Visualizzazione post con etichetta saloon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta saloon. Mostra tutti i post

giovedì 26 marzo 2020

10 Russians



Oggi è un giorno speciale, qui al Saloon.
Esattamente, ora più ora meno, dieci anni fa, nasceva quasi per gioco questo spazio.
Uno spazio che è vissuto al mio fianco, è cambiato con me, e sulla sua pelle ha provato tutte le esperienze della blogosfera, dagli anni in cui ogni giorno nascevano spazi di ogni genere, e si sentiva pulsare questo piccolo universo di vitalità, ad oggi, quando noi pochi rimasti siamo una sorta di dinosauri, mangiati dai social e dal nuovo che avanza.
Onestamente, aspettavo di arrivare a questa data per chiudere baracca e burattini e lasciare nel miglior modo possibile. Ora, invece, mi trovo ad affrontare cambiamenti molto più importanti, e questo piccolo spazio diventa un sostegno al quale aggrapparsi, un compagno di viaggio che ha visto la mia vita evolversi, e continuerà ad esserne testimone.
Per l'occasione, ho deciso di ripercorrere la Storia del Saloon recuperando, con qualche eccezione, i dieci vincitori di ogni categoria dei Ford Awards, e ho deciso di sottoporli ad una sorta di sondaggio, prima di dire la mia in proposito: di seguito elencherò i titoli che hanno fatto sognare, in bene o in male, questo vecchio cowboy nel corso della decade, chiedendo ad ognuno di voi una sua personale top ten in proposito, prima che io cominci a postare le mie.
Nel frattempo, ringrazio tutti voi per avermi accompagnato ed accompagnarmi, Julez per ogni cosa e i Fordini per, dicendola sempre come Rocky, farmi vivere un'altra volta.
Ai tempi, pensavo che per i dieci anni qui ci sarebbe stata una grande festa. Ora ha più il sapore della serata intima, ma poco importa. Siamo qui. Sono qui.
Ed è questo che conta.


MrFord



WHITE RUSSIAN'S DECADE - LIBRI

2010 - Il potere del cane di Don Winslow
2011- Il leopardo di Jo Nesbo
2012 - La ragazza senza volto di Jo Nesbo
2013 - Polizia di Jo Nesbo
2014 - Cujo di Stephen King
2015 - La vera storia del pirata Long John Silver di Bjorn Larsson
2016 - Il cartello di Don Winslow
2017 - Benedizione di Kent Haruf
2018 - N. A. (in sostituzione della non assegnazione il migliore dei secondi, Mucho Mojo di Joe R. Lansdale)
2019 - Il coltello di Jo Nesbo


WHITE RUSSIAN'S DECADE - SERIE TV

2010 - Lost
2011 - Romanzo Criminale
2012 - Breaking Bad
2013 - Spartacus (Breaking Bad vinse per il secondo anno consecutivo)
2014 - True Detective
2015 - Narcos 
2016 - The Young Pope
2017 - The Handmaid's Tale
2018 - La casa di carta
2019 - Chernobyl


WHITE RUSSIAN'S DECADE - NON USCITI IN ITALIA

2010 - N. A. (sostituito da Wind River, migliore dei secondi posti)
2011 - Mother di Bong Joon Ho
2012 - Holy Motors di Leo Carax
2013 - Mud di Jeff Nichols
2014 - The Raid 2 di Gareth Evans
2015 - Rudderless di William H. Macy
2016 - Swiss Army Man di Dan Kwon & Daniel Scheinert
2017 - A ghost story di David Lowery
2018 - Roma di Alfonso Cuaron
2019 - Lords of chaos di Jonas Akerlund


WHITE RUSSIAN'S DECADE - IL PEGGIO

2010 - Gamer di Neveldine & Taylor
2011 - Tekken di Dwight H. Little
2012 - Detachment di Tony Kaye
2013 - Il cecchino di Michele Placido
2014 - Under the skin di Jonathan Glazer
2015 - Mortdecai di David Koepp
2016 - Bad Moms di Jon Lucas & Scott Moore
2017 - Cinquanta sfumature di nero di James Foley
2018 - La forma dell'acqua di Guillermo Del Toro
2019 - La Llorona di Michael Chaves


WHITE RUSSIAN'S DECADE - IL MEGLIO

2010 - Inception di Christopher Nolan
2011 - Drive di Nicholas Winding Refn
2012 - Killer Joe di William Friedkin
2013 - Re della terra selvaggia di Behn Zeitlin
2014 - The wolf of Wall Street di Martin Scorsese 
2015 - Inside Out di Pete Docter & Ronnie Del Carmen
2016 - Captain Fantastic di Matt Ross
2017 - Victoria di Sebastian Schipper
2018 - Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino
2019 - Parasite di Bong Ho Joon

lunedì 22 aprile 2019

White Russian's Bulletin - 9 vite, e speriamo di più



Il Bulletin di questa settimana ha un sapore particolare, per questo vecchio cowboy: lo scorso ventisei marzo, preso dal lavoro, dall'imminente compleanno della Fordina, dai preparativi per il viaggio a New York, ho completamente dimenticato che il Saloon, pur se decisamente più spoglio e vuoto dei tempi d'oro, ha compiuto nove anni.
Nove anni di emozioni su grande e piccolo schermo, nove anni che mi hanno accompagnato attraverso vicende lavorative, personali, momenti splendidi - soprattutto la nascita dei Fordini, senza dubbio le due gioie più grandi della mia vita - ed altri decisamente duri da affrontare - l'interruzione della seconda gravidanza di Julez, la morte di Emiliano -, che hanno portato da queste parti non solo pellicole, ma anche persone che hanno senza dubbio reso la mia avventura ed il mio viaggio più ricchi.
Il prossimo anno cercherò di essere più attento, puntuale e soprattutto di realizzare una serie di progetti che ho in mente già da tempo per il giro di boa delle dieci primavere. 
Nel frattempo, pur se all'angolo come Rocky nel più sofferto dei suoi incontri, continuo ad essere qui, a battagliare con il Cannibale, trovare rifugio e far sentire la mia voce.
E intanto, grazie. Che non fa mai male.



