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lunedì 15 aprile 2019

White Russian's Bulletin



Agli archivi la trasferta newyorkese che, per la gioia del Cannibale, quest'anno risparmia agli avventori del Saloon il resoconto di Wrestlemania 35 - spettacolo pazzesco dal vivo un evento del genere vissuto sulla pelle negli States -, torna il Bulletin con il resoconto delle visioni che hanno accompagnato i viaggi di andata e ritorno dalla Grande Mela e quella che ci ha suggerito di salutarla dall'Italia.


MrFord


LA FAVORITA (Yorgos Lanthimos, Irlanda/UK/USA, 2018, 119')

La favorita Poster


Una delle pellicole più chiacchierate ed incensate dell'ultima Notte degli Oscar ha dovuto aspettare il volo di andata per New York per passare anche dalle parti del vecchio cowboy: avevo lasciato Lanthimos anni fa, con il geniale ma profondamente irritante Dogtooth, e lo ritrovo in una veste stilistica quasi kubrickiana - e per uno come me che adora il Maestro dei Maestri è un grande complimento - raccontare la Guerra come concetto andando ad incastrare in una storia in cui una Guerra fa da cornice la guerra tra due donne più una, o quantomeno per le attenzioni e la posizione che quell'una può garantire.
Strepitose le tre protagoniste, una linea sottile che passa tra la commedia nerissima ed il dramma leggero, la lotta selvaggia ed il soft porno: è preferibile un'amara verità o una piacevole menzogna? Questa è la domanda più difficile alla quale si può tentare di rispondere nel corso della visione rispetto all'amore. 
Perchè rispetto alla guerra, la risposta è una e praticamente certa: si perde sempre, e si perde tutti.




IL RAPPORTO PELICAN (ALAN J. PAKULA, USA, 1993, 141')

Il rapporto Pelican Poster


Di ritorno da New York, con una selezione di titoli decisamente più rosicata - Delta batte nettamente Alitalia sotto tutti i punti di vista -, ho ripiegato prima di dormire non troppo bene per la maggior parte del viaggio su un Classico degli anni novanta che ancora mi mancava, un legal thriller in cui il Denzellone di noi tutti unisce le forze con una Julia Roberts allora agli inizi della sua carriera senza neppure regalare l'emozione della consueta notte di passione tipica dei film del periodo.
La struttura è abbastanza classica, la cornice decisamente nineties ad oggi forse un pò ingenua e datata, la risoluzione forse un pò frettolosa rispetto a quanto potrebbe essere nel romanzo firmato da Grisham - che, però, non ho letto, dunque si rimane nel campo delle teorie -: il risultato, ad ogni modo, è un prodotto solido girato da un vecchio leone - del resto Pakula ci ha regalato quel gioiello di Tutti gli uomini del Presidente -, di quelli che, quando si incontrano in tv, una visione finiscono per assicurarsela sempre.




BOY ERASED - VITE CANCELLATE (Joel Edgerton, Australia/USA, 2018, 115')

Boy Erased - Vite cancellate Poster

Accolto con un certo scetticismo ed una sana dose di jetlag la sera successiva al rientro in Italia, il lavoro di Joel Edgerton come regista e attore legato ad una storia vera e alla riprogrammazione sessuale - raramente ho considerato talmente assurda un'idea quanto questa - è stato una vera e propria sorpresa: non è perfetto, la Kidman e Crowe sono un pò troppo imbrigliati in trucco e parrucco, la risoluzione piuttosto facile e in parte furbetta, eppure sono stato molto toccato come da tutte le pellicole che trattano, in un modo o nell'altro, il tema della paternità.
Ammetto, infatti, che il confronto tra il giovane Lucas Hedges ed il già citato Crowe nella parte finale alla ricerca di un modo per recuperare un rapporto che pare quasi definitivamente compromesso è valso tutta la visione, è riuscito ad emozionarmi e a pensare a quanto profondo è e resta il legame con i propri figli, che siano come li hai sognati, come vorresti o, come più probabile, simili a loro stessi e magari assolutamente diversi da te.




I GUERRIERI DELLA NOTTE (Walter Hill, USA, 1979, 92')

I guerrieri della notte Poster

Ne avevo già parlato, qui al Saloon, qualche anno fa, ma non ho resistito: anche perchè rivedere questo supercult totale firmato da Walter Hill ad un paio di giorni dal ritorno da New York, mappa della metro alla mano e ricordi freschi delle camminate tra Manhattan, Brooklyn e Coney Island è stato come assaporarlo una volta ancora dal principio.
Una lezione quasi senza pari di ritmo, tensione, gestione dei personaggi, irriverenza - per i tempi fu davvero "oltre", tanto da avere il bollino di vietato ai minori -, un mix tra il passato di Arancia meccanica ed il futuro di Tarantino: e la New York della strada e della metro, vissuta con il fiato corto e sempre in corsa, ha tutto il fascino che le luci della Manhattan bene, per quanto ipnotiche, possono solo immaginare di avere.
E' lo stomaco di una delle città più grandi, sognate, filmate e vissute al mondo, nonchè di un Cinema che, nonostante quarant'anni sulle spalle, è ancora pronto a dare lezione al futuro, e ad apparire sempre pronto a battersi: questi Guerrieri non mollano mai.
Neanche quando, finalmente, giungono all'alba della loro Coney.


venerdì 15 marzo 2019

Almost Saturday's child



Nuova settimana di uscite in sala e grande ritorno al classico ritardo del sottoscritto, pur se non clamoroso come in altre occasioni: accanto a me e al mio sempre fido rivale Cannibal Kid, a questo giro di giostra troviamo Angelo Iacopino, che è riuscito ad integrarsi con grande facilità nel triangolo più discusso della blogosfera.


P.S. A causa di un inconveniente tecnico senz'altro dovuto a qualche maleficio di Peppa Kid, non sono riuscito ad inserire altre immagini. Abbiate pazienza.


"Non preoccuparti, figliolo: non sei il primo ad essere beccato a leggere Pensieri Cannibali. Adesso ti preparo un bel White Russian e vedrai che ti passa tutto!"


MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITÀ
Angelo: Parto dal presupposto che io classifico e seleziono i film cercando di capire con quante persone del cast voglia fidanzarmi o semplicemente saxare in camera da letto, come Brooke Logan. Questo film parte malissimo, perché la monta non mi si alza neppure per un Pif. Lui sarà sagace come al solito, Luchetti sarà filosoficamente leggero, ma andate a vedervelo voi, che io nel frattempo mi chatto su Tinder con il tipo che abita accanto al cinema.
Cannibal Kid: Daniele Luchetti non l'ho mai seguito molto, ma mi sembra uno di quei registi italiani pane e salame che piacciono tanto a Ford. Pif in tv non mi dispiace, mentre al cinema non lo sopporto. La cantante e attrice Thony è potenzialmente interessante, però in Tutti i santi giorni non è che mi abbia esaltato molto. Insomma, anche per me l'eccitazione nei confronti di questo film è davvero trascurabile.
Ford: Luchetti l'ho sempre seguito poco, nonostante sia uno potenzialmente pane e salame, Pif mi sta simpatico ma finisce lì, per il resto credo sia il solito, trascurabile film troppo italiano.

BOY ERASED – VITE CANCELLATE

Angelo: Il tema dei campi di riconversione sessuale per omosessuali esposto in un film tratto da una storia vera, in cui Nicole Kidman dà prova di essersi standardizzata in ruoli da Deperate Housewife, mentre Russell Crowe in quelli di camionista trippone del Minnesota.
Un film che possiamo giocarci su Grindr, per un’uscita con un gay radical-chic. Anche se, quasi quasi andrò a vederlo da solo, sperando di incontrare e scontrare la mia anima gemella all’uscita dal cinema.
Cannibal Kid: Film che ho già visto e che non mi ha convinto un granché. Molto convenzionale e con un cast che offre prove molto standardizzate, come anticipato da Angelo che il film ancora non l'ha visto. Sullo stesso tema della riconversione “poviana” ho preferito La diseducazione di Cameron Post, per quanto pure quello non del tutto riuscito.
Ford invece lo sottoporrei a una riconversione, però non sessuale ma cannibale. A base di film teen somministrati stile cura Ludovico.
Ford: l'unica riconversione interessante qui sarebbe quella di Cannibal al pane e salame fordiano a base di film action anni ottanta e un sacco di wrestling, ma ho come l'impressione che il Cucciolo Eroico sia un caso senza speranza. Per quanto riguarda il film, invece, penso potrei passare oltre senza preoccuparmi troppo.

ESCAPE ROOM
Angelo: “Cerca di fare qualcosa che ti terrorizza durante le vacanze”.
Sembra il trailer delle uscite con le amiche mie border, invece è solo la premessa dell’ennesimo thriller alla Final Destination.
Che poi, se si reputa terrorizzante sopravvivere alla reclusione forzata in una stanza con una manciata di sconosciuti in balia di un Enigmista 2.0 che incita a lottare per la sopravvivenza tentando di ucciderti, provate a farlo ogni venerdì sera con le amiche mie di cui sopra, tra molestie ai barman e valanghe di messaggi Direct su Instagram di gente imbarazzante, adescata alla luce soffusa di una discoteca di provincia.
Cannibal Kid: L'ambientazione di una Escape Room mi sembra perfetta per un horror. Soprattutto per un horrorino senza pretese, molto scemo e molto adolescenziale. Roba da far scappare a gambe levate un fifone come Ford. Considerando che nel cast c'è Deborah Ann Woll, la rossa di True Blood e Daredevil, un salto in questa Escape Room a me sembra quantomeno d'obbligo e sinceramente io cercherai di rimanere lì con lei, piuttosto che fuggire.
Ford: horrorino buono giusto per quel pusillanime del Cannibale, che dai veri horror sta lontano per paura di farsela nei pantaloni. Piuttosto mi vado volentieri a fare un'altra esperienza in un'escape room, e poi tutti fuori a bere come si conviene. Tra le altre cose la Woll, che in True Blood mi sfiziava assai, mi pare sia sfiorita negli anni.

IL CORAGGIO DELLA VERITÀ
Angelo: Stavo già partendo bello gasato ad inizio trailer, credendo che questo film fosse una specie di gayata alla “High School Musical” del ghetto, contaminato da “Gossip Girl” e invece no. Dopo pochi minuti, ti colpiscono con la questione delle discriminazioni razziali e la predestinazione a far valere il rispetto dell’uomo.
Un film con un cast che raggruppa il maggior numero di maschi con cui mi fidanzarei, per poter sfoggiare look alla “Jenny From the Block”. Tratto dal best seller che già me l’immagino il livello di commercialità del prodotto.
Cannibal Kid: Da non confondere con l'omonimo film del 1996 con Denzel Washington e Meg Ryan (il cui titolo originale era Courage Under Fire), ecco il nuovo Il coraggio della verità (titolo originale The Hate U Give). Una storia a metà strada tra l'adolescenziale e l'impegno sociale tratta da un romanzo young adult e con protagonista la mia nuova favorita Amandla Stenberg. Non so se sarà la gayata alla High School Musical del ghetto che si augura Angelo, ma ci sono buone probabilità che sia la cannibalata della settimana. Roba che Ford non avrà mai il coraggio di affrontare.
Ford: più che non avere il coraggio di affrontarla, mi chiedo chi abbia avuto il coraggio di farla uscire in sala, questa roba.

