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domenica 30 dicembre 2018

Ford Awards 2018 - I film (N°20-11)


L'ultima parte delle classifiche e dei Ford Awards è ovviamente quella dedicata ai migliori film dell'anno, quest'anno ridotta a causa di un numero limitato di visioni rispetto al solito, ad una qualità media decisamente più bassa e alla consacrazione delle piattaforme come Netflix, che fino all'ultimo mi hanno fatto meditare rispetto all'idea di considerare un'unica classifica dedicata ai film al posto di quelle separate tra distribuiti in sala e non. 
Alla fine sono rimasto fedele alla tradizione - anche perchè nel duemilaventi, per i dieci anni del Saloon, ho in mente qualcosa rispetto ai vincitori delle singole categorie -, e dunque ecco la prima delle due decine dedicate alle pellicole uscite in sala che hanno maggiormente colpito questo vecchio cowboy.


N°20: SEVEN SISTERS

Seven Sisters Poster

Spernacchiato spesso e volentieri, per me un ottimo intrattenimento, apre la classifica il lavoro di Tommy Wirkola, che già avevo apprezzato in passato, dal sapore vagamente blackmirroriano legato ad identità ed affermazione di se stessi: imperfetto, sicuramente non sarebbe entrato in una classifica di questo tipo qualche anno fa, o quantomeno sarebbe stato più in basso, ma i tempi cambiano e questo è quanto mi ha portato il duemiladiciotto. Che nel caso di Lunedì e delle sue sorelle, non è stato poi così male.


N°19: RED ZONE - 22 MIGLIA DI FUOCO

Red Zone - 22 miglia di fuoco Poster

Peter Berg è un altro fordiano ad honorem che, da americano a stelle e strisce tamarro al cento per cento, si affida spesso a prodotti che sono quanto di più lontano esista dal radicalchicchismo. Red Zone ne è il perfetto esempio: azione serrata, sparatorie, morti come se piovesse, patriottismo ed una serie di sequenze d'azione pazzesche - un plauso al mitico Iko Uwais, già protagonista di The Raid - che unite ad un paio di twist ben sviluppati hanno portato ad una delle sorprese più inaspettate della seconda parte dell'anno.


N°18: ANNIENTAMENTO

Annientamento Poster

Un cast pazzesco tutto al femminile, il regista dell'ottimo Ex Machina, tematiche profonde ed importanti: Annientamento poteva essere un supercult e invece è solo un buon film pronto a toccare corde intime presenti in ognuno di noi, ma avercene di "solo un buon film" come questo.
Esteticamente molto interessante, splendida la metafora che muove l'intera pellicola, ha forse il limite di essere troppo teoria e poca pratica, eppure mi è servito per riflettere su un periodo che mi ha visto a confronto con la malattia di mio padre.


N°17: L'ORA PIU' BUIA

L'ora più buia Poster

Ho sempre apprezzato i biopic storici ben realizzati, e la figura di Winston Churchill è per me una delle più sfaccettate ed interessanti del Novecento: grazie ad un'interpretazione pazzesca di Gary Oldman e ad una narrazione avvincente ho riscoperto il piacere di godermi i film di stampo classico, hollywoodiani e "da Oscar" da un lato ma sempre in grado di catturare dal primo all'ultimo fotogramma dall'altro. 


N°16: GLI INCREDIBILI 2

Gli Incredibili 2 Poster

Quattordici anni fa avevo amato Gli Incredibili, visto in un periodo della mia vita in cui non avrei mai immaginato, un giorno, di amarne anche il seguito visto con la mia Famiglia accanto, Fordini esaltati compresi: Brad Bird, mantenendo lo standard qualitativo come di consueto altissimo della Pixar, attualizza alcuni temi - il ruolo di Elastigirl -, si affida alle gag di Jack Jack - irresistibile - e consolida quella che era stata l'ossatura del primo film. La trama resta forse prevedibile, ma il risultato è senza dubbio una certezza.


N°15: AVENGERS - INFINITY WAR

Avengers: Infinity War Poster

I supereroi al Cinema avranno anche cominciato a stancare, ma il Cinematic Universe targato Marvel continua a presentare spettacoli d'intrattenimento di livello altissimo: a riscattarsi dal passo falso di Age of Ultron, gli Avengers tornano con il cupissimo Infinity War, che traghetta il pubblico in quello che dovrebbe essere il terzo blocco di uscite legate al progetto di questo universo e lo fa nel modo più drammatico possibile, portando in campo, tra l'altro, l'intero gruppo di personaggi protagonisti delle pellicole Marvel degli ultimi anni, dai Guardiani della galassia a Thor e Capitan America. 


N°14: DEADPOOL 2

Deadpool 2 Poster

Altro film, altro "supereroe". Certo, Deadpool non è un supereroe come gli altri.
Anzi, non lo è affatto. Ed è proprio questo il bello.
Si è perso l'effetto novità del primo capitolo, ma anche questo numero due è fracassone, sboccato, sfacciato, divertente e chi più ne ha, più ne metta. Senza contare il debutto "mortale" di X-Force.


