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lunedì 11 aprile 2016

Desconocido - Resa dei conti

Regia: Dani De La Torre
Origine: Spagna
Anno:
2015
Durata:
102'








La trama (con parole mie): Carlos è un funzionario di banca con una lunga carriera alle spalle, una vita agiata, una bella famiglia ed un'apparenza di successo. Una mattina, quando decide di accompagnare i due figli a scuola, il suo mondo si ribalta: contattato tramite un cellulare ritrovato proprio sul cruscotto della sua auto da uno sconosciuto, è ricattato in modo da trasferire tutti i suoi risparmi ed una considerevole somma di denaro attraverso la banca su un conto sicuro.
Se non obbedirà alle istruzioni del suo contatto, il mezzo che sta trasportando lui ed i suoi figli esploderà a causa delle bombe installate sotto i sedili, pronte a detornarsi nel momento in cui qualcuno dovesse lasciare il suo posto.
L'uomo si troverà dunque a lottare per la sopravvivenza della sua famiglia - oltre che di se stesso -, per il suo lavoro e la speranza di poter spiegare alle forze dell'ordine che quello che sta facendo non è frutto di un gesto estremo di follia legato alla sua separazione dalla moglie: cosa accadrà, dunque, quando i nodi verranno al pettine?











Ammetto di averci sperato.
Il Cinema spagnolo ha sempre prodotto buone cose, il thriller è un genere di casa al Saloon, recensioni di alcuni bloggers decisamente affidabili - e non sto parlando del mio antagonista Cannibal Kid, ovviamente -, una tecnica notevole - basti pensare al piano sequenza che, di fatto, segna il giro di boa della pellicola, davvero splendido -, un protagonista da pollici altissimi - Luis Tosar, già apprezzato in Bed Time e Cella 211 -.
Le premesse di un successo, insomma, c'erano davvero tutte.
Ritmo ed azione compresi, conditi da una spalla per il suddetto main charachter come la coordinatrice degli artificieri da fare invidia alle più cazzute eroine ottime per registe come Katherine Bigelow.
Eppure Desconocido, serratissimo film iberico da poco approdato in sala in Italia, ha finito per non convincermi affatto.
Ma non voglio concentrarmi sui palesi limiti di sceneggiatura di una vicenda intrigante pronta a fare acqua da tutte le parti - in fondo, non siamo dalle parti di Speed, che essendo una tamarrata feroce può permettersi certe concessioni, ma di qualcosa dal taglio decisamente più realistico, almeno sulla carta -, di una seconda parte nettamente inferiore alla prima o di tutto quello che si potrebbe criticare - tecnica a parte, per l'appunto - del lavoro del pur promettente Dani De La Torre: vorrei concentrarmi sul Cinema americano, palese ispiratore di questo prodotto, osteggiato spesso e volentieri dai radical di qualsiasi continente.
Perchè se Desconocido fosse stato girato a Los Angeles invece che a La Coruna, con Jason Statham a prendere il posto di Luis Tosar ed un Simon West qualsiasi dietro la macchina da presa a dispetto del già citato De La Torre, la maggior parte dei sostenitori "alti" di questo film si sarebbero trovati senza se e senza ma dall'altra parte della barricata: tipico thriller d'azione poco plausibile, grande sfoggio di mezzi e tecnica assolutamente non supportato dalla plausibilità logica, un finale che più retorico e buonista non si potrebbe.
Peccato che il film non sia a stelle e strisce, ma un prodotto assolutamente e completamente figlio di un tentativo tutto europeo di sdoganare l'intrattenimento più basic cercando di dare allo stesso una connotazione autoriale: troppa grazia, ragazzi miei.
La realtà dei fatti, purtroppo, è che a parte l'indubbia perizia ed un attore protagonista molto valido, Desconocido sia una brutta copia di decine e decine di produzioni statunitensi non solo attuali o quantomeno recenti, ma figlie di epoche già trascorse da parecchio, eighties su tutte: troppo facile mascherare l'operazione come qualcosa di nuovo, o cool, e troppo poco per considerarla, al contrario, soltanto un divertissement buono per rilassare i neuroni al termine di una giornata o di una settimana pesanti.
Un vero peccato, perchè per un amante del genere come il sottoscritto titoli che possano in qualche modo rinverdire i fasti del passato sono una vera e propria manna dal cielo, e soprattutto dopo aver letto segnalazioni come quella della Bolla, l'impressione di trovarsi di fronte proprio ad una piccola perla aveva assunto una certa consistenza, sfumata un minuto dopo l'altro nel corso della visione di questo Desconocido che sarà scorrevole e comunque piacevole da vedere quanto vorrete, ma che alla fine suonerà senza appello come una pesante delusione.
A meno che non siate strenui detrattori di un certo tipo di produzioni americane: allora potrà essere l'occasione giusta per apprezzare un genere senza sputtanarvi con gli amici del circolino d'essai affermando che, sotto sotto, voi i vecchi film con Stallone, Schwarzenegger e Bruce Willis li adorate.