LA PROMESSA DELL’ALBA
Angelo: Ma che è sta cosa con Charlotte Gainsbourg? Una specie di remake di “Mammina cara”?
Il protagonista principale [Pierre Niney] lo prenoto subito come mio fidanzato del mese di Aprile, da sfoggiare a Pasquetta. Il resto del film mi ha già messo ansia durante il trailer.
Cannibal Kid: Un film francese radical-chic con Charlotte Gainsbourg e Pierre Niney? Le uscite di questa settimana rischiano di far prendere un colpo a Ford come le tre pere rifilate da Cristiano Ronaldo all'Atletico Madrid hanno fatto con tutti gli haters della Juve. Peccato per l'ambientazione storico-bellica che non mi attira per niente, altrimenti pure questa pellicola potrebbe essere una discreta cannibalata.
Ford: la settimana delle cannibalate si chiude con l'ennesima radicalchiccata con la Gainsbourg dalla quale mi terrò ben lontano, contento di avere ancora una vagonata di film da recuperare che non mi faranno pensare alla desolazione delle uscite in sala di questo weekend.

martedì 27 giugno 2017

La mummia (Alex Kurtzman, USA, 2017, 110')




E' davvero curioso, quasi un contrappasso dantesco, il fatto che, una quindicina d'anni fa, avrei volentieri non solo evitato, ma massacrato gratuitamente qualsiasi pellicola destinata al mercato allargato dell'estate e degli spettatori occasionali, ed oggi, in due giorni consecutivi, mi trovo a difendere potenziali blockbuster andati malissimo al botteghino e massacrati dalla critica benchè molto migliori e più divertenti di tanta merda - e merda vera, intendo - che negli ultimi mesi ha infestato le sale.
Dopo Baywatch, infatti, è il turno del recentissimo La mummia di Alex Kurtzman - da queste parti tra l'altro apprezzato ai tempi per Una famiglia all'improvviso - di essere almeno in parte coccolato da questo vecchio cowboy, pronto ad apprezzare questo tentativo sicuramente di grana grossa ma comunque piacevole da vedere e divertente - come la stagione impone - di riproporre una sorta di "universo allargato" - nuova moda della parte di settima arte destinata ai mercati più vasti, dai supereroi ai mostri - che incrocia le mitiche creature targate Universal - da Jeckyll/Hyde a La mummia, dall'Uomo Lupo a Frankenstein, da Dracula all'Uomo invisibile - con un'atmosfera avventurosa/ironica sulla scia di cose come La lega degli uomini straordinari - che, va ammesso, come film faceva anche discretamente cagare -: senza dubbio l'operazione partiva avvantaggiata, avendo Tom Cruise come protagonista e Sophia Boutella nel ruolo dell'antagonista - che, per inciso, non vedo l'ora di vedere limonare duro con Charlize Theron nel prossimo Atomic Blonde -, ma questa è un'altra storia.
Il fatto è che La mummia è un filmaccio di quelli della peggior specie, con buchi di sceneggiatura grossi come case ed un riciclaggio di idee di fondo in grado di far dubitare della capacità degli attuali uomini dietro le macchine da scrivere di Hollywood di partorire plot e soggetti anche solo lontanamente originali, eppure tiene bene sul divano per tutta la sua durata, diverte, non si prende sul serio neppure per sbaglio e, a tratti, pare quasi più accostabile all'ironia di Indiana Jones e di un certo approccio d'avventura anni ottanta che non all'horror oscuro che un "Dark Universe" vorrebbe portare nel mondo, e non lo scrivo intendendolo come un male.
Dal rapporto tra Jack Johnson e Tom Cruise agli stessi "scontri" con Jeckyll/Hyde - un Russel Crowe più bolso del solito - e la stessa Ahmanet, che incarna alla grande la metafora non solo dello stalking per una volta femminile ma anche e soprattutto di una sorta di assatanata che succhiando la vita dalle sue vittime riprende forza e potere, emerge più che altro una volontà importante di intrattenere e divertire il pubblico, piuttosto che spaventarlo o pensare di farlo tornare a casa propria guardandosi le spalle per paura di essere seguito da qualche creatura misteriosa: in fondo, il mondo di oggi ha nervi scoperti per un tipo di terrore molto più folle di quello rappresentato dagli spauracchi, e dunque trovo che rendere gli spauracchi stessi più simili a personaggi da fumetto in bilico tra il romanticismo ed il divertimento renda decisamente meglio di quanto non accadrebbe di fronte ad una rappresentazione de La mummia seriosa e pesante.
Ancora una volta, dunque, sono lieto di dare il benvenuto all'estate, e con lei, a produzioni leggere e goduriose come questa.
Non saranno memorabili, ma restano dannatamente divertenti.
E va benissimo così.




MrFord



 

