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lunedì 13 gennaio 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue la carrellata di titoli da grande e piccolo schermo passati dalle parti del Saloon nel corso delle vacanze natalizie, occasione buona per rilassarsi - almeno sulla carta - per qualche ora in più rispetto alla routine quotidiana ed evitare di addormentarsi secchi sul divano ad ogni visione.
A giocare un ruolo da protagonista è sempre Netflix, che come le realtà che ha generato sta occupando uno spazio sempre più rilevante nell'economia delle visioni domestiche, segnale che il futuro - anche del Cinema - passa sempre più da questo tipo di canale.


MrFord


NELLA MENTE CRIMINALE (Netflix, USA, 2017)

Risultati immagini per inside the criminal mind netflix

Da sempre in casa Ford ci si è interessati, in termini di letture e visioni, del lato oscuro - o quantomeno di uno dei tanti - dell'Uomo, in particolare quello che porta alcuni tra noi a percorrere strade che parrebbero agghiaccianti perfino se paragonate a horror o thriller mozzafiato: questa miniserie in quattro puntate analizza fenomeni ben definiti - serial killers, rapimenti, leader di sette e boss criminali - sfruttando esempi noti per sottolinearne le caratteristiche principali.
Nulla di trascendentale o rivoluzionario, quanto più un'infarinatura utile per chi non conoscesse questo tipo di crimini approfonditamente e volesse compiere un primo passo all'interno della zona d'ombra che inesorabilmente portano con loro.
Non fondamentale, ma comunque utile per un ripasso.




6 UNDERGROUND (Michael Bay, USA, 2019, 128')

6 Underground Poster


Giunto dalle parti di Casa Ford con tutte le aspettative della tamarrata buona per alleggerirsi la mente e superare le "fatiche" delle Feste, il lavoro di Michael Bay che tanto pare una strizzatona d'occhio al filone che originò con Pulp Fiction Tarantino negli anni novanta e con il tempo portò a cose interessanti - The Snatch, a loro modo i due Crank - e molte altre decisamente meno si rivela essere una baracconata non così esaltante, decisamente troppo lunga e priva di quel minimo spessore che determina il confine tra il divertissement ed il giocattolone realizzato solo per mostrare effetti speciali ed affini.
Un peccato, perchè le possibilità di portare a casa qualcosa di davvero divertente c'erano tutte, mentre a conti fatti le poco più di due ore in questione, passati i primi momenti di ambientamento, finiscono per apparire una sequela troppo lunga di macchine ribaltate e momenti action montati troppo velocemente.




GIU' LE MANI DAI GATTI: CACCIA A UN KILLER ONLINE (Netflix, USA, 2019)

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online Poster


La vera chicca del periodo di visioni delle Feste: consigliato da mio fratello e sua moglie, questo inquietante documentario ricostruisce la vera vicenda di uno psicopatico che, non troppi anni fa, postò online un video che lo ritraeva togliere la vita a due gattini, scatenando la rabbia ed il desiderio che la giustizia facesse il suo corso di un gruppo di appassionati della rete che si attivarono in modo da identificarlo e consegnarlo alle autorità.
Questo portò a due anni di indagini e alla scoperta che quello stesso individuo non si sarebbe fermato agli animali, ma avrebbe tolto la vita - ed in modo agghiacciante - anche ad una persona: un viaggio da brividi nella mente di un killer e negli occhi di chi si dedicò alla sua ricerca che colpisce e lascia sconvolti come i migliori episodi della serie Blu Notte, raccontando una storia vera più incredibile di qualsiasi film e perdendo punti soltanto con la chiusa finale, un pò troppo furbetta e a suo modo moralista.
Nonostante quel piccolo scivolone, però, un prodotto consigliatissimo e senza dubbio da recuperare.