MrFord

lunedì 27 agosto 2018

White Russian's Shots







Questo duemiladiciotto, sarà per il mio rientro nel mondo del lavoro dopo il diciassette "sabbatico", sarà per la blogosfera sempre più desertificata, la scarsità di visite, commenti, vibrazioni che solo qualche anno fa animavano ogni giornata da queste parti, mi sono ritrovato a perdere molto entusiasmo per queste pagine e di conseguenza per il Cinema, che continuo ad amare ma che ho seguito certo in misura molto minore dando più spazio ai Fordini, alla palestra, o più banalmente alle serie televisive, che hanno trovato minutaggi decisamente maggiori su questi schermi rispetto ai lungometraggi. Certo, non mi pare che questo sia l'anno migliore possibile anche in termini di qualità offerta, ma forse è anche responsabilità di questo vecchio cowboy di non essere andato a cercare con convinzione proposte interessanti.
Non voglio, però, abbandonare un mezzo ed una realtà che ho amato da subito, e fare come i tanti che hanno mollato i loro blog ripromettendosi, chissà come e chissà quando, di riprendere prima di sparire nel nulla: ho deciso dunque di tentare un cambiamento, qualcosa che mi possa permettere di restare qui con voi e allo stesso tempo diminuire l'impegno che questo spazio è stato per anni rispetto alla pianificazione delle mie giornate.
Dunque, senza ridurre il numero dei post - che continueranno ad essere pubblicati dal lunedì al venerdì -, ho pensato ad un formato che passi dal classico post fiume fordiano ad una sorta di raccolta di impressioni rispetto a quello che la pellicola - o la serie - hanno lasciato su questo bancone, fermo restando che i voti e le indicazioni di contorno resteranno come sono ora.
E' un tentativo, e chissà che presto o tardi non torni al mio formato "abituale", ma per ora direi che preferisco evolvermi piuttosto che considerarmi "estinto": del resto, sono sempre stato molto legato alla vita. E allo stare sul campo.



MrFord

lunedì 26 marzo 2018

8 Russians



Il ventisei marzo del duemiladieci, più o meno a questa stessa ora - quindi appena passata la mezzanotte, al nascere del nuovo giorno - due coppie di amici avevano appena lasciato Casa Ford ed io, pensando che avrei fatto assolutamente più tardi, decisi di mettermi alla scrivania e tentare la strada suggerita dal mio capo di allora, aprire un blog.
Con la bottiglia di Jager alla mano - la serata non l'aveva prosciugata del tutto - iniziai un'avventura che mai mi sarei aspettato mi conducesse dove sono ora: sono passati otto anni, e dai tempi in cui eravamo una discretamente giovane coppia senza figli e ritenevo avrei mollato l'esperimento nel giro di un'estate le prospettive sono decisamente cambiate, eppure, anche più di allora, ho voglia di vivere ed affondare i denti nel pasto che cerco di guadagnarmi ogni giorno con un appetito sempre più grande.
Certo, con il ritorno alla scrittura, le vicende personali e gli impegni in famiglia la mia attenzione verso il blog è decisamente calata - scrivo un paio di volte la settimana a blocchi di tre o quattro post, stessa cosa per i commenti e la lettura dei "colleghi" -, molte cose delle quali prima mi preoccupavo sono ora pensieri di un istante, e perfino il pezzo celebrativo degli otto anni del Saloon ha finito per ridursi da un progetto che fosse un'iniziativa come quelle del test o della Hall of Fame di qualche anno fa al classico pistolotto che mi trovo a buttare ora in queste righe, eppure continuo a sentirmi vivo, presente, diverso ma deciso a continuare.
In fondo, la passione per il Cinema è qualcosa che probabilmente farà sempre parte della mia vita, e la possibilità di filtrare quello che dal grande schermo passa attraverso l'esperienza personale e diventa forma di comunicazione all'indirizzo di chi legge continua a darmi l'idea di essere in movimento e di imparare qualcosa dal confronto e dalla magia che le immagini inevitabilmente ed inesorabilmente regalano: una magia che passa anche attaverso chi, come Julez, vive il tutto quasi come fosse un'emanazione del mio carattere, e come spero possa essere quando potrò cominciare a condividere visioni e formazione cinefila con i Fordini.
Nel frattempo, da vero pirata, terrò fede al motto "Hold fast", e sarò qui, al mio bancone, ogni volta che vorrò.
Quindi, tendenzialmente all'infinito.



MrFord

domenica 18 dicembre 2016

Intervista ad Antonio Lobusto

Visualizzazione di io.jpg



MrFord: ciao Antonio, è tradizione del Saloon che gli intervistati rispondano per prima cosa ad una domanda alcoolica: quali sono i tuoi drinks preferiti? Cosa ordini nel momento in cui approcci un bancone come questo?  
Antonio Lobusto: prima di iniziare voglio ringraziarti  per lo spazio che stai offrendo a me e i miei lavori. Mi voglio complimentare con te per l’originalità del tuo blog. Davvero molto interessante.
Sinceramente  non vado pazzo per gli alcolici. Credo di aver bevuto qualche cocktail e un cicchetto di Rum in tutta la mia vita.
Normalmente ordino della birra, ma all’interno  del tuo ambiente potrei optare per qualcosa di più forte.


Ford: archiviate le fondamentali questioni alcoliche, ecco una domanda clamorosamente convenzionale: parlaci di te, del percorso che hai compiuto per giungere a Le formiche della città morta, di come è nata la passione per il Cinema. 
Lobusto: sin da piccolo passavo la maggior parte del tempo a guardare film, e in qualche  modo, dopo, mi piaceva ritrattare quelle scene e quelle storie nel mio piccolo angolo immaginario. In tutti questi anni non ho frequentato corsi o scuole di cinema. Credo che la mia formazione sia progredita fino ad oggi grazie all’interesse per il cinema, e solo negli ultimi 5 anni ho imparato a sviluppare una mia sfera critica riguardo a tale materia. Essenzialmente, mi considero un autodidatta del campo  anche se la base creativa è nata  dalla mia passione per la scrittura creativa, iniziando proprio dalla stesura di alcuni soggetti e sceneggiature.

