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sabato 30 dicembre 2017

Ford Awards 2017: i film (N°20-11)




E siamo giunti al penultimo appuntamento con i Ford Awards duemiladiciassette, dedicato alla decina di film tra quelli usciti in sala che sono riusciti a farsi apprezzare tanto dal sottoscritto dal giungere ad un passo dalla Top 10: chi avrà sfiorato, dunque, l'impresa del piazzamento tra i migliori?
Qui sotto la risposta, pronta ad essere variegata in termini di generi e stili come sempre si cerca di essere da queste parti.


N°20: THE VOID di JEREMY GILLESPIE e STEVEN KOSTANSKI


Una delle sorprese più liete della parte finale dell'anno: prendendo spunto dai grandi Maestri dell'horror anni ottanta - ed in parte settanta - i due registi confezionano una piccola chicca "mistica" e molto, molto splatter che non sarà il massimo in originalità ma senza dubbio riesce a far fruttare al meglio possibile gli insegnamenti dei grandi del passato.


N°19: BABY DRIVER di EDGAR WRIGHT


Edgar Wright è un protetto del Saloon dai tempi di Shaun of the dead e dell'indimenticabile Trilogia del Cornetto, ancora oggi ineguagliata anche dal suo autore.
Baby Driver, ritmo e colonna sonora pazzeschi, non sarà il suo miglior lavoro ma resta senza dubbio una delle piccole perle di quest'annata decisamente spenta sul grande schermo.




Discusso, contestato, amato o odiato, l'Episodio otto della Saga per eccellenza della Storia del Cinema risulta meno d'impatto del precedente - e splendido - Il risveglio della Forza, ma non per questo incapace di raggiungere il cuore di chi ci si butta.
Con il passare dei giorni dalla visione, è stato una conferma del Potere di questi personaggi e delle vicende che vivono e raccontano.

N°17: IT di ANDY MUSCHIETTI

 

Muschietti rischia grosso prendendosi in carico uno dei romanzi più noti ed amati di Stephen King trasposto - male, ma poco importa - all'inizio degli anni novanta in una mini televisiva divenuta oggetto di culto ringiovanendo nel modo migliore possibile una storia vecchia come il mondo: quella che vede dei ragazzi affrontare le loro paure.
Effetti bellissimi, casting perfetto, una sorta di Goonies versione nuovo millennio in uno stile che ricorda molto Stranger Things. Promosso in attesa del sequel.

N°16: FENCES - BARRIERE di DENZEL WASHINGTON

 
 
Il mitico Denzellone Washington, già fordiano ad honorem, regala una delle grandi sorprese dell'ultima edizione degli Oscar - una delle migliori degli Anni Zero -, con radici affondate nel Teatro, la Famiglia come tema centrale, grandi interpretazioni ed emozioni. 
Non per tutti, ma senza dubbio in grado di rimanere nel cuore di molti.

N°15: CIVILITA' PERDUTA di JAMES GRAY

 

Ho sempre amato James Gray, un autore in grado di conciliare modernità e profondo rispetto per il classicismo: nel corso della sua poco prolifica carriera, ha finito per non deludermi praticamente mai. Non è da meno questo Civiltà perduta, che recupera le atmosfere delle grandi epopee amazzoniche di Herzog e, seppur in modo incompiuto, regala emozioni in grado di far battere il cuore a chiunque senta il brivido all'idea di superare un confine.

N°14: BOSTON - CACCIA ALL'UOMO di PETER BERG

 

Peter Berg, regista americano di grana grossa al mille per mille, regala al pubblico il suo film migliore partendo da una drammatica storia vera e dando una lezione al Terrore che ha attanagliato ed attanaglia il mondo in questo Nuovo Millennio.
La logica della Paura non si vince con le armi, la forza, la risposta violenta.
Si vince con la coesione, il lavoro, la dedizione, il coraggio, la vita.

N°13: BILLY LYNN di ANG LEE



Uno dei film più sottovalutati della stagione.
Ang Lee, amatissimo dal sottoscritto, consegna al pubblico una storia sul lato oscuro dell'America che sarebbe piaciuta al Clint Eastwood migliore, quasi fosse una sorta di "Lato B" di American Sniper e delle contraddizioni assurde della guerra.
Una chicca che in pochi hanno davvero compreso, e che spero davvero possa essere con il tempo riscoperta.

N°12: LE COSE CHE VERRANNO - L'AVENIR di MIA HANSEN LOVE

 
La sorpresa radical dell'anno: giunto sugli schermi del Saloon con il presagio delle bottigliate pronto ad abbattersi sulla sua testa, il lavoro di Mia Hansen Love si è rivelato fresco, intelligente, profondo e legato ad uno dei concetti più importanti sui quali si possa filosofeggiare, il Tempo.
Bravissima la Huppert, elegante il film, toccante il contenuto.