N°13: LADY BIRD

Lady Bird Poster

Il titolo più indie e se vogliamo radical di questa prima decina porta la firma di Greta Gerwig ed è rappresentato dal volto di Saoirse Ronan, e come gli altri che l'hanno preceduto è tutto fuorchè un film perfetto. Eppure, nella sua imperfezione, rappresenta benissimo proprio l'imperfezione dell'adolescenza, uno dei periodi più assurdi, scombinati e caotici, nel bene o nel male, che ognuno di noi vive prima di diventare adulto. O quantomeno di provarci. 
La Lady Bird della Gerwig di sicuro ci prova.


N°12: BOHEMIAN RHAPSODY

Bohemian Rhapsody Poster

E se questo è l'anno delle imperfezioni, Bohemian Rhapsody rende benissimo l'idea: un film "pilotato", giocato in tutto e per tutto sulla grande prestazione di Rami Malek nel ruolo di Freddy Mercury e sulle canzoni dei Queen, retorico per certi versi e troppo pop per altri, eppure profondamente trascinante ed emozionante, che mi ha ricordato il periodo delle medie, quando vissi non solo la morte del frontman del gruppo inglese, ma anche una delle mie prime, vere passioni rock.
Ed il concerto al Live Aid, replicato praticamente alla perfezione, è da brividi.


N°11: FABRIZIO DE ANDRE' - PRINCIPE LIBERO

Fabrizio De André: Principe libero Poster

Potrebbe valere per questo film - che fino all'ultimo ho avuto dubbi rispetto a dove inserire, se tra i non distribuiti o qui - lo stesso discorso fatto per Bohemian Rhapsody: pilotato, imperfetto, incapace di mostrare al cento per cento le sfaccettature di un mito della Musica italiana e non solo come Fabrizio De Andrè, eppure in grado di trasmettere almeno in parte le emozioni che solo le sue canzoni sanno trasmettere, oltre ad evidenziare aspetti meno noti ma molto interessanti della vita del cantautore genovese - l'amicizia con Paolo Villaggio in particolare -.



lunedì 3 dicembre 2018

White Russian's Bulletin



Nonostante gli impegni lavorativi, la desertificata blogosfera e Red Dead Redemption 2 che mi cattura sempre di più, anche a questo giro di giostra sono riuscito a portare a casa qualche visione nel corso della settimana: titoli criticati, non perfetti, lontani dal poter essere considerati tra i migliori dell'anno, eppure a loro modo di carattere e ottimi da gustarsi per serate da divano e White Russian - ovviamente - lontani dal freddo ormai quasi invernale.


MrFord


RED ZONE - 22 MIGLIA DI FUOCO (Peter Berg, USA, 2018, 94')

Red Zone - 22 miglia di fuoco Poster


Peter Berg da queste parti è sempre ben accetto dai tempi di Friday Night Lights, e nonostante si tratti di uno dei registi action più americani - nel senso stelle, strisce e se metti piede nella mia proprietà ti pianto una palla in corpo - che si possano immaginare, è sempre riuscito a trasportare la tipica retorica bianca, rossa e blu in qualcosa di sanguigno e tosto.
Non è da meno il tanto vituperato - in patria - Mile 22, action di stampo orientale - in più occasioni mi ha ricordato The Raid - che vede un altro fordiano d'eccezione, Mark Wahlberg, capitanare una squadra di operativi paramilitari incaricati di accompagnare un prigioniero politico fino ad un recupero che pare distante anni luce nel tipico action survival che quasi ricorda un videogiocone sanguinoso.
Strepitosi i combattimenti, da quello con protagonista Lauren Cohan a tutti quelli che vedono al centro dell'azione Iko Uwais, già star di The Raid - per l'appunto -: e come se non bastassero botte, proiettili ed un ritmo incalzante, i twist continui del finale aggiungono pepe ad un titolo, a mio parere, sottovalutato ed incompreso. Roba tosta.



BOHEMIAN RHAPSODY (Bryan Singer, UK/USA, 2018, 134')

Bohemian Rhapsody Poster


Freddy Mercury e i Queen sono stati, ai tempi delle medie, una delle mie prime cotte musicali, con quel loro gusto kitsch e sopra le righe e pezzi che praticamente parevano nati per far parte di compilation e greatest hits vari: la storia di Mercury, legata a doppio filo all'AIDS e alle controversie sulla sua sessualità è da sempre materia di chiacchiere tra gli appassionati, e nonostante la critica illustre non veda la sua band come una delle più importanti del rock non ci sono dubbi rispetto al fatto che ne abbia fatto indubbiamente la Storia.
Il lungometraggio che ne racconta le gesta sul palco e non solo, firmato dal Bryan Singer de I soliti sospetti ed interpretato da un grandissimo Rami Malek, è a tratti troppo facile nel suo svolgimento, per certi versi clamorosamente hollywoodiano e pronto a fare leva nella seconda parte sul coinvolgimento emotivo ed ovviamente sui pezzi immortali scritti dalla band, eppure è, come Mile 22, pane e salame e di cuore anche nel mostrare quegli stessi limiti, esibiti al contrario orgogliosamente almeno quanto le modifiche "storiche" operate per alimentare la drammatizzazione del soggetto - come le tempistiche secondo le quali Freddy comunicò ai suoi tre compagni di aver contratto l'HIV -: in questo senso, probabilmente, sarebbe piaciuto ad un "eccessivo" come Mercury.
Ed il concerto del Live Aid replicato alla perfezione nel finale resta davvero da brividi.