MrFord





"We get some rules to follow
that and this, these and those
no one knows
we get these pills to swallow
how they stick in your throat
taste like gold
oh what you do to me
no one knows."
Queens of the stone age - "No one knows" -







giovedì 31 marzo 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): proseguono le settimane prive di particolari guizzi per il Cinema tipiche dell'inizio di primavera post-Oscar. Se non altro, nel corso del prossimo weekend in sala potrete tentare la sorte con una serie di proposte più vicine ai gusti del sottoscritto che non a quelli come sempre discutibili del mio acerrimo rivale nonchè co-conduttore della rubrica Cannibal Kid, lo pseudo radical più egocentrico della blogosfera, che si meriterebbe una bella maratona delle pellicole di Renzo Martinelli come punizione.
O forse no. Mi pare troppo perfino per lui.

"Peppa, adesso ti faccio vedere io cosa vuol dire prendersela con American Sniper!"
L'ultima tempesta

"Non vedo Cannibali all'orizzonte. Posso riferire al Capitano Ford."
Cannibal dice: Prima fordianata della settimana. Un'avventura marittima di cui faccio volentieri a meno e che lascio a quel vecchio lupo di mare che mi ritrovo per blogger rivale.
Ford dice: fordianata o no, ciofeca o no, questo film potrebbe essere un discreto intrattenimento da serata popcorn, considerate le tematiche ed il regista, che qualche anno fa mi aveva sorpreso in positivo con Lars e una ragazza tutta sua.
Staremo a vedere. Intanto, progetto di lasciare il Cannibale al largo, senza alcun salvagente o bracciolo.



13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

"Cannibal, molla quel blog o ti faccio saltare la testa!"
Cannibal dice: Seconda fordianata della settimana. Pellicola a tematica bellica/terroristica che puzza di americanataputtanata lontana un miglio. Non a caso è firmata da Michael Bay.
Ford dice: nonostante il cast e la durata - due ore e mezza! - non mi attirino neanche per sbaglio, il buon Michael Bay, dopo Pain&Gain, ha riguadagnato punti, da queste parti, quindi chissà che non possa pensare ad una seconda visione da serata popcorn in una settimana very, very easy.



Love and Mercy

"Forza, ragazzi: quel tordo di Peppa si è di nuovo buttato in acqua strafatto. Andiamo a salvarlo!"
Cannibal dice: Bel film dedicato alla complessa figura di Brian Wilson dei Beach Boys già recensito su Pensieri Cannibali (http://www.pensiericannibali.com/2015/12/love-treno-mercy.html). Non un capolavoro totale, ma una visione decisamente consigliata agli amanti di bella musica & buon cinema. Quindi non a Ford.
Ford dice: pellicola giunta in ritardo clamoroso in Italia - come al solito - che ero davvero curioso di vedere fino a quando il mio antagonista Cannibal Kid non ha deciso di semi promuoverla.
A questo punto non so se sperare di essere per una volta d'accordo con lui, o in completo disaccordo: una visione, comunque, ci sta, considerati il cast e tutta la buona musica che i Beach Boys hanno regalato al mondo.



La comune

"Chi vuole un altro White Russian alzi la mano!"
Cannibal dice: Nuovo film diretto da Thomas Vinterberg, regista danese non interessante quanto il grande Lars Von Trier, ma comunque da tenere sempre d'occhio. Anche se questo suo nuovo lavoro mi sa di roba un po' troppo hippie retrò alla James Ford per convincermi in pieno.
Ford dice: Vinterberg, regista appartenente al movimento che negli anni novanta portò alla ribalta il Cinema danese decollato poi con l'ormai bollito Von Trier, nel tempo ha recuperato terreno rispetto al conterraneo e sfoderato un filmone clamoroso come Il sospetto. Per quanto, dunque, non ne sia particolarmente attratto, penso che una visione a questo La comune la concederò, non fosse altro che per la speranza di vedere il buon Thomas segnare ormai il definitivo sorpasso rispetto al folle Lars.