JUMANJI - THE NEXT LEVEL (Jake Kasdan, USA, 2019, 123')

Jumanji - The Next Level Poster


Attesissimo dai Fordini - ma anche da me, inutile prenderci in giro - il secondo capitolo del nuovo franchise di Jumanji con protagonista The Rock si è rivelato un altro ottimo esperimento di Jake Kasdan, che pur senza strafare - nonostante i numerosi cambi e le divertenti evoluzioni degli avatar passati da un charachter all'altro la vicenda scorre abbastanza prevedibile, ed il villain della storia appare poco caratterizzato - porta a casa la pagnotta con un giocattolone godibilissimo e piacevole, pronto a strappare ben più di qualche risata ed intrattenere grandi e piccini sfruttando il meccanismo del videogioco applicato al concetto del vecchio film d'avventura anni ottanta.
Oltre al sempre più convincente in questo tipo di ruoli Dwayne Johnson, un plauso va ai vecchietti Danny DeVito e Danny Glover, così come a tutti gli interpreti degli avatar del gioco, bravissimi nel replicare anche fisicamente i loro alter ego al di fuori dello stesso.
Sarà pop e decisamente poco autoriale, ma una proposta del genere, a mio parere, fa respirare tutti e funziona sempre.




INSTANT FAMILY (Sean Anders, USA, 2018, 118')

Instant Family Poster

Chiude la carrellata un recupero di quelli buoni per le serate da divano e pieno relax legato al regista di Daddy's Home - un guilty pleasure assoluto per il sottoscritto -, forse un pochino troppo politically correct e buonista ma comunque piacevole da guardare, in particolare per chi ha voluto e dovuto confrontarsi con la durissima realtà dell'essere genitore - in questo caso amplificata, considerato che parliamo di famiglie affidatarie -: Mark Wahlberg è sempre una certezza in quanto a fordianità e pane e salame, la storia è giusta per questo tipo di produzione, la visione scorre senza intoppi.
Anche in questo caso non si è certo di fronte al titolo della vita, ma ad una di quelle visioni che, di tanto in tanto, comunque fanno bene, se non altro per farsi quattro risate insieme e, magari, per i più sensibili, anche un paio di lacrime di quelle buone.


domenica 11 settembre 2016

13 hours - The secret soldiers of Benghazi (Michael Bay, USA, 2016, 144')