MAKING A MURDERER - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2015)

Making a Murderer Poster


La Storia della Giustizia americana è senza dubbio ricca di casi eclatanti raccontati spesso e volentieri dal grande e dal piccolo schermo, da Hurricane a O. J. Simpson.
In questo caso a portare sullo schermo l'incredibile lavoro in termini di dedizione degli autori è ancora una volta Netflix, che qualche anno fa fece parlare di sé grazie a questa serie dedicata all'incredibile vicenda di Steven Avery, condannato a metà degli eighties per uno stupro che non ha commesso e scarcerato grazie alla prova del dna dopo diciotto anni, che, dopo due anni di libertà ed una causa milionaria intentata contro il dipartimento di polizia della sua regione viene accusato di un omicidio dai contorni orrorifici con il giovanissimo nipote in quello che pare, dall'esterno, essere un vero e proprio caso di "costruzione di reato".
Stilisticamente antispettacolare - le riprese furono tutte fatte seguendo i protagonisti delle vicende, senza alcun fronzolo -, agghiacciante da seguire se non altro come critica feroce al sistema di giudizio negli USA, non privo di domande da una parte o dall'altra della barricata lo si guardi - in questo caso ricorda lo splendido Capturing the Friedmans di Jarecki -, forse non avrà la potenza emotiva o visiva di altri titoli, ma senza dubbio tocca nel profondo e fa riflettere su quanto fallibile sia o possa essere l'Uomo.


giovedì 15 novembre 2018

Thursday's child




Nuova settimana di uscite e nuova uscita puntuale di questa rubrica al Saloon, quasi fosse un miracolo. Accanto al vecchio cowboy, oltre al solito, fastidioso, Cannibal Kid, il buon Carlo "Cinemaniaco", che come i due conduttori di questa rubrica può essere a pieno titolo considerato parte della "vecchia guardia" della Frontiera dei blog ormai morente.
Come sarà andata?



Animali fantastici - I crimini di Grindelwald

"Quel Ford è proprio vecchio. Usa ancora le cartoline per postare i commenti di questa rubrica."

Il cinemaniaco: Di solito le seconde puntate di una trilogia sono sempre interlocutorie. Tranne Deep, che nel trailer appare sempre più bollito, il resto promette bene.
Cannibal Kid: Mi secca iniziare subito facendo l'Hermione saputello di turno, però devo correggere il cinemaniaco Carlo un tempo noto come Nickoftime precisando che quella di Animali fantastici non sarà una trilogia. J. K. Rowling ha infatti annunciato che sono previsti 5 film di questa saga, che se no soltanto con 3 non riusciva a diventare più ricca di Paperon de' Paperoni. Dicendo questo sembra che io sia un fan del magico mondo di Harry Potter e affini, e invece non è proprio così. Anzi, sono delle bambinate che ho sempre visto, ma che non mi hanno mai entusiasmato, come invece hanno fatto con quell'eterno maghetto di James Ford.
Ford: la saga di Harry Potter, pur a corrente alterna, mi ha sempre ben intrattenuto, e a sorpresa anche il primo Animali fantastici, la storia delle origini di Ford e Cannibal, non mi aveva fatto crollare secco. Questo secondo capitolo con il sempre più bollito Depp ed il Silente di Jude Law non mi ispira particolarmente, ma del resto ormai ho lo stomaco forte dopo anni passati a collaborare con Cannibal.

Widows - Eredità criminale

"Quel Cannibal è troppo poco tamarro per farsi vedere in giro da Ford. E già che ci sono, anche Carlo."

Il cinemaniaco: Cosa ci azzecchi il regista di “Hunger” e “10 anni schiavo” con questo thriller al femminile nessuno lo sa, o almeno, noi non lo sappiamo. Lo andremo a vedere solo perché siamo come siamo…
Cannibal Kid: Nuovo film per il mio Steve McQueen preferito. Considerando che i suoi precedenti Shame e 12 anni schiavo (non 10, mi tocca correggere di nuovo il Cinemaniaco, e sto cominciando a prenderci gusto ahahah) mi erano piaciuti parecchio, anche se Hunger decisamente meno, l'attesa per il suo nuovo film dalle mie parti è molto alta. E il fatto che presenti una trama apparentemente distante dai suoi altri lavori non fa che aumentare la curiosità.
Ford: McQueen ci sa fare, i suoi film fino ad ora hanno sempre avuto qualcosa da dire, dunque le aspettative, malgrado la trama insolita per il regista, sono alte. Speriamo solo che non sia una roba troppo fastidiosa in pieno stile Cannibal.