Ford:
parlando di Cinema e di realtà italiana, come vedi la situazione attuale per i registi in cerca di un futuro in quest'ambito? Nello specifico, pensi che ci siano prospettive per campare di settima arte ad un livello più underground, oppure no?
Lobusto: io penso che il cinema italiano si stia risollevando  dopo anni di  “letargo”, nello specifico, parlo di innovazione e di sviluppo di progetti ambiziosi. In primavera abbiamo assistito  a un punto di svolta con titoli che hanno fatto davvero scalpore come l’inaspettato e sorprendente “Lo chiamavane Jeeg Robot” (il primo lungometraggio) di Gabriele Mainetti, che ho avuto anche la fortuna di conoscere; “Perfetti sconosciuti” dai canoni teatrali ed emozionali ,senza dimenticare l’avvincente e adrenalinico “Veloce come il vento”. Questi sono segnali importanti e mi auguro sia solo l’inizio di una grande rinascita per il cinema nostrano.  Il cinema undeground , al momento, nel nostro paese , rimane un genere di nicchia, abbastanza particolare ed esclusivo.  Io personalmente lo preferisco e amo “sperimentare”. Il cinema ha bisogno di rinnovarsi, e credo che debba farlo partendo da questo genere.

Ford: come sei arrivato alla creazione di A bag e Remind? Raccontaci il percorso, la realizzazione, qualche aneddoto più o meno curioso sulla loro realizzazione.
Lobusto: inizio da “ A BAG” , il primo cortometraggio che ho realizzato. Premetto che già anni fa, avevo intenzione di girare uno “short” ma non riuscivo a trovare la giusta idea. Sinceramente ebbi molte idee prima ancora di scrivere il suo script, ma queste erano fin troppo “buone” e ambiziose per quel che doveva essere il mio primo passo.  L’idea più semplice e più arguta  prese forma dopo la visione di “Following” (il primo lungometraggio di Nolan).  Per questo progetto chiamai Sante Diomede, Antonio Chiarelli, che sarebbero stati i personaggi principali;  e Graziano Accoto ,come direttore della fotografia e operatore del cortometraggio. La realizzazione è durata un pomeriggio, sfruttando fino all’ultima luce prima del crepuscolo, di un sabato di Febbraio. A parte il vento fastidioso, questa “primo” esordio non è andato male.  Circa 4 mesi dopo riunì quasi gli stessi con l’aggiunta di  Chiara Sansone , la quale  doveva interpretare uno dei personaggi centrali di questo nuovo progetto, che poi sarebbe diventato “REMIND”. È stato fantastico assaggiare i momenti più intimi del mare e tutte le sue sfumature.  Queste esperienze mi hanno insegnato molto, sia dal lato tecnico sia dal lato umano. Quando mi trovo sul set, cerco sempre di immedesimarmi in quelle storie e trasmettere il tutto agli interpreti, con la miglior semplicità di questo mondo.

Ford: la cosa che mi ha maggiormente colpito, scelta del "muto" a parte, è stata il ruolo centrale della camminata, dell'inseguirsi: cosa ti ha portato lungo questa strada?
Lobusto: uno dei miei tanti obiettivi, era quello di realizzare qualcosa di particolare e d’inaspettato attraverso un gioco di sguardi e dinamismo. “L’inseguirsi” e la distanza , senza un’interazione “diretta” , sono state scelte intenzionali quanto funzionali.
Il muto è stato un limite di produzione anche se  in seguito si è rivelato abbastanza utile per alzare il livello della suspence.


Ford:
come gestisci il rapporto con gli attori ed i tecnici? C'è una fase della realizzazione che non sopporti, o una che, invece, ti fa sentire come a casa?
Lobusto: gli attori e i tecnici sono stati sin da subito molto disponibili, e in seguito, si sono rivelati all’altezza della situazione.  Oltre alla disponibilità  ed alla pazienza, mi ha colpito molto l’impegno  professionale che hanno impiegato  nel corso delle riprese. Sinceramente preferisco le fasi  di sviluppo-lavorazione anziché quelle di post-produzione.
  Ford: i due corti non sono propriamente da "pensiero positivo": sei più il tipo da bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Lobusto: mi reputo più un tipo da bicchiere mezzo vuoto. Preferisco sfruttare la sofferenza e tutta la gamma delle sensazioni negative o almeno quelle meno ottimistiche per creare qualcosa di veramente profondo ed emozionante. 

Ford: immagina di avere a disposizione un budget illimitato: che film vorresti realizzare? E quali attori sceglieresti come protagonisti?
Lobusto: domanda interessante. Se avessi a disposizione un budget illimitato, realizzerei  un solo tipo di film: quello capace di far provare dei brividi allo spettatore, per tutta la sua durata. Sarebbe bello. Ovviamente la sua fattibilità dipende dall’impiego delle migliori risorse, anche se, francamente, credo che in alcune circostanze, si possa realizzare un gran film anche con budget limitato. Passando agli attori, tra gli stranieri mi piacerebbe lavorare con Leonardo Di Caprio, Christian Bale, Edward Norton, Emma Stone e Nicole Kidman; mentre per gli italiani, sceglierei Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Sergio Castellitto e Luca Marinelli. Tra le donne punterei sulla bella Valentina Lodovini e l’intrigante Greta Scarano.

 

Ford: chiudo con un'altra domanda ormai di rito del Saloon: un film italiano, uno straniero ed uno che associ a A bag e Remind che porteresti con te su un'isola deserta o in un bunker per proteggerlo dalla fine del mondo conosciuto.
Lobusto: questa è la domanda più difficile dell’intervista: in realtà ci sarebbero tanti film che porterei con me, ma se proprio devo scegliere
Film straniero: BLADE RUNNER
Film italiano:  NUOVO CINEMA PARADISO
Associati a Bag / Remind:   FOLLOWING/ MEMENTO


 
*Vorrei aggiungere che questi cortometraggi debbano identificarsi non solo attraverso il mio nome, ma anche con quelli di : SANTE DIOMEDE, ANTONIO CHIARELLI, GRAZIANO ACCOTO e CHIARA SANSONE perché senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile.