Ricordo bene l'esperienza surreale ed assurda dei tre giorni della visita di leva, ai tempi in cui il rischio di finire preda dello Stato senza volerlo era clamorosamente più concreto di oggi: ricordo anche che, nel pieno dell'adolescenza tutta Letteratura e ribellione, nonostante l'ideale romantico del giovane eroe che muore o torna segnato per sempre da una lotta senza quartiere, detestavo l'idea del militare, così come tutto quello che ne conseguiva.
Poi il tempo è passato, io sono cambiato, e benchè ancora oggi mi sia inviso un certo tipo di istituzione, ed ancor più la guerra e la sua strumentalizzazione, sarà perchè nel frattempo ho avuto dei figli, ho cominciato a nutrire del rispetto profondo per chi, sbagliando oppure no, ha dato tutto e più in prima persona ed in prima linea mosso dall'idea, falsa o vera che fosse, di proteggere chi ha amato.
E nonostante il Servizio Civile sia stata l'esperienza lavorativa e formativa più importante della mia vita, penso che, se dovessi fare la scelta che ho fatto ai tempi della visita di leva, opterei oggi quantomeno di provare sulla pelle l'esperienza dell'Esercito.
Ma tutta questa filippica fordiana sulla vita, penserete voi, a cosa porta, ed a che pro, nel giorno del quindicesimo anniversario dell'undici settembre più famoso della Storia - perchè ce ne sono stati anche altri passati quasi sotto silenzio, dal golpe in Cile nel settantatre a quello del duemiladodici ripreso da questa pellicola -?
Precisamente a Michael Bay, uno che ai tempi della suddetta visita avrei evitato come la peste, e che dopo anni di produzioni e blockbuster inutili pare essersi dato una bella svegliata, se non altro con il piccolo miracolo che fu Pain&Gain e con questo lampo degno del miglior Peter Berg - qualcuno ha detto Lone survivor? -: in un'epoca in cui il mondo sembra correre sempre più incontro alla follia - anche se, a ben guardare, con mezzi e situazioni diverse è sempre la Storia che si ripete, purtroppo, senza che l'Uomo impari dai suoi errori - non è da tutti, soprattutto dai nostri cari amici ammeregani, raccontare una guerra non più solo "buoni contro cattivi", in cui tutto è bianco o nero e le cose sono semplici e dirette.
Ora, semplice e diretto è solo il destino degli ultimi della catena alimentare da entrambi i lati della barricata, quelli che sputano sangue e pallottole rischiando per intrighi politici spesso e volentieri molto discutibili: ispirandosi ad un reale fatto di cronaca, Bay ci trasporta in un vero e proprio inferno da assedio degno di una versione purtroppo reale de Le brigate della morte di Carpenter, girato alla grande - spesso anche troppo, considerati alcuni colpi di mano con droni e slow motion forse un tantinello tamarri - e legato al sacrificio che una manciata di uomini dei corpi speciali statunitensi e di un nucleo segreto della CIA portarono a compimento per tenere una posizione che ricordava davvero parecchio la leggendaria Alamo nel cuore di una delle città più pericolose e segnate dalle guerre recenti di tutto il mondo, Benghazi, in Libia.
Probabilmente, questo 13 hours risulterà essere uno di quei titoli equivalenti ad una badilata di sabbia negli occhi per chi è sostenitore ed amante di un certo Cinema d'autore e di nicchia - dicesi radical - così come per tutti gli anti americani - e con questo non intendo simpatizzanti dell'Isis o simili, ovviamente - allergici ad un approccio e ad una cultura tipicamente "a stelle e strisce", e difficile da seguire per chi non è abituato a tutta la settima arte più recente - diciamo post undici settembre, per l'appunto - legata alle scene puramente d'azione diverse in tutto e per tutto dalle carrellate e dagli ampi spazi dei vecchi film di guerra.
La lunghissima sequenza dell'assedio - davvero impressionante a tratti, e molto realistica soprattutto nel rappresentare l'abitudine alla violenza ed alla morte di chi vive in prima linea - è forse uno degli esempi più interessanti di Cinema bellico degli ultimi anni, e varrebbe una visione non fosse altro che per analizzare quello che la settima arte figlia di uno dei paesi dalla Guerra più coinvolti al mondo attualmente ha interpretato rispetto alla cronaca ed alla realtà, in particolare in casi come questo, in cui la fiction si fa trasposizione di una storia vera.
E dietro l'apparente retorica si nasconde il grido disperato di chi perde tutto sul campo di battaglia anche in caso di vittoria e lotta disperatamente per poter tornare ad avere una vita normale.
Un'impresa che pare più difficile che affrontare la morte guardandola dritta negli occhi imbracciando un fucile.




MrFord





 

giovedì 31 marzo 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): proseguono le settimane prive di particolari guizzi per il Cinema tipiche dell'inizio di primavera post-Oscar. Se non altro, nel corso del prossimo weekend in sala potrete tentare la sorte con una serie di proposte più vicine ai gusti del sottoscritto che non a quelli come sempre discutibili del mio acerrimo rivale nonchè co-conduttore della rubrica Cannibal Kid, lo pseudo radical più egocentrico della blogosfera, che si meriterebbe una bella maratona delle pellicole di Renzo Martinelli come punizione.
O forse no. Mi pare troppo perfino per lui.

"Peppa, adesso ti faccio vedere io cosa vuol dire prendersela con American Sniper!"
L'ultima tempesta

"Non vedo Cannibali all'orizzonte. Posso riferire al Capitano Ford."
Cannibal dice: Prima fordianata della settimana. Un'avventura marittima di cui faccio volentieri a meno e che lascio a quel vecchio lupo di mare che mi ritrovo per blogger rivale.
Ford dice: fordianata o no, ciofeca o no, questo film potrebbe essere un discreto intrattenimento da serata popcorn, considerate le tematiche ed il regista, che qualche anno fa mi aveva sorpreso in positivo con Lars e una ragazza tutta sua.
Staremo a vedere. Intanto, progetto di lasciare il Cannibale al largo, senza alcun salvagente o bracciolo.