Chesil Beach - Il segreto di una notte

"Cannibal sponsorizza il nostro film. Non resta che buttarci a mare."
 
Il cinemaniaco: Che ve lo dico a fare! Dalle nostre parti i film della Ronan si vedono e si consigliano a scatola chiusa…
Cannibal Kid: Questa volta non ho niente da ridire, anzi sottoscrivo ogni parola di Carlo. Non a caso questo film sono già corso a vederlo, senza che manco fosse ancora uscito nelle sale, e qui potete trovare la mia recensione (http://www.pensiericannibali.com/2018/08/on-chesil-beach-sposare-saoirse-ronan.html). C'è da aggiungere che non è uno dei film migliori nella splendida carriera della splendida Saoirse, però è comunque una visione imperdibile per tutti noi Ronan fans. Un po' come un film medio con Stallone per tutti gli Stallone fans... ovvero solo Ford. Scusate, mi correggo di nuovo: Stallone non ha mai girato film medi. Solo film pessimi o film atrocemente pessimi.
Ford: la Ronan mi sta simpatica, ma da qui a definirla splendida quando in giro ci sono le Jennifer Lawrence del caso mi pare decisamente troppo. Ad ogni modo, un'occhiata la si può comunque concedere.

Cosa fai a Capodanno?

"Non ho invitato io quel Carlo, mi dispiace." "Beh, la prossima volta vedi di stare più attento!"

Il cinemaniaco: Uh questa settimana il cinema italiano rischia di scomparire! in compenso, raccontando di tre coppie che si incontrano per scambiarsi i partner quelli di “Cosa fai a Capodanno?” hanno deciso di buttarla in caciara, promuovendo il film su pornohub! Tenendo conto che a interpretarli sono tra gli altri Scamarcio, la Puccini e Alessandro Haber penso si tratti di uno specchietto per le allodole. Chi si aspetta di vederli nudi e avvinghiati rimarrà con un palmo di naso. A quel punto è meglio stare a casa a cliccare su Pornohub!!
Cannibal Kid: Visto che non c'è due senza tre (un po' come non c'è Ford senza Cannibal), mi tocca a malincuore correggere di nuovo il cinemaniaco Carcarlo. Non per fare l'esperto di porno, ma un po' sì, però il celebre sito si chiama Pornhub e non Pornohub. Evidentemente questo cinemaniaco guarda un po' troppi film d'autore e un po' troppo pochi porno. Come Abdellatif Kechiche insegna, una cosa però non esclude per forza l'altra. Quanto al film, è un autorevole candidato all'Oscar... di titolo più odioso dell'anno. E forse di sempre.
Ford: questo mi pare proprio il tipico film italiano che non andrebbe neanche distribuito. Noto, invece, che finalmente Cannibal ha smesso di guardare solo film teen e si è buttato anche sull'intrattenimento per adulti.

Red Zone - 22 miglia di fuoco

"Non ci sono mai abbastanza Cuccioli Eroici da sistemare in queste esercitazioni!"

Il cinemaniaco: Berg e Wahlberg hanno in comune persino una parte del cognome, figuriamoci se possono smettere di fare film insieme. In questo caso bisognerà verificare il grado di rambizzazione di Wahlberg e capire in che modo è stato metabolizzato il fatto di puntare al mercato orientale oltreché americano. Il rischio è quello di rimanere a metà del guado.
Cannibal Kid: Ai tempi di Friday Night Lights, Peter Berg prometteva bene. Poi ha conosciuto Mark Wahlberg e da lì in poi la sua carriera ha subito una progressiva rambizzazione, o se vogliamo una fordizzazione, che per me fa rima con repulsione. Quasi inutile dire che da questo film girerò a distanza di 22 miglia, e forse più.
Ford: inutile dire che questo potrebbe risultare il film fordiano della settimana e forse del mese. Berg e Wahlberg hanno già lavorato insieme nel discreto Deep Water, nel buon Lone Survivor e nell'ottimo Boston, quindi non posso che ben sperare per questa loro ennesima collaborazione, che spero sia la più fordiana e meno cannibalesca possibile.

Summer

"Facciamo una bella serenata a quei tre bloggers smielati!"

Il cinemaniaco: Qui invece non si scherza. Kirill Serebrennikov, il regista del film, è appena uscito dagli arresti domiciliari o forse lo è ancora. Comunque la storia di una band rock degli anni 80 mi ispira non poco..
Cannibal Kid: Oh, ecco un film che attendo con spasmodica attesa. Come un Ford aspetta un nuovo WrestleMania, o come diavolo si chiama l'evento più importante dell'anno per tutti gli appassionati di wrestling... ovvero solo Ford. Spero che questa pellicola possa avere su di me lo stesso effetto che aveva avuto una manciata di anni fa Searching for Sugar Man: farmi scoprire un grande film e allo stesso tempo pure della grande musica che ancora non conoscevo.
Ford: questo film tra il rock ed i margini della società pare davvero essere una di quelle rare cose in grado di mettere d'accordo perfino me e Cannibal. E a questo punto mi pare anche il nostro Cinemaniaco. Speriamo bene.