lunedì 15 agosto 2016

Saloon's Bullettin #5


L'estate è entrata nel vivo - quantomeno nel momento in cui scrivo queste righe - e tra vacanze, una partita e l'altra degli Europei di calcio - anche se, probabilmente, in questo momento saranno già nel pieno del loro svolgimento le Olimpiadi - e viaggi in treno sono comunque riuscito a gustarmi film e libri quantomeno discreti, lontani dagli standard solitamente bassi ed ignoranti del periodo più rilassato ed easy dell'anno.
The Nice Guys, diretto dallo specialista in buddy movies Shane Black, è un film super fordiano, frescolinissimo, veloce e divertente, un buon mix tra le atmosfere di Chandler e gli scombinamenti del Drugo e Doc Sportello, con un Russell Crowe in gran forma da picchiatore ed un Ryan Gosling perfetta spalla: una di quelle proposte che è sempre un piacere vedere e rivedere, che non inventerà nulla di nuovo ma si lascia guardare alla grande, mescolando humour, crime ed un'atmosfera anni settanta che da queste parti è sempre ben accetta.
E tra un cazzotto, una bottiglia e villains misteriosi - sempre affascinante Kim Basinger, che fa ancora mangiare la polvere ad un sacco di giovincelle - si arriva ai titoli di coda ben consci di essersi divertiti ma di non aver mandato in ferie il cervello. Ed è una cosa da non sottovalutare (due bicchieri e mezzo).
Allo stesso modo non è da sottovalutare The good kill, ultimo lavoro di Andrew Niccol - al quale sarò sempre affezionato per l'ottimo Lord of war - con Ethan Hawke e Zoe Kravitz, forse non completamente risolto e privo di una vera e propria direzione - è una denuncia rispetto al disumano utilizzo dei droni da combattimento o un grido d'aiuto lanciato nell'ottica di chi "preme il grilletto" e si porta dentro le conseguenze di ordini impartiti dall'alto? - ma in grado di far riflettere su uno degli aspetti più terrificanti della "guerra moderna": pensare che un drone che vola a tremila metri di altitudine guidato da una squadra che sta dall'altra parte del pianeta possa scaricarci su per il culo un missile in grado di fare a pezzi tutto quello che si trova nel raggio di un isolato è onestamente agghiacciante, e, per quanto preferirei non pensare ad un'esistenza imperitura della guerra, che forse le battaglie dei tempi antichi, a loro modo, erano più umane e sincere di questa lotta al terrore combattuta attraverso il terrore.
Echi di The hurt locker ed American Sniper, pur non arrivando all'altezza di nessuno dei due, per una pellicola comunque da recuperare, fosse anche per una sola visione (due bicchieri).
Ben più di una, invece, ne raccoglierà al Saloon The Conjuring - Il caso Enfield, tratto da cronache di eventi realmente accaduti ed incentrato come il precedente sull'esperienza di esorcisti dei coniugi Warren nel corso degli anni settanta, forse tra i più solidi horror ad ampio raggio degli ultimi mesi, nonchè sequel all'altezza dell'originale, che allo stesso modo da queste parti aveva convinto: le due pellicole sono molto diverse tra loro, e dall'horror classico del primo film le atmosfere di questo Il caso Enfield finiscono per avvicinarsi più a quelle del thriller psicologico, quasi si trattasse di un cocktail tra L'esorcista ed un Polanski in salsa Poltergeist.
Forse meno spaventoso del precedente, ma decisamente più inquietante, in grado di far riflettere a proposito del concetto di Fede - più rispetto alle persone che non in Dio o in una vita dopo la morte -, tecnicamente realizzato alla grande da James Wan e pronto a mostrare la tenacia di una famiglia presa di mira da un'entità demoniaca, l'approccio in bilico tra scienza e fede, per l'appunto, dei Warren ed un punto di vista - quello del contatto tra i protagonisti ed i loro "assistiti" - che si riassume alla grande in una risposta data a Lorraine Warren che suona più o meno così: "Non crederei a queste cose, ma ho perso mia figlia in un incidente anni fa, e se questo esiste, significa che c'è una vita dopo la morte, dunque so che un giorno avrò la possibilità di vederla ancora". Da ateo miscredente, non me la sento proprio di non essere d'accordo con un punto di vista simile (due bicchieri e mezzo).
Chiude la settimana l'agghiacciante visione di Warcraft, terribile fantasy tutto effetti e niente sostanza che pare la versione dei poverissimi de Il signore degli anelli purtroppo firmata dall'ex bambino prodigio Duncan Jones, che a ben guardare dopo Moon non è più stato in grado di produrre qualcosa di decente.
Due ore di effetti ad uso e consumo del 3D ed una sceneggiatura sforbiciata per restare in linea con le esigenze della distribuzione, attori sprecati - e mi dispiace per il buon Travis Fimmel, il Ragnar di Vikings, e Ben Foster -, sapore di già visto e sentito, tentativi di fare apparire come figo e coinvolgente un prodotto che è pura spazzatura nerd.
Il pensiero che possa essere il primo capitolo di una saga solletica il terrore, anche se fa ben sperare il pesantissimo flop al botteghino: per una volta, confido nelle buone scelte del grande pubblico (un bicchiere).
In termini di lettura, invece, Don Winslow è tornato a fare capolino da queste parti con il suo primo romanzo, London Underground, incentrato sul giovane investigatore Neil Carey, spedito dai suoi misteriosi capi da New York a Londra per ritrovare la figlia di un senatore che nasconde segreti piuttosto scomodi.
Non parliamo certo del Winslow dei Capolavori Il potere del cane e Il cartello, quanto più che altro di un ottimo scrittore ancora attento a "prendere le misure" e a porre le fondamenta di quelle che saranno le certezze della sua carriera, di fatto rendendo London Underground una sorta di fratello minore del più recente - e molto bello - Missing: New York. Ai tempi, il vecchio Don dedicò a Neil Carey - interessante main charachter fallibile e tormentato da buon giovane di belle speranze - una saga di cinque episodi che pare ora verrà completamente ristampata: sono già curioso di scoprire se con il secondo volume, China girl, la prosa di quello che è considerato uno dei maestri del noir contemporaneo si sarà già evoluta (due bicchieri e mezzo).



MrFord




mercoledì 1 giugno 2016

Wednesday's child

La trama (con parole mie): alle spalle i parziali risvegli delle ultime settimane, per la prima volta dall'inizio della primavera mi pare di avere di fronte un weekend in sala che promette discretamente bene, tra pellicole in grado di mettere potenzialmente d'accordo i due nemici più acerrimi della blogosfera, prodotti d'autore ed outsiders eventuali sorprese.
Certo, la stronzata made in Italy è sempre dietro l'angolo, così come le possibili delusioni, ma per una volta voglio essere ottimista, tranne per quanto riguarda Cannibal Kid: lui, se si parla di Cinema, non si è mai svegliato.



"Sono Ford il bruto. Vengo per schiacciare Peppa Kid."


The Nice Guys

"Hey, Russell Ford, dovevi proprio spezzarmi un braccio quando non ho ordinato un White Russian?" "Puoi scommeterci il culo, Ryan Kid!"
Cannibal dice: The Nice Guys è uno di quei rari casi di film che potrebbero piacere sia a me che a Ford, i due guys meno nice della blogosfera cinematografica. Soprattutto lui non è nice per niente. Un buddy movie che si preannuncia noir e comedy allo stesso tempo e in grado quindi di accontentare entrambi. Purtroppo.
Ford dice: in quest'ultimo periodo, complice la promozione molto pane e salame di Russell Crowe, The nice guys sta finendo per diventare non solo il film più atteso del periodo, ma anche uno dei pochi in grado di mettere d'accordo l'action fordiana ed il taglio finto fighetto del Cannibale.
Cosa che, per una volta, potrebbe perfino non darmi fastidio.