N°11: LA LUCE SUGLI OCEANI di DEREK CIANFRANCE

 
 
Altro titolo che, sulla carta, qui al Saloon rischiava tantissimo, e che al contrario si è rivelato come una delle sorprese più belle dell'anno.
Sarà che, per un genitore, è impossibile rimanere indifferenti a determinate tematiche, ma è anche vero che, in barba alle critiche piovute addosso a Cianfrance, questa pellicola trasuda romanticismo nel senso migliore in cui si potrebbe intendere.


TO BE CONTINUED...





 




mercoledì 15 marzo 2017

La luce sugli oceani (Derek Cianfrance, UK/Nuova Zelanda/USA, 2016, 133')




Devo ammettere che mi piace proprio, essere smentito da un film, nei - rari, occorre sottolinearlo - casi in cui, aspettandomi le bottigliate delle grandi occasioni, mi ritrovo di fronte a qualcosa che, al contrario, è in grado di stupirmi ed emozionarmi.
Ho sempre considerato Derek Cianfrance - idolo di una certa schiera di critici radical della rete - come un talento in una certa misura incompiuto, nonostante a conti fatti mi siano piaciuti sia Blue Valentine che Come un tuono, e questo The light between oceans non prometteva davvero nulla di buono: confezione patinatissima e quasi malickiana - almeno dal trailer -, presenza della coppia Fassbender/Vikander, atmosfera da presunto drammone stracciamaroni parevano quasi supplicare per una stroncatura, e considerati minutaggio - quasi due ore e un quarto - e premesse, pensavo davvero sarebbe stato così.
Fortunatamente, mi sono dovuto ricredere.
Toccando temi molto simili - la famiglia, il rapporto tra genitori e figli, la colpa - ai suoi lavori precedenti, Cianfrance sfrutta la vicenda di Tom e Isabel per regalare al pubblico quello che, a mio parere, è ad oggi il suo film più completo e maturo, emozionante come un romanzo del pieno Romanticismo eppure non per questo troppo pesante o carico, o peggio, pretenzioso: la vicenda del guardiano del faro reduce dal primo conflitto mondiale e di sua moglie, giovane che ha perduto due fratelli in guerra ansiosa di riscattarsi rispetto alla vita, è profonda, umana e travolgente, guidata dal cuore e dalla pancia come i lavori precedenti del regista - nonostante una tecnica sicuramente "alta" - ma pronta a compiere un passo oltre, ad immedesimarsi e rappresentare al meglio le emozioni e le prove della condizione di genitori.
In fondo, per quanto possa suonare paternalistico scriverne o parlarne, diventare genitore cambia inesorabilmente prospettive, a prescindere dalle difficoltà che ogni giorno della propria vita si affronteranno in quel ruolo: sentimentalmente, non esisterà mai nulla che potrà eguagliare il legame con i propri figli, la sensazione unica di averli tra le braccia, vederli crescere, sapere che, prima o poi, prenderanno una loro strada.
Cambia prospettive anche perdere un figlio, che si parli di gravidanza - e qui in casa Ford ne sappiamo qualcosa, putroppo per noi - o, ancor peggio, con il passare degli anni.
Cambia prospettive anche non riuscire ad avere un figlio, o desiderarlo senza poter realizzare il proprio sogno.
Cambia tutto.
Il nostro ruolo di guardiani, le responsabilità, le scelte.
Da qualche parte, una volta, ho letto "esistono tanti padri e madri, ma pochi genitori".
Ed è assolutamente vero che, spesso, abbiano l'immensa fortuna di avere figli persone che non meriterebbero neppure di badare alla loro stessa vita.
Ma, per citare un personaggio "invisibile" eppure cardine di questo film, "per vivere nell'odio e nel rancore occorre lottare contro se stessi e gli altri ogni giorno per tutta la vita, mentre io voglio essere felice".
Tutti noi ben sappiamo quanto, purtroppo, non basti desiderare di essere felici per riuscire ad esserlo.
Eppure, sono convinto che quando un gesto è mosso da passioni profonde, finirà per restare in noi come in chi abbiamo accanto ed attorno, finendo, un giorno o l'altro, per tornare a dire: "Grazie, perchè senza di te non ce l'avrei fatta".
Un pò come un figlio.
Ed il bello, quello vero, è che fino a quando non sarà anche lui - o lei, ovviamente - dall'altra parte della barricata, non saprà che quell'affermazione è vera senza riserve da entrambe le parti.
Chi vuole essere genitore, chi vuole amare un figlio - o amare, in generale -, sa bene che non basterà isolarsi dal mondo, per avere qualche speranza di salvarsi da esso.
E ci sarà sempre quella luce, all'orizzonte: una sedia vuota che vuota non è, un nuovo essere vivente da sollevare con delicatezza, un legame che non si è mai spezzato.
Una pace da guardiani.
Da genitori e da figli.