In guerra

"Brutta faccia, quella. Ah, è Cannibal Kid. Allora è tutto nella norma."

Il cinemaniaco: Idem come sopra. Stéphane Brizé è regista di film militanti sempre pronti a occuparsi di precarietà lavorative e di diritti dei lavoratori. Lavorando con lui Vincent Lindon si è guadagnato la fama di attore impegnato. Qui la coppia si riforma e, insomma, le premesse di vedere un buon film ci sono tutte.
Cannibal Kid: Oddio, sento l'odore di pellicola militante perfetta per Ford e a quanto pare anche per il cinemaniaco. Considerando che ancora sto sbadigliando al ricordo del precedente film realizzato dalla coppia Brizé + Lindon, ovvero La legge del mercato, piuttosto che vedermi questa loro nuova collaborazione vado... in guerra.
Ford: La legge del mercato mi aveva colpito molto, ho sempre adorato i film d'autore poco radical e molto militanti, quindi direi che questa battaglia tocca proprio combatterla. Per vincere la guerra contro il Cucciolo Eroico.

sabato 30 dicembre 2017

Ford Awards 2017: i film (N°20-11)




E siamo giunti al penultimo appuntamento con i Ford Awards duemiladiciassette, dedicato alla decina di film tra quelli usciti in sala che sono riusciti a farsi apprezzare tanto dal sottoscritto dal giungere ad un passo dalla Top 10: chi avrà sfiorato, dunque, l'impresa del piazzamento tra i migliori?
Qui sotto la risposta, pronta ad essere variegata in termini di generi e stili come sempre si cerca di essere da queste parti.


N°20: THE VOID di JEREMY GILLESPIE e STEVEN KOSTANSKI


Una delle sorprese più liete della parte finale dell'anno: prendendo spunto dai grandi Maestri dell'horror anni ottanta - ed in parte settanta - i due registi confezionano una piccola chicca "mistica" e molto, molto splatter che non sarà il massimo in originalità ma senza dubbio riesce a far fruttare al meglio possibile gli insegnamenti dei grandi del passato.


N°19: BABY DRIVER di EDGAR WRIGHT


Edgar Wright è un protetto del Saloon dai tempi di Shaun of the dead e dell'indimenticabile Trilogia del Cornetto, ancora oggi ineguagliata anche dal suo autore.
Baby Driver, ritmo e colonna sonora pazzeschi, non sarà il suo miglior lavoro ma resta senza dubbio una delle piccole perle di quest'annata decisamente spenta sul grande schermo.




Discusso, contestato, amato o odiato, l'Episodio otto della Saga per eccellenza della Storia del Cinema risulta meno d'impatto del precedente - e splendido - Il risveglio della Forza, ma non per questo incapace di raggiungere il cuore di chi ci si butta.
Con il passare dei giorni dalla visione, è stato una conferma del Potere di questi personaggi e delle vicende che vivono e raccontano.

N°17: IT di ANDY MUSCHIETTI

 

Muschietti rischia grosso prendendosi in carico uno dei romanzi più noti ed amati di Stephen King trasposto - male, ma poco importa - all'inizio degli anni novanta in una mini televisiva divenuta oggetto di culto ringiovanendo nel modo migliore possibile una storia vecchia come il mondo: quella che vede dei ragazzi affrontare le loro paure.
Effetti bellissimi, casting perfetto, una sorta di Goonies versione nuovo millennio in uno stile che ricorda molto Stranger Things. Promosso in attesa del sequel.

N°16: FENCES - BARRIERE di DENZEL WASHINGTON

 
 
Il mitico Denzellone Washington, già fordiano ad honorem, regala una delle grandi sorprese dell'ultima edizione degli Oscar - una delle migliori degli Anni Zero -, con radici affondate nel Teatro, la Famiglia come tema centrale, grandi interpretazioni ed emozioni. 
Non per tutti, ma senza dubbio in grado di rimanere nel cuore di molti.

N°15: CIVILITA' PERDUTA di JAMES GRAY

 

Ho sempre amato James Gray, un autore in grado di conciliare modernità e profondo rispetto per il classicismo: nel corso della sua poco prolifica carriera, ha finito per non deludermi praticamente mai. Non è da meno questo Civiltà perduta, che recupera le atmosfere delle grandi epopee amazzoniche di Herzog e, seppur in modo incompiuto, regala emozioni in grado di far battere il cuore a chiunque senta il brivido all'idea di superare un confine.

N°14: BOSTON - CACCIA ALL'UOMO di PETER BERG

 

Peter Berg, regista americano di grana grossa al mille per mille, regala al pubblico il suo film migliore partendo da una drammatica storia vera e dando una lezione al Terrore che ha attanagliato ed attanaglia il mondo in questo Nuovo Millennio.
La logica della Paura non si vince con le armi, la forza, la risposta violenta.
Si vince con la coesione, il lavoro, la dedizione, il coraggio, la vita.