Warcraft – L'inizio

"Mi sa che siamo venuti in troppi: per sistemare Cannibal sarebbe bastato un cuccioletto."
Cannibal dice: Nerdata fantasy che mi spaventa parecchio. Dal trailer mi sembra la versione porcata de Il signore degli anelli. Ford ne andrà pazzo. Io probabilmente molto meno, anche se il fatto che la regia sia affidata all'ottimo Duncan Jones, il figlio di David Bowie che ha realizzato Moon e Source Code, mi fa sperare che finisca per essere meno peggio di quello che può sembrare a un primo sguardo.
Ford dice: nonostante quello che si può aspettare il mio antagonista, da questa nerdata totale affidata ad un Duncan Jones che mi pare in caduta libera mi aspetto solo male, anche perchè non sono mai stato un grande fan di Warcraft e cose simili.
L'unica cosa che posso sperare, è di essere smentito. E non da Peppa Kid.



Marguerite e Julien – La leggenda degli amanti impossibili

"Non provavo niente di così romantico dai tempi della mia storia con Katniss Kid!"

Cannibal dice: Finalmente la mitica Valérie Donzelli, nuova fenomena del cinema francese, ritorna nei cinema italiani, alla faccia di tutti gli anti-radical-chic (per finta?) come Mr. James Ford. Dopo lo splendido La guerra è finita, la regista aveva firmato altri due lavori (Main dans la main e Que d'amour!), che però dalle nostre parti non sono mai arrivati, non mi pare nemmeno in rete sottotitolati. Ora è di nuovo l'ora di rituffarsi nel suo favoloso mondo. Allez!
Ford dice: La guerra è finita, ai tempi esaltato da Cannibal come una specie di piccolo Capolavoro, al Saloon è passato come uno dei titoli d'autore più sopravvalutati degli ultimi anni, una roba finto radical in realtà buonista come poche. Dunque la mia fiducia nella Donzelli e in questo suo nuovo lavoro è perfino minore di quella che continuo a nutrire per il mio antagonista.


Eddie the Eagle – Il coraggio della follia

"Ford Jackman che non sei altro, dovrei gettarmi da quella rupe!? Devi aver bevuto quattro o cinque cocktails di troppo!"

Cannibal dice: Per bilanciare il ritorno della regina della nouvelle-nouvelle vague francese, ecco che il karma mi punisce con l'arrivo di una fordianata inverosimile. Un film sportiveggiante probabilmente recitato da cani con Hugh Jackman. Per cimentarmi nel mio sport preferito, quello della stroncatura, potrei però decidere di guardarlo.
Ford dice: pellicola sportiva da outsiders che potrebbe rivelarsi la sorpresa di una settimana certo non esaltante, almeno sulla carta. Speriamo non si riveli un vero e proprio salto nel vuoto in pieno stile Cannibal.



Miami Beach

"Ford e Cannibal non hanno accettato l'invito a venire in vacanza con noi? Sono proprio due snob!"

Cannibal dice: I Vanzina alle prese con il cinevacanzone estivo. Se ne sentiva il bisogno?
No, almeno quanto l'opinione di James Ford sul cinema di Lars von Trier e di Terrence Malick.
Ford dice: Vanzina? Cinepanettone estivo? Quasi peggio delle sparate di Cannibal!



Tra la terra e il cielo

"I resti di Pensieri Cannibali puzzano anche ridotti in cenere: terribile."
Cannibal dice: Pellicola indiana che non sembra troppo malvagia, però da dire ciò al vederla ne passa. Come tra la terra e il cielo e come tra me e Ford.
Ford dice: pellicola di nicchia che non mi dispiacerebbe recuperare, se dovessi averne la possibilità. Sperando che sia uno di quei presunti mattonazzi tanto odiati dal mio rivale.


3 giorni dopo

"Ecco: questa la sparo dritta in fronte a Cannibal!"
Cannibal dice: Film giovanile ambientato a Roma che potrebbe rivelarsi decente. Peccato che il forte sapore di amatorialità che si sente fin dal trailer faccia calare le sue quotazioni, manco fosse una recensione positiva su WhiteRussian.
Ford dice: di recente mi pare di aver parlato fin troppo bene del Cinema italiano, dunque penso mi prenderò una pausa, per evitare che diventi un'abitudine spiacevole quanto leggere le opinioni del mio antagonista.


lunedì 18 maggio 2015

Master and commander - Sfida ai confini del mare

Regia: Peter Weir
Origine: USA
Anno:
2003
Durata: 138'





La trama (con parole mie): nel pieno delle Guerre Napoleoniche, il Capitano Jack Aubrey, comandante della Surprise, solca i mari del Sud con la missione di intercettare il vascello francese Acheron, responsabile di numerosi attacchi alla marina anglosassone.
Sorpreso ed inizialmente messo alle corde dal rivale alla guida della stessa Acheron, Aubrey, contravvenendo agli ordini che prevedevano il pattugliamento da parte della sua nave delle sole coste del Brasile, si lancia all'inseguimento del nemico circumnavigando il continente sudamericano, finendo per mescolare gli ordini dall'alto al desiderio di vendetta, spesso e volentieri usando come contrappeso al suo carattere il medico di bordo, amico fraterno e naturalista Stephen Maturin.
L'inseguimento e la lotta tra la Acheron e la Surprise diventeranno dunque la cornice della componente umana e della geografia sociale della nave di Jack "Il fortunato".