MrFord




 

domenica 29 dicembre 2013

Ford Awards 2013: i film (N°30-21)

La trama (con parole mie): prosegue la cavalcata inesorabile verso le posizioni più alte della classifica dei migliori film del duemilatredici usciti in sala, con una decina di tutto rispetto che unisce agli effettoni dei grandi blockbuster d'autore più di un'irruzione nel Cinema d'essai più sfrenato. Autori con la A maiuscola che, in passato, sono riusciti ad ottenere anche posizioni decisamente più alte in occasione dei Ford Awards.


N°30: HITCHCOCK di SACHA GERVASI


Cominciamo questa seconda carrellata con una piccola chicca made in UK interpretata benissimo, girata con grande rispetto di un Maestro del Cinema e decisamente interessante nei risvolti umani che porta sullo schermo: un titolo che gli amanti di Hitchcock e della settima arte non possono farsi scappare, ma anche una possibilità per chi non mastica troppa autorialità di confrontarsi con un vero mostro sacro.

N°29: FACCIAMOLA FINITA di EVAN GOLDBERG e SETH ROGEN


Uno dei due grandi cult della commedia passati sul grande schermo nel duemilatredici è un sopra le righe, sguaiatissimo e sboccato calderone di metacinema ed autoironia divertentissimo dall'inizio alla fine, talmente trash da rasentare la genialità - un pò come l'apparizione fugace di Channing Tatum -.
Hollywood prende per il culo Hollywood. E alla grande.

N°28: LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG di PETER JACKSON


Secondo capitolo della trilogia tratta da Lo Hobbit che Peter Jackson sta via via trasformando in un complesso prequel de Il signore degli anelli: essendo, di fatto, una sequenza di raccordo, non raggiunge per me i livelli del primo film, eppure scorre via che è un piacere, regala un cliffhanger da serie tv ed anche un personaggio che resterà a lungo nella memoria, facendo concorrenza all'indimenticato Gollum, un'altra creatura prodigio della tecnica, lo Smaug del titolo.

N°27: COME UN TUONO di DEREK CIANFRANCE


Dopo avermi favorevolmente colpito con Blue Valentine, Cianfrance confeziona un'altra opera intensa e traboccante passione, imperfetta quanto la precedente eppure senza dubbio emozionante dal primo all'ultimo minuto. Qualche lungaggine di troppo - specie nella parte centrale - ma davvero un grande cuore.
Avercene, di film di formazione come questo.

N°26: PAIN&GAIN - MUSCOLI E DENARO di MICHAEL BAY


Per quanto possa suonare decisamente strano trovare a questo punto della classifica - ed in questa classifica - un film di Michael Bay occorre ammettere che Pain&Gain non solo rappresenta il suo lavoro migliore, ma anche la vera e propria sorpresa dell'estate duemilatredici. Una vicenda nerissima ed assolutamente reale raccontata come una commedia slapstick grondante sangue, con un The Rock mai così bravo.
Già cult fordiano.

N°25: IL PASSATO di ASGHAR FARHADI


Farhadi, autore dello splendido Una separazione, torna sul grande schermo con un'altra opera struggente pronta a raccontare la fine di una storia attraverso una serie di drammatici confronti che rischiano di spezzare due famiglie proprio nel pieno del loro tentativo di diventare una soltanto. Seppur non ai livelli del lavoro precedente ed un pò troppo europeo nello stile, siamo pur sempre dalle parti del grande Cinema.

N°24: PROMISED LAND di GUS VAN SANT


Van Sant, abbandonate le atmosfere algide dell'ottimo Restless, torna al dramma sociale raccontando una vicenda che avrebbe potuto narrare anche un Clint Eastwood, una storia semplice e toccante di quelle che riescono a tenere lontana la retorica di grana grossa per concentrarsi su una grande umanità.
Non sarà il Gus delle grandi occasioni, eppure è proprio quello che piace a me: sincero, diretto, di pancia. 

N°23: CLOUD ATLAS di ANDY e LANA WACHOWSKI e TOM TYKWER


La fantascienza, genere ostico e difficile per ogni autore che abbia una qualche ambizione di trasformarlo in un'esperienza memorabile per lo spettatore, ha regalato ottime sorprese nel corso di questa stagione cinematografica: una di queste è senza dubbio Cloud Atlas, ridondante e strabordante affresco targato Wachowski in grado di strabiliare con effetti meravigliosi ed emozionare neanche si fosse tornati nel pieno degli anni ottanta. Una controversa meraviglia capace di risvegliare le emozioni di un'epoca che fu passando dal futuro.