Desconocido - Resa dei conti

"Scendi dalla macchina, Ford! Non ti azzardare a fare un altro metro alla guida!"
Cannibal dice: Negli ultimi tempi il cinema spagnolo mi ha regalato più che altro delle delusioni. Questo thriller con il sempre valido Luis Tosar di Cella 211 e Bed Time però mi ispira parecchio e sento che potrà invertire la tendenza. Vamos!
Ford dice: passata la sua stagione migliore qualche anno fa, il Cinema spagnolo sembra rientrato nei ranghi quasi più di Cannibal dopo una sconfitta in una Blog War. Questo thriller, però, complice la presenza del sempre ottimo Luis Tosar, potrebbe essere una piacevole eccezione. Staremo a vedere.



Race - Il colore della vittoria

"Evvai! Un altra vittoria per il Team Ford sugli adepti del Team Cannibal!"
Cannibal dice: Pellicola che sembra correre a metà strada tra sport e tematica razziale. La vicenda che racconta sembra piuttosto interessante, la qualità cinematografica invece è tutta da verificare. Al contrario dei film sponsorizzati da WhiteRussian: quelli la qualità non sanno manco cos'è.
Ford dice: pellicola che testimonia una vicenda fondamentale per lo Sport e la Civiltà in genere che pare, però, raccontata come la più classica delle spielbergate da Oscar. Speriamo solo di sbagliarci, e che possa sorprendere in positivo.
Cannibal, invece, non sorprende mai: è sempre una pessima conferma.



Un bacio

"Andiamo a festeggiare! Cannibal Kid è stato appena espulso dalla scuola!"
Cannibal dice: Una pellicola teen che sembra proprio una gran cannibalata coi fiocchi. In una settimana per il resto fin troppo fordiana, ci voleva!
Ford dice: cannibalata teen? No fordianata? Ahi ahi ahi ahi ahi ahi!


Wax - We Are the X

"Finalmente un posto incontaminato privo di Cuccioli Eroici!"
Cannibal dice: Film on the road italiano che non mi sento di escludere del tutto, come invece farei con Ford dalla blogosfera.
Ford dice: credo che tutta la blogosfera ormai sappia della riluttanza con la quale mi approccio alle nuove proposte italiane. Quasi più di quella che riservo ai film consigliati da Pensieri Cannibali.



On Air - Storia di un successo

"Ed ecco a voi la versione radiofonica della rubrica di Cannibal e Ford. Peccato che loro non si siano presentati."
Cannibal dice: Pellicola dedicata a Marco Mazzoli, dj e autore del programma Lo zoo di 105, che ogni tanto ascolto, anche se non ne sono un fan devoto. Come film sembra una gran baggianata, però sempre meglio On Air - Storia di un successo di WhiteRussian - Storia di un insuccesso uahahah!
Ford dice: davvero era necessario un film che raccontasse le gesta di un dj ed autore di Radio 105!? Credo di no.
Ma del resto, neppure il Cannibale è necessario alla blogosfera.



Come saltano i pesci

"Prova ancora a prendere le parti di Cannibal e ti gonfio!"
Cannibal dice: Negli ultimi tempi ho parlato in maniera positiva e fiduciosa del cinema italiano già troppo spesso. Con questo film però non ho proprio intenzione di farlo. Saltato!
Ford dice: dalle mie parti, i pesci saltano in padella.
Questo film, invece, finisce dritto nell'umido.



Ustica

"E dopo Ustica, nel mio prossimo film svelerò la verità a proposito del legame tra Cannibal e Ford!"
Cannibal dice: Il regista preferito di Mr. James Ford, Renzo Martinelli, torna a colpire e questa volta ci racconta la verità, o almeno la sua verità, su Ustica. Io preferisco non saperla.
Ford dice: se Come saltano i pesci salta direttamente nell'umido, Ustica, firmato da uno dei peggiori registi di sempre, Renzo Martinelli, finisce direttamente spedito nelle discariche spaziali.