Ho sempre pensato che uno dei modi migliori per scoprire se il rapporto con una persona è destinato a durare - e parlo di amicizia, così come di storie sentimentali - sia quello di condividere con la stessa un'avventura, un momento destinato a diventare solo di chi lo vive, un viaggio.
Difficilmente, infatti, se le cose non funzioneranno nel corso dello stesso, ci saranno possibilità che si vada oltre la superficiale frequentazione occasionale: Peter Weir questo deve saperlo bene, non solo perchè nell'affrontare le sue pellicole ho la piacevole sensazione di trovarmi a casa in qualunque parte del mondo - e della Storia - il regista australiano mi conduca, ma soprattutto a causa della capacità dello stesso di mostrare quello che è il cuore del concetto stesso di viaggio, l'esperienza.
Buona o cattiva che sia, favorevole oppure no, un'esperienza resterà sempre impressa nei ricordi, nel cuore e sulla pelle.
In questo periodo in cui il gusto per l'epopea "marina" è tornato a farsi prepotentemente sentire nel sottoscritto, grazie a Black Sails, L'isola del tesoro e La vera storia di Long John Silver, non potevo non approfittare per tornare a rispolverare una pellicola che era riuscita a sorprendermi - ed alla grande - ai tempi della sua uscita, finendo per ribaltare il pronostico della vigilia della visione che attendeva al varco il classico polpettone hollywoodiano presentando un'opera dalle spalle larghe, girata alla grande e con partecipazione, pronta a solleticare l'epica del Cinema d'avventura ma anche mostrare la contrapposizione tra passione e ragione, forza ed acume, il roboante romanticismo di Aubrey e l'approccio tanto assertivo quanto curioso di Maturin, le due anime non solo della Surprise, ma della pellicola stessa.
Traendo ispirazione da un romanzo, Weir porta in scena la vita e la geografia sociale di un grande veliero, città galleggiante all'interno della quale, a prescindere dai ruoli e dai gradi, esistono in  egual misura paria e predestinati al successo, uomini in grado di vivere ogni istante come fosse l'ultimo ed altri per nulla in grado di accettare che prima o poi lo spettacolo giungerà alla fine: celandosi, dunque, apparentemente dietro il confronto a distanza tra la Achelon e la Surprise ed il loro inseguimento, il regista de L'attimo fuggente analizza le dinamiche di ciurma dai momenti più rilassati e divertenti - i siparietti musicali e di confronto tra i già citati Aubrey e Maturin, le cene degli ufficiali - a quelli più drammatici - la perdita dei compagni per mare o in battaglia, la sensazione di essere ad un tempo esploratori pronti ad aggredire la Natura così come vittime della sua irresistibile ed indomabile forza, il drammatico destino del Jona, vessato dalle dicerie dell'equipaggio, o dei giovani allievi ufficiali poco più che bambini pronti a dare tutto, da parti di loro stessi alla vita, in nome di uno spirito che, forse, ormai non viene più neppure riconosciuto - prendendosi il tempo per poter delineare anche attraverso pochi dettagli ogni singolo marinaio, soldato o cuoco di bordo.
Un titolo dal sapore di grande Classico, che esalta lo spirito dei viaggiatori e degli esploratori - splendide le sequenze alle Galapagos legate alla scoperta di specie e latitudini ai tempi pressochè sconosciute - ma non dimentica l'importanza della passione e della disciplina - verso se stessi e chi sta sotto e sopra di noi -, elogia la follia dell'istintività ed allo stesso tempo le spalle larghe e la presenza della ragione, si lancia nel cuore di tempeste dai marosi che paiono muri d'acqua pronti ad inghiottire ed affronta a viso aperto la maledizione di una bonaccia forzata.
Uno spirito indomito, dunque, per un film che è una pacchia per i viaggiatori mai sazi per Natura come il sottoscritto: e se "per esigenze della Marina" la rotta dovrà essere cambiata, e cambiata ancora, poco importa.
A quelli come noi basteranno la passione, un pò di follia, compagni fidati ed alcool per brindare alle imprese compiute, o a chi ci siamo lasciati indietro, guardando sempre avanti.




MrFord




"La nave che sbatte è il cicchetto che fuma 
quando vanesio s'incipria di schiuma
per lui è soltanto un balocco
la burrasca che gonfia nel fiocco."
Vinicio Capossela - "L'oceano Oilalà" -






giovedì 8 gennaio 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): alle spalle l'inizio anno con il botto che è stato American sniper, torniamo alla purtroppo triste normalità con una settimana che in quanto a botti promette solo gran bottigliate all'indirizzo delle (poche) pellicole in uscita così come del sempre fastidioso Cannibal Kid, che spero presto possa tornare a dissentire davvero con il sottoscritto, invece di proporre classifiche con gli stessi titoli premiati.


"Statemi bene a sentire: per quanto riguarda Ford, niente da fare. Ma se volete fare fuori Cannibal, siete i benvenuti!"
Come ammazzare il capo 2

"Ti do un consiglio se vuoi rimorchiare: cerca di essere il meno cannibale possibile!"
Cannibal dice: Come fare il sequel più inutile e meno richiesto nella Storia del Cinema, giusto dopo Expendables 3?
Questo film, seguito di una commediola davvero dimenticabile e ben poco divertente, ce lo farà scoprire molto presto!
Ford dice: Come ammazzare il capo era una commediola neppure troppo brutta ma senza dubbio dimenticabile della quale non si sentiva la necessità di un sequel.
Del resto, non si sente neppure quella del Cannibale, ma dobbiamo sorbircelo ogni santo giorno.



Ouija

"Noi ti evochiamo, Spirito dei Ford passati, presenti e futuri!"
Cannibal dice: Lo scorso anno la scena horror aveva cominciato male, per poi ripigliarsi sul finale. Il primo film dell'orrore in uscita in Italia nel 2015 proseguirà il trend positivo di fine annata o meno? A dare una risposta ci penserà non una tavola Ouija, bensì la recensione attendibile di Pensieri Cannibali e quella di WhiteRussian, probabilmente più delirante di una seduta spiritica.
Ford dice: la mia tavola Ouija mi dice che questo potrebbe rivelarsi il primo horror da bottigliate dell'anno. E anche che Peppa Kid è un pusillanime da record. Ma per questo, non c'è certo bisogno di chiedere agli spiriti dell'oltretomba: ormai lo sanno tutti.


