaccordo con le sue opinioni.

The Strangers - Prey at Night

"E così Ford non potrà mai più guidare!"

Cannibal Kid: Del primo ho un vago ricordo. Mi era sembrato decente, ma non memorabile. Ford invece l'aveva detestato, quindi non doveva essere poi così male. La voglia di vedere questo sequel o remake o che ca**o che è comunque è a zero.
Ford: il primo The Strangers era un'inutile stronzata priva di logica. Neanche l'avesse consigliato Cannibal. Figuriamoci il secondo.

End of Justice - Nessuno è innocente

"Questi sono tutti gli scritti di Ford e Cannibal. Bruciali prima che sia troppo tardi. O che mi invitino come ospite alla loro rubrica."

Cannibal Kid: Nessuno è innocente e di sicuro non lo è Ford, reo di vari crimini contro il cinema e il buon gusto in generale. Il film in quanto legal non mi attira particolarmente, però potrei tentare una visione per vedere se la prova di Denzel Washington era davvero da nomination agli Oscar e perché dietro la macchina da presa c'è quel Dan Gilroy del cattivissimo Lo sciacallo – Nightcrawler.
Ford: questo film con il Denzellone candidato agli Oscar potrebbe essere la sorpresa della settimana, e spero vivamente sia in grado di far dimenticare a questo vecchio cowboy l'orribile esperienza di tornare a condividere questa rubrica dopo mesi solo con Cannibal. Neanche avessimo riesumato il fuggitivo Manhattan.

L'arte della fuga

"Ma cosa ti è venuto in mente di comprare? Per Ford questa gradazione è troppo bassa!"

Cannibal Kid: L'arte della fuga non è la storia di cosa faccio io quando vedo Ford avvicinarsi, come qualcuno potrebbe immaginare, bensì è una pellicola francese spero abbastanza radical-chic da convincermi a un recupero. Il fatto che sia del 2014 e che in Italia arrivi solo adesso mi fa venire un dubbio: i nostri distributori sono lenti quanto quella vecchia lumaca di Ford, o forse non meritava nemmeno di arrivare nei cinema? E comunque, altro dubbio che mi sorge: in epoca di Netflix e streaming selvaggio, che senso ha fare uscire dei film in 4 sale in croce con 4 anni di ritardo?
Ford: l'unica arte della fuga che mi viene in mente è quella degli illusionisti. Purtroppo già so che questo non sarà il nuovo The Prestige. Così come Cannibal non potrà mai essere il nuovo Ford.

Anna

"Non voglio essere per nulla meno tamarro di Ford!"

Cannibal Kid: Altro film che arriva in ritardo, ma questa volta solo di 3 anni, quindi perché non aspettare un altro po' per proporcelo? O magari aspettare anche tutta la vita...
Ford: comprendo i ripescaggi a distanza di anni quasi meno delle discutibili opinioni del mio rivale Cannibal. Che è tutto dire.

Resina

"Cannibal, accomodati pure su questo tavolo: ho avuto precise istruzioni di torturarti per il resto della giornata."

Cannibal Kid: Film italiano su un coro polifonico che potrebbe essere una piccola sorpresa. Oppure potrebbe essere una di quelle pellicole campagnole e/o amatoriali buone giusto per quel bifolco d'un Ford.
Ford: una pellicola italiana in bilico tra potenziale sorpresa e potenziale schifezza? Nessun problema, una scusa in più per una serata fuori a bere godendosi l'estate incombente.

Prigioniero della mia libertà

"Dobbiamo esorcizzare Ford e Cannibal da questa rubrica. Ed inaugurare l'ospite unico. Che non siano loro."

Cannibal Kid: Storia di un giovane architetto che un giorno viene ingiustamente arrestato. L'inizio di un intrigante legal-thriller?
A vedere il trailer, si direbbe più una roba che fa rimpiangere La telenovela piemontese di Mai dire gol.
Ford: questo dovrebbe essere il titolo di un film sul vecchio Ford che insiste a collaborare con Cannibal. Certo non questa roba.

sabato 30 dicembre 2017

Ford Awards 2017: i film (N°20-11)




E siamo giunti al penultimo appuntamento con i Ford Awards duemiladiciassette, dedicato alla decina di film tra quelli usciti in sala che sono riusciti a farsi apprezzare tanto dal sottoscritto dal giungere ad un passo dalla Top 10: chi avrà sfiorato, dunque, l'impresa del piazzamento tra i migliori?
Qui sotto la risposta, pronta ad essere variegata in termini di generi e stili come sempre si cerca di essere da queste parti.