13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

"Cannibal, molla quel blog o ti faccio saltare la testa!"
Cannibal dice: Seconda fordianata della settimana. Pellicola a tematica bellica/terroristica che puzza di americanataputtanata lontana un miglio. Non a caso è firmata da Michael Bay.
Ford dice: nonostante il cast e la durata - due ore e mezza! - non mi attirino neanche per sbaglio, il buon Michael Bay, dopo Pain&Gain, ha riguadagnato punti, da queste parti, quindi chissà che non possa pensare ad una seconda visione da serata popcorn in una settimana very, very easy.



Love and Mercy

"Forza, ragazzi: quel tordo di Peppa si è di nuovo buttato in acqua strafatto. Andiamo a salvarlo!"
Cannibal dice: Bel film dedicato alla complessa figura di Brian Wilson dei Beach Boys già recensito su Pensieri Cannibali (http://www.pensiericannibali.com/2015/12/love-treno-mercy.html). Non un capolavoro totale, ma una visione decisamente consigliata agli amanti di bella musica & buon cinema. Quindi non a Ford.
Ford dice: pellicola giunta in ritardo clamoroso in Italia - come al solito - che ero davvero curioso di vedere fino a quando il mio antagonista Cannibal Kid non ha deciso di semi promuoverla.
A questo punto non so se sperare di essere per una volta d'accordo con lui, o in completo disaccordo: una visione, comunque, ci sta, considerati il cast e tutta la buona musica che i Beach Boys hanno regalato al mondo.



La comune

"Chi vuole un altro White Russian alzi la mano!"
Cannibal dice: Nuovo film diretto da Thomas Vinterberg, regista danese non interessante quanto il grande Lars Von Trier, ma comunque da tenere sempre d'occhio. Anche se questo suo nuovo lavoro mi sa di roba un po' troppo hippie retrò alla James Ford per convincermi in pieno.
Ford dice: Vinterberg, regista appartenente al movimento che negli anni novanta portò alla ribalta il Cinema danese decollato poi con l'ormai bollito Von Trier, nel tempo ha recuperato terreno rispetto al conterraneo e sfoderato un filmone clamoroso come Il sospetto. Per quanto, dunque, non ne sia particolarmente attratto, penso che una visione a questo La comune la concederò, non fosse altro che per la speranza di vedere il buon Thomas segnare ormai il definitivo sorpasso rispetto al folle Lars.



Desconocido - Resa dei conti

"Scendi dalla macchina, Ford! Non ti azzardare a fare un altro metro alla guida!"
Cannibal dice: Negli ultimi tempi il cinema spagnolo mi ha regalato più che altro delle delusioni. Questo thriller con il sempre valido Luis Tosar di Cella 211 e Bed Time però mi ispira parecchio e sento che potrà invertire la tendenza. Vamos!
Ford dice: passata la sua stagione migliore qualche anno fa, il Cinema spagnolo sembra rientrato nei ranghi quasi più di Cannibal dopo una sconfitta in una Blog War. Questo thriller, però, complice la presenza del sempre ottimo Luis Tosar, potrebbe essere una piacevole eccezione. Staremo a vedere.



Race - Il colore della vittoria

"Evvai! Un altra vittoria per il Team Ford sugli adepti del Team Cannibal!"
Cannibal dice: Pellicola che sembra correre a metà strada tra sport e tematica razziale. La vicenda che racconta sembra piuttosto interessante, la qualità cinematografica invece è tutta da verificare. Al contrario dei film sponsorizzati da WhiteRussian: quelli la qualità non sanno manco cos'è.
Ford dice: pellicola che testimonia una vicenda fondamentale per lo Sport e la Civiltà in genere che pare, però, raccontata come la più classica delle spielbergate da Oscar. Speriamo solo di sbagliarci, e che possa sorprendere in positivo.
Cannibal, invece, non sorprende mai: è sempre una pessima conferma.



Un bacio

"Andiamo a festeggiare! Cannibal Kid è stato appena espulso dalla scuola!"
Cannibal dice: Una pellicola teen che sembra proprio una gran cannibalata coi fiocchi. In una settimana per il resto fin troppo fordiana, ci voleva!
Ford dice: cannibalata teen? No fordianata? Ahi ahi ahi ahi ahi ahi!