Grazie James, è stato un piacere rispondere alle tue domande.

A presto e buon lavoro!


A Bag & Remind (Antonio Lobusto, Italia, 2016, 7' & 13')

Visualizzazione di 13474934_1025517307525978_1207507606621161320_o.jpg



Fin dai primi anni di esistenza del Saloon, ho sempre tenuto in grande considerazione la possibilità di mostrare, attraverso il blog, i lavori ed i tentativi di giovani registi di emergere in un ambiente sicuramente non facile, soprattutto se lontani dai riflettori: per un certo periodo ho addirittura accarezzato l'idea di una sorta di rubrica settimanale che dedicasse una recensione ed un'intervista ad una "nuova proposta", ma la assoluta non regolarità di contatti con i possibili registi del domani ha portato all'attuale schema del "quando posso, posto": ad entrare a far parte di questo "spazio non spazio", oggi, è Antonio Lobusto, pugliese classe novantuno, che si presenta agli avventori del Saloon con due corti, A bag e Remind, che portano sullo schermo alcune tematiche e linee guida comuni e, senza dubbio, una parte della ricerca che il loro autore probabilmente sta intraprendendo attraverso il Cinema.
Il primo, A bag, breve e molto interessante a livello di idee, è forse più acerbo nella messa in scena e nella resa del secondo, Remind, che cela un passato da grande amante del Cinema espressionista da parte del buon Antonio, che ha come prima cosa il coraggio di realizzare, nel duemilasedici, due lavori di fatto "muti", in barba alla visibilità maggiore che darebbero, probabilmente, prodotti più facili e digeribili anche dall'utente casuale che vagabonda senza meta su Youtube.
Dunque, dal misterioso inseguimento di A bag all'intensità emotiva di Remind, sono stato contento di concedere spazio a questo ragazzo, nella speranza che questi possano essere i primi passi di una carriera che, senza dubbio, non sarà facile da guadagnare e mantenere: i margini di miglioramento, così come i difetti, ci sono tutti, ma a prescindere da tecnica, artigianalità o produzioni dai mezzi limitati, non mancano le idee, che sono il motore di qualsiasi tentativo artistico si possa pensare di intraprendere indipendentemente dal campo in cui ci si cimenta.
Per quanto mi riguarda, la preferenza va per Remind, e sarei curioso di scoprire se la poetica dei "camminatori" che accomuna i due corti potrebbe essere protagonista anche di un lungometraggio, ovviamente supportata da una trama solida e robusta che possa permettere, chissà, anche il rischio di un altro lavoro affidato a musica ed immagini e privo di un effettivo parlato.
In attesa dell'intervista ad Antonio, che seguirà di qualche ora questo post, non posso che lasciare siano i suoi due corti a "parlare" - curioso un riferimento di questo genere, considerato il silenzio di cui ho appena scritto -, a mostrare il volto di un altro ragazzo in cerca di una strada per il Cinema in questo nostro complicato - artisticamente e non solo - Paese e, soprattutto, le sue storie.




MrFord




 Visualizzazione di 13482868_1025517310859311_5659006889902137074_o.jpg

lunedì 29 febbraio 2016

Intervista a Klaverna

La trama (con parole mie): come consuetudine quando qui al Saloon viene presentato il lavoro di un giovane autore, diamo spazio alla "voce" dell'autore stesso grazie ad un'intervista che racconti qualche retroscena sulla realizzazione del film recensito e sul percorso umano e cinematografico dell'uomo dietro la macchina da presa.
Ecco dunque sedersi al bancone la firma di Paese per nessuno, Klaverna.








Ford: Ciao Klaverna, e benvenuto al Saloon. E' consuetudine, da queste parti, iniziare con una domanda rigorosamente alcolica: quali sono i tuoi drinks preferiti? Cosa ti andrebbe di ordinare potendo riprendere fiato al bancone di questo luogo di Frontiera?
Klaverna: Ciao James, vorrei bermi un doppio whisky scozzese e se possibile proveniente dalle Ebridi o dalle Orcadi.

F: Archiviate le fondamentali questioni alcoliche, ecco una domanda clamorosamente convenzionale: parlaci di te, del percorso che hai compiuto per giungere a Paese per nessuno, di come è nata la passione per il Cinema e anche di questo nome d'arte che ho trovato curioso fin dalla prima volta.
K: La passione è antica… Riverberano ancora nella volta cranica le luci dei primi film che ho visto… I veri pionieri del mio immaginario (mi rivedo bambino in una grande sala al buio, un fascio di luce da un foro e  il suono meccanico del proiettore… Gli occhi puntati avanti e di fianco la presenza confortante di mio padre che profuma di tabacco).
KLAVERNA è il mio alias artistico, prima musicale poi anche registico;  il nome proviene da “American Tabloid”, un romanzo di James Ellroy (si vede per un attimo una sua foto in cornice nel film).
Per creare Paese per nessuno sono stato mosso dall'incrollabile convinzione di volerlo portare a termine, l’essenziale è crederci!… Chiaramente si attraversano paesaggi-passaggi (interiori) problematici e a volte anche disperanti, ma devono restare intimi e devono durare poco… I problemi vanno risolti (meglio spostati) uno dopo l’altro… Il fine è finire il film! 
Nel concreto ho cercato una piccola storia che potessi filmare con zero budget, una storia intima ma universale e contemporanea che potesse prescindere anche dai testi, in cui le immagini e le loro suggestioni potessero portare da sole il film stesso.

F: Altra domanda di rito, considerata la tua appartenenza al Cinema di nicchia italiano lontano dalla grande distribuzione: riesci a campare con la macchina da presa, o sei costretto a ripiegare su lavori "normali" come tutti noi comuni mortali?
K: Sono al primo film e  per me il Cinema non è un lavoro… E' una forma di miglioramento…
Una terapia di matrice ossessiva,  fondamentalmente  è un modo di guardare la realtà e di viverla… Anche quando non filmo e sto “solo” vivendo, ecco anche allora sto facendo “solo” Cinema.