N°22: STAR TREK - INTO DARKNESS di J.J. ABRAMS


Altro giro, altro regalo per la sci-fi, che grazie a quel geniaccio di J. J. Abrams spolvera la sua componente action con un secondo capitolo del reboot di Star Trek ancora più coinvolgente e tirato del primo, in grado di legarsi a doppio filo alla serie di film originali senza snaturarne spirito e vicende.
Effetti e regia splendidi, ed un cattivo da brividi: il Khan di Benedict Cumberbatch, senza dubbio uno dei villains più interessanti degli ultimi dodici mesi.

N°21: SOLO DIO PERDONA di NICOLAS WINDING REFN




Non poteva mancare, nella classifica del meglio del duemilatredici del Saloon, uno dei registi più fordiani in assoluto, il Refn vincitore del Ford Award per il miglior film due anni or sono con Drive.
Solo dio perdona, accolto tiepidamente da pubblico e critica, è pura poesia per gli occhi, e seppur compiaciuto e decisamente troppo autoriale rispetto al suo illustre precedente, rappresenta una vera manna per chiunque ami il Cinema in una delle sue forme più pure, l'estetica, curata con una perfezione tale da farmi provare ancora una volta il brivido dei miei anni di sole proposte d'essai.


TO BE CONTINUED...


MrFord

mercoledì 22 maggio 2013

Come un tuono

Regia: Derek Cianfrance
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 140'




La trama (con parole mie): siamo nella profonda provincia dello Stato di New York, a Schenectady, e Luke, stuntman e motociclista dal passato dubbio, scopre di aver avuto un figlio dall'amante occasionale Romina. Lasciato il circo itinerante per il quale lavorava, il giovane si stabilisce vicino a quella che vorrebbe fosse la sua famiglia, e quando il lavoro di meccanico non gli basta più per mantenerla ed il clima si fa pesante rispetto al rapporto con Romina ed il suo compagno, decide di dedicarsi alle rapine in banca in modo da avere da parte una cospicua somma da lasciare al suo bambino anche nel caso in cui non dovesse mai conoscere il padre.
Luke, però, muore in una sparatoria ucciso troppo frettolosamente da un agente fresco di uniforme, Avery Cross, che passa per eroe e sfrutta le malefatte di un gruppo di colleghi corrotti per diventare un pezzo grosso della procura grazie anche alla sua laurea in legge.
Quindici anni dopo AJ, figlio di Avery, si ritrova nello stesso liceo di Jason, figlio di Luke: tra i due nasce un'amicizia che presto si trasforma in un drammatico confronto tra passato e presente.