Wax - We Are the X

"Finalmente un posto incontaminato privo di Cuccioli Eroici!"
Cannibal dice: Film on the road italiano che non mi sento di escludere del tutto, come invece farei con Ford dalla blogosfera.
Ford dice: credo che tutta la blogosfera ormai sappia della riluttanza con la quale mi approccio alle nuove proposte italiane. Quasi più di quella che riservo ai film consigliati da Pensieri Cannibali.



On Air - Storia di un successo

"Ed ecco a voi la versione radiofonica della rubrica di Cannibal e Ford. Peccato che loro non si siano presentati."
Cannibal dice: Pellicola dedicata a Marco Mazzoli, dj e autore del programma Lo zoo di 105, che ogni tanto ascolto, anche se non ne sono un fan devoto. Come film sembra una gran baggianata, però sempre meglio On Air - Storia di un successo di WhiteRussian - Storia di un insuccesso uahahah!
Ford dice: davvero era necessario un film che raccontasse le gesta di un dj ed autore di Radio 105!? Credo di no.
Ma del resto, neppure il Cannibale è necessario alla blogosfera.



Come saltano i pesci

"Prova ancora a prendere le parti di Cannibal e ti gonfio!"
Cannibal dice: Negli ultimi tempi ho parlato in maniera positiva e fiduciosa del cinema italiano già troppo spesso. Con questo film però non ho proprio intenzione di farlo. Saltato!
Ford dice: dalle mie parti, i pesci saltano in padella.
Questo film, invece, finisce dritto nell'umido.



Ustica

"E dopo Ustica, nel mio prossimo film svelerò la verità a proposito del legame tra Cannibal e Ford!"
Cannibal dice: Il regista preferito di Mr. James Ford, Renzo Martinelli, torna a colpire e questa volta ci racconta la verità, o almeno la sua verità, su Ustica. Io preferisco non saperla.
Ford dice: se Come saltano i pesci salta direttamente nell'umido, Ustica, firmato da uno dei peggiori registi di sempre, Renzo Martinelli, finisce direttamente spedito nelle discariche spaziali.



Billy il Koala

"Me ne vado da qui: voglio emigrare in un continente in cui non esista Peppa Kid."
Cannibal dice: In una settimana all'insegna del fordismo più sfrenato, poteva mancare una bambinata, e per giunta un'australianata?
Certo, poteva mancare. In un mondo ideale dove Ford non esiste proprio. O al massimo vive in Australia.
Ford dice: ho visto il trailer di questo film prima di Kung Fu Panda 3. E nonostante l'ambientazione australiana, non mi è parso nulla per il quale correre a fare il biglietto.
Per stare abbastanza lontano da Peppa Kid, invece, tornerei ben volentieri nella Terra dei canguri. A sue spese, ovviamente.


sabato 12 dicembre 2015

The Rock

Regia: Michael Bay
Origine: USA
Anno: 1996
Durata: 136'






La trama (con parole mie): quando il Generale Hummel, leggenda dell'esercito in rotta con il Governo a causa dei mancati risarcimenti alle famiglie dei soldati caduti nel corso delle missioni segrete organizzate dai Corpi Speciali, occupa con un commando la prigione di Alcatraz tenendo prigionieri i turisti presenti minacciando di bombardare San Francisco con missili caricati con armi chimiche, vengono chiamati sul posto due veri e propri specialisti che non potrebbero essere più diversi tra loro.
Il primo è Stanley Goodspeed, un biochimico dell'FBI privo di esperienza sul campo ma senza rivali quando si tratta di analisi di materiali utilizzati per attacchi di questo genere, in attesa di sposarsi e con un bimbo in arrivo.
Il secondo un ex detenuto dal passato misterioso, unico - non documentato - ad essere riuscito ad evadere, sopravvivendo, da Alcatraz, che la direzione dell'FBI vede come fumo negli occhi e che ha una figlia che praticamente non conosce proprio a San Francisco, John Patrick Mason.
I due dovranno unire le forze, appianare le divergenze ed affrontare da soli la minaccia.