Billy il Koala

"Me ne vado da qui: voglio emigrare in un continente in cui non esista Peppa Kid."
Cannibal dice: In una settimana all'insegna del fordismo più sfrenato, poteva mancare una bambinata, e per giunta un'australianata?
Certo, poteva mancare. In un mondo ideale dove Ford non esiste proprio. O al massimo vive in Australia.
Ford dice: ho visto il trailer di questo film prima di Kung Fu Panda 3. E nonostante l'ambientazione australiana, non mi è parso nulla per il quale correre a fare il biglietto.
Per stare abbastanza lontano da Peppa Kid, invece, tornerei ben volentieri nella Terra dei canguri. A sue spese, ovviamente.


domenica 28 giugno 2015

Miami Vice

Regia: Michael Mann
Origine: USA
Anno: 2006
Durata: 131'




La trama (con parole mie): Sonny Crockett e Ricardo Tubbs sono due detectives della polizia di Miami legati a doppio filo alle operazioni sotto copertura volte a portare allo scoperto traffici illeciti, dalle armi alla droga. Quando un loro agente viene compromesso a causa dell'intrusione dell'FBI i due vengono reclutati dall'agenzia affinchè si infiltrino spacciandosi per corrieri in un'organizzazione che fa capo ad un colombiano di nome Yero, che pare sia uno dei pesci più grossi del continente.
Una volta entrati nel giro, però, Crockett e Tubbs vengono a conoscenza di un livello ancora superiore a quello portato appena sotto la superficie dallo stesso Yero, ed entrati in contatto con Isabella e Montoya, vertici dell'organizzazione, tenteranno di smantellare la stessa dall'interno: il legame sempre più stretto tra Sonny e Isabella e l'odio di Yero per l'infiltrato, però, finiranno per complicare le cose.








Se dovessi pensare ad un'ipotetica classifica dei miei registi americani - viventi, sia chiaro - favoriti, Michael Mann si giocherebbe senza dubbio le prime posizioni con Maestri del calibro di Eastwood, Scorsese e Cimino: eppure, riflettendo proprio in merito ai nomi che abiterebbero i piani alti dell'ipotetica lista, forse il suo è quello che finirebbe per doversi sudare più degli altri non tanto il fatto di essere dove si trova, quando di essere amato in termini cinefili.
Ho impiegato anni - e visioni -, infatti, per riuscire a comprendere appieno la grandezza di Mann e del suo Cinema: ricordo quanta fatica feci la prima volta che affrontai Heat - La sfida, o con quanta diffidenza approcciai più di recente Collateral e questo stesso Miami Vice, salvo poi ricredermi ed aumentare non solo la percezione delle pellicole stesse, ma il loro valore passaggio dopo passaggio su questi schermi.
Proprio Miami Vice, nato dall'idea che fu alla base della nota serie tv - firmata dallo stesso Mann nei primi anni della sua carriera ed ormai cult imprescindibile legato agli anni ottanta -, mi lasciò abbastanza freddo ai tempi della prima visione in sala, quasi come fosse una sorta di fratello minore del già citato Collateral, tutto fotografia, riprese pazzesche e colonna sonora perfetta: valutazione clamorosamente sbagliata.
Perchè Miami Vice è un trionfo non solo di tecnica e stile, ma un omaggio strepitoso ad un genere purtroppo ormai relegato a tentativi isolati, un hard boiled d'altri tempi in grado di regalare passaggi action mozzafiato, caratterizzazioni immediate - come già avvenne per Heat - ed atmosfere uniche: in questo senso, da Miami alle cascate di Iguazu, passando per il bacino centro americano, questa pellicola è assolutamente perfetta sotto ogni punto di vista.
Se, poi, alla cornice vengono associati scambi come quello tra il Sonny di Colin Farrell e la Isabella di Gong Li prima del viaggio in motoscafo verso L'Havana pare quasi di deporre le armi senza neppure lottare rispetto alla potenza di un prodotto che racconta la durezza della strada e del confronto tra poliziotti e criminali - da entrambe le parti dipinti come uomini, con i loro difetti ed i talenti a fare da contrappeso - sfruttando una partenza a razzo ed una chiusura assolutamente perfetta nel suo essere aperta, quasi incompiuta, nella scelta di Crockett di rimanere accanto a quella che è la sua famiglia a scapito di quello che potrebbe essere l'amore.
Da questo punto di vista, Miami Vice - come il recente Blackhat - ricorda da vicino il melò dell'action di Hong Kong e dei grandi registi orientali, che ai proiettili non dimentica mai di associare struggenti legami dal sapore di Classico e sesso così vero da farlo sentire sulla pelle - Tubbs e la compagna sotto la doccia e a letto, Crockett e Isabella all'interno della macchina -, un marchio di fabbrica da passato remoto portato sullo schermo sfruttando mezzi e tecniche assolutamente all'avanguardia.
Senza dubbio a Mann non interessa piacere, così come ai suoi protagonisti: eppure Miami Vice entra sottopelle, da qualsiasi angolazione lo si guardi o lo si viva, che ci si senta più vicini alla razionale struttura di Tubbs o all'improvvisato charme di Sonny, che si preferiscano i proiettili e la mano pesante dei neonazisti o gli intrighi quasi politici dei grandi trafficanti internazionali.
E' prendersi il tempo di un mojito alla Bodeguita prima di buttarsi in un conflitto a fuoco che potrebbe significare morte certa.
E' il ruggito di un fucile d'assalto, o quello di cascate che mostrano la potenza di chi vive al di sopra di tutto. Ordine o Caos che siano.
E Michael Mann è così.
Ordine e Caos.
Tecnica e istinto.
Fortunatamente, il risultato è lo stesso: grande Cinema.