F: La gestazione di un'opera non è mai - o quasi - lineare ed immediata: raccontaci la genesi di Paese per nessuno, la sua evoluzione e realizzazione, magari impreziosendo il tutto con qualche aneddoto curioso.
K: Non penso mai lo scritto (leggi sceneggiatura) come qualcosa di intoccabile, ma piuttosto come qualcosa da cui poter divergere… Si deve voler rispettare il caso che poi è anche il caos…
Prima e durante le riprese è buona norma assicurarsi che i venti sconosciuti possano permeare l’aria del set…
Nel concreto di PPN, poco prima di iniziare le riprese, la persona a cui avevo affidato un ruolo importante nella seconda parte del film (nella casa a picco sulla frana), si era reso irreperibile, tanto da spingermi a cercare un sostituto: ecco! La persona che ho incontrato per la sostituzione, è poi diventato il fratello del primo attore (che poi si è reso disponibile) nel film!
Di fatto la seconda parte del film e la storia del (non) rapporto tra i due fratelli è stata creata grazie alla problematica generata dall’interprete che si era reso irreperibile!


F: Ho visto Paese per nessuno esattamente ad un anno di distanza - e senza pensare alla coincidenza - dal suicidio di uno dei miei migliori amici: come vivi il rapporto con il concetto, e cosa ti ha spinto ad analizzarlo attraverso la figura del tuo protagonista?
K: La società è la più grande fabbrica di suicidi al mondo… 
La famiglia spesso è il luogo dove si sperimentano le solitudini e le incomprensioni più laceranti per l’io… Credo che poi ci possa essere sempre una propria via, una propria possibilità di vivere o di saper superare gli ostacoli… C’è poi chi vuole consciamente la propria fine e la scelta è definitiva... 
La depressione è in costante crescita (“la crisi è nei cervelli”)… Non ci sono taumaturghi…
Scagliati nella fossa i demiurghi… I problemi sono per chi resta comunque. 
Nel film “il suicidio” è sicuramente il motore della storia, ma ancora di più mi interessa posare lo sguardo sulla solitudine e vedere come questa agisce deformando azioni e personalità.

F: Come gestisci il rapporto con gli attori ed i tecnici? C'è una fase della realizzazione che non sopporti, o una che, invece, ti fa sentire come a casa?
K: Quando sono sul set sto sempre bene, anche se persone e cose da gestire non sono facili… Anzi… Fare un film realmente indipendente è un'impresa titanica, è proprio come tentare di portare una barca sopra una montagna… Ogni fase va supportata e sopportata con rigore e convinzione totali…
Io filmo con una troupe inesistente… Ci sono solo io e gli interpreti, sicuramente perché ho zero budget, ma anche perché questa condizione di povertà mi aiuta a creare una situazione protetta ed intima con gli attori che ricerco alla prima esperienza.

F: Senza spoilerare selvaggiamente il destino di Jacopo nel corso della pellicola, per te il bicchiere rispetto alla vita è mezzo pieno o mezzo vuoto?
K: A parte Jacopo e la sua parabola… Il bicchiere è sempre mezzo vuoto per me, proprio perché questo cosmico-comico bicchiere lo dobbiamo voler riempire in continuazione e senza sosta… Se si è capaci e se si è conformato il giusto spazio, c’è sempre “ l’inatteso”  pronto a tuffarsi nel bicchiere …

F: La domanda di chiusura è un altro rito delle interviste al Saloon: scegli un film italiano, uno straniero ed uno che associ idealmente a Paese per nessuno che porteresti su un'isola deserta salvandoli dall'Apocalisse. 
K: In ordine:  “Accattone” di Pier Paolo Pasolini, “Workingman’s Death” di Michael Glawogger, “ Last Days” di Gus Van Sant.

E ringraziando Klaverna anche per essere il primo tra gli intervistati del Saloon a centrare tutti e tre i titoli scelti incontrando anche i gusti del sottoscritto, alziamo i calici al nostro ospite ed al suo Paese per nessuno.


MrFord

domenica 28 febbraio 2016

Road to the Oscars 2016: Academy VS Ford

La trama (con parole mie): questa notte avrà luogo l'appuntamento per eccellenza della settima arte di ogni anno, l'assegnazione degli Oscar. Nonostante, infatti, l'indubbio fascino dei grandi Festival ed un'originalità sempre lasciata un pò da parte, il rendez vous con l'Academy resta uno degli eventi più importanti che un appassionato di Cinema possa vivere stagione dopo stagione, e come ogni anno anche il Saloon si prepara ad accogliere la cerimonia con lo scontro tra quelle che, probabilmente, saranno le scelte dell'Academy e quelle che sarebbero se fosse il vecchio cowboy a distribuire le ambite statuette.
Andrà meglio, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, dello scorso anno, con l'affermazione fin troppo netta del sopravvalutato Birdman? O questo giro di giostra riserverà un altro boccone amaro?
Tra qualche ora avremo tutte le risposte.





Miglior film:

La grande scommessa
Brooklyn
Il ponte delle spie
Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant
Room
Il caso Spotlight


Academy: The Revenant

Ford: Mad Max - Fury Road


Come lo scorso anno, arrivo ben preparato rispetto alla selezione delle nominations per il miglior film, avendo visto tutti i titoli candidati.
In tutta onestà, mi pare assurdo che titoli come Sicario, The Hateful Eight o Inside out - ma anche Carol, a dirla tutta - siano stati clamorosamente snobbati, ma tant'è: con ogni probabilità vedremo un nuovo successo di Inarritu, anche se la mia preferenza è tutta per il magnifico e tiratissimo Mad Max di Miller.
Non mi dispiacerebbe, in caso di sorprese, comunque, se la statuetta andasse al piccolo, grande Room.



Miglior attore protagonista:

Bryan Cranston per L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo
Matt Damon per The Martian - Sopravvissuto
Leonardo Di Caprio per The Revenant
Michael Fassbender per Steve Jobs
Eddie Redmayne per The Danish Girl


Academy: Leonardo Di Caprio
Ford: Bryan Cranston



Pare che sia giunto, finalmente, l'anno di Leonardo Di Caprio, per stagioni e stagioni messo ai margini dall'Academy: curioso che, in caso, la vittoria sia legata alla pellicola che meno, secondo me, ha mostrato il suo eccezionale talento negli ultimi anni.
Paradossalmente, per il buon Leo si prospetta un destino simile a quello di uno dei registi che più hanno creduto in lui, Martin Scorsese, che fu premiato con l'ambita statuetta per The Departed, lontano anni luce dai suoi titoli più riusciti.
Ad ogni modo, qui al Saloon si tiferà spudoratamente per Bryan Cranston, spettacolare in Trumbo, anche se trovo ingiusto non sia stato neppure candidato il piccolo, strepitoso Jacob Tremblay di Room.