The Water Diviner

"Mi dispiace, oltre questo punto solo Ford e Clint Eastwood possono passare."
Cannibal dice: Russell Crowe non è mai stato un attore molto amato su Pensieri Cannibali. Dopo Noah, meno che mai. Con questa pellicola molto vecchio stile, dunque perfetta per Ford, esordisce addirittura alla regia e io non potrò fare altro che tirare fuori tutta la mia perfidia nel giudicarlo. Ne vedremo allora probabilmente delle belle. Al cinema?
No, nella mia recensione.
Ford dice: e dopo una settimana di grandi soddisfazioni - Clint docet - una che pare traboccare potenziali epic fails come se piovesse.
Russell Crowe mi è sempre parso abbastanza un bisteccone buono per il Saloon, fordiano e casinista, ma questo film mi puzza di oscarata strappalacrime lontano un miglio. Direi, dunque, che lo eviterò come l'acqua naturale quando esco a bere.


I Cavalieri dello Zodiaco - La leggenda del Grande Tempio

"Stare dalla parte di Peppa Kid non sarà un bene per la tua salute. Garantisce Ford."
Cannibal dice: Scommetto che Ford con i Cavalieri dello Zodiaco si gasava di brutto!
Mi correggo: scommetto che Ford con i Cavalieri dello Zodiaco si gasa tutt'ora di brutto!
A me invece da piccolino non hanno mai fatto impazzire e quindi di questa operazione revival non avevo certo bisogno. Eppure sentendo la musichetta della sigla nel trailer del film un po' di nostalgia devo ammettere di averla provata. Mi starò mica fordianizzando/rimbambendo?
Ford dice: i Cavalieri dello Zodiaco sono stati una delle colonne portanti dell'infanzia della mia generazione, e ancora oggi suscitano grandi emozioni nel sottoscritto e in Julez, che alla prima visione del trailer è letteralmente impazzita. Ovviamente, visione obbligatoria del weekend.
E chissà che non ci scappi un Colpo del drago nascente sul grugno di Cannibal.

lunedì 28 aprile 2014

Noah

Regia: Darren Aronofsky
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 138'





La trama (con parole mie): ai tempi dei tempi, il Creatore, dopo aver forgiato l'Universo in sette giorni e plasmato l'Uomo, non soddisfatto dell'operato di quest'ultimo, decise di porre rimedio alla piaga per il pianeta che aveva sguinzagliato attraverso un flagello di acque purificatrici noto come il Diluvio Universale. Noè, devoto e legato ad un'antica tradizione che riferiva ad autorevoli rappresentanti come Matusalemme, accompagnato dalla famiglia, è incaricato dunque dall'Altissimo di costruire un'Arca che possa trarre in salvo gli animali di tutto il globo a coppie, in modo da poter garantire una nuova vita una volta spazzata via la minaccia umana.
La stirpe di Caino, però, guidata dal tenace Tubal Cain, non intende arrendersi al volere dei cieli, e si dichiara pronta a combattere Noè per guadagnarsi la salvezza: ma per il prediletto del Signore la minaccia più grande per il compimento dell'impresa sarà costituita dal progressivo allontanarsi dalle sue radicali posizioni della moglie e dei figli, decisi a preservare i propri eredi e fiduciosi in un nuovo futuro.








Dovevo saperlo, caro Aronofsky, che il mio primo istinto era quello giusto.
Mi sono fatto abbagliare da quel Capolavoro di The wrestler, ed illudere dall'ottimo Il cigno nero.
Ma nonostante tutto, sotto sotto, buon Darren, resti sempre un pippone cosmico con manie di grandezza.
Da molto tempo prima di quell'abominevole schifezza che fu The fountain - L'albero della vita.
E Noah, enorme produzione biblico-new age che già dal trailer prometteva davvero male, finisce per starci giusta giusta a braccetto.
Come se non bastasse questa infausta diagnosi, entra nell'equazione l'errore più grave in un film incentrato sulla figura del nocchiero dell'Arca: non hai spiegato - e non ci hai neppure provato, a dirla tutta - dove diavolo possono essere finiti, in tutto quel trambusto mistico da deliranza religiosa, i fantomatici e leggendari leocorni, inseguiti dai bambini di almeno una generazione.
Non si fa, caro Darren.
Non si fa proprio.
E ringrazia che non menzioni il fatto che dopo dieci minuti di film la misura sia già colma, con il faccia a faccia al limite del ridicolo tra i buoni e cari discendenti di Matusalemme, vegan e politically correct, e gli infami figli di Caino, carnivori e violenti, schiavi del consumismo e delle armi.
Vogliamo prenderci davvero così per il culo?
Dove sono finiti i cari, splendidi kolossal biblici di un tempo come I dieci comandamenti o Ben Hur?
Scomparsi in un delirio di onnipotenza costruito con mezzi da fantascienza che mescola i wannabe di 2001 come il The tree of life di Malick alle dottrine da Nuovo Millennio sensibilizzato rispetto alla salute del pianeta, il Russell Crowe de Il gladiatore a quello di Master and commander - del resto, non ce l'avrebbe fatta a condurre l'Arca in salvo, se non fosse stato un navigatore esperto -, il blockbuster di grana grossa alle ambizioni di un Autore che, purtroppo, a questo punto occorre quasi doverosamente ammettere che Autore sia e resti soltanto nei suoi sogni più reconditi.
E non avrei neanche un compito troppo arduo nello stroncare uno dei più terribili mattonazzi dell'anno - e non solo -, perchè basterebbe citare le terribili imitazioni ibride di Mordiroccia ed Enth, le ridicole dinamiche da disfunzionale focolare domestico di casa Noè, il gigioneggiamento fastidioso di Anthony Hopkins, la colomba con il ramo d'ulivo al termine della lotta, il finale consolatorio per affossare completamente una delle operazioni più bieche e spietatamente commerciali della stagione, che fortunatamente - almeno per ora - pare non aver conseguito i risultati che, probabilmente, la produzione si auspicava - specie considerata l'uscita strategica, almeno in Italia, precedente alle vacanze pasquali -.
Dalle parti di casa Ford la religione non va certo per la maggiore, e le storie legate alla Bibbia restano un affascinante esperimento letterario, culturale ed artistico - come per l'epica, del resto, da sempre una delle passioni del sottoscritto -, ma i pregiudizi che al Saloon continueranno per sempre ad esistere in quest'ambito non contribuiscono più di tanto al risultato pessimo di questo terribile ed indigesto polpettone, privo di carattere così come della voglia di raccontare davvero una storia, buono appena per tenere buoni i timorati di Colui che non può essere nominato - e non sto parlando di Voldemort, cara Hermione - e gli spettatori molto, molto occasionali.
Ma non basta questo, per me, caro Darren.
Il tuo diluvio è uno sputo.
Ed il mio, almeno su questo virtuale foglio bianco, un fiume in piena pronto a berselo.