N°13: BILLY LYNN di ANG LEE



Uno dei film più sottovalutati della stagione.
Ang Lee, amatissimo dal sottoscritto, consegna al pubblico una storia sul lato oscuro dell'America che sarebbe piaciuta al Clint Eastwood migliore, quasi fosse una sorta di "Lato B" di American Sniper e delle contraddizioni assurde della guerra.
Una chicca che in pochi hanno davvero compreso, e che spero davvero possa essere con il tempo riscoperta.

N°12: LE COSE CHE VERRANNO - L'AVENIR di MIA HANSEN LOVE

 
La sorpresa radical dell'anno: giunto sugli schermi del Saloon con il presagio delle bottigliate pronto ad abbattersi sulla sua testa, il lavoro di Mia Hansen Love si è rivelato fresco, intelligente, profondo e legato ad uno dei concetti più importanti sui quali si possa filosofeggiare, il Tempo.
Bravissima la Huppert, elegante il film, toccante il contenuto.

N°11: LA LUCE SUGLI OCEANI di DEREK CIANFRANCE

 
 
Altro titolo che, sulla carta, qui al Saloon rischiava tantissimo, e che al contrario si è rivelato come una delle sorprese più belle dell'anno.
Sarà che, per un genitore, è impossibile rimanere indifferenti a determinate tematiche, ma è anche vero che, in barba alle critiche piovute addosso a Cianfrance, questa pellicola trasuda romanticismo nel senso migliore in cui si potrebbe intendere.


TO BE CONTINUED...





 




lunedì 5 giugno 2017

Boston - Caccia all'uomo (Peter Berg, Hong Kong/USA, 2016, 133')





Fin dall'infanzia, complice una certa formazione cinematografica, letteraria e musicale, non ho mai nascosto di amare profondamente gli States, con i loro eccessi, i loro difetti e quella carica che li ha resi - nel bene e nel male - noti in tutto il mondo.
Ricordo benissimo il mio primo viaggio oltre i confini italiani, ottobre del novantaquattro, quando mi ritrovai per le strade di una Grande Mela che parevano uscite dritte dai film, con i negozi aperti ventiquattro ore, una mescolanza di razze e stili di vita che allora qui ci sognavamo, gli squilibri ed il grande calore di una popolazione che potrà senza dubbio spaventare, a volte, ma che ben rappresenta il potere della passione, della partecipazione.
In un'epoca segnata da atti terroristici sanguinosi - New York, Bruxelles, Londra, Parigi, Nizza, Berlino, Boston solo per citarne alcuni -, in cui la violenza chiama violenza senza il minimo rispetto per gli ideali cui afferma di rifarsi - più volte mi è capitato di affermare e pensare che non esista religione, per chi commette atti di questo genere, solo sete di sangue e grande confusione in testa - si è sentito, visto e letto tutto ed il contrario di tutto.
In questi casi, la prima cosa che mi viene da pensare è che la differenza la possano fare sempre le persone. La partecipazione, la passione, la presenza, la volontà, per l'appunto, dei singoli individui pronti a divenire collettivo può e deve essere l'unica risposta a questi atti.
Peter Berg è, probabilmente, il regista più a stelle e strisce - seguendo un certo tipo di approccio un pò tamarro e un pò cazzuto tipico di quella filosofia made in USA che fa spesso e volentieri storcere il naso ai radical europei - attualmente in circolazione, ed in tutta onestà, lo adoro proprio per questo: dalla strepitosa Friday Night Lights allo sguaiatissimo Battleship, passando per la produzione di Ballers e storie vere portate sullo schermo come Lone Survivor e Deepwater, Berg si è fatto il simbolo di quell'americanesimo da retorica, patriottismo e grande cuore che non ho mai nascosto di amare, e che se incanalato nella giusta direzione, diventa una grande lezione per culture dedite al lamento ed al piangersi addosso come la nostra.
Non mi aspettavo, però, che avrebbe potuto addirittura sorprendermi.
Perchè questo Boston non è solo un atto d'amore dichiarato per la passione statunitense - per certi versi, per quanto completamente diverso, è riuscito addirittura a ricordarmi Sully -, ma anche e soprattutto un tesissimo thriller ispirato - purtroppo - a fatti realmente accaduti, una dichiarazione d'amore per una delle città più importanti degli USA, un film corale di pregevole fattura e ritmo da cardiopalma, pronto a scatenare non solo il coinvolgimento dell'audience, ma anche e soprattutto la voglia di mostrare a chiunque ed in nome di qualunque "religione" possa pensare di sporcarsi di sangue le mani che ci sarà sempre qualcuno pronto a mostrare, con atti di coraggio piccoli e grandi, che con il terrore non si può vincere un cuore che batte.
Non è una questione di buoni contro cattivi - gli States hanno provocato, seppur in modo differente, vittime innocenti in tutto il mondo, inutile prendersi in giro -, ma di coscienza collettiva da gente comune, che a fronte di una tragedia si rimbocca le maniche e, se necessario, rompe anche il culo a chi ha provato a mettere a rischio le vite di chi ama.
E come non capirli, dico io.
Ricordo bene quando chiusi il post dedicato ai fatti terribili di Nizza lo scorso anno proprio con il motto di Friday Night Lights: "Clear eyes, full hearts, can't lose".
A Boston, malgrado tutto, ha vinto la vita.
Come dovrebbe sempre essere.
E Berg l'ha raccontato con la passione di chi vuole mostrare proprio questo.