Preparatevi, perchè sto per spararla grossa: nonostante la mia onoratissima carriera di fan e sostenitore dell'action tamarra senza ritegno, non avevo mai visto The Rock, uno dei capisaldi del genere del periodo paradossalmente più oscuro per lo stesso, gli anni novanta.
Spinto dalla curiosità, dalla voglia di qualcosa che prevedesse esplosioni e battute tipiche da macho e dal recupero dei titoli che ancora mancano all'appello con protagonisti Nicholas Cage e il suo mitico parrucchino, ho deciso di fare un tuffo nei nineties ed affrontare quello che è stato per la generazione di mio fratello l'equivalente di quelli che erano per la mia i vari Die Hard: onestamente, nonostante una confezione ottima, uno Sean Connery in grandissimo spolvero, il classico plot da action senza ritegno, però, devo ammettere di essere rimasto parzialmente deluso dalla visione, che non è riuscita a coinvolgermi quanto avrei voluto, finendo per risultare a tratti addirittura noiosa, molto datata e priva dell'ironia guascona - per quanto ci si diverta - che era prerogativa delle proposte dello stesso genere del decennio precedente.
Non sia mai che critichi selvaggiamente giocattoloni come questo, soprattutto dopo la rivalutazione - quantomeno parziale - operata rispetto a Michael Bay dopo Pain&Gain, ma la visione di The Rock è stato uno dei rari casi in cui mi è parso quasi di poter capire chi di norma e per partito preso osteggia le proposte di questo genere, e di aver intravisto almeno in parte quelli che sono i problemi dei tentativi attuali di ricreare le magiche atmosfere anni ottanta, dalla durata eccessiva ad una quasi spocchia di fondo che pare mostrare ambizioni che prodotti di questo genere dovrebbero sbeffeggiare, invece che coltivare.
Appurato questo, ovviamente, mi sono profondamente goduto i siparietti forniti dalla coppia Cage/Connery, che se in termini di pura tecnica attoriale, messi a confronto, paiono come la merda e la Nutella, in quest'ambito funzionano davvero bene, nonostante i livelli di John McLaine o dei duetti Gibson/Glover in Arma letale siano decisamente su un altro livello: interessante il cast, dalla controversa figura del Generale Hummel di Ed Harris ai comprimari, cui prestano volto molti caratteristi che gli appassionati conoscono bene, da William Forsythe a Steve Morse, passando per Michael Biehn, ottimo il comparto tecnico - anche se le sequenze all'interno di Alcatraz secondo me non valorizzano al massimo la struttura ed il suo fascino - e perfettamente tamarro il crescendo con tanto di finale in cui i cattivi vengono sistemati ed i buoni o quasi buoni riescono a trovare il gentlemen agreement che accontenta tutti e porta a casa il risultato.
Probabilmente, se non fossi stato un vero e proprio veterano del genere avrei finito per esaltarmi molto di più, ma tant'è: The Rock è ormai agli archivi del Saloon, come l'ennesima missione portata a termine, e seppur non esaltante quanto avrei voluto, o sperato, è riuscita a garantire l'intrattenimento che le proposte di questo tipo dovrebbero sempre regalare allo spettatore.
Essendo figlia del decennio più disastrato dell'action, Michael Bay è forse riuscito a fare anche più di quanto fosse possibile: e già questo è un successo, un pò come il riferimento da applausi sul finale a Rocket Man di Elton John, che porta un brano classico e da atmosfere decisamente differenti - lo ricordo, di recente, per il fantastico finale di Californication - ad una dimensione trash che riesce comunque a calzare a pennello.
Certo, non sarà come cenare in un ristorante stellato, ma ogni tanto tutti noi abbiamo un gran bisogno di MacDonald's.




MrFord





"Mars ain't the kind of place to raise your kids
in fact it's cold as hell
and there's no one there to raise them if you did
and all this science I don't understand
it's just my job five days a week
a rocket man, a rocket man."