Cosa posso dire, del discusso Derek Cianfrance, ora che al Saloon sono passati i due titoli che l'hanno portato alla ribalta cinematografica internazionale spaccando l'opinione di pubblico e critica, passata dal definirli Capolavori a bottigliarli selvaggiamente neanche si trattasse delle più ignobili delle schifezze?
Sicuramente che la verità sta nel mezzo, e che se in parte il buon Derek è portatore di un talento che non riesce a compensare il peso della sua ambizione, dall'altra senza dubbio mostra le doti del narratore di razza, portando sullo schermo un'altra grande epopea delle stelle e strisce dimenticate agli angoli della Frontiera in cui la Leggenda ha lasciato da tanto tempo il posto alla Realtà.
Ed è tutta Realtà, quella che Cianfrance mostra seguendo la vicenda di The place beyond the pines - titolo originale decisamente più profondo ed interessante del semplicistico Come un tuono nostrano -: le vite bruciate di Luke e di suo figlio Jason a fronte di quelle che avranno sempre un paracadute, nel bene o nel male, di Avery ed AJ.
Quel "luogo oltre" in cui veniamo trasportati che è quasi più del cuore, più della geografia di cittadine dimenticate da dio in cui la Legge pare ancora funzionare come ai tempi del vecchio West, figlie delle "badlands" cantate da Springsteen e teatri di tante tragedie della storia recente e non degli USA, dalle stragi nelle scuole a quelle nelle sale cinematografiche, quasi il nulla attorno togliesse tutta la magia che nei favolosi anni ottanta pareva poter salvare chiunque - bellissima la citazione dei Goonies - per lasciare soltanto briciole, rancore e scheletri nell'armadio.
Il luogo in cui Luke lancia la sua moto come un destriero indomabile, Avery scansa la morte non una, ma ben due volte, AJ non arriverà mai a comprendere e Jason coglie, forse, anche meglio del suo defunto padre, quando decide di sfruttarne l'eredità per costruire un sogno che è modellato nella stessa materia di quel West verso il quale si dirige e che, in tempi decisamente più lontani, forse avrebbe salvato, con le già citate Leggende, anche il suo vecchio.
Certo, scritto in questo modo pare quasi che Come un tuono non abbia punti deboli e che si tratti di qualcosa di epico e sconvolgente, i cui unici limiti stanno nella troppa carne al fuoco messa dal regista e sceneggiatore e da alcuni accorgimenti decisamente trascurati dallo stesso - possibile che, in quindici anni, sia solo Romina/Eva Mendes ad invecchiare? - e dalla facilità di alcuni passaggi risolutivi: in realtà il lavoro del regista è acerbo e non sempre ben centrato, il minutaggio è eccessivo ed il personaggio di Avery Cross - in realtà fulcro della vicenda - troppo semplicistico, così come la seconda parte - decisamente la più debole del film -, ed il confronto con un altro grande nome legato alla geografia dello Stato di New York e della Grande Mela è sicuramente impietoso - sto parlando del James Gray, già citato ieri nel post dedicato a Blue Valentine -.
Dovessi pensare freddamente a Come un tuono lo assocerei più ad una grande occasione sprecata che non ad un successo, eppure non riesco a non prendere le parti di Cianfrance principalmente perchè il suo operato - per quanto imperfetto - trabocca di passione come i suoi personaggi, che seppure imperfetti a loro volta mostrano quanto sfaccettato ed assolutamente grigio sia l'orizzonte umano, privo di quei bianchi e neri che dovrebbero costituire gli estremi e che paiono scomparsi come il West verso il quale ha intenzione di viaggiare Jason, cercando di portare con se la parte migliore di quello che era suo padre.
Così Luke non è l'eroe romantico e tormentato, ma uno sbandato che cerca di risolvere i suoi problemi nell'unico modo che conosce, Avery non è il volto pulito di un mondo che può andare nella giusta direzione, ma un arrampicatore che pensa alla sopravvivenza, Romina non è una vittima delle scelte impulsive e sbagliate, ma un'ipocrita in grado di negare e negarsi anche l'evidenza, AJ non è un ribelle che pare quasi equilibrare le sorti rispetto ai trascorsi di Luke e di suo padre, ma un viziatello che attende solo la lezione giusta, o quella peggiore.
E Jason? Chi è Jason?
Non è un delinquente, per quanto voglia mostrarlo.
E neppure un cowboy pronto a sfidare tutto e tutti, pistola in pugno e redini salde.
Jason è solo un ragazzo che non ha conosciuto suo padre, e decide di andare all'Ovest per cercarlo.
A cavallo di una moto, proprio come avrebbe fatto lui.



MrFord



"I'm wandering, a loser down these tracks
I'm dying, but girl I can't go back
'cause in the darkness I hear somebody call my name
and when you realize how they tricked you this time
and it's all lies but I'm strung out on the wire
in these streets of fire."
Bruce Springsteen - "Streets of fire" - 



martedì 21 maggio 2013

Blue Valentine

Regia: Derek Cianfrance
Origine: USA
Anno: 2010
Durata: 112'




La trama (con parole mie): Dean e Cindy sono sposati, hanno una bambina ed un cane, una casa ed una vita perfettamente normale, scandita dal lavoro e dagli impegni come genitori.
Il loro matrimonio, però, è in crisi profonda: Dean si è seduto nel suo personale sogno di essere marito e padre e non si preoccupa di avere un lavoro più dignitoso, così come di dimostrarsi maturo quanto vorrebbe Cindy, che al contrario si è così chiusa in se stessa da arrivare ad odiare la persona che un tempo amava profondamente.
Perchè anni prima i due furono protagonisti di un amore improvviso e travolgente, che portò Cindy a lasciarsi alle spalle una vita scialba che la ragazza vedeva divenire simile a quella dei suoi genitori e Dean a crescere come sua una bambina nata da una relazione andata male della novella sposa.
Aspetti speculari ed opposti di una storia, di un amore, di una vita.
A volte, non c'è legame che tenga, le cose non vanno come si vorrebbe.