Migliore attrice protagonista:

Cate Blanchett per Carol
Brie Larson per Room
Jennifer Lawrence per Joy
Charlotte Rampling per 45 anni
Saoirse Ronan per Brooklyn


Academy: Jennifer Lawrence

Ford: Brie Larson


Una lotta decisamente interessante, quella per la statuetta di migliore attrice, anche se meno rispetto a quella per lo stesso premio della categoria maschile: la favorita, a mio parere, resta Jennifer Lawrence, nuovo idolo dell'Academy, ma non mi stupirei - e non mi dispiacerebbe - venisse premiata Brie Larson, ottima in Room pur se meno impressionante del suo piccolo partner di scena.



Miglior attore non protagonista:

Christian Bale per La grande scommessa
Tom Hardy per The Revenant
Mark Ruffalo per Il caso Spotlight
Mark Rylance per Il ponte delle spie
Sylvester Stallone per Creed


Academy: Mark Rylance
Ford: Sylvester Stallone



Il premio che attendo di più dell'intera serata.
La concorrenza è notevole e per la maggior parte composta da attori maiuscoli - su tutti, Bale e Hardy -, ma sapete bene come la penso: se Sly dovesse bissare il successo dei Globes, per il Saloon sarebbe Festa Nazionale, nonchè una delle più grandi soddisfazioni legate alla Notte degli Oscar di sempre.
Dunque, considerata l'Academy, già mi preparo alla delusione.



Miglior attrice non protagonista:

Jennifer Jason Leigh per The Hateful Eight
Rooney Mara per Carol
Rachel McAdams per Il caso Spotlight
Alicia Vikander per The Danish girl
Kate Winslet per Steve Jobs


Academy: Alicia Vikander
Ford: Jennifer Jason Leigh


Oscar prenotato per l'ottima Alicia Vikander di The Danish Girl, anche se, non fosse altro che per un contentino, personalmente premierei Jennifer Jason Leigh, strepitosa nell'altrettanto strepitoso The Hateful Eight.



Miglior regia:

Adam McKay per La grande scommessa
George Miller per Mad Max - Fury Road
Alejandro Gonzales Inarritu per The Revenant
Lenny Abrahamson per Room
Tom McCarthy per Il caso Spotlight


Academy: Alejandro Gonzales Inarritu
Ford: : George Miller


Altro giro, altro regalo per Inarritu, che per il secondo anno consecutivo incasserà i premi principali e che, nonostante l'indubbia bravura a livello tecnico e la soddisfazione ricevuta dalla visione di The Revenant continuerà sempre e comunque a sembrarmi solo un gran furbone.
Miller, dunque, tutta la vita. Sempre a meno che non mi sorprendano con Abrahamson.



Miglior sceneggiatura originale:

Il ponte delle spie
Ex machina
Inside out
Il caso Spotlight
Straight outta Compton

Academy: Il caso Spotlight
Ford: Inside out


L'assenza di Tarantino si fa sentire nella categoria della miglior sceneggiatura originale, che a questo punto vede a mio parere favorito Il caso Spotlight - il che è un bene - ma che, allo stesso tempo, dalle mie parti vedrebbe alla grande come premiato lo splendido Inside out.



Miglior sceneggiatura non originale:

La grande scommessa
Brooklyn
Carol
The Martian - Sopravvissuto
Room


Academy: La grande scommessa
Ford: Room


Il lavoro fatto su La grande scommessa, grande favorito per questa statuetta, è stato senza dubbio notevole, ma l'operazione svolta su Room, scritto e diretto ad altezza e a favore di bambino, per me vale una vittoria piena e convincente.



Miglior film d'animazione:

Anomalisa
Il bambino che scoprì il mondo
Inside out
Shaun the sheep - Il film
Quando c'era Marnie


Academy: Inside out
Ford: Inside out


Charlie Kaufman con il suo Anomalisa ha davvero creato una gran cosa, Shaun the sheep mi è sempre stata simpatica, Quando c'era Marnie è una visione imperfetta ma coinvolgente, ma mi spiace, in questa categoria, per me, quest'anno non c'è gara.
Inside out è troppo per tutti.



Miglior film straniero:

El abrazo de la serpente
Krigen
Il figlio di Saul
Mustang
Theeb


Academy: Il figlio di Saul
Ford: El abrazo de la serpente


A differenza delle ultime edizioni, a questo giro giungo molto impreparato rispetto alla selezione del miglior film in lingua straniera, avendo visto soltanto l'interessante Mustang.
Personalmente, da quello che ho letto degli altri quattro candidati, vado a scatola chiusa sul colombiano El abrazo de la serpente, sperando di poter recuperare comunque tutti i titoli in tempi non simili a quelli della produzione italiana.
Per quanto riguarda l'Academy, invece, Il figlio di Saul più che favorito.



Miglior fotografia:

Carol
The Hateful Eight
Mad Max - Fury Road
The Revenant
Sicario


Academy: The Revenant
Ford: The Revenant


Con i premi tecnici inizia la battaglia tra The Revenant e il resto del mondo, con il primo favorito.
Rispetto alla fotografia, benchè siano stati fatti ottimi lavori su tutti i candidati, non c'è gara: Lubezki ha letteralmente sbaragliato ogni concorrente.



Miglior montaggio:

La grande scommessa
Mad Max - Fury Road
The Revenant
Il caso Spotlight
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: The Revenant
Ford: Mad Max - Fury Road


Altro Oscar tecnico, ed altra probabile vittoria - che comunque ci starebbe - di The Revenant, anche se preferirei un riconoscimento al lavoro pazzesco fatto dalla squadra di Miller su Mad Max.
Ad ogni modo, sarà una gran bella lotta.