MrFord



"So come pull the sheet over my eyes
so I can sleep tonight
despite what I've seen today.
I found you guilty of a crime, of sleeping at a time
when you should have been wide awake."

Audioslave - "Wide awake" - 





martedì 1 gennaio 2013

Ford Awards 2012: i film (N° 40-31)

La trama (con parole mie): iniziamo il nuovo anno con quella che, di fatto, è la classifica più attesa tra quelle del Saloon, dedicata ai film usciti in sala - e recensiti dal sottoscritto - nel corso del 2012 appena concluso. Con questa edizione dei Ford Awards, a seguito delle numerose visioni, ho deciso di ampliare a quaranta la lista dei titoli degni di nota e meritevoli di una menzione ora che i giochi sono fatti.
Ma è inutile continuare a girarci attorno con dei convenevoli: bicchieri in alto per i primi dieci film "premiati" dal vecchio Ford!



N° 40: Bed time di Jaume Balaguerò


Inauguriamo la classifica dei top 40 fordiani del 2012 con una pellicola che ha raccolto consensi ovunque nella blogosfera, e che ha in qualche modo ricordato la grande stagione del Cinema spagnolo di qualche anno fa. Più che un horror un thriller, ma di certo un titolo in grado di regalare almeno un paio di sequenze memorabili. Da paura il protagonista Luis Tosar.

 
N° 39: Chronicle di Josh Trank 
Il mockumentary applicato ad un film basato sul concetto di "superpotere" che ricorda più Kick ass che non i personaggi Marvel duri e puri: una proposta fresca, intelligente e dagli effetti prodigiosi, a metà strada tra District 9 ed i tormenti dei supereroi della “Silver age”.
Omaggi più o meno dichiarati ad Akira e tutte le problematiche che dall’adolescenza piena si riversano nella possibilità di fare ciò che si desidera, quando si desidera, come lo si desidera.

 

N° 38: Cosa piove dal cielo? di Sebastian Borensztein


Vincitore al Festival di Roma, questo film piccolo piccolo made in Argentina mi ha ricordato molto il piacevolissimo Bonbon el perro, che qualche anno fa fu una vera rivelazione in casa Ford: temi molto proletari, amicizia virile, elogio della semplicità.
Un titolo piacevole, volto di un Cinema lontano dalle dinamiche dei grandi Studios e dai tronfi alfieri del radicalchicchismo.


  

N° 37: Viaggio in paradiso di Adrian Grunberg


Dopo anni perduti dietro castori parlanti e deliri religiosi, Mel Gibson torna a fare il Mel Gibson nel pieno di un action movie Rodriguez-style che rispolvera i fasti della saga di Arma letale.
Fracassone, tamarro, (auto)ironico, divertentissimo: un cocktail esplosivo capace di infiammare l’estate con la leggerezza che la stagione impone, impreziosito da una sequenza in cui quel vecchio pazzo di Mel imita alla perfezione la leggenda Clint. Imperdibile.


 

N° 36: Magic Mike di Steven Soderbergh


Il riscatto di Soderbergh dopo aver portato nelle sale quella schifezza inguardabile di Knockout – Resa dei conti: un film mascherato da robetta per visione da pigiama party alla Festa della Donna che invece nasconde tematiche importanti, soprattutto rispetto all’attuale crisi del mondo del lavoro e alle difficoltà dei giovani di poter davvero realizzare i loro sogni.