MrFord



"Ci son due coccodrilli
ed un orango tango,
due piccoli serpenti
e un'aquila reale,
il gatto, il topo, l'elefante:
non manca più nessuno;
solo non si vedono i due leocorni."
"L'arca di Noè" - Filastrocca - 



 

mercoledì 3 luglio 2013

L'uomo d'acciaio

Regia: Zack Snyder
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 143'




La trama (con parole mie): il nascituro Kal-El, figlio di Jor-El del pianeta Krypton, è lanciato dalla madre Lara nello spazio in direzione della Terra proprio mentre il suo mondo natale è sull'orlo del collasso, ed il temibile generale Zod minaccia una guerra civile che dovrebbe portare ad una sorta di selezione molto poco naturale.
Trentatre anni dopo, Clark Kent, cresciuto da due contadini del Kansas, vaga tenendo un profilo basso attraverso gli States cercando di aiutare il prossimo spostandosi sempre nel momento in cui i suoi straordinari poteri rischiano di portarlo allo scoperto.
Proprio quando, a seguito di un'indagine condotta dalla giornalista Lois Lane all'interno di quella che pare un'astronave aliena, il giovane Clark scopre le sue origini, Zod riemerge dall'abisso in cui era stato esiliato insieme ai suoi uomini per imporsi sulla Terra costruendo, di fatto, un nuovo Krypton.
Toccherà al ribattezzato Superman fermarlo.




Per molti anni sono stato un avido lettore di fumetti, e per qualcuno meno uno tra i tanti sceneggiatori pronti a dibattersi nel sottobosco delle produzioni indipendenti per un posto al sole - che non è mai arrivato -.
E per molti anni ho sempre preferito gli eroi di casa Marvel a quelli targati DC Comics: troppa la differenza tra i primi - molti dei quali outsiders per definizione - ed i secondi - sgargianti, performanti, potenti -, da una squadra con Spider Man, Devil, Wolverine, gli X-Men, i Vendicatori, Hulk, Thor e chi più ne ha, più ne metta ad un'altra con Flash, Lanterna verde, Freccia verde, Batman - l'unico a salvarsi - e Superman.
Ed eccoci al punto focale: ho sempre detestato Superman.
Troppo buono, troppo forte, troppo perfetto per essere davvero un personaggio carismatico ed interessante: tolto il suo destino di orfano strappato al suo mondo d'origine allevato da una coppia di brave persone non più giovani e mai riuscite ad avere un figlio, il resto ha spesso e volentieri rasentato la noia, per il sottoscritto.
In fondo, è difficile immedesimarsi in una sorta di semidio quasi impossibilitato a sbagliare.
Sul grande schermo, il charachter dell'Uomo d'acciaio è passato dalle rappresentazioni praticamente fiabesche della saga interpretata da Christopher Reeves al pessimo e più recente Superman returns senza mai riuscire davvero a divenire un cult del genere: Zack Snyder, dopo aver affrontato con successo l'esperimento di Watchmen - Capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons -, ritenta cercando di modellare l'ascesa di Supes sulla scia di quello che fu l'inizio di una delle trilogie più entusiasmanti del blockbuster contemporaneo, il Batman targato Christopher Nolan.
Le similitudini tra Batman begins e questo Man of steel, infatti, sono molte, prima fra tutte la volontà di raccontare quello che è "l'uomo dietro la maschera", aprendo le porte ad una sorta di "origine" in grado di andare incontro agli appassionati così come agli spettatori occasionali: peccato che Zack Snyder non sia Christopher Nolan almeno quanto Superman non è Batman.
Il cast all stars, gli effettoni, le esplosioni e le evoluzioni della macchina da presa, infatti, non riescono a supplire ad una mancanza di carattere di fondo che non permette al film di decollare quanto il regista vorrebbe, quasi assegnando al giovane Kal-El una sorta di aura messianica che potrebbe essere facilmente contestabile e di cattivo gusto perfino per un anticlericale totalmente lontano dalla religione come il sottoscritto.
Fortunatamente, però, siamo in ben altri territori rispetto a roba agghiacciante come Sucker punch, e tutto sommato questo L'uomo d'acciaio altro non si rivela altro se non un giocattolone per bambini soprattutto grandi che nel cuore dell'estate traboccano di voglia di distrazione per una serata in sala con gli amici, di quelle che in genere restano impresse non tanto per il film visto, ma per la cornice e la compagnia.
I riferimenti sono molti, dal telefilm di Hulk con il suo Bruce Banner peregrino alla saga originale - si notano mescolanze tra il primo ed il secondo capitolo della stessa -, dalla fantascienza classica alle frontiere del Nuovo Millennio di Avatar e del 3D, eppure manca il carattere in grado di differenziare una visione qualsiasi dal titolo che piace sempre ricordare, o rivedere: niente zampata d'autore nel segno del già citato Nolan ma neppure ironia fracassona sulla scia del rinnovato e divertentissimo Marvel-style.
Grande, grosso, ciula e balosso, direbbe Julez.
Del resto, Superman è proprio così.


MrFord


"I remember how it used to be
making love to you all night long
I used to take you in my arms
and hold you there until all my strength was gone
I used to be a man of steel
I used to be a man of steel."
Meat Loaf - "Man of steel" - 


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