Miglior production design:

Il ponte delle spie
The Danish girl
Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant


Academy: The Revenant
Ford: Mad Max - Fury Road


Situazione fotocopia di quella legata al montaggio: The Revenant favorito, Mad Max outsider di lusso. Del resto, saranno i titoli che si spartiranno, salvo particolari sorprese che l'Academy di norma non predilige, la maggior parte dei premi.



Migliori costumi:

Carol
Cenerentola
The Danish girl
Mad Max - Fury Road
The Revenant


Academy: Carol
Ford: Mad Max - Fury Road


Carol e The Danish girl sono una meraviglia dal punto di vista dell'estetica e della cura del dettaglio, dunque sulla carta saranno i due favoriti principali per questa categoria: eppure, il look punk post-atomico dei pirati del deserto di Mad Max, per me, non ha rivali.



Miglior trucco e acconciature:

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
Mad Max - Fury Road
The Revenant


Academy: Mad Max - Fury Road
Ford: Mad Max - Fury Road


Premio minore nonchè una delle statuette della quali meno mi frega.
Se dovesse andare a Mad Max, sarà comunque un Oscar in meno per Inarritu e soci. E ciò è bene.



Miglior colonna sonora originale:

Il ponte delle spie
Carol
The Eightful Eight
Sicario
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: The Eightful Eight
Ford: The Eightful Eight


L'unica speranza di Tarantino di uscire con un riconoscimento dalla Notte degli Oscar si chiama Morricone, un vero e proprio mostro sacro apprezzato parecchio anche dall'Academy.
In questo caso, dunque, potrebbe verificarsi un'inconsueta sovrapposizione tra quello che deciderei io, e quella che sarà la scelta dei giurati.



Miglior canzone:

50 sfumature di grigio
The hunting ground
Racing extinction
Spectre
Youth



Academy: Spectre
Ford: Youth



Le scelte conservatrici dell'Academy ricadranno probabilmente sulla bolsissima theme song dell'ultimo Bond in una categoria che, quest'anno, non ha riservato grandi cose.
Non fosse altro che per vederlo almeno in questo riconosciuto, scelgo Youth, ed incrocio le dita che non sorprenda 50 sfumature di grigio.



Miglior mixaggio sonoro:

Il ponte delle spie
The Martian - Sopravvissuto
Mad Max - Fury Road
The Revenant
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza
Ford: Mad Max - Fury Road


Entrando nel campo molto tecnico del montaggio e del mixaggio sonoro brancolo discretamente nel buio, tanto che non mi stupirei della vittoria o dell'esclusione di alcuno dei titoli candidati.
Ho segnalato come probabile vincitore Star Wars, ma non è detto che venga riconosciuto almeno in questa categoria The Martian, tra le sorprese - in termini di numero di nominations - di questa edizione.



Miglior montaggio sonoro:

Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant
Sicario
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: Star Wars VII - Il risveglio della forza
Ford: Mad Max - Fury Road


Il commento scritto poco sopra, praticamente, vale per due.
Del resto, siamo nello stesso campo da gioco.



Migliori effetti visivi:

Ex Machina
Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: The Revenant
Ford: The Revenant


Se c'è un premio che The Revenant merita, oltre a quello di migliore fotografia, tra tutti quelli per i quali è nominato, è senza dubbio quello per gli effetti visivi: l'assalto dell'orso a Di Caprio resterà a lungo negli occhi degli appassionati, e da solo vale una statuetta oggettivamente meritatissima.



Miglior documentario:

Amy
Cartel Land
The look of silence
What happened, Miss Simone?
Winter on fire: Ukraine's fight for freedom


Academy: Cartel Land
Ford: The look of silence


Anche rispetto al miglior documentario giungo piuttosto impreparato, considerato che ho potuto vedere soltanto The look of silence, fino ad ora: mentre conto di recuperare assolutamente sia Cartel Land - che a mio parere la spunterà, considerata l'attualità della questione del confine USA/Messico - che Amy, il lavoro di Oppenheimer resta la migliore soluzione per questo premio.
Un film dolente, agghiacciante, terribile, degno erede del suo predecessore The act of killing.



Chiudo con le nominations legate ai corti, come di consueto difficilmente reperibili e dunque, di fatto, ingiudicabili ed impronosticabili, per dovere di completezza.
Non mi resta, con questo, di augurare a tutti i bevitori presenti al Saloon la miglior notte degli Oscar possibile, in attesa, tra lunedì e martedì, di rivedere i risultati, i vincitori ed i vinti dell'appuntamento cinematografico più importante dell'anno.



Miglior corto documentario:

Body Team 12
War within the walls
Claude Lanzmann: spectres of the Shoah
A girl in the river - The price of forgiveness
Last day of freedom

Miglior corto animato:

Historia de un oso
Mi ne mozhem zhit bez kosmosa
Prologue
Sanjay's super team
World of tomorrow

Miglior corto (live action): 

Ave Maria
Day One
Alles wird gut
Shok
Stutterer

sabato 10 ottobre 2015

Intervista a Simone Bartolini

La trama (con parole  mie): dopo aver ospitato qui al Saloon il suo Le formiche della città morta, è il turno del giro di bevute con il suo regista Simone Bartolini, che per l'occasione si siede al bancone con questo vecchio cowboy pronto a raccontare del suo lavoro, della passione che lo muove e del Cinema.
In alto i calici, dunque, e che inizino le danze.



Ford: Ciao Simone, e benvenuto al Saloon. E' consuetudine, da queste parti, iniziare con una domanda rigorosamente alcolica: quali sono i tuoi drinks preferiti? Cosa ti andrebbe di ordinare potendo riprendere fiato al bancone di questo luogo di Frontiera?
Simone Bartolini: Ciao a te e a tutti i tuoi lettori.
Nei momenti di relax amo bere un buon whiskey torbato liscio. In alternativa, un drink che apprezzo molto è proprio il white russian, che mi sembra di capire sia anche una tua buona conoscenza.