MrFord




 

martedì 18 ottobre 2016

Deepwater - Inferno sull'oceano (Peter Berg, USA/Hong Kong, 2016, 107')




Sarebbe bastata la coppia esplosiva composta da Mark Wahlberg e Kurt Russell per far salire l'hype rispetto ad un film come Deepwater Horizon - tradotto dai nostrani distributori con l'improbabile "Inferno sull'oceano" neanche fosse l'ultimo dei fracassoni film catastrofici -, e renderlo un papabile favorito di questo inizio autunno al Saloon.
Fortunatamente, però, le grandi divinità che regolano il Cinema tutto hanno deciso di giocare al rialzo con il sottoscritto, inserendo nell'equazione una drammatica storia tutta a stelle e strisce della quale il film è ricostruzione - il disastro della piattaforma che, oltre a dare il nome alla pellicola, nel duemiladieci divenne tristemente nota come la più terribile tragedia in termini ambientali della Storia marina degli USA - e Peter Berg, fordiano onorario grazie a produzioni seriali indimenticabili come Friday Night Lights, tamarrate selvagge della risma di Battleship ed action d'autore come Lone survivor.
E, devo ammetterlo, le attese non sono affatto state deluse.
Deepwater - Inferno sull'oceano è un solido, tosto ed ottimamente realizzato film d'azione drammatico a stelle e strisce, che funziona dal primo all'ultimo minuto, scorre alla grande, illustra un disastro senza nascondere le responsabilità che furono delle società che amministravano la stazione e ne gestivano la sicurezza e regala passaggi visivamente notevoli nella seconda parte, quando ha inizio il caos vero e proprio e tutti i lavoranti dell'impianto si trovano a dover lottare per la propria vita e per la ricerca di una via di fuga da quello che diviene a tutti gli effetti una manifestazione di quello che potremmo immaginare essere l'Inferno.
Come se tutto questo non bastasse, accanto alla presentazione dei personaggi ed alla cornice molto made in USA della prima parte, lo spettatore viene almeno fino all'inizio del disastro travolto da quello che è per me ribattezzato "effetto Titanic", ovvero la tensione data dall'inesorabilità dell'evoluzione della trama e dell'attesa del momento in cui la situazione precipiterà, che si tratti di un iceberg, per l'appunto, o come in questo caso del collasso di un sistema a causa dell'eccessiva avidità e spocchia di un gruppo di presunti esperti del settore.
Da quel momento Marc Wahlberg tira fuori il miglior Mark Wahlberg eroe ammeregano sempre pronto a lottare per la propria vita, il ritorno alla famiglia ed i colleghi, mentre Kurt Russell, non essendo più in età per quel tipo di impresa, sfodera una solida interpretazione d'appoggio che conferma per l'ennesima volta il livello di miticità - come direbbe Po - assoluto di questa icona degli anni ottanta.
Il risultato è una pellicola d'intrattenimento moderna eppure vecchio stile solida come una roccia, che andrà a nozze con tutti gli amanti della settima arte "born in the USA" e potrebbe a sorpresa anche soddisfare qualche spettatore abituato a proposte di nicchia, non fosse altro per la grande perizia tecnica messa al servizio della realizzazione o per la polemica contro le multinazionali responsabili, in nome del profitto, della morte di tanti lavoratori disposti ad accettare determinati incarichi ad alto rischio principalmente per portare a casa il pane.
Non si parlerà certo del film dell'anno, o di qualcosa destinato a fare la Storia della settima arte, ma se avessi un bel prodottone come questo almeno una volta a settimana sarei senza dubbio uno spettatore più felice, soprattutto perchè avrei modo di dimostrare quanto il tanto bistrattato Cinema made in USA di grana apparentemente grossa può dare al pubblico oltre all'intrattenimento.
Non tutti - registi, produzioni o Paesi - sarebbero in grado di fare altrettanto.
"Questione di riflessi", direbbe Kurt Russell.
Parole sante, dico io.




MrFord







giovedì 6 ottobre 2016

Thursday's child



Nuova settimana di uscite in sala - fortunatamente, a questo giro meno numerose del solito, e nuovo appuntamento con la rubrica più attesa - ??? - della blogosfera, condotta come di consueto dal sottoscritto e dallo scellerato Cannibal Kid.
Cosa riserveranno i titoli distribuiti questo weekend ai due antagonisti per antonomasia della rete? Cannibalate selvagge a pieno regime radical o fordinanate senza ritorno tutte pane e salame?
Leggete e lo saprete.