Da tempo, ormai, qui al Saloon si sentiva parlare di Derek Cianfrance: un regista che, nel bene o nel male, è riuscito a colpire l'immaginario della blogosfera nel passato recente grazie a Blue Valentine e a Come un tuono, scatenando recensioni profondamente negative almeno quanto pareri entusiastici.
Con ogni probabilità non siamo di fronte ad un novello genio del Cinema, ma senza dubbio il lavoro del regista si distingue come una sorta di fratello minore di quello di un altro nome illustre tra quelli dei protetti del sottoscritto, il James Gray di Two lovers, The yards e I padroni della notte.
Questo Blue Valentine, giunto con qualche riserva in casa Ford - complice Poison, cui dovrò dire che al sottoscritto il buon Cianfrance non sta affatto diludendo -, è riuscito a guadagnarsi un parere positivo anche da parte di Julez sfruttando il giusto equilibrio tra la pellicola indie d'autore ed il dramma romantico di matrice classica - una sorta di Sundance in versione da lacrime amare -, poggiandosi sulle spalle di un'interpretazione a dir poco ottima di Ryan Gosling - che funziona anche stempiato ed abbruttito - e su un realismo decisamente efficace nel portare sullo schermo il progressivo sgretolarsi di un amore neanche ci trovassimo nel cuore di una massacrante ballad "da strappo", come si diceva un tempo da queste parti, di quelle che si finisce per ascoltare nei momenti di struggimento per alimentare un pò di liberatorio e devastante pianto e sentirsi come i cani più bastonati per le strade del mondo.
La vicenda di Dean e Cindy, dall'amore a prima vista allo scansarsi per evitare il sesso, è raccontata con mano ferma e mai invasiva dal regista, abile a mantenere un equilibrio che non scade nell'eccesso e spostarsi dal passato al presente centrando anche un crescendo finale pressochè perfetto, con il parallelo che corre tra il matrimonio e la separazione cucendo le scene tra loro con raccordi di sceneggiatura da manuale: credibili anche tutte le scene di sesso, dalle più scialbe - il rapporto tra Cindy e Bobby che porta alla nascita di Frankie - alle più intense, passando per quelle assolutamente "vere" nella migliore accezione del termine - mai visto un cunnilingus più sincero di quello mostrato qui, eccezion fatta per la meravigliosa sequenza di sesso coniugale in A history of violence -.
Una pellicola forse non perfetta o priva di difetti, eppure profondamente sentita e vissuta dall'inizio alla fine, in grado di mostrare le ragioni dei due protagonisti della storia senza prendere le parti di uno o dell'altra, dall'eccessiva tranquillità di Dean all'eccessivo trattenersi di Cindy, mostrando al contempo la leggerezza immatura del primo - per quanto profondamente legato alla moglie e soprattutto alla figlia - ed il bisogno della seconda di avere accanto un uomo che possa prendere il suo posto almeno di tanto in tanto, evitando di fatto di farle recitare sempre e comunque il ruolo della stronza.
Ad arricchire di sfumature il rapporto, troviamo inoltre passaggi particolarmente riusciti sia nella parte ambientata nel passato che nel presente, dal primo appuntamento e la serenata improvvisata al drammatico confronto dopo la notte passata in motel nell'ambulatorio dove Cindy lavora: e nei piccoli gesti di questi due innamorati ormai destinati ad una separazione che lascia un vuoto forse incolmabile in entrambi c'è tutta la drammaticità dei capitoli chiusi per sempre, dal continuo scusarsi di Dean che ubriaco lancia la fede per poi quasi catapultarsi fuori dalla macchina in partenza per cercarla alla prossemica di Cindy, talmente chiusa rispetto al marito da non riuscire più neppure a considerare di essere toccata da lui - e un plauso va senza dubbio anche a Michelle Williams, certo non una delle mie personali favorite, ma indubbiamente dotata -.
Nel corso della vita sarà capitato a tutti di vivere momenti come questi, in cui quello che si credeva unico, puro e magico finisce per trasformarsi in una sorta di incubo quotidiano - e non parliamo di noia, quanto di vere e proprie battaglie - dal quale non si riesce più ad uscire: esemplare il modello fornito dai genitori di Cindy, chiusi in una guerra tra le mura casalinghe destinata ad interrompersi soltanto con la morte. Una morte che Dean vuole ingenuamente scansare, rispondendo con romanticismo naif  "io non morirò, è da stupidi morire".
Personalmente, io sto con lui. Imperfetto, ubriaco, pronto a cadere come a rialzarsi, eppure sempre disposto ad essere lì, a combattere la sua battaglia, a vivere la sua Famiglia.
Non sempre è possibile, e occorre rimboccarsi le maniche perchè la lotta si conduca fianco a fianco fronteggiando la vita, piuttosto che uno contro l'altro.
L'alternativa è un dolore grande, come quello lasciato da un grande amore che finisce.
Blue Valentine è la ballata perfetta per celebrarlo, l'epitaffio di tutti i sogni lasciati portare via dalle grandi ambizioni del sentimento.
Dean e Cindy sono morti, purtroppo per loro.
Io - con Julez, ovviamente - spero di poter continuare a lottare per restare sempre vivi.