Elton John - "Rocket man" - 






sabato 27 dicembre 2014

Ford Awards 2014: del peggio del nostro peggio

La trama (con parole mie): ed eccoci giunti ad uno dei Ford Awards più attesi, quello dedicato al peggio che il grande schermo ha finito per riservare al sottoscritto e a tutti gli avventori del Saloon. Quest'anno mi rammarico di aver escluso molti titoli meritevoli da questa decina, ma devo ammettere che, al contrario di quella che sarà per i film migliori, la concorrenza era davvero spietata.
Un plauso, dunque, al vincitore - sempre che possa essere un piacere fregiarsi di una tale onoreficenza - nonchè worst movie dell'anno per il vecchio Ford, così come per i titoli che fino alla fine si sono battuti per conquistare l'ambito titolo.




N°10: NOAH di DARREN ARONOFSKY


Aronofsky, dopo avermi illuso con The Wrestler e Il cigno nero, è tornato a quella che è la sua forma originaria. Quella del pippone.
Una biblica rottura di palle.

N°9: ROBOCOP di JOSE' PADILHA



Uno dei miei personali cult degli anni ottanta inesorabilmente rovinato da una sorta di versione videoludica moderna priva di spessore.
Vivo o morto, tu verrai con me.
Preferibilmente morto.

N°8: TRANSFORMERS 4 di MICHAEL BAY



Ricordo quando lo vidi, e con Julez, dopo quello che ci parve un tempo interminabile, controllammo il timer. Eravamo soltanto a metà.
Il titolo recita "L'era dell'estinzione".
Dello spettatore.

N°7: MALEFICENT di ROBERT STROMBERG



Il revisionismo delle favole classiche da parte di Cinema e serie televisive è una piaga quasi peggiore di quella del tema vampirico.
E Maleficent ne è uno degli esempi più terrificanti.
Dopo The Tourist, un altro dei film più brutti degli ultimi anni cortesemente offerto da Angelina Jolie.

N°6: POMPEI di PAUL W. S. ANDERSON


Quando c'è di mezzo Paul W. S. Anderson, la garanzia di presenza in questa speciale classifica è assicurata.
L'unica consolazione, per citare Julez ai tempi della visione, è che di questo film non potranno mai fare un sequel. Forse.

N°5: COMPORTAMENTI MOLTO CATTIVI di TIM GARRICK



Avete presente lo zero sul grafico Pritchard de L'attimo fuggente?
E' tutto qui.
Una vera merda su pellicola.

N°4: LUCY di LUC BESSON


Luc Besson è l'equivalente francese di Paul W. S. Anderson.
E più il tempo passa, più al peggio pare non vi siano limiti.
Un pò come la Lucy dell'improbabile Scarlett Johansson.

N°3: UN RAGIONEVOLE DUBBIO di PETER P. CROUDINS


Non ci sono dubbi.
Questo film è un'abominevole schifezza.
E Dominic Cooper uno degli attori peggiori della Storia.



Se l'avessero chiamato Natale nel West e avessero inserito Massimo Boldi la qualità sarebbe stata esattamente la stessa.
Infima.

N°1: UNDER THE SKIN di JONATHAN GLAZER



Uno dei peggiori pipponi pseudo autoriali di tutti i tempi.
Se non altro, rimedio assoluto per qualsiasi malato d'insonnia.



I PREMI

Peggior regista: Seth McFarlane per Un milione di modi per morire nel West
Peggior attore: Dominic Cooper per Un ragionevole dubbio
Peggior attrice: Scarlett Johansson per Under the skin e Lucy
Premio "parrucchino di Nicholas Cage" per il personaggio trash: Angelina Jolie per Maleficent
Effetti "discount": Un milione di modi per morire nel West
Premio "dolcetto o scherzetto" per il costume più agghiacciante: l'esoscheletro nero di Robocop, Robocop
Stile de paura: Scarlett Johansson con cellulite in mostra in Under the skin
Premio "veline": Charlize Theron, Un milione di modi per morire nel West
Peggior scena d'amore: l'aliena circuisce il deforme, Under the skin
Premio "pizza, spaghetti e mandolino": la volgarità a basso costo di Un milione di modi per morire nel West

MrFord
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