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sabato 12 dicembre 2015

The Rock

Regia: Michael Bay
Origine: USA
Anno: 1996
Durata: 136'






La trama (con parole mie): quando il Generale Hummel, leggenda dell'esercito in rotta con il Governo a causa dei mancati risarcimenti alle famiglie dei soldati caduti nel corso delle missioni segrete organizzate dai Corpi Speciali, occupa con un commando la prigione di Alcatraz tenendo prigionieri i turisti presenti minacciando di bombardare San Francisco con missili caricati con armi chimiche, vengono chiamati sul posto due veri e propri specialisti che non potrebbero essere più diversi tra loro.
Il primo è Stanley Goodspeed, un biochimico dell'FBI privo di esperienza sul campo ma senza rivali quando si tratta di analisi di materiali utilizzati per attacchi di questo genere, in attesa di sposarsi e con un bimbo in arrivo.
Il secondo un ex detenuto dal passato misterioso, unico - non documentato - ad essere riuscito ad evadere, sopravvivendo, da Alcatraz, che la direzione dell'FBI vede come fumo negli occhi e che ha una figlia che praticamente non conosce proprio a San Francisco, John Patrick Mason.
I due dovranno unire le forze, appianare le divergenze ed affrontare da soli la minaccia.








Preparatevi, perchè sto per spararla grossa: nonostante la mia onoratissima carriera di fan e sostenitore dell'action tamarra senza ritegno, non avevo mai visto The Rock, uno dei capisaldi del genere del periodo paradossalmente più oscuro per lo stesso, gli anni novanta.
Spinto dalla curiosità, dalla voglia di qualcosa che prevedesse esplosioni e battute tipiche da macho e dal recupero dei titoli che ancora mancano all'appello con protagonisti Nicholas Cage e il suo mitico parrucchino, ho deciso di fare un tuffo nei nineties ed affrontare quello che è stato per la generazione di mio fratello l'equivalente di quelli che erano per la mia i vari Die Hard: onestamente, nonostante una confezione ottima, uno Sean Connery in grandissimo spolvero, il classico plot da action senza ritegno, però, devo ammettere di essere rimasto parzialmente deluso dalla visione, che non è riuscita a coinvolgermi quanto avrei voluto, finendo per risultare a tratti addirittura noiosa, molto datata e priva dell'ironia guascona - per quanto ci si diverta - che era prerogativa delle proposte dello stesso genere del decennio precedente.
Non sia mai che critichi selvaggiamente giocattoloni come questo, soprattutto dopo la rivalutazione - quantomeno parziale - operata rispetto a Michael Bay dopo Pain&Gain, ma la visione di The Rock è stato uno dei rari casi in cui mi è parso quasi di poter capire chi di norma e per partito preso osteggia le proposte di questo genere, e di aver intravisto almeno in parte quelli che sono i problemi dei tentativi attuali di ricreare le magiche atmosfere anni ottanta, dalla durata eccessiva ad una quasi spocchia di fondo che pare mostrare ambizioni che prodotti di questo genere dovrebbero sbeffeggiare, invece che coltivare.
Appurato questo, ovviamente, mi sono profondamente goduto i siparietti forniti dalla coppia Cage/Connery, che se in termini di pura tecnica attoriale, messi a confronto, paiono come la merda e la Nutella, in quest'ambito funzionano davvero bene, nonostante i livelli di John McLaine o dei duetti Gibson/Glover in Arma letale siano decisamente su un altro livello: interessante il cast, dalla controversa figura del Generale Hummel di Ed Harris ai comprimari, cui prestano volto molti caratteristi che gli appassionati conoscono bene, da William Forsythe a Steve Morse, passando per Michael Biehn, ottimo il comparto tecnico - anche se le sequenze all'interno di Alcatraz secondo me non valorizzano al massimo la struttura ed il suo fascino - e perfettamente tamarro il crescendo con tanto di finale in cui i cattivi vengono sistemati ed i buoni o quasi buoni riescono a trovare il gentlemen agreement che accontenta tutti e porta a casa il risultato.
Probabilmente, se non fossi stato un vero e proprio veterano del genere avrei finito per esaltarmi molto di più, ma tant'è: The Rock è ormai agli archivi del Saloon, come l'ennesima missione portata a termine, e seppur non esaltante quanto avrei voluto, o sperato, è riuscita a garantire l'intrattenimento che le proposte di questo tipo dovrebbero sempre regalare allo spettatore.
Essendo figlia del decennio più disastrato dell'action, Michael Bay è forse riuscito a fare anche più di quanto fosse possibile: e già questo è un successo, un pò come il riferimento da applausi sul finale a Rocket Man di Elton John, che porta un brano classico e da atmosfere decisamente differenti - lo ricordo, di recente, per il fantastico finale di Californication - ad una dimensione trash che riesce comunque a calzare a pennello.
Certo, non sarà come cenare in un ristorante stellato, ma ogni tanto tutti noi abbiamo un gran bisogno di MacDonald's.




MrFord





"Mars ain't the kind of place to raise your kids
in fact it's cold as hell
and there's no one there to raise them if you did
and all this science I don't understand
it's just my job five days a week
a rocket man, a rocket man."