MrFord


"Get along, home, Cindy, Cindy, 
get along home. 
Get along home, Cindy, Cindy, 
I'll marry you one day."
Johnny Cash featuring Nick Cave - "Cindy" - 


giovedì 4 aprile 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): le ultime settimane di uscite hanno decisamente provato la pazienza di spettatori nonchè di rivali mia e del sempre più infighettato e radical chic Cannibale, costretti ad andare quasi d'accordo massacrando la maggior parte delle proposte dei distributori nostrani, ormai da considerarsi alla stregua di una sorta di cartello criminale.
Riuscirà il week end imminente ad invertire la rotta ed alimentare il confronto tra i due nemici più acerrimi della blogosfera?
O ancora una volta la pochezza delle proposte vedrà il sottoscritto e Peppa Kid accelerare i tempi in vista della prossima Blog War per poter vedere le scintille di un tempo?

"Dunque, vediamo quanti soldi mi ha allungato Ford per dare una ripassata a quel tale, Marco Goi..."
Come un tuono di Derek Cianfrance

Il consiglio di Cannibal: da vedere a tuono
Ryan Gosling ritorna sui grandi schermi dopo la grande annata vissuta nel 2011. Quest’anno dovremmo vederlo abbastanza, ma non fateci troppo l’abitudine che l’attore ha già annunciato un periodo sabbatico distante dal cinema. Oltre al Gosling, ci sono pure l’informissima Bradley Cooper, la grande Rose Byrne, Eva Mendes che m’ha convinto giusto in Holy Motors dove faceva giusto la bella statuina, più una soundtrack curata da Mike Patton dei Faith No More e la regia di Derek Cianfrance, già dietro l’interessante Blue Valentine. Quindi premesse più che buone, no?
Ford, se con i tuoi giudizi corri come un fulmine, ti schianti come un tuono contro l’immenso parere cannibale.
Il consiglio di Ford: le bottigliate di Ford colpiranno la testa del Cannibale con la potenza di un tuono.
Non ho ancora avuto modo di vedere Blue Valentine, ma il trailer di questo Come un tuono mi ha esaltato fin dalla prima visione, senza contare che il protagonista assoluto è uno degli idoli fordiani di nuova generazione, il buon Ryan Gosling che mette d'accordo ometti e donzelle così come un cowboy del mio stampo ed un pusillanime come Peppa Kid.
Dunque, per una volta, tutti d'accordo sull'idea di puntare su questo come titolo della settimana.

"Non preoccuparti, piccolo: tu e il Fordino non avete niente da temere. Il Cannibale non potrà più farvi alcun male."
Hitchcock di Sacha Gervasi

Il consiglio di Cannibal: good evening
Film da non perdere per tutti gli amanti di Hitchcock e per tutti gli appassionati di cinema in generale. Ford, quindi tu te lo puoi anche perdere e guardarti il tuo Stallone.
Non si tratta di un capolavoro cinematografico, ma di una pellicola che riserva parecchi spunti interessanti e che ci porta dietro le quinte della lavorazione del capolavoro Psyco. Vi sembra poco?
Recensione cannibale coming soon, insieme a qualche altra recensioncina hitchcockiana. Pure queste da non perdere.
Il consiglio di Ford: una serata con Cannibale? Meglio dare la buonanotte e andarsene a dormire!
Film che ho nel cassetto da un po’ di tempo ma che, pur essendo un grande fan del Maestro, continuo a rimandare per il rischio di trovarmi di fronte uno di quei polpettoni in stile The iron lady che potranno emozionare le ladies in lavender come Katniss Kid ma che non fanno proprio per il sottoscritto. Può essere che decida di vederlo giusto per onor di recensione, ma le speranze che nutro sono decisamente pochine.

"Stai scherzando, vero!? Vuoi che faccia guidare il vecchio Ford così ubriaco!?"
Jimmy Bobo - Bullet to the Head di Walter Hill

Il consiglio di Cannibal: Jimmy Ford - Bullet to his head
Walter Hill è il regista dei grandi Guerrieri della notte. Quel film risale però al 1979 e negli ultimi anni il Hill non ha certo combinato cose grandiose… Questo Jimmy Bobo, già rivelatosi un mega floppone negli USA, a segno dell’ormai evidente declino degli action heroes anni ’80 tanto amati da Ford e tanto odiati da me, non si preannuncia certo come un ritorno alla grande. Già dal pessimo trailer, che sembra lo spot riuscito male di un videogame picchiaduro, Stallone appare ormai fuori tempo massimo per fare ancora queste parti d’azione. Jimmy Bobo dovrebbe allora seguire l’esempio di Jimmy Ford e ritirarsi a vita privata.
Il consiglio di Ford: Sly, spara un bullet in quella head vuota del Cannibale!
Filmone trash, tamarro ed action della settimana, del mese e forse addirittura del primo semestre 2013: Sly, sempre in grande spolvero e fior fior di botulino, affiancato da Jason Momoa - il Drogo di Game of thrones - porta sullo schermo un action old school come ormai tutti si sono dimenticati di girare, degno della grande tradizione di un mito come Walter Hill.
Non date ascolto ai fighettini senza spina dorsale come il mio antagonista, e correte a godervelo dall'inizio alla fine con birra e rutto liberissimo.