N° 35: Monsieur Lazhar di Philippe Falardeau


Nell’anno dell’inguardabile Detachment, ecco un film profondo ed educativo, di quelli che si dovrebbero mostrare nelle scuole: l’elaborazione del lutto a seguito del suicidio di un’insegnante passato attraverso un uomo che deve lui stesso ricominciare da capo.
Leggero anche quando tocca temi decisamente scomodi e mai spocchioso, è la risposta pane e salame a tutti i presunti santoni radical chic.


 

N° 34: The help di Tate Taylor


Realizzato nella piena tradizione dell’Academy, con grande perizia ed una buona dose di ruffianeria, questa sorta di Forrest Gump al femminile è una piccola gemma che si lascia guardare – e diverte, e commuove – con un piacere che raramente si prova quando si approccia una pellicola di fatto per tutti che tocca temi importanti come il razzismo nel profondo Sud degli States e l’emancipazione della donna.
Straordinarie le interpreti, emozionante il crescendo: e la scena della merda è già un supercult del Saloon.


  
N° 33: Paradiso amaro di Alexander Payne


Alexander Payne, autore di chicche simil-indipendenti come Sideways, torna alla ribalta sfruttando un ottimo George Clooney raccontando la parte “oscura” del paradiso hawaiano attraverso il dramma di una famiglia che deve superare una perdita improvvisa e devastante.
Umorismo amaro e malinconia per un film che non sarà perfetto, ma che fa sempre bene vedere.


  
N° 32: Piccole bugie tra amici di Guillame Canet


In uno degli anni migliori della storia recente del Cinema francese, questa pellicola uscita sull’onda del successo di Quasi amici e The artist si è rivelata un ottimo film corale impreziosito da un’apertura da urlo e da un finale strizzacuore di quelli da brividi.
Perfetti l'alchimia tra i protagonisti ed un ritmo che regge alla grande nonostante la durata notevole per una proposta di questo genere: noi, qui nella Terra dei cachi, dovremmo davvero rimboccarci le maniche e recuperare il tempo perduto.


  
N° 31: Il cavaliere oscuro – Il ritorno di Christopher Nolan


La chiusura della meravigliosa trilogia di Nolan dedicata all’Uomo pipistrello avrebbe meritato una posizione più alta nella classifica, e senza dubbio era una delle uscite più attese dell’anno qui al Saloon: paga la grande aspettativa ed una riuscita non completa, complici la troppa carne al fuoco ed il paragone con l’inarrivabile secondo capitolo.
Sempre e comunque ottima la messa in scena, pazzesco il finale, di grande impatto la resa.
Peccato per il clamorosamente terrificante doppiaggio italiano, con Filippo Timi a rovinare completamente il Bane di Tom Hardy.




MrFord

giovedì 2 agosto 2012

Bed time

Regia: Jaume Balaguerò
Origine: Spagna
Anno: 2011
Durata: 102'




La trama (con parole mie): Cesar è il custode di uno stabile. Un uomo solo e tendente alla depressione, legato ad una madre ormai morente in ospedale cui affida tutte le sue confessioni ed inquietudini.
Cesar è in cerca di una rivincita, perchè se c'è una cosa che detesta è il sorriso degli inquilini che lo salutano come se niente fosse al mattino, dicendo che va tutto bene.
Non va tutto bene. E Cesar lo sa.
Perchè lui è una delle cause principali della loro inquietudine, delle sfortune, degli episodi più terribili che possano capitare nel momento in cui viene violato il nostro più intimo rifugio.
A fare le spese della missione del custode e divenirne il bersaglio principale è la giovane Clara, lontana dal fidanzato e sola nell'affrontare la minaccia dell'uomo.