N°20: THE VOID di JEREMY GILLESPIE e STEVEN KOSTANSKI


Una delle sorprese più liete della parte finale dell'anno: prendendo spunto dai grandi Maestri dell'horror anni ottanta - ed in parte settanta - i due registi confezionano una piccola chicca "mistica" e molto, molto splatter che non sarà il massimo in originalità ma senza dubbio riesce a far fruttare al meglio possibile gli insegnamenti dei grandi del passato.


N°19: BABY DRIVER di EDGAR WRIGHT


Edgar Wright è un protetto del Saloon dai tempi di Shaun of the dead e dell'indimenticabile Trilogia del Cornetto, ancora oggi ineguagliata anche dal suo autore.
Baby Driver, ritmo e colonna sonora pazzeschi, non sarà il suo miglior lavoro ma resta senza dubbio una delle piccole perle di quest'annata decisamente spenta sul grande schermo.




Discusso, contestato, amato o odiato, l'Episodio otto della Saga per eccellenza della Storia del Cinema risulta meno d'impatto del precedente - e splendido - Il risveglio della Forza, ma non per questo incapace di raggiungere il cuore di chi ci si butta.
Con il passare dei giorni dalla visione, è stato una conferma del Potere di questi personaggi e delle vicende che vivono e raccontano.

N°17: IT di ANDY MUSCHIETTI

 

Muschietti rischia grosso prendendosi in carico uno dei romanzi più noti ed amati di Stephen King trasposto - male, ma poco importa - all'inizio degli anni novanta in una mini televisiva divenuta oggetto di culto ringiovanendo nel modo migliore possibile una storia vecchia come il mondo: quella che vede dei ragazzi affrontare le loro paure.
Effetti bellissimi, casting perfetto, una sorta di Goonies versione nuovo millennio in uno stile che ricorda molto Stranger Things. Promosso in attesa del sequel.

N°16: FENCES - BARRIERE di DENZEL WASHINGTON

 
 
Il mitico Denzellone Washington, già fordiano ad honorem, regala una delle grandi sorprese dell'ultima edizione degli Oscar - una delle migliori degli Anni Zero -, con radici affondate nel Teatro, la Famiglia come tema centrale, grandi interpretazioni ed emozioni. 
Non per tutti, ma senza dubbio in grado di rimanere nel cuore di molti.

N°15: CIVILITA' PERDUTA di JAMES GRAY

 

Ho sempre amato James Gray, un autore in grado di conciliare modernità e profondo rispetto per il classicismo: nel corso della sua poco prolifica carriera, ha finito per non deludermi praticamente mai. Non è da meno questo Civiltà perduta, che recupera le atmosfere delle grandi epopee amazzoniche di Herzog e, seppur in modo incompiuto, regala emozioni in grado di far battere il cuore a chiunque senta il brivido all'idea di superare un confine.

N°14: BOSTON - CACCIA ALL'UOMO di PETER BERG

 

Peter Berg, regista americano di grana grossa al mille per mille, regala al pubblico il suo film migliore partendo da una drammatica storia vera e dando una lezione al Terrore che ha attanagliato ed attanaglia il mondo in questo Nuovo Millennio.
La logica della Paura non si vince con le armi, la forza, la risposta violenta.
Si vince con la coesione, il lavoro, la dedizione, il coraggio, la vita.

N°13: BILLY LYNN di ANG LEE



Uno dei film più sottovalutati della stagione.
Ang Lee, amatissimo dal sottoscritto, consegna al pubblico una storia sul lato oscuro dell'America che sarebbe piaciuta al Clint Eastwood migliore, quasi fosse una sorta di "Lato B" di American Sniper e delle contraddizioni assurde della guerra.
Una chicca che in pochi hanno davvero compreso, e che spero davvero possa essere con il tempo riscoperta.

N°12: LE COSE CHE VERRANNO - L'AVENIR di MIA HANSEN LOVE

 
La sorpresa radical dell'anno: giunto sugli schermi del Saloon con il presagio delle bottigliate pronto ad abbattersi sulla sua testa, il lavoro di Mia Hansen Love si è rivelato fresco, intelligente, profondo e legato ad uno dei concetti più importanti sui quali si possa filosofeggiare, il Tempo.
Bravissima la Huppert, elegante il film, toccante il contenuto.

N°11: LA LUCE SUGLI OCEANI di DEREK CIANFRANCE

 
 
Altro titolo che, sulla carta, qui al Saloon rischiava tantissimo, e che al contrario si è rivelato come una delle sorprese più belle dell'anno.
Sarà che, per un genitore, è impossibile rimanere indifferenti a determinate tematiche, ma è anche vero che, in barba alle critiche piovute addosso a Cianfrance, questa pellicola trasuda romanticismo nel senso migliore in cui si potrebbe intendere.


TO BE CONTINUED...





 




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