"La vedi questa tenaglia? E' la stessa che ho usato per strappare i denti a Peppa Kid."
Bianca come il latte, rossa come il sangue di Giacomo Campiotti

Il consiglio di Cannibal: rosso come il sangue di Ford che scorre mentre mi bevo un latte bianco
Tratto dall’omonimo romanzo di Cristina Alessandro D’Avenia, un best seller cult tra i bimbiminkia, e con la colonna sonora firmata dal gruppo preferito di Ford, i Modà, questo filmetto potrebbe subire un massacro cannibale di quelli che non si vedevano dai tempi dell’ultima recensione di una “pellicola” di Moccia.
Lì sì che scorrerà del rosso come il sangue. E a leggerla il regista insieme a D’Avenia rimarranno bianchi come cadaveri.
Il consiglio di Ford: bianco come il Coniglione sempre chiuso nella sua cameretta, rosso come il sangue che sgorgherà dalla sua testolina una volta presa di mira dalle bottigliate del sottoscritto.
A parte il fatto che questo rischia di essere uno dei film peggiori non solo dell'anno, ma del decennio, credo non potrei decidere di vederlo di mia spontanea volontà neppure se Peppa Kid decidesse di cedermi tutti i suoi risparmi, la casa a Casale e anche quella al mare, e prodigarsi per mantenermi a vita con un mensile di un certo livello.
Beh, forse in questo caso potrei anche farci un pensierino.

"Guarda che se esco con te poi il Coniglione si ingelosisce e non guarda più i miei film!"
Le avventure di Zarafa - Giraffa giramondo di Rémi Bezançon e Jean-Christophe Lie

Il consiglio di Cannibal: potete girare tutto il mondo, piuttosto che guardare questo film
Ho come l’impressione che il cinema francese stia continuando a sfornare ottimi film, ma in Italia i nostri mitici distributori preferiscono importare robette una dietro l’altra. Dopo il Marsupilami di settimana scorsa, ecco per la gioia di Ford & Son una nuova bambinata clamorosa. Una roba che io mi risparmio tranquillamente, anche perché se cose come Bianca come il latte meritano di essere massacrate, questo film mi sembra invece troppo innocuo per suscitare reazioni furibonde. Un po’ come il troppo pacifico e spento Ford degli ultimi tempi…
Il consiglio di Ford: giro tutto il mondo, ma a Casale proprio non ci metto piede. Se non per picchiare un po’ il mio rivale.
Proprio la scorsa settimana con il terrificante Marsupilami pensavo che il Cinema francese, tanto osannato la scorsa stagione, stesse mostrando il fianco ai pessimi distributori italiani toccando il fondo almeno per quello che riguarda gli ultimi mesi, quand'ecco sopraggiungere questo Le avventure di Zarafa, che promette di avere un hype anche più basso di Bianca come il latte, rossa come il sangue. Fate voi.

"Ecco l'oasi fordiana in mezzo a questo deserto cannibale."
Sodoma - L’altra faccia di Gomorra di Vincenzo Pirozzi

Il consiglio di Cannibal: Ford - L’altra faccia di Saviano
Un Gomorra comico?
Cos’è, un pesce d’aprile in ritardo o l’hanno girato veramente?
L’ha realizzato Ford per prendere per i fondelli il suo acerrimo nemico (forse più di me) Saviano, in questi giorni in uscita con il suo nuovo libro che il mio blogger rivale ha già prenotato in libreria?
Dal trailer sembra proprio una roba da ammazzarsi. E non dalle risate.
Il consiglio di Ford: l'altra faccia del buon Cinema, Pensieri cannibali.
Con tutta l'antipatia che provo per Saviano, devo dire che una roba ridicola - e non nel senso buono - come questa rischia di fare solo male al nostro Cinema - semmai ne fosse rimasta traccia - e a qualsiasi sventurato decida di cimentarsi nella visione.
Pensate, non la consiglierei neppure al mio rivale, che è dire tutto.

"Kid, non hai idea di quanta gente abbia pagato Ford per toglierti di mezzo!"
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