Non ho mai particolarmente amato Balaguerò e il suo Cinema.
Fin dai tempi della grande stagione che vide la settima arte iberica divenire la protagonista degli scenari autoriali europei - un pò quello che sta accadendo ora con la Francia - qualche anno fa, ho sempre giudicato i lavori del regista nativo della Catalunia - escludendo forse il solo Rec - piuttosto scarsi, privi di logica ed interesse al punto tale da bastonarli spesso e volentieri senza troppi complimenti.
Alla notizia dell'uscita nelle sale italiane di Bed time, ho pensato che una pioggia di bottigliate si sarebbe abbattuta tra capo e collo del buon Jaume senza che battessi ciglio, soprattutto ben sapendo che il mio nemico per eccellenza Cannibale ne aveva tessuto le lodi.
Poi, un pò per la passione di Julez per i film corredati di morti ammazzati e spaventi vari, un pò per alcune altre recensioni sicuramente più fidate rispetto a quella del mio antagonista - ahahahahahah! -, la curiosità di affrontare la visione con qualche aspettativa in più è cresciuta, e, devo ammetterlo, anche in buona parte mantenuta.
Addirittura potrei arrivare a dire che Bed time è il miglior film di Balaguerò, il primo che pare solido e convincente dall'inizio alla fine, tanto da farmi quasi dispiacere per alcune sbavature che, se sistemate in fase di scrittura e produzione, avrebbero sicuramente portato il cineasta spagnolo alla consegna di un vero e proprio cult del genere all'audience.
A partire dal protagonista - un sempre ottimo Luis Tosar, che un paio d'anni fa mi strabiliò in Cella 211 - e da quel ruolo apparentemente innocuo che è il custode di un condominio, Balaguerò costruisce un thiller di notevole tensione giocato nella sua quasi totalità sulla visione del "cattivo" - un pò come fu per uno dei capistipite del genere, L'occhio che uccide di Powell, Capolavoro indiscusso che tutti dovrebbero recuperare, o Frenzy di Hitchcock, con i suoi delitti mostrati in soggettiva - e ribaltandone di fatto il ruolo on screen, portandolo al centro di momenti che mi hanno riportato alla mente le disperate fughe casalinghe di James Caan in Misery non deve morire - strepitosa la sequenza all'interno dell'appartamento della giovane vittima Clara con il faccia a faccia tra Cesar ed il fidanzato della ragazza - quasi si trattasse del protagonista in cerca di salvezza.
Come se non bastasse, l'idea di essere violati non tanto nel corpo o nello spirito quanto rispetto alla propria casa rappresenta senza dubbio una delle sensazioni di disagio maggiore che possano esistere, come se quello che, di fatto, è il rifugio in cui troviamo quotidianamente ristoro, fosse più sacro perfino della nostra stessa carne, che sappiamo di poter tentare di difendere sempre e in ogni momento, almeno fino a quando le forze ci assistono.
L'idea, inoltre, che questa intrusione possa avvenire con noi tra le mura risulta ancora più inquietante e terribile, quasi per il Male non potessimo essere bersagli più semplici nel momento in cui riusciamo a sentirci davvero al sicuro: e a rendere possibile tutto questo, un personaggio oscuro e disturbante, un uomo in grado di fare della sofferenza altrui - soprattutto quella ammessa - la sua felicità, tanto da arrivare a "risparmiare" il suo vessatore più ostinato e convinto, l'unico uomo apparentemente infelice ed insoddisfatto del condomino.
Il tutto senza contare l'evoluzione sempre più sconvolgente del suo scontro con Clara, culminato con il terribile finale dal sapore così amaro da ricordarmi lo splendido La notte dei girasoli - se vi capita, recuperatelo, ne vale davvero la pena -.
Eppure, nonostante tutto questo, Bed time poteva - doveva? - essere molto di più, e la sensazione di un'occasione perfetta in parte sprecata resta soprattutto quando ci si sofferma sulla logica delle indagini della polizia - così come della reazione alla scoperta dell'invasione da parte di Clara e del fidanzato - o sul personaggio di colpo uscito di scena della signora Veronica, il cui faccia a faccia conclusivo con Cesar pare il ritratto ad uno specchio della solitudine di entrambi i personaggi.
Peccato davvero, perchè con un'attenzione maggiore questo già convincente lavoro avrebbe potuto rivendicare una posizione di rilievo in un'ipotetica classifica di genere rispetto alla produzione degli ultimi anni, in grado di regalare davvero poco ad un pubblico che, nonostante le apparenze, continua ad essere assetato di quella tensione che solo la paura dei mostri sotto il letto riesce a trasmettere.


MrFord


"I know they're under the bed, that's where they hide
I know they need to be fed every night
they live deep under the bed, way down below
I found the skin that they shed cuz they eat there and they breathe there, and they grow."
Alice Cooper - "Under the bed" -





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