"Forza, fuggiamo in fretta dall'ultimo film consigliato da Cannibal!"

Pets – Vita da animali

"E tu vorresti imparare a volare!? Questa è grossa quanto Peppa Kid che vuole capirne di Cinema!"

Cannibal dice: Ecco una nuova bambinata che pare fatta giusto per Mr. James Ford. Io l'ho già vista e...
Per saperne di più dovrete attendere di leggere il mio bellissimo post su Pensieri Cannibali, oppure il pezzo autobiografico su WhiteRussian: Ford – Vita da animale.

Ford dice: da buon animale, e considerato l'amore per gli animali del Fordino, non potrò esimermi dalla visione di questo film, anche se l'impressione è che si tratti del tipico prodotto che si esaurisce con il trailer, un po' come quel blog tutto fumo e niente arrosto di Pensieri Cannibali. Staremo a vedere presto con la recensione.



Deepwater – Inferno sull'oceano

"Voglio Cannibal Kid fuori dalla piattaforma a calci in culo entro cinque minuti."

Cannibal dice: Ed ecco un altro film che sembra sceneggiato apposta per Ford. O forse l'ha sceneggiato proprio Ford?
Per lo meno, se si mette a scrivere drammoni con Mark Wahlberg, che ci faccia il favore di smetterla di scrivere su WhiteRussian!
Ford dice: Peter Berg? Mark Wahlberg? Kurt Russell? Drammone eroico americano?
Ma questo è un regalo di natale anticipato!



Mine

"Piuttosto che guardare un altro film consigliato da Cannibal, la faccio finita."

Cannibal dice: Nella vita può capitare di calpestare una m...ina. In senso figurato, come a me quando mi sono imbattuto in Ford e ho persino acconsentito a co-realizzare questa co-rubrica insieme. O in senso letterale, come allo sfigato protagonista di questa pellicola che si preannuncia come l'ennesimo survival estenuante e già visto, che WhiteRussian esalterà e io bombarderò.
Ford dice: se ci fossero stati Peter Berg, Mark Wahlberg e Kurt Russell forse avrei pensato al secondo drammone eroico americano della settimana, ma mi sa tanto che non andrà così di lusso, anche perchè dietro questo progetto c'è lo zampino della Terra dei cachi. Che non è mai un buon affare. Neanche fosse Cannibal Kid.



La verità sta in cielo

"E così è quello che Ford ci ha detto di pestare, quel Cannibal? Era un lavoro che poteva fare anche uno solo."

Cannibal dice: Il film sul misterioso caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, con un bel cast capitanato da Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Valentina Lodovini, Greta Scarano di Suburra e... Shel Shapiro?!?
Tralasciando la presenza del cantante dei Rokes, gruppo che ascoltava Ford quando era un teenager, se mai lo è stato, sembra l'ennesima pellicola italiana potenzialmente interessante di una grande annata per il cinema made in Italy. Checché ne dica Mister Ford che è convinto di essere nato e di vivere in Texas e alla prossima tornata elettorale non voterà né sì né no. Lui voterà sempre e comunque: Trump.
Ford dice: anche in questo caso si entra in un campo minato, considerato che non parliamo di drammoni eroici americani ma di un film italiano a tutti gli effetti che potrebbe rivelarsi una sorpresa o l'ennesima conferma che il nostro paese, più che avanti, sta purtroppo andando indietro anche per quanto riguarda il Cinema.
Nonostante il mio atteggiamento belligerante, comunque, spero sempre di essere contraddetto.



Il sogno di Francesco

"Hey, piccoletto, sai mica dove trovo il Cucciolo Eroico?"

Cannibal dice: Co-produzione italo-franco-belga con Elio Germano nei panni di San Francesco. Ottimo attore, però non so se sono pronto per una pellicola del genere. Preferisco pregare San James Ford affinché se lo sorbisca lui.
Ford dice: l'ultimo San Francesco che mi sono riuscito a sorbire era quello interpretato da Mickey Rourke, e sono passati davvero parecchi anni. Per quanto Elio Germano sia bravo, preferisco costringere Cannibal a fare quello che gli riesce meglio, lasciare che il cattivo Cinema vada a Lui.



Quando hai 17 anni

"Ma la prof come sta a farci leggere le recensioni di quei due vecchi!?"

Cannibal dice: Io ricordo bene quando si hanno 17 anni, visto che era giusto ieri e poi mentalmente non ho mai superato quell'età. E diciamolo, anche se lo sanno già tutti. Ford invece...
Ma quello quando mai li ha avuti 17 anni???
Ford dice: produzione francofona che potrebbe essere interessante, legata alla storia di un legame tra due giovani diversi tra loro ma che potrebbero finire a farsi forza l'un l'altro.
Praticamente una trasposizione della rivalità tra me e Cannibal, con la differenza che ormai, io e lui, giovani non siamo più.




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