F: Archiviate le fondamentali questioni alcoliche, ecco una domanda clamorosamente convenzionale: parlaci di te, del percorso che hai compiuto per giungere a Le formiche della città morta, di come è nata la passione per il Cinema.
SB: Non saprei dire con esattezza a quando risale la nascita della mia passione per il Cinema, però so per certo che sin dall'infanzia ho provato una forte fascinazione per la settima arte. Crescendo poi questo amore è cresciuto con me, tant'è che giunto agli studi universitari non ho potuto fare a meno di iscrivermi alla facoltà di Scienze Umanistiche, che annovera tra i suoi corsi il Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo con indirizzo Cinema.

F: Parlando di Cinema e di realtà italiana, come vedi la situazione attuale per i registi in cerca di un futuro in quest'ambito? Nello specifico, riesci a campare di settima arte o sei costretto a ripiegare anche su altro?
SB: Sin da quando ho quindici anni ho fatto i lavori più disparati e, sinceramente, non ho mai pensato che il Cinema potesse essere un lavoro a tempo pieno. Questo però dipende anche da come ci si pone nei confronti di questo ambiente, che è molto più ostico di quello che comunemente si possa pensare. Anche attualmente svolgo un mestiere che non rientra nelle mansioni dell'ambiente cinematografico ma continuo a sentire il bisogno innato di tornare a rapportarmici da vicino.

F: Personalmente, sono rimasto piacevolmente colpito da Le formiche della città morta, che forse è il lavoro "indie" più interessante che mi sia capitato di visionare da quando ho aperto WhiteRussian: come sei arrivato alla sua creazione? Quali sono stati i momenti migliori, e peggiori? Sono sempre ben accetti aneddoti assurdi o divertenti.
SB: La creazione di "Le formiche della città morta" è stata molto spontanea, posso tranquillamente dire che ne sentivo l'urgenza. Volevo narrare uno spaccato di vita esemplare di una realtà che è sotto gli occhi di tutti ma sul quale in molti preferiscono non soffermarsi. La tossicodipendenza è vista come un malcostume d'altri tempi ma oggi è più che mai attuale; ho perso molti amici a causa di questa piaga sociale. Ci tengo comunque a precisare che l'intento del mio film non era comunque quello di condannare chi finisce con l'esserne schiavo, in molti casi sono persone anche buone che però hanno una curiosità e un'attrazione molto intensa per l'astrazione (credo che il mio film racconti abbastanza chiaramente questo aspetto).

F: Nel tuo film il ruolo della dipendenza è centrale, rispetto alla vicenda del protagonista: quanto c'è di tuo in questo? Da grande amante dell'alcool, sono curioso di capire come vivi questo concetto, e cosa ti ha mosso a farne uno degli elementi centrali di questo lavoro.
SB: La dipendenza è chiaramente il tema portante della pellicola e se ho scelto la tossicodipendenza come argomento centrale è stato perché essa ne è la massima espressione. Esaminandola nel dettaglio si può notare come porti alla dissoluzione di ogni altro aspetto della vita di chi ci si invischia. Volente o nolente, un tossicodipendente, si troverà a pagare lo scotto della sua scelta. Vi sono anche casi di persone che riescono ad "amministrarla" con più parsimonia, ma bisogna avere una predisposizione quasi disumana. Io stesso mi rendo conto di quanto la dipendenza, in molti campi, sia un elemento centrale della mia esistenza. Anche quella dai rapporti interpersonali, affettivi, può essere deleteria.

F: Come gestisci il rapporto con gli attori ed i tecnici? C'è una fase della realizzazione che non sopporti, o una che, invece, ti fa sentire come a casa?
SB: Gestire il rapporto con tecnici e attori è uno degli elementi più complessi e coinvolgenti al tempo stesso. C'è uno scambio continuo e si entra in stretto contatto con la mentalità dell'interlocutore. Chiaramente capita spesso anche di scontrarsi ma questo può essere un bene ai fini della realizzazione dell'opera, poiché si crea una tensione che, se ben gestita, può essere riversata sul lavoro e rendere palpabile il pathos a coloro che saranno gli spettatori esterni, pur non sapendo minimamente quali siano state le dinamiche della creazione.
Le fasi di realizzazione possono essere tutte molto avvincenti. Personalmente quella che mi regala più piacere è la fase del set, forse perché è lì che si vanno a mettere insieme gli ingredienti che poi in seguito dovranno essere lavorati con attenzione al montaggio e in tutte le fasi di post-produzione.  Anche il montaggio, sebbene sia diametralmente opposto rispetto al lavoro sul set, ha per me un forte fascino. Alcuni registi preferiscono affidarsi ad un montatore esperto dandogli delle direttive, per me è impensabile. Credo che la fase di montaggio sia una buona fetta della regia, quindi non credo riuscirei a fare a meno di seguirla in tutto il suo svolgimento.

F: Senza anticipare nulla rispetto all'evoluzione della trama ed alla chiusura della pellicola, la tua visione in merito è di natura pessimistica, o sei uno di quelli che vive con il bicchiere mezzo pieno e continua a sussurrare "fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene?"
SB: Per me il bicchiere è sempre mezzo vuoto. Non dico di essere un pessimista a pieno titolo ma ho sempre la sensazione che si possa fare di meglio.

F: Se dovessi scegliere il cast per un tuo film ideale, quali sarebbero l'attore e l'attrice irrinunciabili, senza limiti di budget e produzione?
SB: Ce ne sarebbero troppi... soprattutto non avendo alcun limite di budget. Mi limiterò a dirti i primi due che mi vengono in mente: Adrien Brody e Kirsten Dunst.

F: Chiudo con un'altra domanda ormai di rito del Saloon: un film italiano, uno straniero ed uno che associ a Le formiche della città morta che porteresti con te su un'isola deserta o in un bunker per proteggerlo dalla fine del mondo conosciuto.
SB: Rispettivamente La Strada di Federico Fellini, Antichrist di Lars Von Trier e Amore Tossico di Claudio Caligari.

Ed ora non resta che brindare a Simone Bartolini - nonostante la sparata grossa su quell'abominio di Antichrist -, a Le formiche della città morta ed alla speranza che il Cinema italiano non sia morto, e passi anche e soprattutto da proposte giovani ed interessanti come questa.


MrFord
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...