Elton John - "Rocket man" - 






giovedì 7 agosto 2014

The forgotten

Produzione: ABC
Origine: USA
Anno: 2009
Episodi: 17




La trama (con parole mie): Alex Donovan, ex poliziotto al quale è scomparsa una figlia che lo stesso si prospetta, prima o poi, di ritrovare, è a capo di una speciale unità di volontari che si occupano di ritrovare le identità perdute di tutti i cadaveri rinvenuti senza documenti e volti dalla polizia di Chicago. Supportato dalla detective ed ex collega Russell, Donovan scava nel passato delle vittime in modo da poter rendere possibile un loro riconoscimento ed un collegamento che possa dare ai parenti o agli amici una possibilità di salutare per l'ultima volta chi hanno perduto, spesso e volentieri smascherando anche colpevoli non rintracciati dalle forze dell'ordine.
I casi che il Forgotten Network - questo il nome del gruppo - affronterà toccheranno diverse realtà sociali e personali, rendendo possibile ad ogni membro un confronto con se stesso e con la realtà a volte clamorosamente triste di una metropoli moderna.








Negli ultimi anni la crescita qualitativa delle proposte per il piccolo schermo ha cambiato la geografia dei movimenti anche attoriali, portando molti nomi associati a blockbuster e successi al botteghino presenti e passati a confrontarsi anche con questa nuova - si fa per dire - realtà: terminato con successo l'esperimento di Cold Case, Jerry Bruckheimer ritenta la strada degli omicidi insoluti e delle piste fredde grazie all'apporto di uno dei volti più importanti di un certo Cinema alternativo soprattutto anni novanta, Christian Slater, caduto più o meno nel dimenticatoio con l'avvento del Nuovo Millennio.
Peccato che questo The Forgotten - che terminò anzitempo la sua corsa dopo una sola stagione, qualche anno fa - non sia riuscito sotto nessun aspetto a seguire le orme del suo per certi versi predecessore, dando vita ad una sorta di copia sbiadita del serial con protagonista la Detective Rush, privo del carattere - sia per quanto riguarda il prodotto che per i suoi protagonisti - e di quella scintilla necessaria a legare il pubblico in modo da assicurarsi un futuro anche commerciale.
La stessa idea di un gruppo di volontari che, in barba a lavoro e famiglia, riescono a trovare il tempo e le energie per seguire indagini con risultati migliori della polizia risulta poco credibile, senza contare che la scelta dei personaggi - esclusi il protagonista Alex Donovan e la sua spalla in polizia Russell - non ha contribuito per nulla al successo del prodotto: troppo sciapi sia in termini di caratterizzazione che attoriali, preda di una serie di scelte discutibili e cambi di rotta piuttosto forzati - si veda il rapporto tra Tyler e Candace, completamente dimenticato negli ultimi episodi -.
Come se non bastasse, le trame hanno ricordato agli occupanti di casa Ford quei fumetti italiani dalla struttura sempre identica che episodio dopo episodio forniscono casi che già in partenza si sa che i protagonisti risolveranno senza neppure sudarci troppo: addirittura in tre o quattro occasioni, Julez ha sfoderato la detective che è in lei dei tempi migliori azzeccando il colpevole dell'omicidio di turno alla prima scena.
Una mezza delusione, dunque, considerato che qui al Saloon ci si aspetta sempre un certo tipo di risultato quando si tratta l'argomento morti ammazzati, ma ad un tempo nulla che possa davvero solleticare le bottigliate, o che meriti un giudizio severo e massacrante.
In fin dei conti, si tratta di un prodotto mediocre che perfino il pubblico occasionale ha finito per snobbare sancendone la prematura fine, e che non avrebbe mai e poi mai avuto le caratteristiche necessarie per imporsi in un panorama che porta nelle case degli spettatori cose di un livello decisamente più alto - dal già citato Cold Case a Criminal minds, senza contare gli innumerevoli seppur dal sottoscritto snobbati CSI -: peccato per Slater, che prosegue nella sua striscia negativa e, di fatto, non cambia di una virgola il suo personaggio pseudo maledetto portato sulle spalle fin dai tempi della giovinezza.
Neppure l'inserimento della vecchia conoscenza dei fan di 24 Elisha Cuthbert riesce nell'impresa di risollevare l'asticella dell'attenzione rispetto ad un prodotto davvero noiosetto, che neppure la visione nel corso di pranzi e cene come sottofondo è riuscita a rendere più scorrevole qui dalle parti di casa Ford, senza contare che la mancanza di una sigla effettiva, ha privato anche il Fordino di un balletto da associare al titolo.
Un tentativo, dunque, sicuramente fallimentare di esplorare nuovi aspetti di un genere come il noir da sempre amato da queste parti, non nocivo o terribile ma decisamente innocuo: e quando si parla di un prodotto da legarsi al thriller, sono sempre termini che si preferirebbe non usare mai.




MrFord




"From the top to the bottom
bottom to top I stop
at the core I’ve forgotten
in the middle of my thoughts
taken far from my safety
the picture is there
the memory won’t escape me
but why should I care."
Linkin Park - "Forgotten" - 




 
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